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Tecno-spazzatura: verso la Liberia con Francesco Abate e Massimo Carlotto.

Abstract: In questo articolo si vuole offrire una lettura ecocritica del romanzo L'albero dei microchip di Massimo Carlotto e Francesco Abate. L'albero dei microchip illustra i percorsi tortuosi e illegali sui quali viaggiano i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche e Elettroniche (RAEE) per raggiungere i paesi del Terzo Mondo. Questo romanzo appartiene non solo al genere del noir mediterraneo, ma anche al Nezv Italian Epic. Grazie al loro "sguardo obliquo" Carlotto e Abate riescono a svelare le storie di chi, alTinterno di una cultura dominante, viene generalmente ignorato. In questo saggio ci si vuole concentrare sull'incontro tra esseri umani e oggetti e sulle loro mutue interferenze. Quando si presta attenzione alla materia e alla sua forza agente, e possibile riconoscere l'illusorieta di binarismi obsoleti. Nel romanzo L'albero dei microchip, Tessere umano appare inseparabile dall'ambiente in cui abita e dagli esseri, viventi e non, che lo popolano. Da questa mia disamina, risulta evidente l'urgenza di estendere il nostro concetto di testo oltre il romanzo per includere anche i corpi, i terreni, i flussi materiali e immateriali.

Keywords: Massimo Carlotto, noir, tecno-spazzatura, giustizia ambientale, ecocritica materiale.

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Il romanzo L'albero dei microchip (2009) di Massimo Carlotto e Francesco Abate appartiene al genere del noir mediterraneo, filone letterario che identifica nel bacino Mediterraneo un'area strategica dove imprenditoria, finanza e politica interagiscono con organizzazioni criminali transnazionali. All'interno di zone grigie, createsi nel mare nostrum, prosperano attivita criminogene le quali riescono a ripulire il denaro sporco proveniente da tutto il mondo. Con L'albero dei microchip, Carlotto e Abate scavalcano i confini patri per ricostruire i tragitti tortuosi e illegali sui quali viaggiano i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche e Elettroniche, piu brevemente noti con la sigla RAEE. Partendo dalla Liguria, questi rifiuti viaggiano proprio nelle acque del Mediterraneo per raggiungere poi localita estere, in Africa o in India. Questa non e la prima volta che l'autore si confronta con i rifiuti e con il loro smaltimento illegale; infatti, lo aveva gia fatto in Nordest (2005) e in Perdas de Foga (2008), scritti rispettivamente con Marco Videtta e con il collettivo Mama Sabot. In questo articolo desidero concentrami esclusivamente su L'albero dei microchip, pubblicato da Edizioni Ambiente nella collana VerdeNero, Noir di Ecomafia, per dimostrare, attraverso una lettura ecocritica, l'urgenza di dover estendere il nostro concetto di testo. L'albero dei microchip va annoverato tra altri romanzi di numerosi scrittori italiani che, recentemente, a partire dagli anni Duemila, hanno narrato i rifiuti. Basti qui ricordare, solo a titolo esemplificativo, Navi a perdere (Carlo Lucarelli, 2008), Stramonio (Ugo Riccarelli, 2009), Solo fango (Giancarlo Narciso, 2010), Corpi di scarto (Elisabetta Bucciarelli, 2011) e Splendido visto da qui (Walter Fontana, 2014).

L'albero dei microchip non e solo "letteratura dei rifiuti"; questo romanzo, infatti, va letto e interpretato anche in un contesto socioculturale molto piu vasto al cui interno operano scrittori quali, solo per citarne alcuni, Giancarlo De Cataldo, Carlo Lucarelli, Giuseppe Genna e Valerio Evangelisti. Da oltre un decennio, questi autori, come del resto Carlotto, producono una ricca "nebulosa narrativa" (Wu Ming, New Italian Epic 10) identificabile, senza pero volerla circoscrivere, nella locuzione New Italian Epic. Non e mia intenzione aprire qui una discussione esaustiva sul NIE e tantomeno sul rapporto assai dibattuto tra realta e finzione. E pero doveroso rintracciare, brevemente, ne L'albero dei microchip alcune delle caratteristiche ricorrenti negli "oggetti narrativi non-identificati" (11), da intendersi come "libri che sono indifferentemente narrativa, saggistica e altro" (12; enfasi nel testo). Cosi facendo potro, in primo luogo, contestualizzare meglio il romanzo qui analizzato, poi evidenziare il desiderio di Carlotto e di Abate di scrivere una letteratura politica, morale e, quindi, impegnata, ed, infine, collegarmi all'obiettivo principale di questo saggio, che e quello di proporre una lettura ecocritica de L'albero dei microchip, mettendone in risalto sia peculiarita tematiche sia linguistiche o stilistiche.

Nel dipanare gli argomenti del presente articolo, si vedra che i tratti principali del New Italian Epic rintracciabili anche ne L'albero dei microchip sono, a grandi linee, l'impegno etico nei confronti del narrare, un senso di necessita politica, la fusione di fiction e nonfiction e la preoccupazione per la perdita del futuro (108-109). Per ora, basti qui ricordare che Carlotto ha piu volte dichiarato di non voler compiacere o consolare il lettore, ma di indisporlo rispetto a tutta una serie di temi a lui poco noti. L'autore ha anche affermato di prediligere il poliziesco che, nelle sue piu svariate sfumature, e non solo letteratura morale, ma anche "letteratura politica" (The Black Album 31). Infine, lo scrittore padovano desidera da sempre rafforzare il proprio "percorso all'interno del rapporto tra romanzo, cronaca e verita" (39) per scrivere cosi storie significative in grado di raccontare il paese reale, senza avere paura, direbbe De Cataldo, di sporcarsi le mani. Con L'albero dei microchip, Carlotto dimostra per l'ennesima volta di essere un autore impegnato e consapevole sia del suo ruolo all'interno della societa odierna sia di quello eversivo della letteratura (2). Cio che pero voglio maggiormente evidenziare del NIE e il suo "sguardo obliquo" che favorisce "un'intensa esplorazione di punti di vista inattesi e inconsueti, compresi quelli di animali, oggetti, luoghi e addirittura flussi immateriali" (New Italian Epic 26; enfasi mia). Attraverso una scrittura limpida e un uso strategico di metafore, Carlotto auspica di portare alla ribalta informazioni taciute o riferite solo parzialmente dai media (3). Quest'aspirazione dell'autore e in piena sintonia con una mia lettura ecocritica de L'Albero dei microchip e con i principi cardine dell'ecocriticism che si propone come "una forma di attivismo culturale" (Iovino, Ecologia 15) che rifiuta, in primis, le grandi narrazioni centralistiche, prestando invece attenzione "ai valori "periferici", a un'idea di cultura meno dualistica e gerarchica, ai soggetti altri dall'umano" (20). Lo sguardo obliquo caratterizzante il NIE si concilia con un approccio ecocritico che vuole svelare le storie di chi, all'interno della cultura dominante, viene ignorato: ne L'albero dei microchip i poveri, i bambini, le donne, i disabili, gli oggetti e, piu in generale, la materia ci offrono narrazioni inusitate, spesso trascurate o messe a tacere.

Da questa mia analisi emergera la maestria di Abate e di Carlotto nel rielaborare alcuni dei temi principali legati ai rischi dell'inquinamento sul pianeta Terra. Pur collocando le vicende ai giorni nostri, gli autori riescono a rappresentare le possibili conseguenze venture del degrado ambientale, senza comunque proiettare la narrazione in uno scenario apocalittico futuro. Il presente fornisce gia sufficienti realta tragiche che, qualora rielaborate dall'arte, possono smuovere le coscienze e spronarle verso un comportamento etico nei confronti del territorio e del diverso altro. Grazie ad un'interpretazione ecocritica de L'albero dei microchip, non si puo che apprezzare lo sforzo dei nostri autori di mettere in discussione la supremazia umana, in particolar modo quella eurocentrica, evidenziandone non solo i danni funesti sull'ambiente, ma anche suicorpi della nostra specie. Carlotto e Abate ci parlano di un mondo in cui sono state costruite e naturalizzate gerarchie atte a fomentare una cultura dualistica obsoleta e nociva; queste gerarchie si fondano e si rafforzano sulla convinzione che, all'interno della nostra societa, sia innata e conseguentemente legittima resistenza di un polo forte, quello dell'oppressore, ed un polo debole, quello dell'oppresso. Dapprincipio, L'albero dei microchip pare rappresentare una netta opposizione tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, tra essere umano e non umano, tra uomini e donne/bambini. Grazie pero ad uno sguardo obliquo che va oltre la superficie patinata del nostro benessere, tali binarismi vacillano e lasciano affiorare la nostra tracotanza e ristrettezza di vedute. L'inchiesta relativa ai rifiuti si tramuta in un pretesto per narrarci della nostra vulnerabilita e del nostro processo di estinzione.

