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Maometto <>.

Motivato dalle mie origini tunisine, quindi arabe per retaggio socio-culturale e musulmane per retaggio religioso, questo contributo nasce da un ricerca che verte attorno al sistema lessicale costruito attorno alla figura di Maometto che nell'Occidente cristiano indicava referenzialmente l'Oriente islamico.

Nella fase elaborativa, vengono selezionate le occorrenze delia voce maomettano, nella cultura documentaria e letteraria dal Duecento al Cinquecento, un lasso di tempo che gli storici ritengono di cruciale importanza nel rapporto tra le due culture: sono infatti gli anni delie crociate, delie prime esplorazioni dei paesi oltre le sponde orientali del Mediterraneo e dell'affermazione dell'Impero Ottomano.

Allo scopo di individuare le attestazioni delie voci selezionate, si e proceduto a uno spoglio generale dei repertori informatici (LIZ 4.0, TLIO, OVI), integrato con le occorrenze emerse dai testi latini e dai relativi volgarizzamenti; in particolare, si sono considerati resoconti di viaggio, testi di carattere dottrinale e teologico, enciclopedie destinate a una grande diffusione nell'Occidente medievale. Aile testimonianze letterarie sono state affiancate, dove possibile, quelle documentarie: atti notarili, libri di conti, cronache cittadine si sono cosi dimostrati utili a ricostruire i rapporti bilaterali tra i due mondi, valutando nella concretezza dell'interazione quotidiana la presenza dei mondo e delie parole arabe nella realta linguistica dell'Occidente.

I dati lessicali raccolti sono stati di volta in volta integrati con note di aggiornamento bibliografico ed enciclopedico, indicando recenti prospettive di ricerca filologica e storico-linguistica, utili a un pubblico di studenti stranieri che avvicinano la lingua e la letteratura italiana.

Nel contatto tra mondo cristiano e mondo musulmano, la definizione dell'altro o del diverso parte sempre dal proprio spazio, dalla propria terra o dalla propria immaginazione. La geografia e la storia occidentali, oggettive o soggettive che siano, hanno sempre cercato nel corso dei secoli di delineare un Oriente cosi vasto e complesso, che a volte si trova al di la del mare, altre volte coincide con immagini remote e affascinanti: e l'Oriente che Edward Said chiama <<occidentalizzato>>, cioe inventato e dipinto dalle mani dell'Occidente. Infatti attraverso l'immagine di Maometto nascono sintagmi e lemmi che si tramandano nei secoli per indicare un iperonimo che si potrebbe nominare l'Islam. Questo lavoro non ha la pretesa di citare tutte le fonti relative all'Islam e all'Orientalismo. Il piano seguente e stato costruito a partire dai sintagmi presenti nel materiale testuale:

1 Le leggende di Maometto

2 Il 'falso profeta'

3 Le 'macomettarie'

4 I maomettani o macomettani

5 'Mossulman che vuol dir macomettano'

6 Legge, setta, fede e gente maomettana

Maometto 'profeta de li saraxini'

Muhammad, in arabo ([TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII]) e reso in italiano col nome Maometto, profeta dellTslam, considerato l'ultimo messaggero di 'Allah', nato il 20 aprile dell'anno 570 a Mecca e morto, secondo alcune fonti islamiche, (1) lunedi 12 'rabi' del 632 a Medina e li sepolto. Maometto, secondo la forma italianizzata si presenta in Arabia all'inizio del vu secolo, prima alia Mecca, poi a Yathrib (la futura Medina) come l'inviato di Dio (rasul Allah) incaricato di rivelare agli uomini un nuovo messaggio. La sua predicazione innesca cambiamenti storici, tra i quali vanno senz'altro menzionati l'unificazione dell'Arabia e l'affermarsi di una civilta e di un impero come terza forza politica nel Mediterraneo.

Maometto, Macometto, Malcometti, (2) Malcometto sono gli appellativi presenti nella letteratura e nei dizionari storici della lingua italiana con varie sfumature, legate a leggende e miti che trovano spesso la loro fonte nel Medioevo. Si trovano a definirlo sintagmi come falso profeta, falsa legge oppure setta maomettana in testi letterari, religiosi, cronachistici e di viaggio.

Se Maometto e presente nei principali dizionari storici della lingua italiana, (3) colpisce l'assenza nelle impressioni del Vocabolario della Crusca, ancora nell'edizione del 1806, con derivati come macomettanesimo, maomettano, maomettista, maomettismo e il piu tardo maomettizzare. In linea di massima i dizionari storici indicano queste voci con un deciso richiamo al concetto di setta, visto che l'Islam era considerato una setta e non una religione. Infatti, mentre per i cristiani l'Ebraismo era un predecessore, l'Islam, che e successivo, e necessariamente falso e dannoso. I musulmani dal loro canto considerano l'Ebraismo e il Cristianesimo autentiche rivelazioni che rimangono tuttavia incomplete. Queste concezioni furono modificate dallo sviluppo successivo dei rapporti fra loro. Si riportano di seguito due voci diverse, in modo da sottolineare le varie tipologie dei vocabolari e del loro giudizio nei confronti della religione islamica.

D'ALBERTI 1825-1835:

Maomettano: della setta e religione di Maometto.

FANFANI 1865:

Maomettismo: la setta e la dottrina di Maometto.

Va isolata invece l'attestazione rilevata nel TRAMATER, che instaura un rapporto di sinonimia tra i seguaci di Maometto e i turchi, che sono quindi tutti fedeli di Allah.

TRAMATER

Maomettani, nome che si da generalmente ai turchi, perche professano la religione di Maometto.

1. Le leggende di Maometto in Occidente

Le piu antiche fonti non musulmane su Muhammad sono racconti, greci o siriaci, della conquista araba, che non forniscono indicazioni se non succinte. Le biografie piu corpose, opera degli autori bizantini piu tardi, riprendono la versione musulmana. La vita del profeta dell'Islam e nota quindi solo attraverso testi della tradizione musulmana: Corano e Sira (biografia tradizionale).

Tuttavia su Maometto in particolare fiorirono, corne si sa, gia nell'alto Medioevo, leggende e favole che resero la vita del Profeta, stando a quello che racconta Guiberto di Noget (1052-1124), dominio della plebe e materia di racconto popolare. Fu talora rappresentato corne monaco ipocrita, che sperava di diventare patriarca di Gerusalemme, corne racconta il Deberto arcivescovo di Tours (1055-1133), altre volte mago, pseudo-profeta e capo di ladroni, istruito da un certo monaco apostata, chiamato da alcuni Sergio, da altri Niccolo, (4) come ci raccontano cronisti e scrittori, da Guiberto a Jacopo da Varagine (1230-1298). Riccoldo da Montecroce considera ispiratore di Maometto niente meno che il diavolo, invidioso delie vittorie di Eraclio, ma non esclude che annoverasse collaboratori nel genere umano. Secondo Riccoldo, il diavolo aveva dato a Maometto, che era illetterato, alcuni compagni, giudei e Cristiani eretici. Sulla scia di Riccoldo si potrebbero citare altri testi medievali dove si parla della leggenda maomettana. Nelle attestazioni seguenti si cerchera quindi di evidenziare da una parte gli aspetti ricorrenti della leggenda e dall'altra gli elementi reali della vita del profeta.

