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Sulla diaspora della letteratura e cultura italiana.

Abstract

Questa recensione/articolo mette a fuoco due important antologie, pubblicate, ambedue, nel 2014 dalla Fordham University Press, il cui argomento riguarda lo sfaccettato e complesso fenomeno della letteratura e cultura italiana d'emigrazione sia negli Stati Uniti sia nel mondo.

Pubblicato originariamente in Italia, il primo volume Italoamericana: The Literature of the Great Migration, 1880-1943, curato da Francesco Durante, presenta un ricco patrimonio, fino ad oggi non del tutto accessibile e mai tradotto prima in inglese, di una larga varieta di testi: poesia, narrativa, teatro, giornalismo, testimonianze e cronache socio-politiche, biografia e autobiografia.

La seconda antologia, Poets of the Italian Diaspora, a cura di Luigi Bonaffini e Joseph Perricone, disegna un vasto quanto discutibile panorama della poesia moderna e contemporanea prodotta fuori dai confini italiani.

Nell'insieme, i due volumi additano a una componente signiflcativa della storia culturale italiana espressa all'estero, che ha agito fecondamente non soltanto all'interno della storia italiana e italiana-americana tout court, ma anche in quella prodotta in vari paesi del mondo ai quali gli scrittori e intellettuali italiani espatriati hanno offerto uno stimolante contribute di idee e di creativita.

Parole chiave

biografia e autobiografia, diaspora ed esilio, la letteratura d'emigrazione italiana, poesia e politica

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Due imponenti volumi usciti di recente negli Stati Uniti, Italoamericana. The Literature of the Great Migration, 1980-1943 e Poets of the Italian Diaspora (piu di duemila e cinquecento pagine complessivamente), documentano, in maniera ben piu consistente rispetto ai pur importanti e numerosi regesti antologici pubblicati in passato, la presenza della nostra variegata cultura migratoria sia negli Stati Uniti (mi riferisco al primo volume), sia in varie parti del nostro pianeta (mi riferisco al secondo volume).

Il termine "cultura" va qui assunto nella sua accezione piu ampia, ovvero, come ci insegna la lessicografia corrente, in quel complesso di cognizioni e procedimenti relativi a varie discipline del sapere, con particolare riguardo alla multiforme comunicazione letteraria e all'esperienza esistenziale ad essa strettamente connessa. Ecco gia subito comparsi i due termini chiave (vita e letteratura) che sono alia base di questa densa, composita, appassionante presenza italiana fuori dall'Italia. Ambedue i volumi sono usciti per i tipi della Fordham University Press (2014).

Curatore, autore e antologista del primo (precedentemente pubblicato in Italia presso Mondadori) e Francesco Durante, noto critico letterario, giornalista e docente universitario, il quale si e avvalso, per l'edizione americana, della preziosa cooperazione di Robert Viscusi (penetranti e godibili le sue pagine introduttive), di Anthony Julian Tamburri (coordinatore delle molteplici traduzioni) e di James J. Periconi, che ha scrupolosamente curato la folta appendice bibliografica.

E compito arduo riassumere qui, sinteticamente, il lavoro titanico che una simile mega-antologia ha richiesto.

Diviso in cinque sezioni, il volume raccoglie scritti di varia natura che spaziano dalle prime testimonianze, per lo piu di tipo cronachistico o autobiografico, alia sfaccettata produzione piu specificamente letteraria e paraletteraria: poesia, narrativa, memorialistica e diaristica, prosa d'arte, drammaturgia e avanspettacolo, epistolografia, pamphlettistica, arte oratoria e discorsiva. Ma non mancano contributi anche di tipo imprenditoriale (per es. in campo giornalistico, dove troviamo l'editoriale di Carlo Barsotti, intraprendente quanto ambiguo affarista toscano, fondatore delPItalian American Bank, sbarcato in America nel 1872 e fondatore nel 1880 del Progresse) Italo-Americano, il piu longevo dei quotidiani italiani).

