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Oltre la tradizione dei romanzo storico ad argomento risorgimentale: la riscrittura di donna e nazione ne II sorriso dell'ignoto marinaio di Vincenzo Consolo.

Abstract

Fin dalla sua pubblicazione presso la casa editrice Einaudi nel 1976, II sorriso delrignoto marinaio di Vincenzo Consolo e stato oggetto di una pressoche costante attenzione da parte della comunita critica internazionale, che ha rilevato I'importanza rivestita dal testo alrinterno della tradizione del romanzo storico in Italia. Dopo una breve discussione della relazione fra genere e nazione nel canone di romanzi ad argomento risorgimentale (per esempio in Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo, I Vicere di Federico De Roberto, I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello e II Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa) e della genealogia discorsiva che li sottende, il saggio esamina il personaggio di Catena Carnevale, soggetto simbolico fondamentale nel Sorriso letto nel contesto del revisionismo storico di stampo femminista (i.e. Pieroni Bortolotti, Annarita Buttafuoco, Simonetta Soldani, Michela DeGiorgio, et al.) la cui origine risale proprio agli anni della pubblicazione del romanzo.

Parole chiave

femminismo, nazionalismo, Risorgimento

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Fin dalla sua pubblicazione presso la casa editrice Einaudi nel 1976, Il sorriso dell'ignoto marinaio di Vincenzo Consolo (1) e stato oggetto di una pressoche costante attenzione da parte della comunita critica internazionale, che ha giustamente rilevato l'importanza rivestita dal testo all'interno della tradizione del romanzo storico ad argomento risorgimentale. In questa sede, si ricordano gli interventi di studiosi quali Joseph Farrell (1993), Robert Dombroski (2005), Cesare Segre (1991), Angelo R DiCuonzo (2002), Flora Di Legarei (1990), Giuseppe Traina (2001) e Ruth Glynn (2005) come pure Nuove Effemeridi (1995), volume interamente dedicato ali'opera dell'autore e che include un'importante selezione di pagine di Vittorio Spinazzola, Gian Carlo Ferretti, Enzo Siciliano, Alfredo Giuliani e Antonio Debenedetti sul Sorriso. Pur correndo il rischio di un'eccessiva semplificazione, dai contributi della folta--e sempre crescente--schiera di studiosi di questo romanzo epocale emerge un giudizio unanime, e cioe che Il sorriso operi una presa di distanza da quelle rappresentazioni totalizzanti del complesso panorama socio-politico risorgimentale che erano state tentate sia da Federico de Roberto ne I Vicere (1894; vedi ed. 1991) sia da Luigi Pirandello ne I vecchi e i giovani (1913; vedi ed. 1993). Occorre inoltre rilevare come nella polifonia di voci e registri narrativi del testo non vi sia soltanto uno scardinanento dell'impianto diegetico del romanzo storico tradizionale, ma anche la volonta di recuperare le voci a margine, dando loro una dignita simbolica rara nella tradizione del romanzo storico italiano, tentata forse dal solo Giovanni Verga nella coralita del discorso indiretto libero di alcune delle sue novelle contenute nella raccolta Vita dei Campi (1880) e soprattutto ne I Malavoglia (1881). Ed e proprio la presenza di questa polifonia dai margini a far si che l'espressionismo barocco di Consolo rappresenti anche un rovesciamento della prospettiva di un altro grande romanzo storico risorgimentale, il celebratissimo Gattopardo (1958; vedi ed. 1994) di Tomasi di Lampedusa, il quale filtrava il problematico compimento dell'unificazione politica e territoriale attraverso lo sguardo ironico del Principe di Salina, affascinante capostipite di una classe giunta ormai al tramonto della sua egemonia, ma il cui punto di vista aristocratico rimane assolutamente centrale all'intero sviluppo narrativo.

Tuttavia, l'importanza del Sorriso nella tradizione del romanzo storico in Italia e data anche dalla rappresentazione dell'oggettivo, seppur limitato, contributo all'immaginario nazionale della donna; un aspetto che affrontero dopo aver discusso alcuni romanzi ad argomento risorgimentale--da Foscolo a Lampedusa--e la genealogia discorsiva che li accomuna, per poi passare al romanzo di Consolo letto nel contesto del revisionismo storico di stampo femminista, la cui origine risale proprio agli anni della pubblicazione del testo.

Nel rilevare come fin dal triennio patriottico fu introdotta nel discorso nazionale 'Tallegoria originaria [c]he immagina la patria come una donna e una madre (...) una donna, spesso seduta, spesso cinta da una corona turrita, talvolta pudicamente coperta da un peplo (...) spesso ritratta in catene--a ricordare il suo stato di oppressione--, o anche cinta di armi--nel momento del suo auspicato riscatto (...)", Alberto Banti traccia nel suo studio La nazione del Risorgimento un ricco campionario di immagini retoriche e iconografiche della nazione cosi come fu immaginata dai protagonisti del Risorgimento, dal 1796 al 1861 (2000: 67). Tuttavia, per meglio comprendere il valore innovativo del Sorriso e, con esso, il ruolo fondamentale del romanzo storico nella costruzione della nazione e dei suoi soggetti, e necessario rivisitare piu da vicino le categorie del genere cosi come ci sono state tramandate dalla tradizione romanzesca. Come sostiene infatti lo studioso Timothy Brennan (1990: 49),
   l'emergere del nazionalismo Europeo (...) coincide con un
   genere letterario--il romanzo (...). E stato il romanzo ad
   accompagnare storicamente l'emergere delle nazioni
   nell'oggettificare "l'uno nei molti" della vita nazionale e
   nell'imitare la struttura della nazione, un insieme di lingue e
   stili all'interno di confini ben precisi (...) Ma il romanzo ha
   fatto molto di piu. Il suo modo di rappresentare ha incoraggiato il
   pubblico ad immaginare quella comunita particolare che e la
   nazione. (2)


Nel contesto del nazionalismo ottocentesco italiano, i punti di partenza obbligatori per ogni discussione del nesso fra genere e nazione, soggetto femminile e patria sono il romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis (1802; vedi ed. 1997) di Ugo Foscolo--giustamente definito da Albert Sbragia "prototipo" (1997: 232; vedi anche 1994) della narrativa ad argomento risorgimentale--, e Le confessioni di un italiano (1867; vedi ed. 2000) di Ippolito Nievo, un testo altrettanto importante nella tradizione italiana.

