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Luciano Parisi. Borgese.

Luciano Parisi. Borgese. Torino: Tirrenia Stampatori, 2000. Pp. 96.

Il libro di Luciano Parisi e costituito da saggi pubblicati in varie riviste tra il 1995 e il 1999, ma concepiti secondo uno schema unitario. Lo scopo di questa raccolta e di dare un'idea generale della produzione letteraria piu significativa di Borgese, tralasciando la sua attivita di traduttore (peraltro abbastanza limitata) e una piu approfondita discussione sulla biografia. Lo studio di Parisi vuole evidenziare le "permanenze, evoluzioni e involuzioni" (9) della produzione letteraria borgesiana, le influenze culturali e i temi che la caratterizzano.

Il primo capitolo e dedicato alla critica letteraria di Borgese, definita una "permanenza" (9) in quanto e l'unica attivita a cui lo scrittore siciliano si sia applicato con continuita dal 1903 fino alla morte. Parisi intende dimostrare l'importanza e la superiorita della critica militante di Borgese (articoli sul Corriere della Sera o sulla Stampa su opere contemporanee ancora prive di una vera tradizione critica) rispetto alla critica accademica dello stesso. Lo studioso concorda con altri nel giudicare il lavoro accademico di Borgese eccessivamente schematico, soprattutto quando l'autore, trattando un periodo di storia letteraria, si sente in dovere di presentare ampie costruzioni intellettuali. Nel breve spazio consentito dai saggi militanti, invece, Borgese si rivela lettore attento, capace di cogliere il nucleo sentimentale e stilistico di ogni opera. In essi, dunque, si esprime la critica migliore dello scrittore siciliano: "seria, articolata, coerente" (23), derivata da Croce ma libera da impacci di scuola e capace di brillare per intuito estetico e simpatia interpretativa. Parisi individua giustamente, nel rapporto con Croce e in una naturale predisposizione all'interpretazione delle opere letterarie, la base fondamentale della critica borgesiana. Pur applicando l'estetica crociana nel proprio lavoro di critico, Borgese l'attacca negli scritti teorici. Analizzando la relazione con Croce, Parisi individua acutamente le incoerenze e le debolezze della teoria letteraria di Borgese, concludendo che le cause dell'attacco al filosofo sono "extraletterarie e solo in parte documentabili" (21).

Nel secondo capitolo Parisi afferma l'attualita della riflessione borgesiana su Manzoni e identifica, nell'evoluzione dei giudizi di Borgese sull'opera manzoniana, un riflesso dello sviluppo spirituale dell'autore. Lo studioso osserva che nella Storia della critica romantica in Italia Borgese definisce il rapporto di Manzoni con il classicismo e trae conclusioni molto calibrate, poi riprese dalla tradizione critica. In seguito, i testi scritti dal 1905 al 1914 rivelano invece una certa simpatia per il superomismo, al quale Borgese associa lo stesso Manzoni, fornendo un'interpretazione forzata e prometeica dei Promessi Sposi e arrivando ad auspicare l'intervento dell'Italia in guerra, per asserire il trionfo di un cristianesimo "combattente" e il volere supremo della Provvidenza. Rube rappresenta, secondo Parisi, una svolta nell'evoluzione spirituale di Borgese, di cui fanno prova i riferimenti--impliciti ed espliciti--a Manzoni: i valori morali esaltati nel romanzo sono infatti quelli cristiani dell'amore, dell'onesta e dell'umilta che il protagonista non riesce a vivere, ma che sono vicini al piu autentico spirito manzoniano. e soprattutto nella Recensione ai 'Promessi Sposi', pubblicata nel 1923, che Borgese corregge la propria interpretazione manzoniana, offrendo un importante contributo alla conoscenza dello scrittore milanese e chiarendo il valore di stacco della conversione e la natura dell'anticlassicismo manzoniano. Goliath, scritto fra il 1935 e il '37, rappresenta secondo Parisi la continuazione della riflessione borgesiana su Manzoni: in esso l'autore siciliano riconosce uno dei pochi intellettuali italiani immuni da una malsana aspirazione al titanismo, fonte di un irrimediabile complesso di inferiorita e, conseguentemente, di scelte tragiche per la nazione. Particolarmente interessante, infine, e il confronto proposto da Parisi tra la religiosita manzoniana e quella non confessionale di Borgese che, durante il soggiorno americano del critico, trovo applicazione empirica nell'attivita politica. Dallo studio calibrato del 1905 all'assurda assimilazione di Manzoni alla cultura nietzschiana del 1914, al "pentimento" rappresentato, nel '21, dal romanzo Rube, Parisi dimostra che l'approccio critico di Borgese a Manzoni rispecchia la parallela evoluzione morale dello scrittore siciliano.

