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Tolleranza, violenza, diritti. In margine a una recente raccolta di studi.

Nella storia del pensiero politico il concetto di tolleranza non rappresenta un principio meramente astratto, ma delinea piuttosto uno spazio concreto all'interno del quale si e resa possibile l'individuazione di quei diritti civili e politici che sono alla base di ogni societa democratica. Questa nozione, cosi significativa e al contempo fragile, e stata evocata in numerosi contesti anche molto differenti: essa e stata originariamente impiegata nell'Europa della prima modernita, principalmente nelle comunita protestanti, per rivendicare il diritto alla liberta di culto; nel corso dei secoli il dominio di riferimento della tolleranza si e notevolmente allargato, prestandosi a diventare un presupposto istituzionale indispensabile a regolare la convivenza sociale, tanto piu irrinunciabile all'interno di una societa multiculturale in cui minoranze di carattere etnico, religioso, politico, di genere e sessuale richiedono di essere tutelate.

Un concetto largamente accettato e teorizzato, quello di tolleranza, ma allo stesso tempo spesso oggetto di critiche veementi, in quanto considerato come surrettizio strumento di un potere politico egemonico. Esemplificativo di questa duplice tensione era il fatto che nel 2015 ricorressero due anniversari importanti per la storia dell'idea di tolleranza: da una parte, si celebravano i 250 anni dalla pubblicazione della voce Tolerance (1765), redatta dal teologo ginevrino Jean-Edme Romilly, all'interno dell' Encyclopedie di Diderot e D'Alembert, il prodotto forse piu maturo e completo, dal punto di vista filosofico, della stagione dell'Illuminismo. Romilly, in quel contesto, predicava il ricorso sistematico a una tolleranza pratica e non speculativa in nome della debolezza intrinseca dell'essere umano: questa si configurava come una virtu necessaria per stabilire la pace e la prosperita delle genti, capace di allontanare ogni forma di violenza:

Annali d'italianistica 35 (2017). Violence Resistance Tolerance Sacrifice

La tolerance est en general la vertu de tout etre faible, destine a vivre avec des etres qui lui ressemblent. L'homme si grand par son intelligence, est en meme temps si borne par ses erreurs et par ses passions, qu'on ne saurait trop lui inspirer pour les autres, cette tolerance et ce support dont il a tant besoin pour lui-meme, et sans lesquelles on ne verrait sur la terre que troubles et dissentions. C'est en effet, pour les avoir proscrites, ces douces et conciliantes vertus, que tant de siecles ont fait plus ou moins l'opprobre et le malheur des hommes; et n'esperons pas que sans elles, nous retablissions jamais parmi nous le repos et la prosperite.

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Piu oltre si spingevano le teorie degli esponenti di quello che Jonathan Israel definisce "Radical Enlightenment", i quali, da Spinoza a Voltaire, sostenevano che la tolleranza non fosse soltanto una misura utile al consolidamento del quieto vivere, quanto piuttosto uno dei cardini di quella rivoluzione della mente che di fatto e all'origine del sistema politico moderno.

Ma nel 2015, e veniamo al secondo degli anniversari che ricordavamo, ricorreva anche il cinquantenario dalla prima pubblicazione del saggio di Herbert Marcuse, Repressive Tolerance (1965), nel quale venivano denunciati i limiti di una tolleranza utile ad avallare una politica lassista e privata di ogni responsabilita morale che giovava piu agli oppressori che non agli oppressi.

Prendendo spunto da tali occasioni, nel maggio del 2015, con il collega Paolo Scotton e gli altri membri del comitato scientifico, a vario livello coinvolti nelle attivita della Scuola Galileiana di Studi Superiori, abbiamo organizzato un convegno internazionale con l'intenzione, tanto di riflettere sulle origini e sugli sviluppi del concetto di tolleranza, quanto di sondarne la validita nel contesto politico e sociale odierno, anche in virtu del fatto che, in seguito a eventi tragicamente rilevanti del nostro presente, come l'attentato alla sede di Charlie Hebdo nel gennaio del 2015 e lo scoppio della crisi dei migranti nel Mediterraneo, tale nozione era tornata al centro del dibattito mediatico, spesso chiamata in causa da coloro che, leggendo nelle pieghe degli attacchi terroristici e dell'aumento esponenziale degli sbarchi il segno del fallimento dell'idea di societa plurale e multiculturale, sostenevano che alla violenza di matrice integralista si dovesse opporre l'intolleranza piu intransigente e che ai migranti nel migliore dei casi andasse negata l'accoglienza.

