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La montagna e l'isola: intersezioni iconiche nella narrativa di Primo Levi.

In questo saggio mi propongo di analizzare il racconto di Primo Levi, Piombo che, insieme a Mercurio, ha inaugurato la stagione letteraria del grande scrittore torinese.

Incastonati nella raccolta II sistema periodico, uno dei suoi testi di maggiore originalita, sia Piombo che Mercurio occupano un posto di rilievo testimoniato dal corsivo che ne sottolinea lo specimen di opere d'esordio. Contrariamente a quanto si crede, infatti, essi sono precedenti alla produzione concentrazionaria, come ha riferito fra gli altri Ian Thomson nella biografia dello scrittore piemontese (114).

Il racconto ha per tema il lungo viaggio del protagonista Rodmund dal Nord Europa fino all'isola di Icnusa (1)--tra montagna e mare--e si pone dentro la risoluzione diasporica. Partendo da questa ipotesi focalizzero la mia attenzione sul protagonista e sul suo transito operoso e infaticabile verso una terra non "definitivamente" mitica, viceversa soglia privilegiata tra storia e mito. Considerando l'appartenenza di Levi alla cultura ebraica, di particolare importanza risulta la lettura dei contributi di Jonathan e Daniel Boyarin cosi come l'introduzione teorica al concetto di diaspora di James Clifford e tuttavia, contrariamente al contesto postcoloniale in cui si collocano i succitati autori, questa storia di Levi si dispone ai margini di quell'esperienza per due ragioni fondamentali.

La prima e che con questo racconto lo scrittore e dentro la dimensione del fantastico, seppure con precisi richiami ai suoi trascorsi piemontesi. Lontano, dunque, non solo dai sunnominati antropologi ma anche dal discorso di Stuart Hall, per il quale l'identita non va pensata in senso archeologico ma progressivo (14). In Levi il recupero di una terra dai tratti "anche," ma non esclusivamente, mitici, come dimostrero, e corrispondente alla scoperta di un nuovo Eldorado. Egli e dunque dentro l'utopia e distante dalla storia intesa come ricostruzione del passato nell'accezione piu vasta.

La seconda ragione per la quale difficilmente l'autore puo essere risucchiato nell'esperienza o interpretazione postcoloniale sta nel fatto che egli nomina i maestri della letteratura di viaggio che lo hanno suggestionato, nel senso che con essi si e appassionato alla scrittura odeporica e da essi e stato influenzato.

Il riconoscimento dei suoi auctores e della sua filiazione letteraria orienta di fatto il lavoro critico. Agli scrittori dei quali si dichiara debitore va aggiunto Dante e la trasmissione del patrimonio iconico della Commedia, segnatamente dell'Inferno ma non solo. Le varie corrispondenze con la rappresentazione dantesca informano la sua narrazione e completano la definizione visiva di efficaci ipotiposi. Tuttavia, preliminare appare la considerazione che, a partire da questo racconto e via via lungo il crinale della sua produzione, Levi sia coerente con alcuni significati dell'ebraismo e confermi la sua dichiarata natura 'centaura' attraverso il rispecchiamento e le rifrazioni prismatiche dei suoi protagonisti. (2)

L'ibrido che a suo parere caratterizza l'umanita, e ne rappresenta la maggiore risorsa e la ragione stessa della democrazia, e un imprescindibile portato culturale presente anche nel suo intimo. Il Chimico e lo Scrittore, ma non solo, combinano esperienze diverse ele reinvestono nei numerosi rimandi intertestuali. Molteplici sono dunque le indicazioni che Levi offre anche attraverso questa breve performance e che dicono la logica del suo narrare ele modificazioni cui sottopone personaggi e itinerari. Nella chimica, come nelle soluzioni diegetiche, il mutamento e nelle soluzioni o composti instabili dove gli elementi si fondono o rescindono a seconda delle convenienze o situazioni. La chimica e la narrazione, talvolta insieme alla montagna--altra grande passione dello scrittore--sono allora unite in una singolare simbiosi, come ha opportunamente chiarito Giuseppe Farinelli per il quale <<per Levi la chimica (e la fisica), oltreche mestiere, fu fonte di ispirazione e di conoscenza della materia, fu metafora della vita, raccordo tra scienza e letteratura, tra formula e fantasia; con la chimica [...] stabili sul principio dell'impurita l'origine del principio di fertilita ...>> (87). Che e direttrice lungo la quale spesso lo scrittore si pone; ne e esempio la seguente citazione tra chimica, fisica e letteratura:
   Pensavo di trovare nella chimica [...] la risposta agli
   interrogativi che la filosofia lascia irrisolti. Cercavo
   un'immagine del mondo piuttosto che un mestiere. Ora, la passione
   della montagna era complice della passione per la chimica, nel
   senso di ritrovare in montagna gli elementi del sistema periodico,
   incastrati tra le rocce, incapsulati trai ghiacciai, e cercare di
   decifrare attraverso essi la natura della montagna, la sua
   struttura, il perche della forma di un canalino, la storia
   dell'architettura di un seracco [...] Per cui la montagna per noi
   era anche esplorazione, il surrogato dei viaggi che non si potevano
   fare alla scoperta del mondo, e di noi stessi; i viaggi raccontati
   nelle nostre letture: Melville, Conrad, Kipling, London.
   Uequivalente casalingo di quei viaggi era l'Herbetet (in Belpoliti,
   Primo Levi, Conversazioni e interviste 30).


Riflessioni come questa sono contenute, in numero notevole, in scritti teorici e interviste, e costituiscono il naturale corollario della scrittura di Primo Levi. Insieme, dicono la volonta di riunire alcuni segmenti narrativi identificando il filo sotterraneo che li unisce. In particolare, nel brano sopra riportato si parla di montagna e chimica, binomio indissolubile offerto in altri preamboli tematici (3) e gia in nuce nel lontano tentativo di scrittura rappresentato dal racconto Piombo, qui analizzato, la cui composizione risale al 1941, secondo Ian Thomson (4) e lo stesso Levi del racconto Nichel che, ne Il sistema periodico, precede sia Piombo che Mercurio.

Proprio nell'incipit di Nichel lo scrittore ricorda il conseguimento della laurea in chimica nel luglio del 1941 e la sua forzata deminutio a pergamena dentro un cassetto (5). Quindi egli affida la ripresa del dato iniziale alla conclusione del racconto mentre al centro pone la grande sequenza tematica relativa al minerale del nichel. Insieme, gli accorgimenti diegetici disegnano un movimento circolare in cui l'inizio e la fine rappresentano il gradino privilegiato della storia. Con queste manovre dichiarative, e l'aggancio conclusivo al narratario, il narratore centripeto fissa la sua strategia--priva di ammiccamenti persuasivi-dentro le positif del resoconto.

