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Maria Ruvoldt. The Italian Renaissance Imagery of Inspiration. Metaphors of Sex, Sleep, and Dream.

Maria Ruvoldt. The Italian Renaissance Imagery of Inspiration. Metaphors of Sex, Sleep, and Dream. Cambridge, UK: Cambridge UP, 2004.

Nel libro intitolato The ltalian Renaissance Imagery of lnspiration, Maria Ruvoldt intreccia fonti visuali e testuali per esaminare l'impatto metaforico dell'immagine del sonno/sogno nella sua funzione di esplorazione e commento sulla natura della creazione artistica. La studiosa afferma che il Rinascimento italiano vede il progressivo sviluppo, influenzato dal pensiero neoplatonico sulla natura dell'ispirazione divina, per cui l'esperienza onirica diviene la figura privilegiata per legittimare il ruolo dell'artista e della sua opera.

Il primo capitolo, "The Sleep of Reason," considera le immagini delle medaglie di Tito Strozzi, Pietro Bembo e Benedetto Varchi che ritraggono i rispettivi umanisti addormentati. Ruvoldt propone che il tema del sonno sia qui usato per evocare il modello neoplatonico ficiniano. Infatti, Ficino, sulla scia di Sinesio, Petrarca e Pontano, aveva rivalutato il sonno in positivo come la vacatio necessaria per essere eletti a ricevere il furor divino, allontanandolo definitivamente dalla connotazione medievale negativa di accidia. Ma, pur avendo tali illustri precedenti, l'ascesa della figura del sonno come simbolo privilegiato per l'estro creativo non si presenta senza ostacoli, come si puo notare, ad esempio, nel ciclo di immagini dedicate al tema di Marte conquistato da Venere, tra cui quelle famosissime di Botticelli e Di Cosimo. Inoltre, la capacita dell'immagine onirica di vacillare tra passivita ed attivita, tra ispirazione poetica ed accidia, porta ad una serie di rappresentazioni in cui e la contrapposizione stessa ad essere tematizzata per antitesi.

Nel secondo capitolo, "Sleeping and Waking/Rapture and Reason," Ruvoldt studia questa pratica di antitesi dettagliatamente ne Il vecchio e l'ancora di Marcantonio Raimondi (ca. 1504-1506), L'allegoria della virttu e il vizio di Lorenzo Lotto (1505) e I musicisti di Giovanni Cariano (ca. 1520), dimostrando come l'opposizione visuale tra sonno e veglia articoli la tensione tra le posizioni aristoteliche e platoniche sulla natura dell'atto creativo. L'antitesi e quindi anche un modo attraverso cui l'opera si interroga e ci interroga sulla sua natura. Infatti, l'immagine della giustapposizione ha un potere diretto sullo spettatore che viene ingaggiato, a sua volta, nella pratica retorica di antitesi che gli chiede di giudicare i limiti dell'opposizione. Di contro, la relazione che si instaura cosi tra opera e spettatore apre lo spazio per la riflessione cosciente sull'essenza dell'opera artistica.

D'altro canto, il sonno e spesso una metafora sessuata, e Ruvoldt sostiene che ancora di piu dell'opposizione sonno/veglia, sara l'immagine della donna addormentata che diventa la metafora privilegiata per l'opera d'arte. Nel terzo capitolo, "Pregnant Poets," Ruvoldt dimostra, infatti, come l'immagine della donna nuda venga eventualmente favorita a quella del sonno, proprio in quanto il corpo della donna riesce a simboleggiare in un segno unico entrambi i lati dell'esperienza creativa--ispirazione e creazione--risolvendo cosi l'ambiguita dell'antitesi tra sonno e veglia che si presentava nelle opere esaminate dal capitolo precedente. La studiosa sostiene che il petrarchismo ed il neoplatonismo abbiano giocato un ruolo chiave in questo senso per il loro teorizzare l'amore come la forma pio alta di furore divino e localizzando il suo avvio nell'esperienza della visione della bella.

L'influenza della filosofia amorosa rinascimentale spiegherebbe l'emergenza del tema del nudo femminile addormentato che, sebbene abbia i suoi precedenti classici, non era apparso in Italia fino alla tine del Quattrocento--l'ascesa di questa figurazione e, infatti, dovuta proprio alla connessione tra donna, amore, e sonno, che rende il nudo femminile dormiente un segno ideale per la creazione ispirata. Il quarto capitolo, "Sleeping Beauties," considera l'immagine del nudo femminile dormiente come figura esemplare sia per il successo artistico, sia per la capacita di ispirare il degno spettatore. Ruvoldt esamina La Venere dormiente di Campagnola, passaggi del Decameron, e dell'Hypnoerotomachia, per provare che se il sonno era piu generalmente associato con il successo intellettuale, il nudo femminile dormiente diventa, invece, lo spazio significante ideale proprio per le arti visive.

