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Tre angeli ci hanno avvisati.

"Come potete vedere, ragazzi, sono un'anziana signora di 86 anni, sono infatti nata nel 1925. Per riallacciarmi alla presentazione di Francesca Malagnini e prima di lasciare spazio al mio ricordo, vorrei soffermarmi su alcuni concetti che ritengo importanti: quello della testimonianza come fonte storica, quello del dovere di testimoniare e di affidare alle nuove generazioni il compito di mantenere vivo il ricordo di eventi tragici avvenuti, e quello dei crimini contro l'umanita perpetrati ad opera di persone appartenenti a regimi totalitari che si sono sentite autorizzate, in nome di una presunta superiorita razziale, a sterminare popoli non appartenenti alla cosiddetta razza superiore (13).

Soffermiamoci sul concetto di testimonianza come fonte storica.

La testimonianza e il ricordo che ciascuno ha di un evento storico che ha vissuto direttamente. Solo da pochi anni la testimonianza e divenuta a pieno titolo fonte storica pur essendo indubbiamente vero che il ricordo personale spesso altera non l'evento ma i particolari dell'evento; modifica cioe quegli aspetti che sono importantissimi per colui che li ha vissuti ma che costituiscono gli eventi di sfondo o di secondo piano per la grande storia. Questo e infatti successo anche a mio fratello e a me. Infatti, abbiamo constatato quanto la memoria personale conservi dettagli e particolari che non possono essere riportati nei libri di storia, quella scritta con la esse maiuscola, quella fatta appunto dagli eventi, dai documenti storici, dalle registrazioni d'archivio. Le testimonianze sono un fatto privato, riferiscono di un evento che coinvolge una o un numero ridotto di persone, ma anch'esse costituiscono un tassello della Storia e si inseriscono con dettagli e particolari nei grandi eventi. Quindi, a pieno titolo possiamo riconoscere che le testimonianze sono anch'esse Storia, anche se risentono inevitabilmente della personalita di colui che ha vissuto l'evento. Per esempio, soffermiamoci sulle testimonianze di noi che siamo vissuti nella stessa famiglia, negli stessi anni, anche se in periodi diversi perche Ferruccio e minore d'eta: i nostri ricordi, pur essendo identici nel fatto narrato, assumono via via particolari e sfaccettature differenti. Quindi, il ricordo dell'evento rimane il medesimo, ma la percezione e il vissuto particolare hanno inciso sullo stesso ricordo trasformandolo in qualche dettaglio.

Mi vorrei soffermare anche su altri aspetti della testimonianza che sono spesso trascurati. Le testimonianze sono importanti, ed e per questo che gli storici le tengono presenti, anche perche--come sta succedendo ora a voi--la testimonianza non e fatta solo del contenuto narrato ma e fatta anche di tutto cio che accompagna la narrazione dell 'evento ricordato dal vivo: voi infatti vedete i miei occhi, le mie espressioni, sentite i toni della mia voce, ascoltate le pause, osservate la gestualita, condividete con me l'emotivita, i miei silenzi, le mie ripetizioni. Anche io, quando ascolto un testimone, osservo le differenze e intuisco anche cio che non dice.

Vorrei ora soffermarmi sul dovere di testimoniare e affidare alle nuove generazioni il compito di mantenere vivo il ricordo degli eventi tragici avvenuti e sulla possibilita reale che, anche in un futuro, eventi tragici come quello che ha colpito in particolare il mio popolo non si possano riverificare.

Ricordare e importante perche mantiene la memoria di un popolo, oltre che di un evento, ma per gli Ebrei assume anche un significato religioso. Riporto alcune parole ricavate da un intervento di Amos Luzzatto, presidente della comunita ebraica di Venezia, in passato anche a capo di tutte le comunita Italiane, e inoltre saggista e scrittore ottantatreenne e medico di professione. Egli spiega che nel Talmud, che e un libro che contiene gran parte della storia degli Ebrei, si narra che gli Ebrei, dopo la morte di Mose, per rispettare il lutto sospesero ogni attivita. Durante questo periodo dimenticarono le regole e le norme di comportamento che Mose aveva insegnato loro e solo l'insegnamento dei maestri riportava alla memoria di ciascuno le norme dettate da Mose, oramai dimenticate. A quei tempi stava per verificarsi un cambiamento: gli Ebrei stavano per entrare nella Terra Promessa e da nomadi, cioe abitanti dell'arido e ingrato deserto, stavano per diventare stanziali; ma la generazione che aveva fatto la triste esperienza della schiavitu in Egitto e la peregrinazione nel Sinai stava ormai scomparendo. I maestri, allora, attraverso la memoria, mantennero vivi i ricordi dell'esodo e gli insegnamenti che da esso avrebbero potuto trarre. Oggi, come allora, e importante recuperare la memoria perche, come e stato ricordato da Francesca Malagnini, la generazione dei testimoni sta per scomparire, stanno per scomparire quegli uomini che hanno vissuto quel periodo di schiavitu e morte chiamato Shoah. Infatti, la parola Shoah significa (14) 'distruzione', 'catastrofe', 'morte', ed e stata coniata dopo la seconda guerra mondiale, prima non esisteva nel vocabolario ebraico. Quindi, se i testimoni stanno per scomparire, con loro scomparira anche la memoria di cio che fu il tentativo di distruggere in mondo orribilmente scientifico milioni di creature colpevoli soltanto di essere ebree, e con essi la loro storia e cultura. Gli Ebrei non sono l'unico caso: molti regimi hanno cercato di sterminare altri uomini, culture e religioni in nome di una presunta superiorita: i Rom, gli Armeni, i Polacchi, ma anche gli omosessuali, gli handicappati fisici e psichici, gli avversari politici, i testimoni di Geova e ancora oggi nuovamente gli Ebrei, i Cristiani Copti in Egitto e altri ancora.

Continuando il parallelismo tra l'esodo degli Ebrei verso l'Egitto e la deportazione, i maestri ebrei sostengono che anche Mose consegno al popolo, e principalmente alle nuove generazioni, strumenti di memoria affinche le loro vicende non venissero dimenticate.

