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Umberto Saba, Pier Paolo Pasolini ed Elsa Morante. Scorciatoie anticanoniche nell'Italia del dopoguerra.

E' accaduto in Italia, per il Canzoniere di Saba, quello che quasi sempre accade per le opere della piu grande poesia: che esse sono troppo moderne ancora, per i loro contemporanei, e devono aspettare, affinche il loro significato si spieghi nella sua pienezza, di essere raggiunte dalle generazioni venture.

Elsa Morante (1)

Intendo proporre un collegamento tra la testimonianza di Umberto Saba alla fine della seconda guerra mondiale e le poetiche di due dei maggiori autori italiani del dopoguerra: Pier Paolo Pasolini ed Elsa Morante. Vorrei cominciare facendo riferimento ad un recente lavoro critico, dedicato al cinema italiano: l'ultimo libro di Millicent Marcus, Italian Film in the Shadow of Auschwitz, inaugurato da un' importante citazione, tratta da La Storia di Elsa Morante. (2) Il rientro dei superstiti del ghetto di Roma, tornati da Auschwitz in Italia dopo la fine della guerra diventa il punto di partenza del discorso critico di Marcus, che scrive: <<This unlistened-to story, this news that made people turn away, shrinking into the attitudes of indifference or outright denial that Primo Levi so fearfully anticipated during the long nights in Auschwitz, has been the story of Italy's relationship to Holocaust history from the end of the Second World War through the 1980s>> (14-15). (3)

Alla fine della guerra il poeta triestino Umberto Saba si trovava a Roma, tra i testimoni di un'epoca che si cercava di superare, e di cui si celebrava la fine. Rivolgendosi ai lettori della <<Nuova Europa>> (4)--la rivista che per prima accolse la sua testimonianza--egli scrisse un libriccino favoloso ed inattuale, una raccolta di aforismi e prose, pubblicato poi in volume da Mondadori nel 1946, Scorciatoie e raccontini. (5)

Il 1945 fu un anno particolarmente fecondo per Saba: si dedico alla stesura di Storia e cronistoria del Canzoniere e pubblico il Canzoniere. Era una tregua concessagli dalla nevrosi, che, come documentano le lettere di quegli anni, era stata esacerbata durante la guerra e la campagna razziale da ricorrenti crisi suicidarie. (6) A proposito di Scorciatoie Saba scriveva a sua figlia Linuccia: <<E' piu che un libro; e il libro del Novecento, come Candide fu il libro nel quale si assomma il Settecento. Pochi, assai pochi lo capiranno. Ma l'opera e vitale ... cosi come lo fu il tuo povero padre>> ("A Linuccia" 137). Frutto di una contingenza storico-esistenziale d'eccezione, il libro venne apprezzato inizialmente, ma non raggiunse mai quella ricezione nazionale che Saba avrebbe auspicato: inaugurare in Italia un dibattito e una retorica nuovi, in primis sconfiggere la resistenza alla psicanalisi. (7) Rispondendo a un intervento di Benedetto Croce, nell'ambito di una <<Inchiesta sulla psicanalisi>> inaugurata nel 1946 dalla <<Fiera Letteraria,>> Saba scriveva:
   Se queste cose non possono essere capite che attraverso una
   personale esperienza a che serve enunciarle? Non pretenderai mica
   che tutti gli uomini, a incominciare da Benedetto Croce, si
   sottopongano ad un'analisi? [...] Come abbiamo gia detto nel breve
   libro [...] che s'intitola Scorciatoie e raccontini [...], l'uomo e
   ancora, a giudicare dalle sue credenze, reazioni, illusioni, stati
   d'animo, ecc., un piccolo bambino, piu vicino, si direbbe, ai
   cinque che ai sei anni d'eta. Deve naturalmente superare la crisi e
   diventare adulto. [...]. Copernico-Darwin-Freud ... abbiamo
   nominate le tre grandi tappe del pensiero moderno. Se qualche poco
   l'uomo ha capito di se stesso e dell'universo, del quale e parte, e
   ad essi, e non a Kant o a Hegel che Io deve. Delle tre scoperte, la
   piu importante, quella che ci tocca infinitamente piu da vicino, e
   dalla quale nessuno puo piu astrarre e la psicanalisi. In suo
   confronto anche una grande rivoluzione politica e sociale--quale,
   p. es., la rivoluzione russa--non e che una rivoluzione in
   superficie (8).


Scorciatoie ebbe dei lettori d'eccezione--e tra questi ci fu Primo Levi che, in una lettera del 1949, scrisse a Saba di aver trovato indicati in quel libro i temi e problemi nuovi rimasti aperti e irrisolti dopo la guerra: <<[...] non creda che mi sia occorso tutto un mese per leggere Scorciatoie; l'ho letto invece con grande rapidita, mi e parso subito finito, e vi ho ritrovato molto del mio mondo. Non del Lager, voglio dire; meglio, non solo del Lager [...] vi ho trovato tutti o quasi i temi nuovi che attendono svolgimento, e i problemi nuovi che attendono soluzione [...] Ma tutto questo mi ha toccato meno di quel Suo coraggio, di quella Sua avidita vigile ... di nulla lasciare inesplorato, di tutto sollevare dal buio del sottosuolo alla luce della consapevolezza.>> La consapevolezza di cui Levi parla e la coraggiosa consapevolezza intellettuale, di cui Saba si fece portavoce, proponendo una lettura della realta dell'immediato dopoguerra in termini di crisi di crescenza: <<Allora la verita puo essere questa: la crisi attuale e una crisi di crescenza, ed una delle piu ardue ad essere superate>> (Scorciatoie e raccontini 23). Facendo proprie le lezioni di Darwin e di Freud, in Scorciatoie Saba leggeva la storia europea recente, la guerra e l'olocausto, utilizzando un <<genere nuovo,>> (123) che sarebbe rimasto incompreso da molti dei suoi stessi amici e contemporanei--perche considerato infantile: (9)
   Quelli, e sono molti, che credono, oggi ancora, che le guerre
   scoppiano per motivi economici, fanno come chi dicesse che i
   tedeschi hanno asfissiati cinque milioni e mezzo di ebrei allo
   scopo di ricavarne concime. Li hanno asfissiati per altri motivi
   (per qualche oscura reazione fisica, da birreria); una volta
   uccisi, ne hanno--e perche no?--sfruttati i cadaveri a vantaggio
   del (nuovo) popolo eletto. Le guerre si combattono perche l'uomo e
   un animale aggressivo; il piu aggressivo, forse, della creazione
   (32).


