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Tre poeti e il futurismo: Ezra Pound, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale (con un cenno su Saba).

Nei primi mesi del 2009, nell'ambito delle <<celebrazioni>> del centenario del primo manifesto del Futurismo, sono state edite in Italia due biografie di Filippo Tommaso Marinetti, dovute a Pablo Echaurren e a Giordano Bruno Guerri. Opere molto diverse una dall'altra, essendo la prima una narrazione a fumetti (gia edita nel 1983), la seconda una delle tante biografie prodotte da un giornalista formatosi alla scuola di Indro Montanelli--personaggio, quest'ultimo, di volta in volta presentato in Italia, da una certa opinione intellettuale, quale un opportunista e un <<imbecille>> (udito con le mie orecchie in un teatro pubblico, a Milano, negli anni Settanta; e l'enunciatore fu ripagato da un'ovazione) o, ed e il luogo comune in questi anni prevalente, come <<il miglior giornalista italiano del Novecento>>. E Paolo Monelli, Enrico Emanuelli, Orio Vergani, e non pochissimi altri?

Neanche per Pablo Echaurren, valido pittore romano, la vita di Marinetti e l'unica esperienza di biografo. Nel 2000 pubblico un bel volume, sempre a fumetti, contenente le biografie di Dino Campana, Vladimir Majakovskij, Ezra Pound: Vite di poeti. Campana, Majakovskij, Pound (Torino: Bollati Boringhieri). Poeti dalle vite difficili, e, per due di loro, con esiti tragici.

Caffeina d'Europa. Vita di Marinetti e il titolo dell'impresa di Echaurren (Roma: Gallucci). <<Caffeina d'Europa>> fu una definizione di Marinetti data da alcuni giornali internazionali negli anni in cui il Futurismo furoreggio. All'interno del libro Echaurren aggiunge un ulteriore sottotitolo, a dir poco iperbolico: La piu grande avventura poetica del Novecento. Dovendo escludere ovviamente che l'autore sia cosi ingenuo da considerare Marinetti il piu grande poeta del XX secolo, ritengo che sul sostantivo avventura, piu che sull'aggettivo poetica, occorra calcare l'accento. La definizione vuole sottolineare l'effetto dirompente ottenuto dal manifesto del 1909 e da quelli immediatamente successivi.

La narrazione di Echaurren, ricca d'ingegnose soluzioni figurative, ha un'impostazione forse troppo panegiristica, o almeno apologetica. E cio vale anche per il libro di Guerri (Filippo Tommaso Marinetti. Invenzioni, avventure e passioni di un rivoluzionario. Milano: Mondadori, 2009). Echaurren tende a mettere in ombra, ad esempio, gli esiti ele scelte politiche di Marinetti e dei suoi seguaci. Guerri e meno imprudente: non nega ma attenua, talvolta fraintende. Vero e che, quali che fossero gli atteggiamenti inizialmente anarcoidi di Marinetti, il fanatico, violento interventismo che precedette anche in Italia la prima guerra mondiale lo vide in prima fila; e al detto del manifesto del 1909, mai ripudiato dall'autore: <<Noi vogliamo glorificare la guerra--sola igiene del mondo--il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo per la donna>>, altri se ne erano aggiunti, non meno truci, come: <<La parola ITALIA deve dominare sulla parola LIBERTA>> (Programma politico futurista, 1913; la frase fu ripresa da Marinetti in un articolo del '40), che davvero sembrano preludere al fascismo, a cui lo stesso Marinetti e gli altri aderirono (una ristrettissima minoranza preferi il bolscevismo---ma ognuno ha i suoi gusti). Non mancano gli spunti socialisteggianti e anarcoidi nel Manifesto del partito futurista italiano dell'11 febbraio 1918: liberta di sciopero, ridistribuzione delle terre, distruzione della famiglia. Spunti poi rimossi, una volta messosi il Futurismo all'ombra del potere mussoliniano. Questo e pero un discorso che oggi in Italia si preferisce evitare. (1) O si cita spesso, senza approfondimenti, l'articolo simpatizzante pubblicato da Gramsci sull'<<Ordine nuovo>> il 5 gennaio 1921, Marinetti rivoluzionario? Ma, in procinto com'era di fondare il Partito Comunista d'Italia, si capisce che Gramsci potesse addirittura contrapporre, strumentalmente, la <<concezione nettamente rivoluzionaria, assolutamente marxista>> dei futuristi a quella che gli pareva l'arrendevolezza dei socialisti, che stava per abbandonare. E del resto gia 1'8 settembre 1922, scrivendo a Lev Trockij, il suo giudizio era notevolmente mutato. (2)

Tra le dichiarazioni rilasciate da Mussolini a Yvon De Begnac, giornalista e suo biografo, piu d'una torna sull'intreccio di futurismo e fascismo:
 [...] io formalmente dichiaro che, senza il futurismo, non vi
 sarebbe stata rivoluzione fascista.

 Sfido un'altra rivoluzione europea a dimostrare di essersi
 fondata, in poesia e nelle arti figurative, su movimenti autonomi e
 autoctoni, aderenti al clima della nuova societa alla quale il
 corso nuovo della storia stava esta dando luogo: sfido questa
 qualsiasi rivoluzione europea a dirci se mai ebbe alla base della
 propria filosofia sociale movimenti come il futurismo o il
 <<Novecento>> delle arti figurative.

 Oserei dire che, senza il futurismo, il fascismo non avrebbe potuto
 costituirsi in avanguardia della reale rivoluzione italiana.


Non mancano gli omaggi all'<<ardito-futurista>> Mario Carli:
 Si deve a Carli la fusione tra arditismo e futurismo,
 l'istituzionalizzazione dell'arditismo nel ruolo dell'anima eroica
 del politicismo fascista. Si deve cio a Carli, cosi come si deve a
 Marinetti il riuscito tentativo di alleare al movimento fascista la
 cultura di avanguardia. Che da questa cultura, al medesimo tempo
 aristocrazia del coraggio e socialitarieta di programma, il
 movimento fascista traesse immediato titolo di nobilta storica, non
 vi ha dubbio. Ebbe a dirmelo [...] il professor Gentile [...]. (3)


E arduo poter seriamente contestare, come pure si e preteso di fare, la nota affermazione pubblicata da Benedetto Croce sulla <<Critica>> nel 1924; da un Croce non fascista ma, com'egli stesso ricordo in piu occasioni, ancora fiancheggiatore di Mussolini:
 l'origine ideale del "fascismo" si ritrova nel "futurismo:" in
 quella risolutezza a scendere in piazza, a imporre il proprio
 sentire, a turare la bocca ai dissidenti, a non temere tumulti e
 parapiglia, in quella sete del nuovo, in quell'ardore a rompere
 ogni tradizione, in quell'esaltazione della giovinezza [...].


Un altro luogo di confusione e il giudizio circa i rapporti di Marinetti col nazismo e l'antisemitismo. Guerri, ad esempio, sottolinea l'antipatia nei confronti dei tedeschi da lui coltivata fino alla fine. Cio equivarrebbe, lascia intendere il biografo, a un'avversione per il nazismo. Vero e invece che quell'antipatia era solo uno strascico della prima guerra mondiale, durante la quale in tutti i paesi combattenti furono coltivati ottusi odi pregiudiziali nei confronti dei popoli "nemici;" in Italia, ad esempio, l'accusa di--come si diceva--<<germanofilia>> o <<tedescofilia>> (fu lanciata anche contro Croce e Arturo Farinelli, perche non avevano interrotto la frequentazione della cultura tedesca) quasi equivaleva a quella di tradimento. (4) Molti dirigenti fascisti, e lo stesso Mussolini (e non solo loro), perpetuarono quell'avversione nel primo dopoguerra. Quanto al nazismo, fino al 1936 condannarlo e metterlo in burletta fu quasi un obbligo per ogni fascista (solo una frangia minoritaria, con personaggi tra loro diversi quali Delio Cantimori o Julius Evola, simpatizzo per esso). Cio non impedi, anche questo e vero, che si cominciasse presto a guardare con interesse, in Italia, ad alcune singole realizzazioni istituzionali naziste, soprattutto in materia di politica culturale. E pero insensato, come altre volte ho sottolineato, citare i giudizi negativi espressi da Pirandello nei confronti del nazismo a prova d'un suo preteso e nascosto antifascismo. La successiva svolta di Mussolini e il suo avvicinamento a Hitler furono, e vero, accolti con scarsa simpatia anche da molti che gli erano tra i piu vicini, i quali non tardarono pero a allinearsi. Nel caso di Marinetti (come in quello di Pirandello, il quale con lui fu in ottimi rapporti), ebbe un'indubbia incidenza anche la condanna espressa dal nazismo, soprattutto dopo il trionfo della linea di Alfred Rosenberg su quella di Joseph Gobbels, nei confronti di tutte le avanguardie e dell'arte <<degenerata>>, entartete Kunst--e anche il teatro pirandelliano, nonostante l'esplicita e fedele e immutata adesione data dallo scrittore agrigentino al fascismo, era visto con poca simpatia dalle autorita tedesche, come Pirandello stesso constato in occasione del suo viaggio nella Germania hitleriana. All'inizio del 1934 si tenne a Amburgo e a Berlino l'esposizione d'aeropittura futurista, patrocinata da Gobbels e Hermann Goering; fu un successo, duramente contrastato pero da Rosenberg. Nel settembre dello stesso anno, in occasione del congresso nazionalsocialista di Norimberga, Hitler dichiaro per la prima volta ufficialmente la propria avversione nel confronti della entartete Kunst. (5)

