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Norma Bouchard and Massimo Lollini, eds. Reading and Writing the Mediterranean. Essays by Vincenzo Consolo.

Norma Bouchard and Massimo Lollini, eds. Reading and Writing the Mediterranean. Essays by Vincenzo Consolo. Toronto: Toronto UP, 2006.

Il libro ideato da Norma Bouchard e Massimo Lollini e importante, per almeno tre ragioni. Il primo merito dei curatori e quello di aver reso disponibile ai lettori di lingua inglese una vasta selezioni di scritti--alcuni dei quali difficilmente reperibili anche in Italia--di uno dei piu importanti autori italiani contemporanei. I lettori di Italica dovrebbero gia conoscere abbastanza bene l'autore siciliano, poiche la rivista ha dedicato recentemente uno dei suoi numeri (Spring 2005) all'autore siciliano, con ben tre articoli di Joseph Francese, Lollini e Bouchard. Al di fuori pero di una cerchia piuttosto ristretta di addetti ai lavori, l'opera di Consolo e quasi completamente ignota ai lettori angloamericani, e cio e dovuto in gran parte ai fatto che fino ad oggi l'unico suo romanzo tradotto in lingua inglese e I1 sorriso dell'ignoto marinaio, mentre capolavori come Retablo e Nottetempo casa per casa attendono ancora un traduttore. Chiunque abbia mai provato a leggere una pagina di Consolo sa quanto sia complessa la sua lingua, tanto da apparire spesso intraducibile. A maggior ragione, dovremmo essere quantomai grati per l'iniziativa di Bouchard e Lollini, i quali sono stati in grado di mettere insieme una equipe di traduttori di altissimo livello. Infatti il volume, ai di la della impostazione concettuale--su cui torneremo--e davvero un'opera collettiva. Senza il generoso contributo dei traduttori, non avrebbe mai visto la luce. Doveroso mi pare elencarli tutti: Felice Italo Beneduce, laureatosi alla Advanced School of Interpreters and Translators dell'Universita di Trieste; Norma Bouchard, che oltre a curare il volume ha generosamente tradotto tre saggi; Mark Chu, che ha insegnato per sei anni a Palermo e lavora dal 1991 in Irlanda, a Cork; la studiosa irlandese Daragh O'Collell, che esplora da tempo la "nuova scuola siciliana"; Joseph Francese, noto studioso di letteratura italiana contemporanea; Valerio Ferroe, che sta traducendo attualmente in inglese testi di Vittorio Sereni e Rossana Campo; Ben Lawton, noto per la sua premiata versione inglese di Heretical Empiricism; Francesca Parmeggiani, esperta di letteratura italiana e comparata della Fordham University; Mark Pietralunga, che ha scritto diversi libri sulle traduzioni di Pavese e Fenoglio; John Welle, autore di numerosi saggi critici e traduzioni di Andrea Zanzotto, un autore almeno altrettanto difficile quanto Consolo.

D'altro canto, se e vero che la traduzione dei singoli testi e il prodotto di un ben coordinato lavoro di squadra, la concezione del libro si deve invece unicamente a Bouchard e Lollini, che hanno scelto un taglio assolutamente innovativo. Ed e questo, a mio parere, il terzo e forse il loro piu importante merito: quello di aver percepito la centralita dei Mediterraneo nell'opera di Vincenzo Consolo e di averne fatto il perno centrale della loro riflessione critica. Ampliando il quadro di riferimento in siffatto modo, l'opera di Consolo si prospetta subito rilevante anche da un punto di vista comparativo, ed infatti numerosi dei saggi contenuti nel volume potrebbero essere facilmente utilizzati per corsi universitari sui Mediterranean Studies, un campo di studi ancora non ben definito dal punto di vista teorico, ma ricco di fermenti, che tocca le discipline piu svariate. (1)

Paesaggio con rovine

Al posto delle due "babeliche" torri gemelle, un cumulo immenso di detriti, che migliaia di addetti ai lavori molti dei quali volontari, si sono affrettati a rimuovere. Oggi, sul luogo della sciagura si apre una voragine infinita, simbolo per Vincenzo Consolo dell'abisso in cui sta sprofondando la civilta occidentale (124). Una civilta che non produce piu rovine, ma solo detriti, spazzatura da occultare ai margini delle nostre citta. In "Diary of Two Journeys to America" Consolo scruta con curiosita il paesaggio americano, sia le verticalita di New York che le distese orrizontali della West Coast, ma non riesce a penetrarlo. E' un paesaggio muto, come quello della metropoli milanese, dove molti anni fa lo scrittore siciliano si trasferi, proveniente dalla Sicilia, e dove continua a vivere oggi. "It's not true, I cannot write of Milan, I have no memory ..." (261) grida Consolo agli agenti della Digos che si allontanano dopo aver messo a soqquadro il suo appartamento, accusandolo di "scrivere storie" sulla Milano degli anni settanta.

