Printer Friendly

Traduzioni e ricezione di Eugene Ionesco in Italia.

Il titolo di questo articolo annuncia un lavoro di storia, di traduttologia e di critica letteraria e cerca di attirare l'attenzione sulla ricezione dell'opera teatrale del grande drammaturgo, da parte della critica, dei traduttori e del mondo dello spettacolo in Italia. A questo proposito dobbiamo, prima, far riferimento ai motivi per cui Ionesco e stato accolto con grande riserva ed abbastanza tardi in Italia nei confronti di altri paesi.

L'opera di Eugene Ionesco, per la sua complessita, offre molteplici possibilite di comprensione e di interpretazione. Creando un teatro particolare, che la critica del tempo non riesce ad inquadrare in nessun genere o in nessuna definizione, il teatro di Ionesco viene chiamato, oltre che "teatro dell 'assurdo", anche "teatro d'avanguardia", "teatro simbolista", "teatro lirico", teatro della "derisione", teatro "dell'insolito, della stupefazione", (1) "dell'incomunicabilita" e "teatro dell'esilio".

Sotto la grande varieta delle sue opere, in cui si combinano felicemente l'osservazione del mondo e l'immaginazione, esiste un universo ioneschiano che rivela una profonda continuita nell'esplorare l'anima umana e la sua tragica condizione esistenziale.

L'autore, nelle sue opere, si concentra solo sulla ricerca della verita dell'essere umano, oltre tutte le illusioni che si fa su se stesso e, percio non si piega a nessuna definizione letteraria, a nessun tipo di teatro: "Nessuna societa ha mai potuto abolire la tristezza umana, nessun sistema politico ci liberera dal dolore della vita, dalla paura di morire, dalla sete di assoluto. La condizione umana presiede alla condizione sociale, non viceversa." (2)

Come afferma Ionesco stesso, in letteratura non si tratta di esporre delle verita teoriche, delle idee, come nei discorsi, ma di rappresentarle nel gesto e nell'immagine, come delle evidenze viventi, delle sensazioni. (3) Il drammaturgo, infatti, rinnega e rifiuta fermamente il teatro didattico dei suoi predecessori, affermando di voler solo testimoniare, cercare di spiegarsi, poiche convinto della novita e dell'autenticita del suo teatro, un teatro che molto spesso ha anche accenti polemici.

Scagliandosi contro il conformismo di sinistra e rivendicando l'autonomia dell'arte che non ha nulla a che spartire con le dottrine, Ionesco raccoglie il meglio delle esperienze avanguardistiche francesi e le traduce in una coerente forma teatrale, parlando di "antiteatro" o di teatro totale, di un teatro ne politico, ne sociale o psicologico, ma di un teatro che affronti la problematica fondamentale dell'uomo, quella della condizione esistenziale: "Teatro astratto. Dramma puro. Antitematico, antideologico, antirealistico-socialista, anti-filosofico, antipsicologico alla boulevard, antiborghese, riscoperta d'un nuovo teatro libero. Libero, ossia liberato, ossia senza pregiudizi, strumento da esplorazione: il solo che possa essere sincero, esatto e capace di rendere percettibili le evidenze nascoste." (4)

Infatti, proprio per questo suo atteggiamento contro il conformismo di sinistra, la critica italiana non e mai stata generosa con Ionesco. "L'ostilita perdura dagli anni Sessanta, quando in Francia proliferavano libri sul suo teatro e in Italia ci si limitava a un'attenzione giornalistica", (5) nota il giornalista Luciano Lucignani nel suo articolo su "La Repubblica", intitolato La sfortuna in Italia. Tutta colpa di Brecht. Anche se l'opera teatrale del grande drammaturgo Eugene Ionesco e tempestivamente disponibile in traduzione italiana, Teatro I, edito nel 1961 dalla Casa Editrice torinese, Einaudi, le traduzioni e la critica sulla sua opera, in Italia, sono poche e tardive, in confronto alla fama di cui gia godeva l'autore in Francia e in molti altri paesi. Infatti, il primo saggio breve Il teatro di Ionesco astratto per inverisimiglianza, pubblicato sul drammaturgo francese appare soltanto nel 1953 sulla rivista "Itinerari", anno primo nn.5-6, ottobre-dicembre (pp.29-40) e il suo autore e Gian Renzo Morteo, quello che sarebbe diventato, poi, anche il suo maggior traduttore. Nel 1954, lo stesso autore pubblica su "Il Dramma", n.201 del 15 marzo, un secondo articolo su Ionesco, in cui approfondisce i temi del primo saggio e nel numero 213, del settembre, pubblica la traduzione di La lezione, insieme ad un commento. Nello stesso anno pubblica anche la traduzione di Le sedie, insieme ad un articolo intitolato II teatro "nuovo" francese, sulla rivista torinese "Questioni", nn. 3-4 di giugno-agosto.