(In)giustizia ambientale

Le vicende narrate ne L'albero dei microchip si svolgono tra Monrovia, Liberia, in Africa occidentale, e un paese del Piemonte (4), dove alcuni bulli, studenti in un istituto tecnico per geometri, si accaniscono contro Matteo, un ragazzo autistico appassionato di tecnologia. A Matteo, soprannominato Microchip, viene fatto credere che computer, tastiere, mouse e stampanti nascano sugli alberi. Lontano dal Piemonte, a Monrovia il tenente liberiano Kimmie Dou incomincia, suo malgrado, a collaborare con il colonnello nigerianojohnson YakobU nella speranza di rintracciare carichi illegali di armi. Le ricerche in Liberia, invece, portano Kimmie e Johnson a scoprire alcuni traffici illeciti di tecnospazzatura provenienti dall'Italia. In Piemonte, i computer della banca di Primo Fioranzi vengono ritrovati seppelliti illegalmente nel sottosuolo. Alla fine del romanzo, si ha l'impressione che tutte le indagini svolte non abbiano condotto ad alcuna risoluzione. Da questo sunto cominciano a trasparire due temi fondamentali del romanzo. Qui si affrontano questioni di giustizia ambientale e di violenza lenta. E doveroso ricordare che il benessere del territorio e connesso strettamente al benessere di tutti i suoi abitanti, umani e non:

The environmental justice outlook establishes connections between the wellbeing of the land and the wellbeing of its inhabitants, as well as between the destruction of the land and the discrimination and violence to which its inhabitants are subjected (Iovino, Ecocriticism and Italy 6).

Inoltre, l'inquinamento ambientale rappresenta una forma di violenza lenta, graduale, spesso lontana dalla vista degli esseri umani e dai riflettori dei media. I suoi effetti distruttivi sono dispersi sia nel tempo sia nello spazio. Nel suo Slow Violence and the Environmentalism of the Poor, Nixon argomenta cosi sul concetto di "violenza lenta": "By slow violence I mean a violence that occurs gradually and out of sight, a violence of delayed destruction that is dispersed across time and space, an attritional violence that is typically not viewed as violence at all" (2).

Nei paraggi delle vecchie miniere a Lofa Bridge, Kimmie e YakobU cominciano a fotografare e a video registra re "un enorme formicaio" (121) di ragazzini e donne impegnati nello smontaggio delle apparecchiature elettriche e elettroniche; secondo Kimmie e necessario "filmare quante piu facce possibili" (122). Nel tentativo di denunciare e debellare traffici illeciti di RAEE tra l'Italia e la Monrovia, il tenente liberiano Kimmie Dou e il colonnello nigeriano Johnson YakobU devono, paradossalmente, fare affidamento proprio su quelle stesse apparecchiature a cui stanno dando la caccia. Il loro desiderio di documentare i fatti attraverso le immagini evidenzia quanto, oggigiorno, la nostra conoscenza sia fortemente legata alla vista, per cui, argomenta Alaimo, "seeing is believing" (Bodily 71). Pur perorando l'importanza di documentare le ingiustizie ambientali grazie a fotografie e video, Alaimo riconosce che molte ingiustizie sull'ambiente "cannot be visually discerned nor photographically documented" (72); per questo, tale forma di inquinamento puo eludere la nostra percezione e restare invisibile per anni. Al riguardo, Nixon parla di una vera e propria sfida rappresentativa e si domanda se e come sia possibile inventare "arresting stories, images, and symbols adequate to the pervasive but elusive violence of delayed effects" (3). Com'e possibile per la finzione, e Parte in generale, raffigurare l'invisibile, l'ignoto e cio che altera persino le nostre capacita ricettive (5)? Com'e possibile rappresentare un tipo di violenza il cui impatto "invisibile" si estende su scala globale e si proietta nel futuro? Infine, come si puo rappresentare efficacemente una violenza che, qualora rilevata e notata, puo creare persino assuefazione (6)? In che modo e perche Abate e Carlotto accettano tale sfida rappresentativa?

Le apparecchiature elettriche ed elettroniche ritrovate casualmente in un campo vicino a Alessandria sono in transito verso la Liberia. In Africa, lontano dagli occhi degli occidentali, si attua una vera e propria forma di razzismo ambientale; la, infatti, vengono scaricati parte dei rifiuti del mondo civilizzato secondo un atteggiamento predatorio e discriminante che e "un'evidente eredita del colonialismo" (Iovino, "Rifiuti"). Parlando con il capitano della guardia di finanza Nicola Einaudi, il tenente liberiano Dou afferma:
   Voi occidentali non sapete nulla dell'Africa>> [...]. <<E l'ultimo
   dei vostri pensieri. Ci usate come pattumiere, saccheggiate le
   nostre ricchezze e vi arricchite sulla nostra fame. Ma l'unico modo
   per mettere a posto la vostra coscienza e ignorare la nostra
   esistenza (192).


Nei paesi industrializzati, si vive mostrando poco o nessun interesse per i rifiuti che, ironicamente, "sembrano essere l'unica finalita del processo di produzione e consumo" (Iovino, Ecologia 28). A pochi interessa scoprire dove finiranno i rifiuti una volta lasciate le nostre mura domestiche. Questo vale anche per i RAEE. Seguendo un'analisi costi-benefici dettata da un mercato liberale sempre piu globalizzato, questi rifiuti vengono trasportati in quei paesi, africani o orientali, dove le spese di smaltimento sono irrisorie rispetto all'Europa; "[o]ltre l'ottanta per cento in meno" (140), afferma Sergio Lopresti, stimato stakeholder coinvolto nel traffico illegale di rifiuti tossici. Nei paesi in via di sviluppo vengono esternalizzati parte dei costi e dei rischi di produzione e smaltimento delle apparecchiature che affollano i negozi delle nazioni industrializzate. In Liberia, ci raccontano Abate e Carlotto, sono donne e bambini ad essere impiegati, in condizioni lavorative rischiose, nello smontaggio di RAEE.

Questo aspetto compare, abilmente rielaborato nel testo, pure in Piemonte nel momento in cui alcuni dei compagni di classe "[a] vevano scucito venti euro anche a Matteo--nonostante non gli fosse permesso di giocare [a calcio]--mentre tutti gli altri se l'erario cavata con qualche moneta" (28; enfasi mia). A Matteo, il ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger, viene chiesto di pagare di piu, rispetto a tutti gli altri, per partecipare al campionato di calcio. A lui, il piu debole, pero, non e nemmeno permesso di giocare, ma solo di registrare il punteggio e di fornire l'acqua ai giocatori. Si viene qui a creare un parallelo tra Matteo e i bambini della Liberia. Grazie ad uno sguardo obliquo, gli autori mettono in risalto la storia di Matteo e di tutti quei bambini affamati che, in Liberia, smontano le apparecchiature elettriche ed elettroniche. Cosi come Matteo partecipa iniquamente al torneo di calcio, anche in Liberia i bambini assumono e assorbono sproporzionatamente nei loro corpi i costi maggiori di smaltimento dei RAEE. E da notare la scelta accurata del linguaggio che riesce a confermare sconvolgenti sincronie tra l'Italia e la Liberia. In Italia, Riccardo e la "sua ghenga" (78) si prendono gioco di Matteo sfruttandolo a loro vantaggio; similmente in Liberia l'ex-presidente Taylor si e arricchito proprio sulla pelle dei piu poveri grazie alla sua "ghenga" (15) di criminali. Adolescenti italiani o criminali liberiani esercitano ugualmente il proprio potere desiderosi di sopraffare i piu deboli costruendo cosi un rapporto gerarchico iniquo. Martina, compagna di classe di Matteo, si accorge delle angherie da lui subite e lo difende quando, un giorno, decide di inveire contro i soliti bulli che lo avevano appena rinchiuso nell'armadio per farlo cantare come un jukebox: "<<Siete degli stronzi vigliacchi>> [...] <<Ve la prendete sempre con chi non puo difendersi>>" (20).