Una delie rappresentazioni piu significative del profeta dell'Islam, rasul Allah, nella letteratura italiana e quella dantesca presente nel canto xxvin dell'Inferno (w. 22-54), interessante sia da un punto di vista linguistico che stilistico. II canto xxvin contiene infatti la conferma della tanto controversa teoria della conoscenza da parte di Dante dell'oltretomba islamico, sostenuta da Maria Corti: (5)
   Gia veggia, per mezzul perdere o lulla,
   com'io vidi un, cosi non si pertugia,
   rotto dal mento infin dove si trulla.
   Tra le gambe pendevan le minugia;
   la corata pareva e '1 tristo sacco
   che merda fa di quel che si trangugia.
   Mentre che tutto in lui veder m'attacco,
   guardommi e con le man s'aperse il petto,
   dicendo: <<Or vedi com'io mi dilacco!
   vedi come storpiato e Maometto!
   Dinanzi a me sen va piangendo Ali, (6)
   fesso nel volto dal mento al ciuffetto.
   E tutti li altri che tu vedi qui,
   seminator di scandalo e di scisma
   fuor vivi, e pero son fessi cosi.
   Un diavolo e qua dietro che n'accisma
   si crudelmente, al taglio de la spada (7)
   rimettendo ciascun di questa risma,
   quand'avem volta la dolente strada;
   pero che le ferite son richiuse
   prima ch'altri dinanzi li rivada. (8)


Maometto si trova nell'ottavo dei nove cerchi maledetti, nella nona delie dieci bolge di Malebolge. Il profeta e collocato nella categoria dei "seminatori di scandalo e di scisma." La punizione che gli tocca e di essere lacerato a meta dal mento all'ano, come, spiega il poeta, una botte le cui doghe vengano disgiunte. I versi di Dante non trascurano alcun dettaglio: le viscere di Maometto e i suoi escrementi sono descritti con vivida precisione, con un lessico di registro plebeo (sacco, dilacco, trulla, sozza). Lo sventurato spiega a Dante la punizione, indicando anche Ali, che lo precede nella fila dei peccatori che un diavolo divide in due; chiede inoltre al poeta di avvertire fra Dolcino (un eretico, i cui seguaci propugnavano la comunanza dei beni e delie donne) della sorte cui andra incontro, se non vorra pentirsi (vv. 55-60). Non sfuggira quindi l'analogia dantesca tra la poligamia permessa nel mondo islamico e il libertarismo dei dolciniani. L'elemento piu rilevante resta tuttavia l'ammirabile conoscenza che Dante ha della cultura islamica, rappresentata nelle due icone principali, Maometto e Ali.

Nell'Ottimo Commento della Commedia e dato ritrovare le stesse indicazioni sul profeta, con una chiosa che si discosta dai dettagli danteschi per portare ulteriori precisazioni sulla leggenda. Sara riportato il commento dell'Ottimo secondo il testo dei due rami principali della tradizione dell' Ottimo, in riferimento ai codici: F = Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Fondo Nazionale II. I. 48 (Magl. VII 1230), L = Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plutei 40.19, R = Firenze, Biblioteca Riccardiana, 1004. (9)

La scelta della chiosa seguente e motivata dall'importanza degli elementi veri sulla vita di Maometto (la sua professione, la prima moglie Khadija), che si mescolano a quelli inventati (il fatto di essere un cardinale, il patto con la figura di Sergio, ecc):
   [185r] [22-30] Gia negia (veggia R) etc. Poi che in genere ae
   tractato (parlato LR) di tutti quelli della viiif bolglia (bolgia
   LR), qui in partichulare tracta della qualitade della pena d'uno
   principe di questi ismocicati (sismatici L;
   scismatici R), cioe di Maomecto, il quale con la sua scisma a piu
   danno dato alla Ecclesia di Dio e alla fede Cristiana che nullo,
   ora (o tra LR) tutti li altri incomperabilemente. Dice che cosi non
   ronpe (si pertugia L; si rompe R) o apre veggia per mecule [185v] o
   lulla--ch'e per la parte l'extrema delia botte--ne vedesi perdere
   come costui era rocto dal mento a le natiche; et era si rocto
   (fesso LR), che tucte le parti dentro li pendeano tra lie gambe; e
   poi lo induce l'autore a mostrare il fesso pecto e mostrare
   (nominare LR) se essere Macomecto.

      Nell'anno (Nelli anni del Signore LR) circa vcxxj (dcxxj LR),
   essendo papa Honorio primo e inperadore Eraclio, Macometto profeta
   de' Saracini si levoe, il quale fue ingromanticho (negromante L;
   negromatico R) e grave (gravato LR) d'infermitade che si chiama
   epilensia, e fue apostata. Quando per quella infermitade chadea,
   che la giente (accio che lia gente L; accio che gente R) non se ne
   adesse, faceva credere che allora parlava con l'angiolo. Dicesi che
   costui, esendo capo di certi huomini dati ad uccidere e rubbare,
   per la costoro forca divenne re; e fue amaestrato da uno monacho
   heretico ch'ebbe nome Sergio in su la malitia ch'elli fecie. Questo
   Macometto morio al tenpo del detto inperadore, e dopo lui
   signioreggioe Abier (Abior R),* (10) morio (morio om. R) nel vcxxj
   (vfxxj R) a mecco luglio.

      Alchuno cosi scrive di lui, che nella Storia di Macometto si
   truova che fue uno chericho (monaco R) di picciola fama nella corte
   di Roma, senza beneficio, il quale per impetrare molto vi stette e
   niente vi optenne, di che (si che R) irato si partio e andonne
   oltramare, e quivi acolse moite genti, aile quali fecie intendere
   moite falsitadi, e credere cio che dicea, pero che le genti erano
   grosse d'intendimento; e quivi trovoe Maomecto, ch'era merchatante,
   e disseli che llo voleva fare signiore e magiore di quello popolo,
   e accio il sodusse e notricoe nella sua chasa un gran tenpo una
   cholonba biancha, e davale a mangiare nelle orecchie (nella
   orecchia R) di Maommecto granella di biada, e non in altro luogho
   se non quivi, perche la cholonba fu cosi costumata che, quando
   volea piccichare, senpre si venia a posare in sul muscholo di
   Maomecto: piccichava il biado che trovava nelle orecchia
   (nell'orecchio R). Poi il falso cherico fece raunare tutto '1
   popolo in una grande [186r] piacca, e disse ch'elli volea ch'elli
   non avessoro signiore e pastore che li tenesse in drittura e che
   desse loro regole e leggi per le quali si mantenessoro, e ch'elli
   non potea helegiere in si honorato offitio se non per vertu di Dio,
   e che pregassero Dio che per sua gratia dimostrasse alchuno
   segniale chi elli volea che fosse loro signiore. Et occhultamente
   sciolta la cholonba, questa venne volando sopra la giente e posossi
   sopra la testa di Maomecto e misseli il beccho nell'orecchie; e,
   pensando il popolo che fosse lo Spirito Santo, e ch'elli dicesse
   alchune parole per questa falsitade et inganno, li Saracini lo
   feciero signiore e poi l'aiutarono a conquistare il regno di Persia
   e tutto lo inpero orientale fine ad Allexandria. E diede novella
   leggie che disse ch'avea ricevuta dallo Spirito Santo, che voleva
   (volava R) sopra llui in spetie di colonba, la quale leggie elli
   conpuose in parte di quelle di Moyse e in parte di quella de'
   Cristiani, e cio fecie per consiglio di quello falso cherico, che
   sapeva l'una leggie e l'altra, et elli medesmo n'avea inpreso, da
   ch'era merchatante ch'andava moite (moite volte R) in Egipto, dove
   avea iudey e cristiani, e ragionava con loro delia leggie e cosi
   sapea alchuna parte delia vecchia leggie et alchuna delli
   Evangelii. Comando alli Saracini che tutti fossero circuncisi corne
   li iudey e che non mangiassero came di porpo (porco R), e asengno
   loro ragione dicendo perche non perche il porcho fu ingenerato di
   seme di chavallo (di cammello R) quando il diluvio fu passato, che
   popolo cosi honsorato non dovea mangiare carne inmunda, e feceli
   convenire con li Cristiani a cio che adorassero uno solo Dio
   onipotente ch'e in cielo, e die loro intendere (ad intendere R) che
   Moyses era essuto grande profeta, ma (ma che R) Iehsu Cristo era
   essuto magiore pero ch'era nato di vergine.