Nel 1933 era stato pubblicato, in tedesco e francese, un carteggio tra Albert Einstein e Sigmund Freud, in cui--su invito dell'Organizzazione internazionale per la cooperazione intellettuale della Societa delle Nazioni si rifletteva sull'origine della guerra, e sui possibili rimedi: si cercava un farmaco. La posizione di Freud, sulla scia dell'analisi delle pulsioni ch'egli aveva espressa in Al di la del principio del piacere (1920), e estremamente pessimista--e lascia all'utopia l'ottimismo delle soluzioni e delle alternative alla guerra. (10) Forse Saba era a conoscenza del carteggio, certamente conosceva le teorie freudiane e aveva cercato di divulgarle tra gli intellettuali italiani--in un clima decisamente ostile alla psicanalisi--senza mai essere preso in seria considerazione. (11) Per Saba l'esperienza diretta dell'analisi era un elemento imprescindibile della nuova, rivoluzionaria forma di conoscenza, corne scrisse subito a Giacomo Debenedetti: <<la psicanalisi e una delle piu grandi cose che siano state scoperte in questo secolo: e pero una cosa della quale non si puo farsi un'idea senza essere analizzati. Le letture a se non servono>> ("Lettera a Giacomo Debenedetti" 102).

Paola Capozzi e Vittorio Lingiardi identificano nell'analisi che Saba fece con Weiss a Trieste (1929-1931) un momento significativo nella storia della psicanalisi in Italia allora ai suoi esordi: <<In some ways, the official account of the Weiss-Saba case exemplifies both the beginnings of psychoanalysis in Italy, and at the same time contains all the ingredients that make up the "Italian" relationship between psychoanalysis and homosexuality that remained unaltered right up to the 1990s: deafening silence and affectionate welcome>> (96). Il dopoguerra avrebbe riservato a Saba il benificio degli strumenti conoscitivi derivatigli dalla psicanalisi (12--unito all'amara consapevolezza di essere stato ridotto nuovamente al silenzio, soprattutto nella sua Trieste, come egli scrisse a Weiss nel 1952:

Oggi mi sono di nuovo ridotto al silenzio (come al tempo fascista); io non posso ne collaborare coi preti, ne mettere il mio nome vicino a certi altri. E devo ogni giorno scrivere lettere di rifiuto a destra e a sinistra [...] ed avrei tante cose da dire ... Ma sono cose che nessuno vuol sentire, che nessuno nemmeno pubblicherebbe. Mi sfogo a scrivere lettere agli amici, lettere che un giorno forse verranno raccolte. Dico "forse', perche non si sa corne andra a finire questa povera Europa ("A Edoardo Weiss" 210-211). (13)

Tra i primi lettori di Scorciatoie ci fu anche Pier Paolo Pasolini. Il Canzoniere 1921 era stato citato nelle prose che Pasolini avrebbe tenuto nel cassetto per tutta la vita--e che saranno pubblicate postume (Amado mio e Atti impuri)--cosi come era stato un'ispirazione per la sua poetica friulana, e l'accostamento al dialetto/diletto. (14) Fu Nico Naldini a fargli leggere Scorciatoie: gliene presto una prima edizione autografa comperata a Trieste, dove studiava. La prima reazione di Pasolini fu quella di accostare Saba a Pascoli--e alla poetica del Fanciullino che egli aveva analizzata nella tesi di laurea. (15) Si tratta di un testo che agira profondamente nell'immaginario pasoliniano--per vie del tutto indipendenti rispetto al collegamento con Pascoli--e che verra citato ripetutamente. Alcune di queste citazioni indicano un'importante direzione, che identifica in Saba un maestro a cui rispondere sul piano del coraggio morale e civile, oltre che su quello della poesia. In occasione dei settant'anni del poeta triestino, Pasolini scrisse:

Saba e il piu difficile dei poeti contemporanei [...]. Cosi Saba ha patito per anni l'ingiustizia di essere considerato da molti suoi coetanei e da molti giovani delle generazioni seguenti [...] come un poeta anacronistico [...]. Ma quanto sia sterminata l'esperienza di Saba di questo meccanismo dei sentimenti, quanta coscienza ci sia in lui, quanta pratica di laboratorio, lo stiano a dimostrare sia i lunghi, stupefacenti commenti al Canzoniere, sia il libretto mondadoriano di Scorciatoie e raccontini [...] Allora bisognera dire che e la psicologia di Saba che e difficile: che lo sono i suoi sentimenti (nel senso che sono complicati, ambivalenti, prodotti di un pathos interiore di quasi impossibile enunciazione [...]. C'e voluto questo dopoguerra perche Saba cominciasse a essere piu largamente e comunemente capito: intendiamo in specie l'immediato dopoguerra, se ora certi vecchi pregiudizi stanno rioccupando il terreno perduto, e le promesse di quella vita, che ricominciava dopo il diluvio, sono andate pian piano insabbiandosi ("Saba: per i suoi settant'anni" 376-377).

E' importante ricordare che il testo forse piu straordinario di Saba, Ernesto, un romanzo incompiuto, era stato scritto di getto l'anno prima, tra maggio e giugno 1953, e che il suo manoscritto sarebbe circolato negli ambienti letterari senza attendere la pubblicazione postuma, nel 1975. Elsa Morante ne parla in uno scritto del 1961 a proposito di erotismo e letteratura (<<Sull'eratismo in letteratura>> 90). (16) Pasolini lo cita nel 1974 in una recensione. (17) Negli anni '40 Pasolini citava il Canzoniere 1921 con riferimento al mondo delle proprie emozioni e pulsioni piu profonde, in friulano e italiano, come in questo famoso passaggio dei Quaderni rossi, in cui Pasolini si appropria forse inconsciamente del Saba di A mamma (<<Guardi fanciulli con nudi i ginocchi/ forti, con nuove in attoniti occhi/voglie, che tra i sudati/giochi nacquero a un tratto in cuore ai piu>>):

Fu a Belluno, avevo poco piu di tre anni. Dei ragazzi che giocavano nei giardini pubblici di fronte a casa mia, piu di ogni altra cosa mi colpirono le gambe soprattutto nella parte convessa interna al ginocchio, dove piegandosi correndo si tendono i nervi con un gesto elegante e violento. Vedevo in quei nervi scattanti un simbolo della vita che dovevo ancora raggiungere: mi rappresentavano l'essere grande in quel gesto di giovanetto corrente. Ora so che era un sentimento acutamente sensuale. Se lo riprovo sento con esattezza dentro le viscere l'intenerimento, l'accoratezza e la violenza del desiderio. Era il senso dell'irraggiungibile, del carnale--un senso per cui non e stato ancora inventato un nome. Io Io inventai allora e fu teta veleta. Gia nel vedere quelle gambe piegate nella furia del gioco mi dissi che provavo teta veleta, qualcosa come un solletico, una seduzione, un'umiliazione (Naldini XVI).

