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Note sulle edizioni de La lucerna di Francesco Pona.

Nella supplica di ammissione recitata ai Filarmonici il 23 febbraio del 1619, il cui verbale, conservato in uno dei volumi manoscritti degli Atti dell'accademia veronese, e stato recentemente edito da Lucinda Spera, (1) Francesco Pona esordisce riepilogando la dottrina pitagorica e la singolare credenza dei seguaci del filosofo di Samo nella metensomatosi:</p>

<pre> Tennero i Pittagorici il passaggio dell'anime da corpo a corpo; opzione quantunque erronea, non pero totalmente indegna di Filosofo: ma se stimarono essi, che indifferente anco passassero in animali di specie in tutto diversa da quella ch'informarono prima, perche non dovria parer piu verisimile che da individuo ragionevole, per essempio, in ragionevole individuo si trasferissero; come in quello, che partecipa della stessa dispositione delle attioni per lei fatte in altro corpo. (Verbale 236) </pre> <p>L'argomentazione e corredata di un nota autobiografica dedicata ad una questione familiare, quella dello zio patemo del giovane adepto, Giovanni Battista, (2) la cui morte prevenne di pochi mesi la nascita di Francesco e la cui breve esistenza rappresenta per quest'ultimo un degno modello intellettuale:</p>

<pre> Molto attribuirono al Genio, et all'inclinatione: cosi stimo lo stesso Pittagora se esser stato altra volta un tale Euforbo, non pero fabro, o soldato, ma Filosofo. Havrebb'egli per avventura

affermato co'l fondamento de' suoi dogmi, esser in me passata l'anima che gia informo l'Eccellent.mo Sig.r Gio. Battista mio Zio,

nella Medicina, nella Filosofia e nella Poesia di grido non oscuro

vedendo me anchora a queste tre piu che ad altre arti o scienze dal proprio Genio applicato, ne lo havrebbe, cred'io, tolto da simil

openione, il conoscer me di moltissimo inferiore a quello in ogn'una

di queste. Assegnando la colpa a gli organi meno disposti ove per

altro ottimo e il mio desiderio, e prontissima la volunta. (Verbale

236) </pre> <p>L'emulazione affettiva e la coscienza di una missione, la velata consapevolezza delle proprie risorse e la dichiarata accettazione dei propri limiti animano questo passo della supplica che segnala due tappe significative nell'itinerario culturale di Pona: la vocazione medicoqetteraria mediata dallo zio Giovanni Battista e la fascinazione per quell'aspetto allarmante del pensiero pitagorico, la trasmigrazione delle anime, che ispirera il tessuto narrativo del romanzo dialogico La lucerna di Eureta Miscoscolo.

Nel 1610, sulle orme del defunto e ammiratissimo zio, Francesco e inviato a Padova dove nel 1615, appena ventenne, consegue la laurea in medicina e filosofia con Gerolamo Fabrici d'Acquapendente (1533-1619) e Cesare Cremonini (1550-1631). Allievo di Cremonini negli anni difficili in cui il filosofo inizia a suscitare le critiche delle autorita ecclesiastiche a causa della sua libera interpretazione della metafisica aristotelica, rimarra a lui legato da un vincolo di devota ammirazione, come confermano due suoi sonetti dedicati al maestro. (3) La ricostruzione precisa delle letture giovanili di Pona e, comunque, ardua impresa a causa della scarsa documentazione disponibile. Infatti, come ha ben osservato Giorgio Fulco, negli anni della formazione e difficile stabilire "che nesso ci sia fra l'approccio regolare alle materie e ai testi ufficiali di studio, e la curiosita verso quelle letture plurime che debbono essere avvenute in margine agli impegni istituzionali" (Lucerna xiii).

Dal 1615 al 1617 Pona risiede a Bologna per seguire i corsi di specializzazione in anatomia condotti da due insigni medici dell'epoca: Giulio Cesare Claudiano e il suo allievo Fabrizio Bartoletti. Nel biennio bolognese l'incontro con gli accademici Gelati e con rispettabili poeti come Melchiorre Zoppio, Mattia Preti e Girolamo Achillini, si offre come un'occasione determinante di confronto intellettuale e di sperimentazione dell'inclinazione letteraria.

Il ritorno a Verona, una Verona arroccata in un persistente provincialismo, e per l'intellettuale ventiduenne angustiato da una delusione: il rifiuto dell'iscrizione al Collegio dei Medici a causa della poco dignitosa attivita di semplicista svolta dal nonno e dal padre (Rossi 15). Lo statuto del Collegio non concede eccezioni e Francesco, indubbiamente scontento, inizia a gravitare nell'ambito dell'autorevole accademia locale, la Filarmonica, della quale diviene socio nel 1619 come documenta il verbale della sua supplica. (4) Le assidue frequentazioni con i Filarmonici gli consentono di venire in contatto con le figure piu eminenti e dinamiche della cultura veronese coeva, tra cui va ricordato il medico e filosofo aristotelico Andrea Chiocco, (5) e di affermarsi come personalita eclettica e feconda disposta a cimentarsi in svariati settori della scrittura.

