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L'attivita di autori esuli italiani a Malta durante il Risorgimento.

Una causa analoga

Malta, la piccola isola in mezzo al Mediterraneo, tanto vicina alia Sicilia quanto all'Africa del Nord, ha attirato l'attenzione di alcuni degli autori italiani e dei ribelli politici piu importanti durante il periodo risorgimentale, cioe nei primi sessanta anni dell'rOttocento. Questi italiani prominenti nel campo delle lettere e della politica, incluso colui che sarebbe addirittura diventato il capo di Stato italiano (Francesco Crispi), hanno preso una parte attiva nella vita culturale e sociale dell'isola, allora colonia inglese, e hanno contribuito fortemente alia genesi di una coscienza nazionale, di natura politica e culturale, presso la comunit maltese, ancora in cerca di modelli per quanto riguardava la sua causa di liberta. Entro questa cornice di carattere italiano, e sorto un movimento che favoriva il riconoscimento e la coltivazione della lingua maltese, la nascita di una nuova lctteratura maltese in maltese, nonche la graduale formazione di gruppi politici intesi a ottenere tutti i diritti costituzionali che gli stessi esuli italiani cercavano di ottenere per l'ltalia. Attivit sia letterarie sia culturali e partecipazione al movimento politico italiano hanno dato vita a un solo complesso movimento a favore dei riconoscimento della nazionalit.

Premessa storica maltese

Il 2 setiembre 1798 i maltesi insorsero contro i loro dominatori francesi e formarono un'assemblea nazionale composta di vari cittadini da ogni villaggio. Si era deciso di proclamare il Re delle Due Sicilie sovrano dell'isola ma, alio stesso tempo, anche di chiedere l'aiuto di Lord Nelson che godeva dell'amicizia del Re Ferdinando. Nel gennaio 1799 un gruppo di ribelli maltesi, fra i quali Dun Mikiel Xerri (Librino, 1939: 257), furono fucilati pubblicamente dai dominatori. Napoli fu presa dai francesi e il Re e la famiglia reale dovettero fuggire verso Palermo. I maltesi si rivolgevano allTnghilterra; una vasta maggioranza della popolazione desiderava vedere l'isola retta dagli inglesi. Con la pace di Amiens (27 marzo 1802), imposta dalla vittoria napoleonica di Marengo, in virtu dell'articolo X del trattato Malta doveva essere restituita all'Ordine Gerosolimitano di San Giovanni e messa in uno stato di totale indipendenza, sotto "la protezione e la garanzia della Gran Bretagna, della Francia, dell'Austria, della Russia, della Spagna e della Prussia." Con la pace di Parigi (30 maggio 1814), Malta entrava ufficialmente a far parte deU'impero inglese. L'articolo 7 del Trattato di Parigi sanciva la sovranit britannica (Julyan, 1879; Keenan, 1879).

Sotto la dominazione dell'Inghilterra, iniziata nei primi anni dell'Ottocento e finita definitivamente nel 1964 con l'acquisto dell'indipendenza, l'isola di Malta non solo rimase sempre intimamente legata alia Sicilia per vincoli di lingua, di famiglia e di costumi, ma anche partecipo alia rigenerazione della penisola (Patti, 1972: 4). Nonostante cio l'isola, pur avendo una lunga tradizione italiana affidata nelle mani della classe borghese, non possedeva in se le qualit di direzione e di coraggio che avrebbero potuto avviarla a formare una coscienza nazionale capace di realizzare una trasformazione politica e culturale. II basso livello dell'educazione delle masse (Mangion, 1970: 50-51, 60-61), il divario sociale tra la classe coita e la classe dei lavoratori, nonche l'incuranza in cui si trovava da secoli l'idioma maltese come strumento di unificazione e di incivilimento, sono alcune delle cause della rassegnazione e della indolenza quasi naturale che caratterizzavano il popolo. Quando, poi, questa insularit tradizionale cominciava a essere rotta, ebbe inizio una profonda riforma in sede politica e culturale. Mentre continuava a svolgersi la cultura italiana locale, si cominciavano a seminare i primi germi per una nuova cultura locale, scritta in maltese, benche identificabile con le caratteristiche dell'antica cultura che era considerata da molto tempo come Tunica dell'isola. II movimento a favore del maltese diede inizio anche a una presa di coscienza patriottica a proposito della situazione costituzionale.

II parallelismo tra cultura italiana in Italia e la sua modificazione a Malta si svolgeva su due piani: continuazione e adattamento nuovo a livello letterario, e imitazione e conseguimento a livello politico. A causa del rapporto che il secolo XIX stabiliva tra espressione letteraria e attivit patriottica, il principio fondamentale del nazionalismo romantico coincise del tutto con la visione di una letteratura d'impegno comunitario. Scrivere cominciava a significare anche combatiere, politicizzare la parola.

L'arrivo dei primi esuli

Sono diversi i motivi che costringevano gli esuli liberali italiani a stabilirsi a Malta durante il periodo 1804-1860 e poco dopo, fra i quali il fatto che l'arcipelago maltese offriva un sicuro rifugio sotto il dominio dell'Inghilterra liberale. Da Malta potevano osservare da vicino lo svolgimento delle vicende, ricevere comunicazioni e notizie, e mantenere un vivo contatto con le famiglie e gli amici in patria, essendo anche in grado di ritornare di tanto in tanto (Cellini, 1935: 61). Cera anche l'identita di cultura, di lingua e di costumi, come attestano diversi documenti della Chiesa e del governo britannico a Malta, ad esempio una lettera dell'arcivescovo Pubblio Mario de' Conti Sant al Governatore O'Ferrall (1848) e un dispaccio che Sant invio al ministro inglese delle Colonie Grey il 29 novembre 1849 (Mangion, 1970: 50-51, 60-61).

L'emigrazione politica del Risorgimento ebbe inizio durante il periodo napoleonico. II primo esule si ritiene fosse Vittorio Barzoni che, dopo essere stato sfrattato da Vienna da Napoleone (Fiorentini, 1966: 32-33; Schiavone, 1963: 159), arrivo a Malta nel 1804e vi svolse una vasta attivit giornalistica per circa dieci anni. Era uno degli emigrati antifrancesi e a favore degli inglesi, ma aveva anche le sue idee liberali intorno all'insurrezione italiana, di cui diede prova nei suoi scritti pubblicati sul Giornale di Malta (1813). Barzoni inizio anche il foglio L'Argo e lo utilizzo nella propaganda contro la supremazia napoleonica. Tra il 1804 e il 1810 pubblico II Cartaginese-Giornale politico in cui, fra altre cose, predicava la necessit di un'Italia unita. Nel 1813 inizio la pubblicazione di un foglio governativo, la Gazzetta del Governo di Malta, che poi nel 1816 assunse un nome inglese, Malta Government Gazette. Durante il suo soggiorno nell'isola Barzoni scrisse due libri, Operette (1808) e Dissertazione politica (1811).

Altri ribelli si rifugiarono a Malta nel 1815, a causa della Restaurazione. II primo gruppo di rilievo, importante per Feffetto che lascio, e quello che vi giunse in seguito alie insurrezioni piernontesi del 1820-1821. Dopo il crollo del regime napoleonico in Europa e gli insuccessi delle rivolte dei Carbonari a Napoli nel 1820, in Piemonte nel 1821, e negli stati papali nel 1830, si inizio un lungo periodo di governo poliziesco durato quasi fino al 1860. Entro questo lasso di tempo avvenne il primo grande esodo verso Malta. Erano scrittori e professionisti o rivoluzionari attivi. Fra i nomi piu importanti figurano Michele Carascosa, Raffaele Poerio, Gabriele Rossetti e altri. Rossetti fuggi a Malta il 20 aprile 1821. Fu entusiasticamente accolto dal pubblico, in particolare negli ambienti letterari. Fin dal principio apparve chiaro che la sua presenza nell'isola si appoggiava alia fama poetica. Si dice che il suo arrivo nel porto richiamo una folla commossa e plaudente, e a un tratto "da una agil feluca, gremita di donne leggiadre, senti sciogliersi ... quel suo canto gi tristemente famoso":
   Sei pur bella cogli astri sul crine
   Che scintillan quai vivi zaffiri.
   e pur dolce quel flato che spiri
   porporiera foriera del di.
   (Sautto, 1930: 322)


A Malta Rossetti fu protetto dalle autorit britanniche. Vi dimoro per oltre due anni durante i quali avvicino studiosi maltesi, fra i quali il poeta Luigi Rigord, e tenne diverse accademie poetiche, componendo, tra l'altro, L 'amore che dipinge la bellezza e parecchi epigrammi. Sir Hookham Frere, uno studioso inglese residente nell'isola (a cui il poeta dedico il suo Tempo, ovvero Iddio e l'uomo), divento suo protettore presso gli inglesi. La sera del 12 agosto 1821, nella casa del Cavaliere Parisio, "gremita di dame, letterati e diplomatici", il "decano dell'emigrazione italiana" canto l'ode L'apostolo san Paolo che naufraga a Malta e se ne dichiara il protettore (Fiorentini, 1966: 32-33).

Intorno alia sua attivit poetica nell'ambiente dei letterati maltesi e degli esuli, Rossetti cosi scrisse in una lettera del 28 marzo 1822 a Giacomo Ferretti:

Accademie di poesia estemporanea e scuole di lingua e letteratura sono state il mio ricovero qui; e col vi aggiungero stampa di mie opere non poche, e cosi faremo schermo contro i colpi del Fato. Di molti canti che ho improvvisato, e che hanno trascritto, le cure dell'amicizia ospitale han dato (me inscio) alia stampa il canto che a te spedisco. (Sautto, 1930: 323)

Raffaele Poerio venne a Malta ripetutamente durante i primi sette anni del suo lungo esilio. La prima volta fu verso il 20 gennaio 1822 quando, dopo essersi ritirato sui monti della Calabria, pote sfuggire alie ricerche della polizia borbonica. Nel maggio 1822 torno nell'isola, ma anche questa volta non vi si poteva fermare a lungo. Nell'aprile 1823, incaricato di una missione da parte dei compagni d'esilio, approdo ancora a Malta, ma le insistenze del Console napoletano affinche Poerio lasciasse l'isola sortirono finalmente il loro risultato, e il 21 aprile il calabrese parti per la terza volta; nell'imbarcarsi era preso sotto braccio Rossetti e De Luca, e tutti gli altri andavano appresso. Sbarco di nuovo a Malta nel maggio 1823, ma nel luglio venne arrestato, condotto in prigione e tenuto in custodia. Malgrado cio, ritorno ancora negli anni successivi e vi si trattenne piu lungamente (Michel, 1929).