Senza alcuna introspezione psicologica, gli autori riescono comunque a rappresentare efficacemente le vessazioni ricorrenti subite da Matteo e i suoi turbamenti quando, ritornando a casa, il ragazzo dice al padre: "Oggi non ho cantato [...]" (24). Sempre in Liberia donne e bambine smontano apparecchiature per recuperare il rame e "poi arrotolarlo in enormi gomitoli" (124). Da questa scena sono volutamente esclusi i bambini maschi, comunque presenti numerosi a Lofa Bridge. Qui, su una collinetta, ci sono invece solo donne, mamme e bambine che arrotolano "enormi gomitoli" (124) di rame. Invece di gomitoli innocui di filati, alle donne di Lofa Bridge viene dato del rame nocivo da sgarbugliare e riordinare. Similmente, in viaggio con Kimmie e YakobU verso Lofa Bridge, si e incoraggiati a prestare attenzione ai giovani sul furgone; se solo ci si degnasse di osservarli e ascoltarli, sarebbe facile "scambiarli per adolescenti della West Coast" (89). Loro, pero, di li a poco, cominceranno a smantellare la tecno-spazzatura, mentre i compagni di Matteo si faranno una partita a calcio. Assumendo uno sguardo obliquo, si comincia a vedere cio che di solito resta nell'ombra poiche non fa rumore, non gli e concesso di parlare o di affiorare in superficie. L'albero dei microchip sprona il lettore ad osservare attraverso gli occhi "diversi" dei piu deboli e dei piu poveri mettendo cosi in discussione inique gerarchie naturalizzate. Si viene a creare una sorta di alleanza tra i piu deboli in Italia, o in Occidente, e in Liberia osteggiata pero e complicata dalla distanza e dalla nostra impossibilita di vedere e quindi comprendere a pieno.

Carlotto e Abate ci mostrano anche che non sempre i rifiuti tossici vengono dirottati in paesi lontani dall'Occidente; puo infatti accadere che, per motivi logistici o imprevisti vari, i RAEE sono seppelliti nel sottosuolo italiano (7). La tenente Eva Paderi spiega al collega Einaudi che anche a Serravalle e a Voghera sono state individuate delle discariche clandestine, simili a quella scoperta nel campo vicino a Alessandria: "Il novanta per cento dei rifiuti tecnologici finisce in discariche illegali come questa, o viene incenerito senza alcuna precauzione" (101). Eva Paderi informa ed istruisce Einaudi sulla tecno-spazzatura e sulla sua nocivita:
   In questo tipo di apparecchiature ci sono sostanze inquinanti e
   tossiche che vanno a disperdersi nel suolo e nell'acqua, se vengono
   interrati, o nell'aria se vengono bruciati. Alcune di queste
   sostanze, ad esempio il mercurio, si accumulano nell'acqua e quindi
   nei pesci [...] e se gli uomini mangiano i pesci si accumulano
   anche negli uomini [...] (101; enfasi mia).


Paderi prosegue tratteggiando una panoramica concisa ma precisa sugli affari che gravitano attorno allo smaltimento dei rifiuti. Tramite posta elettronica, la tenente spedisce interi dossier sulle analisi chimico-tossicologiche del campo dei microchip. Si viene quindi a creare un "Terzo Mondo" proprio nel cuore palpitante di una societa altamente industrializzata. Per interessi economici, l'essere umano contamina persino il territorio sul quale vive e dei cui frutti si nutre, ignaro del fatto che

[t]ra le innumerevoli forme di sopraffazione [...] il dominio della natura e quello le cui conseguenze ricadono in maniera piu distruttiva su chi lo esercita (Iovino, "Rifiuti").

Ripercorrendo le tracce tortuose dei rifiuti tossici, Abate e Carlotto mostrano quanto sia labile, poroso e aleatorio il divario tra oppressore e oppresso. Lo stesso capitano Einaudi si sofferma ad osservare il campo dei microchip pensando "ai bambini che giocavano in quei campi, ai pastori che portavano le bestie a pascolare, ai contadini che coltivavano i loro raccolti. QuelTincubo si stava materializzando li, a pochi chilometri dalla sua casa. Mica in Africa. Questo penso, pentendosi un attimo dopo" (145; enfasi mia). Va notata la scelta lessicale dei nostri autori; un incubo, di per se impalpabile, va materializzandosi nel prospero Piemonte e cio e inquietante per Einaudi.

Il viaggio infernale sulle tracce dei RAEE

Un topos ricorrente nel discorso tossico (8) e il viaggio di Virgilio negli inferi. Ne L'albero dei microchip ci pare di viaggiare nell'oltretomba sulle tracce dei RAEE. Fin da subito, la capitale liberiana viene definita come "un inferno in lento raffreddamento" (38). Kimmie si trasforma in un Virgilio contemporaneo che scorta Johnson YakobU sulle tracce tortuose dei tir italiani. Persa di vista la carovana, Kimmie riesce comunque a condurre il colonnello nigeriano a destinazione. Avvalendomi ora di alcuni principi cardine dell'ecocritica materiale (9), voglio qui soffermarmi sull'incontro tra uomini e oggetti e sulle mutue interferenze che ne esaltano la coesistenza in un perenne intreccio trans-corporeo. Il viaggio infernale sulle tracce dei RAEE conduce il lettore non solo alla scoperta di discariche illegali ma, soprattutto, alla sconvolgente rivelazione della propria trans-corporeita e ibridita. Arrivati alle vecchie miniere di Lofa Bridge, lo spettacolo che si offre a Kimmie e Yakobu e agghiacciante:
   Quel posto sembrava un inferno a cielo aperto. Colonne spettrali di
   fumo nero si alzavano oltre gli alberi, e un odore acre di gomma
   bruciata si mischiava al profumo di resina e all'umido della
   vegetazione (122-123).


Il territorio liberiano, rimasto inviolato fino al 199710, e ormai deturpato. Le sue "ferite" (123) vengono "ora suturate con la peggiore medicina del mondo: piastre arrugginite, sostanze acide, liquidi chimici devastanti, materiali che per centinaia di anni sarebbero rimasti li sotto a inquinare e avvelenare" (123-124). La "madre terra" (123) entra nell'orizzonte dell'impiegabilita e viene sfruttata; infatti, dal suo grembo sono stati estratti, fino all'esaurimento, quei minerali che hanno alimentato violenza e iniquita durante la guerra civile liberiana. Per questo Johnson, prima di arrivare alle miniere, si domanda il motivo per cui il sindaco Wayne le avrebbe riaperte visto che di queste "e gia stato rosicchiato persino l'osso" (117). Le miniere, ci ricorda Bauman, sono il simbolo della rottura e della discontinuita: "Mining is a one-way movement, irreversible and irrevocable" (21). Perversamente, l'essere umano cerca di infrangere tale movimento lineare e lo fa colmando miniere e cave dismesse con i suoi rifiuti. Questi prodotti, pero, non si trasformano in humus fertile con cui alimentare il terreno. Gli infernali gironi digradanti di Lofa Bridge si riempiono di scarti tossici, ovvero di materia agente che non si lascia imbrigliare all'interno di uno spazio ristretto. Come gia menzionato da Eva Paderi, queste scorie si mescolano agli elementi naturali, terra, acqua, aria e fuoco, andando cosi ad intaccare, seguendo percorsi tortuosi autonomi, le falde acquifere e l'aria. Se prima, a bordo di tir, i RAEE avevano compiuto tragitti arabeschi escogitati dall'uomo, ora, giunti a destinazione, sotto forma di sostanze nocive, tali rifiuti intraprendono un viaggio indipendente dalla volonta umana e impossibile da prevedere e circoscrivere. Per sbarazzarsi dei rifiuti tossici non e sufficiente interrarli nel sottosuolo sperando che possano restare li, immobili e inerti. Ecco come il dominio dell'essere umano sul mondo inanimato si delinea qui illusorio e aleatorio.

