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Le seduzioni di Amalia: due lettere inedite all'amico Massimo Bontempelli.

Amalia Guglielminetti (1881-1941) e un'immagine indistinta e lonana, ma non per la distanza del tempo che ci separa da lei, piuttosto perche dal mondo letterario e stata, in qualche modo, allontanata, emarginata. Scrittrice prolifica e poliedrica, dopo aver goduto di una certa fama letteraria quando era in vita, la sua notorieta svanisce nel nulla dopo la sua prematura scomparsa nel 1941. Uavvio della sua carriera artistica e dei suoi primi successi risale alla produzione di due raccolte di poesie: Le vergini folli (1907) e Le seduzioni (1909) elogiate in particolare da Borgese; in seguito riesce ad ottenere un discreto interesse--soprattutto da parte del pubblico--come scrittrice di articoli di vario genere, racconti, romanzi e letteratura per l'infanzia. Non vi sono giudizi critici di un certo rilievo che la riguardano, ma spesso appare nelle pagine dedicate a Guido Gozzano in cui si allude al loro legame sentimentale offuscato da un alone di scandalo e divenuto leggendario e mitico nel mondo delle belle lettere e della Torino dell'epoca. E infatti attraverso il carteggio epistolare tra Amalia e Guido, pubblicato negli anni Cinquanta da Spartaco Asciamprener, che si viene a creare un certo interesse per la poetessa e scrittrice torinese, non privo d'altronde di quella curiosita forse un po' morbosa che solitamente circonda alcune figure mondane. Recentemente un pallido interesse e risorto nei suoi confronti, ma piu che altro per annoverarla tra alcune artiste sue contemporanee relegate nella narrativa di genere sentimentale e rosa ed etichettate "scrittrici da salotto," si parla sempre e comunque di autrici minori: Pompili Vittoria Aganoor, Contessa Lara (Evelina Cattermole), Cordelia (Virginia Treves Tedeschi), Liala (Liana Negretti), Neera (Anna Radius Zuccari), Carola Prosperi, Regina di Luanto, Clarice Tartufari, Teresah (Corinna Teresa Gray Ubertis) e Annie Vivanti, per citarne alcune. Per Amalia non si e palesato quel fervore editoriale che invece ha rivalutato l'opera di Sibilla Aleramo. Guglielminetti non ha ricevuto la stessa attenzione, in particolare da parte della critica femminista; da notare che la Aleramo e sempre stata appoggiata da una figura maschile a partire da Giovanni Cena, mentre Guglielminetti si e, come si suol dire, fatta da sola. Viene dunque a proposito la frase con la quale si e autodefinita: "quella che va sola," in quanto riflette l'immagine che la scrittrice ha forgiato di se stessa sia dal punto di vista artistico che esistenziale.

L'equivoco della critica dell'epoca, e talvolta anche quello dei nostri giorni, che spesso si e verificato nei confronti dell'opera di Guglielminetti fu quello di intravvedere in Amalia stessa ogni figura e personaggio femminile della sua poesia e prosa, cioe si e voluto ad ogni costo identificare la sua poetica con la sua persona eccentrica e trasgressiva. Uattenzione e la curiosita per l'attivita artistica della scrittrice erano quindi circoscritte al "personaggio" che lei aveva creato di se stessa e che altri avevano idealizzato, se non addirittura travisato. Infatti una volta che la poetessa muore, l'interesse per la sua opera scompare con lei. La scrittrice torinese ha sempre voluto crearsi un'immagine di artista solitaria, non solo nel campo letterario, ma anche nella vita privata. Tuttavia, per quanto riguarda il suo isolamento artistico, osservando piu attentamente lo scambio epistolare tra Amalia e Guido, ci si rende conto che in alcune delle lettere dell'autrice vengono evidenziati i rapporti reali e/o presunti, senonche quelli ambiti con alcuni critici dell'epoca. Guglielminetti si presenta come un'artista indipendente, non vincolata da protezioni maschili; in una realta dominata dalla cultura maschile, e una donna che tenta di andare oltre le ostilita che sono solitamente riservate al suo sesso e che con ostinata volonta e tenacia dichiara la propria autoaffermazione. In "Un invito per Amalia," prefazione al Ragno incantato di Guglielminetti, Carlo Madrignani sostiene che la scrittrice "e parte di quel movimento di protofemminismo che tocco con varia misura ed incidenza alcune fasce degli ambienti femminili all'inizio del secolo" (3). Questa dinamica che Madrignani definisce "protofemminismo" coincide con l'autoaffermazione di artiste e letterate del periodo. Amalia Guglielminetti e una di queste: gia a ventisei anni si guadagnava da vivere con la scrittura ed era quindi economicamente indipendente. Inoltre, come avevo gia accennato, all'inizio del Novecento aveva raggiunto una certa fama con la pubblicazione dei versi delle Vergini folli e Le seduzioni, opere che furono ammirate da Gozzano e da D'Annunzio ed elogiate da autorevoli critici quali Borgese, Mantovani e Pastonchi.