Questo insegnamento ora e rivolto a voi, alle nuove generazioni perche, anche senza saperlo, ciascuno di voi discende da molti testimoni che hanno vissuto eventi del passato. Cosi, io ora sono testimone, e affido a voi la responsabilita della memoria, della testimonianza indiretta, affinche riviva e non si verifichino ancora vicende cosi drammatiche. Infatti, i testimoni hanno vissuto e visto crimini orrendi perpetrati in nome della pretesa superiorita di un essere umano rispetto ad un suo simile, considerato inferiore, o di un popolo su un altro popolo.

Ma anche in quei terribili momenti, come in qualsiasi periodo della storia, ci furono uomini che spesso a rischio della loro stessa vita seppero scegliere la via per opporsi al male, ci furono testimoni che sopravvissero al male e che raccontarono e raccontano cio che e accaduto, e testimoni che grazie ad altri uomini poterono sfuggire al male e raccontare il bene.

Quindi, ragazzi, siete voi quelle nuove generazioni che hanno il compito importante di ricordare e riconoscere il male del passato e proporre il bene per il presente e il futuro. Se ci guardiamo attorno, infatti, anche al giorno d'oggi, molte sono le espressioni del male, spesso si tratta di un male nascosto, un male che scava solchi e di cui non tutti e subito si accorgono. E ancora, c'e il male dell'indifferenza, che colpisce un po' tutti, anche noi vecchi o le persone di mezza eta: pensate a quando la mattina al giornale radio ascoltiamo la morte in un attentato di un numero elevato di uomini: li sentiamo distanti perche non sono italiani o parenti; ma le persone vicine a chi muore soffrono sempre nello stesso modo, la morte e dolorosa per tutti, non distingue nazionalita e colore della pelle, sesso e condizione economica, religione. Dal piccolo male e facile degenerare e arrivare alle tragedie di massa, ai genocidi, agli stermini. Il passo al male distruttivo e disastroso e piu vicino di quanto si possa immaginare, e per quello che si deve ricordare e frenare il male, sempre.

Veniamo ora alle mie vicende. Preciso che non sono una storica, ne una filosofa, e neppure una scrittrice per quanto abbia scritto il libriccino ricordato da Francesca Malagnini che raccoglie le mie memorie di quel periodo.

Sono circa undici anni che presento le mie vicende nelle scuole, nelle biblioteche, ovunque mi chiamino e chiedano la mia testimonianza: mi preme sottolineare che dal confronto soprattutto con i ragazzi mi sono arricchita molto. Ed e proprio grazie alle domande che gli adolescenti mi rivolgono e mi hanno rivolto che mi sono accorta che la conoscenza relativa al mondo ebraico e alle persecuzioni fasciste e naziste si fonda su stereotipi, ovvero su visioni semplificate e condivise di un avvenimento. Per esempio, gli Ebrei nel credo comune sono tutti ricchi, avari, ecc. Chiediamoci se e davvero cosi. Il passo dallo stereotipo al pregiudizio e breve e, come specifica la parola, si tratta di un giudizio emesso in anticipo che fa si che dalle considerazioni e constatazioni relative a una persona si arrivi ad estendere il giudizio ad un gruppo di persone e anche ad un popolo, e dal pregiudizio si giunga rapidamente e facilmente alla discriminazione nazionale di un popolo, ma anche di un territorio o di una regione piuttosto che di altri, oppure di una religione o altra. Si tratta di forme di intolleranza e di mancanza di rispetto: dal pregiudizio e dalla discriminazione e facile arrivare al genocidio, allo sterminio di molte persone, di un popolo, all'annientamento della loro cultura e tradizioni.

Mi sto esprimendo al presente perche non dobbiamo incorrere nell'errore di ritenere che fenomeni di tale gravita appartengano solo al passato: anche oggi l'intolleranza e assai diffusa, basti pensare a quella religiosa, alle profanazioni e alle distruzioni dei luoghi sacri, alla mancanza di rispetto per il credo di un individuo o di un popolo e altro ancora.

Dopo questa lunga introduzione nella quale spero di aver puntualizzato la mia posizione, ora sono in grado di raccontare le mie vicende.

Come vi ho detto all'inizio della nostra chiacchierata, sono nata nel 1925, durante il ventennio fascista, a Venezia, da una famiglia ebrea non osservante, ben ambientata in citta. Tra gli Ebrei e facile trovare Ebrei non praticanti: infatti, possono esserci Ebrei che non credono in Dio o completamente laici o che non rispettano alcuno degli obblighi indicati. Altri, invece, sono molto osservanti e cercano di seguire tutti quegli insegnamenti che sono detti mizvot. Malgrado le diverse impostazioni, ognuno si sente pienamente Ebreo: l'ateo come l'osservante. Allo stesso tempo, pero, se un Ebreo decide di aderire all'Ebraismo, allora per sua scelta lo rispetta con attenzione e devozione. Ferruccio, mio fratello, ed io siamo cresciuti in una famiglia di Ebrei non osservanti; mio padre, addirittura, si dichiarava ebreo ateo, a conferma del fatto che si e dapprima Ebrei, popolo, e solo in seguito piu o meno religiosi.

Mio padre era belga e mia madre veneziana: noi figli avevamo la stessa nazionalita di nostro padre anche se eravamo ben inseriti nel tessuto cittadino lagunare nonostante per anni fossimo vissuti a Trieste. Mio fratello ed io facevamo la vita regolare dei nostri coetanei: andavamo alla scuola elementare pubblica, studiavamo e giocavamo. A differenza dei compagni di classe, non andavamo a Messa la domenica, ma non frequentavamo neppure la comunita ebraica se non in casi eccezionali e, in quelle occasioni, eravamo accompagnati dalle nonne, non dai nostri genitori.