Il soggetto della narrativa di Consolo non puo essere che quello mediterraneo, ed in particolare quello della Sicilia, terra situata alla confluenza tra il Mediterraneo occidentale e quello orientale, dove numerose civilta si sono sovrapposte, lasciando segni profondi nel territorio, nella lingua e nell'architettura deli'isola. Lo sguardo di Consolo rassomiglia a quello dell'archeologo, che scava ai di sotto dell'apparente uniformita del reale per scoprire gli infiniti sedimenti e tracce che secoli di presenza umana hanno inciso nel paesaggio. Come accade nei quadri dell'amato ed enigmatico pittore Fabrizio Clerici, uno dei quali i curatori del volume hanno scelto come illustrazione di copertina: Recupero dei cavallo di Troia.

Il voume si apre con una lunga conversazione con Mario Nicolao vertente appunto sull'Odissea, in cui Consolo sottolinea le profonde differenze tra il mondo narrato da Omero e quello di oggi. Laddove per Ulisse era ancora possibile espiare le proprie colpe e far ritorno ad Itaca, oggi il ritorno (il nostos) non e piu possibile: "No penitential and liberating journey is now possible. Ithaca can no longer be reached" (61) perche l'irruzione violentissima ed incontrollata della modernita nel paesaggio mediterraneo ne ha irrimedabilmente distrutto l'antico equilibrio. Viaggiare attraverso il Mediterraneo oggi significa inoltrarsi in un mondo in rovina, come si legge nel saggio "Ruin of Syracuse": "For this today is our condition, exiIed in an inhospitable land, hunted out of a human Syracuse, from the city that continually withdraws itself" (86). Dalle citta del Mediterraneo visitate da Consolo nella prima parte del volume, intitolato "Odysseus's Journey", trasuda lo stesso fetore di morte e decomposizione. Nelle strade di Algeri, la trionfante, sensuale gioventtu descritta da Albert Camus e scomparsa; i giovani incontrati dall'autore vogliono solo andare via, emigrare, stretti nella morsa soffocante del fondamentalismo che dilaga. A Sarajevo, altra citta visitata dallo scrittore, un parco giochi per bambini e stato trasformato in cimitero, nel mezzo del quale madri inginocchiate alzano i loro lamenti ai cielo (101). In Palestina, dove Consolo si reco come membro del parlamento internazionale degli scrittori, i bulldozers israeliani radono al suolo interi villaggi, alimentando la spirale di violenza e distruzione che pare non aver mai fine. L'ulivo, albero emblema del Mediterraneo, si e mutato ovunque in olivastro, la planta selvatica che simboleggia il ritorno del dominio della natura, intesa da Consolo in senso leopardiano, non come madre ma come matrigna, da cui l'umanita si deve costantemente difendere.

La raccolta di saggi si apre su un paesaggio mediterraneo a stento riconoscibile, dove i resti di civilta millenarie stanno per essere cancellati in nome di un progresso che ha perso, per dirla con Franco Cassano, autore del Pensiero meridiano, il senso della misura. Bouchard e Lollini mettono giustamente l'accento nell'introduzione sulle affinita che legano lo scrittore siciliano al sociologo pugliese: "... technology, having Iost its anthropological funcfion, has generated the technological monsters that are destroying the ancient poleis, transforming them into the modern metropolis or the 'panic cities' of political, religious, and racial intolerance that are increasingly becoming part of our daily existence" (18).

Italia (e Sicilia) tra Europa e Mediterraneo

Secondo Cassano, anziche cercare disperatamente di colmare il gap tecnologico che lo separa dai paesi pia "evoluti" del Nord Europa, il Sud deve " riacquistare la forza per pensarsi da se, per riconquistare con decisione la propria autonomia." Si tratta, in altre parole, di smettere di "pensare il sud alla luce della modernita ma al contrario pensare la modernita alia luce del sud". (2) Questo significa modificare in senso concettuale e politico l'equilibrio geopolitico e culturale dell'Europa, che, come mostra Roberto Dainotto nel suo recente lavoro Europe (in Theory), si e andato gradualmente spostando dall'area mediterranea ai paesi del nord. Con l'avvento dell'Illuminismo, il Mediterraneo e diventato il luogo privilegiato delle passioni, mentre la Francia e l'Inghilterra si sono andate identificando sempre piu con i valori della razionalita e della democrazia. (3) Nei saggi contenuti nella seconda e terza parte del volume, intitolate "Sicilian Travels: Lands, Cities and Sea" e "Mediterranean Crossroads", Consolo da un contributo importante in questa direzione. Il suo sguardo "archeologico" rivela ai nostri occhi un patrimonio culturale di cui si e persa la memoria, che affonda le sue radici nella Sicilia, vista come crocevia di tradizioni e conoscenze che attraverso i secoli si sono reciprocamente influenzate. Nei saggi "Sicily and Arab Culture", "The Bridge over the Channel of Sicily" e quello dedicato al poeta medievale Ibn Jubayr Vincenzo Consolo illustra la fitta rete di scambi che si creo tra il mondo musulmano e la Sicilia. In seguito alla conquista che si fa risalire all'827, la Sicilia, che era stata ferocemente sfruttata dai romani e successivamente lasciata in stato di abbandono dai bizantini, visse un vero e proprio rinascimento: "agriculture thrived again thanks to new systems of irrigation (...) fishing flourished (...) artisanry, commerce and art thrived" (228). Secondo l'autore, la cosi chiamata "scuola siciliana" sorta alla corte normanna di Federico li, non fece che continuare la tradizione siculo-araba che era gia presente sull'isola.

