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The novella of Gismonda and Guiscardo in verse: a fifteenth-century incunabulum of Decameron 4.11.

The poetic version of the novella of Gismonda and Guiscardo on which the present transcription is based is found in the Rare Book Collection at the University of North Carolina at Chapel Hill (Incunabula 469.5).2 The book, in 4, is bound in red cardboard and contains 4 unnumbered folios, or leaves, no title or title page, and no colophon. It is listed in the bibliographies of Frederick Goff (B-760), Joseph Martini (no. 36) and Giambattista Passano (47-48); Goff and Martini attribute the printing to Battista Farfengo of Brescia. The text is written in 80 hendecasyllabic octaves (ottava rima) with the rhyme scheme ABABABCC. Each folio of the incunabulum contains 10 octaves arranged in 2 columns of 5 octaves apiece. For ease of reference, in the transcription I have numbered the folios from 1r. to 4v. and the octaves from 1 to 80.

The poem opens with a call to done lezadre and voi gioveni amanti to prepare their eyes and ears for the pitiful story to follow (octave 1). In the second and third octaves, the poet invokes the assistance of "quel fanciul che l'arco porta" (2.2)--Eros--and an unnamed muse, "mia ninpha altiera" (3.1), for inspiration and guidance. In octave 4, the author summarizes the entire arc of the tale of the ill-fated love between Gismonda, daughter of the Prince of Salerno, and Guiscardo. When her father Tancredi kills Guiscardo and sends his daughter her lover's heart in a golden chalice, she pours poisoned water into the chalice, drinks it, and dies. Tancredi regrets too late his cruelty and fulfills his daughter's last wish to be buried in the same tomb with her lover. Octave 5, in which the author seems to refer to a love inspiration in his own life (his "nimpha altiera" 3.1), may possibly have been printed out of order with octave 4 as it interrupts the continuity between octaves 4 and 6. The rest of the poem, octaves 6-79, is devoted to the substance of the novella. The final octave (80), however, contains an epitaph which is not found in Boccaccio's story and which is composed by Tancredi in Gismonda's voice. In it she proclaims that her spirit and Guiscardo's are joined in hell--a moral judgment not found in the Decameron.

Editorial criteria

It is my intention to retain as much as possible of the original text of the incunabulum, making only those changes that facilitate the reading. In addition, I have intended to highlight the following features of the text:

1. The letter h has been retained whether etymologically justified or a hypercorrection: lachrime, bocha, hebbe, historia; I have added h to singular forms of present tense of avere which appear as o, ai, a.

2. The text contains many abbreviations, which have been expanded. The conjunction et has been retained before a vowel (Et era bella 10.1). Nasal bars have been replaced by the appropriate nasal n or m.

3. There are no accents in the original text; I have added them in accordance with modern usage.

4. Latinate spellings characterize the text and are retained: scripta, dextra, aldire. The author also uses the preposition cum and the Latin phrase ab antiquo.

5. The punto in alto has been added in cases of syntactic doubling: allei, allui.

6. The preferred masculine singular definite article is il but el is also used; in addition el is often used as 3rd person singular direct object pronoun (molti el sanno 4.2).

7. Obvious misspellings--for example, giordano (26.3) for giardino; descander (20.6) for descender--have been corrected in the text and indicated in the footnotes.

8. The letter y is used only in forms of the verb lacrymare and in lacryme and has been retained.

9. I have added punctuation in accordance with modern usage. Also, words have been separated as necessary, and u and v are differentiated.

10. Single consonants characterize the text: facia, done, ebe, ato, vechieza.

11. Square brackets are used for an emendation to the text to supply a missing or illegible letter: quel[l]a (15.6).

12. A few spelling inconsistencies occur in the text: doe, dui, doi for due; volio and voglio. I have left them as they appear in the original when their meaning is clear.

Works Cited

Editori e stampatori italiani del Quattrocento: note bio-bibliografiche. Introd. Raffaello Bertieri. Milano: Libreria Antiquaria V. Hoepli, 1929.

