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Pietro Verri. "Manoscritto" per Teresa.

Pietro Verri. "Manoscritto" per Teresa. Seconda edizione a cura di Gennaro Barbarisi. Milano: Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto, 1999. Pp. xxxiii, 319.

Il Manoscritto per Teresa, pubblicato per la prima volta nel 1983 da Gennaro Barbarisi presso Serra e Riva, e riapparso nel 1999 in ristampa anastatica presso le edizioni universitarie di Lettere Economia Diritto, contiene una serie di testi scritti da Pietro Verri per la figlia Teresa--la storia del proprio matrimonio con la madre di lei, Maria Castiglioni; la storia dell'infanzia di Teresa; e una serie di consigli di natura morale, i Ricordi a mia figlia Teresa (l'unico fra questi testi ad essere noto in precedenza, in una versione peraltro rimaneggiata).

Raccomanderei il libro a coloro che conoscono poco l'illuminismo lombardo e, per diverse ragioni, a coloro che presumono di conoscerlo bene. I primi, nel Manoscritto per Teresa, troveranno un documento significativo del razionalismo a cui si rifacevano gli illuministi milanesi. Verri non parla neppure di razionalismo, ma di una "ragionevolezza" che lui e Maria esemplificano su uno sfondo contrastante di superstizione o passionalita, e confusione. Maria "aveva idee placide ma chiare" (5); "niente in lei si faceva per impeto o scossa"; l'organizzazione era la base della sua prudenza e "le virtu non sono mai tanto sicure quanto appoggiate a simile fondamento" (6); i suoi sentimenti erano "affettuosi senza nulla di romanzo" (14). La ragionevolezza di Maria e di Pietro non e avversa alla religione: lei resta affezionata alle monache che l'hanno educata (4), e mantiene un confessore; lui si rifa alla "benevolenza cristiana" (129) e a Dio (184-85) con passi che a tratti preannunciano il cristianesimo manzoniano: "volete veder Dio, riflettete al dolce sentimento di consolazione che provate praticando la virtu, e al ribrezzo che provate pel vizio." Non parla di Dio, dice Verri, chi "comandi azioni ingiuste [ed] esigga delle puerili e meschine pratiche" ma "chi vi dice siate modesta, perdonate, compatite, frenate la collera e la impazienza, beneficate, amate le creature del nostro padre comune" (184) [qui e altrove mantengo l'ortografia verriana]. Ragionevolezza vuol dire anche atteggiamento scientifico. Maria mori di tisi dopo cinque anni di matrimonio, e il Manoscritto mostra la sguardo attento con cui il marito studia i dettagli della malattia per cercare di capirla e di combatterla, con la speranza sempre piu tenue di guarire la malata. Le osservazioni sono precise, ma non distaccate: quelle di un marito affettuoso che preferisce affidarsi all'indagine razionale del male, piuttosto che alle reliquie e alle preghiere dei frati settecenteschi (65).

Scientificita ed umanita in Verri si conciliano sempre. Lo scrittore osserva la "prodigiosa mortalita de' bambini che per meta moiono prima d'avere compiuto l'anno, mortalita che non si vede nelle razze degli animali, prova che i metodi comunemente usati sono pessimi" (195), e decide di far nascere e crescere i propri figli con metodi nuovi. Maria non usa busti di balena durante la gravidanza "percho sempre fosse libero il moto del feto" (98). Pietro non permette che i bambini siano lavati con acqua fredda perche "ogni scossa violenta in un corpo gracile e infermo [...] non puo essere buona" (102). L'usanza universale "d'una cosa evidentemente mal fatta--dice--non autorizza a farla" (97). Gli sposi vaccinano i due figli contro il vaiolo, e il padre segue la loro salute nei giorni successivi all'innesto, concludendo con tono preoccupato che il vaccino e utile, si, ma non procura "una cosi leggera malattia come si vuol far credere" (135).

Qualche volta lo scrittore immeschinisce le posizioni opposte alle proprie. Le riduce a una spiritualita arcigna, che soffoca i sentimenti (4), o a impeti esageratamente passionali, che oscurano la verita (7). In genere, pero, la sua contrapposizione alle passioni e piu seria. Se la figlia volesse diventare dotta e fare la scienziata, dice, lui le darebbe tutti i mezzi e tutto il coraggio necessari per riuscire, ma non la incoraggerebbe su quella via perche, dice anche, "io credo che non vi sia che la sola infelicita e miseria che possa spignere ad affrontare le fatiche e a costantemente sostenerle e senza questo sforzo continuato non si esce dalla mediocrita" (182). Newton, Montesquieu, Galileo, Tiziano sono degni di profonda ammirazione, ma il loro successo e dovuto a "persecuzioni e traversie": "ci vuole la derisione, il disprezzo, l'insulto, la dimenticanza de' nostri prossimi parenti per forzarci a correre il sentiero e farci arrampicare sulla scoscesa montagna" (182). Verri percepisce cosi il clima preromantico e lo streben che lo caratterizza e vi si oppone: il placido godimento dell'esistenza, secondo lui, va anteposto all'affannosa ricerca del vero o del bello.