All'inizio del periodo fascista, il governo in carica capeggiato da Benito Mussolini non aveva propensioni antisemite; la situazione cambio quando si passo da una democrazia ad una dittatura, ma soprattutto cio avvenne con la conquista coloniale italiana e con l'alleanza italo-tedesca stabilita dall'asse Roma-Berlino. Inoltre, molti Ebrei prima e all'inizio della guerra erano fascisti: infatti, l'adesione al fascismo era necessaria per lavorare nei luoghi pubblici, per frequentare le scuole statali, per la burocrazia e per le principali istituzioni pubbliche.

Anche mio fratello ed io ci vestivamo di nero, come bravi balilla e figli della lupa, con camiciola nera e pantaloncini corti Ferruccio, con camiciola bianca e gonnellina io; sul colletto della camicetta erano ricamate due M, le iniziali del cognome di Mussolini. Anche gli adulti che frequentavano le riunioni fasciste si distinguevano almeno per la camicia nera. Ai bambini e ai ragazzi si insegnava inoltre l'uso delle armi.

Fino al 1937 la nostra vita scorse regolarmente, avevamo una bella casa prima a Trieste, poi al Lido di Venezia: abitavamo in un villino su due piani con un giardino da cui prendeva vita un glicine che si arrampicava sullo scalone d'ingresso e proseguiva sul parapetto della terrazza al piano superiore. Al Lido avevo molte amiche con le quali andavo in bicicletta lungo i viali alberati e, pur sapendo che l'Italia era in guerra, ne io ne le mie amiche davamo molto peso alla situazione e la nostra vita proseguiva regolarmente.

All'improvviso in Italia si inizio a parlare di razze e cominciarono a circolare anche a scuola riviste che sottolineavano l'appartenenza ad una razza piuttosto che ad un'altra e, su presunte basi scientifiche, si dichiarava la superiorita di una razza sull'altra.

Allora avevo 12 anni e a quell'eta cio che si sente ripetere o che si legge sui giornali scivola sulle spalle senza prenderne coscienza. Come ho accennato sopra, l'Italia conquisto l'Etiopia, allora chiamata Abissinia, e molte furono le unioni miste fra italiani e abissine. Fu allora che in Italia si inizio concretamente a sostenere la differenza di razza, la superiorita di alcune su altre e a rendere esecutivi i provvedimenti emanati dal governo. Gli Etiopi furono considerati uomini inferiori, allora il colore della pelle e la forma del cranio erano determinanti per stabilire l'appartenenza o meno ad una razza piuttosto che ad un'altra. Il provvedimento piu comune emanato dal governo fu la proibizione di sposarsi con altri appartenenti a razze diverse.

Durante l'espansione coloniale italiana, la Germania, capeggiata dal nazionalsocialista Hitler, aveva gia emanato provvedimenti che sostenevano la superiorita della razza ariana e proibiva che il sangue tedesco si mescolasse a quello impuro di altre razze.

Ma, come prima ho sostenuto, e davvero facile cadere nella rete degli stereotipi, cosi anche noi ebrei, veneziani e residenti a Venezia da centinaia d'anni e in Italia da duemila anni, ritenemmo che solo la caparbieta tedesca potesse varare provvedimenti cosi amorali e che gli italiani non lo avrebbero mai fatto.

In poco tempo, invece, e con una determinazione forse maggiore di quella tedesca (15), anche in Italia furono approvate le Leggi razziali e stabilita dal Consiglio dei Ministri la superiorita della razza italiana sulle altre. In breve tempo gli ebrei persero i diritti civili che avevano conquistato da tempo e, in concreto cio significo non solo che gli ebrei non avrebbero potuto sposarsi che fra loro, ma anche che non avrebbero potuto lavorare nella pubblica amministrazione, ne militare nell'esercito italiano, ne frequentare in qualita di studenti la scuola pubblica ne insegnarvi. Tali provvedimenti si estendevano a tutti i livelli sociali e lavorativi.

Addirittura, se una persona discendeva da Ebrei ma aveva abbracciato la religione cattolica, anch'essa sarebbe stata considerata ebrea, in quanto la purezza della razza si fondava soprattutto sulla purezza del sangue. Per esempio, in campo di concentramento un'Ebrea che si era convertita alla religione cattolica ed era divenuta suora fu condannata perche i suoi genitori erano ebrei, non perche lei praticasse l'ebraismo.

Non si e trattato, quindi, di una guerra di religione quanto di una selezione di razza. Infatti, se una persona era figlia di due Ebrei, anche se lei stessa o addirittura i genitori si fossero convertiti al Cattolicesimo, sarebbe rimasta comunque ebrea e, al contrario, se due genitori cattolici si fossero convertiti all'Ebraismo--almeno per un certo periodo--erano considerati ariani e non ebrei. Non si tratto, percio, ribadisco, di una guerra di religione, quanto della persecuzione di un popolo.

Ci fu anche un'altra forma di discriminazione che investi gli Ebrei che avevano militato nel fascismo. Ma di cio parleremo oltre.

Tornando alla mia esperienza personale, coinvolta nella piena adolescenza dalle leggi razziali, ne io ne Ferruccio frequentammo piu la scuola pubblica: questo fu il dolore maggiore. Infatti, a 12-13 anni le amicizie scolastiche sono un punto di riferimento e di crescita: sono piu importanti dell'amore, dello studio e di tutto il resto, lo avevo frequentato un paio d'anni di scuola pubblica e avevo stretto dei rapporti di amicizia con alcune ragazze: in particolare ricordo Luigina e Liliana. Fino all'emanazione delle leggi razziali, con loro facevo delle lunghe biciclettate al Lido e passeggiate in spiaggia: uscivamo spesso insieme, godevamo di una serena e sincera amicizia. Il dolore maggiore ci fu quando, costretta a non frequentare la scuola pubblica con loro, nessuna mi chiese neppure perche non ero piu a scuola, nella loro classe. Continuai, nonostante tutto, a rivederle per un certo periodo, poi, non le rividi piu, ebbi qualche notizia vaga e purtroppo anche triste: una di loro perse addirittura un figlio. Allora, quando ero ragazzina, il dolore maggiore fu la loro perdita e la perdita della loro frequentazione. Nessuna di loro mi chiese mai perche non frequentassi piu la scuola pubblica, nessuna riusci a confortarmi. Una sola volta sentii che una delle ragazze rispondeva ad altri dicendo che io non andavo piu a scuola perche ero ebrea. Allora i miei genitori decisero di iscrivermi in una scuola privata, gestita da religiose cattoliche, priva di valore legale, come esplicitamente voleva il regime.