L'esordio letterario del giovane intellettuale avviene nel 1612 con la Relatione delle feste notturne di Verona per la creatione del Serenissimo Prencipe M. Antonio Memmo, un'operetta encomiastica seguita da tre sillogi poetiche pubblicate nel 1617, 1619 e 1620. Dopo la versione in prosa del primo libro delle Metamorfosi di Ovidio (1617), il repertorio narrativo si apre con la favola idillica Il primo agosto celebrato da alcune giovani ad una fonte (1622) e la prima Lucerna, pubblicata nel 1625, ma nota nella sua forma manoscritta gia dal 1622, come documenta il vicentino Francesco Belli nella prefazione a Il paradiso de' fiori overo l'archetipo de' giardini dello stesso Pona:</p> <pre> E suo parto la Lucerna, dialogo che fa ammutire quello del Franco e

n'e questo l'argomento. Tengono, come tutti sanno, le scuole pitagoriche il passaggio dell'anime di un corpo nell'altro: conforme a questa openione finge che un'anima sia passata in una lucerna, la quale per certo accidente intraprende a ragionare con uno scolare padovano e lo rende istrutto d'aver informato diversi corpi, e con tal introdozione parla di diversi stati, sempre con somma riverenza delle persone religiose e rispetto de' prencipi. Tutto il dialogo e pieno d'avvenimenti ch'ora narrati puramente veri, talora composti di vero e di falso, e talor interamente spiccati dall'invenzione, che manca d'ente, fanno un utile e soave miscuglio di regolata vanita all'appetito dell'animo. L'opera e curiosa, ma con senno; e vagante, ma con misura. (Belli 13) </pre> <p>Il riferimento di Belli costituisce con ogni probabilita l'unico giudizio critico rilevante sulla Lucerna espresso da un contemporaneo del poligrafo veronese. In piu vi si menziona una fonte, il poeta satirico Niccolo Franco, autore di una Risposta della Lucerna consistente in un'invettiva profetica, per lo piu irrispettosa nei confronti delle istituzioni contemporanee. (6) L'opera di Franco, insieme al dialogo Il gallo o il sogno di Luciano, in cui un'anima incarnata in un gallo racconta al ciabattino Micillo le sue metamorfosi in varie forme e personaggi tra cui anche Pitagora, e menzionata anche nella lettera autobiografica di Pona a Monsignor Cozza Cozza, bibliotecario della Capitolare di Verona:</p> <pre> Lussureggiava in tanto lo stile ne'suoi diletti, dopo aver nella giovinezza piu florida fabbricato quella Lucerna, che con lume piu vivace, che purgato, ha con auspicii men che prosperi allettato gl'ingegni; che non ostante i soffii, c'han cercato di spegnerla, pur ha sortito con mio disgusto il salvacondotto di piu ristampe. Il fatto reale fu, che passeggiando la lizza della letteratura il nome gonfio della Lucerna del Franco, bramai io nell'eta piu verde pur di trascorrerla, e per le vie convenienti mi venne fatto. Confesso, che restai stupito, che un ingegno per altro non ordinario, urtassse in bassezze scurrili; e sul riflettere quanto alto volar potesse un libero genio, raccomandato a simil filo, mi died'a favoleggiare sotto la inventione di Luciano prima, e poi del Franco, nel modo che il mondo s'e compiaciuto di lodare non che di compatire. (Cozza Cozza 274) </pre> <p>Se il gusto metamorfico doveva essere stato trasmesso al Pona non solo dalla dottrina pitagorica, ma anche dalle Metamorfosi di Ovidio, il motivo del passaggio di proprieta della lucerna doveva essergli stato suggerito dall'Asino d'oro di Apuleio (Lucerna xxxiii), da lui elencato fra le traduzioni (Cozza Cozza 273), ma probabilmente mai pubblicato.