Vero e che Effeti (cioe Marinetti) fu politicamente compromesso ben piu di quanto alcuni vogliano far credere--e sembra strano doverlo ricordare. Va a suo onore l'essersi mosso in piu occasioni in favore d'antifascisti colpiti da provvedimenti giudiziari; e nel 1928 Croce--ne futurista ne passatista, ma eternista, come si defini in quella occasione--non manco di dargliene atto. Anche i provvedimenti antisemiti del 1938 lo colsero di sorpresa, e non tacque con Mussolini le sue apprensioni per amici e conoscenti. (6) Cio non toglie che la sua vicenda politica sia stata un continuo, squallido, mediocre e buffonesco adattamento ai diktat che scendevano dall'alto. Il fondatore del Futurismo aderi, da parte sua, anche al neopurismo linguistico predicato dal regime, e all'antisemitismo. La campagna antisemita--per ora ancora <<spirituale>> e non <<biologica>>, come si diceva sulla scia di Giuseppe Bottai---era ufficialmente iniziata in Italia con la pubblicazione del Manifesto della razza il 18 luglio 1938. Nel settembre dello stesso anno fu decretata l'espulsione degli ebrei dalle scuole e dalle universita, nonche dalle accademie e dagli istituti culturali. Del 17 novembre del '38 sono le leggi razziali, o <<Provvedimenti per la difesa della razza italiana>>. Ebbene, il 23 novembre di quell'anno funesto Marinetti pubblico sul <<Giornale d'Italia>> un articolo sull'Italianita dell'arte moderna, nel quale sosteneva l'incapacita creativa degli ebrei e la loro estraneita all'invenzione dell'<<arte moderna>>, ovvero futurista. (7) E un punto sul quale torno piu volte negli anni successivi, quando iniziarono anche in Italia le autorevoli condanne (vedi anzitutto Telesio Interlandi) dell'<<arte degenerata>>.

La simpatia per i totalitarismi accomuno del resto molti avanguardisti novecenteschi: parallela a quella futurista fu, in Germania, la vicenda degli espressionisti (salve alcune eccezioni), come volle ricordare l'allora filonazista Gottfried Benn in una trasmisione radiofonica del 5 novembre 1933, quando gia si andava manifestando l'antipatia di Hitler per quell'avanguardia tedesca. Lo stesso Benn, ormai in difficolta a dispetto della sua adesione al nuovo corso politico in Germania, torno a celebrare il Futurismo e in particolare Marinetti, <<destino della razza italiana>>, in una sua Rede radiofonica intitolata a quest'ultimo del 29 marzo 1934 (Rede auf Marinetti). (8)

Ma il Futurismo non fu un movimento esclusivamente artistico, come invece il Cubismo. Esso era programmaticamente nazionalista, e auspicava inoltre l'avvento d'un nuovo modello d'umanita; e in tal senso fu totalitario--il termine, coniato con intento positivo, fu un regalo del fascismo italiano alle ideologie e al linguaggio politici moderni, incluso il lessico di Pound.

Infine: dei convertiti del terzo millennio al Marinettismo (uso una categoria su cui tornero piu avanti), non uno che affronti un vero discorso critico sui testi intenzionalmente artistici di Marinetti.

Ma su altro intendo qui soffermarmi. E passo subito a notare che sia Echaurren sia Guerri pongono, tra quanti aderirono ai primi appelli di Marinetti, Ezra Pound. Echaurren menziona anche <<Lewis>>, cioe Wyndham Lewis (33). Lo stesso Guerri cita--e tanti altri lo hanno fatto prima di lui e lo fanno con lui in questo 2009 di <<celebrazioni>>--una tarda dichiarazione di Pound, che trascrivero nel seguito del mio discorso; e menziona il movimento vorticista, fondato a Londra nel 1914, a supporto della tesi di un'adesione diretta agli appelli futuristi anche da parte del poeta americano (92); il che e inesatto. Ma, si sa, nelle ricorrenti <<celebrazioni>> bisogna, appunto, solo celebrare.

Ben piu sarebbe valsa la pena di ricordare almeno uno dei due significativi richiami a Marinetti contenuti in Problemi della lirica (Probleme der Lyrik), il celebre saggio del gia menzionato Benn, del 1951. (Meno significativa la menzione contenuta in un suo successivo scritto del 1955). Mi riferisco al luogo che recita:
 L'avvenimento che segno la fondazione dell'arte moderna in Europa
 fu l'uscita del manifesto futurista di Marinetti, che apparve il 20
 febbraio 1909 a Parigi nel <<Figaro>>. <<Nous allons assister a la
 naissance du Centaure>>-assisteremo alla nascita del
 Centauro--scriveva, e: <<Un'automobile rombante e piu bella della
 Nike di Samotracia>>. (9)


Dove andra sottolineata anche l'eccessiva semplificazione del discorso del poeta prussiano, visto che, ad esempio, un anno cruciale fu anche il 1907: l'anno delle Demoiselles d'Avignon di Picasso, degli inizi cubisti di Georges Braques, di quello che e considerato il primo dramma espressionista: Assassinio, speranza delle donne di Oskar Kokoschka, e del meraviglioso Secondo Quartetto di Arnold Schonberg. Quest'ultimo operava in quella Vienna che tra il 1905 e il 1918 fu <<il centro di una rinascita senza pari>>. (10) Quanto al Cubismo (il termine comincio a formarsi e a circolare nel 1908), esso trovo un immediato sostenitore in Guillaume Apollinaire. Dello stesso 1907 sono le due dirompenti mostre, dagli effetti fortemente innovativi, di Vincent van Gogh a Monaco di Baviera e di Cezanne nel Salon d'Automne a Parigi. E di poco anteriore e la scoperta della scultura africana da parte di Maurice de Vlaminck, Andre Derain, Henri Matisse--il quale ultimo inizio a essa, secondo Gertrude Stein, Picasso. (11)

I

EZRA POUND, IL VORTICISMO E IL FUTURISMO

Un primo accenno ironico a Marinetti Ezra Pound lo formulo in Patria mia, del 1912, riveduto nel 1913; alludendo al manifesto Contro Venezia passatista firmato da Marinetti, Umberto Boccioni, Carlo Carra e Luigi Russolo, del quale furono gettate nel 1910 migliaia di copie dall'alto della Torre dell'Orologio, scriveva:
 E quanto a Venezia: quando Marinetti e i suoi amici saranno
 riusciti a distruggere quell'antica citta, noi ricostruiremo
 Venezia nelle pianure fangose del Jersey e l'useremo come sala da
 te.


Difesa della citta (la stessa nella quale il poeta morra), a dire il vero, ambigua, la sua. Visto anche che poco sopra aveva scritto che Venezia <<sembra uno sgargiante scenario di teatro>>--entro un contesto di discorso nel quale suggestivamente esaltava la bellezza architettonica di New York, citta invece <<all'aperto>>. (12)

Se gia a proposito dell'<<Imagism>> Pound tenne a dichiarare nel 1913, in un articolo pubblicato da E S. Hint, che
 Gli Imagistes hanno ammesso di essere contemporanei ai
 postimpressionisti e ai futuristi; ma di non avere niente in comune
 con queste due scuole, (13)


ben altrimenti aggressivi furono i fondatori del <<Vorticism>>: cioe, con lo stesso Pound, il pittore e scrittore Whyndham Lewis, lo scultore e pittore Henri Gaudier-Brzeska, lo scultore Jacob Epstein e altri, soprattutto dopo la rottura del 1914 che fece seguito alla pubblicazione, I'll giugno di quell'anno, di Vital English Art. Futurist Manifesto, firmato da Filippo Tommaso Marinetti e Christopher Richard Wynne Nevinson, e nel quale Lewis, Gaudier-Brzeska e altri artisti erano arruolati d'autorita tra i futuristi. I1 1914 fu anche l'anno del distacco del Cubofuturismo russo--un distacco che non porto peraltro a rescindere del tutto le radici marinettiane.

