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PER UNA LETTURA DEL NOVECENTO ATTRAVERSO I DIARI DI GIUSEPPE PREZZOLINI.

NOTE INTRODUTTIVE

"Sono contento che il Diario ti vada. Non e artistico, perche, come ho scritto, io considero il diario come un puro documento di vita e di psicologia. Ammetto due sole specie di scrittura letteraria. Il diario e la lirica. L'uno tutta verita reale (nel senso ordinario), l'altra tutta verita fantastica" (Richter XXII). Cosi scrive Ardengo Soffici (1) a Giuseppe Prezzolini il 29 settembre 1917, in una lettera che fa parte di un fitto scambio epistolare tra due importanti intellettuali del Novecento italiano.

Nelle loro lettere emerge con forza la riflessione sulla natura del diario e sul suo statuto a meta tra letteratura e documento. In effetti sono entrambi autori di raccolte diaristiche e Prezzolini, anche grazie alla sua straordinaria longevita (muore a cento anni, dopo averne passati piu di ottanta a tenere un diario), scrive con continuita e senza brusche interruzioni, raccontando cosi la sua lunga vita caratterizzata da un grande attivismo personale e letterario. Il primo volume dei diari di Prezzolini (1900-1940) viene pubblicato nel 1978 e ottiene un grande successo di pubblico e critica. Nel 1980 esce il secondo volume, che racconta gli anni tra il 1942 e il 1968 e si apre a New York, dove Prezzolini vive gia da venti anni. Il terzo volume racconta il periodo tra il 1968 e il 1982, gli anni trascorsi a Lugano. I tre libri sono frutto di un lavoro di selezione e assemblamento che l'autore porta avanti in prima persona, scegliendo tra il ricco materiale disponibile.

Partendo dalla riflessione di Soffici sul diario, questo articolo intende analizzare la raccolta diaristica di Prezzolini, da considerarsi come interessante e spesso dimenticata esperienza letteraria. Lo studio di questi diari ci aiuta da un lato ad approfondire la figura dello scrittore e a prendere in considerazione aspetti meno studiati della sua attivita letteraria, e dall'altro ci consente di riflettere sulla forma del diario. In un contesto storico attraversato da due guerre mondiali e costellato da numerosi, ricchi e significativi avvenimenti politici, il diario puo costituire una testimonianza di grande interesse. Gli appunti privati di uno scrittore--partecipe della vita politica e persona in grado di influenzare l'opinione pubblica--possono assumere un valore documentale e costituire un punto di vista privilegiato attraverso il quale guardare alla realta politica e sociale.

I diari sono una lente che consente di osservare con particolare efficacia gli avvenimenti del Novecento, come dimostrato dagli esempi di Het Achterhuis di Anna Frank o Het verstoorde leven, Dagboek van Etty Hillesum 1941-1943, che raccontano con brutale lucidita la crudezza delle persecuzioni razziali naziste e ricostruiscono una porzione di storia europea ed internazionale.

Quelli di Prezzolini forniscono un punto di vista particolare, quello di chi ha lasciato l'Italia durante il ventennio fascista ed e diventato cittadino americano conquistando di fatto una piena autonomia e liberta di pensiero, pur non nascondendo delle simpatie personali per Mussolini. E una storia complessa quella raccontata nei diari di questo poliedrico intellettuale che ha viaggiato molto, cambiato residenza e cittadinanza, ma e rimasto legato all'Italia da un filo continuo che lo ha portato a guardare sempre al suo paese con grande interesse e con sguardo critico.

UN INTELLETTUALE IN MOVIMENTO

Prezzolini nasce a Perugia nel 1882 e si sposta di frequente per ragioni legate agli impegni di lavoro del padre prefetto. Vive per molti anni in Toscana e uno dei soggiorni per lui piu importanti si svolge a Firenze, dove stringe amicizia con Giovanni Papini. La loro e un'amicizia fraterna che sfocia immediatamente in una collaborazione culturale. Insieme fondano la rivista culturale Leonardo nel 1903 e la rivista La Voce nel 1908.

