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Raffaele Messina. Il continuo e il discreto nella scrittura di Pirandello. Una lettura narratologiea della predisposizione scenica delle.

Raffaele Messina. Il continuo e il discreto nella scrittura di Pirandello. Una lettura narratologiea della predisposizione scenica delle Novelle per un anno. Capri, Italy: Loffredo, 2009. Pp. 142.

Il volumetto, prefato da Luigi Reina, si articola in quattro brevi capitoli preceduti da una introduzione nella quale l'autore propone ai lettori una nuova analisi delle novelle fondata sui metodo narratologico. Oggetto di tale indagine non sono le differenze tra le diverse fasi in oui normalmente viene suddiviso il corpus novellistico pirandelliano, ma le tecniche narrative adottate, che ne rappresentano invece una costante.

Nel primo capitolo, dopo aver ricordato le riflessioni del Pirandello critico sui generi letterari, e certi episodi relativi alla lavorazione delle sue opere, a conferma di una personale inclinazione alla contaminatio di forme oltreche di temi, Messina ripercorre i contributi critici che hanno riconosciuto alla prosa delle novelle una connaturata predisposizione scenica. Vengono presi in esame non solo gli elementi linguistico-stilistici che ne costituiscono i tratti precipui (inizio delle novelle in medias res, sintassi paratattica, frequenza dei dialoghi, uso dell'indiretto libero, impiego delle interiezioni, ecc.), ma anche le ragioni culturali (le origini siciliane e, piu specificamente, girgentine dell'autore) che concorrono a spiegarne la peculiare tensione dialettica. A questi fenomeni lo studioso ritiene si debbano aggiungere anche i risultati derivati dall'osservazione dei movimenti narrativi: la spinta teatrale e infatti dimostrata tanto dall'intromissione di elementi drammatici in parti diegetiche, quanto, ex contrario, dalla presenza di elementi narrativi in parti sceniche, che quella spinta mirano a contenere.

Il secondo capitolo illustra il metodo impiegato in tale analisi: rifacendosi alla nota griglia di Gerard Genette (integrata con gli studi successivi di Seymour Chatman), che distingue quattro movimenti principali "discreti" (sommario, scena, analisi, pausa ed ellissi), vengono proposte otto nuove categorie intermedie che ne allentano i confini in "una piu complessa prospettiva di continuita" (57): di queste, tre sono a base diegetica (sommario, analisi e pausa integrati da discorsi diretti), le altre a base scenica (scena velocizzata, ellittica, supportata, rallentata, pausata). Da una parte tali movimenti secondari riflettono meglio la dinamica narrativa delle novelle pirandelliane, dall'altra consentono di affinare lo strumento genettiano per nuove indagini di questo tipo.

All'esemplificazione dettagliata di ciascuno di questi due gruppi sono dedicati rispettivamente il terzo ed il quarto capitolo. In particolare a proposito delle integrazioni di sommario e analisi (intesa come descrizione dei pensieri dei personaggi), che possono variare per consistenza (a seconda del numero di battute inserite) e per collocazione (all'inizio, nel mezzo o alla fine della sequenza), sono sottolineate le funzioni di conferire vivacita mimetica alla narrazione e contribuire alla caratterizzazione dei personaggi (e del "coro paesano") modulando la velocita del racconto. Piu scarse sono invece le pause integrate, che spesso ricorrono in fase d'esordio, ma bassa e in genere nelle novelle la frequenza delle pause pure (descrizioni paesaggistiche ed altre digressioni del narratore). Degli inserti diegetici e rilevato come spesso siano compresenti in scene che l'autore definisce "ibride," assolvendo molteplici funzioni in quanto determinano accelerazioni e rallentamenti del ritmo narrativo, veicolano informazioni ora necessarie per la comprensione dei dialoghi ora pleonastiche ed enfatiche, fungono infine da raccordo tra sommari e scene o viceversa. Incidendo in diverso modo sulla velocita della narrazione le contaminazioni, sia a base diegetica sia a base scenica, sono inoltre usate per aumentare la suspense nei lettori.

Nel complesso l'analisi dimostra una appassionata e competente frequentazione del corpus novellistico pirandelliano. I risultati si rivelano di particolare interesse perche bene illustrano le tecniche narrative adoperate dall'autore e rappresentano una prova persuasiva della predisposizione scenica delle novelle.

Dispiace invece che a livello editoriale, oltre a qualche refuso di troppo, non ci sia stata una maggiore cura nell'impaginazione: cosi alle pagine 64e 69, ad es., parti o intere citazioni delle novelle sono ingiustificatamente trascritte in corsivo; alle pagine 67 e 68 la formattazione di alcuni paragrafi e della relativa esemplificazione e invertita, mentre un 'a capo' occorre nel bel mezzo di una frase a pagina 106.

Dal punto di vista strutturale ci sembra manchi un lavoro di pulizia, scrematura e riordino per quanto riguarda sia i numerosi passi citati (non basta la nota di scuse dell'autore a pagina 19), sia le tesi illustrate. Nei casi limite si incorre nella ripetizione delle stesse esemplificazioni (la scena menzionata a pagina 97 viene ripresa ben due volte alle pagine 104 e 129; quella di pagina 102 compare nuovamente a pagina 134), e delle citazioni di altre opere (le note 13 di pagine 52 e 12 di pagina 66 riportano la medesima definizione di "motivo" proposta da Boris Tomasevskij, cosi le note 25 di pagina 73 ed 1 di pagina 93 si trovano gia integrate nel corpo del testo rispettivamente alle pagine 14 e 56). Altre ridondanze si avvertono nell'iterato riassunto di quelle novelle che vengono utilizzate piu volte, e nell'insistito riepilogo di definizioni e risultati dell'analisi. Ne sono tralasciati i dati superflui: ci riferiamo, per esempio, alle diverse posizioni delle integrazioni nelle varie sequenze che, salvo certi casi di enfasi drammatica, non adempiono a funzioni particolari. Un altro problema riguarda l'organizzazione della materia: emblematico e il caso della distinzione dei concetti di "analisi" e "pausa" che viene prima anticipata alle pagine 47 e 48, poi approfondita alle pagine 83 e 84, e ripresa nuovamente alle pagine 114 e 115.

Infine non ci sembrano del tutto convincenti alcune esemplificazioni delle nuove categorie proposte, la cui applicazione si rivela pertanto incerta: ci chiediamo se la prima citazione fornita di sommario integrato da battute multiple (65) non possa essere interpretata anche come "scena rallentata"; se la "pseudoscena" (6768) non vada fatta rientrare nel tipo della "scena velocizzata". Altamente dubbie sono le dimostrazioni della "scena ellittica" (105-107): in esse i puntini di sospensione non implicano l'omissione di una battuta; suggeriscono invece l'idea che il personaggio non lasci al suo interloeutore il tempo di replicare, con un effetto mimetico che rinforza la teatralita della scena confermando l'isocronismo tra tempo del racconto e tempo della storia (viene dunque a cadere la definizione di "arcibattuta" introdotta dallo studioso a pagina 106).

L'impressione complessiva e che le nuove categorie individuate necessitino ancora di qualche affinamento.

MATTEO FAVARETTO

Royal Holloway (University of London)
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Author:Favaretto, Matteo
Publication:Forum Italicum
Article Type:Book review
Date:Mar 22, 2012
Words:1016
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