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Si vos omnibus imperitare vultis ...

Nella sezione del XII libro degli Anuales dedicata ad illustrare le iniziative di politica estera realizzate da Claudio in area occidentale, a complemento delia trattazione concernente le misure dal principe adottate nei confronti delle province orientali (1), Tacito torna a considerare ancora una volta dopo lo spazio concesso au'argomento nelYAgricola, l'avanzata romana nel territorio della Britannia, come e noto oggetto di particolare interesse durante il principato del penultimo dei giulio-claudi (2).

In tale contesto, tracciato un rapido profilo delle operazioni condotte nell'area a partire dal 47 d. C. dalle truppe del legato Publio Ostorio Scapula (3), costretto a destreggiarsi fra manovre ostili ordite anche da tribu alleate dei Romani (4), e ricordato l'insediamento di una consistente colonia di veterani a Camulodunum, concepita nella duplice veste di baluardo contro i ribelli e di monito al rispetto delle leggi per i socii (5), lo storico non trascura di rievocare inoltre il ruolo giocato nella promozione della resistenza locale da Carataco, un personaggio gia da qualche anno segnalatosi insieme ad altri membri delia sua famiglia nelle contrastate vicende interne dell'isola (6). Costui, presentato con i caratteri del condottiero audace, calcolatore, capace di alimentare le tenaci vocazioni ribelli dei Silures grazie alia fama conquistata con il compimento di imprese rischiose e con le vittorie ottenute (7), nonche di far fronte alia propria inferiorita numerica giovandosi della conoscenza del territorio e coinvolgendo nello scontro con astuzia gli Ordovices (Ann. XII, 33, 1), si sarebbe inoltre recato presso i capi di diverse tribu britanniche per incoraggiarli a battersi contro i Romani senza alcuna paura. Stando al racconto di Tacito, a tal fine egli avrebbe sottolineato 1'importanza epocale di uno scontro da cui sarebbe dipesa la riconquista delia liberta o il definitivo asservimento e addotto, evidentemente a fine emulativo, l'esempio degli avi, in passato determinad nel respingere il dittatore Cesare e liberare con i loro valore i discendenti dal giogo di scuri e tributi romani, garantendo l'onore di mogli e figli: Enimvero Caratacus hue illue volitans ilium diem, illam aciem testabatur aut recuperandae libertatis aut servitutis aeternae initium fore; vocabatque nomina maiorum, qui dictatorem Caesarem pepulissent, quorum virtute vacui a securibus et tributis intemerata coniugum et liberorum corpora retinerent (Ann. XII, 34, 1).

Al di la della matrice fittizia e convenzionale del succinto intervento ascritto in forma indiretta al capo dei Catuvellauni, di per se assimilabile alie adhortationes di carattere militare non di rado attestate nella storiografia romana (8), il passo ne propone comunque l'immagine di guida alacremente impegnata a promuovere la resistenza antiromana non soltanto nel ricordo della condotta manifestata in passato contro l'invasore Cesare, di cui nel passo risulta evidenziata la ridotta efficacia deH'attivita bellica condotta in area britannica (9), bensi facendo leva sul binonio libertas-servitus, vale a dire spronando alTestrema difesa delia prima quale via necessaria per sottrarsi alia seconda. Si tratta di un monito in effetti non lontano da quello attribuito a Calcago in un celebre passo delTanteriore Agricola (10), dove nel contesto di una piu radicale denuncia delia condotta imperialistica romana trova altresi spazio un analogo invito a salvaguardare i risultati in precedenza ottenuti sul piano dell'opposizione ai Romani in chiave di autodifesa e a non tradire la responsabilita di tutelare i congiunti (11). Cionondimeno, sul piano storiografico piu generale, l'invito ad assumere la liberta quale valore non negoziabile, da Tacito prestato nel luogo degli Anuales a Carataco, ne suggerisce Timmediata collocazione accanto a personaggi a vario titolo intervenuti con toni piu o meno simili a incoraggiare la resistenza alio spirito di sopraffazione insito nella politica espansionistica romana.

Trascurando in questa sede il richiamo alia legittimita dei desiderio dei Rodiesi di salvaguardare la propria indipendenza, invocato da Catone in un luogo della celebre orazione pronunciata in loro difesa nel 167 a. C. (12), comunque rimarchevole per la natura autocritica di un rilievo maturato nella realta dell'agone politico ma poi confluito in sede storiografica con l'inserimento del discorso nelle Origines, nel novero delle dichiarazioni ascritte alia parte nemica, va ricordato un passaggio della nota invettiva antiromana secondo Sallustio indirizzata in forma epistolare al re dei Parti Arsace dal re del Ponto Mitridate VI Eupatore, duramente critico a proposito della scarsa capacita di molti di reclamare la liberta e della propensione a cercare piuttosto l'assoggettamento a padroni equi (13). Quanto ad analogie argomentative e lessicali sono ancora piu significative alcune sequenze contenute nei discorsi di due protagonisti della resistenza antiromana del fronte occidentale, parimenti incentrati sull'invito a salvaguardare la libertas contro il rischio di soggiacere alia servitus, a cominciare da Critognato, il nobile arverno secondo Cesare i niervo nulo nel 52 a. C. a spronare i concittadini durante l'assedio di Alesia a combattere per conservare I'indipendenza, anche in memoria dell'esempio offerto dai propri avi nella guerra contro Cimbri e Teutoni e con il proposito di recarne uno ulteriore ai posteri (14). In secondo luogo, Tacfarinate, il ribelle numida dal 17 d. C. a piu riprese promotore di scorrerie contro i Romani, perfino capace nel 24 d. C., prima di cingere d'assedio Thubursicum, una localita nei pressi di Ippona, di mobilitare ingenti forze contro Tiberio, secondo il resoconto di Tacito, con toni ancora una volta imperniati sulla necessita di preservare la liberta e sottrarsi al rischio della schiavitu (15).

