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Sperimentazione e normativita: Periodici ebraici italiani e letteratura fra Otto e Novecento.

1. I periodici ebraici italiani (1)

Come tutti i loro omologhi, anche i periodici ebraici ottocenteschi e primo-no- vecenteschi erano costellati di brani letterari, che si avvicendavano ad articoli di genere piu serio o serioso e che trattavano di religione, societa, problemi interni delle comunita ebraiche, piu raramente politica italiana o estera, storia, cronaca locale. Questo articolo si interroga sulla struttura, sulle caratteristiche e soprattutto sulla funzione di questo tipo di letteratura, che ritengo una fonte importante attraverso la quale mettere a nudo e decostruire le caratteristiche e i punti di frizione della narrazione identitaria ebraico-italiana, ancora quasi del tutto ignorata dagli studiosi, subito dopo l'emancipazione. (2) Nel numero iniziale del primo periodico ebraico italiano, "La rivista israelitica", pubblicata a Parma fra il maggio 1845 e l'ottobre 1847, il direttore Cesare Rovighi comincio l'editoriale in cui spiegava la natura e gli scopi del suo progetto con la parola "educazione", che considerava "fondamento precipuo della societa" (19). Occorre ricordare che Rovighi (1820-1890) fu una figura poliedrica di agitatore culturale, militare, patriota, molto lontano dalla fisionomia tipica dei direttori dei periodici ebraici che furono eredi de "La rivista israelitica", perlopiu rabbini e maestri. Funzione della rivista da lui ideata doveva essere ingentilire gli Israeliti e spingerli ad occuparsi di lettere, scienze, arti e professioni liberali, in pieno accordo con un programma di rigenerazione al centro del quale c'erano l'incivilimento degli ebrei e lo svecchiamento delle pratiche religiose, non certo l'ebreizzazione delle belle lettere (Di Porto 1999). (3) Nel suo editoriale programmatico il direttore menzionava esplicitamente la volonta di pubblicare brani letterari:
   I racconti in forma di novelle od altro, che, talvolta originali
   talvolta tradotti, inseriremo in questo giornale, allevieranno per
   la varieta la gravita degli altri argomenti. Dovranno pero questi
   racconti essere sempre in relazione coll'opera nostra; quando
   dipingeranno i costumi famigliari, quando la storia d'un uomo,
   quando quella di un'epoca, quando le funzioni religiose; e tutte si
   prenderanno ad argomento quelle cose che piu all'uopo si crederanno
   opportune, allo scopo d'istruire dilettando.

   (Rovighi 25-6)


Non puro intrattenimento, dunque, ma uno strumento funzionale a ribadire il progetto educativo e culturale del periodico, i racconti costituivano il proseguimento della missione con mezzi piu dolci e indiretti, ma non per questo meno efficaci. (4)

"L'educatore israelita" inizio le sue pubblicazioni nel 1853 a Casale Monferrato, nel Piemonte sabaudo che si avviava a diventare motore del progetto di unificazione nazionale e che aveva gia concesso nel 1848 la piena parificazione giuridica agli ebrei. In questo contesto i direttori Esdra Pontremoli e Giuseppe Levi (5)--entrambi in possesso di titolo rabbinico--crearono un periodico che aveva l'aspirazione di sostenere la minoranza nella transizione verso l'unificazione nazionale e nella definizione di un'ebraicita italiana, o di un'italianita ebraica (Di Porto 2000). Nel 1874, alla morte di Giuseppe Levi, il ruolo di direttore venne assunto da Flaminio Servi (Ferrara degli Uberti, Flaminio Servi), anch'egli rabbino, che decise di cambiare il titolo della rivista in "Il vessillo israelitico" ma di mantenere una continuita ideale con il progetto del fondatore e primo direttore, Cesare Rovighi. Il nuovo nome sottolineo il passaggio ad una fase in cui l'emancipazione e il processo di nazionalizzazione potevano essere dati per acquisiti e irrevocabili, e lo scopo principale del periodico divenne illustrare--sia nel senso corrente di spiegare sia in quello piu antiquato di dare lustro--l'ebraismo e il significato dell'essere ebrei. (6)

Sulle pagine de "L'educatore israelita" veniva spesso esplicitamente discusso il tema della conciliabilita fra ebraicita, cittadinanza e modernita politica dopo l'emancipazione, in anni in cui le guerre che avrebbero portato all'unificazione nazionale e al suo consolidamento erano ancora in corso. "Il vessillo israelitico" invece dette in qualche modo per scontata questa conversazione, rivolgendosi a ebrei che erano gia cittadini, e si soffermo in maniera piu insistita su due temi solo apparentemente contraddittori: la necessita di mostrare ai concittadini che gli ebrei erano degni di fiducia, e la difesa dall'assimilazione. I destinatari di questo progetto erano in primo luogo gli stessi ebrei e poi gli altri italiani. (7) Le sezioni di cronaca testimoniano un vivo interesse per cio che avveniva in Europa e negli Stati Uniti, ma gli ebrei italiani che desideravano inserirsi in una conversazione transnazionale lo facevano soprattutto per mezzo di scambi epistolari con altri rabbini e intellettuali e/o collaborando direttamente con i periodici francesi e tedeschi. (8) "Il vessillo israelitico" continuo le pubblicazioni fino al 1922, quando chiuse abbastanza bruscamente per motivi che--mi sembra utile precisare--non hanno nulla a che vedere con l'arrivo al potere di Mussolini nell'ottobre dello stesso anno. La rivista aveva da qualche tempo esaurita la sua missione programmatica, che era strettamente legata alla prospettiva liberale ottocentesca, di cui segui le sorti. (9)

A partire dal 1862 un altro periodico ebraico, "Il corriere israelitico", iniziava le sue pubblicazioni a Trieste per iniziativa di Abram Vita Morpurgo (1813-1867). (10) Pur essendo austriaco da un punto di vista politico e territoriale, "Il corriere israelitico" era scritto in italiano e si occupava principalmente dell'ebraismo della penisola, con un occhio di riguardo al contesto di lingua tedesca. (11) Inizialmente di impostazione tutto sommato non molto dissimile da quella de "Il vessillo israelitico", "Il corriere israelitico" assunse dal 1896 un carattere marcatamente pro-sionista. Nel 1898 questa svolta ideologica fu rafforzata dall'arrivo a Trieste di Dante Lattes, allora ventiduenne, che avrebbe poi tenuto la direzione della rivista dal 1903 al 1915 e si sarebbe gradualmente affermato come una delle voci piu influenti all'interno dell'ebraismo italiano. (12) E importante ricordare che fino al secondo dopoguerra il sionismo resto appannaggio di una minoranza molto attiva, all'interno della quale il pensiero di Lattes-- peraltro sempre poco articolato e con caratteristiche da agitatore culturale piu che da intellettuale compiuto--conviveva con altri approcci. (13)

A partire dagli anni 1890 i due maggiori periodici ebraici italiani--"Il vessillo israelitico" e "Il corriere israelitico"--divennero rivali e si scontrarono con toni spesso molto accesi. "Il vessillo israelitico" resto sempre contrario ad un sionismo organizzato e rumoroso, che usava senza timidezza il lessico della nazionalita, anche se fu sensibile alla causa dei correligionari perseguitati dell'Europa dell'Est. (14) Nonostante la rivalita, i due periodici condividevano una buona parte dei collaboratori che passavano senza apparente turbamento da una testata all'altra. (15) "L'educatore israelita", "Il vessillo israelitico" e "Il corriere israelitico" non furono l'unica voce dell'ebraismo italiano organizzato e in un certo qual modo istituzionale fra gli anni Cinquanta dell'Ottocento e la Grande Guerra, ma rappresentarono un punto di riferimento per una parte delle elite religiose, culturali e amministrative, mettendo in luce i tentativi di creare una tribuna pubblica in cui riflettere da ebrei sulle sfide della modernita, dell'integrazione e della secolarizzazione.

