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Societa, teatro e Servizio Sociale: la belleza e quello che ci salvera.

Society, theatre and Social Work: beauty will save us

Sumario: 1. Presentazione. 2. Metodo. 3. Risultati. 4. Discussione. 5. Riferimenti bibliografici.

1. Presentazione

Tutto inizia spesso in una strada di inconsapevolezza.

Come fare a sapere che tutto andra come deve andare e sapere, con il senno di poi, che quello che stai vivendo non e semplice esperienza, ma un mattone delle fondamenta del tuo futuro pensare, agire e vivere?

A volte la sentiamo la consapevolezza del collocare un mattone importante per quello che sara. Alcuni mattoni, poi, non si rivelano tali, altri inaspettati, diventano chiave di volta del futuro.

E' la nostra storia che ci da la capacita di discernere.

Un ragazzo quasi alla soglia dei vent'anni. Una famiglia alle spalle semplice, semplicemente buona che e arrivata a Torino, da qualche decennio, dalle campagne di un Sud Italia spesso dimenticato.

Nello zaino un percorso di studi pio scientifico che umanistico, anni nel mondo del volontariato e dell'associazionismo. E proprio da quei mondi nasce il desiderio di studi universitari che abbandonino la chimica, la fisica e la matematica e che diano strumenti di lettura dell'oggi, della societa e soprattutto delle sue contraddizioni e difficolta.

Una laurea in Servizio sociale offre aperture ed esplorazioni nel mondo della psicologia, della sociologia, del diritto e di incontro e confronto con il mondo del lavoro sociale, permettendo di assumere un habitus interdisciplinare e interprofessionale che si rivela fondamentale nell'approcciare feno meni e nel gestire relazioni e che e connaturato alla cultura del servizio sociale (Gui, 2004).

Una passione che esplode non tanto nelle procedure e nella dimensione di aiuto, ma soprattutto nell'infinita possibilita che il Lavoro Sociale offre di conoscere le contraddizioni del nostro tempo, i confini, le storie di limiti e fatiche inimmaginabili. E proprio in quelle zone di confine, in quelle terre spesso di nessuno, cosi lontane da proiettori e attenzioni, trovare una dimensione di senso, di ricerca, di possibilita di lettura e interpretazione del tempo presente (Manicardi, 2012).

A tutto questo si affianca una passione indomabile, incontrollata, per il mondo del teatro. Un percorso di formazione lungo e faticoso nell'arte performativa cha affianca e a volte combatte con i tempi universitari e con le prime esperienze lavorative nel mondo del sociale.

Con un percorso di studi giunto poco oltre la meta, subentra per l'appunto il mondo del lavoro. Prima occupazione una comunita che lavora con giovani affetti da malattie psichiatriche. Prima terra di confine. La lotta fra il conciliare i tempi del mondo accademico, i turni del lavoro, e il percorso teatrale inabbandonabile. E la lotta nel confronto fra quello che e stato fino a quel momento e il mondo delle malattie psichiatriche. Termina il percorso di studi, avviene l'iscrizione all'Albo degli Assistenti Sociali. L'Albo non e un semplice registro. E' un modo per affermare al mondo che lo si e Assistenti Sociali. E' una fede al dito. Io l'ho vista sempre cosi.

Si affianca al mondo della psichiatria una consulenza al carcere di Ivrea su di un progetto di accompagnamento alle persone in prossimita di fine pena, con esperienze nel passato di tossi-codipendenze. Un altro confine, un'altra terra di nessuno, a volte. Il carcere. Le sue regole. La bellezza, l'incontro e lo scontro del lavorare con altre professioni: educatori, medici, psicologi.

E il teatro sempre li, ad affiancare tutto questo. Ma vissuto fino a quel momento come un mondo separato, che non andava <<contaminato>> con le esperienze lavorative. Forse in quella fase, cosi intensa di formazione e collocazione di mattoni fondamentali per il futuro, era inevitabile tenere tutto profondamente separato.