Sempre in questo spazio narrativo la diagnosi valoriale dei due racconti castone, Mercurio e Piombo, e affidata all'incidentale <<come il sogno di un prigioniero>> dove si dichiara a un tempo l'eccezionalita dei due racconti rispetto agli altri e l'originaria attitudine di Levi alla scrittura fantastica, successivamente segnata dalla necessita del soggetto memoriale. Vale la pena riportare il passo per intero.
   Il fascino della ricchezza sepolta, dei due chili di nobile metallo
   argenteo legati ai mille chili di sasso sterile che si getta via,
   non si e ancora estinto. Neppure sono scomparsi i due racconti
   minerali che aflora avevo scritti. Hanno avuto una sorte
   travagliata, quasi quanto la mia: hanno subito bombardamenti e
   fughe, io li avevo dati perduti, e li ho ritrovati di recente
   riordinando carte dimenticate da decenni. Non li ho voluti
   abbandonare: il lettore li trovera qui di seguito, inseriti, come
   il sogno di evasione di un prigioniero, fia queste storie di
   chimica militante (82-83).


Al contrario di altre storie, in particolare di Cerio, Cromo e Vanadio, nei quali l'intelaiatura chimica sottesa alla raccolta si intreccia al sistema ipertestuale dei rimandi al tema del Lager, Piombo e Mercurio mancano della sottotraccia del Campo che pure coinvolge altri racconti, oltre quelli sopra citati. In quel caso le procedure intertestuali determinano microsezioni trasversali alle varie trame. Cio e provato da Orsetta Innocenti che esclude Piombo dall'impalcatura ipertestuale del Lager preferendo riferirsi ad altre storie, comprese quelle--nominate--del Sistema periodico oltre che ai Racconti.

In ogni caso, benche preceda Se questo e un uomo, Piombo e sintesi ed eccezione del pih vasto e articolato percorso tematico e ideologico posteriore, e rappresenta a un tempo l'ammissione e la negazione della trasformazione proprio nello scrittore chimico che al mutamento riconosceva la possibilita di realizzare le prerogative della materia e dell'uomo stesso, come emerge dalla sua definizione di intellettuale presente, fra gli altri, ne I sommersi e i salvati. (6)

Il protagonista Rodmund sa di dover morire alla fine della sua ricerca del piombo, ma cio non lo addolora, anzi la stanchezza del continuo cambiamento, che e legge su cui si fonda la necessita del vivere, viene accettata come evento ineluttabile. (7) La morte arrivera una volta soddisfatte alcune condizioni di cui i Rodmund hanno il privilegio. <<A noi Rodmund--afferma infatti il protagonista--importa poco che la vita sia breve, perche siamo ricchi, rispettati e vediamo il mondo>> (85). Una vita condotta all'insegna di piaceri quali l'agiatezza, il riconoscimento sociale e la curiosita appagata compensa della sua inevitabile privazione. In realta, la ricerca del giacimento di piombo induce l'eroe a un viaggio avventuroso che lo rivela autentico ossimoro esistenziale se quanto piu egli si trasforma--ed e nella misura della vita e dentro la sua possibilita--tanto piu si logora e consuma. Di fatto, l'esaurirsi della trasformazione e conseguente alla realizzazione delle sue potenzialita.

La letteratura di viaggio e il viaggio di Rodmund

Le suggestioni di questo racconto/mito sono molteplici a cominciare dalla sua collocazione di genere. La letteratura odeporica e, si e detto, la cornice di riferimento sia del racconto sia dei viaggi immaginari e degli autori preferiti, di cui Levi riferisce anche nell'intervista gia riportata in questo saggio: Melville, Conrad, Kipling, London, e dichiara l'interesse dello scrittore per la tematica avventurosa e per i viaggi in genere. Simpatia ribadita anche nel racconto Ferro, sebbene li egli ascriva al suo alterego Sandro il piacere di quelle letture, medium iniziatico alla vita vera e propria.
   Sandro mi ascoltava, con attenzione ironica, sempre pronto a
   smontarmi con due parole garbate e asciutte quando sconfinavo nella
   retorica: ma qualcosa maturava in lui (non certo solo per merito
   mio: erano mesi pieni di eventi fatali), qualcosa che lo turbava
   perche era insieme nuovo e antico. Lui, che fino ad allora non
   aveva letto che Salgari, London e Kipling, divenne di colpo un
   lettore furioso. Digeriva e ricordava tutto, e tutto in lui si
   ordinava spontaneamente in un sistema di vita (44).


La linea di frontiera fra la fanciullezza e la maturita, fra il disimpegno e l'impegno, fra l'ideale e il reale corre, dunque, lungo il crinale di quelle letture, tanto da ritenere che possa rappresentare il movente di questa performance narrativa che fa di Piombo un unicum nella tradizione letteraria leviana.

Probatoria risulta l'antologia La ricerca delle radici che traccia un sotterraneo ritratto dello scrittore e il conseguente rispecchiamento con artisti, scienziati e viaggiatori riguardo a temi, corrispondenze etiche, simpatie attitudinali e conferma di caratteri identitari. Le letture con le quali lo scrittore ha nutrito fanciullezza e maturita compaiono sia nelle riflessioni sparse nell'Introduzione e Prefazione come nell'Indice deli'opera. Nella graduatoria personalissima, che non rimanda al merito let terario, lo scrittore belga J. H. Rosny occupa uno dei primi posti anche perche La guerre de feu. Roman del ages farouches, da cui ha tratto l'ispirazione per scrivere Piombo, e 'forse' il primo libro che Levi ha letto in francese, il che, come sente il dovere di ribadire, <<ha aggiunto esotismo a esotismo e avventura all'avventura.>> E poi singolare che il brano scelto a rappresentare l'intero romanzo, titolato Il patto con i mammut, si collochi sulla falsariga tematica e ideologica dell'agire del personaggio principale di Piombo.