La Torino dell'epoca e all'avanguardia delle lotte sociali e dell'emancipazione: la citta piemontese, ponte culturale tra l'Italia e l'Europa, e in quel periodo un epicentro di fermenti vitali e di contraddizioni. Vive un momento intenso tra innovazione, trasformazione e conservazione. Da un retaggio di cultura risorgimentale--ancora in qualche modo presente sullo sfondo della stagione in cui visse Amalia Guglielminetti, la quale fa parte della generazione del 1880--si verifica l'avvento della rivoluzione industriale, della societa di massa, il sorgere del socialismo e del movimento di emancipazione femminile. Amalia, proveniente da una benestante famiglia borghese, attraversa in modo traumatico quest'epoca di trapasso tra il declino dei vecchi valori, l'incalzante avanzare dello sviluppo industriale e il processo di democratizzazione. Del resto tutti quelli della sua generazione hanno affrontato quest'epoca movimentata, quegli anni che precedono la Grande Guerra, non senza esiti drammatici. Nel suo articolo "Ideologia e rappresentazione" apparso in Svelamento Arsalan sottolinea che "sono numerose le donne che in quegli anni praticano lo spazio aperto della politica e della cultura" (14); Amalia, sensibile ai cambiamenti dell'epoca e ai nuovi atteggiamenti delle donne, li rielabora in maniera autonoma e individualistica, ne assorbe gli "umori," e ne crea di nuovi foggiati e distinti da certe sue "peculiarita caratteriali," rimanendo pero distaccata, isolata all'interno di un fenomeno che in quel momento sta prendendo forma. In una lettera a Gozzano del 30 maggio 1908, la poetessa descrive alcuni particolari del primo convegno sull'emancipazione femminile--a cui partecipa--indetto dal Consiglio Nazionale della donna italiana; il tono della missiva rivela con aperta ironia di esserne stata amaramente delusa:
   Non rievoco i giorni e i fasti antipatici del Congresso Femminile,
   consesso di gente sprovvista d'ogni grazia di gesti e d'ogni
   eleganza di spirito. Donne d'ogni eta e ogni presenza ma tutte cosi
   poco accoglienti, cosi poco fraterne, cosi intimamente sconosciute
   ed ostili quasi l'una all'altra da destare in me un senso sordo di
   antipatia sdegnosa per tutto cio che sa di riunione femminile di
   congrega intellettuale, e specialmente di rombante richiamo a poche
   inferiori intelligenze provviste bene o male di qualche abilita piu
   o meno fruttifera. [...] Cena appiccicato sempre alla sua Sibilla,
   discretamente foderati di una piccola boria di parvenus letterari,
   e un poco secchi, un poco distratti nel discorso come a persone
   gravi di senno e di celebrita si conviene. [...] Emma Grammatica
   arrampicata su di una sedia stringeva al seno un mazzo enorme di
   garofani rosa e tratto tratto volgendosi diceva forte ridendo
   lungamente: Ma non vi pare d'essere a teatro? Si, veramente--io le
   avrei risposto--e non con un gran desiderio di fischiare (3).


Tra il 1913 e il 1914 Amalia comincia ad interessarsi alla prosa sia per necessita che per seguire i dettami commerciali; e dunque il momento della metamorfosi della poetessa in novellatrice. Marziano Guglielminetti nell'articolo "Le metamorfosi di Amalia" nel libro Dalla donna fatale alla donna emancipata allude ad un minore impegno e fortuna sostenendo che "ail'origine vi e certamente le necessita di guadagnare e rendersi definitivamente autonoma ('letteratura alimentare,' dunque), ma forse si e anche esaurita la personalita della 'donna sola' costruita liricamente" (88). Scrittrice prolifica ed eclettica, nell'arco di tempo tra il 1913 e l'inizio degli anni Trenta, Amalia passa dalla poesia alla prosa pubblicando novelle, romanzi, saggi, pieces teatrali e libri per l'infanzia, senza poi contare la sua assidua collaborazione per rinomati quotidiani e riviste famose per cui scrisse numerosi articoli. Dal 1926 al 1928 Guglielminetti fonda e dirige la rivista Le Seduzioni e vi collabora regolarmente con la rubrica "Con mani di velluto" in cui appaiono osservazioni di costume, mentre altre volte scrive articoli con lo pseudonimo di Raggio Ultravioletto. Due lettere inedite scritte a mano indirizzate allo scrittore Massimo Bontempelli (5) e con l'intestazione della rivista testimoniano, attraverso il loro tono vivace, che Amalia riesca a gestire con grazia e disinvoltura il lavoro arduo e complesso che comporta il portare avanti una pubblicazione letteraria.

Bisogna tenere presente che l'attivita delle riviste letterarie all'epoca era prevalentemente maschile. Amalia nella sua nuova posizione d'intraprendente donna d'affari si trovava non solo isolata in quanto donna, ma bensi in aperta competizione--spesso ostile--con altri uomini del mestiere, in particolare con il suo ex amante Pitigrilli, alias Dino Segre (1893-1975), direttore nello stesso periodo di due ben note riviste. Nel luglio 1924 esce Grandi Firme diretta da Pitigrilli con la collaborazione di Angiolo Paschetta, ma non appare la firma di Amalia: Guglielminetti che aveva senza dubbio e anzi con ardore facilitato la carriera di Segre viene completamente ignorata, mentre pare che lei avesse voluto partecipare alla realizzazione di Grandi Firme come codirettrice del giornale. Nel 1926 Pitigrilli e alla direzione di Le Grandi Novelle, pubblicazione che esce quasi contemporaneamente a Le Seduzioni. Uesplosiva rivalita professionale--non priva d'altronde di problematiche personali--tra Gulglielminetti e Pitigrilli, giunse all'apice con reciproci attacchi ingiuriosi a colpi d'inchiostro attraverso le rispettive riviste: una situazione talmente incresciosa che ebbe in conclusione drammatici esiti per la salute mentale della scrittrice. Gia malata di nervi e in cura per istero-epilessia dal professor Enrico Berutti, la scrittrice, al limite della sopportazione per la situazione con Pitigrilli, e costretta a fare appello ad un famoso luminare, il dottor Carrara; ha inoltre intenzione di portare in tribunale l'ex amante, un'iniziativa che le viene vivamente sconsigliata per via della sua salute cagionevole. Tuttavia in seguito vi saranno due processi, uno dei quali coinvolgera Pitigrilli (6). E possibile che dopo aver letto qualche offesa a proprio scapito da parte di Pitigrilli Amalia avesse voluto, almeno all'inizio, sfoderare un po' di classe e non lasciarsi prendere troppo dall'ira, cosa che invece in seguito non fu proprio capace di contenere. In un articolo della rubrica "Con mani di velluto" Guglielminetti spiega la ragione d'essere della sua rivista letteraria e conclude:
   Potrei inviare le brutte novelle ai miei nemici: ma non
   raccogliendo, io, le offese che mi sono lanciate, non ho nemici.
   Questa del resto e una delle ragioni per cui in nessuna pagina de
   Le Seduzioni echeggiera il rumore goffo o brutale o subdolo di
   attacchi malvagi o di insinuazioni polemiche. Io non comprendo la
   psicologia di chi ama inviare ai conoscenti o agli ignoti scatole
   di confetti avvelenati, ne comprendo lo sport di affondare nella
   schiena degli inermi passanti stiletti d'acciao o d'argento. Non io
   dunque acclimatero tali fiori di leggiadra ferocia nei giardini
   della letteratura.