A fronte di tali precedenti, qui sommariamente rievocati per rilevare, in seno alia tendenza della storiografia latina a prestar voce alie ragioni dei popoli oppressi o minacciati da Roma gia da tempo rimarcata (16), la piu specifica capacita di ascrivere ad essi la percezione e la difesa di un valore centrale per 1'etica romana quale la libertas, la scelta di Tacito di attribuire a Carataco un discorso incentrato sulbimprescindibilita di quest'ultima merita di essere notala, soprattutto alia luce delle argomentazioni che, stando a quanto poi si legge in Ann. XII, 37, egli avrebbe portato nel corso di un secondo intervento pronunciato sul suolo romano. In tale sede, il leader dei Catuvellauni avrebbe innanzitutto impetrato l'indulgenza del sovrano conservando purtuttavia un atteggiamento fiero (17) che, lungi dal costituire un indizio di caratterizzazione in chiave eroica, appare del tutto congruente con il profilo del tenace protagonista della resistenza britannica rimasto invitto, proposto dalla ricostruzione tacitiana degli eventi anteriori al suo trasferimento nell'urbe. Da tale contesto emerge infatti che Carataco, a differenza dei suoi congiunti, in parte catturati e in parte arresisi, a otto anni dall'inizio della guerra fu consegnato ai vincitori e quindi battuto solo in seguito al tradimento della regina dei Brigantes, Cartimandua (18), responsabile agli occhi dello storico (19) di aver violato un altro valore fondamentale per l'etica romana quale la fules. Costretto a soccombere di fronte ai raggiri di una donna e non alfabilita strategicomilitare dei Romani pur considerati autori di una chiara vittoria (20), il condottiero britannico, peraltro circondato da una fama senza confini e dalla curiosita di quanti avrebbero desiderato vedere di persona chi aveva osato sfidare la potenza romana (21), secondo il racconto fu infine portato a Roma per esplicito volere delfimperatore: una scelta da Tacito considerata foriera di un doppio esito, capace cioe di dar lustro al principe ma al contempo di accrescere la gloria dello sconfitto: et Caesar, dum suum decus extollit, addidit gloriam victo (Ann. XII, 36, 2).

Quanto al primo rilievo, le notazioni (22) sulla straordinaria valenza spettacolare delfevento durante cui Carataco fu esibito alia presenza della folla radunata di proposito e dei pretoriani schierati in veste ufficiale, in chiusura di un corteo comprendente nell'ordine anche i suoi dignitari, nonche oggetti e insegne militari, Tintero bottino ottenuto con le conquiste e infine i congiunti, owero i fratelli, la moglie e la figlia, lasciano subito intendere che Claudio seppe awalersi di uno dei caratteri piu prettamente identificativi della messinscena del rituale del trionfo fin dalfeta repubblicana (23), e piu specificamente delf uso di mettere in mostra per le vie di Roma condottieri e sovrani di popoli vinti (24). Cionondimeno, la sua decisione di ostentare nell'urbe Carataco nel 51 d. C. merita di essere sottolineata e soprattutto inquadrata alia luce di ulteriori iniziative adottate gia alcuni anni prima per dare risonanza al buon esito delf avanzata militare in Britannia.

In particolare, a testimonianza dell'interesse di Claudio a trarre dai successi ottenuti nell'isola l'occasione di un'autopromozione giovera ricordare la sollecitudine con cui nel 43 d. C., cimentatosi in prima persona con una spedizione gravata anche da iniziali difficolta di viaggio (25), dopo aver riportato la vittoria nei pressi di Camulodunum, la roccaforte del re Cunobelinus, e sottomesso numerose tribu ottenendone ripetutamente il titolo di imperator, Claudio si affretto a fame giungere subito notizia a Roma tramite i generi Magno e Silano (Cass. Dio LX, 21, 4-5), ricavandone peraltro dal senato ampia ricompensa, vale a dire il conferimento del titolo di Britannico, l'autorizzazione a celebrare il trionfo e, ancora per espressa decisione dei paires, un festeggiamento annuale, nonche la costruzione di due archi trionfali, uno a Roma l'altro in Gallia, nel luogo da cui era salpato (Cass. Dio LX, 22, 1): risultati eccellenti per un principe limitatosi a trascorrere soltanto sedici giorni in Britannia (26). Un altro indizio deu'accorta regia propagandistica con cui il sovrano dovette mirare ad amplificare il significato dei buoni risultati conseguiti nell'isola si puo scorgere in un dettaglio relativo al comportamento che egli assunse durante la cerimonia del trionfo nel 44 d. C., quando voile platealmente sabre in ginocchio gli scalini del Campidoglio, al pari di quanto aveva fatto Cesare in occasione del suo triplice trionfo del 46 a. C. (27). Non e escluso che con tale gesto compiuto in una cornice tanto solenne Claudio intendesse sottobneare il suo legame simbolico con colui sulle orne del quale aveva inteso porsi con l'avanzata sul suolo britannico: e emblematico, a tal proposito, un passaggio, restituitoci dalla Tabula di Lione, del discorso rivolto ai paires piu tardi, nel 48 d. C., a favore dell'ingresso dei primores della Gallia Comata nel senato, dal quale emerge che in quella circostanza, dopo aver menzionato le imprese belliche condotte vittoriosamente da Roma, il principe non rinuncio ad annoverare, sia pur con apparente ritrosia, anche la gloria da lui ottenuta con l'estensione delfimpero oltre l'oceano (28), ricorrendo ad una locuzione probabilmente risalente alia propaganda collegata alie spedizioni cesariane in Britannia del 55 e 54 a. C. (29).

