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Traduzione e tradizione: varianti d'autore nel Paradiso Perduto di Paolo Antonio Rolli.

Il saggio ripercorre in sintesi le linee guida della prima edizione critica del Paradiso Perduto di Paolo Antonio Rolli, prima traduzione italiana del Paradise Lost di J. Milton. Le varianti traduttive d'autore, che evidenziano il lungo work in progress del Rolli, sono state analizzate attraverso una capillare analisi sinottica della tradizione del testo di arrivo e del testo di partenza. Cio costituisce il fondamento della suddetta edizione volta a rappresentare un'ipotesi d'indagine filologica che, a differenza delle recenti edizioni di testi tradotti, operi in parallelo su entrambi i testi in osservazione: il testo tradotto e l'originale; nell'ambizione di segnare l'inizio di un nuovo modo di studiare le opere straniere tradotte.

<<A me piace assumere come motto dialettico il bisticcio Traduzione = tradizione: questo e il logos storico delle Lingue ...>>

Gianfranco Folena (1)

Il contenuto dell'articolo costituisce parte della prima edizione critica della traduzione rolliana del Paradise Lost, a cui si fa riferimento nel corso dello scritto (2). Con il suddetto lavoro si e voluto dar vita ad un tentativo di edizione critica di opera tradotta che contemplasse, in parallelo, la tradizione e l'interpretazione del testo di arrivo (in questo caso l'edizione 1742, postillata da Rolli) e del testo di partenza (l'edizione del Paradise Lost di John Milton a cui si ritiene il traduttore abbia, con piu probabilita, fatto riferimento).

Nella consapevolezza delle difficolta che un tale progetto comporta, non si e avuta la pretesa di presentare un modello esauriente e definitivo ma, piu umilmente, di proporre una prospettiva di studio volta a mettere in luce l'interdipendenza (naturale ma non scontata) tra originale e testo tradotto.

L'interessante tematica che ruota intorno agli autori bilingui della letteratura italiana investe sia il rapporto lingua straniera--lingua italiana (espresso anche dai testi in tradizione indiretta), come pure quello latino-volgare e dialetto--lingua; in definitiva tutti quei casi in cui si ponga un raffronto dialettico tra messaggi linguistici portatori di differenti universi culturali. (3)

L'intera opera e stata percio fondata sull'assunto che l'edizione critica di un testo tradotto non debba, e non possa, prescindere da una analisi interpretativa della relazione tra quest'ultimo e l'originale.

Nell'approntare la edizione critica di una traduzione si pone, a giudizio di chi scrive, una questione fondante, quella del legame tra filologia e traduzione letteraria, legame che peraltro sussiste sin dalle origini di ogni tradizione letteraria. <<In principio fuit interpres>>, (4) ricordava Gianfranco Folena; tuttavia, sebbene nata prima di ogni teoria linguistica e nel corso dei secoli esplicitata da illustri letterati e poeti, (5) la problematica connessa alla traduzione di un'opera letteraria e oggi confinata esclusivamente ad alcuni ambiti di studio. (6) Al contrario essa dovrebbe costituire un centro d'indagine all'interno delle diverse prospettive critico-letterarie, linguistiche e filologiche. Poiche <<... non si da teoria senza esperienza storica. Ne si puo parlare di "teoria della traduzione" se non come parte di teorie generali della letteratura, della linguistica o dell'ermeneutica filosofica>>. (7)

In questa sede non si puo, ne s'intende, tornare sulla irrisolta querelle del rapporto tra originale e testo tradotto, sul tradurre fedelmente o tradire traducendo (cioe sulle numerose implicazioni teoriche implicite nel tradurre), quanto piuttosto considerare le problematiche specificamente connesse all'edizione di un testo tradotto e dunque al rapporto tra 'traduzione e tradizione'.

La definizione di una edizione critica, con le sue regole, il suo fine e i suoi destinatari, sollecita sempre molti interrogativi, di natura teorica e pratica, e proposte di lavoro.

Se l'edizione critica e sempre un'opera 'aperta', un'ipotesi di testo, soggetta a discussioni e sempre suscettibile di nuovi ampliamenti, pare di poter a ragione riscontrare una evidente specularita tra il lavoro del traduttore e quello dell'editore-filologo. Non a caso nell'antichita greco-romana, come pure nell'umanesimo quattrocentesco, il filologo-traduttore era figura centrale nella trasmissione dei testi letterari; basti per tutti il nome di Leonardo Bruni, insigne traduttore e filologo, al quale dobbiamo la moderna denominazione di traductio (con la reductio ad unum di tutta la varieta sinonimica latina indicante tale prestigiosa attivita), a cui fara seguito la famiglia di termini oggi omologhi nelle lingue romanze.

Lavoro complesso quello del tradurre che, oltre a richiedere competenze specifiche e ottima conoscenza della lingua di partenza e di arrivo, si sviluppa, almeno nelle sue migliori espressioni, attraverso un lungo percorso di mediazione e interpretazione, scandito da revisioni e miglioramenti. La relativita e la ricerca di perfezionamento non costituiscono tuttavia un limite del processo traduttivo bensi, come ha ben espresso Walter Benjamin, (8) rendono testimonianza del continuo mutare della lingua stessa.

E in questo percorso, costantemente in fieri, che si puo individuare la profonda affinita tra l'attivita del traduttore e quella del filologo; entrambe infatti si esplicano in un continuo e affascinante work in progress, artigianale, nella piu nobile accezione del termine, che rimanda all'idea humboldtiana, divenuta in seguito centrale in Benjamin, della traduzione quale processo infinito, correlativo a quello del costituirsi del linguaggio stesso.

Similmente all'edizione critica che si prefigge lo scopo di 'far passare' un testo da un'epoca all'altra, garantendone, in sostanza, la sopravvivenza, cosi la traduzione non ne traspone meramente il contenuto e la forma da una lingua all'altra, ma veicola il mondo ideale, culturale e linguistico che a quel testo e indissolubilmente legato. (9) Come infatti sottolinea U. Eco <<... per capire un testo--e a maggior ragione per tradurlo--bisogna fare una ipotesi sul mondo possibile che esso rappresenta>>. (10)

Qual'e allora il compito del filologo di fronte ad una traduzione letteraria e in che misura l'ecdotica dovrebbe considerare la multitemporalita e il doppio registro linguistico implicito in ogni testo tradotto?

La questione e di notevole rilievo, poiche e attraverso le traduzioni, dai classici e dai moderni, che le opere straniere sono venute a nostra conoscenza trasmettendoci il loro stile ed il loro pensiero fondante. Tuttavia se nelle edizioni di traduzioni dai classici la problematica riguardante l'originale e stata presa in seria considerazione, non altrettanto e stato fatto per le edizioni critiche italiane di traduzioni sette--ottocentesche, ove il problema e stato spesso eluso. (11)

Nel caso della prima traduzione italiana del Paradise Lost di John Milton, ad opera di Paolo Antonio Rolli, ci si confronta con un ponderoso poema, redatto in inglese secentesco, e contemporaneamente con la sua versione italiana, dal gusto arcadico.

Si e cercato di esaminare sia la tradizione dell'opera d'arrivo sia quella dell'opera di partenza, in maniera da poter individuare il testo su cui il traduttore ha operato e soprattutto come egli si sia rapportato all'originale.

L'edizione che, come ogni lavoro scientifico, e suscettibile di correzioni, e ampliamenti futuri, intende percio costituire un'ipotesi di indagine filologica che operi in parallelo su entrambi i testi in osservazione; nell'ambizione di segnare l'inizio di un nuovo modo di studiare le opere straniere tradotte.

In sintonia con lo studioso Northrop Frye, si ritiene che chiunque si accinga ad accostarsi a Milton debba farlo considerando che le sue dimensioni sono quelle di un gigante della letteratura mondiale.

La seconda edizione del Paradise Lost del 1674 si apre con due scritti celebrativi, indirizzati al poeta, uno in inglese di Andrew Marvell e l'altro in latino di Samuel Barrow; quest'ultimo da inizio alla dedica con una questione retorica che riassume per intero il significato del Paradise Lost e che puo essere cosi parafrasata: "Chi legge il Paradiso Perduto, il sublime poema del grande Milton, cosa legge se non la storia dell'origine di tutte le cose? La storia di tutte le cose dal loro inizio fino alla fine e contenuta in questo libro". (12)

La fama della figura e dell'opera di colui che Mario Praz ha definito il "piu dotto" e il "piu latino" dei poeti inglesi, (13) e documentata da una sconfinata bibliografia critica (in questa sede solo parzialmente riportata), alla quale sembra doveroso aggiungere uno scritto: Vita di Giovanni Milton, (14) che Paolo Antonio Rolli, autore della prima traduzione italiana del Paradise Lost, pose giusto ad apertura del suo lavoro e al quale si fara qui riferimento.

Impossibile in questa sede affrontare con la dovuta accuratezza il tema dello stile poetico di Milton ma, solo come riferimento, vale la pena rifarsi sinteticamente al pensiero di Samuel Johnson che, in The Lives of the Most Eminent English Poets (15) (1783), parla della "novita" del linguaggio poetico miltoniano incentrato sul suo <<laborious endeavors after words suitable to the grandeur of his ideas>>. (16)

In particolare, secondo S. Johnson, il poeta ambiva ad usare <<English words with o foreign idiorm>> (17) e questo, a dispetto del giudizio a volte negativo dei critici del tempo, rappresento <<the power of his poetry>>. (18)

Fonte preziosa, all'origine del particolare linguaggio di Milton, fu la sua familiarita con i "Tuscan poets", che influenzo la maniera stessa di ordinare la disposizione delle parole; (19) nonche la capacita di possedere altre lingue antiche e moderne.

Qualunque siano i difetti della dizione propriamente inglese nello 'spelling' di Milton, egli fu per S. Johnson <<un virtuoso nell'uso del linguaggio e nel ricreare l'arte della melodia attraverso la parola>>. (20)

Anche riguardo al verso scelto, e cioe il verso eroico inglese senza rima, il Johnson sottolinea come Milton abbia tratto esempio soprattutto dalla tradizione italiana e, talvolta, da alcuni poeti inglesi. (21)

Rifiutando la rima, che ritenne un artificio non necessario alla poesia, Milton coltivo comunque la musicalita mediante la costruzione del verso. (22) Samuel Johnson conclude sostenendo che il blank verse usato da Milton si connota in un certo senso come <<lapidary style>>; uno stile a meta tra la scorrevolezza della prosa e la melodia basata sul numero dei versi, propria della poesia. (23)

Durante questo studio, in considerazione delle tesi espresse nella premessa, si e fatto anche riferimento alla tradizione testuale del Paradise Lost; essa e stata sempre tenuta presente quale imprescindibile elemento di confronto in una edizione che riguardi un testo tradotto.