Non solo Rosny, ma anche Conrad, Melville, A. de Saint-Exupery--di cui lo scrittore sottolinea che <<ha vissuto l'avventura del volo con animo vergine>>--e Marco Polo vengono citati insieme, cosi come lo stesso Cristoforo Colombo, ricordato nella Prefazione con un breve e significativo giudizio sui <<giornali di bordo>> in quanto <<lettura piena di midollo.>> La propensione per queste letture e---ugualmente--in altre parole dentro quella antologia che citano autori ai quali Levi riconosce <<il comune amore per il viaggio e l'avventura (Omero, Rosny, Marco Polo ed altri)>> (XXII).

Rodmund, l'eroe di Piombo, e uomo del Nord Europa e di un tempo ascrivibile all'eta del bronzo. Sono le denominazioni topografiche, riconducibili al ceppo indoeuropeo antico, che collocano l'inizio in quella storia lontana e nello spazio di una Germania indistinta. (8) Ma da subito si ribadisce l'importanza della lingua e il ruolo che essa svolge nella definizione dei caratteri identitari. Gia in premessa, infatti, Levi/Rodmund afferma: <<I miei, voglio dire quelli che parlano la mia lingua,>> a significare che la coerenza linguistica e condicio prima della coesione del gruppo. Successivamente, il suo itinerario si dispone lungo una direttrice Nord/Sud nell'obiettivo di guadagnare i paesi caldi sebbene egli privilegi la montagna perche nelle rocce e contenuto il minerale, e dentro i valloni e accosto ai ruscelli. Di fatto, i luoghi descritti riproducono quelli del Nord Italia, prediletti dallo scrittore.

Quando raggiunge la tappa intermedia del suo viaggio compaiono termini che riferiscono di montagna e alpinismo e per i quali e possibile tracciare un deciso trait d'union con il racconto di carattere autobiografico, Argon, con cui si apre II sistema periodico. (9) L'indistinzione e nebulosita del mito, agli albori di un'autentica espressivita, cedono allora il passo alla chiarezza e distinzione della storia personale e collettiva attraverso una lingua condivisa da una popolazione dentro la sua riconoscibile topografia. Secondo Alberto Cavaglion:

Mi sara difficile dimostrare compiutamente il perche, ma ho la sensazione che scienza, dialettologia e alpinismo siano il comune denominatore comune di molte esperienze. [...] La passione per la scienza, per il dialetto e per la montagna mi sembrano, a conti fatti, le passioni dominanti. Le tre discipline si trovano riunificate nell'opera di Levi. Lo stesso racconto Argon racchiude gia in se due dei tre requisiti richiesti (la chimica e il dialetto ebraico piemontese). Dice inoltre Levi: la forza comica del gergo furbesco degli antenati "scaturisce dal contrasto tra il tessuto del discorso, che e il dialetto piemontese scabro, sobrio e laconico, mal scritto se non per scommessa, e l'incastro ebraico, carpito alla remota lingua dei padri, sacra e solenne, geologica, levigata dai millenni come l'alveo dei ghiacciai" (SP 9) (10) ... ("Argon e la cultura ebraica" 178)

A proposito deli'uso dei dialetto, nella singolare accezione di Cavaglion:

[...] L'idea che i dizionari (ogni tipo di dizionario:per ogni tipo di lingua o dialetto) insieme alla "sgualcita" guida del Cai potessero essere gli unici livres de chevet degni di questo nome e un'idea che assilla quasi tutti gli scrittori [...] Nel caso specifico di Levi il lettore non riesce a stabilire se sia piu sgualcita, perche pih intensamente compulsata, la guida del Cai o il Dizionario etimologico del dialetto piemontese pubblicato da Paravia nel 1927 da un altro venerato omonimo di Primo ... ("Argon e la cultura ebraica" 178-179). (11)

La predilezione per la montagna si sostanzia di motivazioni piu profonde di quelle di un superficiale edonismo, e si riferisce all'identita culturale che lo scrittore sintetizza in una metafora nella quale <<la remota lingua dei padri, sacra e solenne, geologica (e) levigata dai millenni come l'alveo dei ghiacciai.>> E, in particolare, la parola "bait" a essere oggetto dell'articolata trattazione di Cavaglion. (12) Non solo ricco di riferimenti al sostrato linguistico della regione d'appartenenza, il testo rimanda ad altre lezioni di letteratura, in primis al Cesare del De bello gallico (13) e al Tacito di Germania. (14)

Benche eroe solitario, Rodmund assomma in se i caratteri della propria stirpe che, nella declinazione della specie, lo sospingono verso il giacimento di piombo, locus naturalis e calco dell'impeto aristotelico. L'essere uno e plurimo lo dispone, a un tempo, lungo un asse narrativo singolativo e iterativo, coerente con la dimensione centaura di molti protagonisti della narrativa leviana e conforme al dato ideologico che costituisce il plafond deli'opera in genere.
   Ma poco sotto il piombo c'era: e questa e una cosa a cui spesso
   avevo pensato, che noi cercatori crediamo di trovare il metallo con
   gli occhi, l'esperienza e l'ingegno, ma in realta quello che ci
   conduce e qualcosa di pih profondo, una forza come quella che guida
   i salmoni a risalire i nostri fiumi, o le rondini a ritornare al
   nido. Forse avviene per noi come per gli acquari, che non sanno che
   cosa li guida all'acqua, ma qualcosa pure li guida, e torce la
   bacchetta fra le loro dita (98).


Lontano da una coniugazione canonica della letteratura coloniale che postula la superiorita dei dominatore, Rodmund, tuttavia, vi si inscrive a pieno titolo quando riferisce dei <<bar bar animalesco>> degli indigeni o quando dichiara <<l'ignoranza>> di chi <<sostiene che il ghiaccio delle montagne, col passare dei secoli e sotto il peso della roccia, si indurisce...>> (95). Nondimeno, si affranca da quel limite col riconoscere l'alto livello tecnologico di quei popoli, mentre si conferma coloniale nell'uso del proprio corpo come di un'unica, infaticabile, macchina, fatta eccezione per l'uso dell'imbarcazione: <<una nave da carico,>> <<carica di anfore di vino>> che lo portera verso Icnusa.

