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The philology as encyclopaedia. The De nuptiis Philologiae et Mercurii by Martianus Capella/La filologia come enciclopedia. Il De nvptiis Philologiae et Mercvrii di Marziano Capella.

0. Premessa

Il mio intervento si propone di richiamare l'attenzione su un percorso di formazione culturale enciclopedica della tarda antichita (sec. IV-V) rappresentato dal De nuptiis Philologiae et Mercurii di Marziano Capella, su cui gravano ancora pesanti fraintendimenti. A tal fine intendo cursoriamente indagare i suoi principi ispiratori, i suoi modelli (dichiarati e non dichiarati), il suo significato intrinseco e storico culturale, sia in rapporto alla sintesi della cultura antica che realizza, sia alla forma (e alla fortuna) di trasmissione del sapere.

La voluminosa e concentratissima opera in nove libri dell'avvocato cartaginese Marziano Minneo Felice Capella e dedicata, secondo una consolidata tradizione didascalica latina, al proprio figlio Marziano. L'autore, di cui tutto cio che sappiamo deriva da accenni autobiografici criptici e apparentemente scherzosi contenuti nell'opera stessa (1), e collocabile in un arco cronologico amplissimo: dopo Porfirio che e autore utilizzato [iii sec.], come si puo documentare (cosi come pare conosciuto anche Giamblico [iii-iv sec.]) (2), e prima di Cassiodoro [V-VI sec.], che conosce l'opera per fama di modello di scienza enciclopedica senza tuttavia averla potuta consultare (3), e di Fulgenzio (4) la cui identita e cronologia restano piuttosto problematiche. A questi indizi generici si aggiunge un importante elemento esterno, cronologicamente piuttosto alto, rappresentato dalla subscriptio alla fine del libro I, conservata in un buon numero di manoscritti e testimone di un lavorio di collazione e di emendazione 'a due' sul testo, condotto a Roma da Securus Melior Felix con la collaborazione del suo discipulus Deuterius (5). La soscrizione e variamente datata tra la fine del V sec. (498, data piu probabile) e i primi decenni del vi sec. (528-534) (6). Ma, con una esegesi accurata, qualche indicazione per precisare con minore approssimazione le coordinate temporali puo emergere dall'opera stessa, come cerchero di documentare.

Le Nuptiae si configurano come una satura menippea (un prosimetro), anzi, nel gioco metaletterario introdotto dall'autore fin dal prologo (1, 2), ne e autrice Satura stessa che rappresenta il genere letterario personificato con cui l'autore discutera della poetica e dei progressi strutturali della propria opera (7). Una fabula allegorica (che provvisoriamente definisco 'filosofica') in cui le artes liberales, quelle che costituiscono la encyclios paideia della tradizione greco-ellenistica e varroniana, sono il dono nuziale che Mercurio fa alla sua sposa, Filologia (8). Le arti sono sette uirgines dotales che esporranno in prima persona davanti al senato celeste riunito per la cerimonia nuziale i precetti della disciplina di cui sono eponime (ciascuna occupando un libro, da 3 a 9). Anticipo subito che sette (rispetto alle nove dei Disciplinarum libri di Varrone) sara il numero definitivo delle arti dopo Marziano Capella nella cultura occidentale, come base del futuro quadrivio e trivio (secondo l'ordine storico di costituzione); questa dimensione artigrafica spiega anche--seppure non esclusivamente--perche l'opera di Marziano abbia una delle piu ampie tradizioni manoscritte a noi giunte (oltre 250 codici censiti, tra interi e parziali) (9). Nelle nuptiae non parleranno Medicina e Architettura <<quoniam his mortalium cura terrenorumque sollertia est, nec cum aethere quicquam habent superisque confine>> (9, 891) (10). Ma le scelte e i recuperi disciplinari connotano in modo esplicito il piano particolare, teoretico prima che pratico, dentro cui si colloca questa operazione culturale, cosi come possono farci intravedere anche i destinatari.

Va anche subito ricordato che, a dispetto della sua immensa fortuna nel Medioevo, che ha prodotto una serie importante di commenti a partire dalla terza generazione carolingia (Scoto Eriugena), l'opera ha avuto un destino singolare. Pure esaltando come nessuno ha mai fatto la filologia tanto da ritenerla degna, nella simbologia del mythos, di sposare il dio dell'ermeneutica, Hermes-Mercurio, proprio dai filologi ha ricevuto i peggiori servizi (quando non ignorata completamente), sulla base di pregiudizi non ancora del tutto assorbiti, legati alla sua presunta eta tarda e alla confusanea natura del contenuto (satura), in verita legati piu alla difficolta e incapacita di intenderne la lettera e la allegoria, i particolari e il significato (o i significati) dell'insieme. Questa situazione continua purtroppo ancora dentro i nostri giorni che registrano, pure dopo qualche decennio di studi meritori ancorche non definitivi, precari risultati ecdotici e sconcertanti improvvisazioni esegetiche che si collocano al di fuori di ogni seria indagine scientifica (11).

Dobbiamo altresi necessariamente riconoscere che si tratta di un'opera di difficolta straordinarie, oggettive, nella lingua e nei contenuti, che richiede competenze multiple, storico-letterarie, storico-religiose, artigrafico-disciplinari, storico-filologiche. Ed e precisamente sugli aspetti storico-filologici che vorrei soffermarmi in questa occasione, a partire dai risultati dell'indagine del mio maestro, Pietro Ferrarino, che rappresentano ancora la prima, piu documentata e autorevole base per ulteriori investigazioni (una anticipazione di questi studi e stata pubblicata esattamente quarant'anni fa) (12). Secondo Ferrarino il De nuptiis Philologiae et Mercurii rappresenta una reductio omnium artium adphilologiam; l'apoteosi di Filologia e la glorificazione dell'indagine e della intelligenza degli uomini e il matrimonio rappresenta, nella visione neoplatonica di Marziano, l'unita del mondo umano e del mondo divino.

La ricerca di Ferrarino e di natura storico-filologica e doveva costituire un saggio articolato (rimasto in bozze prive di gran parte delle note, datate <<Padova novembre 1968>>) da premettere alla ristampa dei Lineamenti d'una filologia attraverso i secoli del suo maestro, Gino Funaioli (13), uno studioso che associa il nome di Marziano Capella (seppure fugacemente: ma quanti storici della filologia discutono di Marziano Capella?) (14) alla parabola antica di quel <<vario e molteplice sapere>> (e citazione svetoniana) che i greci designarono come <<filologia>> (p. 1) (15). Del resto gia Wilamowitz (1921) aveva scritto che <<non e giusto far cominciare la storia della filologia col Rinascimento, perche il risveglio dell'antichita aveva avuto inizio molto tempo prima>> e individuava la <<fonte comune>> nella <<scienza ellenistica della grammatica ... che giunge alla perfezione ad opera di filosofi e di critici e grammatici, come ora vengono chiamati, quali Eratostene (che si definiva modestamente filologo, perche aveva gli interessi piu vasti), Aristofane e Aristarco>> (16).