In questo inferno non possono ovviamente mancare i dannati, "[u]n enorme formicaio" (121), "[u]na gigantesca tana di insetti" (121), fatta di uomini, ma soprattutto donne e bambini. All'imbrunire "[d]ai cancelli iniziarono a sfilare lunghe colonne di uomini, donne e soprattutto bambini e ragazzi, mentre alcuni camioncini si fermavano per recuperare i loro preziosi carichi di moderni schiavi" (125). Questi dannati scaricano la tecno-spazzatura dai tir italiani e smontano le apparecchiature per recuperare quegli elementi che hanno ancora un valore, come, ad esempio, microchip e transistor; tutto il resto, urla uno dei controllori, "lo gettate via" (123). Senza alcuna protezione, bambini seminudi e donne maneggiano computer, televisori, cellulari e impianti hi-fi. Tra i fumi acri e maleodoranti, alcuni giovani "con l'avambraccio tentavano invano di proteggersi il naso" (124). La combustione, va ricordato, non elimina affatto i rifiuti, ma semplicemente li trasforma generando emissioni e scorie dannose per l'ambiente e per gli esseri viventi.

In linea con i presupposti dell'ecocritica materiale, Alaimo ci incoraggia a concepire la corporeita umana come trans-corporeita, "in which the human is always intermeshed with the more-thanhuman world" ("Trans-Corporeal Feminisms" 238). Per questo motivo, l'essere umano risulta inseparabile dall'ambiente in cui abita e dagli esseri, viventi e non, che lo popolano. Per recuperare materiali preziosi, donne, ragazzi e bambini entrano in contatto diretto con metalli nocivi e respirano scorie velenose. Cosi, gli stessi minerali con cui sono state manufatte le apparecchiature elettriche e elettroniche oltrepassano, senza consenso, la superficie labile e porosa del corpo umano andando inevitabilmente ad interferire con i suoi organi, muscoli e apparati vari. Di conseguenza, il corpo di questi lavoratori si tramuta in un vero e proprio corpo tossico. Il mineralogista Vernadsky, ci ricorda Bennett, sostiene che: "We are walking, talking minerals" (11). Ironicamente, il corpo dei lavoratori, gia di per se, alla nascita, costituito da minerali, si sovraccarica di ulteriori minerali, questa volta pero altamente dannosi. Grazie alla loro forza agente, i minerali, precedentemente estratti dalle miniere e usati nella produzione di queste apparecchiature, si insinuano ora nei lavoratori di Lofa Bridge. Per questo e possibile interpretare e interrogare questi corpi come un "testo materiale in cui pratiche culturali, decisioni politiche ed economiche, e processi naturali sono intrecciati con questioni di giustizia, salute ed ecologia (Oppermann, "Il corpo tossico" 124). Corpi, quindi, come testi materiali che pero, talmente poveri, stentano a farsi diagnosticare e curare.

Corpi tossici questi che devono essere rigorosamente scartati. A Lofa Bridge si crea e si rafforza un forte parallelo tra spazzatura e esseri umani, che, usando un'espressione di Bales, diventano "disposable people" (4). La spazzatura viene qui a coincidere con le persone. Del resto, ci ricorda Susan Morrison, "those who handle filth become tainted by it morally and socially" (11). Cosi come non vuole vedere i propri rifiuti, l'essere umano evita anche coloro che li toccano. A Livorno il tenente Kimmie spiega al capitano Einaudi che nelle discariche di tecno-spazzatura vengono impiegati soprattutto bambini; loro, infatti, " [h] anno le mani molto piccole, indispensabili nello smontaggio, e se ne trovano in abbondanza. Ex bambini soldato senza famiglia, e quindi disposti a tutto pur di mangiare" (179). "Il mondo--scrivono gli autori--abbondava di morti di fame disposti ad accogliere la tecno-spazzatura" (212). Grazie alle loro manine, piu di tutti gli altri, i bambini riescono ad interagire con la materia, tutt'altro che passiva, delle apparecchiature elettriche/ elettroniche trasformandosi cosi in una sorta di cyborg, ovvero esseri ibridi, di una corporalita mista, generati dalla congiunzione di macchine e organismi (Haraway 292). I cyborg fanno vacillare binarismi illusori e obsoleti costruiti dall'essere umano nel tentativo di confermare la propria supremazia: nei cyborg, le barriere tra umano e non umano vengono trasgredite dando vita a potenti fusioni. Un sistema tecno-economico globale complesso come il nostro e reso possibile proprio grazie alla continua interazione tra esseri umani e macchine. Quello che compriamo, consumiamo, o persino leggiamo e scriviamo e il risultato di una intricata e intima collaborazione tra l'umano e il non umano. Qui, attraverso uno sguardo obliquo perspicace, Abate a Carlotto rammentano ai lettori questa profonda unione irrevocabile, interpretabile come un vero e proprio accoppiamento, tra umano e non umano e lo fanno incanalando la nostra attenzione sulla materia, sui minerali, e sui fumi acri che si sprigionano dalla combustione di RAEE per poi andarsi ad amalgamare ai corpi ridondanti presenti a Lofa Bridge.

Proprio come i nostri gadget elettronici, questi cyborg sono facilmente sostituibili. Schiavi moderni vengono usati, soppiantati e gettati via facilmente in un paese dove, a causa della guerra civile, molti nuclei familiari si sono disgregati o non hanno piu la possibilita economica di riaccogliere nel proprio grembo i familiari in eccesso, ovvero ridondanti. A Monrovia, infatti, si accalcano per strada bambini orfani, facile preda di pedofili o di imprenditori senza scrupoli. Nel romanzo si fa accenno ad uno scandalo che aveva coinvolto alcuni militari che "abusavano di bambini e bambine in cambio di pochi spiccioli o di qualche razione di cibo" (59). Lo stesso colonnello YakobU "ci sapeva fare coi ragazzini" (204) e, infatti, riesce ad adescare Yellow Kid che, sebbene diffidente, si lascia persuadere con cento dollari (12).

Vorrei ora sottolineare la scelta accurata del vocabolario utilizzato per descrivere le operazioni nei pressi di Lofa Bridge, del Blue Port, del campo dei microchip e del porto di Livorno. In prossimita delle miniere di Lofa Bridge, gli esseri umani si tramutano in un "formicaio" (121) e in una "tana di insetti" (121). La terra e "madre" (123) con un corpo martoriato di "ferite" (123), la cui "emorragia" (149) si cerca inutilmente di bloccare con un "cerotto" (149). Di queste vecchie miniere, si e visto, "e gia stato rosicchiato perfino l'osso" (117). Le strade deserte che conducono alla miniera sono poche e "all'improvviso vengono inghiottite dalla foresta" (88). Il Blue Port, unico ristorante rimasto intatto negli anni della guerra civile, si affaccia su una stradina puzzolente, "un budello che puzzava di piscio in ebollizione" (34). Al ristorante, arriva un giorno YakobU, con i suoi "mastini in divisa" (60). Dei bambini ex-combattenti, Kimmie afferma che erano "come cavallette" (198). In Piemonte, non e certo stato Nicola Fioranzi in persona "a scavare delle buche per metterci dentro le carcasse dei computer" (129). I compagni di classe di Matteo dissotterrano un monitor e alcune tastiere per legarle ai rami di un vecchio castagno; queste apparecchiature diventano "frutti elettronici dall'aria macabra" (68). Di Matteo, oltre all'andatura sbilenca, vanno notati "gli occhi rassegnati da bue da macello" (27). In Piemonte, l'aria del mattino e "squarciata dai grugniti delle ruspe che stavano strappando via gli ultimi computer dalla terra" (163). Infine, dalla finestrella dell'ufficio all'interno della Caserma della Guardia di Finanza di Livorno, Nicola Einaudi riconosce "i motori catarrosi dei tir, il digrignare dei meccanismi di gru e montacarichi, le grida dei portuali" (172). Alla terra viene riconosciuto un corpo, gli umani sono paragonati a esseri animali e i macchinari si appropriano di qualita vitali caratterizzanti sia l'umano sia l'animale. Attraverso un linguaggio terso e accurato, ma anche metaforico, Carlotto e Abate fanno emergere la forza agente di qualsiasi essere, organico e non. L'intento dei nostri autori non e certo quello di antropomorfizzare la natura, ma di mettere in risalto l'eloquenza e la vitalita di tutta la materia che e in costante scambio con la dimensione umana e di cui noi stessi siamo costituiti.