Nel momento dell'avvento al potere del fascismo, Prezzolini si trasferisce in Francia e poi negli Stati Uniti dove rimane dal 1925 al 1948. Svolge prima l'attivita di professore di Italianistica alla Columbia University e poi quella di direttore della Casa Italiana. (2) Alla fine degli anni '30 la Casa Italiana viene accusata di vicinanza con il fascismo e Prezzolini, pur respingendo le accuse, si dimette dalla carica di direttore. Rimane nel comitato direttivo dell'istituto fino al momento del suo pensionamento alla fine degli anni '40.

Nel 1962 torna in Italia e va a vivere in costiera Amalfitana, per poi trasferirsi ancora nel 1968 a Lugano. Qui si dedica agli studi e continua a scrivere e pubblicare senza interruzione fino alla sua morte, che avviene nel 1982 all'eta di cento anni. Nel gennaio del 1982, poco prima di morire, riceve dalle mani del presidente della Repubblica Pertini l'omaggio della Penna d'oro, che sancisce dopo molti anni un riconoscimento ufficiale alla sua vita di poeta, giornalista e imprenditore culturale.

QUESTO LIBRO NON FU SCRITTO PER ESSERE STAMPATO

In Prezzolini e costantemente presente una riflessione sulla funzione dei suoi diari. Da un lato c'e nell'autore la volonta di rifugiarsi in una scrittura privata, intima e lontana dagli occhi del pubblico, mentre dall'altro c'e la consapevolezza della possibile valenza pubblica di quanto sta scrivendo. Prezzolini vede nel diario la forma privilegiata del suo lavoro di scrittore, pur nella consapevolezza di dover scrivere anche per il pubblico. Si pensi al fatto che Vita intima, la sua opera prima (1903), e un diario. Quando lo scrive l'autore ha venti anni e dimostra fin dal principio una forte predisposizione per questo tipo di scrittura intima.

Coesistono una continua esitazione tra dimensione privata e dimensione pubblica, e una incertezza sulla natura e l'identita del destinatario. In un primo momento lo scrittore vede il diario come luogo privilegiato di un dialogo con se stesso, come testimonia un suo appunto del 22 febbraio 1905: "Sono veramente lo spettatore di me stesso. La vita e come un teatro, con una quantita di personaggi, ma uno di questi sempre in scena. Il mio compagno indivisibile. Mi par d'essere uno specchio sul quale hanno inciso la mia faccia. Passano sempre nuovi fantasmi, quella rimane. Troppo. Purtroppo" (diario 1900-1941 6). Si tratta dunque di una scrittura del se che mettendo su carta i pensieri prende le distanza dal proprio io. Come osserva Di Fraia: "nell'atto dello 'scriversi' traducendosi nel testo e in quello complementare del rileggersi, interpretandosi attraverso di esso, egli (chi scrive) in qualche modo si 'sdoppia,' venendosi a trovare sia nel vissuto, sia nel testo in cui quel vissuto e stato oggettivato" (162).

E una comunicazione del soggetto con se stesso o quello che, usando un concetto elaborato dagli studi semiotici di Lotman, puo essere definito come un caso di comunicazione IO-IO, dove il soggetto trasmette un messaggio a se stesso. Per Lotman l'annotazione diaristica non e fatta tanto per fissare un ricordo, quanto per chiarire un certo stato d'animo. Nel sistema IO-IO, il depositario dell'informazione non cambia. E il messaggio a modificarsi nel corso del processo comunicativo e ad acquisire un nuovo senso.

Accanto a questa comunicazione del soggetto enunciatore con se stesso, e presente una comunicazione rivolta al pubblico. Prezzolini rende pubblici i suoi diari, dopo aver messo a punto un lavoro di selezione, cucitura, labor limae. L'autore e consapevole del fatto che questi testi verranno pubblicati, come attesta l'attenzione che dedica al lavoro di assemblamento dei frammenti selezionati, all'inserimento di commenti utili al lettore, e alla specificazione di nomi e sigle che rendono piu agevole la lettura. Prezzolini stesso si fa artefice di un passaggio da una dimensione privata a quella pubblica, nel momento in cui sceglie, aggiusta, assembla porzioni di narrazione con la consapevolezza progettuale di chi compone un moderno canzoniere.