Purtroppo non abbiamo dati precisi sulla tiratura e sul numero di abbonamenti di questi periodici. Solo per "Il corriere israelitico" c'e un dato di circa 500 copie segnalato da Tullia Catalan (2003: 54). Cio che sappiamo e che tutte le comunita, grandi e piccole, ricevevano almeno una copia di queste riviste e la mettevano a disposizione, e che tutti i fascicoli venivano spediti anche ad alcune associazioni ebraiche internazionali come ad esempio l'Alliance Israelite Universelle. Pur non essendo in grado di offrire dati precisi, possiamo senza dubbio affermare che ogni copia veniva letta da piu persone, se non altro per le cronache locali, sempre molto dettagliate (soprattutto nel caso de "Il vessillo israelitico"), che svolgono una sorta di servizio pubblico segnalando eventi come nascite, morti, matrimoni, lauree, premi scolastici. Come elemento aggiuntivo abbiamo le lettere dei lettori, che compaiono non in tutti ma in molti fascicoli. Scrivono spesso maestri, professori o liberi professionisti, quasi esclusivamente uomini, o almeno sono le loro lettere che vengono piu frequentemente pubblicate. In un ragionamento sulla rilevanza di questi periodici mi pare decisivo ricordare che agli occhi del mondo non ebraico tali riviste finivano per rappresentare la posizione degli ebrei italiani, a prescindere dalla loro reale rappresentativita. E un meccanismo che osserviamo anche oggi.

2. Funzione e struttura dei brani letterari

La prima domanda da porsi e perche la letteratura pubblicata da questi periodici e importante per uno storico, nonostante sia di assai scarsa qualita e ci siano pochi dati certi sulla sua ricezione. Cio che accomuna questi testi e l'ebraicita esplicitamente dichiarata dei protagonisti e, salvo rarissime eccezioni, dell'autore. L'interesse di questa produzione testuale risiede nel fatto che ci aiuta ad entrare in quello che ho chiamato altrove il laboratorio identitario dell'ebraismo italiano (e in una certa misura europeo) nell'eta dell'integrazione. Maurice Samuels ha utilizzato una formula analoga, descrivendo la letteratura ebraica francese fra 1830 e 1870 come un "laboratory for experimenting new identities" (5). La letteratura bassa, d'appendice, sembra riflettere piu e meglio di quella alta il comune sentire di un'epoca, la diffusione di alcune immagini e stereotipi, l'intreccio fra razionalismo e irrazionalismo. Si puo interpretare come una forma di ricezione e rielaborazione ultra semplificata dei dibattiti letterari e scientifici e della propaganda politica, come una cassa di risonanza che trasmette, amplifica e naturalmente altera significati e messaggi. (16)

Mentre gli studi sulla letteratura in ebraico sono da qualche tempo in piena fioritura, con un'attenzione sempre crescente alle influenze della letteratura occidentale non solo sulla letteratura ebraica ma anche sulle pratiche e sui comportamenti delle comunita dell'Europa dell'Est, (17) gli scritti degli aspiranti romanzieri e narratori ebrei dell'Europa occidentale ottocentesca non hanno attirato l'attenzione di molti studiosi. Nel 2010 sono stati pubblicati due contributi fondamentali ad opera di Maurice Samuels e Jonathan Hess, rispettivamente per quanto concerne la Francia fra il 1830 e il 1870 e la Germania fra il 1837 e il 1890. Entrambi riconoscono l'importanza della stampa periodica come mezzo di diffusione di questi testi ma si concentrano poi direttamente sugli autori e, nel caso di Hess, sulle diverse tipologie di intreccio. Hess in particolare insiste giustamente sul fatto che i testi da lui analizzati nascono con la missione di creare una "Jewish community through print": una definizione che si applica perfettamente anche al caso italiano (19 e 21). Si trattava di dare forma, di plasmare una comunita ebraica che si stava modificando per influenza dei mutamenti del contesto politico culturale, trovando una nuova definizione, non statica ma in continua evoluzione, dell'ebraismo, dell'ebraicita e dell'integrazione.

Nei testi che troviamo sulle testate italiane e ancor piu evidente che abbiamo di fronte una letteratura che aspira esplicitamente a creare modelli e orizzonti normativi che talora affiancano e talora contrastano quelli della societa maggioritaria. La scrittura non e affatto libera e affidata all'estro creativo, ma si qualifica come pedagogica e morale/moralistica. Gli autori, in maggioranza italiani, sono rabbini o maestri delle scuole ebraiche, non scrittori e letterati di professione, ma troviamo anche numerose traduzioni di testi stranieri, principalmente tedeschi o yiddish (soprattutto su "Il corriere israelitico"). Il rabbino che si fa scrittore di fiction e di per se un curioso prodotto della modernita ed un sintomo che la finzione letteraria e considerata un utile strumento di comunicazione--forse piu efficace dei piu tradizionali sermoni--che in qualche misura potrebbe essere considerata un'evoluzione della scrittura di midrashim. (18) Rabbini o meno, questi scrittori si presentano come figure autorevoli e custodi di una cultura sempre meno condivisa dalla massa dei correligionari che non conosce nemmeno una parola di ebraico e a cui propongono una lettura della realta e un orizzonte di valori. La trasposizione letteraria di questioni complesse come secolarizzazione, emancipazione e integrazione permette un livello di coinvolgimento emozionale dei lettori che e qualitativamente diverso rispetto a quello che si puo raggiungere attraverso gli appelli alla razionalita e le spiegazioni erudite.