Umberto Saba ha rappresentato per Pasolini--e per la Morante--un modello assoluto di integrita: un poeta che ha dovuto superare con la propria resistenza individuale ogni possibile pregiudizio. Esiste un filone di temi--i temi e problemi nuovi di cui scriveva Levi--in cui la lezione di Scorciatoie persiste e sfocia nel Pasolini degli anni '60, nelle tragedie e nella sua poesia, (18) cosi come nel poema cinematografico La rabbia (1963) (19) e nell'inchiesta Comizi d'amore (1965). Sono gli anni in cui Pasolini manifesta il suo sconforto crescente per il conformismo degli italiani. In Comizi d'amore, un'indagine sulla sessualita nell' Italia del post-legge Merlin (1958), l'obiettivo di Pasolini era quello di parlare apertamente di educazione sessuale. UItalia era un paese in cui--fino alla chiusura delle case chiuse--le prostitute iniziavano spesso all'eterosessualita i ragazzi--come accade ad Ernesto nel romanzo di Saba--e l'omosessualita veniva tollerata secondo la regola del "don't ask don't tell" (Capozzi e Lingiardi 94). (20) Pasolini aveva scelto per se una strada diversa, segnata da quello che egli avrebbe sempre definito un <<profondo trauma iniziale,>> come ricorda in occasione della pubblicazione di Poesia in forma di rosa: <<Sono momenti destinati necessariamente alla frammentarieta [...]: frammentarieta nel contingente biografico, ossia l'angoscia di una vera e propria persecuzione, attraverso mostruosi processi, e la regressione conseguente su posizioni predestinate da un profondo trauma iniziale.>>

Nel 1967, a distanza di circa vent'anni dalla prima lettura di Scorciatoie, Pasolini se ne riappropria in una forma affascinante--nell'ambito di un'intervista televisiva a cura di Fernaldo Di Giammatteo, girata nella sua casa romana dalla Radiotelevisione svizzera (Le confessioni di un poeta). L'intervistatore fa riferimento ai crescenti attacchi che Pasolini, ormai famoso, subiva da parte dei media nazionali. Pasolini risponde individuando le caratteristiche della societa italiana in questi termini: <<Questa specie di persecuzione o di linciaggio nei miei riguardi sono dovuti in Italia a due elementi della societa italiana, cioe il moralismo e il qualunquismo. Evidentemente la mia opera di romanziere e di poeta urta non soltanto i moralisti, o non soltanto i qualunquisti ma gli uni e gli altri. E questa abbietta alleanza, in fondo, che ha suscitato certe reazioni smodate nei miei confronti.>>

Il tema dell'aggressivita (letta attraverso Darwin e Freud) era stato al centro del dibattito che Saba voleva inaugurare con Scorciatoie nel 1945, discutendo della "pace" in Europa e della <<crisi di crescenza.>> Nella Scorciatoia 23 aveva scritto: <<[Uuomo] preferisce essere ucciso uccidendo, che uccidersi da se, nel silenzio della propria stanza.>> Nella Scorciatoia 76, intitolata RIMA OBBLIGATA e datata Roma, Aprile 1945 analizzava: <<Dieci anni ancora di fascismo, nazismo, razzismo e si regrediva tutti (vero alla lettera) al cannibalismo.>> Nella Scorciatoia 93, intitolata FAVOLETTA, faceva ricorso all'esperienza diretta dell'analisi e raccontava un aneddoto relativo al dottor Weiss: <<Se tu fossi (cosa, per tua fortuna, impossibile) completamente sprovveduto di istinto aggressivo, e una tigre ruggente ti si avventasse contro, ti lasceresti divorare senza nemmeno capire quello che ti sta succedendo. (La invento per me, e per la necessita di una sua dimostrazione, il dott. Weiss)>>

Pasolini non era mai entrato in analisi, ma accettava la spiegazione che la psicanalisi freudiana dava dell'omosessualita, e la difendeva dalla banalizzazione di <<anormalita>> rispetto a <<normalita>> ("M. Daniel--A. Baudry" 490). (21) Nell'intervista di Di Giammatteo, alla domanda: <<Quale segno lascia questa aggressivita dentro di lei?>> Pasolini risponde riferendosi a Saba in questi termini: <<Ma, devo dire che mi da dei forti traumi immediati, ma che non lasciano poi fondamentalmente traccia [...] Potrei dirle, con Saba, che ci sono certi animali che vengono mangiati, e mentre vengono mangiati non fanno tanta pieta perche, in realta, dice Saba, desiderano di essere mangiati. Ora puo darsi che io sia uno di quegli animali che desiderano essere mangiati e quindi provochi l'appetito degli altri>> (Sott. mia). Ancora una volta Pasolini fa riferimento a Saba in termini autobiografici. In un'intervista successiva, Pasolini cosi ricorda una sensazione della propria infanzia, da lui collegata al suo rapporto con il cinema:

Ma posso dirle del mio primo rapporto con il cinema, a cinque anni, per quello che ne ricordo. Fu una cosa strana e conturbante, e certo con un risvolto erotico-sessuale. Ricordo che guardavo un depliant pubblicitario reclamizzante un film, in cui era raffigurata una tigre che faceva a brani un uomo. Ovviamente la tigre stava sopra all'uomo, ma per qualche ignota ragione a me, nella mia fantasia di bambino, sembrava che la tigre avesse gia mezzo ingoiato l'uomo. [...] Cosi, quell'immagine della tigre che divorava l'uomo, immagine masochistica e forse cannibalesca, e la prima cosa che mi e rimasta impressa ("Pasolini su Pasolini" 1303).

Il tema dell'essere mangiati e parte centrale della poetica pasoliniana, e trova nel film Uccellacci e uccellini (1966) un momento chiarificatore e ironico. Il corvo mangiato da Toto e Ninetto e cosciente del suo destino: <<I maestri sono fatti per essere mangiati in salsa piccante>> ("Per il cinema" 802-803). (22) In questa battuta il corvo esprime con ironia la contraddizione del momento storico che il film intende analizzare. E' solo a partire dagli anni '60--come osserva Robert Gordon in un suo saggio ("Pasolini as Jew, Between Israel and Europe")--che Pasolini parla apertamente di antisemitismo. In Bestia da stile lo fa associando la sua vicenda autobiografica (il suo Edipo, se vogliamo usare ancora le razionalizzazioni mitiche della psicanalisi) alla storia di suo padre e sua madre--alla storia della seconda guerra mondiale: <<La neve ha odore di piscio, siete voi che puzzate,/porci Ebrei! Ma Hitler si sta impomatando i capelli!>> (781). Perche? Perche i problemi del poeta negli anni '60 sono ancora gli stessi, rimasti aperti e irrisolti. Nel poema cinematografico La Rabbia, Pasolini li aveva elencati:
   Cos'e che rende scontento il poeta? Un'infinita di problemi che
   esistono e nessuno e capace di risolvere: e senza la cui
   risoluzione la pace, la pace vera, la pace del poeta, e
   irrealizzabile. Per esempio: il colonialismo. Questa anacronistica
   violenza di una nazione su un'altra nazione, col suo strascico di
   martiri, di morti. O: la fame, per milioni e milioni di
   sottoproletari. O: il razzismo. Il razzismo come cancro morale
   dell'uomo moderno, e che, appunto come il cancro, ha infinite
   forme. E' l'odio che nasce dal conformismo, dal culto della
   istruzione, dalla prepotenza della maggioranza. E' l'odio per tutto
   cio che e' diverso, per tutto cio che non rientra nella norma, e
   che quindi turba l'ordine borghese. Guai a chi e diverso! questo il
   grido, la formula, lo slogan del mondo moderno. Quindi odio contro
   i negri, i gialli, gli uomini di colore: odio contro gli ebrei,
   odio contro i figli ribelli, odio contro i poeti. Linciaggi a
   Little Rock, linciaggi a Londra, linciaggi in Nord Africa; insulti
   fascisti agli ebrei (13).


