Printer Friendly

Viaggio e esilio in Dino Campana: per un'ermeneutica della sua opera.

At the beginning of the 20th century, Dino Campana (1885-1932) becomes a profoundly suffering prototype of the 20th-century notion of exile as alienation and estrangement. In "Viaggio e esilio in Dino Campana: per un'ermeneutica della sua opera," Assumpta Camps analyzes Campana's multifaceted "esilio interiore," whose causes may be found not only in the poet's mental and psychological instability but also in what Mario Luzi calls the modern poet's "deposizione dal trono" and existential disenchantment. In Dino Campana--Assumpta Camps points out--the poet's inner condition is transformed into the image of a voyage, viewed as a flight from his inner exile, and yet also a symbol of his inner restlessness, always looking for, but never finding, a locus of spiritual purification and peace.

Se, insieme a Mario Luzi, riteniamo che l'elegia moderna presente nelle esperienze poetiche novecentesche si nutre principalmente della felicita negata per la "deposizione dal trono" sperimentata dal poeta moderno e dal suo disinganno, vera origine della "geremiade" novecentesca che porta il poeta a dichiarare la propria estraneita e a imputare al mondo la sua assurdita e inumanita, Dino Campana e indubbiamente un referente fondamentale dell'istituto poetico italiano novecentesco negli anni anteriori alla II Guerra Mondiale. In Campana questo sentimento di sradicamento, di emarginazione nei confronti del corpo sociale, vera origine del suo esilio interiore, avra in piu una dimensione nettamente biografica, risultato della sua instabilita mentale e dei problemi psicologici che determinano non solo i suoi vari soggiorni in centri psichiatrici da giovane, ma la sua finale reclusione nell'Ospedale psichiatrico di Castel Pulci nel 1918. Cio nonostante, nell'insieme della sua opera questo indubbio elemento biografico verra particolarmente tematizzato sub specie letteraria, convergendo intorno al motivo fondamentale del viaggio, di lunga tradizione letteraria. Viaggio come fuga, come via per scappare al sentimento di esilio interiore del poeta. Viaggio motivato dalla sua stessa irrequietudine, dal suo ricorrente spaesamento e nomadismo essenziale. Viaggio, in fine, anche come purificazione e ricerca di un Ideale intravisto sempre altrove: come nostalgia di una purezza forse solo possibile ormai nelle origini.

La critica campaniana ha sottolineato piu volte l'importanza del marradese nella linea di continuita fra la tradizione letteraria italiana, il simbolismo francese e la posteriore stagione poetica degli ermetici, una linea nella quale spicca, come rapporto privilegiato, anche se non unico, la poesia francese del secondo Ottocento. Campana, in effetti, dimostra in molte occasioni di conoscere in profondita questi autori (in modo particolare Baudelaire, Verlaine e Rimbaud), che cita a memoria e che persino riscrive in tanti momenti della sua opera, stabilendo dei precisi dialoghi intertestuali, oppure, in altre occasioni, costruendo una trama di allusioni, anche se velata, integrata nella sua scrittura poetica e tutt'altro che stereotipata.

Nel presente saggio il nostro oggettivo sara studiare in profondita il tema del viaggio e dell'esilio interiore in Dino Campana come asse esegetico della sua opera che struttura un complesso universo poetico insieme ad altri nuclei significativi di rilievo nell'opera del marradese. Pendendo questo tema come base delle direttrici fondamentali della sua produzione letteraria, analizzeremo la rilettura che Campana intraprende del simbolismo francese, nel suo inserirsi nelle correnti poetiche della modernita, e quindi la presenza di temi e motivi letterari simbolisti nella sua opera.

1. Il poeta e la citta moderna

Nell'insieme della sua opera, Campana ha scelto in molte occasioni la citta come scenario della sua agitata prassi poetica. e questa citta moderna, spazio urbano del nuovo mondo industriale, dove il poeta situa il piu delle volte il sentimento di solitudine e angoscia esistenziale che l'assale. Citta di incubo "dolce come il dolore", o citta-miraggio, allegra e mediterranea, piena di vita? L'opera di Campana si sviluppa fra questi due poli, costituendo un'alternanza che articola il suo universo poetico personale intorno a due momenti, positivo e negativo, della stessa citta (Firenze, Genova, ecc.), intravista non solo come cornice prediletta dell'esperienza esistenziale del soggetto poetico, ma pure come visione soggettiva, proiezione interiore del poeta nel suo esilio interiore e solitudine essenziale.

Questa citta campaniana si definisce attraverso pochi, ma ricorrenti, tratti fisici, con scarse varianti da Canti orfici al Taccuino, in modo tale da mostrare una continuita nel discorso letterario dell'autore, senza un vero confine fra componimento lirico e prosa d'arte. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di una citta portuale, popolata da figure dei bassi fondi (ladri, marinai, prostitute, ecc.), immersa nel fetore delle fogne e la putredine dei marasmi: citta "infiamata", che si copre di tonalita di un rosso intenso, fortemente espressionista, e viene rappresentata di preferenza all'ora del tramonto; citta avida di piaceri e di guadagno, quale una "babele perfida"; citta di incubo per chi vaga di notte senza scopo fra i suoi vicoli, piazze, fontane, torri o pinnacoli: spazi deserti, sotto la luce elettrica dei lampioni, che rendono spettrale la visione, ecc.

Il suo e, in effetti, un perpetuo vagabondare notturno, proprio dell'insonne che passeggia per i vicoli di questa citta-spazio simbolico (La Notte), solitaria (Scirocco, Era la vigilia di Natale), la quale acquista un'aria fortemente irreale. Poeta notturno (La Chimera) e errante (La speranza, La sera di fiera, Dualismo), Campana sceglie come spazio piu adatto alla sua condizione gli ambienti piu degradati dell'urbs moderna (cosi ne La Notte, Dualismo, L'invetriata, Piazza Sarzano, Botte botte, ecc.). Nel suo polo negativo, la citta campaniana e senz'altro una citta infernale, abitata da uomini come spettri (Era la Vigilia di Natale), colossale e anonima, desolata e lussuriosa, scheletrica, vera immagine di una condizione esistenziale alienata, legata al vizio e alla degradazione dell'individuo (Firenze), agli incontri falliti con donne come sfingi (La notte, La Chimera, Genova), dove il poeta non solo si scontra fugacemente con l'Altro, ma allo stesso tempo si rispecchia nella sua stessa alienazione. In ogni caso, questa citta infernale si presentera in Campana con i segni propri della modernita.