Alcune delle risposte che i numerosi studiosi internazionali intervenuti durante il convegno hanno dato al quesito da noi posto sono state raccolte in un volume, intitolato appunto Tracing the Path of Tolerance: History and Critique from the Early Modern Period to the Present Day, che discute il concetto di tolleranza a partire da una prospettiva interdisciplinare che coinvolge la storia delle idee, la filosofia politica, la letteratura, il diritto, la storia delle religioni. I dieci saggi che compongono il volume affrontano la questione attraverso differenti approcci disciplinari e con metodologie eterogenee: cio che tuttavia li unisce e la comune percezione della debolezza intrinseca di un'idea e di una pratica, quella della tolleranza, che appare, nei suoi elementi costitutivi, come il prodotto, per mutuare le parole di Adone Brandalise, "dell'assunzione della propria posizione come un presupposto indiscutibile" (168). Insomma, la nozione di tolleranza presume un rapporto di disparita fra tollerante e tollerato, dal quale non puo nascere integrazione ne comprensione, ma soltanto indifferenza.

Una delle questioni preliminari affrontate nel libro e l'origine storica di questo concetto. Il saggio di Jose Luis Villacanas indaga la formazione dell'idea di tolleranza nel contesto cinquecentesco delle guerre di religione, soffermandosi in particolare sulla figura di un misconosciuto pensatore spagnolo, Antonio del Corro. L'autore, nel ricostruire la biografia avventurosa di questo personaggio, mostra come egli intendesse la tolleranza a partire da una massima peculiare della pratica devozionale cristiana, sostenendo che la legittimazione di posizioni religiose minoritarie era necessaria per costruire una comunita cristiana unita nel segno della carita e della non belligeranza. Il tentativo utopistico di del Corro non porto ad alcun risultato concreto, ma la sua esperienza, come quella di molti altri uomini coevi, preparava in qualche modo il terreno per la discussione che attorno al tema della tolleranza si svolge tra Sei e Settecento.

A questo periodo sono dedicati i saggi di Judith Vega e di Miguel Giusti; Vega, in particolare, ricostruisce il significato del concetto di tolleranza a quest'altezza attraverso un'analisi accurata e originale che spazia fra i testi dei maggiori autori di riferimento, da Spinoza a Locke, passando per Lessing. Nel suo contributo mostra le diverse accezioni del termine, che si sovrappongono dando luogo a una nozione assai frastagliata, talora impiegata in funzione di una visione politica e religiosa molto ristretta, talaltra investita di un senso piu ampio, ossia quello di un riconoscimento mutuale fra tollerante e tollerato all'interno di uno stato di diritto fondato sulla partecipazione attiva di ogni cittadino ai processi democratici. L'articolo di Giusti offre una panoramica complementare sulla pluralita di significati assunti dal concetto di tolleranza ed elenca cinque diverse interpretazioni che si affermano tra Sei e Settecento: si va da una tolleranza della fallibilita, quella di Romilly, a una di stampo contrattuale, da una cosmopolita ad una "espressiva", sino alla tolleranza di carattere "moralistico". Il saggio, che si muove tra le pagine di Bayle, Locke, Lessing e Mill, sottolinea pregi e limiti di questa idea nel contesto politico e religioso del tempo.

I contributi successivi esplorano alcuni aspetti del dibattito sulla tolleranza che si svolge nel corso dell'Illuminismo, il periodo in cui questa idea ha avuto forse maggior fortuna. Eppure, i saggi contenuti nel volume, si impegnano a dimostrare come, anche nel secolo dei Lumi, pensatori e filosofi di diverse nazioni palesino alcune perplessita sulla validita di questo concetto.

