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Per Vincenzo Consalo: Ricordo di Vincenzo Consolo: (1933-2012).

Se n'e andato con discrezione, come era vissuto.

Il 21 gennaio 2012 nella sua casa di Milano si e spento Vincenzo Consolo, uno degli ultimi grandi scrittori del secondo Novecento. Uno dei piu originali autori di questa epoca, alquanto deludente, della produzione narrativa italiana. Un amico generoso e impagabile.

E con tristezza--e riconoscenza perpetua--che ripenso alla sua opera, al suo Sorriso: quello del suo libro piu rivoluzionario e quello suo, di gran siciliano che si portava dietro secoli di civilta magnogreca, di stratificazioni di lingue e culture diverse, di inesausta sofferenza civile storica e attuale.

Lo vorrei ricordare richiamando alcune sue profetiche parole. Parole pronunciate, col sorriso dell'intelligenza, nell'ombra in cui aveva scelto di vivere, lontano dalle ribalte e dalle lusinghe mediatiche, sdegnoso delle corse verso classifiche e talk-show. Irridente e libero nei confronti dei vincoli stritolanti dell'industria editoriale che azzerano la creazione artistica omologandola ai bisogni del mercato. Parole scaturite dalla sua ricerca del senso della propria opera di scrittore, del proprio impegno sacro con la parola. La sua odissea umana e letteraria lo ha portato a una presa di coscienza sempre pih netta di quelli che dovrebbero essere nella societa di oggi i compiti dell'intellettuale. Consolo diceva, scriveva, ripeteva sempre, e sempre accoratamente, che:
   E difficile dire di cosa, in generale, dovrebbe occuparsi la
   letteratura. So che io non mi occupo di assoluti, di Dio,
   dell'esistenza; mi occupo, invece, di relativi, di dimensioni
   private dell'uomo e della sua collocazione nella societa e nella
   storia e faccio della storia una metafora, lo credo che, in primo
   luogo, l'intellettuale dovrebbe tentare di non fare mai il
   letterato di corte, dovrebbe rappresentare la voce del dissenso,
   denunciare sempre. In letteratura bisogna combattere contro il
   potere, che cerca di espropriarci della nostra memoria storica. La
   mia utopia sta nell'oppormi al potere. Uintellettuale deve stare
   all'opposizione, criticare.


Ma criticare cosa?

Consolo segue Enzensberger che--in un suo famoso saggio intitolato, nella versione italiana, Letteratura come storiografia--dice che la storia puo essere colta come realta materiale solo dalla letteratura. La realta di cui si dovrebbe occupare uno scrittore e soprattutto quella storica. Consolo non credeva nell'innocenza in arte: gramscianamente sosteneva che bisogna sempre sapere da dove si parte per sapere dove si vuole andare.

Cosi Consolo:
   Oggi i mostri profetizzati da Kafka, da Joyce, da Pirandello sono i
   mostri della nostra storia. Si ha l'obbligo di affrontare questi
   mostri. Il compito dello scrittore, secondo me, e quello di
   memorare.


E cosa va memorato?

Secondo lui: il patrimonio culturale, la nostra cultura storica, politica, letteraria, linguistica. Diceva--spesso--Vincenzo, che Omero (l'autore dell'Odissea da fui tanto amata) in greco significa 'ostaggio.' Ostaggio della memoria, della tradizione, del patrimonio culturale, religioso, etico e linguistico degli aedi. Ignorare tutto cio, per Consolo, significa rischiare l'imbarbarimento.

E il rischio e reale, soprattutto per via dei media che tendono tutto a livellare, massificando i prodotti culturali.

Consolo non amava ne il romanzo di tipo tradizionale--che trovava inutile e anacronistico nella societa d'oggi--ne le scritture autobiografiche tini ase stesse. Sosteneva spesso che
   E vero [come diceva Arbasino] che ogni vita e un romanzo, ed e vero
   che quando si scrive si mette in moto la memoria personale, ma
   questa non dovrebbe mai essere fine ase stessa. I 'Proust' di
   provincia sono tanti, e sono noiosissimi.


In letteratura, per lui, ogni vita dovrebbe avere un significato di ordine storico e metaforico. Ed anche autori come Primo Levi, Elsa Morante, Leonardo Sciascia li considerava, come gia Omero, ostaggi della memoria.