Per Pound, in particolare, il Futurismo era solo <<una specie accelerata d'impressionismo>>. La limitazione non era da poco, visto che anche il Futurismo era una delle <<molte correnti di quell' "arte nuova" che nel primo decennio del Novecento si oppose all'impressionismo naturalistico o simbolistico>>. (14) Scriveva inoltre Pound: <<Marinetti e un cadavere>> (<<Marinetti is a corpse>>). Sono le note parole del suo articolo Vortex, pubblicato il 20 giugno 1914 sul primo dei due soli numeri di <<Blast>>, la rivista del Vorticismo voluta da Lewis e dal nome ("esplosione") d'impronta, questa si, spettacolarmente futurista. Con minore irruenza e drasticita, saranno ripetute dal poeta americano nel 1936: quello del Futurismo, dira, e un <<impressionismo accelerato>> (<<accelerated impressionism>>), che ebbe il merito di provocare l'opposizione sua, di Lewis e di Gaudier-Brzeska. (15) Non solo. Una convinzione espressa nella bellissima Praefatio ad lectorem electum di The Spirit of Romance era che <<Tutte le eta sono contemporanee>>, e che <<Questo e specialmente vero per la letteratura>>. In armonia con questi assiomi del 1910, in Vortex Pound sostenne, in polemica con Marinetti, la vitalita di <<tutto il passato capace di vivere nel futuro>>. (16) E evidente che asserti come questi preludono e sottostanno, com'e stato sottolineato, al concetto di tradizione formulato da T. S. Eliot.

Giudizi analoghi Pound ripete nell'ampio articolo Vorticism dello stesso 1914: dove preciso fra l'altro che <<il vorticista non ha questa curiosa mania di distruggere le glorie passate>> (<<The vorticist has not this curious tic for destroying past glories>>); e che, se l'Italia aveva avuto bisogno di Marinetti, quest'ultimo non aveva covato <<l'uovo>> (<<the egg>>) da cui lui era nato, perche lui, Pound, era <<del tutto opposto ai suoi principi estetici>>. (17) E altro si potrebbe citare su questa linea, e si e citato, da articoli e lettere, dove non si risparmiano neanche <<Papini e i giovani italiani, che sembrano impeciati dall'infezione futurista, vale a dire montaggio cinematografico e diarrea di scritti>>. (18) Ancora in un articolo pubblicato molto piu tardi, in italiano, sul <<Supplemento letterario>> del <<Mare>> di Rapallo il 12 novembre 1932, avverti il bisogno di precisare che
 Delle scuole moderne, il vorticismo non era che una disciplina
 piu severa, nata in parte da uno sforzo di criticare il
 futurismo. (19)


Qui vanno sottolineati due punti: il Vorticismo era stato un episodio positivo ma ormai riguardante il passato; esso nacque sull'onda del contrastato successo del Futurismo, ma in opposizione a esso.

Vero e peraltro che, una volta stabilitosi in Italia, e diventato lui stesso collaboratore di giornali e periodici italiani, il poeta americano attenuo la sua polemica antifuturista. Non pervenne peraltro ad alcuna ritrattazione. A partire dal 1932 frequento lo stesso Marinetti, da lui forse gia incontrato a Londra nel 1912 in casa di William Butler Yeats; e il racconto d'una sua visita a Marinetti, a Roma, alla fine degli anni Trenta, e nel quarto capitolo del bellissimo Discretions della figlia Mary de Rachewiltz. Col fondatore del Futurismo ormai condivideva la scelta politica; secondo il suo biografo Charles Norman (Ezra Pound. New York: The Macmillan Company, 1960. 310), proprio l'incontro del '32 consolido quella scelta, la quale condusse al suo colloquio del 30 gennaio dell'anno successivo con Benito Mussolini, a Palazzo Venezia. E in effetti il suo fascismo fu soprattutto adesione ostinata all'azione di Mussolini, da lui ritenuto l'ideale erede di Sigismondo Malatesta, John Adams, Thomas Jefferson e altri "eroi" della storia. Nondimeno, se Pound fece concessioni all'efficacia dell'azione di Marinetti nel mondo artistico e politico, a ben guardare non pervenne mai a valutarne positivamente l'opera di scrittore. Si legga ad esempio l'inizio di questo suo articolo, intitolato appunto Futurismo, del 1931:
 Mi ha scritto un giovane poeta dall'estero: <<Dica in ogni
 articolo che ogni scrittore italiano impiega tre parole dove una
 basterebbe>>.

 Cosi la gioventu. Mah!! Ogni giorno che resto in Italia vengo
 piu vicino alla posizione di Marinetti. In Inghilterra resistevo al
 futurismo. Per l'America il futurismo non ha scopo.


Qui l'avvicinamento a Marinetti e condizionato dalla specificita della disastrosa--per Pound--situazione italiana. Come era sostenuto gia in Vorticism, il Futurismo ha avuto e conserva una sua funzione solo in Italia e <<per l'Italia>> (ripresa, spontanea, d'un giudizio formulato nel 1912 da Guillaume Apollinaire sul Manifesto dei pittori futuristi: <<puo, per la sua violenza, valere da pungolo adatto ai sensi affievoliti degli italiani>>):
 Se ci fosse dilemma, se fosse assolutamente necessario di
 scegliere fra distruzione completa e questa nefasta abitudine di
 seppellirsi negli schedari delle biblioteche, d'occuparsi con tanti
 libri che non possono dare il minimo stimolo o nutrimento ad una
 letteratura nuova, viva, contemporanea, sceglierei quasi la
 distruzione al [intendasi: del] passato. (20)


A conferma, cosi chiudeva il 10 aprile dello stesso anno un articolo pubblicato sull'<<Indice>> e indirizzato in forma di lettera all'artista Ernesto Thayaht (Ernesto Michahelles):
 credo che se fossi vissuto in Italia tra il 1912 e il 1924 avrei
 fatto causa comune con i futuristi, non perche stessi d'accordo con
 loro sui principi estetici, ma perche non c'era ove andare altrove,
 soprattutto in questione della necessita della contemporaneita
 nelle percezioni che precedono l'opera d'arte.

 Qui c'era, certo, bisogno d'una purgazione del passato piu forte
 che non in Francia, o in America, ovvero in Inghilterra
 conservatrice ... (21)


In un altro articolo pubblicato sulla <<Stampa>> di Torino nel 1932, intitolato Futurismo Movimento di orgoglio italiano e consistente in un collage di elogiativi o comunque positivi, e di diseguale valore, giudizi sul Futurismo espressi da disparati personaggi--da Benito Mussolini a Piet Mondrian, da Pietro Badoglio a Benjamin Cremieux, a Ramon Gomez de la Serna, a Anatolij Lunacarskij e altri--ne inseriva anche uno proprio:
 Marinetti e il Futurismo hanno dato una gran spinta a tutta la
 letteratura europea. II movimento che io, Eliot, Joyce e altri
 abbiamo iniziato a Londra non sarebbe stato senza il Futurismo.
 (22)


E questa la frase citata da Giordano Bruno Guerri e altri, e a cui ho alluso piu sopra: essa svelerebbe la totale adesione del poeta americano al verbo di Marinetti. In realta, oltre il limite di un corretto ma generico e un po' elusivo riconoscimento--difficilmente sopravvalutabile--Pound non si spinse mai.

In un successivo articolo dello stesso '32, entro un contesto elogiativo dell'azione politica di Marinetti, non rinuncio a rievocare il proprio passato dissenso dalle <<pratiche estetiche futuriste>>--il tutto, senz'ombra di ripensamento. L'articolo si apre con una dichiarazione di singolare durezza: <<Ammetto che io non ammiro certi modi di scrivere>>. Subito dopo il lettore viene informato che probabilmente per <<centinaia di critici distinti e super-intellettuali, e gente rispettabile in Francia, Inghilterra, in America>>, qualora li leggessero, D'Annunzio e Marinetti <<scrivono male>>. Ma il pregio di questi due autori e un altro: loro <<hanno potuto agire e scrivere>>. (23) Cio che in loro e apprezzabile e dunque che non sono rimasti chiusi in un mondo di parole. Anche nel ventisettesimo capitolo di Jefferson and/or Mussolini, del 1935, in Marinetti (come in D'Annunzio) si loda l'uomo d'azione, mentre invece <<uno scolaro intelligente potrebbe ridere di questo o quel dettaglio delle sue battaglie pubblicitarie>>. (24)

In una lettera del 1934 Ezra Pound tenne a sottolineare, con la radicalita che il carattere privato dello scritto poteva consentirgli, che era solo un' <<illusione>> quella di Marinetti d'<<avere inventato qualcosa>>. (25)

Piu positivi e espliciti riconoscimenti espresse invece su Benedetta Cappa Marinetti e il suo Viaggio di Garara. Romanzo cosmico per teatro, seconda opera narrativa della versatile moglie di Filippo Tommaso (1931). (26) Circa i pittori futuristi, e indicativo un passo dell'articolo Venezia bella, dello stesso 1931. Esso e una stroncatura della Biennale d'arte del 1930, definita dal poeta, senza mezzi termini, <<una porcheria>>. L'unica sala interessante era, per l'articolista, quella futurista. Ma ... Si, c'e un ma:
 I futuristi italiani furono piuttosto devoti alle idee (magari
 correnti), che alla pittura. Erano sulla buona strada, ma non
 ebbero pazienza. Facevano mostre nel 1908, 1913, ma Brancusi,
 Picasso, Wyndham Lewis con piu serieta facevano i quadri e le
 sculture (es. il francese Henri Gaudier, detto Brzeska). (27)


L'italiano di Pound e un po' bizzarro, ma chiaro. A parte il lapsus delle mostre futuriste del <<1908>>!