Nelle scuole si diffondevano riviste e libri che sostenevano la differenza nelle razze. Se si osserva la copertina della rivista La difesa della razza si nota che sono riportati tre ritratti di semiprofilo (16); precisamente, una statua di epoca classica raffigurante l'uomo ariano, un Ebreo, con il solito profilo e il naso aquilino, e un uomo di colore, con i tratti somatici di un uomo quasi preistorico. In realta, le tre razze non erano le uniche, ma erano le piu rappresentative per quel momento storico. La razza ariana rimaneva comunque la principale, quella pura; tra la razza ariana e quella ebrea ce ne erano molte, e cosi tra quella ebrea e quella di colore. Tra la raffigurazione della discendenza diretta degli uomini classici agli ariani, e gli ebrei e gli uomini di colore, una spada romana separa i tre volti.

Oltre a tale umiliazione, il governo aveva stabilito la negazione dei diritti: nelle riviste e nei quotidiani veniva esplicitamente riportato che nessun Ebreo avrebbe potuto frequentare la scuola pubblica e nei documenti d'identita un timbro riportava in modo indelebile e inequivocabile la scritta "razza ebraica".

Pur essendo adolescente, rimanevo ancora una ragazzina e nonostante il cambio di scuola uscivo ugualmente con gli amici. Mi stupivano molto--e non le capivo--le scritte sui muri su cui si leggeva, per esempio, Questi sporchi ebrei vogliono la guerra o i cartelli affissi sulle vetrine dei negozi in cui si leggeva I proprietari e il personale di questo negozio sono ariani. Anche in un famoso ed elegante locale di Venezia c'era una grande scritta che recitava: Ai cani e agli ebrei e vietato l'ingresso. Tuttavia, ai ragazzi queste espressioni risultano poco credibili, prive di senso, soprattutto se paragonate al fatto che, tutto sommato, la mia vita non scorreva come prima ma non aveva ancora contorni bui e drammatici: avevo i miei genitori che mi seguivano e mi amavano, con tutta la famiglia, e uscivo con qualche nuova amica in bicicletta durante la bella stagione al Lido di Venezia. Inoltre, mio padre lavorava in una ditta privata, era impiegato, percio non aveva perso il posto di lavoro, non eravamo ricchi, ma riuscivamo a vivere dignitosamente.

Per molte altre famiglie le cose non erano cosi rosee: molti padri di famiglia avevano perso il lavoro e non riuscivano a mantenere le famiglia. Tuttavia, aleggiava il pregiudizio che gli Ebrei fossero tutti ricchi e tirchi e cosi lo stato italiano inizio a sequestrare i beni degli Ebrei allo scopo annientarli indebolendoli dapprima economicamente e riducendoli in segnito alla fame.

Nel frattempo, oltre alle leggi razziali che coinvolgevano gli Ebrei e gli Abissini, si vide in Europa lo spettro di un'altra guerra lampo.

Riassumo gli eventi storici piu importanti del secondo conflitto mondiale che si intrecciano con le mie vicende personali.

Il 10 settembre del 1939 le truppe tedesche oltrepassarono il confine della Polonia, che aveva concluso con l'Inghilterra un trattato di alleanza. Stabilito un patto di non aggessione il 27 agosto del 1939 con la Russia di Stalin, le truppe tedesche invasero la Polonia. Allora, Francia e Inghilterra reagirono dichiarando guerra alla Germania. Nel frattempo, Mussolini dichiaro lo stato di 'non belligeranza' perche riteneva che l'industria italiana e l'esercito fossero impreparati a sostenere un intervento bellico. Nell' aprile del 1940, la Germania invase la Danimarca e la Norvegia; nello stesso anno, Hitler avvio anche la campagna d'Occidente attaccando la Francia, invadendo il Belgio, l'Olanda e il Lussemburgo.

Il 10 giugno del 1940 Mussolini entro in guerra, proprio nel momento in cui Hitler occupo Parigi e prosegui verso il confine svizzero. La Francia fu allora divisa in due parti; in particolare il Sud era sotto i Tedeschi. Nel luglio del 1940 falli, invece, il tentativo tedesco di invadere l'Inghilterra.

Nel 1940, l'Italia subi duri attacchi dagli Inglesi.

Italia e Germania firmarono un patto di alleanza con il Giappone (Patto tripartito) con il quale, in caso di vittoria, i tre paesi si sarebbero spartiti il mondo. L'Italia attacco la Grecia, ma fu sconfitta dai Greci e dai loro alleati Inglesi, accorsi in aiuto ai Greci. La Germania inizio a dare qualche segno di cedimento dopo il tentativo di occupare la Jugoslavia che, con il generale Tito, aveva avviato una controffensiva e una lotta di resistenza partigiana.

Nel 1941 la Germania invase I'URSS; i soldati sovietici si ritirarono e, con il sopraggiungere dell'inverno, i Tedeschi e gli Italiani furono inghiottiti dall'inverno e dalle pianure russe. La controffensiva russa fu terribile e il nuovo assetto degli alleati--Inghilterra, Francia, URSS (12 luglio 1941)--poteva contare anche sull'aiuto degli Stati Uniti. Infatti, gli USA appog giarono l'Inghilterra fin dall'inizio della guerra e, nonostante la tensione fra Inghilterra e URSS, le tre grandi potenze si unirono nel 1941 quando Hitler attacco I'URSS e il Giappone la base militare statunitense di Pearl Harbor (7 dicembre 1941).