      Le Seduzioni non saranno mai sinonimo di 'Le aggressioni' (7).


Nel medesimo articolo Amalia spiega che "un titolo al plurale deve naturalmente possedere due ragioni d'essere." La prima ragione e molto personale e soggettiva, in quanto la interessa particolarmente ed esclusivamente, e poi continua:
   ... mi piace il titolo di un libro mio che amo anche perche e amato
   da lettori innumerevoli. Ma Le Seduzioni (ed ecco la seconda
   ragione) riveste un significato che aderisce con il contenuto della
   mia rivista. Altrettante seduzioni per i lettori saranno le novelle
   e gli scritti che animeranno le pagine di ciascun fascicolo (8).


Le Seduzioni pubblica letture d'evasione ed e una rivista improntata all'intrattenimento, sebbene vi figurino le firme autorevoli del momento: Guido da Verona, Margherita Sarfatti, Roberto Bracco, Pirandello, Marinetti, Marco Praga, Pastonchi, Trilussa, Henry Falk, Bontempelli e altri ancora: gli stessi autori che poi collaboravano per altre pubblicazioni, incluse le riviste di Pitigrilli. Nell'incipit dell'articolo sopra menzionato la scrittrice, con animata ironia, sostiene che "per una donna, fondare una rivista e un avvenimento assai piu grave di prendere marito. Per maritarsi bastano un po' di smarrimento spirituale e (qualche volta) un uomo" (9). Nel 1926 Amalia ha quarantacinque anni, e ancora bella, a detta dei suoi contemporanei--e dalla testimonianza delle foto che ci sono rimaste di quel periodo--e il suo fascino non e ancora in declino: "Saffo dalle chiome viola" l'aveva definita Borgese in un encomio alle liriche delle Vergini folli del 1907 e "l'istrice di velluto" l'aveva soprannominata con sottile e affettuosa ironia Pitigrilli--piu giovane di lei di dodici anni--all'inizio di quella che sarebbe diventata col tempo una complessa e burrascosa relazione. A quarantacinque anni Amalia e sola: nell'agosto del 1924 termina, per motivi personali, ma anche professionali, il rapporto con "l'efebo biondo'--soprannome che lei affettuosamente aveva attribuito a Pitigrilli--e non si sposera mai. Se l'amore per Gozzano non venne corrisposto, con Pitigrilli ebbe un rapporto conflittuale che, a parte i primi tempi felici, si trascino per sette anni con alla fine conseguenze dannose per l'equilibrio psichico della scrittrice e spiacevoli questioni giudiziarie che fortunatamente non ebbero alla fine un grave esito almeno dal punto di vista legale.

La sua concezione nei confronti dell'istituzione del matrimonio--spregiudicata per l'epoca, e a maggior ragione, per una donna--e in perfetta coerenza con il personaggio Amalia per quanto riguarda sia la sfera personale che quella professionale; la sua scelta rivela una disincatata amarezza ed una marcata ironia che con il passare degli anni caratterizzera con esacerbata forza la sua arte. In particolare fara sentire il suo riverbero negli articoli di critica sul costume sociale pubblicati puntualmente nella rubrica "Con mani di velluto" nel suo libro di sketch Il pigiama del moralista (1927) e negli articoli di riviste e giornali per cui Guglielminetti collaborava. Nell'articolo "Aridita sentimentale," apparso su La Stampa di Torino alcuni anni precedenti la prima guerra mondiale, Amalia esprime, con quella sincerita che le e tipica, e non senza una punta di rammarico, un giudizio sulla sensibilita maschile della sua epoca:
   Se e vero quanto affermano i poeti moderni, questi raccoglitori
   delle voci disperse, questi banditori dell'anima universale, gli
   uomini dei nostri giorni non s'innamorano piu. I giovani vati
   contemporanei lo dicono e lo ripetono senza timore, taluno lo
   confessa con qualche verecondia, tal'altro lo dichiara a gran voce,
   solo vagamente rammaricandosi di questa insufficienza sentimentale,
   di questa specie d'esaurimento psichico penetrato a poco a poco nel
   loro organismo spirituale, [...] Uamore passione e divenuto un
   elemento troppo perturbatore, troppo invadente e assorbente,
   talvolta pericoloso per la fiacca e insieme divagata e insieme
   aridamente inquieta anima dell'uomo moderno, forse gia abbastanza
   sazio d'esperienze per tentarne altre o abbastanza apatico per
   tenersene lontano.[...] Ce lo hanno sentenziato i giovani poeti di
   scuola toscana e piemontese che fanno a capo a Guido Gozzano, ce lo
   hanno proclamato nei loro versi da cui si vela il monocorde
   lamento, ora inacerbito d'ironia or mitigato di sorriso, ora
   addolcito di tristezza. Non sappiamo piu amare! Siamo aridita
   larvate di chimere! Amiamo solo le cose che potevano essere e non
   sono state! (10)


Nel medesimo articolo la scrittrice prosegue spiegando che le coscienze femminili, essendosi evolute ed emancipate, di pari passo, la loro capacita sentimentale ed energia passionale, si sono approfondite ed intensificate e di conseguenza "sentono piu vivamente la necessita dell'amore, il bisogno di quell'accordo esaltato d'anime e di corpi che forma la perfezione dell'amore" (11). "Aridita sentimentale" fece scalpore e suscito la curiosita del pubblico, a tal punto, che la rivista femminile La Donna decise di bandire un referendum a riguardo (12); il responso non tardo a giungere, ma le opinioni erano piuttosto disparate e quanto Amalia deplorava sulla sensibilta maschile rimase un suo giudizio personale non condiviso dalla maggior parte.