      Et ebbe una femmina [186v] in Allesandria che ebbe nome
   Guardigiani (11) (Gardigam R), ch'era donna d'uno chastello e di
   gran gente; la quale, quando vide Maomecto, credecte ch'avesse
   spirito di profetia (profeta R), onde il toise per marito e fecelo
   signiore di quanto ella avea, si che poi tutta quella provinda
   tenne che fosse messaggio di Dio. Ma nostro Signiore Dio, che non
   voile ch'elli s'insuperbisse, li diede una malitia (malattia R)
   d'ipilensia, che chadea moite volte il di e schiumava la boccha e
   stravolgea li occhi corne indimoniato e tutto si sconpisciava;
   delia qual cosa la donna fu molto trissta; ma, quando elli era
   tomato in se, dicea che Dio facea meraviglie di lui, perche
   l'angielo Gabriello glie venia, il chui splendore elli non potea
   sofferire; la qual cosa donna (la donna R) credette essere vero, e
   fece uno libro de Y Alcoran, dove scrisse la leggie che voile che
   observassero li Saracini, la quale per brevita lasciamo di dire.


In questa chiosa affiorano tutti i dettagli delia tradizione maomettana accanto alia curiosa storia delia colomba bianca, che sottolinea l'astuzia dei profeta.

Giovanni Villani, che aveva dedicato nella cronaca capitoli interi a Maometto, (13) riporta una leggenda su Maometto legata ad altri concetti, tra i quali il culto delia magia. E da considerare che l'accenno alia magia e pressoche costante, anche per il fatto che i contemporanei avevano accusato il profeta lungo il corso di tutta la sua predicazione di essere un mago incapace di compiere miracoli (sura 6, versetto 37), incapace di possedere tesori e giardini magici. Nella sura 10, al versetto 2 e definito addirittura stregone. Anche negli ahadith, che contengono, accanto alie regole di vita, i dati biografici e i commenti al Corano, si trovano dettagli e aneddoti sulla vita di Maometto. Tra duecentomila, il piu attendibile e quello di Abu AbdAllah Bukhari, (14) che riporta un episodio in cui Maometto esorcizzo un parente di Aisha, accarezzandolo con la mano destra.

Villani mette in luce la natura magica del potere e degli atti di Maometto:
   Ne' detti tempi, quasi intorno di VI.c anni di Cristo, nacque nel
   paese d'Arabia, nato nella citta di Lamech, uno falso profeta
   ch'ebbe nome Maomet, figliuolo Aldimenech, il quale fu negromante.
   Questi fu disceso dalla schiatta d'Ismalieni, cioe de' discendenti
   d'Ismael figliuolo d'Abram e d'Agar sua ancella; e con tutto che'
   Saracini nati de' discendenti d'Ismael si dinominaro da Sara la
   moglie d'Abram, piu degnamente e di ragione dovrebbono essere
   chiamati Agarini per Agar onde il loro cominciamento nacque. Questo
   Maomet fu di piccola nazione, e di povero padre o madre; e rimaso
   piccolo fanciullo sanza padre e madre, fu ricolto e nudrito in
   Salingia in Arabia con uno sacerdote d'idoli, e co llui imprese
   alquanto di negromanzia; e quando il detto Maomet fu in eta di sua
   giovanezza, venne a stare al servigio d'uno ricco mercatante arabo,
   per menare suoi asini a vittura. (15)


Nel Dittamondo Fazio degli Uberti riprende il dettaglio, gia rilevato nell'Ottimo, a proposito delia figura di un certo Sergio, di cui piu ampiamente si avra modo di trattare in seguito:
   [...] Sergio, monaco doloroso e tristo,
   visse in quel tempo e fu Macometto,
   che profeta s'infinse al maie acquisto.
   Un anno e trenta costui tenne stretto
   lo 'mperio mio; al fin, come Dio volse,
   idropico mori sopra 'l suo letto.
   Seguita Costantino, lo quai toise
   ogni mio caro e ricco adornamento
   e porto via: di che forte mi dolse.
   E fe' morire, il tristo, a gran tormento,
   papa Martino e se di lui mi lagno
   ragione e ben, perche '1 danno ancor sento. (16)


Sergio e il nome di un eresiarca, capo dei Monoteliti (17) e compilatore dell'Echthesis (promulgata nel 638), vissuto appunto ai tempi di Maometto, rimasto nelle opere degli storici e nella memoria collettiva. Nei piu antichi documenti il consigliere dei profeta non e altro che un oscuro monaco, un eremita senza nome. (18)

La leggenda di Maometto procede e si colora di varie sfumature, legate al mondo medievale che aveva mostrato un grande interesse per i musulmani e per la leggenda di Maometto: molti si dedicarono aile traduzioni del Corano e aile fantasie sul mondo degli 'infedeli', immaginati magari corne pagani, legati aile meraviglie e aile magie dell'Asia profonda dalle ricche notizie. Alcuni considerano Muhammad figlio di Satana, corne dimostra il volgarizzamento trecentesco dal francese antico (Le livre de la fontaine de toutes sciences) dei Libro di Sidrach (cfr. 1.1.2):
   Le faus prophete, Antecris, naistra en la grant Babiloinne, Trabaf,
   d'une mauvaise femme e qui, sera de l'esclave Dan conceus el ventre
   de sa mere.

   Lo falso profeta anticristo nasciera nella grande Babiloniae Caire,
   d'una malvagia femmina delia schiatta d'Adamo, lo quale concieputo
   nel ventre di sua madre, si sara pieno di spirito di diavolo. (19)


Il legame di Maometto con il diavolo e attribuito al suo maestro, un malvagio apostata inviperito e operante per diabolica insufflazione. Bisogna ricordare che secondo Hugo Monaco, Abate Flaviniacense (1065-1140), il diavolo in persona era il vero ispiratore del profeta dell'Islam. (20) Occorre a questo proposito aprire una parentesi riguardante l'interpretazione occidentale del culto diabolico seguito dagli arabi che era nato dalla diffusione dei culti astrali, come la Dea Allat, oppure la Dea Uzza che s'identificava appunto con il pianeta Venere. Si tratta in realta di idoli panarabici, in quanto Allat aveva il proprio santuario nella cittadina alpestre di Ta'if, mentre 'Uzza era adorata nell'oasi di Nakhla. Entrambe si ricordano insieme con Manat, presente a Medina, con la quale formavano la grande triade femminile dell'Arabia preislamica. In alcuni versetti dei Corano le tre divinita furono considerate di origine diabolica, ispiratrici di versi satanici diffusi in Arabia.

Infatti anche Giacomino da Verona (21) nel De Babilonia civitate infernali parla dei demonio, maestro di Maometto:
   Sovra si e una porta cun quatro guardian, Triton e Macometo,
   Barachin e Sathan, li quali e tanto enoiusi e crudeli e vilan ke
   dolentri quelor ke g'andara per man. (22)


Bono Giamboni a sua volta nel Libro de' vizi e delle virtudi narra che la missione di dividere i fedeli era stata assegnata a Maometto, dopo un conciliabolo di tutti i demoni e per consiglio di Mamone. Da essi era composto l'Alcorano, poi affidato a Maometto:
   Della legge che danno i demoni a Maometti. Al detto consiglio
   s'acordaro tutti i demoni e le Furie infernali; e fue comandato che
   piu non si dovesse in su questa proposta indugiare. E quando fue
   partito '1 consiglio, si raunaro i demoni di ninferno e fecer nuova
   legge contraria a quella di Dio, e tutta d'altre credenze, e
   chiamarla Alcoran; e insegnarla a Maommetti perfeitamente, perche
   l'avesse bene a mano. E poi dissero: - Va e predica questa legge, e
   di che sia data da Dio; e noi saremo sempre teco in tutte le tue
   operazioni. E se tu ne farai questo servigio e andra innanzi per lo
   tuo fatto questa legge, noi ti daremo moite ricchezze e segnoria di
   moite genti, e distenderemo la tua fama, e avanzeremo il tuo nome e
   farello glorioso nel mondo piu che non fu anche neuno che nascesse
   di femina corrotta. E quando Maommetti si udi tare queste
   impromesse, essendo uomo molto mondano e di vana gloria pieno (e di
   Dio non avea alcun pensamento), e sentendosi scalterito de le
   malizie del Maometto. (23)


