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Prime ricognizioni sul corpvs dei deperdita sofoclei nell'opera di Angelo Poliziano.

Introduzione

Edita a Firenze nel 1489, per i tipi di Antonio Miscomini, la prima centuria dei Miscellanea di Angelo Ambrogini (meglio conosciuto con l'appellativo di Poliziano), (1) costituisce un valido banco di prova alla luce del quale saggiare il diffondersi, gia in ambito umanistico, di una significativa attenzione per i frammenti letterari dell'antichita. Significativa in quanto rivelatrice di un'attitudine--gia propria, dunque, del Quattrocento italiano --a pervenire ad una capillare conoscenza del mondo classico, da con seguirsi anche mediante il ricorso a quelle tabulae ex naufragio litterarum (2) che i frammenti rappresentano. Il volume dell'Ambrogini si segnala alla nostra indagine per il fatto di prendere in esame alcuni frammenti attribuiti dalla tradizione a Sofocle: pur nel carattere desultorio delle osservazioni sui deperdita sofoclei, infatti, esso si erge a testimone di una fase sorprendentemente alta della ricezione e della circolazione del loro corpus, benche non ancora nella forma di una sistematica organizzazione delle evidenze frammentarie del tragediografo di Colono, come si avra invece a partire dalla fine del XVI secolo. (3)

Il presente studio, lungi dal voler rappresentare una ricognizione esaustiva dell'intero corpus polizianeo, intende porsi come punto di partenza di un'indagine da compiersi in piu fasi: molti nuovi spunti e suggestioni sulla presenza dei frammenti sofoclei nell'opera dell'umanista potrebbero venire, infatti, da un'indagine analitica condotta anche sui due grandi zibaldoni autografi--gli attuali mss. Par. gr. 3069 (4) e Mon. gr. 182--dedicati esplicitamente e unicamente alla raccolta di estratti da un cospicuo numero di autori greci.

I frammenti sofoclei nei Miscellanea

Il primo frammento sofocleo esibito dall'Ambrogini e accolto in Misc. 1.14: (5)

Disce etiam duplici genialia naulia palma | vertere: conveniunt dulcibus illa modis [Ov. Ars. Am. 3.327-28] (6). Naulia diminutivum puto sive nablia ab illis quae vel naula vel nabla dicimus. Etenim b litteras et u ferme pro eisdem positas invicem saepe veteribus monimentis adnotavimus. Suidas etiam nabla organi species ait [Suda v 4 Adler s.v. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], et idem alio loco psalterium inquit organum est musicum, quod naula etiam vocatur [Suda [psi] 15 Adler s.v. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. Quin et Sophoclis versum Plutarchus adducit: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] [TrGF IV F 849], libro eo quem super ei delphico fecit [Plut. 394b], sed et Theodoritus in psalmos de eo meminit et Plutarchus in libris Symposiacis [vd. Plut. 638c], (7) ex quo nos in Nutrice.

Non quae duplici geniale resultant

Naula citata manu [Nutricia 171-72]. (8)

Il trimetro sofocleo--l'attuale TrGF IV F 849, appartenente ad incerta fabula (9)--fu da Poliziano attinto a Plut. 394b, un luogo dello scritto De E apud Delphos. Di sicuro rilievo e il fatto che il brano dei Miscellanea anticipi di circa vent'anni la princeps nell'originale testo greco dei Moralia plutarchei, (10) dati alle stampe solo nel 1509 per opera di Aldo Manuzio. (11) La consuetudine polizianea con gli scritti morali dell'erudito greco e per altro pregressa ai Miscellanea stessi, poiche, com'e noto, gia nell'estate del 1479 (12) l'Ambro gini aveva tradotto in latino le Amatoriae narrationes ([TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]), la cui paternita plutarchea e invero discussa, (13) e che sembrano tuttavia costituire 'una presenza tutto sommato inerte negli sviluppi della storia culturale polizianea'. (14) La presenza del Plutarco morale negli interessi dell'umanista non e comunque confinata all'episodio versorio avente per oggetto le narratiunculae, rivelandosi piuttosto significativa in diversi luoghi della sua produzione. Oltre, ovviamente, ai Miscellanea, si pensi, a titolo di esempio, a quell'ampia schedatura sulla poesia del mondo classico esibita dal primo fascicolo (cc. 1-50) dello zibaldone ms. II I 99 della Biblioteca Centrale Nazionale di Firenze, in cui l'umanista indicizzava numerose occorrenze dei Moralia, in quanto funzionali ai suoi interessi biografici sui poeti dell'antichita, e che dovette essere redatta poco prima del lungo viaggio dell'inverno 1479-1480 in varie citta dell'Italia settentrionale. (15) La prima sezione dello zibaldone (cc. 1r-44v), intitolata da Cesarini Martinelli De poesi et poetis, di grande interesse in quanto costituisce 'il testo piu antico che documenti l'attenzione di Poliziano per il tema nodale della poesia', (16) e incentrata segnatamente su testimonianze relative tanto al tema della poesia in generale, quanto a singole figure di poeti della classicita. (17) Va rilevato, infine, che 'l'attiva familiarita' polizianea con gli scritti morali di Plutarco 'riaffiora anche dalle postille dell'incunabolo virgiliano del 1471 che conglobano citazioni in greco dai Moralia' (18) e costituiscono il commento redatto dall'umanista alle Georgiche (edito in Castano Musico 1990). (19)

Per venire al trimetro sofocleo accolto in Misc. 1.14, la citazione si colloca in un capitolo in cui l'umanista discute dello strumento musicale noto con il nome latino di nablium/nablum--una sorta di salterio (20)--equivalente del greco [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. La discussione intorno a questo reale dell'antichita origina da un passo dell'Ars Amatoria di Ovidio (Ars Am. 3.327), dove il vocabolo figura nella variante fonetica naulium. Il frammento sofocleo viene da Poliziano citato nella forma in cui esso e veicolato da una parte della tradizione manoscritta (si tratta dei codd. [F.sup.2]aAEg, recanti la lezione [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], (21) laddove in altri testimoni ([X.sup.1]D[F.sup.1]B) e presente, invece, la variante [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], emendata alla fine del XIX secolo da Wagener nel piu perspicuo [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], (22) accolto da Radt in quanto 'quod et codd. [X.sup.I][F.sup.I]DB confirmant et Plutarchi contextus poscit'. (23) Viene cosi a cadere la rilevanza che il frammento sofocleo ha per l'indagine condotta dall'Ambrogini sul nablium, ma resta il dato, per noi assai piu significativo, della 'ricettivita' dell'umanista nei confronti delle reliquiae letterarie del tragediografo ateniese. (24) Degno di interesse e, infine, il fatto che Poliziano citi un luogo dei propri Nutricia (vv. 171-72), la prolusione in esametri al corso universitario del 1486, in cui riecheggia il distico ovidiano; (25) si tratta dunque di un curioso caso di autocitazione letteraria: esso rivela la tessera poetica di ascendenza classica che l'Ambrogini non solo riprende e riecheggia, ma anche sapientemente varia nella propria sylva.