Tornando all'Italia, il suo ingresso tardivo in guerra nel 1940 e l'alleanza con la Germania fecero pensare che la guerra si sarebbe risolta in un tempo breve.

Furono anni cruciali e molto dolorosi per tutti. Tra il luglio e l'agosto del 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia e nell'Italia meridionale costringendo i Tedeschi a ritirarsi verso nord. Dopo eventi disastrosi, gli alleati inglesi e americani sbarcarono in Normandia.

Nel frattempo, Vittorio Emanuele III esonero e fece arrestare Mussolini: il Re formo il cosiddetto governo Badoglio, che sciolse il partito fascista; pur rimanendo formalmente fedele a Hitler, Badoglio avvio trattative con gli Alleati. I Tedeschi occuparono i principali punti strategici dell'Italia settentrionale e centrale oltre che Roma. Le truppe italiane erano disorientate, disarmate, talvolta fatte prigioniere. Badoglio, senza dare direttive chiare alle truppe e predisporre la resistenza contro i nazisti, 1' 8 settembre del 1943 con l'armistizio fra Italia e gli Alleati, si rifugio con la famiglia reale a Brindisi. La pace sembrava vicina, invece inizio il periodo piu tragico della guerra. Per diciannove mesi l'Italia settentrionale subi l'occupazione tedesca: si formarono le bande partigiane.

La popolazione italiana era allo sbando, i soldati non sapevano contro chi combattere, le famiglie erano divise, alcuni erano fascisti, altri avevano intrapreso la guerra partigiana e di resistenza; i tedeschi, sentendosi traditi dagli italiani, iniziarono a colpire anche i civili. In Italia si viveva una guerra civile oltre che una guerra internazionale.

Il 9 settembre del 1943 fu fondata la Repubblica Sociale Italiana di ispirazione fascista. Il 12 settembre 1943 Mussolini fu liberato e formo il governo della Repubblica di Salo con l'aiuto di Hitler.

Ma 13 ottobre del 1943 l'Italia dichiaro guerra alla Germania.

L'Italia si trovo spezzata in due: al Nord c'era la Repubblica Sociale di Salo con a capo Mussolini, oltre alla sotterranea guerra partigiana, e al Sud vi erano la monarchia e gli alleati.

Tutti i cittadini vivevano nel terrore, non era possibile ascoltare liberamente la radio se non i programmi imposti dal regime. Anche noi nella casa del Lido, dietro le tende del salotto, avevamo una radio: ascoltavamo spesso Radio Londra, ma di nascosto. Ricordo che quando mio padre si accingeva ad ascoltare il notiziario dovevamo ascoltare le informazioni a bassissimo volume, abbassare le saracinesche di casa, mettendo qualcuno di guardia, cercare di capire che cosa stesse succedendo in Europa e in Italia. Le trasmissioni erano in italiano e in inglese: mio padre era trilingue, anche se la sua lingua principale era l'italiano, parlava fluidamente il francese, essendo di nazionalita belga e cio gli permetteva di capire i messaggi in francese, e l'inglese, perche lo aveva imparato da ragazzo. Cio nonostante, la notizia dell'8 settembre non l'abbiamo sentita in lingua ne francese ne inglese.

Cosi, proprio in quei giorni, 1'8 o il 9 o il 10 settembre, non ricordo con precisione, abbiamo visto le camionette armate tedeschi arrivare anche al Lido di Venezia e vedemmo i soldati italiani che scappavano, si toglievano la divisa e si rifiutavano di combattere. I soldati erano disordinati, senza direttive, non sapevano che cosa fare.

Tornando a noi, mio fratello ed io ricevemmo l'ordine dai nostri genitori di non uscire di casa.

Un giorno, mia madre stava scodellando il riso con le patate--non ho piu potuto mangiare riso e patate perche lo associo ancora ad un momento doloroso della mia vita--quando suono il campanello. Un uomo, un tal Signor Ambrosio o d'Ambrosio, forse un funzionario del Comune, giunto di corsa in bicicletta, venne ad avvisarci di scappare perche eravamo i primi della lista. Nessuno della nostra famiglia sapeva che ci fosse una lista degli Ebrei da arrestare.

Ho ricordi confusi, sono degli sprazzi, ma cio che mi e rimasto impresso nella memoria sono le poche battute di dialogo tra mio padre e il funzionatio del Comune. Mio padre rispose che lui e la sua famiglia non avevano fatto nulla di male, eravamo cittadini modello, che lavoravano e pagavano le tasse e quindi non avevano nulla da temere. Il signor D'Ambrosio, invece, insistette affinche scappassimo: e cosi facemmo. Quell'uomo fu il nostro primo angelo: se non ci fosse stato lui, saremmo stati presi e portati chissa dove. Infatti, a guerra ultimata ci hanno riferito che qualche giorno dopo la nostra fuga i fascisti erano venuti a cercarci.

La prima notte ci rifugiammo in una casa di una parente al Lido di Venezia e, nei giorni successivi, a Nervesa della Battaglia, nel trevigiano, perche li vivevano altri parenti. Nostro padre, nel frattempo, avrebbe cercato di andare a Roma. Allora quasi tutti gli Ebrei cercavano o di varcare il confine della Svizzera, stato neutrale, oppure di giungere a Roma, citta che si pensava sarebbe stata protetta dagli alleati. In realta, essendo gli alleati arrivati a Montecassino, si pensava che in pochi giorni avrebbero potuto raggiungere la capitale: non fu cosi, ci impiegarono mesi.

Cio nonostante, mio padre ando a Roma e tento di farsi rilasciare dei documenti falsi. In questo frangente ebbi un attacco di appendicite. Fui ricoverata all'Ospedale di Montebelluna, il posto piu vicino, e li incontrai il secondo angelo. Come per ogni ricovero, e necessario esibire un documento d'identita: il Professor Colisanti, il chirurgo che mi opero, non ci chiese alcun documento, se lo avesse fatto, avrebbe dovuto denunciarci. Infatti, essendo Ebrei, non potevamo accedere a nessuna struttura pubblica. Il professore non ci chiese nulla, mi opero, ma mi dovette dimettere quasi subito. Avevo un'infezione in atto, la penicillina era stata inventata ma il farmaco non era ancora cosi diffuso (17). Con la ferita ancora aperta, salii sulla canna della bicicletta di mio fratello per arrivare fino alla stazione e prendere un treno per Roma. Prendemmo il treno, ma a Roma non arrivammo mai.