Della Lucerna, singolare romanzo in cui un'anima contenuta in una lanterna racconta in quattro sere le sue incarnazioni allo scolaro Eureta, non sono sopraggiunti manoscritti, ma soltanto stampe secentesche le cui varianti--editoriali, linguistiche, stilistiche e tematiche--sono state diligetemente studiate da Fulco nell'edizione del 1973 (Lucerna 315-33). (7)

Il testo viene pubblicato per la prima volta a Verona da Angelo Tamo, senza data e a spese del libraio Florindo Marani, (8) e si ha notizia che nello stesso anno appare a Vercelli (9) (Autori 215), poi nuovamente a Verona presso Bartolomeo Merlo e a Venezia con il falso luogo di Parigi (Autori 215). Il Papanti (Catalogo 215) sostiene che l'edizione Tamo e la prima e non la quarta come crede il Passano che, d'altro canto, indica l'edizione di Vercelli, oggi introvabile, come la prima:</p>

<pre> Registriamo per la prima questa edizione che troviamo nel Catalogo del libraio Federico Pezzi di Torino (Maggio, 1865), avendo data certa, mentre della seguente il sig. Papanti, che la tiene per prima edizione, deduce l'anno della stampa dalla data della dedicatoria (10 settembre, 1625), alla quale non si pub prestar cieca fede, perche ben di sovente, come c'insegna l'esperienza, si riproduceva nelle ristampe la medesima data e dedicatoria di un'edizione anteriore. (Novellieri 427) </pre> <p>Le ragioni che causano il ritardo della pubblicazione della Lucerna, gia nota nel 1622, ma pubblicata soltanto nel 1625, sono tuttora nebulose. Si potrebbe arrischiare l'ipotesi che Pona abbia aspettato una congiuntura favorevole al romanzesco, se si considera che l'Eromena del Biondi esce nel 1624 o che l'attesa sia stata provocata dalla necessita di consolidare legami con intellettuali ed ecclesiastici locali in grado di favorire l'iniziativa e di schermare un testo provocatorio e facilmente riprovevole (Lucerna xxv). A sostegno di questa seconda congettura andrebbero i versi latini elogiativi di alcuni accademici filarmonici come Leonardo Tedeschi, Andrea Chiocco, Andrea Torelli e Paolo Venturini posti tra l'apostrofe Alla penna propria, Eureta Misoscolo a chi legge e Eureta Misoscolos Lucernae suae. In quest'ultima, consistente in una lettera di presentazione in latino, Pona accenna metaforicamente alla ritardata pubblicazione dell'opera e alla missione terapeutica, rettificante e quasi oracolare della lucerna:</p> <pre> Oh, finalmente ti e lecito erompere dalle tenebre, divina Lucerna! ... Scaccia subito le ombre delle menti con la tua vivace lampada, e, consapevole della malvagita che infuria, dopo aver scrutato le fibre dei caratteri, frena col tuo balsamo e con la tua fiamma le ulcere che corrodono gli animi. La sera dei vizi si trascina dietro la notte dei delitti. Assisti e illumina quelli che vaneggiano.... Tu pungi con l'ago e con la luce dialettica distingui il vero dal falso! Splendi! Alla cieca scorre il secolo alla sua rovina! Gli uomini apprendono e insegnano reciprocamente i vizi! Con mente delirante si lasciano trascinare fino a disprezzare Dio! Quasi un indizio del mondo che sta per andare a rotoli! (Lucerna 325-27) (10) </pre> <p>L'edizione Tamo, contenente anche le Rime, presenta nell'ultima pagina del volume una nota di Florindo Marani che si rivela utile, anche senza risolvere la questione del ritardo della pubblicazione:</p> <pre> Con molta difficulta ho finalmente ottenuto la Lucerna per dare alle stampe, all'istanza di chi lungamente l'ha desiderata, essendosene veduto qualche foglio di manuscritta per l'Italia, massime nelle piu famose Academie alle quali e aggregato l'auttore. Egli si contentava di avvantaggio di uno applauso privato, massime che l'averla composta nella piu acerba adolescenza gliela facea quasi sprezzare, come che difficilmente tuttavia s'appaghi d'alcuna delle sue cose, per limata che sia. Qual egli riesca e nella lingua toscana e nella latina, quale nella prosa e nel verso, e quail spiriti egli abbia, ognuno lo giudichi a modo suo. Il livore o 'l troppo affetto non son giudici competenti, si che fie rimesso il giudicio all'aristocrazia de' letterati di buon gusto. Molte delle cose insinuate pareranno a quadrare a molti. Qui non si punge alcuno particolare, ma si bene si mostra a ciascuno i propri diffetti in uno specchio, il quale non palesa altre macchie ne' volti che quelle che vi si trovano. Voi, lettori cortesi, gradite i presenti parti, e di giomo in giorno attendete (fra l'altre sue opere) l'Argenide del Barclaio, da lui tradotta; la quale, certo, sara tolta alla destra mano delle moderne prencipesse. E vivete felici. Della mia libraria in Verona, il di 20 settembre 1625. (Lucerna, 1625; 191) </pre> <p>Si accenna, dunque, alla circolazione del manoscritto in sede accademica, all'attesa della sua stampa causata dalle remore dell'autore nei confronti di un "aborto" giovanile e si menziona il romanzo a chiave Argenis di John Barclay, pubblicato nel 1621, che forse Pona aveva iniziato a tradurre contemporaneamente alla revisione della prima Lucerna. (11) E plausibile credere che l'opera ideologicamente impegnata dello scrittore franco-scozzese Barclay, dedicata alla condanna delle guerre civili francesi e alla celebrazione della monarchia nazionale di Enrico IV, abbia incoraggiato la rielaborazione del testo insieme ad altri fattori, tra i quali va ricordata la condanna da parte della Congregazione dell'Indice avvenuta il 4 febbraio del 1627. Le ripercussioni della censura ecclesiastica sembrano riflettersi, tuttavia, soltanto su due sostanziali rimaneggiamenti del testo accresciuto, probabilmente redatto dopo questa data: da una parte l'eliminazione di un licenzioso episodio di zooerastia dalla Sera prima che ha come protagonisti una dama e un cavallo (Lucerna 315-18) e dall'altra l'ampliamento della nota A chi legge, (12) in cui la dottrina pitagorica viene giustificata come espediente esclusivamente narrativo:</p> <pre> Io non so se mi sia bastevolmente spiegato nella prima edizione della Lucerna intorno la vanita della invenzione Pitagorica, del passaggio dell'anime di questo in quell'altro corpo, la quale serve d'oglio, e di nutrimento, al lume di quella. Credo di si; perch'ho detto gia, essere una mera follia, indegna affatto di filosofo, se non quanto si compiace il Filosofo, di fondare sodezza sopra paradossi talvolta.... Ho giudicato la invenzione tanto schiettamente favolosa, e bugiarda, che ho creduto che ne anco gl'idioti avessero a dubitarne, perche prima che indebolire la fede altri nelle cose della religione sostanziali, torrei perdere la vita. (Lucerna 3-4) </pre> <p>E, dunque, evidente che la condanna del Santo Uffizio non ha conseguenze rilevanti su Pona e sul suo romanzo al punto di non ostacolare altre edizioni della Lucerna. Infatti, le revisioni e le integrazioni non sembrano andare in una direzione meno compromettente, come lascerebbe pensare la riprovazione religiosa. E evidente, come ha sottolineato Fulco (Lucerna xxv), che Pona si sente in qualche modo tutelato da relazioni con personaggi influenti e, particolarmente, dal sodalizio con Giovan Francesco Loredan, il fondatore dell'inquieta Accademia degli Incogniti (1630), al quale dedica la Messalina del 1627. Sono questi gli anni in cui Pona ha solidi contatti con il milieu veneziano, come lasciano intendere i suoi gusti letterari assai consonanti con le tematiche libertine proposte dagli Incogniti. (13) Fra le aggiunte di natura ideologica e impegnata si annoverano una brillante riduzione del contenuto del romanzo di Barclay (Lucerna 43-83) e la storia di un fanciullo scozzese Annigio Calirabo (anagramma di Giovanni Barclaio) che offre spunto per una denuncia della corte e della vita cortigiana e per l'esposizione del manifesto narrativo dello scrittore franco-scozzese (Lucerna 266-88). Al filone del macabro suppliziale, ricorrente nella tradizione romanzesca e novellistica del primo Seicento, sono da ricondurre la sfortunata vicenda della figlia di un notaio di Viterbo destinata al patibolo per infanticidio (Lucerna 176-84), la tragica storia di una levatrice di Ancona (Lucerna 172-76), costretta ad uccidere una puerpera, dopo che a quest'ultima e imposto di sgozzare il proprio figlioletto, e l'osceno episodio di Ormonda, destinata ad una morte violenta per stupro (Lucerna 196-208).