Se solo si volessero fare dei nomi, specialmente in campo prettamente letterario si rischierebbe di commettere qualche "ingiustizia" verso chi viene taciuto. E tuttavia non si puo fare a meno di menzionare nel campo della poesia almeno poeti come Pascal D'Angelo (forse il piu naturalmente dotato, testimone e "vittima" della piu tragica esperienza letteraria italoamericana); Antonio Calitri (tenuto a battesimo dallo schizzinoso Prezzolini); la pascoliana Severina Magni; l'esuberante ed eclettico Arturo Giovannitti, certamente il piu preparato linguisticamente e il piu colto di tutti. Ma Giovannitti non fu solo poeta (curiosamente Durante non antologizza un suo celeberrimo poemetto, The Walker che, scritto nel carcere di Lawrence, Massachusettes, fu tradotto in tante lingue e divenne la bandiera di tutti i radicalisti sparsi un po' ovunque nell'America del Nord e nel mondo, poemetto che fu inserito--gia all'altezza del 1919--nella storica antologia Modern American Poetry a cura di Louis Untermeyer), dicevo, Giovannitti non fu solo poeta: i suoi numerosi contributi vanno dai focosi discorsi messianici -oracolari nella veste di sindacalista pacifista, ai numerosi pamphlet politici di varia natura, narrazioni, cronache, poemi e lavori teatrali, molti dei quali da lui pubblicati nei periodici II Proletario, da lui diretto nel 1911; II Fuoco (1914-1915) da lui fondato insieme con l'amico Onorio Ruotolo; e infine Vita, diretto unicamente da lui dopo la separazione, dovuta fondamentalmente a motivi di natura ideologica, da Ruotolo, convinto neutralista il primo, quanto acceso interventista il secondo. Ne bisogna trascurare i testi di Giovannitti piu specificamente anarco-socialisti. Penso all'importante saggio introduttivo al volume Sabotage di Emile Pouget del 1913, che forse sarebbe stato opportuno antologizzare; e penso al formicolante lavoro, condotto insieme con il suo sodale Joseph J. Ettor e i "romantici ribelli" gravitanti attorno a The Masses, la maggiore rivista socialista e rivoluzionaria americana degli anni Dieci, che faceva un po' da controcanto alla piu cauta e perbenista Poetry di Harriet Monroe, all'interno della quale un ruolo di rilievo avrebbe avuto, qualche anno dopo, Emanuel Carnevali, il maggiore poeta italiano (insieme a Pascal D'Angelo) americanizzato.

Un'attivita polivalente, questa di Giovannitti, come scrittore-politico militante, che avrebbe impregnato di fervorosa esaltazione la sua produzione poetica, senza per altro che da essa fossero esclusi squarci di tenerezza, come dimostra la sua struggente Nenia sannita (Samnite Cradle Song) giustamente antologizzata da Durante nella quarta sezione, una delle piu corpose, dedicata, appunto, ai radicalisti, sia di destra che di sinistra. Spiccano, in questa appassionante sezione, le pagine dedicate, oltre che a Giovannitti, a Agostino De Biasi sul fascismo in America; a Armando Borghi, prima filo-mazziniano, poi filo-bakuniano; a Raffaele Schiavina, fondatore del giornale La Difesa per Sacco e Vanzettv, a Ezio Taddei, figura quasi leggendaria di anarco-comunista sul quale due anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1956, Domenico Javarone avrebbe scritto il bellissimo romanzo biografico Vita di scrittore; e, decisamente su tutti, Carlo Tresca, strenuo oppositore del fascismo, dello stalinismo e della mafia, qui rappresentato da due articoli esemplari, il secondo dei quali apparso nel 1934 su Il Martello, apertamente contro Generoso Pope, responsabile del quotidiano II Progresso Italo-Americano, definito racketeer and gangster, per le sue simpatie verso il fascismo.

Sostanziosa, quanto godibile, e per certi versi letteralmente sorprendente, anche la sezione dedicata al teatro, intitolata On Stage (and Off), dove emerge tutto un mondo oggi caduto quasi nell'oblio, ma che a suo tempo godette enorme popolarita e ascolto nelle comunita italiane d'America, in particolare quella della Little Italy di New York e Brooklyn. Dico "sorprendente" perche oltre al piu noto Eduardo Migliaccio (1882-1946), in arte Farfariello, Francesco Durante--sulla lunghezza d'onda delle decennali ricerche effettuate da Emelise Aleandri--ha ripescato alcuni autori probabilmente ignoti al pubblico italiano e in parte dimenticati anche da quello italoamericano. Mi riferisco, ad esempio, a prodromi costituiti da autori come Francesco Ricciardi, fecondo inventore di numerose farse e "macchiette", prince of the pulcinellos, fondatore della Neapolitan Company of New York e direttore del teatro Villa Vittorio Emanuele III di Mulberry Street; nonche il ben piu noto Riccardo Cordiferro, pseudonimo di Alessandro Sisca (1875-1940), fondatore, insieme con il padre Francesco, del settimanale La Follia, rivista che ebbe un notevole successo fra i letterati delle colonie italiane di New York, grazie anche alla varieta e alla vivacite dei terni trattati. Oggi la notoriete di Cordiferro e soprattutto legata al fatto di essere stato l'autore dei versi di Core ngrato, una delle pietre miliari della classica canzone napoletana, musicata da Salvatore Cardillo, e interpretata da straordinari tenori: da Enrico Caruso a Beniamino Gigli, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, fino alFodierno Andrea Bocelli.

