Printer Friendly

La dialettalita in scritture esposte a Venezia.

Abstract: Nella Venezia di oggi il dialetto, di lunga e prestigiosa tradizione, e ancora vitale e lo si puo sentir parlare ma lo si puo anche vedere in scritture esposte, testi pubblicamente visibili, a cominciare dalle insegne toponomastiche che portano i nomi di calli, campi, campielli e cosi via, e che contengono, e conservano, numerosi elementi dialettali, estranei ai visitatori e in parte agli stessi Veneziani perche vecchie e desuete parole dialettali. Vi sono poi altre situazioni di utilizzo del dialetto scritto ed esposto al pubblico, dai nomi dei ristoranti ai menu, ai cartelli commerciali che nelle vetrine dei negozi o nei banchi dei mercati portano il nome del prodotto in vendita. La dialettalita puo essere necessaria in mancanza di un termine italiano adeguato a rendere una parola del dialetto ma anche un valore aggiunto a sottolineare la venezianita, quasi una garanzia della tipicita cosi importante oggi, specie nel settore della ristorazione e delle specialite agroalimentari.

Keywords: Venezia, dialetto, toponomastica, scritture esposte, parole del cibo.

**********

Scritture esposte sono testi pubblicamente visibili (possono essere iscrizioni, graffiti, manifesti ecc.), datati o recenti, fruibili da qualunque lettore, anche se possono essere pensati per un destinatario specifico, e di tipo diverso per il contenuto, l'impianto testuale, la funzione comunicativa (1). Uno degli aspetti interessanti sotto il profilo linguistico e dato dall'uso del dialetto che anche oggi non manca di essere ben presente e con sempre nuove manifestazioni (2).

A Venezia, dove il dialetto e ancora vitale, quello "da vedere" e un elemento significativo anzitutto delle insegne della toponomastica urbana (o odonomastica), le quali, benche costituiscano una categoria particolare, si ritiene possano far parte delle scritture esposte perche collocate in modo da poter essere viste e lette da chiunque, anche se la testualita non e certo paragonabile a quella di iscrizioni monumentali complesse. Le insegne veneziane sono riquadri dipinti a tempera sul muro, con un fondo bianco e scritte in nero, che i veneziani chiamano ninsioeti, letteralmente 'lenzuolini (3)' e chiunque percorra le vie della citta ha modo di notarli (sono piu di tremila) e di leggervi una quantite di forme la cui interpretazione risulta difficoltosa qualora non si conosca il dialetto e cio vale almeno per quelle formazioni che ancora risultino trasparenti al dialetto moderno.

Va ricordato che ogni centro urbano italiano presenta nella toponomastica delle cosiddette "aree di circolazione" (vie, vicoli, piazze, ecc.) piu o meno conservati nomi tradizionali che spesso riflettono elementi dialettali che a Venezia sono assai frequenti avendo meno risentito di cambiamenti nei nomi (4) che citta e paesi italiani hanno conosciuto, per lo piu motivati da eventi storici (notevoli gia quelli provocati dagli echi risorgimentali) con intenti celebrativi ed esigenze simboliche (5). Come ricorda Moretti anche a Venezia dopo

l'annessione al regno d'Italia, si volle die nella toponomastica fossero ricordati alcuni nomi del Risorgimento; ma se attecchi quello di Garibaldi, altri non entrarono nell'uso; infatti il Campo Bandiera e Moro continuo ad essere detto della Bragola e la stessa Via Vittorio Emanuele, sebbene aperta al tempo di quel sovrano, rimase sempre piu umilmente, la Strada Nova (2930).

Le denominazioni stradali veneziane contengono gli appellativi che si riferiscono al tipo di referente geografico seguiti da specificazioni di varia origine (nomi di mestieri, di oggetti, di persone, di situazioni varie) che costituiscono la toponomastica cittadina. Le scritte, che si presentano talvolta con varianti italianizzate (ad esempio sottopurtego e sotoportego ma anche sottoportico) mostrano una casistica assai varia e ampia, di cui si dara solo qualche esempio rinviando a Tassini anche per gli aspetti storici, cui va affiancato almeno l'ottocentesco dizionario del veneziano di Boerio trattandosi di terminologia di vecchia data.

