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Tullio De Mauro e gli studi linguistici e linguistico-educativi in Italia.

Abstract: La scomparsa di Tullio De Mauro invita a domandarsi se i problemi linguistici e culturali della societa italiana ai quali ha cercato di dare risposta con la sua opera siano stati risolti o se le proposte demauriane siano rimaste in realta inascoltate. In De Mauro convergono le dimensioni della ricerca scientifica, quelle dell'impegno didattico, quelle dell'impegno civile.

Keywords: De Mauro, semiotica, linguistica teorica, linguistica educativa.

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Tullio De Mauro, nato a Torre Annunziata (Napoli) il 31 marzo 1932, e morto a Roma il 5 gennaio 2017.

Chi scrive non riesce a iniziare in altro modo questo ricordo di Tullio De Mauro: e troppo forte la commozione per la perdita di una persona che per moltissimi e stato, piu e prima di un maestro, un padre, un amico prodigo di consigli e pronto a condividere le imprese della ricerca scientifica e la quotidianita della vita. La freddezza delle date ha pero la dura consistenza della base di una analisi di quello che De Mauro e stato e ancora continua ad essere per tutti coloro che si misurano con le questioni del linguaggio, dei processi di espressione verbale e non verbale, delle lingue nella vita individuale e sociale, della funzione della scuola nello sviluppo delle capacita linguistiche: De Mauro rimane un punto di riferimento ineludibile per chiunque voglia confrontarsi con i modelli generali dell'attivita simbolica o con le concrete vicende culturali e linguistiche italiane, e ancor piu con le storie linguistiche delle italiane e degli italiani. Anche se volessimo passare in rapida rassegna gli ambiti sui quali De Mauro ha concentrato le sue riflessioni--sempre geniali, profonde, anticipatrici--si sarebbe presi da stupore fino allo stordimento: indoeuropeista, linguista generale, storico della lingua, semiologo, linguista educativo, lessicologo e lessicografo; e ancora: uomo impegnato nell'amministrazione della cosa pubblica, prima come consigliere e assessore della Regione Lazio e poi, nel 2000-2001, come Ministro della Pubblica Istruzione. Ma anche persona impegnata nei processi editoriali, collaboratore, direttore e anima di alcune fra le case editrici e le imprese editoriali di maggiore portata storica per l'Italia degli ultimi decenni. Si rimane smarriti nel voler ripercorrere la sua opera, nel voler cogliere la molteplicita sempre rinnovata dei suoi interessi e la forza del suo impegno civile. De Mauro non ha bisogno di qualcuno che ricordi quello che ha fatto, visto quanto la sua opera e profondamente collocata nell'orizzonte di lavoro di tutti coloro che, facendo ricerca scientifica, insegnando, impegnandosi nella gestione della cosa pubblica, si imbattono nelle questioni poste dalle lingue e dai linguaggi. Qui, allora, ci vogliamo porre solo alcune domande molto semplici: che italiano era questo De Mauro, dai cosi vasti interessi? Quale essenza promuoveva la sua poliedrica identita, le sue molte vie di ricerca, il suo impegno civile, la sua umanita? E con chi dialogava questo uomo mite, arguto, profondo, mai banale, sempre attento ad ascoltare chiunque, sempre pronto a mettersi con indomito coraggio al servizio degli altri: dagli studenti a tutti coloro che oggi, nelle universita, nelle scuole e nella societa civile, possono dirsi suoi allievi?

Ci poniamo queste domande perche, passato il turbamento dei primi momenti dopo la sua scomparsa, diventa forte in noi la questione se davvero De Mauro sia stato capito dagli studiosi, dal mondo della scuola, dalla nostra societa, dalla classe dirigente e dalle istituzioni italiane, dal nostro Paese. Apparentemente, si, e le persone che sono sfilate davanti a lui per l'omaggio finale ne sono la piu solida testimonianza: il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Presidente della Banca d'Italia, almeno tre Ministri, e poi Rettori e ex Rettori di Universita, professori, giovani, persone comunque che lo avevano ascoltato e letto con attenzione. Eppure, proprio la sua eccezionale personalita, la sua immensa sapienza e intelligenza ci fanno nascere un dubbio, se le confrontiamo con lo stato attuale anche solo del sistema formativo italiano: e stato mai davvero capito? Le sue proposte si sono effettivamente diffuse nella scuola e nell'universita? Quale ruolo ha interpretato nelle vicende sociali e culturali italiane? Era un vero italiano nelle accezioni piu positive della tipologia--intelligente, creativo, umano, solidale--o, in realta, e stato una eccezione, un isolato nel mondo della cultura, della ricerca scientifica di linguistica e di semiotica, nella scuola, nella nostra vita sociale e istituzionale? Dall'un modo o dall'altro di rispondere dipende il senso che l'azione di De Mauro potra avere nelle vicende del nostro Paese, e il peso di quanto potra dare al mondo.

Ci poniamo queste domande anche perche nel giro di pochi mesi alcune figure di grande spicco nel panorama culturale nazionale e internazionale sono venute meno: De Mauro, appunto, il 5 gennaio 2017; per le altre basti citare Umberto Eco, scomparso il 19 febbraio 2016. Nati nello stesso anno e legati da amicizia e stima profonda, Tullio e Umberto hanno rappresentato le punte piu avanzate della riflessione semiotico-filosofico-linguistica degli ultimi decenni in Italia, influenzando in misura notevole gli assetti culturali e della ricerca scientifica in tali ambiti con una risonanza che ha superato i confini nazionali. Proprio la connotazione internazionale della loro azione apre una ulteriore prospettiva alla questione: De Mauro e stato un intellettuale solo italiano, cioe calato solo entro i confini della riflessione linguistica, culturale e sociale italiana, o quanto ha fatto suscita un interesse di portata internazionale?

Non e facile rispondere in modo compiuto a tali questioni, che riguardano si una singola personalita, ma che in realta rimandano a piu generali questioni nazionali, come la formazione della classe dirigente, la diffusione della cultura e le questioni della democrazia. In questa sede cerchiamo di ricostruire alcuni temi del pensiero di De Mauro facendo innanzitutto parlare proprio lui, esaminando, cioe, la sua autoconsapevolezza sui processi che ha attraversato, vissuto, animato nella sua vita. Questo percorso e stato raccontato proprio da lui stesso: infatti, nei suoi ultimi anni ha pubblicato almeno tre volumi che, apparentemente aventi una funzione autobiografica, ripercorrono le vicende sociali e culturali italiane viste dalla prospettiva di un linguista, di Tullio che era si linguista, ma anche molto di piu: si tratta di Prima persona singolare passato prossimo indicativo (Roma: Bulzoni, 1998), Parole di giorni lontani (Bologna: Il Mulino, 2006), Parole di giorni un po' meno lontani (Bologna: Il Mulino, 2012). A questi si aggiunge Album glottofotografico (curato insieme a Silvana Ferreri. Roma: Omnia Artis, 2002), dove iconicamente si puo ripercorrere la vita culturale e accademica italiana, non solo quella di De Mauro, dagli anni Trenta al 2002.

Tullio si scusa ripetutamente per il carattere autobiografico di queste opere rimarcando la sua ritrosia verso tale genere: il non mettersi mai in mostra se non per assumersi una responsabilita diretta e stato sempre un suo tratto caratteristico. Questo suo modo di essere --schivo e sempre responsabile--lo ha trasmesso ai suoi allievi: non ha fatto mai mancare un consiglio ai tanti giovani che gli chiedevano un aiuto nei loro lavori di tesi, di dottorato, nelle loro ricerche; a tutti ha dato ascolto; ma ai tanti entusiasti nel pubblicare i loro lavori si e sempre permesso di effettuare una correzione: evitare la prima persona singolare nello scrivere, nel rendicontare studi e ricerche.

Perche, allora, De Mauro scrive questi volumi? La risposta e perche non sono testi autobiografici, in realta: l'autobiografia e solo il pretesto per una ricostruzione delle vicende linguistiche italiane, delle vicende delle ricerche linguistiche e degli assetti universitari italiani in tale campo. In qualche modo sono volumi che integrano, completano, arricchiscono quella che puo essere considerata la sua prima grande opera, scritta a poco piu di trent'anni, pubblicata nel 1963, ovvero la Storia linguistica dell'Italia unita (SLIU): opera mai davvero conclusa, sempre aperta a nuovi apporti, a ulteriori analisi. Non si tratta di una storia della lingua, ma di una storia linguistica, cioe della storia di persone, gruppi sociali, ceti, classi, luoghi, avvenimenti, piu e prima ancora che storia di una lingua astrattamente delineata nelle sue regole, nella sua identita fuori della vita reale dei suoi utenti: i cittadini del nuovo Stato italiano unitario. A piu di cinquant'anni di distanza la SLIU e ancora citata, presa come punto di riferimento o anche come testo da rifiutare in tutto o in parte, se non addirittura da schernire. Proprio queste ultime posizioni testimoniano della sua importanza. E allora, ricostruiamo la vicenda umana, culturale, scientifica e politica di Tullio De Mauro seguendo la pista della storia delle parole, delle sue parole.

