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Lunghi viaggi verso "Lamerica" a casa: straniamento e identita nelle storie di migrazione italiana.

"Le seul veritable voyage [...] ne serait pas d'aller vers des nouveaux paysages, mais d'avoir d'autres yeux, de voir l'univers avec les yeux d'un autre."

(Proust, La Prisoniere 3.762)

Introduzione: un'identita all'incrocio tra viaggi e arrivi

La percezione dell'identita come processo di natura relazionale in cui al concetto di essenza si e sostituito quello di presenza--e cioe un soggetto definito in base a momenti storici, interrelazioni personali, condizioni socioeconomiche e cambiamenti geo-politici--rappresenta uno dei fulcri centrali del dibattito teorico internazionale nell'ambito dei cosiddetti studi culturali. (1) L'Italia, proprio per la sua storia di frammentazione fisica, nonche politica, etnica e culturale, appare come un osservatorio ideale per analizzare fenomeni di rifrazione e sovrapposizione dell'identita, e nello specifico dell'identita nazionale; tema che a differenza di altri paesi limitrofi della sfera europea come la Francia o la Germania, con i quali l'Italia ha condiviso tante sorti nel corso dei secoli, assume un carattere unico per ragioni di natura soprattutto geografica, e di conseguenza sociale e storica. Propaggine estrema del continente europeo e situata nel cuore del bacino mediterraneo, l'Italia e stata per antonomasia una terra conquistata da ogni lato nel tempo e, in quanto tale, indebolita nel suo senso di identita. Paese di antichissime tradizioni culturali e artistiche, l'Italia come stato moderno vede i suoi natali con un certo ritardo rispetto ad altre nazioni europee e anche dopo l'unita lotta contro uno spiccato regionalismo e le divisioni tra sud e nord. Inoltre, fatto di cruciale importanza per questo saggio, di fronte all'enorme pressione economica imposta sin dal suo nascere, l'Italia emigra in maniera massiccia, come poche altre popolazioni, e continuera a farlo, e in tutti i continenti del globo, per circa un secolo (Franzina; Bevilacqua).

Questo saggio legge la questione dell'identita nazionale italiana proprio attraverso il filtro dell'esperienza migratoria, tanto in uscita quanto in entrata, allo scopo di identificare una serie di dinamiche socio-culturali che indichino l'imprescindibilita di questo fenomeno demografico doppio che rende l'Italia un paese ibrido. (2) Nel celebrare l'ingresso in Europa come un passo che allontana dal sud (del mondo) e promuove ad uno status di privilegio, e nel recuperare in senso strumentale l'italianita all'estero come cifra del successo nazionale (Tremaglia), immemori di un passato di sfruttamento, razzismo e marginalita nelle tante terre dell'emigrazione italiana, l'Italia sembra oggi vivere una frizione tra il passato e il presente, e si presenta dunque come uno spazio peculiare per la sua condizione di luogo all'incrocio: unico paese del cosiddetto Primo Mondo con una fortissima storia di emigrazione, ancora da esplorare e divulgare per larga parte, e con un passato coloniale esiguo che solo parzialmente si lega al larghissimo fenomeno immigratorio attuale. Come tale, l'Italia permette una riflessione a se sulla condizione mutevole del concetto di identita nazionale: l'italianita, alla luce degli spostamenti di persone nello spazio e nel tempo, e un concetto da definire secondo un approccio relazionale dinamico, in cui la nazione, la super-nazione europea, la nazione estesa della diaspora italiana nel mondo (3) e appunto il mondo che da tempo entra in Italia sono tutti soggetti co-implicati in un dialogo complesso di natura economica e culturale con risvolti politici che vanno dall'integrazione all'esclusione, ma che testimoniano di uno scenario elaborato con il quale il paese deve fare i conti. Gli italiani vanno quindi riconsiderati all'interno di uno spazio teorico in cui si individui la tensione tra omogeneita e diversita per un popolo che e sempre stato altrove come emigrato e che oggi e meta di immigrati da tanti altrove; tensione che se nella retorica ufficiale produce facili semplificazioni volte a stabilire chi e italiano e chi non lo e, in ambiti di riflessione critica come questo, vuole invece individuare contraddizioni produttive, "visioni diverse" e improbabili connessioni, tutti semi per un piu articolato approccio al discorso identitario, che colgano proprio nella tensione il punto di partenza per l'incontro.

L'analisi di alcuni testi chiave della prosa e del cinema italiani in cui situazioni paradossali mettono in questione gli apparentemente facili concetti di "casa" (appartenenza) e "altrove" (distanza) apre nuovi spazi di riflessione sui legami e sulle sovrapposizioni tra i fenomeni di emigrazione italiana e immigrazione in Italia, e scardina posizioni pregiudiziali molto comuni riguardo ai temi della clandestinita e dell'integrazione sociale. Si tratta piu precisamente del racconto "Il lungo viaggio" di Leonardo Sciascia (1973), adattato per lo schermo sia da Alessandro Blasetti (1972) che da Nello Correale (1998), e dei film Lamerica di Gianni Amelio (1994) e Tornando a casa (2001) di Vincenzo Marra, che per certi versi riscrive Lamerica. Nei suddetti testi la narrazione s'incentra sullo spazio, come realta vissuta, desiderata e riconfigurata, e in particolare sul processo di straniamento che vivono i personaggi di queste storie, e pertanto anche il lettore, al quale si propone un nuovo punto di vista. In questo senso, la presente lettura si avvale delle considerazioni dello storico Carlo Ginzburg contenute nel saggio "Straniamento: Preistoria di un procedimento letterario" (Occhiacci di legno, 1998), che vede nella visione spaesante uno strumento di riconsiderazione socio-storica. Rifacendosi alla lezione di Sklovskij, a cui contesta il fatto che le sue teorie formaliste "prescindono deliberatamente da qualsiasi prospettiva storica" (17), Ginzburg riprende la centralita della nozione dello straniamento, ma non tanto come mero mezzo di ribaltamento della percezione sul piano formale (linguistico, compositivo, ecc.), quanto come meccanismo di comprensione alternativa riguardo alla storia e ai rapporti sociali, volto cioe a ribaltare opinioni e rappresentazioni comuni. Nell'adattare il concetto di "ostranenja" va notato che Ginzburg segue comunque un percorso ermeneutico basato sull'analisi di testi letterari o culturali piu in generale, a dimostrazione del fatto che tali fonti possano illuminare processi socio-culturali molto ampi. E proprio mettendo al centro dell'attenzione i testi culturali nel leggere un fenomeno come quello e/im-migratorio, spesso relegato ai numeri della statistica o alle analisi sociologiche, (4) che si possono individuare modelli ibridi di identita all'interno della societa italiana. La diversita che ne caratterizza la storia permette infatti al paese di ricavare potenziali teorie e pratiche di convivenza tra culture, riscoprendo in particolare il proprio passato d'emigrazione e collegandolo all'immigrazione presente.