Fin dalla sua prima comparsa nelle lettere di Jacopo Ortis, Teresa, personaggio femminile del romanzo di Foscolo, e privata di qualsiasi forma di partecipazione storica e il suo ruolo altro non e che quello di metafora di una patria desiderata e perduta, vale a dire il territorio di Venezia, che nel 1797 Napoleone Bonaparte cedera all' Austria con il trattato di Campoformio. Lo scambio territoriale di Napoleone con l'Austria e ulteriormente elaborato nella lettera in cui si racconta del matrimonio di Teresa con il ricco Odoardo, unione combinata dal padre di lei, il "signor T", e nella consumazione del matrimonio stesso: Teresa, oramai degradata come Venezia a sola merce di scambio fra i membri di un ordine patriarcale, assume nelle parole di Jacopo la connotazione di terra prostituta. (3)

A differenza di Foscolo, le Confessioni di Nievo mettono in scena la partecipazione diretta di un personaggio femminile nelle battaglie nazionali e, almeno inizialmente, Pisana sembra evadere dal ruolo di allegoria passiva della nazione. Tuttavia l'agire di Pisana rimane momentaneo e la sua soggettivita storica e ben presto contenuta e neutralizzata nella sfera privata, all'interno delle pareti di una vita domestica fatta di sacrifici e devozioni. Pertanto, nel destino narrativo di Pisana il lettore non puo che rilevare gli echi della coeva interpretazione del mondo femminile da parte di autori quali Cesare Balbo, Silvio Pellico, Niccolo Tommaseo, Vincenzo Gioberti, Domenico Guerrazzi e altri ancora. Si ricordi, per citare un esempio fra i molti, la Filosofia del diritto (1845) di Antonio Rosmini, testo che esprime senza ambiguita le concezioni di molti, teorizzando le distinzioni fra i sessi che stabiliscono, legittimandole, le qualita richeste alle dorme della futura nazione. Poiche la natura, sostiene Rosmini, ha dato alla donna "timida dolcezza, graziosa debolezza, attenta docilita", essa ha bisogno di "starsene riparata" fra le pareti domestiche dove coltivare "[l'] amore disinteressato al marito e nel sacrificio." Per contro, avendo la stessa natura dato all'uomo "coraggio, forza, attivita, mente ferma o certo piu sviluppata", egli e in possesso di tutte quelle qualita che lo rendono "atto a comandare" (cit. da Re, 2001: 172). Anche Giuseppe Mazzini, che pure aveva gia fatto riferimento alla "condizione negletta della Donna" nel suo Appello agli Italiani del 1840 (Pieroni Bortolotti, 1963: 25), non rappresenta uno scarto fondamentale rispetto alle pratiche discorsive dominanti. Nel pensiero di Mazzini la partecipazione delle donne al processo di unificazione nazionale ha lo stesso valore di quella dei ceti bassi e dei giovani, e quindi non e parte integrante di un piu ampio processo di emancipazione e autonomia femminili, ma piuttosto una forza innovatrice il cui contributo e dato dall'opposizione politica alle correnti moderate. Vale la pena di ricordare che anche le scrittrici di meta Ottocento furono spesso portavoci di analoghe posizioni conservatrici. Trattati quali Della educazione morale della donna italiana (1848) di Caterina Francesca Ferrucci e Pensieri e lettere sulla educazione della donna in Italia (1851) di Giulia Molino Colombini, promuovevano modelli di comportamento femminile secondo la falsariga delle posizioni di Rosmini, disseminando un'ideale di donna confinata al suo ruolo di madre, moglie e sorella, e quindi separata dalla vita civile da rigidi confini di genere (DeGiorgio 1992:11).

L'evidente eteronomia (Ansceschi, 1992) del romanzo storico tradizionale nei confronti dei coevi interpreti del ruolo della donna nell'imaginario nazionale non e certamente limitata a Foscolo e Nievo ma si riscontra ne I Vicere di Federico De Roberto. In questo ampio affresco storico, i protagonisti sono i membri dell'aristocratica famiglia degli Uzeda di Francalanza, che navigano le pericolose acque della caduta dell'ancien regime per poi riemergere, ancora una volta, come classe egemone. Il personaggio di Donna Ferdinanda partecipa attivamente agli intrighi politici del clan familiare e poiche il suo agire ha come obiettivo la garanzia della superiorita economica degli Uzeda e la continuita della loro stirpe, essa sfugge alla rete metaforica dei romanzi precedenti. Tuttavia, Donna Ferdinanda rimane un caso anomalo fra le figure femminili che popolano il romanzo dove, all' "allegoria originaria" del discorso nazionale, De Roberto sostituisce un denso repertorio di immagini di pazzia e isteria che si solidificano in Chiara, Teresa e Lucrezia. E sebbene si sia tentati di vedere in questi personaggi femminili lo spazio da cui articolare una critica a un'opprimente struttura sociale, seguendo per esempio il modello interpretativo proposto dalle studiose femministe americane Phyllis Chesler (1997), Sandra Gilbert e Susan Gubar (2000), ed Elaine Showalter (1985), (4) I Vicere non convalidano tale chiave di lettura. I membri della famiglia Uzeda, inclusa Donna Ferdinanda, appartengono a una razza che nei corsi dei secoli e degenerata; l'isteria e la malattia che colpisce i soggetti femminili, mentre una forma di pazzia sessualmente piu neutrale si abbatte sugli uomini, su personaggi quali Don Eugenio e Don Ferdinando, ma anche sui fratelli Radali. Il romanzo, quindi, non solo nega la partecipazione della donna nel piu ampio contesto della politica nazionale, bensi avvalla quella stessa idea di isterismo femminile che dalla fine del secolo in poi acquisira uno statuto pseudoscientifico nell'antropologia positivista di Cesare Lombroso, autore di La donna deliquente, la prostituta e la donna normale (1893) per poi diventare un vero e proprio topos di romanzi ottocenteschi quali Fosca (1869) di Ugo Tarchetti, Tigre reale (1875) di Giovanni Verga e Giacinta (1877) di Luigi Capuana.