Una seconda citazione dal corpus dei deperdita sofoclei si colloca in Misc. 1.32: (26)

Corrigendus apud Plinium locus ex libro octavo et vigesimo Naturalis historiae, capite secundo, quo tractatur an sit in medendo aliqua vis verborum: subducta enim vox una, qua vetus indicatur consuetudo, vetustiore quoque testimonio comprobata. Sic autem plerique codices habent: fulgetras adorare consensus gentium est [Plin. HN 28.25]. Sed in vetustis duobus exemplaribus ex ipsa Medicae gentis nobili bibliotheca sic scriptum: fulgetras adorare poppysmis consensus gentium est. Quam lectionem vel Aristophanes facetissimus poeta confirmat in comoedia cui [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. inscriptio. Nam apud eum Philocleo quidam senex ita loquitur, ut se dicat poppyssantibus (liceat autem sic verbo uti) fulguraturum. Tum interpres antiquissimus morem hunc esse ait, uti ad fulgetras poppyssetur. Verba Aristophanis haec sunt:[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII][Ar. Vesp. 625]. Tum interpres haec:[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII][schol. vet. Tr. Ar. Vesp. 625]. Quemadmodum ergo apud Iuvenalem Martialemque poetas poppysma legitur [cf. Juv. 6.584, Mart. 7.18.11] et poppysmata, sic apud Plinium poppysmis a casu recto, qui sit poppysmus. Est autem facticia de sono vox, id significans quo maxime nondum prodomitis equis adulamur, uti Maximus in lexico et Nicas, item et Suidas [Suda [pi] 2059 Adler s.v. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]]. Utitur verbo etiam Sophocles [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] [TrGF IV F 878], sicut et Pollux meminit in septimo Onomasticon [Poll. 7.185=2.103.184-85 ed. Bethe]. Quin idem quoque in primo sisti equum poppysmo docet [cf. Poll. 1.209-10=1.66.6-23 ed. Bethe], hoc ipsum usurpans vocabulum, quod et Plinius, qui tamen etiam libro eiusdem Naturalis historiae quinto trigesimoque sic ait: similis et Nealcem successus in spuma equi similiter spongia impacta sequutus dicitur, cum pingeret poppyzonta retinentem equum [Plin. HN 35.104]. Dexippus etiam Platonicus philosophus in dialogo, quem edidit in Aristotelis Categorias, ita scribit: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII][cf. CAG 4.2.11.16 s.]. (27)

Questo secondo caso risulta oltremodo interessante poiche, come osserva Daneloni, (28) costituisce l'unica citazione greca dal testo del lessicografo di Naucrati presente nella centuria prima. Esso e riprova della particolare attenzione riservata da Poliziano all'Onomasticon; e infatti il caso di osservare, con lo studioso, che 'La produzione filologico-erudita dell' Ambrogini rappresenta senza dubbio uno degli episodi piu cospicui e rilevanti della fortuna quattrocentesca di Polluce in Occidente. Un'opera cosi densa di Realien e di vocaboli tecnici, afferenti ai piu disparati argomenti, era inevitabilmente destinata ad incontrare singolare successo nella vasta ed inesausta ricerca dell'umanista fiorentino'. (29) Nel citare l'attuale frammento TrGF IV F 878, Poliziano si avvalse del cod. Laur. Plut. 58, 3 (indicato da Bethe con la sigla l), (30) manoscritto con buona probabilita di proprieta dello stesso umanista, sul cui scrittoio fu sempre presente dal periodo giovanile sino agli anni '90, 'se pure in modi e misure anche molto diversi secondo i momenti'. (31) Entrambe le testimonianze del Naucratita (1.209-10 = c. 18r; 7.185 = c. 93v), atte a meglio circostanziare l'interpretazione semantica del vocabolo poppysmus/poppysma, palesano una piena convergenza tra il testo dei Miscellanea e quello del codice laurenziano che, in margine, 'mette in mostra eloquenti indizi di una specifica attenzione dell'umanista verso i due passi.' (32)

Un terzo caso rilevante ai fini della nostra indagine si colloca nella seconda, incompiuta centuria dei Miscellanea, esattamente in 2.9. (33) Poliziano vi prende in esame il luogo delle Tusculanae disputationes in cui Cicerone descrive l'episodio omerico, celebrato nel diciannovesimo canto dell'Odissea, dell'abluzione dei piedi di Odisseo da parte della nutrice Euriclea--l'Arpinate la chiama, tuttavia, 'Anticlea' (34)--e loda la lenitudo orationis e la mollitudo corporis quali veri e propri bona; (35) per tale immagine--argomenta l'umanista--il letterato latino dovette rifarsi non ad Omero, bensi ad un altro autore, poiche 'in libro Odisseae undevigesimo, ubi Homerus pedes abluentem ignoto adhuc Ulyssi, sed quasi hospiti, nutricem ipsius Anticleam describit ... nulla omnino istius modi quas dixeramus rerum mentio invenitur.' (36)

Quocirca suspicatus id sum quod profecto res erat: non Homeri Anticleam citari hic [scil. Cic. Tusc. 5.16.46] a Cicerone sed alterius cuiuspiam poetae, maxime quidem, ut ego opinabar, tragici, qui illam fabulae homericae partem in scaenam adduxisset, quando Aristoteles quoque in libello de Poetica multas ex una Odissia confectas fuisse tragoedias iudicavit [Arist. Po. 1459b]. Com<me>mineram vero Ciceronis eiusdem locum secundo Tusculanarum earundem quaestionum libro, quo videlicet pacuvianos citat versus ex Niptris (id nomen tragoediae) quibus in versibus Ulysses saucius lamentatur, vel potius ingemiscit, atque eum qui ferunt saucium nihilominus increpitant. Hic vero M. Cicero melius ait locum hunc tractatum fuisse a Pacuvio quam a Sophocle: Apud illum--inquit--perquam flebiliter Ulysses lamentatur in vulnere [Cic. Tusc. 2.21.49]. Quibus ex verbis colligeramus et Sophocli tragoediam scriptam fuisse cui Niptra titulus esset, et eandem latinam (sicuti veteres solebant) a Pacuvio esse factam: qua in tragoedia argumentum contineretur reducis Ulyssis quem ibi deinde Telegonus filius ignotum ignotus pastinacae aculeo, sicuti scribit Oppianus [Opp. H. 2.497 ss.], vulneraverit, ex quo deinde mors eum consecuta sit. Sed quoniam in primo eius tragoediae reducis Ulyssi pedes Anticlea quasi hospitis abluit, inde factum credo nomen fabulae, quoniam aliud Niptra nihil significant quam pedum istas aut manuum ablutiones. Graecam autem illam Sophoclis, nisi si eodem argumento etiam alii, citat in libro de Poetica Aristoteles his verbis: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], nam ex ea sumi exemplum posse ostendit artificiosi mendacii [Aristot. Po. 1460a]. (37)

Il caso in esame e un'ulteriore attestazione del peculiare interesse di Poliziano per quelle opere dell'antichita di cui la tradizione ha preservato solo sparute testimonianze, ed e tanto piu significativo in quanto l'umanista vi concentra l'attenzione su piu opere perdute, i Niptra pacuviani da un lato, quelli sofoclei dall'altro. Nel postulare inoltre che il luogo di Cicerone da cui prende le mosse il capitolo (Tusc. 5.16.46) sia da mettere in relazione, a livello contenutistico, non con Omero bensi con i Niptra del tragico latino, l'Ambrogini anticipa di piu di tre secoli una proposta che, intorno alla meta del XIX sec., Wagner attribuiva a Bothe. (38)

Il passo del secondo libro delle Tusculanae disputationes cui fa riferimento Poliziano (Tusc. 2.21.49), e che allude alla morte di Odisseo per mano di Telegono, e tuttavia da Radt aggregato per coniecturam al novero delle testimonianze del dramma [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](TrGF IV F *461a): (39) l'editore tedesco accoglie in questo una proposta attributiva avanzata al principio del XVII secolo dal grande erudito ginevrino Isaac Casaubon, (40) in quanto 'vix credibile est Sophoclem celeberrima illa [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] Homerica et Ulixis mortem in eadem fabula tractasse', (41) come invece dovette fare, stando alle pur frammentarie evidenze della fabula cothurnata in questione, (42) il tragediografo romano.