Le Eumenidi non bastano a salvare la realta del dopoguerra. Nel 1966 Pasolini racconta la storia di Pilade, L'amico di Saba: <<io son Pilade io son colui che tace/la propria pena per l'altrui, che dico/il vero, e mento per salvar l'amico,/temprando il suo furor con la mia pace>> (Saba, "L'amico" 269). Pilade, la tragedia di Pasolini comincia con un Prologo in cui ritorna l'attacco dei Pisan Cantos di Ezra Pound: (23)

Piazza della citta di Argo CORO I corpi di Clitennestra e di Egisto sono rimasti per molti giorni qui, nella piazza, sotto il sole. Li abbiamo guardati, abbiamo ricordato il nostro passato, l'antico regime [...] Ma come poi accade in questi casi, col silenzioso consenso di tutti, qualcuno infine si decise a sotterrarli. Cosi la piazza centrale della citta Ha finito col ritornare quella di sempre (Affabulazione Pilade 117).

Il tema della memoria--di quale memoria--collega, pur nella complessita delle diverse esperienze personali--e della loro amicizia--la testimonianza e l'opera di Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini nel dopoguerra. Il collegamento a Saba e per entrambi fonte di energia positiva--<<il caro e felice Saba>> scriveva la Morante--e di una possibilita sempre presente di resistenza individuale. Se nel 1954 Pasolini scriveva di un <<poeta anacronistico>> agli occhi di molti dei suoi contemporanei, alla notizia della morte di Saba, nel 1957, Morante si soffermava sul privilegio di essergli stata contemporanea:

<<Forse ancora pochi Italiani sanno intendere quale privilegio sia stato, per loro, essere contemporanei di Umberto Saba. E' per me un motivo di onore, e di consolazione, di trovarmi tra questi pochi [...] Non esiste, ch'io sappia, oggi, nessun'altra poesia, nella quale, come in questa, tutte le scoperte psicologiche, e perfino sociali, della nostra epoca, si sviluppino, nelle loro diramazioni e nei loro nodi, fino all'aprirsi del canto limpido e perfetto>> (Il poeta di tutta una vita 33-34).

Elsa Morante esprime in queste parole l'enorme rispetto per Saba, la sua devozione: devota la ricordava la moglie di Saba, l'amata Lina. (24) Scrivendo della <<sincerita difficile e disinteressata di Saba>> (Il poeta di tutta una vita 34), (25) Morante si ricollegava anche alla propria poetica e alla sua stessa voce, quella degli esordi, che il suo primo grande critico, Giacomo Debenedetti, aveva riconosciuto inequivocabili:

Nel 1937, mi occupavo della parte letteraria del settimanale Il Meridiano di Roma, quando arrivo in redazione un racconto intitolato L'uomo dagli occhiali. A una semplice scorsa, risultava subito che li c'era qualcuno per cui scrivere era la faccenda seria della vita. Quel qualcuno era Elsa Morante. Nel suo racconto, una visione del mondo turbatissima, sconcertante, garantiva gia tutte le stigmate della coerenza e della necessita. La realta vi appariva in una specie di sfocatura, che era poi un modo di tenere le cose incredibilmente a fuoco: non saprei dirlo altrimenti ("L'isola della Morante" 113).

Morante ha realizzato con il romanzo L'isola di Arturo quello che non era riuscito ad Alberto Moravia con Agostino, secondo Saba <<un libro che non avrebbe dovuto essere scritto. INSUDICIA AMORE>> (Scorciatoie 115). Sin dall'epigrafe, un verso de Il fanciullo appassionato (<<Io, se in lui mi ricordo, ben mi pare>>), Morante aderisce alla sapienza poetica di Saba, (26) la realizza nella forma a lei piu congeniale, il romanzo, includendo e sublimando un ingrediente inquietante, la misoginia: <<Io non credo alla donna. Alcun insulto/non le faccio, se dico/ che se l'uomo ha un nemico/ questo e ancora la donna/ Ella in occulto/tesse la fila eterna abbominanda/di nascite e di morti/ causa le male sorti,/ ed ogni suo negozio a un fine manda/ di copula e di letto>> (Saba, "Io non credo alla donna" 290). Saba era stato un appassionato lettore di Sesso e carattere di Otto Weininger, (27) che associava il tradimento alla natura delle donne--passiva, flessibile, plastica--e degli ebrei. Morante se ne ricordera sempre nel rappresentare i suoi personaggi femminili: Nunziatella, Ida, fino alla splendida Aracoeli, la protagonista del suo ultimo romanzo. (28) In proposito Morante e chiarissima: <<Soltanto tre cose hanno contato e contano per me: l'amore, i bambini, i gatti ... Mi piacciono molto anche le madri, le vere madri. Ho un grande amore per la donna semplice. Non amo molto le femministe perche ritengo che la donna sia una creatura necessaria all'umanita, agli uomini. Amo molto le donne come Nunziatella dell'Isola di Arturo, come Aracoeli. Mica tanto le signore borghesi o le intellettuali. Forse e un peccato>> (Schifano 7). Si potrebbe dire che in Aracoeli, l'epigrafe dell'Isola di Arturo valga ancora, ma gli occhi dell'autrice si spostano sulla terza strofa de Il fanciullo appassionato, l'ultima: <<Meglio in un lungo avventuroso sogno/il suo ben corrucciato occhio s'interna.>>