Giunti nei pressi di Firenze, ci fu un bombardamento: ci nascondemmo. I miei si rifugiarono in un fossato e io sotto al treno: persi anche quelle poche scarpe che avevo. Ricordo che ero ancora vestita con l'abbigliamento estivo, indossavo un vestito a scacchi beige, azzurro e marrone: vedete come il testimone fissa nella memoria alcuni particolari irrilevanti per gli altri, ma fondamentali per il protagonista. Dopo il bombardamento, riprendemmo un treno, ma non per Roma, perche le linee erano saltate, ma per il Nord. Questa fu una fortuna perche poco dopo, il 16 ottobre, a Roma fu fatta una retata e molti Ebrei furono presi e non fecero piu ritorno.

Ancora sul treno del ritorno verso il Nord, i tedeschi iniziarono a chiedere i documenti: se ci avessero controllato le generalita saremmo stati spacciati. Ancora una volta vidi sul volto di mio padre la preoccupazione e la disperazione.

Tornati al Nord, decidemmo, consigliati da una zia, di andare sull'altopiano di Asiago, dove si erano gia rifugiati altri zii materni. Mio padre, che aveva sempre tenuto unita la famiglia, questa volta decise di dividerci: in tal modo qualora i tedeschi avessero preso uno di noi, gli altri si sarebbero potuti salvare.

Piu tardi, in Italia, infatti, era stata promulgata la legge razziale nel novembre del 1943, che consisteva nell'allontanamento forzato nei campi di concentramento di tutti gli Ebrei dal suolo italiano. La persecuzione era in atto. Oltre al pericolo per la vita, i beni degli Ebrei furono svalutati e acquistati da altri o rubati o incorporati d'ufficio nei beni dello Stato.

Inoltre, i tedeschi avevano messo una taglia sugli Ebrei: chi avesse denunciato un Ebreo avrebbe guadagnato 5 mila lire per persona. Ovviamente, molte furono le persone denunciate alle autorita fasciste. Riflettiamo sul valore dei soldi allora: un buono stipendio era di mille lire, con cinque mila lire si poteva comperare una piccola casa: valeva quindi la pena denunciare un ebreo.

Decidemmo allora di raggiungere i nostri parenti sull'altopiano di Asiago. Arrivammo a Bassano del Grappa prima e alla stazione di Carpene-Valstagna (sulla linea Bassano-Trento) poi. Iniziammo a dividerci: Ferruccio e la mamma presero una corriera che portava da Bassano del Grappa a Gallio; la loro speranza era quella di passare inosservati, in fin dei conti si trattava di una mamma con un bambino. Mio padre, solo, a piedi, attraverso la Vai Frenzela. Anche io e lo zio ad un orario diverso da quello in cui era partito mio padre ci incamminammo per la Vai Frenzela, oggi chiusa sebbene sia un paradiso naturalistico, perche pericolosa in quanto c'e una caduta di massi pressoche continua. La valle conduce da Bassano fino a Gallio, a mille metri d'altezza. Prima di arrivare a Gallio ci siamo fermati al Buso. A Gallio abbiamo trovato il terzo angelo: Costante Martello. Quest'uomo, privo di cultura, aveva conosciuto mio zio, e senza dire una parola gli aveva consegnato le chiavi di una malga, quella di Boscosecco, usata solo d'estate durante l'alpeggio. La malga dista 3 ore e 40 minuti da Gallio e si raggiungeva solo a piedi, attraverso boschi e tratti sassosi, tutti in salita. Quando arrivammo, la malga era gia immersa nella neve: infatti, l'ultimo tratto dovemmo percorrerlo con gli sci, che ci avevano prestato in paese, lo avevo un vecchio paio di scarpe di mia zia, che mi erano grandi di un paio di numeri, e i piedi pieni di vesciche. Quando vidi la malga pensai che ci avessero dato una villa, una villa a 1650 metri d'altezza. Il Signor Martello aveva detto a mio zio che avremmo potuto usare solo due stanze. La nostra cucina era la stanza nella quale, d'estate, i mandriani facevano il formaggio. Dalla cucina, una scaletta portava al piano di sopra, dove dormivamo. Nella stessa stanza dormivamo in sette (tre fratelli di mia madre, un amico, mio padre, mio fratello ed io. Mia madre, invece, era rimasta nascosta in una macelleria in paese): non avevamo i materassi, avevamo fatto un giaciglio con fronde e aghi di pino; avevamo poche coperte, poco da mangiare, abbiamo sofferto molto il freddo, non c'erano i vetri alle finestre se non in cucina. Non c'erano ovviamente i servizi igienici; ma per riferire qualche particolare di vita domestica, mi ricordo che avevo i piedi piagati e portavo gli scarponi con calze che non preservavano i piedi. Ero tuttavia gia fortunata perche avevo gli scarponi, bagnati e stretti, ma li avevo. Ogni sera mettevo gli scarponi ad asciugare vicino al focolare. Cio nonostante, avevo i piedi piagati, terribilmente piagati e con principi d'infezione: ogni sera infatti li bagnavo con l'urina, che contiene ammoniaca, e cio rendeva meno facili le infezioni. I miei geloni erano preoccupanti, avevo freddo, molto freddo, non avevamo molto da mangiare e vivevamo con il terrore che ci scoprissero e ci portassero via. Quando dovevamo fare i nostri bisogni andavamo, di giorno e di notte, all'aperto, anche con 20 gradi sotto zero, e dovevamo nascondere le tracce con dei fuscelli di abete per paura di lasciare tracce ed essere scoperti. Usavamo una zona nella quale c'era un letamaio e nella quale gli escrementi si confondevano. Le giornate, anche se eravamo insieme, erano cariche d'angoscia, di senso della precarieta, di paura. Tutti sentivamo il peso e il dolore di una situazione dalla quale avremmo anche potuto non uscire piu. Lo spettro della paura inibiva ogni conversazione, anche se in famiglia facevamo di tutto per tenerci su; ma era venuta meno soprattutto la speranza e, venendo meno questa, viene meno la dignita dell'uomo. Lo zio Vita, cosi si chiamava mio zio, era un uomo che oltre a sollevarci in tutti i modi, cercava di farci sempre sentire esseri umani e ci ricordava il dovere di non venire mai meno alla dignita, di non considerarci bestie ma persone.