Il primo esule irpino fu D. Pietro De Luca di Montefusco, arrivato il 24 febbraio 1823. Fra gli amici con i quali si incontrava trovo Rossetti, occupato nell'insegnamento della lingua e della letteratura italiane. II 29 ottobre 1924 se ne ando verso il Levante (Rossetti, 1822: 1). Rossetti dedica tutta la settima parte (strofe 210-243) del poema La vita mia a una elaborata narrazione delle sue esperienze nell'isola, cosi descritta nella sestina che introduce Tintero canto:
   A te si volse in pria Tanglica prora,
   florida Malta, piccola ma bella;
   fra Tinquieto mar questa dimora.
   d'italo genio e d'araba favella.
   Fra le menzogne meditando il vero,
   in te trascorsi un mezzo lustro intero.
   (Rossetti, 1910: 169)


Quanto Rossetti rivela in questo frammento del poema conferma cio che scrive il figlio Guglielmo Michele: "Era tanto noto come improvvisatore quanto come poeta (egli continuo a improvvisare per qualche tempo anche dopo la sua venuta a Londra) e questo, con gli altri doni, lo rese popolare nella societ maltese" (Rossetti, 1910: 169).

A Malta Gabriele Rossetti probabilmente scrisse Memoires historiques politiques et militaires sur la revolution du Royanme de Naples en 1820 et 1821, che pubblico a Londra nel 1823 (Schiavone, 1963: 128). Questa non fu Tunica volta che Rossetti prese uno spunto da avvenimenti politici e sociali maltesi; per Toccasione delle nozze di due personaggi inglesi, membri dell'alta classe, compose una lunga ode che, nel suo allontanare il fatto dalle condizioni reali, nell'atmosfera mitica riallacciata al gusto neoclassico, e nelTonda melodiosa dei settenari piani e sdruccioli, ricorda le due odi A Luigia Pallavicini caduta da cavallo e All'amica risanata che Foscolo aveva pubblicato circa venti anni prima. Da una circostanza particolare che mostra come il poeta non si ritenesse distaccato dallo svolgersi della vita sociale dell'isola, Rossetti creo una visione universale:
   Scendi, e Taurato talamo
   Del lume tuo rischiara;
   ve' che le Grazie a gara
   t'infioran il sentier;
   Pubero Dio tedifero
   cui brilla il gaudio in viso;
   il cui divin sorriso
   santifica il piacer.
   (Rossi, 1929: 57)


Il generale Michele Carascosa, che gia aveva seguito Napoleone nell'isola, vi si rifugio dopo i moti del 1821 e sposo la figlia del generale maltese Gatt (Mifsud Bonnici, 1960: 127). Salvatore Chiudemi, scrittore, traduttore e storico, riparo a Malta, donde passo a Torino e insegno storia nell'universita. Guglielmo Finotti, ferrarese, dopo quattro anni di soggiorno in Tunisia, venne a Malta, fondo due fogli, II corriere mercantile di Malta e L'educatore, pieni di spirito patriottico, e stampo alcuni libri, fra i quali Reggenza di Tunisi (Fiorentini: 1966: 32-33).

Nel gruppo di messinesi che giunsero a Malta nel 1822 c'era Giuseppe Cesareo, il padre del poeta maltese Paolo, nato in Floriana nel 1844. Paolo consegui i suoi studi a Siracusa sotto la direzione del poeta Emanuele Giarac; e fu amico degli scrittori Sebastiano Macaluso ed Emilio M. Di Natale, che ha pubblicato parecchi scritti letterari su riviste maltesi (Mifsud Bonnici, 1960: 127).

L'attivita politica degli esuli nell'isola andava di pari passo con la loro partecipazione letteraria. Molti di essi fondarono scuole private e tennero diverse accademie di poesia e di critica dantesca. Gli scrittori si dedicarono alia stesura di opere creative che spesso servirono a difTondere la cultura generale e a rendere fra i maltesi il sentimento della nazionalit. A opera dei primi profughi fiorirono le accademie di poesia estemporanea, tradizionalmente cara al pubblico locale che si divertiva a suggerire un tema, normalmente attinente a importanti eventi sulla base dei quali il poeta era invitato a comporre versi. II poeta quasi sempre esprimeva le pene dell'esilio e la speranza in un avvenire libero. Tali composizioni diventavano poi oggetto di vivaci commenti. Molti giovani si appassionarono a raccoglierle, e alcune di esse furono pubblicate come fogli e libretti (Fiorentini, 1966: 102). Uno di questi poeti fu Giovanni Giustiniani, da Imola. In L'esule cerca di eccitare un senso di ammirazione per i cittadini che vanno in fuga di paese in paese, rievocando la speranza in un futuro vittorioso:
   Non vedete la livida nube
   sovra il capo de' vostri nemici,
   non udite de' Bardi le tube
   fra le libere insegne vittrici?
   Chi non spera la gloria primiera,
   non e degno dell' italo onor.
   (Mapei, 1841: 3)


Un altro poeta italiano che svolgeva una simile attivit presso i circoli culturali maltesi fu Camillo Mapei, noto fra gli arcadi con il nome di Narizio Ismeneo. Tenuto d'occhio dai Borboni essendo sospettato di nutrire simpatie per la "Giovine Italia", Mapei aggravo la sua posizione tenendo una conferenza sulle glorie antiche dell'Italia. Con l'aiuto di alcuni amici che avevano dimora a Marsiglia, giunse a Malta alia fine del maggio 1841. Per via della sua abilit di poeta estemporaneo era ben visto dalle autorit inglesi e dal clero locale (Mangion, 1970: 4-5). Una sua raccolta poetica mette in evidenza il fatto che era uno dei poeti piu acclamati nelle accademie tenute in quegli anni. Nell'introduzione al libro Versi estemporanei (1841), gli editori maltesi dicono cosi di lui:

Camillo Mapei, nome conosciuto nelle piu celebri accademie d'Italia, la sera del 26 giugno improvvisava in questo real teatro di Malta esercendo la prima volta per necessit quella professione che solo per diletto aver altrove esercitato ... Noi. si come e nostro costume, raccogliamo i colui versi. (Mapei, 1841: 3)

Accanto ad argomenti vari, Mapei tratto anche Targomento politico. La Sicilia nel 1837 e una canzonetta che si svolge in chiave musicale, esortando gli ascoltatori a rispondere alia chiamata dell'Italia e ad accettare la vocazione di costruttori della patria:
   Udite, udite o secoli
   I'ltalia e schiava ancora,
   Perche intestina e indomita
   la fiamma la divora,
   ma se congiunti insorgono
   tutti cadranno i re.
   (Mapei, 1841: 3)


Dopo ogni rivolta che avvampava in Italia, fino alia realizzazione dell'unita, Malta riceveva afflussi di nuovi esuli. Falliti i moti dell'Emilia e della Romagna nel 1831, giunse il secondo gruppo importante di profughi, questa volta da regioni lontane. E significativo l'arrivo di tre di loro: Emilio Usiglio, Nicola Fabrizi e Tomaso ZauliSajani, tutti responsabili del fatto che Malta presto divenne uno dei centri emigratori piu noti e che l'emigrazione politica italiana comincio a seguire da vicino le idee mazziniane (Laferla, 1938: 186, 251). Nello stesso anno Giuseppe Mazzini fondo la "Giovine Italia", dopo essere stato arrestato e imprigionato per cospirazione dal Governo piemontese e poi esiliato. Mazzini comincio a propagare il suo credo di unit, liberta e indipendenza e promise la sua lealt a Carlo Alberto, che in quell'anno saliva al trono del Piemonte. Ma Carlo Alberto non era in grado di aderire al programma, e Mazzini fu costretto a fondare la "Giovine Italia", un'associazione molto diffusa che intendeva sviluppare 1'attivit dei Carbonari facendosi raggiungere dal maggior numero possibile di persone e traducendo tutta la causa in un ideale quasi religioso (Rossi, 1929: 60-61).

Emilio Usiglio, da Modena, giunse a Malta nel 1836, quando I'isola era gi nota quale centro di propaganda mazziniana, come risulta da una lettera di Mazzini del Io gennaio 1837 all'amico Melegari. Usiglio lascio il paese nel 1842, e la sua missione fu continuata dal modenese Nicola Fabrizi che nel 1837 aveva progettato una spedizione armata per I'ltalia. Fabrizi, membro attivissimo della "Giovine Italia", che abitava al n. 183 di Strada San Paolo (Valletta), una delle strade principali della capitale, si manteneva in diretto contatto con Mazzini e con altri esuli italiani in Spagna, a Montevideo, New York e in altri paesi (Zauli-Sajani, 1912: 17-22). Da Malta dirigeva anche vari complotti di cospirazione nella penisola. Tornato in Italia nel 1848-1849, riprese la via dell'esilio, fermandosi a Malta piu a lungo. Nel 1860 sollecito da Garibaldi la spedizione in Sicilia e sbarco a Pozzallo nel giugno 1860 con venticinque compagni e mille fucili, unendosi poi a Garibaldi. Fra quelli che parteciparono a questa spedizione ci furono due maltesi, Giuseppe Camenzuli e Giorgio Balbi. II primo divenne piu tardi colonnello nell'esercito italiano e mori nel terremoto messinese, il secondo si ritiro a Malta dopo aver sposato una donna di Messina (Zauli-Sajani, 1847: 6).

Il caso Zauli-Sajani

Tomaso Zauli-Sajani, da Forli, scrittore prolifico, avendo preso parte alie insurrezioni del 1831 1832 e partecipato alie attivit della "Giovine Italia", fondo a Malta II Mediterraneo Gazzetta di Malta, organo della societ mazziniana, e si inseri completamente nella vita culturale dell'isola (1836-1846). Zauli-Sajani, oltre a essere stato un collaboratore del Mediterraneo (1838-1845) e autore degli articoli nella sezione "Malta", fu anche fondatore e direttore della rivista letteraria La speranza (1846-1847), la cui pubblicazione fini in seguito all'amnistia concessa da Pio IX, quando pote ritornare in patria. Fra le opere che scrisse e pubblico a Malta ci sono: Quadri storici deU'incivilimento moderno (1846), Intorno all'attuale condizione politica dello stato della Chiesa (1846), Intorno alio stato attuale delle lettere in Italia (1846), La Valette o i Turchi a Malta nel 1565 (1850), Dizionario corografico (1840), Leggenda in quattro cant i La Grot ta d'Assano (Zauli-Sajani, 1912: 17-22).