Dati e date dei viaggi migratori da e verso l'Italia

I due fenomeni migratori sono ovviamente distanti da un punto di vista sia quantitivo che temporale: i flussi emigratori massicci si verificano a cavallo dei due secoli XIX e XX con riprese nel dopoguerra (Golini 50), mentre l'immigrazione in Italia tocca i picchi piu alti all'inizio del terzo millennio. Ciononostante, i fenomeni sono storicamente adiacenti; infatti, il saldo migratorio italiano risulta positivo--cioe entrano nel paese piu persone di quante ne escano--a partire dagli anni Settanta, periodo in cui, in maniera emblematica, se da un lato ufficialmente si dichiara la fine dell'emigrazione italiana (Golini 46-48), dall'altro si registrano i primi arrivi di immigrati per ragioni economiche. In altre parole si tratta di due fenomeni per certi versi indipendenti, ma cronologicamente legati senza soluzione di continuita: l'Italia diventa punto di arrivo/passaggio appena smette di essere punto di partenza. Eppure la separazione non e affatto cosi netta, ne la transizione sarebbe potuta essere materialmente cosi immediata. In verita, i dati non sempre rispecchiano il reale stato di cose: persino oggi, dal sud continua un flusso emigratorio stagionale costante, cosi come hanno luogo da tutto il paese la fuga dei cervelli e altre forme di emigrazione irregolare non registrate dai rilevamenti ufficiali. In ogni caso, a parte questi fenomeni ibridi o sotterranei, l'Italia dalla fase successiva al boom economico si assesta come paese del benessere e comincia a ricevere immigrati. Come detto in precedenza, i fenomeni emigratori e immigratori italiani hanno comunque caratteristiche quantitative ben diverse, se si considera che tra gli anni Settanta del XIX secolo e quelli del XX, secondo i calcoli dello storico dell'emigrazione Emilio Franzina contenuti ne Gli Italiani al Nuovo Mondo, circa 27 milioni di italiani hanno lasciato il paese, di cui quasi il 50% ha fatto ritorno (145), producendo nel tempo una popolazione di circa 60 milioni di discendenti italiani (Golini 48), (5) un numero superiore a quello della popolazione residente in Italia oggi. (6) Gli stranieri in Italia sono al momento pari al 4,8%, ma crescono esponenzialmente, e non tutti sono inclusi nelle statistiche. (7) Al di la di queste evidenti differenze, e possibile rintracciare dei caratteri comuni tra questi due fenomeni in uscita e in entrata.

Innanzitutto, il volume di chi cerca fortuna altrove e massiccio in entrambi i casi se si considera la diaspora economica globale delle popolazioni in fuga verso i paesi industrializzati. Inoltre, l'atteggiamento della cultura che ospita, al di la delle politiche migratorie specifiche, non si rivela essere di accoglienza, ma di intolleranza e ostacolamento, persino con le migliori intenzioni. (8) In aggiunta, il potere magnetico delle terre scelte come meta induce a enormi sacrifici finanziari, fisici ed emotivi. Infine, il rapporto tra chi c'e gia e chi arriva e sempre mediato da forze storiche e socio-economiche che vanno al di la dei singoli e dei gruppi e che costituiscono la materia per capire le connessioni inaspettate tra emigrazione e immigrazione. In altre parole, la separazione netta tra noi e loro che invade tanta parte del linguaggio mediatico e quindi della quotidianita si fonda ancora su due interessanti meccanismi: uno temporale e uno spaziale. Quello temporale e un'amnesia storica sempre piu diffusa, riferita a "quando gli albanesi eravamo noi", per citare il sottotitolo del famoso libro del giornalista Gian Antonio Stella, L'orda. Quello spaziale e una cecita di fronte alle vicende che accomunano gli "autoctoni" e molti degli immigrati che giungono sulle nostre coste, di fronte ai vincoli storici (colonialismo europeo, guerre internazionali) e a quelli economici attuali (forme di delocalizzazione della produzione) che li legano a doppio filo, anche se culturalmente possono essere o apparire distanti.

Nel percorso di lettura critica qui proposto, s'intende proprio delineare, attraverso le linee fornite dalla teoria dello spaesamento, una serie di forme di coesistenza e di sovrapposizione nel tempo e nello spazio per ricontestualizzare questa opposizione cosi netta tra "noi" e "loro", quei "loro" che troppo spesso diventano "non persone", secondo la nota definizione del sociologo Alessandro Dal Lago. (9) Questo percorso vuole infatti anche ridiscutere la linea di demarcazione tra cittadino regolare e presenza irregolare, per ripensare le radici di emigranti italiani clandestini, riscoprendo forme di affinita tra chi partiva allora e chi arriva oggi, talvolta in circostanze del tutto simili.

L'El Dorado a casa propria: il racconto di Sciascia

"Il lungo viaggio" offre spunti particolarmente validi per avviare un'analisi comparativa di questo tipo: e contenuto ne Il mare colore del vino, una raccolta di racconti pubblicata nel 1973, che accorpa testi in parte gia apparsi tra il 1959 e il 1972 su giornali, riviste e antologie. Si tratta di un'opera per certi versi secondaria secondo i critici, ma alcuni suoi racconti hanno suscitato grande interesse a livello autonomo, tra cui appunto "Il lungo viaggio". (10) La raccolta s'inserisce tra la fase dell'autobiografia della nazione degli anni Sessanta (Il giorno della civetta, Il consiglio d'Egitto, A ciascuno il suo) e quella della metafisica del potere degli anni Settanta (Il contesto, Todo modo, L'affaire Moro), per usare le definizioni del critico Massimo Onofri nel suo studio intitolato Sciascia, quando cioe all'analisi razionalista di eredita illuministica si unisce un'angoscia metafisica di fronte all'impossibilita del cambiamento sociale e storico. Non e un caso dunque che la storia in questione proponga, attraverso una prosa documentaristica densa e ricercata, una vicenda che include echi provenienti dal genere del giallo, quali la definizione di uno scenario fosco con una certa dose di suspense.