Goff, Frederick Raymond. Incunabula in American Libraries. A Third Census of Fifteenth-Century Books Recorded in North American Collections. New York: The Bibliographical Society of America, 1964.

Martini, Joseph. Bibliotheque Joseph Martini. Deuxieme partie: livres rares et precieux d'autresprovenances. Milano: Librairie Ancienne Ulrico Hoepli, 1935.

"La novella di Gismonda e Guiscardo." Incunabula 469.5. 4 leaves. 4o. 21 cm. Rare Book Collection. University of North Carolina. N.p., n.d. (UNC catalogue attributes printing to Baptista Farfengus, Brescia, about 1491-1499).

Passano, Giambattista. I novellieri italiani in verso indicati e descritti da Giambattista Passano. Bologna: Romagnoli, 1868.

f 1r. 1

Done lezadre e voi gioveni amanti che qui conduce volunta d'udire, apparechiati li ochij a dolci pianti che per far seti avanti lo partire; io ho tanta pieta di tal sembianti ch'a pena posso l'historia seguire, pensando pur ch'ad uno simel puncto esser po ciascun homo e donna giunto.

2

E per dur questa opra a miglior fine (1) ricorro a quel fanciul che l'arco porta, "Signor," dicendo, "de l'alme divine, tu sei mio sir, tu sei guida e scorta; mie rime adorna tanto peregrine e la loquela mi fa tanto acorta che poner possa in cor amor e fede a chi non ha delli amanti mercede."

3

Ancor ricorro a te, mia ninpha altiera, ch'a lachrymar piu volte mi conduce, con tuo splendor m'avampa la lumera charissima speranza guida e duce; non posso sullevar me alto da terra se non m'aiuti tu, splendida luce, perho mi presta tanto dono e pace ch'io possa dir d'un alto amor verace.

4

Voi aldirete d'un vechio signore ch'ebe una sol figlia e molti el sanno la qual perdendo il suo giovenil fiore inamorossi d'un suo cortesano, e come fu palese il lor amore, e che fe il padre: cum armata mano, Guiscardo uccise, amor della figliola, e lei s'uccise poi se stessa sola.

5

Che debe far un hom ch'al suo piacere (2) ha la cosa in secreto e hala sola, o qual monaltro fato sostenere un riso, un sguardo, un ato, una parola, ch'io arsi gia ne mi poria tenere palido e smorto quanto una viola, o mie amor, vedendo la contrata, basai la terra dove era passata.

6

Tancredi, vechio princi de Salerno, signor di molte terre e gran richezze per quanto de l'historia sua discerno, humano fu e senz'alcuna aspreza; forsi tal fama l'aria fatto eterno (3) s'el non havesse poi in la vechieza, nelli anni dico del suo tempo inanti, tincto le man nel sangui delli amanti.

7

A questo in tutto el tempo di sua vita non nacque de sua donna alcun herede, solo una figlia Gismonda ditta hebbe tenendo la principal sede, ma saria stata cosa piu gradita che morta fusse el di che Dio la diede, si come sola a tanto stato era, cosi l'amo cum volunta sincera.

8

E per quanto di lui l'historia parla tanto di lei scaldossi 'sto signore che non pensava mai di maritarla per non privarsi de cotanto amore; si oltr'ai debiti anni lassarla andare perdendo de l'etade el piu bel fiore, si dur partirla dal suo seno, ma molti in donna dimandar la feno.

9

Ma pur a uno duca della corte potente e grande fu data per sposa, pur come piacque a Dio che per sorte del mundo volge ogni creata cosa; in breve el suo marito venne a morte e sola rimase quella dolorosa unde cossi vedova e afflitta torno dal padre dove era partita.