L'opera poetica che mostra maggiormente il suo interesse a integrare la propria esperienza di esule con la vita di poeta e II trionfo della grazia, ossia l'ultimo degli arabi in Malta (1847), dove dichiara d'aver preso l'argomento dalle tradizioni storiche legate a monumenti che si trovano a Malta (Zaul-Sajani, 1847: 6). Non riesce a velare i suoi interessi nazionalistici, inclusa l'amalgamazione di Malta con la penisola:
   Bianca rosa delimitalo oriente,
   Melita, che ti specchi in mezzo al mare,
   esce da tuo candor pallido un lume
   cui dalla mia terra natal ricorda
   il sorriso che muor sotto il profano
   prepotente desio dello straniero
   che la bacia e tormenta ...
   Un giorno.
   ricongiunta alia tua madre sarai,
   la piu misera sempre e la piu bella
   fra le figlie del sol.
   (Zaul-Sajani, 1847: 6)


Nonostante cio Zauli-Sajani, a causa del suo coinvolgimento nella vita pubblica, non fu apprezzato da una considerevole parte della popolazione, essendo considerato come un personaggio di forti contrasti. Un atroce attacco contro di lui apparve nel 1842 su L'Osservatore Maltese, avendo l'autore presentato in un teatro la sua tragedia Lisleadamo ispirata alia vita di uno dei granmaestri che dominavano l'isola durante l'epoca dell'Ordine Gerosolimitano:

Questo fuoruscito forestiere e un tal Zauli-Sajani da Forli, sedicente avvocato, il quale per rendere debite grazie ai maltesi che l'hanno raccolto, molto meglio di quello si meritava, ha spalancato quivi bottega, ove va spacciando come un cerretano le sue letterarie fanfaluche cui, per nostra sventura, si e aggiunta anche la sua mogliera ... Una parola su questa femmina autrice pseudo-romantica di quell'ammasso di scempiaggini, siccome sono Gli ultimi giorni de' Cavalieri ... Ma lasciamo star da banda questo libraccio che il S. Offizio vuol mettere nel ruolo de' condannati: questo sciocco romanzo, che e un insulto il piu impertinente, fatto all'onore nazionale dei maltesi ed al senso comune. (Anonimo, 1842a: 1)

Un simile attacco costruito sulla stessa concezione estetica, cioe che la fantasia non deve oltrepassare i limiti imposti dalla storia, si trova in un articolo di Grongnet: "II poeta che vuole abbellire e limar la sua tragedia da ogni neo... deve certamente adattare ad ogni personaggio quelle virtu e quei vizi che gli convengono, e di che la storia ce lo dipinge capace" (Grongnet de Vasse, 1842: 6).

L'attacco e tipico della spietatezza giornalistica dell'epoca e denota il duplice fatto che la presenza degli esuli non suscito soltanto simpatia, ma anche un contegno di controversia e di avversione. II tragedia venne pubblicato a puntate su II Mediterraneo dall'edizione del 10 ottobre 1838, offrendo cosi un'altra indicazione dell'assidua collaborazione tra gli esuli e i giornalisti e i politici maltesi. L'attacco contro "questo scrittabolo ... briaco scrittore" continua con il negare ogni valore estetico alia tragedia:

Questa supposta tragedia non ha nessuna di quelle qualificazioni e doti per cui le si potrebbe dare titolo siffatto: quindi non essendo ne poema ne molto meno lirica si deve confessare che e un vero pasticcio ed un vero caos indigesto ... E antistorica e contraria a tutti i documenti che ci vengono forniti dagli annali della vita di Lisleadamo e dalla serie di quei tempi. (Anonimo, 1842a: 9)

Zauli-Sajani si servi della tragedia storica per esprimere due stati d'animo: quello personale, cioe di patriota che sta aspettando i risultati dei moti rivoluzionari, e l'altro che egli intendeva diffondere fra i maltesi, cioe insorgere contro il dominio straniero. Per arrivare al suo ideale, adopero una trama di emozioni proprie e la proietto su caratteri e situazioni che avevano il loro punto di partenza nella storia. L'opera include diversi brani che s'indirizzano alia folla, invitandola a organizzarsi contro le autorit locali:
   Memorie atroci!
   Che non patimmo sotto il ferreo giogo
   di vassalli superbi, avari, crudi,
   rotti ad ogni libidine? Venduti,
   e rivenduti, in ludibrio fatti
   ora di ladri, ora d'impure voglie,
   da Pilato passando a Caifasso.
   (Zauli-Sajani, 1842: 9)


L'impostazione dell'attacco dell'Osservatore Maltese indicava quali erano i criteri letterari degli intellettuali maltesi che, a causa delle forti influenze religiose e dell'aderenza a una visione etica definita, concludevano che un testo contenente sentimenti morali non accettabili dalla fede della maggioranza doveva essere considerato privo di ogni merito estetico.

L'autore forlivese reagi e apri una causa legale contro l'editore del giornale, ma la manovra legale falli e l'editore trovo una seconda occasione a identificare la causa del critico letterario con quella del moralista:

L'ultima prosecuzione mossaci contro dal Dott. Pantalone Bruno ad istanza del cosi detto avvocato Zauli-Sajani ha contribuito a vieppiu legar noi colla causa de' buoni maltesi, colla causa di tutti i cattolici e di ogni cittadino, il quale aborre di vedere calpestato nel fango l'onore dell'Ordine Gerosolimitano e il santo nome della Religione. Noi siamo stati ... denunziati, trascinati dinnanzi a una corte criminale e vessati da due, Bruno e Sajani, e perche? ... Noi percio siamo gettati in un mare di amarezze, dopo di aver difesa la religione dei nostri padri, e i sacramenti della nostra fede, dopo di aver svelata la sfacciataggine dello scrittore della tragedia, che ha trattato le nostre donne come sgualdrine, e i nostri preti come gl'infrattori del suggello della confessione, il venerabile anzi beato Lisleadamo come un adultero, un incestuoso, un fratricida, un tiranno; noi. si noi siamo stati tradotti in giudizio, per aver amata la nostra patria, e la nostra religione ... Tutto il popolo, tutto il pubblico, tutta Malta stava da lato nostro nel giorno della causa. (Anonimo, 1842b)

La rabbia del giornale tocco anche la moglie di Tomaso, Ifigenia, anch'essa scrittrice attiva che contribui assiduamente al movimento letterario durante il suo soggiorno a Malta con il marito, e vi pubblico parecchi libri, fra i quali: Clelia, ossia Bologna nel 1833 (1844), II ritorno deU'emigrato (1842), Beatrice Alighieri--racconto storico del sec. XIV (1842), e il romanzo che suscito lo sdegno dell'Osservatore Maltese, Gli ultimi giorni dei cavalieri di Malta (1840).

Beatrice Alighieri e costruito su una visione emotiva e si svolge in un'atmosfera di delicatezze e di forti azioni. Piu impegnato e II ritorno dell'emigrato in cui la ZauliSajani trasferisce la propria esperienza di esule e la colloca su un livello analogo: un personaggio maschile, maltese, costretto ad andare in esilio in Italia. Fedele alia tradizione dei romanzieri storici che nascondevano il loro intento politico nel complesso di caratteri e di situazioni, la scrittrice fa il parallelismo tra la propria esperienza e quella di un giovane maltese pieno di coraggio di fronte alia sfida nazionale. II racconto si scioglie in un'elegia dell'esilio in cui lamenti e idealit patriottiche si intrecciano insieme. II suo duplice scopo diviene evidente fin dal primo paragrafo del racconto:

Correva il di 6 di ottobre del 1839 il di che io doveva lasciar Malta mia patria per recarmi. secondo che voleva un destino fatto a me da me medesimo, alia classica terra d'Italia. lo tremava all'idea di dovermi distaccare dal luogo delle mie prime, delle mie care affezioni ... (Zauli-Sajani I. 1842: 9)

Piu diretto e il messaggio risorgimentale del romanzo, in cui le implicazioni derivate dalla situazione dell'ultimo periodo dei cavalieri a Malta si possono considerare facilmente in rapporto ad altri desideri che sia la Zauli-Sajani sia gli esuli nutrivano per la causa maltese, tutti conducenti al risorgimento popolare e all'affermarsi della nuova nazione. L'autrice si indirizza ai maltesi ed esprime la speranza di una vittoria imminente:

Malta, prediletta figlia del Mediterraneo, ultimo e sacro sasso d'ltalia, io ti saluto. Riposa, riposa, ancora poche ore--se gi non ti turba il sogno dello spavento. Verr domani il sole ad illuminare la tua marina, i tuoi porti, le tue citt ... (Zauli-Sajani, 1842:9)

Anche il discorso messo sulle labbra del patriota maltese Don Gaetano Mannarino e colmo di spirito di ribellione e ricorda le aspirazioni dei profughi italiani e dei loro collaboratori maltesi:

Quanto a te, soldato dei cavalieri, io ti compiango; tu hai mangiato del loro pane, ed hai giurato di combattere i loro nemici; la tua vita e venduta, tu non puoi fuggire la faccia di traditore; ma questo popolo e libero perche Dio lo ha fatto libero, e distrutto l'Ordine, in questo popolo, in questo popolo solo e il diritto di scegliere il suo re. Figli di Malta, io veggo che non sono da voi lontani tempi di felicita, tempi di gloria. (Zauli-Sajani, 1842:9)

Il riferimento storico ci porta indietro nel 1798, quando i maltesi, in seguito al loro insorgere contro i francesi a causa della caduta dei Cavalieri, pensavano di proclamare il Re delle Due Sicilie come il Re di Malta, o di entrare a far parte dell'impero inglese. L'Osservatore Maltese lancio un altro attacco, e defini il romanzo "sciocco ... un insulto il piu impertinente fatto all'onore nazionale dei maltesi."