Nel 1932, la nuova Biennale veneziana riscuote da parte sua un giudizio meno negativo: <<Quest'anno si vedono segni d'un vero sforzo verso la serieta>>. Merito dei futuristi, i quali sembrano finalmente non voler stare alle sole uscite propagandistiche di Marinetti. Essi
 vogliono dimostrare le loro intenzioni pittoriche con la pittura,
 cioe danno indizio di non riposarsi tanto sulle manifestazioni
 verbali e sulle prediche del loro capo.


Ma e l'insieme della Biennale ad essere migliorato, grazie a loro, rispetto al disastro di due anni prima:
 E schiettamente impossibile fare oggi in Italia un'esposizione o
 monumento pubblico contemporaneo, cioe dell'Italia Nuova, che non
 sia dominata dal movimento futurista [...]. (28)


Cio non impedi a Pound di tornare a formulare, dieci anni dopo, il suo giudizio sulla presenza futurista alla Biennale del 1930, adattandolo a quella del 1938: le <<stanze futuriste>> li presenti non erano che una
 affermazione di propaganda che potrebbe sussistere da sola anche
 senza alcun quadro. (29)


Programmi e propaganda, nient'altro; questo l'invalicabile limite della pittura futurista.

Persuasi apprezzamenti Pound formulo peraltro nei confronti dell'arte di Umberto Boccioni, e soprattutto dei progetti architettonici di Antonio Sant'Elia, morto combattendo nel 1916 presso Monfalcone, ma negli anni Trenta eletto in Italia a maestro ideale del movimento per l'architettura razionale; e al quale del resto non nego la sua stima Walter Gropius. Nel gia citato Appunti, del 1932, si legge che <<le migliori opere di Boccioni e di Sant'Elia soddisfano i criterii vorticisti>>. (30) All'architetto futurista rese omaggio anche in Jefferson and/or Mussolini (cap. XXVII). E in due articoli del 1936 lo stesso Pound propose che la erigenda Casa Littoria di Rapallo si ispirasse <<ad un progetto di Sant'Elia>>. (31) Era gia accaduto, e il poeta certo non lo ignorava, che la facciata del Palazzo delle Esposizioni di Roma fosse ristrutturata dal "razionalista" Adalberto Libera ispirandosi appunto ai disegni di Sant'Elia; ma la sua proposta, sostenuta anche da Marinetti, cadde nel vuoto. Aggiungo, prestandomisi l'occasione, che andrebbe corretto quanto si legge nelle ultime righe della pur pregevole voce dedicata all'architetto lombardo nella Britannica:
 An isolated figure, he [Sant'Elia] had little influence on the
 mainstream development of modern achitecture and urban designs in
 the period between World Wars I and II. Sant'Elia's genius for
 functional design and planning, however, finally brought him
 international acclaim and renown in the 1960s.


Nel corso della <<Serata futurista>> che si tenne a Rapallo il 18 aprile 1934, Pound pote ascoltare le Sintesi musicali di Aldo Giuntini, eseguite al pianoforte dallo stesso compositore. Ricco com'era di interessi musicali, Pound non mostro pero alcuna curiosita per gli esperimenti futuristi in quell'ambito. Un significativo accenno contenuto nella gia citata Noterella seconda del 1932 riguarda proprio la musica: se in passato Pound ha <<disaccordato>> da Marinetti sul come sganciarsi dalla vecchia arte e dalla vecchia poesia, forse <<disaccordera domani sul modo necessario, o "modo migliore" per ridestare la potenza della musica>>. (32)

Due estremi omaggi il poeta americano rese a Marinetti nei Cantos. Nel XCII Effeti e appena menzionato; vi e ricordata la sua andata come volontario al fronte russo nel 1942 (vi rimase tre mesi, nelle retrovie). Un ben piu largo spazio gli e dedicato nel LXXII, scritto in italiano e un cui frammento fu pubblicato nel gennaio del 1945 (il fondatore del Futurismo era morto il 2 dicembre dell'anno precedente). Erano gli ultimi, tragici mesi della Repubblica di Salo, ultima spiaggia di due irriducibili come Marinetti e Pound. Anche il successivo canto LXXIII e scritto in italiano, ed e un auspicio di rivincita bellica. Nel LXXII l'ombra di Filippo Tommaso appare al poeta con quelle dell'amico bibliotecario Manlio Tito Dazzi, detto <<Torquato>> (allora in vita), e di Ezzelino da Romano; (33) e addirittura reclama per se il corpo di Pound, perche vuole <<combatter' ancora>>. Piu avanti anche Marinetti ha parole di rivalsa rispetto alla china disastrosa della guerra in corso:
 Alamein! Alamein!
 Noi torneremo!
 NOI tomeremo!


A dispetto di tanta condivisione e simpatia, Pound non rinuncia pero a segnare le differenze; e fa dire all'ombra di Effeti:
 In molto seguii vuota vanitade,
 Spettacolo amai piu che saggezza
 Ne conobbi i savi antichi e mai non lessi
 Parola di Confucio ne di Mencio.
 Io cantai la guerra, tu hai voluta pace,


(questo cenno al pacifismo di Pound e estensibile al suo amico Lewis, entrambi avversi alla guerra mentre imperversava quella del 1914/18, o rievocandola)
 Orbi ambedue!
 all'interno io mancai, tu all'odierno.


E qui anche il poeta americano sembra fare autocritica: se Marinetti manco di attenzione all'interiorita, il proprio errore fu invece l'eccessiva venerazione per il passato. (34)

Una trattazione a parte meriterebbe il tema dei riflessi della poetica futurista nella scrittura di Pound: la scarnificazione espressiva, da lui predicata fin dalla fondazione dell'Imagism, e raccomandata anche dall'amico filosofo Thomas Ernest Hulme; la combinazione sinestetica di fonetica e visivita grafica e la stessa intromissione di notazioni musicali come prosecuzione dei versi nei Cantos. Ma questo sarebbe un lungo discorso, che dovrebbe inoltre includere anche la particolare fruizione, da parte del poeta, della scrittura ideografica (negli ultimi anni Pound fu iniziato dal genero egittologo Boris de Rachewiltz anche ai geroglifici).

II

UNGARETTI FUTURISTA E ANTIFUTURISTA

Di quelli che sono i tre maggiori poeti in lingua del Novecento italiano (l'Italia novecentesca ha avuto anche almeno due grandi poeti dialettali: Virgilio Giotti e Delio Tessa; e quest'ultimo fu sfiorato dal Futurismo in versione palazzeschiana) solo Giuseppe Ungaretti ebbe inizialmente relazione col Futurismo. I suoi primi interessi per il movimento risalgono ancora al periodo della residenza a Alessandria d'Egitto-dove sia lui sia Marinetti erano nati nel 1876-, e agli anni della collaborazione al quotidiano in lingua italiana d'Alessandria <<Il messaggero egiziano>>, la quale si distende lungo l'arco di tempo che dal 27 novembre 1909 giunge al 14 gennaio 1912. Dopo un iniziale rifiuto del Futurismo, definito <<un programma di stramberie>>, l'1-2 agosto 1910 Ungaretti dichiaro d'avere <<mutato parere>> in proposito:
 malgrado l'etichetta (scriveva) che non mi garbera mai, apprezzo
 versi di ritmo immacolato, come ne cesella Cavicchioli, e apprezzo
 il sarcasmo libero, severo, angoscioso di Lucini, e un po' anche
 apprezzo le strabilianti e bolse creature di Marinetti. (35)


Dove non va trascurata neanche la menzione di Gian Pietro Lucini, avanguardista prefuturista e futurista, nei cui confronti il giovane Ungaretti diede piu volte segni d'interesse.

