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Nelson Moe. The View from Vesuvius. Italian Culture and the Southern Question.

Nelson Moe. The View from Vesuvius. Italian Culture and the Southern Question. Berkeley: U of California P, 2002.

The View from Vesuvius, ricerca nata nella primavera del 1983 da un malevole gindizio di una passeggera fiorentina che avvertiva l'allora giovane studente, Nelson Moe, di non andare nel nefasto meridione, mentre lui intrepido e ignaro della debole "identita italiana" faceva il suo "gran tour" da Milano a Reggio Calabria, ci offre un'attenta indagine di come l'immagine del Sud d'Italia e stata costruita nell'immaginario europeo e di rimando, con modifiche, in quello italiano. Il libro di Nelson Moe e oltremodo prezioso perche invece di ripresentare la perenne Questione Meridionale attraverso la tradizionale analisi comparativa, economica e politica tra Nord e Sud ci invita a riconoscere il ruolo avuto dagli intellettuali europei nel periodo precedente all'unificazione dell'Italia nel forgiare un'immagine di un'area geografica sottosviluppata. Scrive l'autore: "over the course of the late seventeenth and early eighteenth century, western European charges of Italian 'decadence, corruption, weakness, political and moral passivity' became 'ever more frequent and severe'" (15).

La tendenza a denigrare l'Italia del diciottesimo secolo era comune nell'Europa occidentale soprattutto da parte degli inglesi, dei francesi e dei tedeschi. Concetto importantissimo per capire come a nazione fatta, l'elite intellettuale e i capi politici delia nuova nazione, per sentirsi parte dell'Europa piu emancipata e nel contrastare la ribellione meridionale all'unificazione, hanno elaborato ed arricchito l'immagine negativa del Mezzogiorno. Cosi scrive l'autore Moe: "This land is 'other than Italy,' other than that sociopolitical unity imagined by Farinis, Cavours, Villamarinas, and other members of the Moderate Piedmontese leadership who at that very moment were consolidating their political hegemony over the democratic forces of opposition" (165).

Alla ricerca degli effetti dell'eurocentrismo sull'immaginario delia gente dello stivale e, infatti, dedicata la prima parte del libro con l'eloquente titolo: "Imagining the South" assunto suffragato da una lettura di testi e documenti d'epoca che confermano l'immagine di una "Italy as Europe's South" e il Meridione come l'inizio del continente africano: "This is not Italy! This is Africa: compared to these peasants the Bedouins are the pinnacle of civilization."(165).

La seconda parte ripropone la rappresentazione del Meridione durante l'intero svolgimento del Risorgimento e analizza il dilemma della dopo conquista/liberazione del Sud nel come governare e rappresentare il meridione basandosi su lettere di politici e di ufficiali che avevano combattuto e combattevano il brigantaggio. Il solco di ricerca culturale nel quale Moe tuffa le sue ricerche mostra come i modelli negativi di rappresentazione gia stabiliti sono ripresi e danno come risultato un accentuarsi delle differenze tra le due patti della nazione con alcuni settori del Settentrione che anticipando gli indugi dell'indimenticabile Chevalley di Monterzuolo, emissario piemontese al palazzo del Principe Don Fabrizio nel romanzo Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, dubitano l'appartenenza a una comunita nazionale.

Nella terza parte del libro si tracciano i cambiamenti che dal 1874 segnano una proliferazione di nuovi interessi verso il Meridione che l'autore identifica con la pubblicazione delle ricerche di Pasquale Villari, Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino che sono da considerare i primi studi sistematici di studiosi italiani sulle condizioni di vita nel Meridione che diventeranno il punto di riferimento della Questione Meridionale. Altre novita sono da attribuire all'interesse suscitato da giornalisti, artisti, scrittori ed etnografi che forgiano un'immagine del Sud in termini estetici e cultta-ali. Il diffondersi dell'interesse per il mezzogiorno da parte della nuova borghesia nazionale si manifesta in vail campi e viene coltivato attraverso riviste come Nuova illustrazione e Illustrazione italiana che esce per la prima volta nel novembre del 1875 e rimpiazza l'altra. La dualita con cui il meridione veniva rappresentato si alterna trail pittoresco e il sottosviluppato, rappresentazioni che si ramificano anche nella crescente curiosita dei ceti medi.