Si veda gia il paragrafo di apertura, cosi cupo nella scelta dei termini: "Era una notte che pareva fatta apposta, un'oscurita cagliata che a muoversi quasi se ne sentiva il peso. E faceva spavento, respiro di quella belva che era il mondo, il suono del mare: un respiro che veniva a spegnersi ai loro piedi" (21). Buio ("oscurita"), pesantezza ("cagliata"), paura ("spavento"), aggressione ("belva"), mancanza di vita ("spegnersi") sono tutte scelte lessicali che creano un'atmosfera carica di sgomento. I piedi sono quelli di un gruppo di siciliani dell'entroterra che non hanno mai visto il mare e che, dopo avere venduto tutti i loro averi, comprano il passaggio via mare per l'America dal signor Melfa, un astuto scafista, si direbbe oggi, che assicura l'arrivo a Trenton, New Jersey secondo patti ben precisi. Dal momento che l'operazione e illegale, imbarca di notte e fa sbarcare di notte dopo circa dodici giorni, e chiede un pagamento di duecentocinquantamila lire, meta alla partenza e meta all'arrivo: chi non ha il contante verra menato e tutti saranno riportati a casa, come specifica perentoriamente il signor Melfa, ma "l'importante e sbarcare in America." "Il sogno dell'America traboccava di dollari", spiega poi il narratore: in America gli emigrati avrebbero trovato "gli stori e le farme, l'affetto di fratelli zii nipoti cugini, le calde ricche abbondanti case e le automobili grandi come case"--(11) un'enumerazione tipicamente sciasciana con quella stringa di aggettivi in sequenza nominale asindetica, che in questo caso rende ai diversi livelli della scrittura il senso della ricchezza nella percezione visiva, per quanto distorta, degli emigranti. Questi, secondo il narratore, che "anticipa" con un procedimento di inversione il finale del racconto, sarebbero arrivati li come le loro lettere erano fino ad allora arrivate ai parenti: come ci ricorda con un antico proverbio, "chi ha lingua passa il mare" (22). (12) Il signor Melfa, uomo senza scrupoli, per quanto "serio ed onesto nel volto" (21), secondo la descrizione del narratore sottilmente ironico di questa storia, imbarca il gruppo di persone come se fosse un pacco postale. Infatti, "la differenza tra un uomo e un fagotto era per il signor Melfa che l'uomo si portava appresso le duecentocinquatamila lire; addosso, cucite nella giacca o tra la camicia e la pelle" (23).

Al tono cupo dell'imbarco e del viaggio, durante il quale i contadini vivono intrappolati nella stiva tra l'odore di nafta, pesce e vomito, fa da contrappeso la luminosita dell'arrivo. Giunti "all'undicesima notte il signor Melfa li chiamo in coperta: e credettero dapprima che fitte costellazioni fossero scese al mare come greggi; ed erano invece paesi della ricca America che come gioielli brillavano nella notte." E il signor Melfa fornisce una conferma, quasi fosse un oracolo: "Ecco l'America" (24). Un passeggero dubita delle sue parole, ma viene poi convinto dal Melfa stesso che un orizzonte come quello, un'aria come quella, uno splendore dei paesi come quello, dalle loro parti non si sarebbe mai visti, e tutti ne convengono. Lo sbarco avviene in tempi brevi: pagamento e scarico dei bagagli si svolgono sotto lo sguardo poliziesco dello scafista che impedisce ai passeggeri di far rumore fino a quando lui non avra ripreso la via del mare. Da qui in poi il racconto passa dalla descrizione dell'attesa misteriosa a quella della scoperta avventurosa. Sin dalle prime luci dell'alba gli sbarcati sentono dalla spiaggia le grida dei venditori ambulanti, che assomigliano proprio tanto a quelli di casa; ciononostante concludono che l'uomo esprime la propria pena nello stesso modo, dovunque. Ma loro sono in America e dell'America notano subito le strade asfaltate e ben tenute, ovviamente diverse dalle loro in Sicilia! In altre parole, il potere del mito americano, l'attrazione che esercita sulle menti e sui cuori degli

emigrati e cosi forte che rimangono affascinati da tutto quello che vedono, sospendendo anche il loro buon senso. Infatti, la potenza del mito americano anche tra i piu derelitti della societa, il desiderio prepotente di una vita migliore e l'ignoranza delle cose del mondo rende gli emigrati talmente vulnerabili che si renderanno conto solo troppo tardi che, dopo undici giorni di viaggio, il Signor Melfa li ha fatti scendere nuovamente in Sicilia, e in particolare tra Santa Croce Camerina e Scoglitti, in provincia di Ragusa, ad una cinquantina di chilometri a est rispetto al tratto di costa tra Gela e Licata dove li aveva imbarcati. E la forza del bisogno e dell'immaginazione e cosi intensa che anche di fronte ai segnali piu ovvi, gli emigranti vogliono ancora credere di essere arrivati a Trenton, quando invece sono ritornati al punto di partenza: in Sicilia!

In questo racconto, Sciascia opera sapientemente su un doppio livello di spaesamento: da un lato, gli emigranti vedono come diverso cio che conoscono a fondo, dall'altro vedono come familiare cio che sono convinti sia distante dal loro mondo. I due piani si sovrappongono, svelando l'ingannevolezza della convizione (i miti, le dicerie, la pressione esterna) e dell'auto-convinzione (il desiderio del riscatto): sul piano narrativo-lessicale, lo sdoppiamento e tutto giocato sulla visione. Il racconto e costruito sull'opposizione buio-luce, dicotomia che rientra nell'ambito della vista, e cioe della sfera sensoriale che solitamente garantisce il senso dell'orientamento, ma che qui produce un miraggio: l'altrove diventa percio casa propria, dopo che casa propria per un fuggevole momento e stata il desiderato altrove.

Si tratta di un processo di scoperta in cui la conclusione ironica riguarda tanto i protagonisti quanti i lettori, i primi coinvolti in un'esperienza tragica di fronte al denouement finale, i secondi testimoni di quello che Ginzburg chiama "uno sforzo cognitivo che trasforma la conclusione implicita in una sorta di premio" (26). In effetti, il narratore ha fornito numerosi suggerimenti per prevedere il finale, se si rilegge la storia attentamente. In maniera sapiente, la conclusione amara e gia presente in apertura, nel buio della scena iniziale per esempio. E il narratore fornisce chiavi di lettura continue che appaiono poi cosi chiare solo alla fine per un procedimento di inversione. Il signor Melfa non e affatto onesto e serio, le auto che vedono sembrano grandi come case, ma sono le FIAT di casa loro, le luci della costa non sono quelle dell'America, ma dei paesini della costa siciliana, il dubbio di uno di loro sulla veridicita delle affermazioni di Melfa e oggetto di vergogna e denigrazione, quando invece e percezione del reale. Di conseguenza, per concludere con Ginzburg, "l'effetto sia artistico che retorico e infinitamente piu forte" (26) e a questo va aggiunto l'effetto cognitivo che svela l'insidiosa natura del mito da un punto di vista culturale e che induce a condannare i meccanismi socio-economici che ne traggono profitto spudoratamente.

Solo apparentemente modesto, il racconto racchiude in se temi cari a Sciascia, da quelli mitici a quelli storico-sociali. I siciliani appaiono come gente di terra e non di mare: per loro, le onde sono quelle delle messi, esistono "come idea calata in metafora", spiega l'autore nel saggio "Rapporto sulle coste siciliane", contenuto ne La corda pazza (204). La loro condizione di ignoranza e poverta e cosi acuta da renderli preda di facili raggiri; eppure Sciascia non denuncia la loro ingenuita in quanto condizione innata, ma piuttosto come frutto di un'arretratezza culturale. La presenza della FIAT 600, prodotta a partire dal 1955, e della 500, uscita nel 1957, fanno pensare a un'ambientazione del racconto nella fase del primissimo boom economico italiano, fatto che rende la denuncia di Sciascia ancor piu incisiva nel suo registrare un dato cosi sconfortante. Lo stesso Gian Antonio Stella in un capitolo del sopraccitato libro, emblematicamente intitolato "Angeli caduti al passo del Diavolo: i nostri clandestini via in massa oltre le Alpi e gli oceani", ricompone sulla base di svariate fonti di giornalisti e studiosi, la storia della partenza clandestina degli italiani via terra e via mare nel corso dei decenni fino agli anni Sessanta, evidenziando il parallelismo a tratti inquietante tra chi fuggiva allora dall'Italia e chi verso l'Italia fugge oggi.