I tre testi piu autorevoli dell'opera miltoniana sono rappresentati da un manoscritto autografo del primo libro (ora alla Morgan Library di New York); la prima edizione pubblicata nel 1667, a Londra, in dieci libri e la seconda edizione in dodici libri del 1674.

L'edizione del 1674 contiene alcune revisioni che furono apportate da Milton stesso; tali revisioni consistono principalmente nella risuddivisione del poema in dodici libri, in alcune emendazioni e nell'aggiunta degli Arguments all'inizio di ciascun libro.

Differenti ragioni (che qui non verranno esemplificate) fanno ritenere agli studiosi che entrambe le edizioni siano degne di considerazione, sebbene la maggioranza dei filologi moderni si riferisca oggi all'edizione 1674.

Sebbene al momento della pubblicazione del Paradise Lost fosse gia totalmente cieco e dipendente dalla mano di diversi copisti, (24) J. Milton controllo accuratamente l'opera, prima della stampa; di conseguenza il testo presentato non ebbe necessita di particolari cure in sede tipografica.

Come precisa Scott Elledge, nello "spelling" delle parole il poeta sembra aver preferito forme che mostrassero, a livello scritto, la sua personale pronuncia (ad esempio preferendo 'hunderd' a 'hundred' (25)).

Non infrequente e la creazione di neologismi, tra i quali spicca l'invenzione del termine Pandemonium (pan + daimonion), creato da Milton parafrasandopantheon, per identificare il palazzo edificato da Satana. (26) Riguardo alla punteggiatura l'obiettivo non fu quello di usarla come semplice supporto alla sintassi ma, al contrario, come scansione della lunghezza delle pause tra singole parole o gruppi di parole, enfatizzando cosi la musicalita del verso. Nelle edizioni controllate dall'autore spicca l'uso delle capitali e del corsivo, che riflette la tendenza del tempo a capitalizzare la maggior parte delle voci lessicali, nomi ed aggettivi, e a riportare i nomi propri in corsivo.

Con un percorso che non vuole essere esaustivo, ma mirato a individuare le edizioni miltoniane che Rolli traduttore avrebbe potuto visionare, la tradizione testuale del Paradise Lost puo essere come segue ricostruita.

La prima edizione del 1667 e la seconda, rivista dall'autore, del 1674, (27) sono le uniche che J. Milton pote seguire in vita. (28) Una terza edizione, basata sulla 1674, viene prodotta nel 1678. Il Paradise Lost non e tuttavia ancora un testo di grande fama quando Jacob Tonson, nel 1683, ne acquista il copyright diventando in seguito uno tra i piu autorevoli editori inglesi del tempo. Infatti, pur essendo gia conosciuto come editore delle opere di J. Dryden e di W. Shakespeare, e con le edizione del Paradise Lost che Tonson raggiunge il piu alto livello di produzione editoriale ed e attraverso le numerose edizioni di J. Tonson che l'opera di Milton acquista il primato nel pantheon della letteratura inglese.

La prima edizione prodotta da Tonson (la quarta del Paradise Lost) viene pubblicata nel 1688 con un socio finanziario di prestigio, il filologo Richard Bentley. (29) In questa stampa, l'editore volle dare grande risalto alla preziosita del testo e a tal fine ne produsse la prima edizione illustrata ed il primo in folio.

Gli studiosi considerano questa edizione estremamente pregiata nell'aspetto materiale ma poco attenta alla cura del testo, che correggerebbe alcuni errori della stampa 1678 e ne introdurrebbe altri.

La sesta edizione del Paradise Lost, sempre a cura di J. Tonson, e del 1695 (31) ed include la prima raccolta di note, di commento ed etimologiche, le quali danno testimonianza dell'accresciuta fama del poema miltoniano a questa data.Jacob Tonson contribuisce alla definitiva e generale diffusione dell'opera, aggiungendo note esplicative e di commento che ne facilitano la comprensione anche da parte del comune lettore. Una serie di articoli critici, che appare sullo Spectator dell'Addison fara si che essa acquisti poi il definitivo prestigio.

Il possesso del copyright da parte di Tonson giunge a termine nel 1709 con l'approvazione, da parte del parlamento inglese, di una nuova legge che limita tale diritto alla durata di ventun anni, dopo tale scadenza le opere di autori non piu in vita divengono di pubblica proprieta.

Nel 1719 colui che era stato il principale editore di Milton si ritira a Parigi, lasciando la propria fiorente attivita al nipote Jacob Tonson II, il quale decide di dare una propria impronta alla successiva edizione del Paradisc Lost, che esce in due volumi (insieme ad una raccolta dei lavori di Milton) nel 1720, con una veste esageratamente ricercata negli aspetti estetici ma molto trascurata in quelli testuali, a causa della presenza di errori di stampa, sin dalla prima pagina del primo libro. (32)

Presa in mano dagli eredi del celebre primo editore, l'integrita testuale dell'opera di J. Milton si va dissolvendo, nelle altre cinque edizioni prodotte da Tonson tra il 1720 e il 1730, (33) tale deterioramento culmina con l'edizione del 1732; (34) paradossalmente, e a dispetto dell'autorevolezza del personaggio che la revisiono, essa e forse la edizione piu controversa.

Richard Bentley, il piu autorevole filologo inglese dell'epoca, decide infatti di intraprendere una generale revisione del Paradise Lost con l'intento di 'sanare' l'uso, a suo parere, improprio del lessico da parte di Milton, nonche di emendare le interpolazioni e i numerosi errori di stampa riscontrati. Nell'attuare questa poco felice operazione R. Bentley si rifiuta anche di considerare il manoscritto del libro primo del Paradise Lost, al tempo in possesso dell'editore Jacob Tonson II. Di conseguenza, per la prima volta, le emendazioni del filologo vengono incluse solo come note di fondo senza essere incorporate nel testo stesso dell'edizione.

Nel corso di questo lavoro si e presa visione delle emendazioni del Bentley raccolte in opuscolo in possesso della British Library. (35) A giudizio della moderna filologia l'edizione prodotta dal Bentley e generalmente considerata la meno riuscita tra le sue opere critiche, per le eccessive e spesso arbitrarie correzioni introdotte.

L'edizione verra in seguito corretta, e superata, dall'autorevole testo prodotto da Thomas Newton. (36)

Non e stato possibile individuare con certezza la edizione del Paradise Lost su cui Rolli effettuo la traduzione, tuttavia, considerando la tradizione dell'originale inglese, (ripercorsa sinteticamente alle pp. 19-20) e ponendola in relazione al 1719, anno in cui ebbe inizio la traduzione rolliana, si puo agevolmente circoscrivere il numero delle edizioni del Paradise Lost che a quella data il traduttore potrebbe aver usato. Di certo si puo immaginare che almeno agli inizi del suo lavoro Rolli abbia avuto sotto mano una edizione del primo Jacob Tonson che, si e visto essere, tra fine Seicento e inizio Settecento, il piu famoso editore di Milton. Va rilevato che sin dalla prima stampa completa del Paradise Lost (controllata dall'autore), il Tonson si attiene ad una generale fedelta al testo originale e cosi sembra egli abbia continuato a fare nelle successive edizioni prodotte fino al 1719, anno in cui abbandona la prestigiosa attivita di editore. Le sei edizioni che seguono la 1674 non presentano differenze sostanziali, esse riportano abbastanza integralmente il testo presentando, secondo gli studiosi, alcuni errori di stampa suscettibili di emendazione.

Nel corso dello studio un indizio rilevante ha contribuito a far pensare che il traduttore avesse in mano, con molta probabilita un esemplare della prima e/o seconda edizione del Paradise Lost. Si e potuto infatti riscontrare che nel passo incentrato sulla descrizione del Pandemonium, (37) (libro primo) il termine Capitol (usato da Milton in analogia a Capitolium) viene trasformato in Capital, nella prima e nella seconda edizione. (38) Forse una originale scrittura della parola da parte di Milton (che era uso a questi esperimenti linguistici), o forse anche un errore dovuto a problemi di vista, mantenuto anche nella edizione a stampa controllata dall'autore il quale, come sopra osservato, era quasi cieco.

L'edizione 1678 riporta ancora la voce Capitai; a partire dalla edizione 1688 il termine viene invece normalizzato in Capitol. Il fatto che Rolli traduca con Capitai Soggiorno (I. v. 958), induce a supporre che la grafia di Capital (conservata nella ed. 1674) possa aver prodotto una interpretazione banalizzante la quale risulterebbe abbastanza anomala (anche nel fraintendimento del sostantivo sostituito con l'aggettivo), considerata la costante fedelta di Rolli al lessico miltoniano, soprattutto ove si presentano voci dall'etimologia latina.

Si puo percio immaginare che almeno nell'intraprendere il suo lavoro traduttivo, Rolli si sia attenuto ad una edizione assai conforme all'editio princeps (1674) del poema di Milton.

Rolli stesso, d'altronde, ha continuamente sottolineato, nelle Osservazioni, la volonta di rispettare scrupolosamente l'originale inglese e di questo fatto si e avuto riscontro anche nel corso dell'esame comparato dei due testi: d'arrivo e di partenza.

Ogniqualvolta si sia ritenuto opportuno mettere in relazione il poema miltoniano con la traduzione di Rolli, in ragione di quanto sopra esposto, si e presa in considerazione principalmente la edizione 1674 del Paradise Lost (rivista dall'autore), nonche l'edizione 1688, ad essa piu o meno fedele.

Si e visionata anche la controversa edizione curata da R. Bentley, che appare improbabile Rolli abbia trascurato di consultare nel corso del lungo processo traduttivo, ma si ritiene di poter escludere una qualche influenza delle emendazioni di Bentley sulle varie revisioni del Paradiso Perduto, attuate dal traduttore.

Nel copioso repertorio dei moderni testi critici del Paradise Lost, si e infine presa visione delle edizioni di Frank Allen Patterson (1931), (39) di Merrit Y. Hughes 0957) (40) e di quelle piu recenti ad opera di Scott Elledge, (41) e di Douglas Bush (1966). (42)

La traduzione rolliana del Paradise Lost si configura sin da un primo excursus delle edizioni, e similmente ad altre opere di traduzione letteraria, come opera intieri, a cui e sotteso un evidente labor limae essenzialmente rivolto ad una fedele interpretazione dell'arduo stile miltoniano.