Caratteristici di Venezia sono gli appellativi calle con il diminutivo in veste dialettale callesella, campo con i derivati campiello, campazzo, corte, fondamenta, lista, merceria, piscina, piazza, piazzetta, ponte, punta, ramo, rialto (letteralmente 'rio alto'), rio tera e terra (cioe 'interrato'), riva, ruga, salizzada, sestiere, sottoportego, sotoportego, sottoportico, a cui sono da aggiungere rio, canale e altre aree di circolazione lagunare.

Com'e ben noto, le calli (6) a Venezia sono le vie, i campi e i campielli sono le piazze, il termine piazza e utilizzato per Piazza San Marco, di fianco alla quale si trova la Piazzettci dei Leoni (7), lo precisa gia Goldoni in una nota ai Rusteglii (I, 6) a proposito della battuta "mi no crede de esser passa in vita mia tre o quattro volte per Piazza" con la glossa "Intendesi in Venezia, quando si dice la Piazza, quella di San Marco; le altre piazze si chiamano campi" (Goldoni 850). Con il termine fondmnente (si usa anche fondamenta) sono da intendere con Tassini (8):
   strade marginali che si stendono lungo i ri vi della citta. Vengono
   cosi dette perche servono di base, o di fondamento agli edifici.
   Dapprima si fecero di terra legata con graticci e sterpi, poscia di
   legname, e finalmente di pietra. Alcune fondamente, che danno sul
   Canal Grande, o sulla laguna, prendono il nome di Rive (255).


Quanto a salizzada, forma dialettale corrispondente a 'selciata', designa una via che e stata lastricata, ruga e la Strada fiancheggiata da abitazioni e botteghe (9). Lista indica in origine le adiacenze del palazzo di un ambasciatore straniero, piscina in veneto (pissina) significa propriamente 'pozzanghera' ma nella toponomastica urbana di Venezia allude a un antico stagno interrato corne si rileva dalla precisazione di Tassini a proposito di nomi come Piscina di San Moise:

Eranvi anticamente in Venezia molti stagni, appellati laghi, piscine, e talvolta piscariae, i quali servivano alla pesca, ed all'esercizio del nuoto. Anche dopo che furono interrati, per cura dei Capi dei Sestieri, conservarono il nome primiero (550).

Marzaria, e Merceria nella forma italianizzata, si riferisce a un luogo o una bottega delle merci; e usato come appellativo in odonimi come Merceria di S. Bartolomeo, ma e anche nome di una nota strada che arriva in Piazza San Marco (10).

Nella formazione di un toponimo, la cui funzione e quella di identificare e informare, nel rapporto tra la societa e il proprio territorio, e ricorrente il riferimento a elementi dell'ambiente che--come sopra ricordato--in un sistema conservativo come quello veneziano ha conosciuto, almeno a partire dal XIX secolo, poche modifiche rispetto a quelle che hanno interessato altre realta urbane dell'Italia, sia con la sostituzione di nomi gia esistenti che con nuove intitolazioni dovute alio sviluppo urbanistico. Rispetto alia persistenza dei tratto dialettale anche nella resa degli appellativi, come nell'intitolazione nel suo complesso, va segnalata l'intrusione dell'italiano favorita dal fatto che le insegne stradali richiedono continue ridipinture sicche talvolta la denominazione viene ritoccata e italianizzata. Nel 2013 e sorta una polemica tra Cittadini e Commissione per la toponomastica del Comune di Venezia che intendendo ripristinare toponimi secondo la grafia ottocentesca, oltre che uniformare varianti (come nel caso di sotoportego/ sottoportego ecc.), e stata tacciata di italianizzazione stante il fatto che, ad esempio, l'introduzione di consonanti doppie (nel dialetto sono scempie) com'era in uso nella vecchia grafia (che non rende la fonetica dialettale) e stata interpretata come forzata italianizzazione della venezianita (11).