Cionondimeno, ulteriori riscontri utili a cogliere la grandiosa campagna di promozione dei successi britannici messa in moto fra il 43 e il 44 d. C., non rimasta priva di riscontri neppure in campo letterario (30), si ricavano da taluni particolari piu specificamente concementi il trionfo: agognato anzitempo da chi come Seneca sperava di assistervi (31), nonche aperto ad una gran folla di astanti (32), fu accompagnato da atti fortemente simbolici come la scelta di far apporre sul fastigio della casa sul Palatino accanto alia corona civica una corona navale a ricordo della traversata e della vittoria sull'oceano (33). Articolata in modo da aver luogo contemporaneamente in due teatri, la cerimonia si segnalo anche per il numero di corse di cavalli superiore al consueto espressamente voluto dal principe, nonche speciali esibizioni di animali, gare atletiche, danze di fanciulli fatti appositamente giungere dall'Asia (34). Sulla base di tali dati, cui occorre infine integrare la particolare notizia di una rappresentazione tenutasi nel Campo Marzio, con la messa in scena, oltre che della conquista e della distruzione di una citta, anche della resa dei re britanni, a cui Claudio avrebbe assistito indossando funiforme da generale (35), e facile comprendere che nel 51 d. C. egli dovette considerare fopportunita di esporre nell'urbe il celebre Carataco come un'ottima e irrinunciabile occasione per accrescere il proprio decus. Del resto, non va neppure trascurato che risale al medesimo anno 51 d. C. fiscrizione delf arco trionfale voluto dal principe a ricordo del successo conseguito nell'isola (36), con il riferimento alia vittoria incruenta riportata su undid reguli britanni e al primato nell'aver assoggettato al dominio romano tribu barbare oltre l'oceano: un risultato, quest'ultimo, di cui Claudio aveva cominciato a menar vanto gia da qualche anno, se teniamo conto dell'accenno alia gloria meritata con l'estensione deirimpero oltre l'oceano nel passo gia ricordato del discorso rivolto ai patres nel 48 d. C., specificamente restituitoci dalla Tabula di Lione.

Quanto alia notazione sul vantaggio dal principe procurato anche a Carataco (acldidit gloriam victo), piu che il disappunto di Tacito per la notorieta derivata al re dei Catuvellauni dalla scelta di Claudio di condurlo a Roma (37), vi si puo forse leggere in bonam partem un riflesso dell'impressione che il condottiero dovette oggettivamente suscitare presso gli astanti con il suo atteggiamento fiero, un dato probabilmente conservatosi nella memoria storiografica, a partire dal quale e verosimile che lo storico abbia elaborate l'audace oratio attribuita al personaggio in Ann. XII, 37.

Sebbene scaturita quasi certamente dalla sua mano, essa si segnala per il contenuto delle argomentazioni prestate ad un nemico dei Romani tuttavia presentate piu che in veste di portavoce delle consuete denunce levate in sede storiografica contro la loro prepotenza, soprattutto quale interprete di un diritto alia difesa dei propri beni espresso non gia con arroganza (38), bensi con lucida dignita e motivazioni probabilmente indicative di una piu matura riflessione tacitiana sul tema dell'attitudine imperialistica romana, forse dettate dalle trasformazioni in atto nel secondo decennio del II sec. d. C.

Sono significative, in particolare, le argomentazioni ascritte al prigioniero in apertura del discorso: Si quanta nobilitas et fortuna mihi fuit, tanta regum prosperarum moderatio fuisset, amicus potius in hanc urbem quam captus venissem, neque dedignatus esset Claris maioribus ortum, plurimis gentibus imperitantem foedere in pacem accipere (Ann. XII, 37, 1). Incentrate innanzitutto sull'idea di una sconfitta subita per volere di una sorte troppo infausta, capace di annullare uno status sociale consolidato da un'origine antica e al contempo da un duraturo contrallo esercitato su comunita consistent!, le affermazioni di Carataco alludono inoltre, piu o meno esplicitamente, alia prassi romana di stipulare alleanze con i sovrani dei territori conquistati, intesa quale unica garanzia di soprawivenza di cui il prigioniero sembra rammaricarsi di non aver potuto godere (39). Al di la di tale rilievo, che sembra riflettere la consapevolezza tacitiana (40) dei meccanismi di gestione delle aree assoggettate e al contempo la rassegnata percezione dei limiti effettivi delle condizioni di solo formale indipendenza che essi comportano, e nei due quesiti successivi che tuttavia risuona la condan na, forse la piu ferma e razionale tra quelle restituiteci dalla storiografia antica, della vocazione dei Romani a sopraffare per ragioni di interesse economico: habui equos viros, arma opes: quid mirum, si haec invitus amisi? Nam si vos omnibus imperitare vultis, sequitur ut omnes servitutem accipiant? (Ann. XII, 37, 2). Travalicando la dimensione deH'invettiva cui appartengono le celebri denunce della spiccata propensione romana a razziare formulate da Sallustio nella gia ricordata lettera di Mitridate o ancora nell'esortazione rivolta dal re numida Giugurta al re Boceo nonche dallo stesso Tacito attraverso le parole di Calcago nell'Agricola (41), Carataco, secondo quanto attribuitogli nel passo, non avrebbe dunque esitato a porsi sul medesimo piano dei vincitori per contrappoire alia loro volonta egemonica il diritto di conservare il possesso dei propri beni: quasi una rivendicazione di natura patrimoniale nella quale, superata la prospettiva della liberta puramente individuale, sembra potersi scorgere il richiamo ad uno ius gentium capace di tutelare la sussistenza autonoma di qualunque realta politico-territoriale, posta sullo stesso piano del diritto alia conquista di terre altrui ed alia riduzione in servi th di altri popoli, parimenti radicato nello ius gentium, frutto lecito del ricorso alia guerra (Dig. 1,1,3; 1,1,5).