Per capirne, sul serio, l'etica poetica o, se si preferisce, la poetica etica, occorre tenere presente quanto Consolo detestasse la narrativa dei contemporanei 'scrittori di serra' come li definiva sprezzante. La sua argomentazione suona cosi:
   Dove c'e potere c'e sempre, immancabile, una corte. E il potere
   oggi e soprattutto dei media, dell'industria della comunicazione.
   Oggi il linguaggio dei media sta invadendo anche il linguaggio
   letterario e, da parte di alcuni scrittori, c'e una sorta di
   competizione con quelli che sono i linguaggi della TV. Molti
   scrittori--oggi--vengono allevati in serra, in corti accademiche,
   salotti, clan editoriali, assististi fin dai loro primi vagiti.
   Siamo un paese di casi letterari e di troppi, inutili, dannosi
   premi. Al merito? Mah ... alle quote editoriali, direi.


Sempre contro. Nemico della cortigianeria, votato all'impegno umanistico e civile, l'intellettuale Consolo si inscrive a pieno diritto tra i suoi pari:
   E stato cosi per vittorini, per Pasolini e per Sciascia,
   intellettuali contro, che il sistema non e riuscito a fagocitare,
   assoldare, arruolare, ostentare.


Quel genere di letteratura che lo disgustava e riempiva di irrispettoso disprezzo spingeva Consolo a rivendicare la validita onesta, spesso fraintesa, della sua scelta poetico-linguistica peculiare ed unica, etica in primis, profondamente militante:
   Quella letteratura e scritta nella lingua tecnico-aziendale
   televisiva, di estrema fruizione, di intrattenimento. Io, ad essa,
   mi oppongo. Si deve verticalizzare sempre di piu il romanzo e
   caricarlo di significati, di sensi, come fa la poesia. Solo cosI
   penso che il romanzo possa avere ancora efficacia. La lingua oggi e
   privata di identita, appiattita, livellata e, quindi, ha bisogno di
   essere nuovamente sacralizzata.


A questo Consolo ha dedicato la sua strenua, profonda, colta ricerca linguistica e la sua scrittura lenta, densa, piena di significazione. Quella scrittura affascinante e ricca, accusata spesso di essere difficile e pesante dai suoi non pochi detrattori, che i suoi lettori hanno visto prendere forma e svolgersi attraverso le tappe pih salienti della sua produzione artistica. Dall'esordio sorprendente, ma passato sotto silenzio, di La ferita dell'aprile (1963); alla straordinaria costruzione antiromanzesca del suo capolavoro Il sorriso dell'ignoto marinaio (1976); alla quasi afasia raggiunta in Nottetempo casa per casa (1992); all'indignazione senza pih speranza di Lo Spasimo di Palermo (1998) ispirato alla morte di Borsellino; passando attraverso quel gioiello che e il cunto settecentesco Lunaria (1985) e quel particolare racconto di viaggio che e Retablo (1987). Opere in cui il suo sperimentalismo linguistico-stilistico raggiunge i piu alti livelli di poesia. Scritturanarrazione (nel senso di Walter Benjamin), lingua mai comunicativa (ripugnata da lui) ma poetico-espressiva (l'unica possibile in una societa ormai telestupefatta), impegno civile e etica profonda (non si dimentichi il suo strenuo, da sempre, giornalismo militante), orrore per il romanzesco, sono i fondamenti della scrittura consoliana che si esprime, secondo una definizione a lui cara, attraverso una sua individuale metrica della memoria.

Amava dire, Vincenzo, con sempre il sorriso a illuminargli ironicamente gli occhi e il bel viso, che il suo cognome aveva, probabilmente, una origine ebraica, rimasta tuttavia indimostrata. Di molto ebraico pero, aldila del fatto onomastico, c'e di sicuro in lui l'enorme rispetto, culto anzi, della memoria a cui si accompagna la forte ascendenza del miglior umanesimo per quel che riguarda il senso della storia.