II toponimo puo anche prestarsi a false interpretazioni etimologiche se non rapportato alie condizioni dialettali, come Cannaregio (localmente pronunciato Canaregio), nome di uno dei sestieri veneziani (12) che alcuni vogliono tratto da 'Canal Regio' con riferimento all'ampiezza del canale (caratteristica che si addice al celebre Canal Grande) o come un 'regno (regio) delle canne', anziche dal latino canalicus 'canaletto' come richiesto dalla fonetica storica del dialetto veneziano. Difficolta interpretative possono ritrovarsi in vari altri nomi, anche di origine agionimica, come in S. Stin (Campo, Ponte, Rio) forma svisata di Stefanino che si riferisce alia chiesa parrocchiale di S. Stefano confessore denominata appunto di San Stefanino "perche era picciola in confronto dell'altra grandiosa, sacra a S. Stefano protomartire" Tassini 676, o S. Mareadla (Campo, Rio) dalla chiesa dei Santi Ermagora (o Ermacora, da cui Marcuola, con trafila fonetica greca) e Fortunato.

La parte piu significativa per la dialettalita nelle insegne e owiamente quella relativa alia specificazione dell'appellativo nella quale si rintracciano ad esempio vari nomi di mestieri tradizionali come tagiapiera lo scalpellino, scaleter dov'era una delle varie botteghe in cui si producevano le scalete che erano delle ciambelle cosi dette perche avevano impressi alcuni segni somiglianti ad una inferriata, oppure ai gradini d'una piccola scala, pistor il fornaio, saoner fabbricante di saponi, ciioridoro, il fabbricante di cuoi dorati (13), scoacamini spazzacamini. Numerose anche le voci relative a diversi referenti, ad esempio sbiaca (Calle de la Sbiaca (14)) cioe 'biacca': scoazzera (15), toleta (Calle de la Toletta) letteralmente 'tavoletta' (16), chiovere (Calle de le chiovere, e il diminutivo in Raga de le chioverete) da pronunciare cioere, erano tratti di terreno su cui venivano stesi i pannilani dopo la tintura (Tassini 185) (17); trasti (Ponte Rosso o dei Trasti) "cioe quegli assi i quali, attraversati alie gondole ed ai battelli, servono a tenerli saldi, ed a comodo di sedere" (714).

Termine veneziano caratteristico e squero 'piccolo cantiere dove si costruiscono o si riparano barche' che ritorna in diversi nomi (tra cui Calle del Squero, Corte del Squero, Sotoportego del Squero Vechio (18)). Tipico e anche fontego 'ncgozio di Stoffe', 'fondaco', che da Venezia si e diffuso altrove nel Veneto con il significato di 'magazzino pubblico', e come l'italiano fondaco ha all'origine l'arabo fundnk 'magazzino, alloggiamento (19)'. Diverse le specificazioni che richiamano insediamenti alloglotti che a Venezia erano diversi, come Fontego dei Tedeschi (20), Fontego dei Turchi, la Riva degli Schiavoni presso San Marco, cosi detta dalla presenza di Dalmati detti anche Schiavoni (21), nonche Ebrei, la cui storia nella citta e connessa a Ghetto dove "si stendeva anticamente un tratto di terreno, chiamato il getto, o il ghetto, perche [...] era la sede delle pubbliche fonderie" (Tassini 293), parola che da Venezia passa a designare 'rione dove, in alcune citta, erano costretti ad abitare gli ebrei' attestazione del 1516 e piu di recente in senso figurato 'ambiente chiuso non accessibile' (Cortelazzo e Zolli 652). Anche Giudecca, isola di fronte a Venezia (lo stesso toponimo e presente in varie citta), potrebbe riferirsi a quartiere destinato agli Ebrei (Giudei) ma e possibile che riguardi invece una conceda, zona abitata da conciatori (attivita attestata sull'isola gia nel XIII secolo) (22).

