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Ludovico Ariosto. Orlando Furioso secondo la princeps del 1516.

Ludovico Ariosto. Orlando Furioso secondo la princeps del 1516, a cura di Marco Dorigatti con la collaborazione di Gerarda Stimato, Firenze: Leo S. Olschki, 2006.

Dopo 490 anni esatti dall'editio princeps dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, Marco Dorigatti, a termine di un lungo percorso filologico ed editoriale, presenta il capolavoro ariostesco nella sua forma originale ferrarese per la prima volta in un'edizione critica. Gia nel 1974, Lanfranco Caretti (L. Caretti, Codicillo [1974], appendice al saggio L'opera dell'Ariosto, in Antichi e moderni. Studi di letteratura italiana, Torino, Einaudi, 1976, pp. 103-108 [104-105]), riprendendo alcune considerazioni precedentemente espresse al riguardo nel 1954 (L. Caretti, L'opera dell'Ariosto [1954], in Antichi e moderni, cit., pp. 85-103), aveva auspicato un'edizione critica della prima edizione del Furioso, non per svalutare l'edizione definitiva del 1532 nella quale tutt'ora leggiamo di consueto l'opera ariostesca, ma per rivalutare la princeps di 'solo' quaranta canti nella sua veste linguistica originale, prima che l'Ariosto avesse 'sciacquato i suoi panni in Arno'. Nonostante vari tentativi, tale desideratum della critica e stato disatteso per oltre trent'anni.

Di contro, nel frattempo non sono mancati interventi critici sulle varianti delle tre edizioni (1516/1521/1532) dell'Orlando Furioso, quali i seguenti, per menzionare solo due lavori recenti a mero titolo di esempio: A. CASADEI, Il percorso del "Furioso". Ricerche intorno alie redazioni del 1516 e dei 1521, Bologna, il Mulino, 1993 (riedizione con correzioni e aggiunte, 2001) e H. HONNACKER, L'originc troiana della casa d'Este fornita nell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, nelle edizioni del 1516 e del 1521: una genealogia fra leggenda e storia, in "Schifanoia" 17/18 (1997/98), pp. 125-133. Tali studi dovevano pero ricorrere all'edizione critica dei Furioso del 1532, curata da Cesare Segre e Santorre Debenedetti, con le varianti del 1516 e del 1521, riportate nell'apparato diacronico (L. ARIOSTO, Orlando furioso secondo l'edizione del 1532 con le varianti del 1516 e del 1532, a cura di S. Debenedetti e Cesare Segre, Bologna, Commissione per i testi di lingua, 1960), cosa che rendeva molto laboriosa la lettura delle prime due edizioni, se non si voleva usufruire dell'edizione diplomatica dell'opera ariostesca, curata da Filippo Ermini (Orlando Furioso di Ludovico Ariosto secondo le stampe del 1516, 1521, 1532 rivedute dall'Autore, riproduzione letterale a cura di Filippo Ermini, 3 voll., Roma, Societa Filologica Romana, 1909-1913); edizione peraltro aspramente criticata e forse sottovalutata dagli ariostisti, come scrive Dorigatti sulla scia di Conor Fahy (p. XXVI).

Da questi contributi emergeva comunque il fatto che gia la princeps dell'Orlando Furioso era un'opera "in se conclusa, espressamente licenziata dall'autore e dotata di un proprio, singolarissimo profilo linguistico e letterario" (p. XXXI), in cui non mancavano riferimenti storico-politici o storico-culturali nonche riflessioni moraleggianti in sede proemiale (a tale riguardo si veda anche H. HONNACKER, Il morale illustrato nei prologhi dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto nelle edizioni del 1516 e del 1521: la Weltanschauung ariostesca fra Orazio ed Erasmo, "Schifanoia" 22/23 (2002), pp. 33-56). Inoltre, l'Orlando ferrarese, anche senza le famose 'giunte' del 1532 (come ad esempio quella famosa di Olimpia, nei canti IX-XI dell'edizione definitiva), le quali portano la lunghezza del poema da quaranta a quarantasei canti, non perde niente dei suo fascino, in particolare grazie alla sua "freschezza" linguistica, fornendo uno "spaccato di uno dei momenti piu alti della civilt municipale estense" (p. VIII).