Giordano da Pisa ricorda Maometto nella veste di un re che si preoccupava essenzialmente di conquistare terre, forse recuperando cosi alcuni aspetti delia storia espansionistica dell'Islam:
   Che di Malcometto si legge, ch'egli andoe conquistando terre e
   castella; e quando fu fatto re, allotta per malizia e per doni e
   per forza diede quella mala legge; e nel suo libro hae scritto: <<E
   chi non vuole tenere questa legge, uccidetelo.>> (24)


Per quanto concerne le attestazioni quattrocentesche si potrebbe segnalare il volgarizzamento delia Legenda aurea eseguito da Manerbi, che riporta la leggenda dell'inganno delia colomba, gia testimoniato dal testo originale. (25)
   E incontinente, mandata fuori secretamente la colomba e quella
   volando sopra le spalle di Macometo, el quale stava con li altri,
   puose ne l'orechia sua el becco. Vedendo questo, el populo credette
   essere el Spirito sancto el quale fusse disceso sopra di quello e
   nell'orechia sua porgesse le parole di Dio; e a tal modo Macometo
   inganno li Saraceni, li quali, accostati a llui, aquistorono el
   regno di Persia e tutte le parte dell'orientale impero, insino
   ail'Alexandria. Questo si dice vulgarmente, ma l'e piu vero questo
   che si dira qui di sotto. Confingendo dunque Macometo le proprie
   lege essere dallo Spirito sancto, el quale in specie di colomba
   ispesse volte, vedendo el populo, pareva che discendesse per quella
   medesima colomba, si che mentiva avere ricevuto esso Spirito
   sancto, nelle quale lege inseri alcune cose dell'uno e l'altro
   Testamento. Onde, nella prima eta exercitando la mercantia e in
   Egypto e in Palestina andando con li cameli, ispesso conversava con
   li Cristiani e con iudei, da' quali imparo cosi el novo come el
   vechio Testamento: si che, secondo el rito de' iudei, si
   circoncideno li Saraceni, non mangiano carne porcine. La ragione
   volendola Macometo assignare, dixe ch'el porco, dapoi el diluvio,
   fu procreato dallo stereo de' cameli e pero, come sozo e imondo,
   debbe essere iscacciato dal netto e mondo populo.


Le testimonianze cinquecentesche sul profeta sembrano caricarsi di riferimenti negativi, come dimostra alla fine dei secolo la Sotterranea confusione sopra la morte di Sinam Bassa di Giulio Cesare Croce (1596), che considera Muhammad <<la maledetta bestia d'Oriente, [. . .] Mahemetto disleale [...] empio, e spietato.>> (26)

2. II <<falso profeta>>

Accanto alie varie leggende fiorite nel Medioevo, il nome di Maometto e quasi sempre accompagnato dal sintagma falso profeta, che trova probabilmente le sue radiei nella Somma contro i gentili di San Tommaso d'Aquino:
   [...] Ut patet in Mahumeto qui carnalium voluptatum promissis, ad
   quorum desiderium carnalis concupiscentia instigat, populus
   illexit. Praecepta etiam tradidit promissis conformia, voluptati
   carnali habenas relaxans, in quibus in promptu est a carnalibus
   homnibus obediri. Documenta etiam veritatis non attulit nisi quae
   de facili a quolibet mediocritier sapiente naturali ingenio
   cognosci possint: quin potius vera quae docuit multis fabulis et
   falsissimis doctrinis immiscuit.

   [...] e evidente nel caso di Maometto il quale alletto i popoli con
   la promessa di piaceri carnali, ai quali essi sono propensi per la
   concupiscenza delia carne. Inoltre diede precetti conformi a queste
   promesse, sciogliendo le briglie aile passioni del piacere, in cui
   e facile farsi ubbidire dagli uomini carnali. In piu egli non diede
   altri insegnamenti all'infuori di quelli che qualsiasi persona
   mediocremente istruita puo dare facilmente e comprendere
   col suo ingegno naturale; anzi, le verita stesse che egli insegno
   sono mescolate a favole e a dottrine falsissime. (27)


Pare quindi che Maometto abbia adescato i suoi fedeli a sfrenati piaceri carnali e abbia concesso loro una legge, che rendeva lecito qualunque atto di libidine. E da notare a questo proposito che San Tommaso d'Aquino, discepolo di sant'Alberto (1193-1280), diede prova di un atteggiamento ben diverso da quello del suo grande maestro. Luminare del Medioevo cristiano, sant'Alberto Magno aveva dimostrato grande rispetto per la scienza degli Arabi, al punto che, quando insegnava, vestiva alla maniera araba. (28)

Giovanni Villani ricorre frequentemente al sintagma <<falso profeta>> alludendo al concetto di falsa profezia dell'Islam (cfr. II.5.1):
   [...] e diremo d'una nuova e perversa setta che in questi tempi si
   comincio oltremare, e cio fu la legge e setta de' Saracini fatta
   per Maometto falso profeta, la quale contamino quasi tutto il
   mondo. (29)

   E perche si facea profeta, e nelle dette battaglie in alcune fu
   sconfitto, onde per falso profeta fu rimprocciato, di che si
   scusava dicendo che Dio non volea che combattesse, e pero il facea
   perdere, ma come suo messaggio voleva predicasse al popolo e
   amaestrasse. (30)


Nel testo narrativo anonimo La legge di Maometto ritorna il medesimo campo lessicale:
   Incomincia la legge di Macometto; quella de' Saracini. Regnante
   Eraclio imperadore suscito Magumetto, el quale adorano i Saracini,
   falso profeta e ingannatore. Dopo la passione di Cristo, anni PCX,
   Magumetto inganno gli Agareni, chiamati Saracini, in questo modo.
   (31)


Il Libro di Sidrach giustifica la diffusione delia falsa profezia, considerando Maometto niente meno che il figlio dei diavolo:
   Et a cel temps nous croirons que ce sera apres la nessance du faus
   prophete, Antecris filz du deable [...] Et ce seront les enseignes
   de la venue du faus prophete.

   Lo principe de' ministri del figliuolo di Dio quelli l'acomandera a
   uno buono uomo che avra nome Pietro; e dall'uno a l'altro sara
   comandato, insino alla venuta dei falso profeta che tutto il mondo
   divorera; quelli sara figliuolo del diavolo. (32)


Giudizio confermato dal volgarizzamento delia Legenda aurea:
   Asseruit etiam pseudopropheta uera quedam falsis immiscens quod
   Moyses fuit magnus propheta, sed Christus maior et summus
   prophetarum natus ex Maria uirgine uirtute dei absque semine
   hominis

   E affermee il falso profeta, meschiando alcune cose vere con le
   false, che Moise fue un grande profeta, ma Cristo fue il maggiore e
   sommo de' profeti, nato di Maria Vergine per vertU di Dio. (33)


Fidenzio da Padova (34) non si discosta dai suoi contemporanei nel riportare queste notizie:
   Egli non fu soltanto uomo falsissimo e mendace, predone assai
   crudele, pessimo spargitore di sangue umano, ma anche ripugnante
   nel suo peccato di lussuria: ebbe infatti quindici mogli libere e
   due schiave, prima delie quali altre ne aveva conosciuto nel
   peccato [...] Ma ancora, per manifestare a tutti la sua lussuria,
   quest'uomo malvagio scrisse nel suo libro che Dio avrebbe dato ai
   suoi reni una virtU tale nel coito che avrebbe potuto eguagliare
   quaranta uomini potentissimi. (35)