Non sempre e chiaro il riferimento dei determinante nelle insegne, come nel caso di Rio tera' (nella tabella Rio Terra') dei nomboli, gia Tassin 490 osserva che il termine nombolo puo designare il quarto posteriore di animali bovini quindi puo alludere all'attivita di macellaio (23), o capo di corda utilizzato per le micce, o ancora un'allusione alla famiglia cognominata Nombolo di cui si hanno notizie nel XVIII secolo. Nella via cosi chiamata c'e oggi il Bar dei nomboli specializzato in tramesini, quindi alla tabella ufficiale se n'e aggiunta una con la scritta Rio tera' dei tramesini, che allude alle preparazioni, i tramezzini (24), che il bar propone, una delle varie manifestazioni del dialetto che a Venezia si rintraccia anche in altre scritture esposte.

Visitando Venezia non e difficile scoprire che un settore che esibisce il dialetto "da vedere" e quello enogastronomico, e cosi prodotti diversi figurano con il loro nome o veste dialettale come il citato tramesini. Il termine sicuramente piu ricorrente e cicheti, italianizzato cichetti o cicchetti, potremmo dire stuzzichini da mangiare come aperitivi, in genere accompagnati da ombre owero bicchieri di vino, vari locali espongono il cartello con la scritta ombre e cicheti, che a uso dei turisti stranieri e spesso accompagnata da anglicismi come wine and tapas o appetizer, perche consumati come aperitivi. L'ombra in veneziano (e in veneto in genere) e il 'bicchiere di vino (25)', che sara da ricondurre a ombra (anche in italiano) nel senso di 'quantite esigua' ma ovviamente l'etimologia popolare spiega l'origine del termine altrimenti:

Qualcuno ha poeticamente immaginato che i contad ini al lavoro, assetati, nelle pause, per ripararsi dal sole andassero aH'ombria abersi un sorso di vino direttamente dal fiasco. Niente bicchiere e, soprattutto, niente Venezia, dove ci conducono, invece, tutte le testimonianze. PiU diffusa e l'opinione che il ristoratore bicchiere di vino cosi si chiamasse, perche venduto in una oleografica osteria ai piedi del campanile di San Marco, protetta da alcune piante ombreggianti (Cortelazzo 12).

Ma di questa osteria non e stata rintracciata alcuna documentazione. Per altri il vino veniva sorseggiato ai piedi e quindi all'ombra del campanile di San Marco, presso i chioschi che, si dice, venivano spostati per mantenere fresca la bevanda.

Anche l'etimologia di cicheto (26) non vede accordo generale: dal latino cicciiin 'cosa piccola' (ci si aspetterebbe pero un veneto sicheto, zicheto), ma si puo anche pensare che sia un'estensione di significato dalla voce settentrionale e centrale cichet(o), cicchetto per 'bicchierino di liquore o di vino' (dal piemontese, a sua volta dal francese ciquet o provenzale chiquet 'bicchierino di liquore') entrata anche in italiano anche per 'rimprovero, rabbuffo' la cui diffusione si deve all'ambiente militare (27), e quindi il cicheto veneziano si dovra al senso di assaggio, piccola quantite.

La variete di cicheti a Venezia e davvero notevole: salumi, formaggi, verdure, polpette, crostini con vari ingredienti tra cui baccala mantecato ecc., un'usanza, un modo di consumare l'aperitivo ormai esportato anche fuori Venezia.

Oltre che con Y ombra di vino, con i cicheti si beve frequentemente anche lo spritz con la variante spriz, in origine vino con un spruzzata di acqua frizzante o selz e ora con vari altri ingredienti, piu o meno alcolico. Bevanda in origine diffusa in area veneta e venetogiuliana, preparata con vino e l'acqua gassata o minerale, da alcuni anni circola ovunque in Italia e fuori d'Italia ed e considerate l'aperitivo per eccellenza, che si consuma anche nell'happy hour, una nuova tendenza ormai diventata un classico anche in Italia (Venezia compresa) insieme con il brunch. Con il nome spritz veneziano dal 2011 e diventato preparazione ufficializzata dall'International Bartenders Association, la ricetta prevede l'Aperol, l'ormai immancabile prosecco, e soda, ma le varianti comprendono vino bianco fermo, e anche altri ingredienti. Il termine rinvia ai tedeschismi asburgici (prestiti entrati nei dialetti veneti e giuliani nel periodo del dominio degli Asburgo) e deriva da Spritze 'spruzzo' (Cortelazzo e Marcato 413) con allusione all'acqua gassata 'spruzzata' da appositi sifoni.