I diari raccolgono elementi profondamente diversi, da appunti strettamente privati a frammenti letterari, dai promemoria alla lista di crediti e debiti, da opinioni politiche a stralci di storia. Prezzolini considera il diario alla stregua di una forma di sfogo personale, di rifugio nei momenti di solitudine, di pagina bianca su cui riversare tutti i propri pensieri, ma anche come promemoria per non dimenticare, come insieme di appunti di aspetti pratici.

Nasce dunque per ricoprire un ruolo prettamente privato, ma come testimoniano le righe seguenti, diventa pubblico per una precisa scelta dell'autore:

I miei taccuini furono vari di forma e di colore, dalla misura tascabile a quelle del quaderno di scuola elementare. Ma le pagine che scelsi furono riprodotte fedelmente e una copia di esse fu depositata nel 1941 nella Biblioteca nazionale di Firenze con una parte della mia corrispondenza. Fu un atto di orgoglio? Ma certo: pero v'era il desiderio di lasciare della mia epoca e di alcuni ingegni di quel tempo una traccia (Diario 1900-1941 8).

La scelta di affidare i diari alla Biblioteca Nazionale di Firenze conferma la volonta di prendere in carico una funzione documentale che sembra contraddire le intenzioni originarie. La volonta e quella di lasciare una traccia della propria epoca, dell'eccezionalita di quel momento storico e degli ingegni che l'hanno popolata. Tramite l'esperienza della rivista La Voce, Prezzolini ha lavorato con intellettuali che costituiscono la parte piu attiva di un paese in cambiamento dal punto di vista politico, letterario, intellettuale. Questa funzione attribuita al diario e, del resto, uno degli aspetti di maggiore importanza della scrittura diaristica, come sostiene Fabrizio Scrivano:

il diario lascia tracce. E inevitabile che sia cosi, perche questo e il suo compito. Ogni diarista vuole lasciarsi alle spalle una scia di pensieri, di cose consumate; proprio come una lumaca si trascina sulle spalle la casa, lasciando sul terreno una certa lucida traccia del suo bizzarro percorso. E qualche volta queste tracce possono diventare elementi di indagine, perche qualcuno le trova, le legge, le interpreta. (119)

La scrittura autobiografica e la riflessione dell'individuo lasciano dunque delle tracce e si ritagliano un ruolo nella definizione dell'identita dell'uomo nel suo rapporto con il mondo. E Charles Taylor il filosofo che con piu forza ha riconosciuto un ruolo cruciale alla letteratura tra le fonti dell'identita moderna. La letteratura nel suo essere insieme di segni, di atti linguistici che si concretizzano in romanzi, poesie e racconti, dice qualcosa di noi, della nostra identita e gli atti letterari diventano elementi fondanti della nostra identita di societa moderna. La scrittura, anche laddove nasce come atto privato, acquisisce sempre una natura pubblica (Taylor).

Tempo dell'azione e tempo della scrittura

Nella riflessione metaletteraria di Prezzolini, un ruolo importante e svolto dall'approfondimento del rapporto tra tempo dell'azione e tempo della scrittura:

Scrivere un diario non e facile. Il diario e una storia fatta di istantanee o di retrospettive o di prospettive del futuro; a pezzi e bocconi; ma non vuole, ne deve far concorrenza alla storia. Cio che lo distingue dalla storia non e soltanto la mancanza di seguito fra i brani che lo formano, ma la sua concomitanza con l'azione. Si scrive un vero diario quasi nel momento in cui si sono compiute le azioni che il diario narra; e come queste azioni hanno avuto influenza sul modo di scrivere, il modo di scrivere ha avuto influenza sulle azioni. Talora si agisce pensando a quello che si scrivera nel diario. (Diario 1942-1968 497)