La conclusione dell'Isola di Arturo, che tanto era dispiaciuta a Debenedetti ("Uisola della Morante"), trova in Aracoeli le sue ragioni. Manuele, figlio di Aracoeli nel romanzo, era cresciuto corne Arturo negli anni del fascismo: aveva visitato Roma per l'ultima volta alla fine della guerra, nell'estate del 1945. In quell'occasione, aveva avuto una dolorosa <<rivelazione>>--una condensazione onirica che rimanda al Picasso di Guernica:
   Sono passati trentasei anni da quando mia madre fu sepolta nel
   cimitero di Campo Verano, a Roma (mia citta natale). Io non sono
   mai stato la dentro a visitarla. [...] Uultima volta che ci andai,
   fu nella prima estate del 1945, alla fine della guerra. Avevo
   allora tredici anni (ma era come ne avessi ancora dieci). E in
   quella occasione [...] venni a conoscere che durante un
   bombardamento aereo sulla citta, anche il campo Verano era stato
   devastato dalle bombe [...] Seppi pure il giorno e l'ora del
   bombardamento: era stato sul mezzogiorno, il 19 luglio 1943. E da
   allora, nelle mie vision/, quell'ignoto campo mi si rappresente in
   un'ora tissa canicolare (sapevo che in lingua spagnola verano
   significa estate). Una foresta di fumo e d'incendio, da cui mia
   madre fuggiva impaurita, sporca di sangue, nella stessa camicia da
   notte spiegazzata che portava quando la visitai per l'ultima volta
   (6). (29)


Manuele e un personaggio che vede ancora con gli occhi di <<qualcuno per cui scrivere era la faccenda seria della vita>>--e in Aracoeli Elsa Morante attraversa e rappresenta fino in fondo le pulsioni che Arturo aveva raccontato solo parzialmente nelle sue "Memorie di un fanciullo."

Vorrei concludere facendo riferimento a un bell'articolo di Gloria Guidotti, "Uintraducibile della Storia di Elsa Morante nella Spagna del 1976." Le vicende della traduzione in Spagna del romanzo e della censura a cui fu sottoposto ci danno la misura <<della coerenza e della necessita>> (Debenedetti) della scrittura della Morante negli anni del dopoguerra. La Storia fu pubblicato nel 1974, passato il <<grief work>> a cui fa riferimento Millicent Marcus nel suo libro (17). (30) In Aracoeli Elsa Morante condensa lo spazio e il tempo del suo percorso autobiografico, ed e alla morte di Franco in Spagna--alla morte di Pasolini in Italia--che fa riferimento per raccontare la sua ultima storia. Se e vero allora che e da una <<zona oscura (l'umiliazione famigliare, sociale, sessuale) che si alzano le cattedrali misteriose>> (Berardinelli 114) della scrittura di Elsa Morante, e anche vero che esistono dei modelli di resistenza e conoscenza cui affidarsi, che indicano--per tutti--la strada da percorrere contro ogni forma di oppressione e di censura. Morante testimonia del privilegio di essere stata contemporanea di Umberto Saba anche in Aracoeli, romanzo cominciato nel 1976, l'anno in cui partecipo al Convegno <<La cultura spagnola fra ieri e domani>> (Guidotti 167). (31)

OPERE CITATE

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Ara, Angelo e Claudio Magris. Trieste: Un'identita di frontiera. Torino: Einaudi, 1987.

Bardini, Marco. Morante Elsa. Italiana. Di professione poeta. Pisa: Nistri-Lischi, 1999.

Bazzocchi, Marco Antonio. Corpi che parlano: il nudo nella letteratura italiana del Novecento. Milano: Mondadori, 2005.

Berardinelli, Alfonso. "Elsa Morante e il sogno della cattedrale." Casi critici. Dal postmoderno alla mutazione. Macerata: Quolibet, 2007.

Capozzi, Paola e Vittorio Lingiardi. "Happy Italy? The Mediterranean Experience of Homosexuality, Psychanalysis, and the Mental Health Professions." Journal of Gay and Lesbian Psychotherapy. 7 1/2 (2003): 93-116.

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Debenedetti, Giacomo. "L'isola della Morante." Intermezzo. Milano: Mondadori, 1963. 101-125.

--. "L'isola della Morante." Intermezzo 101-125.

--. "La sua quinta stagione." Intermezzo 81-98.

Fortini, Franco. Attraverso Pasolini. Torino: Einaudi, 1993.

Freud, Sigmund. Perche la Guerra. Milano: Bollati Bollinghieri, 1975.

Gordon, Robert. "Pasolini as Jew, Between Israel and Europe." The scandal of self-contraduction. Pasolini's multistable subjectivities, geographies, traditions. A cura di Luca di Biasi, Manuele Gragnolati, e Christoph Holzey. Vienna: Turia + Kant, 2012.37-58.

Gragnolati, Manuele e Sara Fortuna, a cura di. The Power of Disturbance: Elsa Morante's Aracoeli. Oxford: Legenda, 2009.

Guidotti, Gloria. "Uintraducibile della Storia di Elsa Morante nella Spagna del 1976." Cuadernos de Filologia Italiana. 2 (2004): 167-176.

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Lavagetto, Mario. La gallina di Saba. Torino: Einaudi, 1974.

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NOTE

(1) Elsa Morante, Il poeta dt tutta una vita, inizialmente stampato nel notiziario Einaudi 1957, in occasione della ristampa del Canzoniere, pot in <<Il Punto,>> 31 agosto 1957, con l'aggiunta delle righe preliminari scritte per la morte dt Saba, avvenuta il 25 agosto 1957, infine in Elsa Morante, Pro e contro la bomba atomica, Milano, Adelphi, 1987, pp. 31-39, edizione da cui cito, pp. 33-34.

(2) La citazione si trova nel capitolo primo, Weak Memory: From the End of the Second World War to the End of the Cold War, with a Foray into the 1990s, ibid., p. 13: <<Erano figure spettrali come numeri negativi, al di sotto di ogni veduta naturale, e impossibili persino alla comune simpatia. La gente voleva rimuoverli dalle proprie giornate come dalle famiglie normali si rimuove la presenza dei pazzi, o dei morti [...]. Presto essi impararono che nessuno voleva ascoltare i loro racconti,>> Elsa Morante, La storia, Torino, Einaudi, 1974, p. 377.

(3) Per evidenziare questo gap temporale e questa reticenza, Marcus osserva quindi un paradosso: il cinema d'impegno italiano del dopoguerra (Rossellini, De Sica, Visconti, i Taviani, il primo Bertolucci e Pasolini) <<revelled in temi sgradevoli [...]. Far from avoiding unresolved social issues, Italian cinema offered itself as the medium for raising them [...]--the movie screen as collective sounding board for the acknowledgement, through representation, of the tensions and contradictions at the basis of the Italian national self.>>

(4) La <<Nuova Europa,>> settimanale di politica e letteratura, fu fondato a Roma nel 1944 da Luigi Salvatorelli. Nel 1945 accolse rispettivamente: Alcune scorciatoie (18 marzo); Altre scorciatoie (8 aprile); Terze scorciatoie (29 aprile); Quarte Scorciatoie e un raccontino (27 maggio); Quinte scorciatoie (24 giugno); Ultime scorciatoie e un raccontino (29 luglio).