Una caratteristica osteria veneziana e il bacaro (col diminutivo bacareto) parola dialettale variamente esposta che diversi nomi di locali riprendono (Bacaro Vintido; Bacaro Risorto; Bacnreto da Lele; La patatina Italian bacaro & restaurant; Ristobacaro 'El magazen'; ecc.), in origine e il 'vino di bassa qualita' e 'luogo dove si spaccia vino meridionale'. Verosimilmente derivata dall'espressione vin bacaro, come designazione di una bevanda fermentata ottenuta dal sambuco, le cui bacche sono chiamate in veneto ua ('uva') bacara (dal latino baccar, nome di varie piante) (Cortelazzo e Marcato 56), e un'altra parola dialettale su cui fioriscono le ethnologie popolari e c'e chi vuole che si colleghi a Bacco dio del vino. Il primo bacaro pare risalire al 1866 (il Bacaro Grande a Rialto) ma le osterie in precedenza si chiamavano rnalvasie (28) (dal nome del vino malvasia); "La megio malvasia--scrive a meta del Settecento il nobile veneziano Muazzo--che tien de sta sorte de liquori e de sta qualita ze quella che ze situada in fondi della Frezzaria (29)" (1088), da cui piu di un odonimo veneziano come Calle della Malvasia (30).

Nel tipico bacaro, ombre e cicheti si consumano per lo piu al banco, e andare di bacaro in bacaro si dice fare il giro d'ombre o anche andar a cicheti e tra quelli piu tipici a Venezia vi sono castraUre, nerveti, spiensa o spienza, folpeti, sarde o sardee in saor, termini che si possono leggere anche in vari menu, spesso esposti all'esterno di bacari e trattorie. Le castraUre (31) sono i germogli apicali dei carciofi (nella laguna di Venezia il carciofo si produce in particolare nell'Isola di Sant'Erasmo), lessati e conditi sono uno dei cicchetti piu prelibati; i nerveti cioe i nervetti di manzo, lessati e conditi con olio, aceto, prezzemolo, sono molto comuni nella cucina veneta; la spiensa e la milza (32); i folpeti sono polipetti; le tipiche sarde in saor vengono fritte e poi ricoperte con cipolla e aceto.

Ovviamente nel settore dei cibo e delle diverse preparazioni il dialetto e ben presente in nomi di ristoranti (Hosteria al vecio bragosso (33), Osteria ai do farai (34), Ostaria algaranghelo (35), Ristorante Vecio Frito lin (36), ecc.) e in menu esposti, che variamente riprendono termini dialettali, e indicano preparazioni e ricette alla venessiana o venexiana (37), di cui anche la rete fornisce moite informazioni.

Varia documentazione si puo trarre attraverso le scritte relative a prodotti in vendita nei diversi mercati e negozi della citta. Il mercato del pesce piu popolare e importante a Venezia e la Pescheria di Rialto dove si puo vedere un'antica targa di marmo relativa alla lunghezza consentita per la vendita di vari tipi di pesce (regolamenti di cui si hanno notizie gia sul finire del XII secolo), i cui nomi sono in veneziano: barbon, tria, Sardella, sardon, branzin, orada, dental, corbo, sparo, botolo, bosegheta, soaso, lotregan, meciato, verzelata, lovo, sfogio, passarin, rombo, bisato, e molluschi come ostrega e peocio (38). Anche in alcuni cartelli esposti presso banchi di rivendita dei pesce compaiono voei dialettali come barboni e soasi (39), asia (40), bevarase (41), capelunghe (42), cappe sante e capesante, cagnoletto (43), moli (44) (anche molli con la grafia italianizzata), canoce (45) / schie (46), ecc., in parte legati alla stagionalita del prodotto come le autunnali moeclie/moleche (47). In vendita in alcuni locali El scartosso, 'il cartoccio' di fritto di pesce (misto o solo calamari) "take away" (come si legge non di rado per il cibo da asporto), da consumare strada facendo; talvolta il cartello esposto non e alla veneziana ma all'italiana: Cono da passeggio.