La posizione presa daWOsservatore Maltese rispecchia soltanto la mentalita di una parte della popolazione. L'influsso degli esuli cresceva, e si comprendeva meglio la loro causa e la sua rassomiglianza alia condizione attuale della colonia maltese, cosi che cominciavano a manifestarsi di piu sia la simpatia che 1 'adesione. II giornale rimase il portavoce degli antiliberali. La poesia anonima che segue indica da quale punto di vista erano giudicati gli esuli dai direttori della pubblicazione:
   Ritratto de' Carbonari

   Capri barbati eroi, de il volgo ignaro
   dice talor che nulla avete fatto,
   la storia ha pronto penna e calamaro,
   e lasciera di voi giusto ritratto.
   Dira che avete in pochi giorni sfatto
   quel che secoli molti edificaro;
   e proveran le chiose al volgo matto
   che sfugger tutto e un operar preclaro.
   Dira le lingue in bestemmiar valenti,
   dira le mani agli assassini pronte,
   dira le gambe alio scappar correnti.
   No, non v'ha studio, non et che' basti
   a cancellar dall'onorata fronte
   questa e mill'altri gloriosi fasti.
   (Anonimo, 1842c)


Il giornale non manco neanche di informare il pubblico delle sue opinioni intorno al pericolo delFinfiltrazione dei profughi nel crogiuolo della vita del paese. In una serie di articoli comincio a inserire la parola "liberalismo" e a identificarla con loro e con il giornale piu rappresentativo della loro attivit, II Mediterraneo. Gli articoli piu rappresentattivi della polemica sono "II liberalismo in Malta ossia 'II Mediterraneo' e compagni" (Anonimo, 1842d, 1842e), "La filosofia del Mediterraneo" (Anonimo, 1843a) e "I liberali in Malta" (Anonimo, 1843b). A suo giudizio la Chiesa cattolica doveva intervenire con tutta la forza contro la diffusione degli esuli fra le famiglie:

Puo ella, la Chiesa, guardar con occhio tranquillo la distruzione non che del Cattolicesimo e del Cristianesimo, ma perfino d'ogni religione ancorche naturale? Puo egli, lo stato, restare indolente al vedersi minare sordamente ogni principio di ordine e di dipendenza? E parlando particolarmente di noi maltesi, che siamo cattolici, vogliamo noi distruggere quel governo che noi stessi abbiamo scelto? Che abbiamo noi che fare colla 'Giovine Italia'? Perdere forse la fede ed il costume ... Dal consorzio di cotesti signori della 'Giovine Italia' non apprendiam' altro, se non che l'impieta, la scostumatezza, la fellonia ed il disprezzo d'ogni legge umana e divina. Purtroppo lo sanno quelle famiglie, le quali piangono di aver aperte le proprie case, e peggio d'aver affidato i propri figli ... (Anonimo, 1843c; cfr. anche Anonimo, 1843d)

Se si elimina questo elemento reazionario, si conclude con facilita che la presenza degli esuli non soltanto pervadeva la vita culturale del paese ma iniziava attivamente lo spirito dei maltesi all'ideale della liberta e dell'autonomia nazionale. In cio consisteva, dopo tutto, la sostanza contenutistica della letteratura risorgimentale italiana.

La libert di stampa

L'avvenimento maltese piu importante della prima met dell'Ottocento fu la concessione dal governo inglese della libert di stampa nel 1839. Sotto il governo britannico, la stampa fu rigidamente regolata e le richieste dei maltesi per impiantare tipografie furono respinte. L'unica tipografia esistente era quella del governo. Un permesso, negato ai cittadini locali, era concesso solamente ad alcune associazioni religiose e alia societ missionaria della chiesa anglicana che pubblicava libri religiosi destinati a essere distribuiti nel Mediterraneo, nell'Adriatico e nel Medio Oriente (Sant, 1975: 10). E da sottolineare particolarmente l'importanza degli interventi del patriota maltese Gorg Mitrovich che ai primi del 1835 si reco a Londra a difendere la causa di Malta e a mettersi in contatto diretto con il Gabinetto britannico. Mitrovich racconta la sua esperienza in The claims of the Maltese founded upon the principles of justice by George Mitrovich, a native of Malta and a faithful subject of the Crown and Great Britain. L'opposizione dei governi stranieri, del tutto contrari alia diffusione della parola stampata nell'isola, esprimeva una preoccupazione realmente fondata. II vivo nucleo di esuli italiani era determinato a servirsi della stampa, mentrc la scontentezza del popolo poteva facilmente trovare il veicolo adatto ad organizzarsi contro il governo straniero.

Gli ambasciatori di governo di varie nazioni che non volevano concedere una costituzione liberale, quale l'Austria e le Due Sicilie, insistevano ripetutamente con il governo britannico a non acconsentire alia volonta popolare, soprattutto perche temevano che i ribelli potessero utilizzare la stampa maltese per divulgare i loro ideali. II Vaticano scrisse anche al vescovo Francesco Saverio Caruana invitandolo a combatiere la liberta di stampa, vedendo la probabilita che i profughi italiani, molti dei quali erano anticlericali, potessero infiltrarsi nell'isola e oltre. L'opposizione venne anche dal Piemonte, governato dalla Casa Savoia, ove si temevava che la stampa cadesse nelle mani degli italiani repubblicani a Malta (Ganado, 1974: 112-113). Comeeffetto della ricerca svolta dalla Commissione Reale costituita dal Governo inglese nel 1836, furono inviati nell'isola i commissari John Austin e George C. Lewis, alio scopo di condurre un'inchiesta generale e far diminuire la tensione politica. Nel 1838 i due presentarono un rapporto dettagliato al Governo di Londra che finalmente concesse la richiesta liberta, con una ordinanza del 15 marzo 1839.

L'agitazione politica tocco un vertice e l'informazione fornita dalle inchieste dei commissari Austin e Lewis mise in chiara luce la situazione critica in cui si dibatteva la vita dell'isola (Austin e Lewis, 1938). I due funzionari dovevano anche esporre il loro giudizio intorno alia possibilita che la stampa venisse sfruttata dagli stranieri con scopi sovversivi. Questo diritto fu concesso dopo vari appelli dai maltesi, come documentato dal Report on the expediency of introducing into Malta a liberty of printing and publishing (Anonimo, 1838).

Da un Real Rescritto, comunicato al ministro degli affari esteri del Re di Napoli al ministero della polizia il 16 aprile 1839, affiora il disappunto del Re di fronte a questa concessione, e anche la piena consapevolezza del movimento liberale che si stava svolgendo nel paese:

Appena ne fummo informati non ne dissimulammo le tristi conseguenze per I'ltalia e massime per i Reali domini, ove mai la funesta concessione avesse avuto efTetto. E, rilevandole all'Inghilterra, impiegammo tutti i possibili mezzi per dissuaderla a divenirvi, ma le nostre speranze andarono fallite. Questa spiacevole e pericolosa occorrenza ha richiamato la seria attenzione del Re signor nostro. Sua maest ha considerato potere essere la stampa libera accordata ai maltesi perniciosissima a questo regno, per la sua vicinanza a quella isola, quando gli scritti che col vengono in luce s'introducessero. Ha riflettuto il Re che, quantunque pene vengano minacciate nella notificazione all'uopo dal Governo locale emanata contro gli abusi della stampa, queste pero, oltre ad essere assai miti, non prevengono il male che si teme, ne sono dirette ad impedire che massime sovversive e liberali compariscano nei fogli maltesi. E non e meno da attendersi che aumentate le stamperie, vi si pubblichino articoli perniciosi, i quali attacchino i giornali monarchici sotto date di altri paesi... La Maest Sua quindi nel Consiglio ordinario di Stato del 13 del corrente mese di aprile, uniformandosi al mio parere, ha ordinato di esercitarsi la piu severa e rigorosa sorveglianza su tutte le provenienze da Malta, affin d'impedirsi la introduzione nel Regno degli scritti che si stampano in quell'isola, e particolarmente sui vapori. (Gentile, 1940: 244-245)

Il numero delle stamperie aumentava in breve tempo, e si cominciavano a stampare libri e giornali tanto per i maltesi quanto per gli stranieri e a inviarli clandestinamente in diverse parti della penisola, soprattutto in Sicilia. Lo spettatore imparziale ebbe inizio il 23 aprile 1838, diretto da Francesco Panzavecchia; il permesso fu concesso dal Governatore Bouverie, poco prima che si approvasse la legge, con lo scopo di diminuire l'agitazione politica (Laferla, 1938: 166). Il 12 maggio dello stesso anno usei il Portafoglio Maltese, diretto dall'avvocato Paolo Sciortino, un politico di tendenze moderate e conservatrici. Fra i giornali che dominavano Topinione pubblica e che davano un grande contributo alia nuova presa di coscienza nazionale sempre nei limiti dei rapporti italo-maltesi--e'era Il Mediterraneo, fondato da ZauliSajani e Carlo Cigognani Cappelli, e pubblicato tra il 1838 e il 1874. Molti dei profughi e poi diversi liberali maltesi che s'identificavano con il movimento italiano e cercavano di intravedere l'ispirazione a un movimento analogo maltese, collaborarono anonimamente al giornale. Fino a un certo periodo ne fu responsabile soltanto Zauli-Sajani, che spesso analizzava la situazione politica dell'Italia e la vita sociale e culturale di Malta. La "Giovine Italia", intuendo che la concessione della liberta di stampa era imminente, si preparava a inviare macchinari e apparati tipografici necessari (Fiorentini, 1966: 37-53) e presto pubblico una grande quantita di fogli contenenti attacchi contro il Re di Napoli e li diffuse fra il popolo (Ganado, 1974: 114).

Nell'aprile 1839 prendeva dimora nell'isola Salvatore Costanzo, spedito dal Governo di Napoli come emissario incaricato di far uso della stampa con l'intento di costringere l'Inghilterra a revocame la concessione. Ma appena arrivato, Costanzo, insieme con Salvatore Tornabene, fondo un foglio, II Corriere maltese, che, a causa degli attacchi scagliati contro il Re di Napoli e la sua famiglia, svelo in poco tempo lo scopo reale dei due scrittori (Fiorentini, 1966: 47). Costanzo, scrittore teatrale, si dedico attivamente al giornalismo e fondo un secondo giornale, YAristide. La sua convinzione rivoluzionaria e evidente dalla definizione che d di Lamennais: "Lamennais nella Schiavitu moderna, nel Libro del popolo e in altre sue opere, sempre difende i diritti dei meschini dispotizzati, e grida contro l'arbitrarieta de' tempi" (Costanzo, 1841: 4). Costanzo, anzitutto, cerco di propagare a Malta il sentimento ribelle di cui era animato quando nel 1841 pubblico il libro Ragioni che mi spinsero ad emigrare dal proprio paese.

