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Viaggiatori stranieri a Pisa dal Cinquecento al Novecento.

Viaggiatori stranieri a Pisa dal Cinquecento al Novecento. Testi introdotti e tradotti da Marina Bailo, Carlo Carmassi, Mario Curreli, Antonella Magliocchi, coordinatore Luigi Blasucci. Pisa: Nistri-Lischi, 2003.

Questo ampio volume e, come dal titolo, una raccolta di testimonianze di ospiti stranieri nella citta di Pisa, colte nei diari e nelle lettere di novantaquattro viaggiatori, francesi, inglesi, tedeschi e slavi, lungo quasi mezzo millennio di letteratura odeporica da Montaigne (1581) a Stephen Spender (1974). Un solo spagnolo, tra tanti stranieri, Emilio Castelar, che descrive la sua solitidine, in un pomeriggio assolato del maggio 1868, sul Ponte di Mezzo, e dopo essersi chiesto dove siano finiti tutti i Pisani conclude: "Luogo magnifico per un egoista!" Ma vi ha trovato anche "bellissime giovani, con quel colore acceso e quel lustro negli occhi proprio della tisi, accompagnate da persone della loro famiglia che sembrano andar dietro a un corteo funebre o piangere di gia il colpo irrimediabile della morte" (456). Ed e sempre la tisi, per Antonino Bertolotti (1863), archivista e paleografo piemontese, il denominatore comune della citta. Unico rappresentante dei viaggiatori italiani dell'Ottocento alia scoperta dell'Italia, Bertolotti e catalogato nell'ottimo studio bibliografico di Luca Clerici sui Viaggiatori italiani in Italia (Milano: Edizioni Sylvestre Bonnard, 1999), e fa parte della moltitudine di Italiani che scoprono il loro Paese appena riunificato, quasi a confondere il mito, duro a morire, che i testi piu importanti di viaggio in Italia siano staff scritti da viaggiatori stranieri. Nel brano scelto, il nostro serittore descrive appunto, con vivacita ed umorismo, soprattutto i turisti inglesi che percorrono i lungarni a gruppetti, tossendo iusieme e sperando di "trovare [a Pisa] la guarigione" dalla tisi; rossi ed esili individui che ritrova poi nelle chiese, estatici di fronte ai capolavori dell'arte trecentesca. Ma i turisti inglesi ricordano subito a Bertolotti il fantasma di Byron e il ricordo dei suoi amori infelici e delle sventure dena sua giovane esistenza.

Denominatore comune di questa lettura monografica del viaggio in Italia, Pisa, non certo "ombelico del mondo" politico o letterario, resta nondimeno un putuo di riferimento importante, come citta d'arte tra le piu note della penisola, e in tale prospettiva, il viaggio a Pisa pub essere considerato come sintomatico del viaggio in Italia: luogo di meraviglie e, quasi, di miracoli (il che richiarna, appunto, la piazza eponima), citta fascinosa al pari di altre citta italiane, forse piu frequentate, ma non certo piu straordinarie.

Gia a fine Cinquecento Montaigne (3-5) esprimeva i principali motivi d'interesse che Pisa offriva allo straniero, e che altri viaggiatori vi avrebbero continuato a trovare, immutabilmente, per secoli. "Un bellissimo sito e veduta piacevole, ... ornata di diverse spoglie di Grecia e d'Egitto, ... il campanile d'una forma straordinaria, inchinato di sette braccia, ... la chiesa di San Giovanni, ricchissima d'opere famose di scultura e pittura," ma, ed e il rovescio della medaglia, anche "uomini poverissimi, e non manco altieri, inimici, e poco cortesi ai forestieri, e particolarmetue ai francesi" (ma--conclude, correggendosi, Montaigne--"chi e cortese ne fa altri." Tra gli interessi che la citta offre al filosofo francese, "il Comacchino, medico famoso e lettore di Pisa," e annoverato tra le rarita della citta, sede universitaria e quindi putuo di riferimento universale, ma Montaigne, attento frequentatore di fonti termali, non dimentica i bagni vicini a Pisa, nei quali continua a cercare nuovi rimedi ai suoi acciacchi.

Altri visitatori stranieri citati in questa rassegna svilupperanno alcuni di questi elemenii, descrivendo particolari diversi della citta toscana, descrivendone gli ingredienti tipici: ottima posizione geografica, memorie archeologiche, architettura medievale e rinascimentale, gloriose figure universitarie, ma anche difficolta ad abbordare il temperametuo atrabiliare degli autoctoni, che finalmente si rivelano accoglienti. Scegliendo a caso tra i numerosi, avvincenti testi di questa raccolta, alcune lettere che Lord Byron (244-6) scrive da Palazzo Toscanelli, ritroviamo alcuni degli elemetui sopra descritti: il clima piuttosto spiacevole, una rissa con un sergente dei Dragoni, smargiasso e violento, che finisce pugnalato non si sa bene da chi. Ma la brevissima descrizione del "rogo funebre" dei cadaveri di Shelley e di Williams a Viareggio, "su una spiaggia desolata, con le montagne sullo sfondo e il mare davatui, e l'aspetto singolare che il sale e l'incenso conferiscono alla fiamma" (246) richiama il memento struggetue dell'addio del poem agli amici, raffigurato nella tela di Foumier della Walker Art Gallery di Liverpool.