E mia convinzione che per la comprensione del ruolo di questa produzione letteraria sia importante considerare non tanto la storia e la biografia del singolo autore, quanto il contesto materiale e testuale in cui veniva pubblicata e letta. Ne consegue che per me l'autorialita non e uno dei principali oggetti di analisi, mentre i periodici sono allo stesso tempo sfondo e strumento chiave di interpretazione. I racconti e le novelle sono parte di un discorso corale e polifonico la cui rilevanza deriva dalla molteplicita delle voci. Salvo poche eccezioni, e difficile individuare nei periodici ebraici italiani personalita e intellettualita forti e capaci di plasmare un discorso culturale e identitario originale. Pur tuttavia la polifonia di autori, generi testuali e temi costruisce un quadro significativo seppur non esauriente dei problemi e dei fermenti che animavano il mondo ebraico italiano dell'epoca. (19)

Una dimensione presente anche se a mio parere secondaria di questa operazione culturale riguarda la controffensiva rispetto alle rappresentazioni spesso non benevole dell'ebreo nella letteratura italiana ed europea. E un punto che fu evidenziato fra gli altri da Alessandro Arbib su "L'educatore israelita", in un articolo pubblicato nel 1858:
   Un racconto di costumi israeliti scritto da un israelita e con
   israeliti dipinti, quali sono, e non come taluni credono che siamo,
   potrebbe esser cagione che la nostra nazione venisse in talune
   parti piu stimata di quello che sventuratamente lo sia, ne piu ci
   venisse gittato in faccia il nome di ebreo come un affronto, quando
   s'imparasse a conoscere che sia questo Ebreo veramente.

   (161)


L'idea che occorra una letteratura di tipo realistico e documentaristico confligge con l'esortazione che troviamo nello stesso articolo, rivolta ai "poeti", di "cantare le glorie d'Israello" (160). Mi pare che questa contraddizione colga bene un'ambiguita di fondo dei testi letterari di cui ci stiamo occupando, che si presentano come descrizioni della realta ebraica (presente o passata) mentre ne sono reinterpretazioni volutamente semplificatorie a scopo apologetico e normativo.

Come i suoi predecessori Levi e Pontremoli, (20) Flaminio Servi esorto i suoi correligionari perche si cimentassero nella scrittura di racconti, romanzi e poesie, ma egli fu ancora piu chiaro nel sottolineare l'importanza di creare testi in grado di parlare direttamente agli italiani offrendo chiavi di lettura e riferimenti relativi alla specifica storia, cultura, geografia della penisola. Per dirla con le sue parole, "compratori italiani han diritto e vaghezza di roba italiana" (Servi 1867: 42): un modo di ricordare, fra l'altro, che l'ebraicita non era alternativa ma complementare all'appartenenza nazionale. Servi del resto aveva pubblicato fra 1864 e 1865 un lungo racconto intitolato Religione e Patria, ambientato nel 1859 nel pieno delle guerre per l'unificazione nazionale. La sua era la riproposizione in chiave ebraica di un intreccio collaudato: il protagonista, il giovane Guglielmo, combatte per la patria italiana e incontra il grande amore nell'infermiera Giulia, anch'ella fervente patriota, con cui convola a nozze solo dopo avere scoperto che anche lei e ebrea. (21)

Volendo suddividere i racconti pubblicati sulla base dell'ambientazione, dei protagonisti o del tipo di intreccio potremmo individuare un numero limitato di generi. Le novelle storiche ambientate in eta lontane si svolgono prevalentemente nell'antica Roma, nell'antico Egitto o nella Spagna immediatamente precedente o successiva al 1492, mentre quelle di ambientazione piu contemporanea sono quasi sempre situate in Italia. Per quanto riguarda l'intreccio, e tipica la rappresentazione di uno scontro generazionale e di un contrasto fra il periodo pre- e post- emancipazione. (22) Altri temi molto frequenti sono le feste ebraiche, spiegate attraverso la messa in scena di un ritratto familiare; l'amore e il matrimonio, con un'attenzione particolare al problema di chi puo o deve sposarsi e con chi (Ferrara degli Uberti, Fare gli ebrei 53-84); la tragedia dei profughi orientali, protagonisti piu frequenti a partire dalla fine del secolo. (23) Vanno poi aggiunte le traduzioni, soprattutto dal tedesco o dallo yiddish, di autori noti--ad esempio Shalom Aleichem, Leopold Kompert, (24) Sacher Masoch (25)--e meno noti. Il gruppo delle novelle storiche e senz'altro il meno numeroso e quello meno esplicitamente didascalico, anche se vi ricorre il tema del marranesimo che puo essere interpretato come una metafora della condizione ebraica post emancipazione. (26) Ho deciso qui di tralasciare l'analisi delle traduzioni, per questioni di spazio e perche richiede riferimenti parzialmente diversi.

Il genere letterario adottato dalla stragrande maggioranza degli autori e quello del cosiddetto romanzo domestico, un modello moderno e duttile che mette al centro della narrazione relazioni, sentimenti e famiglie. Un'estesa letteratura ha analizzato la diffusione e la popolarita di questo genere mettendole in relazione con l'ascesa della borghesia come classe dominante e con la fascinazione ottocentesca per l'individuo, nonche con la graduale codificazione di nuove immagini del femminile e del maschile. (27) Al centro c'e una famiglia borghese con un'impostazione patriarcale sanzionata dalla legge, in cui le relazioni di genere e quelle intergenerazionali sono fortemente asimmetriche. Nel suo successo di lungo periodo, il romanzo domestico registra sia l'ascesa di questo modello, sia il principio della sua crisi, nella rappresentazione di faglie di frizione, di momenti in cui la modernita, il caso o la personalita dell'individuo intervengono a creare fratture e squilibri. Analogamente, i racconti ebraici sono allo stesso tempo una reazione alla modernita e un sintomo della sua forza.

Dell'importanza della famiglia nell'Ottocento europeo--come realta sociale, come luogo di attualizzazione e composizione dei conflitti di genere e di generazione, come figura del diritto e come metafora della nazione--, hanno scritto molto storici, letterati, sociologi e demografi. Nella storia degli ebrei dopo l'emancipazione la famiglia e anche il luogo della conservazione dell'identita di minoranza, non solo e non necessariamente sul piano religioso. (28) La conciliazione fra l'essere ebreo e l'essere cittadino venne articolata sul piano della distinzione fra la sfera privata, cui appartengono famiglia, strategie matrimoniali e religione, e sfera pubblica, palcoscenico sul quale si sviluppa il cittadino (rigorosamente maschio). Cio implicava un ripensamento della storia e della natura stessa dell'ebraismo e il ridimensionamento dell'identita collettiva--dell'idea di popolo derivante dalla narrazione biblica. La cornice liberale, che postulava proprio una separazione fra sfera pubblica e sfera privata, sembrava favorire questa risistemazione.