La maledizione delle risorse

In Liberia si assiste ad una maledizione delle risorse causata dalla profusione di materie prime sul territorio. La ricchezza di minerali, tra cui oro, coltan e diamanti, e di legname, puo paradossalmente rappresentare sia una fortuna sia una sfortuna per un paese e per la sua popolazione, a seconda di come quest'abbondanza e gestita. Una delle conseguenze di questa maledizione si manifesta nel profondo divario che si crea tra una piccolissima classe dirigente e le masse sempre piu impoverite ed affamate. Dal romanzo si apprende che in Liberia manca una giustizia distributiva, vale a dire una distribuzione equa delle ricchezze naturali, come acqua e aria pulite, e di cibi incontaminati. Nonostante la Liberia sia una terra ricca di minerali, diamanti e legname, il popolo e vissuto nella piu totale miseria, soprattutto negli anni della guerra civile (13). Charles Taylor, presidente liberiano dal 1997 al 2003, viene qui ricordato con il soprannome di supercolla poiche "tutto il denaro pubblico che maneggiava gli restava attaccato alle mani" (195). Infatti, Taylor "aveva posto sotto suo diretto controllo tutte le risorse naturali del paese, come fossero beni personali" (40) e da cio aveva tratto "[gjuadagni pazzeschi" (40). Kimmie Dou definisce il giro d'affari sviluppatosi attorno alla figura di Taylor come un vero e proprio "saccheggio" (41) visto che "|n]elle casse dello stato si sono fermati solo gli spiccioli" (41).

Oltre a iniquita distributiva, la ricchezza di materie prime puo provocare conflitti sanguinosi; l'espressione "minerali di guerra" (14) e utilizzata oggigiorno per identificare minerali preziosi che alimentano conflitti sanguinosi tra le fazioni desiderose di appropriarsene. Gli autori scrivono che "il traffico illegale di pietre preziose e legname erano stati il vero affare che aveva reso potente l'ex presidente Taylor" (15). Questi minerali costituiscono una delle materie prime indispensabili per la produzione di apparecchiature elettriche e elettroniche; per questo si puo anche parlare di telefonini o gadget elettronici insanguinati. Nel romanzo gli autori fanno numerosi accenni alla guerra civile liberiana che ha provocato migliaia di morti sia tra i militari sia tra i civili. In Piemonte, alcuni compagni di Matteo hanno dissotterrato "un monitor, alcune tastiere e dei mouse" (68) e li hanno poi legati ai rami di un vecchio castagno per prendersi gioco del ragazzo facendogli credere che queste apparecchiature crescono sugli alberi. Cosi appaiono tali rifiuti: "Frutti elettronici dall'aria macabra. Il vento li faceva ondeggiare e la visione era spettrale" (68; enfasi mia). Per praticita, i compagni di Matteo avrebbero potuto dissotterrare i rifiuti e lasciarli comodamente sul suolo facendo cosi assomigliare il terreno ad un campo di cavolfiori o di angurie. In Piemonte, invece, tali apparecchiature sono appese e lasciate ondeggiare al vento. Spaventosa e la visione di questi rifiuti che, oscillando sospesi ai rami di un castagno, richiamano alla mente i corpi torturati e impiccati di tutti coloro che sono soggetti a esecuzioni arbitrarie (15).

Abate e Carlotto discutono anche di legname di guerra, ovvero di "[milioni di tonnellate di legname gestito direttamente da gruppi armati, fazioni ribelli e poi dallo stesso presidente Taylor" (40). Kimmie chiarifica che grazie ai soldi del legname e dei minerali di guerra, Taylor ha creato la sua guardia personale autorizzando, in nome dell'antiterrorismo, "lo sterminio degli oppositori e alla fine di mezza popolazione" (41). In combutta con le multinazionali, Taylor ha permesso il depredamento del territorio liberiano impedendo "l'accesso alle foreste con milizie private" (41). Le vicende narrate ne L'albero dei microchip si svolgono nei mesi seguenti l'elezione della presidentessa Ellen Johnson Sirleaf, avvenuta il 23 novembre 2005, e quindi al termine della guerra civile. Abate e Carlotto non mancano di fare accenno a tale elezione e di riconoscere gli sforzi intrapresi dalla presidentessa per garantire equita e per sconfiggere la corruzione. Kimmie afferma comunque che "[e] presto per giudicare" (36); del resto,
   la signora Sirleaf ha promesso anche di dare lavoro e cibo ai
   liberiani. Ma per ora il popolo vive ancora con la pancia vuota
   nelle stesse luride baracche, senza acqua ne elettricita (37-38).


Da subito, la presidentessa Ellen Johnson Sirleaf ha dimostrato di prodigarsi per una maggiore trasparenza nel settore estrattivo. Malgrado cio, la sistematica corruzione nell'amministrazione continua a imperversare, sfiaccando la fiducia della popolazione e rallentando la crescita e la pace nel paese. Per questo, anche a guerra finita, si possono ancora incontrare per strada funeste milizie paramilitari o ghenghe criminali che catturano donne, uomini e animali. Nonostante enormi sforzi, molte irregolarita continuano a perpetrarsi nella gestione delle foreste e dei minerali. Ancora verso la fine degli anni Duemila, "the issuing of timber contracts was routinely carried out under mysterious circumstances" (Beevers 33).

Strettamente connessa allo sfruttamento di materie prime e la deterritorializzazione che, ci ricorda Heise, va ad intaccare lo stile di vita locale: "Deterritorialization implies that the average daily life [...] is shaped by structures, processes, and products that originate elsewhere" (54). In Liberia, scrivono gli autori, dietro al massacro della gente civile, c'e una battaglia tra francesi e anglo-americani per il controllo di aree strategiche e di risorse naturali e energetiche del paese. Ad Harbel City c'e una fabbrica americana di caucciU, un vero e proprio "stato ombra" (193) all'interno dello stato africano. Qui i suoi ventimila dipendenti vivono "in villaggi di baracche senza luce, ne acqua, mentre i dirigenti vivono in collina con campi da golf, piscine e tv satellitari. La Liberia da tutto questo intasca sei centesimi all'anno per ogni ettaro di foresta" (193). Da tale descrizione, si deduce che i dirigenti vivono in un'enclave protetta da cancelli e guardie private. Una volta logorati i legami secolari con la terra e danneggiate irreparabilmente economie tradizionali eco-compatibili, agli abitanti della Liberia non resta che mettersi al servizio della fabbrica americana di caucciU, o di qualsiasi altro stabilimento straniero, e costruire agli argini delle strade interi nuovi villaggi di "capanne miserabili sprofondate nel fango" (91). Da notare di nuovo l'accurata scelta linguistica da parte di Carlotto e Abate. Il linguaggio qui utilizzato per marcare le nette distinzioni sociali tra ricchi e poveri e un linguaggio materiale in quanto e fatto di ville, piscine, tv satellitari e campi da golf. Solo formalmente, pero, questo linguaggio materiale sembra istituire delle solide barriere. Con l'inquinamento ambientale, infatti, non c'e barriera materiale che possa reggere a lungo contro i rischi delle contaminazioni. Monrovia, capitale delle Liberia, si presenta come un campo di battaglia, punteggiata da macerie e simile ad un "accampamento di profughi" (13). In centro, l'aria e irrespirabile a causa del traffico caotico; Kimmie e YakobU, appartenenti all'Onu, riescono a proteggersi dallo smog e dai rumori assordanti solo quando restano asserragliati nella macchina di servizio, grazie ai vetri blindati e al climatizzatore del veicolo. Fuori, anche loro devono respirare la stessa aria che tutti gli altri respirano: "(q]uella mattina l'odore era insopportabile. Il fetore della sporcizia e del marciume ammorbava l'aria" (5). Gia dalle primissime pagine del romanzo si percepisce che l'inquinamento ambientale, benche forma di razzismo, alla fine colpisce tutti gli esseri umani. Da subito si deve prendere atto del fatto che viviamo in un mondo "without refuge from toxic penetration" (Buell 38).