Altre occorrenze di frammenti sofoclei: dall'Epistolario ai Commenti.

Accanto ai tre casi dei Miscellanea, ulteriori risultanze di una 'frequentazione' polizianea dei deperdita di Sofocle possono cogliersi in altri luoghi. Una citazione, ancorche parziale, di un altro frammento del tragediografo ateniese si ritrova nel libro XI dell'epistolario stampato nella princeps aldina degli Opera omnia polizianei (11.20). (43) Si tratta di una lettera inviata a Bernardo Ricci; l'Ambrogini vi cita parzialmente TrGF IV F 330.2. Diversamente dalle citazioni presenti nei Miscellanea, in questo caso il frammento non appartiene al novero degli incerta, rientrando invece tra le testimonianze del dramma [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]:
   Significas desperandam plane mihi esse publicationem Georgii
   Merulae scriptorum, quod frivola, quod paucula, quod imperfecta,
   quod perturbata sint et interlita. Sed a Coryceo tamen quodam tuis
   ais esse auribus insussurratum, reprehendi ab illo me quodam loco,
   quod albae lineae proverbium secus acceperim, quam debui, videlicet
   in bonam partem. Respondebo leviter et quod aiunt suspensa manu.
   Non enim defensio gravis ubi levis oppugnatio. Graecum proverbium
   celebratur [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII],
   quod A. Gellius albam lineam transtulit [Gell. NA praef. 11].
   Possis tu tamen et amussim dicere, filum scilicet illud fabrorum,
   quod oblinitur rubrica; valet ergo in eos proverbium, qui sine
   discrimine dicunt aliquid, aut faciunt, ut autem recte dixerimus
   haberi odio malos omnis sine discrimine, sic rursus et amari bonos.
   Certe Socrates in Charmide Platonis [cf. Plat. Chrm. 154b], is qui
   nullius rei scientiam sibi praeter amoris vindicat, albam se tamen
   esse lineam dicit erga formosos. Propterea quod omnes amaret ex
   aequo. Quod idem transtuli ego prorsus ad hominem non doctum
   quidem, sed amatorem tamen utcumque doctorum, cuius amori pudenter
   [ut mihi quidem videor] iudicium delectum discrimenque detraxi, ne
   mihi scilicet ob eum, quasi iam plane docto nimium dicerer
   tribuere. Nec amico tamen iniuriam feci. Nam vulgo quoque
   laudatoribus nostris dicimus, falli quod ament. Est vero integrum,
   sicuti quidam referunt,[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN
   ASCII]...[cf. TrGF IV F 330.2] quod ita commode vertas: in albo
   lapide alba linea, videlicet quae nullum faciat discrimen. Id esse
   autem sic integrum Cidalione Sophoclis, tam graeci quidam Platonis
   interpres [schol. bTW Plat. Chrm. 154b], quam Suidas ipse (si qui
   modo hic unquam Suidas) [Suda [lambda] 325 Adler s.v.[TEXT
   NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]] non omnino malus auctor
   testati sunt. (44)


Nel riportare il frammento del Cedalione, Poliziano si cura di segnalarne le fonti: si tratta di uno scolio al Carmide di Platone e del lessico della Suda. Nel brano l'Ambrogini torna sull'interpretazione del sintagma [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] offerta nella propria, parziale, versione latina del dialogo platonico, (45) dove aveva tradotto la frase [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Plat. Chrm. 154b.8 ss.), da cui origina lo scolio citato, con Quod enim ad formosos attinet, facile equidem alba sum regula carpentarii. (46) In questo caso l'umanista propone di tradurre [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], in modo forse piu generico, ma pur sempre supportato dall'autorita di Aulo Gellio, con alba linea/amussis; l'espressione sofoclea viene dunque resa con in albo lapide alba linea.

Significativamente, al principio del secolo seguente, il medesimo frammento confluira entro quel formidabile bacino di raccolta di 'proverbi' che sono gli Adagia erasmiani. Esso figurera dapprima, nella medesima forma in cui lo si ritrova nell'epistola polizianea, all'interno dei Collectanea (1500), (47) quindi, a partire dall'edizione aldina del 150 8, (48) nelle Adagiorum chiliades, dove il frammento e stampato da Erasmo nella sua interezza, grazie al fatto che, nell'ambito del soggiorno veneziano, 'Im Jahre 1508 standen ihm mehr Quellen zur Verfiigung.' (49) La dipendenza di Erasmo da Poliziano e resa ancor piu manifesta dal fatto che l'erudito olandese intitola il capitoletto dedicato a tale proverbio Amussis alba, laddove amussis, come visto, e proprio il sinonimo che l'umanista suggeriva per linea. Osservando piu da vicino il passo erasmiano, tuttavia, ci accorgiamo che la trama di riprese dall'epistola polizianea si infittisce: l'olandese, infatti, traduce il proverbio [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] esattamente come Poliziano, in albo lapide alba linea. (50)

Occorrenze di frammenti sofoclei, siano essi riportati per intero, ovvero, piu semplicemente, oggetto di allusione, possono rintracciarsi anche in alcuni commenti che Poliziano redasse in occasione di corsi tenuti allo Studio fiorentino, e che, vivo l'umanista, rimasero inediti. Essi sono stati quindi pubblicati nel XX secolo. (51)

Nel commentariolum (52) alle Georgiche di Virgilio, 'documento prezioso della straordinaria cultura e della sapiente attivita filologica del Poliziano', (53) che l'umanista fiorentino compose sotto forma di annotazioni autografe al testo nel gia citato incunabolo Res. g. Yc. 236 della Biblioteca Nazionale di Parigi, (54) l'autore cita numerosi brani tratti da autori greci e latini a supporto dell'esegesi del testo virgiliano. Tra questi figurano anche frammenti, tanto greci quanto latini. Per cio che concerne il corpus dei deperdita sofoclei, esso e interessato dalla presenza di un'allusione a TrGF IV F 660, (55) frammento appartenente al dramma [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] e che Poliziano dovette derivare da Macrobio: a commento del vocabolo carchesium, che figura in Geor. 4.380, l'umanista cita l'interpretamentum datone dall'autore dei Saturnalia (Sat. 5.21.3 ss.), (56) esplicitando di fatto da quale fonte egli aveva ricavato la notizia secondo cui, oltre ad altre testimonianze del termine, 'Eius [scil. carchesii] et Sappho <fr. 141 Lobel> et Sophocles <fr. 594 Nauck (2) > (57) meminit et alibi Maro ... <Aen. 5, 77>.' (58) Macrobio, infatti, afferma che ad impiegare il vocabolo sono nec solus Asclepiades (cf. Asclep. Myrl. apud Ath. 11.474 s.) sed et alii illustres poetae, ut Sappho ... Cratinus [cf. fr. 38 ed. Kock, CAF 1.24] ... Sophocles in fabula quae inscribitur [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] ...