Poiche, in effetti, i caratteri che sottolineano la modernita di questo spazio urbano e della vita che in esso si svolge sono molto evidenti nel marradese. Vengono particolarmente messi di rilievo alcuni elementi significativi, come l'uso dell'elettricita, (5) la presenza (non piu mostruosa) delle macchine, (6) l'inclusione di altri elementi della vita moderna ritenuti letterariamente spuri quali il telegrafo (7) o persino la polluzione ambientale. In genere, si puo parlare di una vera apologia dell'attivita economica febbrile, (8) che si combina tante volte con l'elogio--di stampo futurista--della velocita (per esempio, Pampa). E se e pur vero che l'urbs moderna corrisponde, in tanti momenti dell'opera di Campana, a uno spazio di alienazione per l'individuo moderno, offrendosi come rappresentazione della nuova condizione proletarizzata del poeta, non e meno vero che certe visioni della citta, proprio perche spazio per eccellenza della vita moderna, sono eccezionalmente splendide e piene di vita (in modo particolare Piazza Sarzano). D'altra parte, proprio in questo contesto di anonimato e solitudine che offre la citta moderna, il poeta ritrovera allo stesso tempo uno spazio di liberta personale, che gli era stato negato altrove: e cioe la liberta dell'anonimato, che corrisponde alla sua sostanziale irrequietudine moderna. (9)

Sono varie le immagini di se stesso che Campana ci offre lungo la sua opera. Cio nonostante, nei vari autoritratti rintracciabili prevale sempre la condizione errante: il nevrastenico che passeggia per la citta senza uno scopo preciso, come un maledetto, un'immagine che echeggia in quell'altra del pazzo, presente ne L'incontro di Regolo. Nello stesso senso, va ricordato l'autoritratto del poeta come cane randagio ne La petite promenade du poete-- fra altri esempi--oppure come figliolo prodigo (Firenze). In tutti i casi la critica ha evidenziato tradizionalmente la presenza di un maledettismo poetico in Campana, che e stato anche in parte contraddetto. (11) Questo nomadismo essenziale si concreta nella figura del cavaliere errante in cerca di una purificazione interiore nell'importante prosa diaristica che ha per titolo La Verna. Poeta-vagabondo e quasi ulissiaco (12), senza mai un punto di approdo, Campana si presenta perpetuamente errante. In questo senso, il tema del viaggio non solo contiene precisi ed effettivi riferimenti biografici, (13) ma acquista un piu alto significato all'interno della sua opera, poiche diventa la rappresentazione di una condizione esistenziale che corrisponde all'irrequietudine di animo del poeta, al tempo che raffigura il suo perpetuo esilio interiore. Tale condizione verra intesa come l'elemento fondamentale della sua modernita.

2. Temi e motivi del Simbolismo francese in D. Campana

In questo contesto, l'approdo a un "maledettismo" poetico, sia pur di maniera, quale atteggiamento vitale che esprime questo sostanziale sradicamento del poeta e la sua effettiva emarginazione sociale, corrisponde alla instabilita mentale del marradese. Al di la dell'effettiva convergenza fra letteratura e vita, di stampo indubbiamente decadentista, ci interessera evidenziare in sede critica gli stretti rapporti intertestuali che la sua scrittura presenta con la poesia francese ottocentesca--in modo particolare, con l'opera di Baudelaire, Verlaine e Rimbaud (14)--e i suoi nessi profondi con questi precedenti poetici nella costruzione del suo immaginario e delle metafore ossessive dell'autore.

Il tema dello sradicamento presenta, in effetti, una rilettura dei topoi letterari degli autori accennati. In tutti i casi, questo sradicamento sociale si collega con un "maledettismo" presentato anche come modernita di spirito, mentre l'irrequietezza e il sentimento di emarginazione si concretano in una condizione da boheme che segna la nuova condizione sociale e esistenziale del poeta moderno. Per questo motivo, tutti e tre i poeti costituiscono dei referenti fondamentali in Campana, e saranno, in effetti, molto ricorrenti nella sua opera, sia in modo esplicito o tramite allusioni dirette o rielaborate (anche se rintracciabili), che velatamente, evidenziando un'affinita sostanziale che il poeta iscrive all'interno della koine simbolista-decadentista fin-de-siecle. Nei riguardi di questo nucleo significativo, vanno ricordate, per esempio, a proposito di Baudelaire, certe prose poetiche dello scrittore francese, quali Le mauvais vitrier, dove il maledettismo si presenta come la chiave della differenza che permette al poeta di avere una esperienza creativa eccezionale. Oppure Le vieux saltimbanque, quale ritratto del poeta come clown, abbandonato da tutti nei tempi moderni; una prosa da collegarsi indubbiamente con quell'altra, ben nota, dal titolo Perte d'aureole, dove il poeta accetta la sua emarginazione sociale con una sottile ironia. Les vocations, in rapporto di vicinanza con il poema Benediction di Spleen et Ideal, insiste su questa condizione emarginata, al tempo stesso che segna lo stigmate del poeta maledetto dalla nascita nella "benedizione"/"maledizione" rivoltagli da sua madre. (15) Les bons chiens--e piu tardi Le vin de l'assassin, della serie Le vin--, nel suo parallelismo fra il poeta e il cane randagio, completano questo autoritratto baudelairiano, che sara ben presente in Campana. (16)

Il tema del maledettismo e onnipresente in Baudelaire, del resto. Spleen et Ideal e una raccolta poetica che inizia proprio con questo tema, approdando ad una significativa invocazione a Satana (epigraphe pour un livre condamne), che avvicina il poeta francese a Campana. La stessa invocazione viene ripresa nel seguente componimento lirico della raccolta, Au lecteur, nel quale questo atteggiamento si mostra in tutta la sua rilevanza, poiche si presenta come una via per scappare al tedio o Spleen. Nello stesso senso, vanno ricordati i componimenti "Tu mettrais l'univers entier dans ta ruelle, ... ", e ancora Les litanies de Satan--Rebellion). La professione di satanismo del poeta maledetto spicca anche in altri momenti dell'opera baudelairiana, come nella prosa poetica Le joueur genereux, rilettura ironica del mito di Faust, ugualmente presente in Campana. (17) Cosi maledettismo e orgoglio satanico convergono nel ritratto del poeta moderno, come si avverte, per esempio, in Le vin du solitaire (serie Le vin). D'altra parte, il volume di prose baudelairiane intitolato Poemes en prose si chiude appunto con un'altra invocazione a Satana e un elogio della citta moderna e dei suoi bassi fondi (Epilogue). La stessa filiazione satanica si ripete in Spleen et Ideal, quando il poeta si presenta come impossessato in Le possede (lirica che conclude con un significativo "O mon cher Belzebuth, je t'adore!). Nello stesso senso, vanno ricordati componimenti lirici della stessa raccolta come La muse malade e La muse venale, in cui spicca non solo la fraternita, nella loro comune condizione sociale emarginata, fra il poeta e la prostituta, ma di nuovo il motivo del saltimbanco, che profila ulteriormente il volto sociale del poeta moderno come clown. Nello stesso senso, nella raccolta Les fleurs du mal, La destruction, insieme a Femmes damnees, si riprendera l'importante parallelismo poeta-prostituta, sia per la comune emarginazione sociale, che per la venalita.