Tornando alla vita quotidiana, per bere andavamo a raccogliere la neve incontaminata, la disinfettavamo con qualche goccia di varechina, e la bollivamo. Su tutti incombeva il pericolo di essere scoperti e arrestati, con la probabilita di non vederci mai piu e neppure con la sicurezza di sopravvivere, o, ancora piu banalmente, con la possibilita di ammalarci, con la difficolta di rifornirci di cibo, avevamo infatti finito anche i soldi.

Abbiamo resistito cosi per quasi un anno, tutto l'inverno del 1943-'44.

A scaglioni, prima dell'estate, gli uomini decisero di rientrare a Venezia e di rifugiarsi in altri nascondigli anche perche non avevamo piu disponibilita economica.

Nella stessa estate, mio fratello ed io giravamo per i boschi, furtivamente, alla ricerca di cibo, e rimanemmo nascosti ancora per qualche mese nella macelleria in paese con nostra madre.

In autunno, decidemmo di tornare a Venezia perche avevamo saputo che gli alleati stavano risalendo la penisola e perche sull'Altopiano di Asiago i nazifascisti avevano iniziato i rastrellamenti e i combattimenti per stanare e combattere i partigiani.

Solo dopo la fine della guerra ci fu riferito che pochi giorni dopo la nostra partenza dalla malga di Boscosecco, i tedeschi e i fascisti avevano fatto delle retate nell'Altopiano ed erano entrati nella malga a caccia di partigiani. Se fossimo partiti qualche giorno dopo, oggi non racconterei l'accaduto.

L'occasione per il ritorno a Venezia nella casa di mio nonno, cattolico, fu anche luttuosa: mio nonno infatti si ammalo e mori: nessuno di noi riusci neppure ad accompagnarlo al Camposanto perche eravamo tutti nascosti.

Finalmente arrivo il giorno della Liberazione, che a Venezia fu il 28 e non il 25 aprile del '45: mio padre proibi a mia madre e a me di uscire e di andare nelle piazze a festeggiare, anzi, proibi addirittura di aprire le persiane delle finestre perche temeva che ci fossero ancora cecchini che sparavano dai campanili; mio padre e mio fratello, invece, andarono incontro agli alleati che stavano arrivando in citta attraverso il ponte del Littorio, oggi della Liberta, il ponte che collega la citta lagunare alla terraferma.

Mia madre ed io, nonostante gli ammonimenti di papa, aprimmo la finestra: era una meravigliosa giornata di sole, quelle che a Venezia hanno una luce particolare; finalmente potevamo aprire le finestre senza la paura di essere visti.

Quando guardai fuori della finestra con la mamma, che non aveva piu paura, la strinsi e l'abbracciai: sono particolari che non dimentichero mai; la mamma disse: "ma e vero?" La mamma, dopo aver fatto tale domanda, svenne per l'emozione. Dopo anni di angoscia e di prigionia, eravamo stati fortunati perche tutta la famiglia era viva: nessuno di noi era stato deportato, torturato, ucciso, ammalato. Eravamo rinati, eravamo ancora vivi.

Anche se le vicende della mia famiglia sono state difficili e dolorose, ci siamo salvati, siamo stati fortunati, e a noi e rimasto il compito e il dovere di ricordare affinche lo spettro delle guerre, delle violenze e della superiorita malata di un uomo sull'altro non si possa piu verificare.

Ho riflettuto a lungo sul perche ci siamo salvati e non altri, o sul perche abbiamo incontrato tre angeli che ci hanno avvisati e protetti: l'unica risposta che posso dare a colui che e stato strappato dalla vita in una maniera cosi atroce e ricordare.

Per questo Francesca Malagnini affida alla carta stampata i miei ricordi. Grazie".

(1) Cfr. F. Neerman, Presentazione di Infanzia rubata. Storia vissuta di un bambino ebreo, Damograf, Verona, 2002, p. 4.

(2) Cfr. P. Mieli, Se l'orrore della Shoah stravolge la memoria, in Il Corriere della Sera, 11 gennaio 2011, pp. 42-43.

(3) Traggo spunto per queste riflessioni dall'articolo di Mieli, citato, nel quale e a sua volta riportato qualche stralcio del saggio di Christopher R. Browning, Lo storico e il testimone. Il campo di lavoro nazista di Starachowice, tradotto in italiano da Paolo Falcone e pubblicato per i tipi di Laterza. Anche Olga si soffermera su questo aspetto--non trattato nel volume--dopo aver ascoltato la premessa al suo discorso.

(4) Cfr. G. Nissan, Solo l'uomo puo fare miracoli, in Sette, Settimanale de Il Cor rieredella Sera, n. 4, 27 gennaio 2011, p. 10.

(5) Olga Neerman, Ebreiper caso, Venezia, Cetid, 2010.

(6) Cfr. nota 1.

(7) Olga mi ha confidato a voce che inizio lei a scrivere il suo volume parecchi anni prima di quanto abbia fatto il fratello e di averlo poi lasciato nel cassetto.

(8) Traggo a grandi linee le informazioni dalla Prefazione del volume di Ferruccio.