Negli Esempi Giordano Da Pisa estende il lessico delia falsita con una decisa connotazione negativa, collegata alia veemenza delia predicazione di Maometto:
   Maumetti maladetto non fece miracoli. Or ca maraviglia, se non fece
   miracoli quel rubaldo! anzi disse ne l'Alcoranno: "Iddio mi
   disse:--Non farai miracoli, che non voglio che sia fatto beffe di
   te e sieti contradetto, come a quello Cristo e a Moise--." Or
   vedete pessimita e falsita manifesta che questa fu: ma e' gli fu
   bene contradetto, che si truova che tutta la bocca gli fue
   infranta, e i denti spezzati in bocca, una volta che trovo
   contasto. Dunque i miracoli sono di Dio, e solo Idio fa i miracoli.
   E i santi, che faceano i miracoli, si gli faceano in virtU di Dio:
   Iddio gli faceva per loro. (36)


Tra le testimonianze quattrocentesche si segnala che Pulei nel Morgante attribuisce il concetto di falsita a Maometto e quello di verita a GesU Cristo. Uno dei capisaldi delia polemica tra le due fedi, e il concetto di unicita/trinita: (37)
   Volse il cavallo e 'nverso Orlando abbassa,
   e vannosi a ferir con gran furore,
   e l'una e l'altra lancia si fracassa;
   ma Lionetto usei del corridore,
   e Rondel via, come il suo nome, passa.
   Morgante guata drieto al suo signore,
   e dice: "Orlando e pur baron perfetto,
   e Cristo e vero, e falso e Macometto"

   E 'l vecchio padre dicea:--Figliuol mio,
   chi mi t'ha morto?--e gran pianto facea.
   O Macometto, tu se' falso iddio,
   non te ne incresce di sua morte rea?
   Che pensi tu ch'onor piU ti faceia io,
   o ch'io t'adori nella tua moschea? (38)
   Merediana in cosi fatto pianto
   fece trovar tutte sue arme intanto. (39)


Anche Boiardo ricorre a un lessico carico di negativite, collegando alia sfera delia falsita la predicazione di Maometto:
   Era quel vecchio di mala semenza,
   Incantatore e di malizia pieno;
   Per Macometto facea penitenza,
   Credendo gir con lui nel ciel sereno. (40)


La letteratura di viaggio, fiorita sulla scia degli itinerari dei missionari e dei mercanti quattrocenteschi nell'Asia profonda, forni aU'immaginario collettivo nuove sollecitazioni, come si riscontra nella descrizione delle peripezie orientali narrate da Antonio da Crema, che insiste sul concetto di falsita inserendo una valutazione ideologica e ricorrendo alia forma <<errori>>:
   Uno frate observante Minore me narete, quando fu lo terremoto di
   Erodi gia quatro anni in la loro quatragessima, chee la luna di
   septembre, che essendo combusta l'arca dil porco Macometto per
   quatro fulgori discesi dal cielo: la prima consumpse la torre di
   l'arca, e le altre guastonno tre altre torre, dove parse maio
   augurio al Soldano et a tutti li macomentani e maxime a' mori. Et
   uno lor sancto intendendo che 'l soldano restava suspeso di mala
   volga per questo, andete a lui et disse: "Perche sei cusi
   melinconico? Macometto e venuto a me et ce ha ditto che tu et tutti
   li suoi populi stiano di bona volga, perche Idio volea distruzere
   cum foco tutta la gente sua per li lor peccati, ma che 'l ge
   dimandette gratia non lo facesse e che 'l tutto mandase sopra al
   corpo suo, e cusi li fu concesso, subiungendo: 'Vedite quanto e
   Macometto accepto a Dio et quanto ce ama a mettere il corpo suo per
   nostra salute'. Dil subito ogniuno fu lieto et feceno sacrificii e
   gran festa per alcuni zorni. " [...] I mori dicono che Macometto ha
   ditto cento busie e cento virtU, e quando trovino una de le sue
   leze in lo Alcorano che non sia vera, dicono: "Queste sonno le
   busie di Macometto nostro profeta" e non se ne fanno stimma.
   Similiter pronuntiano essere una de le virtu di Macometto quando
   trovino cosa vera. (41)


3. Le <<macomettarie>>

Una prima e forse unica attestazione di macomettarie, per indicare le faccende legate al culto di Maometto, risale al 1300, ri trova ta in un testo anonimo che racconta un viaggio in Oriente:
   In Rames soleano avere li saracini grande divisione e anno ancora.
   Elli v' anno anchora loro tenpio e loro oratorio e loro
   macomettarie. Rames solea essere di grande affare in nel tempo
   passato: che si e come fondamento delia t(er)ra di Gerusalem e dei
   paese di torno. (42)


4. Macomettani e maomettani: i seguaci di Maometto

I derivati di Maometto iniziano ad apparire a partire dal Cinquecento con epiteti e sintagmi costruiti attorno al nome e alia figura dei profeta. Quando traduce il testo di Leone 1'Africano, Ramusio usa frequentemente questo termine come sinonimo di musulmani:
   Gli abitatori sono nel vero uomini valenti, ma eretici appresso li
   macomettani delia setta de' pontefici del Cairaoan: e ogni paese in
   Africa ha lassata questa setta, eccetto questi montanari, e per tal
   causa vanno intorno a Tunis e altre citta, faccendo arte vili per
   guadagnarsi il vivere, ma non osano appalesar la lor eresia,
   temendo di essa dagli inquisitori esser puniti.

   Li Turchi e Mammalucchi e la maggior parte dell'Asia sono di tal
   setta, e ancor che questa tal cosa sia lecita a' Turchi, pur non la
   usano di fare. Costoro, avendo acquistato gran credito per la somma
   existimazione che si faceva delle loro regole, furono capi e
   principio delle dette quattro religioni, di maniera che tutti li
   popoli macomettani seguitano la via dell'uno o dell'altro.

   Deusen e una citta antichissima, edificata da' Romani dove confina
   il regno di Buggia col diserto di Numidia. Fu rovinata nell'intrar
   degli eserciti de' macomettani nell'Africa, percioche in ditta
   citta v'era un conte romano con gran numero di valentissimi uomini,
   ne mai volse render la citta alli capitani Saraceni, di maniera che
   duro l'assedio un anno e poi fu pigliata per forza, e uccisone
   dentro tutti gli uomini, e le donne e fanciulli fatti prigioni.
   (43)


Quando volgarizza il Rerum Moscoviticarum commentarii di Sigmund von Herberstein,44 Ramusio oscilla nell'uso dei due termini maomettani e macomettani e in alcuni casi ricorre anche a maomettani:
   Molti dicono costoro essere idolatri, altri dicono maomettani:
   questi abitano nelle ville, coltivano li campi, hanno il viver loro
   di carne d'animali e mele, abbondano di pelli preziose, sono uomini
   duri e forti, e spesse volte li Tartari robbatori gagliardamente
   ribbattono indietro. (45)


Quando Tasso s'interroga sulla storia di Gerusalemme e sulla sorte delia citta Santa, segue il modello dei suoi predecessori nel menzionare i seguaci di Maometto, e usa le varianti maomettani e macomettani:
   Ma quel che dice Vostra Signoria potrebbe piu ragionevolmente
   muover dubbio, quando Gerusalemme anco da' Cristiani fosse stata
   tolta a gli ebrei, la quale non loro ma a' macomettani fu tolta.
   Non mi muovono, dunque, tanto le ragioni di Vostra Signoria, che a
   me dispiaccia il titolo di Gerusalemme racquistata: oltre che io
   posso addurre da la mia parte, che i poemi, ne' quali sono scritte
   le guerre che sono state fatte in alcun luogo, non prendono il nome
   dal capitano, ma dal luogo stesso; come da Ilio il prese il poema
   d'Omero, e da Tebe quel di Stazio, e da la Farsaglia quel di
   Lucano, e da l'Africa quel del Petrarca. (46)


