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Materia y memoria: el arte electronico y la reconsideracion del presente futuro.

Materia e memoria: le arti elettroniche e la riconsiderazione del presente-futuro

"Materie-materiali" significativamente archetipiche come l'acqua e il ferro, la pietra e la sabbia, il vetro e l'aria, il sangue e il fuoco sono state reinterpretate nelle immagini-suono degli artisti e nei loro spiazzanti montaggi elettronici in segni e scritture (audiovisive) di "secondo grado": in una efficace -proprio perche sempre un po' inquietante- riconsiderazione del nostro presente-futuro. Cosi i paesaggi -come i primi piani e i dettagli di nobile ascendenza fotografica e filmica- si sono mutati in metafore del volto, del corpo, dell'ambiente videografato: hanno assunto la forma di veri e propri "paesaggidrammaturgici" del flusso di coscienza, monologhi interiori non tanto (non solo) dell'autore quanto dello spettatore stesso. Da luoghi si sono trasformati in stati: dell'interiorita, del passaggio, dello spostamento, dell'estensione del "naturale" in un "artificiale" che intendesemplicemente indicarci la natura piu profonda -e nascosta-del nostro essere come diquello delle cose, dei corpi, della natura.

Il rapporto espressivo che si e stabilito negli anni -fin dai primi anni Sessanta- tra l'acqua e la luce mediate dall'elettronica (nel video e nella tv) e significativo: ambedue materie naturali portatrici, in tutte le culture, dei piu importanti significati simbolici, nelle videografie e nelle installazioni degli artisti si rincorrono e si specchiano a vicenda. La mobilita estrema dell'immagine elettronica (fatta di elettroni, quindi di elettricita: di fuoco, in definitiva) interpreta infatti -con una profondita e una contiguita "liquida" che colpi molto i primi artisti e cineasti avvicinatisi al nuovo mondo dell'immagine elettronica- la fluidita dell'acqua con il suo trascorrere trasparente sulle cose, insofferente di ogni limite e costrizione. Anche l'immagine elettronica (in particolare quella video-analogica) accetta come limite, come "cornice", solo quella dello spazio che la contiene: tv monitor, schermo, stanza o scenografia che sia. Come la forma del fiume e definita solo dalla valle che ha scavato cosi la forma del video e definita solo dal dispositivo che la contiene; per questa via la luce elettronica e la fluidita dell'acqua, ambedue corpuscolari e mobilissime, intrecciandosi nella metafora della flessibilita, della fluidita e dell'instabilita del contemporaneo sono diventate -nel cinema e nell'arte- similitudine concentrata del trascorrere del tempo, della nascita e della fine, del passaggio di stato, del cammino di conoscenza e della crescita attraverso un trauma, della morte e della rinascita, del continuo e reciproco fluire degli esseri umani dal corpo materiale a quello spirituale.

Il video si specchia nell'acqua (e viceversa) come nel video si specchia la memoria. E in effetti, come sostenne Paik, "video" potrebbe non significare solo "io vedo", ma anche -piu radicalmente- "io volo": d'altronde il nostro cervello e fatto cosi, come un nastro magnetico.

Non tutti gli autori, ma certamente i piu grandi, hanno osato affrontare questo livello, quello della conoscenza dell'oltre attraverso il video: valorizzando, appunto, le "possibilita" espressive e comunicative delle sue immagini, dei suoi colori, dei suoi mutamenti e della sua peculiare relazione con il suono. Negli ultimi decenni del Novecento, tuttavia, alcune opere -tra le quali molte presentate in questa Rassegna, vere e proprie cinegrafie in elettronica di nuova concezione decisamente riuscite sia sul piano plastico che narrativo- hanno saputo materializzare, con livelli di formalizzazione dell'intuizione fino ad allora irrealizzati, le modalita stesse di una forma assai particolare della conoscenza: di quella cui si approda attraverso la dimensione onirica e i meccanismi del sogno. Una ricomposizione non lineare dell'esperienza realizzata a partire dal recupero e dalla destrutturazione proprio di quel complesso archivio di immagini, suoni ed emozioni che la memoria sedimenta nel cuore, nella mente e nelle forze di ciascuno di noi. Una operazione conoscitiva questa, prima ancora che artistica e poetica, cui l'immagine elettronica interpretata dagli artisti ha dato un contributo fondamentale, esaltando ulteriormente i risultati gia raggiunti in questa direzione dalla grande storia del teatro e del cinema.

Si tratta ovviamente di un approccio all'immagine, al suono e alla parola non solo "tecnologico" ne tanto meno estetizzante, ma decisamente riflessivo e autoriflessivo, quasi filosofico: in decisa controtendenza al determinismo tecnologico oggi dominante e alle consuetudini del sistema televisivo planetario o alla produzione industriale di immagini. Un sistema mediatico che ha saputo ridurre la nozione di "opera" a quella di "programma" o addirittura di "contenuto": tendendo istintivamente -ma in una certa misura anche ideologicamente- ad azzerare e rimuovere proprio il rapporto con il passato e con la memoria. Opponendo progressivamente, e tuttavia con decisione, l'ambito esclusivo della "percezione" a quello dell'autocoscienza, e l'"intrattenimento" (inteso come evasione) alla riflessione si e instaurato il modello culturale pressoche planetario fondato sull'utilizzo diffuso dei nuovi media (dalla tv al videofonino alla rete) che si sta risolvendo in una apologia del presente e dell'immediato, della simultaneita e della virtualita che ha condotto, tra l'altro, alla riduzione di espressioni-chiave del nostro pensiero quali "informazione", "immaginario", "narrazione", "rappresentazione" a "slogan", "gossip", "effimero", "glamour", "fiction", "reality". Una fuga evidente dalla complessita e dalla riconsiderazione critica sia del presente che del passato che sta imponendo a livello di massa una vera e propria regressione globale dell'immaginario.

Un modello al quale gli artisti piu consapevoli suggeriscono, se non di opporre, almeno di affiancare ulteriori modalita di relazione e diverse (forse antiche) attenzioni alla complessita: nuove opere, nuove poesie, "citta" ancora da fondare, nelle quali puo valer la pena vivere; anche con l'apporto delle nuove tecnologie, grazie all'intreccio e all'estensione reciproca tra le arti e i media.

Gli artisti che qui presentiamo sono tra i piu rappresentativi (ma certo non i soli) di una attitudine alla ricerca -etica prima ancora che espressiva ed estetica- che continua a contrastare, anche solo denunciandolo, il dilagare vittorioso della mediocrita mediatica, l'odierna, diffusa, stanchezza dell'arte, la deriva trash della comunicazione come dell'entertainment e, in ultima istanza, l'apparentemente inesorabile erosione delle idealita forti. Per una riconsiderazione consapevole del nostro presente-futuro.

Marco Maria Gazzano

Profesor Dipartimento Comunicazione e Spettacolo dell'Universita Roma Tre. Italia. gazzano@uniroma3.it

Recibido: Julio 7 de 2010

Aprobado: Noviembre 15 de 2010
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Author:Gazzano, Marco Maria
Publication:Kepes
Article Type:Report
Date:Jan 1, 2010
Words:972
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