Erano numerose le gazzette, scritte prevalentemente in italiano, ma anche in inglese e in maltese (Bonello et al., 1963: 30-110). II giornalismo era destinato a far crescere l'interesse culturale e politico, e Tantico legame tra Italia e Malta poteva assumere nuove dimensioni. Gli scrittori e i giornalisti si trovavano in grado di collaborare agli stessi ideali che, con il passar del tempo e con Taggravarsi della situazione prima in Italia e poi nell'isola, andavano prendendo la forma di causa ed effetto. II tono, il coraggio e il grido appassionato del patriota Gorg Mitrovich risentono dell'ansia del messaggio mazziniano:

Il tempo della persecuzione e passato. Levate dalla vostra mente ogni minima ombra di timore, perche si tratta di ricorrere ad un'assemblea di un popolo libero, che vi d piena facolt di parlare apertamente, domandare e ripetere. Ora e il momento, miei cari fratelli, e non dovete perderlo... Siate certi che verr un giorno che il popolo maltese sar reso felice, sar liberato dalla sua schiavitu, ben trattato e accarezzato. II tempo della nostra rigenerazione si avvicina. (Mitrovich, 1835a: 14-15)

Non era ancora il momento per fare emergere il concetto di un paese totalmente indipendente, ma la parola "rigenerazione" e gi un passo nella giusta direzione, molto vicina a "risorgimento". Come i giornalisti italiani nell'isola gridavano con toni eloquenti, cosi i patrioti maltesi cominciavano a trovare occasione, mediante la stessa stampa sfruttata dagli esuli, a pronunziarsi e a suscitare le masse a diventare consapevoli dei loro diritti. Lo spirito profetico di Mazzini non era assente negli scritti di Mitrovich: "La nazione dovr presto trionfare, la riuscita di una causa nobile e giusta, com'e la nostra, e certa; un altro poco, e vedrete" (Mitrovich, 1835a: 24). II sogno mazziniano, comune piu tardi nella poesia locale, faceva parte del nuovo ideale. Una fetta della popolazione simpatizzava apertamente con gli esuli. Dei negozianti maltesi servirono da intermediari per introdurre in Sicilia opuscoli mazziniani e lettere di emigrati (Cellini, 1935: 65). Il maltese piu noto fra i giovani che si identificavano con la causa degli esuli era Emilio Sceberras, amico tanto di Giuseppe Lamberti, segretario della congrega centrale della "Giovine Italia", che corrispondeva regolarmente con lui tra il 1841 e il 1848, quanto dello stesso Mazzini (Castaldi, 1920).

I maggiori esuli letterati

Francesco Orioli, professore di fisica all'universita di Bologna che nel 1831 era entrato a far parte del Governo Provvisorio della citt, arrivo a Malta verso il 1840 e aspiro a insegnare la lingua italiana all'universita, ma la sua candidatura non ebbe successo, probabilmente a causa dell'opposizione della fazione antiliberale (Schiavone, 1963: 149-150). Nel 1840 pubblico Versi, una raccolta di memorie di un poeta esule che trova il suo rifugio o nella confessione pacifica delle proprie sofferenze o nell'esortazione appassionata all'impegno patriottico. I due poli estremi, entrambi stati d'animo assai tipici della poesia d'esilio, si fondono in un unico insieme a far emergere la visione di un poeta e di un combatiente, dimensioni inseparabili di una sola identita:
   Caduto in su la polvere
   il serto raccogliete,
   Tantico acciar di Romolo
   Itali, in man prendete
   sangue di mille bravi,
   la sua ruggine lavi,
   sorgete! vi scuotete!
   (Orioli, 1840: 33)


Dall'altro canto, si chiude in se stesso in momenti di riflessione rassegnata e produce versi semplici e saturi di una malinconia silenziosa:
   lo pur d'amore immenso
   amo il natal mio loco,
   sento, quando vi penso,
   nascermi in petto un fuoco.
   Mentre vi reco il piede,
   dice ognun che mi vede:
   ecco una rondinella.
   Vuol cosi la mia Stella.
   (Orioli, 1840: 33)


Lorenzo Borsini, da Siena, poeta satirico, giornalista, ex prete, musicista e cantante, che a Napoli aveva pubblicato due giornali teatrali, Il Globo e Il Vesuvio (Il Mediterraneo, 8 agosto 1838, 10), giunse a Malta il 27 gennaio 1841. insieme con i suoi tre figli. Qui diede inizio a una intensa attivit giornalistica e letteraria, insegnando anche italiano e francese in una scuola aperta da lui stesso nella Valletta. II suo piu significativo contributo fu la fondazione di Eraclito (1842), di cui uno degli scopi era combatiere Don Giuseppe Zammit, detto "Brighella", un poeta satirico maltese di una vena aspra. La visione nazionalistica del secolo sale alia superficie in questo brano:

Prima si nasce uomo, e poi si diventa cittadino. E chi non sa esser uomo e degno di abitar tra le fiere, a cui la patria e un nome vuoto di senso. Amare prima Dio, e poi la patria--ecco la scala ... Ogni altro ordine e anarchia, ogni altro sistema e caricatura. (Anonimo, 1848a)

La simpatia che Borsini nutriva per l'emancipazione costituzionale dei maltesi costrinse il Governatore O'Ferrall a mandare un dispaccio contro di lui al ministro delle colonie affinche lo mandasse fuori di Malta. L'ansia per funificazione della patria e l'antagonismo nei confronti dell'amministrazione britannica caratterizzano una parte della sua produzione giornalistica sullo Stenterello (1845-1871) e della sua opera letteraria. (Mangion, 1970: 32-33). Borsini pubblico un numero considerevole di libri a Malta: Parole poche (1841), Viaggio sentimentale al camposanto colerico di Napoli (1842), La spia--commedia in tre atti (1843), L'asino- canti dodici, libera traduzione (1844), II novissimo galateo (1851). La sua opera poetica piu importante, Il sacrificio de' miei baffi--poemetto eroicomico (1842), fu recitata da lui stesso nel Real Teatro di Malta la sera del 25 aprile 1842. Collaborava anche con Aristide, II Mediterraneo e La Speranza.

Gli esuli cominciavano ad affluire in grandi gruppi dopo la Restaurazione, e particolarmente dal 1849 in poi. Tra il 1848 e il 1860 Malta divento un centro importante per i rifugiati che, falliti i moti nella penisola, cercavano scampo nel paese vicino. Benche nei primi decenni dell'esodo arrivassero vari personaggi di rilievo, fra i quali Luigi, Nicola e Paolo Fabrizi, i fratelli Bandiera, il loro apporto non fu grande come lo fu piu tardi. Nel secondo periodo, il numero aumento enormemente, e spesso si trattava di gente che aveva varie possibilita di partecipare alio lotta nazionale. Per conseguenza, la loro influenza sulla piccola comunit maltese fu piu profonda. A volte i profughi, arrivati nel porto, non erano ammessi nell'isola, e tale decisione suscitava malcontento e proteste. Nel presente periodo arrivarono Pasquale Calvi, Matteo Reali, Ruggero Settimo, Francesco De Sanctis. Adriano Lemmi, Francesco Crispi, ancora Nicola Fabrizi, Daniele Manin, Guglielmo Pepe, Rosalino Pilo e la principessa Trivulzio Belgiojoso (Cellini, 1935: 62-63).

Nel gennaio 1848 giunse sull'isola Luigi Settembrini. La data del suo arrivo risulta da quello che scrisse nelle Ricordanze, ma questa deve riferirsi a un suo secondo soggiorno. Stando a quanto afferma Lodovico Manzi nell'articolo I senatori Agostino e Antonino Plutino profughi a Malta nella rivoluzione del 1847 a Reggio Calabria (1932), Settembrini era a Malta alia fine del 1847, e fu presente a un pranzo dato in onore dei fuggiaschi. Settembrini e noto per varie opere come Protesta del popolo delle Due Sicilie (1847), Lezioni di letteratura italiana (18661872), Scritti vari (1879), traduzioni di Lucano e soprattutto Ricordanze della mia vita (1879), in cui parla del suo soggiorno a Malta:

La prima cosa che mi colpi in Malta fu leggere per tutte le cantonate grandi avvisi di vendita di mobili di Don Cario di Borbone principe di Capua. Mi fece pena anzi dolore a vedere uno dei reali di Napoli cosi vituperato, e ne domandai al dottore, il quale mi rispose: Muore di fame, e non puo uscire di casa, se no i creditori l'arrestano ... Subito mi trovai in mezzo agli esuli, e li conobbi tutti. Agostino ed Antonio Plutino di Reggio, Carlo Gemelli di Messina con altri messinesi che avevano fatto a le schippettate il primo settembre ... e tra molti altri di cui non ricordo i nomi, Lorenzo Borsini, toscano, che era piacevole poeta, ed aveva fatto il prete, il tabaccaio, il cantante, e in Malta faceva l'occhialaio, e aveva due figliuoli, e io andava sempre a la sua bottega per udirlo parlare ... Talora andava dal Gemelli che era un coito e gentile uomo di lettere, ed era in letto per malattia, e gli venivano intorno gli altri siciliani che gridavano come ossessi e tempestavano parlando della rivoluzione di Palermo. (Settembrini, 1955: 202-203)

Settembrini ricorda anche che a Malta si poteva leggere qualsiasi scritto della "Giovine Italia".

Luigi Fabrizi e noto soprattutto per la poesia A generosi maltesi--gli esuli, pubblicata nel 1848. La canzonetta, avendo vari versi ripetuti come ritornello, ha un'impostazione musicale e si svolge su melodiosita ritmiche che s'intrecciano alle ripetizioni, ai parallelismi, al ritmo danzante dei settenari. Il poeta esprime la sua soddisfazione per trovarsi nell'isola, "terra d'Italia", dove il pensiero e fraterno e cessa l'esilio. Malta e figlia d'Italia e fra poco si unira con la "madre patria". E evidente anche l'esortazione di Fabrizi ai maltesi perche si ribellino e combattino per i loro diritti fondamentali.

Nello stesso periodo partirono per la Sicilia i fratelli Agostino e Antonino Plutino, che erano fra i responsabili piu importanti dell'insurrezione di Reggio nel setiembre 1847 e che si salvarono dalla condanna di morte con il rifugiarsi nell'isola. Nel febbraio 1848 tre esuli siciliani, Mirone, Fatta e Piazza, arrivarono con l'intento, dato loro dal Comitato Rivoluzionario Palermitano, di acquistare 2000 fucili inglesi. Approdarono anche altri ben noti reazionari napoletani, costretti a fuggire dalla rabbia del popolo, fra i quali il maresciallo Del Carretto, Mons. Celestino Cocle, arcivescovo titolare di Patrasso e confessore del Re Ferdinando. Pochi giorni dopo giunsero a Malta 49 gesuiti, la cui presenza fu la causa di una grande lotta fra liberali e conservatori. C'erano nel gruppo padre Cario Maria Curei, noto come letterato, e padre Matteo Liberatore, professore di filosofia. II 25 maggio 1848 arrivo un altro gruppo di esuli napoletani, tutti profughi della rivoluzione, deputati calabresi che avevano preso una parte preminente nell'insurrezione avvenuta a Napoli dieci giorno prima (Mangion, 1970: 22-30).