Nonostante il suo innegabile spirito trasgressivo, dal 1625, anno dell'editio princeps, fino al 1633, data probabile dell'ultima ristampa oggi disponibile, la Lucerna gode di un notevole successo editoriale. A giudicare dalle indicazioni incluse nei repertori bibliografici compilati dal Papanti e dal Passano, la Lucerna sarebbe stata stampata varie volte nel corso del secolo, ancora in vita Pona, ma attualmente sono solo cinque le edizioni successive a quella del 1625. (14) La ristampa del 1626, presso Tomasini di Venezia, ripropone il testo della prima con limitate varianti di grafia, mentre le due edizioni del 1627, entrambe pubblicate a Venezia, presentano varie modifiche ed integrazioni testuali (Lucerna 395-96). Entrambi i testi sono dedicati al conte Leonardo Martinengo, ma si differenziano per la struttura. Una delle edizioni che reca indicazione dello stampatore Sarzina include altre opere di Pona, un elenco dettagliato delle revisioni e un'errata corrige; l'altra ripropone il testo riveduto e corretto, ma non specifica il tipografo, probabilmente ancora Sarzina a giudicare dalle peculiarita tipografiche. Qui sono esclusi i versi latini, la lettera di Eureta Misoscolos Lucernae Suae, la lista delle varianti e l'errata corrige. La redazione del 1628, uscita sempre a Venezia presso Sarzina e con dedica al Martinengo, abbinata alla Messalina (datata 1627) e al breve discorso filosofico Della contraria forza di due begli occhi, propone il testo aggiornato del 1627. L'ultima, apparsa senza data con falso luogo, Parigi, riproduce la Lucerna "minore" del 1625. Si tratta, come rileva Fulco (Lucerna 398), di un'edizione scadente che si distingue per esigue omissioni: i versi latini, la lettera Lucernae Suae e l'avviso ai lettori del Marani. L'unico riferimento cronologico e offerto nella dedica della ristampa della Messalina datata 25 novembre, 1633. Il Passano menziona anche un'edizione veneziana del 1629 che non e, tuttavia, reperibile (Novellieri 429).