Il primo nucleo della collettivita e la famiglia nella sua continuita intergenerazionale, e questo rende il romanzo/racconto domestico il genere ideale per offrire una chiave di lettura di come gestire l'integrazione e la sopravvivenza della minoranza. In questa cornice i personaggi sono rappresentati in situazioni note ai lettori, simili a quelle comuni nella letteratura contemporanea e nella vita quotidiana, il che ne esalta l'integrazione culturale e sociale e allo stesso tempo offre lo sfondo per metterne in luce una forma di alterita religiosa, storica, e in una certa misura di sangue, come vedremo. (29)

3. Le storie: ambizione, amori, impegno

3.1. Ermanno, o lo spettro dell'assimilazione

Il tema dell'assimilazione e affrontato di petto nella novella Una confessione, scritta da Giuseppe Levi e pubblicata su "L'educatore israelita" nel 1863. Il racconto e ambientato in un luogo non meglio precisato della Germania, ma l'autore tiene a sottolineare che si tratta solo di un escamotage pratico, per "isfuggire l'eventualita di qualsiasi allusione" (6). Ermanno W. fa visita al rabbino Anselmo Bern che ha appena terminato il digiuno di Kippur. Fin dal principio ci viene comunicato chiaramente che la comunita stava attraversando una fase difficile a causa della "rilassatezza disciplinare che il torrente delle idee e della vita aveva portato" (6), cosi come si stabilisce immediatamente dal rapporto generazionale fra i protagonisti: il rabbino e descritto come vecchio, grave, venerabile, mentre Ermanno e giovane e incapace di controllare le sue emozioni. E altrettanto chiaro che Emanno viene da una famiglia ricca, che nel nome dell'integrazione sociale si e distaccata dalla comunita e ha smesso di frequentare il culto pubblico, facendo della propria appartenenza ebraica un dato completamente privato, che emerge solo nell'educazione dei figli. Nonostante gli agi, il giovane non e felice perche sente che la sua alterita viene percepita dagli altri che lo accolgono nella migliore societa con freddezza e solo in virtU delle sue ricchezze, perche "in faccia a certi cristiani tutti gli ebrei sono d'una condizione sola e sempre al di sotto delle piu alte" (11). L'unica via d'uscita appare allora la conversione, che gli viene suggerita da un amico cristiano. (30) Il giorno del battesimo e gia fissato, quando Ermanno ha una sorta di rivelazione mistica sull'esistenza di Dio, che chiama in causa la salvezza individuale e l'onore della famiglia. Folgorato, il giovane comprende la gravita del suo errore. La frase di chiusura del racconto ci dice che Ermanno, "senza abbandonare la societa cristiana, curo pure con affetto e simpatia la societa de' confratelli, e fu de' piu zelanti per l'onore, pel bene, pel progresso israelitico" (16).

La storia presenta diversi elementi interessanti, che si collegano alla missione de "L'educatore israelita". Abbiamo da un lato la blanda denuncia di una diffidenza della societa cristiana nei confronti degli ebrei, una denuncia che e indebolita dalla fittizia ambientazione tedesca che pare scagionare i concittadini italiani. Il vero bersaglio polemico non sono i cristiani, ma gli ebrei che si lasciano tentare dalla modernita intesa come indifferenza religiosa, individualismo e arrivismo che possono portare fino al matrimonio misto e alla conversione. Quello dell'ebreo che cerca di nascondersi in un mimetismo che rievoca quello forzato dei marrani dopo il 1492 e un tema classico di questa letteratura. (31) Nell'Italia ottocentesca la ragione di questo mimetismo--ci dicono i testi che stiamo analizzando--non e piu tanto la paura di discriminazione e persecuzione quanto la vergogna per un'ebraicita che e vista come un residuo del passato, legato ad un'immagine di passivita, scarsa virilita e subalternita. La tentazione del mimetismo e del nascondimento e spesso associata alla condizione dei piu giovani, nati liberi cittadini italiani con la possibilita di sfruttare un inedito universo di opportunita. Consapevoli dei propri diritti e trascinati dall'entusiasmo e dalle energie giovanili, crescono privi di una coscienza collettiva o meglio con una coscienza generazionale che e italiana e non ebraica. Non avendo bisogno della protezione e della mediazione istituzionale garantite dalle comunita fino all'emancipazione, e spinti per di piu dall'istinto di autoaffermazione tipico dell'eta, i giovani rappresentano allo stesso tempo una promessa per il futuro e una minaccia di estinzione.

La soluzione proposta non e la chiusura in un nuovo ghetto informale, ma un ideale equilibrio in cui l'ebreo emancipato e cittadino puo inserirsi nella societa senza distaccarsi dai correligionari e dalla vita di comunita, ma anzi divenendo un modello per i suoi correligionari e per i non ebrei. Viene richiesta un'assunzione di responsabilita da parte dell'individuo, che proprio in virtU della modernita politica e culturale e divenuto il portatore di diritti e doveri e a cui e richiesto di farsi simbolo di un'integrazione senza assimilazione. Nella loro brevita, alcune di queste storie ricordano il genere del romanzo di formazione. Talora, come in questo caso, il percorso di crescita del protagonista e precoce e lascia aperta la possibilita di una vita piena; a volte invece il racconto descrive crisi di coscienza che giungono sul letto di morte, quando non si puo piu sfuggire alla necessita di tracciare un bilancio della propria esistenza e dei valori che la hanno sostenuta. (32)

Lo stesso messaggio veniva espresso negli articoli di riflessione sull'attualita, e i testi di argomento propriamente religioso sono un'altra tessera del medesimo mosaico, che ha per obiettivo di spiegare che essere ebrei e compatibile con il patriottismo, con il progresso scientifico e in ultima analisi con la modernita. Gli autori cercano un precario equilibrio fra il richiamo ad un passato romanticizzato fatto di solidarieta intracomunitaria e di rispetto delle tradizioni e dei riti religiosi e l'esortazione rivolta ai contemporanei di inserirsi nel mondo, di farsi un nome, di servire la patria.

3.2. Emma e Alessandro: un amore esemplare

L'amore e il matrimonio sono protagonisti di tanti racconti, come accade anche nella letteratura non ebraica e come e tipico nel genere del romanzo domestico. In questo caso pero e quasi sempre presente una chiarissima agenda educativa, ben esplicitata da Flaminio Servi in una nota del 1874:
   Narriamo fatti avvenuti in Italia dacche il matrimonio misto fu
   ammesso. [...] di romanzo qui ombra non v'e [...]. Ed ora
   incominciamo sperando che gli esempi storici, da noi raccolti,
   giovino alcun poco a illuminare la gioventU che corre dietro a vane
   larve senza pesarne le conseguenze [...].

