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Millicent Marcus. After Fellini: National Cinema in the Postmodern Age.

Millicent Marcus. After Fellini: National Cinema in the Postmodern Age. Baltimore: Johns Hopkins UP, 2002.

Con la morte di Federico Fellini, gennaio del 1994, regista che nel mondo era la firma del cinema italiano di un periodo d'oro in cui i grandi cineasti nazionali riuscivano a portare nei loro film il senso di una intera nazione sfruttando al meglio il linguaggio cinematografico, alcuni critici hanno visto non soltanto la scomparsa di un "Maestro" ma con essa la conclusione di un'epoca se non addirittura la fine virtuale del cinema nazionale italiano. Senza dubbio Fellini e stato l'artista simbolo del cinema italiano d'autore nato negli anni sessanta, dopo la grande era del neorealismo, quando il cinema nazionale era ancora al centro dell'interesse, grazie anche alle magie del grande romagnolo.

All' After Fellini, titolo piu emblematico e contestuale che cronologico ma senza dubbio significativo per le ragioni summenzionate, la studiosa Millicent Marcus ha dedicato quattordici saggi alla ricerca di un legame tra il grande passato cinematografico italiano e il presente. Ci sono ancora tracce di vitalita e di creativita nel cinema italiano oppure si dovrebbe soltanto parlare del resto di niente? Marcus nei suoi saggi ritrova quelle che sembravano per molti critici caratteristiche scomparse o rare, nella capacita di alcuni registi italiani di essere riusciti a mantenere viva l'identita del grande cinema italiano con un linguaggio cinematografico degno dei maestri del passato, riuscendo cosi a ridare vita a un cinema che aveva perso il contatto diretto con il proprio humus culturale e con i problemi contemporanei.

La studiosa americana, nell'introduzione accenna al declino artistico del cinema italiano dovuto anche alla crisi ideologica della sinistra, da ricercare nel profondo smarrimento avvenuto in seguito al terrorismo che segno anche la fine di ogni utopia e la conclusione della spinta per un rinnovamento nato dall'impulso democratico che aveva dato vita al cinema politico italiano della grande stagione del cinema civile dei Rosi, dei Petri e dei Damiani, che partendo da episodi oscuri o attraverso metafore surrealiste si servirono del cinema per scoprire le trame nascoste che avevano segnato il destino dell'Italia nata dopo il fascismo. Inoltre l'autrice delinea, con riferimenti pertinenti, il terremoto mediologico che era gia iniziato con la congiuntura del post boom economico e che tocco l'epicentro con la fine del monopolio della TV di stato, 1976, da cui nacquero le reti private che incrementarono il calo delle vendite dei biglietti ai botteghini dei cinema, fenomeno da attribuire anche all'aumento dei film televisivi. Flessione iniziata negli anni settanta, ma che nel decennio successivo si accentuo con la TV che cambio il modo di produrre film influendo anche sulle aspettative del pubblico, un cambiamento che si riflesse nell'abbassamento delle aspettative degli spettatori contribuendo al tramonto di un prodotto cinematografico medio che era stato la base economica, con le commedie all'italiana, della produzione nazionale. La deregulation televisiva permise alle nuove reti private di importare programmi televisivi americani, tipo Happy Days, Dallas, e Bay Watch che secondo lo studioso Sandro Bernardi alla lunga hanno privato le nuove generazioni del proprio immaginario culturale.

Dopo l'introduzione in cui si orienta il lettore e si presentano le problematiche che hanno delineato la ricerca dello studio, Millicent Marcus inizia il suo viaggio nel cinema italiano con Paisa (1946) di Roberto Rossellini e Bellissima (1951) di Luchino Visconti, film che servono all'autrice come modello e riferimento al grande passato e come misura di confronto per rivalutare il nuovo cinema italiano. La ricerca e divisa in cinque parti e si propone di mostrare come alcuni film hanno colmato il vuoto tra il grande cinema del dopoguerra, esemplificato dai due film summenzionati, e la crisi degli anni ottanta. Il merito di questa ricerca e nella sensibilita estetica, la sofisticazione culturale che l'autrice mostra nella lettura dei film e nella capacita della studiosa di trovare legami tra i quattordici film presi come esempio per la sua ricerca.

Nella prima parte "Looking Back," Marcus costruisce le basi offrendo una rilettura di Paisa e di Bellissima che va oltre i canoni tradizionali e inizia l'intreccio di ana serie di fili ideologici, teorici e interpretativi che spaziano attraverso il tempo e i generi per riaffermare l'amore e l'ammirazione che la studiosa nutre per il neorealismo italiano. Un amore avvallato da una lettura attenta della storia, della cultura cinematografica e arricchito da una forte vena artistica e creativa, che ritrova la continuita tra i film del passato e quelli del presente. Infatti nel secondo capitolo "Italy by Displacement" attraverso un attento studio de L'ultimo imperatore (1988) di Bernardo Bertolucci, Mediterraneo (1991) di Gabriele Salvatores, e Sostiene Pereira (1995) di Roberto Faenza la studiosa afferma che benche girati all'estero le trasformazioni culturali italiane e i nodi irrisolti della politica nazionale sono rivissuti attraverso l'ambientazione trasposta altrove.