Nonostante sia legitfimo credere che dopo il 1633 non siano state pubblicate altre ristampe, sconcerta una nota inedita di Giovan Francesco Busenello del 16 aprile 1641, inclusa nel volume manoscritto De Ponae familiae nobilitate historicum documentum assembrato da Ogniben Rigotti, in cui il letterato veneziano ringrazia Pona per avergli inviato l'opera in latino intitolata XII Caesares, quibus amicorum accessere epigrammata (1641) (15) e coglie l'occasione per chiedergli una copia della Lucerna non alterata dai correttori. Sorprende che Busenello avanzi tale richiesta sedici anni dopo la pubblicazione della prima Lucerna ed assai inquietante e pensare ad una redazione manomessa da vere e proprie censure:</p>

<pre> I Cesari, che mi sono pervenuti a' giorni passati mi hanno

confirmato l'amore di Vossignoria Illustrissima e la cortese opinione, ch'ella tiene della mia debolezza. Li ho riposti nel mio

gabinetto litterario; ivi li conservero contrassegnati da una particolare obligazione a Vossignoria Illustrissima che cosi costantemente insiste nell'urbanita officiosa di stimarmi ingegno atto a conoscere le di lei preclarissime virtu. Qual io mi ha vicino tanto piu volontieri in questo secolo, quanto, che i posteri avranno invidia a questa fortuna mia d'esser a parte dell'ammirazione delle glorie di Lei. Io vorrei un favore grande; cio e la Lucerna d'Eureta, non mano messa da'correttori: se ci puo Vossignoria Illustrissima me ne favorisca per suprema cortesia. Le bacio affettuosissimamente le mani. (De Ponae Familia c187r) </pre> <p>Il quesito rimane irrisolto in quanto, fino ad oggi, non si ha evidenza di una Lucerna emendata o postillata dai revisori.

Dopo il 1633, presunta data di quella di Parigi, non si contano altre ristampe della Lucerna, la cui storia editoriale e stata distinta da Fulco in tre fasi che scandiscono anche tre stadi significativi dell'itinerario intellettuale di Pona. La prima tra il 1622 e il 1626, contrassegnata dalla circolazione del manoscritto, dalla Lucerna "minore" e dalla sua riedizione; la seconda coincidente con il 1627, anno cruciale per la condanna ecclesiastica, per l'adesione palese di Pona a tematiche libertine (16) e per la pubblicazione del testo revisionato; la terza, iniziata dopo il 1633 e comprendente un piu lungo arco di tempo, marcato dal drastico distacco dell'autore da soggetti poco canonici. La conferma di questa svolta ideologica e la lettera inviata dall'autore alla Sacra Congregazione di Roma il 3 aprile del 1636, inclusa nel volume manoscritto di Rigotti, in cui Pona si rammarica della sua deviazione giovanile:</p>

<pre> Fece la mia adolescenza uno aborto, credendo figliare frutto maturo; e fu la composizione della Lucerna. Rimasi ingannato non dall'amor proprio ma dagli applausi che troppo la commendarono, perche non e carica per molti, ma per i pochi, per i saggi, approvar i libri. Termino questo Santissimo Tribunale che tal opera s'avesse per sospesa; io subito sentii lo stesso e sento tuttora. E per iscarico

di mia anima, supplico che sia deputato censore alla correzione di detto libro, accioche le coscienze ch'anno da esso potuto ricever

scandalo, fuor d'ogni mia intenzione, restino edificate, o almen non offese in trascorrere quelle vanita giovenili. Affermando che ne per timore, ne per altro rispetto umano, o per altrui immaginabil