Altre citazioni dal corpus dei deperdita sofoclei compaiono nel commento alle Selve di Stazio, risalente agli anni 1480-1481. Tale commento e veicolato, per la massima parte, dal ms. Magl. VII 973 della Biblioteca Nazionale di Firenze, mutilo di alcune carte, 'presumibilmente non piu di un fascicolo', (59) fascicolo che ci e tramandato, invece, dal gia citato ms. II I 99, conservato presso la medesima biblioteca. (60) I frammenti sofoclei citati sono TrGF IV F 877 (I.) e F 871.5-8 (II.), collocati da Poliziano rispettivamente entro la discussione di Silv. 2.1.129 (c. 80r-v) e 4.2.28 (c. 138r).

1. Nel commentare il termine laena (Silv. 2.1.129: festinabat herus? Brevibus constringere lenis), l'Ambrogini cita una nutrita serie di loci, attinti ad autori greci e latini, atti a meglio illustrarne il preciso valore semantico. Posta l'equazione [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], (61) Poliziano chiama in causa il poeta di Colono, segnalando che 'Chlaenam Sophocles appellat [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII][sic] ludxtov [sic].' (62) Il riferimento e a TrGF IV F 877 ([TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]), frammento di cui viene segnalata anche la fonte, vale a dire l'Onomasticon di Polluce (Poll. 7.36 = 2.61.29 ed. Bethe). (63) Quanto al testimone di Polluce di cui l'Ambrogini dovette avvalersi, i riscontri condotti da Daneloni da una parte sul gia citato cod. Plut. 58, 3 (l) e dall'altra sulle molte citazioni dell'Onomasticon veicolate dai commenti alle Selve di Stazio, agli ovidiani Fasti ed epistola di Saffo a Faone (Ov. Her. 15), alle Satire di Persio e, infine, all'Andria di Terenzio, da cui emerge 'una quasi totale convergenza con il peculiare testo del ms. Laurenziano', (64) postulano, per questi corsi universitari (1480-1485), una salda dipendenza da l.

Anche nel caso del frammento incertae fabulae qui in esame, il testo del Laurenziano fornisce un'ulteriore conferma in tal senso: a c. 83v, marg. sin., il codice reca il notabile '[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]; esso e vergato proprio in corrispondenza del sintagma greco esibito nella nota al testo di Stazio, (65) a riprova dunque di un peculiare interesse dell'Ambrogini per questo reale della lingua greca, evidentemente funzionale a lumeggiare il significato dello staziano laena. Pure qui si rintracciano, inoltre, le 'modalita di postillatura seguite dall'umanista' nel corso del codice gia rintracciate da Daneloni: esse sono riconducibili alla prassi di registrare i notabilia organizzandoli su due colonne, di cui 'quella piu esterna accoglie postille che evidenziano vocaboli o argomenti interessanti, mentre quella piu interna, piu vicina al testo, e riservata ai nomi degli autori', (66) puntualmente, nel nostro caso, nella colonna a ridosso del testo di Polluce e messo in evidenza il nome [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. (67)

2. A commento del vocabolo luna, che figura in Silv. 4.2.28 (primaque patritia clausit vestigia luna), l'umanista cita Plut. 282a; tale passo delle Quaestiones Romanae e, limitatamente ai vv. 5-8, testimone di TrGF IV F 871. (68)

Ulteriori evidenze di una consuetudine polizianea con i frammenti di Sofocle possono rintracciarsi in almeno due dei commenti contenuti nel noto cod. lat. 754 della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco, quello all'ovidiana epistola di Saffo a Faone (Ov. Her. 15), risalente agli anni 1480/1481, e il piu tardo commento ai Fasti (1481/1482). (69) L'umanista vi cita, rispettivamente, i frr. TrGF IV F 849 (I.) e TrGF IV F 897 (II.), entrambi appartenenti ad incerta fabula, e TrGF IV F 373.1-5 (III.) e TrGF IV F 704 (IV.), testimonianze dei perduti Laocoonte e Fineo.

(i) A commento dell'hapax ovidiano barbitos (Her. 15.6: non facit ad lacrimas barbitos ulla meas), dopo aver citato due passi di Polluce (4.59 = 1.218.59 ed. Bethe; 4.63 = 1.220.63 ed. Bethe) ed un verso euripideo (Eur. Alc. 345) Poliziano accoglie nel testo TrGF IV F 849, di cui rivela anche la fonte plutarchea. (70) Come si ricordera, il medesimo frammento sarebbe stato esibito anche in Misc. 1.14; (71) la citazione, nel commento all'epistola ovidiana, origina dall'analogia tipologica tra il barbitos [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], trattandosi in entrambi i casi di strumenti a corde. Un certo ruolo, nell'accostamento del frammento sofocleo al verso ovidiano, potrebbe averlo giocato anche l'origine dei due vocaboli, la cui grecita doveva apparire all'umanista quanto meno sospetta. (72) Cosi prosegue il brano: 'Sed et Strabo libro decimo [Strab. 10.3.17] a barbaris inventam musicam probat, cum argumentis aliis tum quia multa sunt musicorum instrumentorum barbara nomina.' (73)

Poliziano pare quasi pervaso da una suggestione paretimologica. Sembre-rebbe infatti suggerire, ancorche non apertis verbis, la derivazione del vocabolo barbitos da 'barbaro'. Significativo pare in ogni caso l'interesse dell'umanista, ben pregresso alla pubblicazione dei Miscellanea, per questo frammento e, in particolare, per il vocabolo [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], come dimostra il notabile 'Naulia' vergato nel margine del codice in corrispondenza del trimetro. (74)

(ii) A c. 129v si apre una lunga sezione del commento dedicata al termine Pierides, che Poliziano leggeva al v. 15 dell'epistola (cc. 129v-31r). (75) Si tratta, in sostanza, di una articolata disquisizione sulle Muse. Dopo un'ampia messe di citazioni dalla Teogonia esiodea, (76) l'umanista vi riassume, in versione latina, uno scolio al poema (schol. R2WT Hes. Th. 30 = 8.12 ed. Di Gregorio), (77) sola testimonianza del fr. TrGF IV F 897:
   [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] [Hes. Th. 30], non modo quia in
   Delphis ea arbor est plurima, sed quod [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN
   ASCII]. Sophocles in Casandra: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN
   ASCII]. (78)


Poliziano mantiene la tradizionale attribuzione del verso ad una perduta Cassandra sofoclea. Si tratta in realta di una attribuzione sospetta e respinta da Radt in quanto 'Sophoclem Cassandram scripsisse hoc solum testimonium est; cui eo magis diffidere par est quod versus proxime e Lycophrone allatus de Cassandra agit.' (79)