Nei primi anni del Novecento, e piu precisamente nel 1913, il romanzo I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello riflette da vicino i tentativi di scardinamento di ruoli tradizionali facilitati dalla battaglia per il suffragio femminile e altre richieste di eguaglianza sociale e parita giuridica iniziate con il prorompere in Italia della "questione femminile". Un importante e pionieristico lavoro fu portato avanti da Anna Maria Mozzoni che nel 1864 pubblicava La donna e isuoi rapportisociali, una critica dell'ineguaglianza legale codificata nel Codice dello Stato Liberale. E noto come il lavoro di Mozzoni non giunse mai a una revisione del Codice, ma la sua traduzione di The Subjection of Women (1881) di John Stuart Mill diede grande visibilita alla "questione femminile", che rimane un contesto importante nel romanzo di Pirandello. (5) In questa sede, basti ricordare il personaggio di Celsina Pigna, la giovane ragazza che "aveva preso la licenza d'onore all'Istituto Tecnico, sbalordendo tutti, preside, professori e condiscepoli" (Pirandello, 1993: 157-158). Un'emblema della prima ondata del femminismo militante--"Ah, gli uomini ella era andata a sfidarli la, nelle loro stesse scuole; e tutti li aveva superati" (166)--, Celsina partecipa alle attivita rivoluzionarie dei fasci dei lavoratori e, grazie alie sue doti di oratrice, si cimenta in vari discorsi politici. Tuttavia, nonostante questo indebolimento della gerarchia dell'ordine patriarcale da parte della modernita borghese--indebolimento di cui Celsina e sia testimone sia agente--, il romanzo non approda a un ripensamento delle rigide strutture sociali che attraversano la tradizione del romanzo storico risorgimentale e la genealogia discorsiva su cui esso si fonda. Il resoconto della vita di Donna Caterina Laurentano, altro personaggio femminile del romanzo pirandelliano, ne offre ampia testimonianza. Moglie devota e fedele dei rivoluzionario Stefano Auriti, Donna Caterina condivide la fede politica del marito che seguira in esilio a Torino dopo la debacle democratica del 1848 per una vita fatta di grandi stenti ed enormi sacrifici. In seguito alla morte di Stefano nella battaglia di Milazzo, Donna Caterina ritornera in Sicilia per auto-esiliarsi in un'esistenza di tragica reclusione. Nonostante una profonda coscienza delle dinamiche socio-politiche del Risorgimento, una coscienza rivelata, fra i molti brani del romanzo, nel famoso discorso sul rovinio della Sicilia, (6) il ruolo di Donna Caterina rimane quello di custode dell'eredita politica del marito, dei valori che la voce postuma di Stefano Auriti puo ancora evocare fra i vari scandali e compromessi causati dalla politica del trasformismo dei partiti di destra e di sinistra.

Ma se Pirandello, alla luce della questione femminile che prorompeva nei primi anni del Novecento, metteva in scena ne I vecchi e i giovani la partecipazione della donna ai processi politici, ne II Gattopardo le figure femminili regrediscono a meri oggetti di scambio; merci attraverso cui forgiare un'alleanza fra un'aristocrazia declassata e un'emergente classe borghese, ricca di possedimenti ma paradossalmente alla ricerca della sua legittimazione simbolica all'interno della vecchia struttura nobiliare. In questo senso, dunque, non sorprende che il romanzo recuperi proprio quel corpo femminile tradizionale che era stato della Teresa foscoliana nel personaggio di Angelica, oggetto di un traffico che unisce il borghese Calogero Sedara al Principe di Salina. Ma in Angelica ritorna anche l'immagine foscoliana della donna come metafora di una patria sempre agognata, immagine che riemerge quando Tancredi associa il possesso sessuale della popolana a quello della terra dei suoi antenati: "Poi la riabbraccio (...) ed a lui parve davvero che in quei baci riprendesse possesso della Sicilia, della terra bella e infida sulla quale i Falconeri avevano per secoli spadroneggiato e che adesso, dopo una vana rivolta si arrendeva di nuovo a lui, come ai suoi da sempre, fatta di delizie carnali e di raccolti dorati" (Tomasi di Lampedusa, 1994: 142). In un ulteriore gesto anacronistico, il romanzo ristabilisce l'autorita del pater familias nel personaggio di Don Fabrizio, Principe di Salina, e lo fa quasi quindici anni dopo la Seconda guerra mondiale e quindi in un contesto di maggiore eguaglianza e parita fra i generi. (7) Infatti, se da un lato Lampedusa non ha dubbi sul superamento dell'ordine feudale da parte della borghesia--"Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci seguiranno saranno gli sciacalletti, le iene" (168)--, egli da tuttavia una posizione di primaria importanza al Principe. Nel suo ruolo di coscienza narrativa attraverso cui si filtra ogni evento e sviluppo storico, il Principe lamenta piu volte la scomparsa di ordini tradizionali di classe e di genere che fu uno dei risultati del Risorgimento e delle mutate configurazioni socio-politiche: "Postosi sulla via del rimpianto del passato (...) si accorse che stava invidiando le possibilita di quei tali Fabrizi Corbera e Tancredi Falconeri di tre secoli prima che si sarebbero cavati la voglia di andare aletto con le Angeliche dei loro tempi senza dover passare davanti al parroco, noncuranti delle doti delle villane (...)" (96-97). Inoltre, non si esime dal pronunciare caustici commenti sulla manifestazione delle suffragiste che ha luogo durante il plebiscito di Donnafugata: "Prima del tramonto le tre o quattro bagascette di Donnafugata (vene erano anche li non raggruppate ma operose nelle loro aziende private) comparvero in piazza col crine adorno di nastrini tricolori per protestare contro l'esclusione delle donne dal voto; le poverine vennero beffeggiate via anche dai piu accesi liberali e furono costrette a rintanarsi" (108).