E la concomitanza con l'azione che distingue in maniera netta il diario dalla storia. Nel diario, in effetti, il rapporto con il tempo assume un'importanza cruciale, poiche senza data, senza ora, senza una scansione temporale precisa dal punto di vista cronologico non c'e diario, non c'e scrittura, non c'e letterarieta. La successione narrativa dei fatti e data dalla scansione temporale. Allo stesso tempo, e proprio questa scansione temporale e la precisione dell'incasellamento cronologico dei fatti narrati a far si che il diario assuma una funzione documentale. Non documenta soltanto la successione di fatti nel momento in cui sono avvenuti, ma anche lo stato d'animo e il punto di vista di chi scrive in quel dato giorno. C'e addirittura in Prezzolini l'idea che la scrittura possa condizionare l'azione, poiche non si agisce piu nello stesso modo nel momento in cui si sa che cio che si scrive verra letto da qualcuno, verra condiviso da un pubblico che entrera a far parte del mondo narrato.

Scrivano sottolinea come il diario sia una forma particolare attraverso la quale viene organizzata l'esperienza del tempo narrato che coincide con il tempo dalla narrazione. Nel diario c'e infatti un assottigliarsi dello scarto temporale tra momento dell'azione e momento della scrittura. Si tratta di un'ambizione o di "una simulazione di immediatezza, che sembra aver riscontro nel potenziare l'effetto di realta dell'azione, indipendentemente dalla sua autenticita" (Scrivano 27). Al tempo dell'azione e della scrittura va aggiunto il tempo della rilettura, che consiste nel riconsiderare quanto si e scritto, nel metterlo nuovamente in discussione, rielaborandolo. Si rivive l'azione attraverso la scrittura:

Chi mi rileggesse, quest'oggi (...) in cui scelgo, ritocco e copio, segretario di me stesso passato, queste pagine d'un tempo lontano, non puo immaginarsi l'impressione che mi fanno, ed e impossibile che questa rilettura, scelta e copiatura non ne risentano; e che non si formi, almeno nella mia mente, un amalgama di quello che fu, e che non posso cambiare. (Diario 1942-1968 495)

E Prezzolini stesso, nella sua lucidita di critico letterario prima ancora che di lettore, ad identificare nel tempo della rilettura un momento cruciale della scrittura diaristica, un momento di risemantizzazione e riattribuzione del significato di quanto e stato scritto. La valenza e contemporaneamente terapeutica dal punto di vista psicologico e letterario, nel senso di una rivalutazione narrativa del vissuto. La filosofa spagnola Maria Zambrano usa il termine desnacer, ovvero rivivere, per indicare la capacita degli scritti autobiografici di far ricordare e ripercorrere quanto e stato vissuto, non soltanto con una finalita estetico-letteraria, ma per poter reinterpretare i fatti e poterli rivalutare e anche giudicare. L'espressione autobiografica e nella visione della filosofa scrittore uno strumento per poter risalire ai punti fondamentali della propria vita che la scrittura svela e definisce grazie a un lavoro di retrospezione (Zambrano).

IL DIARIO TRA LETTERARIETA E IPERTESTUALITA

Ci si puo chiedere in che misura e possibile leggere gli appunti privati di Prezzolini in termini letterari? Cosa ne decreta la natura letteraria? Si tratta dello statuto di scrittore ricoperto da Prezzolini? O e la struttura stessa del testo e il modo in cui e stato assemblato?

La risposta non puo essere univoca. Innanzitutto Prezzolini e un autore di letteratura che riversa in questi diari le sue abilita di scrittore, seppur trincerandosi dietro il topos della modestia e della scrittura privata. Attraverso la sua abilita di scrittore Prezzolini ci restituisce l'idea di una narrazione e lo fa grazie ad un collage di diversi momenti e diversi appunti, riflessioni, note pubbliche e private.

Il suo diario va visto e interpretato come un puzzle, come un insieme di segni a cui attribuire un significato che deriva sia dalla lettura dei singoli frammenti, che dalla lettura della raccolta nel suo complesso. I diari di Prezzolini sono narrazione pura, sono costruzione di una storia attraverso la stratificazione di tanti e diversi frammenti di storia. Ed e proprio Prezzolini, insieme agli altri intellettuali che fondano e portano avanti la rivista letteraria La Voce, a farsi interprete di una poetica del frammento, dell'unita minima in letteratura. Il diario e il luogo deputato alla raccolta di frammenti di vita e di letteratura. Si apre ad altri generi e li ingloba. E per sua natura un collage e ospita poesie, testi letterari, citazioni, lettere. E un ipertesto in cui diverse parti dialogano tra di loro per la costruzione di un testo unitario piu grande, piu complesso, in grado di esprimere un unico significato.