Le vie di una autobiografia linguistica nazionale

Parole di giorni lontani va con il ricordo alle prime parole usate, apprese, non capite; parole che sono pretesto per gettare luce su un periodo italiano che va dal fascismo visto con gli occhi di un bambino (che affascina il bambino De Mauro) e dell'adolescente fino all'Italia linguistica quasi a noi contemporanea. Parole di giorni lontani e il racconto di un'Italia che non c'e piu, e che pure ha vissuto con intensita e passione grandi momenti storici che si sono riverberati sulla vita delle famiglie, dei cittadini e dei bambini, del bambino Tullio De Mauro innanzitutto. Si tratta non solo della prospettiva di un bambino che incontra le parole in una Italia precisamente determinata in un suo momento storico quale quello del fascismo: e infatti, ancor piu, la prospettiva di un ceto che guarda alle vicende generali del Paese. Questo ceto e la borghesia, quella classe media, colta, cresciuta in un sistema scolastico il cui accesso non era di fatto consentito all'universalita della societa, ma solo agli appartenenti a quel ceto. De Mauro nasce appartenendo a quel ceto: e figlio di un farmacista e di una quasi laureata in matematica; nasce in una casa dove ci sono libri, che rimangono a sua disposizione nonostante che le traversie economico-finanziarie vissute dalla famiglia costringano a momenti se non di poverta, sicuramente di ristrettezze non facili da gestire. I libri, pero, rimangono, non vengono venduti per poter racimolare il denaro.

Parole di giorni lontani

Ricordando le sue lezioni degli anni 80 nelle aule dell'Universita di Roma La Sapienza, egli dice: "da allora la riflessione su questo tema, sulle memorie linguistiche soprattutto infantili, non mi ha piu abbandonato e nella mente sono venuto raccogliendo una bibliografia discontinua".

Gia in questa dichiarazione iniziale si manifesta la grande coerenza che c'e fra il De Mauro studioso, scienziato, e il De Mauro persona, cittadino. Questa coerenza fra la dimensione professionale-scientifica e quella umana e civile si manifesta nei modelli di teoria linguistica, cosi come nelle posizioni che prende sulle questioni linguistico-educative piu proprie dell'ambito scolastico: la centralita del plurilinguismo, l'attenzione alla diversita dei fatti linguistici, la consapevolezza della irriducibilita dei processi di gestione del senso al piano della pura formalizzazione delle procedure, la centralita della creativita e dell'indeterminatezza del senso, bilanciata dal ruolo della metalinguisticita non sono solo tratti del suo modello teorico di semiosi, ma rilevano dalla sua personalita sempre attenta alla pluralita imprevedibile della vita, delle relazioni sociali, dello sviluppo degli eventi che deriva dal farsi della negoziazione dialettica della relazione sociale.

E difficile non cogliere in questi volumi autobiografici la chiave del suo lavoro. Se possiamo forzatamente sintetizzare Tullio De Mauro, ne vediamo un profilo fatto da tre lati: il primo e quello dello scienziato, del linguista, del filosofo del linguaggio, del semiologo che scandaglia i processi di costruzione e gestione del senso. Accanto al teorico c'e il De Mauro che guarda al mondo della scuola, cioe al luogo in cui nel nostro assetto sociale, nella nostra civilta, gli strumenti per la costruzione e gestione del senso vengono formati nelle persone tramite la delega che la societa attribuisce all'istituzione formativa. Infine, c'e il De Mauro impegnato civilmente, politicamente, su posizioni che danno luogo a conflitti che ancora perdurano dopo la sua scomparsa. Queste tre diverse identita sono coerenti fra di loro, si sorreggono e si intrecciano in modo inestricabile, ma ancor piu sono coerenti con la vita che lui stesso ci racconta.

I ricordi familiari sono i primi a configurare una "memoria rivestita di parole": la spinta a confrontarsi razionalmente con le materie scientifiche di studio e di analisi rimarra sempre con un marchio intimamente familiare:
   Le pignole norme igieniche con cui mio padre, chimico e farmacista
   e di famiglia di medici, ci obbligava ad attenerci, non ressero (p.
   14).


In questa famiglia si parla e vi si manifestano le tensioni fra l'italiano e i dialetti che hanno attraversato le scelte linguistiche delle famiglie appartenenti ai ceti colti, a quelli che avevano avuto la possibilita di studiare:
   per un bambino di due anni di una famiglia apulo-napoletana in cui
   i genitori, presenti i figli, parlavano sempre italiano (che tra
   loro, come in segreto, parlassero invece in dialetto napoletano fu
   per ciascuno dei figli una scoperta tardiva) (p. 9).


Il bambinetto De Mauro entra in contatto con parole che appartengono a questa sfera linguistica e accentua "l'esclusivismo linguistico familio-centrico (di un tempo pretelevisivo?)" (p. 10).

La prima parola nei ricordi infantili e cromatina, la scatoletta del lucido da scarpe:
   Col suo sentore acre questo era la cromatina per quel bambino alle
   prese con l'italiano piu o meno intaccato di regionalismi [...] per
   quel bambino imparare che meglio di cromatina si dice lucido da
   scarpe sarebbe stato un pensum linguistico di parecchi anni dopo,
   cosi come imparare che non si dice tengo fame o Tizio tiene una
   matita, ma ho fame e Tizio ha una matita (p. 10).


Sin dai primi ricordi e chiaro come il bambino De Mauro viva il suo contesto linguistico familiare fatto da sollecitazioni diverse, ma con al centro il ruolo degli adulti, in particolare della madre che spiegando mostra in modo implicitamente metalinguistico come addentrarsi per le vie del linguaggio:
   e probabile che mia madre abbia allora cominciato a spiegarmi che
   cosa era un mago e che cosa un'immagine pubblicitaria, una reclame
   dicevamo (con tanto di e finale) (p. 11).


Si cresce nella competenza linguistica facendo esperienze dirette delle cose, di quelle amare e soprattutto di quelle dolci:
   [...] 'lo vuoi nu babba?' Annuii, presi il dolce, dolce e tenero
   gia dal nome per me nuovo, lo addentai. E sprofondai in quella
   dolcezza con pochi eguali nel nostro Pianeta (p. 19).


Il bambino fa esperienza delle parole attraverso la sua esperienza diretta con il corpo, con le sensazioni, e da subito si manifesta l'attenzione al cibo. La buona alimentazione costituira un punto di riferimento per tutta la proposta linguistico-educativa di De Mauro, formalizzata anche nelle Dieci Tesi Giscel per l'educazione linguistica democratica; nei suoi ricordi la ritroviamo solo come la forza della dolcezza di una sensazione che imprime una nuova parola nella mente del bambino; poi, saranno i ricordi delle ristrettezze economiche e delle difficolta di alimentazione causate dalla guerra.

De Mauro e profondamente meridionale nelle sue prime esperienze di vita e nella sua successiva personalita: il legame identitario e fortissimo e si manifesta anche nelle forme di vita piu materiali. I suoi ricordi infantili rimandano a un'Italia che e cambiata profondamente negli ultimi 70 anni:
   [...] quel luogo era inaccessibile. In casa alle abluzioni si
   provvedeva tra un cessetto, il camerino, i bacili portatili su
   treppiedi nelle stanze e il grande lavandino della cucina. Era,
   come qualcuno ancora sa, la condizione della stragrande maggioranza
   della popolazione italiana, anche nelle citta e anche per gente
   relativamente benestante. Sicche per me bagno aveva altro senso:
   non un locale, ma un atto e fatto (p. 321).