Panifici e pasticcerie vendono dolei chiamati bassolai (48) / baicoli (49), pan del vin (tra gli ingredienti vi e del vino), saeti cioe 'gialletti' perche fatti con farina di mais gialla, con le varianti grafiche zaleti, xaeti (50), zaletti, sbreghe o sbreghete sottili fettine di pane dolce (51), solitamente con l'uvetta passita, e altro ancora. Anche in altri negozi di generi alimentan si possono trovare esposti cartelli con nomi di prodotti in dialetto, cosi specie nel tardo inverno e in primavera dai fruttivendoli sono frequenti parole come botoi (52) e le gia menzionate castraiire, germogli di carciofo. Nelle macellerie si trovano scritte come castra '(carne di montone) castrato' o anche gavemo el castra 'abbiamo il castrato' con cui preparare il piatto chiamato castra o castradina, d'uso almeno per la ricorrenza della Madonna della Salute (ventuno novembre) (53).

Insomma, andando per calli, campi, campielli, a Venezia non e difficile trovare esempi di scritture esposte con elementi di dialettalita, specie relativi all'ambito enogastronomico (qui, come altrove, e il settore che meglio si presta data la straordinaria varieta di preparazioni locali, oggi ampiamente riscoperta e valorizzata). Cosi in periodo autunnale compaiono nelle rivendite di vino scritte come Xe riva el fnrlan 'E arrivato il friulano' vale a dire il vino novello dal Friuli, Xe riva el torboin, italianizzato torbolino, vino novello opaco, spesso consumato con le castagne, di qui qualche anno fa la scritta El torboin da mi e castagne da staltro (in un bar di Campo S. Margherita), vale a dire 'il torbolino da me le castagne da quest'altro', cioe dal vicino.

E evidente che in diversi casi l'uso del dialetto e motivato dalla mancanza di un termine equivalente in italiano (54), in altri dalla capacita del dialetto di evocare l'ambiente veneziano, owero ha uno scopo persuasivo circa la 'venezianita' dei prodotti in commercio, ma e certo che un piatto locale chiamato risi e bisi, in italiano 'riso e piselli (55)', detto in veneziano suona piu allettante. Del resto la presenza del dialetto corne garanzia della qualita di un prodotto, dei suo appartenere a un determinato territorio, della sua genuinita, e un tratto ricorrente di questi tempi anche altrove in Italia ed e variamente sfruttato anche dalla pubblicita sui media (56).

Nell'insieme queste scritture 'commerciali', o messaggi di vario genere apposti qua e la, o scritte sui muri, hanno un carattere privato come il cartello esposto da un negoziante Ancuo... co' rivo... rivol 'oggi ... quando arrivo ... arrivo!', e sono, come i graffiti (57), realizzazioni effimere ed estemporanee, variamente classificabili in base al contenuto e alla destinazione (Sabatini 575-576). Se si guarda a queste scritture, dal carattere autonomo e privato (non istituzionale come per le insegne toponomastiche), in quanto documentazione dell'uso del dialetto, certo si puo pensare che abbia ancora una sua vitalita, favorita dalla relativa comprensibilita da parte di un italofono. In effetti il veneziano, lingua di lunga tradizione, anche letteraria, di una citta importante da secoli, e considerate prestigioso dai parlanti, che tendono percio a conservarlo e utilizzarlo, ed e un valore aggiunto se puo giovare anche a rimarcare la tipicita di un locale o di un prodotto.

NOTE

(1) Sulle scritture esposte cf. in particolare Petrucci, Sabatini, Ciociola.