La natura breve del frammento non toglie forza narrativa, ma semmai la amplifica, come sostiene Calvino nelle sue Lezioni americane. Calvino ammette di avere una predilezione per le forme brevi, cosi come avviene a suo parere per gran parte della letteratura italiana: "povera di romanzieri ma sempre ricca di poeti, i quali anche quando scrivono in prosa danno il meglio di se in testi in cui il massimo di invenzione e pensiero e contenuto in poche pagine" (48). Citazione particolarmente calzante per un autore come Prezzolini, che ha pubblicato oltre settanta libri senza aver mai scritto un romanzo.

Sulla natura letteraria dei diari riflette anche lo stesso Prezzolini quando dice:

Per scriverlo [il diario], lo scrittore ha dovuto subire molti impulsi a non scriverlo. Ha assunto il dovere della sincerita, ma la sincerita e una virtU o un vizio costoso. Se il diario non e sincero non ha valore; appartiene alla sfera dei romanzi; o a quello dell'azione, o a quello della pubblicita; ma se e sincero e un impiego che lo lega, oppure un dubbio che lascia nei lettori. (Diario 1942-1968 498)

Prezzolini individua dunque nell'elemento della finzione il presupposto per parlare di letterarieta, mentre nel diario e l'aspetto della sincerita a prevalere. Nel brano riportato, tuttavia, l'autore introduce un altro aspetto, ovvero quello dell'impegno, di una sorta di patto narrativo che lo scrittore di diario assume con il lettore. C'e l'impegno a dire la verita, anche se si tratta di una verita parziale, perche chi scrive mente anche a se stesso. Chi scrive mente per condizionare la realta, per scaramanzia, per dipingere una realta diversa da quella realmente esistente.

Sara Philippe Lejeune negli anni '70 a definire il patto che lega autore e lettore nella scrittura dell'io come pacte autobiographique, ovvero l'impegno che prende l'autore nel momento in cui racconta la sua vita--ad esempio attraverso il diario--in uno spirito di verita. Quando uno scrittore scrive un romanzo ci chiede di credere, di abbandonare temporaneamente la nostra ricerca della verita e di essere disposti a giocare/recitare insieme allo scrittore, pur sapendo che si tratta di finzione. Al contrario, la scrittura autobiografica promette che quello che verra detto sara vero, o ci chiede quantomeno di credere che sia vero. Chi scrive l'autobiografia ha l'atteggiamento di uno storico o di un giornalista, con la semplice differenza che il soggetto su cui promette di dare un'informazione vera e se stesso, la propria vita, la propria storia (Lejeune).

Ritornando alla definizione della natura letteraria di un diario, questa puo rivelarsi in parte fine a se stessa, come osserva anche Scrivano: "la legittimazione di un testo entro l'ambito letterario avviene per ragioni e motivazioni molteplici: la qualita della scrittura, la potenza dei pensieri, la patente di letterato posseduta dallo scrittore, il riconoscimento da parte del pubblico. Sara meglio parlare di finzione diaristica, per quanto suoni sgraziato" (10). Prezzolini sente forte l'impegno ad un patto di sincerita con il lettore. Chiarisce infatti nella prefazione del suo diario: "Qualche correzione formale confesso di averla fatta; ma nulla che modificasse il contenuto, il tono, il momento in cui lo scrissi. Credo che vi siano pochi diari altrettanto sinceri quanto questo, salvo quelli di Leautaud" (diario 1900-1941 9). Il riferimento e a Leautaud, scrittore e critico teatrale francese che dal 1893 al 1956 tiene dei diari--pubblicati postumi--in cui scrive ogni sera, riportando con grande sincerita, perfino con crudezza, dettagli intimi e scabrosi della sua vita. Nello scrivere i suoi diari Leautaud cataloga e suddivide la sua vita in cartelle precise ed esaustive, cosi da creare un percorso di lettura e di scrittura tematico. C'e nell'autore francese un rifiuto della finzione, ma la convinzione che vita e scrittura si identifichino.