persuasione mi muovo a questa ingenua espressione, ma solo per la

gloria di Dio e per la salute dell'anima mia. Grazie. (Cc.108r e v) </pre> <p>Ai tre segmenti cronologici segnalati da Fulco ne va aggiunto un quarto in cui si distinguono il 1645 e il 1648, gli anni della pubblicazione della Vita del B. P. Gaetano Thiene e dell'Antilucerna, una drastica sconfessione di "quella lucerna" che "tenebrosamente chiara, trovo ristampe, versioni, encomij, premio soverchio a leggierezze giovenili" (Antilucerna 5). Qui il dialogo tra Eureta e la lucerna si e ormai convertito in un colloquio tra due interlocutori su questioni di morale e religione.

Dopo il 1648 seguono studi di argomento medico ed "inchiostri votivi", ossia opere agiografiche come Lo angelico (1650), Il santo di Padova (1651) e, infine, Il beato Felice del 1655, anno in cui la morte coglie Francesco Pona all'eta di sessant'anni chiudendo il ciclo di un'operosa esistenza dedicata all' "ozio lecito della scrittura".

OPERE CITATE

Autori italiani del '600. Catalogo bibliografico. A cura di Sandro Piantanida, Lamberto Diotallevi, e Giancarlo Livraghi. Bologna: Multigrafica Editrice, 1986.

Belli, F. "A' benigni lettori", Il paradiso de'fiori overo l'archetipo de'giardini, di E Pona. A cura di Laura Briozzo. Verona: Cassa di Risparmio di Verona, 2000.

Biondi, G. F. Eromena del Sig. Cavalier G. F. B. Divisa in Sei Libri. Venetia: Appresso Pietro Pinelli, 1624.

Catalogo dei novellieri italiani in prosa raccolti e posseduti da Giovanni Papanti. Livorno: Pei Tipi di Franc. Vigo Editore, 1871.

Cocchio, A. De Collegii Veronensis lllustribus Medicis, et philosophis. Veronae: Typis Angeli Tami, 1623.

Franco, N. "Risposta della Lucema". Pistole Volgari. Venetijs: apud Antonium Gardane, 1642.

Getrevi, P. "La Maschera iatropolitica: un momento libertino di Francesco Pona". Bollettino delIa Societa Letteraria (1980): 37-47.

--. Dal picaro al gentiluomo: scrittura e immaginario nel Seicento narrativo. Milano: F. Angeli, 1986.

Mancini, A. N. "La narrativa libertina degli Incogniti". Forum Italicum 3 (1982): 203-29.

Passano, G. Novellieri italiani in prosa indicati e descritti da Giambattista Passano. Tofino: Stamperia Reale, 1878.

Pona F. Relatione delle feste notturne di Verona per la creatione del Serenissimo Prencipe M. Antonio Memmo. Verona: Appresso Angelo Tamo, 1612.

--. La trasformazione del primo libro delle Metamorfosi d'Ovidio. Verona: Appresso Bortolameo Merlo, 1617.

--. Rime di Francesco Pona all'lllustriss. Sig. Conte Giordano Serego. Verona: Appresso Bortolameo Merlo, 1617.

--. Il primo agosto celebrato da alcune giovani ad una fonte. Narratione di Eureta Misoscolo a gl'lllustriss. Signori Conti Antonio, e Lodovico Nogaroli. s.1. e s.t., 1622.

--. La Lucerna di Eureta Misoscolo Academico Filarmonico. Ad istanza e spese di Florindo Marani. Verona: Appresso Angelo Tamo, s.d. [1625]

--. La Lucerna di Eureta Misoscolo Academico Filarmonico. Venetia: Appresso Christoforo Tomasini, 1626.

--. La Lucerna di Eureta Misoscolo Academico Filarmonico in questa nuova edizione da lui accresciuta, e corretta in molti luoghi. All'illustrissimo Conte Leonardo Martinengo per il Serenissimo Dominio Veneto Governator di Verona. Aggiuntovi infine dal medesimo Auttore Discorsi sopra le Morali d'Aristotele. Le rime. Della contraria forza di due belli Occhi. Orazion funebre. Venetia: Appresso Giacomo Sarcina, 1627.

--. La Lucerna di Eureta Misoscolo Academico Filarmonico in questa nuova edizione da lui accresciuta, e corretta in molti luoghi. All'illustrissimo Conte Leonardo Martinengo per il Serenissimo Dominio Veneto Governator di Verona. Venetia: 1627.

--. La Maschera iatropolica, overo cervello, & cuore Prencipi Rivali Aspiranti alla Monarchia del Microcosmo. Giuoco Serio di Eureta Miscoscolo. All'lllustriss et Eceelentiss. Signor Girolamo Cornaro, Cavaliero, e Procuratore di S. Marco. Venetia: Appresso Marco Gnammi, 1627.