Memoria, storia e poesia sono le fondamenta del suo scrivere, espresso attraverso una lingua pluridiscorsiva, ricchissima, ironica:
   Fin dal mio primo libro ho cominciato a non scrivere in italiano.
   Ho voluto creare una lingua che esprimesse una ribellione totale
   alia storia e ai suoi esiti. Ma non e dialetto. E l'immissione nel
   codice linguistico nazionale di un materiale che non era stato
   registrato, e l'innesto di vocaboli che sono stati espulsi e
   dimenticati, lo cerco di salvare le parole per salvare i sentimenti
   che le parole esprimono, per salvare una certa storia.


Il rifiuto della piatta orizzontalita dell'italiano standard che rende afasica la realta ha spinto la sua prosa a contaminarsi con altri generi, soprattutto con la verticalita immaginativa e demercificata del linguaggio poetico. Linguaggio che, poiche trabocca dalla pura formulazione linguistica non puo mai totalmente identificarsi con quello della comunicazione. Non e farto per comunicare, ma per esprimere. La ricerca espressiva di Consolo si muove verso una scrittura che sia, ad un tempo, esperienza di verita (e non di sola realta) e testimonianza di liberta. Verita della storia--nella storia--e liberta della parola che vortica vertiginosa (di qui la metafora per lui fondante che e quella della chiocciola). Questi gli elementi che costituiscono la struttura ideologicamente portante della sua narrativa che nella metafora del viaggio--presente e centrale in tutti i suoi libri e congiunto alla sua scrittura--corrisponde spesso all'inizio e alla tine dello sviluppo narrativo. Tappe necessarie di un processo conoscitivo che coniugando storia e esistenza diventa presa di coscienza, parola, e il cui nucleo e sempre l'uomo. Scrive in Retablo:
   Prima viene la vita quella umana, sacra, inoffendibile, e quindi
   ogni altro: filosofia, scienza, arte, poesia, bellezza.


Tra il primo romanzo del 1963 (La ferita dell'aprile) e l'ultimo del 1998 (Lo Spasimo di Palermo) il rapporto tra storia e parola e, quindi, il senso della metafora dei viaggio si modificano profondamente. Se dalla Ferita a Retablo (1985) passando per il Sorriso (1976) il viaggio e avventura conoscitiva e utopia, nelle opere successive perdera ogni connotazione conoscitiva, diventando nostos verso un'Itaca-patria che, pero, non c'e piu. Amara conferma di "un paese piombato nella notte" in un "Europa deserta di ragione."

Chino Martinez--il protagonista dello Spasimo--ha la consapevolezza che ogni viaggio e "tempesta, tremito, perdita, dolore, incontro e oblio, degrado, colpa sepolta, rimorso, assillo senza posa."

La modificazione del senso della storia (da una certa speranza che trapelava nel Sorriso--il cui protagonista, il barone Mandralisca, attua un importante cambiamento nella sua storia individuale grazie alia presa di coscienza della realta che lo circonda, alla disperazione cieca dello Spasimo, dove speranza e utopia sono morte, uccise dalla realta) modifica anche quello della parola verso un'accentuazione sempre pih espressionista del linguaggio.

In un saggio del 1997 dedicato al suo Sorriso scrive:
   Il suo linguaggio e la sua struttura volevano indicare il
   superamento in senso etico, estetico, attraverso mimesi, parodie,
   fratture, spezzature, oltranze immaginative, dei romanzi
   d'intreccio dispiegati e dominati dall'autore, di tutti i linguaggi
   logici, illuministici, che nella loro limpida, serena,
   geometrizzazione escludevano le voci dei margini.


Nulla di quanto Consolo evoca nelle sue narrazioni e semplice-univoco--lineare, di qui la scelta dello "stile barocco, turgido, prezioso, ritmico" (Segre). Il barocco garantisce a Consolo quello che gli e necessario per dare voce plurivoca alle differenze, le dissonanze, le alterita, i vari punti di vista deli'infinita varieta del reale. E questo, il ricorso al barocco lo consente grazie agli effetti ritardanti a cui concorre l'uso della rima; alle estensioni a cui mirano i tanti polisillabi; alle enumerazioni caotiche; alle espansioni garantite dalle coppie aggettivali, sostantivali, verbali; agli allargamenti sintattici assicurati da ripetizioni, anafore, riprese: i fondamenti costitutivi della sua prosa poetica.

Ma per Consolo, narratore di antiromanzi storici in una lingua espressiva di tal fatta, cos'e allora la storia?