(5) Umberto Saba. Scorciatoie e raccontini. Milano: Mondadori, 1946, poi 1963. La seconda edizione e comprensiva delle sino ad allora inedite Primissime Scorciatoie (1934-35). In una lettera all'amico triestino Nello Stock (Roma, 12 Aprile 1945), Saba scriveva: <<Tu saprai [...] che adesso scrivo (e pubblico nella <<Nuova Europa>>) Scorciatoie. Sono delle prose, specie di aforismi; ciascuno dei quali e [...] un condensato di molte esperienze. Sono molto piaciute (e sono uscite fino ad oggi due serie [...],>> in Umberto Saba, La spada d'amore. Lettere scelte 1902-1957, a cura di Aldo Marcovecchio. Presentazione di Giovanni Giudici, Milano, Mondadori, 1983, p. 130.

(6) Dell'edizione 1946 di Scorciatoie, Giacomo Debenedetti ricorda: <<Questo volume posso testimoniare di averlo visto nascere pagina dopo pagina nell'inverno '44-'45: Saba me lo leggeva giorno per giorno, ne godeva come di un'ispirazione nuova e anche per lui sorprendente. Da Firenze. Dove aveva passato il periodo dell'occupazione tedesca, egli era venuto allora a Roma ("avevo Roma e la felicita ...'),>> cf. Giacomo Debenedetti, Per un gruppo di lettere, <<Nuovi Argomenti,>> 41, Novembre-Dicembre 1959, pp. 1-8, poi in Id. Intermezzo, Milano, Mondadori, 1963, p. 71. Si legga inoltre Arrigo Stara, introduzione a Giacomo Debenedetti: lettere a Umberto Saba 1946-1954, in <<La Rassegna della letteratura italiana,>> LXXXIX, 2-3, maggio-dicembre 1985. pp. 382-393. p. 386: <<Dopo la tormentosa esperienza della guerra e della campagna razziale, dopo l'esilio fiorentino, Saba era arrivato a Roma all'inizio del 1945. Qui, durante l'anno della sua "felicita," i rapporti con Debenedetti erano stati intensi e quasi quotidiani. Per Saba e il periodo di quella nuova "saggezza" che fa da sfondo sia all'impresa di proporre il Canzoniere in una veste finalmente definitiva, sia a quella di stendere le Scorciatoie e raccontini e di proseguire il pamphlet aposcrifo di Storia e Cronistoria.>> Sul periodo che Saba aveva passato in clandestinita a Firenze (1943-44) prima di recarsi a Roma, si veda la testimonianza di Ottavio Cecchi, L'aspro vino di Saba, Milano, Scheiwiller, 1967.

(7) In una lettera del 1949 al suo psicanalista, il dottor Edoardo Weiss, Saba avrebbe ricostruito: <<Io sono cominciato a rinascere il giorno nel quale l'ho conosciuta, e tutto il mio pensiero, tutta la mia "Weltanschauung," li devo a lei. In Storia e cronistoria del Canzoniere [...] parlo molto di lei [...] Scorciatoie poi sono quasi tutte sue; di mio ci ho messo "lo stile." (Detto tra parentesi Scorciatoie non ebbero quasi nessun successo [...]).>> Per una lettura storica di Scorciatoie, si veda E. Janulardo, <<Saba: Scorciatoie dopo Majdanek.>>

(8) Uintervento di Saba fu ail'origine del carteggio con lo psicanalista Joachim Flescher, che il 31 agosto 1946 gli scrisse: <<La Sua risposta a Croce mi ha commosso tanto essa si distanzia non dico dalle critiche degli oppositori ma dalle stesse tiepide od incerte concessioni che i cosidetti 'simpatizzanti' usano di fare della psicanalisi. (Non parlo degli psicologi o degli psichiatri in Italia la cui ignoranza dell'argomento e incommensurabile)>> cf. Umberto Saba, Lettere sulla psicanalisi, a cura di Arrigo Stara, Milano, SE, 1991, p. 11. Flescher aveva partecipato all'<<Inchiesta sulla psicanalisi,>> in <<Fiera Letteraria,>> 25 luglio 1946, a. I, n. 16, cui Benedetto Croce rispose con una <<lettera al direttore,>> in <<Fiera Letteraria,>> 8 agosto 1946, a. I, n. 18, che suscite l'intervento di Saba. pubblicato in <<Fiera Letteraria,>> 5 settembre 1946, a. I, n. 22. Gli scritti di Saba e Croce si possono leggere entrambi in Mario Lavagetto, Per conoscere Saba, Mondadori, Milano, 1981, pp. 414-422 e pp. 422-423. Su Saba e la psicanalisi, si veda Anna Maria Accerboni, Trieste nella psicoanalisi: prigionieri in riva al mare: voci e immagini, Trieste, LINT, 2002; Mario Lavagetto, La gallina di Saba, Torino, Einaudi, 1974; sui primi rapporti epistolari tra Saba e Croce (1911), Ibid, p. 23.

(9) Con Giacomo Debenedetti Saba interloquisce polemicamente e affettuosamente in Scorciatoia 154. Scorciatoie e raccontini, p. 116: <<Solo un bambino--si irrite Giacomo Debenedetti--poteva scrivere SCORCIATOIE. Aveva ragione, in parte. In parte perche gli adulti (?) queste cose non le sanno.>>