Cosi, nella tradizione simbolista-decadentista, il poeta maledetto trovera uno scenario prediletto non solo nella citta moderna, ma anche negli ambienti piu degradati di essa: il bordello (18) e, in genere, i vicoli e bassifondi della citta. (19) Solitudine, emarginazione e sentimento di sradicamento, (20) e persino demenza, (21) si ripetono piu e piu volte, diventando in fin dei conti la chiave della sua condizione poetica: e cioe della sua radicale differenza nei confronti della gente corrente e, quindi, la chiave della sua capacita creativa (a une heure du matin). Il tema si presenta, sia in Baudelaire che in Campana, collegato al motivo ricorrente del crepuscolo. Si tratta, pero, di un crepuscolo di forte tinte rosse, sanguinante, turbolento (vedi Harmonie du soir), annuncio, nel francese come nell'italiano, della calma del giorno per chi ha lavorato, e dell'irrequietezza della notte per il poeta. (22)

Un secondo ambito di convergenza con Baudelaire privilegia il tema infernale, come scenario abitato da figure di ricorrenza quasi ossessiva, dove l'allusione si rende quasi sempre esplicita. Per esempio, agli esordi dei Canti Orfici, con la presenza del corteo quale visione infernale, paragonato a un fiume (La Notte), che rinvia a L'irremediable e Spleen LXXV della raccolta Les Fleurs du mal. Lo scenario infernale si popola di prostitute come sfingi, come avviene anche in Les chats de la stessa raccolta baudelairiana, e altre figure ricorrenti in Campana, quali la matrona (La Notte), abitualmente accompagnata dall'"ancella". Ma, soprattutto, va ricordato il "vecchio infernale" (Il Russo), sia in Les sept veillards che in Le flacon e probabilmente anche in De profundis clamavi. Il tema infernale, di ascendenza nettamente baudelairiana in questo caso, si completa con altre reminiscenze, quali la danza macabra presente nel Sonetto perfido e focoso (Campana 1973, II, p. 309) che rinvia al Baudelaire della Danse macabre e ancora del De profundis clamavi (per l'allusione al titolo). La danza infernale dello scheletro arricchisce notevolmente di connotati questa visione spettrale che si impone nella rappresentazione del reale in Campana, funzionale nel tema della citta e della riflessione intorno allo stesso rapporto del poeta con il mondo circostante. L'assoluta percorrenza delle reminiscenze del Baudelaire piu "infernale" viene confermata, d'altra parte, dalla presenza della Chimera, un altro elemento fondamentale della koine simbolista e decadentista. Cio nonostante, al di la di tutto quanto precedentemente indicato, si possono rintracciare cenni concreti a Les Fleurs du mal, e di preciso a Le serpent qui danse e Sed non satiata XXVI, in Oscar Wilde a S. Miniato (Campana 1973, II, 304), cosi come a Les epaves ne La Chimera, che rinvia a Lesbos. (23) L'invocazione a Satana, presente ne La giornata di un nevrastenico, sembra, d'altra parte, rinviare direttamente a Les litanies de Satan baudelairiane. Cio nonostante, questo non sara l'unico referente a proposito di questo motivo, poiche l'invocazione al "dio in esilio", cioe Satana, si ritrova piu volte nei Canti Orfici per esempio in Spada barbarica, dove echeggia ugualmente il Supplement aux Fleurs du mal, Le rebelle, per la presenza dell'immagine del "tapis triomphal" (Pecorano), reminiscenza che va completata dalla ripresa della "couronne mystique" nel "diadema" di Una strana zingarella, che rinvia a Benediction. Al di la di queste presenze precise, emerge un'allusione che riguarda un'altra figura fondamentale nella rappresentazione dell'inferno campaniana e baudelairiana. Facciamo riferimento alla Morte, intravista quale "vecchio capitano", che collega indubbiamente Il tempo mirabile consumi (Campana, II, p. 298) con la conclusione del componimento Le voyage.

Ovviamente tali rinvii a Baudelaire, e in modo particolare quello riguardante Les Litanies de Satan, ripreso ne La giornata di un nevrastenico, ci immettono in un altro tema fondamentale, di forte tradizione letteraria, oltre che molto presente nel Simbolismo francese, quale e il tema di Ofelia, collegato indubbiamente all'ambito significativo della morte, ma soprattutto a quello del perpetuo vagabondaggio. In questo senso vanno ricordati, oltre al titolo suindicato, altri componimenti dei Canti Orfici: La sera di fiera e Sogno in prigione, e, d'altra parte, Specie di serenata agra e falsa e melodrammatica, presente nel Quaderno. Il tema di Ofelia, proprio per questa centralita nella koine simbolista-decadentista, costituisce un punto di convergenza del marradese con Verlaine e particolarmente con Rimbaud, nel quale si intrecciano le reminiscenze nell'opera campaniana. Echi baudelairiani nelle immagini di vagabondaggio perpetuo tanto frequenti in Campana, in rapporto con altri motivi collegati all'ebbrezza e alla crapule, si ripetono piu volte, restando facilmente rintracciabili nei Canti Orfici allusioni abbastanza esplicite di Les aveugles in Genova, o di Le vin de l'assassin e, d'altra parte, di Prosa fetida e Petite promenade du poete. Questo parallelismo, tuttavia, verra incrementato posteriormente, come lo si constata a proposito di Quaderno. Riprese identiche, o quasi, si osservano, d'altra parte, a proposito di un tema fondamentale: si tratta del ben noto invito al viaggio in Baudelaire, che avvicina strettamente soprattutto Le voyage a L'incontro di Regolo. Il tema si collega con l'importante motivo della nave, di indubbia rilevanza per Campana, e, sul piano piu astratto, con la positivita del transitorio, giustamente messo in rapporto dalla critica con il motivo, tanto ricorrente in Baudelaire, della donna che passa, ripreso in Campana in vari modi, ma in genere convergente intorno alla figura della prostituta: e cioe, di una presenza femminile ugualmente transitoria. In questo senso, vanno ricordati certi passi dei Canti Orfici (Campana 1973, I, 7 e 80) in rapporto, non sempre esplicito, con Le serpent qui danse (sia per il motivo della donna che passa, che per quell'altro, di forte tradizione decadente, dei suoi occhi come gemme), e Le beau navire, un titolo chiave in questo parallelismo fra la donna e la nave in Baudelaire, oppure A una passante (dal titolo in italiano), per non parlare di altre figure femminili ugualmente fuggitive in Campana (vedi Une femme qui passe, significativamente in francese, presente nel Quaderno).