La presenza di un discorso nazionale in cui la donna e metafora di una terra violata dall'invasore straniero, oggetto di baratto fra oppressori, o silenziosa portatrice di valori di abnegazione e sacrificio su cui fondare la patria del Risorgimento, e ben nota a Consolo, il quale nel saggio Risorgimento e letteratura allude al "fardello della rappresentazione" (Mercer, 1990: 61-78) che pesa da secoli sulle donne, fardello dato dal dover rappresentare lo spirito, l'identita, l'onore e l'eredita culturale della collettivita nazionale emergente. Consolo inizia il suo saggio con una serie di citazioni che da Virgilio fino a Giacomo Leopardi, passando per Dante Alighieri e Francesco Petrarca, evocano la donna in quanto riproduttrice biologica dei figli della nazione nonche custode silenziosa di un'eredita culturale a cui non puo partecipare:
   Esiste una terra, Esperia i Greci la chiamano,
   terra antica, potente d'armi e feconda di zolla;
   gli Enotri l'ebbero, ora e fama che i giovani

   Italia abbian detto, dal nome di un capo, la gente.
   (Virgilio, Eneide III, 166-166)

   Di quell'umile Italia fia salute,
   per cui mori la vergine Camilla,
   Eurialo e Turno e Niso di ferute
   (Alighieri, Inferno I, 106-108)

   Ahi, serva Italia, di dolore ostello,
   nave senza nocchiere in gran tempesta,
   non donna di provincia, ma bordello!
   (Alighieri, Purgatorio VI, 76-78)

   Italia mia, benche il parlar sia indarno
   ale piaghe mortali
   che nel bel tuo corpo si spesse veggio,
   piacemi almen che' miei sospir sian quali
   spera 'l Tevero e l'Arno
   e 'l Po, dove doglioso e grave or seggio
   (Petrarca, "Italia mia", Le Rime 1-6)

   O patria mia, vedo le mura e gli archi
   ele colonne e i simulacri e l'erme
   torri degli avi nostri,
   ma la gloria non vedo,
   non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi
   i nostri padri antichi. Or fatta inerme,
   nuda la fronte e nudo il perto mostri.
   Ohime quante ferite,
   che lividor, che sangue!
   (Leopardi, "All'Italia", Canti 1-9) (8)


Consolo non si limita pero a citarei versi dei classici della letteratura da cui emergono le politiche del genere. La forza innnovatrice della sua scrittura si rivela nel Sorriso dove, fra le pieghe di una prosa franta e asintattica, Consolo rovescia questa stessa tradizione. In una sofisticata rivisitazione del canone del romanzo storico di De Roberto, Pirandello e Tomasi di Lampedusa, cosi come della genealogia discorsiva che li sottende, Consolo ristabilisce l'oggettiva, seppur limitata presenza della donna nel processo socio-politico risorgimentale. Nella rappresentazione del personaggio di Catena Carnevale, Consolo unisce la sua prosa a quella di una generazione di studiose che, sulla scia di Franca Pieroni Bortolotti, autrice dell'importante volume Alle origini della questione femminile in Italia 1848-1892 (1963), Luisa Muraro, Annamaria Bruzzone e Rachele Farina, autrici rispettivamente di La signora del gioco. Episodi della caccia alle streghe (1976) e La Resistenza taciuta. Dodici vite cri partigiane piemonentesi (1976), iniziarono a riesaminare la posizione della donna nella storia italiana pubblicando i loro primi interventi sulle riviste DonnaWomanFemme, Memoria e Quaderni Storici. A queste pioneristiche pubblicazioni seguirono poi contributi di maggiore ampiezza da parte di Annarita Buttafuoco (1985), Simonetta Soldani (1989) e Michela DeGiorgio (1992). Fra i tanti aspetti interessanti di questa nuova stagione storiografica, vale la pena notare che, poiche questa intensa attivita nasce nel contesto del femminismo degli anni 1960, l'enfasi e posta sulla donna come soggetto storico. Pertanto, sebbena venga riconosciuta la sua lunga esclusione dalla politica, questa attivita non solo rifiuta le trappole di una "storia vittimista" (9) ma, nel rendere permeabili i confini fra la sfera pubblica e quella privata, facilita sia un'analisi del ruolo mediatore delle donne sia una riconsiderazione della loro attivita politica proprio a partire dalla stessa sfera privata.