L'Italia che non c'e piu e esattamente questa, un'Italia di cui oggi fatichiamo a avere un qualche grado di consapevolezza, ma che ancora rimane nella memoria degli anziani, anche fra le nostre comunita emigrate. Di queste memorie De Mauro e un interprete che coglie la forte coerenza storica fra il cambiamento dei modi di vita, anche dei modi di lavarsi, anche dei consumi di saponi e detersivi, e il cambiamento dei modi espressivi, il cambiamento delle strutture linguistiche della nostra societa. Proprio in un suo saggio del 1980 contenuto nel volume collettivo Dal '68 a oggi. Come siamo e come eravamo, De Mauro, analizzando i nuovi assetti linguistici emersi in quei dieci anni di trasformazione generale del Paese, prende in esame un indicatore del tutto apparentemente distante dai fatti linguistici e culturali, ovvero il consumo dei detersivi, individuando in tale indicatore il segno di un cambiamento profondo dei modi di essere, di vivere degli italiani: non piu nelle campagne, con le case spesso senza acqua corrente, ma negli appartamenti cittadini, con acqua corrente, televisione, lavatrici, e con la pubblicita che tramite la televisione proponeva nuovi modi di comportamento, fra i quali proprio l'uso dei detersivi commerciali, non piu il sapone spesso autoprodotto da chi viveva nelle campagne.

L'infanzia di De Mauro e fatta di ricordi di filastrocche ("giro giro tondo..." p. 25), ma anche delle citazioni colte che in casa circolano, prodotte innanzitutto dai genitori che avevano studiato:
   se si trattava di attraversare un andito buio e mi vedeva esitare,
   scherzava, <<per me si va nella citta dolente>>, dice Dante, ma tu
   ora non ti preoccupare, andiamo, le parole che Dante legge al sommo
   della porta qui non ci sono scritte (p. 31).


Di nuovo il ruolo della madre, colta, che condivide con il figlio nuove letture, e il bambino De Mauro che gioca con le citazioni, se le fa ripetere, anche a costo di inciampare nella incomprensione: il bambino De Mauro si imbatte nell'esperienza della non comprensione, capisce che non capisce:
   dunque Dante sapeva che poteva non essere capito, meno male per me
   che come Cavalcanti padre spesso non lo capivo bene (ivi).


Il tema della incomprensione, del perche non ci si capisca nonostante la lingua appaia innanzitutto come un sistema di regole deputato intrinsecamente a far funzionare bene la comunicazione, ebbene questo processo di cui il bambino De Mauro ha costante diretta esperienza, accompagnera sempre lo studioso De Mauro nelle sue riflessioni e nelle sue modellizzazioni sui processi di comprensione.
   <<Ora fammi vedere che hai capito>>, diceva mia madre ogni tanto a
   un alunno. Quello diceva alcune cose incomprensibili per me, invece
   mia madre diceva: <<Ora si, vedo che hai capito>>. Capire le parole
   non e un rettilineo eguale per tutti, e una strada tortuosa, piena
   di false deviazioni e con tangenti, e non tutti sanno procedere
   fino al punto giusto (p. 43).


E in questa frase il senso della visione che De Mauro ha dei fatti, dei processi e dei sistemi linguistici: strumenti che sono a nostra disposizione, ma per un percorso tortuoso, complesso, non facilmente riducibile ad un freddo algoritmo. Senza la certezza che ci puo derivare dall'algida razionalita, a chi voglia capire non rimane che l'assunzione della responsabilita etica di imboccare quel tortuoso percorso dove l'incomprensione non e un fatto marginale, ma intrinseco al farsi del cammino verso una comprensione progressivamente piu ricca, forse mai compiutamente realizzata. I lavori di Tullio De Mauro con il gruppo di "Due Parole", la fondazione dell'omonimo giornale destinato inizialmente a coloro che hanno deficit intellettivi, ma sempre piu diventato strumento nelle mani di insegnanti di scuola elementare e media, di docenti di italiano a immigrati stranieri; ebbene, i suoi lavori soprattutto con gli studenti dei suoi corsi universitari romani e con M. Emanuela Piemontese sui processi di non comprensione sono costantemente al centro delle sue riflessioni teoriche di semiologo e di linguista generale. Il non capirsi, nonostante il regolare funzionamento del sistema linguistico, viene assunto a tratto non eludibile di ogni modello di funzionamento del linguaggio e delle lingue.

Le sue interpretazioni sono geniali, le sue analisi lo portano a vedere prima e piu lontano degli altri proprio perche e attento a cio che non e lineare e apparentemente privo di inciampi. Prendere altre vie, spesso ancora non esplorate; usare altri strumenti rispetto a quelli abituali: questo era il suo habitus di ricerca e di vita, collegato a un atteggiamento generale piu cauto verso le apparentemente semplici vie regolari che verso le inaspettate deviazioni e aperture. Cosi, la sua attenzione alla centralita dei processi di comprensione e alla inevitabilita del rischio della non comprensione lo porta a lavorare sul concetto di 'semplice'. Riprendendo la lezione di uno dei suoi punti di riferimento, insieme a Saussure e Croce e Gramsci il Wittgenstein delle Ricerche filosofiche, la riflessione sul semplice e sul complesso nel linguaggio lo porta a riscoprire la complessita del semplice, la tortuosa, aspra, mai banale via per arrivare a produrre testi che abbiano l'obiettivo di riuscire a farsi capire.

Da qui la sua attenzione agli studi, di ambito comportamentistico, sulla leggibilita dei testi (ha diffuso in Italia la formula di Flesch, per il calcolo dell'indice di leggibilita dei testi scritti), e la sua vicinanza a operazioni giornalistiche e poi l'impegno in imprese editoriali che facevano del tentativo di scrivere per farsi capire l'essenza della propria identita. Guardo positivamente all'esperienza del quotidiano L'Occhio, diretto da Maurizio Costanzo; fondo e diresse per gli Editori Riuniti la collana dei Libri di Base. Entrambe le iniziative furono osteggiate da tanti intellettuali: accusate di banalizzare i contenuti culturali, derise, portate a esempio del presunto disegno di De Mauro di abbassare i livelli culturali e linguistici italiani. Nessuno di tali attacchi fu sfiorato dalla consapevolezza di quanto fosse necessario allargare le basi sociali della cultura, alzare i livelli di competenza linguistica in italiano di una societa che allora--stiamo parlando della seconda meta degli anni 70 e degli anni 80--vedeva ancora la stragrande maggioranza della popolazione con non piu dei cinque anni di scolarita della scuola elementare, e con il numero dei laureati inferiore a quello degli analfabeti dichiarati. Pensare che questa maggioranza della popolazione potesse accedere naturaliter ai contenuti della cultura e della lingua 'alta' era solo il tentativo ipocrita di mantenere le distanze sociali, culturali e linguistiche fra i ceti, e di impedire l'attuazione della Costituzione democratica. Il tentativo di De Mauro era, invece, di agire proprio sugli strumenti linguistici, da curare con attenzione e competenza tecnica, per consentire che i contenuti culturali 'alti' potessero diffondersi estesamente nella societa.

Il successo dei Libri di Base fu pari agli attacchi rivolti a De Mauro: il caso del primo Vocabolario di Base della lingua italiana (contenuto nel Libro di Base Guida all'uso delle parole, 1980) e esemplare. La lista delle sue parole, costruita con i rigorosi metodi della lessicologia e lessicografia, divenne l'oggetto del gioco 'c'e questa parola, manca quest'altra', senza alcuna consapevolezza che il sentimento linguistico, lessicale individuale non coincide con quello collettivo, e che questo e l'unico che un'opera lessicografica puo pertinentizzare, con i rigorosi metodi che portano a individuare fonti rappresentative, corpora di testi rappresentativi degli usi linguistici piu diffusi e delle unita lessicali piu profondamente conosciute. La collana dei Libri di Base fu chiusa dal segretario del nuovo partito che gestiva la casa editrice: questo per dire quanto De Mauro fosse un intellettuale libero, non asservito a alcun partito, tanto meno a quello che una volta era il Partito Comunista piu grande dell'Occidente.

Tullio De Mauro, la politica, la scuola
   <<[...] nel 1940>>, dissi con tono dell'ovvio. E lei: <<Si, ma tu
   non fai il filologo? Come mai sai queste cose e conosci Franco
   Ciarlantini?>>. Mentire spudoratamente dicendo la verita: <<Era una
   personalita di rilievo nel fascismo degli anni 30. Impossibile per
   me dimenticarlo>>. Non ho piu rivisto quella amica di una sera e a
   quarant'anni di distanza sento ancora vergogna per quella mia
   (dicevano i casuisti gesuiti) soppressio veri etsuggestio falsi (p.
   51).


