Printer Friendly

Notes and discussions.

This new section aims at stirring a critical debate on subject matters presented by various authors. Readers are welcome to send their response in the form of a letter, which should not exceed 4-5 pages or 1,500 words.

I "cultural studies" fra Italia e America

L'uscita presso la casa editrice romana Meltemi del Dizionario degli studi culturali di Michele Cometa, a cura di Roberta Coglitore e Federica Mazzara (2004), pone al sistema culturale e universitario italiano il compito di confrontarsi in modo aperto e ormai sistematico con un progetto di revisione metodologica e disciplinare degli studi di scienze umane che ha ridisegnato il panorama universitario americano e, per imitazione, quello di non pochi altri paesi.

La casa editrice Meltemi, il cui fondatore Marco Della Lena e mancato nel dicembre scorso, si e conquistata nel tempo un angolo ben preciso e coerente nel sistema editoriale italiano, aprendo collane di antropologia (dirette da L. Lombardi Satriani e M. Callari Galli), sociologia (P. De Nardis), semiotica (G. Caprettini, P. Fabbri, G. Marrone), letteratura postcoloniale (A. Gnisci), teorie dello spazio urbano (R. Pavia, M. Ricci), teorie dei media (A. Abruzzese), ecc., pubblicando riviste dai nomi esoterici e fantascientifici come "Agalma," "Athanor," "Gomorra, "Avatar," facendo circolare parole d'ordine come "paesaggi migratori," "mutazioni," "creolizzazione," "identita," "memoria," dando spazio a grandi vecchi come il francese Edgar Morin o a nuovi guru come lo sloveno Slavoj Zizek. In particolare, nel campo degli studi culturali (verso cui convergono molte delle aree disciplinari menzionate) ha pubblicato di recente, oltre al Dizionario di Cometa, un'antologia di saggi a cura di C. Bianchi, C. Demaria e S. Nergaard intitolata Spettri del potere. Ideologia identita traduzione negli studi culturali (2002, con saggi di Zizek, Spivak, Hall, Bhabha, Venuti e Godard) e un interessante pamphlet (purtroppo reso impervio alla lettura in italiano da una cattiva traduzione) sulia crisi degli studi letterari nei dipartimenti di comparatistica letteraria: Morte di una disciplina di Gayatri Chakravorty Spivak (2002, con un'introduzione di Vita Fortunati): un pamphlet che, smentendo il suo titolo, cerca di proporre una rifondazione degli studi di letterature comparate, attraverso una ridefinizione del loro campo di azione, esteso a tutti i continenti, ma anche attraverso una difesa della lettura e del metodo del close reading.

Ma che cosa sono questi cultural studies, o studi culturali, come propongono di chiamarli in italiano Cometa, i suoi collaboratori e la casa editrice Meltemi? Essi sono, in parte, un fenomeno di moda, che si e diffuso partendo dagli Stati Uniti anche grazie ai meccanismi dell'industria culturale globalizzata. Dietro a questo fenomeno, assai esteso nelle universita americane, si avverte, a volte, una motivazione pragmatica: quella di arginare la perdita di peso e di appeal di molte discipline umanistiche, e in particolare di quegli oggetti superflui e di lusso che appaiono sempre di piu i vecchi studi letterari, ricorrendo a insegnamenti che si presume siano piu attraenti sia per gli studenti che per le nuove leve di docenti. Basta scorrere i titoli dei libri pubblicati in anni recenti, o i saggi comparsi in rivista, o gli argomenti di congressi e simposi per cogliere uno spostamento molto evidente degli interessi degli studiosi: dalla testualita filmica o letteraria, per esempio, e dalle sue caratteristiche formali o tematiche, alla piu ampia e varia contestualita che ne ha accompagnato la produzione e diffusione: problemi di identita religiosa, etnica e sessuale, problemi del localismo e della globalizzazione, problemi della traduzione, della trasmissione, della trascodificazione, problemi della realta corporea e della sessualita, problemi della rappresentazione, della proiezione immaginaria, della mappatura del mondo. Non piu, per esempio, la tematica dell'amore o della passione, ma il fenomeno sociologico e psicologico della pomografia, non piu lo studio del montaggio nel linguaggio cinematografico, ma, per esempio, il fenomeno dello star system; e poi, su questa scia, studi sulla cucina messicana, sulla musica pop, su individualismo e collettivita nel subcontinente asiatico, su funamboli, supermen e forza di gravita nei grattacieli di Chicago, sulla teologia della compassione, sull'isteria maschile nella Germania d'anteguerra, sulle superfici e i confini del corpo nella poesia giapponese, sulla differenza fra archivio e repertorio, su crisi di pianto ed effeminatezza nella cultura pop, sul rapporto fra Shakespeare e la multisala cinematografica, sulla pallacanestro come afferrnazione della mascolinita, ecc.