(10) In Italia la traduzione completa delle opere di Freud ebbe luogo negli anni '70. Del carteggio Freud-Einstein, si legga in particolare: S. Freud, lettera a A. Einstein, Gaputh (Potsdam), 30 luglio 1932 <<Lei si meraviglia che sia tanto facile infiammare gli uomini alla guerra, e presume che in loro ci sia effettivamente qualcosa, una pulsione all'odio e alla distruzione, che e pronta ad accogliere un'istigazione siffatta. Di nuovo non posso far altro che convenire senza riserve con Lei. Noi crediamo all'esistenza di tale istinto e negli ultimi anni abbiamo appunto tentato di studiare le sue manifestazioni. Mi consente, in proposito, di esporLe parte della teoria delle pulsioni cui siamo giunti nella psicoanalisi dopo molti passi falsi e molte esitazioni Noi presumiamo che le pulsioni dell'uomo siano soltanto di due specie, quelle che tendono a conservare e a unire---da noi chiamate sia erotiche (esattamente nel senso di Eros nel Convivio di Platone) sia sessuali, estendendo intenzionalmente il concetto popolare di sessualita--e quelle che tendono a distruggere e a uccidere; queste ultime le comprendiamo tutte nella denominazione di pulsione aggressiva o distruttiva [...]. Tutte e due le pulsioni sono parimenti indispensabili, perche i fenomeni della vita dipendono dal loro concorso e dal loro contrasto [...]. La difficolta di isolare le due specie di pulsioni nelle loro manifestazioni ci ha impedito per tanto tempo di riconoscerle. Se Lei e disposto a proseguire con me ancora un poco, vedra che le azioni umane rivelano anche una complicazione di altro genere. E' assai raro che l'azione sia opera di un singolo moto pulsionale, il quale d'altronde deve essere gia una combinazione di Eros e distruzione [...]. Ho qualche scrupolo ad abusare del Suo interesse, che si rivolge alla prevenzione della guerra e non alle nostre teorie. Tuttavia vorrei intrattenermi ancora un attimo sulla nostra pulsione distruttiva, meno nota di quanto richiederebbe la sua importanza. Con un po' di speculazione ci siamo convinti che essa opera in ogni essere vivente e che la sua aspirazione e di portarlo alla rovina, di ricondurre la vita allo stato della materia inanimata. Con tutta serieta le si addice il nome di pulsione di morte, mentre le pulsioni erotiche stanno a rappresentare gli sforzi verso la vita [...]. Una parte della pulsione di morte, tuttavia, rimane attiva all'interno dell'essere vivente e noi abbiamo tentato di derivare tutta una serie di fenomeni normali e patologici da questa interiorizzazione della pulsione distruttiva [...]. Per gli scopi immediati che ci siamo proposti da quanto precede ricaviamo la conclusione che non c'e speranza di poter sopprimere le tendenze aggressive degli uomini. Si dice che in contrade felici, dove la natura offre a profusione tutto cio di cui l'uomo ha bisogno, ci sono popoli la cui vita scorre nella mitezza, presso cui la coercizione e l'aggressione sono sconosciute. Posso a malapena crederci; mi piacerebbe saperne di piu, su questi popoli felici,>> cf. http://www.iisf.it/discorsi/einstein /carteggio.htm, in Albert Einstein; Sigmund Freud, Perche la Guerra, Milano, Bollati Bollinghieri, 1975.

(11) Si vedano in particolare gli scritti dei critici, amici e contemporanei, Sergio Solmi e Giacomo Debenedetti. Solmi avrebbe ricordato ancora nel 1978: <<Saba, che a Trieste aveva conosciuto Weiss--allievo di Freud--e aveva fatto la prova, chissa perche, di una cura di psicanalisi, non aveva ormai altro argomento di discussione. Mi attribuiva, ad esempio, un complesso edipico (cosa evidentemente erronea [...],>> in S. Solmi, Due ricordi di Saba, in id., La letteratura italiana contemporanea I, a cura di Giovanni Pacchiano, Milano, Adelphi, 1992-1998, p. 476. Sulle posizioni di Debenedetti nei confronti della psicanalisi, cf., Arrigo Stara, Giacomo Debenedetti: lettere a Umberto Saba 1946-1954, op. cit.. Alla fine della guerra Debenedetti intraprese una cura psicanalitica, ma ne rimase deluso e insoddisfatto. Il <<fallimento>> e registrato nella sua lettera a Saba del 1 luglio 1947, op. cit., p. 383: <<Vorrei dirti che sto molto, molto male fisicamente e moralmente [...]. Quelle terapie psichiche, aile quali tu fai tanto credito, mi si sono rivelate un fallimento>>), a cui Saba replica il 4 luglio (Umberto Saba, La spada d'amore. Lettere scelte 1902-1957, op. cit., pp. 180-183).

(12) Umberto Saba, A Vittorio Sereni, Trieste, 16 Settembre 1952, in id., La spada d'amore. Lettere scelte 1902-1957, op. cit., pp. 245-6: <<Verso i 50 anni, un po' prima, sono stato meglio, in conseguenza di un'analisi che feci col dott. Weiss [...]. In realta, piu che "guarire" personalmente, ho capito molte cose dell'anima umana, che prima mi erano non solo oscure, ma addirittura insospettate.>>

(13) Su Saba e Trieste nel dopoguerra, Cf. Giacomo Debenedetti, La sua Quinta stagione, in Id. Intermezzo, op. cit, pp. 81-98, p. 82: <<Con tutto il suo bisogno di Trieste, Saba aveva fatto l'impossibile per tenersene lontano. "A Trieste--dice una sua lettera Milanese dell'aprile 1946--non posso tornare perche non ho la forza di subire una seconda (inevitabile) campagna razziale.'>> Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Trieste e il suo territorio vennero nominati "Territorio Libero di Trieste" (TLT, 1947-1954), diviso in due zone: la Zona A, amministrata da un governo militare alleato anglo-americano; la Zona B, comprensiva dell'Istria Nord-Occidentale, amministrata dall'esercito Jugoslavo, con sede amministrativa a Capodistria, cf. Angelo Ara, Claudio Magris, Trieste: Un'identita di frontiera, Torino, Einaudi, 1987.

(14) In Atti impuri Pasolini cita la parte qui sottolineata del sonetto Glauco, cf. Pier Paolo Pasolini, Amado mio. Preceduto da Atti impuri, con uno scritto di Attilio Bertolucci. p. 50:
   <<Glauco, un fanciullo dalla chioma bionda,
   dal bel vestito di marinaretto,
   e dall'occhio sereno, con gioconda
   voce mi disse, nel natio dialetto:

   Umberto, ma perche senza un diletto
   tu consumi la vita, e par nasconda
   un dolore o un mistero ogni tuo detto?
   Perche non vieni con me sulla sponda

   del mare, che in sue azzurre onde c'invita?
   Qual e il pensiero che non dici, ascoso,
   e che da noi, cosi a un tratto, t'invola?

   Tu non sai come sia dolce la vita
   agli amici che fuggi, e come vola
   a me il mio tempo, allegro e immaginoso.>>


(15) Ringrazio Nico Naldini per la sua gentilezza e per l'informazione. Delle Scorciatoie edite nel '46, o della seconda edizione del '63 non vi e traccia tra i libri di Pasolini, come mi ha confermato Graziella Chiarcossi, che qui ringrazio insieme a Luigi Virgolin, del Fondo Pasolini di Bologna, e Marco Salvadori, del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa.

(16) Elsa Morante, Sull'erotismo in letteratura [1961, <<Nuovi Argomenti>>], poi in Id. Pro o contro la bomba atomica, op. cit., p. 90: <<Ora, per narrare tale vicenda [Ernesto], il caro e felice Saba non ricorre affatto alle reticenze, a cui pure io (accidenti a me) ho dovuto costringermi per riassumerla qui sopra.>> Cf. Marco Antonio Bazzocchi, Corpi che parlano: il nudo nella letteratura italiana del Novecento, Milano, Mondadori, 2005. p. 3: <<Dovendo rispondere a un'inchiesta sull'erotismo in letteratura promossa da <<Nuovi Argomenti>> nel 1961 la Morante ricorreva a Ernesto di Umberto Saba (allora inedito) e finiva per far uso di reticenze di cui lei stessa si pentiva: invece Saba, narrando, "non tralascia nessun particolare, per quanto difficile e segreto, purche gli sembri necessario.'>>

(17) Pier Paolo Pasolini, M. Daniel--A. Baudry: <<Gli omosessuali,>> <<Tempo,>> 26 aprile 1974:<<Ricorrero all'esempio dell'amore tra Maurice e Alec, nello stupendo romanzo di Forster del 1914 e all'amore tra l'operaio e lo studentino in un altrettanto stupendo (ma inedito) racconto di Saba,>> in Pier Paolo Pasolini, Saggi sulla politica e sulla societa, Milano, Mondadori, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, 1999, p. 494.