Va da se che questo mio intervento mira a presentare una sintesi che non puo che essere provvisoria, nella consapevolezza del molto che resta da fare su un autore cosi complesso e nell'analisi di un programma culturale e di un percorso che finalizza saperi e conoscenze particolari (la encyclios paideia) alla totalita della conoscenza, attraverso l'indagine e l'interpretazione della realta materiale e soprasensibile: un percorso analitico e storico verso una conoscenza globale che, come si dira, la figura e la divinizzazione della uirgo Philologia riassumono in se. E all'interno di questa visione 'filosofica' (ma dovremo approfondire il significato dell'aggettivo in rapporto al valore che riconosciamo nella fabula nuziale a Filologia) che si gioca il messaggio di quest'opera, cioe la sua interpretazione; da questa concezione del mondo potrebbero emergere informazioni meno imprecise sulla datazione e piu concrete indicazioni sul ruolo culturale e storico che Marziano si attribuisce nella trasmissione di un sapere che non sembra piu frequentato. Le nuptiae sono una consapevole e concreta opera di recupero che assembla e amalgama cose note e cose sconosciute (ai piu). Sul piano letterario della satura mescola istituzionalmente (come dichiara l'autore stesso nella sphragis dell'opera) cose serie (la dottrina delle arti) e ludiche e facete (secondo il procedimento dello spoudaiogeloion), Muse e dei (con riferimento ai problemi di poetica discussi via via), prosa e poesia (17) (con una varieta di quindici metri diversi, che significa conoscenza della loro funzione in rapporto ai generi letterari): fuor di metafora e fuori dall'autoironia di Marziano, si tratta di una vera e propria summa (ante litteram) di saperi e di letteratura.

1. IL RECUPERO, L'ORGANIZZAZIONE E LA DIFESA DEL SAPERE

Dovrebbe essere ovvio che in un'opera che racconta le nozze della terrena Filologia con il dio Mercurio si possano trovare, seppure coperti da rivestimenti letterari e simbolici, dei riferimenti alla concezione della filologia antica (la stessa figura della protagonista della fabula deve pure avere un suo significato!) e alla teoria e alla prassi dell'antica 'grammatica' alessandrina; in altre parole, come dicevo, l'intera opera dovrebbe essere a buon diritto considerata nella prospettiva (generale e specifica) di una storia della filologia. Ma, per quanto paradossale possa sembrare, le cose non stanno in questo modo. Anche a questo proposito operano pregiudizi duri a morire: l'autore sarebbe troppo tardo e quindi troppo ignorante e maldestro per presentare consapevolezza della propria operazione culturale (i giudizi negativi su Marziano rappresentano una topica consolidata) (18).

Ma proprio come reazione all'ignoranza e all'incultura diffuse nella propria epoca prende le mosse l'ambizioso progetto di Marziano Capella. E un quadro abbastanza desolante (e non soltanto frutto di luoghi comuni, che sono diffusi in ogni epoca) quello che traccia del vissuto culturale cartaginese (quello della beata urbs Elissae di cui l'autore si proclama alumnus, 9, 999): le generazioni dei suoi tempi sono esplicitamente definite indocta (saecula), un'epoca in cui anche il ruolo sociale dell'avvocato e svilito e non remunerativo (19); le arti non sono piu presenti nella scuola (terris indecenter expulsae, 9, 899), anzi le stesse scuole sono in rovina (diruta gymnasia) (20). Queste affermazioni fanno emergere per contrasto un atteggiamento culturalmente elitario di Marziano, ma nello stesso tempo ne mostrano pure l'isolamento: <<un dotto che guarda con superiorita e biasimo all'ignoranza dei contemporanei fiducioso soltanto nel sapere e fiero del proprio valore, pur nella consapevolezza di un mancato riconoscimento, e percio a margine degli ambienti culturali del suo tempo>> (21).

In quest'epoca (che collochiamo ancora provvisoriamente nell'ampio intervallo del IV-V secolo) Marziano organizza un piano paideutico (che non definiro 'scolastico', e se ne capiranno le ragioni) (22) che anzitutto si configura come consapevole recupero delle discipline enciclopediche (che sembrano quasi perdute) e del loro statuto epistemologico, degli ambiti e delle parti che le costituiscono, con ricostruzione documentata della storia specifica e della evoluzione di ciascuna ars e delle competenze che puo fornire, in rapporto a un programma (come dobbiamo presumere) definito in relazione a particolari esigenze personali e del momento storico in cui si colloca.

La esplicita testimonianza di cio si trova anzitutto in un passo di immediata evidenza simbolico-allegorica che ha rilievo programmatico fondamentale: si tratta della sezione proemiale alle quattro discipline del numero (6, 576-78).

Dopo il solenne inno 'filosofico' a Pallade, rerum sapientia, invocata dall'autore perche lo aiuti a esporre in latino (Latiariter) le arti greche (Graiae artes), Marziano, fattosi spettatore attivo, nella finzione del racconto dichiara di non riconoscere le due electissimae feminarum che precedono la uirgo Geometria che sta per fare il suo ingresso nel senato celeste, ne riconosce gli strumenti che esse portano (sapremo subito dopo trattarsi dell'abaco, lo strumento che servira alla fanciulla dotale che sta per iniziare l'esposizione della propria dottrina, 6, 579). Satura, autrice del racconto, e pure lepidula e iocabunda (varianti possibili del genere), gli rinfaccia in tono sprezzante di avere perduto, nella sua veste di povero avvocato (indicata con una neoformazione: rabulatio forensis) (23), la capacita di riconoscere nientemeno che Filosofia, tot gymnasiorum ac tantorum heroum mater (dove heroes sono i benefattori materiali dell'umanita che grazie a lei si sono guadagnati il cielo, 1, 94-5).