Con la presente edizione che, come premesso, pone a testo base l'esemplare postillato dall'autore, si e voluto dare rilievo al lungo work in progress del traduttore; si ritiene di poter individuare, nelle varianti apportate, un percorso evolutivo, forse non lineare ma sicuramente volto ad una correzione sistematica, indirizzata principalmente ad una migliore resa dell'originale di Milton. Non si esclude la parziale revisione formale del testo, attuata, soprattutto (ma non esclusivamente) nell'esemplare postillato anche per preoccupazioni d'ortodossia religiosa; si ritiene tuttavia che quest'ultime abbiano avuto un ruolo non rilevante nell'economia del testo.

In tutta la traduzione vi sono in realta soltanto due passaggi che hanno subito una qualche censura; l'unica sequenza di versi totalmente omessa dal traduttore e quella in cui Milton tratta del Paradise of Fools (Paradiso dei Pazzi), nel libro III, vv. 473-497, (43) con un irriverente riferimento ai Carmelitani, ai Domenicani e ai Francescani, che e chiara espressione di una condanna del corrotto apparato esteriore della Chiesa del tempo; con una insistenza sul ritorno ad una spiritualita interiore.

Si tratta di un attacco duro e violentemente sarcastico, gia attuato dallo stesso Dante, contro i privilegi e le degenerazioni di molti ordini religiosi. Il passo fu inserito dal Voltaire tra i molti soggetti a severa critica, non certo per ragioni d'ordine religioso ma piuttosto estetico, in quanto per il critico illuminista l'inserimento di note satiriche all'interno di un poema epico appariva del tutto scorretto. (44)

Va comunque sottolineato che la sequenza dei versi cassata da Rolli, viene segnalata tramite una linea ben visibile in tutte le edizioni curate dall'autore e dal Maffei. (45) Per il suddetto passo, che introduce alla descrizione del Limbo, Milton si e certamente ispirato, come sottolinea il traduttore, all'Orlando Furioso (XXXIV), nel richiamo al viaggio di Astolfo sulla Luna. (46)

Oltre ad indicare con una linea il passo censurato, Rolli, nelle Osservazioni, fornisce non solo le ragioni di tale cancellazione, che vengono principalmente indicate nel profondo rispetto per la propria Chiesa d'appartenenza, (47) ma aggiunge anche una tagliente risposta, altrettanto satirica, che egli avrebbe dato di rimando ad alcuni inglesi che gli chiedevano conto di tale censura. (48)

Questo e comunque l'unico passo del poema cassato dal traduttore; un altro passo non cassato ma molto alterato e quello costituito dai vv. 507-37 del XII libro del Paradise Lost.

Il passo originale di Milton, (49) nel XII libro, era stato spesso oggetto di revisioni (50) anche da parte di studiosi inglesi come Bentley, che nella sua edizione del Paradise Lost del 1732 emendo il poema in diversi punti ove si riscontravano, a suo giudizio, evidenti incoerenze con i presupposti teologici cristiani. (51) R. Bentley arrivo persino ad emendare il distico finale del libro XII che vede il congedo di Adamo ed Eva lasciati andare soli al loro destino, in una atmosfera di triste malinconia. La chiusura del poema non poteva essere accettata dalla visione religiosa di Bentley, e dell'ortodossia anglicana, orientata intorno alla centralita della Provvidenza divina. Cosi i versi di Milton <<They hand in hand with wandring steps and slow, / Through Eden took thir solitary way. (52)>> vennero emendati in <<Then hand in hand with Social steps their way / Through Eden took, with Heav'nly Comfort cheer'd>>. (53)

Considerate dunque le revisioni che il testo miltoniano subi, perfino nel paese d'origine, la prudente censura che Rolli opero sul passo sopra indicato, appare considerevolmente ridotta. Il traduttore, a differenza di Bentley, infatti non modifico il distico finale, anzi lo mantenne in tutta la sua sintetica espressivita, fedele all'originale di Milton; rettifico invece in maniera radicale la sequenza dei versi 507-37.

Il passo che inizia Wolves shall succeed for teachers, grievous Wolves (ecco che vi saranno lupi per Maestri, lupi infami), con un rimando agli Atti degli Apostoli, (54) costituisce una durissima invettiva di Milton contro la corruzione e il potere della Chiesa Cattolica e dei suoi falsi maestri. (55)

Si ripercorre in sintesi l'iter delle varianti del passo che appare dapprima, secondo la versione emendata di Rolli, nella edizione inglese del 1735. In seguito, a partire dalla edizione 1740, la stessa sequenza di versi subisce un'ulteriore e grossolana revisione non attribuibile all'autore il quale, nella edizione 1742 da lui postillata, (56) ne parla con spregio definendo lo sconosciuto autore di <<tal cangiamento>> come <<mediocrissimo versificatore>>. (57)

E stata dunque reintegrata a testo la lezione di c35 in accordo alla evidente volonta di Rolli, come traspare dalla postilla. Il ripristino del suddetto passo non permette tuttavia di estendere a tutta la edizione 1735 la valenza di traduzione definitiva.

L'esistenza del postillato attesta sicuramente l'ultima revisione effettuata dall'autore durante gli anni del ritorno a Todi; gli interventi autografi sono di diverso tipo sia di ordine stilistico che interpretativo, con correzioni di passi piu estesi che investono l'originale inglese.

E sulla valenza positiva di tali varianti interpretative, presenti nel postillato ma anche nelle edizioni 1740 e 1742, che questo studio si fonda.

Le edizioni londinesi presentano una alternanza dei caratteri di stampa; in particolare l'argomento dei singoli libri del Paradiso Perduto e in corsivo (con alcune voci lessicali in maiuscoletto) viceversa il testo del poema e in tondo (con alcune voci lessicali pure in maiuscoletto); mentre nell'edizione 1730 l'argomento dei singoli libri del Paradiso Perduto e in corsivo (con alcune voci lessicali in tondo) e il testo del poema e in tondo (con alcune voci lessicali pure in corsivo); queste edizioni riflettono l'abitudine del tempo nell'uso del carattere maiuscolo per molti nomi e per alcuni aggettivi. Dal punto di vista prettamente tipografico l'edizione 1730 rispecchia i caratteri di stampa del Paradise Lost nella editio princeps del 1674. (58)

Dal punto di vista della interpretazione, la troppo stretta aderenza al testo di partenza, messa in atto da Rolli in queste prime edizioni causa un fraintendimento del valore semantico di alcuni termini inglesi e un allontanamento dal ritmo originale del verso di Milton. (59) Cio specialmente a causa del particolare 'spelling' dei termini inglesi adottato da Milton: (sovran per sovereign; terrours per terror; thir per their; hee per he; highth per height, ecc.), nonche per la difficolta ad interpretare voci lessicali risalenti al middle-english, usate dal poeta.

In tutte le edizioni e anche riscontrabile una esagerata lunghezza dei versi italiani rispetto all'originale, cio rivela la difficolta incontrata dal traduttore nel riprodurre, senza cadere nel letteralismo, la pentapodia giambica miltoniana in tutta la sua sintetica espressivita. Come nota F. Longoni <<certamente impervia da riprodurre risulta la straordinaria musicalita del verso, la densita del dettato poetico, l'ampiezza o meglio la duttilita oratoria del fraseggio che mirabilmente si adatta alla varieta delle situazioni, alla diversa altezza intellettuale ma anche agli stati emotivi>>. (60)

Le edizioni 1740 e 1742 sono caratterizzate da un'inversione di stile di stampa rispetto alle altre, con l'uso del tondo per l'argomento dei singoli libri (salvo alcune voci lessicali in corsivo) e del corsivo per il testo del poema (salvo alcune voci lessicali in tondo). Tale differenza appare meramente un fatto di scelta tipografica; come precisa infatti lo stampatore, l'ortografia del testo viene rispettosamente mantenuta. (61)

Fino alla edizione 1742 le stampe appaiono comunque abbastanza curate negli aspetti formali, salvo alcuni evidenti errori di stampa che in questa sede sono stati corretti.

A partire dal 1757 le stampe, di piccolo formato, (che peraltro tornano all'alternanza corsivo-tondo delle edizioni piu antiche) assumono una veste molto piu commerciale; tali edizioni presentano una evidente modernizzazione delle forme lessicali e purtroppo, come facilmente riscontrabile in apparato di edizione, ricorrenti e grossolani errori di stampa che attestano la mancata revisione dell'autore, e forse la ormai decaduta fama della traduzione rolliana.

Come gia rilevato da F. Longoni, l'edizione del 1758, ha ormai importanza piu per la fortuna esterna dell'opera che non per la costituzione del testo stesso, (62) vista anche la trascuratezza con cui e stata allestita.

Sul fatto che le edizioni italiane siano state in assoluto controllate dall'autore si nutrono dubbi; si puo tuttavia ipotizzare che al momento dell'allestimento della edizione 1740 (e successivamente della 1742), Rolli abbia sicuramente avuto contatti con lo stampatore italiano soprattutto per far si che le sue Lezzioni et Emendazioni fossero riportate nel testo. Cio non toglie che refusi vari (presenti sia nella ed. 1740 che nella ed. 1742) nonche una grave manomissione di un passo del poema, (63) inducano a supporre ingerenze esterne in corso di stampa. D'altronde e lo stesso Rolli, in sede di postillato, a rilevare un intervento arbitrario sul passo suddetto e a correggere diversi refusi.

Ripercorrendo l'iter evolutivo delle varianti del Paradiso Perduto si puo constatare che le maggiori revisioni, in direzione qualitativa, cioe di avvicinamento alla forma e al senso ultimo del poema miltoniano, sono state approntate inizialmente nella edizione 1740 e successivamente nella1742. Infine, un maggiore riguardo all'aspetto stilistico, viene attuato nell'esemplare postillato. Tale percorso non e sempre lineare, il traduttore infatti ritorna a volte indietro recuperando anche tratti della edizione londinese del 1735, quasi a ricercare nel passato forme speculari ai termini inglesi. Tuttavia, come suddetto, questi sporadici recuperi non sembrano essere sufficienti a dimostrare un generale ritorno al testo della edizione 1735 quale testo ideale; piuttosto essi attestano che il laborioso processo del tradurre rolliano non esclude oscillazioni e ripensamenti.

Attraverso un attento scrutinio delle varianti, poste in relazione ai corrispettivi versi di Milton, si e potuto constatare che il cammino del traduttore mostra un solo punto cardinale: quello della fedelta al poema originale inglese.