A complemento di tali pregnanti considerazioni, stando al racconto tacitiano, il prigioniero avrebbe inoltre fatto notare a Claudio la buona fama che egli avrebbe potuto ricavare concedendogli salva la vita e facendo di lui un simbolo della sua clemenza (42) sicche ne ottenne venia per lui, la moglie e i fratelli, subito liberati. Benche non siamo in grado di ipotizzare alcunche sulle vicende successive occorse a Carataco, che la sua vicenda abbia costituito nel complesso una straordinaria occasione di vanto per il principe si ricava infine anche dal fatto che fu oggetto di ampia discussione e apprezzamento nel corso di una seduta senatoria per cio appositamente convocata, durante la quale, secondo la testimonianza dello storico (43), molto probabilmente debitore sul punto di notizie tratte dagli acta senatus, l'impresa di Claudio e in particolare la sua decisione di portare il prigioniero britannico a Roma fu accostata a quelle analoghe di Publio Cornelio Scipione, autore della cattura nel 203 a. C. del re dei Numidi Siface, poi probabilmente trasferito nell'urbe (44) e di Lucio Emilio Paolo a proposito di Perseo nel 167 a. C. (45).

Ben oltre il significato di tali esempi, dei quali e possibile che Tacito trovasse precisa notizia nella documentazione senatoria, la ricostruzione del caso di Carataco proposta negli Anuales si segnala, in definitiva, tanto sul piano storico che su quello storiografico. Quanto al primo, essa testimonia Labil i ta strategica con cui nel 51 d. C. Claudio decise di awalersi di un prigioniero britannico per amplificare e porre sotto gli occhi dell'urbe la prova concreta dei suoi successi e non di meno delia sua condotta studiatamente equilibrata, posto che la decisione di graziarlo non dovette essere ispirata da nobilta d'animo (46) quanto piuttosto dalla capacita di intendere, come chiarito da Tacito per bocea di Carataco, che quest'ultimo avrebbe potuto piu fruttuosamente divenire la prova vivente di quella dementia di cui tavolta il principe tento di dar prova (47), e forse awicinarlo anche sotto tale aspetto a Cesare, cui tale virtu--come e noto--fu specificamente associata con l'edificazione di un tempio ad essa dedicato (Plut. Caes. 57, 4; App. Civ. II, 106; Cass. Dio XLIV, 6, 4). Sotto il profilo storiografico, appare invece rimarchevole la scelta di prestar la parola con un o ratio fittizia ad un oppresso capace di smascherare il carattere strumentale delle relazioni diplomatiche instaurate dai Romani, di invocare il rispetto del diritto di proprieta, e peril no di impetrare la clemenza con un calcolato realismo efficace ad indurre il principe ad ascoltarlo, sicche si ha il sospetto che nella prospettiva di Tacito l'audacia di Carataco non avrebbe potuto trovare un interlocutore piu idoneo di Claudio.

Ida Gilda Mastrorosa

Universita di Firenze

idagilda.mastrorosa@unifi.it

(1) Preceduto da una esposizione relativa alia politica claudiana nel territorio dei Parti e degli Armeni (Aun. XII, 10-21), nonche da una sezione focalizzata sulle vicende di corte (Aun. XII, 22-26) ma non priva di ulteriori riscontri ancora riguardanti le aree provinciali e la gestione del territorio con l'allargamento del ponlerium (Aun. XII, 23), il profilo concernente le operazioni claudiane in area britannica e germanica trova spazio in Ami. XII, 27-40.

(2) L'accresciuto interesse per 1'area britannica nell'eta di Claudio, gia evidenziato in rapporto alie vicende biografiche del principe da A. Momigliano, L'opera delVimperatore Claudio, Firenze 1932, pp. 107-113; V. A. Scramuzza, The Emperor Claudius, Cambridge, 1940, pp. 200-213, e piu recentemente da B. Levick, Claudius, London, 1990, pp. 137-148, e stato oggetto di analisi e approfondimenti anche in prospettiva archeologica da parte di D. Dudley-G. Webster, The Roman Conquest of Britain AD 43-57, London, 19732; G. Webster, "The Military Situations in Britain between A. D. 43 and 71", Britannia, 1, 1970, pp. 179-197: 180-191; Id., Rome against Caratacus. The Roman Campaigns in Britain AD 48-58, Totowa, 1981; P. Salway, Roman Britain, Oxford, 1981, pp. 70-72; D. J. Breeze, The Northern Frontiers of the Roman Britain, London, 1982, p. 24; D. Braund, Ruling Roman Britain. Kings, Queens, Governors and Emperors from Iulius Caesar to Agricola, London/New York, 1996, pp. 96-117. Con particolare riguardo alia valorizzazione dei successi in chiave propagandistica vd. anche G. Zecchini, "I confini occidental! dell'impero romano: la Britannia da Cesare a Claudio", in II confine nel mondo classico, a cura di M. SORDI, (CISA 13), Milano, 1987, pp. 250-271: 266-271; J. Melmoux, "La conquete de la Bretagne (43-47 ap. J.-C.) et ses consequences pour les participants. Promotions individuelles et avantages de carriere", Latomus 47, 1988, pp. 635-659.

(3) Sul personaggio, considerate bello egregius anche in Tac. Agr. 14, 1 dove e elogiato insieme ad Aulo Plauzio, nonche morto l'anno successivo a quello della cattura di Carataco, nel 52 d.C., vd. PIR1, 112, Ostorius; A. R. Birley, The Fasti of Roman Britain, Oxford, 1981, p. 41 ss.; per qualche approfondimento sulle sue modalita di conduzione delle operazioni militari nell'area cf. G. Webster, "The Roman Military Advance under Ostorius Scapula", Arch. Journ. 115, 1958, pp. 49-98; B. Jones-D. Mattingly, An Atlas of Roman Britain, Oxford, 1990, pp. 66-67.

(4) Oltre ad affrontare i Decangi (Tac. Ann. XII, 32, 1), Ostorio fu costretto a neutralizzare le manovre degli Iceni, gli alleati dei Romani intervenuti ad istigare le tribu circostanti ad attaccarli in luoghi per loro particolarmente disagevoli (Tac. Ann. XII, 31, 3), nonche a subire una temporanea pausa d'arresto nell'avanzamento verso Tarea costiera occidentale sita di fronte all'isola Ibernia a causa di alcuni contrasti accesisi fra i Brigantes, pur legati ai Romani da accordi precedent! di cui il legato attese la conferma: cf. Tac. Ann. XII, 32, 1: ... cum ortae apud Brigantas discordiae retraxere ducem destinationis certum, ne nova moliretur nisi prioribus firmatis.