E poi il concorso pubblico, e l'arrivo dell'incarico in un Centro di Servizi Sociali di territorio, periferia estrema, palazzoni stracolmi di famiglie <<multiproblematiche>>. Che termine assurdo, che indica semplicemente la scelta per decenni di confinare in un unico luogo, famiglie e situazioni al confine, al limite, stracolme di profonde difficolta. Un susseguirsi di palazzi di dodici piani, brutti, senza alcuna logica, confinati, e in qualche modo anche poco visibili dalla citta. E' li, il servizio sociale in cui arrivo. E infinite storie, infinita umanita, in cui la bellezza semplicemente e celata ma profondamente presente.

Un assistente sociale anomalo. E li esplode tutto. Il pensiero, il desiderio che quell'infinita umanita, che l'umano con le sue fatiche e contraddizioni, debba trovare uno spazio di racconto. Sapevo fare Teatro. Ne avevo il mezzo. Ne avevo l'urgenza

Nasce Tedaca, una compagnia teatrale di cui sono fondatore. Tedaca in aramaico significa giustizia. Ma quando l'abbiamo creata non lo sapevamo. I mattoni inconsapevoli. Per noi era solo l'acronimo di Teatro, Danza, Canto, con l'accento, perche cosi suona meglio. Fin dalla fondazione si svela quello che sara il cuore. Lo Statuto afferma
      Tedaca ha come scopo principale l'espressione
   dell'umano attraverso l'uso delle arti della scena e
   delle arti in generale. Nell' Associazione, il Teatro,
   la Danza il Canto, e le forme espressive in genere
   sono strumento fondamentale di racconto e testimonianza
   dell'uomo, delle sue difficolta e contraddizioni e
   sono possibilita di confronto, scambio
   e crescita con la realta, nelle sue innumerevoli
   espressioni, che circonda ciascuna persona>>. (1)


Un luogo fisico e mentale di incontro fra arte e societa. L'arte con la sua profonda necessita di connettersi, astrarsi e restituirsi alla Societa. La Societa con la necessita di luoghi e dimensioni in cui specchiarsi, con la necessita di individuare metafore e racconti in cui potersi guardare da fuori (Stanislavkij, 1963). La ricerca di altri punti di vista e prospettive. La possibilita di spazi onirici in cui aspirare al meglio, riscoprire capacita di desiderio e prospettive possibili. Luoghi e dimensioni in cui scegliere di cambiare o di non volere pio.

E in tutto questo il lavoro sociale da cui provenivo che entra in contatto con gli angoli pio bui, spesso pio faticosi, pio dimenticati, pio contradditori. Con le sue continue urgenze.

Urgenza parola fondamentale anche per il mondo teatrale e dell'arte, con un significato solo apparentemente diverso, rispetto al mondo del lavoro sociale. L'urgenza e il motivo, motore, punto di partenza per cui una creazione artistica prende il via (Bruschetta, 2010). Senza urgenza non potrebbe esserci arte. E fra Arte, Societa e Lavoro Sociale cercare un incontro. Da tredici anni. Un incontro fra le urgenze, da diverse prospettive

2. Metodo

Tutto e inconsapevole a volte. E inconsapevole e stato l'incontro con altri artisti provenienti dal mondo della danza e della musica che avevano nel loro percorso, formazione, attenzione, cura ed esperienze nel lavoro sociale. E' appunto la nostra storia che ci dona capacita di discernere e disponibilita all'incontro. Dall'incontro con questi artisti l'idea diventa possibilita. Tedaca diventa realta.

Da quel momento divento Regista sulla carta di identita. Assistente sociale lo rimango nel modo di pensare e guardare a cio che mi circonda. Il mio strumento: il teatro.

E'tutto gioco, leggerezza, sfrontataggine, assolutamente non rispetto dei canoni e della serieta che l'arte spesso impone come suo bigliettino da visita, che spesso diventa pio forma che sostanza. La giovane eta, mia e di tutti coloro che si buttarono in questa avventura, la faceva da padrone. venticinque anni sono proprio un'eta leggera.

Pian piano alcune parole diventano guida e cuore del lavoro della compagnia.