Filosofia era gia comparsa nel racconto, grauis insignisque femina, incaricata di divulgare per orbes et competa il senatoconsulto degli dei relativo al matrimonio di Mercurio (1, 96) e inviata dallo stesso Mercurio presso Filologia a chiederle la mano (2, 131, dove non e nominata ma indicata ancora come grauis crinitaque femina). Ma, ancora peggio, Marziano non e in grado di riconoscere la seconda matrona, sorella di Filosofia che a essa si accompagna, e cioe Paedia (Paideia), femina admodum locuples tanto che puo disprezzare le ricchezze di un Creso o di un Dario; e piuttosto altera e solitaria (in omnium rara congressus), ma consapevole delle proprie ricchezze (talentorum conscia) (24). Essa dispensa le sue metaforiche ricchezze a pochi pauperes cui si accompagna: adhaesit arrisitque pauperibus (dove non e difficile vedervi incluso l'autore del De nuptiis che di se stesso dira alla fine <<paruo... uixque respersus lucro>>, 9, 999); in particolare essa si e rivolta a coloro che stavano a piedi nudi e portavano capelli lunghi, ricoperti di un sordido mantello (che dovranno essere identificati nei filosofi cinici, ne potremo esimerci dal ricordare Menippo di Gadara cui facciamo risalire l'invenzione del genere letterario della satura marzianea e gia varroniana; ma forse si potra pensare anche ai filosofi scettici, a Sesto Empirico; i motivi li esporro nel seguito). A Roma Paedia ha frequentato soltanto la casa di Marco Terenzio Varrone e di pochi altri consolari: <<denique si Marcum Terentium paucosque Romuleos excipias consulares, nullus prorsus erit, cuius ista limen intrarit>>. Il testo non ha bisogno di ulteriori commenti per riconoscervi il modello artigrafico da emulare, Varrone reatino, l'auctor della tradizione enciclopedica latina (i disciplinarum libri nouem che pure S. Agostino dichiara di voler rifare (25), e che potevano essere gia perduti nella tarda antichita) (26); e cosi nel riferimento ai consulares potremo comprendere anche l''enciclopedico' Plinio il Vecchio.

Il passo conferma il proposito di riorganizzare un sistema paideutico che sembra perduto o a rischio di perdersi o comunque non piu in uso, con riferimento particolare alle arti del numero, dal momento che Paedia funge da ancella di Geometria, ma, rappresentando essa una unita sistematica di tutte le discipline liberali, anche delle sermocinales (che conoscevano ancora una piu ampia diffusione). Vi trova conferma pure la consapevolezza della bonta intrinseca di questa operazione, come dira poco oltre (6, 589): neppure Giove nelle sue scorribande e performances seduttorie nei confronti di fanciulle terrestri avrebbe la possibilita di ascoltare al presente (isto quoque saeculo) puellae paragonabili a queste Arti, rappresentate dalle uirgines dotales di Mercurio: <<credo (e ancora Marziano che parla) necubi decentes puellas isto quoque saeculo is uersiformis etiam cupitor audiret>> (dove uersiformis fa riferimento ai vari travestimenti di Giove per le sue conquiste [cupitor]).

L'elemento inatteso e di novita consiste dunque nella scelta della elitaria e riservata Paideia, la scienza delle arti e della loro tradizione (scritta), la cultura, l'erudizione, al posto della gloriosa Filosofia, la elaborazione del pensiero e della conoscenza. Questo significa assumere il percorso verso la conoscenza mediante il recupero e la riorganizzazione della tradizione culturale nella sua totalita (riunendo le conoscenze particolari delle arti) come fine ultimo dell'indagine. Paideia sembra essere completamente autonoma rispetto a Filosofia, ma ne e pur sempre sorella. In definitiva e il rapporto tra filosofia e filologia il nodo fondamentale del mio discorso che dovro necessariamente approfondire.

E ancora il caso di ricordare che l'ordine delle discipline della enciclopedia marzianea si ritrova soltanto nell'Aduersus mathematicos dello scettico Sesto Empirico. Ma quello delle nuptiae e un ordine strettamente connesso alla visione 'filosofica' (neoplatonica) dell'autore. Per quanto riguarda le discipline matematiche (il futuro quadrivio) si parte da Geometria, che e anzitutto descrizione della terra e geografia su cui si ritrovano le figure e le forme geometriche da cui si astrae il numero e tutte le sue possibilita combinatore (Aritmetica). Numero che si applica al computo celeste delle distanze e dei movimenti di astri e pianeti regolati da leggi che solo nel numero possono trovare espressione (Astronomia), fino alla Musica, che qui si chiama Harmonia, l'armonia degli astri, perfetta realizzazione dei rapporti aritmetici tanto che gli uomini, con inversione di ordine storico, tentano di imitarla con la voce e con gli strumenti; essa fa si che i mortali possano in qualche modo riconoscerla e partecipare della vita del cosmo.

E cosi ancora e richiamata l'attenzione del lettore sulla novita della presentazione in latino di dottrina greca (un motivo ricorrente nell'opera): il merito e attribuito in primis a Varrone (a proposito della dialettica, libro 4), ma nel libro 6 Marziano lo attribuisce anche a se stesso. Si vedano l'invocazione a Pallade gia citata e la dichiarazione di Geometria che cerchera di parlare in latino, dal momento che i suoi sectatores (Euclide e Archimede) parlano soltanto greco, anzi atticissant: <<quod numquam fere accidit, Romuleis ut potero uocibus intimabo>> (6, 587). Nel libro 9 (931) e posto anche il problema teorico della perfetta conformita nella traduzione della terminologia tecnica relativa alle note musicali: si deve tradurre proslabanomenos con <<adquisitus (sc. sonus), quia eadem uoce nos uti summus Iuppiter statuit>> (27).

Sono proprio queste osservazioni che portano a sfatare definitivamente un altro topos (autorevolmente sostenuto) (28), e cioe che Marziano non conoscesse (o conoscesse male) il greco. Una tesi che lasciava senza spiegazione l'uso di grecismi (non solo tecnici) nel dettato del testo e che portava a ipotizzare sempre una traduzione latina intermedia (naturalmente perduta) per giustificare la materia artigrafica greca in particolare delle discipline matematiche (il 9 libro ad es. e per larga parte una traduzione con integrazioni, modifiche e attualizzazioni, soprattutto nella parte ritmica, di Aristide Quintiliano). Avremo poi modo di precisare questo discorso dimostrando come il contenuto del De nuptiis rappresenti di fatto una unita inscindibile delle due culture, greca e latina, che non conosce (o supera) i confini dell'Occidente (latino) e dell'Oriente (greco).

2. INDICAZIONI PER UNA DATAZIONE?

E possibile delimitare un ambito cronologico meno largo di quello provvisoriamente indicato (IV-V secolo) dentro il quale collocare una operazione culturale come questa di cui stiamo parlando?

Come e stato dimostrato da Schievenin, di cui qui riassumo soltanto i risultati (29), ai fini della datazione (che risultera comunque non fissabile in termini precisi) c'e un unico verso della chiusa dell'opera (9, 999) che puo essere preso in considerazione; un verso di tradizione certamente sana, ma di esegesi oltremodo problematica e variamente emendato o insignito di cruces (Dick):
   proconsulari vero dantem culmini.