(5) Cf. Tac. Ann. XII, 32, 2: colonia Camulodunum valida veteranorum manu deducitur in agros captivos, subsidium adversus rebelles et imbuendis sociis ad officia legum.

(6) Secondo Cass. Dio LX, 20, 1-2 Carataco insieme al fratello Togodumno aveva gia tentato invano di opporsi ai Romani al tempo delle operazioni condotte in Britannia da Aulo Plauzio (43 d.C.), dopo la morte del padre Cunobelino. Testimonianza del ruolo significativo ricoperto dal personaggio si puo ricavare anche dalla documentazione numismatica: si vedano alcuni esemplari di monete recanti la sua immagine in J. Creighton, Coins and Power in Late Iron Age Britain, Cambridge, 2000, pp. 129, 182, 183.

(7) Cf. Tac. Ann. XII, 33, 1: Itum hide in Siluras, super propriam ferociam Carataci viribus confsos, quern multa ambigua, multa prospera extulerant, ut ceteros Britannorum imperatores praemineret.

(8) Sulla consuetudine romana di rivolgersi alie truppe prima di momenti cruciali durante le campagne militari ha richiamato l'attenzione Y. Le Bohec, L'esercito romano. Le armi imperiali da Augusto alia fine del terzo secolo, Roma, 1992, p. 187. Sull'argomento cf. inoltre M. H. Hansen, "The Battle Exhortation in Ancient Historiography, Fact or Fiction", Historia 42, 1993, pp. 161-180; J. C. Iglesias Zoido, "The Battle Exhortation in Ancient Rhetoric", Rhetorica 25, 2007, pp. 141-158; C. Buongiovanni, "II generale e il suo 'pubblico': le allocuzioni alie truppe in Sallustio, Tacito e Ammiano Marcellino", in Discorsi alia prova. Atti del Quinto Colloquio italo-francese Discorsi prouuuciati, discorsi ascoltati: coutesti di eloqueuza tra Grecia, Roma ed Europa (Napoli-S. Maria di Castellabate (Sa) 21-23 setiembre 2006), a cura di G. AbbamonteL. Miletti-L. Spina, Napoli, 2009, pp. 63-80. Quanto al contesto, le modalita di svolgimento e le implicazioni politiche delle orazioni militari vd. anche F. Pina Polo, Las coutioues civiles y militares en Roma, Zaragoza, 1989, pp. 199-236.

(9) L'accentuazione dei limiti dell'impresa cesariana in Britannia attribuita a Carataco trova un parallelo in Tac. Agr. 13,1: Igiturprimus omnium Romanorum divus Iulius cum exercitu Britanniam ingressus, quamquam prospera pugna terruerit incolas ac litore potitus sit, potest videri ostendisse posteris, non tradidisse; si tratta tuttavia di una lettura gia attestata in Strab. IV, 5, 3; Plut. Caes. 23, 4 secondo cui la spedizione di Cesare produsse piu danno ai nemici che vantaggi ai Romani e non ebbe comunque lo sviluppo previsto; vd. anche Cass. Dio LX, 19, 5.

(10) Cf. Tac. Agr. 30, 1: Quotiens causas belli et necessitatem nostrum intueor, magnus mihi animus est hodiernum diem consensumque vestrum initium libertatis toti Britanniae fore; nam et universi coistis et servitutis expertes et nullae ultrae terrae ac ne mare quidem securum imminente nobis classe Romana.

(11) Cf. Tac. Agr. 32, 4: Hie dux, hic exercitus; ibi tributa et metalla et ceterae servientium poenae, quas in aeternum perferre aut statin i ulcisci in hoc campo est. Proinde ituri in aciem et maiores i 'estros et posterns cogitate.

(12) Cf. Cato Orig. V, 95b P. (Gell. 6, 3, 16): Sed non Rodienses modo id noluere, sed multos populos atque multas nationes idem noluisse arbitror atque haut scio an partir i eorum fuerint qui non nostrae contumeliae causa id noluerint evenire; sed enim id metuere, si nemo esset homo quern vereremur, quidquid luberet faceremus, ne sub solo imperio nostro in servitute nostra essent. Libertatis suae causa in ea seuteutia fuisse arbitror.

(13) Cf. Sail. Hist. frg. IV, 69, 17-18 M.: quibus non humana ulla neque divina obstant quin socios, amicos, procul iuxta sitos, inopes potentisque trahant, excidant, omniaque non serva et maxume regna hostilia ducant? Namque pauci libertatem, pars magna iustos dominos volunt...; un ulteriore accenno alia lotta per la difesa della propria libertas condotta da vari popoli contro i Romani si legge nella versione del discorso attribuito a Mitridate da Pompeo Trogo: cf. Iustin. XXXVIII, 4, 11; su tali temi utili puntualizzazioni in P. Desideri, "Mitridate e Roma", in Storia di Roma II, 1. La repubblica imperiale, a c. di G. Clemente-F. Coarelli-E. Gabba, Torino, 1990, pp. 725-736.

(14) Cf. Caes. Bell. Gall. VII, 77, 12-15: Quid ergo mei consilii est? Facere quod nostri maiores nequaquam pari bello Cimbrorum Teutonumque fecerunt: ... Cuius rei si exemplum non haberemus, tatuen libertatis causa institui etposteris prodipulcherrimum iudicarem... Romani vero quid petunt aliud aut quid volunt nisi invidia adducti quos fama nobiles potentesque bello cognoverunt, horum in agris civitatibusque considere atque !lis aeternam iniungere servitutem?

(15) Cf. Tac. Ann. IV, 24, 1: Igitur Tacfarinas disperso rumore rem Romanam aliis quoque ab nationibus lacerari eoque paulatim Africa decedere, ac posse reliquos circumveniri, si cuncti, quibus libertas servitio potior, incubuissent, auget vires positisque castris Thubursicum oppidum circumsidet.