Una sfida rappresentativa

Carlotto e Abate accostano la violenza lenta dell'inquinamento ad altre forme di oppressione fisica piu eclatanti. Parlando con Nicola Einaudi, Kimmie afferma che "la mortalita nei villaggi intorno alla boscaglia e altissima. Cosi come le malformazioni prenatali e il tasso di tumori" (178-179). Alcuni ragazzini vengono visti grattarsi freneticamente le braccia dopo aver trascorso una giornata intera a smontare RAEE. Questi sono gli unici riferimenti agli effetti dell'inquinamento sui corpi dei lavoratori. Le conseguenze di questa violenza lenta non sono del tutto visibili ai giorni nostri e potrebbero trascorrere decenni prima di essere identificate e capite nella loro complessita e totalita. Carlotto e Abate, pero, fanno emergere abilmente il nesso esistente tra la violenza esercitata sull'ambiente e quella inflitta agli esseri umani piu deboli. Per strada, nonostante la guerra civile sia ormai conclusa, si incontrano ancora milizie militari con uomini legati. Nel tragitto verso Lofa Bridge, ad esempio, "una lunga colonna di uomini con le braccia legate dietro la schiena veniva condotta da un gruppo militare, a suon di bastonate, verso chissa quale destino" (91). Poco dopo, Kimmie, Johnson e i loro ragazzi si imbattono in un convoglio di Issakaba Boys, dediti alle rapine e agli stupri, che "solo nell'ultimo anno, erano stati accusati di oltre mille omicidi" (93). "Sembravano demoni sbucati dall'inferno" (92). Nel cassone posteriore di uno dei loro fuoristrada si possono intravedere "le facce sporche di sangue e terrorizzate di alcune donne dagli abiti stracciati" (95). Un loro vecchio camioncino era pieno di giovani ragazze; una di loro era legata alla capote e "Kimmie non riusci a capire se era gia morta o ancora viva. Perdeva sangue dalla faccia, dai capezzoli, ma soprattutto fra le gambe" (95). Infine, uno dei pick-up, il piu lento tra tutti, trascina una mucca legata al gancio di traino. Esausto, l'animale non riesce a stare al passo con il veicolo e percio "ruzzolo a terra e inizio a rimbalzare sullo sterrato" (95), provocando l'ovazione degli Issakaba Boys. Ecco come gli oppressori esercitano il loro dominio sugli oppositori, sulle donne e bambine e sugli animali. L'ideologia che ammette e fomenta abusi sugli animali e l'oppressione della natura e la stessa ideologia che autorizza e condona la soggezione di esseri umani in base alla loro razza, classe sociale, sesso, e abilita fisiche.

Ne L'albero dei microchip, si fa solo un fugace accenno alle malformazioni prenatali che si rilevano nei feti di quelle donne intossicate dalle sostanze velenose dei RAEE. Le donne subiscono una doppia violenza; prima sui loro corpi e poi sui feti che non riescono a proteggere. Sebbene gli autori non discutano in dettaglio le malformita e i tumori tra i lavoratori di Lofa Bridge, Carlotto e Abate popolano il loro romanzo con numerosi corpi storpi. Kimmie Dou si circonda di una schiera di informatori-bambini; Teddy e un ragazzino orfano che vaga per Monrovia e si procura da mangiare collaborando saltuariamente con il tenente liberiano. Teddy e storpio; ha una "gamba scema e un occhio bianco, generosi regali di una mina" (6). Anche le mine sono considerate una forma di inquinamento ambientale. Nel ristorante Blue Port, dove Kimmie stabilisce il proprio ufficio, vi sono alcuni profughi che hanno perso le braccia. Taylor "oltre a condurre sul baratro la Liberia, e stato il piu grande finanziatore del Ruf (16), il famigerato esercito ribelle della Sierra Leone" (42). Quest'esercito mutilava tutti quelli che gli capitavano a tiro; dopo i saccheggi, veniva chiesto "alla gente se preferissero le maniche lunghe o le maniche corte" (42), ovvero l'amputazione all'altezza dei polsi o all'altezza dei gomiti. Alcuni sopravvissuti al Ruf sono seduti al Blue Port. Invece di prevedere scenari apocalittici futuri, i due autori si concentrano sui corpi martoriati gia presenti oggi a Monrovia. Anche senza guerre civili, sembrano suggerire Carlotto e Abate, questi possono diventare i corpi storpi delle future generazioni se non si interviene repentinamente a salvaguardare l'ambiente. Un paese che non tutela il proprio territorio e un paese che, analogamente, non tutela i propri cittadini. In Liberia, la deturpazione del territorio va di pari passo con i corpi martoriati dei suoi bambini ex-combattenti e dei corpi contaminati dei lavoratori di Lofa Bridge. In sostanza, minacciare il territorio significa anche minacciare la sicurezza di un'intera nazione e dei suoi cittadini. Per questo, riferendosi alla crisi dei rifiuti a Napoli, Iovino parla di "thwarted citizenship" ("Naples" 339). Dove il territorio non e tutelato, il cittadino cessa di essere cittadino. Anche sul territorio italiano, e ormai noto, sono presenti discariche illegali di tecnospazzatura e altro materiale altamente nocivo. A questo punto, il lettore abbatte le poche centinaia di chilometri che separano il nord Italia dalla Terra dei Fuochi. Carlotto e Abate accettano la sfida rappresentativa dell'inquinamento ambientale e lo fanno evidenziando chiaramente il legame esistente tra l'integrita del territorio e il benessere dei suoi abitanti.

Mancando in Italia i mutilati di una guerra civile contemporanea, appare qui Matteo. Il primo capitolo del romanzo si svolge a Monrovia. Non appena la narrazione si sposta in Piemonte, il lettore incontra Matteo a scuola; a lui, rinchiuso in un armadio da alcuni bulli, viene chiesto di cantare Monsoon dei Tokio Hotel. Matteo riemerge dall'armadio solo dopo che l'amico Luca sente il suo lamento e apre le ante per liberarlo. E importante rilevare come spesso ci si riferisce a Matteo; lui e "lo scemo" (68), "storpio" (73), "il problematico", il ragazzo dall'"andatura sbilenca" (68). Da subito, si crea una corrispondenza tra Teddy, in Liberia, e Matteo, in Italia. Entrambi storpi, Teddy e Matteo si muovono tra la gente, come esseri umani reietti che, nonostante tutte le loro difficolta, persistono aggrappandosi alla vita. Il corpo disabile, piu di ogni altro corpo, mette in risalto la propria materialita in un mondo che, non accettandolo, tende a escluderlo o sfruttarlo. Ed e proprio la tenacita di tutta la materia che traspare in questo noir in cui gli autori narrano i rifiuti, o meglio, lasciano narrare i rifiuti che, in quanto "storied matter" (Iovino e Oppermann 1), ci raccontano della nostra vulnerabilita.

Tracotanza nostra

Secondo Wu Ming, i libri del New Italian Epic

"tentano di dire che noi--noialtri, noi Occidente--non possiamo continuare a vivere com'eravamo abituati, spingendo il pattume (materiale e spirituale) sotto il tappeto [...]" (New Italian Epic 56),

continuando a rifiutare "di ammettere che andiamo incontro all'estinzione come specie" (56). Questi sono problemi nostri, dell'intera umanita, e non del pianeta. Nel romanzo, Kimmie intaglia una radice con un temperino nel tentativo di dar vita ad un ippopotamo pigmeo; questi animali rarissimi sono presenti solo in Liberia "ormai minacciati dalla deforestazione" (90). Cosi come l'ippopotamo pigmeo e in via di estinzione, ci si puo chiedere quando un simile destino tocchera anche a noi. Meno tracotanza da parte nostra potrebbe rallentare tale processo di estinzione o renderlo meno penoso. Con troppa spensieratezza, l'essere umano inquina l'ambiente e uccide animali in via di estinzione. Con la stessa noncuranza, ci mostrano gli autori, vengono eliminati bambini, donne e oppositori vari.