Territorio. Una compagnia, un gruppo di persone e artisti che lavorano in mezzo alla gente. Con scuole, Servizi Sociali, cooperative e associazioni, che creano spazi di informalita e incontro con i vicini, con le famiglie residenti, con i negozianti. Il territorio come luogo di incontro, ascolto e possibilita. E il territorio e da sempre nel servizio sociale un elemento cruciale, dove si ricompongono bisogni e risorse e dove, all'assistente sociale, e data la possibilita di promuovere risorse per le persone ma anche con le persone, favorendo il loro protagonismo e non considerandole solo <<utenti>> in condizione di bisogno (Guerrini, 2013)

Casa. Una casa per la nostra compagnia l'abbiamo cercata fin da subito. Prima uno scantinato affittato da una cooperativa sociale. Lo abbiamo sistemato, dipinto e fatto nostro. Ai nostri occhi era bellissimo. Poi, qualche anno dopo, uno spazio messo a disposizione dalla citta. Era una fabbrica, noi l'abbiamo trasformato in un teatro, in uno spazio polivalente, punto di riferimento di un territorio. Uno spazio, aperto un'infinita di ore, capace di ospitare una stagione teatrale, prove di compagnie e gruppi, progetti, mostre, laboratori, attivita, pranzi e feste.

Cultura diffusa. In queste due parole sta il cuore. La cultura per noi e sempre stata una parola che andava portata in mezzo alla gente, per la gente. Non frequentiamo salotti culturali. Cerchiamo di portare occasione di cultura su terreni e territori spesso dimenticati. La cultura deve essere capace di parlare con la gente, di ascoltare le istanze della gente. La cultura non deve avere paura di andare verso i luoghi dei cittadini, case, periferie, scuole, discoteche, centri commerciali ... Deve andare verso. E pio si orienta verso chi ha meno occasioni e pio puo diventare interessante, importante, utile, vera.

Apertura. La nostra fabbrica, trasformata in teatro ha tantissime finestre che danno sulla strada. Chi cammina puo vedere tutto quello che capita dentro. Spesso le scelte sono inconsapevoli ma figlie della nostra storia. In questi anni abbiamo sempre lottato per tenere costantemente aperta una porta su quello che ci circonda. Cittadini, istituzioni, eventi, crisi, attenzione all'oggi, alle sue urgenze e necessita. Infiniti i progetti accolti, le realta con cui si sono create collaborazioni, le istanze che abbiamo ascoltato e di cui abbiam provato ad esser portavoce.

Contraddizioni e fatiche. Da li parte la nostra urgenza. Dal raccogliere, vedere, raccontare, trasformare, dibattere e sognare su quello che affatica le nostre vite, che ci coglie impreparati, che ci spiazza, che ci addolora. Usare i linguaggi dell'arte come strumento di racconto di tutto questo. Come possibilita di astrazione, riflessione. Come occasione del porre delle domande, che auspichino e possano innescare un cambiamento, una differente prospettiva.

Cura. Una parola cosi dimenticata dal nostro tempo. Il lavorare con cura. L'avere cura. Il curare i propri affetti. Aver cura dell'umano che ci circonda e che incontriamo. Una parola fondamentale, una attitudine e attenzione che con il tempo e diventata consapevolezza, elemento che ci contraddistingue, che fa parte di noi e del nostro tentativo di agire. L'idea della cura e fortemente presente nel servizio sociale che, all'interno del processo di aiuto (Cellini e Dellavalle, 2015), si prende cura della persona, senza dimenticarsi di prendersi cura di se, attraverso la formazione continua (CNOAS, 2014), la riflessivita e la disponibilita ad apprendere dagli errori (Sicora, 2010), in un circolo virtuoso dove curarsi del proprio essere professionista qualifica l'intervento e garantisce la cura autentica della persona.

E da tutte queste parole in tredici anni, Arte, Societa e Lavoro Sociale si sono incontrati in infiniti progetti.

Lavorando moltissimo con scuole di ogni ordine e grado e stato naturale immaginare, concentrarsi e realizzare molti progetti sui fenomeni del bullismo, dell'accettazione e rispetto della diversita, progetti che cercano di contrastare fenomeni di emarginazione, che raccontano la profonda violenza, sofferenza e solitudine che spesso si cela in queste dimensioni.