(16) Su tale aspetto ha richiamato l'attenzione A. La Penna, "Storiografia di senatori e storiografia di letterati", in Aspetti del pensiero storico latino, Torino, 1978, p. 67; ma in merito vd. anche A. De Vivo, "L'idea di Roma e l'ideologia delFimperialismo in Tacito", in L'idea di Roma nella cultura antica, a cura di F. Giordano, Napoli, 2001, pp. 183-214: 185 che, pur rilevando la capacita degli "storici piu consapevoli" di "considerare l'imperialismo non un valore assoluto, ma--nell'ottica dei dominati--un esercizio di forza, che comprime le liberta altrui", ritiene comunque che "la coscienza di questo contrasto tra diritto all'impero e desiderio dei popoli di essere liberi non trova soluzione", bensi "si traduce piuttosto in un relativismo, che registra il punto di vista dei non Romani... oppure introduce una riflessione politico-ideologica sulle colpe e i limiti" di gruppi dirigenti che violano i mores della tradizione romana.

(17) Cf. Tac. Ann. XII, 36, 3: Ceterorum preces degeneres fuere ex nietu: at non Caratacus aut vultu demisso aut verbis misericordiani requirens, ubi tribunali adstitit, in huuc modum locutus est..., dove il preciso riscontro sulla mancata richiesta di misericordia da parte di Carataco sembra ulteriormente confermare la peculiare tendenza dello storico a non valutare positivamente tale sentimento piu in generate rilevata da E. Aubrion, "Tacite et la misericordia", Laton tus 48, 1989, pp. 383-391.

(18) Cf. Tac. Ann. XII, 35, 3: captaque uxor et filia Carataci fratresque in deditionem accepti; XII, 36, 1: ...cura fideni Cartimanduae reginae Brigantumpetivisset, vinctus ac victoribus traditus est, nono post anno, quart helium in Britannia coeptum.

(19) L'accentuazione in chiave negativa del coinvolgimento doloso di Cartimandua nella cattura di Carataco proposta nel passo trova un parallelo in Tac. Hist. Ill, 45, 1: Cartimandua Brigantibus imperitabat, pollens nobilitate et auxerat potentiam, postquam capto per dolum rege Carataco instruxisse triumphum Claudii Caesaris videbatur; un ulteriore elemento a conferma del suo carattere infido si ricava anche da Tac. Ann. XII, 40, 3 dove si accenna alie callidae artes con cui Cartimandua avrebbe consentito la cattura dei parenti del marito Venuzio. Sul personaggio ed il suo atteggiamento filoromano cf. I. A. Richmond, "Queen Cartimandua", JRS 44, 1954, pp. 43-52; C. De Filippis Cappai, "Libido reghtae et saevitia: osservazioni sulla figura di Cartimandua in Tacito", RSA 8, 1978, pp. 51-62; R Kehne, "Konigin-Kriegerin-Priesterin: Antagonistinnen des Imperium Romanum in Britannien aus aus romischer Sicht", in Geschlechterrollen in der Geschichte aus polnischer und deutscher Sicht, hrsg. von K. H. Schneider, Munster, 2004, pp. 19-43: 20 ss.; N. Howarth, Cartimandua, Queen of the Brigantes, Stroud, 2008.

(20) Sono indicativi in Tac. Ann. XII, 35 i rilievi sulla capacita dei Romani di abbattere gli ostacoli frapposti dalle forze locali, sul loro efficace ricorso ad una pluralita di soluzioni tattiche, nonche a proposito della compattezza d'azione mostrata in tutti i ranghi, contrassegnati infine da una lapidaria notazione sul loro successo (Clara ea victoria fuit). Vi si possono cogliere i segni dell'interesse tutt'altro che marginale dello storico per tematiche di carattere militare; sull'argomento nonche sulla posizione di Tacito sul tema della guerra, oggetto di numerosi interventi, cf. almeno I. Kajanto, "Tacitus' Attitude to War and the Soldier", Latomus 29, 1970, pp. 699-718; E. Olshausen, "Tacitus zu Rrieg und Frieden", Chiron 17, 1987, pp. 299-312; H. W. Benario, "Tacitus' View of the Empire and the Pax Romana", ANRW II, 33, 5, 1991, pp. 3332-3353; D. B. Saddington, "Tacitus and the Roman Army", ibid., pp. 3484-3555; M. P Gonzalez-Conde, "Tacito, Hist. IV, 73-74: el discurso de Petilius Cerialis y la Pax tacitea", Latomus 55, 1996, pp. 626-637.

(21) Cf. Tac. Ann. XII, 36, 1: ...vinctus ac victoribus traditus est, nono post anuo, quani belluni in Britannia coeptum. Unde fama eius evecta insulam et proximas provincias pervagata per Italian quoque celebrabatur, avebantque visere, quis Ule tot per anuos opes nostras sprevisset.

(22) Cf. Tac. Ann. XII, 36, 2-3: Vocatus quippe ut ad insigne spectaculum populas; stetere in armis praetoriae cohortes campo, qui castra praeiacet. Tune incedentibus regiis clientulis phalerae torques quaeque bellis extemis quaesiverat traducia, mox fratres et coniux et filia, postremo ipse ostentatus.