TESTIMONE DELLA STORIA

Attraverso i suoi diari Prezzolini e testimone della storia. Il diario del periodo americano ci consente di guardare alla storia nazionale attraverso il punto di vista di una storia individuale, di una microstoria. Negli anni in cui Prezzolini si trova negli Stati Uniti per il suo incarico alla Columbia University, la distanza fisica dal suo paese d'origine conferisce all'autore quel distacco che gli consente di guardare alla situazione politica e intellettuale italiana con l'atteggiamento differente di chi non e piu diretto protagonista ma spettatore critico e partecipe, disincantato anche se profondamente coinvolto allo stesso tempo. Il paese e in una fase particolare, e caratterizzato dal dominio fascista e in bilico tra due guerre mondiali e il punto di vista di un intellettuale come Prezzolini risulta centrale.

Un focus su una fase particolare di cui Prezzolini e testimone, ovvero l'avvento del regime fascista e lo scoppio della seconda guerra mondiale, ci danno un esempio interessante della visione di quanto sta avvenendo in Italia da una prospettiva distaccata.

A distanza di poco tempo dall'inizio del suo soggiorno americano, Prezzolini commenta in maniera trionfale il raggiungimento dell'accordo di mutuo riconoscimento tra Regno d'Italia e Santa Sede, ovvero la stipulazione dei Patti lateranensi. Immagina anche la conseguente sensazione di sconfitta che possono provare gli antifascisti di fronte a quella notizia. Il 13 marzo 1929 scrive:

Questo periodo di disordine interno mi ha impedito di segnare la grande data dell'apogeo di Mussolini raggiunto, mi pare, con patto concluso col Vaticano. Mi pare anche che sia una fase conciliatrice del fascismo. E stato un grande successo e gli antifascisti non stanno in se dalla rabbia. Quanto al futuro, ritengo sempre che si tratti della durata di una generazione e non di piu. (Diario 1900-1941 432)

Prezzolini non prendera mai una posizione di netta contrapposizione o di netto appoggio del regime, pur continuando a coltivare una personale ammirazione e simpatia nei confronti di Mussolini. Il diario e pieno di contraddizioni e le posizioni dello scrittore nei confronti del fascismo sembrano risentire anche dell'influenza di fattori umorali, di momenti diversi, dell'influsso dei diversi avvenimenti. Pochi mesi dopo il commento relativo ai Patti lateranensi, il 16 luglio 1929, in un momento di sconforto personale Prezzolini scrive:

Detesto il fascismo che mi ha condotto a questo abbandono di tutti i valori umani in me stesso" (Prezzolini, diario 1900-1941 435). Il 23 Settembre 1929 scrive: La mania dell'Italia per la propaganda mette l'Italia d'oggi al livello delle piccole nazioni di recente nascita (Polonia, Jugoslavia, Czecoslovacchia). Le veramente grandi non fanno propaganda. Fanno cose. (diario 1900-1941 436)

Il suo sentimento e atteggiamento ambiguo e altalenante nei confronti del fascismo riflettono la natura prezzoliniana di intellettuale inquieto, sempre pronto a modificare le proprie certezze anche sulla base dello svolgersi degli eventi e del modificarsi degli eventi. L'autore e consapevole delle polemiche che hanno accompagnato il suo atteggiamento nei confronti di Mussolini e del fascismo, ritenuto troppo tiepido e privo di quella nettezza che altri intellettuali del suo tempo hanno saputo portare avanti. Nel 1972 scrive:

