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Lucilla Bonavita. Il cardinale Stefano Borgia. Un erudito del Settecento tra cultura e religione.

Lucilla Bonavita. Il cardinale Stefano Borgia. Un erudito del Settecento tra cultura e religione. Roma: Edicampus, 2014.

Stefano Borgia, chi era costui? Cardinale ed erudito, certamente noto a chi si occupa di studi settecenteschi e specialistici, non e tuttavia il classico "household name", figura, cioe, necessariamente conosciuta dal lettore, per cosi dire, medio. Ed e un peccato.

Lucilla Bonavita--un dottorato di ricerca in Italianistica, un Master di Scrittura, Letteratura e Rete, una laurea in Lettere Moderne e un diploma di Archivista conseguito presso l'Archivio Vaticano--si e fatta carico del compito di colmare questa lacuna attraverso la pubblicazione della monografia in oggetto, monografia che giunge dopo un lungo percorso di studio e di acquisizione di dati iniziato con il conseguimento del Premio "Stefano Borgia" nel 2004 (indetto in occasione del bicentenario della scomparsa del prelato) e proseguito con la pubblicazione del saggio "La Chiesa nazionale in Cina nel Piano Borgia" in Stefano Borgia uomo dalle idee nuove, a cura di Rigel Langella (Velletri: Ed. Tra 8&9, 2006, pp. 113-118).

Chiarezza dell'esposizione, concisione e scorrevolezza della prosa rendono la lettura piacevole, per nulla appesantita dalla dovizia di dati e di date. Stefano Borgia (1731-1804) viene presentato come l'incarnazione del grande erudito del Settecento, enciclopedico, uomo dagli interessi poliedrici ed erede morale di Benedetto XIV, membro di varie accademie, versato negli studi giuridici, scientifici e letterari: vero specchio del suo tempo, Stefano Borgia nutri un sincero amore per le scienze naturali, al punto da allestire un proprio gabinetto per le ricerche. Filologo--come si legge a pagina 3, stabili tra l'altro l'esatta datazione al XV secolo di un'iscrizione che si trova nella pieve di Santa Maria in Rapagnano, posponendola rispetto all'XI secolo indicato da altri eruditi--fu anche collezionista di documenti e reperti "al punto di vendere l'argenteria di casa e perfino le borchie delle scarpe, pur di acquistare qualche pezzo curioso per la sua collezione" (pp. 6768), come fa notare l'Autrice citando il biografo Louis Aubin Millin (Notice sur la vie du cardinal Borgia, 1807): un aspetto che la studiosa mette bene in risalto nel primo capitolo dal titolo "L'impegno culturale", dove si legge, fra l'altro, che Borgia fu perfino accusato da certi "oscurantisti" di contribuire alla diffusione dell'idolatria e del paganesimo raccogliendo reperti! Come ci informa la studiosa, i reperti sono oggi esposti nel Museo Borgiano ospitato nel palazzo di Propaganda Fide, l'istituzione vaticana preposta alla diffusione della fede cattolica di cui Borgia fu segretario dal 1770, poi vice prefetto e quindi prefetto dal 1802 fino alla morte. Del resto Borgia, oltre che essere figlio dell'Uluminismo--donde, probabilmente, la sua apertura di pensiero--visse in pieno periodo neoclassico in cui ferveva la febbre per le scoperte di antichita, come il testo fa notare con un opportuno riferimento al Winkelmann e agli scavi vesuviani che, come noto, iniziarono a Pompei nel 1748 sotto Carlo III di Borbone.

Come si legge nel sottotitolo, Stefano Borgia visse "tra cultura e religione" e il suo modus operandi lo dimostra, con rapporti a tutto campo fino alla frequentazione di ambienti di ispirazione giansenista, come nel caso del gruppo di Port Royal, animato come egli era da un amore per la cultura che oltrepassava i limiti puramente confessionali.

Il secondo capitolo, dal titolo "La passione missionaria", si apre con il rapporto particolare che il cardinale ebbe con i gesuiti: nominato da Papa Clemente XIV alla segreteria di Propaganda Fide, tre anni dopo dovette confrontarsi con la soppressione dell'Ordine, quando i gesuiti furono ridotti al rango di preti secolari. Il nostro cardinale, tuttavia, mantenne ugualmente rapporti intensi con questi ultimi, in un delicatissimo gioco di equilibrio fra l'osservanza delle direttive vaticane e la sua "passione missionaria", preoccupato com'era di non vedere vanificata l'opera dell'Ordine. In questo ambito svolse un ruolo importantissimo in merito alla propagazione della fede in Cina, dove i gesuiti avevano stabilito una ben radicata "testa di ponte" fin dalla seconda meta del Cinquecento. E qui Lucilla Bonavita racconta con ampia documentazione, incluse le Memorie del cardinale accompagnate da altri documenti opportunamente esposti in una ricca appendice (corredata da un interessante epistolario), l'opera culminata nel "Piano Borgia". La Chiesa dovette confrontarsi con lo "scisma di Pechino" che, in breve, riguardava la disputa su chi, fra i vescovi locali, avesse giurisdizione sulla provincia (per i particolari rimandiamo alla monografia); e dovette parimenti confrontarsi con le persecuzioni (protrattesi fino al 1815, come si legge nel testo) ordinate dall'imperatore a causa di quei religiosi che, espulsi dal Paese in quanto non provvisti del permesso imperiale "di soggiorno", vi rientravano clandestinamente. Con fine abilita diplomatica e una buona dose di pragmatismo, Borgia, quale responsabile di Propaganda Fide, pretese sempre dai missionari, pur se non sempre ascoltato, di non incorrere nelle ire imperiali e in una morte non necessaria quando sarebbero serviti piu da vivi. Con grande lungimiranza propose poi--come si legge nel capitolo III, "Le idee rivoluzionarie"--la creazione di un clero autoctono che, se da un lato poteva non vantare le profondissime conoscenze e il substrato culturale di un gesuita o, comunque, di un missionario europeo, dall'altro poteva passare piu facilmente inosservato dalle autorita grazie alle fattezze e all'uso della lingua locale. Bastava, in sostanza, che conoscessero almeno la dottrina cristiana fondamentale: la fiducia dei consimili avrebbe fatto il resto. Borgia ebbe perfino l'ardire di proporre l'istituzione di un Messale in cinese, un'idea che fece certamente aggrottare numerose sopracciglia ma che, possiamo dire oggi, anticipava di ben due secoli una conquista del Concilio Vaticano II.

Era ovvio che tali idee rivoluzionarie venissero accantonate per lungo tempo o trovassero aperta opposizione, come si legge nella parte finale. Tuttavia, come suol dirsi, il tempo e galantuomo e le idee di Stefano Borgia trovarono in gran parte applicazione intorno al primo quarto del Novecento con la promulgazione della Maximum Illud (1919) di Benedetto XV e della Rerum Ecclesiae (1926) di Pio XI (p. 62). Il testo non ci dice quale fu il processo evolutivo che porto la Chiesa dall'opposizione iniziale all'accettazione tardiva delle idee borgiane, ma e anche vero che cio oltrepasserebbe l'intento della monografia e la vita stessa del Borgia. L'opera di Bonavita, in conclusione, ci offre un ritratto vivo di un uomo che fu umanista al pari di religioso, missionario, pur se a distanza, al pari di fine "politico" e, soprattutto, anticipatore dei tempi a venire.

Giovanni Scarola

University of Toronto
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Author:Scarola, Giovanni
Publication:Italica
Article Type:Book review
Date:Mar 22, 2016
Words:1048
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