10

Et era bella e di statura altiera, dolce aspetto, vaga a maraviglia, occulto amor mostrava nella ciera gli ochij ciascun nelle stellate ciglia parea la tramontana [s]ulla sera oltr'a la fazza candida e vermiglia di grande intelligentia e grande ingegni, era piu che a donna se convegni.

(1) dur = condurre

(2) This octave appears unrelated to the novella and seems self-referential.

(3) aria = avrebbe

f 1 v. 11

E cosi vinendo appresso il padre questa come alta donna in abundantia molta conobbe non haver il padre in testa (1) giungerla al nodo dove era disciolta; parendo allei cosa dishonesta domandarli marito un'altra volta, eleger delibero uno amatore e farlo occultamente suo signore.

12

Era la magna casa di suo padre populosa di gente d'ogni maniera, di qual pensando ben tutte le squadre e un che Guiscardo nominato era di sangue vil ma de virtu legiadre per amor s'elesse in tanta schiera e ogni di piacendogli il suo aspetto comincio amarlo con ardente effetto.

13

El giovene, ne gli atti ben acorti si come per suo signale chiaro comprese, hebe la mente di la donna scorto siche d'amarla anche lui si rese, ponendo adrieto ogn'altro suo conforto pensando sempre in lei forte s'accese, e cio che faceva mai dito Guiscardo in mente havea quel legiadro sguardo.

14

Cossi certanamente ambedui amando anci morendo ad uno equal tormento, e non l'afflitta donna altro cercando ch'ha di trovarsi sieco a parlamento, non volse per mezan cercar il quando ma per secreto suo ordinamento ella una littera di sua mano scrisse, dandogli el modo donde allei venisse.

15

In uno nodo di canna dentro chiusa la lettera gli de poi come per gioco dicendo a quel per piu honesta scusa dalla a la schiava per aprender el foco (2) che per minor fatica questo s'usa, (3) con que[l]la se parti poi di quel luoco considerando non e senza cagione essersi datto e fatto tal sermone.

16

Giunto che fu a casa aperse il nodo qui era dentro la celata scripta, quella legendo ben intese el modo e la via da tenere che gli era ditta; lieta si fece e piu nel amore sodo che giamai fosse in tutta la sua vita, e comincio di subito dar opra de gir al loco allui ditto disopra.

17

Era ab antiquo alla stantia paterna un monte inanti gia molti anni usato, e nello monte era una chaverna, nella chaverna un gran buco tagliato che per bisogno della via superna teneva quel loco tutto alluminato, e per lo buco ch'era li vicino era mostrato a Guiscardo il camino.

18

Havea di la sua chamera la donna un uscio chiuso che la dentro andava, che per disuso nessuna persona di tale intrada piu si ricordava, ma amor che industria neli animi sperona mostro alla donna cio che la cercava che per tal via benche per longa arte de l'uscio aperse la piu dextra parte.

19

Cossi so[l]etta non cum donna alcuna l'intrata misura e la vista, examino le cose ad una ad una e scrisse anche a Guiscardo un'altra lista dicendo la lungheza della funa che bisognava alla discesa trista come a intrar dovea star adorno per li spin ch'al buco eran intorno.

20

Guiscardo intese ben tutte le trame e la sequente notte ando la suso, vestito se era di grosso curame che non l'offenda [l]i spini del buco; et a uno aspe grosso sul forame ligo la corda per descender giuso, (4) cossi intro Gu[i]scardo in quella sera dove con gran desio spettato era.

(1) text has "testa"

(2) dalla = darla

(3) text has "monor"

(4) text has "descanded'

f 2r. 21

Passata quella notte el di venuto che inanci n'havea tempo al suo desire lasso Gismonda le compagne in tutto fingendo di voler gir a dormire; serrata che lasso aperse il condutto dove Guiscardo havea fatto venire nel qual trovando la splendente facia con gran disio recolse nelle bracia.