Sul mio atteggiamento verso il fascismo molte son le leggende e poche le letture. Il fascismo duro circa trent'anni fra incubazione, esplosione, conflagrazione, estinzione. Modificai il mio atteggiamento a seconda di queste vicende. Ma non in vista di appetiti sociali o finanziari, come accadde a molti. Ero meglio informato di moltissimi italiani. Vivevo all'estero, oltre gli americani leggevo giornali italiani, e periodici antifascisti di Parigi. Pero non credevo molto ne a quelli ne a questi. C'erano silenzi e bugie, cecita e fantasie da ambo le parti. (Manifesto 137)

Queste dichiarazione a posteriori ci dipingono un'immagine di Prezzolini come un intellettuale che trascende le ideologie, e che ritiene di fare dell'informazione e del distacco i suoi strumenti per valutare con disincanto e obiettivita la situazione politica tra le due guerre mondiali, senza realmente prendere una posizione definita e disincantata. Vediamo in Prezzolini l'idea di un lusso della neutralita che diventa in realta anarchia e rinuncia a prendere parte alla storia.

Prezzolini prende probabilmente la distanza attraverso la sua "fuga americana" dall'ascesa al potere di un vociano come Mussolini. Sappiamo come La Voce abbia rappresentato la rivista politica piu importante e influente del Novecento italiano e come al suo interno si siano formati molti intellettuali divenuti poi organici al potere (Marinetti, Gentile, Carra, solo per citarne alcuni). Prezzolini e La Voce sono parzialmente responsabili dell'ascesa al potere di Mussolini, che nella rivista aveva trovato un punto di partenza per la sua carriera giornalistica.

Osserviamo dunque che Prezzolini non si oppone realmente al fascismo, ma di fatto ne fugge alla ricerca di una piena autonomia che trova soltanto in territorio americano e che gli consente tuttavia di usare parole a volte dure nei confronti del regime:

il fascismo creando l'organizzazione dei Balilla fa quello in Russia il comunismo: leva i giovani dalla famiglia, che e l'unica passione sociale dell'italiano. Teoricamente esalta la famiglia, ma in realta la vuole disfare. Deve disfarla se vuole vincere, perche la famiglia in Italia e il piu grande ostacolo a una vita civile, politica e sociale. (Diario 1900-1941 438)

O ancora:

fui a pranzo dal dott. Righi, antifascista. Non riesce a capire che il fascismo e pur fatto da italiani come noi, che hanno avuto la stessa educazione, formazione familiare e cultura di noi, hanno letto gli stessi classici eccetera. Non sono mica stranieri i fascisti. Sono borghesi italiani. Quel che c'e di piu italiano, direi. In gran parte reduci. Son piu italiani di me e di lui. Noi abbiamo passato tanti anni all'estero. Quelli non sono mai esciti di casa. (diario 1900-1941 439)

Pur nel suo tentativo di non prendere una posizione troppo netta nel dibattito tra fascismo e antifascismo, Prezzolini non risparmia critiche sprezzanti, come quando scrive, il 5 gennaio 1930: "Se non ci fossero le imbecillita degli antifascisti, quelle dei fascisti farebbero piu effetto" (diario 1900-1941 447). Qualche giorno prima, il 2 gennaio 1930, Prezzolini scrive:

si accetta il fascismo per disperazione di cio che verrebbe se cadesse d'un tratto: che salirebbe su gente nuova ancora piu incompetente, piu ladra, piu affamata, altri spostati, con nuovi racconti piu veementi da vendicare. Gli unici che possan sinceramente augurar la fine del fascismo sono i comunisti; e gli unici anche che lo combattono sul serio. Gli altri non possono che aspettare che questa avventura si calmi e sbolla. (Diario 1900-1941 446)

In queste parole si avverte la presenza di una sorta di autoassoluzione, di una giustificazione della sua tolleranza nei confronti del fascismo, presentata in fin dei conti come una scelta obbligata da cui non farsi tuttavia coinvolgere eccessivamente.

Allo stesso tempo pero Prezzolini non puo fare a meno di farsi coinvolgere--anche emotivamente--dai fatti che stanno sconvolgendo l'Europa e il suo paese in particolare in quegli anni. Lo scoppio della seconda guerra mondiale e vissuto con un misto di apprensione ed eccitazione. Prezzolini ha avuto posizioni apertamente interventiste durante la prima guerra mondiale e questo atteggiamento si riflette in parte anche nel suo ruolo di osservatore in una fase successiva. In alcune righe del diario traspare preoccupazione, mentre in altre si intuisce l'atteggiamento di chi guarda alla guerra imminente come qualcosa di inevitabile e in un saliscendi di emozioni.