Anche i luoghi alternativi alla dissoluzione della storia sono desunti dalla letteratura coloniale, mentre l'isola e l'alterita primigenia della civilta occidentale. Proprio nel luogo della purezza originaria la nuova societa affondera le proprie radici e dentro la cornice del georgico mondo di Virgilio, coerentemente con il personaggio faber. (15)

Sulla falsariga di un novello Levi/Ulisse, il racconto sembra parafrasare il credo di Piero Boitani del <<Forse, ci salvera il sincretismo, la mescolanza delle culture, il metissage,>> tutti teorizzati da Levi attraverso una lunga prassi di uomini e cose. Chi--per dirla ancora con Boitani--<<e sempre il primo a fare esperienza dell'altro, a incontrare Lestrigoni, Ciclopi e Feaci, non puo che incamminarsi su questa strada [...] ma e facile aggiungere che lo stesso destino e in chi, come in lui, le tradizioni si fondono e si combattono.>> Tuttavia, avverte il critico, <<sincretismo non vuol dire assorbimento indolore, acquiescenza ai modelli altrui: significa invece conflitto di civilta, divisione lancinante nella vita e nella storia,>> a salvaguardia di quell'esercizio dialettico che, seppure qui in forme embrionali, combina un ethos convinto alla prassi civile immune, fra l'altro, da condizionamenti religiosi, come conferma il breve spazio narrativo in cui vengono costretti gli dei gelosi, in alternativa al dettato lucreziano del De rerum natura.

Stavolta a essere indifferenti sono proprio i Rodmund. <<Sono gli dei che fanno crescere sotto terra le vene dei metalli, ma le tengono segrete, nascoste; chi le trova e quasi loro pari, e percio gli Dei non lo amano, e tentano di confonderlo. Non amano noi Rodmund: ma noi non ce ne curiamo.>> Condizionato dalla sola conformita alla memoria biologica e al principio molecolare (16), l'uomo dei Rodmund va dunque per i sentieri della vita-morte sciolto dal memento mori delle preromantiche contaminazione sepolcrali. Alla fine del lungo percorso il premio e una terra dai tratti mitici ma conforme al dettato ebraico enucleato da Dario Calimani:
   Il pensiero cabbalistico direbbe che la Creazione, la condizione
   umana stessa, e un momento di frammentazione, la "rottura dei vasi"
   (shevirath ha kelim), e rottura del perfetto equilibrio universale.
   La ricostituzione di quell'equilibrio originario, la riparazione
   (tiqqun) a cui l'uomo deve mirare e per cui deve impegnarsi su
   questa terra, la ricomposizione dei frammenti, delle scintille
   sparse e sperdute, e un obiettivo ideale, un ritorno alla
   condizione primigenia realizzabile alla fine del tempo umano
   (14-15).


Icnusa e dunque ritorno alla condizione primigenia nella singolare modalita, a rebours, di ritorno al passato con alcuni coefficienti preliminari: il commiato dell'esordio, con il distacco dagli esangui dei dei mito nordeuropeo, e il rapido transito nella biografica autoriale che, insieme, abbozzano lembi di storia personale e di esperienza collettiva. Malgrado, o grazie alla procedura straniante, luoghi e denominazioni marcano i territori di una memoria anch'essa ancipite, compresa dentro gli steccati della prospettiva individuale e dell'ampio alveo della Storia del Nord Italia. A esse frammiste si alternano gli stadi intermedi di altre avventure fino alla tappa conclusiva di una stagione ai confini della storia.

Le torri che la regia autoriale ha scelto per simboleggiare l'isola sono quelle di una storia senza scrittura, i Nuraghi di una Sardegna millenaria. Edmund si ferma, dunque, in limine fra il mito e la storia, alle radici di un mondo nuovo dove ricominciare attraverso la propria progenie, cui consegna l'inalterabilita dei caratteri identitari e la memoria biologica. (17) Pertanto, le positive fondamenta mitiche sono condizione necessaria per un favorevole esordio nella storia.

Nel percorso da Nord verso Sud sembrerebbe realizzarsi il sogno di una nuova frontiera e la Sardegna ha evidentemente i caratteri di un nuovo Eldorado, mentre, attraverso questa via di fuga dalla civilta occidentale, Levi si fa mitographer del sud del mondo inaugurando una sorta di mistica dei sud come dimostrano i racconti fantastici Quaestio de centauris, Verso occidente, Recuenco: la Nutrice (I racconti), in cui il mare, il fiume e l'acqua in genere, il clima mite confermano il significato topico, assegnato dalla tradizione letteraria alle isole e ai litorali, di luoghi della fecondita e occasioni per riorganizzare condizioni di vita alternative a quelle di un mondo alla deriva. (18)

Alla pari di quei territori della fantasia, la Sardegna assume la valenza di enclave del riscatto da un'umanita e da una storia ormai consunte e di cui il nord, nell'ovvia coppia oppositiva, e significativa icona del locus asper. <<Il mio paese e diverso da questo: ha grandi foreste e fiumi, inverni lunghi, paludi, nebbie e piogge,>> riferisce Rodmund (84). <<Lui stesso, il proavo, mi hanno raccontato, veniva da molto lontano, da un paese dove il sole e freddo e non tramonta mai, la gente abita in palazzi di ghiaccio, e nel mare nuotano mostri marini lunghi mille passi>> (85).

L'opposta determinazione spaziale, d'altra parte, avvalora l'ipotesi di una ripresa della tradizione del locus amoenus in chiave visuale i cui elementi costitutivi sono <<una terra di roccia e di vento>> (97), <<l'aria [...] piena di odori d'erbe, amari e selvaggi>> (97), <<una fila di colline che in alto diventano dirupi>> (97), e la presenza di <<pietre meravigliose, certamente gravide di metalli mai visti, che affiorano in tracce bianche, viola, celesti>> (98), <<una terra dove nascono le palme e si condensa il sale, e si sentono di notte i cani latrare sulla pista dell'orso>> (99).

Lungo un asse progressivo si realizza la costruzione di una topografia mineraria, contenuta solo in parte dentro lo scontato corredo iconico del paesaggio montano dei massi, dei torrenti, delle biforcazioni, <<della valle che si restringeva in una gola talmente profonda e ripida che non c'era neanche da pensare a risalirla,>> delle <<bestie cornute,>> dei <<pascoli, pastori, pane e latte>> e canaloni ripidi, viceversa commutato, per trasfert, nella dimensione di un'isola felice dove quegli stessi elementi vengono ripresi e ammorbiditi e contaminati con l'inserimento di un improbabile orso, elemento piu consono alla primordiale isola Citera di foscoliana memoria che non a un panorama dentro una verosimile latitudine temperata.