Di questi autori Francesco Durante presenta non solo singoli testi emblematici, ma--come avviene per Riccardo Cordiferro, Giovanni De Rosalia, Armando Cennerazzo, Silvio Picchianti e Ario Flamma--ampi spezzoni teatrali o un'intera piece.

Certamente Eduardo Migliaccio, alias Farfariello, resta probabilmente il piu significative rappresentante di questo teatro popolare. Emigrato da Cava de' Tirreni (Salerno), agli occhi dei nostri espatriati personificava, realmente e simbolicamente, le difficolta dei primi immigrati tra fine Ottocento e inizi Novecento; difficolta dovute alio sradicamento, aile crisi d'identita e di adattamento, e soprattutto aile difficolta di comunicazione verbale in una lingua sconosciuta o appena malamente masticata. Abile e veloce nei travestimenti, inventore di un linguaggio originalissimo, misto tra l'americano e il napoletano, definito italglish, che faceva sbellicare dalle risate, Migliaccio divenne il piu amato attore-autore del Teatro Villa Vittorio Emanuele e dei Cafe Chantant italoamericani. Lo stesso appellativo, Farfariello, evoca(va), non a caso, scenari danteschi: con tale nomignolo, infatti, Dante chiama uno dei diavoli (Farfarello, napoletanizzato in Farfariello da Migliaccio), che pone a guardia dei barattieri nel XXI canto dell'Inferno. Etimologicamente il termine farfariello deriva dall'arabo farfar che significa "folletto", "chiacchierone", e nel nostro idioma esiste il verbo farfugliare, cioe parlare in un modo disarticolato, verbo anch'esso proveniente dal medesimo etimo.

Insomma, un volume di portata storica, questo di Durante, e di piacevolissima quanto istruttiva lettura, che non solo copre un vuoto enorme nel magmatico territorio della cultura italiana-in-America, ma sa offrire un quadro assai rappresentativo della letteratura d'emigrazione. Per essa il lettore intelligente e chiamato ad allargare i propri strumenti critici, utilizzandone altri che rientrano nei campi della sociologia, della psicologia e, in definitiva, della nostra storia, facendo si che quest'ultima venga stanata dai suoi anfratti obliati e riemerga in tutta la sua vivacissima e variegatissima antropologia.

Piu ambiziosa--almeno nelle intenzioni dei curatori (Luigi Bonaffini e Joseph Perricone)--e l'altra imponente antologia (Poets of the Italian Diaspora), imponente specialmente per il numero di pagine--oltre millecinquecento--in essa profuse. L'intento del volume e quello di documentare il lavoro di poeti italiani sparpagliati nel mondo, dando, cosi, un contributo interessante aile nuove discipline accademiche relative agli studi transnazionali, ai rapporti fra migrazione e letteratura e, insomma, in un senso piu ampio, alio studio della letteratura della cosiddetta diaspora italiana.

L'antologia, bilingue, si awale di due saggi introduttivi, rispettivamente di Sante Matteo e Francesco Durante. Curiosamente manca qualsiasi riflessione o indicazione critica della metodologia utilizzata dai due curatori.

I paesi coinvolti sono l'Argentina (paese curato da Gabriel Cacho Millet, rappresentato da cinque poeti, due dei quali, per altro, poco pertinenti); l'Australia (curata da Gaetano Rando, con died poeti); il Belgio (curato da Serge Vanvolsem, con due); il Brasile (curato da Andrea Lombardi, con tre); il Canada (curato da Joseph Pivato, con otto); Croazia e Slovenia (a cura di Elis Deghenghi Oluijic, con ben quattordici poeti); la Francia (curata da Laura Toppan, con solo due); la Germania (a cura di Carmine Chiellino, con nove); la Svizzera (a cura di Jean-Jacques Marchand, con quattro); gli Stati Uniti (a cura di Peter Carravetta, con venti); il Venezuela (a cura di Michele Castelli, con due poeti).