A dispetto della "penuria" di testi in Italia, Raul Radice si stupisce, su "L'Europeo" del 1 maggio 1955, dello scarso interesse che destano le commedie di Ionesco, come mai "nessun capocomico, nessun attore abbia preso in esame le commedie di Ionesco." Infatti, spettacoli con le sue commedie sono allestiti piu da gruppi minori che dalle grandi compagnie. Poco rappresentato dalle grandi compagnie, come il Teatro Stabile di Torino e la Compagnia dei Quattro, e impossibile stabilire il numero delle rappresentazioni alle compagnie medio-piccole, molte delle quali non registrate all'Istituto del dramma italiano (Idi). Inoltre, fino al 1994, le commedie Il pedone dell 'aria, La lacuna e Viaggi tra i morti non risultano essere mai state rappresentate in Italia.

La stessa situazione si puo constatare anche in cio che riguarda la fortuna critica dell'autore. Molti articoli compaiono su giornali e riviste e pochissimi scritti di maggior respiro. La prima monografia italiana su Ionesco e del 1967, L 'ultimo Ionesco, ad opera di Gian Luigi Falabrino, alla quale seguono Introduzione al Teatro di Ionesco di R. Rebora, nel 1969, soltanto nel 1978 una monografia piu ampia, Invito alla lettura di Ionesco di Sergio Torresani e, nel 1995 Pirandello e Ionesco di Salvatore Vecchio. Poi piu niente. Lo stesso Ionesco, fin dagli anni sessanta, era sorpreso dalla scarsa attenzione della critica italiana nei suoi confronti, mentre in Francia, in altri stati europei e negli Stati Uniti erano stati pubblicati studi approfonditi del suo teatro.

Le ragioni di questo disinteresse, spiega la studiosa Jole Morteo, autrice di un'informata nota sulla Fortuna critica di Ionesco in Italia, ritraccia un colpevole: il morbo brechtiano che avrebbe contagiato le massime istituzioni teatrali, a cominciare dal teatro Piccolo di Milano. Secondo lei, "una delle cause va ricercata nell'atteggiamento di chiusura ideologica variamente espresso da piu parti e che trova nel Piccolo Teatro della Citta di Milano e nella persona del suo direttore Paolo Grassi il piu autorevole rappresentate", (6) il quale rifiuta di rappresentare in prima mondiale Il Rinoceronte, considerando che Ionesco "non ha alcuna morale, pone l'uomo al di fuori delle fedi, dei partiti, delle idee, delle ideologie, e questo e folle!" (7) Della stessa opinione e anche Masolino d'Amico, nel suo articolo su "La Stampa", un giorno dopo la morte del "re", Anni di ostracismo da sinistra poi il trionfo di un "classico", quando ricorda la "superba recitabilita" di Ionesco che ha superato "i tentativi di ostracismo che la cultura di sinistra per qualche lustro tento di decretare a una voce rea di professarsi apolitica e anzi, peggio, avversaria dei totalitarismi." (8)

Sempre in questa chiave di chiusura ideologica puo essere interpretata anche la tardiva traduzione italiana dell'opera II teatro dell, assurdo di Martin Esslin, sulla cosiddetta avanguardia, nella quale era incluso anche Ionesco. Pubblicata nel 1961, molto considerata nel mondo anglosassone, viene tradotta in italiano appena nel 1975, poiche considerato un libro "reazionario" perche si occupava di autori "reazionari." (9)