Qui i dirupi ele rocce sono la replica degli <<scoscendimenti>> e delle <<gole,>> le pietre meravigliosamente colorate sono sintesi della successiva parcellizzazione metonimica di <<pietre focaie, sassi verdi, pietre da calce, granito, pietra da ferro, perfino un po' di quella che noi chiamiamo galmeida,>> quindi l'acqua che, in alternativa a quella dei torrenti, diventa il mare di un'isola. Al "racconto interfaccia" Ferro Levi sembra consegnare l'ideale della montagna che si fa isola nuova eppure innumerabilmente antica, equivalente all'Icnusa del racconto Piombo.
   Vedere Sandro in montagna riconciliava col mondo, e faceva
   dimenticare l'incubo che gravava sull'Europa. Era il suo luogo,
   quello per cui era fatto, come le marmotte di cui imitava il
   fischio e il grifo: in montagna diventava felice, di una felicita
   silenziosa e contagiosa, come una luce che si accenda. Suscitava in
   me una comunione nuova con la terra e il cielo, in cui confluivano
   il mio bisogno di liberta, la pienezza delle forze, e la fame di
   capire le cose che mi avevano spinto alla chimica. Uscivamo
   ali'aurora, strofinandoci gli occhi, dalla portina del bivacco
   Martinetti, ed ecco tutto intorno, appena toccate dal sole, le
   montagne candide e brune, nuove come create nella notte appena
   svanita, e insieme innumerabilmente antiche. Erano un'isola, un
   altrove (47).


E proprio su questo passo ferma l'attenzione Pier Vincenzo Mengaldo per corroborare la tesi che Levi guardi alla natura <<con l'occhio non dei letterato tipico ma dello scrittore--scienziato attento alle 'leggi' che governano gli uni e gli altri unificando i dati sparsi [...] Cio che--sempre secondo il critico--[...] comporta un movimento verso l'astratto, contrario (o apparentemente tale) ai processi di concretizzazione che stiamo elencando; in quanto tramite l'astratto, i fenomeni naturali e umani sono sottratti alla descrittivita dispersiva, anedottica, e sintetizzati nella loro essenza...>> (227-28).

L'altrove di un'isola mitica corrisponde dunque al desiderio di un irrealizzabile ossimoro storico, a meta strada tra la creazione aurorale e l'antichita millenaria, che solo diventa possibile nel territorio dell'immagine artistica in cui, per trasmutazione metamorfica, il monte e nell'isola come l'Eden in cima al Purgatorio dantesco.

Levi e Dante

Sia Aristotele (19) che Dante (20) lo soccorrono ideologicamente nell'impresa e ne giustificano le scelte, e una volta di piu i singoli casi di intertestualita sono testimonianza di temi e motivi forniti soprattutto dalla Divina Commedia, e meglio si definiscono in icone. Il rapporto fra Dante e Levi--in particolare in Se questo e un uomo--e stato oggetto di studio da parte di numerosi critici a cominciare da Cesare Segre, che ha sottolineato come la scritta <<Arbeit macht frei>> abbia lo stesso tremendo significato di "Lasciate ogni speranza," a Cesare Cases che, a sua volta, si e soffermato su Auschwitz come luogo infero: <<... l'inserimento di Dante in Auschwitz--secondo il critico--e il baluginare dell'ordine linguistico nel mondo del caos e del nulla,>> mentre <<una sola volta Dante viene espressamente citato in Se questo e un uomo ed e nel capitolo Il canto di Ulisse [...] dunque il Dante che [...] esce dai limiti del Medioevo e annuncia il Rinascimento con il suo programma di "seguir virtute e canoscenza," che suona in mezzo all'orrore di Auschwitz "come uno squillo di tromba, come la voce di Dio" (SQU102)>> (14).

Ma non solo al Dante della Commedia i commentatori fanno riferimento riguardo ali'opera di Levi. Cavaglion, ad es., alle immagini e al tessuto morale della Commedia contrappone <<una sorta di Convivio leviano sillabato sul vocabolario dell'annientamento umano anziche deli'amor stilnovista [...] Quasi si direbbe che Levi, ai pari del suo venerato maestro, non abbia mai voluto far mancare al lettore di Se questo e un uomo 'quello pane che e mestiere a cosi fatta vivanda'>> A suggello di questa tesi egli propone una 'modesta campionatura,' che poi cosi modesta non e ("Il termitaio" 80-81).

A sua volta, Pier Vincenzo Mengaldo fa una lettura puntuale del rapporto fra Levi e i numerosi rimandi colti, anche danteschi, e la conseguente visione del mondo. Secondo il critico, attraverso i riferimenti ai 'diavoli di Malebolge,' al 'Veglio di Creta' ai 'compagni di Ulisse' e via dicendo, Levi realizza <<la presentazione del nuovo attraverso il noto>> (228). Dal canto suo, grazie alla soluzione di un dizionario ragionato, Marco Belpoliti tenta un riepilogo dell'influenza dantesca. Insieme, egli riporta i nomi di quanti hanno concorso a disegnare la mappa dei rimandi disseminati nell'intera opera leviana (Primo Levi 60-65).

A quelli sopra ricordati vanno aggiunti nuovi contributi critici che dicono i rapporti complessi fra la scrittura di Levi e la lezione dantesca, da Risa Sodi a Eric Griffiths. In particolare Griffiths nel suo discorso sulle ragioni del lavoro intertestuale--che rimanda ai guru della narratologia da Julia Kristeva a Michail Bachtin--analizza il lascito dantesco in Se questo e un uomo. Ancora, eloquente e il recentissimo Massimo Giuliani per l'attenzione al rapporto fra la memoria in Primo Levi e il Canto di Ulisse. Queste voci dicono la vitalita di uno degli autori piu autorevoli del '900 e dei suo lontano maestro, trai patres della letteratura occidentale (Bloom 67-93).

Sempre nell'ambito della parola dantesca, ma dentro il Sistema periodico, ecco un passaggio significativo tratto da Nichel:
   Anche quella miniera aveva una sua magia, un suo incanto selvaggio.
   In una collina tozza e brulla, tutta scheggiosi e sterpi, si
   affondava una ciclopica voragine conica, un cratere artificiale,
   del diametro di quattrocento metri: era in tutto simile alle
   rappresentazioni schematiche dell'Inferno, nelle tavole sinottiche
   della Divina Commedia. Lungo i gironi, giorno per giorno, si
   facevano esplodere le volate delle mine: la pendenza delle pareti
   del cono era la minima indispensabile perche il materiale smosso
   rotolasse fino al fondo, ma senza acquistare troppo impeto. Al
   fondo, al posto di Lucifero, stava una poderosa chiusura a
   saracinesca; sotto a questa era un breve pozzo verticale che
   immetteva in una lunga galleria orizzontale; questa a sua volta,
   sboccava all'aria libera sul flanco della collina, a monte dello
   stabilimento. Nella galleria faceva la spola un treno blindato: una
   locomotiva piccola ma potente presentava i vagoni uno per uno sotto
   la saracinesca affinche si riempissero, poi li trascinava a riveder
   le stelle (67-68).