Ai fini del presente saggio, e proprio questa denuncia, presentata attraverso un procedimento letterario di doppio spaesamento e di ribaltamento, che fornisce materiale per una riflessione sul concetto di identita a cavallo tra realta che coesistono e si sovrappongono: la prima e quella epistemologica, cioe della comprensione del proprio spazio e quindi della propria identita attraverso lo spostamento di visione, sia esso reale o immaginato; la seconda e quella della condivisione dell'esperienza di migrazione tra italiani e immigrati odierni. Il racconto e infatti di enorme attualita in quanto coglie, con inconsapevole lungimiranza, la condizione del cosiddetto clandestino ammaliato dal miraggio e disposto a immensi sacrifici. Per una coincidenza puramente casuale, proprio a largo dello stesso tratto di costa tra Santa Croce Camerina e Scoglitti, si registro nel settembre del 2002 l'abbandono di un gruppo di immigrati provenienti dall'Africa con un barcone guidato da uno scafista che poi tento la fuga verso Gela. (13) Ma al di la del dato aneddotico, resta la precisa descrizione di un fenomeno alquanto noto, che e diventato, anche se erroneamente, sinonimo di immigrazione in Italia oggi. Il racconto suggerisce dunque nuove forme empatiche di percezione dell'immigrazione attraverso quelle dell'emigrazione e, a suo modo, getta la basi per un ripensamento del rapporto tra "noi" e "loro", alla luce della somiglianza dei percorsi di fuga.

Altri viaggi, altre chimere in Blasetti e Correale: il racconto sciasciano adattato per lo schermo

Nel 1972, Alessandro Blasetti, noto e notoriamente discusso regista italiano attivo sin dall'epoca fascista, si occupa di un'interessante serie televisiva prodotta da e per la RAI, intitolata Storie dell'emigrazione, che in sei puntate racconta l'epopea degli italiani nel mondo attraverso interviste, documentari originali e riprese ad hoc. (14) La prima puntata contiene un breve adattamento del racconto di Sciascia per il piccolo schermo, per la regia dello stesso Blasetti. Il cortometraggio, di soli 10 minuti, a parte qualche passaggio rilevante in termini di composizione e di riprese, non e di particolare pregio stilistico da un punto di vista strettamente cinematografico, anche perche appare realizzato proprio a scopo illustrativo, e cioe come resa visiva del testo di Sciascia. Infatti, sul piano narrativo riprende fedelmente la storia dello scrittore siciliano con una piccola variante alla fine: attraverso una ripresa a distanza, Blasetti mostra l'arrivo della camionetta della polizia locale che e intenta a capire se gli sbarcati siano dei contrabbandieri, quando in realta sono stati loro stessi merce di contrabbando. Il finale di Blasetti tinge di comico quello sciasciano, tragicomico e ben piu statico, in cui i due emigranti andati in perlustrazione del luogo, ormai consapevoli della beffa, si siedono lungo il ciglio della strada, stremati della terribile scoperta. Lo spezzone piu interessante di questa puntata del programma di Blasetti include una divertente intervista allo stesso Sciascia, che spiega come il racconto sia stato ispirato da un fatto vero, in cui uno scafista aveva appunto beffato un gruppo di siciliani desiderosi di partire per l'America. L'aspetto curioso legato alla vicenda sta nel fatto che lo scafista, una volta arrestato, durante il processo rimase estremamente affascinato dalla tesi fantasiosa che il suo avvocato elaboro a sua difesa, tanto che gli scrisse dal carcere, complimentandosi con lui in maniera alquanto inusuale: "Peccato che l'ho conosciuta cosi tardi, perche avrei fatto di lei il mio braccio destro". Sciascia narra questa storia per illustrare un fatto diffuso a quell'epoca, quello del traffico umano illegale in partenza dalla Sicilia, che in alcuni casi portava anche alla morte tragica di emigranti, gettati in mare di fronte al pericolo dei controlli ufficiali.

Il problematico rapporto tra finzione e realta, tra percezione e verita concreta, che e la base teorica del racconto "Il lungo viaggio" si ripropone in questo aneddoto che gli fa da premessa, offrendo una riflessione indiretta sul potere del convincimento retorico e della parola in genere. Come gia nel racconto, la figura dello scafista, un siciliano che froda i suoi conterranei, rappresenta un elemento di illegalita interno al sistema (tema gia presente, seppur geograficamente spostato al nord, nel film di Germi Il cammino della speranza del 1950). Lo sfruttamento dei derelitti e una realta chiave anche nel flusso immigratorio odierno, un traffico umano che vede forme di connivenza tra italiani e stranieri e che smentisce la classica percezione degli italiani come estranei alla clandestinita. Nella prospettiva diacronica, l'intervista a Sciascia, cosi come il suo racconto, getta luce su un'esperienza estremamente attuale, che ripercorre con un senso di anticipazione stupefacente le vicende degli immigrati di oggi e impone un percorso critico di spaesamento nel riconoscere "noi" in "loro". (15)

Nel racconto di Sciascia il mare e uno spazio sconosciuto e temibile per i siciliani in viaggio, un tema spesso trattato dallo scrittore di Racalmuto che, nel "Rapporto sulle coste siciliane", scrive come il mare per la Sicilia sia "essenza della fatalita [...] elemento di una introspettata nemesi nella storia dell'umile che vuole salire e sempre ricade al di sotto del punto di partenza" (205). E se la Sicilia e metafora del mondo, secondo la piu emblematica definizione elaborata da Sciascia, (16) allora il sapore triste del racconto "Il lungo viaggio" diventa metafora esso stesso, facendosi specchio di tutta un'esperienza di sofferenza, dell'ironia della vita e dell'inevitabile spaesamento prodotto dal viaggio, persino quello "a casa nostra".