La vita, pero, ha concesso a Ionesco di vedersi accettato in pieno anche da coloro che in passato lo hanno ostacolato, accusandolo di retrogrado e di reazionario. La consacrazione attuale del fondatore del teatro dell'assurdo viene da una casa editrice non sospetta, come la Einaudi di Torino, che pubblica in Italia tutto il suo teatro. Torino e, dunque, la citta che accogliere dalle braccia aperte il grande drammaturgo e sempre Torino e la citta del suo primo e il piu grande traduttore, Gian Renzo Morteo e della prima edizione del suo teatro completo.

Gian Renzo Morteo, (1924-1989), docente di Storia del Teatro alla Facolta di Magistero di Torino, non solo ha introdotto Ionesco in Italia ma ne e stato il traduttore "principe", non tanto per la quantite delle opere quanto per una sorta di congenialita neppure celata con il personaggio. La sua attivita traduttiva e frutto di una profonda conoscenza del fenomeno teatrale, del teatro dell'assurdo e dell'opera di Ionesco, in modo particolare. G. R. Morteo si rende conto delle difficolta che implica una tale impresa e che tradurre Ionesco significa mettere in scena la distruzione del linguaggio. L'uso parodistico e grottesco del linguaggio quotidiano non puo esser tradotto se non soltanto tramite una traduzione creativa, che implica una continua negoziazione tra perdite e compensazioni, tra significato e interpretazione, parafrasando Umberto Eco.

Le prime traduzioni Ionesco in Italia sono fatte da Gian Renzo Morteo, nel 1954, e sono state pubblicate sulle riviste torinesi "Questioni" e "Il Dramma", Le sedie, rispettivamente La lezione e la prima comparsa di Ionesco sulle scene italiane avviene nel luglio del 1956, presso il Piccolo Teatro della citta di Milano, con La cantatrice calva e Le sedie. Soltanto a maggio del 1957, con la rappresentazione di La lezione, Ionesco arriva anche a Torino, al Teatro Gobetti e a luglio, in prima nazionale, Il nuovo inquilino, sulla scena del Teatro dei Satiri di Roma.

Il 1958 e l'anno in cui presso la casa editrice Einaudi compare il volume La cantatrice calva e altre commedie (Jacques ovvero la sottomissione, Le sedie, La lezione), con una prefazione e traduzione di G. R. Morteo che, con la sua traduzione tenta di procurare al pubblico italiano le stesse emozioni che il testo teatrale originale aveva trasmesso al pubblico francese. Dopo due anni dalla sua apparizione in Francia, Einaudi pubblica Il rinoceronte, nel 1960, con la traduzione di Giorgio Buridan.

Sempre la casa editrice Einaudi e quella che riunisce tutte le opere tradotte nel volume Teatro, nel 1961 al quale segue il volume Teatro 2, nel 1967. Dopo il primo grande riconoscimento del 1970, con l'elezione all'Academie francaise, Eugene Ionesco assaggia anche l'onore, capitato a pochi viventi, di essere pubblicato nella biblioteca della Pleiade, e non solo in Francia, ma anche in Italia, prova i due eleganti volumi della versione italiana parallelamente curata per Einaudi. Oggi tutto il suo teatro e raccolto in due volumi dell' edizione italiana della Pleiade (Einaudi Gallimard).

I due volumi della Pleiade riuniscono tutta l'opera teatrale di Ionesco, sistemata secondo la data di composizione delle opere. Insieme alle commedie pubblicate gia in modo separato o in raccolte parziali, sono presentate anche otto commedie non pubblicate prima in Italia. Ogni commedia e arricchita da un apparato critico separato. In questo modo, a un commento di orientamento storico, letterario o drammaturgico si affiancano note che forniscono dati in cio che riguarda gli avvenimenti, le opere e i lavori di riferimento ed una scelta di varianti in grado di dare un'idea del percorso creativo dell'autore. Infine, c'e anche una cronologia attenta anche a quanto avveniva in Italia intorno all'opera e alla figura di Ionesco.