Il proconsulare culmen e il centro politico e culturale di Cartagine: culmen indica la collina di byrsa su cui sappiamo che era collocata la sede del proconsole d'Africa (che nell'epoca da noi considerata poteva essere cristiano (30)).

Il verso e rivolto contro Marziano da Satura che lo accusa in modo caricaturale del suo scarso successo professionale e dell'isolamento culturale in cui vive, in <<disaccordo intellettuale. con gli ambienti ufficiali e la conseguente esclusione da essi>> (Schievenin 1986: 806). Quello che a noi qui piu interessa e la possibilita di stabilire un terminus ante quem (ulteriore rispetto alla subscriptio) per la composizione dell'opera. L'ultimo proconsole romano di Cartagine data al 429, quando in Africa arrivarono i Vandali, che dal 439 occuparono Cartagine. Sulla collina di byrsa si stabili il re vandalo. La carriera del proconsul in epoca vandalica rimase quella di una autorita subalterna: il gioco delle accuse di Satura a Marziano (che dobbiamo rovesciare in positivo, cioe come meriti che Marziano si attribuisce) non reggerebbe se dovessimo valutare i meriti di Marziano in rapporto all'autorita subalterna di un proconsole vandalico. il contesto della chiusa ci suggerisce che i blateratus canini che l'avvocato Marziano (ma qui anche l'intellettuale) indirizzerebbe (dantem) alla 'citta alta' (noi sappiamo altresi che la giustizia ordinaria si amministrava nella citta bassa) <<non rappresentano il riconoscimento della capacita o del coraggio ... di rivolgere un attacco al culmen stesso: essi acquistano invece un senso, ironico, proprio perche alludono a una esclusione, a un insuccesso globale>> (cosi ancora Schievenin 1986: 811).

Una datazione piu bassa, come quella proposta da Shanzer (1982: 110-11), intorno al 470 e inconciliabile con la data del 498 per la subscriptio fissata da Cameron (1986: 324), perche <<dobbiamo ammettere sicuramente diversi decenni per arrivare a un deterioramento del testo>> quale e testimoniato dalla soscrizione di Felice (ex mendosissimis exemplaribus emendabam), per cui la composizione dell'opera difficilmente puo essere collocata dopo il 450.

3. LA GRAMMATICA E LA FILOLOGIA

Se Paedia rappresenta il curriculum della encyclios paideia, le disciplinae cyclicae, come vengono chiamate da Marziano (9, 997), sono ancelle di Filologia in quanto uirgines dotales donatele da Mercurio. Questo significa che la doctissima uirgo, che sara sposa di Mercurio, e il punto di arrivo del percorso dell'indagine e della conoscenza, <<unica anima di tutte le conoscenze particolari>> (31) (che sono appunto le arti). Significa ancora che attraverso la dottrina delle arti Filologia ha raggiunto quel <<vario e molteplice sapere>> per il quale Eratostene si professo appunto filologo, a partire da quella 'grammatica' alessandrina che insegnava a interpretare i poeti, ma non solo (32).

La uirgo Grammatica, la prima delle fanciulle dotali a esporre la propria dottrina nel senato celeste e quindi la prima del ciclo delle arti liberali per ragioni storiche e tecniche, riconosce nella autopresentazione che suo primo (tunc) compito (officium) e stato quello di docte scribere legereque, a cui ora (nunc) si e aggiunto quello di erudite intellegere probareque dove probare significa 'valutare, giudicare' (<<respicitur quod bonum, gratum, rectum, idoneum est>>, e la chiosa del ThlL s.v.); ma intellegere e probare, aggiunge Grammatica, <<mihi uel cum philosophis criticisque uidentur esse communia>>, e sono spectatiua rispetto a scribere e legere che sono invece actiua. Non e dunque una grammatica 'elementare' quella di Marziano, ancorche essenziale (e di fatto il trattato grammaticale delle nuptiae non si avvicina strutturalmente a nessun trattato a noi noto): ovviamente questo vale poi per tutti i sette trattati della enciclopedia marzianea. Lo ribadisce esplicitamente Marziano stesso prima del congedo di Grammatica per bocca di Minerva che, propter senatus Iouisque fastidium, interviene per fermare la uirgo che sembra intenzionata a riprendere e approfondire gli elementi primi della disciplina (incunabula) che ha gia esposto, avvertendola che sciuperebbe il favore con cui era stata ascoltata se riprendesse gli argomenti ab scholaribus inchoamentis, e di evitare elementi di ritmica e metrica, come e solita fare nel ludus con i ragazzini (sicut inter cirratos audes), perche sono compito (officium) di Musica (3, 326). Ecco perche una trattazione della metrica non puo trovare posto dentro il de nuptiis: nel 9 libro (dedicato alla Musica), all'interno del quale sembrerebbe rinviata la sua trattazione, troveremo soltanto la teoria ritmica, che e si teoria musicale, ma si applica direttamente, e intrinsecamente, anche al testo poetico, come era in origine: Quint. inst. 1, 10, 7 <<grammatice quondamac musice iunctaefuerunt>> (33).

Ma torniamo all'ampliamento del campo d'indagine testimoniato dalla uirgo Grammatica per la propria disciplina. L'intero discorso di Marziano trova sorprendenti corrispondenze e la sua spiegazione in una tradizione autorevole che ha una esplicita testimonianza in un frammento del filosofo stoico e grammatico del ii sec. a.C. Cratete di Mallo (fr. 17 Mette = 94 Broggiato) (34), a noi nota (e forse anche a Marziano) dal primo libro Aduersus mathematicos, quello appunto Contro i grammatici, di Sesto Empirico (1, 79): (Cratete) <<era solito dire che il critico differisce dal grammatico e che deve essere esperto di tutta la scienza del linguaggio, mentre il grammatico deve limitarsi a interpretare le locuzioni dialettali e a dar conto degli elementi prosodici e di essere conoscitore di altre particolarita simili a questa: e per queste ragioni egli affermava che il critico si puo paragonare a un capomastro, il grammatico a un semplice manovale>> (35). Nell'ordine storico e <<semantico>> (36) del trinomio ellenistico: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] per indicare l'attivita filologica il secondo termine e piu antico (37), perche non si identifica piu con il grammatico. Esso recupera la dottrina stoica, e cioe pergamena, la [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] di cui parla poco prima Sesto Empirico, ovvero il complesso delle conoscenze filosofiche riferibili al linguaggio e all'esegesi di un testo letterario, in opposizione polemica alla ristrettezza degli interessi della scuola grammaticale alessandrina di Aristarco (che, secondo la Suda, e contemporaneo di Cratete), in nome di una interpretazione allegorica della poesia, cioe di una esegesi nuova e vera dei poemi omerici. Del resto in ambito alessandrino gia Eratostene, per il suo <<vario e molteplice sapere>> non si identificava piu con il 'grammatico' (dedito quasi esclusivamente alla analisi linguistica e letteraria), ma si definiva 'filologo'. La testimonianza di Marziano ci mostra come la 'filologia' romana abbia assimilato e integrato all'interno di un metodo unitario le due posizioni antagoniste degli antichi 'grammatici', nella consapevolezza che la grammatica e diventata anche qualcosa di altro e di piu elevato (38).