Con toni e quindi esiti diversi, il regista Nello Correale ha diretto un lavoro cinematografico ispirato a "Il lungo viaggio", dal titolo Oltremare, ma non e l'America (1998): nell'intervenire sulla trama con richiami alle ambientazioni de "La giara" pirandelliana e a passaggi dei Vicere di De Roberto, Correale da infatti al finale della storia un sapore comico con una svolta positiva, volta a rafforzare il potere dei sogni nell'esperienza migratoria. Dopo il lungo viaggio, il gruppo di passeggeri, ben piu variegato di quello di Sciascia e Blasetti (prostitute, un bambino, una giovane donna il cui uomo vive in America, ecc.), viene fatto sbarcare in una zona che ha tutti gli elementi formali per sembrare l'America, ma non lo e. Se in realta, dietro le dune di sabbia della spiaggia dove sono stati abbandonati dallo scafista, gli emigranti vedono cavalli, indiani americani con costumi tradizionali, cow boy e mandrie, al primo approccio con la gente del luogo si accorgono che li si parla italiano: "[...] si puo dire che l'italiano lo si e inventato noi", gli risponde un buttero con forte accento toscano. Si scopre in breve che si tratta di un circo di nome "Buffalo Bill" che fa le prove di uno show a tema (il Far West) nella Maremma toscana, una zona che pero agli occhi dei siciliani appare come l'ovest selvaggio! Di fronte al loro stupore, il buttero ammette sconfortato: "Eccone degli altri! Qui si e in Maremma, Toscana, Italia!", a indicare la frequenza dello sbarco di "illegali" buggerati. Realizzato l'inganno, se alcuni decidono di ritornare in Sicilia, altri restano e ne approfittano per rifarsi una vita: una prostituta incita il gruppo a cercare lavoro nelle stalle, un'altra trova finalmente un uomo che la rispetti, e una coppia di "adulteri" innamoratasi lungo il viaggio capisce che li il loro amore sara indisturbato, mentre il bambino viene adottato dalla comunita. In altre parole, al senso di sconfitta del racconto sciasciano si sostituisce una decisionalita, riflesso della liberta offerta dal viaggio e dalla scoperta del nuovo, anche in forme imprevedibili, a cui si aggiunge un altro elemento proprio prima dei titoli di coda. Il luogo della Maremma in cui sono arrivati gli emigranti/immigrati si chiama, come indica un cartello, "La California", nome reale di una frazione toscana in provincia di Grosseto, la cui origine semantica non e chiara, ma che il regista spiega cosi con un paragrafo che appare sullo schermo mentre la cinepresa mostra il tramonto sullo sfondo: "Questa e una storia vera, almeno cosi ce l'hanno raccontata. Ancora oggi nel cuore della Maremma Toscana, c'e un paese in cui vivono i figli dei figli di questi americani che per non tradire il loro sogno hanno chiamato questa terra La California": uno di quei rari casi in cui la toponomastica americana ha influenzato quella italiana e non viceversa.

Questa breve scena finale complica ulteriormente il processo di spaesamento: se gia Correale aveva ripreso il doppio livello del racconto di Sciascia, aggiunge adesso un nuovo tassello alla riflessione sui rapporti imprevisti tra migrazioni, in questo caso dando corpo a una narrazione che abbraccia il tema dell'emigrazione di ritorno e quello dell'emigrazione interna all'Italia, visto che alcuni siciliani del gruppo restano in Toscana. In altre parole, Oltremare permette di riflettere sul doppio livello di percezione e decodificazione dello spazio, per cui la terra toscana appare americana, e in un certo senso lo e in quanto depositaria di un'esperienza migratoria fallita o parziale (il ritorno). In questa versione, lo spaesamento plurimo fornisce ancora una volta elementi per leggere l'identita italiana all'incrocio delle varie esperienze migratorie, come si diceva, lasciando al pubblico odierno la possibilita di collegare con questi fenomeni della storia italiana al recente arrivo degli stranieri. La percezione distorta dello spazio e quindi del se, proposta da Correale, defamiliarizza e rifamiliarizza in tre, se non quattro, direzioni (emigrazione interna, emigrazione esterna, migrazione di ritorno e immigrazione), mostrando come, per usare le parole di Ginzburg, "Tutto il mondo e paese non vuol dire che tutto e uguale: vuol dire che tutti siamo spaesati rispetto a qualcosa e qualcuno" ("Prefazione" 11).

Storie del mondo nel cinema di casa: intrecci di viaggi e identita in Amelio e Marra

Se nei testi finora presi in considerazione l'analogia tra emigrazione e immigrazione, e l'effetto spaesante che questa similitudine produce, e indiretta e implicita, il rapporto tra queste due esperienze, vicine e lontane nel contempo, si fa molto piu evidente in lavori cinematografici intesi proprio a sovrapporre i due momenti storici. E il caso in particolare dei film Lamerica di Amelio e Tornando a casa di Marra, giovane regista italiano che si muove sulle orme del neo-neorealismo di Amelio e che ha lavorato con Mario Martone e Marco Bechis. In entrambi questi film l'intreccio di passato e presente e l'adozione di punti di vista stranianti rendono ancor piu incisivo il ripensamento del concetto di identita italiana, qui chiaramente affrontato alla luce di fatti storici nazionali e internazionali il cui impatto sulle storie dei singoli rivela il carattere eterogeneo dell'italianita. L'operazione di congiunzione tra questi fenomeni rimane attenta infatti a non eliminare le specificita storiche, ma anzi a rivelarne il carattere per certi versi ciclico che invita ad una forma di empatia e accettazione, chiave per l'elaborazione di atteggiamenti inclusivi e politiche di integrazione verso chi arriva. In Amelio la complessita dei fili storici si ispessisce in un film dal respiro epico che si muove agevolmente tra spezzoni di documentari, intreccio narrativo originale e primi piani consapevolmente estetizzanti. In Marra il taglio e piu crudo, la cinepresa meno controllata, il linguaggio sfuggevole per quel continuo uso del dialetto che riporta al neorealismo del dopoguerra. Eppure, al di la delle differenze stilistiche resta il progetto di scardinare ovvieta e trite convinzioni riguardo a "chi siamo noi" e "chi sono loro".

Amelio, regista che ha trattato questioni legate all'emigrazione anche in altri suoi film quali Il ladro di bambini (1992) e Cosi ridevano (1998), ambienta la trama narrativa de Lamerica in Albania e la incentra su due personaggi forti i cui vissuti personali si intersecano in un gioco di continue rifrazioni: il giovane imprenditore Gino, che si reca in Albania per creare una fabbrica fasulla e incassare i fondi governativi italiani per il supporto ai paesi in via di sviluppo, incontra Spiro, un albanese anziano e confuso, e decide di usarlo come presidente fantoccio della sua ditta fraudolenta. Prima ancora di guidare lo spettatore attraverso questa caotica Albania post-comunista di fine secolo, il regista crea un incisivo effetto di eco spazio-temporale inserendo parti di documentari degli anni Trenta che ripercorrono l'impresa coloniale italiana in Albania (1939), terra identificata da Mussolini come "la quinta sponda" dell'Impero. Questo breve inserto posiziona i personaggi in un macrocontesto che li precede e con il quale dovranno misurarsi piu o meno consapevolmente nel corso del film. Da territorio di conquista imperiale, per quanto breve, l'Albania diviene infatti terra di conquista per avventurieri senza scrupoli, all'interno di una dinamica di ripetizioni della storia, per cui all'invasione colonialista segue un aggressivo neo-imperialismo economico. Nello stesso spazio, ma in direzione diversa, si verifica un esodo: gli albanesi lasciano massicciamente il loro paese, ormai in stato di anarchia, per raggiungere l'agognata e iper-idealizzata Italia, che vedra nel loro arrivo un'invasione.