Abbiamo parlato, con uno spettacolo intitolato Shamandura, del delicato tema dell'affidamento famigliare, lavorando con i bambini delle scuole elementari per poter arrivare ai loro genitori, per insinuare il dubbio e il desiderio di aprire le porte della propria casa a bambini provenienti da famiglie in difficolta. Shamandura e una parola che usano i pescatori. E' quella zona nelle tempeste, dove l'infrangersi delle onde contro gli scogli crea una striscia di mare in cui, pur rimanendo nella burrasca, e possibile prendere fiato, per poter poi ripartire.

Abbiamo aperto i laboratori artistici rivolti ai cittadini, a giovani seguiti dai Servizi Sociali o inseriti in comunita alloggio per Adolescenti. Non andando a creare dei percorsi ad hoc, ma inserendo i ragazzi nei percorsi frequentati dai loro coetanei, cercando di eliminare qualunque etichetta e favorendo semplicemente l'incontro.

Abbiamo aperto le porte della stagione teatrale, da noi organizzata, ad associazioni che lavorano con anziani e con persone diversamente abili. Cercando di creare occasione di fruizione e partecipazione agli spettacoli, favorendone l'accesso, convogliando giovani volontari nell'accompagnamento e nella cura all'accoglienza, organizzando spettacoli anche in orari inconsueti e pio accessibili a persone, che dopo cena, incontrano difficolta nell'uscire da casa. E la stagione e caratterizzata da spettacoli e performance che raccontano con prospettive e linguaggi diversi le difficolta del nostro tempo presente. La stagione si chiama da due anni Nova Vita. Occasioni di rinascita, ripensamento, cambiamento, possibilita di prospettive differenti.

Infinite le tematiche su cui abbiamo organizzato, ospitato progetti. Omoaffettivita, emigrazione, lavoro, emancipazione dell'universo femminile. Da sette anni organizziamo una stagione estiva, in un parco bellissimo della citta, i Giardini Reali. Venti giorni in un clima informale, dove mangiare cibo, preparato con cura, e assistere a performance e spettacoli a ingresso gratuito. Filo conduttore della rassegna il tema della salute e del benessere. In una accezione allargata. Ogni giorno un tema diverso e prima dello spettacolo l'incontro e il racconto con realta, servizi, istituzioni, associazioni che lavorano su quel tema. Nell'ultima edizione oltre settanta realta raccontate a centinaia di persone che si radunano sotto il palco, complice la piacevolezza del luogo e il desiderio di occasioni di socialita nel caldo estivo di una grande citta.

E da tutto questo lavorare in una dimensione di incontro fra Arte Societa e Lavoro Sociale, gradualmente e diventato consapevole un ulteriore passaggio, ormai caratteristica della nostra compagnia teatrale. L'utilizzare questi percorsi di incontri, come cuore della ricerca della compagnia teatrale, delle sue produzioni e delle creazioni degli spettacoli destinati alla circuitazione nazionale.

Attori e performer professionisti che dall'incontro con il mondo del sociale portano in scena, in produzioni destinate alla circuitazione nei diversi teatri, storie, racconti, temi e difficolta del nostro tempo. Produzioni che sono state multi premiate e che hanno ottenuto consenso di pubblico e critica

Da quaranta storie/interviste di persone emigrate dal Sud al Nord Italia fra gli anni Cinquanta e Settanta nasce un copione Strani-ieri, che molto fa riflettere sull'emigrazione anche dei nostri giorni. Da un blog dove chiunque poteva raccontare storie di disparita fra uomini e donne sul mondo del lavoro, nasce Pari & Dis-pari, spettacolo ed evento cuore di Biennale Democrazia (2). Da un percorso di formazione sulla narrazione, per educatori professionali che lavorano con adolescenti in una comunita alloggio, nasce Street Striit favola coreutica, che racconta di quanto spesso possiamo non sentirci pronti nella nostra vita, ad esempio, nell'affrontare una maternita. Una bambina che nasce da una mamma ne buona ne cattiva, semplicemente non pronta, cresce e pio cresce e pio la sua rabbia aumenta, tanto che ad un certo punto, si trasforma in un burattino a cui si ingarbugliano i fili e non riesce pio a districarli. Questa favola metafora scritta dagli educatori diventa non solo uno spettacolo teatrale ma anche un fumetto, distribuito a tutto il pubblico, che racconta come proprio attraverso il lavoro sociale pian piano quei nodi possano sciogliersi.