E mistificazione. Apparentemente oggettiva e, in realta, soggettiva: la scrivono, di fatto, i vincitori mai i vinti; i letterati non gli analfabeti; i potenti non gli umili. Consolo rovescia l'idea sette-ottocentesca di romanzo storico classico (quella data da Lukacs) basata sul 'realismo' delle descrizioni, sulla 'verosimiglianza' e 'coerenza' di personaggi-ambienti--situazioni finzionali che sulla scia di documenti e certificazioni storiche permettono di ricostruire un'epoca. Nel Sorriso, per esempio, Consolo quei documenti ufficiali li considera non validi in senso assoluto, falsi, capziosi e parziali. E, con parodia e sarcasmo, li relega nelle Appendici a cui fanno da controcanto piu pregnante i capitoli del libro dove--invece--il narratore rivendica documenti non ufficiali, mai ufficializzati perche prodotti dal basso sociale e, questa volta, si, ricreati in base al principio di somiglianza al reale. Basti per tutti l'esempio delle scritte sui muri del carcere a forma di chiocciola del Sorriso, nel capitolo nono, esemplate su quelle storicamente esistite sui muri della prigione di Palazzo Steri, a Palermo, un tempo sede dell'Inquisizione (oggi del Rettorato dell'Universita).

Consolo rovescia, e non solo nel libro del 1976, il rapporto storiainvenzione del romanzo storico classico. Come ha ben detto Nistico:
   cio che 1i era documento qui e racconto, universo opinabile,
   discorso retorico. Cio che 1i e 'veramente' accaduto, qui e 'come
   realmente accaduto'. I documenti delle Appendici qui fanno parte
   della fabula non dell'intreccio.


E allora, in sostanza, quale e l'idea di storia proposta da Consolo?

E qualcosa al confine tra ragione e pietas, giustizia e utopia. Un'idea dialettica e polifonica della storia basata sul dialogismo, unico modo per poter rendere le voci inesauste e parziali del mondo. Una storia resa dall'accoglimento di diverse prospettive a confronto sulla verificabilita dei fatti.

Ma se quest'idea non l'ha mai abbandonato--nemmeno nell'ultimo romanzo a cui stava lavorando e che, per sua volonta, non vedra mai la luce--via via, col trascorrere del tempo e l'aggravarsi dello stato delle cose nella societa in cui viveva e, presumibilmente, nel suo io pih profondo, e venuta meno, fino a dileguarsi del tutto, la speranza.

E se, nel Sorriso la speranza in un'utopia storica era palpabile, Tangentopoli, le bombe di Palermo e tutto quello che si raggruma nello Spasimo hanno contribuito, quella speranza, a cancellarla sine die.

Resta, pero, la fiducia--non morta insieme alui ed eredita per noi della sua scrittura--nella parola.

Per Consolo, come ha sottolineato Maria Attanasio (a cui Consolo e stato maestro ed amico):
   la scrittura e frantumazione caleidoscopica, allusivo aggiramento,
   inesauribile nominazione. Aldila della parola resta, indicibile, il
   vivido pulsare della vita.


E, quando, nello Spasimo, Consolo esprime metaforicamente una condizione storica dove ogni giustizia e morta e ogni pieta si e spenta, sulla stasi e il silenzio patologici della storia si stende il requiem della poesia: mito di morte e, insieme, esorcismo contro di essa.

Scrittura che sul ciglio dell'abisso e estremo gesto di liberta ideologica. Dice Consolo citando Roland Barthes: "La lingua non e ne reazionaria, ne progressista: e semplicemente fascista. Il fascismo non e impedire di dire, ma obbligare a dire."

Non restano, allora, che l'afasia o la poesia.

Buon per tutti noi, Consolo ha scelto la seconda.

Concludo, rivolgendogli un saluto commosso: "Che tu sia ringraziato.'

GIULIANA ADAMO

Trinity College Dublin

NOTE

* Una precedente versione di questo ricordo e stata letta al Middlebury College (VT) il 4 agosto 2012.
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Author:Adamo, Giuliana
Publication:Italica
Article Type:In memoriam
Geographic Code:4EUIT
Date:Dec 22, 2012
Words:2275
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