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Michelangelo Buonarroti il Giovane. La Fiera.

Michelangelo Buonarroti il Giovane. La Fiera. Seconda redazione. Prefazione, introduzione, testo critico e note a cura di Olimpia Pelosi. Napoli: Liguori, 2003.

La Fiera di Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1646) e una commedia allegorica in cui l'autore si prefigge di ammaestrare dilettando. L'opera, commissionata al Buonarroti dalla Corte Medicea e rappresentata per la prima volta nella grande sala della Galleria degli Uffizi 1'11 febbraio 1619, ebbe una lunghissima gestazione editoriale che copre un periodo di oltre trentacinque anni. lnfatti, i primi appunti preparatori, riscontrabili nei codici 74, 86, e 87 nell'Archivio Buonarroti della Biblioteca Medicea Laurenziana, risalgono ai 1604. Dopo la rappresentazione del 1619, la commedia non venne piu messa in scena, ma il Buonarroti vi lavoro per altri due decenni, modificandola ed ampliandola fino a portaria dai 3642 versi della rappresentazione dei 1619 a circa trentaduemila versi. Il Buonarroti non vide mai pubblicata La Fiera, la quale ci e arrivata in tre diverse redazioni. La cosiddetta prima redazione, contenuta nel codice 65 (in tre copie) e rappresentata nel 1619, consta di 3642 versi. La sua edizione critica e stata curata da Uberto Limentani (Firenze: Olschki, 1984) ed e identificata come FI. La seconda redazione, che e l'oggetto di studio del presente volume della Pelosi, fa parte dei codice 64 e conta circa 15000 versi. Il Limentani identifica questa redazione come F2. La terza redazione (F3), raggiunge quasi i 32000 versi ed e contenuta nei codici 68-72. La sua edizione--la prima in assoluto della Fiera--fu curata nel 1726 (Firenze: Tartini e Franchi) da Anton Maria Salvini e poi riedita nel 1860 (Firenze: Le Monnier, 2 volls) con annotazioni di Pietro Fanfani.

Neanche questa terza redazione puo tuttavia essere considerata, in un certo senso, quella definitiva, in quanto il Buonarroti aveva intenzione di ampliarla ulteriormente fino a raggiungere le nove giornate (F3 ne ha solo cinque). In questa sede, e inopportuno identificare i dettagli del lavoro di ampliamento e di revisione apportato dal Buonarroti alla Fiera; e piu adeguato, invece, riportare quanto dice la Pelosi: "L'autore ha ridistribuito molto di FI e F2 e quasi tutto di F2 in F3, sempre con rimaneggiamenti superficiali o profondi, con trasposizioni, omissioni ed aggiunte, inserendo blocchi di scene originarie in scene diverse o nuove" (13). Anche il linguaggio subisce profonde modificazioni nel processo di rifacimento, cosi riassunti: "Nella FI il Buonarroti attinge alla parlata quotidiana 1 Firenze, anche se usa diversi registri a seconda dei personaggi e delle situazioni. Nella F2 e ancora nella F3, come dice il Limentani, 'le voci arcaiche o disusate sono piu frequenti che in F1 [...]; con I'andar degli anni [...] ando arricchendo il bagaglio lessicale che portava con se e che gli veniva sempre pio naturale di usare'" (15).