Certamente i parallelismi fra il poeta marradese e il suo precedente francese saranno anche molto abbondanti a proposito di un altro dei grandi nuclei semantici delle loro opere: l'antinomia purezza/corruzione, assimilabile a quell'altra, fondamentale per i nostri scopi, ideale/reale. Cio nonostante, resta pur vero che tali reminiscenze sono anche interpretabili come coincidenze all'interno della grande koine simbolista-decadentista della quale abbiamo parlato sopra. Probabilmente la stessa interpretazione vale a proposito di un altro referente francese di indubbia importanza per Campana, come vedremo, quale e Rimbaud, sia il Rimbaud di Un sejour en enfer e Illuminations, che quell'altro dell'opera in versi.

Per quanto riguarda, in vece, l'altro grande referente francese, cioe Verlaine, la critica sembra unanime nell'accettare il grande influsso che sicuramente ha avuto in Campana, tanto da essere presente non solo in citazioni e allusioni dirette, ma, piu significativo ancora, da venir citato spesso a memoria, non privo di inaccuratezze e trasformazioni intenzionali da parte di Campana. Lo stesso carteggio campaniano ne costituisce una riprova. (24) Senza nessuna pretesa di essere esauriente, poiche molto probabilmente il capitolo del dialogo intertestuale fra Verlaine e Campana richiederebbe una piu profonda attenzione, impossibile in questa sede, vogliamo comunque raccogliere un piccolo elenco di reminiscenze precise, in parte gia rilevate dalla critica. Sembra indubbio il rapporto fra L'invetriata, da un lato, e Bournemouth di Verlaine dall'altro, in modo particolare per la presenza del motivo della "notte di velluto", che rinvierebbe ugualmente a Bruxelles, di Romances sans paroles. Nello stesso senso, va ricordato Il bacio, di Poemes saturniens, ripreso a memoria in Taccuini I (Campana 1973, II, p. 380). Si tratta di un parallelismo altamente rilevante, dal momento che Campana s'identifica con Verlaire quale "chetif trouvere de Paris". Sara forse il Verlaine piu nettamente caratterizzato come paradigma del poeta-errante e vagabondo, in corrispondenza con Poemes saturniens, quello piu rintracciabile nell'opera campaniana, nel suo complesso. Cosi sembrerebbe, almeno, visto il legame fra Serenade e Grotesques, della stessa raccolta verlainiana, e Specie di serenata agra e falsa e melodrammatica (Campana 1973, II, p. 314-15).

Lo stesso tema del poeta-errante si collega alla visione grottesca e irreale della citta, tanto caratteristica della Parigi verlainiana di Poemes saturniens, la quale trova un eco anche in Dualismo [...] all'interno dei Canti Orfici. Questo influsso verlainiano e particolarmente rilevante in questo punto, poiche contribuisce alla costruzione dell'autoritratto del poeta, e nell'insieme del suo immaginario intorno alla citta quale scenario per eccellenza.

D'altra parte, alla koine simbolista-decadentista si devono attribuire molto probabilmente altre reminiscenze verlainiane, anche se non unicamente tali. Per esempio, la presenza della Chimera, previamente commentata a proposito di Baudelaire. Va ricordato, in questo senso, il parallelismo esistente fra Fadeses di Juvenilia e La Notte, che apre i Canti Orfici. Una simile convergenza si constata intorno al tema dell'inferno, e nei riguardi dell'immagine del corteo-fiume presente dall'inizio nei Canti Orfici, e piu volte ripresa in Campana (Passeggiata in tram ..., Genova, oppure Notturno teppista). (25) Oltre a queste reminiscenze, non possiamo, pero, dimenticare altri parallelismi, sempre a proposito di questo tema nel Verlaine di Poemes saturniens, e in modo particolare in Effet de nuit, Nocturne parisien, e Sub urbe.

Il referente indubbio di Baudelaire e Verlaine in Campana si arricchisce di altri cenni a Rimbaud. I temi e motivi di coincidenza sono vari in questo caso, ma spicca, ancora una volta, il maledettismo, visto come un segno di forte modernita--poetica ed esistenziale allo stesso tempo, poiche riguarda l'atteggiamento vitale del poeta--, che non esclude l'invocazione a Satana gia commentata sopra, come lo si puo vedere anche in Campana. Cosi si avverte, per esempio, in certe prose d'Illuminations come Matinee d'ivresse, Vagabonds, Angoisse, oppure H (importante anche per la fraternita poeta-prostituta di cui abbiamo parlato precedentemente). Ma il tema si fa presente ovunque, dall'inizio--senza titolo--fino all'Adieu finale in Un sejour [...], con l'importante ripresa del parallelismo, di grande importanza per il marradese, fra il poeta e il saltimbanco in L'eclair. Esso presenta, d'altra parte, alcuni altri echi notevoli, fra satanici e a volte particolarmente macabri, arricchiti da un forte gusto per la profanazione, che e molto presente nell'opera in versi dell'autore francese. (26) In genere, la connessione fra i bassifondi della citta moderna, la degradazione e l'emarginazione sociale del poeta errante sembra piu nitida in Rimbaud, presentandosi quale vero elogio della vita moderna e della stessa condizione del poeta moderno quale bohemien, in un modo che verra parzialmente ripreso da Campana piu volte lungo la sua opera. Vanno ricordati, in questo senso, titoli quali L'orgie parisienne ou Paris se repeuple, un poema dove resta indubbia la venerazione del poeta francese per questo tema, insieme all'elogio della boheme e la crapule legata alla Parigi moderna. Oppure Au Cabaret-vert, cinq heures du soir, che ha come continuazione, nel tema e nello stesso tono lubrico, La maline, e che presenta notevoli echi diffusi in Campana. Nello stesso senso, certe prose poetiche quali Enfance, Ville, Villes (I e II), in Illuminations, che riprendono aspetti ben presenti gia in Un sejour [...]. (27) Questa visione infernale e alienante della vita moderna, questa esperienza della degradazione e quasi di una necessaria immersione negli inferi della condizione del bohemien per il poeta, avvicinera fortemente Campana a Rimbaud, il quale trovera ugualmente nel viaggio una via di fuga e una vaga possibilita di ritorno alla purezza delle origini, come vedremo piu avanti.