A causa di un cambio improvviso del destino, l'oppressore puo pero cadere in miseria perdendo cosi i propri privilegi e vedendo vanificato il proprio potere. E essenziale notare come, a fine romanzo, viene ucciso Primo Fioranzi. Da subito, Fioranzi appare come un essere tronfio, interessato solo ai soldi e alla bella vita. Dopo un matrimonio fallito, il dirigente trova facilmente giovani donne con cui intrattenersi; una di queste e Lenke, "la sua fidanzatina ungherese" (156). Come i bambini e le donne della Liberia, anche Lenke e sostituibile, proprio perche giovane, povera e straniera. Una notte la ragazza tarda a risvegliarsi per assecondare i suoi desideri sessuali. Per questo, Fioranzi pensa che "[ajvrebbe dovuto farle un discorsetto. O forse prendere in considerazione l'idea di darle un calcio [...] e cercarsene un'altra" (156). Secondo questa logica, tutti i poveri possono essere rimpiazzati. Persino quando e costretto a dare le dimissioni, Fioranzi continua a compiacersi della propria supremazia e immagina di trasferirsi alle Baleari. Del resto, soldi non gliene mancano e lui conosce bene i segreti del denaro e sa "|c]ome ripulirli, moltiplicarli, nasconderli e farli riaffiorare candidi e immacolati" (221). L'ex-dirigente non si rende conto che anche lui, ricco uomo caucasico, puo essere usato e gettato. A pochissime pagine dalla conclusione, infatti, la sua fidanzata Lenke viene raggirata e convinta ad avvelenarlo. Il romanzo si conclude poi con un sms sul cellulare di Sergio Lopresti: "Annullata commessa ungherese" (230). Anche Lenke e stata, a sua volta, uccisa. Carlotto e Abate ci mostrano che tutti gli esseri umani possono essere usati, eliminati e sostituiti; non c'e nazionalita, sesso o stato sociale che possa renderci invulnerabili di fronte al male derivante dal desiderio spasmodico dell'uomo di primeggiare sopraffando su tutto, anche sui propri simili. Chi sara il prossimo ad essere assassinato? Il magistrato Rizzo o lo stakeholder Lopresti?

Da questa analisi, e possibile avvalorare e riepilogare come Abate e Carlotto fanno vacillare binarismi obsoleti, alimentati da arroganza, mettendo in discussione gerarchie erroneamente naturalizzate. In principio, il romanzo sembra ergere una netta divisione tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, tra essere umano e non umano e tra uomini e donne/bambini. Senza dubbio, la stessa struttura del romanzo aiuta a creare tale divario tra l'Europa opulenta e l'Africa, che, in certi territori, e stata trasformata in discarica dell'Occidente. Si susseguono capitoli i cui titoli indicano il luogo d'azione: "Monrovia, Liberia, Africa Occidentale" e "Piemonte, Italia". Questi due luoghi si alternano, piu o meno regolarmente (17), lungo tutto il romanzo, facendo muovere il lettore, in un andamento oscillatorio, tra l'Europa e l'Africa. I due continenti, pero, non sono cosi separati come si tende a credere. Gli autori, si e ampiamente dimostrato, disseminano nel testo indizi vari per evidenziare sincronie sconvolgenti tra l'Italia e la Liberia ed i loro abitanti piu deboli. PiU che un luogo difficilmente raggiungibile "a quasi diecimila chilometri di distanza" (202), la Liberia di Abate e Carlotto inizia ad assomigliare al "giardino" di casa nostra. Infatti, gli autori ci segnalano che la foresta attorno alle miniere di Lofa Bridge "sembrava la pineta a ridosso di una spiaggia dopo il pic-nic di ferragosto" (177), ovvero una spiaggia della costa italiana. La forza agente della materia accorcia o annulla definitivamente le distanze tra tutti gli esseri. Per questo, il locale non puo essere scisso dal globale: "[t]he traffic in toxins may render it nearly impossible for humans to imagine that our own well-being is disconnected from that of the rest of the planet" (Alaimo, Bodily 18). A causa della propria supponenza, l'essere umano desidera tracciare differenze per rafforzare confini che possano giustificare il proprio dominio sull'altro, ovvero su tutto quello che appare diverso. Tali divisioni, pero, sono aleatorie.

La conclusione de L'albero dei microchip lascia il lettore basito a domandarsi checosa sia realmente successo, soprattutto all'inchiesta sui rifiuti condotta da Nicola Einaudi. Per quale motivo il capitano della guardia di finanza e stato ingannato? Il lettore non riesce a giustificare il comportamento erratico del magistrato Rizzo che, per tutto il romanzo, manovra Einaudi come un burattino. Non e chiaro perche lei lo lanci "come un ariete contro Fioranzi" (109). Del suo comportamento imprevedibile non ci e data alcuna spiegazione. Lo stesso Einaudi ammette che la Rizzo "si era sempre comportata in modo strano" (210) e che "lui semplicemente era stato usato" (210). Forse, per un avanzamento di carriera, il magistrato Rizzo trama all'insaputa di Einaudi e lo costringe a condurre una perquisizione inutile prima nella banca di Fioranzi e poi a bordo della nave Lilium. In tale confusione, nulla impedisce al lettore di ipotizzare un mondo possibile in cui la Rizzo e corrotta. A fine romanzo, la si vede in banca con il vice presidente Calzavara; quest'ultimo, al telefono con Fioranzi, gli intima di consegnare presto una lettera di dimissioni. A telefonata conclusa, la Rizzo afferma enigmaticamente che tutti hanno fatto "un ottimo affare" (155). Al lettore non resta che immaginare quale sia tale buon affare. Similmente, ci si puo chiedere per quale motivo, in Fiberia, Yakobu abbia deliberatamente mentito a Kimmie Dou, facendogli credere di essere alla ricerca di un carico illegale di armi. Per questo, vale la pena evidenziare anche la connessione tra i flussi materiali di apparecchiature elettriche ed elettroniche e i flussi immateriali alimentati da tali tecnologie. I rifiuti materiali rappresentano solo un lato della medaglia. I RAEE hanno in realta una valenza bifronte e i nostri autori ne sono consapevoli. Grazie al loro sguardo obliquo, Carlotto e Abate non tralasciano neppure i flussi immateriali. Sul piano immateriale queste apparecchiature mettono in circolazione, senza tregua, informazioni che si aggrovigliano tra loro andando a fomentare un complesso sistema liberale-capitalistico schizofrenico difficile da interpretare. Ne L'albero dei microchip i personaggi principali ricercano notizie in internet, si scambiano e-mail, file e dossier, si mandano messaggi al cellulare e parlano al telefono. Eva Paderi, ad esempio, spedisce a Einaudi interi dossier sulla tecno-spazzatura. Il capitano Einaudi si mette al computer per cercare "su internet qualche informazione sulla Liberia e su Monrovia" (173). Durante l'indagine sui rifiuti, Fioranzi non incontra mai in persona lo stakeholder Lopresti; i due invece comunicano solo al cellulare. Lopresti ne ha ben tre; quello pulito e "dedicato alle conversazioni delicate" (135). Attraverso l'uso di apparecchiature elettriche e elettroniche Sergio Lopresti coordina lo smaltimento illegale di rifiuti RAEE, creando la Mantice s.r.l., una societa fantasma attraverso cui riesce a ripulire il denaro sporco. Sempre grazie a queste apparecchiature, si possono fare bonifici su conti svizzeri cifrati. Questi vogliono essere solo alcuni esempi del groviglio di informazioni che si materializzano e propellono tutta l'azione. Quest'intreccio di informazioni coinvolge non solo i personaggi del romanzo, ma anche il lettore e gli autori. Innanzitutto, come gia ricordato, tutti i romanzi appartenenti al progetto VerdeNero sono complementati da un'appendice, intitolata "I fatti" e redatta da Antonio Pergolizzi, coordinatore dell'Osservatorio Nazionale e Legalita di Legambiente. La cronaca e da sempre il punto di partenza da cui Carlotto incomincia le sue ricerche per raccogliere notizie attorno a cui intessere trame finzionali verosimili. E qui irrilevante adoperarsi per scindere la cronaca dalla finzione. Grazie alla loro creativita e al loro sguardo obliquo, Carlotto e Abate forniscono un florido contesto storico in cui gli aridi accadimenti della realta prendono vita e vigore. Cosi facendo, gli autori permettono al lettore di percepire l'intreccio dei fatti e di intravedere cio che di solito viene ignorato.