(iii) Poliziano cita cinque dei sei trimetri che costituiscono TrGF IV F 373, attingendo il frammento a Dionigi di Alicarnasso (1.48.2 = 1.76.5 ed. Jacoby). La citazione si colloca a commento di Fast. 1.519, all'interno di un'ampia rielaborazione, in traduzione latina, di D.H. 1.44.3-65.5 (1.70.15-106.11 ed. Jacoby): (80)
   Sophocles in Laocoonte:
   [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. (81)


Diversi sono i punti in cui il testo accolto dall'umanista si discosta dalla lezione dell'edizione moderna, che riporto tra parentesi: v. 1 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], van Herwerden); [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], Reiske). (82) [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (v. 1) e lezione ametrica (83) al pari di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](v. 4): esse comportano la presenza di una sillaba lunga in luogo del breve, rispettivamente, del secondo e del terzo metron. Al v. 4 [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] invece dei tradizionali [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (cett.), lezione difesa da Toup, (84) e congettura attribuita da Radt a Casaubon, che nelle Animadversiones in Dionysii Halic. Antiquitates Romanas (1588) (85) emendava l'intero trimetro, proponendo di leggervi [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. E dunque interessante notare che l'umanista sembra aver anticipato, limitatamente alla forma verbale [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], l'intervento del ginevrino. Si tratta, tuttavia, di un verso la cui comprensione da parte di Poliziano doveva riuscire inficiata gia dalla lectio [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], opportunamente posta tra cruces dallo stesso umanista. (86)

(iv) A commento del vocabolo Phineia (Ov. Fast. 6.131) Poliziano redige un'estesa sezione dedicata alla figura del re trace Fineo, (87) in parte citandovi, in parte traducendovi TrGF IV F 704, testimonianza del perduto Fineo sofocleo veicolata da uno scolio alle Argonautiche (schol. LP A.R. 2.178-182b = 140.13 ed. Wendel). (88)
   Dicitur fuisse a Sole occaecatus [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII].
   Quibusdam non fit verisimile [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]
   vixisse, sed fuisse dicunt plures, quia fuerit et alius Phineus
   septimus a Phoenice, [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] atque
   occaecatum quia [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. At Sophocles
   quoniam inquit filios ex Cleopatras occaecavit Oarthon et Crambon
   [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. (89)


La citazione dell'Ambrogini dipende evidentemente dal dettato testuale di L, (90) di cui viene offerta una traduzione piuttosto puntuale. Il testo accolto si discosta tuttavia dall'edizione moderna presentando la lectio tradizionale [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (codd.) in luogo del congetturale '[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Burman). Nel registrare, inoltre, che Fineo acceco i figli avuti da Cleopatra 'Oarthon et Crambon', Poliziano traduce le lezioni [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](L), emendate in [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Holstenius).

A margine di questa cursoria indagine, certo bisognosa di ulteriori, piu minuziosi escavi, sulla ricezione del Sofocle frammentario nell'opera di Angelo Poliziano, emerge evidente l'interesse che l'umanista nutriva anche per quei testi dell'antichita solo in minima parte sottrattisi all'iniuria temporis. L'atteggiamento di Poliziano sembra proteso verso la raccolta di tutte le testimonianze letterarie, a prescindere dalla loro integrita, in grado di veicolare una piu ricca e approfondita immagine del mondo antico. Significativo pare dunque l'impiego, ad epigrafe dell'enarratio sui Fasti, ad esempio, del termine collectanea, rivelatore della volonta polizianea di pervenire all'edificazione di un vero e proprio 'bacino collettore' di conoscenze sull'antichita fatto di 'citazioni, passi paralleli e auctoritates su argomenti di cui il testo dei Fasti costituiva la trama concettuale, lo scheletro. Su taluni punti le citazioni infatti dilagano all'inverosimile, uscendo prepotentemente dai confini dell'esegesi che, in questi casi particolarmente, si mostra come un mero pretesto. Diviene cosi palese la natura eminentemente antologica della raccolta, nella quale le testimonianze potevano anche esulare dall'occasione che ne aveva dettato la ricognizione.' (91)

Nel redigere l'enarratio all'opera ovidiana sul calendario l'Ambrogini si servi di altri strumenti di raccolta, vere e proprie collezioni autonome di excerpta precedentemente redatte dall'umanista, attestanti che 'un certo sforzo organizzativo delle conoscenze era stato iniziato da Poliziano, e continuava su una strada gia tracciata tempo prima dell'impiego allo Studio fiorentino.' (92) Tra questi va annoverata un'incompiuta enciclopedia delle arti e delle scienze che Poliziano redasse, almeno in buona parte, in eta molto giovanile (ante 1480) e che e stata ricostruita in Cesarini Martinelli 1980. (93) A proposito di questo schedario, ora diviso tra il cod. 798 della Bayerische Staatsbibliothek ed il Magl. VIII 1420 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, vale la pena di segnalare che forse prevedeva, giusta la ricostruzione offerta dalla studiosa, una sezione segnatamente incentrata sui frammenti di autori greci, costituita dal XVI quaderno dell'opera. (94) Pur nell'impianto essenzialmente tradizionale del lavoro, (95) cio sarebbe ulteriore riprova di un'ottica nuova, per certi aspetti 'moderna', in cui anche il frammento ha dignita di essere indagato in quanto valido strumento conoscitivo di quel mondo, l'antichita, la cui riscoperta l'Umanesimo italiano aveva tanto prepotentemente promosso.

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Francesco Lupi

University of KwaZulu-Natal, Durban

lupi@ukzn.ac.za

* Desidero ringraziare, per i preziosi suggerimenti offerti durante la revisione del lavoro, Alessandro Daneloni (che ne ha anche ispirato la redazione), John Hilton, Bernhard Kytzler, Andrea Rodighiero, Elke Steinmeyer, Enrico Valseriati.

(1) Angeli Politiani Miscellaneorum centuria prima (Florentiae 1489, IGI 7959). L'esemplare dei Miscellanea consultato e quello posseduto dalla Biblioteca Civica di Verona, Inc. 805, postillato dall'umanista veronese Giovanni Antonio Panteo, su cui vd. Bottari 2006, in particolare le pp. 106, 120, 165 (ma cf. anche Fera 1998:337 e n. 19). Da qui in avanti faro riferimento all'opera dell'Ambrogini come Poliziano 1489. Nella corposa bibliografia sui Miscellanea, si vedano almeno i contributi di Grafton 1977 e Fera 1998.

(2) La metafora del naufragio del patrimonio letterario antico rappresenta un topos ricorrente nel campo degli studi classici a partire almeno dallo stesso Poliziano e fino al pieno Ottocento: gia l'umanista, infatti, nell'introduzione al cap. 91 della prima centuria dei Miscellanea, in riferimento al fr. 1 ed. Telo del comico Eupoli parlava dell'opportunita di raccogliere 'tabulas ... ex hoc literarum naufragio' (Poliziano 1489: c. o2v; si veda, sul tema, Daneloni 2007-2008:201 n. 1). Sull'immagine della Schiffbruchmetapher applicata ai frammenti letterari antichi cf. Kassel 2005:8 n. 2 (= Kassel 1991:243 n. 2) e Dionisotti 1997:26-27.

