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Ruth Glynn. Women, Terrorism, and Trauma in Italian Culture.

Ruth Glynn. Women, Terrorism, and Trauma in Italian Culture. New York, NY: Paigrave McMillan, 2013.

Con questa monografia sull'intreccio fra universo femminile e terrorismo, Ruth Glynn contribuisce al dibattito accademico in modo prezioso, scegliendo un taglio che si abbevera tanto ai cultural studies quanto all'indagine psicologica e ai trauma studies. Il volume, al netto di qualche errore oggettivo, propone una critica di genere al modo in cui il cinema, la letteratura e la stampa italiana hanno presentato l'intreccio fra femminile e violenza, suggerendo una lettura sintomatica del trauma culturale associato a questo tema. La tesi dell'autrice e che la stampa e la cultura italiana abbiano sempre associato al maschile il concetto di violenza e di leadership, e al femminile il concetto di maternita, dialogo, tolleranza. Seguendo questo stereotipo, quando la societa italiana si e trovata a dover decodificare presenze femminili nelle sigle combattenti, si e passati da un'identificazione indiretta delle terroriste come donne traviate dai rispettivi compagni o fratelli, a quella di donne-non-donne in quanto non mamme o non compagne.

Il lavoro si suddivide in un'introduzione e sette capitoli. Il primo errore lo troviamo nella descrizione degli "Events and Problems of Terminology" (3-5), dove sono elencati alcuni dei principali gruppi terroristici italiani e dove i Nuclei Armati Proletari (NAP) sono indebitamente associati ad Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo quale uno dei "most prominent groups on the Right" (3). Una seconda affermazione inesatta si trova laddove l'autrice sostiene che "[a] series of mass arrests in the years 1981-83 effectively brought to a halt to the reign of terror" (3) trascurando cosi l'impatto di importanti omicidi politici (l'economista Tarantelli, 1985; il senatore DC Ruffilli, 1988; i giuslavoristi D'Antona, 1999, e Biagi, 2002), e anche gli effetti del terrorismo d'origine maliosa che segno la sua fase piu cruenta proprio fra il 1984 e il 1993.

Nel primo capitolo Glynn prende le distanze da vecchie letture superficiali che rappresentano l'apporto femminile alla violenza politica come un fatto eccezionale, da inquadrare in un contesto di pedissequa imitazione maschile. Facendo propria un'ottica femminista, Glynn tuttavia critica anche le interpretazioni piu radicali, tipo quella di Morgan in The Demon Lover, e sostiene: "it is important to be wary of associating feminism tout court with a necessarily progressive and insightful response to the subject of women and political violence" (25). L'analisi piu acuta pare incentrata sul famoso passaggio del libro dell'architetto Sergio Lenci, Colpo alla nuca, in cui l'autore si sofferma sul significato psicologico della presenza di una donna nel commando di Prima Linea che gli sparo (30-1). Il concetto e anche ripreso ed esteso dall'autrice all'interno del capitolo 5 laddove parla della "rifemminizzazione della donna terrorista" (130-9).

Il secondo capitolo analizza come la stampa italiana ha trattato la presenza di donne nelle formazioni terroriste. Glynn sottolinea i cambiamenti che si sono succeduti, da un'analisi piu primitiva, in cui Mara Cagol e Anna Maria Mantini sono descritte come poco piu di una protesi dei loro uomini, e spesso sospettate di essere donne infiltrate dall'estero, al momento in cui i giornalisti riconoscono autonomia alle donne terroriste e pero mettono il movimento femminista sotto accusa.

Il terzo capitolo affronta come il cinema ha rappresentato la donna terrorista. L'espressione qui coniata e quella del "cinema of containment" che ricorda un po' la definizione di Lombardi sul "cinema dell'indulto". Glynn sostiene che la maggior parte dei film presenta una terrorista che e anche femme fatale, considerazione che pero non convince se si considera il portato culturale del concetto di femme fatale, e sostiene che pellicole come Nucleo Zero e Segreti Segreti mirano a rassicurare il pubblico italiano mediante un ritratto di donna terrorista pentita. Eccezione fa, secondo Glynn, Diavolo in corpo, in cui la presenza femminile mette in risalto il trauma anziche anestetizzarlo.

Il quarto capitolo descrive come le ex terroriste, sia di sinistra che di destra, hanno parlato della loro esperienza nei memoriali che sono stati pubblicati fra gli anni Ottanta e oggi. L'aspetto piu convincente e nel passaggio in cui Glynn identifica un processo di vittimizzazione messo in opera in tutti questi scritti (124). L'aspetto piu discutibile, al contrario, e che l'autrice associa il trauma alle donne terroriste, colpite come conseguenza della loro scelta di adesione alla lotta armata, piu che alle donne vittime, sopravvissute all'uccisione di mariti e figli. In particolare, Glynn sostiene che "violence harms both perpetrators and victim, perhaps in very similar ways" (109) e questa e un'affermazione che risulta addirittura fastidiosa. L'autrice poi, giustamente, rimarca la differenza di psicologia fra quelle ex terroriste che parlano del "debito" che sentono di avere nei confronti della societa e delle vittime, citando un famoso passo della biografia di Adriana Faranda, Nell'anno della tigre, e il diverso tipo di preoccupazioni che si trova, per esempio, nei testi di Barbara Balzerani che Glynn considera tesi soprattutto alla ricostruzione di un se frammentato (120-3).

Il quinto e il sesto capitolo sono degli ibridi di analisi letteraria e cinematografica. Nel quinto, Colpo alla nuca di Lenci e Buongiorno, notte di Bellocchio sono visti da Glynn come due tentativi di "rifemminizzazione" della donna terrorista, ora come figura aliena alla violenza (Lenci), ora come pasionaria capace tuttavia di prendersi cura del sequestrato e donna attraversata da un senso di colpa che non sa come gestire (Bellocchio). Nel sesto capitolo la lente si sposta sui tentativi di romanticizzazione della donna terrorista. Qui i lavori analizzati sono il film La seconda volta, di Calopresti, tratto dal libro di Lenci, e il romanzo di Rocco Carbone Libera i miei nemici. Secondo Glynn questi lavori svolgono una funzione conservatrice, in quanto la donna terrorista diventa un oggetto passivo dello sguardo e del desiderio maschile, che addirittura nella pellicola di Calopresti Glynn associa, come gia suggerito da O'Leary, a un desiderio di stupro da parte del personaggio interpretato da Nanni Moretti (158). Questi lavori, dice l'autrice, offrono un messaggio semplice ma di condanna eterna.

Il settimo e ultimo capitolo e uno dei contributi piu originali di questo volume. Qui Glynn analizza il modo in cui la stampa ha presentato Nadia Lioce e Cinzia Banelli, le donne appartenenti alle Nuove BR. L'autrice sostiene che nei confronti di Lioce la stampa ha costruito una mitografia negativa, descrivendola come soprattutto una terrorista efferata e poi una donna brutta, mentre nei confronti di Banelli c'e stata una sorta di ritorno alle origini, con la promozione di un'immagine positiva, materna e rassicurante.

SCILTIAN GASTALDI

Regent's University
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Author:Gastaldi, Sciltian
Publication:Italica
Article Type:Book review
Date:Sep 22, 2015
Words:1061
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