Come in ogni noir, anche in questo le trame dell'intreccio restano inesplicabili. Cio che conta non e tanto la risoluzione dell'enigma, ma la capacita del romanzo di fare affiorare la banalita e l'ubiquita del male che si sparge erraticamente proprio come la materia inseguita da Kimmie, Johnson ed Einaudi ed i flussi immateriali da essa prodotti. L'opera di Abate e di Carlotto si conferma essere letteratura politica e impegnata poiche aiuta ad essere piu critici incoraggiando ad andare oltre la superficie lucente della nostra societa e dell'informazione mainstream. L'albero dei microchip risveglia il lettore dal suo torpore e dalla sua assuefazione; infatti, non e poi una grande rivelazione leggere che, talvolta, i rifiuti sono gestiti illegalmente e trasportati nel terzo mondo. Invece, sconvolge di piu accettare che tale fenomeno riguarda tutti gli esseri, irrevocabilmente. La vera azione investigativa, quindi, e quella condotta dal lettore alla ricerca di indizi testuali che gli permettono di rintracciare corrispondenze tra l'Italia e la Liberia facendo vacillare la nostra cultura dualistica. Il noir, secondo Carlotto, ha una funzione anticipatrice e puo narrare fenomeni criminali e sociologici futuri; questo e in linea con quanto si e gia detto del NIE e della sua "preoccupazione per la perdita del futuro" (Wu Ming, New Italian Epic 109). Grazie alle storie alternative presentate ne L'albero dei microchip e possibile esercitare l'immaginazione e rivendicare l'urgenza di pensare al futuro attraverso l'arte e la letteratura. In aggiunta, L'albero dei microchip mette in risalto la necessita pressante di dover estendere il nostro concetto di testo oltre il confine delle pagine del romanzo e di includervi il mondo e i corpi che lo popolano. Infine, lo stile paratattico e il linguaggio terso degli autori, tipici dell'informazione immediata del giornalismo, collidono con i tempi lunghi della lettura e con lo sfondo rigoglioso su cui si stagliano. Cio non fa che confermare l'esigenza di continuare a scrivere storie come questa in grado di dilatare la materia e gli eventi per farci affondare le mani nella melma della terra e nella carne degli esseri viventi (18).

Anna Chiafele

Auburn University

NOTE

(1) Il progetto VerdeNero nasce dalla collaborazione tra la casa editrice Edizioni Ambiente e Legambiente. Tutti i romanzi inclusi in questa collana traggono liberamente spunto da fenomeni criminali descritti nel Rapporto annuale dell'Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalita di Legambiente e sono accompagnati da un'appendice intitolata I fatti, redatta da Antonio Pergolizzi, coordinatore dell'Osservatorio.

(2) Con il termine eversivo si vuole qui intendere la capacita della letteratura di svelare quanto resta nascosto o viene trascurato e emarginato dalla cultura corrente, ovvero si desidera evidenziare la sua straordinaria abilita di far emergere i deficit e gli squilibri all'interno di una cultura di massa (Zapf 56).

(3) Con il romanzo inchiesta Perdas de Fogli (2008) a Carlotto e stato riconosciuto l'impegno ecologista; nel 2009 lo scrittore ha infatti ricevuto il premio noir ecologista Jean-Claude Izzo. Inoltre, va sottolineato che Carlotto, un anno prima dell'acclamato Gomorra (2006) di Roberto Saviano, aveva gia parlato della Terra dei Fuochi nel suo Nordest. Questo non fa che confermare l'abilita dell'autore di svelare e far emergere informazioni occultate al grande pubblico.

(4) Si puo ipotizzare che il campo dove viene ritrovata la tecno-spazzatura sia vicino a Acqui Terme, comune in provincia di Alessandria, a poco piu di 100 km da Torino. La maestra di sostegno di Matteo, Valeria Pietrasanta, infatti, chiama Nicola Einaudi, capitano della Guardia di Finanza di Acqui Terme, quando scopre il campo e l'albero dei microchip.

(5) Nel suo articolo sull'ecomafia in Campania, Past scrive che le sostanze tossiche possono anche alterare la capacita di percepire l'inquinamento ambientale: "The toxic crisis in Naples, thus, is not only hard to see; it may also make those exposed to it less able to observe the problem" (600).

(6) Ulrich Beck ci ricorda che di fronte al pericolo una societa "del rischio" come la nostra puo paradossalmente passare da isteria a indifferenza: "Where everything turns into a hazard, somehow nothing is dangerous anymore. Where there is no escape, people ultimately no longer want to think about it" (36-37).

(7) Il fenomeno dell'ecomafia sul territorio italiano e ormai noto, documentato e ampiamente trattato. Qui basti ricordare il documentario BiUtiful cauntri di Esmeralda Calabria, Antonio D'Ambrosio e Peppe Ruggiero. A tale riguardo si veda l'articolo di Elena Past.

(8) Secondo la definizione di Lawrence Buell, il discorso tossico si concretizza in "expressed anxiety arising from perceived threat of environmental hazard due to chemical modification by human agency" (31).

(9) Per un'introduzione all'ecocritica materiale ("material ecocriticism") si vedano i seguenti saggi: "Introduction. Stories Come to Matter" di Serenella Iovino e Serpil Oppermann, "Corpi eloquenti. Ecocritica, contaminazioni e storie della materia" di Serenella Iovino e "Material Ecocriticism and the Creativity of Storied Matter" di Serpil Oppermann.

(10) Gli autori scrivono che la Liberia, "a differenza dei paesi vicini, aveva mantenuto le sue foreste inviolate fino al 1997" (40).

(11) Nei paesi in via di sviluppo le donne sono ampiamente impiegate anche nella produzione di apparecchiature elettriche e elettroniche, posizionandosi quindi sia all'inizio sia alla fine del processo di consumo.

(12) Nonostante la fine delle guerra civile, in Liberia restano alti i casi di violenza sessuale perpetrata ai danni di donne e bambini: "Twelve years after the end of the war and despite the passage of a much more stringent anti-rape law ten years ago, reports of rape and in particular, child rape, abounds in Liberia" (Darkwa 791).

(13) Per capire le cause della guerra civile in Liberia, si veda Liberia's Civil War. Nigeria, ECOMOG, and Regional Security in West Africa di Adebajo, soprattutto il secondo e il terzo capitolo (19-71).

(14) Nel maggio 2015 il Parlamento Europeo ha approvato un emendamento di "tracciabilita obbligatoria" che interessa tutte le 800 imprese dell'UE che utilizzano stagno, tungsteno, tantalio e oro nella produzione dei loro manufatti. Grazie a questo provvedimento, le imprese europee si impegnano a non contribuire all'insorgere di scontri derivanti dai loro acquisti di minerali provenienti da zone di conflitto. Si veda il comunicato stampa del Parlamento Europeo redatto da Federico De Girolamo.

(15) Ringrazio Elena Margarita Past per avermi fatto notare che questi frutti elettronici appesi agli alberi possono richiamare alla mente anche i cadaveri dei partigiani in Piemonte. In Ecocriticism and Italy, Iovino parla proprio di guerra civile riferendosi alla resistenza partigiana. (A tal riguardo si veda "Slow. Piedmont's Stories of Landscapes, Resistance, and Liberation" in Ecocriticism and Italy di Iovino, pp. 125-156).

(16) Ruf e l'acronimo per Revolutionary United Front.

(17) Per la prima volta a pagina 153, su un totale di 230 pagine, viene interrotto l'altalenarsi tra Italia e Africa. Qui, un capitolo sull'Italia e seguito da un secondo capitolo ambientato in Italia. Lo stesso succede alle pagine 171, 221 e nell'epilogo.

(18) Oltre ai lettori anonimi, sono molto grata a Miriam Aloisio e Elena Margarita Past per i loro suggerimenti.

OPERE CITATE

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Title Annotation:The Microchip Tree, novel by Massimo Carlotto and Francesco Abate; text in Italian
Author:Chiafele, Anna
Publication:Italica
Geographic Code:4EUIT
Date:Dec 22, 2017
Words:10123
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