Il fascismo e un'esperienza che ha segnato l'infanzia di De Mauro e che con le sue ambiguita porta a condizionare anche il senso di verita e di falsita nel De Mauro che ormai--siamo a meta degli anni 60--ha scelto chiaramente la sua strada: la filologia, la linguistica. Proprio in quegli anni avviene in lui il passaggio verso una consapevolezza democratica che contrassegnera tutta la sua vita civile. A un articolo del 1996, pubblicato nella "Nuova Antologia" in risposta al profilo politico-culturale che di lui da la rivista ("[...] culturalmente si colloca tra i laici di ispirazione marxista", Nuova Antologia, 1996, aprilegiugno, p. 13), da il titolo "Come non nacque e (diis adiuvantibus) non mori un marxista teorico in Italia". Tutto il testo e mirato a rendere chiara la scelta politica di De Mauro: liberale, democratica, prima che di sinistra, e comunque non marxista anche se molti di coloro che con lui condivisero l'impegno civile per un progetto di sviluppo delle competenze linguistiche e culturali innanzitutto tramite il sistema scolastico di qualita gravitavano intorno ai partiti della sinistra italiana. In diverse riviste di tale area politica ha scritto alcuni fra i suoi piu coinvolgenti e illuminanti contributi di tipo linguistico-educativo: da Riforma della Scuola a II comune democratico ai quotidiani come Paese Sera. Indubbiamente, De Mauro appariva come impegnato a sinistra: Tullio cerca di smontare questa collocazione nell'articolo della Nuova Antologia, innanzitutto ricordando le radici del suo impegno civile, ovvero le riviste Giornale critico della filosofia italiana, Critica liberale, Il Mondo, Il Ponte, Comunita, Nord e Sud, ovvero sedi i cui riferimenti politico-filosofici non erano marxisti. L'amicizia con Marco Pannella vede un momento di impegno nel Partito Liberale.

Anche sul piano filosofico un suo riferimento e stato Benedetto Croce, che si e accompagnato a Antonio Gramsci; ma e difficile sciogliere il nodo che, dai suoi maestri degli studi liceali, lo portano a Vico, Leibniz, Hegel, Cassirer, Salvemini, Carlo Antoni, Scaravelli, Zanotti Bianco, Calogero fino a Wittgenstein. Il contatto di questa base di riflessione filosofica con i problemi sociali, innanzitutto sperimentati nel suo lavoro presso la rivista Architettura. Cronache e storie e all'Istituto Nazionale di Urbanistica con Bruno Zevi, con Riccardo Musatti, sono la trama dell'approccio al legame fra le vicende linguistiche e le questioni storiche e sociali nazionali che sono catalizzate dalla situazione del sistema scolastico. L'incontro con le esperienze di don Lorenzo Milano, Bruno Ciari, Mario Lodi, Giuseppe Lombardo Radice, fino all'editore fiorentino Luciano Manzuoli alimentano una prospettiva di democratizzazione della societa italiana che passa innanzitutto per una revisione degli assetti e dei progetti del sistema formativo. Tutta la proposta linguistico-educativa di De Mauro, che sin dalla meta degli anni 60 e fatta di rigore, impegno, qualita, superamento del trombonismo retorico, conquista effettiva della cultura intellettuale piu alta, ampliamento delle competenze linguistiche, trasversalita di tali competenze fra tutte le aree disciplinari, riconoscimento del plurilinguismo storico italiano e effettiva apertura al plurilinguismo del mondo che si stava delineando dopo gli anni 50; ebbene, questa forte proposta educativa aveva una altrettanto forte base filosofica e storica, che e stata trascurata dai detrattori di De Mauro, i quali hanno visto nel suo impegno solo la traccia di una sua scelta politica di sinistra. De Mauro era, prima che di sinistra, un democratico, semmai di area liberale. Ci si dovrebbe chiedere il motivo per cui temi e proposte di schietto carattere democratico siano stati assimilati a una posizione di parte: e la questione irrisolta della incompiuta democrazia italiana, che ha visto una parte del ceto dirigente, appunto quella piu storicamente liberale e democratica, subire un attacco demonizzatore e una sistematica opera di ostacolo se non addirittura di distruzione. In Prima persona singolare ... De Mauro racconta un colloquio con una collega italianista full professor a Uppsala: liberale in Svezia, ma accusata di comunismo in Italia, dove anche Robert Hall jr. "linguista nordamericano di inclinazioni maccartiste fu accusato di filocomunismo per avere parlato di <<sociologia del linguaggio>>" (ivi, p. 145).

De Mauro riconosce che grande parte degli intellettuali italiani di quei decenni che sentivano di riconoscersi nelle idealita democratiche necessariamente dovevano gravitare nell'area dei partiti di sinistra:
   [...] concludendo un memorando elzeviro nella Stampa (il
   'giornale della Fiat'), Leonardo Sciascia esprimeva bene l'animo di
   tanti che prima o poi, non comunisti e, se di professioni
   intellettuali, non marxisti, a mano a mano giungevano vicino ai
   comunisti italiani fino a confondersi con essi. Diceva Sciascia: io
   non sono comunista; io vorrei solo una scuola che funzionasse e
   educasse davvero, vorrei ospedali efficienti, servizi funzionanti,
   una societa piu libera e colta. In Europa, sarei un
   socialdemocratico, forse perfino un conservatore (ivi, p. 147).


In Italia era considerato comunista.

De Mauro fu prima consigliere regionale e assessore regionale all'istruzione del Lazio, dal 1975 al 1980; poi, durante il secondo governo Amato, fu Ministro della Pubblica Istruzione negli anni 2000-2001. Non a caso due dei principali assi della breve azione del Ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro sono stati la costituzione e i lavori della Commissione ministeriale per il riordino dei programmi dei cicli superiori da un lato, e il rafforzamento della rete dei centri di educazione per gli adulti e la loro apertura non solo alle questioni dell'insegnamento dell'italiano per gli immigrati stranieri, ma verso una identita che li vedesse strumenti per rispondere alle molte esigenze e emergenze formative di tutti i cittadini, dall'altro. Compose una Commissione fatta da non meno di 200 persone in rappresentanza di tutte le componenti professionali, sociali e anche ideologiche del mondo della scuola; chi scrive ne faceva parte e ricorda bene gli attacchi che il Ministro riceveva--democraticamente--in questi incontri da chi aveva ideologie totalmente difformi dalle sue. Il Ministro che gli succedette chiuse tale democratica Commissione e ne istitui una di cinque componenti: davvero, i numeri sono simboli!

Il Ministro De Mauro, giunto al termine del suo incarico, troppo breve e faticosissimo, disse che lasciava con la soddisfazione di avere raggiunto un risultato: avere promosso la costituzione di circa 500 centri di educazione degli adulti nel nostro Paese; un piccolo nucleo, che doveva allargarsi. La realta politica degli anni successivi, lo sappiamo, e andata in tutt'altra direzione, con tagli miliardari alla scuola elementare (8 miliardi di euro tagliati al ciclo scolastico che nelle indagini comparative internazionali era il migliore della scuola italiana), alla scuola media, all'universita, e naturalmente all'istruzione e formazione degli adulti. E i disastrosi risultati oggi si vedono tutti!

De Mauro e il plurilinguismo

Da dove viene a De Mauro l'attenzione costante e intensa per il plurilinguismo, da lui posto a fondamento dei modelli teorici dei fatti di lingua, a fondamento dei suoi modelli teorici dei fatti di lingua, nonche delle sue proposte linguistico-educative? Anche su questo tema e possibile ritrovare una radice personale nelle sue esperienze dell'infanzia.

<<[...] e latino. Vuol dire il piu grande di tutti gli dei>> (p. 61).

Cosi il padre spiega le parole latine di un titolo di libro al bambinetto Tullio, che stava impegnandosi a decifrare i segni scritti. Il latino era un elemento strutturale dell'identita culturale della famiglia colta della borghesia italiana. La centralita del latino rimarra un filo conduttore di tutti gli studi e le proposte di De Mauro in tema di politica linguistica e di linguistica educativa.
   Mia zia mescolava italiano, espressioni dialettali e francese.
   Imparammo subito a capire e a ripetere con gusto il vitvit che
   diceva di continuo ai figli (p. 67).


Il contatto con il plurilinguismo avviene all'interno della famiglia, si lega a un'esperienza di affetti, e rimarra per sempre uno dei punti cardini delle sue teorie. Si tratta di una visione ampia del plurilinguismo, che non riguarda solo le lingue degli altri Stati, ma ancor piu profondamente i rapporti fra gli idiomi entro il sistema di usi quotidiani della societa italiana:
   in casa, come ho detto, l'impegno era parlare italiano. Ma il
   dialetto mareggiava da ogni lato e in certi casi penetrava a forza
   (e il caso di dirlo) nel nostro lessico familiare, specie la dove
   il lessico italiano, come accadeva e ancora in piccola parte
   accade, presentava qualche vacuum lessicale (p. 71).