(2) Su nuovi usi del dialetto nelle scritture esposte si veda Marcato 149155, in particolare il caso napoletano esaminato da Maturi.

(3) Anche nisioeti e varianti grafiche come nizioleti, nisioleti; il termine e registrato nel dizionario veneziano di Boerio 441 solo per 'lenzuoletto'. Queste tabelle sono state introdotte agli inizi del XIX secolo, durante il periodo napoleonico quando, con l'editto del 1807, si costituisce il Catasto del Regno d'Italia ('Catasto napoleonico') per i vari comuni censuari con i registri ('Sommarioni') indicanti possessori, denominazioni e destinazioni d'uso delle proprieta (terreni, fabbricati), con relative mappe, conservati presso l'Archivio di Stato di Venezia. I Sommarioni, che sono strumenti di fondamentale importanza per la conoscenza della toponomastica (e specialmente della microtoponomastica) di quel tempo, sono il risultato di rilevamenti che per l'area veneta si concludono nel 1817. D'altra parte gia nel 1801 nella "Polizza d'incanto per la numerazione delle Case della Citta di Venezia, e suo mantenimento per un Decennio" al cap. IX si legge "marcare da nuovo denominazioni di tutte le Strade, Campi, Calli, Ponti, Corti, Fondamente, tanto Pubbliche, che private, con le rispettive Contrade, e Sestieri nel principio, e termine delle stesse in corrispondenza alli Pubblici Catastici [...]" (De Biasi 6). Ovviamente prima le denominazioni non mancavano ma non vi era una regolamentazione e al 1841 risale l'attuale numerazione distinta per sestiere.

(4) Documentazioni relative alle revisioni toponomastiche veneziane sono ricordate da De Biasi che richiama in particolare quella del 1949-1957 per la quale la commissione decide di non italianizzare le scritte, mantenere il veneziano che e la lingua in cui sono nate queste denominazioni, usare la grafia ottocentesca (vale a dire come quella adottata da Boerio). Fonte per conoscere l'evoluzione nel tempo dell'odonomastica di Venezia e il volume Curiosita veneziane. Ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia dei veneziano Giuseppe Tassini (1827-1899) che ha una prima edizione nel 1863, l'ultima edizione curata dall'autore e del 1887. Qui si cita dalla riedizione del 2009 con revisione e note integrative di Marina Crivellari Brizio, Franco Filippi, Andrea Perego. Le singole voei tratte dal testo dell'edizione del 1970 (Venezia: Filippi) sono state oggetto di un lavoro di riversamento su supporto informatico partendo da quello cartaceo da parte di Federico Perocco a cura di Nuovo Rinascimento Edizioni Venezia: http:/ /venicexplorer.net/tradizione/topos/

(5) Basti pensare che in quasi tutti gli oltre ottomila comuni italiani esiste un'intitolazione a Roma, enoto che nel 1931 una circolare dell'allora governo impone di intitolare una via in ogni centro alla capitale d'Italia (a Venezia si trova Piazzale Roma). In oltre cinquemila comuni esiste un'intitolazione a Giusepe Garibaldi, segue con quasi cinquemila occorrenze Guglielmo Marconi, quasi quattromila Giuseppe Mazzini e Dante Alighieri.

(6) Il termine calle si trova in altri luoghi, non solo d'influsso veneziano, ed e anche voce dell'italiano letterario.

(7) Cosi detta dai "due leoni di marmo rosso, lavoro di Giovanni Bonazza, che vi fece porre nel 1722 il doge Alvise Mocenigo, e che, rovesciati a terra, e maltrattati all'epoca democratica, furono quindi risollevati, ed al loro posto rimessi" (Tassini 356).

(8) Al singolare fondamenta, che talvolta lo stesso autore usa anche come plurale.

(9) Come precisa Tassini: "Siccome poi al presente [sul finire del XIX secolo] sono in tal guisa conformate quasi tutte le nostre strade, cosi deve ritenersi che, allorquando Venezia era soltanto in parte abitata, acquistassero tale denominazione quei siti in cui cominciossi a fabbricare nel modo indicato, e la ritenessero allorquando, aumentatasi la popolazione, si fecero file di case, e rughe per ogni parte" (605).