Ben piu lungo, invece, e il brahe del poeta tedesco Ernst Moritz Arndt, al tramonto del Settecetuo. Dopo lunghe pagine di descrizione dei monumetui cittadini, troviamo alcune acute osservazioni sulla parlata pisana ("chiara e priva di artifici, come a Livorno, ... souo assenti il gorgheggio e l'affettazione di [Firenze]"), sulle donne di Pisa ("ho visto in pochi giorni piu bellezze di quante non ne abbia viste durante mesi interi a Firenze," 175) e sui goliardi pisani, quei pochi almeno che sono riusciti ad evitare la coscrizione nelle recenti campagne napoleoniche. Il loro atteggiameto e fondamentalmente meno violetuo di quello che Arndt ha conosciuto a Halle e a Jena; gli studenti pisani si limitano a schiamazzi notturni attorno alle dimore di belle signore invece di ubriacarsi e sfidarsi a duello ("Non e costume far risse sanguinose, bensi strepitare, far rumore e cantare di notre per i vicoli e offendere questo o quen'onesto cittadino, o severo marito, che tiene sotto troppo stretta sorveglianza la graziosa moglie.... A baccanali e orge tedesche non e il caso di pensare, non fa parte del costume italiano. Al massimo si bevono alcuni bicchieri di ponce che qui e a buon mercato," 176). E si potrebbe continuare con una grande varieta di esempi, alcuni persino vivaci e faceti, tutti intelligenti, poiche ciascuno riflette la personalita e il taglio culturale e sociale del viaggiatore.

E, per finire, un passo di John Ruskin, che documenta tristemente l'insensata distruzione di un alfresco trecentesco del ciclo dei miracoli di S. Ranieri, nel Camposanto, colta nel corso di lavori eseguiti scriteriatamente: "Ieri dovevano erigere un monumento a un farmacista, e cosi sono arrivati gli operai e hanno fatto un bel buco nena parete; ovviamente, ogni martellata faceva staccare un altro po' di intonaco den'affresco, gia allentato, e contemporaneamente ha distrutto quanto restava di una testa di Antonio Veneziano. Poi hanno apposto una lapide con il nome del farmacista.... e quindi hanno tirato gia un altro po' di affresco per metterci il busto. Questo l'hanno sistemato in modo da nascondere quello che era rimasto della testa di Antonio, e poi hanno ricoperto ogni cosa di intonaco umido, ed hanno intonacato un'altra mezza iarda della cornice decorata dell'antico affresco ...; e cosi l'hanno lasciata a inumidire tutta la pittura soprastante, per prepararla meglio a venir gin la prossima volta" (337-38)!

Un lavoro che si proponga di offrire testi di narrativa odeporica tratti da opere di tutte le lingue e di vari secoli, e naturale, non puo mirare alla completezza: il materiale a disposizione dei curatori e immenso e disparato e una scelta, soggettiva come in ogni antologia, si e imposta ai curatori che miravano ad offrire ai lettori diversith di approccio e di interessi, freschezza di osservazioni, varieta di opinioni e punti di vista. Mi e parsa una scelta oculata di testi, che offre un'idea variegata di quanto la citta toscana ha dato lungo i secoli ai viaggiatori stranieri.

Il risultato e un ampio volume, elegantemente presentato, ricco di spunti e di tesfi nuovi. Lo considero una lettura affascinante, ma anche e soprattutto un invito a continuare l'approfondimento di tesfi che ci sono nuovi: affrontare queste troppo brevi pagine antologiche potra quindi essere il felice pretesto ad esplorare le opere di questi autori dedicate al resto dell'Italia e a seguire la loro esplorazione del Bel Paese a partire da Pisa, percorrendo nuovi itinerari, soffermandosi in citta diverse per scoprirle attraverso gli occhi di questi viaggiatori intelligenti e curiosi. I testi cosl ben tradotti dagli specialisti dell'universita di Pisa, e le introduzioni bio-bibliografiche, rapide ed essenziali, ci faranno da introduzione e da guida.

Un piccolo neo.Alcune delle illustrazioni risultano sfocate, forse per l'eccessivo ingrandimento delle immagini digitalizzate: una situazione alia quale si sarebbe dovuto rimediare e che non e certo all'altezza dei testi scelti.

LUIGI MONGA

Vanderbilt University
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Author:Monga, Luigi
Publication:Italica
Article Type:Book Review
Date:Mar 22, 2004
Words:1342
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