E l'esperienza di una variabilita che configura tutta l'esperienza degli usi linguistici:
   e non sono sicuro che, nello scrivere no, ma nel parlare, non mi
   scappi detto cristiano, cristiana per <<essere umano>> come per
   tanto tempo ho sentito dire nella mia pur italianizzante famiglia a
   sud del Garigliano. Laica si, anticlericale, magari, ma napoletana
   (p. 81).


L'attenzione al plurilinguismo deriva dalla diretta esperienza familiare, di una famiglia colta dove, nonostante l'orientamento verso lo standard, vivevano usi di idiomi diversi, necessariamente inseriti in un contesto sociale generale che vedeva primeggiare gli usi informali dell'italiano e quelli dialettali. L'attenzione al plurilinguismo e diventata uno dei tratti fondativi della proposta linguisticoeducativa di De Mauro, ma anche delle sue teorizzazioni generali, dove il plurilinguismo si lega alla variabilita e all'apertura del sistema, all'imprevedibilita e alla non calcolabilita del senso mediante puri algoritmi formali. Si tratta di una visione profondamente saussuriana, e non a caso proprio il commento di De Mauro al Corso di linguistica generale (Bari: Laterza, 1967) sottolinea come nel ginevrino le dimensioni della societa e della storia (la massa parlante e il tempo) non si situino accanto alla lingua, accanto al sistema formale, ma siano interne al sistema rappresentando quelle condizioni che lo 'aprono' rendendolo vago, incerto, indefinito, ma potentissimo nel permettere di dare forma al senso. Il plurilinguismo e la manifestazione-una delle tante-della condizione generale dei processi simbolici: l'essere umano 'lotta contro l'inesprimibile' (Tullio riprende spesso la citazione da Kierkegaard) e crea la relazione con gli altri e con la natura facendo riferimento a tutti i possibili strumenti simbolici. Ognuno di questi viene usato nei modi piu aperti per raggiungere l'obiettivo principale della costruzione del senso, dell'adeguata conformazione della oscura materia presimbolica. In tale processo generale il plurilinguismo delle lingue storico-naturali e una delle manifestazioni dell'apertura, dell'indeterminatezza del sistema. Usare le regole, seguirle, e insieme tenderle al limite fino a violarle e a riformularle e a inventarne di nuove, in un processo di creativita continua, permanente: almeno questo e il senso del plurilinguismo nell'esperienza personale di De Mauro e nelle sue teorizzazioni.

E nella proposta linguistico-educativa di De Mauro che si delinea nettamente la centralita della prospettiva plurilingue.

Tullio De Mauro e la linguistica educativa

De Mauro e stato il fondatore della linguistica educativa italiana; se anche e possibile ritrovare altri studiosi impegnati nell'elaborazione di tale materia, il suo peso nell'elaborare una proposta rigorosamente fondata sul piano scientifico e capace di entrare in immediata sintonia con le esigenze della scuola e da attribuire a Tullio De Mauro. Nel discorso di apertura al convegno della Societa di Linguistica Italiana di Viterbo del 2010 (Linguistica educativa: ragioni e prospettive, in Silvana Ferreri (a cura di), Linguistica educativa, Atti del XLIV congresso internazionale di sudi della Societa di Linguistica Italiana (SLI), Viterbo, 27-29 settembre 2010. Roma: Bulzoni, 2012, pp. 3-20) De Mauro traccia un percorso storico della disciplina, ritrovandone le presenze in tutte le grandi scuole e momenti della storia della riflessione linguistica, e ne definisce esemplarmente l'identita: e la scienza dell'educazione linguistica,
   studia i processi formativi (e non solo quelli di insegnamento di
   una lingua o piu, e non solo in fase di prima acquisizione), i
   processi di crescita e sviluppo delle capacita langagieres e
   semiotiche" in rapporto agli usi delle lingue, ai modi in cui "tali
   lingue interagiscono con i complessivi apprendimenti", e in
   funzione di tutto cio, concorre alla descrizione, selezione e
   interpretazione teorica di fatti linguistici (p. 21).


Nel Novecento i suoi punti di riferimento su questo tema sono stati pedagogisti come Giuseppe Lombardo Radice (che all'inizio del secolo introdusse il termine di educazione lingidstica entro un modello di pedagogia della creativita linguistica), ma anche docenti come Bruno Ciari, Mario Lodi, o intellettuali che hanno rivolto la propria attenzione creativa alla scuola come Gianni Rodari e don Lorenzo Milani.

La proposta di De Mauro si puo concretizzare nella formula della 'educazione linguistica democratica', che significa una scuola capace di dare al maggior numero possibile di cittadine/-i le competenze culturali e linguistiche adeguate per partecipare a una societa democratica nel mondo contemporaneo, dove le sollecitazioni alle competenze culturali e comunicative sono forti quanto forse mai nel passato. Questa educazione linguistica significa conquista di piu parole ("conta di piu chi sa piu parole", diceva don Milani), in senso quantitativo e qualitativo; maggiore capacita di lettura e scrittura; apertura ai linguaggi formali e formalizzati delle scienze in una visione trasversale del ruolo del linguaggio verbale. "Tutti gli usi della parola a tutti", diceva Gianni Rodari, e De Mauro fa proprio questo motto: la buona competenza linguistica, quella cui la scuola deve mirare, non e il possesso esclusivo di una sola varieta linguistica, ma la capacita di muoversi entro una spazio linguistico e culturale adeguatamente ampio; scegliere gli strumenti espressivi piu adeguati per gestire il senso, per esprimersi, capire e farsi capire, per lottare contro l'inesprimibile.

Tra queste posizioni e quelle di una scuola tradizionalmente legata a una visione di pura trasmissione di una unica fascia di sapere c'e una distanza incolmabile, e questa distanza non e tanto sulle tecniche didattiche o sugli obiettivi generali della formazione, ma sul senso politico delle due visioni. Quella di De Mauro si fonda sull'analisi del ruolo che le condizioni sociali (demografiche, professionali ecc.) e culturali hanno sullo sviluppo delle competenze linguistiche, e di conseguenza del ruolo che l'istituzione scolastica deve avere in rapporto alle sollecitazioni e ai bisogni della societa e degli individui.

De Mauro e lucidamente consapevole della pluralita di piani che convergono sulle scelte di educazione linguistica:
   vent'anni dopo mi capito di scrivere la Stona linguistica
   dell'Italia unita, e con dovizia di dati vi spiegavo la saldatura,
   che regnava in Italia tra redditi, scolarita, capacita di usare la
   lingua italiana. Il libro, l'ho raccontato altrove, se posizioni
   ideologiche supponeva, supponeva quelle di Nord e Sud, del Mondo,
   dei liberali di sinistra. Ma qualcuno che lo lesse come giudice di
   un concorso disse: Opera piu che di studioso, di agitatore
   comunista. Comunista io? Mai sia! Ma gia Leonardo Sciascia aveva
   scritto nelle Parrocchie di Regalpietra su quanto poco
   bastava--bastava?--in Italia per essere ritenuto un pericoloso
   sovversivo. Altri quarant'anni o quasi, e mi e stato affidato il
   compito di aprire il congresso della Societa di Linguistica
   Italiana a Firenze, congresso solenne sull'italiano nel nuovo
   millennio. Ma intanto, tra affidamento e svolgimento del congresso,
   mi era successo di diventare ministro dell'Istruzione. Ho dovuto
   fare i salti mortali per preparare un discorsetto decente. Non si
   parla--non parlo io, almeno--senza emozione nel Salone dei
   Cinquecento in Palazzo Vecchio. Volevo cercare di spiegare che cosa
   e successo nel profondo di questo paese: la dissaldatura fra
   redditi, buona scolarita, buona cultura intellettuale e
   linguistica. Ce ne accorgemmo con Maria Corda Costa, indagando
   nelle scuole, nei secondi anni sessanta, quando la dissaldatura
   comincio a verificarsi (p. 115).


De Mauro colloca la sua proposta linguistico-educativa sul piano degli assetti culturali e sociali, ovvero su quelli politici. E non ha paura di dirlo chiaramente:
   Quanti capiscono il compito terribile che ha una scuola che non sia
   notaia di diseguaglianze culturali, ma promotrice di eguaglianze?
   Per un Mario Lodi, per un Vertecchi, per una Pontecorvo che
   capiscono quelle ragioni, che sanno e studiano il peso enorme
   dell'ambiente familiare nel crescere intellettuale e scolastico,
   quanti stolidi opinionisti si aggirano nei giornali a fare strage e
   strame di ogni seria politica scolastica e civile con le
   stupidaggini che scrivono in liberta su--come tra loro si
   definiscono--fogli autorevoli? E quanta terrificante influenza
   hanno su politici e funzionari e notabili, magari, come dicono, <<di
   sinistra>>, ma staccati dalla realta, disinformati di cio che la
   scuola fa, puo fare e deve fare? (p. 90).