Con questo elenco non intendo liquidare l'importanza della nuova disciplina (per sua natura interdisciplinare), ma desidero sottolineare che i cultural studies hanno svolto e svolgono anche una funzione accademica ben precisa, nel rapporto fra offerta e domanda, nei vari College americani. Gli studi culturali, infatti, hanno dietro di se una storia molto seria e motivazioni molto piu convincenti di una lista di tematiche alla moda. Essi, insieme con un altro movimento critico, che ha avuto sue caratteristiche specifiche ma anche qualche affinita, quello del New Historicism (sorto a Berkeley negli anni Ottanta attorno alla rivista Representations diretta da Stephen Greenblatt e Svetlana Alpers), hanno risposto a una esigenza teorica assai ben fondata: quella di abbandonare le concezioni puristiche, oracolari e misticheggianti del testo letterario e di tornare a irnmergerlo nel suo contesto storico. Le origini del movimento, sorprendentemente, sono state britanniche e non americane. I nomi che vengono di solito fatti in connessione con la sua nascita sono quelli di Richard Hoggart (1918-), Raymond Williams (1921-1988) ed Edward P. Thompson (1924-1993). L'atmosfera che circondava quegli studiosi, tutti abbastanza fedeli agli insegnamenti del grande maestro di Cambridge E R. Leavis, ma anche decisi a respingerne i pregiudizi e valori tipicamente middle-class, sono stati descritti accuratamente da Stuart Hall in un saggio del 1990 "The Emergence of Cultural Studies and the Crisis of the Humanities," pubblicato nella rivista October. L'inizio ufficiale del movimento e fatto risalire al 1964, quando Richard Hoggart fondo a Birmingham il Centerfor Cultural Studies. Nella pfima fase, gli interessi dei ricercatori connessi con il centro erano equamente distribuiti fra argomenti storici, filosofici e letterari. In una seconda rase, quando Stuart Hall divenne direttore del Centro, prevalsero gli interessi sociologici e in particolare il recupero delle culture emarginate o sommerse. L'impostazione teorica della scuola di Birmingham si ispirava alla Scuola di Francoforte, al marxismo di Gramsci e Althusser, agli storici francesi di "Annales" e inglesi di "Past and Present," agli antropologi che avevano elaborato il concetto di "cultura materiale."

In America il movimento si e sviluppato durante gli anni Ottanta, ispirandosi in parte al modello britannico in parte a problemi specificamente americani e in genere alla questione del multiculturalismo: non piu quindi e soltanto la cultura delle classi subalterne o popolari, ma tutte le culture di minoranza e marginalita, specialmente quelle su base sessuale (le donne, i gay, ecc.) o su base etnica, in particolare delle diverse etnie e culture che compongono il mosaico statunitense. Sulla spinta di questi interessi, l'area di ricerca degli studi culturali americani si e allargata enormemente, recuperando un numero incredibile di prodotti culturali che erano stati sistematicamente ignorati dalla ricerca e dall'insegnamento universitario. Tanto per fare un esempio noto ai lettori di Italica, nel campo degli studi americani di italianistica, all' AATI (American Association of Teachers of Italian), che riunisce tutti gli insegnanti di italiano nelle scuole e nelle universita americane, a partire dagli anni Ottanta si e affiancata una nuova assodazione, l'AAIS (American Association of Italian Studies), aperta alle piu varie metodologie critiche e ai rapporti interdisciplinari con gli studi di storia sociale, storia dell'arte, storia della musica, ecc., con il risultato che ora anche i convegni dell'AATI offrono sessioni interdisciplinari o aperte al modello dei cultural studies. Negli anni Novanta, poi, si e aggiunta una nuova associazione: I'ICS (Italian Cultural Studies), che nei primi convegni organizzati ha posto al centro dell'attenzione i problemi dell'identita italiana, deila migrazione, del colonialismo, e cosi via.