Il discorso storico-teorico sul metodo filologico-grammaticale da parte di Marziano Capella, si fonda sulla conoscenza ed esperienza di 'filologo' (o di storico della filologia?) dei problemi della edizione, interpretazione e trasmissione del testo scritto, oltre che dei materiali scrittori in uso. Lo stesso discorso generale e particolare sul recupero di competenze e conoscenze non piu attuali e perdute sancisce inequivocabilmente questo atteggiamento 'umanistico'. Mi limito a segnalare un paio di passi esemplari di quanto ho appena affermato, avvolti nell'allegoria della fabula, ma illuminanti--io ritengo--nella loro precisione tecnico-filologica, anche dal punto di vista lessicale (39).

Nella lode che nel II libro le nove Muse tessono di Filologia, ciascuna elogiando le caratteristiche della disciplina a cui sono legate, Polymnia (2, 120) canta in dieci trimetri giambici la straordinaria competenza della uirgo nell'aggregare e disaggregare cola ritmici disomogenei per genere (cioe versi asinarteti [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]) per formare versi interi e nel saper riconoscere le parti che costituiscono i versi stessi (una abilita--la discretio metrorum--che i grammatici attribuiscono al poeta Archiloco) (40). Essa sa riconoscere la funzione dei segni diacritici con cui i filologi individuavano la struttura ritmica dei carmi, i mutamenti ritmici, le responsioni, il passaggio da strofe ad antistrofe, in definitiva i problemi legati alla colometria (alessandrina) nella mise en page del testo lirico e drammatico (41). Si tratta dei segni le cui funzioni conosciamo da Efestione (73, 12-76, 16 Consbruch) e di cui abbiamo testimonianze papiracee negli scoli 'eliodorei' ad Aristofane, come la paragraphos (linea iacens [-]), la diple (linea iugata [=]+ trigonus [>]) e, dalle loro combinazioni, la coronis (quid trigonus recuruet iugata iacente linea [)-); ma il testo fa riferimento forse anche a segni preeliodorei (42). in un testo corredato di questi segni devono risultare immediatamente evidenti le parti meliche (melos), gli ambiti melodici o scale in cui vengono eseguite (toni) e le parti strumentali (crusmata).

Queste informazioni sono poi legate e integrate da una scena successiva della fabula (2, 136-138) in cui Filologia, per divenire immortale, si deve liberare, attraverso la uomitio rituale, del suo sapere terreno, un sapere di cui non avra piu bisogno perche ora essa contempla <<lumine claro ... nube remota>> (cosi le canta Euterpe 2, 125) cio che prima <<conosceva solo per congettura>> (43), come gli canta Urania (2, 118 <<nil iam coniciens>>) e ribadisce Erato (2, 123 <<tibi cognita soli>>). Si tratta di un <<allegorema che rispecchia un particolare atteggiamento della nmSeia neoplatonica ed ermetica>> (44), secondo quanto afferma Plotino (5, 5, 6): <<colui che voglia contemplare l'essenza intelligibile non deve avere in se alcuna percezione del sensibile, e solo cosi potra contemplare cio che e al di la del sensibile>> (45). Filologia si libera di libri e uolumina che saranno raccolti dalle Artes, dalle Disciplinae e dalle Muse a seconda delle proprie esigenze e capacita (in suum ... necessarium usum facultatemque) (46):
   Cernere erat qui libri quantaque uolumina, quot linguarum opera ex
   ore uirginis diffluebant. Alii uero ex papyro, quae cedro perlita
   fuerat, uidebantur, alii carbasinis uoluminibus implicati libri, ex
   ouillis multiquoque tergoribus, rari uero in philyrae cortice
   subnotati erantque quidam sacra nigredine colorati, quorum litterae
   animantum credebantur effigies [...] In aliis (sc. uoluminibus)
   quippe distinctae ad tonum ac deductae paginae [...] Erant etiam
   libri qui sonorum mela signaque numerorum et cantandi quaedam opera
   praeferebant.


Le informazioni di tecnica editoriale contenute nell'inno di Polymnia sono qui integrate da un catalogo di materiali scrittori familiari all'autore, che corrispondono con quanto noi sappiamo della tecnica libraria fra IV e V secolo (i rotoli sembrano prevalere, ma i codici di pergamena sono una realta consolidata: <<ex ouillis multi ... tergoribus>>). Ma l'interesse del passo non si esaurisce in queste constatazioni. Quello che a noi qui soprattutto interessa e quanto affermato sulle tecniche ecdotiche impiegate nei libri che contengono testi di poesia. Le pagine distinctae ad tonum ricordano la prassi editoriale di Apollonio l'eidografo (Etym. M. 295, 52 Gaisford), bibliotecario ad Alessandria dopo Aristofane di Bisanzio, che classificava i testi lirici secondo i diversi [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], cioe le specie (i 'modi') di scale musicali (dorica, frigia, lidia, etc.), come indica ad tonum. Una conferma, questa, che le edizioni colometriche dei filologi alessandrini si fondavano ancora su una qualche conoscenza della musica che accompagnava i testi lirici e drammatici. E cosi il nesso deductae paginae si riferisce precisamente alla colometria del testo poetico, <<paginae in quibus carmina deducta erant>> su colonne piu sottili (di quelle dei testi in prosa), scritte dunque ev eicGecei. Una riprova di questa interpretazione viene dalla presenza di libri con segni di notazione melodica (sonorum mela) e ritmica (signaque numerorum) e anche come parti di canto (cantandi quaedam operam praeferebant): tutto cio trova riscontro nella prassi antica quale noi conosciamo dai resti che ci sono giunti. Ricordo un esempio epigrafico molto noto, l'Epitafio di Sicilo, che riporta sopra il testo la notazione alfabetica e i segni ritmici delle durate sillabiche (dilatate oltre i valori prosodici convenzionali della sillaba lunga) da realizzare nel canto (47).

