Printer Friendly

Marco Santoro. Storia del libro italiano. Libro e societa in Italia dal quattrocento al nuovo millennio. Nuova edizione riveduta e ampliata.

Marco Santoro. Storia del libro italiano. Libro e societa in Italia dal quattrocento al nuovo millennio. Nuova edizione riveduta e ampliata. Milano: Bibliografica, 2008.

La storia dell'editoria non ha ancora in Italia un delineato orizzonte epistemologico e all'elevato livello dei dibattito metodologico non corrispondono prove di organica ricognizione e costruzione. Deve quindi crescere, attrezzarsi, individualizzarsi e consolidarsi. Le parole secentesche di D. Morhof, a proposito di una historia literaria dei vari settori disciplinari ancora tutta da scrivere, "Nemo est qui Oceanum hunc transmiserit; non pauci, qui litus legerunt" ("Nessuno passo attraverso quest'oceano, non pochi costeggiarono il lido"), possono essere evocate per rappresentare con buona approssimazione lo stato dell'arte di una scienza giovane, che solo da alcuni decenni appare dinamizzarsi in una varieta di studi, pur nella frammentarieta e prismatica varieta di approcci. A guardar bene quattordici anni anni fa Santoro navigo a vista in quell'oceano (1 edizione, 1994), per restare dentro la metafora dell'erudito tedesco, offrendo un manuale che rappresenta ancora oggi un unicum in tale ambito disciplinare privo di prodotti similari con cui potersi confrontare, nel bene e nel male. Dopo numerose ristampe lo studioso tenta un nuovo attraversamento in acque ancora piu insidiose, perche rimaste prive di rotte, e ripropone il suo lavoro in una versione aggiornata conservando il medesimo implanto che lo configura come trattato dalla chiara vocazione pedagogica. L'intento e di ripercorrere, come scrive con consapevolezza nella Premessa, "le varie fasi della produzione editoriale italiana a stampa dal Quattrocento ad oggi, con l'obiettivo da un canto di evidenziare il reciproco influsso fra libro e societa e, dall'altro, di segnalare, sinteticamente ma con adeguato ausilio di dati e di congrua documentazione, le peculiarita salienti dell'attivita libraria nei maggiori centri italiani nei vari secoli." L'impegno dello storico si intreccia con quello dei bibliografo nell'offerta di materiali e dati che invitano a una lettura attiva e aperta, senza declinare il tentativo di connettere e ripercorrere in una trama unitaria una pluralita di storie recanti in se caratteristiche da indagare, descrivere e rapportare a peculiarita locali.

Nel volume si focalizza il particolare partendo da un'inquadratura generale: scandito da macro-capitoli che riguardano le varie epoche si va da un'utile ricostruzione storico-culturale alla produzione dei maggiori centri editoriali con i protagonisti di punta, alla presentazione della morfologia del libro, passando attraverso un efficace ex-cursus sull'organizzazione culturale e sul ruolo dell'intellettuale, autentica bussola per capire percorsi di sviluppo e limiti cronici della industria italiana dei libro. Ricusata l'impostazione puramente bibliofilica ed erudita, l'autore non evita, in alcuni passaggi, di collegarsi ad una realta transnazionale che segue le complicate e non sempre definibili vie culturali e commerciali della Repubblica delle lettere e, soprattutto, non perde di vista l'oggetto materiale, il libro che espressivo prodotto artigianale, "mercanzia d'utile e mercanzia d'onore," trova in se impressi non solo i caratteri ma anche tracce di un vissuto culturale, di problematiche imprenditoriali, di professionalita tormentate. Come e sua consuetudine scientifica l'autore fonda considerazioni valutative su censimenti e tabelle sinottiche, compilati sulla base di bibliografie e studi relativi alle varie fasi del libro antico e moderno, che evidenziano ritmi della produzione e ventagli disciplinari. In questa nuova edizione l'edificio, oltre a ispessirsi di nuove notizie e di una corposa bibliografia, si arricchisce anche di parti strutturali importanti: il commercio librario, la presentazione del libro nella sua traiettoria di sviluppo, i procedimenti tipografici e tecnologici, la censura e tematiche "sulle quali legittimamente nei tempi pio recenti si e concentrata l'attenzione degli studiosi."