Una lettura micrologica aiuta a definirei quadri visivi e a leggerne la relazione con il tema memoriale dentro una logica intertestuale.

E il 1941, anno in cui <<il mondo precipitava alla catastrofe. I tedeschi erano dilagati in Polonia, in Norvegia, in Olanda, in Francia, in Jugoslavia, e penetravano nelle pianure russe come una lama nel burro>> (64). Sul piano della storia collettiva, inclinato verso il baratro, si dispone anche il rivolo autobiografico dello scrittore, coinvolto in un incarico fino allora impensato. Da li il racconto plurale si svolge lungo la direttrice spaziale: precipizio storico/miniera di nichel/Inferno dantesco, con il discours evidentemente potenziato dall'innesto dell'iconografia Infernale. L'ulteriore memoria accessoria/individuale si affianca quindi all'archivio mnemonico scientifico in un'originale soluzione creativa. Ovviamente i diversi piani si dispongono lungo l'asse dialettico dell'affidabilita referenziale e ideazione fantastica.

Fra i contributi piu recenti sul rapporto Levi/Dante il saggio di Demetrio Paolin risulta di efficace supporto a quanto si va qui dimostrando. Per Paolin <<la parola "fondo" possiede una forte connotazione dantesca; essa, infatti, rappresenta il luogo dove vengono puniti i dannati, ma anche la meta dei fatale andare di Dante e Virgilio (Inf. XXVII, 64; XVIII, 25; XXXII, 115-117). "Fondo" identifica un luogo e una pena>> (231). Ma "al fondo" e l'indicazione topografica, ripetuta per ben due volte proprio nel passo sopra riportato da Nichel e non solo. In Piombo, ugualmente, c'e "il fondo della valle" (88) ma anche "e in fondo le montagne tutte bianche" (89) dove la medesima soluzione linguistica designa direttrici spaziali opposte. Da un lato la verticalita, dall'altro l'orizzontalita in un gioco contradditorio dal punto di vista logico ma denso di ambiguita metaforica. Da qui l'identificazione dell'intreccio intertestuale con l'opera piu famosa per il fatto che li, sempre secondo Paolin, <<questo termine sia citato piu volte da Levi (SQU 14, 21, 30)>> (231).

Un altro tema presente in Piombo e quello dell'homo faber sebbene, a differenza di altri eroi principali e secondari, Rodmund abbia alcune caratteristiche che ne definiscono la personalita in modo originale, conforme all'interpretazione di Pierpaolo Antonello:
   Essendo stato per molti anni un uomo d'industria (dal '62 anche
   direttore generale della SIVA), Levi dispone certamente di
   un'intelligenza pragmatica che sa che non puo isolare, ad esempio,
   il discorso delle tecniche dal discorso del loro utilizzo
   economico. Le fantasie tecnologiche di Levi sono conseguentemente
   dominate da una forte determinazione economico--commerciale
   (L'ordine a buon mercato, Alcune applicazioni del mimete, La misura
   della bellezza) (105).


Per queste ottime ragioni Rodmund e homo technologicus e capace di dialettica commerciale. A suo vantaggio, naturalmente.

In sintesi, egli possiede le seguenti virtu:

1) la sapienza nell'estrarre il metallo: <<A sera mi sono trovato un posto fuori mano, ho fatto un focolare, ci ho messo sopra il crogiolo bel stratificato, l'ho arroventato per mezz'ora e l'ho lasciato raffreddare. L'ho rotto, ed eccolo, il dischetto lucido e pesante, che si incide con l'unghia...>> (88).

2) la maestria nel condurre il commercio: <<Era il momento di venire al sodo, e mentre lui stava ancora rimuginando i miei imbonimenti gli ho chiesto trenta libbre d'oro, contro la cessione dei giacimento, la tecnologia della fusione e istruzioni precise sugli usi principali del metallo. Lui mi ha controfferto delle monete di bronzo con sopra un cinghiale, coniate chissa dove, ma io ho fatto l'atto di sputarci sopra: oro e niente storie [...] cosi abbiamo concluso per venti libbre>> (91-92). <<Per tutta l'estate e l'autunno abbiamo venduto specchi ai mercanti, che ce li pagavano bene...>> (94).

3) la predilezione per l'azione che in lui, come nei personaggi di altre opere, e indicativa di procedure coerenti con l'interesse antropologico dello scrittoreo

Anche ne La chiave a stella, secondo il narratore, le mani di Faussone <<Mi avevano richiamato alla mente lontane letture darwiniane, sulla mano artefice che, fabbricando strumenti e curvando la materia, ha tratto dal torpore il cervello umano, e che ancora lo guida, stimola e tira come fa il cane col padrone cieco...>> (163).

Le affinita con i numerosi personaggi della vasta narrativa leviana sono evidenti anche nelle litoti utilizzate per presentare il personaggio. <<Io non sono ne pastore ne guerriero, non sono neppure un cacciatore, benche il mio mestiere non sia poi molto diverso dalla caccia. Mi lega alla terra, ma sono libero: non sono un contadino>> (Sistema periodico 84). Attraverso questa procedura duale si declina ancora il carattere ancipite, stimato come qualita della dialettica e della prassi combinatoria che lo scrittore travasa volentieri dalla chimica nella vita quotidiana. (21) Tema caro all'autore che, come annota sempre Antonello, attraverso la soluzione 'anfibologica' dell'uomo <<ibrido impastato di argilla e di spirito>> (OII) <<rimanda [...] all'architrave del sistema leviano: Giobbe>> (Antonello 88); intuizione sottoscritta da Mario Porro che riconosce alla "coscienza mescolante" leviana la capacita di accogliere la condizione composita della materia (450). Per Mengaldo (22), invece, la natura del centauro si esprime linguisticamente nell'ossimoro, dove il disaccordo concettuale e inalterabile e associa al meglio la natura contraddittoria delle cose. (23)

Tesi dimostrata, per un altro versante, da Rodmund, ossimoro esistenziale secondo quanto ipotizzato fin dal principio di questa analisi.

OPERE CITATE

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NOTE

(1) <<Icnusa (la parola compare una sola volta nei testi greci) e adattamento leviano all'antichissimo nome di Sardegna. Cfr. Aristotele, Mirabilia (ed. O. Apelt, Leipzig, 1888)>> (Bianchini 87, n. 102).