Convincente e assai fine, nel terzo capitolo, e l'analisi dei romanzi scritti fra il 1921 e il '31, dei quali Parisi evidenzia la tematica religiosa. Rube rappresenterebbe, secondo Parisi, la scoperta della dimensione religiosa e il bisogno insoddisfatto di un rapporto con il trascendente, in una tragica mescolanza di senso del peccato e aspirazioni alla redenzione. L'interscambiabilita tra orgoglio morale e sociale, nel tormentato protagonista, denuncia un bisogno di coerenza e perfezione nel quale va riconosciuta l'intima onesta di Rube. I vivi e i morti racconta l'esperienza mistica di Eliseo Gaddi che non sarebbe, secondo Parisi, un inetto come molti critici vorrebbero, ma un personaggio ricco di doti spirituali, le cui incertezze sono il segno di una vocazione profonda e di una coerente scelta di vita. Proponendo un utile confronto con altri scrittori italiani che negli anni '20 riscoprono la religione (da Cecchi a Palazzeschi a Papini), Parisi conclude che l'isolamento spirituale di Borgese nella cultura italiana di quel tempo e la sua conseguente mancanza di riferimenti nel trattare temi religiosi contribuiscono all'esito fallimentare del romanzo. Tempesta nel nulla parla di un'esperienza mistica vissuta a livello intuitivo e rivelativo ma anche qui, osserva Parisi, la ricerca religiosa resta in qualche modo incompiuta e si esprime, a tratti, con una certa goffaggine. La narrativa di Borgese e caratterizzata, secondo lo studioso, da un tentativo di approfondimento spirituale che, nel complesso, non da il senso di una vera crescita ma "si risolve in intravvedimenti troppo impegnativi per essere sostenuti a lungo" (57).

Il capitolo quarto e dedicato ai libri di viaggio: se quelli scritti nel 1909 e nel '20 propongono una serie di pregiudizi e luoghi comuni sui paesi stranieri, le opere composte in seguito mostrano, secondo Parisi, il lento svilupparsi in Borgese di una nuova, cordiale attitudine verso il mondo. Escursione in terre nuove (1931), con il suo elogio del paese e del popolo inglesi, segnerebbe il passaggio di Borgese a una genuina disponibilita nei confronti del diverso, mentre l'ultimo libro di viaggi (Atlante americano, 1936) rappresenterebbe la liberazione di Borgese dal superomismo, la comprensione della profonda moralita della normalita e il raggiungimento, finalmente, di una dimensione non piu provinciale. L'analisi attenta dei libri di viaggio consente a Parisi di ricostruire l'evoluzione spirituale di Borgese, dal superomismo e nazionalismo giovanili alla revisione e al pentimento della maturita.

L'ultimo capitolo, infine, tratta delle opere politiche di Borgese, nelle quali Parisi individua due svolte importanti: quando, dopo la prima guerra mondiale, Borgese riconosce gli errori del nazionalismo; e quando, negli Stati Uniti, scopre il valore liberatorio di una civilta democratica. Accanto a questa indubbia evoluzione morale dello scrittore siciliano, Parisi sottolinea acutamente una sorprendente involuzione. In Goliath, The City of Man, Common Cause l'importanza del ruolo delle grandi personalita e degli intellettuali nella storia viene esagerata ed e evidente conseguenza di residui del superomismo giovanile di Borgese. Anche la Preliminary Draft of a World Constitution, osserva Parisi, pur propugnando idee democratiche che sono ora alla base della civilta occidentale, e in fondo l'apologia contradditoria e un po' dubbia di una democrazia, concepita come dono alle masse di un intellettuale geniale.

La conclusione di Parisi sull'itinerario spirituale di Borgese e dunque critica, soprattutto per quanto riguarda le oscillazioni dello scrittore siciliano nei confronti di tentazioni superomistiche; ma, giustamente, nell'introduzione lo studioso fa notare che ogni criticismo va ridimensionato, quando confrontato con l'impegno politico di Borgese per una societa migliore e la sua fede genuina nel valore morale e civile della letteratura.

Privo di una bibliografia complessiva, lo studio di Parisi e comunque aggiornato, ricco di note e riferimenti bibliografici elaborati e interessanti. Ammirevoli, soprattutto, sono l'approfondimento del rapporto di Borgese con Manzoni e, quindi, dei temi religiosi nelle sue opere (aspetti finora alquanto trascurati in sede critica), e il riconoscimento di un'involuzione in senso superomistico negli ultimi scritti politici. Concludendo, Parisi ci offre un contributo utile e originale per la conoscenza di uno scrittore versatile e dibattuto come Giuseppe Antonio Borgese.

Chiara Fabbian, University of Chicago
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Title Annotation:Italian Bookshelf
Author:Fabbian, Chiara
Publication:Annali d'Italianistica
Article Type:Book review
Date:Jan 1, 2002
Words:1301
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