Se scendiamo ad analizzare le tracce rimbaldiane concrete nell'opera di Campana, dobbiamo accennare in primo luogo al parallelismo fra Prospectus I, in Taccuini II (438) e Mystique di Illuminations, dove il marradese riprende "la ligne des orients, des progres" del poeta francese. (28) D'altra parte, nel tema di Ofelia, gia commentato a proposito di Baudelaire, ma di indubbia importanza in Rimbaud, si possono rintracciare effettivamente rinvii precisi a Les premieres communions e Ophelie di Poesies, arricchendo in questo modo di ulteriori connotazioni la convergenza nei temi dell'amore, la follia e il perpetuo vagabondaggio della "fanciulla morta". Una simile rilevanza nell'immaginario campaniano acquista la visione deserta, perche saccheggiata, della citta moderna (vedi, per esempio, La Notte, La giornata di un nevrastenico), in un'indubbia ripresa di un motivo rimbaldiano ricorrente: "le saccage des promenades" (Turchetta, La cultura di Dino Campana 1985). Ugualmente fondamentale e il rinvio a Rimbaud in un altro motivo campaniano: la sera, come si fara presente nei "brividi [...] della notte" (La Notte), con echi di Prominitoire d'Illuminations, oppure Alchimie du verbe d'Une saison en enfer, particolarmente per quello che riguarda il motivo della sera estiva. D'altra parte, va ricordata una reminiscenza precisa nei Taccuini campaniani (Campana 1973, II, p. 441) di Les chercheuses de poux (vv. 17-18) e di Le vin de la Peresse (Turchetta, La cultura di Dino Campana 1985).

A un livello piu stilistico, e pur vero che ambedue gli autori condividono uno stesso gusto per l'aggettivazione del colore, come si avverte, per esempio, in Les premieres communions (parte V) e Sogno di prigione. Questa convergenza si estende ad altri momenti dell'opera campaniana, dove si constata l'attrazione per il Rimbaud di Poesies e Vers nouveaux et chansons. A un livello strutturalmente piu significativo va ricordata la ripresa dell'alternanza purezza/corruzione, onnipresente in Rimbaud, e ugualmente ricorrente in Campana, che acquista un'altissima rilevanza nei riguardi del grande tema campaniano del viaggio, come vedremo in seguito.

3. Viaggio e purificazione: la nostalgia delle origini

In questo vagare perpetuo, il poeta contempla l'esperienza del viaggio non solo come un modo di vita positivo (da qui, per esempio, l'elogio degli zingari in Dualismo), ma come una vera peregrinazione con valore di purificazione interiore. Il momento piu sintomatico di questa esperienza, la quale presenta un carattere fortemente mistico, viene rappresentato ne La Verna, che trascrive letterariamente il viaggio fatto da Campana nel 1910 seguendo la lezione di San Francesco di Assisi. In questo componimento il lettore si confronta con un'allegoria: il soggetto poetico, quale cavaliere errante e solitario, va in cerca di un Ideale che non e altro che il recupero della fede e la finale purificazione spirituale.

Il tema del viaggio come purificazione, situato in modo prevedibile in uno spazio naturale, e quindi come contrappunto alla citta dei bassifondi e della degradazione morale, riaffiora in altri momenti lungo l'opera di Campana, arricchendosi di connotazioni vari. Per esempio, come contrappunto alla nevrosi moderna ne L'incontro di Regolo, oppure combinandosi con un'evocazione della parabola del figliol prodigo in Firenze, dove si fa presente, del resto, un tema decadentista ben noto: la nostalgia della purezza delle origini, legata all'infanzia innocente del soggetto poetico, ma anche alla vita primitiva. In questo caso, tale tema si trasferisce all'ambito provinciale, e quindi alla vita patriarcale di un mondo preindustriale ormai definitivamente perso o minacciato, e in ogni caso antimoderno. La contemplazione della natura e il viaggio solitario per gli spazi naturali disabitati operano un balsamo spirituale e immettono il soggetto poetico in una armonia e serenita di spirito che difficilmente riesce a trovare in altri momenti. Questa desiderata fusione armonica con la natura avra un valore fortemente vitalistico. (29) Cosi si avverte, per esempio, in Immagini del viaggio e della montagna, e in un modo simile, anche se con uno sfondo allegorico, in Pampa, dove si fa presente la similitudine fra il treno che corre per il paesaggio infinito della pampa e la vita errante del poeta, senza mai un punto di approdo, quale vera rappresentazione della sua condizione esistenziale. La stessa idea viene ripresa in Passeggiata in tram [...], con la sostituzione del treno con la nave, d'una parte, e, dall'altra, della pampa con il mare, ugualmente infinito. Il tema si completa, del resto, con certi motivi cari alla tradizione della letteratura di viaggi nello stabilire il parallelismo fra immobilita-morte (la quale accenna alla calma minacciante della bonaccia in un contesto marittimo), e quindi nell'indicare il bisogno costante di un vagare perpetuo senza mai fermarsi (vedi anche Genova). Il viaggio perpetuo come forma di vita si fara coestensivo all'irrequietudine consustanziale del poeta ne L'incontro di Regolo, e affiora ugualmente in un altro autoritratto dell'autore come vagabondo nel viaggio-fuga descritto in Passeggiata in tram [...].

Questo bisogno imperioso di purificazione interiore che per Campana avviene nella natura avra in tanti momenti la dimensione di un misticismo laico, che in Campana corrisponde all'avvicinarsi alla lezione francescana (Barberi Squarotti 1983). L'esperienza, anche se rappresentata in chiave allegorica, era gia ben presente nella prosa fondamentale del diario de La Verna, come abbiamo visto, dove insieme all'evocazione dei primitivi (San Francesco, Dante, Leonardo da Vinci, Ghirlandaio, ecc), la quale conferisce un forte significato personale a questa "favola d'antica poesia", si avverte una dimensione religiosa nell'esperienza poetica della contemplazione del paesaggio: di una religiosita originaria, legata al sentimento di armonia che il poeta esperimenta nell'immensita di un paesaggio infinito, legata a un sentirsi fibra dell'universo, che riscattera il poeta dalla sua condizione alienata (Passeggiata in tram [...]). Questa esperienza, base della purificazione interiore che il lettore avverte in questa prosa, contrasta fortemente con l'ambiente di una umanita degradata presente in tanti altri momenti dell'opera campaniana (si veda, per esempio, Firenze). Tale contrasto si articola seguendo la polarita caratteristica delle poetiche fin-de-siecle fra purezza-virginita / degradazione-corruzione. La stessa polarita verra tematizzata sub specie letteraria prendendo come base la lezione dantesca in Immagini del viaggio e della montagna (componimento che conclude, non a caso, con un cenno all'Inferno di Dante, IV, 81).