I piani storici sono esplicitati nel testo filmico, ma restano invisibili a chi vive quel momento storico, ispirato ai fatti veri dello sbarco di migliaia di albanesi sulle coste pugliesi nel 1991. All'immediata connessione, non certo nota ai piu, tra colonialismo e immigrazione nei rapporti Italia-Albania, Amelio aggiunge poco dopo un altro livello storico legato a quello dell'impresa fascista: Spiro, trovato con l'aiuto di un corrotto burocrate albanese, e un prigioniero delle carceri comuniste, ridotto in condizioni di totale abbandono fisico e psichico. Il suo silenzio rende difficile il rapporto con il giovane Gino che intanto comincia a provare un senso di disagio di fronte alla co-esistenza di familiarita ed estraneita nell'ambiente in cui e ormai intrappolato dopo che il suo socio e ritornato in Italia senza di lui: infastidito dalla poverta e dalle pressioni della gente del luogo nella quale non si riconosce, si ritrova pero a comunicare con loro nella sua lingua, quell'italiano che gli albanesi imparano attraverso l'onnipresente televisione. Nel corso di un litigio, Gino scopre che Spiro non e un prigioniero albanese contrario al regime comunista, ma un italiano di nome Michele Talarico, incarcerato durante la guerra e rimasto dietro le sbarre per oltre quarant'anni. Di origine siciliana, Michele e ormai vittima di una forma di amnesia che gli fa credere che la guerra sia appena finita. La sua lettura delle cose inserisce una nuova interpretazione dei fatti che, se sul piano reale non e credibile, assume valenza su quello storico: la massa di albanesi che cerca di raggiungere la costa per attraversare l'Adriatico e sbarcare ne "Lamerica" in Italia e per lui, che si crede ancora in Sicilia, la folla di emigranti in partenza verso l'America.

Brillante soluzione narrativa che permette al regista di capovolgere la rappresentazione dei fatti, o meglio di fornire un doppio filtro per leggere la realta, l'amnesia di Michele e un espediente per condannare la mancanza di memoria storica che investe l'Italia e che la porta a vedere negli albanesi dei diversi, mentre innumerevoli sono le forme di vicinanza culturale, di condivisione di vicende storiche e di legami economici. Ma ancora piu efficace e la traiettoria che Amelio fa seguire a Gino: da imprenditore insensibile a uomo occidentale gradualmente spossessato di quegli oggetti che ne definiscono l'appartenenza di classe e di nazionalita, Gino perde la jeep, gli occhiali da sole, i vestiti e per ultimo il passaporto, sottrattogli da un poliziotto che scopre il suo iniquo progetto. Ridotto ad una "non persona" e provato fisicamente dalle difficolta, Gino, giovane dai tratti fortementi mediterranei, difficilmente si distingue dagli autoctoni e l'unico modo per ritornare in Italia per lui e quello di unirsi a loro su una "nave della speranza". Il parallelismo tra le due esperienze di migrazione si traduce infatti nella potente immagine visiva della conclusione, quando una nave sovraccarica di albanesi appare possente sullo schermo, a significare l'inevitabilita della fuga e l'inarrestabilita del flusso.

Sulla nave Gino rincontra Michele, convinto di viaggiare verso i grattacieli dell'America, mentre gli altri passeggeri cercano Lamerica sull'altra sponda dell'Adriatico, e i loro destini s'incrociano ancora una volta, ma in una condizione invertita. Michele, l'ingenuo, continua a sperare, mentre Gino ha scoperto la caducita delle cose e persino il suo fare arrogante e sparito, sostituito da un tono di mestizia. Mentre la visione di Michele funge da strumento per ricollegare nell'intreccio narrativo le grandi storie del passato (la guerra e l'emigrazione), Gino costituisce l'osservatorio ideale per rileggere gli eventi in maniera consapevole, soprattutto alla luce dei fatti presenti. Entrambi forniscono chiavi interpretative nuove perche, come sottolinea Ginzburg, "[c]apire meno, essere ingenui, restare stupefatti sono reazioni che ci possono portare a vedere di piu, ad afferrare qualcosa di piu profondo" (25). L'italianita di entrambi e presentata come un processo continuo di auto-percezione, percezione esterna e costruzione storico-culturale, se non casualita: nel film sia Michele che Gino perdono e ritrovano varie identita, tutte legate all'Italia, ma altrettanto legate all'Albania e, per altro, definite anche da appartenenze regionali (lo stesso Gino si scopre essere siciliano). Entrambi, cosi come i loro compagni di viaggio, si trovano a solcare un mare verso una terra che non e quella immaginata: l'ironia si fa piu densa quando, in contemporanea, Amelio riesce a presentare, nell'immagine pregnante della nave, tre viaggi invertiti: il viaggio degli albanesi verso un El Dorado italiano che non li attende a braccia aperte perche non e il paradiso creato dall'illusione televisiva; il viaggio di Gino che cerca di raggiungere la sua Italia da sans papiers dopo che e fallito il suo piano di trovare una facile America in Albania; e il viaggio di Michele che sta per ritornare nel suo sud, ma crede che arrivera presto in America e, per questo, non vuole addormentarsi.

La cornice transculturale de Lamerica e solida e convincente e mostra come il film, a distanza di piu di un decennio, rappresenta ancora una delle riflessioni piu raffinate sul tema dell'identita e dell'appartenenza nazionale come realta negoziate da processi economici, storici, etnici e culturali che creano ripetute sovrapposizioni e tensioni. Questo ripensamento avviene in maniera non casuale nello spazio liquido del mare, topos della fluidita per eccellenza. Simile ambientazione si riscontra in Tornando a casa di Vincenzo Marra che fondamentalmente adotta lo stesso artificio narrativo della co-esistenza di esperienze storiche e individuali per raccontare una fuga attraverso i confini. Questa volta il mare nel quale si definisce un confine sfocato tra mondi e il canale di Sicilia, di cui il regista mostra il ruolo doppio di frontiera e di incrocio. E nelle acque extra-territoriali tra Italia e Tunisia che Marra svela le contraddizioni identitarie: un gruppo di pescatori alle prese con la concorrenza nel golfo di Napoli, si addentra regolarmente in acque straniere per assicurarsi un piu considerevole profitto. L'equipaggio del peschereccio, emblematicamente chiamato "Marilibera", e composto da Salvatore, un napoletano crudo e diretto, pronto a rischiare pur di sottrarsi alla pressione degli avversari; Giovanni, il piu anziano, che si rivela refrattario a stringere amicizia; Samir, un tunisino dai modi delicati che vive in Italia senza permesso di soggiorno e con il terrore costante di essere deportato; e Franco, un giovane sensibile che sogna di emigrare in America con la sua amata Rosa. Il film segue con stile neorealista le storie di paure e aspirazioni dei personaggi che al di la delle differenze condividono un'appartenenza di classe inequivocabile, molla per la ricerca continua di riscatto sociale ed economico.