Consolo e ben lungi dal proporre una visione mitica della Sicilia e del Mediterraneo. Sulla scia di Braudel riconosce che la sua storia e "drenched in hate and conflict" (16) e che oggi come nel passato "throughout the Mediterranean, man is hunted, imprisoned, sold, tortured..." (245). Se un tempo uomini e donne venivano catturati e venduti come schiavi nei porti di Algeri e Venezia, Tunisi e Genova, oggi i migranti clandestini sono spesso abbandonati a morire in mare, come accade nel racconto di Basilio Archita (110-16). Cio che contraddistingue la tragica situazione attuale, nell'analisi di Consolo, e l'annichilimento totale del senso civico e dell'energia creativa che in passato sono sempre scaturite come reazione alle catastrofi che la Sicilia ha subito nel corso della sua storia. Un bellissimo esempio della volonta di riscatto dei popolo siciliano e contenuto nel saggio "The Rebirth of Val Noto", che e stato probabilmente pensato con il ricordo della recente tragedia del Belice fisso in mente. Siamo nel 1693, molte citta e paesi della Sicilia orientale sono appena stati rasi ai suolo da un terremoto di dimensioni enormi. Avvenimenti come questi hanno il potere, scrive Consolo, di spingere talvolta una cultura "backwards, from culture to the most incomprehensible and threatening nature" (217). Invece, la gente della Val Noto, non si piega di fronte alla catastrofe, e decide di ricostruire le proprie citta in modo ancor piu bello:
   In short, everyone must have had great pride, a lofty sense of
   themselves as individuals and as a community, if, immediately after
   the earthquake, they wanted and were able to miraculously
   reconstruct those cities, with those topographies, with those
   baroque architectures: theatrical, bold, dazzling executions of
   dreams, realizations of fantastic utopias. They seem, in their
   incredible movements, in their airy, apparent fragility, a supreme
   provocation, a challenge to any future tumult of the ground, to any
   further earthquake. At the same time, the facades of those
   churches, of those convents, of those public and private buildings,
   in their movements, in their waiving 'like a sea,' in their
   swelling and fluttering like sails in the wind, seem the
   representation, the image of the earthquake itself, converted into
   stone charros, to ward off any repetition. It is destruction turned
   into construction, fear into courage, obscurity into light, horror
   into beauty, the irrational into creative fantasy, the
   incontrollable anarchy of nature into premeditated, Leibnizian
   anarchy of the Enlightenment. In short, here chaos turned into
   logos, which is always the path of civilization and of history."
   (218)


Il fragile, splendido equilibrio dell'architettura barocca rappresenta una sorta di allegoria della lotta tra uomo e natura, che trova nella creazione artistica la sua espressione piu alta. Se in passato la collettivita seppe reagire contro le grandi catastrofi naturali, oggi pare totalmente vinta dalle forze della tecnologia e del capitalismo create dall'uomo stesso. "The barbaric concrete that suffocated and entombed the historic city" (240) come si legge in "Palermo, Most Beautiful and Defeated", un tema che l'autore sviluppera poi in modo magistrale nel suo ultimo romanzo, "Lo spasimo di Palermo'. La distruzione non si ferma al paesaggio, ma si estende anche alia sfera interiore dell'individuo, talmente assorbito dalla logica del consumo e del profitto che non riesce piu a reagire in alcun modo.

Eppure, nonostrante la grande malinconia di stampo benjaminiano che pervade tutte le opere maggiori di Consolo, si nota tuttavia qualche piccolo barlume di resistenza. Perfino il giovane mozzo Basilio Archita,--novello Odisseo--che inizialmente si rifiuta di ascoltare il richiamo etico, sdraiato al sole sulla tolda della nave, immerso nella musica pop proveniente dagli auricolari, una volta giunto in porto non esita a denunciare il proprio capitano, per aver fatto gettare amare i clandestini che si erano nascosti sulla sua nave.