Nella sua vita e con la sua opera Guglielminetti si oppone ai valori borghesi e intende ad ogni costo sfuggire alla loro tirannia, e il prezzo e alto. Come scrisse Croce, Amalia Guglielminetti fu cresciuta nel culto dei classici in una tranquilla e colta famiglia borghese; tuttavia la poetessa, coltivando la sua inclinazione ribelle, segui un suo classicismo e si dedico ad un proprio filone letterario sulle orme del modello dannunziano, ed e Borgese che a questo punto ne riconosce il talento e che intravede, nella allora giovane Amalia, una futura speranza per le belle arti in ambito nazionale. Guglielminetti sfacciatamente fece dunque il suo ingresso al culto dannunziano, all'epoca imperante nel campo letterario, sfacciatamente poiche la sua scelta, in quanto donna, ha il sapore di quell'audacia un po' calcolata in cui si avverte predominante l'influsso del magistero del Vate. Il suo e uno scontro con la scrittura maschile adoperando peraltro le medesime armi: l'aggressivita, il piu estremo egocentrismo, e il piacere quasi morboso di esibire la sessualita e l'erotismo. Tale dinamica di atteggiamenti e comportamenti privati riservata tipicamente agli uomini significava rivendicare i propri diritti di donna libera; era una sfida ribelle ai valori della societa tradizionale, un'aperta provocazione che senz'altro l'aveva resa indipendente, ma anche vulnerabile agli attacchi della critica. Era certo impensabile che una donna potesse pensare, scrivere e vivere in modo autonomo trasgredendo le buone regole della societa, in particolare quella torinese sclerotizzata dal suo provincialismo. Nel 1919 Pitigrilli scrive una breve biografia dedicata ad Amalia, con la sua caratteristica ironia corrosiva per la quale lo scrittore era ben noto. Ecco come commenta l'ostilita del pubblico e della critica nei confronti dell'amica:
   I malati di impotentia coeundi dei giornali clericali, i moralisti
   d'ambo i sessi, i gesuiti con o senza cotta, si scaraventarono
   contro questa poetessa.... Ma lo sdegno dei saggi ipocriti tocco il
   massimo grado quando furono pubblicati nel 1911 L'Amante Ignoto e
   nel 1913 L'insonne. Un paranoico della morale, un monomaniaco della
   poesia, nella prefazione a un suo oleoso libercolo di sciocchezze
   rimate, il prof. Carlo Fiorio, sintetizzo in alcune pagine di
   villanie contro Amalia Guglielminetti, tutto il modo di pensare di
   quella stupida citta di provincia, la regale Torino, la cui
   mentalita si riassume in tre ambienti: la Fiat, il Variete Maffei e
   la Madonna della Consolata (21).


L'atteggiamento di Amalia provoco clamore e scandalo nella Torino bene e in Italia e alla fine fu certamente piu temuta che amata dal pubblico maschile, ma anche quelli che nella vita privata sembrava l'avessero amata, l'avevano amata poco e male.

Nell'arco della sua esistenza la scrittrice passa attraverso diverse fasi di trasformazione personale: da "vergine folle" all'epoca del fallito rapporto sentimentale con Gozzano, a dark lady o donna fatale nella fase successiva, mentre la sua identificazione finale con il tipo androgino e decisamente una deliberata scelta intellettuale che esigeva una parita a tutti gli effetti con l'altro sesso. "Anche fisicamente la donna deve conquistare l'asciuttezza e l'energia del maschio; e proprio per questa ragione, ... non pochi colleghi furono subito costretti a scoprirsi 'maschilisti' discorrendo di lei, delle sue provocazioni" ("Le metamorfosi di Amalia" 97-8). Nel 1926 e gia entrata nell'ultima fase di metamorfosi sviluppando in pieno la propria dimensione di donna d'affari e di scrittrice emancipata ed indipendente. D'altra parte, come gia accennato in precedenza, Amalia Guglielminetti all'inizio del Novecento a soli ventisei anni possedeva quei diritti che le donne della sua epoca cercavano di rivendicare con tanto fervore; tuttavia nel suo tenace progetto di autoaffermazione, e per di piu, senza mai l'appoggio di un uomo, si era resa ostile all'ambiente della sua "Torino provincialuzza," e tale dinamica dovette durare fino al termine della sua carriera artistica. Il dissenso moraleggiante della sua citta si estese, come si e detto, anche alla sua vita privata, in quanto Guglielminetti fu tra gli artisti del suo tempo che prese alla lettera le parole del D'Annunzio, ovvero forgiare la propria vita come un'opera d'arte.

I critici piu raffinati e sensibili all'arte di Amalia hanno percepito nella sua opera--in particolare la poesia--una dimensione profonda. Madrignani parla di "gesti psicologici" e di come l'arte di Guglielminetti riveli un atteggiamento di ribellione e una chiara presa di posizione che rifiuta la sottomissione a regole prestabilite che esse siano sociali o artistiche. Sempre nella prefazione alla favola per bambini di Amalia, Madrignani sostiene che "la contraddizione sta nel voler rompere con la secolare superiorita dell'uomo sfidandolo sul suo stesso terreno, nel dichiarare insomma il proprio femminismo maschilizzandolo" (4). Un simile atteggiamento provoco scandalo, risentimenti, ma anche moti di ammirazione ed elogi. Fu una scelta che ebbe come conseguenza un inevitabile e progressivo isolamento ed un graduale straniamento dalle leggi della societa, fino a che Amalia si ritrova, come si suol dire, con le spalle al muro. Artefice ma anche vittima della sua stessa ribellione e delle sue ostentate trasgressioni, alla fine la sua solitudine e il suo volontario e quasi totale isolamento divennero piu un peso che una gloria, ma questo avverra gradualmente piu avanti nel tempo, negli ultimi anni di vita della scrittrice fino alla sua morte prematura nel 1941 a causa di una caduta dalle scale di un albergo durante un allarme aereo.