E vero che, in una successiva lettera a Prezzolini del luglio 1911 da Alessandria, lo stesso Ungaretti defini <<Marinetti Boccioni e Compagnia>> dei <<volgari mascalzoni>>, con riferimento alla recente aggressione di Ardengo Soffoci, allora ancora vociano, da parte di quattro futuristi. Il giudizio non nasceva pero da un ripensamento sulla poetica futurista, ma era la legittima e ovvia reazione a un'impresa d'ordine pre-squadristico. (36)

A Parigi il poeta conobbe, in occasione della mostra futurista del 1914, Giovanni Papini, Soffici e Aldo Palazzeschi. Piu tardi incontro lo stesso Marinetti, e i pittori Boccioni e Carra. Sulla rivista futurista fiorentina <<Lacerba>>, fondata e diretta da Papini e Soffici, pubblico nel 1915 le sue prime poesie. Non va peraltro dimenticata la sua frequentazione di Apollinaire, poeta originalmente aperto a ogni avanguardia, ma non sempre propenso a fare grandi concessioni ai futuristi. La sua prima-e poi ripudiata-poesia uscita su <<Lacerba>>, il 7 febbraio, fu, con Epifania (poi col titolo: Mughetto), Il paesaggio d'Alessandria d'Egitto. In quest'ultima, con passaggi che preannunciano la maniera piu caratteristica dell'Ungaretti successivo: frasi nominali (<<La verdura estenuata dal sole>>, <<Il mio silenzio di vagabondo indolente>>), metafore presentate in forma appositiva (<<Le gocciole attimo di gioia trattenuto ...>>), convivono sbalzi di tono e versi che rinviano al Palazzeschi ludicamente futurista, e in un caso rasentanti l'oscenita:

--Anatra vieni.

--E chi se ne frega.

--Al letto di seta colore di sfumature di poesia.

--E chi se ne frega.

--T'insegnero la frescura di tramonto delle astuzie.

--E chi se ne frega.

--Lo possiedo duro grande e grosso.

--E chi se ne frega.

E a quel Palazzeschi, e non a Marinetti (il Marinetti del manifesto della Distruzione della sintassi [1913], per intenderci), rinvia anche un'altra poesia pubblicata, il 28 febbraio del '15, ancora su <<Lacerba>>: Cresima, della quale riporto solo gli ultimi versi:
 Inseguitemi. Correte. Correte.
 Pigliatemi.

 Marameo!

 Mi lancio nei precipizi.

 Mi alleno ai capitomboli e ai saltimortali
 dei senzagiudizio.
 Sor Bartolomeo. (37)


Spiritosamente Giuseppe De Robertis ebbe a scrivere di Cresima: <<Lasciamo addietro Cresima, e diamola tutta, vorrei dire, restituiamola a Palazzeschi>>. Anche Viareggio, pubblicata in <<Lacerba>> nello stesso 1915, era <<ridata>> dal critico a Palazzeschi: (38)
 Viani
 sara bella la pineta
 ma come ci si fa a dormire
 con tanti moscerini e tante cacate.


Ancora all'insegna del Futurismo fiorentino, e in particolare di Palazzeschi, sembra doversi collocare il progettato e mai compiuto romanzo Le avventure di Turluru. All'autore di Perela e del Manifesto dei controdolore Ungaretti dichiaro di dovere probabilmente la sua ammissione trai collaboratori di <<Lacerba>>: <<e quindi Palazzeschi>>, riconobbe, <<e stato il mio padrino>>. (39) Ma non solo Palazzeschi, trai futuristi, ebbe parte nella sua formazione poetica; si sono indicate concordanze tra alcuni degli usi stilistici della sua prima fase poetica e alcuni punti del Manifesto tecnico della letteratura futurista: soppressione degli aggettivi (in Ungaretti, piuttosto drastica riduzione), uso del verbo all'infinito; e riprese lessicali e sintagmatiche, oltre che da Palazzeschi, da Libero Altomare, da Enrico Cavicchioli, dal Soffici e dal Govoni futuristi. (40) Anche la convinzione espressa in una lettera da Parigi a Enrico Pea, del gennaio-febbraio 1913, mostra l'accettazione d'un principio di Marinetti e dei suoi seguaci:
 Sono per Farte che verra su intorno alla macchina, per quella
 gerarchia che si formera nelle officine [...]. (41)


E al Futurismo, e allo stesso Marinetti, Giuseppe Ungaretti non manco in seguito di tributare ripetuti riconoscimenti; ma anche di prenderne le distanze. Ad esempio, in Verso un'arte nuova classica, del 1919-scritto nato come prefazione a una inattuata seconda edizione del Porto sepolto-, pur rendendo omaggio ai due futuristi <<fiorentini>> Papini e a Soffici, Ungaretti non manco di sottolineare la propria mancata adesione ai <<rumori in liberta>>. In un articolo pubblicato in Francia nel 1920, su <<L'Esprit Nouveau>>: La doctrine de <<Lacerba>>, addirittura poneva alcune opere del Palazzeschi futurista, di Corrado Govoni, di Luciano Folgore, di Papini, di Marinetti e i Chimismi lirici d'Ardengo Soffici (ma anche l'Ermafrodito di Alberto Savinio) ai livello delle Illuminations di Rimbaud e dei Calligrammes di Guillaume Apollinaire; nello stesso articolo Ungaretti giudicava pero <<brutale>> il modo di porre i problemi tecnici della letteratura da parte dello stesso Marinetti. In una lettera da Parigi dei 2 dicembre 1919 annunciava a Soffici l'intenzione di promuovere con gli amici di <<Litterature>> una <<manifestazione in onore di Marinetti>> allora incarcerato. Nondimeno, Ungaretti non rinuncio a sottolineare, persino in quella occasione, la propria scarsa stima per la sua <<arte>>, e a dichiararsi un non-seguace del <<Marinettismo>> (era stato Papini a distinguere, nel 1915, il Futurismo dal Marinettismo). (42) E nel 1921 dichiarava ironicamente, rispondendo a un intervistatore:
 Je ne me souviens plus de Marinetti; j'avais trois ans lorsqu'il
 est mort. Il y a un certain Marinetti qui est le commis-voyageur
 d'une fabrique de phallus. Je ne l'ai jamais connu.


In Considerations sur la litterature italienne moderne, del 1923, riconosceva pero la funzione positiva avuta dall'<<effritement du langage amene par le futurisme>>.

In una conferenza del 1924, Punto di mira, cosi Ungaretti segnava la differenza tra la sua prima poesia e il Futurismo:
 La differenza tra le mie ricerche d'allora e quelle dei seguaci di
 Marinetti consisteva in questo, che, mentre, [...] fedele al
 Leopardi, non usavo la parola che quando mi sembrava avesse
 raggiunto una pienezza di contenuto morale, essi, i futuristi, non
 chiedevano alla parola che un'impressionabilita fisica.


Nell'articolo Commemorazione dei fu tu rismo, de1 1927, pur avvertendo-non senza ambiguita-che, a dispetto del titolo, non era ancora il tempo di commemorare il Futurismo, perche esso era vivo, ne gli sembrava <<vicino a morire>>, precisava di non avere <<mai aderito a quel movimento>>. Ad esso riconosceva (e glielo riconobbe in piu occasioni) il merito <<d'avere scorto per primo il posto nella vita, anche estetico, che, a tutta carriera, stava facendosi la macchina>>. Ma insieme rimproverava (tra l'altro) al movimento d'aver creduto che <<fosse missione dell'arte imitare la macchina>>; d'avere ignorato <<il carattere di magia dell'arte>>; d'avere preteso di rescindersi <<dal passato>>; e d'avere <<offerte (incredibile!) parole in liberta, cioe la cieca fiducia nella materia grezza, nella sensazione, nella materia caotica>>. Giudizi enunciati dal poeta anche in altre occasioni; e in parziale e spontaneo accordo con la posizione di Pound. Due anni dopo Ungaretti rendeva peraltro indirettamente ma ambiguamente omaggio, pur senza nominarlo, al fondatore del Futurismo alludendo con consenso a un luogo del suo Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912):
 Non ricordo piu chi, uno diceva, e diceva bene, che la poesia
 moderna si propone di mettere in contatto cio che piu e distante.
 Maggiore e la distanza, superiore e la poesia.


Marinetti aveva in effetti posto l'esigenza che il discorso letterario ricorresse a
 una gradazione di analogie sempre pifi vaste, [ai rapporti sempre
 piu profondi e solidi, quantunque lontanissimi.