   (Servi 44)


Era solo l'inizio di una lunghissima campagna contro i matrimoni misti, ufficialmente ammessi nel quadro legislativo italiano dal Codice Civile entrato in vigore nel 1866, che aveva istituito il matrimonio civile. (33) Servi tiene a precisare che e sua intenzione pubblicare storie vere ma si tratta di unafictio, assai comune nella narrativa verista e naturalista, poiche in realta sia "L'educatore israelita" che "Il vessillo israelitico" ospiteranno racconti di fantasia. (34) Nelle storie che hanno per oggetto intrecci d'amore e matrimoni, l'esito--happy ending o infelicita--e legato inevitabilmente e si puo dire esclusivamente alla natura esogamica o endogamica dell'unione: in altre parole, solo se entrambi i protagonisti sono ebrei la loro vita insieme sara coronata da successo. Non viene mai tematizzato il problema di ebrei appartenenti a denominazioni diverse (riformati vs. ortodossi), ne quello delle unioni fra ebrei di nazionalita differenti. L'unica variabile e quella delle differenze di classe che potrebbero costituire un ostacolo ad unioni endogamiche a causa della diffusa pratica di usare lo strumento matrimoniale per costruire alleanze commerciali o come trampolino di ascesa sociale. In questi casi la posizione degli autori e compatta e univoca: le famiglie non dovrebbero frapporsi ad un amore fra giovani ebrei, e dovrebbero essere pronte ad accogliere un ragazzo povero ma bravo e onesto (meglio ancora se rabbino), o una ragazza onorata, virtuosa e pia, sia pur senza dote. (35) L'amore e esaltato come forza che deve travolgere ogni considerazione opportunistica, ma solo quando e un amore giusto, permesso, kasher, ovvero tra due ebrei. In questi casi i testi raggiungono picchi di liricita romantica stucchevole, appesantita dalla scarsa perizia degli autori che riproducono senza alcuna capacita di rielaborazione cliche correnti.

Esempio tipico di un amore modello e la storia di Alessandro (i cui genitori si chiamano, non a caso, Abramo e Sara) ed Emma in una novella di Guglielmo Lattes pubblicata da "Il vessillo israelitico" nel 1910 e intitolata Il Cantico dei Cantici. (36) Alessandro e "uomo di studio e di meditazione" (156), non bello, gracile, dal pallore caratteristico dell'intellettuale e di un certo stereotipo ebraico ripreso qui in chiave positiva, e rende felici e orgogliosi i genitori conseguendo il titolo rabbinico. Cresciuto con Emma, un'orfana accolta e amata come una figlia, le fa da maestro instaurando fin dall'infanzia una relazione affettuosa ma chiaramente asimmetrica che si trasforma in amore quando Alessandro si accorge che la sua compagna di giochi e diventata una donna dalla "bellezza modesta, il cui potere era, principalmente, morale" (157). Nella scena della dichiarazione d'amore, che segna l'apice narrativo della novella, viene chiaramente delineato un modello femminile che e perfettamente congruente con l'ideale della moglie e madre--colta ma non troppo, capace di educare i figli ma contenta del suo ruolo subordinato--cui si aggiunge una dimensione ebraica sostanziata dalla fede religiosa e dall'appartenenza ad un popolo. Una dimensione collettiva, questa, cui si allude senza mai definirne la natura:
   Il nostro popolo--pensavo, ascoltando dalla tua voce la tradizione
   dei nostri libri e l'esposizione chiara delle idee fondamentali
   dell'ebraismo, cosi bene assimilate da te--il nostro popolo ha
   bisogno di donne, che ti somiglino. Oh tante donne ebree come te,
   tante educatrici come te, tante madri come te! ... e Israele sara
   veramente il primo fra i popoli! [...]

   --Annizzanim niru vaarez, nghet azzamir ighiang, vecol ator nismang
   bearzenu. (I fiori appaiono sulla terra, l'ora del canto e giunta,
   e s'ode la voce della tortora nella nostra contrada ....)

   E, poi, traendola a se e parlandole ancora quel linguaggio, che
   ella perfettamente intendeva, le disse, con impeto d'amore:

   --Ma jafid uma nangamte, aava, batanganughim! (Quanto sei bella,
   quanto sei cara, o amore fra tutte le delizie!)

   Ed ella, dolcemente, teneramente, nella soavita della lingua sacra:

   --Vediglo ngalai aava. (E il vessillo che egli mi alza e amore!)

   (160)


Alessandro ricorre, per dichiararsi, all'ebraico del Cantico dei Cantici-- significativamente traslitterato e tradotto per i lettori de "Il vessillo israelitico"--e Emma da prova di essere all'altezza di questo amore rispondendo nella stessa lingua e sullo stesso tono. E difficile non vedere in questo racconto l'influenza indiretta di L'amore di Sion di Abraham Mapu, considerato il primo romanzo ebraico, pubblicato nel 1853 e immediatamente tradotto in moltissime lingue. Come e stato sottolineato recentemente da Naomi Seidman, l'amore appassionato fra i protagonisti Amnon e Tamar traduce per la prima volta in ebraico un modello romantico occidentale, che avra un'influenza dirompente su come gli ebrei dell'Est Europa immaginarono l'amore, le relazioni di genere, il matrimonio nella seconda meta del secolo (Seidman 21-69). Gli ebrei italiani non avevano bisogno di questa mediazione perche il loro inserimento nella cultura italiana ed europea era pienamente realizzato gia prima dell'emancipazione e avevano a disposizione romanzi di ogni foggia e stile nelle lingue originali e in traduzione. Mapu, e altri autori che nella seconda meta del secolo scrissero in ebraico e in yiddish, offrirono pero strumenti utili per declinare ebraicamente i modelli gia noti, che furono piegati ad esprimere una identita di minoranza. La familiarita rassicurante delle situazioni, delle formule e delle trame, particolarmente evidente nei prodotti letterari di basso livello, doveva permettere di avvicinare il lettore o la lettrice e di rendere piu efficace il messaggio normativo riguardante l'endogamia. (37)

Se fondamento della famiglia e comunanza di valori, di fede, di pratiche che derivano dalla condivisione dell'essere ebrei e dell'essere minoranza in un paese cristiano, l'unione mista rappresenta un vero e proprio tradimento della famiglia e della collettivita. Il tema del conflitto fra diritti del singolo e diritti della comunita, fra destino comune del popolo--nazione, razza, stirpe a seconda dei momenti--e moderni diritti dell'uomo e del cittadino trova espressione implicita ma significativa, dunque, soprattutto nei racconti che ci parlano del matrimonio, considerato come struttura di base sia della societa italiana che della comunione ebraica e come primo elemento di definizione dei confini della comunita. (38) Nei racconti che narrano amori misti fra cristiani ed ebrei abbiamo solo due esiti possibili. Il percorso che gli autori indicano come positivo e la rinuncia all'amore romantico e la sottomissione alle esigenze della comunita. Se invece prevalgono il sentimento individualistico e la passione, la punizione e inevitabile. Arriva sotto forma di incomprensione fra i coniugi, con inevitabile tentativo del coniuge cristiano di sopraffare l'ebreo, oppure assume le sembianze inquietanti di figli deformi e devianti, come se il comune destino si prendesse una rivincita nei confronti dell'individuo ribelle (Ferrara degli Uberti, Fare gli ebrei 74-77).