Nel terzo capitolo "Family as Political Allegory" attraverso lo studio di Tre fratelli (1985) di Francesco Rosi, La scorta (1998) di Ricky Tognazzi, e Ladri di bambini (1992) di Gianni Amelio, Marcus analizza gli effetti dell'emigrazione interna, del terrorismo sul tessuto sociale, la decostruzione e ricomposizione del nucleo familiare, la disillusione con il presente e la lotta per l'affermazione di una nuova morale ed etica sociale per un futuro migliore.

Nel quarto capitolo "Postmodernism; or, the Death of Cinema?" con Ginger e Fred (1985) di Federico Fellini, Nuovo cinema Paradiso (1988) di Giuseppe Tornatore, Ladri di saponette (1989) di Maurizio Nichetti, e Tano da morire (1997) di Roberta Torre, l'autrice tratta non soltanto l'importanza estetica di questi film ma l'ansia postmoderna dell'artista consapevole del tramonto del proprio mezzo espressivo. A nostro avviso questa e la parte piu stimolante della raccolta per quanto concerne i problemi che i nuovi registi devono affrontare in un'era in cui la televisione riempie lo spazio e cambia l'immaginario con la pubblicita e con i film importati dagli Stati Uniti che controllano il mercato e impongono modelli togliendo spazio ad immaginari diversi. La creativita dei nuovi cineasti lotta per trovare immagini e storie diverse, disperatamente in cerca di sogni indigeni ma il mondo della celluloide impone utopie importate. Il quotidiano e dominato dalla TV che impone il proprio modello di spettacolo. Il cinema e stato spodestato culturalmente e ha perso il prestigio culturale degli anni precedenti. Sconfitta iniziata negli anni settanta e realizzatasi negli anni ottanta in cui tanti film prodotti erano il risultato di autori e registi che creavano film privi della memoria cinematografica perche il loro immaginario era per lo piu il risultato di una dipendenza al linguaggio della televisione che era diventato la lingua madre di ogni forma di spettacolo. Durante il momento piu acuto della crisi il cinema non attingeva piu le proprie storie dalla vita nazionale e invece di parlare con il linguaggio cinematografico usava quello televisivo.

Partendo da queste premesse e rifacendosi alle affermazioni dello studioso italiano Gian Piero Brunetta riguardo a come il linguaggio televisivo sia diventato la lingua matema sostituendo quella cinematografica, relegata al ruolo di lingua swaniera, Marcus paragona questo fenomeno al ruolo avuto dal neorealismo e dai film che ne sono una diretta continuazione le cui rappresentazioni artistiche erano e sono mimesi della vita collettiva della nazione espressa in modi e generi diversi, facendo in tal modo un'operazione diversa da quella operata dalla TV e dai mass media che rimuovono il vero e fanno diventare tutto simulato.

La raccolta di saggi si conclude con "The Return to the Referent" in cui La tregua (1997) di Francesco Rosi, La vita e bella di (1998) Roberto Benigni, e Caro diario (1993) di Nanni Moretti, che come il titolo posto all'inizio del capitolo attesta, mostrano come il cinema italiano contemporaneo sia tornato al referente, il neorealismo, con racconti storici e personali ma mantenendo vivo lo scopo sociale ed etico del grande cinema nazionale. Tutti i film scelti, dopo il primo capitolo, oltre a mostrare nostalgia per il passato fanno riferimento al sociale con lo scopo di cambiare e di migliorare la societa continuando la tradizione di responsabilita morale, cioe il modello neorealista, come cinema testimone della collettivita. I nuovi registi nel mostrare i piu complessi problemi attuali sono anche piu coscienti dell'artificio artistico cinematografico dopo la rivoluzione tecnologica e l'era postmoderna.

Il volume rispecchia, nei saggi raccolti sui film studiati, l'assunto di partenza della ricerca: il meglio del nuovo cinema nazionale mantiene vivo il compito che si era assunto il neorealismo conservando la responsabilita civica, registrando la storia del paese e filmandone i cambiamenti. Lo studio sara di grande aiuto ed interesse nel sollecitare ulteriori approfondimenti sui nuovo cinema italiano attraverso una lettura di continuita oppure di rottura con il grande patrimonio cinematografico italiano per capire meglio un cinema nazionale in crescita.

ANTONIO VITTI

Wake Forest University
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Author:Vitti, Antonio
Publication:Italica
Article Type:Book Review
Date:Sep 22, 2004
Words:1434
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