 L'analogia non e altro che l'amore profondo che collega le cose
 distanti, apparentemente diverse ed ostili. Solo per mezzo di
 analogie vastissime uno stile orchestrale, ad un tempo policromo,
 polifonico e polimorfo, puo abbracciare la vita della materia. (43)


E ancora allo stesso Manifesto Ungaretti alludeva in un passo di Ragioni di una poesia, articolo pubblicato nel 1949 ma consistente nel montaggio di scritti risalenti in massima parte a anni anteriori: <<il poeta d'oggi cerchera dunque di mettere a contatto immagini lontane, senza fili>> (evidente ripresa e adattamento dell'<<immaginazione senza fili>> di Marinetti).

In una conferenza del 1937 (Influenza di Vico sulle teorie estetiche d'oggi) accanto ai meriti erano indicati i limiti del movimento. IL Futurismo seppe <<insorgere contro gli amatori dei loreti impagliati trovati nei bauli della nonna [ovvia allusione a un luogo di Guido Gozzano, A. D. B.], [...] e richiamare l'attenzione sul mondo moderno nella sua violenza>>. Un suo grave torto fu pero quello d'avere una concezione mimetica--quindi non creativa--dell'arte. All'efficacia del movimento Ungaretti ricondusse peraltro la nascita della sua poesia, pur se in parziale contrasto con esso. Anche in Punto di mira gli inizi della sua poesia erano ambivalentemente collegati all'efficacia del Futurismo. (44)

In una successiva lettera a Giuseppe De Robertis del 4 settembre 1942 riconduceva a Un coup de des di Mallarme l'invenzione delle <<parole in liberta>> (un concetto simile aveva gia espresso Apollinaire). (45) In definitiva, <<Marinetti e seguaci, cercando altro e stimolati da necessita diverse, non hanno fatto, dal punto di vista strettamente tecnico, che imitare quel modello>>. (46) Un netto congedo ormai, in anni nei quali Marinetti e il Futurismo sembravano, ai piu, sopravvissuti a se stessi.

Riferendosi alle prime avanguardie europee, Ungaretti aveva scritto gia nel 1913 a Enrico Pea che tutto il <<movimento turbinoso d'arte dei moderni>> gli pareva <<un rantolare>>, ma anche il fecondo <<annunzio>> d'un'arte nuova. Questo rimase sostanzialmente il suo giudizio sul Futurismo e sulle avanguardie. Riconobbe loro una funzione essenziale, ma nel complesso povera di risultati immediati, e <<transitoria>>. (47) Qui e la ragione della sua gia notata ambivalenza. Ambivalenza che riguarda anche un tema caro ai futuristi e allo stesso Ungaretti: il rapporto uomo-macchina-industria e poesia-macchina-industria. Il poeta riconosce l'incidenza ineludibile della macchina sull'uomo moderno; e quanto emerge da qualche passo da me gia citato. Ma altri se ne potrebbero aggiungere; in Commemorazione dei futurismo, ad esempio, anche precisava che
 La macchina non e che un mezzo dell'uomo. Certo puo essere alzata a
 simbolo, se, con mezzi d'arte, e cioe che non si propongono tine
 alcuno di utilita, si scopre cio che in essa e racchiuso di
 naturale, di permanente, d'universale. Insomma se da un campo non
 suo, l'artista riesce a trasferire nel proprio, e a usufruirne, le
 leggi. (48)


E proprio cio che i futuristi non seppero fare. Parole quasi identiche Ungaretti ripete nel 1931, rispondendo a un'inchiesta sulla poesia. (49) Nella citata lettera a Pea del 1913, oltre a sottolineare la sua adesione ai principio marinettiano del legame tra poesia e macchina, notava anche come <<la macchina stia snaturando l'uomo>>. Per Ungaretti la macchina ha introdotto un radicale mutamento antropologico, e cio non puo certo essere ignorato dal poeta; ma, lungi dal semplice adeguamento mimetico, la poesia deve andare oltre. Come scrisse nell'Ambizione dell'avanguardia, un testo del 1963 che riprendeva per la massima parte parole del 1953, la macchina
 possiede in se stimoli di strabiliante innovamento estetico, ma non
 bastevoli alla poesia, ma quasi contrari o per lo meno riducibili
 con difficolta al grido umano dell'uomo. Come fara la poesia a
 legare l'aspirazione umana di liberta, di giustizia e di assoluto
 alla novita che sparge intorno a noi la scienza? Ai rivolgimenti
 incessanti, da capo a fondo, provocati dalla scienza? Come fara
 l'uomo a non essere disumanizzato dalla macchina, a dominarla, a
 renderla arma di progresso morale? (50)


Convinzioni e problemi che attraversarono, arricchendosi, l'intera carriera poetica di Ungaretti; e che indicano la persistenza in lui dello stimolo iniziale della provocazione futurista, ma anche la sempre piu netta distanza da essa.

III

IL GIUDIZIO RIDUTTIVO DI MONTALE (E IL DISPREZZO DI SABA)

Non ebbero invece, nei confronti del Futurismo, l'atteggiamento ambivalente di Pound e d'Ungaretti Umberto Saba e Eugenio Montale. Fu pressoche ignorato dal primo, e rari sono nella sua opera i cenni a esso riservati. Nell'articolo Quello che resta da fare ai poeti, ad esempio, del 1911, dopo avere indicato in Manzoni e in D'Annunzio due esempi rispettivamente di <<onesta e disonesta letteraria>>, Saba giudicava il Futurismo la mediocre prosecuzione delle Laudi:
 le Laudi si gonfiano ed esplodono nei manifesti stradali del
 Futurismo. (51)


In Storia e cronistoria del Canzoniere, toccando della sua non condivisione della <<rivolta contro l'endecasillabo classico>> dei primo Novecento, accennava anche ai velleitari tentativi futuristi:
 La rivolta contro l'endecasillabo classico che, dopo il naufragio
 del Futurismo (ricordate le Parole in liberta?) si espresse con ben
 altri risultati nella tecnica di Ungaretti e di Montale
 (specialmente del primo Montale) rimase sempre estranea a Saba.
 (52)


Anche su Montale--ultimo nato dei tre italiani--l'incidenza formativa del movimento fu nulla. Restio ai manifesti, agli inquadramenti letterari--nonche politici--, agli <<innumerevoli ismi del nostro tempo>> (come scriveva), (53) non ebbe alcuna simpatia per le avanguardie in genere. Anche come critico, fu pochissimo interessato a occuparsene.

E del 1927 una sua recensione di Puberta e altre storie di Carlo Linati, nella quale un cenno e dedicato all'<<ambiente in cui crebbero i Lucini, i Marinetti e tanti altri pacifici ribelli>>. Pacifici ribelli. Niente di piu.

Piu tardi, in un impegnato saggio sulla Poesia di Campana (1942), un altro fuggevole cenno riguarda la <<lingua di Marinetti>> e <<quella piu umana di Soffici>> (vi e cosi indirettamente riproposta la fortunata distinzione a cui gia ho fatto cenno tra Marinettismo e Futurismo, ovvero Futurismo <<milanese>> e Futurismo <<fiorentino>>), entrambe estranee ai tentativi espressivi del poeta di Marradi. Pih di questo non vi si dice. (54)

Nel 1953, in uno degli articoli da lui dedicati a Ezra Pound, osservava che
 La sua posizione, comune alui e ad altri imagisti, era quella
 che grosso modo si potrebbe definire come un futurismo ingenuo,
 rovesciato.

 Infatti, i nostri futuristi erano ignoranti ma saturi di cultura
 implicita, Pound e compagni erano invece colti, ma ricchi di una
 cultura da abrege, da corso accelerato, da scuola serale.


Piu oltre, nello stesso scritto adatta l'espressione marinettiana parole in liberta (presente per la prima volta nel Manifesto tecnico della letteratura futurista) per indicare una caratteristica dei Pisan Cantos: <<I Canti pisani sono una sinfonia non di parole, ma di frasi in liberta>>. Aggiungendo pero, per meglio distanziare Pound dagli esperimenti del fondatore del Futurismo: <<Non siamo tuttavia nel caos perche queste frasi sono legate da un "montaggio" che supera di gran lunga, per apparente incoerenza, quello di qualche parte dell' Ulysses e dell'eliotiana Waste Land>>. (55)

Nel 1961, Montale recensi sul <<Corriere della sera>> una ristampa di quell'anno delle Serate futuriste, il Romanzo storico vissuto (cosi suona il sottotitolo) del napoletano Francesco Cangiullo pubblicato per la prima volta nel 1930. In nessun'altra occasione il poeta ligure espresse con parole piu esplicite e diffuse la sua valutazione del movimento. E difficile, scriveva, per chi e giovane <<farsi un'idea del futurismo attraverso le pagine delle storie letterarie o le voci delle enciclopedie>>. Infatti <<il carattere della giovanile avventura marinettiana non puo essere disgiunto dal colore del tempo. Gli stessi libri di allora resterebbero incomprensibili se fossero letti in diversa e moderna edizione>>.