--. La Lucerna di Eureta Misoscolo Academico Filarmonico in questa nuova edizione da lui accresciuta, e corretta in molti luoghi. Con la Messalina et altre compositioni del medesimo. All'illustrissimo Conte Leonardo Martinengo per il Serenissimo Dominio Veneto Governator di Verona. Venetia: s.1. e s.r., 1628.

--. L'Argenide di Giovanni Barclaio tradotta da Francesco Pona, all'illustrissimo, & eccelentissimo SignorDomenico Molino. Venetia: per Gio. Salis, 1629.

--. La Lucerna di Eureta Misoscolo Academico Filarmonico. Aggiuntovi la Messalina di Francesco Pona. Parigi s.d. e s.t. [1633?].

--. Li Dodeci Cesari dell'lnsatiabile Filarmonico all'lllustriss. Sig. Andrea Cornaro Podesta di Verona Comprotettore dell'Academia. Verona: Appresso Bartolameo Merlo, Stampator Camerale, 1633.

--. Vita del B. P. Gaetano Thiene scritta da Eureta Misoscolo. Verona: Presso il Merlo, 1645.

--. L'antilucerna dialogo di Eureta Misoscolo. Verona: per Francesco Rossi, 1648.

--. Lo Angelico del Cavalier Pona, historiografo Cesareo, Academ. Filarmonico. Verona: Presso i Merli, 1650.

--. Il Santo di Padova. Inchiostri votivi del Cavalier Pona, dedicati all'eccellentiss. Sig. Bernardo Donato, Capitanio di Verona. Padoa: Presso il Sardi, 1651.

--. Il Beato Felice abbozzato dal Cavalier Pona. Verona: per Antonio, e Fratelli Rossi, 1755.

--. La lucerna. A cura di Giorgio Fulco. Roma: Salerno, 1973.

All'Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Cozza Cozza, Canonico, Protonotario apostolico e Arciprete di Verona (1646). In S. Buccini. "Francesco Pona: due inediti". Studi Secenteschi 44 (2003): 265-79.

Rigotti, O. De Ponae familiae nobilitate historicum documentum (1647), ms. 1510. Verona: Biblioteca Civica, cc. 257.

Rossi, P. Francesco Pona nella vita e nelle opere. Verona: Stabilimento Tipo-Litografico G. Franchini, 1895.

--. "Verbale della riunione del 23 febbraio 1619. Atti manoscritti dell'Archivio dell'Accademia Filarmonica, N. 44 Libro degli Atti", in appendice a Lucinda Spera. "Su alcuni Discorsi sopra la poetica d'Aristotele di Francesco Pona". Studi Secenteschi 43 (2002): 236-38.

STEFANIA BUCCINI

University of Wisconsin-Madison

NOTE

(1) Il verbale della supplica e incluso in appendice ail'utile saggio di Lucinda Spera, Su alcuni Discorsi sopra la poetica d'Aristotele di Francesco Pona.

(2) Morto a soli 32 anni, il medico e filosofo Giovanni Battista Pona rappresenta una sorta di modello per il nipote Francesco che mai ebbe la possibilita di conoscerlo. Dopo la laurea a Padova in medicina e in filosofia, era tornato a Verona dove aveva iniziato la carriera medica (cfr. Cocchio, De Collegii Veronensis 159-62). Dal fratello di quest'ultimo, Giovanni, noto semplicista esperto di piante medicinali, e da Camilla Gipsi nasce Francesco I'll ottobre del 1595.

(3) "Parve che l'eccellentiss. Sig. Cremonini, predicesse la passata Cometa, nell'augurio di Ruggiero suo Cane, il che diede occasione al seguente Sonetto" e "Mostra, che fosse non concetto Poetico, ma filosofica predizione, quella dell'eccellentiss. Sig. Cremonini, nella soddetta materia" (Rime, 1617; 51-52).

(4) Questo prezioso documento e sfuggito allo scrupolosissimo Fulco che nell' "Introduzione" alla Lucerna del 1973 afferma: "Quando nel 1617 Pona lascia Bologna, e gia socio dell'Accademia bolognese (dei Gelati) e di quellla romana degli Umoristi; ... l'iscrizione alla veronese accademia Filarmonica doveva vantarla da prima" (Lucerna xvii).

(5) Andrea Chiocco (Verona 1562-1624), studente di medicina a Padova, ritorna a Verona dopo il dottorato dove inizia la professione medica e diviene accademico filarmonico nel 1588.