(9) A voce, Olga mi confida che le ricerche degli ultimi dieci anni le hanno dato ragione. Infatti, nell'Archivio parrocchiale della Chiesa di Preganziol sono registrati i nomi dei Neerman.

(10) Nel volume di Ferruccio e esplicitamente indicata la volonta di conferire a Co stante Martello il riconoscimento di 'Uomo Giusto'; il 7 luglio del 2002 e stato attribuito alla famiglia Martello un 'Attestato di riconoscimento' firmato dall'Associazione Figli della Shoah.

(11) Come si legge nel commento di R. Bettarini e G. Contini, "Una redazione dat tiloscritta in pulito, con in calce la data <<1939-1946>>, conserva Alessandro Parronchi. Testo a stampa in <<Inventario>>, a. I, n. 3-4, Firenze, Autunno-Inverno 1946-1947, pp. 11-12, con la medesima datazione << 1939-1946>>. [Testo poi riprodotto nell'Antologia poetica della resistenza italiana, a cura di Luigi Firpo Accrocca e Valerio Volpini, San Giovanni Valdarno-Roma, Landi, 1955 (poi 1956), pp. 47-48]"e poco oltre si legge, traendo dalle Note alle edizioni: "La primavera hitleriana. Hitler e Mussolini a Firenze. Serata di gala al teatro Comunale. Sull'Amo, una nevicata di farfalle bianche", in Eugenio Montale. L 'opera in versi, a cura di R. Bettarini e G. Contini, Torino, Einaudi, 1980, pp. 965-966.

(12) Cfr. R. Montano, Commento a Montale, Napoli, Conte-G.V. Vico, 1986, p. 27.

(13) Con l'Unita d'Italia, erano stati aboliti i divieti che limitavano l'accesso agli Ebrei ad alcune professioni. Essi quindi godevano dei diritti civili e politici degli italiani: anzi, molti Ebrei avevano militato e combattuto anche nella I Guerra Mondiale e avevano aderito al fascismo. In Italia la legislazione razziale fu promulgata il 17 novembre 1938 e fu definita la fase della persecuzione dei diritti in quanto furono emanati provvedimenti che colpirono duramente le comunita ebraiche; tra i principali: l'esclusione di studenti e insegnanti dalle scuole e universita pubbliche; il divieto di prestare servizio nell'esercito, di essere assunti negli enti pubblici, di esercitare le professioni di giornalista, e di contrarre matrimonio con uomini o donne ariane e avere domestici di razza ariana ecc. Furono considerati ebrei i figli di due genitori ebrei; i figli di un genitore ebreo e di un altro genitore straniero. Il cosiddetto problema della razza fu sensibilizzato almeno tre anni prima che fossero emanate le disposizioni delle leggi razziali, ovvero fin dal 1935, anno in cui inizio la guerra in Etiopia, si acutizzo nel 1936 quando fu proclamato l'impero italiano e quando, sempre nello stesso anno, fu stabilito l'asse Roma-Berlino. Infatti, grazie all'impero, si diffusero i matrimoni tra italiani e donne etiopi. Fu allora che fra le molte, in Italia fu fondata la rivista La difesa della razza, che veniva pubblicata ogni quindici giorni dal 5 agosto del 1938 al 20 giugno 1943 (117 numeri totali), era diretta da Telesio Interlandi, fmanziata dal regime fascista (Ministero della Cultura Popolare) e diffusa nelle scuole. La rivista inneggiava alla differenza razziale e alla indubbia superiorita della razza bianca. La propaganda di regime si concentrava sul concetto che la razza italiana godeva di indubbia superiorita e non poteva mescolarsi a razze diverse e tanto meno inferiori, oltre che pericolose. Tornando specificatamente agli Ebrei, dopo il 25 luglio 1943, con la caduta del fascismo, e l'armistizio dell'8 settembre, i tedeschi occuparono l'Italia settentrionale e centrale e inizio la caccia violenta agli ebrei; si passo alla cosiddetta fase dello sterminio e di persecuzione delle vite: in accordo con il regime di Hitler, i funzionari fascisti collaborarono alla distruzione e allo sterminio del popolo ebraico. [NdR]

(14) Come si legge nel Grande dizionario della lingua italiana a cura di S. Batta glia, Torino, Utet, 1960-2004, la voce recita: "Lo sterminio del popolo ebraico operato dai nazisti nel corso del secondo conflitto mondiale". Ebraico shoah 'catastrofe'. Non e riportata la data in cui il lemma e stato coniato. La voce non si riscontra nel Dizionario della lingua italiana Sabatini Coletti, Milano, Rizzoli--Larousse, 2003, s.v. ne nell'edizione del 2006 e neppure in M. Cortelazzo e P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1991, (1a ed. 1988), 1991, 5 voli., s.v. Nel Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, Bologna, Zanichelli, invece, il lemma e attestato e datato 1985. Cio significa che il lemma e entrato in uso nella lingua italiana solo dopo quarant'anni dalla fine della II Guerra Mondiale. [NdR]

(15) In Germania gli Ebrei continuarono per un periodo a frequentare le scuole pubbliche anche se erano additati come esseri inferiori.

(16) Si tratta del primo numero della rivista La difesa della razza. Scienza docu mentazione e polemica, Anno I, n. 1, 5 agosto 1938.

(17) La penicillina fu scoperta da A. Fleming nel 1928. Tuttavia, pur essendo la scoperta di primaria importanza, dovette essere perfezionata a lungo prima di essere impiegata su larga scala in medicina e coinvolse piu ricercatori di diversi paesi e in periodi differenti. Inizio ad essere impiegata assiduamente come farmaco solo negli anni Quaranta, dal momento che i soldati contraevano numerose infezioni dovute alle ferite. Solo nel 1943 l'industria americana, spinta dalle necessita belliche, inizio la produzione industriale del farmaco, rivoluzionando il mondo della medicina e creando una nuova era per la moderna farmacoterapia. [NdR]
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Title Annotation:Archivio
Author:Neerman, Olga
Publication:Forum Italicum
Date:Sep 22, 2011
Words:7093
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