22

Nella zambra intraro e poi che furo un buon spacio di tempo insieme stato dien fra lor modo piu che prima securo di conservar il lor amor celato; Guiscardo ch'aspettava farsi scuro entro nella caverna al loco usato, possia la donna havendo l'uscio chiuso alle compagne sue ritorno giuso.

23

Riposto il sole e fato l'aer bruno (1) Guiscardo, per la stra' donde e venuto, ritorno a casa non sapendo alcuno, poi longo tempo questa strada tene l'uno bramando l'altro e l'altro l'uno finche l'ardor secreto se mantene andando spesso al fin de tal piacere servando amor dui corpi in un volere.

24

Chi ditto harebe ch'un si caldo amore fortuna fusse messa a disturbare, intende, o diligente auditore, che non e vitio gia volere amare ma vit[i]o e non celare il suo furore; facia fortuna cio che puol fare, per spine non star gia ricoglier viole al bon intendador poche parole.

25

Chi di fortuna amando si cagiona (2) exempio singular dargli si vola, (3) usato era Tancredi su la nona andarsi a trastular con la figliola; seco con lei remota ogni persona si trastulava con qualche parola, hor com'el regno stava, or come giva, e stato alquanto spac[i]o se partiva.

26

Per tal usanza un di prese il camino in zambra n'ando sol p[e]r trovarla, videla solazar in lo giardino (4) con le compagne e non volse sconciarla; per caso se distese su un cussino sopra del letto pur ad aspettarla, ivi dormendo che non si videa pero che la cortina giu pendea. (5)

27

Gismonda, che in quel di per sua sciagura havea fato Guiscardo andare a ella, intro in zambra senza haverne cura lassando nel giardino ogni dongiella; sola richiusa apri la serratura che andava giu nela preditta cella, in zambra chiamava il suo Guiscardo senza haversi dintorno alcun risguardo.

28

Hor come fra de lor doe fare si solea con diversi acti intro ad solazare, el padre che li dentro ancora giacea del strepito si viene a resvegliare, e visto in tutto cio che si facea fu quasi sul principio de cridare, ma pur ritenne in se sua voce stretta per meglio far sua tacita vendetta.

29

Hor quelli miserabili dui amanti, in arte del suo amor manifestato che i' dovea convertire a pianti, poiche s'ebbeno assai diletto dato torno ciaschun dove era uscito inanti; Guiscardo nella grota fu intrato et ella achiuse l'uscio della via e torno in horto alla sua compagnia.

30

Tancredi pieno di grave martire per questa strada dove venuto era senza esser visto si vene a partire e mando guardiani su la sera per tuor Guiscardo che dovea uscire; (6) preso che l'hebbeno in cotal maniera, el menaron a Tancredi nella corte che tal parlar si fe' piangendo forte.

(1) text has "risposto"

(2) si cagiona, runs afoul

(3) si vola = si vuole

(4) text has "giordano"

(5) text has "gio"

(6) tuor = togliere

f 2v. 31

"Guiscardo, in vero la clementia mia e la benignita ch'io t'ho mostrata non meritava tanta vilania quanto tu hai nella mia casa usata, ne cotal cosa mai creduto haria s'io non l'havesse con li ochij guardata." Poiche li hebbe la gran colpa opposta Guiscardo fa brevissima risposta.

32

"Principe mio, tu sei magno e possente ma nissun gia ti dico di noi doi contra l'arco d'amor potemo niente, esso [...]o piu che io e tu non poi." Tancredo aldir non volse piu al presente e lassol nelle man a quelli suoi ch'ei dovessen guardar con gran instantia per quanto havean in lui gratia o speranza.

33

Gita la notte el di che segui drieto non sapendo di cio cosa Gismonda, el padre poi un diverso concepto ando a trovarla sul hora seconda e chiamossela inanci a pie' del letto stando assetato lui sopra la sponda, qui miser abelmente lachrimando verso la figlia si mosse parlando.