La maggior parte delle traduzioni, diciotto, sono fatte da Gian Renzo Morteo: La cantatrice calva, La lezione, I saluti, Jacques ovvero la sottomissione, Le sedie, Il maestro, Il salone dell'automobile, Scena a quattro, Il quadro, Prefazione per "Rinoceronte", Delirio a due, H pedone dell'aria, Il re muore, La fame e la sete, La lacuna, Il gioco dell'epidemia, Macbett e Viaggi tra i morti.

Sandro Bajini e incluso nei volumi con tre traduzioni: Che inenarrabile casino!, Esercizi di conversazione e di dizione in francese per studenti americani e L'uomo con le valigie ed atri quattro traduttori hanno dato il loro contributo con due traduzioni ciascuno: Daniele Ponchiroli: L'avvenire e nelle uova e L 'improvviso dell 'alma; Anna Maria Levi: Vittime del dovere e Il nuovo inquilino; Valentino Musso: La ragazza da masito e Assassino senza movente. Gilberto Tofano e Giorgio Buridan sono inclusi ciascuno con una sola traduzione: Amedeo o come sbarazzarsene, rispettivamente Rinoceronte.

Le Commedie inedite e frammenti e gli Scritti di polemica e di poetica sono tradotte da Jole Morteo: Il grande caldo, La nipote sposa, Li conosce? Il raffreddore onirico, Il visconte, Omaggio a Robert Postac, A proposito di "La fame e la sete", Jean-Marie Serreau, colui che aveva abbandonato tutto per il teatro, Il mio amico Jacques Lemarchand e Delire a deux dal palcoscenico al libro di Massin. I Commenti, note e varianti di Emmanuel Jacquart sono traduzioni di Gabriella Bosco della stessa Joie Monteo.

In cio che riguarda la narrativa di Ionesco, la sfortuna sulla scena ha condizionato anche il suo destino di narratore e saggista. L'Einaudi ha pubblicato un solo saggio, Note e contronote, nel 1965. Ad eccezione di Passato e presente, pubblicato dalla casa editrice milanese Rizzoli, nel 1970, di Il solitario, pubblicato prima da Rusconi (1974) e poi da Mondadori, tutti gli altri testi di Ionesco sono proposti molto tardivamente, nella seconda meta degli anni Ottanta, dalla casa editrice Spirali di Milano, diretta da Armando Verdiglione: II bianco e H nero: testo illustrato dai primi disegni di Ionesco, nel 1985, La foto del colonnello, nel 1987, II mondo e invivibile, nel 1989 ed, infine, La ricerca intermittente, opera pubblicata da Guanda nel 1989.

"Nel 1985--afferma Masolino d'Amico nel suo articolo Ionesco, l'immortale nell'olimpo--erano stati autorizzati nel mondo 110 allestimenti della Cantatrice calva, 104 della Lezioe, 72 delle Sedie, 71 del Re muore, 41 di Amedeo, ecc., fino ai 37 del Rinoceronte e ai 30 di Assassino senza movente: di solito, certo, per piccoli spazi e non per grandi compagnie, ma lo stesso si puo dire per i surricordati Beckett e Genet, cui si posssono aggiungere Pinter e altri illustri sperimentalisti contemporanei, [...]." (10)

Al "Rabelais del ventesimo secolo", come Maria Antonietta Macciocchi chiama Ionesco, Torino dedica un omaggio, I'll aprile del 1994, al Teatro Carignano, invitando alla serata tutte le compagnie italiane che lo hanno portato in scena. L'omaggio a Ionesco coincide con un omaggio a Gian Renzo Morteo che ne fu il suo traduttore elettivo. Cosi la serata e dedicata al drammaturgo francese, al docente e uomo di teatro torinese scomparso cinque anni prima e alla recente pubblicazione da Einaudi-Gallimard dei due volumi della Pleiade con il Teatro completo.