Lo studio dei rapporti di osmosi tra due redazioni diverse di un'opera qualsiasi e sempre un lavoro molto faticoso. Questo lavoro diventa estremamente arduo e quasi impossibile in un lavoro come la Fiera, la cui lunghezza di circa 32000 versi potrebbe benissimo scoraggiare il pit preparato e ben disposto filologo. Quando poi a questo lavoro si aggiunge, come nel caso della Pelosi (ma anche dei Limentani), oltre alia normale collatio e/o trascrizione del testo e allo studio delle varianti, anche l'analisi delle modificazioni linguistiche, allora il lavoro filologico diventa addirittura immane. Ed uno dei principali meriti della Pelosi e appunto quello di offrirci puntualmente questi riscontri certosini ma tanto utili al recupero filologico della tradizione testuale. A questo riguardo, la Pelosi ci offre pagine di alta filologia nelle sezioni "Il lavoro di ampliamento e di revisione della Fiera" (13-14) e "Il linguaggio della Fiera: tradizione accademica e prospettiva barocca" (15-27) ed ovviamente nelle numerosissime note filo logiche al testo. Queste sezioni fanno tutte parti della "Introduzione" della Pelosi al volume e sono precedute da tre paragrafi altrettanto interessanti (nella prima parte di questa recensione): "La Fiera e i suoi intenti" (3-7), "Le redazioni della Fiera" (7-10), e "Il compendio della Fiera" (11-13). La parte introduttiva e filologica del volume e completata dalla sezione "La descrizione del codice" (29-32), che inelude i criteri di trascfizione, e da un dettagliato specchietto riassuntivo dei rapporti di osmosi tra le scene delle varie redazioni (33-38), tra l'altro puntualmente e dettagliatamente riportati nelle note in calce quasi ad ogni scena. Chiude questa parte introduttiva un'ottima, sia pur non esaustiva, bibliografia sulle opere e sulla critica.

Il testo della Fiera copre quasi 450 pagine (45-486) e nella sua trascrizione la Pelosi si mostra alquanto conservativa, in rispetto delle abitudini ortografiche e di interpunzione del Buonarroti e seguendo dei criteri ormai quasi universalmente accettati dalla tradizione filologica moderna. In ogni caso, gli interventi della studiosa sono minuziosamente indicati nelle note (ma anche nel testo, tramite l'uso di parentesi quadre). Il testo della Fiera e ovviamente corredato da un complesso di note--sistemate a pie di pagina per immediata e piu facile consultazione--sia a carattere esplicativo o linguistico che filologico. Le note a carattere filologico sono a loro volta di diverso tipo: a volte, quando possibile, vengono segnalati i rapporti tra le scene della presente edizione con F1 ed F3; altre volte si tratta di spiegazioni per interventi correttivi al testo; talora sono volte a descrivere annotazioni autografe ai margini della carta; in altri casi vengono segnalate irregolaritanel manoscritto; sempre pero questo repertorio e ben curato, preciso, chiaro e di alta utilita.

Il volume presenta anche un valido "Indice dei nomi" (487-88) ed e arricchito da alcuni disegni dello stesso Buonarroti, di cui uno anche in copertina. Lo sforzo della Pelosi nel portare a termine un lavoro filologico di questa portata e stato sicuramente enorme, ma ha dato evidentemente i suoi frutti ele sue soddisfazioni, in quanto la perizia filologica della studiosa traspare in ognuna delle quasi 500 pagine del volume. e possibile intuire l'enormitadello sforzo e del lavoro portato a termine dalla Pelosi anche dal fatto che questa edizione critica ha avuto una gestazione di oltre venti anni (interessante parallelismo con la trentacinquenne gestazione delle diverse redazioni della Fiera): questa lunghissima gestazione, come spiega l'autrice nella prefazione (1-2) e dovuta in parte ad un periodo di stasi per motivi personali, ma soprattutto, secondo me, a motivi inerenti alla mole di lavoro richiesto da questa "commedia fiume."

Un volume di questo tipo e ovviamente indirizzato ad un pubblico di esperti, ma potrebbe benissimo rientrare come libro di testo di corsigraduate nordamericani sul Seicento o sul teatro, ma soprattutto in corsi di linguistica, grazie sia al ricco bagaglio les1 sicale, alla ricchezza e complessita linguistica e alia varietadi registri stilistici usati nell'opera, ma anche per lo stretto rapporto tra il Buonarroti e l'Accademia della Crusca.

SALVATORE BANCHERI

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Author:Bancheri, Salvatore
Publication:Italica
Article Type:Book review
Date:Jun 22, 2007
Words:1100
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