Il fatto che Rolli, nel suo lavoro di miglioramento del testo, restauri a volte lezioni piu antiche, ha inoltre resa evidente la necessita di analizzare le varianti stesse non isolandole ma inquadrandole all'interno di un processo correttorio, che, a giudizio di chi scrive, trova un momento costitutivo nel primo intervento organico sulla traduzione, con le "varie Lezzioni et Emendazioni" apposte dal traduttore in appendice alla prima edizione completa del 1735. (64)

Queste emendazioni, sui primi sei libri del poema, costituiscono una lunga serie di varianti d'autore, di tipo sostitutivo, che il traduttore racconta essergli state consigliate da persone "d'ambe le lingue", (65) a lui vicine. Alla luce di quanto emerso attraverso la lettura sinottica di ciascuna variante in parallelo all'originale inglese, si puo ipotizzare che le modifiche possano essere state suggerite proprio da intellettuali di lingua inglese, considerato che la maggior parte delle varianti sostitutive conduce ad un evidente adeguamento migliorativo rispetto ai versi di Milton.

Occorre inoltre rilevare che Rolli non inserisce tali emendazioni nella stessa edizione 1735; (66) bensi le assume a testo a partire dalla prima edizione italiana completa del 1740, alla quale fa seguire il vasto repertorio critico, che accompagnava gia l'edizione italiana 1730, arricchito degli articoli dello "Spectator" di Joseph Addison.

In un sintetico prospetto delle varianti d'autore, le edizioni del Paradiso Perduto prese in esame verranno cosi indicate:
a29   Londra 1729
b30   Verona 1730
c35    Londra 1735
d40    Parigi 1740
e42    Parigi 1742
p42    Parigi 1742--(edizione postillata)
f58    Parigi 1758


Excursus sintetico delle varianti d'autore

Uno sguardo prospettico, che vada oltre lo scrutinio di ciascuna variante isolata (per cui si rimanda alla consultazione della edizione critica) e che osservi la disposizione genetica delle varianti stesse, puo indurre a qualche riflessione generale sul modus operandi del traduttore. L'esame sistematico delle fasi redazionali della traduzione, condotto sinotticamente rispetto all'originale miltoniano, ha permesso di stabilire un discrimine cronologico che si ritiene di poter individuare nella fase di allestimento della prima edizione italiana completa del 1740 (d40). Rolli comincio ad elaborare una lunga serie di emendazioni sui primi sei libri della edizione londinese del 1735 (c35) che avrebbe poi inserito in d40. Da un esame dettagliato delle suddette emendazioni, in maggioranza assunte a testo nella edizione 1740, si e potuto evidenziare un percorso correttorio orientato in direzione di una palese e sentita volonta di aderenza al testo di Milton.

Numerose sono le varianti che attestano, in questa fase, il processo migliorativo rispetto all'interpretazione dell'originale inglese, come soprattutto testimoniato nel: Libro I, vv.196-197. Libro II, vv. 386-387; vv. 393394; vv. 599-600. Libro III, vv. 11-13; vv. 135-136; vv. 655-666. Libro IV, vv. 10-12; vv. 232-235; vv. 412-417; vv. 511-512; vv. 675-676; vv. 772773; vv. 820-821; vv. 929-931. Libro V, vv. 119-120; vv. 283-285; vv. 378379; vv. 531-532; vv. 837-838; vv. 1083-1084. Libro VI, vv. 108-110; vv. 202-203; vv. 249-254; vv. 369-372; vv. 470-471; vv. 500-504; vv. 567-568; vv. 569-572; vv. 598-600; v. 615; vv. 905-906; vv. 923-924; vv. 953-954; vv. 1022-1024. La data del 1740 costituisce, a giudizio di chi scrive, il terminuspost quem della prima significativa opera di revisione che P. A. Rolli effettuo sul Paradiso Perduto. Cio non inficia la tesi, da altri sostenuta, sul valore di alcuni recuperi dell'edizione londinese 1735 (c35), piuttosto induce a considerarli come ripensamenti occasionali, in un percorso elaborativo e correttorio dinamico tra il poeta e la sua traduzione. Recuperi delle lezioni antecedenti a d40 sono rintracciabili nel: Libro I, v. 224. Libro III, vv. 412415. Libro V, vv. 65-66. Libro VIII, vv. 710-711. Va tuttavia sottolineato come, anche nel caso degli sporadici recuperi della lezione di c35, si tratti quasi sempre di interventi finalizzati ad una migliore aderenza all'originale inglese; come chiaramente mostra la variante nel libro IV, vv. 10-12, in cui la traduzione banalizzante dell'avverbio haply, reso dapprima in modo erroneo con felicemente, viene poi emendata mediante l'avverbio forse, che propriamente rimanda al significato corretto derivante dal verbo to hap = accadere per caso. Sempre nel libro IV, vv. 511-512 la variante che emenda la traduzione (in a29 / b30 / c35) di ill fenc't (dapprima erroneamente tradotto con immaginato male) in mal difeso, evidenzia di nuovo palesemente quanto impegnativo sia stato il lavoro d'interpretazione del lessico miltoniano da parte di Rolli.

Altre volte si tratta di correzioni da parte dell'autore, di errori di stampa, con ripristino della lezione di c35, come evidente negli esempi presenti nel libro VIII, v. 540 e v. 610. Libro IX, vv. 215-216. Libro XI, v. 567. L'edizione 1735 risulta peraltro mancante di alcuni versi non tradotti rispetto al poema originale (nel libro V v. 532 e nel libro VI v. 603; 1024), che solo a partire da d40 Rolli traduce ed integra nel poema.

In un solo caso, riscontrabile nel libro IX, vv. 144-146, la lezione di c35 (che legge d'animati viventi) e apparsa piu appropriata (nella traduzione di of Creatures animate) rispetto a tutte le altre edizioni, compresa p42, (che riportano D 'animali viventi) e pertanto e stata ripristinata a testo nella presente edizione. Il fatto, gia messo in rilievo, che Rolli nel suo percorso correttorio restauri a volte la lezione piu antica, di c35, implica, come si e detto, che il senso del suo work in progress non va rintracciato mediante l'analisi di elementi isolati, che porterebbero a fissare sequenze evolutive discordi ma ugualmente legittime e/o illegittime, al contrario esso va individuato mediante l'osservazione diacronica dell'intero lavoro correttorio nel suo insieme.

Fondamentale resta dunque, al fine di ripercorrere la genesi della traduzione rolliana, il momento di revisione incentrato sulle emendazioni presentate da Rolli in calce alla edizione 1735 e in gran parte orientate ad una maggiore fedelta al poema inglese. Per tutte vale la pena di riportare il caso, nel libro VII, vv. 108-110, della emendazione dell'aggettivo appassionati (presente in a29 / b30 / c35) con forsennati (in d40 / e42 7 f58) considerando l'ambiguita del termine fond che, nel middle-english, equivale a fool > sciocco; la variante da sola rende testimonianza dell'arduo lavoro interpretativo intrapreso dall'autore. (67)

Il successivo intervento organico sul testo del Paradiso Perduto e costituito dalle correzioni autografe apportate sui dodici libri dell'edizione 1742. Come gia evidenziato nella nota al testo, Rolli effettuo in p42 interventi stilistici di vario genere per eliminare: ripetizioni di parole (68) (libro I, vv. 234-236; libro X, vv. 727-728); cacofonie (libro IV, vv. 265-268; libro V, vv. 135-136; libro IX, vv.736-738); costrutti francesizzanti (libro IV, vv. 198-200); passaggi tradotti in maniera troppo letterale (libro I, v. 878; libro II, vv. 986-988; libro IV, vv. 310-313; libro VI, vv. 567-568); eliminazione delle rime, anche per attenersi all'originale miltoniano basato sulla assenza della rima (libro I, vv.179-185; libro II, vv. 1140-1143; libro III, vv. 656665).

Nell'edizione postillata, l'autore tende inoltre a modificare la struttura artificiosa di alcuni versi (come l'iperbato nel libro III, vv. 499-501), rendendo la costruzione sintattica, a volte troppo ridondante, piu vicina alla concisione e alla essenzialita del verso di Milton (libro II, v. 248; libro II, vv. 279-280; libro III, vv. 499-501; libro III, vv. 902-904; libro IV, vv. 995997; libro V, vv. 444-445; libro VI, vv. 598-60; libro VI, vv. 687-689).

Anche sul piano prosodico e metrico Rolli attua nel postillato un definitivo adeguamento alla struttura poetico--musicale del Paradise Lost basata su un ritmo conciso e intessuto di pause. (69)

Emerge inoltre, dalla osservazione delle postille di p42, l'intento di conferire allo stile del poema un tono volutamente aulico, con il ricorso a forme linguistiche arcaizzanti. Intento che appare gia presente in alcune delle emendazioni effettuate a partire da d40, come nell'incipit del libro I, v. 2 in cui Arbor vietato (di a 29, b30, c35) viene emendato in Arbor vietata (in d40, e42, f58, p42), sottintendendo l'accordo con il sostantivo femminile latino.

Forme arcaizzanti ricorrono con maggiore evidenza proprio in p42: Prencipi (libro I, v.934); appo (libro II, v. 158 e v. 167; libro X, v. 1231); vasi, per vassalli, (libro II, v. 113); uscito (libro II, v. 645); conoschiamo (libro II, vv. 817-819); maisempre (libro II, v. 879); capegli (libro IV, v 413); ahi lasso! (libro X, v. 1206); orfia (libro XI, v. 1003; v. 1045; libro XII v. 17); insinche (libro XI, v. 1165); arrenata (libro XI, v. 1004).

Il registro linguistico presenta tuttavia anche in p42 una opposta, e meno consistente, presenza di forme lessicali modernizzate: opposta al trono invece di incontro al trono (libro I, v. 50); Degli Antichi Guerrier invece di Di Veterani Guerrier (libro I, v. 713); sabbie invece di arene (libro II, v. 1141); aspetto invece di sembiante (libro III, v. 330); E quindi invece di Da indi (libro III, v. 333); sprofondar invece di profondar (libro III, v. 414); a un tratto invece di tosto (libro V, v. 837).

Si riscontra inoltre una tendenza, gia rilevabile da d40, alla italianizzazione di nomi propri appartenenti alla tradizione biblica, Sinai invece di Sion (libro III, v. 638).

La maggioranza delle varianti apportate in p42 consiste, in sintesi, in cambiamenti lessicali e di ordine stilistico che si riconfermano volti ad un perfezionamento della traduzione, in linea con il complesso stile miltoniano.

Il postillato costituisce con evidenza un ulteriore momento di riflessione sulla interpretazione del Paradise Lost, che conduce ad una versione meno pedissequa e piu profondamente aderente all'originale.