Belleli, Maria-Luisa. (1983), "Ionesco e il teatro dell'assurdo," Teatro Contemporaneo, A cura di Mario Verdone, Vol. AppendiceII, Roma, Lucarini: 159-98.

Benmussa, Simone. (1966), Ionesco, Parigi: Seghers.

d'Amico, Masolino. (1994), "Anni di ostracismo da sinistra poi il trionfo di un "classico"," La Stampa, 29 marzo.

Donnard, Jean-Herve. (1966), Ionesco dramaturge ou l'artisan et le demon, Paris: M.J.Minard. Lettres Modernes.

Esslin, Martin. (1975), Il teatro dell 'Assurdo, Roma: Edizioni Abete.

Ionesco, Eugene. (1996), Entre la vie et le reve, Entretiens avec Claude Bonnefoy. Paris: Gallimard.

Ionesco, Eugene. (1993), Teatro completo I, II, Edizione presentata, stabilita e annotata da Emmanuel Jacquart, A cura di Emmanuel Jacquart, Traduzione di Jole Morteo, 2 vol, Torino: Einaudi-Gallimard.

Lucignani, Luciano. (1994), "La sfortuna in Italia. Tutta colpa di Brecht," La Repubblica, 29 marzo.

Torresani, Sergio. (1978), Invito alla lettura di Eugene Ionesco, Milano: Mursia.

Vernois, Paul. (1991), La dynamique theatrale d'Eugene Ionesco, 2 edition augmentee et mise a jour, Paris: Editions Klincksieck.

BIBLIOGRAFIA

(1.) Belleli, Maria-Luisa. (1983), "Ionesco e il teatro dell'assurdo," Teatro Contemporaneo, diretto da Mario Verdone, Appendice II, Lucarini, Roma: 159-98; 161.

(2.) Ionesco, Eugene. (1965), Note e contronote:scritti sul teatro, Torino, Einaudi: 89.

(3.) Bonnefoy, Claude. (1966), Entretiens avec Eugene Ionesco, Paris, Belfond: 66.

(4.) Ionesco, Eugene. (1965), Note e contronote:scritti sul teatro, Torino, Einaudi: 175.

(5.) Lucignani, Luciano. (1994), "La sfortuna in Italia. Tutta colpa di Brecht," La Repubblica, 29 marzo: 36.

(6.) Ionesco, Eugene. (1993), Teatro completo I, II, Edizione presentata, stabilita e annotata da Emmanuel Jacquart, A cura di Emmanuel Jacquart, Traduzione di Jole Morteo, 2 vol, Torino: Einaudi-Gallimard.

(7.) Intervista a Paolo Grassi a cura di C. Ferrari in Il teatro oggi, Istituto Geografico De Agostini, Novarea 1977: 50-51.

(8.) d'Amico, Masolino. (1994), "Anni di ostracismo da sinistra poi il trionfo di un "classico"," La Stampa, 29 marzo: p.19.

(9.) Antonucci, Giovanni. (1990), "Prefazione a Martin Esslin," Il teatro dell 'Assurdo, Abete Edizioni, Roma: 1-2.

(10.) d'Amico, Masolino. (1993), "Ionesco, l'immortale nell'olimpo," La Stampa, 23 dicembre: 21.

FLORICA DUTA

carmen_duta2004@yahoo.com

Spiru Haret University
COPYRIGHT 2014 Addleton Academic Publishers
No portion of this article can be reproduced without the express written permission from the copyright holder.
Copyright 2014 Gale, Cengage Learning. All rights reserved.

Article Details
Printer friendly Cite/link Email Feedback
Author:Duta, Florica
Publication:Linguistic and Philosophical Investigations
Geographic Code:4EUIT
Date:Jan 1, 2014
Words:2616
Previous Article:L'identite linguistique en France au XVIE siecle face a l'influence italienne.
Next Article:Towards an architectural anthropology. Residual urban spaces, blanks in the identity memory.
Topics:

Terms of use | Privacy policy | Copyright © 2020 Farlex, Inc. | Feedback | For webmasters