L'inizio del movimento liberale maltese

Il 1 luglio 1848 il Governatore O'Ferrall mostro la sua preoccupazione circa la presenza degli esuli e invio un dispaccio all'Ufficio Coloniale di Londra (Mangion, 1970: 31). Mentre a Malta si progettavano diverse riforme fondamentali, l'elemento radicale sparso nelle varie sezioni della popolazione apparve pericoloso. Tanto i maltesi quanto l'amministrazione inglese cominciavano a sentire finalmente il bisogno di formulare una costituzione migliore; l'insoddisfazione pubblica si andava manifestando piu chiara e insofferente. Lo scetticismo dei liberali italiani e dei patrioti e dei simpatizzanti maltesi si faceva sentire sempre di piu sulle colonne del Mediterraneo, e la critica lanciata contro il Governatore si faceva piu severa, come si puo constatare dall'edizione del 25 ottobre 1848. La presenza degli esuli continuava a mettere in rilievo noti personaggi. Tra giugno e luglio 1848 ci fu il cardinale Gabriele Ferretti, segretario dello Stato pontificio, arcivescovo di Napoli. Negli stessi mesi dimoro nel paese il principe Ferdinando Cario di Borbone, duca di Lucca e di Parma. Contemporaneamente lascio l'isola il principe Carlo di Capua e nel setiembre 1848, dopo il bombardamento di Messina, giunse un gruppo di messinesi. Secondo Il Mediterraneo del 4 ottobre 1848, in quel mese moriva a Malta Paolo Lo Uzzo dopo aver subito gravi ferite nella resistenza di Messina.

Il 10 ottobre 1848 si fondo una societ letteraria nota come il "Circolo maltese" (Zarb, 1848), composto di circa un centinaio di persone, maltesi e residenti stranieri; il loro scopo era "coltivare le lettere in quanto esse tendono a produrre un miglioramento nelle bisogne intellettuali, morali ed economiche del popolo." Fu fondato su proposta di Nicola Fabrizi (Fiorentini, 1966: 148), uomo di cultura, ma la stampa antiliberale lo chiamo subito "fredda, meschina e pigmea copia de' circoli italiani" (.L'Ordine, 31 maggio 1851, 735). Aveva il suo centro al numero 157 di Strada Mercanti a Valletta (Il Mediterraneo, 4 ottobre 1848, 13), frequentato anche da molti politici emigrati. Il circolo dava una spinta anche alia composizione di poesie estemporanee e organizzava accademie letterarie durante le quali alcuni poeti, italiani e maltesi, improvvisavano versi d'occasione (L'Avvenire, 23 febbraio 1850, 104). Questo rapporto fra comitati rivoluzionari maltesi e altri gruppi italiani seguito a svolgersi per interi decenni. Ad esempio, nel 1854 G. Vollaro, da Tunisi, venne a Malta per organizzare una spedizione a Palermo. Alcuni esuli mazziniani lasciarono l'isola con una speronara maltese e sbarcarono a Roccalumera, a sud di Messina, con lo scopo di sollevare la popolazione. Oltre ai fratelli Sceberras, assistevano gli esuli anche Vincenzo Fenech, G. Balbi e G. Camenzuli (Rossi, 1929: 59-60).

L'elemento rivoluzionario comincio a identificarsi anche con associazioni create dai maltesi e frequentate dagli esuli. Si potevano vedere, affissi qua e l, manifesti a favore delle scuole per l'infanzia. Le vetrine dei negozi erano piene di diverse opere pubblicate a Livorno, di Dante, Manzoni, Nota, Pellico, e del padre Soave alcune traduzioni dall'italiano (Bonifacio, 1941: 147). Gaetano Fil. Baruffi, il piemontese di cui scrive Bonifacio, probabilmente si riferisce alie scuole private aperte nell'isola dagli esuli. In Conversations and journals in Egypt and Malta (1882), Nassau W. Senior presenta una simile descrizione di Malta, particolarmente riguardo ai piani ideati dai ribelli maltesi per una costituzione liberale. Silvio Pellico suscito simpatia con Le mie prigioni, e le tragedie di Guerrazzi e di Nicolini divulgavano lo spirito di libert e di odio contro la tirannide, mentre il Primato, i Prolegomeni e il Gesuita moderno di Gioberti, le Speranze d'Italia di Balbo, la Protesta del popolo delle Due Sicilie di Settembrini e altre opere furono lette da molti, suscitando un vivo interesse nella loro causa (Laferla, 1938: 200-201).

Lo sbarco a Malta di qualche poeta risorgimentale italiano era sempre un'occasione per mettere in risalto l'aderenza al concetto di relazione reciproca tra letteratura e politica. Ad esempio, l'arrivo di Giuseppe Regaldi fu un'opportunita simile per il Portafoglio Maltese. II poeta sbarco il 15 novembre 1849 e il giornale scrisse:

Abbiamo il piacere di annunciare l'arrivo, in questa isola, del poeta estemporaneo Giuseppe Regaldi, scampato da Napoli alie persecuzioni di quel Governo ... Noi speriamo che il celebre poeta non ci negher 1'opportunit di sentirlo ed ammirarlo, come l'hanno sentito ed ammirato le prime citta d'Italia e di Francia. (Portfoglio Maltese, 1849: 5268).

Aderendo alia richiesta dei maltesi, Regaldi, noto a Malta come "l'ultimo bardo d'Italia" (Schiavone, 1963: 155), tenne un paio di accademie poetiche. Il 26 dicembre 1849 improvviso dei versi su vari temi, fra i quali La battaglia di Novara, La Valette e l'assedio di Malta del 1565, La mia vita e L'esule. Il 7 gennaio 1850 organizzo un'altra accademia poetica, e fu applaudito da oltre trecento ammiratori. Quando fece ritorno a Malta nel 1853, improvviso altre poesie in locali pubblici (Fiorentini, 1966: 154). Nella sua antologia Ipoeti italianidel secolo XIX, Raffaello Barbiera (1915: 851-853) sostiene che una delle poesie composte da Regaldi a Malta e Novara, una saffica scritta nel dicembre 1849.

Nell'ottobre 1849, con Finiziativa di un gruppo di esuli, si fondo l'"Associazione per una mensile sovvenienza a Venezia". Il Mediterraneo del 4 aprile 1849 conferma che un gruppo di maltesi, fra i quali G. Grech-Delicata, Enrico Naudi e Filippo Pullicino, organizzarono una commissione alio scopo di raccogliere donazioni ad aiutare i ribelli. Era appena fallito il tentativo del Piemonte per l'indipendenza nazionale. A Napoli il Re Ferdinando riusci ad avvantaggiarsi della situazione e riacquisto il suo potere. Nel maggio 1849, in seguito al bombardamento sulle citt siciliane, cadde anche la Sicilia. Il Papa rinnovo il proprio potere nel luglio 1849, e fallirono anche i moti di Napoli, Roma, Venezia e la Lombardia.

I siciliani che avevano preso parte alia ribellione erano costretti a fuggire dal paese; oltre seicento patrioti sbarcarono a Valletta insieme con i loro dirigenti, fra i quali Ruggero Settimo, il presidente dell'antico Governo. L'amnistia concessa dal Re di Napoli nel maggio 1849 invitava i rifugiati a ritornare in Sicilia, ma alcuni dei capi dovevano rimanere nell'isola (Zammit, 1971: 301). Ruggero Settimo, principe di Fetalia, abitava in Valletta. Era stato un tempo ammiraglio della Sicilia e durante la rivoluzione del 1848 era presidente del governo provvisorio. Nel 1861 fu eletto presidente della Camera Superiore del parlamento italiano, ma mori a Valletta nel 1863 (Zammit, 1971: 323).

Tra i rifugiati che giunsero a Malta il 2 maggio 1849 c'erano lo storiografo Michele Amari e lo scrittore Michelangelo Bottari. Quest'ultimo era in contatto con il giovane liberale maltese G.B. Naudi, che tentava di introdurre manifesti rivoluzionari pubblicati da Mazzini e lettere di rifugiati siciliani a Malta e fu espulso dal paese (Fiorentini, 1966: 152). Recatosi in Egitto, Bottari ritorno poi a Malta e continuo la sua attivit letteraria e politica. Compilo con Guglielmo Finotti Il Corriere mercantile di Malta, ma e noto soprattutto come autore di vari romanzi: Giorgio il pilota (tradotto in maltese e pubblicato da Anton Muscat Fenech nel 1880), Il Gran Maestro La Cassiere, La sposa della Musta nonche Giammaria, ovvero 1'ultimo deibaroni Cassia, pubblicato nel 1857. Bottari scrisse quest'ultimo romanzo dopo aver condotto una lunga ricerca su documenti conservad nell'isola. II romanzo ebbe grande successo tra il pubblico maltese, cosi che fu pubblicato per la prima volta a puntate sul giornale Malta e poi tradotto da Anton Muscat Fenech per Il-Habbar Malti. Piu tardi fu pubblicato di nuovo sia in maltese che in inglese (Muscat Fenech, 1890; Price, 1923).

Il Mediterraneo, Malta Mail, Malta Times e piu tardi L'Avvenire non vedevano altro che ingiustizia nell'amministrazione del Governo civile. Le restrizioni di O'Ferrall e la direzione generale trovarono un'insoddisfazione su larga scala (Zammit, 1971: 301-332). Il Governatore si oppose alia concessione immediata di maggiori poteri alia popolazione. In una lettera al Segretario di Stato scrisse che "qualunque sia l'argomento sul vantaggio di una riforma in altri paesi, nessuna considerazione che influisce su quell'argomento in maniera avversa e applicabile ai maltesi" (Laferla, 1938: 214-215).

Ma l'entusiasmo patriottico che invase l'Europa ebbe una eco a Malta, e la desiderata riforma fu parzialmente concessa con Lettere Patenti deli'll maggio 1849; per esse fu istituito un nuovo "Consiglio di Governo". Le prime elezioni ebbero luogo nell'agosto 1849. Questa costituzione rimase in vigore fino al 1887, quando il popolo maltese ottenne maggiori concessioni (Rossi, 1929: 56). Ma la scontentezza popolare assumeva piu ampie dimensioni grazie alia collaborazione fra i maltesi e i loro amici stranieri (Laferla, 1938: 214-215).

Il 12 maggio 1849 il Governo annuncio che intendeva adottare nuove misure per contrallare l'emigrazione politica. Presto si diffuse la notizia dell'espulsione di Luigi Zuppetta, affiliato alla "Giovine Italia", notevolmente stimato come scrittore dai maltesi (Il Mediterraneo, 31 luglio 1844, 13). Nel 1845 Zuppetta aveva dato inizio a L'Unione--Gazzetta di Malta, compilata da Nicola Zammit (Mifsud Bonnici, 1960: 557), G. Grech Delicata ed Enrico Naudi, e in poco tempo si era manifestato favorevole alia "rappresentanza popolare" dei maltesi. Nello stesso anno aveva fondato II vagheggiatore delle scienze e delle lettere, includendo articoli contro il Re di Napoli. Un anno dopo cominciava la pubblicazione di Giu la tirannide--Voce di paese libero. Una vasta raccolta dei suoi scritti era uscita sotto il nome di Raccolta de' migliori articoli legali e letterari (Mangion, 1970: 55-68). A causa del modo in cui influi sul pensiero dei maltesi, dovette lasciare il paese nell'agosto 1846 e andare a Londra, dove fu accolto da Mazzini, ma ritorno nel 1847 dopo essere stato eletto deputato del Parlamento napoletano per Capitanata (Mangion, 1970: 37-39).