Gia da questa sintetica "cartografia" balzano evidenti alcune incongruenze; ne elenco, di primo acchito, solo alcune: la totale mancanza di nazioni come la Russia (spiace ad esempio che non sia stata presa in considerazione la poesia di Mario Lucrezio Reali, vissuto a Mosca per vari decenni), Tintera Scandinavia, con particolare riferimento a nazioni come Svezia e Norvegia: basterebbe il solo nome di un grande poeta come Luigi Di Ruscio, espatriato a Oslo, e li morto nel 2011, stimato da poeti e intellettuali di prim'ordine, come Franco Fortini, Giancarlo Majorino, Antonio Porta, ecc. Mancano poi le nazioni della penisola iberica e quelli della penisola balcanica, per non menzionare la totale assenza di Paesi del vicino, medio ed estremo Oriente.

Per l'area francofona, che evidentemente non riguarda soltanto la Francia, non viene presa in considerazione, ad esempio, l'importante attivita di alcuni dei nostri poeti "diasporici" gravitanti intorno alla rivista multinazionale Origine, pubblicata negli anni Settanta in Lussemburgo, come Franco Prete, Arnaldo Ferragni, Arthur Praillet. Ed e un vero peccato perche il trevisano Franco Prete (1933-2008), emigrato in Lussemburgo nel 1960, dette vita al "Gruppo Origine": iniziativa culturale di sintesi franco-italiana di poesia e arte, che s'impegno nella traduzione, pubblicazione e diffusione dei maggiori poeti italiani, francesi, belgi e lussemburghesi. Come scrittore, saggista e poeta, Prete pubblico, in tal senso, numerose opere. In collaborazione con Arthur Praillet fonde e codiresse l'importante Revue franco-italienne de la poesie, tra il 1966 e il 1968. E, sempre in quest'area francofona, ma afferente alfltalia, sorprende non poco Tassenza di alcuni importanti poeti svizzeri-italiani, a cominciare--tanto per fare solo qualche nome rappresentativo--come Francesco Chiesa, vincitore nel 1927 del prestigioso Premio Schiller e, negli anni del secondo dopoguerra, Giorgio e Giovanni Orelli, fino ai contemporanei Alberto Nessi, Aurelio Buletti, Fabio Pusterla, ecc.

Non poche perplessita suscita poi anche il criterio di scelta di alcuni poeti, inseriti corne diasporici ma che, in effetti, hanno scritto e operate in Italia. Prendiamo ad esempio TArgentina, dove con mia grande sorpresa trovo un poeta corne Dino Campana (!), mentre in Argentina il povero Campana rimase solo qualche settimana quando aveva circa 22 anni e quando, soprattutto, all'altezza del 1907 non aveva scritto che pochi versi goliardici; paese dove qualcuno, come Ungaretti, perfino dubita (erroneamente) che egli sia mai stato. Lo stesso dicasi per Rodolfo Wilcock, che visse tutti gli anni della sua piena maturita espressiva in Italia, e dunque, semmai, per lui si dovrebbe parlare di una diaspora alTinverso, ossia di un poeta argentino espatriato in Italia e non viceversa, tanto e vero che Wilcock i suoi migliori libri li scrisse in italiano. E probabile che il curatore di questa nazione, Gabriel Cacho Millet, la cui acribia critica qui non metto in dubbio, e al quale va la mia profonda stima, si sia lasciato prendere la mano dalla forte empatia da lui sempre dimostrata nei riguardi del poeta di Marradi, al quale, com'e noto, ha dedicato pagine senz'altro fra le piu appassionanti dell'ermeneutica campaniana.

Ma, visto che la mia attenzione e essenzialmente rivolta a due volumi pubblicati negli Stati Uniti, paese in cui la diaspora italiana e stata tra le piu rilevanti, vengo dunque al pianeta italiano-statunitense, un mondo (alludo specificamente a quello della poesia) che credo di conoscere bene, essendoci vissuto da piu di trent'anni a questa parte, avendolo studiato a fondo, e avendone scritto piu volte.