L'edizione critica della princeps da parte di Marco Dorigatti e tanto piu importante in quanto rende finalmente accessibile il romanzo ariostesco nella sua versione originale agli studiosi di variantistica (e non solo) inaugurando probabilmente una nuova florida stagione di studi ariosteschi, in vista anche del non piu lontano cinquecentenario della princeps. L'edizione, impreziosita da una ricca veste editoriale in taglio dorato, viene introdotta da una prefazione (pp. VII-XII), da un'introduzione (pp. XXI-XXXVIII) e da un'estesa nota al testo da parte del curatore e della sua collaboratrice, Gerarda Stimato, (pp. XXXIX-CLXXX) che ripercorrono la storia editoriale e bibliografico-testuale dell'edizione dell'Orlando ferrarese, fornendo una descrizione dettagliata e tre tavole delle varianti di stato, "dette anche varianti editoriali o interne" (p. CXXVIII), dei dodici esemplari superstiti dell'edizione del 1516 sparsi in diverse biblioteche dei mondo, fra cui spicca quello parigino, inviato dallo stesso Ariosto ai re di Francia, Francesco I. Dalle tavole delle varianti di stato si evince chiaramente il costante lavoro correttorio di labor limae da parte dell'Ariosto ancora in sede di stampa, come dimostra non da ultimo l'Errata corrige in conclusione dell'opera: "Nessun dubbio resta, dunque, sulla sua presenza in tipografia durante la stampa del libro che, a giudicare dalla casistica qui elencata, appare costante e premurosa" (p. CLIII). Nelle esaurienti schede bibliografico-editoriali non mancano inoltre accenni critici alia storia delle biblioteche che custodiscono i preziosi esemplari della princeps, come nel caso di quello della Sachsische Staats- und Universitatsbibliothek (olim Sachsische Landesbibliothek) di Dresda: "Non e possibile chiudere questa scheda senza un accenno a quello che fu indubbiamente il momento piu buio nella storia dell'esemplare dresdense e della biblioteca che lo custodiva. Come e noto, la citta di Dresda fu fatta bersaglio di un indiscriminato bombardamento aereo in uno tra gli atti piu barbarici del secondo conflitto mondiale, tale da far risentire perfino Churchill (ma non il vero ideatore, il famigerato "Bombardiere Harris')" (p. LXXI).

Una sezione a parte e dedicata, in una sorta di 'caccia al tesoro' finora purtroppo vana, agli esemplari dispersi della princeps il cui numero ammonta a sette i quali, con ogni probabilita, un secolo fa esistevano ancora, ma "oggi non rispondono piu all'appello, persi e forsanche distrutti" (p. CIV). La loro scomparsa non e solo una perdita per i bibliofili, ma costituisce anche un problema per la ricostruzione dell'esemplare ideale della princeps, limite ineluttabile anche della presente edizione critica: "Tenendo presente che, come ha invariabilmente mostrato la collazione di quelli superstiti, ogni esemplare puo essere portatore di varianti uniche, vale a dire non attestate in altri, la scomparsa degli esemplari oggi irreperibili ha portato via anche una parte insostituibile della traduzione testuale" (pp. CIV-CV). Va menzionato, tra gli altri, l'esemplare Cavalieri assai prezioso "per la sua rarit" e per la sua "splendida legatura antica in marocchino marrone, di fattura veneziana del secolo XVII" (p. CXVI).

Infine, l'edizione critica viene completata da due estese appendici che contengono rispettivamente un registro dei quaderni della princeps (pp. 1023-1033) ed una tavola comparativa delle tre edizioni originali dell'Orlando Furioso (pp. 1035-1038). Segue un indice assai utile dei nomi e dei luoghi, anche immaginari, del romanzo ariostesco nell'edizione del 1516 (pp. 1041-1068). Last but not least, va segnalata la premessa di Gianni Venturi (p. V), direttore dell'Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara che, per usare le parole di Dorigatti, ha dato un contributo decisivo, accelerando la pubblicazione dell'"Orlando ferrarese" (p. VIII), rimasto per troppo tempo all'ombra dell'edizione definitiva del 1532 nella cui veste, nel Cinque- e Seicento, l'opera ariostesca divenne un bestseller internazionale, ben presto tradotto in varie lingue europee tanto da costituire un fondamentale testo di riferimento, come e ben noto, per un altro capolavoro della letteratura mondiale, quale il Don Quijote de la Mancha di Miguel de Cervantes Saavedra (al riguardo si veda ad esempio R. BRUSCAGLI, Studi cavallereschi, Firenze, Societa Editrice fiorentina, 2003, pp. 12, 27, 84-85, 220).

HANS HONNACKER

Universit degli Studi di Modena e Reggio Emilia
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Author:Honnacker, Hans
Publication:Italica
Article Type:Book review
Date:Jun 22, 2008
Words:1196
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