L'estrema ricerca di perfezionamento a livello interpretativo, attuata nel postillato, e soprattutto riscontrabile nella rigorosa fedelta al lessico di Milton, (70) come appare evidente soprattutto nelle varianti interpretative nel: libro III, v. 143 Providenza > Previdenza per foreknowledge; v. 348 come care > quanto care per how dear; v. 501 Fier su i Nemici in eseguir vendetta > Su i nemici a eseguir fiera vendetta per To excute fierce vengeance; v. 664 Il Sol co 'suoi sorgenti raggi indora > Co 'sorgenti suoi raggi il Sol le indora per Which now the Rising Sun guilds with his beams; libro IV, v. 205 vaga nube > lieve nube per fair [...] Cloud; v. 1044 cui meglio fia sdegno a disdegno > cui meglio fora abbandonar con sdegno per best quitted with disdain; Libro V, v. 66 Le cose della tua belta rapite > Le cose dalla tua belta rapite per things [...] with ravishment attracted; v. 1003 cui Nulla a posseduto > cui Nullo possedette per Heav'n possest before / By none; libro VI, v. 463 Con armi peste > Con braccia abbandonate per with shetterd Armes; v. 795 Ebbero il dono di mostrarsi > Ebbero il dono di mostrarci per this giri they have [...] / They shew us; v. 1080 E dischiuse un lato spazioso > E dischiuse un lato spazioso per and a spacious Gap disclos 'd; libro VII vv. 398-399 Rami carchi di frutta o gia mature / O sovra il fior spuntante gia > Rami carchi di frutta o gia mature / O sovra il fior spuntate gia per Thir branches hung with copious Fruit; or gemm'd Thir blossom; v. 545 Fa co'piedi alla sua pompa rameggio > Fa co'piedi alla sua pompa remeggio per Rowes / Her state with Oarie feet; libro VIII, v. 762 intramissa Irradianza > intermista Irradianza per mix Irradiance; libro IX, v. 187 Et per farne vendetta > Ei per farne vendetta per hee to be avang'd; v. 216 Incarnare e imbruttir l'Essenza mia > Incarnare e imbrutir l'Essenza mia per This essence to incarnate and imbrute; v. 379 L'Essenza > L'Assenza per Absence; v. 425 Perche l'evitiam poi dunque e il temiamo > Perche l'evitiam noi dunque e il temiamo per then wherefore shund or feared / By us? v. 1438 incarnate ombre > inarcate ombre per a pillared shade; libro X, v. 100 aspetta > spetta per belongs; vv. 603-604 Indi a noi, [...] / [...] Quivi potrem disporci > Indi a noi, [...] / [...] vagar quivi potremo per and so to us / [...] / To range in; v. 826 scontrarsi > seontransi per when to joyne; v. 893 lo fuggiro > lo sfuggiro per fled him; libro XII, v. 128 Che dell'eterna liberta sian privi > Che dell'esterna liberta sian privi per Deprives them of thir outward libertie.

Esempio emblematico della lunga rielaborazione interpretativa portata avanti nel postillato, e rappresentato dal 'tortuoso' iter traduttivo del termine arms = braccia e/o armi, nel libro VI, vv. 460-463. La variante traduttiva arms = braccia / arms = armi rende testimonianza del percorso non lineare operato dal traduttore nel corso del complesso lavoro di traduzione del Paradise Lost. Il termine, che si ripropone anche nello stesso libro ai vv. 569-572, dovrebbe aver costituito per Rolli motivo di seria riflessione in vari passi del poema. (71)

Il tendere costantemente e, con la massima aderenza possibile, all'originale, fa si che il traduttore non eluda neanche i passi piu ardui e oscuri del Paradise Lost; (72) in tal modo, come nota F. Longoni, Rolli evita <<di farsi in modo arbitrario esegeta di passi dal significato oggettivamente e tradizionalmente controverso>>. (73)

Vengono cosi lasciate inalterate voci lessicali inglesi di difficile interpretazione, che sono tradotte mediante termini italiani omologhi o calchi linguistici (come nel libro II, vv. 550-552 La Prigione nostra / E'forte; e questo d'oltraggiose fiamme / Divoratrici ampio convesso, che traduce Our prison strong, this huge convex of Fire, / Outrageous to devour. Libro II, v. 560 in quel Golfo abortivo, immerso che traduce plung'd in that abortive gulf .

Il rigoroso rispetto della costruzione poetica dell'originale miltoniano assume poi carattere di elemento naturale nei passi ove piu facile risulta la affinita con il lessico del poeta inglese, nutrito di elementi greci e latini; in questo caso emerge la volonta di trasferire nel testo tradotto, soprattutto attraverso calchi linguistici, ogni voce lessicale che rimandi alla cultura classica, nel Paradise Lost; (come, ad esempio, nel nel libro I, v. 237 Dira calamita con cui traduce dire Calamity; nel libro III, v. 5 abeterno con cui traduce from Eternitie; nel libro IV, 419 Come di vite le bisolehe cime, latinismo con cui traduce As the Vine curles her tendrils; nel libro VI, v. 623 riempimenti con cui traduce implements [sostantivo di origine latina da implere = riempire]; nel libro VII, v. 247 abantico con cui traduce of old; nel libro X, v. 131 Cospicuo menforse or qui vengo? con cui traduce Or come I less conspicuous; (75) v. 988puro Flamine di Vita con cui traduce pure breath of Life; nel libro XII, v. 543 satisfazzione (76) con cui traduce, speeularmente, satisfaction.

Abbastanza limitato, e dunque in sintonia con il sobrio linguaggio poetico di Milton, appare il ricorso ad elementi manieristici ed esornativi, estranei all'originale, (come ad esempio nel libro I vv. 430-32 a guisa / Di vedova di stelle orrida notte, / [...] coperse il regno che traduce il piu semplice verso miltoniano hung / Like Night, and darken'd all the Land; nel libro IV, vv. 416-418 Ella a guisa d'un vel, porta le vaghe / Sue chiome d'or fin 'allo snello fianco / Sciolte, che in ricci vezzosetti che traduce i piu sobri versi inglesi Shee as a vail down to the slender waste / Her unadorned golden tresses wore / Dissheveld, but in wanton ringlets; sempre nel libro IV v. 1043 Alla superba sua Bella crudele che traduce his proud fair; nel libro V, vv. 10-11 E il garruletto mattutino canto / Degli augelletti in ogni verde ramo che traduce la piu scarna sequenza dei versi inglesi the shrill Matin Song / Of Birds on every bough; nel libro IX, vv. 591-593 Ma se avvien che, qual Ninfa, in portamento / Grazjoso, forosetta verginella / Vaga che traduce il ben piu essenziale If chance with Nymphlike step fair Virgin pass.

A volte il ricorso a forme piu ricercate risulta anch'esso in linea con la versione fedele degli sporadici versi piu elaborati, presenti nel Paradise Lost (come nel libro I, vv. 516-517 Dietro di Sibma alla fiorita valle / Tutta di pampinose uve vestita che traduce beyond / The flowry Dale of Sibma clad with Vines. L'aggettivo vestita (77) corrisponde perfettamente all' inglese clad e, pur aggiungendo il decorativo pampinose (assente nell'originale), la traduzione rolliana risulta molto piu aderente ai versi di Milton che non, ad esempio, la successiva versione degli stessi prodotta da Lorenzo Papi.

La rigorosa fedelta del traduttore al lessico e allo stile dell'originale emerge infine con particolare evidenza dai seguenti passi del poema: nel libro VII, v 280 Un piede (78) Ei ne centro; girar fe all 'altro in cui Rolli traduce, mediante un calco preciso, il verso originale, Onefoot be center'd, and the other turn'd; vv. 303-304 incomincio il viaggio, / Sferata in nube radiante che traduce, di nuovo con un calco linguistico, began, / Sphear'd in a radiant Cloud. Sempre nel libro VII, v. 370 interessante la fedele traduzione qual serpe errando, per With Serpent errour wandring, che allude allo scorrere delle acque mantenendo integra la allegoria di Milton il quale, attraverso il doppio senso linguistico di errour--wand'ring, sottintende l'insinuante muovere del serpente che induce al peccato. (79) Nel libro XI, v. 161 un 'altra volta Uom si deluda con cui traduce in maniera strettamente aderente il verso inglese Man once more to delude; (80) vv. 269-270 la bella mattutina Luce / Orienteggia (81) con cui traduce, attraverso un calco esatto dell'inglese, Morning light / More orient in yon Western; libro XII, v. 141 pollute vie con cui traduce specularmente l'inglese polluted wayes.

Anche per cio che riguarda la costruzione sintattica, il traduttore si mantiene il piu possibile aderente alla struttura dell'originale, come rende testimonianza la sequenza dei versi 190-197 del libro VIII in cui viene lasciato in fondo il verso principale,: [Poiche vasto cosi Spazio in Natura / Non posseduto d'anime viventi, / Deserto e desolato, a sol rifulgere / Atto, e scarsopur anche in ciascun Orbe / Uno a contribuir balen di Luce / Lunge cosi giu trasportato in questo / Abitabil, che a lor, luce rimanda;/Ovvio a disputa egli e,] rispettando la forma del Paradise Lost (vv. 153-158) [For such vast room in Nature unpossest / By living Soule, desert and desolate, / Onely to shine, yet scarce to contribute / Each Orba glimps of Light, conveyd so farr / Down to this habitable, which returnes / Light back to them, is obvious to dispute].

La particolarita del verso principale posto in fine, ricorre anche nella lunga sequenza dei vv. 197-208 [Ma queste cose / Sian tali o no: predominante in Cielo / Il Sol sovra la Terra erga il suo corso, / O la Terra su l' Sole; Egli dall'Orto / Cominci la fiammante sua carriera; / O dall'Occaso Ella il suo corso tacito / Avanzi a cheto inoffensivopasso / Che dolce sovra il molle Asse suo sdruccioli, / Mentr'ella move equilibrata e porta / Te agiatamente una con l'aria cheta; / Deh non ponga in affanno i tuoi pensieri / Entro ascose materie] in cui Rolli di nuovo mantiene la costruzione dell'originale di Milton (vv. 159-167) [But whether thus these things, or whether not, / Whether the Sun predominant in Heav'n / Rise on the Earth, or Earth rise on the Sun / Hee from the East his flaming rode begin, /Or Shee from West her silent course advance ! With inoffensive pace that spinning sleeps /On her sori Axle, while she paces Eev'n, / And beares thee sori with the smooth Air along, / Sollicit not thy thoughts with matters hid].

Tutto il percorso di analisi delle varianti, prima su d40 e successivamente su p42, ha in definitiva messo in luce l'originalita del metodo traduttivo di Rolli che, rompendo l'annosa dicotomia della fedelta allo 'spirito' o alla 'lettera' dell'originale, mira piuttosto ad una interpretazione integrale del poema miltoniano tutt'altro che scontata nel panorama del coevo tradurre settecentesco.