Raccomanderei il libro anche a coloro che presumono di conoscere bene l'illuminismo lombardo, e che vedono nella Milano del '700 una prefigurazione di quella contemporanea, con tutte le sue caratteristiche positive e negative. Le discontinuita fra il 1781 e il 2001 in realta sono molte. Raccontando la storia del proprio matrimonio Verri ammette di aver avuto diverse perplessita: aveva una cattiva opinione delle donne (pensava infatti che ogni moglie fosse, almeno in potenza, una "tiranna e padrona dispotica," 156); non era sicuro di poter mantenere agiatamente una famiglia; temeva le reazioni dei vecchi genitori che avevano un carattere difficile, e pensava che essi avrebbero creato delle situazioni imbarazzanti per sua moglie (come poi sembra che abbiano fatto). Fra le cause di tanta perplessita non menziona la differenza fra l'eta di Maria (ventitre anni) e la sua (quarantotto), e neppure il fatto che la sua sposa era anche sua nipote (la figlia orfana di sua sorella Teresa e del conte Ottavio Castiglioni). E difficile dire se questo scrutatore scientifico del mondo sdegnasse la morale corrente, non presentisse le future scoperte della genetica, o se evitasse di soffermarsi sui dati piu scomodi della realta e non avesse la spregiudicatezza del pensiero moderno. (Il Carteggio fra lui e il fratello Alessandro, curato da Emanuele Greppi e Alessandro Giulini, permette di ricostruire il dialogo che precedette e accompagne il matrimonio. La parentela preesistente vi appare come un problema soltanto per il costo relativamente alto della dispensa ecclesiastica: VI, 159-67; VII, 21828 e 269-89.)

Nell'introduzione Barbarisi ricorda che molti scritti di Pietro Verri non erano "destinati alle stampe ma concepiti in funzione diretta del momento" (xii). Il Manoscritto per Teresa fu redatto per una fruizione limitata (quella della figlia) e lontana nel tempo (Teresa aveva quattro anni quando il Manoscritto fu steso). Il tono intimo di una conversazione fra padre e figlia emerge di continuo nella voce di Pietro che dice a Teresa quali familiari e amici lo hanno aiutato nelle avversita, e quali no, quanto e stato grande il dolore provato alla scomparsa di Maria, quali ragioni lo hanno spinto a risposarsi e a dare alla ragazza una matrigna, quali le spese sostenute in occasione del matrimonio, quale il comportamento migliore da tenere in diverse situazioni sociali. Per Teresa "sola lo scrissi", dice Verri del Manoscritto; e aggiunge di non volere "che alcun occhio profano esamini uno scritto che e nato da sentimenti sacri e teneri e non e fatto per altri che per Teresa" (1). Questa sua volonta e stata evidentemente disattesa. I lettori di oggi gli possono rimproverare il matrimonio con una consanguinea; Verri avrebbe disapprovato la loro invadenza irrispettosa, che personalmente, pero, giustificherei.

Il libro merita infatti di essere letto: ci sono momenti di genuina commozione ("il giorno 16 fu veramente ferale per me. Marietta essendo sola e abattutissima mi getta le braccia al collo e contro il suo solito da in un violento scoppio di pianto, figuratevi come stava io", 60), e di alcune storie si vorrebbero conoscere piu dettagli, e gli esiti. Barbarisi racconta nell'introduzione la vita dei figli di Pietro e Maria: il maschio more pochi mesi dopo la nascita; Teresa arrive all'eta adulta, spose il conte di Gambarana, si divise da lui, e passe il resto dell'esistenza con la famiglia di una sorella, nata dal secondo matrimonio di Pietro. Non si sa, invece, cosa sia accaduto alla Savina. Verri aveva assunto una domestica tedesca, questa Savina, per risparmiare a Teresa il tedio di imparare da adulta "una lingua che io vorrei sapere e che e utilissima per noi che viviamo sotto il dominio Austriaco" (105). Della domestica Pietro dice che "e veramente una buonissima donna amorosa per voi come se fosse una madre [...] sempre e occupata di voi, o vi tiene sulle ginocchia o vi porta al passeggio, o nella carrozza, o canta e sempre con amore e impegno" (125). Risposato con Vincenzina Melzi (nobile e orfana anche lei, ventenne, poi madre di nove figli), Verri informa Teresa di essere "afflitto perche la Savina pazzamente rispondendo a mia moglie mi ha costretto a licenziarla" (140). E l'ultimo paragrafo delle Memorie della fanciullezza di Teresa, e queste sono le ultime notizie che abbiamo della donna. Censure e dolori frustrano l'ideale di ragionevolezza e la speranza di felicita di Verri. Il che non significa che quell'ideale e quella speranza fossero sbagliati: rileggendo gli autori milanesi del primo '800 si ha l'impressione che la generazione successiva non si impegnasse tanto a rifiutarli, quanto piuttosto ad integrarli.

Luciano Parisi, Royal Holloway, University of London
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Title Annotation:article in Italian
Author:Parisi, Luciano
Publication:Annali d'Italianistica
Article Type:Book review
Date:Jan 1, 2001
Words:1507
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