L'appartenenza ebraica nelle novelle italiane di fine secolo e dei primi del Novecento viene rappresentata attraverso una precisa caratterizzazione dei personaggi che riguarda sia i comportamenti che l'aspetto fisico. Cosi la figura dell'ebreo pallido, gracile, con naso pronunciato, non bello o di una bellezza non canonica, viene spesso riproposta per descrivere giovani virtuosi e pii come l'Alessandro che abbiamo incontrato nella novella di Lattes (Ferrara degli Uberti, Fare gli ebrei 65-73). La bella ebrea, generalmente con folta chioma bruna e pelle leggermente abbronzata, banalmente orientaleggiante, o pallida e riecheggiante un immaginario decadente, popola questi racconti come personaggio positivo, protagonista o di amori felici o della rinuncia all'amore quando il sentimento avrebbe portato all'esogamia (Ferrara degli Uberti, Fare gli ebrei 71-84). Nelle descrizioni fa la sua comparsa sempre piu insistita a partire dagli anni Ottanta dell'Ottocento un linguaggio che evoca il sangue, la stirpe, la razza. Il riferimento alla razza e utilizzato costantemente anche nei testi non letterari per spiegare l'esistenza e la necessita di una collettivita ebraica unita non solo da una comune spiritualita ma anche da una condivisa materialita corporea. "Razza" diventa qui la versione tardo ottocentesca di "popolo ebraico", e deriva la sua legittimazione dalla popolarita acquisita nell'ambito scientifico. (39) La descrizione di tratti che inscrivono nel corpo l'appartenenza contribuisce a trasmettere al lettore, in poche parole e in modo pre-razionale, il senso di un destino comune ineluttabile. (40)

Nelle sue ricerche sul razzismo Riccardo Bonavita ha sottolineato la continuita fra la letteratura ottocentesca e quella fascista per quanto riguarda la costruzione dell'ebreo inteso come essenza astorica e stereotipata. L'ebreo, il negro e l'arabo esistono come "personaggi letterari, serbatoio di dispositivi retorici, stereotipi, ventagli di azioni possibili, di possibili romanzeschi, di habitus immaginari" (197), e questa loro esistenza--per quanto priva di materialita corporea--ha un'influenza reale sull'immaginario e sulle relazioni. (41) Queste riflessioni valgono anche per le immagini dell'ebreo costruite e proposte dalla letteratura ebraica, che si sviluppano in relazione con e spesso attingono al repertorio antisemita che faceva parte del senso comune europeo. La stereotipia, enfatizzata dalla scarsa maestria della maggior parte degli scrittori improvvisati, ha molteplici funzioni. Ripropone immagini familiari di facile riconoscibilita per il lettore, e scardina il potenziale negativo di alcuni tipi antigiudaici attraverso un meccanismo di riappropriazione. Mette in scena una continuita astorica e antistoricistica fra l'ebreo moderno e l'ebreo del passato, con l'aspirazione di rappresentare un'essenza immutabile.

3.3. Sionismo

Il sionismo, pur restando a lungo in Italia come altrove un fenomeno minoritario, muto in parte i linguaggi dell'appartenenza e le modalita di affrontare il tema del rapporto fra pubblico e privato. La frattura, talora violenta nei toni ma non dirompente sul piano delle relazioni e delle pratiche sociali, assunse almeno in parte i caratteri di uno scontro generazionale. La maggior parte dei sionisti piu rumorosi era giovane--si pensi al Dante Lattes degli esordi o ad Alfonso Pacifici (42)--e al di la del dato puramente anagrafico era portatrice di una diversa coscienza generazionale. Nel lessico adottato dai sionisti ritroviamo l'uso di "stirpe", "razza", ma anche un recupero dell'idea di nazione ebraica che modernizza e laicizza il popolo eletto di derivazione biblica, esplicitando il dilemma della conciliazione fra due diversi tipi di appartenenza.

Il confronto/scontro fra le diverse anime dell'ebraismo italiano sul tema del sionismo non viene quasi mai tematizzato nei testi letterari, mentre e sviscerato in articoli spesso molto polemici. Proprio perche si tratta di un'evenienza rara, e particolarmente interessante un racconto firmato Riccardo--quasi certamente Riccardo Curiel--e intitolato Pasqua. Lesciana abba biruscialaim, pubblicato da "Il corriere israelitico" nel 1899. (43) La scena si svolge in una casa ebraica italiana dove un rabbino, nella veste di patriarca e capo di famiglia, si accinge a presiedere il seder pasquale dopo avere condotto le preghiere al Tempio. Fra gli invitati c'e il fidanzato della figlia, introdotto come il "giovane professore" (262). Queste due qualifiche esplicitano immediatamente da un lato la diversa appartenenza generazionale, dall'altro la piena integrazione sociale e culturale del futuro genero. La rappresentazione di incontri spesso difficili fra cultura religiosa (patrimonio dei piu vecchi) e pensiero moderno (patrimonio dei piu giovani) e un altro dei topoi di questa letteratura. (44) Prima della cena assistiamo ad un'accesa discussione scatenata dal fatto che il giovane e un attivo sostenitore del sionismo, mentre secondo il rabbino questo e "un'utopia, nobile utopia forse, ma ineffettuabile" (262). Della donna che li unisce, come figlia e futura sposa, sappiamo solo che e "bruna, alta, flessibile, [...] di una bellezza affascinante" (262). Anche di sua madre, del resto, abbiamo solo un breve accenno all'avvenenza. Quando si siede a tavola e comincia a recitare il Kiddush--la santificazione del vino--il patriarca e fermo nelle sue convinzioni e ha gia pronto un discorso antisionista che intende pronunciare il giorno seguente al Tempio. Il racconto procede poi a narrare in maniera molto didascalica le diverse fasi del seder, che rappresentano per il rabbino una continua rivelazione: per la prima volta egli vede il sionismo come possibile erede delle aspirazioni di liberta degli schiavi, come compimento della storia dell'Esodo. Siamo di fronte ad una vera e propria conversione:
   Tutto il rito di quella sera gli tornava alla mente, ma egli
   pensava: quante volte non ho pianto questa sera per la nazionalita
   perduta d'Israele, quanto volte non ho pregato Dio di voler
   concedere al suo popolo la sua liberta, la sua indipendenza, quante
   volte non ho espressa la speranza che questo sogno, questo ideale
   avesse potuto avverarsi ... Ed egli aveva pregato, certo, in buona
   fede e dunque, perche il giorno seguente avrebbe dovuto smentirsi,
   affermare che non erano possibili, che non erano razionali gli
   ideali del Sionismo? Perche? Nel suo dovere di ebreo e di rabbino,
   non doveva egli forse credere che tutto cio fosse possibile,
   effettuabile?

   Lesciana abba biruscialaim ... [...] Ed il Rabbino si volse e vide
   il giovane professore presso la sposa; il giovane parlava
   dolcemente a bassa voce, e la bella figlia d'Israele sorrideva, si,
   si ... quelle erano le forze del Giudaismo [...].