L'importanza dei passi di cui abbiamo discusso va ancora oltre, in quanto l'inno di Polymnia in onore delle capacita ecdotiche di Filologia induce a supporre che nel IV-V sec. sopravvivesse ancora memoria teorica e pratica della prassi colometrica alessandrina, quantomeno come discussione che poteva essere indotta dai problemi posti dal passaggio dal rotolo al codice. Se le cose stanno in questo modo, si capisce di piu come siano state possibili, sempre in quest'epoca, operazioni filologiche di altissimo livello come l'edizione dei cantica di Plauto del Palinsesto Ambrosiano (e dei codici Palatini) e il codice Bembino di Terenzio (48), che presuppongono un dibattito culturale in cui l'indissolubile legame del testo metrico-lirico con la musica e cosa nota e operativa ai fini delle edizioni dei testi.

Questo non significa che nell'eta di Marziano sopravvivesse una esperienza performativa della poesia-musica dell'antichita classica. Proprio la scomparsa (inesorabile) della musica ha determinato la irreversibile incomprensione della originaria struttura unitaria, 'musicale', e cioe del nesso parola-ritmo-melos. Anche di questo Marziano da lucida testimonianza (9, 900) quando della uirgo Harmonia, ritrovata a fatica dallo stesso Mercurio post saecula numerosa, dice esplicitamente <<tandem in usum melicum carmenque renouatam>>, cioe che Armonia e finalmente ritornata alla prassi della poesia cantata e accompagnata dagli strumenti (questo il valore tecnico del nesso melicum carmen). Del resto poco sopra aveva detto che si era nascosta agli uomini non sopportando la melicorum indocilis mortalitas, cioe la loro incapacita a comporre melica carmina.

In occidente la prassi editoriale e del commento dei grandi autori classici aveva ricevuto impulso a partire dalla cosiddetta rinascita pagana del IV secolo, ma l'opera di Marziano Capella rappresenta forse un unicum per la dichiarata riconquista e riorganizzazione del sapere, per la mole, la coscienza storica e filologica e i motivi ideali dell'azione culturale che realizza.

Sarebbe necessario qui (ma non sono in grado di farlo ora) un excursus completo sul concetto di filologia, al di la del nome e della genesi, da Eratostene fino a Marziano Capella. Lo ha schizzato Ferrarino nelle ricordate carte inedite (che vorrei un giorno pubblicare con opportuni aggiornamenti e integrazioni), da cui ho tratto materia per le mie conclusioni.

Ferrarino si prefiggeva <<il tentativo di sintetizzare l'evoluzione o meglio alcune vicende del concetto di filologia dopo Eratostene, soprattutto perche ribadiscono, grazie allo stoicismo prima, al neoplatonismo poi, quell'intima e feconda concatenazione tra filologia e filosofia che, per una parte, richiama alla schiettezza delle origini, per l'altra getta luce su tutto il futuro della disciplina, culminata nel Vico e nella speculazione romantica tedesca: filologia come interpretazione e, insomma, come autentica categoria del conoscere>>.

4. QVAE PHILOSOPHIA FVIT FACTA PHILOLOGIA EST?

A questo punto del discorso e una domanda necessaria, non retorica.

Sophia e la prima sposa a cui pensa Mercurio quando decide di prendere moglie (1, 6), ma per il legame che aveva con Pallade, di cui era sorella di latte (collactea) (49), essa sembrava ad innubas transisse. Sophia non va identificata con Filosofia (come si e pure fatto) (50) che e una vecchia e gloriosa matrona (incompatibile sul piano del racconto con le mire nuziali di Mercurio). Non e stato insomma amore a prima vista quello per Filologia, ne senza problemi la scelta definitiva della sposa. Dopo Sofia Mercurio si era innamorato anche di Mantica e di Psiche, ma l'una seguiva Apollo, la seconda era legata a Cupido (1, 7).

Quello che la Filologia e per Marziano ce lo dice lui stesso, come sempre, a partire dall'inno in cui Apollo consiglia la doctissima uirgo (1, 21-22) al fratello e che ha il suo culmine nel verso
   Peruigil immodico penetrans arcana labore;


cosi successivamente Giunone perorera la causa del matrimonio e della scelta di Filologia riconoscendo che e universalmente nota l'abitudine costante della fanciulla alla lucubratio notturna, come rivela il pallore del suo volto (topico per i filologi): <<an uero quisquam est, qui Philologiae se asserat per uigilia laborata et lucubrationum perennium nescire pallorem?>> (1, 37). Aggiungo che ancelle di Filologia sono Periergia e Agrypnia, Curiosita e insonnia.

Uso a commento di queste testimoninanze le parole (questa volte pubbliche) di Ferrarino: <<Filologia e il simbolo dell'acume mentale dell'intelligenza che sa internarsi nel mistero della vita e delle cose, della realta sia umana che divina, tutto interpretando e decifrando, senza conoscere ostacoli ... La filologia e la scienza dell'interpretazione, l'arte dell'esegesi del tutto, non solo dello scritto: ... la filologia non solo e conoscenza ma per natura la Conoscenza, unica anima di tutte le conoscenze particolari>> (51). Erato la definira caput artibus (2, 123). Talia, nell'ultimo degli inni delle Muse (2, 126) cantera:
   Nunc nunc beantur Artes,
   quas sic sacratis ambo,
   ut dent meare caelo,
   reserent caducis astra
   ac lucidam usque ad aethram
   pia subuolare uota.
   Per uos uigil decensque
   nus mentis ima complet,
   [...]
   Vos disciplinas omnes /
   ac nos sacrate Musas (52).


La figura di Filologia riceve luce anche dalla figura dello sposo, Mercurio, che nell'inno di Apollo e parilem ... iugalem (1, 22): egli e l'interprete divino, il dio della filologia oltremondana (come lo definisce Ferrarino). Giove lo chiamera <<interpres meae mentis, o nous sacer>> (1, 92).

Per questo le nuptiae sono la prima (e unica) reductio omnium artium ad Philologiam, nata nell'ambito del neoplatonismo fiorito ad Alessandria. Proprio attraverso la conoscenza l'uomo puo, come la mortale Filologia, metaforicamente riconquistare il cielo e ritornare all'unita da cui si e staccato per scendere sulla terra.

In questo senso il De nuptiis e simbolo dell'unita dei due mondi l'umano e il divino, perche anche il mondo del sacro ha la sua filologia, come Marziano ha dimostrato in quel << mysticarum doctrinarum thesaurus impenetrabilis>> (53) (Lqbeck) che sono in particolare i primi due libri (pratiche teurgiche, iniziatiche, ermetiche, Oracula Chaldaica, etc., che ha le stesse esigenze di essere recuperato e organizzato delle discipline enciclopediche); ricordiamo anche che Filologia porta in dote allo sposo le arti della mantica e profetiche, mediatrici tra dei e uomini (9, 893-896). Philologia, come in Eratostene, indica tutto lo scibile e il <<metodo critico, 'filosofico', cioe scientifico>> per conquistarlo (o riconquistarlo). In questo senso nobilissimo la filosofia e diventata filologia. Anche per Seneca, dalla cui epist. 108, 23 e tratta la constatazione <<quae philosophia fuit facta philologia est>> (da me volta in forma interrogativa), la filologia e una cosa seria: e banale quando si fa elementare grammatichetta: <<relinque istum ludum litterarium philosophorum qui rem magnificentissimam ad syllabas uocant>>(epist. 71, 6).