Attraverso un prospetto sintetico delle varianti, emerse dalla collazione delle edizioni del Paradiso Perduto rolliano, e con una attenta disanima degli aspetti linguistici, si puo concludere che l'analisi progressiva degli interventi ha permesso di mettere a fuoco la genesi dell'opera nella sua evoluzione interna, dando conferma alla tesi della sostanziale distanza del metodo traduttivo di Rolli dalla generale tendenza settecentesca di allineamento alle teorie francesi, da cui ha origine il conseguente dominio del sistema culturale di arrivo sul sistema di partenza, e di appartenenza, dell'originale.

L'edizione postillata costituisce dunque il vertice di un processo evolutivo della traduzione messo in atto a partite dal 1740 e riscontrabile nel corso della intera elaborazione del poema.

Nella laboriosa officina del tradurre rolliano si passa da una prima versione prolissa e in alcuni passi involuta, alle successive e sempre piu armoniche versioni che riflettono l'ardua impresa di avvicinamento agli usi poetici di Milton.

* La edizione critica, edita anche nella versione on line, e stata recensita nella rivista Seicento-Settecento (2010) ed e stata inserita in catalogo dalla British Library (London), dalla Boston Library (Boston), dalla Library of Congress (Washington) e dalla Biblioteca dell'Accademia della Crusca (Firenze).

(1) v. G. Folena, Volgarizzare e tradurre, Torino, Einaudi, 1994, p. 3.

(2) Paolo Antonio Rolli, Il Paradiso Perduto di Giovanni Milton, edizione critica a cura di L. Alcini, Roma, Aracne, 2008.

(3) Cio avviene nei migliori esempi della nostra tradizione letteraria; a tal proposi to non si puo non condividere il pensiero di N. Tanda, quando ricorda come lo scrittore ceco Bohumil Hrabal amasse ripetere che <<le grandi letterature nascono nei crocevia di molte identita linguistiche, nei luoghi di intersezione>>. Cfr. Antonio Mura Ena, Memorie del tempo di Lula, ed. critica a cura di D. Manca, pref. di N. Tanda, Cagliari, CUEC Editrice, 2006, p. XXII.

(4) G. Folena, op. cit., pp. 3-4. Folena aggiungeva inoltre che << all'inizio di nuove tradizioni di lingua scritta e letteraria, fin dove possiamo spingere lo sguardo, sta molto spesso la traduzione>>.

ibid.

(5) Mi si permetta di citare alcuni studi precedenti in cui ho ripercorso, in prospettiva diacronica, le secolari vicende di fortuna e sfortuna del fenomeno traduttivo, legate alle diverse linee metodologiche e interpretative: L. Alcini, "Linguistica generale e teoria della traduzione. Il problema del significato in rapporto al tradurre", in Civilta Italiana, Perugia, Guerra ed. n. 1-2, 1990, pp. 121-47. L. Alcini, "Tradurre ut interpres tradurre ut orator: il fenomeno traduttivo tra storia della lingua e della letteratura", in Gli Annali della Universita per Stranieri, Perugia, n. 15, 1990, pp. 247-268 en. 17, 199 l,. pp. 59-100. L. Alcini, "Per una teoria del tradurre come <<scienza dello spirito>>", in Gli Annali della Universita per Stranieri, Perugia, n. 25, 1998, pp. 71-85.

(6) Come sottolinea Folena <<... da quando negli anni Quaranta gli studi teorici sul la traduzione hanno ricevuto un forte impulso dalle ricerche applicate alla traduzione automatica e la scienza della traduzione e caduta prevalentemente sotto il dominio della linguistica, c'e stata in questo campo un'alluvione teorica alla quale non hanno corrisposto adeguati approfondimenti storici>>. Cfr. G. Folena, op. cit., p. IX.

(7) v. G. Folena, op. cit., p. VIII.

(8) Il rapporto dell'opera tradotta col suo originale puo infatti, con le parole di Benjamin, essere definito "naturale" <<... o meglio ancora un rapporto di vita. Come le manifestazioni vitali sono intimamente connesse col vivente senza significare qualcosa per lui, cosi la traduzione procede dall'originale, anche se non dalla sua "sopravvivenza".... [Cosi] la vita dell'originale raggiunge, in forma sempre piu rinnovata, il suo ultimo e piu comprensivo dispiegamento>>, v. W. Benjamin, "Il compito del traduttore", in Angelus Novus, Torino, Einaudi, 1962, pp. 38-39.

(9) Concordando con Friedmar Apel, si puo infatti sostenere che nessuna opera d'arte possa essere interpretata e compresa <<senza immaginare e ricostruire il luogo e il tempo della sua nascita>> perche <<solo questa rappresentazione immaginativa del nesso storico riporta alla vita i singoli formativi>>, v. F. Apel, Il manuale del traduttore letterario, Milano, Guerini e Associati, 1993, pp. 20-21.

(10) Cfr. U. Eco, Dire quasi la stessa cosa, Milano, Bompiani, 2006, p. 45.

(11) Si puo, come esempio riportare il caso, in precedenza studiato, della edizione del Viaggio Sentimentale di Ugo Foscolo curata da Mario Fubini, nel 1951, che appare nelle Prose Varie d'Arte. Mario Fubini, attento interprete e meticoloso editore, ricostruisce l'iter della traduzione foscoliana del Sentimental Journey di Laurence Steme presentandola quale "documento di un metodo di lavoro" e sviluppando una rigorosa indagine incentrata nel confronto tra il testo a stampa del 1813, e un esemplare 1813 postillato dal poeta. (v. M. Fubini, Prose Varie d'Arte, voi. V, Firenze, Le Monnier, 1951, p. LIII).

Il fondamentale lavoro di Fubini lascia poco spazio ad una ulteriore indagine filologica sul testo foscoliano e tuttavia lo stesso editore rilancia motivi e occasioni di studio sui quali ancora <<... ci sarebbe molto da dire>> (vedi M. Fubini, op. cit. p. L).

Forse uno degli aspetti tralasciati da Fubini puo essere rintracciato proprio nell'assenza di una analisi, o almeno di un tentativo di ricerca, della edizione inglese del Sentimental Journey sulla quale Foscolo lavoro, nonche sull'appropriatezza del suo testo tradotto. Ripercorrendo lo sviluppo della traduzione foscoliana e analizzando le varianti si e potuto rilevare che l'analisi di Fubini, pur condotta in modo esemplare, tratta solo marginalmente il problema del rapporto tra testo tradotto e opera originale. Viceversa il fatto acquista una rilevanza centrale considerando il lungo work in progress di Foscolo che si cimento in infiniti tentativi di variazione del testo, proprio a causa del confronto col complesso linguaggio sterniano. Foscolo d'altronde incarna meglio di altri la figura di poeta-traduttore in costante e dialettico rapporto con la lingna dell'originale. Esempio ne e, ancor prima della traduzione del Sentimental Journey, la traduzione dell' Iliade di cui il poeta ci ha lasciato i primi sette canti, continuamente rielaborati, in numerose varianti. (v. L. Alcini, "Foscolo versus Monti nel primo esperimento di traduzione della Iliade. Lettura in parallelo con le versioni di S. Clarke, R. Cunich, C.G. Heyne, A. Pope, J. H. Voss", in Annali della Universita per Stranieri di Perugia, n.24, anno V, 1997, pp. 123-165). La Iliade foscoliana va considerata anch'essa, come suggerisce Gennaro Barbarisi, <<... nel suo divenire, come un succedersi di traduzioni di diversi periodi, caratterizzate ognuna nel suo periodo>>. (cfr. in G. Barbarisi, Esperimenti di traduzione dell'Iliade, Edizione nazionale delle opere di Ugo Foscolo, voi. III, Firenze, Le Monnier, 1961, p. XIII.).

Ugo Foscolo e, in assoluto, testimone di quello che Benvenuto Terracini chiamava "dramma del traduttore" e cioe del perenne conflitto tra testo da tradurre e testo tradotto, alla ricerca di una sintonia ideale mai raggiungibile; <<in un certo senso, fare uso del linguaggio e gia tradurre [...]. Se l'esercizio del parlare su puo considerare un dialogo, il dialogo e sempre una forma di dramma velata o evidente [...], dramma che affonda in quell'antinomia tra universalita e soggettivita che sta alle radici del problema della comprensione linguistica, e non linguistica soltanto>>.

B. Terracini, "Il problema della traduzione", in Conflitti di lingue e di cultura, Venezia, Neri Pozza, 1957, pp. 50-51.

(12) Cosi recita il poemetto di Samuel Barrow posto ad apertura della edizione 1674 del Paradise Lost: Qui legis Amissam Paradisum, grandia magni / Carmina Miltoni, quid nisi cuncta legis? / Res cunctas, et Cunctarum primordia rerum, / Et fata, et fines continet iste liber.

(13) M. Praz, La Letteratura inglese dal Medioevo all'Illuminismo, Firenze, Sanso ni, 1967, p. 253.

(14) La Vita di Giovanni Milton, che si puo leggere in tutte le edizioni del Paradiso Perduto di Rolli, fa parte del ricco materiale critico e biografico che il traduttore pose a fondamento della sua traduzione.

(15) S. Johnson, The Lives of the Most Eminent English Poets, London, Printed for C. Bathurst, J. Buckland, W. Strahan, J. Rivington and sons, 1783.

(16) I passi critici del Johnson sono tratti dalla suddetta edizione del Paradise Lost, di Scott Elledge, op. cit., pp. 491-92. (17) ibid.

(18) ibid.

(19) <<One Source of his particularity was his familiarity with the Tuscan poets: the disposition of his words is, I think, frequently Italian, perhaps sometimes combined with other tongues. Of him, at last, may be said what Johnson says of Spenser, that he wrote no languages [Ben Johnson, in Timber, or Discoveries (1641)], but has formed what Butler call Babylonish dialect, [Samuel Butler in Hudibras 1662-78] in itself harsh and barbarous, but made by exalted genius, and extensive learning>>, ibid.

(20) <<Whatever be the faults of his diction, he cannot want the praise of copiou sness and variety: he was master of his language in its full extent; and has selected the melodious words with such diligence that from his book alone the Art of English Poetry might be leamed>>, ibid.

(21) <<The Earl of Surry is said to have translated one of Virgil' books without rhyme; and, besides our tragedies, a few short poems had appeared in blank verse. [...] These petty performances cannot be supposed to have much influenced Milton, who more probably took his hint from Trisino's Italia Liberata; and, finding blank verse easier than rhyme, was desirous ofpersuading himself that is better>>, ibid.

(22) <<It is however by the music of meter that poetry has been discriminated in all languages; by a due proportion of long and short syllables, meter is sufficient>>, ibid.

(23) ibid.