34

"Havendo visto in te, figliola mia, gli tuoi honesti acti e gran virtute piu chiaro a me che altra cosa sia in mente non mi furon mai venute le cogitatione di tale folia s'io non l'havesse con li ochij vedute, che non solo havesti consentito ma pur pensando el non e tuo marito.

35

Onde in questa mia misera vechieza che breve corso di sua vita avanza, non saro piu giamai senza grameza stendendomi a pensar tanta fallanza, e dove debo aspettar piu allegreza se tu in lui havevi ogni speranza m'hai cosi per tuo fragile errore di gran piacer converso in gran dolore.

36

Et in tal mal al men piacesse a Dio poiche tu eri per venire a tale havessi eletto un hom ch'al stato mio e al sangue nostro fosse stato equale; ma tu hai declinato il tuo desio di tanta gente sol Guiscardo il quale, nato vilmente e con intera fede nutrito, havemo como per mercede.

37

Per laqual cosa non so ch'io mi facia ne che penser in questo fato piglia, da l'un di canti l'ingiuria me caza da l'altro la pieta che sei mia figlia, che per fiola piu t'ho havuto in gratia che padre nato fin a mille miglia, ma de Guiscardo che prender ho fato ben so di lui quel ch'i' ho deliberato."

38

Fatto questo parlar forte piangendo con le lachrime giu piego la testa; la dolorosa figlia, alhor sentendo esser de suo peccato manifesta e per la bocha del suo padre aldendo cosa che la fe' star dogliosa e mesta esser pregion l'amator suo fido, a pena si ritenne alzar un strido.

39

Ma pur come magnanima consorte vincendo el feminil animo altiera deliberata gia voler la morte s'el suo diletto amante ucciso gli era, constante con la fronte alzata e forte non curando placar la mente fiera ne l'ira ch'el sdegnato padre prese verso di lui cotal parole stese.

40

"Padre, non volio gia bugiarda farmi ne del mal confessato farti prieghi, perho che niun di loro po giovarmi, ne voglio al mio pregar che tu ti pieghi, ne tua benivolentia vo' 'catarmi anci pur voglio che tu me la nieghi ma ben mi vog[l]io con vere ragioni purgar dela rea fama che me opponi.

f 3r. 41

Io mi confesso haver Guiscardo amato e fin che vivero che sara puoco non lassero l'amor che gli ho portato, ma io, po morte in alchun luoco, (1) rivenga spirito del corpo sotterato, ardero sempre nel suo degno fuoco, ne tanto m'ha condutto in cio Guiscardo quanto tu esser negligente e tardo.

42

Ben dovevi pensar, dispietato padre, crudele iniquo e d'evidentia casso (2), essendo tu di carne e la mia madre non haver fatto me figlia di sasso, e benche sempre nelle armate squadre habi il tuo corpo travagliato e lasso, devi pensar quanto natura aspreza (3) e specialmente nella gioveneza.

43

Essendo donque di te nato in vero fresca d'etade e per ogni rispetto piena di inamorato desidero stimulandomi amor di e notte il petto che sempre mi regnava nel pensero, lo mio giovenil cor si s'e sugieto e si me elessi quel a cui gia piaque non potendo piu obstar a lui si piaque.

44

Non dimeno sempre tanta diligentia usai in declinar a questo amore che a te ne a me potendo non far senza tal cosa ritornasse in deshonore, e a questa mia tal concupiscenza li ciel fortuna m'havea da favore monstrandomi oculta e piena via dove io compisse la volunta mia.

45

Che tu me opponi questo esser hom vile quasi che manco a me fusse vergogna se havesse eletto un altro hom gentile in cio tua falsa opinion si sognia, e segue il popular rustico stile che piu biasmar fortuna si bisogna che spesso homini indegni leva ad alto et a li degni fa contrario assalto.

46

Donque nobel persona e sola quella che d'ogni altra virtu traluce e splende e chi senza essa un hom gentil appella la sua stolta ignorantia non l'intende; ricoglie, padre, nella tua corte be[l]la tutti qui che piu magni se comprende e poi disputa nella mente tua la vita de Guiscardo con la sua.