   (263-64)


Il racconto e un'esplicita forma di propaganda, ma e interessante come la forma letteraria renda immediatamente chiari alcuni passaggi che avrebbero richiesto un'articolazione e problematizzazione maggiore in altre forme di scrittura. In poche righe sono evocati integrazione, importanza della famiglia e del rito domestico, asimmetrie di genere, rapporti generazionali, passaggio di testimone dal rappresentante tradizionale dell'autorita religiosa, il rabbino, ai piu giovani e vigorosi ebrei moderni integrati nella societa maggioritaria. Allo stesso tempo la storia mette in luce una peculiarita del sionismo italiano, che fu nella maggioranza delle sue articolazioni un sionismo religioso, fondato su un programma di riscoperta e riappropriazione storica e culturale.

4. Note conclusive

A conclusione di questo scorcio analitico sulla letteratura pubblicata nei periodici ebraici italiani del secondo Ottocento e primo Novecento mi sembra possibile tracciare un percorso, sia pure non lineare. Siamo partiti da Cesare Rovighi, che negli anni Quaranta auspicava una rigenerazione degli ebrei che passasse attraverso l'educazione e che puntasse ad un ammodernamento della cultura e delle pratiche ebraiche e al rafforzamento degli studi che oggi chiameremmo secolari nelle comunita della penisola. Ad emancipazione ottenuta e con le lotte risorgimentali alle spalle, assistiamo ad una parziale chiusura della minoranza su se stessa, ad un restringimento delle prospettive visuali che si fa sempre piu marcato sulla fine del secolo quando l'elemento della lotta contro l'assimilazione pare assumere dimensioni preponderanti. La letteratura si fa spesso portavoce di un'idealizzazione del passato recente e della condanna di una modernita che si manifesta nella valorizzazione dei capricci individuali a scapito della collettivita, anche se i linguaggi usati sono moderni nella declinazione dell'elemento nazionale, cosi come nella frequente adozione di una stereotipia connotata in senso razziale. Con la sua capacita di parlare in maniera piu diretta alle emozioni ad un livello pre-razionale, la letteratura--anche in questa versione bassa--si conferma luogo di una sperimentazione secolarizzata, che trasmette simultaneamente una pluralita di significati difficili da far convivere in altri tipi di scrittura. Restano da approfondire sia le peculiarita nazionali di questa produzione, sia gli scambi transnazionali e la circolazione di testi e di tropi narrativi e stilistici nella letteratura ebraica europea fra Ottocento e primo Novecento.

Carlotta Ferrara degli Uberti

University College London

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(1) Per un primo elenco dei periodici ebraici italiani e ancora utile Attilio Milano (1938).

(2) Sul tema vedi Ferrara degli Uberti, Fare gli ebrei italiani (2011) di cui e disponibile una traduzione inglese dal titolo Making Italian Jews (2017). Fa eccezione Carlo Tenuta, che ha pubblicato alcune riflessioni di taglio molto diverso rispetto alla mia prospettiva analitica. Alberto Cavaglion ha proposto osservazioni interessanti in L'autobiografia ebraica in Italia fra Otto e Novecento.

(3) Sul ruolo del concetto di rigenerazione nel dibattito sull'emancipazione vedi per l'Italia Luzzatto Voghera 1998.

(4) In realta "La rivista israelitica" pubblico, nella sezione dedicata ai racconti, solo due puntate di Smeralda, ambientato nella Spagna del 1491, senza indicazione dell'autore. Nella sezione Letteratura, presente in ogni fascicolo, trovano ospitalita commenti biblici, sermoni rabbinici e articoli sulle istituzioni educative ebraiche nell'Italia dell'epoca, ovvero una letteratura ebraica piu in linea con la tradizione, almeno sul piano formale.

(5) Giuseppe Levi e noto per la sua Autobiografia di un padre di famiglia. E interessante notare che in quest'opera, destinata a un pubblico ampio, non si trova cenno dell'ebraicita dell'autore.

(6) Sulla copertina della rivista troviamo una citazione dal Salmo 60, v. 6, sia in caratteri ebraici che in traduzione italiana: "Tu hai dato a quelli che ti temono una bandiera per illustrarsi" (Ferrara degli Uberti, Fare gli ebrei 47).

(7) Di Porto 2001 and 2002; Ferrara degli Uberti, Fare gli ebrei.

(8) Sulla dimensione transnazionale della riflessione intellettualmente piu alta vedi Facchini 2018; sulle reti di comunicazione dei rabbini italiani vedere Salah 2012. Non esiste per ora uno studio complessivo degli articoli di autori italiani pubblicati sui periodici ebraici francesi, tedeschi o inglesi.

(9) In maniera solo apparentemente paradossale si puo stabilire un legame fra "Il vessillo" e "La nostra bandiera", il periodico degli ebrei fascisti pubblicato fra 1934 e 1938, in particolare sulla presentazione del sionismo come concausa dell'antisemitismo e sull'insistenza sul patriottismo ebraico. Su "La nostra bandiera" vedi Ventura 2002; Sarfatti 2000: 106-08; De Felice 1997: 151-57. Gli anni Venti non sono stati ancora molto studiati. Alcuni spunti interessanti in Armani 2017.

(10) Sulle peculiarita del contesto triestino vedi Dubin 1999 e Catalan 2000.

(11) Vedi B. Di Porto 2004. PiU recente Bencich 2017, che ha pero un tono fortemente apologetico.

(12) Per ampie notizie biografiche su Latttes si veda il Dizionario biografico degli Italiani e Luzzatto Voghera 1992.

(13) Sul sionismo italiano, vedere Bidussa 1989; Cavaglion 1997; Della Seta e Carpi 1997; Brazzo 2007; Ferrara degli Uberti 2017: 169-232.

(14) Non esiste ancora uno studio complessivo ne sulla filantropia ebraica italiana ne sulle mobilitazioni in favore degli ebrei perseguitati fra fine Ottocento e primo Novecento. Luigi Luzzatti, nella sua veste di politico e uomo delle istituzioni, lavoro molto soprattutto per gli ebrei rumeni (Facchini 2016). Per una riflessione sulle connessioni transnazionali dell'ebraismo italiano vedi Bregoli, Ferrara degli Uberti, Schwarz 2018.

(15) Merita ricordare che nel caso italiano, al contrario di quanto avviene nel resto d'Europa e negli Stati Uniti, non vi sono scissioni in diverse denominazioni e ufficialmente tutte le comunita restano orto dosse. Sulla cosiddetta mancata riforma vedere Artom 1976; Cavaglion 1998; Luzzatto Voghera 1993 e 1998: 167-85; Salah 2012: 1-55.

(16) Si vedano in proposito Bonavita 2009 e gli altri lavori dello stesso autore; Hess 2010: 13: "Popular Jewish culture was [...] much more committed to Judaism".

(17) Il recente volume di Naomi Seidman indaga ad esempio "the intersection between literature and romantic practices, studying the effects of European literary and sexual conventions on Jewish sexual structures" (6).

(18) L'introduzione al volume di Hess e opportunamente intitolata "When Rabbis Became Novelists" (1-25).

(19) Ho raccontato alcuni aspetti di questa polifonia nel mio studio intitolato Fare gli ebrei.