Cosi come nel film di Amelio, Tornando a casa, si definisce un contesto transnazionale, il cui carattere spazio-temporale abbraccia esperienze diverse eppure collegate: l'immigrazione straniera in Italia e raccontata non solo attraverso il personaggio di Samir, ma anche nell'incontro con le barche di "clandestini" che solcano il Mediterraneo; l'emigrazione non e presentata come un fatto del passato, ma--e qui Marra registra con sagacia la condizione di sottosviluppo di tante zone dell'Italia attuale--come realta contemporanea che investe tanti giovani italiani alla ricerca di un futuro piu solido; l'illegalita, e in particolare il passaggio non regolare dei confini tra paesi, non e vista solo come una pratica di chi cerca di entrare in Italia, ma anche di un'Italia non necessariamente incline a rispettare le leggi. E proprio all'incrocio di queste esperienze che il film trova il suo punto di tensione piu acuta: con la morte violenta di Rosa per mano di un suo alunno armato che la uccide per errore, a Franco non resta nulla, e persino i documenti per l'espatrio in America perdono di senso. A quel punto il sogno di fuga puo prendere una forma inaspettata: durante il suo turno di guardia di notte sul peschereccio che naviga illegalmentein acque straniere, Franco soccorre un immigrato nordafricano che sta per annegare, ma resta poi attaccato con lui al salvagente, fin quando entrambi non vengono salvati da una barca di immigrati in viaggio verso l'Italia. Franco viene tirato a bordo con il compagno di deriva, che pero muore poco dopo: chiusosi in un totale mutismo, Franco viene preso per un clandestino e continua il viaggio verso casa, ma con un'identita in bilico. Come gia per Gino, i suoi tratti mediterranei lo rendono invisibile tra gli altri immigrati: liberatosi della carta d'identita prima dell'arrivo della motovedetta della guardia costiera italiana, Franco verra preso per "uno di loro", persino dagli italiani. (17) In questa nuova veste, Franco fara esperienza delle forme di rifiuto (verbale e concreto) messe in atto contro gli immigrati, che verranno in blocco riportati in Tunisia. Nell'immagine conclusiva Franco e filmato in piedi tra due nordafricani coi quali condivide le stesse caratteristiche fisiche e ai quali risponde in arabo al loro saluto arabo, segno di un'appartenenza scelta. A differenza di Gino, Franco diventa immigrato, non come risultato di condizioni avverse, ma come effetto di una decisione tra l'istintivo e il cosciente.

E un passaggio di identita che mette in crisi l'appartenenza ad un'italianita definibile e che avviene, ancora una volta, in mare. L'ambientazione e la scelta del titolo permettono al regista di esplorare i livelli plurimi dell'appartenenza, la cui solo apparente omogeneita viene scardinata dal viaggio, che crea un "terzo spazio", piu complesso della casa da cui si parte o della sponda da raggiungere. Secondo la definizione del teorico Edward Soja, contenuta nel suo libro intitolato appunto Thirdspace, questo spazio, che poi e quello indagato in tutte le esperienze stranianti individuate in questo saggio, "non si crea nelle strutture permanenti costruite attorno a epistemologie formalizzate e chiuse, ma attraverso un'infinita serie di approssimazioni teoriche e pratiche, un nomadismo critico inquisitivo nel quale il viaggio verso nuove terre non finisce mai" (82, traduzione mia).

In conclusione, ritrovarsi straniero per delle inaspettate contingenze o diventare straniero per scelta sono condizioni che fanno vedere con occhi stranieri, cioe con occhi diversi: il procedimento di straniamento che gia in Sciascia, e quindi anche Blasetti e Correale, era mirato, attraverso l'abile uso del denouement "ironico", a far terminare un lungo viaggio verso "Lamerica" a casa propria, in Amelio e Marra si articola in modo piu complesso, proprio perche puo incorporare consapevolmente le recenti esperienze di immigrazione clandestina, neoimperialismo e illegalita sul mercato economico. In tutti questi testi, al di la delle diverse interpretazioni proposte, dei nuovi elementi narrativi incorporati e delle differenti tecniche stilistiche adottate, si ripresenta costantemente un viaggio che e metafora di un itinerario cognitivo, volto a rileggere il mondo in maniera imprevista e, quindi, a fare un salto intellettuale. Come scrive Ginzburg nel suo saggio: "L'educazione morale richiede innanzitutto che si cancellino le rappresentazioni errate, i postulati ritenuti ovvi, i riconoscimenti che le nostre consuetudini percettive hanno reso triti e ripetitivi. Per vedere le cose dobbiamo prima di tutto guardarle come se non avessero senso alcuno" (20). Ma la fase di disorientamento e poi propedeutica a quella di presa di coscienza e di denuncia, perche, come spiega ancora Ginzburg, il procedimento di straniamento, che non e solo letterario e formalista, diventa "espediente delegittimante a ogni livello: politico, sociale, religioso" (28). Ed e adottando una narrazione diremo "a indovinello", in cui lo spazio, il tempo e l'identita sono sempre oggetto di una visione/comprensione misteriosa, ironicamente nota e ignota, che i testi presi in esame delegittimano le forme omogenee dell'italianita. Ne rivelano anzi l'imprendibilita, cifra del tramonto del mito dell'identita come essenza e dell'elaborazione del concetto di identita come presenza, in linea con le sfide del pensiero attuale e con la realta eterogenea di un'Italia frammentata dentro e fuori dai suoi confini. Le migrazioni, cosi come i testi che ne narrano e analizzano le storie, forniscono un'utile lente per mettere in questione formule chiuse che continuano a proporsi tanto nella retorica nazionalista ufficiale quanto nelle pulsioni secessioniste di certi movimenti regionali, e spesso anche in risposta alle pressioni della supernazione Europa, da un lato, e alla paura dell'invasione dello "straniero", dall'altro. Non solo i paradigmi descrittivi rigidi di cio che e "italiano" non colgono la duttilita e la molteplicita dell'identita del paese in generale, ma ancor meno risolvono le contraddizioni precipue di un'esperienza cosi "italiana" come quella del migrare, riassumibili in termini spaziali ed esistenziali nel paradosso intrinseco di chi emigra, che e sempre contemporaneamente sia emigrato che immigrato: chi parte emigra dal suo dove e arrivando si fa immigrato in un altrove.

Opere Citate

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(1) Un volume generale di riferimento sugli studi culturali nelle loro ripercussioni sul dibattito accademico e culturale in senso piu ampio e uscito da Meltemi nel 2004 con la firma di Michele Cometa: comprende brevi capitoli di taglio internazionale, che fanno il punto sulle questioni piu importanti nel campo, e una ricca bibliografia.