Non mi e noto se Consolo abbia fatto esplicito riferimento a questo gruppo di storiche; mi preme pero osservare che nel saggio "Il sorriso", vent' anni dopo Consolo riconosce che all'origine del suo romanzo del 1976 era proprio la rilettura del Risorgimento in occasione del centenario dell'unificazione, quando studiosi provenienti da ogni parte del mondo iniziarono un processo di "rivisitazione critica" (1999a: 279) del progetto di unificazione nazionale. Tuttavia, la permeabilita di Consolo al revisionismo storico e ben documentata nel Sorriso, dove la figura femminile riveste un ruolo di fondamentale importanza che non e stato propriamente risconosciuto ed esaminato dalla sempre crescente bibliografia critica dedicata al testo. Ripartiamo quindi dalla soglia del romanzo dove l'"Antefatto" racconta il rinvenimento da parte del Barone di Mandralisca del Ritratto d'ignoto nella bottega dello speziale Carnevale a Lipari. Quadro dei pittore rinascimentale Antonello da Messina, gia autore de L'Annunciata di Palermo (1475) raffigurante una Madonna la cui lettura e interrotta dall'Angelo annunciante, il Ritratto d'ignoto e deturpato da uno sfregio. Il colpevole, a detta degli isolani, e null'altri che la figlia di Carnevale, Catena, che ha inflitto sul sorriso dell'"ignoto" due colpi con il punteruolo che usa per i suoi lavori di ricamo: "Il ritratto risulta un poco stroppiato per due graffi a croce proprio sul pizzo delle labbra sorridenti del personaggio effigiato. Dice la gente di Lipari che la figlia dello speziale, Catena, ancora nubile alla bell'eta di venticinqu'anni, irritata (...) dal sorriso insopportabile di quell'uomo, gli inferse due colpi col punteruolo d'agave che teneva per i buchi sul lino teso dei telaio da ricamo" (Consolo, 1976: 3).

In una chiara allusione al topos dell'isterismo femminile che attraversa non soltanto i romanzi del tardo Ottocento di Iginio Ugo Tarchetti, Verga e Luigi Capuana ma anche il discorso pseudo-scientifico di Lombroso, il gesto di Catena viene spiegato come l'atto di una "picciotta un poco originale" (Consolo, 1976: 38), una zittella siciliana che, chiusa fra le pareti domestiche e intenta ai lavori del telaio, ha sfregiato il ritratto perche le ricorda il viso del fidanzato Giovanni Interdonato, un uomo che ha visto solamente cinque volte. Ma dal secondo capitolo del romanzo, il lettore avvertito comprende che la descrizione di Consolo e permeata di ironia poiche Interdonato, sotto le false sembianze del mercante Gaetano Profilio da Lipari, chiede a Mandralisca la protezione del figlio del ricco mercante Palamara, il quale versa in grave pericolo proprioperche e stato convertito da Catena Carnevale alla causa democratica. In questo breve ma significativo dettaglio, Catena, da donna presumibilmente isterica e amante frustrata, emerge dunque come attiva partecipe ali'ideologia rivoluzionaria risorgimentale. Il suo essere soggetto trova conferma nelle parole di Interdonato che rivela a Mandralisca il contenuto della biblioteca di Carena. Contrariamente alla Madonna dell' Annunciata di Antonello da Messina, Catena (43)
   [d]i leggere non ha mai cessato. Credo che non ci sia scrittore che
   ella non conosca. Prima aveva una gran passione per i nostrani, per
   Campanella Bruno Vico Pagano Filangieri ... E ora l'ha stornata
   verso i francesi, Rousseau Babeuf Fourier Proudhon, ma anche per
   Victor Hugo e per la Sand ... Non la che chiedermi di spedirle
   libri da Parigi. Quanto al ricamo poi, dice che le serve per
   rilassare la nervosita e tirare al contempo il succo delle parole
   lette.


I "nostrani" qui elencati sono scrittori che rappresentano la tradizione dell'Umanesimo rinascimentale, una tradizione che nonostante il martirio di molti suoi intellettuali (Giordano Bruno e Tommaso Campanella) fu tramandata nella cultura dell'Illuminismo napoletano (Gianbattista Vico, Gaetano Filangieri e Francesco Mario Pagano) dando origine a quelle correnti di pensiero politico, giuridico ed economico che furono parte integrante della societa della Repubblica Partenopea. Le riforme per l'istruzione femminile vennero dibattute da autori quali Paolo Mattia Doria e Filangieri e sebbene fossero concepite come forme di "incivilimento" e non certo come mezzi per un'autentica determinazione del soggetto femminile, la cultura napoletana fu indubbiamente un fertile terreno riformista per le donne, legittimandone la partecipazione alle attivita dei molti salotti "patriottici" della capitale. Fra queste donne si annovera Eleonora Fonseca Pimentel, che assunse la direzione de Il Monitore dei patrioti della Repubblica Partenopea del 1799 (Capobianco et al., 1993) e il cui nome viene ricordato da Consolo proprio nel saggio Risorgimento e letteratura. Ma che cosa dire degli autori francesi che fanno parte della biblioteca di Catena? Essi rappresentano un illustre gruppo di teorici del pensiero politico socialista che include Jean-Jacques Rousseau, Pierre-Joseph Proudhon, Gracchus Babeuf e Charles Fourier. Il riferimento a quest'ultimo e particolarmente significativo nel presente contesto poiche Fourier, al contrario di Babeuf e Proudhon--accaniti sostenitori dell'inferiorita intellettuale, fisica e morale della donna--e stato a lungo, e giustamente, considerato un autore protofemminista. Fin dal 1808, nel suo Theorie des quatre mouvements, Fourier aveva infatti sostenuto la necessita dell'emancipazione femminile (Pieroni Bortolotti, 1987:230-231) portando avanti la tesi secondo la quale la posizione della donna e un indice del grado di sviluppo e progresso raggiunto dalla societa. Ma Catena e anche lettrice di romanzi francesi di Victor Hugo, paladino della causa del socialismo repubblicano, e di Georges Sand, precoce militante nella lotta per l'eguaglianza fra i sessi, scrittrice ben nota in Italia fra il pubblico di lettrici e per questa ragione spesso criticata dalle istituzioni patriarcali. Infatti fin dal 1863, nel saggio Sul romanzo delle donne contemporanee in Italia, Carlo Cattaneo aveva lanciato un appello contro la Sand sostenendo che i suoi romanzi rappresentavano un pericolo per le donne in quanto fomentavano in loro desideri di ribellione sociale. (10)