Le lettere a Massimo Bontempelli d'altronde non lasciano trasparire in maniera piu assoluta un atteggiamento scontroso o di tipo asociale come si potrebbe dedurre dalla lettura di certi resoconti riguardo l'attitudine ombrosa e solitaria di Amalia, anzi sono missive dal tono affettuoso, amichevole e gioviale, pregne di quell'elan vital che doveva caratterizzare il temperamento della scrittrice ancora nel pieno della sua energia creativa e professionale. Nella prima missiva--quella del 7 agosto--la scrittrice manifesta il proprio entusiasmo per la nascita della sua rivista e il primo numero che uscira il 10 agosto. Questo primo fascicolo venne esaurito in tre giorni; tra gli autori del momento conteneva "un disegno a penna di Guido da Verona e un suo gustoso autografo" (Gastaldi 150). Amalia sempre nella medesima lettera continua scherzosamente scrivendo all'amico di vecchia data Massimo che fu un bene che il destino non li abbia portati ad amarsi pazzamente, ma che forse il fato in futuro potrebbe cambiare in loro favore. Le due lettere all'amico Bontempelli" sono una cortese richiesta di inviarle qualche novella per Le Seduzioni e recano l'intestazione della rivista stessa la cui sede era a Torino in Via Garibaldi n. 40; manca l'anno in cui sono state scritte, tuttavia quella del 7 agosto molto probabilmente risale al 1926, mese e anno appunto in cui usci la rivista. Tutto cio si puo dedurre anche dalla grafica dell'intestazione stessa che in questa missiva e molto piu semplice e rudimentale, ma piu in particolare dal contenuto. La lettera del 4 giugno reca gia il logo definitivo con l'immagine della piuma di pavone che apparira ingrandita e a colori vivaci sulla copertina patinata della rivista stessa. Nella prima lettera del 7 agosto Amalia annuncia l'uscita del primo fascicolo della rivista--nei due anni di vita della rivista ci saranno in tutto trentanove numeri--e spiega a Massimo che nel secondo uscira il suo racconto. Una novella che la scrittrice definisce "graziosa" e il cui stile, secondo Amalia, rievoca quello di una raccolta di racconti del periodo giovanile di Bontempelli dal titolo Socrate moderno e pubblicata nel 1908 all'epoca della laurea in lettere e filosofia, opera che in seguito fu rifiutata dall'autore. E' difficile dire come Io scrittore prese ed interpreto le considerazioni e il paragone di Guglielminetti riguardo la novella. In qualche modo non potevano essergli particolarmente graditi poiche, a parte il rifiuto del suo libro, questo era la testimonianza di quella breve e poco significativa parentesi della sua vita in cui dopo la laurea insegno nei ginnasi (Merola 243). La sua esperienza divenne materiale per il Socrate moderno e da questa prospettiva personale e privilegiata Bontempelli riflette sulla figura del professore che "sembra risentire della sua stessa insoddisfazione" (Merola 243). Valeria Merola nel suo articolo "La 'collezione pedagogica' di Massimo Bontempelli" sostiene che "gli echi dell'insoddisfazione autobiografica di Bontempelli nei confronti della professione dell'insegnante di ginnasio, costretto a vivere in una realta provinciale, costituiscono d'altra parte un tema ricorrente nella raccolta di novelle" (Merola 244). Si puo capire come Guglielminetti ne fosse entusiasta, dato che la realta provinciale era quella che lei stessa ovviamente detestava.

Ancora nella lettera del 7 agosto la scrittrice allude, ma scherzosamente, alla loro amicizia d'infanzia, e cio e naturalmente impossibile in quanto lei era nata e cresciuta a Torino e lui era nato a Como e aveva poi frequentato il liceo a Milano. La loro comunque doveva essere una conoscenza di lunga data che probabilmente risaliva agli inizi del Novecento, all'epoca dell'idillio giovanile di Amalia con Gozzano. Tutti e tre gli scrittori frequentavano regolarmente i corsi storicoletterari di Arturo Graf, le lezioni 'libere' del sabato pomeriggio: le sabatine, come erano chiamate, ricevevano l'attenzione anche di un vasto pubblico mondano. E molto probabile che in questo ambiente culturale Amalia, poetessa alle prime armi, Guido e Massimo, studenti universitari, si siano conosciuti. Del rapporto di amicizia e degli interessi culturali in comune tra Amalia e Massimo di quel periodo vi e solamente qualche sporadica e concisa testimonianza, a parte il fatto che all'epoca della disastrosa relazione tra la scrittrice e Guido, Bontempelli pare che le sia stato di notevole supporto morale. Nella biografia del cugino Marziano Guglielminetti dal titolo Amalia, il critico annovera Massimo Bontempelli tra "gli amici sicuri di Amalia, da lei stessa ascoltati e seguiti con riguardo" (M. Guglielminetti 1987: 148). Nella biografia Amalia Guglielminetti (1919) di Pitigrilli, lo scrittore non ne fa nessun cenno, sebbene riporti eventi dell'infanzia, dell'adolescenza e della prima giovinezza dell'amica. Anche nella biografia di Mario Gastaldi pubblicata nel 1930 con il titolo Amalia Guglielminetti--Enigma svelato non vi e alcun riferimento all'amicizia che lego Amalia a Massimo. L'autore si sofferma per la maggior parte sull'opera artistica di Guglielminetti includendo inoltre un breve capitolo sulla rivista Le Seduzioni; dal punto di vista delle relazioni personali e solo nel penultimo capitolo, l'undicesimo, che appare con estrema discrezione e delicatezza un resoconto sul rapporto tra "Guido Gozzano e la poetessa," un'amicizia, sostiene Gastaldi, che era durata dieci anni fino alla scomparsa di Guido.