Allora si chiarisce definitivamente il nuovo rapporto (<<connubio>>) che in ambito neoplatonico si stabilisce tra filosofia e filologia. Come abbiamo visto, la filologia di Marziano non prescinde dall'aspetto 'filosofico'-scientifico, cioe critico. Questo aspetto riconosce, ma ponendo il problema dalla parte del filosofo, un altro neoplatonico tardo, Sinesio (Dion. 246, 21), convinto sostenitore dell'unita del sapere:

'[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]' (54).

Va da se che la Filologia di Marziano ha acquisito su di se le capacita 'critiche' e dialettiche della Filosofia, ma rispetto a essa rappresenta il metodo e le capacita dell'intelligenza di salvare e di organizzare la totalita della conoscenza, perche in questo modo puo recuperare e salvare tutta la filosofia, fisica e metafisica, <<tutto decifrando e interpretando>>. Solo cosi si puo salvare e conoscere la multiforme storia e varia scienza degli uomini, che essi possono recuperare e conoscere attraverso la parola scritta, oggetto appunto dell'indagine del filologo: dicti studiosus. <<Spectaculo detinemur cum scripta intellegimus autprobamus>>: e l'esegesi totale, l'interpretazione, il risultato ultimo cui giunge la filologia nelle parole di Grammatica che ha aggiunto ai suoi compiti originari, come abbiamo detto, quelli 'critici' appunto di intellegere e probare (3, 230).

Sembra un'urgenza personale e storica questo programma di Marziano (non una compilazione 'erudita', come tante in quest'epoca, in greco e in latino), come se la cultura degli antichi fosse minacciata dall'oblio e negata alla tradizione, oscurata da altre visioni del mondo per le quali la ricerca, l'interpretazione e la conoscenza non sono una conquista dell'intelligenza dell'uomo, ma sono ispirate dall'alto (55).

Resta singolare che una cosi <<eccezionale sintesi di filologia e di filosofia>> (sono ancora parole inedite di Ferrarino), un'opera che ha avuto cosi grande importanza nella cultura occidentale, non abbia ancora una edizione critica credibile, una traduzione integrale accettabile e un commento complessivo che stabilisca anzitutto i necessari collegamenti interni alla fabula, che ne documenti la composita e compatta unita di concezione, che possa sostituire quello vetusto (e benemerito) di Ulrich Friedrich Kopp (pubblicato postumo nel 1836!): io credo che i filologi qualche responsabilita ce l'abbiano.

Nella chiusa del De nuptiis Philologiae et Mercurii il padre affida al figlio omonimo l'opera alla cui elaborazione ha dedicato gran parte della propria vita (9, 997): <<habes senilem, Martiane, fabulam>> (un 'racconto' elaborato al lume della lucerna, in conformita a un topos che ora sappiamo immanente all'opera stessa): l'atto supremo della filologia e la tradizione. Cosi nel verso di commiato raccomandava al figlio una frequentazione assidua della necessariamente raffazzonata satura (che e in verita opera di studio e consultazione attenti: non a caso e usato il verbo lectito), con l'invito a ignorare le nugae (i momenti ludici e quelle che possono sembrare interpretazioni insufficienti o inevitabili sciocchezze, 9, 1000):
   secute, nugis, nate, ignosce lectitans.


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LUCIO CRISTANTE

Universita degli Studi di Trieste

(1) Cf. 1, 2 (dialogo con il figlio); 3, 221-222 (dialogo con Camena); 6, 575-580 e 8, 806-809 (dialogo con Satura); 9, 997-1000 (scambio di accuse con Satura e congedo).

(2) Porfirio e sapientemente evocato nel prologo (1, 2): fondamentale Schievenin (2006: 133 sqq.); per Giamblico cf. Lenaz (1975: 48 sq. e passim), con la bibliografia IVi cit.

(3) Inst. 2, 130, 11 sqq. Mynors.

(4) Serm. ant. 123, 4 sq. Helm.

(5) <<Securus Melior Felix, u(ir) sp(ectabilis) come(s), consist(orianus), rhetor Vrbis R(omae), ex mendosissimis exemplaribus emendabam contra legente Deuterio, scolastico, discipulo meo, Romae, ad portam Capenam, cons(ulatu) Paulini, u(iri) c(larissimi), sub V nonarum Martiarum, Christo adiuuante>>; il testo e quello edito da PrEaux (1975: 104). Felix e lo stesso retore che collaziono per Mavortius l'antigrafo degli Epodi di Orazio; cf. Pecere (1986: 47).

(6) Discussione in PrEaux (1975) e Cameron (1986), cui si deve la datazione piu alta.

(7) Cf. i passi fondamentali indicati alla n. 1 e Schievenin (1984), cui si potra aggiungere 9, 904, Cristante (1987: ad l.).

(8) Filologia presentera pure una sua dote: 9, 892-898, sancita nei termini del diritto civile (con riferimento alla dotis dictio: 9, 898; ma l'intera sezione 892-898 riecheggia terminologia tecnica giuridica).

(9) Rinvio al censimento pubblicato da Leonardi (1959-60).

(10) L'enciclopedia risultera formata da Grammatica (l. 3), Dialettica (l. 4), retorica (l. 5), Geometria (l. 6), Aritmetica (l. 7), Astronomia (l. 8), Musica (l. 9).

(11) Mi riferisco in particolare alla ed. teubneriana di J. Willis (1983) su cui mi permetto di rinviare a Cristante (1986); su sconcertanti prove di traduzione recenti cf. Schievenin (2003).

(12) Ferrarino (1969 [=1986]).

(13) Rimasta pure in bozze (ritrovate presso l'editore Zanichelli) dotate di indici analitici e bibliografia. La sintesi del Funaioli e ora riedita da F. Giordano (2007) sempre per i tipi della Zanichelli.

(14) Due volte, pp. 1 e 53 della ristampa (= 185 e 237): nel secondo caso inserito fra <<riduzioni di compendi e bagliori di qualche nome: Elio Donato, Eusebio, Servio, Macrobio, Marziano Capella, i due Esichi, Orione, Prisciano>>.

(15) Gramm. 10: <<philologi adpellationem adsumpsisse uidetur (sc. L. Anteius) quia, sicut Eratosthenes qui primus hoc cognomen sibi uindicauit, multiplici uariaque doctrina censebatur>>.