(23) L'identificazione delia dimensione spettacolare e scenografica del trionfo quale carattere non secondario rispetto alia sua valenza di atto politico-istituzionale, connotato anche sotto il profilo simbolico-religioso, e concordemente evidenziata dalla storiografia: cf. D. Favro, "The Street Triumphant: The Urban Impact of Roman Triumphal Parades", in Streets: Critical Perspectives on Public Space, ed. by Z. Celik-D. Favro-R. Ingersoll, Berkeley, 1994, pp. 151-164;

R. Brilliant, "Let the Trumpets roar! The Roman triumph", in The Art of Ancient Spectacle, ed. by B. Bergmann-C. Kondoleon, New Haven, 1999, pp. 221-229; G. Amiotti, "II trionfo come spettacolo", in Guerra e diritto nel mondo greco e romano, a cura di M. SORDI, (CISA 28), Milano, 2002, pp. 201-206; A. Wallace-Hadrill, "The Streets of Rome as a Representation of Imperial Power", in The Representation and Perception of Imperial Power. Proceedings of the third Workshop of the international network Impact of Empire (Roman Empire, 200 B.C.-A.D. 476) (Netherlands Institute in Rome, March 20-23, 2002), ed. by L. DE Blois et al, Amsterdam, 2003, pp. 189-206; J. J. Ferrer Maestro, "El triunfo, la ovatio y el botin. Escenografia romana del uso aprovechable de la guerra", in Ceremoniales, ritos y representacion del poder. III Coloquio Internacional del Grupo Europeo de Investigacion Historica Religion, Poder y Monarquia, edd. H.-D. Heimann S. Knippschild-V. MInguez, Castello de la Plana, 2004, pp. 17-39: 18-23; K.-J. Holkeskamp, "Rituali e cerimonie <<alia romana>>. Nuove prospettive sulla cultura politica dell'eta repubblicana", Studi Storici 47, 2006, pp. 319-363: 340; M. Beard, The Roman Triumph, CambridgeLondon, 2007; E. La Rocca (ed.), Trionf Romani, Milano, 2008.

(24) Si vedano i casi analizzati in I. Mastrorosa, "Gli stranieri nei trionfi: rituali della vittoria e propaganda politica a Roma fra Repubblica e alto Impero", in Stranieri nei trionfi. Atti del Convegno Internazionale di Studi (Certosa di Pontignano, 22-23 maggio 2006), a cura di S. Conti-B. Scardigli, Ancona, 2009, pp. 193-211: 195 ss.; per ulteriori precisazioni cf. anche G. Urso, "Iromani e la deportazione delle classi dirigenti nemiche", Aevum 72, 1998, pp. 91-101.

(25) Significativa la testimonianza di Suet. Cl. 17, 2 sui pericoli che egli avrebbe corso dopo essere salpato da Ostia.

(26) Cf. Cass. Dio LX, 23, 1; nonche Suet. Cl. 17, 2 che tuttavia si limita ad attestare l'awenuta sottomissione di una parte dell'isola ad opera di Claudio ottenuta in pochi giorni (Ultra paucissimos dies), senza scontri ne spargimento di sangue, prima di ricordarne il ritorno a Roma sei mesi piu tardi.

(27) Cf. Cass. Dio LX, 23, 1; e in parallelo Cass. Dio XLIII, 21, 2 per la notizia relativa a Cesare. In generale, sulla valenza spettacolare e propagandistica del trionfo celebrato da Claudio nel 44 d. C. cf. soprattutto F. Richard, "Les images du triomphe de Claude sur la Bretagne", in Claude de Lyon, empereur romain (Actes du Colloque Paris-Nancy-Lyon, nov. 1992), parY. Burnand-Y. Le Bohec-J.-P. Martin, Paris, 1998, pp. 355-372.

(28) Cf. Oratio Claudii Caesaris de iure bouorum Gallis dando (CIL XIII, 1668 =ILS 212), col. 1,11. 37-40: Iam si narrem bella, a quibus coeperint maiores nostri, et quo processerimus, vereor, ne nimio insolentior esse videar et quaesisse iactationem gloriae prolati imperi ultra Oceanum.

(29) Secondo la testimonianza ricavabile da un passo del Panegirico a Costanzo Cloro del 297 Cesare avrebbe comunicato al senato di aver conquistato un altro mondo oltre l'oceano: cf. Paneg. Lat. VIII, 11, 2; 4; sul valore da attribuire a tale notizia tarda oltre a G. Zecchini, "I confini occidentali dell'impero romano: la Britannia da Cesare a Claudio", cit., pp. 254-255; cf. L. Polverini, "Cesare e la Britannia", in Studi in onore di Albino Garzetti, a cura di C. Stella A. Valvo, Brescia, 1996, pp. 325-339; G. Urso, "Cesare e l'ideologia della conquista: la Britannia", ACD 38-39, 2002-2003, pp. 225-235.

(30) Oltre alia testimonianza ricavabile da Pomp. Mela Chor. Ill, 49, si ricordino gli epigrammi contenuti in Auth. Lat. 419-426 R. esaminati da V. Tandoi, "Il trionfo di Claudio sulla Britannia e il suo cantore (Anth. Lat. 419-426 Riese)", SIFC 34, 1962, pp. 83-129; ibid., 35, 1963, pp. 137-168.

(31) Significativo, anche per l'auspicio di poter beneficiare della dementia di Claudio, quanto si legge in Sen. Cons, ad Polyb. 13, 2: Hie Germanium pacet, Britanniam aperiat, et paternos triumphos ducat et novos; quorum me quoque spectatorem futurum, quae ex virtutibus eius primum optinet locum, promittit dementia; sulle molte implicazioni e l'evoluzione del rapporto sussistente fra i due cf. soprattutto A. Giardina, "Storie riflesse: Claudio e Seneca", in Seneca e il suo tempo. Atti del Convegno internazionale di Roma-Cassino, 11-14 Novembre 1998, a cura di P. Parroni, Roma, 2000, pp. 59-90.

(32) Stando a Suet. Cl. 17, 3 Claudio concesse la facolta di recarsi a Roma per prendervi parte ai governatori delle province e ammise alia cerimonia finanche alcuni esuli.

(33) Cf. Suet. Cl. 17, 3 atque inter hostilia spolia naualem coronan i fastigio Palatinae domus iuxta civicam fixit, traiecti et quasi domiti Oceani insigne.

(34) Cf. Cass. Dio LX, 23, 5. Un indizio della volonta di amplificame la portata anche preventivamente si puo trarre dalla notizia di Plin. Nat. III, 119 relativa ad un corteo marino svoltosi in precedenza a Ravenna.