(6) Inclusa nelle Pistole Vulgari, la Risposta di Franco consiste in un'invettiva profetica, occasionalmente scurrile, nei confronti delle istituzioni contemporanee. Dalle donneputtane alle Corti, agli artigiani e ai filosofi, il serrato tono polemico di una lucerna testimone oculare vagante non conosce soste: "Di modo, che mentre lo sdegno mi ministra le parole, la conscienza, che ho di me stessa, mi soggiunge l'ardire, senz'altri essordi di Cicerone, rotto in tutto lo scilinguagnolo, cosi favello" (Risposta 200).

(7) L'edizione di Fulco, che propone il testo riveduto del 1627, include nell'Appendice prima documenti e varianti della Lucerna "minore", quella del 1625, e nella Nota ai testi un'accurata collazione delle sei redazioni dell'opera.

(8) Attraverso la nota del Marani, datata 20 settembre 1625, e stato possibile risalire all'anno di pubblicazione.

(9) Che si tratti di un errore del tipografo (Vercelli invece di Verona)? Attualmente non si hanno ulteriori segnalazioni di un'edizione piemontese.

(10) La traduzione italiana e di Fulco e se ne riporta qui l'originale latino: "Oho: tandem te fas est erumpere, dia Lucema, de latebris! ... Actuosa porto lampade discute mentium umbras et grassantis nequitiae conscia, scrutata ingeniorum fibras, phagedaena animorum ulcera tuis balsamo et igne compesce. Vitiorum vespera scelerum noctem trahit: adsta oblucinantibus et praenite .... Tu rem acu tangis et dialectico lumine, verum a falso secernis! Adfulge! Coecutiens enim labitur proclive in exitium aevum! Vitia homines invicem discunt et docent! Deliroque genio in contemptum usque feruntur Numinis! Prope ruitufi orbis indicium!" (Lucerna 325-27).

(11) Sulla ricezione di Barclay in Italia e sulla traduzione di Pona cfr. Getrevi, Dal picaro al gentiluomo 256.

(12) "Che la trasmigrazione dell'Anime sia chimera de' Pitagorici, sbandita da' limitari della soda Filosofia, non occorre insegnarlo a' Savi basti raccordarlo per gl'Idioti: tuttavolta l'aereo, e'l fantastico di tal follia, serve di fondamento al presente edificio, non corinzio, o dorico, ma d'un cert'ordine composto, di prospetto non isprezzabile. Chi non ha maggior facenda evvi scritto lo "appigionasi" a lettere cubitali; entri a dar un'occhiata; trovera, se non altro, un giardino di fiori di ogni paese; quasi direi che ci sian le canne del zucchero brusco.

In ogni cosa piace la novita: eccola nelle vestimenta moderne, che prima si cangia l'uso che si logori il panno. La materia e curiosa; il campo era aperto al pungere con la satira, ma la pena non c'inclina se non irritata; ne pretende di corregger gli abusi di un secolo inemendabile, opera da Persii e da Giuvenalii.

Al filo che se appigliata potea volare sino di la dall'ottava sfera, non le essendo limitato confine, ne avendole Ercole alcuno piantato colonne in faccia; ma ella abborrisce ogni eccesso ambizioso, contentandosi rader terra e che i suoi voli siano non ammirati, ma guardati senza scherno e senza livore.

Il capriccio l'ha scorta, allettandola pero con la maschera della virtu: sollecitando in quell'ore la mano a scrivere, in cui gli occhi contrastavan col sonno; ne forse hanno maggior pretensione queste "appendici di studiose vigilie" che di tener desti i sonnacchiosi in cert'ore".

Protesta l'aurore, intanto, di non credere intorno all'anima se non quando le carte sacre ne insegnano e la Santa Romana Chiesa comanda, vera madre di tutti i popoli e sola maestra del veto; imitandosi qui per dileggio i dogmi del pazzo antichismo, da' quali per semplice uso di scrivere ha preso i destini, le fortune, le deita e si fatti altri vocaboli, che da qualunque lettore di sana mente devono esser presi nel vero senso" (Lucerna 322-23).

(13) Su questo punto cfr. Mancini, La narrativa libertina degli Incogniti.

(14) Una misteriosa edizione della Lucerna pubblicata a Parma, ma senza indicazione dello stampatore e della data di pubblicazione, e segnalata nel catalogo della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera.

(15) L'originale italiano, Li dodeci Cesari, risale al 1633 e consiste in una raccolta di versi dedicati a ciascun imperatore romano.

(16) Nel 1627 Pona pubblica La Messalina e la Maschera iatropolitica, opere che testimoniano indubbie suggestioni anticonformiste (cfr. Getrevi, "La Maschera iatropolitica").
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Author:Buccini, Stefania
Publication:Italica
Date:Dec 22, 2005
Words:5039
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