Proprio in questi mesi stiamo lavorando ad una performance di massa che ha l'intento di denunciare le nuove forme di poverta dilaganti nella nostra societa, avendo come punto cardine anche per la messa in scena, il concetto della dignita.

Il lavorare su testi classici e della tradizione del teatro provando a trovare innesti e confronti con l'attualita e le domande del nostro tempo. E allora portare in scena un Otello, con Jago e il suo profondo desiderio di autorealizzazione capace di distruggere tutto e qualsiasi cosa, diven ta specchio dell'individualismo in cui siamo sommersi. E allora la messa in scena si riempie e racconta il nostro tempo, le nostre fatiche, i nostri limiti.

Infinite strade e lavori. Infiniti incontri con cooperative sociali, Servizi Sociali, Universita, centri di formazione professionale, operatori sociali, volontari. Tutto questo e infinitamente lontano rispetto al luogo comune del pensiero di un artista chiuso in uno spazio, buio e poco raggiungibile, dove crea. Il nostro teatro, pieno di finestre, e la nostra arte parte, vive e si confronta in mezzo alla gente.

3. Risultati

Tredici anni di vita.

Tredici anni di Esperienza teatrale come specchio della vita. Indubbiamente in tutti questi anni un risultato importante e il riavvicinamento della gente, del pubblico alla dimensione teatrale. Il nostro teatro e frequentato da oltre diciottomila persone all'anno. Un risultato incredibile per uno spazio di periferia. Il pubblico si riavvicina perche riesce a vivere con empatia quello che succede sul palco. Perche vi vede riflessa la propria vita, ne trova domande, spunti di riflessione, luoghi e spazi di pensiero.

Forse il risultato pio importante e l'esser riusciti a dar voce a tematiche e fatiche della nostra contemporaneita, creando occasioni di conoscenza e dibattito pubblico. L'aver portato tematiche importanti e urgenti del lavoro sociale, al di fuori delle <<mura>> dei servizi. Averle portate in <<piazza>>, in teatro, al pubblico che spesso non conosce e non ne ha consapevolezza. Far scoprire parti di mondo e in particolare le difficolta che spesso vivono pezzi della nostra societa, ad un pubblico allargato, a giovani, al mondo delle scuole creando semi di dibattito e riflessione futura.

Parlare di emigrazione, immigrazione, affidamento famigliare, del prendersi cura, delle difficolta dell'universo giovanile, di solitudine, del senso di inadeguatezza diffuso, del desiderio di cambiamento e stato il nostro modo di fare cultura in questi anni e di parlare confrontarci con il pubblico. Con il passare degli anni, l'audience e considerevolmente aumentato, dimostrando anche quanto le persone siano desiderose nel incontro con il mondo della cultura, di sentire parlare, dibattere e confrontarsi con le difficolta e le possibilita della nostra contemporaneita.

Lavorare sulla rilettura del tempo presente, avendo cura e attenzione a far emergere la dimensione di desiderio, spesso assopita e nascosta nella nostra societa. E non solo desiderio, ma la ricerca di Bellezza, come cuore e chiave di lettura del nostro tempo e delle nostre vite. Anche nel confine pio nascosto, nell'immensita di un buio soffocante, possiamo provare a individuare spazi di bellezza che possono essere il punto da cui ripartire, affrontare, interrogarsi e provare ad agire azioni di cambiamento. La Bellezza come luogo da rilevare, da scovare, individuare e da cui partire.

Bellezza e l'incontro, sono le capacita residue, le capacita di resilienza, i punti di forza, le possibilita di rete e di aiuto, gli spazi di collaborazione, le aperture, le storie, le esperienze. Ogni storia, ogni incontro puo avere infinite possibilita di bellezza.