De Mauro e stato Ministro della Pubblica Istruzione, e non si limita alla teorizzazione astratta o alla disputa giornalistica:
   e ancora oggi molti non capiscono che voler portare a 18 anni il
   livello minimo di istruzione e formazione non ha senso comune senza
   prefigurare una sostanziale unificazione, magari a tappe, nel
   segmento scolastico mediosuperiore, come al paese servirebbe per
   stare in Europa non solo in senso geografico o
   politico-istituzionale. [...] Nella media unificata di Bottai, il
   latino era per tutti, ma non tutti lo sapevano (p. 127).


Per il De Mauro linguista teorico, linguista educativo, Ministro, la scuola e la sede primaria di un progetto di democrazia linguistica che sia anche un banco di prova per le teorie generali sul linguaggio e sulle lingue: posizione, questa, totalmente contraria a quelle di N. Chomsky, che De Mauro scelse come suo antagonista naturale su tali temi. De Mauro raccoglie la sfida della varieta, della centralita del piano della parole, del legame lingua-societa-storia-natura, delle vicende dei concreti parlanti nello sviluppo delle lingue identificando nella scuola il luogo dove poter gestire e orientare tali processi riportando la competenza nella totalita dell'essere umano individuo e componente del gruppo sociale. Chomsky esclude societa e storia dalla sua teoria linguistica, limitando la lingua alla natura e alla formalizzazione dei meccanismi, e percio esclude la cura della competenza dalla possibilita degli interventi formativi. Questi, pero, altro non sono che il portato delle dinamiche sociali: non ci poteva essere distanza maggiore tra lui e De Mauro!

De Mauro riporta, dunque, nella scuola il destino espressivo degli umani: le aule sono il luogo dove si svolge la dialettica sociale che, fra le ragioni della norma e quelle degli usi, fra tradizione conservatrice e apertura creativa, fra spirito di campanile e forza di interscambio, porta alla costruzione dell'identita linguistica e percio culturale degli individui e degli assetti sociali.

La scuola e frutto della societa e su questa fa ricadere i suoi frutti: da tale tensione derivano i progetti di politica linguistica, cioe i disegni che consentono alla scuola di individuare i luoghi di criticita espressiva a livello sociale e di tentare di porvi rimedio attraverso la cura delle competenze e la proposta di un modello di buona competenza linguistica. In questo quadro, l'attenzione di De Mauro e stata sempre posta alle questioni delle abilita alfabetiche primarie, alle capacita di leggere e scrivere.

In Parole di giorni un po' meno lontani afferma:
   La vignetta aveva un titolo: <<analfabeti>>. Mi fu spiegato dai miei
   che si chiamano cosi quelli che non sanno leggere e scrivere. La
   parola riaffiorava in pubblico dopo una dozzina d'anni. Dal
   censimento del 1936 il governo fascista aveva fatto sopprimere le
   tradizionali domande dei regi censimenti sulla capacita di leggere
   e scrivere. Per l'onore del paese gli analfabeti non dovevano
   esistere, almeno sulla carta delle statistiche. La realta era assai
   diversa (p. 39).


Le pagine della SLIU sulla consistenza dell'analfabetismo nell'Italia appena unita manifestano esemplarmente l'interpretazione demauriana del rapporto fra italofonia e dialettofonia nello sviluppo del Paese, e la rigorosita del suo metodo di ricerca: volendo considerare la dimensione sociale dei fatti linguistici, vuole appoggiare le sue analisi e interpretazioni a dati di fatto di uguale portata, ben distanti dalle sporadiche, occasionali, singole testimonianze. Gli attacchi alla proposta demauriana partivano da posizioni puristiche e si accompagnavano a una idea di scuola che di fatto escludeva chi non aveva sufficienti mezzi linguistici a disposizione, dal momento che rivolgeva la propria proposta formativa a chi gia possedeva una adeguata competenza in italiano. A De Mauro e stato rimproverato di avere troppo ristretto il numero degli italofoni al momento dell'Unita nazionale (secondo De Mauro, meno del 3%). De Mauro, da posizioni piu plurilinguistiche e variazionistiche, non si inventa il dato, ma lo appoggia sui risultati degli studi statistici esistenti sulla materia e a sua disposizione: materia intrinsecamente considerata estranea al terreno linguistico dai primi. Ancor piu che sul contenuto della materia (se gli italofoni fossero il 3% o il 10% o il 25% dei cittadini al momento dell'Unita nazionale) la posizione demauriana e nettamente separata da quella dei suoi oppositori a livello epistemologico, dei modelli di procedere scientifico anche nelle scienze linguistiche. Si e trattato, infatti, di attacchi portati a De Mauro da posizioni che hanno segnato epistemologicamente la distanza di tanta cultura linguistica italiana dai paradigmi scientifici internazionali, come effetto di un crocianesimo poco riflesso e comunque tale da spingere a irridere la rigorosa elaborazione di assunti scientificamente validi. In questo modo l'attacco alimentava l'irrisione alla demauriana apertura delle scienze del linguaggio alle altre. Il De Mauro variazionista, amante dell'indeterminatezza semantica e del rifiuto delle formalizzazioni, era proprio colui che in realta si appoggiava alle procedure delle scienze esatte per proporre le sue analisi e interpretazioni.

De Mauro in decine e decine di scritti ripropone il dato di fatto degli enormi e inaccettabili livelli di bassa o nulla scolarita di ampie fasce della popolazione, e del legame fra questa condizione e la dialettofonia pressoche esclusiva:
   lo si scopri a meta degli anni 50, quando furono pubblicati i dati
   del censimento del 1951: il 60% degli adulti era privo di ogni
   titolo di studio, licenza elementare compresa, e buona parte di
   questi si dichiarava spontaneamente incapace di leggere e scrivere
   (p. 40).


L'italiano diventa un idioma da conquistare per garantire l'effettiva uguaglianza dei cittadini, delle loro opportunita, della possibilita di esercitare in pari modo diritti e doveri, di partecipare alla vita di un Paese democratico. Stravolgendo quanto con lucidita, chiarezza, precisione, conforto di dati De Mauro ha sempre affermato, ovvero che alla scuola italiana si presentava un compito di immane portata (sviluppare l'italofonia e il possesso degli strumenti culturali basati sulla scrittura in una enorme massa di popolazione), coloro che lo hanno osteggiato (e continuano ancora oggi a farlo) lo hanno accusato di avere voluto una scuola facilona e senza regole. Niente di piu distante da quanto De Mauro ha teorizzato in scritti di denso rigore scientifico e in altri di piu ampia funzione divulgativa: l'immane compito che si presenta alla scuola deve essere assolto con un impegno ancor piu rigoroso, ampio e profondo di quello cui si limitava la scuola tradizionale. L'educazione linguistica democratica vuole reali competenze linguistiche, solide e forti, per tutti, e non incerte capacita per tutti. Come testimonianza della posizione demauriana ricordiamo solo due argomenti: la questione del tema di italiano e il rapporto fra capacita linguistiche e altre dimensioni della vita degli allievi.

De Mauro e stato uno dei massimi accusatori della vuotezza e inutilita di una pedagogia linguistica tradizionale che faceva dei temi (e dei 'pensierini' nei primi anni delle scuole elementari) le due attivita principali. De Mauro, riprendendo innanzitutto le posizioni di inizio Novecento di Giuseppe Lombardo Radice, rifiutava del tema la sua esaltazione della verbosita, dell'inutile ampollosita e di conseguenza della lunghezza del testo considerata dalla scuola comunque parametro positivo; rifiutava soprattutto il fatto che il tema non era oggetto di istruzione e formazione scolastica: l'abilita di scriverlo era considerata gia presupposta dalla scuola, che pertanto abdicava al suo compito di strumento di formazione per confermare il suo ruolo di discriminatore fra chi entrava a scuola con competenze in italiano gia formate e chi, non possedendole a causa della collocazione sociale, trovava nella prassi scolastica solo lo strumento della sua esclusione sociale.