Il 20 marzo 1939 Prezzolini scrive: "Tutto puo andare a scatafascio da un momento all'altro, per via di una guerra in Europa. Chi sa che destino ci e servato: separazioni lunghe, forse miseria, o la prigionia o ambedue, una dopo l'altra. Un gesto la e anche io vado per aria, come tante cose piu importanti di me" (Diario 1900-1941 620). Il 2 aprile scrive: "Per gli italiani la guerra, se vinta, e vittoria della Germania; se persa e loro disfatta" (Diario 1900-1941 621); il 13 aprile: "Saliscendi di emozioni per la guerra, che si fa, non si fa, e forse siamo piu eccitati qui che in Europa" (Diario 1900-1941 622). Il suo ruolo di osservatore a distanza gli da dunque l'impressione di vedere gli avvenimenti politici e storici con l'occhio amplificato di chi puo limitarsi ad osservare e giudicare da lontano, senza tuttavia poter fare a meno delle notizie e delle ultime novita: "19 aprile 1939: Si guardan le notizie dei giornali cinque volte al giorno; e s'apre ad ogni ora la radio. La voglia di lavorare se ne va" (Diario 1900-1941 622).

IN CONCLUSIONE. LA QUOTIDIANEITA DELLA NARRAZIONE E LA GRANDE STORIA

Seguendo il filo dell'esperienza biografica di Prezzolini raccontata attraverso i suoi diari, abbiamo avuto modo di sviluppare alcune riflessioni metodologico-teoriche sul diario come forma di scrittura letteraria. Il diario di Prezzolini nasce come momento di sfogo personale, ma costituisce di fatto un'occasione di scrittura e composizione letteraria, e diventa luogo privilegiato della testimonianza di una serie di sconvolgimenti che stanno attraversando l'Europa negli anni '30, le grandi dittature e i totalitarismi, i movimenti di massa, lo scoppio di una terribile e sanguinosa guerra.

La narrazione dell'esperienza quotidiana puo considerarsi come parte di una narrazione piu ampia: quella della Grande Storia. Nel diario c'e l'esperienza del quotidiano che costruisce la storia. Maurice Blanchot in L'entretien infini, dice che il quotidiano e qualcosa che permea le vite di tutti noi, senza che vi sia da parte nostra una reale consapevolezza. Sfugge continuamente alla riflessione cosciente e tutti noi lo viviamo senza rendercene conto e quando proviamo a riflettere sul quotidiano, in realta ne siamo gia usciti. Tuttavia, e nella nostra costruzione dell'esperienza quotidiana e nel caso di Prezzolini nella pratica della narrazione del quotidiano e nella testimonianza che l'intellettuale (definizione per la verita poco amata da Prezzolini), costruisce la propria porzione di storia.

GENT UNIVERSITEIT

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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--. Diario 1942-1968. Rusconi libri, 1980.

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--. Manifesto dei Conservatori. Rusconi Editore, 1972.

Prezzolini, Giuseppe. Carteggio Giuseppe Prezzolini--Ardengo Soffici 1907--1918. Vol. 1, edited by Mario Richter. Edizioni di storia e letteratura, 1977.

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Scrivano, Fabrizio. Diario e narrazione. Quodlibet Studio Lettere, 2014.

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Zambrano, Maria. Sentimenti per un'autobiografia: Nascita, amore, pieta, a cura di Samantha Maruzzella. Mimesis Edizioni, 2012.

(1) In questa lettera Soffici fa riferimento ai suoi diari.

(2) Casa Italiana era un centro di attivita non accademiche nato nel contesto della Columbia University.
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Title Annotation:diaries of Giuseppe Prezzolini; text in Italian
Author:Bonciarelli, Sarah
Publication:Romance Notes
Geographic Code:4EUIT
Date:Jan 1, 2018
Words:4945
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