(20) Entrambi si cimentarono con il genere letterario. Pontremoli, in particolare, pubblico su "L'educatore israelita" quattordici brani letterari--alcuni dei quali molto brevi--fra 1863 e 1869. Per alcuni riferimenti (non una lista completa) vedere la bibliografia citata alla fine del saggio.

(21) Analizzo il racconto nel mio studio Fare gli ebrei 53-56.

(22) Sullo scontro generazionale si veda Ferrara degli Uberti, Fare gli ebrei 37-42.

(23) Ascheim ha tematizzato la costruzione della figura dell' Ostjuden nella cultura tedesca in un volume ancora molto utile, mentre non esiste uno studio analogo per il caso italiano.

(24) Su Kompert mi limito qui a rimandare a Hess 72-110 e alla bibliografia ivi segnalata. Sul tema della "Ghetto fiction" in Francia vedi Samuels 193-238.

(25) Sugli scritti a tema ebraico di questo personaggio controverso vedere Biale.

(26) Ad esempio Hess 26-71.

(27) Ha fatto molto discutere a questo proposito il controverso volume di Nancy Armstrong.

(28) Nell'impossibilita di offrire una bibliografia completa, mi limito a ricordare per il contesto italiano: Ban ti 2000 e 2006; Porciani. Per il contesto ebraico italiano: Armani e Schwarz; Ferrara degli Uberti 2017. Sul piano metodologico Kaplan e sempre un riferimento ineludibile.

(29) Nella storiografia americana e molto comune parlare di etnicita--ethnicity- -per accennare ad una differenza che non si puo definire solo in termini culturali e religiosi. Si tratta di una categoria vaga, il che la rende utile ma anche molto problematica, ed e quasi completamente assente dal dibattito italiano. Non potendo per motivi di spazio dilungarmi su questo punto, ho deciso di non utilizzarla.

(30) Sulle conversioni in Italia in eta contemporanea abbiamo studi di impostazione diversa, non facilmente comparabili: Al Kalak e Pavan; Allegra 1991 e 1996; Armani 2006: 289-307; Marconcini; Salvadori.

(31) Il tema e stato discusso fra gli altri da Hess 26-71.

(32) Ricordo a titolo di esempio Curiel 1899; Coen; Racah.

(33) Il matrimonio civile introdotto nella legislazione dell'Italia unitaria con il Codice Pisanelli era indissolubile, il che genero un interessante dibattito sulla sua compatibilita con la liberta religiosa. Per il versante ebraico di questa discussione vedi Capuzzo; Ferrara degli Uberti, Fare gli ebrei 161-77.

(34) Cristina Savettieri, che ringrazio, mi ha ricordato quanto fosse diffuso l'uso di questo dispositivo nella letteratura settecentesca, poi in quella verista e naturalista.

(35) La novella Il vaglio dei Torres, di Guglielmo Lattes (1909), rappresenta bene questo filone. I coniugi Torres allontanano tutti i pretendenti alla mano della loro bella figlia tanto che alla fine questa scappa con un cristiano (per giunta povero). Sull'opportunita di un matrimonio con un giovane rabbino vedere Colonna.

(36) Nato nel 1857, Guglielmo Lattes era fratellastro per parte di padre di Dante Lattes. Di profonda cultura religiosa, non consegui il titolo rabbinico e fu a lungo professore presso le scuole della comunita ebraica di Livorno (G. Lattes 1922). Collaboro in maniera intensa soprattutto con "Il vessillo israelitico" e pubblico molti racconti, alcuni dei quali raccolti in due volumi: Cuore d'Israele (1908) e Dall'East End ... al Cantico dei cantici (1910). L'antologia del 1908 si richiama esplicitamente al Cuore di De Amicis, pubblicato per la prima volta nel 1886.

(37) Le ricerche sull'incidenza del matrimonio misto nell'Italia ottocentesca e primo novecentesca sono frammentarie e condotte con metodologie diverse, il che le rende difficilmente sommabili e comparabili (Bachi; Della Pergola; Foa; Armani 2006: 241). Enrica Asquer ha condotto una ricerca sul caso milanese ma i risultati non sono ancora stati pubblicati. Bisogna ricordare pero che, al contrario di quanto avviene nelle rappresentazioni letterarie, il matrimonio misto non vuol dire sempre uscita definitiva dalla famiglia, dalla comunita, dalle reti di relazione ebraiche e occorrerebbe indagare il fenomeno su piu generazioni.

(38) Nel suo studio sulla Francia Samuels parla di una nuova "ideology of solidarity binding French Jews to each other and to Jews abroad" che avrebbe fatto la sua comparsa nella letteratura ebraica francese fra la restaurazione e la terza repubblica come espressione della necessita di bilanciare l'universalismo dei diritti e l'affermazione di un particolarismo di gruppo. Sarebbe interessante spingersi oltre il 1870 per verificare come cambiano i linguaggi con la fine del secolo nel caso francese. E interessante a questo proposito Malinovich, che si occupa pero degli anni Venti del Novecento. Non sono a conoscenza di lavori analoghi sul periodo 1870-1920.

(39) Dell'immensa letteratura su questo punto segnalo solo il recente contributo di McMahon, una storia transnazionale delle classificazioni razziali e delle loro connessioni con i nazionalismi.

(40) Michael Marrus e stato fra i primi a segnalare l'uso di un linguaggio razziale in senso autoreferenziale da parte degli ebrei francesi sul finire dell'Ottocento. Oggi la bibliografia e piu nutrita--Efron, Leff e Malinovich (2005) e Hart sono solo alcuni fra i titoli a disposizione--ma non esiste che io sappia una ricerca di ampio respiro che si concentri direttamente sui testi letterari in ogni caso nazionale. Malinovich studia gli anni Venti, segnalando l'ambivalente uso del lessico della razza nella letteratura ebraica francese, anche qui spesso legata al tema del matrimonio misto, mettendolo in relazione alla crescita dell'antisemitismo.

(41) Sarebbe interessante mettere il suo lavoro, che in Italia non e stato ancora ripreso, a confronto con il volume (a suo tempo pionieristico) di Bryan Cheyette a proposito della letteratura e societa inglese e con il ricco filone di questi studi sul piano internazionale.

(42) Su Pacifici vedi il recente contributo di Airoldi del 2015.

(43) Riccardo Curiel era figlio di Aronne Curiel, direttore de "Il corriere Israelitico" fra 1867 e 1903.

(44) Un esempio molto calzante, sia pur non italiano, e il racconto di Sacher Masoch Zwei Arzte (1892) che "Il corriere Israelitico" tradusse e pubblico nel 1902 con il titolo I due medici. In un paesino della Boemia il mondo del vecchio talmudista Mebous Kohn e turbato dall'arrivo del giovane medico Leopoldo Pfeffermann, che cura i malati del circondario servendosi dei piu recenti ritrovati scientifici.
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Author:Uberti, Carlotta Ferrara degli
Publication:Annali d'Italianistica
Geographic Code:4EUUK
Date:Jan 1, 2018
Words:10045
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