Arte e la cultura devono aiutare la societa e chi lavora per migliorare il nostro tempo, come fanno quotidianamente i lavoratori del <<sociale>>, a individuare possibili spazi di bellezza. Sostenere l'incontro e il confronto, dare apertura, offrire apertura. Essere Agora. Una piazza dove si incontrano vite, storie, spesso nascoste, sfaccettature inimmaginate, e in queste provare a individuare riflessioni e domande che possano essere capaci di cambiare il nostro tempo presente per donare posti e tempi migliori alle generazioni future. Retorica? Possibilita. Per il nostro lavoro senso delle quotidiane fatiche. Per noi Arte e cultura non avrebbero senso se non in questa accezione.

4. Discussione

Molte le domande aperte cui ogni giorno proviamo a individuare possibili risposte.

Tutto questo si scontra e fa i conti quotidianamente con la dimensione dello <<snobbismo culturale>>. Questa modalita operativa, quanto costruito, non ha nulla a che vedere con i salotti di cui vive e si alimenta la <<cultura>> dominante. La diffidenza dei templi della cultura e spesso tangibile. Solo il tempo, la serieta, i risultati, il pubblico, riescono ad aprire un dialogo e spazi di rappresentazione e valorizzazione con i circuiti ufficiali.

Bisogna essere capaci di resistere. E su questa dimensione il lavoro sociale molto mi ha insegnato.

Tutto questo deve trovare una dimensione di sostenibilita economica. Ormai la nostra compagnia e una vera e propria impresa culturale: nove addetti in pianta stabile, quindici collaboratori, oltre trecento soci e due sedi. La dimensione della sostenibilita economica e elemento fondamentale soprattutto in un periodo in cui i finanziamenti pubblici sono sempre pio simbolici, sporadici, erogati con un ritardo inimmaginabile. La capacita di differenziazione nella progettazione, la capacita di relazione con molti soggetti, sono ad oggi una possibilita di individuazione di strade per la sostenibilita economica. La nostra realta non avrebbe potuto reggere e cosi svilupparsi senza queste capacita e caratteristiche acquisite nel tempo.

Infiniti i temi che potremmo affrontare e su cui la nostra societa quotidianamente ci sollecita. Alcuni temi del nostro prossimo futuro: la dimensione della precarieta lavorativa, sociale, affettiva. La dimensione del potere e dello scontro generazionale. L'emigrazione e la ricerca di <<Terre promesse>>. A volte si ha la sensazione di lavorare con i vasi di Pandora. Apri un tappo e sfociano infiniti mondi. E su questo quotidiana fatica per trovare una giusta ed equilibrata dimensione di racconto. Non smarrirsi, non perdersi, non farsi fagocitare.

La costante ricerca di aperture, e non di soffocamento. Di buone pratiche, di originalita, di risposte positive nelle esperienze e non fermarsi alla semplice denuncia dei problemi. L'affrontare le diverse tematiche cercando di individuare possibili prospettive. Non e facile, richiede immane fatica. Ma e proprio in quella fatica che ha senso il lavoro artistico.

La ricerca di ulteriori confini, di nuove terre d'ombra, di assenze di diritti. Esperienze inconsuete, nascoste che interrogano ancora di pio, il nostro tempo e la nostra societa. Quello che intorno a noi esiste, ci parla. Ma la ricerca si deve spostare forse ancora di pio, su terreni poco esplorati, su fatiche immani che spesso sono nascoste, non raccontate, di cui spesso abbiamo ancora pio timore. In questi mesi molti di noi sentono questa urgenza, di premere ulteriormente il piede sull'acceleratore nello spingersi alla ricerca dei confini estremi e delle zone d'ombra della nostra societa. E questo atteggiamento, questa spinta alla ricerca di nuovi spazi e nuovi confini, che ha caratterizzato anche la stessa professione del servizio sociale italiano negli anni del secondo Dopoguerra e della Ricostruzione (Stefani, 2012; Appetecchia, 2015), dovrebbe ritornare ad animarla oggi, in un contesto dove la crisi globale e il welfare mix hanno modificato i rapporti fra servizi pubblici, mercato, Terzo settore, e l'emergere di nuove forme di poverta e vulnerabilita richiede innovazione anche sul piano professionale. L'impatto delle trasformazioni rischia di ridurre la figura dell'assistente sociale ad una pedina burocratica e questo puo essere contrastato con l'assunzione di funzioni di promozione, informazione, sensibilizzazione all'internodi un sistema di risposte che rispetti la dignita umana e i diritti (Dellavalle, 2013).