(2) Levi si definisce centauro in varie circostanze fra cui nell'intervista con Edoardo Fadini "Primo Levi si sente scrittore 'dimezzato'" in Primo Levi, Conversazioni e interviste 1963-1987, a cura di Marco Belpoliti. <<Io sono un anfibio,--egli afferma--un centauro (ho anche scritto dei racconti sui centauri). E mi pare che l'ambiguita della fantascienza rispecchi il mio destino attuale. Io sono diviso in due meta. Una e quella della fabbrica, sono un tecnico, un chimico. Un'altra invece e totalmente distaccata dalla prima, ed e quella nella quale scrivo, rispondo alle interviste, lavoro sulle mie esperienze passate e presenti. Sono proprio due mezzi cervelli. E una spaccatura paranoica>> (107). La stessa "Introduzione" al testo di riferimento, a cura di Marco Belpoliti, ha per titolo "Io sono un centauro" (VII-XIX).

(3) Il binomio ai quale mi riferisco e stato lungamente trattato da Alberto Cavaglion nel brano da me citato nel presente saggio e si riferisce ad Argon, il primo racconto che apre II sistema periodico. Di seguito riporto una citazione dal racconto Ferro, presente nella medesima opera: <<Nacque un sodalizio, ed incomincio per me una stagione frenetica. Sandro sembrava fatto di ferro, ed era legato al ferro da una parentela antica: i padri dei suoi padri, mi racconto, erano stati calderai ("magnin') e fabbri ("fre') delle valli canavesane, fabbricavano chiodi sulla sforgia a carbone, cerchiavano le ruote dei carri col cerchione rovente, battevano la lastra fino ache diventavano sordi: e lui stesso, quando ravvisava nella roccia la vena rossa del ferro, gli pareva di ritrovare un amico ...>> (45), e un'altra da Nichel <<Gia tutte le miniere sono magiche, da sempre. Le viscere della terra brulicano di gnomi, coboldi (cobalto!), niccoli (nichel!), che possono essere generosi e farti trovare il tesoro sotto la punta del piccone, o ingannarti, abbagliarti, facendo rilucere come l'oro la modesta pirite, o travestendo lo zinco con i panni dello stagno: e infatti, sono molti i minerali i cui nomi contengono radici che significano 'inganno, frode, abbagliamento'>> (67).

(4) Nel capitolo titolato "Life during wartime 1941-3," Thomson riporta che <<In December 1941 [...] Over Christmas Levi spent a week in Turin; after which retreated to San Vittore. Possibly he began to write at this time. Years later he claimed to have composed the allegorical fantasies 'Lead' and 'Mercury' in the periodic table while at Balangero. He was reading Ioseph-Henri Rosny's 1916 Stone Age extravaganza, Quest for fire, a clear influence on 'Lead' (just as Rosny's prehistoric man is locked in a Darwinian struggle of survival against his predators, so Levi's tribes people are beset by dogs and other primordial threats in their hunt for precious metals)>> (Thomson 114).

(5) <<Avevo in un cassetto una pergamena miniata, con su scritto in eleganti caratteri che a Primo Levi, di razza ebraica, veniva conferita la laurea in Chimica con 110 e lode [...] Stava in quel cassetto dal luglio del 1941, ed era finito novembre; il mondo precipitava alla catastrofe, ed intorno a noi non capitava nulla>> (64).

(6) Fra le tante prove a sostegno di questa tesi scelgo tre affermazioni, la prima, di Levi, riguarda il mestiere dell'intellettuale e assume un valore evidentemente paradigmatico: <<A me pare piu opportuno che nel termine "intellettuale" vengano compresi, ad esempio, anche il matematico o il naturalista oil filosofo della scienza [...] Proporrei di estendere il termine alla persona colta al di la del suo mestiere quotidiano; la cui cultura e viva, in quanto si sforza di rinnovarsi, accrescersi ed aggiornarsi; e che non prova indifferenza o fastidio davanti ad alcun ramo del sapere, anche se, evidentemente, non li puo coltivare tutti>> (I sommersi e i salvati 106). Ancora Levi, in Ferro, riferisce del suo rapporto con l'amico Sandro in questo modo: <<Avevo osservato, con stupore e gioia, che tra Sandro e me qualcosa stava nascendo. Non era affatto l'amicizia fra due affini: al contrario, la diversita delle origini ci rendeva ricchi di "merci" da scambiare, come due mercanti che si incontrino da contrade remote e mutuamente sconosciute>> (42). Uultima affermazione e di Ernesto Ferrero: <<evidente su tutte e la fascinazione che su Levi esercita l'ibrido: le possibilita imprevedibili che gli offrono le combinazioni tra elementi, quelle stesse che annullano i confini tra il mondo umano e il mondo animale>> ("Prefazione" a I racconti XV).

(7) <<se si va oltre le apparenze, il piombo e proprio il metallo della morte: per che fa morire, perche il suo peso e un desiderio di cadere, e cadere e dei cadaveri, perche il suo stesso colore e smorto--smorto, perche e il metallo del planeta Tuisto, che e il piu lento dei pianeti, cioe il pianeta dei morti [...] secondo me, il piombo e una materia diversa da tutte le altre materie, un metallo che senti stanco, forse stanco di trasformarsi e che non si vuole trasformare piu: la cenere di chissa quali altri elementi pieni di vita, che mille e mille anni fa si sono bruciati al loro stesso fuoco. Queste sono cose che penso veramente ...>> (91).

(8) Il luogo di provenienza viene chiamato in modi diversi, percio il toponimo Germania e declinato nel finlandese Saksa, nel gotico Thiuda, fino all'ungherese Nemet in cui assume il senso di paese dei "muti."

(9) Ecco i termini di cui lo scrittore si serve, la cui traduzione rimanda al Nord Italia e anche agli Apennini: "roisa," con cui Levi chiama <<la neve d'estate,>> nel Nord Italia comunemente definisce il ghiacciaio, ma "roisa" e anche toponimo patois Roisa (ghiaccio). Pen era il nome del Dio delle vette delle genti liguri. Per i romani era Iovis Penninus. Questo toponimo e frequente anche in altre aree: Alpi Pennine, val Pennavaira, Pennacchio, Pizzo di Penna, Pennone. <<Con il termine "Tza" si designa solitamente l'ultimo tramuto, quello posto piu in alto e raggiunto per ultimo dalle mandrie,>> digilander.libero.it/tapazovaldoten /bivacco-penne-nere-viov.html-26K, o i fabbricati cadenti.