(2) Tale raccordo si riscontra in lavori di ricerca recenti e con sfumature diverse: Bonifazi lo propone come premessa in un testo sociologico dal titolo L'immigrazione straniera in Italia (1998), Verdicchio come collante teorico tra i capitoli del suo volume di saggi culturali Bound by Distance (1997), Graziella Parati come imprescindibile introduzione ad un discorso analitico della cultura immigratoria in Italia nel suo libro Mediterranean Crossroads (1999) e Sante Matteo come nesso iniziale tra emigrazione, immigrazione, viaggi culturali e colonialismo nell'antologia Africa-Italia, curata insieme a Stefano Bellucci (1999). Ma, in generale, il binomio e/immigrazione e identita nazionale viene spesso omesso negli studi sul concetto e sulla percezione dell'Italia o non viene trattato in maniera sistematica. Si veda per esempio il libro di Galli Della Loggia, intitolato appunto L'identita italiana (1998), che tocca un ventaglio molto ampio di aspetti per illustrare la frammentazione dell'italianita, ma non affronta affatto il tema dell'emigrazione ne quello dell'immigrazione; un'assenza evidente in un lavoro che spazia dalle istituzioni ai modelli comportamentali e ai condizionamenti storico-ambientali per spiegare la difficolta dell'Italia nel produrre un senso di appartenenza nazionale forte, omogenea e propulsiva.

(3) In questo senso, si veda lo studio di Donna Gabaccia, Italy's Many Diasporas (2000), nel quale viene sviluppata una lettura storica trasversale dei fenomeni migratori in uscita nel corso dei secoli. In questo libro l'autrice adotta la definizione di diaspora economica e culturale per la prima volta con riferimento agli italiani, e indica anzi, piuttosto provocatoriamente, proprio nella condizione diasporica degli italiani la ragione della loro identita frammentata: questa storia fatta di dispersione avrebbe cioe contribuito, come spiega Gabaccia, a fare la nazione e a farla cio che e: "plurale, fragile e dibattuta" (175, mia traduzione)

(4) Si rimanda in questo senso alla premessa elaborata da Sebastiano Martelli nella sua analisi dei testi letterari incentrati sull'esperienza emigratoria (433).

(5) Questo calcolo totale e presente sul sito del Ministero degli Italiani nel Mondo in vari documenti (si veda Tremaglia in bibliografia).

(6) Secondo il rapporto demografico annuale dei comuni, la popolazione totale e di circa 58.000.000 (si veda ISTAT in bibliografia).

(7) Queste cifre sono state estrapolate dal rapporto annuale della Caritas, basato sui dati del Ministero degli Interni, del Ministero degli Affari Esteri e dalle anagrafi locali. La scheda riassuntiva relativa all'anno 2005 (si veda Caritas in bibliografia) sfata con incisivita molti miti riguardo all'immigrazione clandestina: solo una piccola fetta entra illegalmente, mentre molti diventano illegali allo scadere dei permessi. Inoltre, nel fornire un quadro dettagliato della vita degli immigrati in Italia (livello d'istruzione, inserimento professionale, tasso di natalita) lo studio auspica un intervento statale costruttivo verso una popolazione sempre piu vitale e dinamica composta da circa 2.800.000 persone.

(8) Il caso recente piu eclatante e sicuramente quello dell'assegno di mille euro ai neonati, il cosiddetto "bonus bimbo" che, tra varie polemiche, e stato assegnato solo ai cittadini italiani. Si tratta di un incentivo alla natalita che paradossalmente esclude i bimbi nati nelle famiglie immigrate che hanno invece contribuito in maniera sostanziosa a far registrare un aumento della natalita nel paese (si veda l'articolo "Berlusconi scrive ai bebe del 2005" in bibliografia)

(9) Il termine da il titolo a tutto un volume, Non-Persone: l'esclusione dei migranti in una societa globale (1999), dedicato ad un'attenta analisi delle forme di percezione e rappresentazione mediatiche e quindi collettive dell'immigrato in Italia, dal sociologo fortemente criticate proprio perche insostenibili in una societa sempre piu variegata nell'ambito della mobilita internazionale.

(10) La versione qui utilizzata e quella dell'Einaudi, nell'edizione del 2003. Si noti peraltro che il racconto e stato pubblicato come testo a se nella serie di letture guidate della casa editrice Guerra, nello specifico come materiale per l'insegnamento della lingua a livello avanzato (si veda Sciascia 1997 in bibliografia) ed e inoltre uscito come testo con la stessa funzione in Germania (si veda Sciascia 1981 in bibliografia), indici questi di un interesse nei confronti del tema del testo, ma anche dello stile di scrittura del letterato siciliano.

(11) Questo codice linguistico ibrido che mescola italiano e inglese era gia presente nel racconto "La zia d'America", che anticipa per certi versi "Il lungo viaggio" sul piano delle scelte stilistiche, volte a segnalare la presenza della cultura americana nel parlato semplice dei siciliani.

(12) Interessante qui il richiamo, difficilmente pensabile come inconsapevole, al racconto di Pirandello, "L'altro figlio" del 1923, storia tragica in cui appunto le lettere di una madre disperata non raggiungono mai gli amati figli emigrati in America. Riscritto come atto unico nel 1925 dallo stesso drammaturgo, "L'altro figlio" intreccia in maniera sottile i temi della partenza/separazione, della scrittura come documento e legame di vita e infine del ruolo del racconto orale e riportato di una vicenda umana legata al Risorgimento e all'emigrazione.

(13) Una dettagliata scheda apparsa su La Repubblica fornisce una drammatica lista di tragedie legate ai "viaggi della speranza", che proprio tra il 2001 e il 2002 si spostano dalla costa adriatica su quella siciliana meridionale (si veda "Immigrazione clandestina: dieci anni di tragedie" in bibliografia)

(14) Il materiale incluso nella serie televisiva, non disponibile commercialmente, e di proprieta della RAI e, oltre ad essere reperibile negli archivi RAI romani, e accessibile presso la Mediateca Santa Teresa di Milano che offre tra i suoi servizi la connessione via Internet alle Teche RAI digitalizzate.

(15) Un romanzo che affronta simili problematiche proprio per mettere in questione le banali percezioni del fenomeno e Il giro di boa di Andrea Camilleri (2003), il piu audace tra quelli della serie di Montalbano per la critica antigovernativa sui fatti del G8, per la condanna delle ipocrisie nella rappresentazione del fenomeno dell'immigrazione e per l'efficace resa del rapporto di vicinanza, e non di diversita, tra siciliani e immigrati nord-africani.

(16) L'espressione deriva proprio dall'intervista intitolata La sicilia come metafora (1979).

(17) Questo tema dell'invisibilita dell'italiano tra gli stranieri e stato recentemente ripreso, anche se con ben minore intensita filmica, da Marco Tullio Giordana in Quando sei nato non puoi piu nasconderti (2005), liberamente adattato da un romanzo di Maria Pace Ottieri del 2003. Anche in questa pellicola, che privilegia pero il punto di vista di un bambino, "loro" e "noi" sono due categorie che si sovrappongono costantemente in un gioco di rimandi continui che qui fa leva sui sentimenti e sui valori morali, allontanandosi dallo stile piu seccamente neorealista di Amelio e Marra.

Teresa Fiore

California State University, Long Beach
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Author:Fiore, Teresa
Publication:Annali d'Italianistica
Date:Jan 1, 2006
Words:8930
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