De Mauro alimenta la sua critica al tema scolastico con un ricordo personale, lui che era davvero una persona che sapeva scrivere, sia di scienza, sia di altro. A scuola gli viene assegnato un tema; pensa di svolgerlo in modo originale, e comunque, come era solito, di non farlo molto lungo:
   mi era venuta un'idea, partire con periodi brevi all'inizio, poi
   sempre piu ampi. Ne ero fiero, una cosa da mandare in brodo di
   giuggiole quei miei colleghi di oggi che si sforzano di mostrare le
   tracce iconiche nel linguaggio: il mio tema era tutto iconico
   almeno nella sintassi (p . 46).


Il tema scritto da Tullio viene valutato, invece, negativamente: la scuola non solo non insegnava a scrivere temi, ma presupponeva che li si sapesse gia scrivere secondo un modello che, non esplicitato, apparteneva al sistema di riferimenti di ideologia linguistica e culturale che alimentavano la prassi scolastica al di la dei programmi formali. La critica al tema, anche basata su una negativa esperienza personale, diventa la critica a tutte le prassi didattiche non esplicitate nelle regole, non rese oggetto di formazione, considerate gia possedute dagli allievi, demotivate e demotivanti, prive di ricadute effettivamente misurabili sulle competenze degli allievi, prive di utilizzabilita nei contesti comunicativi extrascolastici:

C'era tra noi questa polemica: io gli consegnavo temi di mezza pagina, una pagina, e in uno avevo autorizzato il diritto-dovere alla concisione. Mi disse allora: "Guardi, io sono d'accordo con Lei [...] Ma badi, nessun altro collega lo farebbe. Stia attento, scrivere a lungo magari a vuoto e un principio sacro nella nostra scuola." Qualche tempo dopo Calogero scrisse nel Mondo alcuni articoli assai belli sulla vuotaggine e perfino immoralita degli sproloqui cui l'uso del tema invita. Poi, negli anni, ho scoperto un vero almanacco di Gotha della nostra cultura che ha espresso le stesse condanne: Croce, Gentile, Giuseppe Lombardo Radice, padre Pistelli, Gramsci. Ma la cancrena non e ancora guarita del tutto. E anche qualche mio collega immagina che lo scrivere, l'educazione allo scrivere, sia tutta nel fare temi (Parole di giorni un po' meno lontani, p. 162).

Tullio De Mauro maestro

Le posizioni di De Mauro sull'educazione linguistica sono il naturale frutto delle sue posizioni teoretiche sul funzionamento dei linguaggi e delle lingue, e delle sue analisi sulla specifica evoluzione e condizione linguistico-culturale italiana. Ma come professore, come maestro, De Mauro metteva concretamente in pratica le sue proposte teoriche?

Chi scrive puo e intende parlare solo sulla base della propria esperienza personale. Dal 1974 De Mauro ritorno alla Sapienza di Roma a insegnare Filosofia del linguaggio. La notizia si sparse fra gli studenti e l'attesa fu un misto di curiosita per il nome noto a tutti e di impazienza per cominciare a frequentare le sue lezioni. L'aula 1 della Facolta era sempre strapiena. De Mauro passeggiava in aula, scriveva sistematicamente alla lavagna con il gessetto nomi date titoli, interrogava soprattutto chi si trovava nelle prime file: domande sempre non banali, che mettevano in crisi perche sollecitavano le conoscenze, ma anche l'autonomia e la creativita. Chi scrive provo a mettersi in fondo all'aula per evitare lo stress della scelta del rispondente. Quel giorno De Mauro passeggio fino in fondo alla grande aula e ... fece una domanda a chi scrive.

Come studenti dei suoi corsi si scoprivano Saussure e Wittgenstein; ci si sentiva invitati a confrontarsi con le analisi di Emilio Garroni o con quelle dei logici matematici; le lezioni erano veri e propri momenti di crescita, di conquista di autonomia culturale e intellettuale. Arrivo il momento dell'esame; lo avevamo preparato insieme--eravamo un gruppo di amici: Gennaro Chierchia, Enrico Magrelli, Raffaella Petrilli, Gilda Piersanti, Salvatore Speranza, Teresa Zonno--e aspettavamo di essere chiamati singolarmente. Ci vide che parlavamo tra di noi, ci chiamo tutti e ci fece un esame di gruppo: un dialogo fra di noi, e di tutti e ognuno con lui.

Ci coinvolgeva nelle commissioni di esame, dopo esserci laureati. Un giorno, nei tempi bui dei terrorismi, entro dentro l'aula un gruppo di manifestanti urlanti a interrompere lezioni e esami: Tullio non volle uscire; "non siete la polizia", disse, ribattendo ai facinorosi che non avevano alcun potere di interrompere gli esami. Coraggioso, come sempre nella sua vita: in quanto intellettuale democratico molto esposto agli attacchi dei terroristi negli anni di piombo italiani, ma anche nella vita personale, in quanto fratello di Mauro De Mauro, coraggioso giornalista rapito e ucciso dalla mafia in Sicilia.

Di quei tempi complicati, peraltro senza grandi prospettive per i giovani che si affacciavano al mondo della ricerca linguistica--allora come oggi, in Italia--si ha il ricordo di una persona che innanzitutto faceva vivere dal di dentro il farsi della ricerca scientifica di linguistica: cio significava saper rispondere a una esigenza che emergeva dai fatti sociali e linguistici, sapere individuare tale esigenza come segnale di un problema; saper definire il problema e mettere in atto una risposta conoscitiva; e saper essere rigorosi e creativi anche nel predisporre i quadri teorici e gli strumenti metodologici.

Entro questa cornice sono nate imprese come quelle dei Libri di Base degli Editori Riuniti; come i progetti sperimentali con le scuole dell'infanzia di Scandicci, da cui e nato il Giotto-kit, che fu una delle proposte piu innovative degli anni 80; come i progetti di alfabetizzazione della popolazione adulta, sempre iniziati a Scandicci; come il giornalino di facile lettura "Due Parole"; come il rifacimento della bolletta Enel dei consumi di elettricita, per renderla comprensibile ai milioni di utenti italiani, abituati a pagare il conto senza sapere perche; come il primo Lessico di frequenza dell'italiano parlato--il LIP; come il primo Vocabolario di Base dell'italiano; come l'impresa lessicografica che ha portato al GRADIT --Grande Dizionario dell'Italiano dell'uso. Grandi imprese, appunto, tutte caratterizzate dal coinvolgimento di piu persone, dall'essere imprese di gruppo, lavori di squadra. Si e trattato di un grande insegnamento che ha visto alcuni di noi coinvolti: Stefano Gensini, Emilia Passaponti, Emanuela Piemontese, Miriam Voghera, Raffaella Petrilli, Anna Thornton, Claudio Jacobini, Federica Casadei, e tantissimi altri meno giovani e giovanissimi. De Mauro era il punto di riferimento, il promotore e il direttore di tali imprese; noi crescevamo al suo insegnamento nel coinvolgimento diretto e pieno in tutte le fasi, in tutte le operazioni che erano richieste per il raggiungimento degli obiettivi. Una scuola unica, dove De Mauro prendeva per mano e accompagnava, ma non solo entro lo sviluppo di un progetto scientifico, ma ben di piu nel corso della vita. Era un maestro, e ancor piu un padre.

Era un modo di fare che gli veniva dai suoi maestri:
   lui pero, da gran professore, ci teneva d'occhio nel complesso del
   nostro divenire e crescere osservandoci anche ben oltre il nostro
   studio di greco e latino (p. 149).


Ancor piu, pero, era la cifra della sua personalita, il suo modo di essere e di vedere il rapporto con gli altri: gli allievi e i collaboratori non erano i suoi portaborse; esigeva da loro qualcosa di piu, ovvero intelligenza, studio, creativita, responsabilita, rigore; condivideva con tutti la crescita del sapere, aperto alla curiosita di scoprire insieme perche insieme si scopre di piu e meglio:
   mi rendo conto ora che allora, e cosi anche poi, ho concepito le
   imprese editoriali come frutto di un lavoro collettivo (p. 102).


Questo atteggiamento valeva per lui non solo per le imprese editoriali, ma per tutte: lo stare insieme non copriva la responsabilita personale, ma la alimentava.