Strettamente collegata a La Verna appare, piu tardi, una altra prosa fondamentale in Campana: Pampa, dove il poeta riprende il motivo francescano di un'esperienza mistica della natura, (30) e dove riappare provvisoriamente lo stesso sentimento di quiete interiore e armonia. Cio nonostante, l'effetto, per cosi dire, balsamico della pampa non verra solo collegato alla contemplazione della natura e a questo sentirsi fibra dell'universo, che si fa ben presente in questo caso, ma pure una ripresa del mito delle origini, che si manifesta in questo spazio disabitato, allo stesso tempo "buono" e "selvaggio". Non si esclude una lettura psicanalitica del motivo, quale regressione a un impossibile utero materno (specialmente per Campana, ma in genere per il poeta moderno, quale sentimento interiore di esilio). Con tutto cio, resta indubbio il referente di Nietzsche, e in modo particolare del suo Cosi parlo Zarathustra, in modo particolare in Pampa. (31)

Il ritratto del poeta errante e notturno era gia ben presente in Baudelaire, sia nei Poemes en prose (Le desir de peindre), sia nell'opera in versi dell'autore. (32) In ambedue i casi veniva sviluppato il tema del vagare perpetuo, fondamentale in una delle piu note immagini di se stesso che ci offre il poeta francese: L'Albatros, continuata piu tardi dal poema elevation e La voix (Spleen et Ideal). Il viaggio come ricerca dell'Ideale, e cioe con una dimensione fortemente utopica, e nettamente baudelairiano e caratteristico degli inizi della modernita letteraria (basta citare, per esempio, la sua prosa poetica Anywhere Out of the World). Cosi si puo constatare nell'opera di Baudelaire, cosi come in quella del marradese, una simile valutazione positiva degli zingari (Bohemiens en voyage), e una stessa visione del viaggio come fuga dal reale per l'anima irrequieta del poeta, (33) e del mare come spazio di liberta (L'homme et la mer). Da qui il significato che prende nella sua opera, come e ben noto, del resto, il motivo ricorrente della nave. (34)

L'affinita di impostazione del tema del viaggio in Baudelaire e Campana si avverte anche non solo nella sua dimensione di ricerca dell'Ideale e di fuga dall'alienazione presente nel reale, ma in altri aspetti molto piu concreti, che pongono in rilievo, per esempio, il forte carattere esotico e la ricchezza sensoriale dell'ambiente portuale di certe citta, cosi pieno di vita e ripieno di prodotti di oltremare. (35) Rimbaud condivide la stessa visione del viaggio-fuga, caratteristica della visione del poeta quale figura errante (vedi, per esempio, la sua fantasia poetica che ha per titolo Ma boheme). Con tutto cio, al di la di questa affinita, resta pur vero che nella boheme del maledettismo rimbaldiano Campana trovera un referente letterario di prim'ordine, con un complemento importante: il sentimento di nostalgia delle origini e di ricerca della purezza primigenia legato al tema del viaggio. Questo tema acquista una funzionalita esegetica piu alta nell'opera di Campana, dove il viaggio, anche se si presenta come fuga dal reale, non raggiunge il valore utopico tipicamente baudelairiano. Si tratta, piuttosto, di un viaggio come purificazione interiore, che evidenzia il sostanziale francescanesimo campaniano, ben presente in molti momenti, (37) e persino la dimensione visionaria del poeta in altri casi, quale via alternativa per una fuga dal reale, intrapresa attraverso la visione delirante (vedi Le bateau ivre, e Marine). Da non dimenticare, pero, che la nostalgia delle origini presenta in Rimbaud un valore di critica del presente e del progresso alienante, acquistando una dimensione per momenti mitologica, del tutto estranea a Campana. (38)

Il tema del poeta errante e determinante nel referente rimbaldiano dell'opera di Campana. In questo senso, vanno ricordati Un sejour en enfer, e particolarmente Mauvais sang e Delires (I e II), cosi come Illuminations, particolarmente in Vagabonds e Soir historique. Illuminations si chiude, del resto, con la prosa poetica Genie, dove si stabilisce nettamente la connessione fra boheme e condizione sociale del poeta moderno, che echeggia in Campana. (39) Da quanto precedentemente indicato, sembrano indubbi i rapporti privilegiati che Campana stabilisce con la poesia francese del secondo Ottocento e il rinnovamento profondo che questo dialogo intertestuale comportera sia nella sua opera che all'interno della tradizione lirica italiana. Al di la di altre reminiscenze non solo evidenti ma certamente molto rilevanti per l'esegesi dell'opera campaniana (facciamo riferimento a Nietzsche o Whitman, per esempio), e al di la dell'esistenza indubbia di una koine simbolista-decadentista dove coincidono tutti questi autori e nella quale si diffonde uno stesso immaginario poetico (e artistico, in linee generali), vanno messe in rilievo le allusioni esplicite o velate, le citazioni a memoria, i cenni di vario tipo agli autori francesi che emergono nell'insieme dell'opera del marradese. E proprio all'interno di questa linea interpretativa che prende corpo e significato il tema fondamentale del viaggio in Campana, insieme al sentimento che lo nutre, e cioe l'esilio interiore del poeta. Tale esilio, di base indubbiamente biografica nel caso di Campana, si presenta all'interno di un processo di trasformazione in letteratura della propria vita, nel quale si intersecano le suggestioni di provenienza diversa e le pluricitazioni simultanee. Al vagabondaggio esistenziale e spaziale del poeta-errante, "chetif trouvere" come si autorrappresenta, corrisponde un simile vagabondaggio di letture varie caratterizzate dalla loro asistematicita e allo stesso tempo onnipresenza. Sara proprio questa, e non altra, la vera patria interiore dell'esule che e stato Campana.

Universita di Barcellona

Opere citate

AA.VV., Materiali per Dino Campana, a c. di P. Cudini, Lucca, Maria Pacini Fazzi editore, 1986.

AA.VV., Dino Campana oggi, Atti del convegno su Campana, Firenze 18/19 marzo 1973, Firenze, Vallecchi, 1973.

Barberi Squarotti, Giorgio, Gli inferi e il labirinto. Da Pascoli a Montale, Bologna, Cappelli, 1975 (prima Mito e realta in Campana, "La Situazione", XIII-XIV, feb.apr. 1960).

--, San Francesco nella poesia di Dino Campana, in AA.VV., San Francesco e il francescanismo nella letteratura italiana del novecento, Roma, Bulzoni, 1983, 183-98.