Comincio, dunque, dalla complessa, ambiziosa ma iperteorica Introduzione di Peter Carravetta, che certo non aiuta il lettore "medio" (soprattutto se pensiamo che l'antologia e destinata, auspicabilmente, anche a un pubblico non specialistico), a capire la nostra "tribu" di poeti espatriati negli States. Il termine "tribu", per me errato, e di Paolo Valesio; errato in quanto lega il suo etimo all'idea di societa primitive, proprie di certe popolazioni di civilta inferiore, chiuse in se stesse, ovvero isolate e senza contatti con l'esterno: un concetto ben lontano dal segno mobile, ambasciatorio e cosmopolita che caratterizza gli odierni scrittori italiani interattivi negli USA e in Italia, a cui appartengono lo stesso Valesio e altri poeti della sua generazione (Luigi Ballerini, Edoardo Piazza Nicolai, ecc.), per non menzionare "decani" come Alfredo de Palchi, Giose Rimanelli, Joseph Tusiani, Rita Dinale e Giovanni Cecchetti; questi ultimi due curiosamente esclusi da questo volume, ed e un peccato in quanto il loro lavoro poetico a me sembra invece piuttosto significativo, come del resto quello di altri poeti appartenenti alia generazione successiva (Antonello Borra, Pier Massimo Forni, Marisa Marcelli, Pasquale Verdicchio) anch'essi misteriosamente esclusi da quest'antologia.

Un'altra osservazione--sine ira ac studio--che mi sento di fare e questa: visto che i due antologisti hanno inserito poeti nati ben oltre un secolo fa (Alfredo Bufano per l'Argentina, Gianni Montagnaper il Belgio, Osvaldo Ramous per la Croazia, ecc.), perche allora non inscrire nel gruppo statunitense anche poeti come Arturo Giovannitti, Pascal D'Angelo e Emanuel Carnevali? Non sono forse questi i veri padri della poesia della diaspora italiana in America? E non e forse vero che e proprio nella loro opera che troviamo le piu drammatiche lacerazioni dell'esperienza migratoria?

Certo, se leghiamo il termine antologia al suo concetto originario, questo comporta automaticamente una scelta, ossia quella fatta personalmente dagli antologisti, e dunque qualsiasi antologia trascina con se inevitabili esclusioni, a volte perfino clamorose (come queste appena citate) e, al contempo, valutazioni del tutto soggettive. Resta il fatto, tuttavia, che non puo non colpire la disinvolta esclusione di poeti come Giovannitti e Carnevali (e vari altri potrei qui aggiungerne, come Rosario Di Vita, Giuseppe Bertelli, Antonio Barolini, ecc.). Non solo. A me sembra onestamente risibile anche il criterio quantitative di pagine e testi riservato a ciascun poeta antologizzato (il curatore di questa sezione include anche se stesso): non possono non sorprendere il modesto numero di pagine riservate a un De Palchi o a un Tusiani, e quello, quasi doppio, riservato a poeti sicuramente meno significativi.

Fatte queste doverose annotazioni, vorrei, in conclusione, anche riconoscere il grande merito--sia verso i curatori sia verso i loro collaboratori--di questi due volumi per aver lanciato una utilissima, "stereoscopica visione" (Sante Matteo) dell'esperienza diasporica di tanti poeti e scrittori italiani, le cui pagine si nutrirono --e continuano a nutrirsi--anche (o forse soprattutto) degli umori psico-sociali della nuova terra in cui hanno ri-innestato le proprie radici. Credo che, in definitiva, in cio consista il precipuo valore che accomuna questi due volumi. Alla loro base si pone la tematica storica della diaspora italiana nel mondo; termine che se da un lato indica la disseminazione in altri luoghi, dall'altro allude alla feconda rigerminazione di nuovi segni e semi che restano, ancora oggi, il fondamento della nostra vitale esperienza (l'antico etimo greco spora sta appunto a indicare la sua capacita di riproduzione e rigenerazione).

DOI: 10.1177/0014585815593056

Luigi Fontanella

State University of New York at Stony Brook, USA

Autore corrispondente:

Luigi Fontanella, Department of European Languages, Literatures and Cultures, Stony Brook University, Stony Brook, NY 11794, USA. Email: Luigi.fontanella@stonybrook.edu

Funding

This research received no specific grant from any funding agency in the public, commercial or not-for-profit sectors.

Bibliografla

Bonaffini L e Perricone L (a cura di) (2014) Poets of the Italian Diaspora. Fordham University Press.

Durante F (a cura di) (2014) Italoamericana: The Literature of the Great Migration, 1880-1943. Fordham University Press.

Pouget E (1913) Sabotage.

Tresca C (1934) II Martello.

Untermeyer L (a cura di) Modern American Poetry.
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Title Annotation:Italoamericana: The Literature of the Great Migration, 1880-1943, edited by Francesco Durante; Poets of the Italian Diaspora, by Luigi Bonaffini and Joseph Perricone
Author:Fontanella, Luigi
Publication:Forum Italicum
Article Type:Critical essay
Geographic Code:4EUIT
Date:Nov 1, 2015
Words:2998
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