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Thomas E. Peterson. The Rose in Contemporary Italian Poetry.

Gainesville: UP of Florida, 2000.

In una ricerca critica puntuale e approfondita, con un approccio particolarmente innovativo da un punto di vista contenutistico e formale, Thomas Peterson ci da una prospettiva quanto mai penetrante dello sviluppo della poesia italiana contemporanea, seguendo in essa la presenza del "topos" della rosa nelle sue manifestazioni liriche piu suggestive.

Il volume, preceduto da una breve e valida premessa, e diviso in tredici capitoli, con note in appendice per ciascun capitolo ed una estesa ed utile bibliografia delle fonti principali. Le note contengono, tra l'altro, la traduzione in inglese, per la maggior parte da parte dell'autore, dei testi poetici presenti nel volume nella versione originale, testi, o per meglio dire, citazioni in versi che sono generalmente limitate alla resa dell'immagine delle rosa e alla sua struttura lessicale e sintattica. Come nota il critico: "This allows me to blend discussions of poets, movements, and themes and to allow emphases between the diachronic and synchronic properties of the poetic language" (x).

La prima parte--i primi tre capitoli--e, in un certo senso, di carattere generale e informativo. Nel primo capitolo, dal suggestivo titolo "In the Garden of Italian Literature," Peterson, con uno sguardo veloce che va da Ciullo d'Alcamo a Giacomo da Lentini, a Dante a Petrarca e ai petrarchisti, per passare poi a Leopardi, a Pascoli e agli ermetici, stabilisce la centralita del "topos" della rosa nella tradizione letteraria italiana e romanza in genere, rilevando come la parola che per secoli e stata il paradigma del transitorio, dell'effimero, del bello e perfetto, abbia acquisito, con il passare del tempo, un significato plurisenso e meno univoco. Nel secondo capitolo, intitolato "Roses and Violets, or the Problem of Wonder," il critico studia l'accoppiamento convenzionale della rosa e della viola, come funzione propria della poesia di intrattenere il tema della meraviglia. Soffermandosi sull'opera in versi di poeti quail Leopardi, Pascoli, Sinisgalli, Luzi, Spaziani, Pasolini, si rileva come i due fiori si complementano a vicenda nelle loro differenze stagionali e di natura e sottolineano la loro identita simbolica opposta: la rosa simbolo di opulenza e pienezza, la viola simbolo di modestia e purezza. La consapevolezza da parte del poeta, come rileva il critico, di questa loro doppia funzione nel creare meraviglia, contribuisce ad approfondire la tensione tra il piano sincronico e diacronico della pratica poetica contemporanea.

Dopo una concisa analisi, nel capitolo terzo, dell'uso della metafora della rosa nella poesia francese moderna, data anche la sua influenza sulla poesia italiana del Novecento, il critico si sofferma ad esaminare nel capitolo quarto, dal titolo "Gozzano and His Contemporaries," il quadro della produzione poetic, italiana della prima parte del secolo, allorche "... various strands of fragmentarism, moralism, and experimentalism marked an epochal transition in Italian Poetry" (ix). Viene presa in considerazione oltre all'opera di Guido Gozzano, definito, in apertura: "The greatest poet active before World War I" (56), l'opera di altri poeti crepuscolari quali Sergio Corazzini, di cui si rileva l'uso quasi "ossessivo" della parola "rosa"--appare 38 volte nei suoi versi, quasi sempre al plurale--, le sue rose "... are figures of brevity, fleeting youth, and the futility of aspiration ..." (57) e Corrado Govoni. Nei versi del futurista F. T. Marinetti si evidenziano soprattutto i raggruppamenti nominali privi di legami sintattici, in cui la rosa emerge come presenza di quella tradizione lirica che i futuristi declamavano di avere abbandonato. Altri poeti della prima parte del secolo esaminati in questo capitolo sono Aldo Palazzeschi, il cui umorismo, come giustamente si rileva, rappresenta un'espressione autentica della tensione linguistica e ontologica degli anni prima della guerra e Clemente Rebora che sceglie la rosa come simbolo di vulnerabilita e permanenza tra gli orrori della guerra.