47

Se tu giudicarai senza altri inganni non dubito di niente e che dirai costui gentil gli altri esser vilani, e qual persona m'ha Guiscardo mai laudato piu che te or la condani, tu sopra gli altri exaltato me l'hai in cio che ha la virtute e conveniente non gia in veritade indegnamente.

48

Quel ben che tu m'hai ditto tanto spesso sempre in Guiscardo l'ho trovato vero, dira' tu donque ch'el mio cor sia messo ad hom basso vilano e non altiero; niego che sia vilan povero confesso, e questo e fatto con tuo vitupero ch'a virtuoso hom che ti fu servo tu gli sei stato ingrato e protervo.

49

Onde tu dice nella parta extrema non saper di me quel che debi fare, meti pur giuso 'sta pietosa tema e tal dubitamento lassa andare; ma ben ti prego lo tuo cor riferma, contra Guiscardo non crudelizare, fa pur di me cio ch'hai di lui pensato ch'io son principio e fine del peccato.

50

Di pena non ti priego ne spavento ma ogni mal ch'ara Guiscardo mio, (4) se non darai a me simel tormento, con le mie proprie man mel daro io." Cosi facendo suo tristo lamento non come feminil animo pio, dice ambidui uccide ad una sorte se par che ambidui meritam la morte.

(1) po = dopo

(2) casso, devoid

(3) aspreza = aspreggia, treats roughly

(4) ara = avra

f 3v. 51

Sentendo il padre il fier animo ardito della figliola in ira concitarsi, non credendo pero come havea detto che morte la dovesse da se darsi, delibero pigliar altro partito e solo de Guiscardo vendicarsi accioche lui facendolo morire smorzassi nella figlia il suo desire.

52

E senza parlar di zambra usci fuora Tancredi alhora con turbata vista, del tristo caso che tanto l'acora disse con voce dolorosa e trista a un de suo: "Fa che Guiscardo mora poiche 'l suo fallo tanto me contrista, e fagli trar lo core a presentare a mia figliola con tal parlare:

53

'Per allegreza e gran consolatione che la sa ben ch'ela mi fa sentire (1) non so dargli meglior guidardone se non quel cuore ch'avea tanto in desire'"; partisse quel che ando ala pregione in su l'hora che ognun era a dormire, e come boia dispietato e fiero porto con sieco cio che fa mestiero.

54

E gionto a la pregion apri le porte, trovo Guiscardo tutto adolorato il qual dicea: "O misera mia sorte, che novelle m'havete voi portato?" "Noi sian mandate qui per darti morte cosi Tancredi a noi ha comandato"; quando Guiscardo il parlar hebe udito di dolor cade in terra tramortito.

55

E poi ch'al quanto in se fu ritornato con humil voce a pianger cominciava dicendo: "Ogni mio bene io ho perduto, di far tal morte mai non mi pensava; troppo tosto Gismonda ha compiuto il nostro amore in cui tanto sperava; dove sei hora donque che non sai ch'io sia condutto in tanti acerbi guai?

56

O Gismonda cor del corpo mio, o mia speranza, o mio fidel conforto, o singular regina, o mio disio, o che farai sentendo ch'io sta morto? Tu ben maledirai tuo padre rio ch'al nostro amor ha fatto tanto torto"; e tanto duramente lachrimava che pianger facea ognun che l'ascoltava.

57

Cosi piangendo il misero tapino della fortuna sua si lamentava, e biastemava suo crudel destino perche la morte a lui s'aproximava, e spesso dicea: "O viso pelegrino," e la Gismonda suo spesso chiamava: "Se a veder fosti la mia misera sorte io non curarei haver la morte.

58

Oime che li spiriti mei sento mancare, oime che la fortuna m'e nemica, oime misero che degio fare, oime 'sta morte mi da gran fatica, oime non credo poterla durare, oime frati, non so quel ch'io me dica, fate di me quel che ve vien comandato che per Gismonda moro disperato.