(3) Il primo sistematico tentativo di redigere una silloge di frammenti poetici greci, tra cui quelli sofoclei, va rintracciato negli inediti Fragmenta Poetarum Graecorum dell'erudito e uomo politico olandese Dirk Canter (1545-1616), fratello del piu noto Willem (1542-1575). Dell'opera sopravvivono alcune sezioni dislocate tra la Bodleian Library e la Bibliotheque Nationale de France, ma tra esse non figura la pars Sophoclea. Sull'opera rimane fondamentale Gruys 1981:277-309 (con le relative note alle pp. 342-47); ma si veda anche, tra gli altri, Collard 1995:243-51. Segnalo sin d'ora che i frammenti sofoclei sono citati secondo la numerazione dell'attuale edizione di riferimento, vale a dire Radt 1999.

(4) Sul ms. parigino si veda, intanto, il recente studio di Daneloni 2011.

(5) Naulia quae sint in Ovidi artibus, atque inibi de barbaris organorum appellationibus, quibus Graeci nostrique utantur, quodque etiam Chaldaei graeca interim nostraque id genus vocabula non aspernantur (Poliziano 1489: c. d3r).

(6) Segnalo che quanto riportato tra parentesi quadre, qui come all'interno delle successive citazioni, e dovuto ad un mio intervento. Nel caso degli estratti dalla prima centuria dei Miscellanea ho normalizzato inoltre accenti e spiriti degli escerti greci.

(7)[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. Cf. infra, nota 24.

(8) Poliziano 1489: c. d3r. Edizione critica e commento dei Nutricia in Bausi 1997.

(9) Ma per una proposta di attribuzione al dramma Thamyras, si veda Welcker 1839:427 n. 18.

(10) Poliziano si era tuttavia gia interessato al frammento (vd. infra, 128-29).

(11) Plutarchi opuscula LXXXXII (Venetiis 1509). Su tale impresa editoriale e sulla sua fortuna, si veda Aulotte 1965:27-28.

(12) Sulla datazione della traduzione, ascrivibile al 1479 e non all'anno precedente, come invece si evincerebbe dalla dedica a Pandolfo Collenuccio ('Faesulis, nonis sextilibus, MCCCCLXXVIII'), si veda Malta 2004:161 n. 1.

(13) Sulla discussa autenticita plutarchea dell'opuscolo si veda Malta 2004:162 e n. 1.

(14) Malta 2004:162.

(15) Su tale schedario si veda Cesarini Martinelli 1985:455-87. Il ms. Naz. II I 99 e un codice contenente una raccolta di escerti da vari autori greci e latini vergati ora dalla mano di Poliziano, per la massima parte, ora da copisti alle sue dipendenze; sulla costituzione dell'esemplare si rimanda a Cesarini Martinelli 1982.

(16) Cesarini Martinelli 1985:455.

(17) Per le citazioni attinte agli scritti morali del Cheroneo (cc. 8r-26r), tutte auto-grafe, la fonte di Poliziano, come dimostrato da Cesarini Martinelli 1982:187 n. 2, deve essere identificata nel cod. Laur. Plut. 80, 21 (sec. XV), che contiene una serie di opuscoli plutarchei, per un totale di 35, disposti nel medesimo ordine che si ritrova anche nello zibaldone, ed e caratterizzato dalla presenza di alcuni notabilia marginali autografi dell'Ambrogini. I Moralia sono citati anche in altri fascicoli, precisamente alle cc. 53r-57v--dove 'l'ordine degli opuscoli suggerisce l'identificazione della fonte nel Laur. 56, 4, gia noto come postillato del Poliziano' (Cesarini Martinelli 1982:188 n. 1) -, 103r-104r e 124r-30v / 133r-35v, dove e presente un'interruzione causata dalla presenza di due carte fuori posto (per quest'ultima sezione, contenente estratti dai primi quattro libri delle Quaestiones convivales, Cesarini Martinelli suggerisce di identificarne la fonte nel ms. Laur. Plut. 80, 5, dove lo scritto plutarcheo si interrompe proprio al quarto libro; vd. Cesarini Martinelli 1982:189 n. 2).

(18) Malta 2004:179 n. 2.

(19) Le postille veicolate dall'esemplare virgiliano, contenente la seconda edizione dell'opera di Virgilio, stampata da C. Sweynheym e A. Pannartz, a cura di A. Bussi (Roma 1471), e conservato presso la Bibliotheque Nationale de France (IGI 10180), talora rimandano espressamente allo zibaldone Naz. II I 99, recando l'indicazione in excerptis.

(20) '[...] or rather, as usually interpreted today, a sort of Phoenician harp with ten or twelve strings' (Scaglione 1961:55; per il valore di Misc. 1.14 come attestazione di 'Politian's use of Hebrew for philological purposes', si veda ibid. e n. 13, ove si discute anche della competenza dell'Ambrogini in Aramaico). Sulla discussione polizianea intorno a tale strumento si rimanda, inoltre, a Daneloni 2006:582-84.

(21) Su tali testimoni plutarchei si rimanda a Paton, Wegehaupt & Pohlenz 1974:XX-XXII, XXVI-XXIX (a p. XLVI, invece, il conspectus siglorum). Sull'impiego di tali codici, nello specifico, nella constitutio del [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] si veda Paton, Pohlenz & Sieveking 197 2:XXVI-XXVIII.

(22) Cf. Radt 1999:557. Nauck 1889 leggeva ancora, sulla scorta di Brunck (vd. Brunck 1788:481), [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], facile emendazione della lectio propria del solo testimone [X.sup.3], [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. L'editore dei Tragicorum Graecorum Fragmenta, tuttavia, si discostava dalla lettura dello studioso francese nell'accogliere la proposta di Schneidewin [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](p. 124, ad vv. 957 ss.; vd. Nauck 1889:311, 'malim [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] cum Schneidewino in Aesch. Agam. 124').

(23) Radt 1999:557. La congettura [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] e avvalorata dal contesto della fonte plutarchea. Il Cheroneo infatti, immediatamente dopo la citazione del frammento, prosegue concentrando la propria attenzione sull [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], da cui deriva, appunto, l'aggettivo [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], -ov (LSJ 557.I.1 s.v.: 'on or to the flute, accompanied by it'): [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII].

(24) Giovera da ultimo rilevare un significativo punto di contatto tra Misc. 1.14 e il gia citato ms. Naz. II I 99: a c. 128v dello zibaldone, infatti, l'umanista mette in evidenza il medesimo passo delle Quaestiones convivales cui allude nel cap. dei Miscellanea (638c). Sulla base di questa condivisione sara dunque possibile inferire un terminus ante quem per la composizione, almeno, della sezione costituita dai fascicoli VIII-XI (cc. 109-40) del manoscritto, redatti evidentemente entro il 1488, anno in cui fu compiuta la prima centuria dei Miscellanea (vd. Cesarini Martinelli 1982:196 n. 2). L'allusione a Mor. 638c offerta in Misc. 1.14 sembra essere un'ulteriore conferma della dipendenza polizianea dal succitato Laur. Plut. 80, 5 (vd. supra, nota 17): l'umanista pote infatti essere facilmente tratto in inganno dal testo offerto dall'esemplare, dove in luogo del corretto [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] si legge [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]; il locus delle Quaestiones convivales (ove per altro si fa riferimento, come nel trimetro sofocleo, alla [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] doveva pertanto configurarsi, agli occhi dell'Ambrogini, come un'ulteriore, autorevole testimonianza sul naulon.