(10) Con SP si vuole intendere Il sistema periodico.

(11) Oltre a Cavaglion, relativamente ad Argon, si vedano gli interventi di Natalia Ginsburg, dove la scrittrice accosta la prosa di Levi a quella di Umberto Saba, e di Paolo Milano, che vede in Argon il racconto piu significativo del Sistema periodico.

(12) <<Nell'opera di Levi sono costanti i richiami al mondo della scienza e al l'universo della comunicazione linguistica. Ci si puo soffermare su un solo esempio, traendolo dal saggio Le parole fossili (AM: 206-210). E gia di per se indicativo che il ragionamento prenda spunto dallo scrittore di montagna per antonomasia e dal suo libro piu famoso, II sergente della neve di Mario Rigoni Stern. Qual e l'etimologia della parola chiave del Sergente della neve, quale l'etimologia del vocabolo "baita'? [...] Se baita significa, per Rigoni Stern, ricovero, asilo, protezione, si chiede allora Levi: non avra il vocabolo "baita" una qualche radice comune con l'ebraico "bait," che vuole dire, per l'appunto, casa>> (180).

(13) <<anch'io quando ritorno e racconto i paesi dove sono stato, mi diverto a inventare delle stranezze; e qui se ne raccontano di fantastiche sul mio paese, per esempio che i bufali da noi non hanno le ginocchia, e che per abbatterli basta segare alla base gli alberi a cui si appoggiano di notte per riposare: sotto il loro peso, l'albero si spezza, loro cascano distesi e non si possono rialzare piu>> (96). Il brano riportato si riferisce al capitolo 27 del libro VI del De bello gallico ed e presente in Edoardo Bianchini, nota 98 (84-85).

(14) Tacito, Germania, <<(Germani) celebrant carminibus antiquis, quod unum apud illos memoriae et annalium genus est, Tuistonem deum terra editum. Ei filium Mannum, originem gentis conditoremque>> (II, 29). Ma proprio con Tuisto l'autore marca la distanza da Tacito. Levi, infatti lo considera un pianeta, <<il pianeta Tuisto, [...] il piu lento dei pianeti, cioe il pianeta dei morti>> Il ruolo che il dio ricopre nell'universo dei Germani e controverso, puo rappresentare il cielo e i suoi due palmi, puo essere confuso con Wotan (Odino), dio della morte, della guerra etc. Al di la delle sottigliezze che possono chiarirsi in altra sede cio che qui importa e la devozione con cui il popolo in oggetto venera il dio della morte. Non viene tralasciata neanche Frigga o Frigg che, nella mitologia norrena, rappresenta la sposa di Odino e anche per questo si puo parlare di precisi riferimenti--nel testo in esame--alle credenze religiose precristiane dei popoli scandinavi di antica ascendenza germanica.

(15) <<In questo villaggio che io ho fondato presso il ruscello delle api selvatiche, ed a cui avrei voluto dare un nome nella mia lingua che sto dimenticando, Bak der Binnen, che significa appunto "Rio delle Api...">> (99).

(16) <<Mio padre, e tutti noi Rodmund in linea paterna, facciamo da sempre questo mestiere, che consiste nel conoscere una certa pietra pesante, trovarla in paesi lontani, affocarla in un certo modo che noi conosciamo, e cavarne il piombo nero. Presso il mio villaggio c'era un giacimento grande [...] e un villaggio di fabbri del piombo: tutti lo sanno fondere e lavorare, ma soltanto noi Rodmund sappiamo trovare la pietra, ed assicurarci che e vera pietra da piombo [...] come il piombo, senza di noi non vede la luce, cosi noi senza piombo non possiamo vivere ...>> (84-85).

(17) << In poco tempo ho comperato schiavi che scavassero per me, ed appena ho avuto da parte un po' di danaro mi sono comperata anche una donna. Non per farci baldoria insieme: l'ho scelta con cura, senza guardare tanto la bellezza, ma che fosse sana, larga di fianchi, giovane e allegra. L'ho scelta cosi perche mi desse un Rodmund, che la nostra arte non perisca ...>> (98-99).

(18) Si veda a questo proposito Angela Guiso, "Tra mimesi e inverosimiglianza: memoria e invenzione ne|la narrativa di Primo Levi."

(19) Aristotele, Fisica, Libro IV, 1, 208 a 27, 209 a 2. L'indicazione bibliografica rinvia alla dottrina del locus naturalis che informera di se la Fisica Medioevale e la stessa cultura dantesca per la quale si rimanda alla nota successiva.

(20) <<Nell'ordine ch'io dico sono accline / tutte nature, per diverse sorti, / piu al principio foro e men vicine; / onde si muovono a diversi porti / per lo gran mar dell'essere, e ciascuna / con istinto a lei dato che la porti. / Questi ne porta il foco inver la luna; / questi ne' cor mortali e per motore;/questi la terra in se stringe e aduna: / ne pur le creature che son fore/ d'intelligenza quest'arco saetta,/ma quelle c'hanno intelletto ed amore>> (Paradiso, Canto I, vv. 109-120).

(21) Fra le numerose citazioni che si possono fare a questo proposito ne scelgo due che ritengo sufficienti a significare l'orientamento dello scrittore: <<Il Talmud e come una minestra con tutte le cose che un uomo puo mangiare,--disse Dov--Pero c'e il grano con la crusca, la frutta con i noccioli e la carne con le ossa; non e tanto buona ma nutre. E pleno di errori e di contraddizioni, ma proprio per questo insegna a ragionare ...>> (Primo Levi, Se non ora quando 135-136), la seconda tratta da Carbonio nella quale l'atomo <<entra nella foglia, collidendo con altre innumerevoli (ma qui inutili) molecole di azoto ed ossigeno. Aderisce ad una grossa e complicata molecola che lo attiva, e simultaneamente riceve il decisivo messaggio da| cielo [...] viene separato dal suo ossigeno, combinato con idrogeno e (si crede) fosforo, ed infine inserito in una catena, lunga o breve non importa, ma e la catena della vita>> (232).

(22) Pier Vincenzo Mengaldo, op. cit.

(23) Sulla natura centaura si veda anche Angela Guiso, "Tra vita e letteratura: la dialettica combinatoria di Primo Levi."
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Title Annotation:text in Italian
Author:Guiso, Angela
Publication:Italica
Date:Jul 12, 2013
Words:8163
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