59

Se veder ti potesse, o summo bene, inclita mia speranza, o vita mia, beato mi terrei in queste pene e questa morte non mi doleria; o quanta doglia l'alma mia sostiene, o quanto voluntier ti vederia"; e tanto fu il dolor che gli ha sentuto ch'in terra come morto fu caduto.

60

Alhora queli ch'eran circonstanti che for mandate per farlo morire, vedendo il gioveneto in doglia e pianti, havean pieta di tanto suo martire; come sforzati quasi si fe' avanti per far del signor il suo desire, e un grosso lacio al collo li voltoe e quel stringendo si lo stranguloe.

(1) text has "ala

f 4r. 61

Poich'ebe morto il nobile giovinetto con un cortel per mezo si l'apria, lo cor li trasse fuor del tristo petto in una coppa d'oro dentro el mettia. Tolsela in mane e partirse un valetto (1) lo corpo morto in pregion remania, lo cor porto a Gismonda a presentare facendo l'ambassata in tal parlare:

62

"Gismonda, il padre tuo tal don ti face acioche prendi consolatione di quella cosa che tanto ti piace e non con altra deliberatione che di renderti lo premio della pace, che nella vecchia declinatione hai dato allui di quel che piu amava, cosi fa tu di quel ch'en cor ti stava."

63

Gismonda che in quel di havea sti[l]late cum proposito fermo di morire herb' e radice tutte avelenate, e quelle aque sul puncto del finire havevasi per tal caso reservate, che se mal de Gu[i]scardo udisse dire o della morte sua ella sentesse, lei in tal guisa anche se occidesse.

64

La coppa recepto ch'el messo offerse del padre intese alhora l'ambassata, di sopra con la mano la scoperse nel viso niente di color mutava, e cossi come subito l'aperse vide la cosa dentro allei mandata, comprese de Guiscardo quel cor desso, poi in tal modo de risposta al messo:

65

"Certamente sepulchro non men degno era bisogno a si excellente core, in cio mio padre usato ha bon inzegno facendo al mio Guiscardo tanto honore." Cosi dicendo per piu chiaro segno in presentia di quel ambassiatore mentre l'una parola l'altra tocha lo cuor ch'avea in man baso con bocha.

66

Poi disse: "In tutte l'altre cose ancora fino a 'sto ultimo puncto di mie guai mio padre e sta' benigno a me ogni ora, ma questa volta piu ch'el fusse mai perho del dono che mi manda hora per me gran gratia tu li renderai"; fatto questo parlar poi si se volse sopra lo cuor e tal parole sciolse:

67

"O cor ben degno di tal sepultura qual esser posto in una coppa d'oro, o d'ogni mio diletto albergo e cura e de mia vita candido thesoro; hai mora quella iniqua e dura mano (2) che me ti fa veder in cotal lavoro, che assai m'era con l'animo vederti senza a tal modo contemplando haverti.

68

Tu hai finito il tuo corso vitale e giunto al fine che ti de tua sorte, e del tuo gran nemico capitale ha[v]uto hai quel sepulchro nela morte che meritava il tuo corpo regale, che fu nel mio amor constante e forte, altro non ti manco quando passasti salvo il pianto di me che tanto amasti.

69

Il qual mio pianto acioche conseguisse in animo a mio padre e puose idio che lo cuor tuo portare qui facisse acioch'io lachrymasse il signor mio, e benche prima morir desponisse senz'alcun pianto per minor disio dunque l'anima tua alla mia s'infonda ch'ogni tua compagnia m'e iocunda.

70

E come tengo il tuo cor in mano cossi l'anima tua mi da ad intendere sia in questo loco solitario e piano dove soleva lo suo diletto prendere, volando intorno come spirito vano, (3) che giuso nel inferno non vol scendere se non li fazo adesso compagnia amando ancor me come amar solia."