(25) La trama delle riprese e piuttosto densa: si pensi, oltre ai naulia, al duplici ... palma ovidiano riecheggiato dal sintagma duplici ... manu e ai paralleli genialia/ geniale.

(26) Restituta Plinianis codicibus abolita pridem vox, quidque poppysmos aut poppysma significent, quodque mos poppysmis adorandi fulgetras (Poliziano 1489: cc. f4v-f5r).

(27) Poliziano 1489: cc. f4v-f5r. Per una disamina approfondita dell'impiego che Poliziano fece dell'Onomasticon di Giulio Polluce, si veda Daneloni 2005:165-99 in particolare. Sul cap. 32 della prima centuria dei Miscellanea e i 'fermenti eruditi' che dovettero precederne la stesura, rintracciabili nel Par. 3069, si veda Daneloni 2011:410-14.

(28) Vd. Daneloni 2005:184. Allo studioso si deve la scoperta della postillatura del codice da parte di Poliziano, cio che costituisce 'un'occasione privilegiata per attraversare la sua densa e vastissima attivita filologica' (p. 169). Sull'intera questione si rimanda alle pp. 165-99 del lavoro.

(29) Daneloni 2005:169.

(30) Su questo esemplare della tradizione dell'Onomasticon vd. Bethe 1900:X-XI.

(31) Daneloni 2005:172; vd. anche infra, p. 127-28.

(32) Daneloni 2005:184; per quel che concerne nello specifico il verso sofocleo, lo studioso segnala la presenza, nel mg. sin., dell'annotazione polizianea [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII].

(33) 'NIPTRA' (Branca & Pastore Stocchi 1978:19-21).

(34) L'autore romano confonde il nome della nutrice con quello della madre dell'eroe (sulla questione vd. Timpanaro 1974:12 e n. 4, 53): Poliziano recepisce quindi la lezione della fonte latina, su cui la paradosi e per altro unanime (per la ricezione della lectio ciceroniana da parte dell'Ambrogini, cf. Tarigo 2010:1-2).

(35) Cic. Tusc. 5.16.46: haec quae sunt minima tamen bona dicantur necesse est: candiduli dentes, color suavis et quae Anticlea Ulyssi pedes abluens, 'lenitudo orationis, mollitudo corporis'; ea si bona ducemus, quid erit in philosophi gravitate quam in vulgi opinione stultorumque turba quod dicatur aut gravius aut grandius?

(36) Branca & Pastore Stocchi 1978:20. Il luogo cui Poliziano allude e Hom. Od. 19.361 ss.

(37) Branca & Pastore Stocchi 1978:21. A proposito di quest'ultima citazione dalla Poetica di Aristotele, tuttavia, i curatori della Miscellaneorum centuria secunda annotano che in realta il filosofo [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] intende l'episodio omerico'.

(38) 'Huc [scil. ai Niptra di Pacuvio] apte etiam rettulit Bothius locum Cic. Tusc. V, 16, 46' (Wagner 1852:341 n. 36). Bothe aveva proposto di aggregare il passo delle Tusculanae alle testimonianze del perduto dramma pacuviano nel vol. V dei Poetae scenici Latinorum: 'De hac [scil. Anticlea/Euriclea] enim Cic. lib. 5 Tusc. Qu. c. 16 ...Ut forsan ex eadem tragoedia et versus ab Gellio [scil. 2.26] citati et allusio Tulliana exstiterint (Bothe 1823:136).

(39) Non nimis in 'Niptris' ille sapientissimus Graeciae saucius lamentatur vel modice potius: 'pedetentim', inquit, 'ite et sedato nisu, ne succussu arripiat maior dolor'. Pacuvius hoc melius quam Sophocles; apud illum enim perquam flebiliter Ulixes lamentatur in vulnere.

(40) Ma per ragioni diverse rispetto a quelle dell'editore moderno dei deperdita sofoclei. Casaubon, infatti, proponeva addirittura di espungere i [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] dal catalogo dei drammi del tragediografo, in virtu dell'assenza di probanti testimonianze a tale dramma relative, eccettuata quella, di per se non risolutiva, veicolata da Cic. Tusc. 2.21.49 (Casaubon 1600:308, 33-39, sub [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. Si badi tuttavia che, come osservato sul finire del XVIII sec. da Brunck, '[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] citat Suidas in [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] [vd. TrGF IV F 451a], quod Casaubonum fugerat' (Brunck 1788:433; vd. Suda [pi] 707 Adler s.v.[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII].

(41) Radt 1999:373.

(42) Si vedano Tr[F.sup.3] 124 (= TF 155) e Tr[F.sup.3] 126 (= TF 157).

(43) Omnia opera Angeli Politiani, et alia quaedam lectu digna [...] (Venetiis 1498), (IGI 7952; d'ora innanzi Poliziano 1498; l'esemplare consultato e quello posseduto dalla Biblioteca Civica di Verona, Inc. 794). Sull"assemblaggio' del volume si veda Perosa 2000:3 ss.

(44) Poliziano 1498: cc. p4v-5r.

(45) Platonis Charmides de temperantia ab Angelo Politiano in latinum e graeco sermone ad magnanimum Laurentium Medicem Petri filius conversus (Poliziano 1498: cc. t7v-t8v).

(46) Poliziano 1498: c. t8r.

(47) Collectanea adagiorum veterum Desiderii Erasmi Roterodami (Parisiis 1500).

(48) Erasmi Roterodami Adagiorum chiliades tres, ac centuriae fere totidem (Venetiis 1508).

(49) Van Poll-Van de Lisdonk et al. 1993:561, ad 948. Di seguito il contesto della citazione erasmiana: 'Effertur et expressius adagium a nonnullis: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], id est In albo lapide alba linea. Diciturque vel in eos, qui nullo sunt | iudicio, vel in stupidos vel in eos, qui incertis probant aut significant incerta. Sophocles in Cidalione apud Suidam: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], id est | nihilo mihi plus indicat sermo tuus, | quam lapide in albo signat alba linea' (ibid., 947-54). L'adagium e, nella numerazione finale di 4151, il nr. 488.

(50) Van Poll-Van de Lisdonk et al. 1993:560, 947-54.

(51) Le citazioni dai commenti sono condotte sulla base dell'edizione moderna.

(52) Si tratta della definizione data dall'Ambrogini stesso nell'annotazione a Geor. 3.113.

(53) Castano Musico 1990:XIII.

(54) Vd. supra, nota 19.

(55) (dracones) [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Radt 1999: 469).

(56) 'Carchesium vas procerum et circa mediam partem compressum, ansatum mediocriter, ansis a summo ad infimum pertingentibus' (Castano Musico 1990: 214, 782-215, 784 = c. 57v s.p.).