Si riporta un passo da una Lettera dei Tasso a Scipione Gonzaga, dove 1'aggettivo maomettani viene inserito nella costruzione <<non gentili o maomettani>>, il che pare creare un collegamento fra <<non gentili>> e maomettani:
   Ma si legge che Dio e chiamato Dio de le vendette: si legge ne la
   legge vecchia; ma ora non e piu Dio de le vendette, ma Dio de le
   grazie: e i principi, che son principi Cristiani, non gentili o
   maomettani, debbono esser principi de le grazie non principi de le
   vendette: benche ne allora Iddio si chiamava Iddio de le vendette
   perche veramente si vendicasse. (47)


Usato al singolare, macomettano acquisisce una dimensione piu ampia per diventare una vera e propria religione. Espressioni come farsi macomettano si avvertono per lo piu nel resoconto di viaggio di Marco Polo secondo la versione di Ramusio:
   E pero delibero di mandarvi un vescovo, ch'era reputato uomo di
   buona e santa vita, quale andatovi e fatte le sue orazioni in
   Ierusalem, e offerte che gli avea ordinato il re, nel ritorno
   capito nella citta d'Adem, dove il soldano di quella lo fece venire
   alia sua presenza, e quivi con minaccie lo voleva constringere a
   farsi macomettano. (48)


La seconda attestazione del sintagma farsi macomettano per indicare la conversione all'Islam si trova in un viaggio in Persia di un mercante armeno:
   Costui, domandato delle novelle di quelle parti, mi disse che un
   giorno, essendo in Tauris uno Armeno chiamato Chozamirech, ricco
   mercante, in bazarro, a certa sua bottega di orefice, venne ivi uno
   azi, a lor modo santo, e dissegli che dovesse rinegar la fede di
   Cristo e farsi macomettano. (49)


5. <<Mossulman, che vuol dir macomettano>>

E da notare che Ramusio, quando pubblica il Viaggio in Persia di Iosafa Barbaro, (50) usa per la prima volta il termine mossulmano (che deriva a sua volta da muslim arabo e musliman turco), variante di maomettano. Dal momento che l'Islam si e ormai esteso fino all'India, l'autore allude probabilmente ai sultanati di Delhi, del Gujarat (51) e del Deccan: (52)
   Dietro a questi vennero alcuni con catini e piadene di porcellana,
   poi alcuni con legni di aloe e sandali grossi e grandi; e poi
   vennero circa 25 colli di specie, portati con stanghe e corde, a
   ciascuno dei quali erano quattro uomini. Passati questi fu portato
   da mangiare ad ognuno. Dopo il mangiare, il signore dimando a
   questi ambasciadori se nelle parti d'lndia vi era altro signor che
   '1 suo che fusse mossulman, che vuol dir macomettano: risposero che
   ne erano due altri, e tutto il resto erano Cristiani. (53)


6. Legge, setta, fede e gente maomettana

Maomettano e aggettivo che entra in sintagmi diversi a definire la fede, la setta e la legge. Matteo Bandello fa ricorso a esso in vari contesti, ad esempio, nella novella I, 10, il sintagma si riferisce a un fedele compagno del profeta Mustafa, personaggio di immaginazione. Assente nei vari testi della vita di Maometto, e invece secondo Bandello artefice delFampliamento dell'impero islamico:
   Ora, andando tuttavia la sedizion crescendo ed essendovi gia molti
   che dicevano non si dover a cosi effeminato imperadore ubidire, ma
   fame uno che attendesse a l'armi e a dilatar i termini de l'imperio
   e ad accrescer la setta loro maomettana, Mustafa, che insieme con
   Maometto era da fanciullo allevato, giovine di grand'animo e a
   l'imperadore molto caro. (54)


In questa novella II, 13 Bandello si riferisce al divieto del vino nella religione musulmana:
   Dopo che si fu mangiato e bevuto assai piU del devere, perche al
   bere il tiranno non servava legge maomettana, ma trangugiava e
   incannava tanto vino, che bene spesso s'inebriava, parendo al servo
   poter ottener dal signore l'intento suo, con accomodate parole gli
   espose il desiderio che aveva d'esser libero, supplicandolo
   umilmente che piU tosto volesse usar Topera di lui libero che
   servo.


Sempre nella stessa novella, mentre racconta la vita di Maometto, Bandello sottolinea l'aspetto delia falsita (<<ladrone, falso, beffa>>):
   Egli si persuase non esser Dio alcuno: si beffava de la fede dei
   Cristiani, sprezzava la legge giudaica e nulla o ben poco stimava
   la religione maomettana, percio che publicamente diceva che
   Maometto, quel falso profeta, era stato servo cirenaico, ladrone e
   assassino (55) di Strada, e con ferite in faceia cacciato di Persia
   con grandissima sua vergogna, di modo che non ci era setta alcuna
   che da lui non fosse sprezzata. (56)


La storia delia conoscenza di Maometto e dell'Islam in Occidente e un curioso alternarsi, durato mille anni, delle concezioni egualmente errate di un Maometto teologo e di un Maometto politico, di un infame e lussurioso eresiarca e di un grande guerriero. Bisogna aspettare i secoli XVII-XIX, per vedere finalmente riconosciuta l'autonomia dell'Islam e dei suo fondatore.

OPERE CITATE

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Alighieri, Dante. La Commedia secondo l'antica vulgata. A cura di Giorgio Petrocchi. Firenze: Le Lettere, 1994.

Alighieri, Dante. Commedia. Commento di Anna Maria Chiavacci Leonardi. Milano: Mondadori, 1991.

ANTONIO DA CREMA, ITINERARIO AL SANTO SEPOLCRO

Da Crema, Antonio. Itinerario al Santo Sepolcro (1486). A cura di Gabriele Nori. Pisa: Pacini, 1996.

MATTEO BANDELLLO, NOVELLE

Bandello, Matteo. Novelle. In Tutte le opere. A cura di Francesco Flora. Milano: Mondadori, 1952.

Bandello, Matteo. Le novelle. Alessandria: Edizioni dell'Orso, 1992-1995.

GIOVANNI BOCCACCIO, ESPOSIZIONI SOPRA LA COMEDIA DI DANTE

Boccaccio, Giovanni. Esposizioni sopra la Comedia di Dante. In Tutte le opere. Vol. VI. A cura di Giorgio Padoan. Milano: Mondadori, 1965.

MATTEO MARIA BOIARDO, L'INNAMORAMENTO DE ORLANDO

Boiardo, Matteo Maria. L'innamoramento de Orlando. Parte I/II. A cura di Antonia Tissoni Benvenuti e Cristina Montagnani. Milano-Napoli: Ricciardi, 1999.

FRANCESCO D'ALBERTI VILLANUOVA

D'Alberti Villanuova, Francesco. Dizionario universale critico enciclopedico delia lingua italiana. Milano: Silvestri-Cairo, 1825-1835 [1797-1805].

BONO GIAMBONI, LIBRO DE' VIZI E DELLE VIRTUDI

Giamboni, Bono. Libro devizi e delle virtudi. A cura di Cesare Segre. Torino: Einaudi, 1968.

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Evangelisti, Paolo. Fidenzio da Padova e la letteratura crociato-missionaria minoritica. Bologna: Il mulino, 1998.

FAZIO DEGLI UBERTI, IL DITTAMONDO

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Da Varazze, Iacopo. Legenda aurea. A cura di Giovanni Paolo Maggioni. Firenze: SISMEL- Edizioni del Galluzzo, 1998.

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ANONIMO [1300]. Itinerario ai luoghi santi. A cura di Maurizio Dardano. In Studi Medievali. VII, 1966.

LE LIVRE DE LA FONTAINE DE TOUTES SCIENCES

Sydrac le philosophe. Le livre de la fontaine de toutes sciences. Edition des enzyklopadischen Lehrdialogs aus dem 13. Jahrhundert herausgegeben von Ernstpeter Ruhe, Wiesbaden, Reichert, 2000.