Catena non e pero soltanto lettrice, bensi anche produttrice di testi, un personaggio che, a diria con Il sorriso, ricama si per rilassarsi, ma anche per elaborare il contenuto delle sue letture, "il succo delle parole lette" (Consolo, 1976: 43). Il suo agire simbolico si oggettivizza in una tovaglia di seta che e scoperta ali'interno della terracotta della Kore. La tovaglia e un regalo fatto da Catena a un'altra donna, Annetta, la nipote del Barone Mandralisca. A differenza della bellezza sia del Ritratto d'ignoto di Antonello da Messina sia della Kore--una bellezza composta e armoniosa che Mandralisca paragona immediatamente a "un'immagine dell'Italia Libera e Unita (...) bella (...) perfetta (...) ideale" (45)--la tovaglia e "stramba, cucita a fantasia e senza disciplina" (45). Tuttavia essa contiene un ben preciso disegno; il ricamo rappresenta un albero di arance con quattro palline rosse. Quando Annetta rovescia la tovaglia, il significato del lavoro di Catena si fa palese. La tovaglia rappresenta una nazione eterogenea nata dalle rivolte e sommosse che stanno infiammando il Sud della penisola e che hanno origine dal bisogno sempre frustrato di un'autentica riforma politica e sociale non dissimile da quella gia proposta dagli intellettuali della cultura illuminista (46):

"Ma e l'Italia!" esclamo Annetta (...).--"Si, e l'Italia"--confermo l'Interdonato.--"E le quattro arance diventano i vulcani del Regno delle Due Sicilie, il Vesuvio, l'Etna, Stromboli e Vulcano. Ed e da qui, vuole significar Catena, da queste bocche di fuoco da secoli compresso, e soprattutto dalla Sicilia che ne contiene tre in poco spazio, che sprizzera la fiamma della rivoluzione che incendiera tutta l'Italia."

Preme anche ricordare che Catena, nel suo ruolo di lettrice e produttrice di simboli, viene a occupare la posizione dell'artista barocco, vale a dire la stessa posizione periferica e marginale che fu per anni una consapevole scelta estetica da parte di Consolo. Per chiarire, l'immagine dell'Italia di Catena e quella di un ricamo dove l'imperfezione e il disordine rimangono ben visibili nonostante una netta bordura di sfilato. (11) Mentre Catena esprime la sua visione nella miriade di punti di ricamo dai colori piu svariati del suo artefatto--"il punto erba si mischiava col punto croce, questo scivolava nel punto ombra e diradava fino al punto scritto. E i colori! Dalle tinte piu tenui e sfumate, si passava d'improvviso ai verdi accesi e ai rossi piu sfacciati" (1976: 45)--Consolo adotta un espressionismo polifonico dove diverse voci, tutte esprimenti una pluralita di punti di vista, hanno uguale peso e valore nel romanzo (vedi Segre, 1991). In breve, il punteruolo di Catena corrisponde alla penna di Consolo e non sorprende quindi osservare come i brani che descrivono le attivita simboliche di Catena nella bottega dello speziale presentino un linguaggio che e molto simile a quello usato da Consolo per descrivere il barocco siciliano, un'epistemologia e uno stile a cui la sua scrittura e stata spesso, e giustamente, associata (vedi Dombroski, 2005 e Traina, 2001). Si ricordi per esempio l'Antefatto, dove le ricette che Catena scrive per i clienti del padre vengono paragonate a un insieme di "rabeschi girigogoli svolazzi (...) linee puntini sospensivi" (Consolo, 1976: 3). In un saggio sul barocco in Val di Noto, Consolo utilizza frasi molto simili per descrivere il lavoro degli artisti del tempo: "inaudita musica di ricci, di volute, di adagi e forti, di vuoti e pieni (...) stile fantasioso e affollato, tortuoso e abbondante" (1999b: 99). Piu significativo ancora, sulla scia di Giuseppe Antonio Borgese, nello stesso testo Consolo definisce la visione del barocco come "anarchia equilibrata" data dal "connubio di costruzione e di immagine, di struttura e ornamento, di ritmo e melodia, di ragione e fantasia, di logico e di magico, di prosa e di poesia" (102) che riflette molto da vicino l'imperfezione disordinata dei ricami di Catena. Ulteriori affinita fra Catena e Consolo sono stabilite in altri brani del romanzo, come per esempio nel paragrafo in cui si racconta che Catena pratica una scrittura etica e di responsabilita sociale nelle poesie che compone sul dolore dei diseredati della storia, sulla pena dei cavatori di pomice e dei pescatori delle isole Eolie, personaggi che, come sappiamo, sono di primaria importanza nel romanzo di Consolo (1976: 42-43):
   poesie (...) che sono d'odio (...) [p]er tutto quanto c'e
   d'ingiusto in questo nostro mondo, distorto, disumano. Scrive in
   particolare delle lastime e delle sofferenze dei pescatori,
   contadini e cavatori di pomice delle Eolie, dei loro diritti
   sacrosanti e da sempre conculcati; inveisce con la furia d'una
   erinni contro i responsabili di tutte le angherie e le disparita.
   (12)


Nelle descrizioni di Catena, dunque, Il sorriso opera a una molteplicita di livelli. Nello smantellare, come fecerero le storiche revisioniste degli anni 1960, il rigido confine fia sfera pubblica e privata, il romanzo prende le distanze da interpreti del Risorgimento quali Cesare Balbo, Silvio Pellico, Niccolo Tommaseo, Vincenzo Gioberti e Antonio Rosmini, che normalizzavano l'esclusione delle donne dallo spazio pubblico. Ma, in quanto opera di finzione, Il sorriso sovverte la tradizione del romanzo storico da De Roberto e Pirandello fino a Tomasi di Lampedusa in quanto eteronoma rispetto a questa stessa genealogia conservatrice. E proprio perche il romanzo recupera l'oggettiva presenza femminile nell'immaginario nazionale, Consolo promuove Catena alla posizione di scrittrice riconoscendo implicitamente la partecipazione delle donne nella costruzione della nazione del Risorgimento che e documentata nelle biografie di Costanza D'Azeglio, Caterina Franceschi Ferrucci, Adelaide Cairoli, Emilia Toscanelli Peruzzi, Giannina Milli, Cleobolina Cotenna, Maria Giuseppina Guacci, Angelica Palli Bartolommei, Cristina Trivulzio di Belgioioso e molte altre ancora. (13)