Fabrizio Lomonaco sonda invece la produzione di Jean Le Clerc, famoso pubblicista e teologo svizzero, impegnato nel corso della sua vita a esplorare tutte le possibili applicazioni del concetto di tolleranza. Attraverso un esame minuzioso del retroterra filosofico della riflessione di Le Clerc, Lomonaco mostra la complessita che questa nozione assume nel discorso dell'autore, il quale lo impiega tanto in ambito religioso che politico. Questa stessa ambiguita della tolleranza, la cui estensione sembra nel Settecento aumentare sempre piu, ritorna anche nel contributo dedicato da Alberto Carrera a uno degli autori piu rappresentativi del giansenismo lombardo, Pietro Tamburini. Carrera mostra anzi come la riflessione politica e religiosa sul concetto di tolleranza avesse, per Tamburini, un'evidente ricaduta nel campo del diritto. Dal punto di vista del sovrano, infatti, la tolleranza rivela ancora una volta la sua natura problematica, in quanto un'attitudine tollerante nei confronti di ogni cittadino che fa parte della comunita politica potrebbe causare il disgregamento della stabilita civile. Al re e concesso di essere, a sua discrezione, tollerante nei confronti di qualche suddito che andrebbe punito secondo la legge, e conseguentemente di concedergli la grazia, ma la tolleranza, in uno stato monarchico, secondo il Tamburini, non puo configurarsi in nessun caso come un diritto, ma piuttosto come una generosa elargizione del sovrano che andra valutata caso per caso e che potra in ogni momento essere ritirata. Il grave problema che sorge sul finire del secolo di Voltaire, in cui la tolleranza e diventata un valore chiave universale, consta infatti nei limiti di applicazione di questo concetto. Il contributo seguente, firmato da chi scrive, si sofferma proprio su questo problema tutt'altro che paradossale. L'oscillazione del concetto di tolleranza fra sfera etica e sfera giuridico-politica e al centro della riflessione di numerosi teologi e filosofi fra Sette e Ottocento, e il saggio in questione tenta di ricostruire l'andamento di questo ampio dibattito sui confini di applicabilita della tolleranza: qualora esistesse una tolleranza illimitata, anche nei confronti delle categorie piu pericolose, fra le quali al tempo non si inserivano soltanto i dissidenti politici ma anche gli atei, si rischierebbe di avallare un relativismo che corromperebbe profondamente la societa e l'ordine costituito. Tanto in Francia quanto in Italia si levano voci anche assai autorevoli contro il "tollerantismo", ossia l'atteggiamento di chi e incline a tollerare senza misura qualsiasi comportamento o credo. Questa crociata, che si dirige principalmente contro Voltaire, considerato colui che aveva coniato questa concezione onnicomprensiva di una tolleranza filosofica, non e portata avanti soltanto da cattolici bigotti e arretrati, ma intacca in profondita il dibattito culturale dell'epoca, minando la validita della nozione di tolleranza dal punto di vista civile e giuridico, come dimostra anche il trattato piu importante di diritto penale dell'epoca, Dei delitti e delle pene (1764) di Cesare Beccaria: la transizione dallo stato di sudditi a quello di cittadini impone l'abbandono del concetto giuridico di tolleranza e il rifiuto di ogni norma basata sulla clemenza o sulla grazia.

I due saggi che seguono spostano l'attenzione sulla contemporaneita e affrontano, a partire da differenti prospettive disciplinari, i problemi relativi alla pratica della tolleranza nella nostra societa multiculturale. Nel primo Vincent Tiberj offre uno studio sociologico, incentrato sul caso francese, del cambiamento della percezione dell'altro nella societa francese degli ultimi trent'anni. Se, da una parte, nel corso degli ultimi decenni e andato sempre piu calando il pregiudizio secondo cui esistano razze superiori e razze inferiori, e l'indice di tolleranza e di accettazione della diversita e andato progressivamente crescendo, dall'altra e possibile affermare che dal 2009 in poi, ossia in seguito alla crisi economica, il tasso di tolleranza nei confronti delle minoranze e sceso e negli ultimi anni, come prevedibile, se si registra una graduale scomparsa dell'antisemitismo, ha subito tuttavia un netto aumento l'avversione alle minoranze islamiche. Ma i grafici di Tiberj mostrano che il calo della tolleranza e anche trasversale rispetto all'appartenenza politica e indipendente dagli attacchi terroristici, dal momento che l'indice di tolleranza non e cresciuto in conseguenza di quelle stragi: lo studioso francese afferma che gli sbalzi di questo barometro sono piuttosto legati alle narrazioni con cui le elites politiche e sociali presentano i fatti. Lo stesso principio e condiviso da Angelo Monaco nel capitolo (In)Tolerance and Multiculturalism in the UK: The Case of British South Asians, che si concentra sulle narrazioni del multiculturalismo fatte dall'interno di comunita etniche e religiose minoritarie che fanno parte della contemporanea societa britannica.