La seconda lettera di Amalia a Massimo e del 4 giugno; il logo che appare e quello definitivo. Mario Gastaldi nella sua biografia dedicata ad Amalia scrive: "La indovinatissima copertina ultra moderna, in carta gialla con un grande occhio di pavone che variava colore ogni numero, portava anch'essa un po' l'impronta del carattere della scrittrice" (Gastaldi 151). La missiva rivela inizialmente un tono di rammarico per non avergli scritto e non averlo visto da molto tempo e le ultime notizie riguardo Massimo che spesso risiede Parigi. Amalia le riceve tramite un'altra persona, la quale le da inoltre il consenso di pubblicare una novella di Bontempelli. Il racconto apparira nel fascicolo de Le Seduzioni del 25 giugno. Come nella prima lettera manca l'anno, ma si tratta sicuramente del 1927: la scrittrice confida all'amico che il numero del 10 giugno sara per la maggior parte dedicato a Gozzano. In questo fascicolo Amalia intende pubblicarvi una sua lunga lettera e molte sue fotografie; in tutto otto o dieci pagine saranno sulla figura del poeta torinese. Tale rivelazione e fatta allo scopo di richiedere ulteriore materiale a Bontempelli incluso qualche ritratto e autografo "interessante" e "prezioso" in modo da potergli dedicare il fascicolo successivo. Sebbene in tutte e due le lettere Guglielminetti si rivolga a Massimo con il voi, la prima missiva e piu spiritosa, mentre la seconda appare leggermente piu affaristica: lei gli rivela una certa urgenza nella sua richiesta: deve ricevere tutto prima del 12 giugno. La richiesta di autografi, di manoscritti originali viene ripetuta varie volte nelle tre pagine di questa lettera, nonostante lei ammetta di averne gia parecchi, cortesi e amabili verso di lei, secondo Amalia pero vi emergono oscuri retroscena giornalistici e una sorta di favoreggiamento da "criminali letterari." Il "favoreggiamento" di Massimo nei suoi confronti forse la rende maggiormente cosciente dei limiti delle proprie capacita letterarie specie se poste a confronto con artisti di piu profondo spessore, quali Bontempelli stesso; di fatto, il passaggio dalla poesia alla prosa per Guglielminetti non ebbe un uguale successo da parte della critica. Da una vena scherzosa e autoironica, il tono della lettera cambia quando poco dopo allude alla produzione de Le Seduzioni e spiega a Massimo che ha cambiato tipografia e che ha preso completamente la responsabilita della parte tecnica e amministrativa della sua rivista in quanto vuole apportarvi dei cambiamenti per renderla piu moderna e originale.

Le Seduzioni ospitava rubriche di vario genere, quella firmata da Amalia e inoltre talvolta quelle di altri autori, il francese Maurice Dekobra si firmava "Medusa," su Bontempelli, la scrittrice "fa gettare da 'Medusa' uno sguardo acuto, che le consente ... di discorrere dell'avanguardia in termini non distratti, non provinciali" (Amalia 148). Con piglio ironico "Medusa" scrive:

L'israelitissima, biondissima ed intellettualissima signorina Kra, che dirige l'omonima casa editrice parigina di avanguardia, ha rifiutato di pubblicare la traduzione di Eva ultima perche il romanzo di Bontempelli sembra "audace et trop fort." La signorina che stampa i libri di Delteil, di Ribemont-Dessaignes e di Jacob non poteva fare a Bontempelli un elogio che valesse piu di quel no editoriale (Amalia 149).

L'esperienza giornalistica parigina tra il 1921 e il 1922 si rivelano fondamentali per la crescita intellettuale ed artistica di Bontempelli, e in questi anni che lo scrittore viene in contatto con le nuove avanguardie francesi che trasformano radicalmente la sua immagine dell'artista moderno. Con La scacchiera davanti allo specchio (1922) ed Eva ultima (1923) gia si verificano dei notevoli cambiamenti di stile: e il periodo "metafisico" ispirato in parte al Primo manifesto del Surrealismo di Andre Breton e al clima psicologico dei quadri di Giorgio De Chirico. Nel 1926, lo stesso anno in cui Amalia a Torino fonda Le Seduzioni, Bontempelli esordisce con la rivista internazionale "900," Cahiers d'Italie et d'Europe con la collaborazione di Curzio Malaparte. La rivista, pubblicata in francese fino al 1927, era dedicata a tutti gli intellettuali europei; lo scopo di "900" voleva essere piuttosto ampio e si dimostro il trampolino di lancio per il suo "realismo magico," una poetica innovatrice alla ricerca di nuovi miti:

Occorre l'arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare. [...] Il mondo immaginario si versera perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale. Perche non per niente l'arte del Novecento avra fatto lo sforzo di ricostruire e mettere in fase un mondo reale esterno all'uomo. Lo scopo e di imparare a dominarlo, fino a poterne sconvolgere a piacere le leggi. Ora, il dominio dell'uomo sulla natura e la magia. [...] (Bontempelli 750-751).

All'epoca delle lettere di Amalia a Massimo, lo scrittore si era quindi gia notevolmente distanziato dallo stile e dagli argomenti del Socrate moderno, la raccolta di novelle tanto stimata dall'amica. Bontempelli in quegli anni e anche piu in la nel tempo sembra pero che non avesse completamente dimenticato il modello del D'Annunzio--molto caro agli scrittori della sua generazione, inclusa Amalia, "l'unica poetessa che vanta l'Italia," aveva esclamato il Vate--per quanto rivisitato nell'ambito della sua sensibilita. Infatti nel 1938 pubblica Tre discorsi di Massimo Bontempelli, l'ultimo discorso intitolato D'Annunzio o del martirio che venne inoltre presentato il 27 novembre 1938 a Pescara per la commemorazione della morte del poeta.

Amalia e Massimo ambedue impegnati con le loro rispettive riviste collaboravano regolarmente e da tempo--Amalia dal 1908--ad altre ben note pubblicazioni e i loro nomi apparivano spesso accompagnati da numerose autorevoli firme in riviste come La Donna e Lidel. La subalternita socioculturale della donna in quegli anni non le offriva ampio spazio nell'ambito della cultura e la posizione di Amalia come fondatrice e dirigente di una rivista letteraria rivela in questo campo una spinta autonoma e innovativa che all'epoca non aveva di certo numerosi precedenti. Non erano molte le donne che in maniera indipendente potessero prendere questa iniziativa. Matilde Serao che con Ada Negri e Grazia Deledda era una delle indiscusse protagoniste della letteratura femminile nel 1884-5 realizzo il progetto con il marito Edoardo Scarfoglio di fondare un giornale: il Corriere di Roma; era un'idea che lui aveva in mente da tempo, tuttavia la concorrenza con La Tribuna impedi loro di avere il successo che tanto speravano. La Serao collaborava al loro giornale e aveva inoltre il compito di invitare a parteciparvi i migliori scrittori del momento. Ormai giornalista consumata dopo il sodalizio con Scarfoglio, con il Corriere di Roma, il Corriere di Napoli e Il Mattino, nel 1904 con l'appoggio del suo nuovo compagno, l'avvocato e giornalista Giuseppe Natale, la scrittrice fonda e dirige il suo giornale Il Giorno. Il quotidiano rifletteva integralmente la personalita e il pensiero di Matilde Serao: era la prima volta che nella storia del giornalismo italiano una donna prendeva questa iniziativa e con notevole successo.