(1) "mane" mano, mani

(2) hai mora ...: Likely: "you have died [by] that wicked and hard hand."

(3) text has "vanno"

f 4v. 71

Fatto questo parlar piego la fazza non gia come e di feminil costume che sempre a cridi e pianti si se cazza, ma senza far di voce altro volume di lachrime corrente empi la tazza come ne gli ochij havesse havuto fiume, e d'hora in hora come lachrimava cupidamente el cor morto basava.

72

Le damiselle ch'eran li presente gia non sapevan significar quel core, ne perche fusse el suo pianto dolente, ma tutte intorno per piatoso amore lachrymavan cum lei amaramente, vogliando consolar il suo dolore poi ch'a lei parve haver pianto molto levo tal crido cum l'alzato volto:

73

"O cor diletto della vita mia, lo mio debito officio ha 'vuto effetto, non ti mancava altro in compagnia che teco mora come hebe gia detto"; aqua bevet[t]e avenenata e ria e con la coppa si n'ando sul letto, stringendo a se lo cor de l'amatore morte chiamando trame di dolore.

74

Alhora pur le circunstante donne, incerte che bevanda quella fosse ma dubitando per suspicione, si fecer per suo pianto humide e scosse; chiamo el padre alla sua passione, il qual correndo subito se mosse pur dubitando di cotal sciagura che morte non si desse amara e dura.

75

Ma quel secorso si fu tardo e lento che non la puote nulla subvenire, pur consolava lei di tal lamento del suo doloroso e gran martire; se chiamava del tutto mal contento vedendo esser pur forza a lei morire, e mentre lachrymava a tal partito la figlia li parlo che l'hebe udito:

76

"Serva tuo pianto, padre dispietato, a casi che sia contr'al tuo volere, e si te prego per menor peccato 'ste lachryme te piaza retinere, che hom non vidi mai adolorato de cosa che gli fusse gran piacere; di me non pianger ma dite pur solo che piu non harai figlia ne figliolo.

77

Ben ti domando questa ultima gratia, se piu de l'amor mio ti calo dura, el corpo di Guiscardo col mio ti piaza ponere insieme in una sepultura che cosi seco palese morta giaza, ch'el viver me dinega la ventura, poi mi pone in theatro o in via purche con lui in sepulchro sia."

78

L'aspreza del dolor havea rinchiuso el cor del padre che non movea passo, risponder non poteva ne alzarsi suso; Gismonda alhora con la testa abasso stringendo a se quel cor morto e confuso, disse ver le compagne: "A Dio vi lasso," e tal parola a Dio havea finita col cor in man passo di questa vita.

79

Questo horribel fine have l'ardore (1) di queste due persone inamorate; Tancredi dapo longo e grande errore, tardo pentito del sua crudeltade, fece ordinar al corpo grande honore cum le gente di Salerno radunate, et in un sepulchro li fece sepelire e questi versi su gli fe' sculpire:

80

Io son Gismonda donna di Salerno che per mio amator qui morta giazo, il fiero padre il trasse a mal governo, el viver dopo lui mi fu d'impazo; lo spirito mio col suo e ne l'inferno, el corpo in questa tomba gli sta in brazo, e fu li salda e si mi strinse amore, che viva e morta sieguo il mio signore.

Finis.

(1) My appreciation is extended to two fine librarians at the University of North Carolina at Chapel Hill: Susan Bales, member of the library staff, Rare Book Collection, and Libby Chenault, PhD, Western European Librarian, Davis Library. Also, I would like to thank Professor Ennio Rao, Department of Romance Languages at the University of North Carolina at Chapel Hill, for his assistance in deciphering the troublesome cruces in this poem. I would also like to thank Nancy Van Baak, independent scholar, for proofreading my transcription.
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Author:Tordi, Anne
Publication:Annali d'Italianistica
Date:Jan 1, 2013
Words:5251
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