Poetica della memoria e resistenza

La resistenza si puo manifestare anche attraverso la memoria, tema di cruciale importanza in Consolo, a cui Bouchard e Lollini dedicano giustamente la sezione finale del libro, "Writing as Poetic Memory'. I saggi scelti dai curatori illustrano chiaramente la poetica dell'autore, anche se in maniera, a mio parere, troppo "didascalica". Anziche scegliere esclusivamente "saggi', meglio sarebbe stato forse far intendere ai lettori l'importanza della memoria in modo piu indiretto ed insieme piu vivido, attraverso brevi racconti, attraverso i quali si potrebbe cogliere meglio l'essenza dello stile dello scrittore siciliano. Consolo, come ogni grande scrittore, da il meglio di se stesso quando narra, attraverso quelle allegorie che sono i personaggi, la sua visione del mondo. La scelta stessa del termine "essays" per definire gli scritti raccolti nel volume in molti casi non e la piu appropriata. Si tratta infatti spesso di veri e propri "racconti", come nel caso del bellissimo "The Language of the Forest', che desto l'attenzione di Andrea Zanzotto. Oltre a questo "racconto", mi sarebbe piaciuto leggere in questa sezione, anche la storia di Antonino Uccello, il gentile e tenace insegnante di scuole secondarie immigrato dalla Sicilia in Brianza, che durante gli anni dei boom economico, quando la povera gente nelle campagne del Sud gettava via con rabbia i segni materiali della loro rinnegata cultura contadina, lui andava pazientemente raccogliendo e catalogando. Il gesto del collezionista di oggetti di cultura materiale, che poi finiranno in un museo attrezzato a sue spese, e il correlativo oggettivo della ricerca che in quegli stessi anni Consolo andava compiendo a livello linguistico attraverso la sua opera narrativa. La lingua diventata egemone con li dilagare dei mezzi di comunicazione di massa e "a horrible language, a stuttering invaded by the languages of the media that expresses nothing but merchandise and consumption" (283). Il pezzo da cui cito e intitolato "The Disappearance of the Fireflies": un riferimento esplicito a Pasolini, autore molto amato da Consolo, in quanto oppositore di quella omologazione culturale e linguistica contro cui lo scrittore siciliano continua a battersi ancor oggi. Il verdetto che ci da a conclusione del saggio ricorda da vicino il tono indignato e profetico di Pasolini degli "Scritti corsari": "This Italy by now hollow, naked and passive, ignorant and aphasic, is, I think, the prime country and the country best suited to march triumphantly into the Great Mall of the World, into the globalization of merchandise and consumption to annihilate itself in it, and in it to die happily" (283).

Per quanto gli scritti raccolti nel volume servano egregiamente a "spiegare" i riferimenti intertestuali e le strategie stilistiche messi in atto da Consolo nella sua opera--narrativa e poetica insieme--per contrastare la mercificazione del linguaggio letterario, se si vuol veramente capire quel che lo scrittore intende comunicare occorre leggere la sua prosa creativa, della quale il presente volume non e altro a ben vedere che un invito alia lettura. E alla traduzione. Nell'accurato apparato bibliografico che correda il volume leggiamo con piacere che tutti i romanzi ele raccolte di racconti piu importanti di Vincenzo Consolo sono stati tradotti in francese, tedesco, spagnolo e portoghese, mentre in inglese l'unico volume disponibile e "The Smile of the Unknown Mariner". Impossibile tradurre la prosa creativa dell'autore? Non credo, a patto che si accetti il fatto, come ricorda Walter Benjamin nel "Compito del traduttore', che ogni volta che traduciamo un testo narrativo o poetico da un'altra lingua alla nostra forziamo inevitabilmente i limiti del nostro stesso Imguaggio, reinventandolo e rendendolo in qualche modo estraneo a noi stessi. Forse e proprio in questo concetto di scrittura come straniamento che risiede uno degli insegnamenti pio profondi che l'anziano marinaio mediterraneo ci vuole impartire, con il suo enigmatico sorriso ironico, come nel quadro di Antonello da Messina.

TULLIO PAGANO

Dickinson College

NOTES

(1) Si veda, ad esempio: L'alternativa miditerranea. Per un dialogo tra le due sponde, a cura di Franco Cassano e Danilo Zolo. Fentrinelli, 2007.

(2) Franco Cassano, Il pensiero meridiano. Bari: Laterza, 1996, p. 5. ma si veda anche la seconda edizione, del 2005, con una lunga introduzione dell'autore.

(3) Roberto Dainotto, Europe (in Theory) Durham and London: Duke Up, 2007. Dello stesso autore si veda anche "The European-ness of Italy" in Negotiating Italian Identities. Annali d'Italianistica, Vol. 24, 2006.
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Author:Pagano, Tullio
Publication:Italica
Article Type:Book review
Date:Jun 22, 2008
Words:2843
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