In tale ambito di studio, si diceva e ce lo conferma Santoro, sono ancora molte le zone oscure. Ogni indagine necessiterebbe di una ricognizione censitaria rigorosa--bibliografica--per sviluppare un pensiero persuasivo. La produzione critica, che ha registrato in questi ultimi anni interessanti iniziative anche se isolate, si sfaccetta in sguardi diversi, quello dello storico della cultura, dei saggista e dello storico del libro di diverse ispirazioni. Si potrebbe richiamare un saggio dello stesso autore (A proposito della "storia del libro" in Libri edizioni biblioteche tra cinque e seicento. Con un percorso bibliografico [Manziana: Vecchiarelli, 2002]) che concerta una sorta diforum di autorevoli studiosi sulla epistemologia della disciplina: con L. Balsamo che sottolinea l'utilita del concorso delle diverse competenze inerenti alle scienze librarie per un'attendibile indagine; con T. Tanselle che, ribadendo la funzione basilare della bibliografia analitica, rivendica la centralita del libro quale focus della ricostruzione storica; con R. Darnton che insiste sugli aspetti sociali ed economici del circuito della comunicazione implicati nella produzione e ricezione del libro. Pur apprezzando l'apporto dei diversi approcci metodologici, Santoro in quell'occasione sembra avvicinarsi a un' ermeneutica basata sulla storia materiale della carta stampata, intesa come superficie riflettente di un'epoca storico culturale, e dunque a D. Mckenzie e R. Chartier, ermeneutica di grande interesse, che puo intervenire tuttavia solo a un livello molto piu avanzato di sviluppo disciplinare. Con il suo volume Santoro compie, a ragion veduta, una scelta metodologica sincretistica attenta a cogliere lo sviluppo interno delle tecnologie di produzione, dei linguaggio editoriale, di abitudini di lettura e di arti e mestieri, da ricondurre senza determinismi, ma con un'ottica problematica, a specifiche matrici economiche, sociali e culturali. E un lavoro di dissodamento e di ricomposizione che indica percorsi utili anche per un insegnamento universitario meno parcellizzato.

Rivolgiamo il nostro sguardo ad alcune integrazioni della nuova edizione. Il paragrafo sulla fabbricazione della carta riporta il lettore dentro la materialita del libro che e luogo non solo di raffinate indagini bibliologiche per risalire, ad esempio, alla datazione di un incunabolo, ma anche di interpretazioni su strategie editoriali che hanno a che fare con il destinatario del prodotto. E si fa cenno anche ai formati, altro elemento importante d'immagine che in ogni epoca ha comunicato un'idea di libro in relazione ai vari generi letterari e ai modelli di lettura: come non ricordare, in proposito, l'enchiridio di Aldo Manuzio, progenitore di un'editoria colta e scaltrita? Si prosegue nel capitolo II miracoloso procedimento con pagine riguardanti la stampa manuale che ci guidano nella fucina tipografica per osservare da vicino una tecnologia formidabile e imperfetta, responsabile di una trasmissione impura dei testi e teatro di prassi correttorie non sempre ortodosse.