LIBRO DI SIDRACH

ANONIMO [1383]. Libro di Sidrach. A cura di Adolfo Bartoli. Bologna: Romagnoli, 1868.

LUIGI PULCI, MORGANTE

Pulei, Luigi. Morgante. A cura di Davide Puccini. Milano: Garzanti, 1989.

GIOVANNI BATTISTA RAMUSIO, NAVIGAZIONI E VIAGGI

Ramusio, Giovanni Battista. Navigazioni e viaggi. A cura di Marica Milanesi. Torino: Einaudi, 1978-1980.

RICCOLDO DA MONTECROCE, CONTRA LEGEM SARRACENORUM

Da Montecroce, Riccoldo. Contra legem sarracenorum. A cura di Jean Marie Merigoux. In Memorie domenicane. XVII, 1986.

Da Montecroce, Riccoldo. I Saraceni. A cura di Giuseppe Rizzardi. Firenze: Nardini, 1992.

TORQUATO TASSO, LETTERE

Tasso, Torquato. Lettere. In Prose. A cura di Ettore Mazzali. Milano-Napoli: Ricciardi, 1959.

Tasso, Torquato. Lettere poetiche. A cura di Carla Molinari. Milano-Parma: Fondazione Pietro Bembo-Guanda, 1995.

TRAMATER

Vocabolario universale delia lingua italiana. Edizione eseguita dal Tramater di Napoli con giunte e correzioni. Mantova: Negretti, 1845.

GIOVANNI VILLANI, NUOVA CRONICA

Villani, Giovanni. Nuova cronica. A cura di Giuseppe Porta. Milano-Parma: Fondazione Pietro Bembo-Guanda, 1990-1991.

ZIBALDONE DA CANAL

Zibaldone da Canal. Manoscritto mercantile del sec. XIV. A cura di Alfredo Stussi. Venezia: Comitato per la pubblicazione delle fonti relative alia storia di Venezia, 1967.

MERIEM DHOUIB

Universita di Monastir

NOTE

(1) Le fonti islamiche che stabiliscono la biografia dei profeta sono numerose: maghazi (che raccontavano le imprese militari dell'Islam) oppure la Sira (storie sul profeta) oppure ancora al Hadith (interamente dedicato alia vita di Maometto). Si ricordano anche i principali autori: (Ibn Ishak e Ibn Bukayr).

(2) Malcometti, (mal cometti) <<sm. Invar. Ant. persona maligna seminatore di discordie>>, cfr. GDLI s.v.

(3) Risulta interessante lo studio di Giovanardi sul ruolo dei dizionario nei confronti di alcune icone religiose: <<Accanto al compito di valutazione delia norma linguistica di un gruppo sociale, ogni dizionario tende a riflettere un'immagine culturale riflessa. L'atteggiamento positivo o negativo nei confronti dei contenuto ideologico del lemma si localizza per lo piU nella definizione, ma appare spesso nella sfera religiosa, spesso soggetta alia censura>>, cfr. Giovanardi 1982, pp. 7-9.

(4) <<Si allude probabilmente ai Nicolaiti sebbene nulla provi che questi discendano dal Niccolo degli Atti. Niccolo fu 1'eretico per eccellenza, il padre d'ogni eresia, sicche non v'era nome piU appropriato per designare il fondatore delia novissima secessione delle genti umane. Ed e degno di osservazione come in un dipinto di Buffalamacco in San Petronio di Bologna, rappresentante l'inferno, formano un gruppo tre personaggi, come nella pittura dell'Orcagna nei Camposanto pisano; invece dell'Anticristo e di Averroe, si danno per compagni a Maometto, l'Apostata e Nichola>>, cfr. D'Ancona 1994, p. 65.

(5) Cfr. Corti 2003.

(6) Ali Ibn Abi Talib, quarto califfo dell'Islam, succeduto nei 656 a Othman Ibn Affan; anche Ali, come il predecessore, venne ucciso nei 661: lo scisma tra Sunniti e Sciiti, seguito alia sua morte, sembrerebbe rappresentato nella Commedia dal corpo di Maometto tagliato in due.

(7) Quest'immagine del diavolo ricorda il concetto del Sirat al mustakim, 'la retta via', che dovrebbe rispettare ogni fedele dell'Islam, perche "tracciata" dal Corano (Sura 1, versetto 5). Questo concetto e illustrate con un'allegoria descritta nei viaggio di Maometto nell'Inferno al-Israa. Si tratta di un filo sottile che divide metodicamente il corpo dei miscredenti il giorno del giudizio universale.

(8) Alighieri, Commedia, Inferno, XXVIII, 22-54.

(9) Trascritti da Giovanni Boccardo come progetto di ricerca della tesi di dottorato in filologia moderna all'Universita degli Studi di Pavia.

(10) *L: del quale Maomecto si figne altrimenti. Dicono alcuni--ma non e vero--ch'egli fu cardinale et savio scientiato, et che in servigio della fede Cristiana ando a predicare in Affrica, et che fu si gratioso che quasi tucte quelle parti ridusse a cristianitade, et che quando elli ando di la li fue promesso per li Cardinali il papato se '1 papa morisse anci ch'egli ritornasse, la qual cosa non fecero; per lo quale sdegno predico alla gente convertita il contrario et die loro nuove legge; per la qual cosa fu pronuntiato sismaticho. Mori circha gli anni di Cristo dcxxv a mecco luglio.

(11) Khadija, una ricca vedova, fu la prima moglie di Maometto; aveva 40 anni quando sposo il profeta che ne aveva 25.

(12) L'Ottimo Commento della Commedia, Inferno:

F = Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Fondo Nazionale II. I. 48 (Magl. VII 1230)

L = Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plutei 40.19

R = Firenze, Biblioteca Riccardiana, 1004

(13) Villani dedica un capitolo intero al racconto della vita e soprattutto degli errori dei profeta dell'Islam (Libro III, capitolo VIII).

(14) Cfr. Mandel 1997, pp. 52-54.

(15) Giovanni Villani, Nuova Cronica, p. 112.

(16) Fazio degli Uberti, Dittamondo, p. 136.

(17) II monotelismo e una dottrina cristologica diffusa nella chiesa bizantina nei VII secolo, sorta dal tentativo di risolvere nella 'unicita' dei momento attivo la duplicita delie nature, umana e divina.

(18) Cfr.D'ancona 1994, pp. 82-87.

(19) Le livre de la fontaine de toutes sciences, p. 408; Libro di sidrach, p. 519.

(20) Cfr. Hugo Monaco, Abate Flaviniacense, Cronicon, p. 323 in D'Ancona 1994, pp. 110-111.

(21) Giacomino da Verona: si hanno poche notizie di questo autore dell'ordine <<de' Minori>>, unica notizia che si ricava dal De Babilonia civitate infernali. Di lui non si conoscono ne il luogo ne la data di morte. Tuttavia si sa che e autore di due poemetti: De Ierusalem celesti (280 versi) e De Babilonia civitate infernali che si riallaciano dunque a quel ciclo di opere di carattere popolaresco sorte intorno al mistero dell'oltretomba. La Babilonia infernale si configura corne l'esatto rovesciamento della citta celeste, inaccessibile, sorvegliata da quattro guardiani <<crudeli e vilan>> tra cui Maometto. Cfr. DBI s.v.

(22) Giacomino da Verona, De Babilonia civitate infernali, pp. 638-652.

(23) Bono Giamboni, Libro de' vizi e delle virtudi, 1968, p. 80.

(24) Giordano da Pisa, Esempi, pp. 272-275.