Infine, gli ultimi due contributi costituiscono un tentativo di ripensare il concetto di tolleranza alla luce dell'itinerario storico e teoretico sviluppato negli articoli precedenti. Le criticita di questa nozione, sottolineate nel corso degli interventi qui ospitati, impongono infatti una riflessione sulla possibilita di ricorrere ancora, nel contesto contemporaneo, all'idea di tolleranza. A questo punto del percorso sorgono infatti alcune domande ineludibili: nonostante la sua intrinseca fragilita la tolleranza rappresenta oggi, nel ventesimo secolo, in primo luogo un valore positivo, ma soprattutto uno strumento concretamente utilizzabile nel far fronte alle sfide del presente? Si puo effettivamente combattere la violenza con la tolleranza? Non e forse necessario superare il concetto di tolleranza per costruire una societa piu giusta ed egualitaria?

A queste domande tentano di dare risposta Vincenzo Pace e Paolo Scotton, mettendo in luce non tanto il valore di per se indubbiamente positivo della tolleranza, quanto piuttosto i pericoli che deriverebbero da un'attitudine intollerante, soprattutto all'interno di una societa in cui persone e idee che sono considerate anche radicalmente diverse rispetto alle nostre coesistono di fatto con noi. Vincenzo Pace, in particolare, analizza le ragioni che stanno dietro alla crisi di nervi che, a partire dalla caduta del muro di Berlino, ha caratterizzato la storia del continente europeo, ora alle prese con le difficili questioni poste dall'immigrazione di massa e dal multiculturalismo religioso. Il sostanziale fallimento delle politiche plurali e multiculturali--non si e infatti data integrazione--ha prodotto, argomenta Pace, una crescente ostilita nei confronti degli stranieri; al contempo l'Europa non e stata capace di definire veramente la propria identita, ne dal punto di vista religioso, ne tanto meno da quello lato sensu culturale.

L'esame di Pace si snoda in primo luogo al "laboratorio balcanico" e in particolare alla Bosnia multi-religiosa, a maggioranza islamica, mostrando come il conflitto religioso si sia introdotto a poco a poco nella guerra dei Balcani assumendo un ruolo fondamentale nella memoria collettiva, capace di promuovere, meglio di altri repertori ideologici, la conflagrazione delle ostilita. Analizzando i risultati di un'intera stagione politica, dalle decisioni relative all'immigrazione della Germania dell'era Merkel al successo della retorica xenofoba di alcuni partiti politici europei, Pace sonda le varie risposte date alla questione, dal processo di "assimilazione" proposto fra gli altri da Sarkozy ("Assimilare e in fondo chiedere a chi porta con se e su di Se tratti culturali diversi di non pretendere che lo Stato li riconosca in alcun modo", 143), al "differenzialismo", secondo cui si considera lo straniero talmente differente da lasciargli riprodurre, a distanza e in miniatura, il modello di societa che questi ha lasciato. Questi due prodotti dell'esercizio di una tolleranza diffidente e fredda conducono a risultati molto limitati, in termini politici e sociali: a partire da questa disamina, d'accordo con Raphael Liogier, Pace propone di guardare, come suggerisce Liogier, a un relativismo che non coincida piu con una tolleranza integrale, disposta ad accettare in toto qualsiasi idea, senza esprimere alcuna riserva, ma che si fondi sulla discussione nella sfera pubblica di pratiche che, per quanto frutto di una specificita culturale, possono talora ledere la dignita della persona.

Paolo Scotton, a sua volta, insiste ancora una volta sulla fragilita concettuale della nozione di tolleranza, riflettendo sul rapporto fra educazione e tolleranza e sull'impossibilita di concepire quest'ultima come un comportamento meramente passivo. In particolare, analizzando le posizioni di alcuni pensatori assai rilevanti del Novecento, Edgar Morin e Martha Nussbaum, l'autore enfatizza la necessita di superare una concezione monolitica di identita individuale e collettiva, permettendo all'altro non soltanto di esistere, ma di interagire con un io capace di aprirsi e di mettersi in discussione.

La postfazione di Adone Brandalise riprende questi ragionamenti, invocando "un pensiero e un'etica che non diano l'altro come qualcosa che debba essere tollerato, ma che riconoscano che l'altro accade insieme al nostro accadere" (169), e sostenendo che, di fronte all'obsolescenza della tolleranza, l'altro e letteralmente necessario.