(16) Storia della filologia classica, p. 21 sq. della trad. italiana.

(17) 9, 998: <<Haec (sc. Satura) quippe loquax docta indoctis aggerans / fandis tacenda farcinat, immiscuit /Musas deosque, disciplinas cyclicas / garrire agresti cruda finxit plasmate>>.

(18) Per una rassegna cf. Lenaz (1972).

(19) Cf. 9, 999 con riferimento a una clientela di zotici (<<beata alumnum urbs Elissae quem [sc. Martianum] uidit / iugariorum murcidam uiciniam / paruo obsidentem uixque respersum lucro>>) e qui nel seguito.

(20) 9, 899. Mercurio fa fatica a ritrovare le arti (cf. ad es. 3, 223) e le stesse Arti (personificate) manifestano insofferenza per la trascuratezza e l'ignavia degli uomini, Schievenin (1986: 808, n. 27).

(21) Schievenin (1986: 810, ma sono da vedere le pp. 808 sqq.).

(22) L'enciclopedia di Marziano Capella <<n'est pas le reflex d'une pratique scolaire>>, Hadot (2005: 154), cui rinvio per tutta la problematica della tradizione delle arti liberali nell'antichita.

(23) Che rinvia alla metafora della canina facundia dell'oratore. A 9, 999 Satura accusa Marziano di confidare in inutili sforzi oratori: iurgis caninos blateratus pendere.

(24) E la sola occorrenza del termine talentum con valore metaforico all'infuori della esegesi biblica, cf. Schievenin (2001-2002: 95, n. 29).

(25) Retract. 1, 6.

(26) Status quaestionis e sintesi del problema in Schievenin (1998).

(27) Il problema dell'origine greca delle arti e della loro traduzione in latino era stato ribadito anche a 3, 223 e 229.

(28) Cqurcelle (1948: 198-200).

(29) Schievenin (1986), che qui semplifico per arrivare al punto principale (e finale) del mio discorso.

(30) L'ultimo pagano fu il Macrobio del 410.

(31) Cf. n. 51.

(32) Di Eratostene Marziano espone la teoria della misurazione della circonferenza della terra a 6, 597 (su cui e in corso di stampa un illuminante saggio di Romeo Schievenin). Sulla poliedrica attivita eratostenica si puo vedere Geus (2002: spec. cap. IX Der Philologe, 289-308).

(33) Questa constatazione pone il problema della paternita marzianea del trattato di metrica individuato da De Nqnnq (1990) nel ms. Qxford, Addit. C 144, in cui il presunto Marziano farebbe riferimento alla sua opera 'maggiore' (di cui cita come esemplificazione alcuni versi) come Philologia. Credo se ne potra proficuamente discutere quando avremo la annunciata edizione del testo.

(34) La testimonianza di Marziano non e mai stata messa in rapporto (a quanto mi risulta) con il testo di Sesto Empirico.

(35) '[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]; la traduzione e di Russo (1972).

(36) Cosi Ferrarino nel testo inedito.

(37) Filita di Coo (IV-iii sec. a.C.) era [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Strabq, 14, 657). Per l'uso di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] cf. A. Gudeman RE XXII (1922: 1912-1915); Pfeiffer (1973: 159 e 256 sqq.); Romano (1991: 1126 sq.).

(38) Un aspetto importante della filologia marzianea, di cui mi occupero in un contributo a parte, riguarda la pratica diffusa dell'etimologia 'nascosta' nel tessuto narrativo del testo e usata al fine di spiegare il 'vero' significato in particolare di grecismi usati come nomi propri.

(39) Riutilizzo per questa sezione mie ricerche precedenti: Cristante (2008).

(40) Aphton. GL 6, 104, 9 sqq.

(41) 2, 120 <<... quid iacente, quid iugata linea / trigonus recuruet circulusque torqueat, / melos probare (sc. sueta Philologia) ac tonos et crusmata>>.

(42) Specificamente il segno combinato di trigonus + linea iacens [>-] che sembra corrispondere alla <<diple obelismene ad separandas in comoediis et tragoediis periodos>>, che non si trova nel capitolo efestioneo ma e tramandato nell''Anecdoton dell'importante Par. Lat. 7530 (GL 7, 533-36).

(43) Lenaz (1975: 24).

(44) Lenaz (1975: 23).

(45) Traduzione di Faggin (1992).

(46) <<Era facile distinguere i diversi tipi di libri, le dimensioni dei rotoli e la varieta delle lingue impiegate nelle opere che si spandevano dalla bocca della giovane; alcuni si vedeva che erano di papiro spalmato di cedro, altri erano fatti di rotoli di lino, molti anche di pelle di pecora, rari quelli trascritti su corteccia di tiglio. Ce n'erano alcuni vergati con il nero inchiostro dei libri sacri, e i loro caratteri sembravano figure di animali [...] in alcuni di essi vi erano colonne piu sottili e divise a seconda della loro tonalita [...] C'erano pure libri caratterizzati da note musicali, da indicazioni ritmiche e da brani per il canto>>; la traduzione e di Lenaz (1975).

(47) Un fenomeno di cui ci parla espressamente quanto resta di un trattato ritmico nel P. Oxy 2687, ripreso nella terminologia anche da Marziano (9, 982: il monochronon tempus che indica una sola sillaba lunga fino a quattro tempi), ma non dalla sua fonte greca Aristide Quintiliano.

(48) Per i quali rinvio agli studi di Questa (1984) e Questa-Raffaelli (1999) con la bibliografia IVi cit.

(49) A 2, 111 collactea di Filologia e Periergia.

(50) Shanzer (1986: ad l.).

(51) Ferrarino (1969: 3 = 1986: 357).

(52) <<Ora ora gioiscono le Arti / perche voi (Mercurio e Filologia) insieme / date loro una sacra sanzione / per cui esse concedono ai mortali / di avviarsi verso il cielo / e dischiudono loro il mondo degli astri / e consentono ai desideri degli eletti / di sfiorare la sfera dell'etere luminoso. / Grazie a voi il vigile e nobile Nous / colma gli abissi del pensiero / [...] / consacrate le Discipline tutte e anche noi Muse>>; la traduzione e di Lenaz (1975).

(53) E la famosa definizione di Marziano formulata da Lqbeck (1829: 464).

(54) <<Il filosofo avra le conoscenze di un filologo, ma giudichera ciascuno e tutti come un filosofo>>; la traduzione e di Antonio Garzya (1989).

(55) Marziano non fa alcun riferimento esplicito al cristianesimo, ma dimostra di conoscerne aspetti fondamentali: Schievenin (2008: in part. 228 sq.).
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Author:Cristante, Lucio
Publication:Voces
Article Type:Report
Date:Jan 1, 2008
Words:8134
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