In questa prospettiva di lavoro, che esigeva l'impegno e la responsabilita individuale da un lato, e la condivisione collettiva dall'altro, sicuramente influiva la personale vicenda accademica di De Mauro, che era stato radiato dai ruoli di assistente universitario nei primi anni Sessanta proprio per non avere voluto adeguarsi a una modalita che, nel suo verticismo, rifiutava il dialogo, l'apertura, il coinvolgimento di tutti, compresi gli studenti, nel farsi della conoscenza. Il senso del rispetto dovuto ai Maestri--quelli autentici --gli derivava non solo dall'ammirazione che aveva avuto per i suoi, ma anche per il ruolo che forse il massimo fra i suoi maestri, ovvero Antonino Pagliaro, ebbe per recuperarlo all'Universita: inizio un percorso di contratti di insegnamento presso diversi atenei (Chieti, Palermo, Salerno) fino al rientro alla Sapienza di Roma nel 1974 a insegnare Filosofia del linguaggio, nella cattedra che fu appunto di Pagliaro, e a diventare poi il primo professore di Linguistica generale della Sapienza, nel 1996. Oggi i suoi allievi insegnano o hanno insegnato in moltissime universita italiane e straniere.

Un bilancio

Ci siano permesse alcune considerazioni finali. Il De Mauro Ministro della Pubblica Istruzione e stato per molti di noi il sogno, la speranza, l'utopia di vedere finalmente realizzati quegli auspici tante volte espressi nella sua attivita scientifica e diffusi nella scuola. Diventato Ministro, il primo ad attaccarlo sulle sue scelte fu il sindacato che rappresentava maggioritariamente gli insegnanti di sinistra.

E ancora, gli fu rimproverato pubblicamente di essere stato la causa, soprattutto con le Tesi Giscel, della rovina della scuola italiana. Chi scrive, insieme ad altri, e stato testimone diretto, nel congresso della Societa di Linguistica Italiana del settembre 2016 a Milano, di quello che si spera sia l'epilogo della vicenda, esemplare del modo di essere di Tullio.

De Mauro ascoltava tutti, era la persona dell'ascolto. Ascolto anche le critiche feroci, anche personalmente violente, che gli erano state rivolte. E si pose davvero il problema se lui e le sue Tesi Giscel fossero stati la causa del disastro della scuola italiana. Promosse percio entro il Giscel una indagine su quanto fossero davvero conosciute le Tesi dagli insegnanti. I dati raccolti sono stati una amara sorpresa: praticamente una esigua minoranza di insegnanti affermava di sapere della loro esistenza e di averle lette. Cosi, durante il congresso SLI De Mauro si avvicino al suo accusatore rappresentandogli come, entro un paradigma scientifico di azione, ne lui ne le Tesi potevano essere considerati la causa del disastro della scuola italiana. Non sto a dire dell'impappinata reazione dell'interessato.

Questo episodio ci spinge a chiederci se davvero De Mauro sia stato un condottiero, un capopopolo di ricercatori e di insegnanti che ha fatto una rivoluzione. Riteniamo di no; riteniamo, anzi, che sia stato sempre un isolato, e che forse abbia scelto lui questa posizione, anche consapevole della distanza fra la sua profondita e ampiezza di analisi e, ad esempio, il mondo della politica che avrebbe dovuto dare concretezza alle sue proposte.

I Libri di base, che tanto diedero all'idea di una cultura rigorosa e accessibile, e che tanto diedero agli Editori Riuniti, furono chiusi dal segretario del loro partito di riferimento.

La sua esperienza come consigliere e assessore regionale prima, ministro poi, lo vide impegnato in iniziative di cui la storia, non la cronachetta politica corrente, dara ragione.

Rimase, pero, anche in quello, isolato.

De Mauro e stato definito uomo di un'epoca ormai chiusa per l'Italia, volendo in qualche modo addossare anche a De Mauro la responsabilita per i disastri le cui conseguenze gravano oggi sull'Italia. Noi riteniamo, invece, che il suo disegno scientifico e politico sia ancora determinante per elaborare un progetto di sviluppo del nostro Paese. I molti valorosi allievi nelle Universita italiane e straniere sono la testimonianza piu rilevante della vitalita della sua 'scuola', certo non istituita formalmente, ma capace di produrre frutti sempre nuovi, critici e originali, proprio cio che Tullio voleva dai suoi allievi.

Le sue proposte sono ancora capaci di spiegarci i limiti e i potenziali punti di forza del sistema formativo italiano: nonostante l'acredine tutta ideologica (e con pizzichi non limitati di invidia personale) di cui e stato oggetto, De Mauro rimane ancora un punto di riferimento per chi voglia lavorare nella e per la scuola italiana.

L'attenzione alla diffusione dell'italiano in Italia si e accompagnata in lui sistematicamente a quella per la presenza dell'italiano nel mondo: a tale tema dedico uno dei primi congressi della Societa di Linguistica Italiana (1970), da poco da lui co-fondata; diresse la grande indagine Italiano 2000, che ancora oggi rimane un riferimento in termini di modelli teorici e strumentazione metodologica; fece inizialmente parte della Commissione nazionale per la promozione della lingua e cultura italiana nel mondo, istituita presso il Ministero degli Affari Esteri.

Fu sempre attento alle ragioni del plurilinguismo, a quelle della lingua italiana come condizione di possibilita per la partecipazione democratica, e a quelle delle lingue degli altri: le vecchie e le nuove minoranze linguistiche.

Negli ultimissimi mesi di vita ha pubblicato il Nuovo Vocabolario di Base dell'italiano (http://dizionario.internazionale.it/) e ha dato avvio a una nuova indagine sulla condizione dell'italiano nel mondo: infaticabile e tenace, ha voluto sempre portare a compimento le iniziative intraprese e ha sempre voluto promuoverne di nuove.

Rimane forte e viva in noi la sua lezione. Amava i suoi studenti, anche per questo era un grande professore; il suo amore verso di noi studenti, prima ancora della sua sapienza, durante le sue lezioni--vere passeggiate nelle ampie aule dove insegnava--ci riempiva del timore e del senso di colpa di non riuscire a ricambiarlo in uguale misura. Oggi, ancor piu forte e il suo richiamo ad assumerci la responsabilita di guidare la nostra scuola, la nostra universita e la nostra societa verso una reale democrazia che non e tale se non e linguistica. *

Massimo Vedovelli

Universita per Stranieri di Siena

* (N.d.r.) La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha intitolato a Tullio De Mauro la sala linguistica il giorno 29 maggio 2017. De Mauro nel 1969 lavoro alla costituzione della Sala linguistica. La famiglia ha donato alla Biblioteca parte del fondo bibliotecario di De Mauro, soprattutto relativo agli scrittori italiani contemporanei e alle tesi di laurea. L'Universita della Calabria ha istituito un fondo con gli studi saussuriani di De Mauro. Il Ministero dei Beni Culturali sta lavorando a un portale digitale unico per accedere alla ricca biblioteca demauriana.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO DI TULLIO DE MAURO

La bibliografia di Tullio De Mauro e vastissima: e riportata nel sito www.tulliodemauro.com

Qui di seguito indichiamo solo alcune opere che hanno dato un segno indelebile ai vari settori di studio cui si riferiscono.

Storia linguistica dell'Italia unita. Bari: Laterza, 1963, [1998.sup.11] [2002.sup.15], [2011.sup.20] (russo, parziale: Moskva: Progress, 1971). Print.

Introduzione alla semantica. Bari: Laterza, 1965, [1998.sup.9]. (francese [Paris: Payot, 1967]; giapponese [Asahi Tokio: Shupphausa, 1967], rumeno [Bucuresti: Editura Stintifica si Enciclopedica, 1978], Tedesco [Tiibingen: Niemeyer, 1981]). Print.

Ludwig Wittgenstein: his Place in the Development of Semantics. Dordrecht: Reidel, 1966. Print.

Corso di linguistica generale. Introduzione e commento a F. de Saussure. Bari: Laterza, 1967, [2008.sup.22] (francese [Paris: Payot, 1972], giapponese [Tokio: Jiritu Shabo, 1976, [1994.sup.2]], spagnolo [Madrid: Alianza Editorial, 1983], cinese [Pechino: "Guoway yuyanxue", 1983], ceco [Praha: Odeon, 1989]), russo [Ekaterinburg:Universita degli Urali, 1999], rumeno [Lasi: Polirom, 2000]). Print.

Senso e significato. Bari: Adriatica Editrice, 1970. Print.

Le parole e i fatti. Roma: Editori Riuniti, 1977, [1978.sup.2]. Print.

Scuola e linguaggio. Roma: Editori Riuniti, 1977, [1981.sup.2]. Print.

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Caption: Tullio De Mauro
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Title Annotation:legacy of Italian linguist Tullio De Mauro; text in Italian
Author:Vedovelli, Massimo
Publication:Italica
Article Type:Critical essay
Geographic Code:4EUIT
Date:Mar 22, 2017
Words:10588
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