E in tutto questo nostro lavoro, in questa ricerca di nuovi limiti e confini, non possiamo non considerare, l'inalienabile dimensione di solitudine in cui i lavoratori sociali e allo stesso modo gli artisti si immergono. Spesso ci si sente soli. Si anela ad un confronto con qualcuno che possa comprendere, che possa con noi vivere con empatia quella dimensione di confine. Perche il confine ti ingloba, rischia di triturarti ed escluderti allo stesso identico modo di chi lo vive. Un'attenzione sempre presente. Di nuovo Cura questa volta di se e del proprio animo.

La bellezza. Come punto di partenza. Come occasione di riflessione e ripensamento. Come speranza e desiderio di futuro.

http://dx.doi.org/10.5209/rev_CUTS.2016.v29.n1.49267

Simone SCHINOCCA

Director del Teatro Tedaca

direzioneteatro@tedaca.it

Recibido: 01/06/2015

Revisado: 07/07/2015

Aceptado: 15/12/2015

Disponible on line: 20/01/2016

5. Riferimenti bibliografici

Appetecchia, E. (2015) (a cura di). Idee e movimenti comunitari. Servizio sociale di comunita in Italia nel secondo dopoguerra. Roma: Viella.

Bauman, Z. (2000). Il disagio della postmodernita. Milano: Bruno Mondadori.

Bruschetta, N. (2010). Sul mestiere dell'attore. Milano: Bompiani.

Campanini, A. (2013), (direzione di). Nuovo Dizionario di servizio sociale. Roma: Carocci.

Cellini, G. e Dellavalle, M. (2015). Il processo di aiuto del servizio sociale, Prospettive metodologiche. Torino: Giappichelli.

CNOAS. (2014). Regolamento per la formazione continua. Roma: Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali. Reperibile a questo link: http://www.cnoas.it/cgi-bin/cnoas/ out.pdf?i=IIFIRINILGKITIGIXFAAGC&e=.pdf&t=normazione (u.a. 12 dicembre 2015).

Dellavalle, M. (2012). Persistenze: democrazia e diritti di cittadinanza nel percorso del servizio sociale. La Rivista di Servizio sociale, 2, 36-43.

Grotowsky, J. (1970). Per un teatro povero. Roma: Bulzoni Editore.

Guccini, G. (2005). La bottega dei narratori. Roma: Dino Audino Editore.

Guerrini, M.R. (2013). Territorio. In A. Campanini (direzione di), Nuovo Dizionario di servizio sociale (pp. 714-717). Roma: Carocci.

Gui, L. (2004). Le sfide teoriche del servizio sociale. Roma: Carocci.

Manicardi, L. (2012). Raccontami una storia. Narrazione come luogo educativo, Padova: Edizioni Messaggero.

Moscati, I. (1999). Luca Ronconi: utopia senza paradiso. Sogni disarmati al laboratorio di Prato. Venezia: Marsilio.

Schino, M. (2009). Alchimisti della scena, teatri laboratorio del Novecento Europeo. Bari: Edizioni Laterza.

Sicora, A. (2010). Errore e apprendimento nelle professioni di aiuto: fare pio errori per fare meno danni? Santarcangelo di Romagna: Maggioli.

Stanislavkij, K. (1963). Il lavoro dell'attore su se stesso. Roma: Edizioni Laterza.

Stefani, M. (a cura di). Le origini del Servizio sociale italiano. Roma: Viella.

(1) Statuto Associazione Tedaca, Torino, 2002.

(2) Manifestazione di interesse nazionale organizzata biennalmente a Torino e in cui importanti ospiti nazionali e internazionali del mondo della cultura, della politica, del diritto, del sociale sono chiamati a confrontarsi su importanti temi legati alla Democrazia.
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Title Annotation:texto en italiano
Author:Schinocca, Simone
Publication:Cuadernos de Trabajo Social
Date:Jan 1, 2016
Words:4103
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