Gli ultimi due capitoli esaminano come l'esperienza onifica funzioni come figura prediletta proprio per la creazione artistica. In particolare, Ruvoldt asserisce che il sogno assolve una speciale doppia funzione: sia metafora, sia meccanismo della creativita. Tema caro al Rinascimento, il sogno funziona, infatti, anche come uno strumento ermeneutico che stimola lo "spettatore" a cercare di decifrarlo ed esprimerlo--questa speciale relazione tra artista sognante e sognante spettatore rende quindi il sogno una metafora ideale per la creazione visiva. Inoltre, assumendo il ruolo di sognatore per eccellenza, l'artista trasferisce su di se la carica dell'ispirazione divina assumendo una dignita superiore ai filosofo ed al poeta come interprete ideale della visione onirica.

Nel quinto capitolo, "The Dream of Raphael," Ruvoldt prende in considerazione il sogno come topica per il linguaggio visivo nel Sogno di Raffaello di Marcantonio Raimondi (ca. 1508). Secondo la studiosa, questa incisione, e piu generalmente il genere del sogno, si attua come "a pictorial play, an image meant to mediate the relationship between artist and viewer, demonstrating the inventive skill of its creator while demanding imaginative engagement from the viewer" (123). Ruvoldt osserva con particolare attenzione come Raimondi si avvalga della particolarita del sogno di liberarei confini dell'immaginativa per citare, fondere e superare, artisti piu rinomati, legittimando cosi l'autore e la sua arte.

Il sesto capitolo, "The Dream of Michelangelo," si concentra, invece, sul famoso disegno Il sogno (ca. 1533). Ruvoldt sostiene che la tradizionale interpretazione di quest'opera di Michelangelo come immediata ed ovvia allegoria di vizi e virtu sia semplicistica alla luce dell'importanza metaforica della visione onirica da lei rilevata in questo studio. Il sogno, autofitratto ideale, e da intendere invece come una meditazione sull'arte, sul ruolo dell'artista e sul rapporto artista/opera e opera/spettatore: "a visual summation, demonstrating the invention of a visual language that complements and enhances the textual discourse on divine inspiration. The Sogno also brings this study full circle, from the image of the sleeping intellectual to the conception of the artist as a dreamer" (142).

Ma, se "Il sogno di Michelangelo" mi pare un eccellente summa e punto di arrivo, se non fosse che in scherzosa imitazione di Vasari, avrei voluto vedere sviluppato il tema dell'esperienza onirica come essenzialmente sessuata anche in questo capitolo. Piu generalmente, mi pare che, a volte, l'argomento di Ruvoldt soffra a causa del suo ambizioso progetto interdisciplinare che tenta di coprire un cosi vasto territorio come l'immaginario rinascimentale nello spazio limitato di duecento pagine. Ad esempio, penso che l'analisi si sarebbe potuta arricchire ingaggiando maggiormente il discorso critico letterario e filosofico sulla metafora della visione onirica neoplatonica (e.g., Eugenio Garin, Ernesto Grassi, Giuseppe Mazzotta, Nicoletta Tirinnanzi) e sulla sua natura sessuata (e.g., Adriana Cavarero, Luce Irigaray). Inoltre, mi sarebbe piaciuto che la studiosa avesse preso maggiormente in considerazione come il modello di furor divino/ amoroso fosse spesso usato ironicamente. Mi pare, infatti, che l'essenziale paradosso dell'ingentilimento di Cimone che lo conduce all'omicidio e al rapimento problematizzi un'interpretazione univoca della storia del Decameron nella morale "visual experience leads to enlightenment" (100). Piu genericamente, mi chiedo quanto l'invocazione del discorso neoplatonico nelle opere considerate sarebbe da valutare anche nel suo potenziale ironico. Direi che anche l'immagine de La Venere dormiente di Campagnola che finge di dormire mentre si masturba mi ricorda pio Aretino che Ficino e non mi pare che si possa limitare la sua carica erotica al solo scopo di "push her viewer beyond the material, beyond the physical aspects of desire, to achieve the spiritual transcendence that love makes possible" (98).

Ma, ovviamente, il mio lamento di aver voluto saperne di piu e sempre e soprattutto un encomio. Infatti, e proprio in virtu del suo ambizioso progetto interdisciplinare che The Italian Renaissance Imagery of Inspiration si presenta come un libro cosi interessante e ricco di spunti sia nelle interpretazioni individuali delle varie opere, sia nella sua volonta di intrecciare documenti visuali, letterari e filosofici, sottolineando il fluido rapporto metaforico fra le discipline.

ANGELA MATILDE CAPODIVACCA

University of California at Berkeley
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Author:Capodivacca, Angela Matilde
Publication:Italica
Article Type:Book review
Date:Jun 22, 2006
Words:1302
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