A parte l'esempio eccezionale della Serao, per quanto le donne abbiano collaborato, curato e diretto riviste e pubblicazioni di vario genere e piu in particolare la stampa periodica femminile, quella cattolica e talvolta quella di genere politico--soprattutto durante il Ventennio--modelli di completa autonomia della donna nel settore giornalistico, delle riviste letterarie sono piuttosto limitati per non dire rari. Molto piu comuni sono le imprenditrici di periodici dedicati esclusivamente al pubblico femminile e spesso mirati a un tipo di lettrice emancipata. L'annuario l'Almanacco della donna italiana (1920-1943) fondato da Silvia Bemporad con l'aiuto e l'appoggio del marito, l'editore Enrico, rivestiva un ruolo informativo ed educativo, le pagine letterarie erano recensite con cura e presentavano, a parte la narrativa di genere sentimentale e rosa, opere di scrittori italiani e stranieri di rilievo. Lidel creato da Lydia Dosio nel 1919 si proponeva come un periodico di attualita culturale dal carattere un po' mondano. Era molto curata la parte estetica e il genere era eclettico come dimostra il titolo le cui lettere formano le parole "Letture, Illustrazioni, Disegni, Eleganza, Lavoro." Il mensile offriva ampio spazio alla letteratura italiana, prediligendo le firme migliori del momento. E qui infatti che appaiono spesso opere di Amalia, Bontempelli, Gozzano, Pirandello, Pitigrilli e Guido Da Verona, come pure nel periodico femminile La Donna. La rivista era nata nel 1905 come quindicinale illustrato collegato a La Stampa di Torino e a La Tribuna di Roma. La direzione era passata attraverso gli anni a diverse persone tra cui anche a donne, e si fondeva con la rivista Cornelia creata a Firenze nel 1881 da Angelo De Gubernatis. Negli anni venti La Donna era edita dalla Mondadori e presentava fascicoli eleganti in carta patinata e da rivista di varieta tradizionale si era trasformata in periodico di moda e cultura con una decisa impronta pedagogico-letteraria.

Nel settore giornalistico e dei periodici diretti e fondati da donne e sempre coinvolta, o quasi sempre, una figura maschile, un compagno o un marito che offre appoggio morale, pratico e finanziario; Amalia e possibilmente uno di quei rari casi in cui non si presenta il sodalizio con un uomo. In fondo si era creata un'esistenza e una realta professionale per cui non ne aveva alcun bisogno. Da tenere presente inoltre la questione storico-politica: a pochi anni dall'avvento del Fascismo, nel 1926 Guglielminetti fonda Le Seduzioni; c'e da dire inoltre che le riviste godevano di uno spazio e una liberta maggiori dei quotidiani verso i quali la mira della censura del regime si concentrava con piu severita. L'immagine della donna comunque ne soffre in questo periodo essendo circoscritta in un ruolo maggiormente limitato e limitante; l'immagine della donna indipendente, emancipata e intellettuale era collegata allo stereotipo della donna mondana, inutile e sterile. Ecco cosa scrive Elisabetta Mondello nel suo libro La nuova italiana, La donna nella stampa e nella cultura del Ventennio:
   Si moltiplicavano pregiudizi e ironie sulla donna che lavorava
   descritta come brutta e mascolinizzata, soprattutto se impegnata in
   professioni e attivita intellettuali, in una rappresentazione che
   aveva salde radici anche nella visione comune. Non c'erano
   posizioni intermedie: la donna o era 'femmina,' oggetto sessuale, o
   'madre.' Altrimenti era la donna-uomo, intellettuale si, ma brutta
   e 'virilizzata' (49-50).


Amalia non era certo la donna-uomo, ma aveva comunque acquisito uno spirito androgino, un "ermafroditismo mentale" che in clima fascista era chiaramente un elemento perturbatore. Non era un "atteggiamento," una posa e nemmeno una presa di posizione forzata come veniva interpretato banalmente dai maligni. Piuttosto a questo punto, era un modo di essere che si era sviluppato naturalmente nella sua coscienza: una trasformazione, una crescita interiore. Nonostante le maldicenze sul suo conto, che col passare degli anni diventavano sempre piu virulente--si pensi in particolare agli attacchi pubblici di Pitigrilli che la descrivevano invecchiata, involgarita e in compagnia di persone, cioe uomini, poco raccomandabili--Amalia continuava a mantenere un suo fascino e un discreto successo artistico. Dal punto di vista professionale era costante nel mantenere rapporti con scrittori di rilievo, come il lungo sodalizio con Bontempelli, mentre per quanto riguarda le relazioni personali, abborrendo ormai qualsiasi tipo di compromesso, si stava isolando sempre di piu.

La censura fascista non spaventava particolarmente Guglielminetti e infatti ne dovette pagare le conseguenze. Lei d'altronde sia nella vita che nell'arte non si autocensurava e non sentiva nemmeno la necessita di giustificare la sua condotta. Nel luglio del 1928 il professor Rodolfo Bettazzi in veste di Presidente della Lega per la pubblica moralita denuncia la poetessa Amalia Guglielminetti e l'editore Ernesto Lattes di Torino per la seconda edizione, quella uscita nel 1928, del romanzo La rivincita del maschio--la prima edizione e del 1923--perche "estremamente immorale nella trama e nel concetto, e osceno in molte sue parti" (M. Guglielminetti, Amalia 161), tanto rumore per nulla poiche alla fine i due imputati vengono assolti. Superata anche questa crisi--ne aveva gia affrontate parecchie---il 1928 segna d'altronde un'ennesima svolta nella vita artistica della scrittrice: si conclude, dopo solo due anni, la breve parabola de Le Seduzioni. Per mancanza di testimonianze, difficile dire se gli atti del processo per oltraggio alla morale pubblica e al pudore, verificatisi nel medesimo anno, furono per lei elemento destabilizzante, a tal punto, da dover porre la parola fine alla sua rivista. Guglielminetti l'aveva diretta e curata con grande perspicacia e coraggio, e secondo Gastaldi sembra sia stata una sorpresa per tutti quelli che vi collaboravano. Il critico sostiene che fu semplicemente per stanchezza poiche Amalia come si stancava "degli uomini, dei profumi e delle sigarette," cosi un giorno non aveva piu voluto saperne de Le Seduzioni:
   Un giorno, durante una crisi piu acuta della sua burrascosa vita
   sentimentale, al suo redattore-capo che veniva a chiederle il
   consueto articolo Con mani di velluto, con cul iniziare il numero
   della rivista gia quasi tutto impaginato, ella rispose con fredda
   indifferenza:

   -- Stop. Le Seduzioni non escono pifl.--
   [...]--E perche?--oso domandare timido il redattore.
   --Perche mi annoia questo lavoro metodico [...] (150).