Un aspetto molto originale e interessante del Dizionario curato da Michele Cometa e che esso e stato pensato da un germanista, uno dei piu vivaci e brillanti della nuova generazione, e che molte delle voci che vi sono ospitate ("antropologia letteraria," "archeologia del sapere," "Frauenliteratur," "imagologia," "immaginazione materiale," "mediologia," "memoria culturale," e molte altre) sono state stese da germanisti. Si deve tener conto, infatti, non solo che la Germania e le universita tedesche sono state frai luoghi piu ricettivi in Europa dei modelli americani dei cultural studies (con non pochi effetti di disgregazione delle tradizioni accademiche locali), ma che nei casi migliori (e sono quelli qui rappresentati da Cometa e bene esplicitati nella sua introduzione), la tradizione tedesca ha potuto fornire al nuovo indirizzo degli studi un proprio apporto molto solido e serio, quello della Kulturgeschichte, con le sue varie articolazioni di storia delle idee, storia dei modelli antropologici, storia degli atteggiamenti epistemici, storia dei mezzi espressivi e delle loro interconnessioni, storia delle grandi metafore nella rappresentazione del mondo. Liberata dagli eccessi dello storicismo idealistico, la grande tradizione tedesca, che va da Warburg a Blumenberg, pub infatti dare agli studi culturali una loro sohdita e, rapportandosi a studiosi come Peter Burke, Michel Foucault, Clifford Geertz, Stephen Greenblatt, conferire a questo tipo di ricerche un prestigio e una utilita indubbi.

E significativo, quindi, che anche in Italia si tenti ora di codificare e qualificare i cultural studies come provato, fra l'altre iniziative, sia da una nuova rivista della casa editrice "Il Mulino," studi culturali, che dall'erogazione di fondi governativi messi a disposizione per ricerche nell'ambito degli studi culturali.

Se nel nuovo dibattito critico su questo fenomeno nascente in Italia, non si tiene conto della situazione americana, diventa anche poco significativa la contrapposizione fra studi letterari e studi culturali. La letteratura, come forma specifica di produzione e comunicazione linguistica, fornita di una sua specifica ricchezza e profondita e capacita conoscitiva, puo tranquillamente prendere un suo posto tutt'altro che secondario nel panorama generale delle culture umane, in stretto rapporto con altri prodotti culturali, e far valere le sue potenzialita formative ed educative nella scuola e nella societa.

REMO CESERANI

Universita degli studi di Bologna
COPYRIGHT 2004 American Association of Teachers of Italian
No portion of this article can be reproduced without the express written permission from the copyright holder.
Copyright 2004 Gale, Cengage Learning. All rights reserved.

Article Details
Printer friendly Cite/link Email Feedback
Author:Ceserani, Remo
Publication:Italica
Date:Jun 22, 2004
Words:1630
Previous Article:The Saraghina syndrome, or Fellini and the phenomenology of dance *.
Next Article:Pierpaolo Brugnoli. I Serego Alighieri a Gargagnago di Valpolicella Seicentocinquant'anni di una famiglia e delle sue possessioni.


Related Articles
From the editor.
On "Cultural Studies": a response to Remo Ceserani.
AP[R] Italian language and culture course and exam.
Notes and discussions.
PROFESSOR MAKES WAVES OVER IN-CLASS SURFING.
Creating a personal health journal.
Creating a personal health journal.
Se una notte d'inverno il lettore: le problematiche di Calvino tradotto.

Terms of use | Privacy policy | Copyright © 2021 Farlex, Inc. | Feedback | For webmasters