Baudelaire, Charles, Petits poemes en prose (Le Spleen de Paris), preface et commentaires de Pierre-Louis Rey, Paris, Pocket, 1995.

--, Oeuvres completes, 2 vols., texte etabli, presente et annote par C. Pichois, Paris, Gallimard (La Pleiade), 1975-1976.

Bonaffini, Luigi, La poesia visionaria di D. Campana, Irsenia, Marinelli, 1980.

Bonifazi, Neuro, Dino Campana, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1978.

Briosi, Sandro, L'orfismo visivo di Dino Campana, "Studi Romagnoli", XXXIII, 1981, 127-45.

Campana, Dino, Opere e contributi, a c. di E. Falqui, Firenze, Valecchi, 1973, 2 voll.

--, Le mie lettere sono fatte per essere bruciate, a c. di G. Cacho Millet, Milano, All'Insegna del Pesce d'Oro, 1978.

--, Carteggio con Sibilla Aleramo, a c. di N. Gallo, Firenze, Vallecchi, 1958.

Camps, Assumpta, "God/dog", il poeta randagio (per uno studio dell'opera di Dino Campana), "Galleria. Rassegna Quadrimestrale di Cultura" (Roma), XXXXIV, setdic. 1994, Fasc. 3, 16-22.

Del Serra, Maura, L'immagine aperta. Poetica e stilistica dei "Canti Orfici", Firenze, La

Nuova Italia, 1973.

Falqui, Enrico, Per una storia del rapporto tra Nietzsche e Campana, "La Fiera letteraria", 14-VI-1953, 5-6.

Galimberti, Cesare, Sulla formazione di Campana, in Dino Campana, Milano, Mursia, 1967.

Ladron de Guevara, Pedro Luis, Dino Campana (Un poeta italiano del siglo XX, entre lo "maudit" y la esquizofrenia), Murcia, Universidad de Murcia, 1990.

Luzi, Mario, Al di qua e al di la dell'elegia, in Campana, Opere e contributi, vol. I (anche in Vicissitudine e forma, Milano, Rizzoli, 1974).

Maggi, Mario, La notte campaniana tra allucinazione e ricordo, in "Esperienze letterarie", gen.-marz. 1985, 49-62.

Mazza, Riccardo, La forza, il nulla, la chimera: saggio su Dino Campana, Roma, Istituto Enciclopedia Italiana, 1986.

Muzzioli, Francesco, Il problema dell'Allegoria in Campana, "Allegoria", n. 10, 1992, 29-57.

Petrucciani, Mario, Ipotesi per Campana: Lucrezio, una sinestesia la farfalla, "Studi urbinati", 1-2, XLV, 1971, 991-96.

Ramat, Silvio, Note ai "Canti orfici", in Campana, Opere e contributi, a c. di M. Luzi, D. De Robertis, S. Ramat & N. Gallo, Firenze, Vallecchi, 1973, vol. I.

--, L'intenzione regressiva dei "Canti Orfici", in Storia della poesia italiana del Novecento, Milano, Mursia, 1982, 115-28.

Rimbaud, Arthur, Oeuvres poetiques, texte etabli, presente et annote par A. Adam, Paris, Gallimard (La Pleiade), 1972.

Sanguineti, Edoardo, Introduzione a Edoardo Sanguineti, Poesia del Novecento, Torino, Einaudi, 1969.

Turchetta, Gianni, Dino Campana, biografia di un poeta, Milano, Marcos & Marcos, 1985.

--, Cultura di D. Campana e significati dei "Canti Orfici", "Comunita", 1985, n. 187, 359-417.

--, Saggezza e follia in Dino Campana, poeta, "Ca' de sass", n. 101, maggio 1988, 14-18.

Vasalli, Silvio, La notte della cometa (Il romanzo di D. Campana), Torino, Einaudi, 1984.

Verlaine, Paul, Oeuvres completes, texte etabli, presente et annote par Y. G. Le Dantec, Paris, Gallimard (La Pleiade), 1954.

(1) In effetti: "Canti Orfici [a] segnano un passo decisivo (e per alcuni critici il passo decisivo) per riagganciare la tradizione italiana alla ricerca del miglior simbolismo francese, aprendo la strada a quello che poi diventera l'ermetismo" (Turchetta 1988, 16).

(2) Si veda Giardino autunnale, dove il motivo del tramonto si combina con una lunga serie di motivi decadentisti; oppure Crepuscolo mediterraneo e La Verna, con il suo cielo minacciante, che riappare nella "visione di sangue" presente ne La giornata di un nevrastenico e ne Il Russo (Campana 1973, I: Canti orfici, d'ora in avanti citato sempre da quest'edizione).

(3) Si veda, per esempio, il forte carattere fantastico di questa citta in Era la Vigilia di Natale.

(4) Si veda Genova, con le sue prostitute descritte come sirene, oppure l'ambiente canaille dell'osteria rappresentata in Firenze.

(5) Si vedano La sera di fiera, La notte, Dualismo, oppure Passeggiata in tram in America e ritorno, per esempio.

(6) Va ricordato particolarmente il treno in Sogno di prigione o Pampa, immagine che contrasta con certe altre rappresentazioni del treno come macchina infernale, come per esempio in Carducci.

(7) Per esempio, La giornata del nevrastenico.

(8) Passeggiata in tram in America e ritorno, senza dimenticare Genova.

(9) Cosi si avverte chiaramente in Botte botte o La giornata del nevrastenico.

(10) Nel maledettismo di Campana si avverte anche un vago satanismo di stampo piuttosto letterario e convenzionale, che rinvia direttamente alla koine simbolista-decadentista finde-siecle. Si veda, in questo senso, La giornata di un nevrastenico, dove, non a caso, il poema si chiude con un'invocazione a Satana; oppure La Notte, dove riaffiora il mito di Faust.

(11) In effetti, e ricorrente l'interpretazione di Campana quale poeta maledetto, eco dei "maudits" francesi, pazzo e anche primitivo. L'interpretazione e contrastata particolarmente da G. Turchetta (1985 e 1988), in una linea critica che si ritrova nella lettura di Campana intrapresa da M. Luzi (1973). Per loro, al contrario, domina nel marradese "un atteggiamento di valorizzazione del mondo e dell'esistente" (Turchetta 1985, 407). Pur ammettendo che Campana e "ben lungi dall'essere riducibile ad un epigono del decadentismo" (390), resta pur vera la presenza di motivi strettamente legati al diffuso maledettismo fin-de-siecle della koine simbolista-decadentista, che Campana riprende piu volte, e adopera nella costruzione dei suoi temi fondamentali.

(12) Si veda soprattutto Genova.