Dal capitolo quinto al capitolo tredici, si svolge un'analisi quanto mai penetrante dello sviluppo letterario della tradizione poetica italiana del Novecento, in cui i poeti vengono dal critico raggruppati seguendo appunto la metafora della rosa nel suo diverso manifestarsi lirico all'interno dell'opera in versi. Alcuni titoli dei capitoli in cui tale analisi e svolta meglio evidenziano la suggestivita di questo approccio critico: "The Pathetic and Mannerist Rose," dove si esamina l'uso patetico e ludico della rosa come immagine della fragilita ed evanescenza della vita; "The Votive and Hermetic Rose," in cui viene esplorato il significato votivo della rosa, soprattutto durante l'esteso periodo ermetico, la cui sperimentazione linguistica ed uso dell'analogia "... proved comparable to the sacramental literature of the liturgical tradition ..."; "The Anacreontic Rose," in cui si rileva come i poeti di questo gruppo--tra cui Bodini, Cattafi e Gatto--possiedano un elevato senso delle qualita sensuali e meliche della parola poetica e, tipica dello stile barocco, una struttura dualistica all'interno del verso." In "The Encyclopedic Rose," il critico, prendendo lo spunto dal saggio di Roland Barthes, Il grado zero della scrittura, rileva come nella poesia moderna, la `parola' sia enciclopedica in quanto contiene simultaneamente tutte le possibilita di rapporto. Come giustamente si sottolinea, fu nel clima di dibattito seguito alla seconda guerra mondiale in cui poeti come Sereni, Caproni, Bertolucci, Zanzotto e Sinisgalli rigettarono il concerto di `poesia pura,' in cerca di una poesia legata alle esigenze della societa, poesia in cui una voce enciclopedica emerse per riaccreditare la parola poetica di un potere conoscitivo. Nel capitolo intitolato "The Rose of Advent," come rileva il critico, la rosa e proiettata nel futuro in una modalita in qualche modo profetica che va dall'utopia al pragmatismo. Infine in "The Otiose Rose," i poeti esplorano la rosa dalla prospettiva del divertimento o "otium," della solitudine e della contemplazione.

Di particolare acume critico si rivela inoltre il capitolo intitolato "Of Rarefaction and Rethoric," in cui "the rose is viewed theoretically in the guise of two rethorics: one which employs citation to attenuate the rose's status as stylistic token, and the other which avoids the rose altogether, in order to attenuate rhetoric's ornamental function" (ix). Cio che unisce i poeti appartenenti alla prima maniera--tra cui Montale, Valesio e Ramat--a quelli della seconda maniera, ovvero della "rarefazione della retorica"--tra cui emergono i nomi di Pavese, P. Levi, Guidacci--, e, come puntualmente rileva il critico, il loro scetticismo sull'abilita della poesia di impegnarsi nel reale servendosi solamente dei triti motivi di un formulario antiquato. Giustamente sottolinea Peterson come in entrambi i casi "... one finds the implicit directive to reread cum grano salis the poetry of a tradition in which the troping of the rose went unquestioned" (160).

Altri due saggi altrettanto illuminanti e criticamente validi sono quello dedicato alla regione della Liguria: "The Idea of Liguria," i cui poeti resistettero all'onda di eloquenza altisonante a carattere nazionale e fornirono, attraverso la loro opera poetica radicata nell' "humus" della propria regione, profondi impulsi creativi verso un cambiamento; e quello dedicato alla "voce femminile": "The Feminine Voice, and Other Alibis." Purtroppo, per ragioni di spazio e impossibile soffermarsi in questa sede, ma si rimanda senz'altro il lettore interessato a queste analisi critiche, ricche di idee.

Per concludere, non si puo fare a meno di rilevare come il volume raccolga un insieme di studi puntuali e attenti, valevoli, come si e detto, per la novita e suggestivita dell'approccio critico alla poesia italiana del Novecento e per la penetrazione e comprensione testuale. Se un appunto puo essere fatto, e quello di una certa ripetitivita dei contenuti all'interno di alcuni capitoli e, inoltre, sarebbe stato preferibile vedere riportata la suddivisione in versi nella traduzione inglese dei testi poetici. Nel complesso, comunque, Thomas Peterson ha condotto indagini esaurienti e stimolanti, dimostrando una conoscenza approfondita del periodo. Il volume The Rose in Contemporary Italian Poetry costituisce, senz'altro, uno strumento valido e pregno di spunti per chi voglia dedicarsi ad una lettura approfondita della poesia italiana del Novecento.
LAURA BAFFONI LICATA
Tufts University
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Author:Licata, Laura Baffoni
Publication:Italica
Article Type:Book Review
Date:Jun 22, 2002
Words:1274
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