(57) Il frammento sofocleo in questione (TrGF IV F 660), in realta, e il nr. 594 nella prima edizione dei Tragicorum Graecorum Fragmenta curati da Nauck (vd. Nauck 1856:219); nella seconda edizione e il nr. 599 (vd. Nauck 1889:275).

(58) Castano Musico 1990:215, 790-91 (c. 57v s.p.).

(59) Cesarini Martinelli 1982:183.

(60) Si tratta del fascicolo XII (cc. 141-54), la cui composizione non e necessariamente da datare 'in un periodo molto vicino alla stesura del commento: il Poliziano infatti amava ritornare sul lavoro svolto portando continue modifiche e nuove testimonianze' (Cesarini Martinelli 1982:197); e forse databile al 1482-1483, in quanto le numerose citazioni da Livio, Svetonio e Tacito presenti veicolano l'ipotesi di una redazione contestuale a uno studio sistematico sugli storici latini, quale quello che Poliziano dovette affrontare per il corso svetoniano del suddetto biennio (vd. ibid.).

(61) 'Plutarchus in vita Numae Pompilii chlaenam vocari dicit a Graecis vestem, quae dicatur a Latinis laena' (Cesarini Martinelli 1978:402, 7-8 = c. 80r); il passo plutarcheo e Num. 7.5.

(62) Cesarini Martinelli 1978:402, 16 = c. 80v.

(63) 'Haec apud Pollucem, qui paulo post his verbis declarat: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](Cesarini Martinelli 1978:402, 17-18 = c. 80v). Sulla consuetudine polizianea con il testo di Giulio Polluce, vd. supra, p. 120-21.

(64) Daneloni 2005:175.

(65) Nel Laurenziano si legge [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (c. 83v, r. 7 ab imo).

(66) Daneloni 2005:171.

(67) Un riferimento a Sofocle--e al medesimo frammento--e presente, sempre a c. 83v, alcuni righi supra (r. 11 ab imo); vi si legge: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]. Analogamente, nella colonna piu interna, figura il nome del tragediografo, grosso modo in corrispondenza del rigo successivo.

(68) I medesimi vv. 5-8 sono citati da Plutarco anche nel De curiositate (517d). Il frammento nella sua interezza e testimoniato, invece, in uno dei [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] del Cheroneo: si tratta di Demetr. 45.3.

(69) I Collectanea in enarrationem Fastorum vi occupano le cc. 11r-132v, mentre l'Enarratio in Sapphus epistolam le cc. 133r-59r. La numerazione accolta e quella esibita in Lo Monaco 1991:X.

(70) 'Sophocles: [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] Poliziano 1489] [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], cuius versus meminit Plutarchus [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] (Lazzeri 1971:20, 10-12 = c. 128r).

(71) Vd. supra, p. 116.

(72) LSJ 306, s.v. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] considera il termine 'Prob. a foreign word'. G[I.sup.2] rimanda invece, s.v.[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], al fen. nebl (LSJ 1159, I, s.v.[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]: 'Semitic word, cf. Hebr. nebel; Phoenician, acc. to Ath.4.175b.').

(73) Lazzeri 1971:20, 13-15 (= c. 128r). La medesima testimonianza straboniana Poliziano avrebbe in seguito replicato in Misc. 1.14 (alla cui discussione rimando supra, p. 116-19).

(74) Vd. Lazzeri 1971:20, nell'apparato dei notabilia.

(75) Ma la lezione accolta nelle edizioni moderne, veicolata dal solo cod. f, e Pyrrhiades.

(76) Hes. Th. 51-55, 60-62, 76-81, 96-97, 32 (Lazzeri 1971:27, 8-28 = c. 130r).

(77) [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII](Lyc. Alex. 6).

(78) Lazzeri 1971:27, 30-28, 2 (= c. 130r). In luogo della lezione [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], Radt accoglie la congettura [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] di Heinsius (vd. Radt 1999:575, 772).

(79) Radt 1999:772.

(80) Lo Monaco 1991:115, 140-120, 8 (= cc. 32v-34r).

(81) Lo Monaco 1991:115, 155-60 (= c. 32v).

(82) Su tale emendazione, che coinvolge anche il v. 6, non riportato da Poliziano, si rimanda a Radt 1999:333, in apparato.

(83) Cf. Grotius 1626:951-52: l'erudito olandese, se da una parte stampa nel testo [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], in quanto 'Ita versus postulat pro eo quod apud Dionysium est [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], dall'altra nota anche che '[TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] dictum est poetis ne id nomen ab hexametro excluderetur.'

(84) Nell'Epistola critica (1767) Toup difendera la lezione [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], il cui significato, affine a quello di [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], ben si attaglierebbe all'immagine evocata dal frammento sofocleo ('Verbum autem [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII] usurpat Sophocles in Laocoonte apud Dionys. Halicar. Antiq. Rom. lib. i. p. 38. [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]Ita scribendi sunt isti versiculi, quos perperam sollicitavit cl. Casaubonus. Nimirum Aeneas, patriam jam fugiens, vernas suos atque adeo omnem familiam, itineris socios et ministros, congregavit; Toup 1767:31-32).

(85) Le Animadversiones al testo di Dionigi costituiscono la pars quarta dei Dionysii Alexandri f. Halicarn. Antiquitatum Romanarum libri XI, pubblicati a Ginevra nel 1588. L'emendazione dell'erudito ginevrino si trova a p. 38, 34.

(86) Per l'uso di queste cruces, 'che costituiscono un habitus diffuso tra gli umanisti per indicare un dubbio', vd. Lo Monaco 1991:XII e n. 69.

(87) Lo Monaco 1991:409, 59-416, 300 (= cc. 107v, 117r-19r).

(88) [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII].

(89) Lo Monaco 1991:410, 92-98 (= c. 117 r).

(90) Sull'impiego del celebre Laur. Plut. 32, 9 (L) da parte di Poliziano, che ne trasse gli excerpta dagli scoli ad Apollonio Rodio rifluiti nel Par. gr. 3069, si veda Daneloni 2011:422-25.

(91) Lo Monaco 1991:XIX.

(92) Lo Monaco 1991:XXII.

(93) Sulla datazione vd. Cesarini Martinelli 1980:338-39.

(94) Sopravvive invece, alle cc. 52r-54r del Magliabechiano, una piccola silloge contenente versi, tra gli altri, di Ausonio, Cicerone, Lutazio Catulo, Volcacio Sedigito, Afranio, Ennio e altri autori (vd. Cesarini Martinelli 1980:336, 347).

(95) Osserva Cesarini Martinelli che 'Nell'impianto generale del lavoro si riconosce qualcosa di inconfondibilmente scolastico: lo schema enciclopedico che organizza il sapere cominciando dalle arti liberali e dalla filosofia per terminare nelle arti meccaniche e nella descrizione del mondo quotidiano rimanda alla fine, e in modo non generico, alle fondamentali Etymologiae di Isidoro di Siviglia, che stanno alla base di tutte le grandi enciclopedie sistematiche del Medioevo; e testo tipicamente scolastico e Macrobio, scelto come primo autore da sottoporre a spoglio scrupo loso' (Cesarini Martinelli 1980:348).
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Author:Lupi, Francesco
Publication:Acta Classica
Article Type:Author abstract
Date:Jan 1, 2013
Words:8766
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