La raccolta offre quindi un contributo alla storia dell'idea di tolleranza, rilevandone in qualche modo le debolezze strutturali, nel tentativo di ripensarne la funzione all'interno del panorama politico e sociale odierno. Cio che alla fine dell'indagine risulta pacifico e che senza tolleranza non puo che esserci violenza e prevaricazione, e questo dato non viene mai messo in dubbio. Al contempo tuttavia appare altrettanto chiaro che nel rapporto con l'altro la nozione di tolleranza deve essere oggi rivista e integrata, in primo luogo, sul versante politico, con la rivendicazione non tanto di una tolleranza che dissimula l'assunzione di superiorita culturale da parte del tollerante nei confronti del tollerato, quanto piuttosto di un'uguaglianza di diritti: soltanto eliminando quella disparita che, come argomentato in precedenza, la nozione di tolleranza naturalmente evoca, si potra garantire al diverso, al migrante, di essere trattato con giustizia, non perche "tollerato" a partire da una filantropica prospettiva pietista, ma perche considerato come qualunque altro cittadino, in possesso degli stessi diritti, sottoposto alla stessa legge. Secondariamente, il concetto di tolleranza va rifunzionalizzato in chiave etica, con la messa in discussione della rappresentazione rigida che sempre piu tendiamo a dare della nostra identita, senza la quale l'altro non potra che rimanere inevitabilmente lo straniero. Il rifiuto radicale di mettere in gioco, nel confronto con il diverso, le nostre convinzioni, non produrra che l'emarginazione di questo altro, il quale, a sua volta, potra leggere in questa esclusione un invito all'affermazione di se attraverso la violenza.

Enrico Zucchi

Universita di Padova

Opere citate

Brandalise, Adone. "L'altro necessario: obsolescenza della tolleranza." In Scotton-Zucchi 2016, 163-170.

Carrera, Alberto. "Tra giurisdizionalismo e diritto naturale. La tolleranza nell'opera del giansenista Pietro Tamburini (1737-1827)." In Scotton-Zucchi 71-86.

Giusti, Miguel. "Matrici ermeneutiche della tolleranza settecentesca: una nozione parassitaria." In Scotton-Zucchi 44-52.

Israel, Jonathan. Radical Enlightenment: Philosophy and the Making of Modernity 1650-1750. Oxford: Oxford University Press, 2001.

Liogier, Raphael. Le Mythe de l'islamisation. Essai sur une obsession collective. Paris: Points, 2016.

Lomonaco, Fabrizio. "Jean Le Clerc "giornalista" e teorico della tolleranza." In Scotton-Zucchi 54-70.

Marcuse, Herbert. "Repressive tolerance." In R. P. Wolff, B. Moore, and H. Marcuse. A Critique of Pure Tolerance. Boston: Beacon Press, 1965. 81-118.

Monaco, Angelo. "(In)Tolerance and Multiculturalism in the UK: The Case of British South-Asians." In Scotton-Zucchi 116-130.

Pace, Vincenzo. "Una casa comune abitata da estranei." In Scotton-Zucchi 132-147.

Romilly, Jean-Edme. "Tolerance." In Encyclopedie ou Dictionnaire raisonne des Sciences, des Arts et des Metiers. Vol. XVI. Neufchastel: Faulche, 1765.

Scotton, Paolo. "Ectopic Collectivities. Education and the Problem of Tolerance in the Contemporary Philosophical Debate." In Scotton-Zucchi 148-162.

Scotton, Paolo e Enrico Zucchi, a cura di. Tracing the Path of Tolerance. History and Critique from the Early Modern Period to the Present Day. Newcastle-upon-Tyne: Cambridge Scholars Publishing, 2016.

Tiberj, Vincent. "'E pur si muove': How Racism and Prejudices are Evolving in France." In Scotton-Zucchi 102-115.

Vega, Judith. "A Toleration of the Enlightenment: From Limiting State Power to Empowering Citizens." In Scotton-Zucchi 23-43.

Villacanas, Jose Luis. "La tolleranza nel contesto ispanico del Cinquecento: il caso di Antonio del Corro." In Scotton-Zucchi 8-22.

Zucchi, Enrico. "The Boundaries of Tolerance: Oppositions to 'Tolerantisme' in the Religious and Juridical Culture of the Late Eighteenth Century." In Scotton-Zucchi 87-100.
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Author:Zucchi, Enrico
Publication:Annali d'Italianistica
Date:Jan 1, 2017
Words:3116
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