Il 15 luglio 1848 entrarono in porto 124 esuli romani. L'indomani un vapore greco arrivo con un gruppo di 53 da Civitavecchia. Giorni dopo un altro gruppo di 87 profughi chiese il permesso di entrare, ma il Governatore rimase inflessibile nella decisione. II 21 luglio fu presentata una protesta collettiva, firmata da 48 maltesi, ma non servi a niente. Le proteste pubbliche aumentavano, e certe reazioni venivano anche dall'estero, ad esempio dall'autore inglese Charles Dickens. Nel maggio 1849 si richiese il permesso per lo sbarco di 238 esuli, quasi tutti solda ti napoletani che avevano lasciato l'esercito del Re, e siciliani che presero parte alia rivoluzione. Il governo britannico, su istruzioni del Governatore O'Ferrall, nego lo sbarco e l'opinione pubblica reagi aspramente. L'arcivescovo Pubblio Maria de' Conti Sant esercito la sua influenza per ostacolare lo sbarco e pubblico una lettera pastorale; dal canto suo, II Mediterraneo scaglio un feroce attacco contro gli elementi antiliberali del paese (Mangion, 1970: 40-52).

Questo cambiamento radicale nella mentalit maltese fu probabilmente la causa per cui dentro il "Circolo maltese" si crearono due fazioni l'una contro l'altra. II gruppo radicale si stacco dal "Circolo maltese" per poter agire in libert e formo una nuova societa, l'"Associazione patriottica maltese" (Mangion, 1970: 56-68). L'opinione conservatrice continuava ad ammonire contro i pericoli dei rapporti fra esuli e liberali maltesi. L'Ordine, contrario alia presenza degli italiani, li considero come nemici dell'ordine costituito nell'isola e li accuso di avere lo scopo di istigare la popolazione a insorgere contro la dominazione inglese (L'Ordine, 21 luglio 1849, 11-12). L'"Associazione patriottica maltese" pubblico il suo programma nella prima edizione del suo nuovo giornale, L'Avvenire, in cui parlo del "debito che ha ogni cittadino verso la patria" (1 dicembre 1849, 1). II legame stabilito fra ribelli maltesi ed esuli italiani, in un periodo nel quale Malta sembrava "una seconda Italia" (Corbelli, 1929: 44), e evidenziato anche dal fatto che alie adunanze segrete dell'"Associazione" presero parte attiva Giorgio Tamajo di Palermo, Ignazio Calona di Palermo, G. A. Nesci di Messina, Raffaele Lenza di Siracusa, Michele Orlando di Messina, Saverio Vollaro di Reggio, Giuseppe Oddo di Palermo, Raffaele Imbellone di Napoli e altri italiani (Mangion, 1970: 44).

Probabilmente, essendo affiliata all'"Unit italiana" di Palermo, l'"Associazione patriottica maltese" era in contatto con i comitati siciliani e, per mezzo di Tamajo e Vollaro, svolgeva corrispondenza con patrioti italiani come Angelo Brofferio e Casimiro De Lieto (Fiorentini, 1966: 149). Lo stesso nome dell'"Associazione" ricorda altre simili esistenti in Italia. In quel tempo c'erano, ad esempio, P'Associazione patriottica" di Roma, di Reggio, di Modena, di Genova, di Cagliari e di Napoli (L'Ordine, 11 gennaio 1851, 568-569). L 'Or dine accusava ripetutamente l'"Associazione" di essere in continuo contatto con i gruppi rivoluzionari, a Malta e all'estero. Il sonetto anonimo che segue dimostra come il giornale giudicava l'"P'Associazione" maltese a causa dei suoi ideali antibritannici e dei contatti che svolgeva:
   Ciurma di saltimbanchi democratica,
   pitocca, miserabile, frenetica,
   ignorante, bestial, sciocca, salvatica,
   di un sucido avvenir pseudo profetica.
   Truppa di disperati empia, scismatica,
   irreligiosa, scellerata, eretica,
   piu pestilente della lue asiatica,
   e puzzolente piu della zaffetica.
   Setta che chiesa e papa sprezza e critica,
   invidiosa, livida, malotica,
   piena il petto di bile antegesuitica.
   Vile generazion, schiatta scriotica,
   ciurmaglia anticristiana, antipolitica:
   ecco l'Associazione patriottica.
   (Anonimo, 1851)


I rapporti diretti fra esuli e liberali maltesi esistevano da lungo tempo. I profughi fondarono nell'isola varie sette per sostenere la causa dell'unita. Nel 1843 sembra che a Malta esistessero circa cinque societ segrete di tale natura: "Liberi muratori", "Illuminati", "Carbonari", "Giovine Italia" e "Rigenerazione d'Italia". I profughi fecero anche un tentativo di dar vita alia "Giovine Malta", i cui membri dovevano essere maltesi (Fiorentini, 1966: 103).

L'Avvenire, parlando spesso dei diritti fondamentali del popolo maltese, definisce l'epoca come una specie di attesa attiva:

Il governare troppo fu d'ostacolo delle genti ... fu il maggior nemico dei popoli, come non meno dei governanti medesimi ... Pare che tutta Europa debba risorgere dalla ben lunga malattia che ne fiaccava le forze--sembra che generalmente oramai si riconosca quanto illegittimamente siansi intervenuti i governi a danno della liberta dei sudditi. (L'Avvenire, 12 gennaio 1850, 49)

Il giornale comincio presto a essere severo contro l'amministrazione inglese: "Un governo ipocrita, deciso a nulla fare che non fosse avverso al miglioramento del paese--deciso a soffocare lo spirito pubblico, a giovare l'ignoranza, e a scialacquare il denaro del popolo" (L'Avvenire, 13 luglio 1850, 256). Il risorgimento che Il Mediterraneo aspettava da un pezzo adesso divenne la causa del nuovo giornale. Sarebbe inutile paragonare l'ideale dell'Avvenire con quello che il giornale della "Giovine Italia" amava ripetere:

Il popolo e ora risvegliato, e nulla lo potr trattenere a farlo desistere, dal domandare cio che ogni suddito britannico ha diritto d'avere--cioe una voce libera nell'amministrazione de' suoi propri affari. La gran cosa di cui si ha bisogno e la direzione. (Anonimo, 1848b)

Nel 1851 si fondo un comitato mazziniano e nel marzo 1853 arrivo Francesco Crispi (Crispi, 1918: 55), appena espulso dagli Stati Sardi, con l'intento di impiantare una tipografia. Crispi passo lungo tempo nello studio e frequento gli archivi maltesi con il proposito di compilare una storia di Malta. A tale scopo inizio una corrispondenza epistolare con lo storico Michele Amari. Da Malta strinse intime relazioni con Rosalino Pilo, con Giuseppe Mazzini e con Lajos Kossuth. Nel 1854 fondo il foglio La Staffetta, che si occupo di problemi maltesi e di questioni borboniche (Ardau, 1939: 69-76, 83). Nel dicembre 1854 fu espulso dall'isola ma continuo a corrispondere con gli esuli. Nel 1855 pubblico a Londra il volume Dei diritti della Corona d'Inghilterra sulla Chiesa di Malta, frutto di ricerche condotte nella Biblioteca della Valletta (Rossi, 1929: 60).

Enrico Poerio, poeta drammatico, arrivo nel 1855. Tre anni dopo comincio a scrivere articoli per alcuni giornali liberali e fece pubblicare il Saggio di teatro italiano (1858). E noto in modo particolare come l'autore della cosiddetta "tragedia patriottica". In Beatrice Dalesmanno, scritta e pubblicata a Malta, esorta il popolo a ricordarsi della sottomissione nel passato e, prendendo piena coscienza di se, a insorgere contro la tirannide.

Le vicende italiane del 1859-1860, specialmente le vittorie di Garibaldi in Sicilia e nell'Italia meridionale, causarono un mutamento considerevole nell'emigrazione politica a Malta. Quasi tutti gli esuli partirono verso la patria, mentre arrivarono a Malta molti funzionari borbonici. A un certo punto non furono molti, e rimasero inattivi, sperando nell'intervento delle potenze europee, ma quando si accorsero che tutto questo non era possibile, si agitarono e fondarono un partito con l'aiuto di alcuni maltesi. I rifugiati borbonici continuarono a fare propaganda per le loro rivendicazioni e a diffondere scritti contro il governo italiano, pubblicando articoli reazionari sui giornali locali, ad esempio sul Portafoglio Maltese e sul Corriere maltese. Ma nel 1863 il loro numero si riduceva, e la loro attivit andava sempre piu limitandosi (Michel, 1936).

La visita di Garibaldi a Malta

Il piroscafo "Valletta" porto Giuseppe Garibaldi nell'isola il 23 marzo 1864; c'erano con lui otto persone, fra i quali i figli Menotti e Ricciotti. Quattro anni prima Garibaldi e i Mille erano giunti a Marsala, avevano preso Palermo e sconfitto i Borboni in tutte le parti della Sicilia, alfinfuori di Messina. Poi avevano attraversato lo stretto di Messina ed erano entrati in Napoli con grande successo. Tutto questo era ben noto al pubblico maltese. Le accoglienze che furono date al Generate avevano una dimensione nazionale. Nelle manifestazioni tenute nei due giorni della sua visita a Malta presero una parte di rilievo vari intellettuali maltesi, fra i quali gli scrittori in lingua italiana Ramiro Barbaro di San Giorgio e Zaccaria Roncali. Nello stesso anno Barbaro pubblico una relazione piena di ardore intorno alia visita (Barbaro di San Giorgio, 1864). Ruggiero Sciortino, consigliere di Governo, fece un discorso al quale Garibaldi rispose cosi: "I maltesi dovrebbero molto amarmi, perche molto li ho sempre amati, per la loro ospitalit a pro dei fratelli italiani e per il loro eroismo storico" (Laurenza, 1932: 148). Il popolo accorse numeroso e il generale saluto la grande folla che lo applaudi al grido di "Viva Garibaldi! Viva l'Italia!" Agenti borbonici tentarono, senza successo, di organizzare una controdimostrazione.