Tuttavia se, attraverso il personaggio di Catena, Consolo unisce la sua voce a quella della recente storiografia sovvertendo l'assoluto primato maschile nell'immaginario e prassi nazionali, Il sorriso rimane profondamente cosciente che la donna occupo una posizione sociale di subalternita di classe e genere. Tale coscienza e ben visibile nel capitolo terzo, Morti sacrata, dove Il sorriso riproduce immagini terrificanti di violenza sessuale. Il capitolo in questione si apre con Frate Nunzio che, dopo aver lasciato Santo Nicolo il 13 maggio del 1860, raggiunge la popolazione di Alcara Li Fusi, la quale sta ansiosamente aspettando "un tizio chiamato Garibardo" (1976: 64), l'eroe dei "due Mondi" in cui ha riposto la speranza di vendicare secoli di soprusi. (14) Poco dopo, Frate Nunzio ode la voce di una donna che si sta alzando dal feretro dove era stata sepolta. Frate Nunzio la uccide e poi la stupra, ma nell'economia del romanzo questa macabra scena funziona da preludio aquel grande massacro che avverra il 17 maggio ad Alcara Li Fusi.

Come i lettori di Consolo ben ricordano, questo massacro e forse l'evento piu memorabile del Sorriso ma il testo non ne offre una rappresentazione diretta, riflettendo forse la limitata comprensione dei grandi eventi storici da parte degli emarginati. Tuttavia, l'episodio della donna "morta, risorta e poi rimorta" (1976: 104) e sineddoche per l'insurrezione e la sua repressione ad Alcara Li Fusi, per i rivoltosi che "risorti" dai silenzi della storia sono ora "rimorti", sepolti dentro la prigione di Granza-Maniforti che verra visitata da Mandralisca proprio come la donna descritta in Morti sacrata.

Sappiamo che la prigione e a forma di chiocciola e questo dettaglio e significativo per una lettura in chiave di genere poiche, come ha scritto Consolo ne "Il sorriso", vent'anni dopo, la chiocciola e un archetipo femminile, "archetipo biologico (...) com'e in Kerenyi e in Eliade" (1999a: 278). Consolo non elabora il suo riferimento a Karoly Kerenyi e a Mircea Eliade, ma lo fa il critico Giuseppe Traina che nel suo Vincenzo Consolo nota come per "Eliade, la conchiglia--simbolo prettamente femminile (...) passa dalla simbologia mitica alla simbologia cristiana, come segno di perpetuo rinnovamento, dunque di resurrezione" (2001: 62). Per quanto riguarda Kerenyi, Traina sostiene che la sua visione del labirinto contiene non soltanto il Minotauro ma pure "la molteplice figura mitica di Arianna-Demetra-Persefone/ Kore (...) salvifica perche guida il viaggiatore fuori dal labirinto" (62). La chiocciola, dunque, figura femminile nella biologia e nel mito, stabilisce un'associazione ulteriore fra i subalterni, fra la donna anonima del capitolo Morti sacrata e i rivoltosi di Alcara Li Fusi, "mort[i], risort[i] e poi rimort[i]" dopo il loro imprigionamento nei sotterranei delle carceri di Granza-Maniforti. Inoltre, nell'intricatissima rete di metafore che caratterizza questo romanzo, (15) la chiocciola e anche il labirinto di una visione della storia dove la discesa negli antri del sottosuolo ne implica un'ascesa, dove l'oscurita e preludio alla luce di una raggiunta comprensione. Nelle parole di Mandralisca (Consolo, 1976:117),
   il nome Cocalo [ha] dentro la radice l'idea della chiocciola,
   kochlias nella greca lingua, cochlea nella latina, enigma soluto,
   falso labirinto, con inizio e fine, chiara la bocca e scuro il
   fondo chiuso, la grande entrata da cui si puo uscire seguendo la
   curva sinuosa.


Pertanto nella prigione di Granza-Maniforti e nella sua "costruzione a chiocciola", per riprendere il titolo di un felice studio di Cesare Segre (1991), Consolo intravede la possibilita di sfuggire non solo i confini di classe, ma anche quelli sessuali, di genere appunto, cosi come ci sono stati tramandati dalla tradizione del romanzo storico risorgimentale esaminata in questa sede. E che questa possibilita di rigenerazione esista e forse reso palese nella lettera di Mandralisca a Interdonato del 9 ottobre 1860, in cui l'ascesa--e quindi la fuga--dal labirinto della storia e proposta attraverso le figure femminili della mitologia classica: "punto profondo, onfalo, tomba e rigenerazione, morte evita, Ade e Demetra e Kore, che vien portando i doni in braccio, le spighe in fascio, il dolce melograno ..." (Consolo, 1976: 101).

In conclusione, Il sorriso di Consolo rivela una profonda coscienza di come i progetti di costruzione della nazione siano legati alla questione femminile. Sovvertendo la tradizione del romanzo storico ad argomento risorgimentale--dal prototipo delle Ultime lettere di Jacopo Ortis a Il Gattopardo--e la genealogia discorsiva che la plasma, Consolo offre una prospettiva revisionista del nesso fra romanzo e genere che si unisce ai lavori della storiografia femminista degli anni 1960. Il suo romanzo trasforma "l'allegoria originaria" della donna come vergine, madre e sposa del Risorgimento, identificata da Alberto Banti nella morfologia del discorso nazionale, in una rappresentazione piu equa dell'agire politico femminile a partire dalla sfera domestica e, cosi facendo, ristabilisce per il lettore il ruolo limitato ma significativo della donna nel processo storico che porto all'unificazione. Attraverso la pratica simbolica che prende corpo nella tovaglia che Catena ricama dall'interno delle mura paterne, Il sorriso sovverte i confini fra il pubblico e il privato posti al centro dell'ordine socio-politico occidentale per naturalizzare e istituzionalizzare l'egemonia di un gruppo nel vincolo del "contratto sociale". Infine, mediante l'archetipo della chiocciola, mutuato dalla mitologia classica e dalle riflessioni di Kerenyi ed Eliade, Il sorriso offre uno spazio con il quale sfuggire all'oscuro labirinto della storia nazionale proprio perche incorpora fra le pieghe della sua prosa l'ineludibile soggettivita altrui: l'alterita, che e stata ed e di classe ma e anche di genere.