(25) Secondo Iacopo da Varagine, Maometto ricorse a quest'astuzia proprio per attirare Cristiani ed Ebrei, che frequentava mentre esercitava la sua mercatura in Egitto e in Palestina. Da loro aveva appreso la religione: dagli Ebrei la circoncisione e il divieto della carne porcina, dai Cristiani il credere a un solo Dio e l'ammettere Gesu Cristo come sommo profeta: <<Nutriensque columbam grana et alia huiusmodi in auribus Magumethi ponebat. Columba autem super eius humeros stans de auribus eius cibum sibi sumebat sicque iam adeo assuefacta erat quod quandocumque Magumethum uidebat, protinus super eius humeros prosiliens rostrum in eius aure ponebat. Predictus igitur uir populum conuocans dixit se ilium sibi uelle preficere quem spiritus sanctus in specie columbe monstraret. statimque columbam secreto emisit et illa super humeros Magumethi qui cum aliis astabat euolans rostrum in eius aure apposuit. Quod populus uidens spiritum sanctum esse credidit qui super eum descenderei ac in eius aure uerba dei inferret et sic Magumethus Saracenos decepit. Qui sibi adherentes regnum Persidis ac orientalis imperii fines usque ad Alexandriam inuarserunt. Hoc quidem uulgariter dicitur, sed uerius est quod inferius habetur. Ma gumethus igitur proprias leges configens ipsas a spiritu sancto qui in specie columbe que sepe uidente populo super eum uolabat se recepisse mentiebatur. In quibus quedam de utroque testamento inseruit. Nam cum in primeua etate mercimonia exerceret et apud Egyptum et Palestinam cum camelis pergeret, cum christianis et Iudeis sepe conuersabatur, a quibus tam nouum quam uetus didicit testamentum. Vunde secundum ritum Iudeorum circumciduntur Saraceni, carnes porcinas non comedunt. Cuius rationem cum uellet Magumethus assignare, dixit: <<Quod ex fimo cameli porcus post diluuium fuerit procreatus et ideo tamquam immundus a mundo populo est uitandus>>. Cfr. Iacopo da Varazze, Legenda aurea, pp. 1261-1262.

(26) Cfr. Giulio Cesare dalla Croce, Sotterranea confusione sopra la morte Di Sinam, c. 6r-14r.

(27) Tommaso D'Aquino, Somma contro i gentili, pp. 82-83.

(28) Cfr. Guzzetti 2004, p. 194.

(29) Giovanni Villani, Nuova Cronica, p. 112.

(30) Giovanni Villani, Nuova Cronica, p. 114.

(31) La legge di Maometto, p. 5.

(32) Le livre de la fontaine de toutes sciences p. 408, Libro di Sidrach, p. 24.

(33) Cfr. Iacopo da Varazze, Legenda aurea, p. 1262, e Legenda aurea, p. 176.

(34) Fidenzio da Padova, nato a Padova nella prima meta del sec. xm, entro per tempo nell'Ordine dei frati minori e nei 1266 divenne vicario provinciale in Terrasanta. Nei maggio del 1268, quando il sultano Baibars cinse d'assedio Antiochia, Fidenzio lascio Tripoli per recarsi nei campo nemico e aiutare i prigionieri Cristiani. Partecipo al concilio di Lione nei 1274. Compilo il Liber recuperationis Terre Sancte e rimase in Oriente fino alia caduta di Acri nelle mani dei musulmani nei 1291. Cfr DBI s.v.

(35) Fidenzio da Padova, Tractatus, p. 17. Cfr. Evangelisti 1998.

(36) Giordano Da Pisa, Esempi, pp. 272-273.

(37) Si ricorda a questo proposito la riflessione di Riccoldo da Montecroce, nei Contra legem sarracenorum, sulla verita e falsita: <<Nam et Machometus sicut Christum / excellentissime commendauit super omnes alios prophetas qui unquam fuerunt uel erunt, ita etiam magnificauit doctrinam Euangelii super omnes alias scripturas Dei, [...] Dicit autem ipse Machometus in Alchorano in capitulo Elmeyde (Surat v): Limituimus uestigia hominum per Iesum filium Marie ueracissimum patenter et dedimus ei Euangelium in quo est directio et lux et ueritas manifesta>>, cfr. Riccoldo da Montecroce, Contra legem sarracenorum, pp. 136137. Il frate pellegrino aggiunge anche che <<Alchoranum autem non accepit Christum Iesum nisi hominem [...] subiunxit quonaniam Iesus est apud Deum, sicut Adam quem creauit de limo et dixit ei: "Esto">> idem, p. 130.

(38) La moschea come luogo di culto e spesso citata da autori di vario genere (mercanti, pellegrini, viaggiatori), incuriositi dal minareto chiamato da molti campanile, nell'intento di ravvicinare queste strutture architettoniche al mondo occidentale. Nello Zibaldone da Canal si trova una curiosa indicazione sulla funzione della moschea, in rapporto alia presa di Acchari <<E quando ello Tave prexa, ello la fesse tuta abatere e de/rupa de chi a le fondamenta a non de lassa ne chassa ne maxon ne gallexia, // salivo un champanil over muscheda per cridar la soa brutale>>, cfr. Zibaldone da Canal, p. 99.

Bisogna confrontare anche Boccaccio nelle Esposizioni: <<Ed io: maestro, gia le sue meschite 'Meschite' chiamano Saracini i luoghi dove vanno ad adorare, fatti ad onore di Maometto, corne noi chiamiamo <<chiese>> quelle che ad onor di Dio facciamo>>, Boccaccio, Esposizioni sopra la Commedia di Dante, p. 463.

(39) Pulci, Morgante, III, 10.

(40) Boiardo, L'Innamoramento de Orlando, 1,17,33.

(41) Antonio da Crema, Itinerario al Santo Sepolcro, pp. 111-112 e p. 126.

(42) Itinerario ai luoghi santi, p. 164.

(43) Ramusio, VAfrica di Leone Africano, V. I, pp. 342, 364 e 417.

(44) Sigmund von Herberstein (Wippach 1486-Vienna 1566) fu al servizio degli Asburgo e poi lavoro come diplomatico, cavaliere e anche barone; scrisse La descrizione di Moscovia, pubblicata prima in latino nei 1549 e poi in tedesco nei 1557.

(45) Ramusio, Commenter/ su Moscovia e Russia, V. III, p. 830.

(46) Tasso, Lettere, p. 810.

(47) Tasso, Lettere, p. 892.

(48) Ramusio, Viaggi di Marco Polo, V. III, p. 291.

(49) Ramusio, Viaggio nella Tana e nella Persia. Viaggio nella Persia, V. III, p. 573.

(50) Giosafat Barbaro (Venezia 1413-1494) fu a capo della colonia veneziana di Tana, fu provveditore in Albania e venne scelto nei 1462-1463 corne ambasciatore in Persia.

(51) Stato e regno dell'India.

(52) Regione meridionale dell'India.

(53) Ramusio, Viaggio nella Tana, v. m, p. 535.

(54) Bandeixo, Novelle, Parte 1, novella 10, p. 130.

(55) Riccoldo da Montecroce spiega il concetto di assassinio nella cultura islamica, quando si riferisce agli Ismaeliti, una delie sottocategorie degli sciiti: <<Tertium uero signum est occisionis et uiolentie, quia ipsi soli Saraceni nutriunt Assisinos occisores hominum, quibus ex ipsa occisione ut proditorie occidant principes mundi. Nam huissmondi Assassini habent castra et fortalicia sua circa montem Libani, et sunt obedientes Soldano Babilonie qui est caput Saracenorum et ipsi ritu et lege sunt Saraceni et non uocantur Assassini a Saracenis, sed uocantur Ysmahelite, quasi radix et stipes Saracenorum et principales defensores et conseruatores legis Mahometi>>, Riccoldo da Montecroce, Contra legem sarracenorum, p. 112.

(56) Bandello, Novelle, Parte 2, novella 13, pp. 802-804.
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Title Annotation:article in Italian
Author:Dhouib, Meriem
Publication:Italica
Date:Dec 22, 2010
Words:8887
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