(24) Cosi S. Elledge descrive il poeta: <<... blind and dependent on the eyes of seve rai copyist>> e sottolinea come <<authors in his time were generally [...] at the mercy of the whims of copyist and printers>>, v. S. Elledge, op. cit., p. 302. (25) ibid.

(26) <<Of Sovran power, with awful Ceremony / And Trumpets sound throughout the Host proclaim / A solemn Councel forthwith to be held / At Pandemonium, the high Capital / of Satan and his Peers;>> J. Milton, Paradise Lost, ed. 1674, I, vv. 753756. <<Gli alati Araldi per sovran comando /Van con tremendo rito a suon di trombe / Per tutta l'Oste a proclamar solenne / Consiglio da tenersi in pochi istanti / Nel Pandemonio: Capitai Soggiorno / Di Satana e suoi Pari.>>

P.A. Rolli, Paradiso Perduto, ed. 1742, I, vv. 954-959.

(27) Paradise Lost. A Poem in twelve BOOKS. The Author JOHN MILTON. The second Edition Revised and Augmented by the same Author. London, Printed by S. Simmons next door to the Golden Lion in Aldersgate Street, 1674.

(28) Il poeta muore 1'8 Novembre 1674, alcuni mesi dopo la stampa dell'opera.

(29) J. Milton, Paradise Lost: A Poem in Twelve Books. London: Printed by Miles Flesher for Jacob Tonson at the Judge's-Head in Chancery-Lane near Fleet-Street, 1688. L'edizione 1688 fu la prima venduta anche per sottoscrizione e come risultato di questo accordo furono prodotte tre diverse pagine di copertina. La maggior parte di esse, destinate alla vendita, riporta il nome del Tonson e del Bentley; le altre, destinate alle sottoscrizioni, riportano invece il nome dello stampatore e del Tonson.

(30) Nell'edizione 1688 ciascuno dei dodici libri e accompagnato da un'illustra zione; alcune di queste illustrazioni sono state attribuite al Medina.

(31) J. Milton, Paradise Lost: A Poem in Twelve Books. London: Printed by Tho. Hodgkin for Jacob Tonson at the Judge's-Head Near the Inner-Temple Gate in FleetStreet, 1695.

(32) The Poetical Works of Mr. John Milton. London: Printed for Jacob Tonson at Shakespear's Head in the Strand, 1720.

(33) Il catalogo generale della British Library presenta le seguenti edizioni tra il 1667e il 1732:1667 (la prima in 10 libri); 1674 (la seconda in 12 libri, ampliata dall'autore); 1678; 1688; 1695; 1705; 1707; 1711; 1719; 1725; 1727; 1730 e 1732.

(34) Milton's Paradise Lost: A New Edition, by Richard Bentley, D.D. London: Printed for Jacob Tonson; and for John Poulson; and for J. Derby, A. Betterworth, and F. Clay, in Trust for Richard, James, and Bethel Wellington, 1732.

(35) R. Bentley, Dr Bentley's Emendations Oh the Twelve Books of Milton 's Paradise Lost, London, J. and J. Knapton, 1732.

(36) T. Newton, Paradise Lost: a poem in twelve books, edited by Thomas Newton, London, W. Straham, 1778.

(37) At Pandemonium, the high Capitai / of Satan. v. 756.

(38) Come precisa Scott Elledge: <<In the ms. [...] Capitol was corrected to Capital, as it appears in the first and second editions. But, Milton probably meant capitol, which comes from [...] capitolium, the tempie of Jupiter on the Capitoline Hill and means a building in which a legislative body meets>>. Cfr. Scott Elledge, op. cit., p. 31. Le moderne edizioni critiche del Paradise Lost riportano la parola Capitol.

(39) Frank Allen Patterson, The works of John Milton, Vol. II, New York, Columbia University Press, 1931.

(40) Merrit Y. Hughes, John Milton: Complete Poems and Major Prose, New York, Odissey Press, 1957.

(41) Scott Elledge, ed. citata a p. 14, nota 24.

(42) D. Bush, Milton Poetical Works, London, Oxford University Press, 1966, rist. 1973.

(43) Si riporta il passo originale del Paradise Lost (ed. 1674): and many more too long, / Embryo's and Idiots, Eremits and Friers / White, Black and Grey, with all thir trumperie. / Here Pilgrims roam, that stray'd so farr to seek / In Golgotha him dead, who lives in Heav'n; / And they who to be sure of Para dise/ Dying put on the weeds of Dominic, / Or in Franciscan think to pass disguis'd; / They pass the Planets seven, and pass the fixt, / And that Crystalline Sphear whose ballance weighs / The Trepidation talkt, and that first mov'd; / And now Saint Peter at Heav'ns Wicket seems / To wait them with his Keys, and now at foot / Of Heav'ns ascent they lift thir Feet, when loe/ A violent cross wind from either Coast / Blows them transverse ten thousand Leagues awry / Into the devious Air; then might ye see / Cowles, Hoods and Habits with thir wearers tost / And flutterd into Raggs, then Reliques, Beads, / Indulgences, Dispenses, Pardons, Bulls, / The sport of Winds: all these upwhirld aloft / Fly o're the backside of the World farr off / Into a Limbo large and broad, since calld / The Paradise of Fools, to few unknown / Long after, now unpeopl'd, and untrod;

(44) Come riporta lo stesso Rolli <<Un Tratto di Satira e bandito dal Poema Epico secondo la nuova Arte poetica di M. Voltaire, anzi dal suo perspicace Ingegno viene deriso come un Misto di basse e ridicole Immaginazioni>>. P.A. Rolli, Osservazioni, Paradiso Perduto, ed. 1730, p. 100.

Tale insensata critica del Voltaire al Milton viene cosi riassunta e condannata da Rolli <<Nel resto poi facilmente si scopre come a poco a poco egli [Voltaire] tenti di provare alla fine che il Paradiso Perduto e un povero Poema, anzi molto peggiore di quel ch'ei penso far apparire la Gerusalemme liberata. Vano Attentato! Il Paradiso Perduto potrebbe chiamarsi la Produzione maggiore della umana Immaginativa>>. v. P.A. Rolli, Osservazioni, op. cit., p. 94.

(45) La linea ove ha inizio il passo cassato appare a seguito del verso 599, del Pa radiso Perduto rolliano, nell'edizione postillata, che riporta e molti di piu, cui raccontar sia vano.-v.

P.A. Rolli, Osservazioni, op. cit., p. 100.

(47) Scrive infatti Rolli a proposito della suddetta satira: <<non si trovera nella mia Traduzzione, si per non esser ella di niun Rilievo al Poema; si ancora e principalmente perche io non o voluto a cagione di mera e buona Creanza per lo meno, essere Incivile al mio Clero>>.

(48) <<Richiesto da alcuni Inglesi perche io avessi tralasciato di tradur quella parte; o risposto: per aver pensato di lasciarvi luogo per i loro Ministri per l'alta e bassa Chiesa, per li Puritani, per gli Anabattisti, per li Tremolanti per tutta insomma la Olla potrida di tante Credulita che fra loro si trova>>. P.A. Rolli, Osservazioni, op. cit., p. 102.

(49) Il passo viene qui riportato nell'originale inglese ed. 1674 del Paradise Lost: Wolves shall succeed for teachers, grievous Wolves,/Who all the sacred mysteries of Heav'n / To thir own vile advantages shall turne / Of lucre and ambition, and the truth / With superstitions and traditions taint, / Left onely in those written Records pure, / Though not but by the Spirit understood. / Then shall they seek to avail themselves of names, / Places and titles, and with these to joine / Secular power, though feigning stili to act / By spiritual, to themselves appropriating / The Spirit of God, promisd alike and giv'n / To all Beleevers; and from that pretense, / Spiritual Lawes by carnai power shall force / On every conscience; Laws which none shall finde / Left them inrould, or what the Spirit within / Shall on the heart engrave. What will they then / But force the Spirit of Grace it self, and binde / His consort Libertie; what, but unbuild / His living Temples, built by Faith to stand, / Thir own Faith not anothers: for on Earth / Who against Faith and Conscience can be heard / Infallible? yet many will presume: / Whence heavie persecution shall arise / On all who in the worship persevere / Of Spirit and Truth; the rest, farr greater part, / Will deem in outward Rites and specious formes / Religion satisfi'd; Truth shall retire / Bestuck with slandrous darts, and works of Faith / Rarely be found: so shall the World goe on,/ To good malignant, to bad men benigne, / Under her own waight groaning till the day / Appeer of respiration to the just,

(50) Le revisioni intorno al XII libro di Milton erano in genere dovute ad una di screpanza tra la concezione religiosa, poco ortodossa del poeta e quella ufficiale della Chiesa anglicana sancita mediante la Bibbia, nella sua versione autorizzata. Come sostiene F. Longoni <<chi guardando il poema attraverso il filtro [...] della Bibbia nella "versione autorizzata", finiva per non comprendere la radiosa beatitudine dei sensi in quel paradisus voluptatis; per conseguenza risultava incomprensibile anche l'immane tragedia della sua perdita a fronte della gioia che dovrebbe infondere l'annuncio della futura redenzione>>, cfr. F. Longoni, Il Paradiso Perduto di John Milton., Roma, Salerno editore, p. LI.

(51) Precisa ancora F. Longoni che il Bentley emendo il testo <<come se non provenisse da una stampa condotta quando Milton era ancora in vita ma da un apografo di un qualsiasi inaffidabile copista: operazione sul piano filologico tanto piu grottesca quanto piu urgente e drammatica era avvertita da una certa parte dei lettori l'esigenza di adeguare simili vertici di poetica espressione e di pensiero all'ortodossia cattolica>>. Cfr. F. Longoni, op. cit., p. LII.

(52) Cosi Rolli traduce i versi finali: <<A passi erranti/Lentamente a traverso Eden, per mano, / Preser la loro solitaria via>>.

(53) <<Allora mano nella mano con socievoli passi presero la loro strada per l'Eden, da celeste conforto rasserenati>>. La traduzione del distico, emendato da Bentley, e di F. Longoni. op. cit., p. LII.

(54) Cfr. Atti degli Apostoli, cap. 20, vv 29-30. <<Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi de' lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di se>>.

(55) In molti dei suoi scritti J. Milton si scaglia contro il potere temporale, sia della Chiesa Cattolica che di quella Anglicana, condannandone la corruzione. La metafora grim wolf(truce lupo) torna anche in Lycidas vv. 113-31.

(56) Il postillato rolliano puo rientrare nella categoria esemplificata da Giuseppe Frasso, ove si includono i postillati annotati da un postillatore che e anche l'autore dell'opera e che contengono correzioni, nuove redazioni, materiali di autocommento e dediche. Cfr. G. Frasso, "Libri a stampa postillati. Riflessioni suggerite da un catalogo", in Aevum, LXIX, 3, 1995, p. 638.