Gia da queste poche frasi traluce l'opinione di Montale. Il Futurismo fu la <<giovanile avventura>> di Marinetti; cio equivale a dire che il Marinetti che conta--per quel che conta--e solo quello degli inizi del movimento. Uaccenno ai libri incomprensibili in diversa e moderna edizione sottolinea da un lato il loro carattere particolare: <<librioggetti>>, com'e stato detto, non riproducibili in altre forme grafiche--anche senza andare ai libri metallici di Tullio d'Albisola e Marinetti. Dall'altro lato, libri il cui significato si esauri nella funzione provocatoria e istantanea. Il Futurismo fu insomma, scrive anche Montale, <<un episodio di stagione>>, che pero <<come slogan fu anche materia d'esportazione e in Russia ebbe originali contraccolpi>>. Il Futurismo letterario ha lasciato in Italia <<poca poesia>>; piu interessanti le opere pittoriche di Boccioni, Balla, e i progetti architettonici di Sant'Elia. Dei poeti che
 militarono nel futurismo o lo sfiorarono, i migliori--Buzzi e
 Govoni, Palazzeschi e Folgore--non avrebbero scritto cose molto
 diverse se il movimento marinettiano non fosse esistito.


Montale sottolinea inoltre come dalla rievocazione di Cangiullo emerga il contributo dato dalle manifestazioni futuriste all'interventismo del 1914. Ma attribuisce insieme, riduttivamente, un <<carattere quasi goliardico>> all'<<agitazione marinettiana--lontana propaggine dell'ormai remota scapigliatura lombarda>>. Anche per questo, pur senza negarla, la <<connessione>> piu volte posta tra il movimento e il primo fascismo
 non dev'essere esagerata. Gli ismi artistici non sono responsabili
 delle grandi crisi sociali: ne sono, semmai, un effetto stranamente
 anticipato. (56)


In fondo, queste frasi prolungano e restrospettivamente illuminano un fulmineo passaggio d'un articolo del 1945 compreso nella raccolta Auto da fe (1966): Il fascismo e la letteratura. Trattando dei rapporti tra il potere da poco caduto e gli scrittori italiani, caratterizzati da ambiguita e diffuso servilismo, Montale osservava come, morto D'Annunzio nel 1939, non ci fosse nessuno che potesse <<sostituirlo nelle funzioni di poeta-vate, di spirito incarnato del fascismo imperiale>>: <<non certo>>, puntualizzava, <<il troppo screditato Marinetti>>. Nel '39 il fondatore del Futurismo era un sopravvissuto a se stesso. La sua era stata solo, appunto, una <<giovanile avventura>> e il Futurismo un fuggevole <<episodio di stagione>>.

NOTE

(1) Un'eccezione: ANGELO D'ORSI. Il futurismo tra cultura e politica. Reazione o rivoluzione? Roma: Salerno Editrice, 2009. Dello stesso, si puo vedere anche "Una <<Futuristapoli>> mancata." La cultura a Torino tra le due guerre. Torino: Einaudi, 2000. 240-58.

(2) I due scritti di Gramsci si leggono in A. GRAMSCI, Socialismo e fascismo. L'Ordine Nuovo 1921-1922. Torino: Einaudi, 1966.21-22 e 527-28.

(3) YVON DE BEGNAC. Taccuini mussoliniani. A cura di Francesco Perfetti. Bologna: Il Mulino, 1990. 425 e 64.

(4) Si puo vedere l'intervista "Germanofilia" in BENEDETTO CROCE, Pagine sulla guerra. Bari: Laterza, 1928.68-74.

(5) Una precedente mostra di pittura futurista s'era tenuta a Berlino nel 1912, per iniziativa della rivista espressionista <<Der Sturm>> diretta da Herwarth Walden (Georg Levin). Circa il dissenso di Mussolini dalla posizione di Hitler, vd. le sue dichiarazioni in YVON DE BEGNAC, Taccuini mussoliniani. Cit. 424 (sull'<<arte degenerata>>, sul Futurismo e sull'Espressionismo), 428 (sul Futurismo e sulle avanguardie), 647-48 (su Pirandello).

(6) <<Marinetti la pianti di credere che il regime voglia lo sterminio degli ebrei. Si tenga i suoi amici, i suoi discepoli ebrei. Nessuno li disturbera mais. Cosi Mussolini a YVON DE BEGNAC, Taccuini mussoliniani. Cit. 358. La dichiarazione non e datata.

(7) Vd. RUTH BEN-GHIATH, La cultura fascista. Tr. it. Bologna: Il Mulino, 2000. 246 (anche 240). L'adesione di Marinetti al neopurismo linguistico del fascismo provoco nel 1937 un ironico commento di Jorge Luis Borges, ora nei suoi Testi prigionieri. Tr. it. Milano: Adelphi, 1998. 205.

(8) Vd. JEAN CLAIR, La responsabilita deli'artista. Le avanguardie tra terrore e ragione. Tr. it. Torino: Allemandi & C., 1998.40 e 46-47.

(9) GOTTFRIED BENN. "Problemi della lirica." Lo smalto sul nulla. Tr. it. Milano: Adelphi, 1992. 270.

(10) JEAN CLAIR. Critica della modernita. Considerazioni sullo stato delle belle arti. Tr. it. Torino: Allemandi & C., 1984. 158.

(11) GERTRUDE STEIN. Picasso. Tr. it. Milano: Adelphi, 1973. 33.

(12) EZRA POUND. "Patria mia." Opere scelte. A cura di Mary de Rachewiltz, introduzione di Aldo Tagliaferri. Milano: Mondadori, 1973. (3) 1283. A New York e dedicata una bella lirica (N. Y., appunto) della coeva raccolta Ripostes (1912). Su Pound e il Futurismo, importanti contributi, o efficaci sintesi, si devono a NICCOLO ZAPPONI, L'Italia di Ezra Pound. Roma: Bulzoni, 1976. 79-92; ERNESTO LIVORNI, Avanguardia e tradizione. Ezra Pound e Giuseppe Ungaretti. Firenze: Le Lettere, 1998. 9-25, 155-257 (con ampia bibliografia); LUCA CESARI, "Introduzione alle Carte italiane di Ezra Pound." EZRA POUND. Carte italiane 1930-1944. Letteratura e arte. A cura di Luca Cesari. Milano: Archinto, 2005. 9-119; MASSIMO BACIGALUPO, "Rapallo tra Futurismo e Vorticismo: Marinetti e Ezra Pound." Marinetti. Futurismo in Liguria. A cura di Franco Ragazzi. Genova: De Ferrari, 2006. 193-203; FREDERIK K. LANG, "Il ruolo di Marinetti nella creazione del modernismo inglese." Nel catalogo F. T. Marinetti=Futurismo. Milano: Motta, 2009. 133-45 (alle pp. 320-22, in inglese: Marinetti's Role in the Creation of British Modernism). Lang forse esagera spingendo l'efficacia del Futurismo fino ali'ultima prosa di Joyce. Utili anche Ezra Pound e il turismo coito a Milano. A cura di Luca Gallesi. Milano: Ares, 2002; e l'eccellente "Cronologia" di NICOLE OUVRARD nel catalogo Futurismo. Avanguardiavanguardie. Parigi-Milano: Editions du Centre Pompidou-5 Continents, 2009. 308-41.

(13) HUMPHREY CARPENTER. Ezra Pound. IL grande fabbro della poesia mo derna. Tr. it. Milano: Rusconi, 1997. 240.

(14) LADISLAO MITTNER. L'espressionismo. Bari: Laterza, 1965.6.

(15) Ezra Pound and the Visual Art. Edited by Harriet Zinnes. New York: New Directios, 1980. 310.

(16) In Opere scelte. Cit. 1196.

(17) In Opere scelte. Cit. 1210. E peraltro interessante che questo articolo fosse ristampato, in versione italiana, sul <<Supplemento letterario>> del <<Mare>> nel 1933. Questo e altri scritti programmatici e militanti sono raccolti in Ezra Pound and the Visual Art. Cit. Col tempo, Marinetti sembro talvolta attenuare il suo vistoso atteggiamento di rottura nei confronti del passato, pretendendo anzi di indicare momenti futuristi in Dante, in Ariosto e in Leopardi; vd. il cenno di LAURA OLIVA, "Don Abbondio e Manzoni al vaglio dei futuristi." L'antimanzonismo. A cura di Gianni Oliva. Milano: Bruno Modadori, 2009. 309. Va aggiunto peraltro che Marinetti era ormai diventato accademico d'Italia.

(18) Da una lettera a James Joyce del 1915; cit. da NICCOLO ZAPPONI, L'Italia di Ezra Pound. Cit. 86.

(19) EZRA POUND. "Appunti." Carte italiane. Cit. 230.