(35) Cf. Suet. Cl. 21, 6: Edidit et in Martio campo expugnationem direptionemque oppidi ad imaginem bellicam et deditionem Britanniae regum praeseditque paludatus.

(36) Cf. CIL VI, 920 (= ILS 216): gentesque bfarbaras trans Oceanum] primus in dicifonem populi Romani redegerit]; nonche Cass. Dio LX, 22, 1; per la datazione cf. A. A. Barrett, "Claudius' British Victory Arch in Rome", Britannia, 22, 1991, pp. 1-19 secondo cui l'arco costruito presso YAqua Virgo fu dedicato insieme ad essa nel 51/52 d. C.

(37) Per tale interpretazione propende O. Devillers, L'art de la persuasion dans les Anuales de Tacite, Bruxelles, 1994, p. 280.

(38) In tale prospettiva cf. C. Franco, "Dal documento al racconto: i libri claudiani", in Ripeusaudo Tacito (e Ronald Synie). Storia e storiografa, a cura di M. A. Giua, Pisa, 2007, pp. 99-116: 106, che considera "largamente ridisegnata o totalmente creata dalla mano dello storico l'arrogante orazione di Carataco" riconducendola all'uso presente nella tradizione di concedersi spazio da parte di scrittori educati dalla retorica declamatoria.

(39) Testimonianza del sistema di protezione gia introdotto nell'area al tempo di Augusto si ricava da Mou. Ancyr. 32, 1-2: Ad me supplices coufugeruut reges ... Britauuorum Dumuobellaunus et Tiucommius; indicative anche le notizie di Suet. Cal. 44, 2 a proposito dell'accoglienza data ad Admiuius sotto Caligola; nonche di Cass. Dio LX, 19, 1 a proposito dell'accordo tra Claudio e Berico.

(40) In generale, per una disamina dell'approccio tacitiano al tema, si veda M. Gowing, "Tacitus and the Client Kings", TAPhA 120, 1990, pp. 315-331; in proposito cf. anche J. Gascou, "Tacite et les provinces", ANRW II, 33, 5, 1991, pp. 3451-3483; P. Laederich, Les limites de l'Empire. Les strategies de l'imperialisme romaiu dans Voeuvre de Tacite, Paris, 2001.

(41) Cf. Sail. Hist. frg. IV, 69, 5 M.: Namque Romanis cum uatiouibus, populis, regibus cuntis una et ea vetus causa bellandi est: cupido profunda imperii et divitiarum ...; Sail. lug. 81, 1: Romanos iniustos, profunda avaritia, communis omnium hostis esse; eandem illos causam belli cum Boccho habere quam secum et cum aliis gentibus, lubidinem imperitandi quis omnia regna advorsa sint; Tac. Agr. 30, 4: Raptores orbis, postquam cuneta vastantibus defuere terrae, mare scrutantur ... soli omnium opes atque inopiampari adfectu concupiscunt. Auferre, trucidare, rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant; sulle valutazioni espresse intorno al tema dalla storiografia romana cf. C. Questa, "Sallustio, Tacito e rimperialismo romano", AAArc, ser. 3, VI, 4, 1975-1976, pp. 1-43, poi in Id., L'aquila a due teste. Immagini di Roma e dei Romani, Urbino, 1998, pp. 11-57; E. Aubrion, Rhe'torique et histoire chez Tacite, Metz, 1985, pp. 366-376; Id., "Veloquentia de Tacite et sa fides d'historien", A/V.RWII, 33, 4, 1991, pp. 2597-2688: 2655 ss.; P. Desideri, "La romanizzazione dell'impero", in Storia di Roma II. L'impero mediterraneo, T. II. Iprincipi e il mondo, a cura di G. Clemente-F. CoarelliE. Gabba, Torino, 1991, pp. 577-626: 592 ss.

(42) Cf. Tac. Ann. XII, 37, 3: ...si statim deditus traherer, neque mea fortuna neque tua gloria inclaruisset; et supplicium mei oblivio sequetur: at si incolumem servaveris, aeternum exemplar clementiae ero.

(43) Cf. Tac. Ann. XII, 38, 1: Vocati posthac paires multa et magnifica super captivitate Camtad disseruere, neque minus id clarum, quarti quod Syphacem P. Scipio, Persen L. Paulus, et si qui alii viudos reges populo Romano astendere.

(44) Nonostante la discordanza di talune fonti sulla notizia della presenza di Siface nel trionfo celebrato da Scipione nel 201 a. C, negata da Liv. XXX, 45, 3-4 secondo cui sarebbe morto poco prima, ma ammessa oltre che nel passo tacitiano in esame anche da Val. Max. VI, 2, 3; Sil. Ital. XVII, 629-630; Ampel. 37, 1, rimane comunque indicativa la scelta di addurre in Aun. XII, 38 la deportazione del re numida in chiave esemplificativa.

(45) Cf. Liv. XLV, 40, 6; Diod. XXXI, 8; Plut. Aem. 34, 1-2.

(46) Per tale lettura cf. P. Laederich, Les limites de l'Empire. Les strategies de l'imperialisme romain dans l'oeuvre de Tacite, p. 302 secondo cui i discorsi di Carataco e la clemenza del suo awersario conferiscono "une incontestable noblesse a Claude".

(47) Si veda Suet. Cl. 14, secondo cui il principe si sarebbe talvolta ispirato a clemenza ed equita per attenuare anche il rigore delle leggi; seppur di valore parziale, in quanto dettato da precise circostanze personali, un elogio della clemenza quale tratto distintivo di Claudio si legge in Sen. Cons, ad Polyb. 13, 2 (cf. supra, n. 31).
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Title Annotation:II STVDIA BREVIORA
Author:Mastrorosa, Ida Gilda
Publication:Euphrosyne. Revista de Filologia Classica
Date:Jan 1, 2011
Words:6507
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