(18) cf. Pier Paolo Pasolini, Poesie in forma di rosa, Milano, Garzanti, 1964. In proposito si legga F. Fortini, Attraverso Pasolini, Torino, Einaudi, 1993, p. 231: <<Uabbandono di ogni traccia della istituzione lirica (le sue <<non-poesie>>) diventa apertissimo in Poesie in forma di rosa.>>

(19) Sulle vicende della realizzazione e la riedizione del documentario a cura di Giuseppe Bertolucci, si veda Pier Paolo Pasolini, La rabbia, a cura di Roberto Chiesi, Cineteca di Bologna, Bologna, 2009. Si veda inoltre Roberto Chiesi, "Il 'corpo' tormentato de La rabbia. La genesi del progetto, la 'normalizzazione' del 1963, l'ipotesi di ricostruzione del 2008," in Studi Pasoliniani, 3, 2009, pp. 13-26.

(20) <<Social relationships in Italy have always been characterized by the personal and political practice of "don't ask-don't tell." In spite of the Pope's presence, Italy was one of the first European countries to decriminalize homosexuality and one could reasonably say that Italy is a gay-friendly country.>> Gli autori precisano tuttavia: <<In a review of the Italian psychoanalytic, psychological and psychiatric literature from 1930 to the present [...] there is no discussion of the concept of internalized homophobia.>>

(21) <<E' ben noto che solo la psicanalisi e in grado di spiegare che cosa sia l'o mosessualita. Anche Daniel e Baudry lo sanno; tuttavia [...] indicano in Freud il principale colpevole dell'istituzione dell'omosessualita come <<anormalita>> rispetto a una <<normalita>>--quella della societa borghese [...]. A me cio non sembra giusto. Freud quando dice <<normalita>> [...] intende sostanzialmente la <<normalita>> come ordo naturae che non ha soluzione di continuita nella storia e nelle varie societa.>>

(22) Si vedano i dialoghi del corvo nella sceneggiatura del film in Pier Paolo Pasolini, Per il cinema, pp. 802-803: <<Uno spettro si aggira per l'Europa, e la crisi del marxismo. Eppure bisogna a tutti i costi ritrovare la via della rivoluzione, perche mai come oggi il marxismo si e presentato come unica possibile salvezza dell'uomo. Esso salva il passato dell'uomo, senza il quale non c'e avvenire. Il capitalismo dice di voler salvare il passato, in realta lo distrugge [...] Ma oggi la rivoluzione interna del capitalismo rende il capitalismo cosi forte, da fregarsene del passato. Egli puo ormai permettersi di non rispettare piu i suoi antichi pretesti, Dio, la Patria, ecc. La reazione si presenta ormai come partito giovane, dell'avvenire. Prospetta un mondo felice in mano alle macchine e pieno di tempo libero, da dedicare all'oblio del passato. La rivoluzione comu nista si pone invece come salvezza del passato, ossia dell'uomo: non puo piu promettere nulla se non la conservazione dell'uomo.>>

(23) <<Thus Ben and la Clara a Milano/by the heels at Milano/That maggots shd/eat the dead bullock,>> Ezra Pound, The Pisan Cantos, LXXIV, cito da Ezra Pound, I Cantos, 838.

(24) Cf. Umberto Saba, Quante rose a nascondere un abisso. Carteggio con la moglie 1905-1956, p. 76:<<20/5/47 Umberto mio carissimo [...] Poi e venuta a trovarmi la moglie di Moravia la Elsa, anche lei mi ha portato dei fiori e molto molto simpatico mi a detto che io ti assomiglio moltissimo.>>

(25) <<Attraverso quel troppo noi impariamo la storia di questa poesia, e la sin cerita difficile e disinteressata che porta alle sue assolute rivelazioni: come in una citta popolosa, antica e vivente, dove, da rioni promisqui, e per vicoli angusti, escale faticose, si esce all'improvviso su favolose piazzette, e giardini, e cattedrali.>>

(26) Si legga in proposito l'analisi di Marco Bardini, Morante Elsa. Italiana. Di professione poeta, Pisa, Nistri-Lischi, 1999. Si veda inoltre Under Arturo's Star. The Cultural Legacies of Elsa Morante, a cura di Stefania Lucamante Sharon Wood, eds.. West Lafayette: Purdue UP, 2006. Sulla vita di Elsa Morante, si legga inoltre la ricca biografia di Lily Tuck, Woman of Rome. A Life of Elsa Morante, New York, Harpers Collins, 2008.

(27) Sulla ricezione di Weininger in Italia, si veda Alberto Cavaglion, Otto Weininger in Italia, Roma, Carocci, 1983.

(28) Su Aracoeli si veda il volume collettivo The Power of Disturbance: Elsa Morante's Aracoeli, a cura di M. Gragnolati e S. Fortuna, Oxford, Legenda, 2009.

(29) Marco Antonio Bazzocchi identifica in questo romanzo il momento in cui Elsa Morante, con Pasolini, registra un momento di mutazione antropologica, cf. Marco Antonio Bazzocchi, Corpi che parlano: il nudo nella letteratura italiana del Novecento, op. cit., p 151 : <<Storicamente, anche se la Morante sembra non volerlo dire, il corpo dei giovani si e trasformato, fino a diventare mostruoso, Arturo e diventato Manuele, un "canuto Narciso.'>>

(30) <<In mourning the fate of its Holocaust victims, then, Italy is also mourn ing the demise of a certain alMnclusive myth of community, with the accompanying sorrow and anxiety that such a loss entails.>>

(31) <<Se ci attendiamo a Cesare Garboli [...] la Morante non avrebbe mai preso la penna in mano per rispondere alle critiche o partecipare alle discussioni suscitate al primo apparire del suo romanzo La Storia [...]. Ma nel 1976, al Convegno <<La cultura spagnola fra ieri e domain>>, la scrittrice aveva rotto il silenzio con un intervento sulla traduzione in lingua spagnola del romanzo.>>
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Author:Cadel, Francesca
Publication:Italica
Article Type:Critical essay
Geographic Code:4EUIT
Date:Jun 22, 2012
Words:7921
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