(20) In Carte italiane. Cit. 169. IL giudizio di Apollinaire, nel suo articolo "Les Futuristes." CEuvres completes, t. II, Paris: Gallimard, 1991. 408-09. Non e questo l'unico giudizio restrittivo di Apollinaire su Marinetti; si veda anche il passo del 1916 citato da Paola Montefoschi in GIUSEPPE UNGARETrI. Lettere a Soffici. 1917-1930. Firenze: Sansoni, 1981.70. IL poeta francese aveva peraltro tradotto il secondo manifesto di Marinetti, e pubblico su <<Lacerba>> nel 1913 l' "Antitradition futuriste."

(21) EZRA POUND. "Scultura (Lettera a ERNESTO THAYAHT)." Carte ita liane. Cit. 172.

(22) In Carte italiane. Cit. 215.

(23) EZRA POUND. "Noterella seconda." Carte italiane. Cit. 234.

(24) EZRA POUND. Jefferson e/o Mussolini. Tr. it. Milano: Societa Editrice IL Falco, 1981. 123.

(25) Vd. NICCOLO ZAPPONI, L'Italia di Ezra Pound. Cit. 89; ERNESTO LIVORNI, Avanguardia e tradizione. Cit. 200. Un giudizio non diverso formulo tre anni dopo Jorge Luis Borges: <<E T. Marinetti e forse l'esempio pih celebre di quella categoria di scrittori che vivono di trovate e che di rado hanno un'idea.>> Vd. JORGE LUIS BORGES, Testi prigionieri. Cit. 205.

(26) EZRA POUND. "Ecrevisse?" Carte italiane. Cit. 269-74.

(27) In Carte italiane. Cit. 162.

(28) EZRA POUND. "Appunti." Carte italiane. Cit. 226, 229.

(29) Da una trasmissione in inglese da Radio Roma del 6 luglio 1942, cit. da MASSIMO BACIGALUPO, "Rapallo fra futurismo e vorticismo." Cit. 201.

(30) In Carte italiane. Cit. 230.

(31) EZRA POUND. "L'arte di Sant'Elia a Rapallo" e "Rapallo centro di cultura." Carte italiane. Cit. 280-81 e 283-84.

(32) EZRA POUND. "Noterella seconda." Carte italiane. Cit. 234.

(33) L'abbinamento di Dazzi e Ezzelino e dovuto evidentemente alla traduzione condotta dal bibliotecario dell'Ecerinis di Albertino Mussato, molto apprezzata da Pound.

(34) Vd. in proposito MASSIMO BACIGALUPO, "Rapallo tra Futurismo e Vorticismo." Cit. 202.

(35) Ha studiato i diciassette articoli di Ungaretti pubblicati sul <<Messaggero egiziano>> LUCIANO REBAY. "Ungaretti: gli scritti egiziani 1909-1912." Atti del convegno internazionale su Giuseppe Ungaretti, Urbino 3-6 ottobre 1979. A cura di Carlo Bo, Mario Petrucciani, Marta Bruscia, Maria Clotilde Angelini, E. Cardone, Diego Rossi. Urbino: Edizioni 4 venti, 1981. 33-60.

(36) La lettera a Prezzolini si legge in GIUSEPPE UNGARETTI, Lettere a Giuseppe Prezzolini. 1911-1969. A cura di Maria Antonietta Terzoli. Roma: Edizioni di storia e letteratura, 2000. 4-9.

(37) GIUSEPPE UNGARETTI. Vita d'un uomo. Tutte le poesie. A cura di Leone Piccioni. Milano: Mondadori, 1971. (5) 370-71.

(38) GIUSEPPE DE ROBERTIS. "Sulla formazione della poesia di Ungaretti." Vita d'un uomo. Tutte le poesie. Cit. 405 e 407-8. Viareggio, a p. 373 di questo stesso volume.

(39) Intervista radiofonica rilasciata a Elio Filippo Accrocca nel 1961; cit. da LUIGI PAGLIA, L'urlo e lo stupore. Lettura di Ungaretti. <<L'Allegria>>. Firenze: Le Monnier, 2003. 18. Oculate considerazioni su Ungaretti e il Futurismo sono in LUCIANO REBAY, Le origini della poesia di Ungaretti. Roma: Edizioni di storia e letteratura, 1962; ALEXANDRA ZINGONE, L'occhio in ascolto. Capitoli di Novecento. Roma: Bonacci, 1996. 71-91; ERNESTO LIVORNI, Avanguardia e tradizione. Cit. 112, 178-255.

(40) Vd. CARLO OSSOLA, Giuseppe Ungaretti. Milano: Mursia, 1975. 185-92. Ma per la frequenza del verbo ali'infinito, converrebbe forse guardare anche al simbolismo francese. In ogni caso, che dire d'una lirica come la montaliana Meriggiare pallido e assorto? Il citato "Manifesto tecnico della letteratura futurista." Manifesti del Futurismo. A cura di Viviana Birolli. Milano: Abscondita, 2008. 58.

(41) GIUSEPPE UNGARETTI. Lettere a Enrico Pea. A cura di Jole Soldateschi, nota introduttiva di Giorgio Luti. Milano: Scheiwiller, 1983.44.

(42) GIOVANNI PAPINI. "Futurismo e Marinettismo." Il futurismo tra cultura e politica. ANGELO D'ORSI. Cit. 270-73. Uarticolo, pubblicato su <<Lacerba>>, fu firmato anche da Aldo Palazzeschi e Soffici.

(43) Manifesti del Futurismo. Cit. 59.

(44) GIUSEPPE UNGARETTI. "Verso un'arte nuova classica." Vita d'un uomo. Saggi e interventi. A cura di Mario Diacono e Luciano Rebay. Milano: Mondadori, 1974. 15-16; ID., "Considerations sur la litterature italienne moderne." Ivi, 58; ID., La doctrine de <<Lacerba. Ivi, 45 e 41; ID., "L'affaire Barres/ Temoignage." Ivi, 37; ID., Punto di mira. Ivi, 298 e 295; ID., "Commemorazione del futurismo." Ivi, 170-72; ID., "La poesia contemporanea e viva o morta?" Ivi, 191; ID., "Ragioni di una poesia." Ivi, 760; ID., "Influenza di Vico sulle teorie estetiche d'oggi." Ivi, 359. Altri luoghi notevoli sono alle pp. 57, 265. La lettera del 2 dicembre 1919 a Soffici si legge in GIUSEPPE UNGARETTI, Lettere a Soffici. Cit. 69-70.

(45) GUILLAUME APOLLINAIRE. "Nos amis les futuristes." OEuvres completes, t. III. Paris: Gallimard, 1977. 883-84.

(46) GIUSEPPE UNGARETTI, GIUSEPPE DE ROBERTIS. Carteggio. 1931- 1962. Introduzione, testi e note a cura di Domenico De Robertis. Milano: I1 Saggiatore, 1984.29.

(47) In tutto condivisibile e il giudizio di ERNESTO LIVORNI, Avanguardia e tradizione. Cit. 19 (qui e anche la citazione dalla lettera a Pea, da GIUSEPPE UNGARETTI, Lettere a Enrico Pea. Cit.).

(48) GIUSEPPE UNGARETTI. "Commemorazione del futurismo." Vita d'un uomo. Saggi e interventi. Cit. 171.

(49) GIUSEPPE UNGARETTI. "Naufragio senza fine." Vita d'un uomo. Saggi e interventi. Cit. 265.

(50) GIUSEPPE UNGARETTI. "L'ambizione dell'avanguardia." Vita d'un uomo. Saggi e interventi. Cit. 862-63.

(51) UMBERTO SABA. "Quello che resta da fare ai poeti." Tutte le prose. A cura di Arrigo Stara. Milano: Mondadori, 2001. 675.

(52) UMBERTO SABA. "Storia e cronistoria del Canzoniere." Tutte le prose. Cit. 115 (vd. anche a p. 116).

(53) EUGENIO MONTALE. "Variazioni." Prose e racconti. A cura e con introduzione di Marco Forti, note ai testi e varianti a cura di Luisa Previtera. Milano: Mondadori, 1995. 1135.

(54) EUGENIO MONTALE. "Zibaldone." Il secondo mestiere. Prose 1920-1979. A cura di Giorgio Zampa, vol. I. Milano: Mondadori, 1996. 201; ID., "La poesia di Campana." Ivi, 580.

(55) Anche questo articolo e nel citato volume del Secondo mestier, 1595 e 1596.

(56) EUGENIO MONTALE. "Letture." Il secondo mestiere. Prose 1920-1979. A cura di Giorgio Zampa, t. II. Milano: Mondadori, 1996. 2378-79.
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Author:Di Benedetto, Arnaldo
Publication:Italica
Date:Jun 22, 2011
Words:9100
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