Andiamo a scoprire le fattezze del libro umanistico-rinascimentale in cui matura la pagina frontespiziale che si carica gradualmente di elementi promozionali fortemente comunicativi adeguati a un mercato vivace e competitivo dove la persecuzione censoria, l'istanza forte di una lingua letteraria nazionale, il graduale consolidamento dell'industria libraria, la nascita di nuove tipologie letterarie, la mentalita razionalistica e, paradossalmente, la mancanza di un inquadramento giuridico dell'arte diventano incentivi per la creazione di un prodotto originale e versatile, ricco di messaggi simbolici. La dedica, o meglio l'epistola dedicatoria, e stata oggetto in questi ultimi anni di un intensificato risveglio d' interesse da parte degli studiosi, a cominciare dallo stesso Santoro, che rinvengono nelle pieghe dell'artificioso linguaggio elogiativo elementi biografici, culturali e storici legati alla particolare vicenda compositiva e tipografica del testo eal suo autore nonche i vincoli della produzione libraria con mecenati di vario profilo e con circuiti intellettuali. Resiste questa pratica paratestuale anche nel Novecento, contraendosi in sintagmi o enunciati di poche parole e conservando li carattere di patrocinio il pio delle volte non venale ma affettivo e intellettuale; si consolida nel libro contemporaneo, invece, la componente della prefazione dove spesso e proprio il tutore della pubblicazione a entrare operativamente in campo per garantire sul valore dell'opera. Una pratica invasiva la ritiene Pavese, di cui Santoro ci racconta la significativa polemica con De Martino, capace di pilotare l'orientamento e il giudizio del pubblico fino ai conformismo culturale, a volte anche con stravolgimenti vistosi del significato originario deli'opera. E da sempre l'industria libraria, come il libro di Santoro ci insegna, ha modellato gusti e coscienza critica legandosi al potere e al canone culturale dominante o assecondando tendenze alternative, molto convenienti.

Nella nostra epoca sembra riproporsi la "crisi di crescita" del seicento con le sue bizzarre ambivalenze: espansione delle case editrici, in special modo nell'area centro sud, ma intensa mortalita delle stesse e tendenza monopolistica di alcune; aumento esponenziale dei titoli, con impennata dei romanzi e dei racconti, ma riduzione delle tirature; prevalenza di un prodotto medio, non degradato ma di grande potenzialita e dal ciclo di vita piu breve, spesso invisibile. Le problematiche dell'apparato industriale e distributivo, il tentativo di sfondare la barriera dei lettori deboli e saltuari con eccessi di poligrafia, in un paese diviso, propenso piu all'immagine che alla parola scritta, sembrano tracciare, fin dalle origini, scenari uguali e sempre cangianti di questa avvincente storia culturale e di costume. La conclusione potrebbe essere quella magistralmente pronosticata dal futuristico Fahrenheit 451 di R. Bradbury e cioe la scoperta che il libro alla tine riesce a sopravvivere con rinnovata vitalita alla sua stessa apparente fragile esistenza e ai libricidi, anche all'ultimo, il piu insidioso e oscuro, perpetrato dalla societa dell'informazione.

ANTONELLA ORLANDI

Scuola speciale per archivisti e bibliotecari
COPYRIGHT 2007 American Association of Teachers of Italian
No portion of this article can be reproduced without the express written permission from the copyright holder.
Copyright 2007 Gale, Cengage Learning. All rights reserved.

Article Details
Printer friendly Cite/link Email Feedback
Author:Orlandi, Antonella
Publication:Italica
Article Type:Book review
Date:Dec 22, 2007
Words:1466
Previous Article:Richard Kuhns. Decameron and the Philosophy of Storytelling: Author as Midwife and Pimp.
Next Article:Massimiliano Rossi e Fiorella Gioffredi Superbi, a cura di. L'arme e gli amori: Ariosto, Tasso and Guarini in Late Renaissance Florence: Acts of an...
Topics:


Related Articles
Carla Marcato. Dialetto, dialetti e italiano.
Carlo Annoni. La poesia di Parini e la citta secolare.
Arnaldo Di Benedetto. Il dandy e il sublime: nuovi studi su Vittorio Alfieri.
Nelson Moe. The View from Vesuvius. Italian Culture and the Southern Question.
Cristina Bracchi, ed. L'alterita nella parola. Storia e scrittura di donne nel Piemonte di epoca moderna.
Francesca Italiano e Irene Marchegiani. Crescendo! An Intermediate Italian Program. Second Edition.
Carolyn J. Mackay. Il dialetto Veneto di Segusino e Chipilo.
Concetta Cirigliano Perna, a cura di. Non soltanto un baule: storie di emigranti italiani.
Enrico Malato. Per una nuova edizione commentata delle opere di Dante.
Luca Somigli e Mario Moroni, a cura di. Italian Modernism.

Terms of use | Privacy policy | Copyright © 2020 Farlex, Inc. | Feedback | For webmasters