La stessa ferrea determinazione che aveva nell'avviare progetti nuovi e arditi, Amalia la dimostrava anche nel terminarli bruscamente. Il 1928 d'altra parte e un anno che forse segna una crisi ben piu profonda dal punto di vista della produzione letteraria: da allora in poi la scrittrice pubblica nel 1930 Tipi bizzarri, di cui una seconda edizione esce nel 1931, e poi infine nel 1934 I serpenti di Medusa, una raccolta di versi tratti da Le vergini folli (1907), Le seduzioni (1909), Emma (1909)--dedicata alla sorella piu giovane scomparsa prematuramente--e la canzone in memoria del pilota peruviano Geo Chavez morto nel 1910 dal titolo: "Per la morte di Geo Chavez" (1934). Nel 1932 e in seguito nel 1933 escono una terza e quarta edizione del romanzo Gli occhi cerchiati d'azzurro (1920) e ancora nel 1933 viene pubblicata una seconda edizione della raccolta di novelle Quando avevo un amante (1923). Anche la sua collaborazione per le riviste dell'epoca pare subire un drastico allentamento: nel fatidico 1928 la scrittrice chiude con i periodici per alcuni dei quali aveva lavorato dal 1908. Non si hanno informazioni sull'esito--se c'e stato--del rapporto d'amicizia e professionale che la legava a Bontempelli, al "caro Massimo" della prima lettera e al "carissimo Massimo" della seconda. Le due missive inedite rimangono comunque a testimoniare, seppur concisamente, l'interesse artistico e il carattere vitale che la poetessa e scrittrice torinese ancora dimostrava di avere. Tutto pero stava cambiando in lei: era l'inizio del suo declino. Amalia, a un certo punto, si era pure stancata degli scambi epistolari. Circa nel 1930 durante un colloquio con Mario Gastaldi, Amalia proclama:
   Lettere d'amore? Non ne scrivo piu. Anzi potrei dichiarare
   senz'altro che non scrivo piu lettere. Ho bandito dalla mia gia
   scarsa attivita letteraria la forma epistolare che e la piu inutile
   quando non e la piu nociva. Le lettere servono solo a farci una
   cattiva reputazione presso i posteri.... Eccovi l'ordine dato da me
   a me stessa: nessuna lettera, a nessuno. Allorche sono costretta a
   comunicare qualche notizia urgente o importante la sintetizzo nelle
   dieci parole di un telegramma (174-5).


Personalita certamente complessa, una donna "estrema" e difficile da dimenticare come aveva scritto Pitigrilli nella biografia che le aveva dedicato, e tra i molti appellativi che il giovane amante aveva dato ad Amalia include la "Divina." Questa sua vita intensa e complicata, tormentata da relazioni sentimentali fallimentari, si spegne a soli sessant'anni il 4 dicembre 1941. La morte della "Divina," come nella vita, evoca il dramma e la teatralita delle vicende di alcuni suoi personaggi: ospite dell'Hotel Principe di Piemonte, il 2 ottobre cade dalla gradinata esterna mentre era intenta a raggiungere il rifugio antiaereo, ricoverata in ospedale muore di setticemia e di polmonite. Dopo la sua scomparsa, la celebrata poetessa liberty, per decenni a venire, portera con se nell'oblio l'opera che in vita la rese famosa e personaggio oltremodo scomodo.

WORKS CITED

Bontempelli, Massimo. Opere scelte. Milano: Mondadori, 1978.

Gastaldi, Mario. Amalia Guglielminetti, enigma svelato. Palermo: Sandron, 1930.

Gozzano, Guido and Amalia Guglielminetti. Lettere d'amore di Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti, a cura di Spartaco Asciamprener. Milano: Garzanti, 1951.

Guglielminetti, Amalia. Le vergini folli. Torino: Soc. Ed. Nazionale, 1907. --Le Seduzioni. Torino: Lattes, 1909.

Guglielminetti, Marziano. Amalia. Genova: Costa & Nolan, 1987.

Mondello, Elisabetta. La nuova italiana. La donna nella stampa e nella cultura del Ventennio. Roma: Riuniti, 1987.

Pitigrilli. Amalia Guglielminetti. Milano: Modernissima, 1919.

ARTICLES

Arsalan, Antonia. "Ideologia e autorappresentazione." Svelamento. A cura di Annamaria Buttafuoco e Marina Zancan. Milano: Feltrinelli, 1988. 10-25.

Guglielminetti, Amalia. "Con mani di velluto." Le Seduzioni. 1926. 4-7.

-- "To Massimo Bontempelli." 7 agosto 1926 and 4 giugno 1927. Letters 910147 in Massimo Bontempelli Archive at the Getty Research Institute, Los Angeles, CA.

Guglielminetti, Marziano. "Le metamorfosi di Amalia." Dalla donna fatale alla donna emancipata. Nuoro: Ilisso, 1993. 88, 97-8.

Madrignani, Carlo. "Un invito per Amalia." Prefazione al Ragno incantato di Amalia Guglielminetti. Bergamo: Bolis, 1986. 3-4.

Merola, Valeria. "La 'collezione pedagogica' di Massimo Bontempelli." Scrittori in cattedra. Roma : Bulzoni. 243-50.

ALESSANDRA QUADRIO-CORIGLIANO

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Title Annotation:Notes and Discussions
Author:Quadrio-Corigliano, Alessandra
Publication:Italica
Article Type:Essay
Geographic Code:4EUIT
Date:Jun 22, 2012
Words:6995
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