(13) Sono molti i viaggi di Campana prima della sua finale reclusione: per esempio, il viaggio per la Svizzera, Francia, il Belgio e la Germania (maggio-luglio 1906); il viaggio in America della fine del 1907 (Buenos Aires, Rosario, Santa Rosa de Toay, Mendoza, ecc.); il viaggio in Odessa del 1909; e di nuovo un viaggio per Europa agli inizi del 1910. Si vedano P. Ladron de Guevara, e G. Turchetta 1985.

(14) Non riteniamo affatto "modesta" ne "praticamente ininfluente" questa presenza rimbaldiana in Campana, come sostiene G. Turchetta (La cultura di Dino Campana 1985, 373), come cercheremo di dimostrare in questa sede.

(15) Aspetto, questo, particolarmente interessante a proposito di Campana, i cui rapporti con la madre furono, come e ben noto, particolarmente conflittuali.

(16) In questo senso, va ricordata soprattutto La petite promenade du poete, non a caso con un titolo in francese.

(17) Si veda, in modo particolare, Turchetta. La cultura di Dino Campana 1985 a proposito della ripresa del mito di Faust in Campana e del suo significato.

(18) Si veda, per esempio, in Quadres parisiens de Baudelaire, Le crepuscle du soir, Le jeu, oppure, in Les fleurs du mal, Les deux bonnes soeurs.

(19) Cosi in Le soleil, Reve parisien, fra altri esempi.

(20) Si veda la prima delle prose poetiche di Baudelaire, che apre la raccolta dei Poemes en prose: L'etranger.

(21) Per le prose si vedano: Le fou et la Venus, Le crepuscule du soir, La solitude, e per i componimenti lirici: Le mauvais moine o La voix, di Spleen et Ideal.

(22) Si veda la prosa Le crepuscule du soir, e in modo particolare i componimenti Recueillement e Le crepuscule du soir in Quadres parisiens, anche se il tema si fa presente in altri momenti, e persino in collegamento con il motivo, fondamentale, del viaggio: L'invitation au voyage, in Spleen [...], oppure Le voyage nella serie La mort.

(23) Interessante e l'interpretazione di Aldo Pecorano a proposito di questo rinvio, che collega l'ambivalenza emotiva (piacere/dolore) caratteristica di Campana con il mito di Orfeo, morto per azione delle Menadi, e collegato a Lesbos, isola tradizionalmente nota perche la tradizione vi situa l'origine della poesia stessa (AA.VV.: Materiali per Dino Campana 117-46).

(24) Si veda, per esempio, la lettera a Soffici che evidenzia questo influsso e ammirazione, confessato dallo stesso autore (Campana 1978, 125). Nello stesso senso, si vedano le reminiscenze verlainiane nel carteggio con Cecchi, dove echeggia la prima quartina di Parallelement (65), oppure la lettera ad Anstrid Anhfelt, che rinvia direttamente a Sagesse (Campana 1958, 576). D'altra parte, il rapporto stretto con Verlaine in alcuni dei suoi motivi piu ricorrenti ? quale il crepuscolo di sangue, per esempio ? si puo rintracciare anche in altri momenti dello stesso carteggio con S. Aleramo (532).

(25) Probabilmente e giusto intravedere un rapporto fra quest'immagine e il fiume pieno di cadaveri di Arabesco-Olimpia (Campana 1973, II, 284), come propone A. Peconaro in AA.VV.: Materiali per Dino Campana 117-46.

(26) Cosi in Bal des pendus, Rages de Cesars, oppure Oraison du soir, dove, ancora una volta, il maledettismo e l'irrequietezza di animo si combinano con il motivo di un crepuscolo rosso di sangue, quale proiezione dell'animo turbolento del poeta.

(27) Si vedano, per esempio, Mauvais sang, Nuit de l'enfer, Delires (I e II), ecc.

(28) Si vedano anche Turchetta 1985 e Pecorano in AA. VV.: Materiali per D. Campana 117-46.

(29) Cosi in Faenza, oppure a proposito degli zingari in Dualismo [...], personaggi caratteristici non solo per il loro nomadismo, ma anche per la loro armonia con il mondo naturale.

(30) "[...] gettato sull'erba vergine, in faccia alle strane costellazioni io mi andavo abbandonando tutto ai misteriosi giuochi dei loro arabeschi, cullato deliziosamente dai rumori attutiti del bivacco" (Campana 1973, I, 69).

(31) Sarebbe interessante a questo punto rilevare le abbondanti e significative reminiscenze di Nietzsche nell'opera di Campana, un tema che richiederebbe, pero, uno studio piu approfondito (Si veda anche Turchetta, La cultura di Dino Campana 1985).

(32) Per esempio, in Le vin de l'assassin, riappare il parallelismo fra il poeta e il cane randagio, oppure in Le cygne e in Quadres parisiens presentano il carattere di un'allegoria moderna o vuota.

(33) Si veda L'invitation au voyage o Moesta et errabunda, in Spleen et ideal, oppure Le voyage, della serie "La mort".

(34) Cosi, per esempio, gli stessi componimenti suindicati, completati da Le beau navire, che sviluppa lo stesso senso di avventura e di fuga, e da Un voyage en Cythere, sempre con l'idea del viaggio come ricerca dell'Ideale.

(35) Si vedano L'inviation au voyage, oppure Le port, strettamente collegato con Parfum exotique e persino con La chevelure, in Spleen et ideal.

(36) Vanno ricordati in questo senso Depart, in Illuminations, e soprattutto Delires (I e II) e L'impossible, in Un sejour[a], un volume che riassume le varie connotazioni che prende il viaggio in Rimbaud.

(37) Per esempio, il poema Sensation.

(38) Si veda il lungo componimento Soleil et chair, nelle sue varie parti.

(39) Cosi anche in alcuni altri suoi componimenti poetici: Sensation, Au Cabaret-vert, cinq heures du soir, La maline, Ma Boheme.
COPYRIGHT 2002 Annali d'Italianistica, Inc.
No portion of this article can be reproduced without the express written permission from the copyright holder.
Copyright 2002 Gale, Cengage Learning. All rights reserved.

Article Details
Printer friendly Cite/link Email Feedback
Author:Camps, Assumpta
Publication:Annali d'Italianistica
Article Type:Critical essay
Geographic Code:4EUIT
Date:Jan 1, 2002
Words:7478
Previous Article:Images of Dante's exile in 19th-century France.
Next Article:Utopia e disincanto: l'esilio degli intellettuali spagnoli nella diaspora della Guerra Civile.
Topics:

Terms of use | Privacy policy | Copyright © 2019 Farlex, Inc. | Feedback | For webmasters