Ramiro Barbaro di San Giorgio detto un indirizzo e lo fece sottoscrivere a centinaia di maltesi. Garibaldi rispose con le seguenti parole: "Mando una parola d'addio e di riconoscenza alia brava popolazione maltese, e l'accerto che giammai nella mia vita obliero la fraterna accoglienza di cui volle onorarmi" (Laurenza, 1932: 152). Innumerevoli maltesi distinti visitarono il Generale e furono presentati a lui da Nicola Fabrizi e dal ribelle maltese Emilio Sceberras, amico di Mazzini. Un'ultima grande acclamazione gli fu data quando lascio l'isola a bordo del "Ripon", il 24 marzo.

Gli ultimi esuli

Caduta la monarchia borbonica in seguito alia spedizione dei Mille, sudditi siciliani e napoletani, nobili legittimisti e altri abbandonarono il loro paese ed emigrarono negli stati piu vicini. Malta ne attiro una grande parte. Nel primo periodo, dopo la presa di Palermo da parte delle falangi garibaldine, vi giunsero molti legittimisti che appartenevano alia nobilt siciliana. Dopo il 1860, gli emigrati siciliani a Malta si riducevano a pochi, e nell'estate 1864 i legittimisti erano circa venti (Michel, 1931). Fra gli esuli che cercavano rifugio dopo la formazione del Regno d'Italia, c'era Gaetano Corleo, scrittore e poeta. Nel 1868 gli fu affidata la cattedra di lingua e letteratura all'universita fino al 1905. Scrisse odi e canzoni, fra le quali una In morte del prof. G.A. Vassallo, il poeta maltese (Schiavone, 1963: 131-132).

Un caso molto interessante a proposito dei rapporti fra esuli e maltesi, e anche tra letteratura in italiano e letteratura in maltese, e quello di Giuseppe Folliero de Luna, poeta, che fece molte volte apparizione nell'isola prima di decidere di prendere stabile dimora, e infatti vi mori nel 1894. Legittimista e sostenitore del potere temporale del Papa (Folliero de Luna, 1849), verso il 1850 ricevette a Malta la carica di Vice Console e poi di Console Generale delle Due Sicilie, ma dopo la caduta borbonica parti in esilio. L'esilio e argomento di una sua opera poetica intitolata LTtaliade canto di un esule napoletano alia patria sperante. La sua opera piu significativa e un romanzo in lingua maltese, Elvira jew imhabba ta' tirann.

La difesa dell'italianita

Al principio del termine d'ufficio del Governatore Sir Arthur Borton (1878-1884), il governo britannico decise di inviare a Malta Sir Penrose Julyan e Patrick Keenan, il primo per investigare gli stabilimenti civili, e l'altro per analizzare il sistema educativo. Penrose Julyan studio anche la possibilita di promuovere Tuso dell'inglese come lingua ufficiale dell'isola. A suo parere, l'incoraggiamento dato all'italiano si era trasformato in mezzo con cui gli agitatori politici avevano piu facilite "a guadagnare adepti alia loro teoria che i maltesi, quantunque di razza e di temperamento differenti, sono piu affini agli italiani, e dovrebbero desiderare di essere uniti all'Italia, piuttosto che alia Gran Bretagna" (Julyan, 1879: 56-57). Patrick Keenan, pur riconoscendo la diffusione dell'italiano nell'isola, condanno tutto, in modo particolare il sistema educativo e, mentre concesse una minima importanza al maltese, mantenne fermo che tutti dovevano sforzarsi di imparare fingiese, e che questo doveva essere adottato come la lingua principale del paese, specialmente nell'educazione (Keenan. 1879: 91-94).

Il movimento politico maltese, diretto da uomini che credevano nell'antichita della tradizione italiana (Scicluna Sorge, 1931), non poteva accettare le nuove misure. Nella commemorazione della vittoria dei maltesi contro i turchi (1565), tenuta l'8 settembre 1882, un oratore gridava in piazza San Giorgio, a Valletta: "Malta e dei maltesi--fuori lo straniero!" (Rossi, 1929: 71) Fu il grido, tante volte ripetuto dai ribelli della penisola, che era destinato ora a dirigere i politici maltesi.

Nel 1887 Fortunato Mizzi e Gerald Strickland, i maggiori politici maltesi dell'epoca, si recarono a Londra per ottenere una serie di riforme costituzionali. La costituzione, promulgata nel dicembre 1887, concedeva maggiori libert ai rappresentanti del popolo nel Consiglio (Laferla, 1938: 65). Quando i membri eletti non approvarono il voto dell'educazione, il Governo britannico ritiro la costituzione e poi la sostitui con quella del 1903. Come misura di protesta, i membri eletti ricorrevano ripetutamente alia politica dell'astensionismo. Nel 1910, ad esempio. occorreva fare cinque elezioni generali (Ganado, 1974: 195). I giornali di quei decenni sono saturi di confessioni di italianismo, e furono anche scritti vari libri da maltesi e da italiani, tutti partendo dalla premessa storica (Cini, 1901; Cellini, 1931; Fedele e Valentini, 1940; Gray, 1940; Scicluna Sorge, 1932; Andreucci, 1935; Zammit, 1900).

Il 19 dicembre 1901 un gruppo di intellettuali maltesi fondarono una nuova lega, la "Giovine Malta", a imitazione della societ mazziniana (Ganado 1974: 196). La maggior parte dei membri erano sostenitori di Fortunato Mizzi, fondatore del partito antiriformista (Ganado, 1974: 205). L'entusiasmo che si associa alia vita degli esuli italiani nell'immediato passato risale alia superficie nella descrizione che La Gazzetta di Malta presento della radunanza inaugurate (Ganado, 1974: 112-113).

Lo spirito risorgimentale italiano, espresso maggiormente nel discorso di Arturo Mercieca, un letterato romantico, si fa vedere sotto vari aspetti del pensiero e del linguaggio tipici della "Giovine Malta": la visione dei moti politici e culturali maltesi come un "nostro risorgimento"; la ribcllione contro il dominio coloniale e l'ansia per la "santa" liberazione della patria; l'intimo legame tra tradizione culturale, particolarmente letteraria, e movimento di emancipazione politica; la fiducia nei giovani liberali; la consapevolezza dell'attivita dei patrioti aH'estero e il desiderio che il movimento locale vada avanti sulle loro orme; il riconoscimento della necessita di trovare il duplice metodo, di ascendenza mazziniana, di istruzione popolare e di pianificazione matura; la concezione della patria come il colmo di ogni idealit. Tutti questi motivi continuavano a essere espressi nella poesia italiana di vari poeti maltesi: Lorenzo De Caro (1817-1853), Paolo Cesareo (1844-1928), Antonio Dalli (1864-1948), Salvatore Castaldi (1856-1904), Giuseppe Mizzi (1873-1937), Luigi Arnaldo Randon (1876-1928), Vincenzo Frendo Azzopardi (1895-1955), Carmelo Mifsud Bonnici (1897-1948), Filippo Nicolo Buttigieg (1881-1969). Si tuffarono tutti nel mare della lotta nazionale, traducendo la parola in arma politica.

Le manifestazioni di adesione all'italianit non mancarono. Ad esempio, nel 1901 una comitiva di 700 maltesi si reco a Noto, in Sicilia, e fu accolta cordialmente; il capo del gruppo dichiaro in un suo discorso:

Siamo italiani, e italiani vogliamo rimanere a costo di perdere tutto, anche la vita. Il diritto e la ragione ci assistono ... Siamo italiani. Ce lo dice la Religione che professiamo e soprattutto ce lo dice la lingua che parliamo e che vorrebbero togliere dalle nostre labbra. (Rossi, 1929: 80-81).

Le conclusioni politico-culturali

Nel 1905 si costitui P'Associazione politica maltese", diretta da Ignazio Panzavecchia, che cinque anni dopo fu chiamata "Comitato patriottico maltese", sempre con lo scopo di ottenere per il popolo una costituzione che concedesse maggiori poteri ai membri eletti. II 30 aprile 1921 fu inaugurato il primo parlamento maltese. L'acquisto dell'autonomia costituzionale era la prima vittoria importante dei maltesi nella loro mareia verso l'indipendenza conseguita nel 1964. Dal 1921 in poi la nazione continuo a cercare la propria fisionomia, organizzando meglio il sistema dei partiti e superando la polemica linguistica nel 1934 allorche il maltese, insieme con fingiese, divenne lingua ufficiale.

Per interi secoli Malta svolgeva una vasta letteratura in italiano, il frutto di intelletti educati "italianamente". Quando poi ebbe inizio lo sviluppo di una letteratura in maltese, lo scrittore era in grado di interpretare fedelmente il sentimento proprio e collettivo, aderendo cosi al principio fondamentale ereditato dall'Italia romantica dell'Ottocento.

Durante TOttocento e la prima met del Novecento, lo scrittore in lingua maltese doveva fare fronte alia duplice sfida di esprimersi e di elevare con dignit un veicolo non curato al livello di lingua letteraria (Ganado, 1974: 196). Cio significa che la polemica tra l'italiano, come la lingua della classe coita, e il maltese, come la lingua parlata piu antica dell'isola (Ganado, 1974: 198), pur dividendo il popolo per vari decenni (Gauci, 1919) non doveva influire gravemente sul procedimento del maltese come nuovo mezzo letterario.

E importante, ad esempio, ricordare che la lingua maltese, nonostante abbia una sottostruttura semitica, e scritta nell'alfabeto latino. La sua poesia tradizionale non si costruisce secondo le regole prosodiche di qualche dialetto di origine semitica, o secondo la struttura del canto ebraico oppure di quello che si compone nel Medio Oriente, ma secondo la metrica italiana (Vassallo, 1942). Piu sostanziale di queste qualit elementan e ancora l'unita di spiriti e di tendenze che distingue la letteratura maltese da quella di altre nazioni le quali hanno anche esse una lingua di base semitica. Si tratta di un risultato complesso di una tradizione italo-maltese formata ininterrottamente durante vari secoli, e poi di un rinnovamento, romantico, a cui conseguentemente Malta era pronta a partecipare.

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DOI: 10.1177/0014585816678846

Oliver Friggieri

Universita di Malta

Autore corrispondente:

Oliver Friggieri, Universita di Malta, Room 249, Old Humanities Bldg. Msida, Malta 2080.

Email: oliver.friggieri@um.edu.mt
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Title Annotation:Italian exiles in Malta during the Risorgimento; text in Italian
Author:Friggieri, Oliver
Publication:Forum Italicum
Article Type:Critical essay
Geographic Code:4EUIT
Date:Nov 1, 2016
Words:13160
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