Funding

This research received no specific grant from any funding agency in the public, commercial of not-for-profit sectors.

DOI: 10.1177/0014585813479869

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Norma Bouchard

The University of Connecticut, US

Note

(1.) Per una versione in lingua inglese di questo saggio si veda Bouchard (2009).

(2.) La traduzione e mia. Per un approfondimento del nesso nazione e narrazione si vedano anche Anderson (1983) e Bhabha (1990).

(3.) Si veda inoltre la citazione che segue, in cui Jacopo sembra suggerire che Teresa e forse anche amante dell'amico Lorenzo: "Io non amero, quando sara d'altri, la donna che fu mia --amo immensamente Teresa; ma non la moglie d'Odoardo--ohime! Tu forse mentre scrivo sei riel suo letto!--Lorenzo!--Ahi Lorenzo!'" (Foscolo, 1997: 159).

(4.) Secondo queste studiose la pazzia femminile e sia critica della violenza della societa patriarcale sia spazio da cui esprimere l'irriducibile alterita femminile rispetto all'ordine simbolico costituito.

(5.) Pirandello affronta la "questione femminile" in saggi e romanzi. Nel 1909 pubblica l'articolo Femminismo le cui posizioni reazionarie vengono anche ribadite nel racconto Pari, ma la visione dell'autore e chiaramente espressa nel romanzo Suo marito (1911) dove vengono esplorate le conseguenze di mutati ruoli maschili e femminili rispetto all'ordine sociale tradizionale.

(6.) Fra i molti brani si ricorda quello che segue: "E qual rovinio era sopravvenuto in Sicilia di tutte le illusioni, di tutta la fervida fede con cui s'era accesa alla rivolta! Povera isola, trattata come terra di conquista! Poveri isolani, trattati come barbari che bisognava incivilire! Ed erano calati i Continentali a incivilirli (...) calati tutti gli scarti della burocrazia (...) tutto il primo governo della Destra parlamentare! E poi era venuta la Sinistra al potere. E aveva incominciato anch'essa con provvedimenti eccezionali per la Sicilia; e usurpazioni e truffe e concessioni e favori scandalosi escandaloso sperpero del denaro pubblico" (Pirandello, 1993: 94).

(7.) E fatto scontato che, nonostante le pressioni da parte di forze cattoliche e l'ideologia reazionaria del Fascismo, il conflitto mondiale facilito l'emancipazione delle donne. Il 1944 vede la creazione dell'UDI che portera al suffragio del 1946 e a legislazioni piu eque nella Costituzione della Repubblica del 1948. Per ulteriori approfondimenti, si vedano anche Chiavola Birnbaum (1986) e Ginsborg (1989).

(8.) Il testo originale e solamente disponibile in manoscritto ma la citazione e tratta da una traduzione in inglese (Consolo, 2003: 149-150).

(9.) "[S]toria vittimista" e un' espressione di Annarita Buttafuoco, da un'intervista citata da Gibson (2002: 5).

(10.) Cattaneo C. Sul romanzo delle donne contemporanee in Italia, nella citazione di Re (2001: 174).

(11.) "[I]l ricamo al centro era una mescolanza dei punti piu disparati" (Consolo, 1976: 45).

(12.) Nell'intervista Fuga dall'Etna contenuta in Di Legami (1990: 70), Consolo attribuisce un valore etico alla sua scrittura: "La mia ideologia o se volete la mia utopia consiste nell'oppormi al potere, qualsiasi potere, nel combattere con l'arma della scrittura, che e come la fionda di David, o meglio come la lancia di Don Chisciotte, le ingiustizie, le sopraffazioni, le violenze, i mali e gli orrori del nostro tempo."

(13.) Aquesta lista dovrebbero essere aggiunti i nomi di donne che parteciparono alle battaglie risorgimentali, come Anita Garibaldi, Giuditta Sidoli, Teresa Confalonieri e le popolane di Milano che combatterono il Generale Josef Radetzky durante le Cinque giornate.

(14.) "Nemico di Dio e di Sua Maesta il Re Dioguardi. Sbarca in Sicilia e avviene quarantotto ... rapina chiese, preda i galantuomini (...) da giustizia e terre" (Consolo, 1976: 64).

(15.) Fin dall'epigrafe, i lettori del Sorriso sono avvertiti del denso gioco di metafore del romanzo attraverso una citazione da L'ordine delle somiglianze di Leonardo Sciascia: "Il giuoco delle somiglianze e in Sicilia uno scandaglio delicato e sensibilissimo, uno strumento di conoscenza. (...) I ritratti di Antonello 'somigliano'; sono l'idea stessa, l'arche, della somiglianza. (...). A chi somiglia l'ignoto del Museo Mandralisca?" (Consolo, 1976: 1).

Autore corrispondente:

Norma Bouchard, Department of Literatures, Cultures and Languages, The University of Connecticut, Oak Hall

East SSHB, 365 Fairfield Way, Storrs, CT 06269, USA.

Email: norma.bouchard@uconn.edu
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Title Annotation:article in Italian
Author:Bouchard, Norma
Publication:Forum Italicum
Date:May 1, 2013
Words:7300
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