Nell'ultima parte il libro analizza il molo avuto nella narrativa di Giuseppe Verga dalla lontananza dalla Sicilia e dell'influenza degli studi summenzionati sulle sue rappresentazioni veriste. Inoltre lo studio prende in esame la diffusione delle nuove riviste che popolarizzavano le varie rappresentazioni del Mezzogiorno e l'importanza avuto dagli scritti maturi di Verga nello stabilire una nuova percezione nazionale della Sicilia e per estensione del Meridione. Moe mostra come il dibattito in corso sul Meridione e la caratterizzazione pittoresca abbiano un ruolo importante nella maturazione artistica dello scrittore siciliano. Di conseguenza la produzione narrativa matura di Verga serve allo studioso americano per confermare l'importanza chela distanza geografica ha sulla produzione e la rappresentazione culturale. Lo studioso Moe avvalla la sua metodologia inserendosi nella scia critica iniziata dallo scomparso Edward Said che nel 1978 con la pubblicazione di Orientalism mostro come la visione europea dell'altro, nel suo studio sull'oriente, servisse a riaffermare la supremazia globale del vecchio mondo. Seguendo i parametri delineati dallo studioso palestinese, Moe continua l'approccio critico seguito anche dagli studiosi Larry Wolff e Maria Todorova, applicandoli in modo originale al caso italiano, cosi esplorando come una parte dell'Italia ha creato un'immagine dell'altra anche per dominarla.

La Questione Meridionale e stata e continua ad essere un tema molto discusso nella cultura italiana soprattutto dopo la caduta delle ideologie e la nascita di movimenti secessionisti nel Settentrione, e The View from Vesusius, l'arricchisce culturalmente servendosi di fonti storiche, testi letterari, illustrazioni, discorsi d'epoca, lettere scritte, diari di viaggio, studi etnografici, ma questo ricco studio ha soprattutto il merito di aver saputo inserire la vecchia questione italiana nell'ambito del discorso europeo de1 diciottesimo secolo. Spaziando negli studi culturali, Moe, offre l'opportunita sia a chi si avvicina per la prima volta allo studio della debole identita nazionale italiana dando anche modo agli esperti di confrontarsi con categorie e prospettive nuove per affrontare il ruolo avuto dal pittoresco, dalla distanza culturale e dalla geografica per capire come sia nata la rappresentazione del nostro Meridione. Sarebbe stimolante allargare la ricerca alla "Questione vaticana" vero ostacolo alla formazione di uno stato nazionale e pur sempre fondamentale nell'accomunare le genti d'Italia.

Oggi che ci confrontiamo con la nascita di una nuova grande Europa la costruzione dell'immagine del Mezzogiorno/Meridione, proposta dallo studio di Moe, ci potrebbe essere utile nel capire l'acquisizione di nuove identita Non e a caso che proprio in Italia, paese che ha formato la propria unita nazionale in un momento storico quando le super potenze europee dell'epoca, per lo piu Inghilterra e Francia, creavano le premesse per la propria egemonia culturale, e in corso anche il dibattito sulla fine degli staff nazionali e i sondaggi mostrano gli italiani tra i primi nel volere essere europei. Sara di ulteriore interesse per gli studiosi vedere come l'identita italiana, nata da memorie storiche imposte da una elite intellettuale che per sentirsi anche parte di quella Europa che durante il periodo della unificazione nazionale si proponeva come sistemi-modelli nell'agone della competizione commerciale e politica, reggera a confronto del globalismo e del neoetnicismo localistico.

ANTONIO VITTI

Wake Forest University
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Author:Vitti, Antonio
Publication:Italica
Article Type:Book Review
Date:Mar 22, 2005
Words:1129
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