(57) Nella edizione emendata di sua mano, l'autore pone, in senso verticale, dal basso verso l'alto, sul bordo esterno della pagina 142 la seguente postilla: <<Questi 57 versi non sono miei: e ben si riconoscono d'altro Autore allo stile. I miei nell'Ed. mia di Londra sono 37, ne appartengono al Milton che in loro vece, scrisse quivi altri opposti alla Chiesa Cattolica. Io per riempir quel vano, accennai alla strage del Senato della Svezia, avendo particolarm[ente] in mira la morte di Enr[rico] IV Re di Francia. Non so chi facesse tal cangiamento, ne mi sono mai curato di saperlo; basti a me che ogni buon conoscitore scorga ch'egli era un mediocrissimo versificatore, e che non bene intese i miei versi toltine via, nulla affatto contrarj alla sempre e dapertutto pubblica[mente] da me professata Religione Cattolica Romana>>

La p42 cosi recitava: << Di pieta, di saper colmi Maestri, / Spirti eletti dal Ciel, ch' ogni terreno / Affetto di ambizion posto in non cale / I Misteri di Dio sacri, e la bella / Verita lor lasciata, aperta e chiara / Alle Genti faran, l'alme accendendo / Dell' ignea luce di quel Santo SPIRITO / [section] Che del Popol di Dio siede al governo. / Da risse, e division lo sparso Grege / Per opra di costor, che della loro / Pastoral potesta custodiranno / Gelosi il don, onde in sicura pace / Frutti tramandi al Ciel, fora guardato; / Lungi che mai nel Tempio la discordia / Alzar possa il vessillo, ed a feroci / Turbe pretesto dar la Religione. / E ardenti di Cristiano vero zelo / Di Fe, di Eternita, nomi si santi / Invitti anteporran allo splendore / Di dorati Scetri, e coronate fronti. / Zelo divin, per cui dalle crudeli / Destre l'armi togliendosi, dal varco / D'orrida notte alme molte, e molte / Tratte al Sentier verran della salute. / E la tetra maggion del rio nemico, / Priva dovra restar di tante prede! / Zelo divin, che l'Idolatra folle / Di sdegno, e di furor che puo perfmo / Il ferro micidial spinger nel seno / Dell'innocente, spogliera glorioso, / E la cieca perfidia, che a piu fieri / Manigoldi invenzioni a mile a mile / Di morti, e di tormenti somministra / Dalla chiostra terrena andra sbandita. / Quinci la Fe sicura in chiara luce / Brillando, d'ogn'intorno i ragi suoi / Spargera lieta agi'occhi de mortali, / [section] E l'alma verita non piu temendo / Restar lacera il sen da crudi dardi / Ad ogn'un fia palese; onde piu liete / Prove dian di virtu l'alme dilette. / E se maligno a buoni a rei benigno, / Apparisca il destin per lieve tratto, / Avra il Reo da soffrire alfin gemendo / Nato il promesso, e sospirato giorno / Di Pena a se, e di Respiro al Giusto.>>

Da notare alcune imprecisioni dello stesso Rolli: nella postilla i versi non riconosciuti dall'autore sono indicati in 57 mentre in realta i versi contrassegnati sono 46; nella c35 i versi che vanno a sostituire quelli non riconosciuti dall'autore sono 46 e non 37, come indicato da Rolli nella postilla.

(58) Come precisa Scott Elledge: <<The capitalization and italicing in the original text reflect the tendency of the time to capitalize many nouns and some adjective, and to set proper nouns in italic type>>. Cfr. Scott Elledge, op. cit., p. 302.

(59) Si ritiene che alcuni tratti di eccessiva aderenza all'originale inglese siano pre senti in misura maggiore nella edizione 1735 piuttosto che nelle successive edizioni, inclusa quella postillata dall'autore.

(60) v. F. Longoni, op. cit., p. XLVII.

(61) Alberto Tumermani, nella nota rivolta <<Al Lettore>>, precisa che: << ... nell'istes so tempo risolsi di stampare la Traduzione [...] di questo famoso Poema, non ancora noto in Italia. Quanto all'Ortografia, ho ritenuta esattamente quella dell'Originale, che mi e stato dato di propria mano dall'Autore>>. P.A. Rolli, Paradiso Perduto, ed. 1730.

(62) <<sebbene infatti sia stata l'unica ad uscire quando Rolli e gia rimpatriato ed ancora in vita, e da escludere che essa abbia goduto d'una qualche cura o revisione da parte dell'autore e che quindi rifletta la sua definitiva volonta>>, v., F. Longoni, op. cit., p. 594.

(63) v. pp. 42-43 della edizione critica.

(64) Come sopra illustrato si tratta di due carte non numerate poste da Rolli alla fine del volume con il titolo di <<VARIE LEZZIONI ET EMENDAZIONI / NE' PRIMI SEI LIBRI / DELLA TRADUZZIONE / DEL / PARADISO PERDUTO>>.

(65) Scrive infatti Rolli nella Vita di G. Milton: <<I conoscitori d'ambe le lingue e giusti Ammiratori del Poema, ne mostrarono tale compiacimento, che stimarono la mia Fatica degna del loro Esame, e me ne diedero per iscritto i Pareti. Parte de' medesimi veramente importanti, fecemi dar altra forma a quei Versi, [...] e in foglio a parte alla fine del libro s i troveranno disposte co' Richiami, le Alterazioni, come parti di varia lezzione ne i primi sei libri: Il che non avviene negli altri sei, perche delle preventive avvertenze altrui fu da me fatto prudente uso con esattissima Cura>>.

(66) In tale edizione il materiale critico che introduceva l'edizione parziale del 1730 e in gran parte omesso, e non vi e alcun cenno alla polemica antivoltairiana che aveva costituito una importante motivazione nella scelta da parte di Rolli di tradurre il Paradise Lost; come lo stesso traduttore spiega nelle sue Osservazioni: <<Monsieur de Voltaire celebre poeta Francese, pubblico, non a molto, un saggio o sia Ragionamento Critico sull'Epica Poesia delle Nazioni Europee, da Omero fino a Milton. [...]. Osservando io dunque in varie parti di questo Trattato, molte false Nozioni del Nazionale Italiano Gusto in Letteratura [...] e a disistima di molte sublimissime parti del divino Poema Inglese, del Paradiso perduto; pensai che la naturale obbligazione di difendere il generale letterario Gusto del mio Paese, e l'amor di verita. [...] tanto particolarmente piu; per aver io gia da molti anni intrapresa la Traduzzione dell'Inglese criticato Poema>>. cfr. P. A. Rolli, op. cit. pp. 2-3.

(67) Per l'analisi in dettaglio delle varianti dei suddetti versi si rimanda alla p. 72 della edizione critica.

(68) La eliminazione di parole che ricorrono piu volte in posizione ravvicinata e, come precisa D. Isella, un tratto caratteristico di molti poeti <<in ossequio alla ben nota insofferenza della tradizione poetica italiana dal Petrarca in poi, por le ripetizioni>>. Cfr., in Giuseppe Parini, Il Giorno, Edizione critica a cura di Dante Isella, Varese, Ugo Guanda ed., 1999, p. LIV.

(69) Come nota Longoni, <<La dimestichezza con il canto e con la melica gli dona un'acuta sensibilita nel riprodurre [...] le inarcature del verso miltoniano che egli ambiva emulare, al cui andamento, alle cui pause sembra affidato il tessuto espressivo sul piano psicologico ma pure su quello squisitamente razionale: l'esatta scansione di ciascun endecasillabo, il ritmo interno alla partitura non solo conferisce gli opportuni colori retorici--le tinte fondamentali e le sfumature emotive--ma guida il lettore, forse ancor meglio della normale punteggiatura, verso il giusto significato logico>>. Cfr. F. Longoni, op. cit., p. LVII.

(70) Della rigorosa aderenza del traduttore al testo miltoniano parla anche F. Lon goni, in riferimento alla edizione 1742, mettendo in risalto la volonta del traduttore di non omettere o distorcere nessun minimo elemento e <<coniando anzi all'uopo diversi termini su calchi inglesi che, se a volte suonano come non piacevoli neologismi, in certi casi possono al contrario ripristinare accezioni registrate negli antichi "testi di lingua": ad esempio (III490) il verbo ricoverare usato nell'aureo significato di 'recuperare' (si veda, al v. 357 miltoniano, e 'failed' speech recovered">>, v. F. Longoni, op. cit., pp. LIV-LV.

(71) v. edizione critica alle pp. 73-74.

(72) Si e in precedenza evidenziato come in realta soltanto uno sia il passo del Pa radise Lost omesso da Rolli e come soltanto alcuni versi siano stati modificati dal traduttore, per timore di censura.

(73) Longoni sottolinea, ad esempio, come l'ambiguita di alcuni termini inglesi venga riprodotta nell'equivalente italiano; difficolta che altri traduttori eludono; <<si veda la ferita discontinua--discontinous subita in combattimento da Satana (VI 423 = 329 nell'originale inglese). [...] Il Papi evita di tradurre questo aggettivo>>. Cfr. F. Longoni, op. cit., p. LVI e p.269.

(74) L'aggettivo ritorna nel libro X, v. 638 con bisolca lingua.

(75) Milton usa il termine [di derivazione latina conspicuus > che da nell'occhio] nel senso di 'visibile'.

(76) Satisfazione, termine proveniente dal latino satisfacere, forma arcaica di sod disfare e derivati. Cfr. N. Tommaseo--B. Bellini, op. cit., Guicc. Stor. 3. 121. O pur la movesse ... la mala satisfazione che aveva de' Principi confederati, per avergli mancato delle promesse fattegli.

(77) F. Longoni considera la traduzione del verso come <<la piu lampante delle re miniscenze dantesche (Inf., I 17:<<Vestite gia de' raggi del pianeta>>). Cfr. F Longoni, op. cit. pp. LVIII-LIX.

(78) Foot = piede e qui inteso nel senso di 'punta del compasso'.

(79) Come nota F. Longoni, molti traduttori tralasciano di tradurre la significativa metafora, ad esempio L. Papi <<col suo pur delizioso "vagando / in tortuosi serpentini giri>>, v. F. Longoni, op. cit., p. 317.

(80) Il verbo to delude ha qui il significato di 'illudere', 'ingannare', 'adescare'.

(81) Rolli conia il verbo orienteggiare per tradurre il verbo inglese 'to orient'.

LAURA ALCINI

Universita per Stranieri di Perugia
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Author:Alcini, Laura
Publication:Forum Italicum
Date:Sep 22, 2011
Words:12590
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