(10) Cf. Tassini: "Mette alla Merceria, cioe a quella strada che dalla Piazza di S. Marco conduce al Campo di S. Bartolomeo, e che dividesi in Merceria dell'Orologio dal prossimo orologio di S. Marco, ed in Merceria di S. Giuliano, di S. Salvatore, e di S. Bartolomeo dalle prossime chiese di questi santi. La Merceria di S. Bartolomeo, per la sua ristrettezza, era detta anche in vernacolo Marzarieta [...] Il nome di Merceria proviene dalle moite botteghe di merci, che la fiancheggiavano e la fiancheggiano tuttora" (438).

(11) Cf. il sito: www.filarveneto.eu/nisioleti-venesiani/

(12) La suddivisione di Venezia in sestieri risale al 1171 (Tassini 641).

(13) Cf. Tassini: "Chiamavansi cuoridoro i fabbricatori dei cuoridori, cuoi dora ti, che si usa vano un tempo per coprire le pareti delle stanze, le seggiole, i libri ecc. Fino da ignoti tempi i Veneziani ebbero nelle loro lagune l'arte di dorare le pelli, ed i cuoi. Ne facevano cosi gran traffico col Levante, e colla Spagna, da guadagnarvi ogni anno 100 mila ducati" (211).

(14) Cf. Tassini che ricorda come gia nel 1713 vi fosse la "sbiacaria propria di Zuane Martinelli, tenuta per uso di negozio di sbiaca [...] Parecchieerano in Venezia le fabbriche ed i negozi di sbiaca (biacca), che per lo passato spacciavasi assai copiosamente e che tuttora dicesi veneta, sebbene adesso ottengasi anche altrove" (625).

(15) "Chiamavasi scoazzera un chiuso quadrato di muro, senza tetto, ed aperto d'innanzi, ove si raccoglievano le spazzature, dette in vernacolo scoazze, finche i burchieri, o burchiellanti, le avessero trasportate fuori citta. Molti di tali depositi esistevano una volta fra noi, e molti quindi sono i luoghi che da essi presero il nome, e tuttora lo ritengono" (Tassini 630).

(16) Cf. Tassini: "Corre tradizione che cosi si dicessero queste strade perche anticamente una toleta, ossia piccola tavola, faceva l'uffizio di ponte per passare il canale" (707).

(17) Cf. Boerio: chioera (pronunciato cioera) o anche chiovera da clauderiae da claudere 'chiudere' 'cosi anticamente qui erano chiamati que' campi erbosi nella citta, ch'erano chiusi e servivano per uso de' pascoli ed anche per distendervi i pannilani' (168).

(18) "Deve sembrar naturale che varie strade di Venezia portino tale denominazione che, innnanzi all'erezione dell'Arsenale, c'erano vari squeri, o cantieri, ove la Repubblica faceva costruire i proprii navigli, e che, ai tempi del maggiore commercio, squeri o cantieri, avevano pure molti privati, donde uscivano le galere di secondo rango, destinate alie tratte commerciali" (Tassini 664). Il termine e un grecismo, da escharion 'cantiere', voce diffusa in tutto il Mediterraneo anche con significati diversi (Cortelazzo e Marcato 414).

(19) A sua volta dal greco pandocheion 'magazzino', cf. Cortelazzo e Marcato (205). r

(20) Cf. Tassini: "Essendo fino dal secolo XIII numerosi i Tedeschi in Venezia per oggetti di traffico, il Senato assegno loro un casamento sul Canal Grande, contiguo al ponte di Rialto, ad uso di abitazione, e di deposito tanto delle merci che qui acquistavano per trasportarle altrove, quanto di quelle che ritraevano dalla Germania" (257), edificio che da quell epoca si comincio a chiamare Fontego dei Tedeschi. In questo luogo di ritrovo di mercanti, carbonai, fornai, tedeschi, numerosi in citta, fin dagli inizi del XV sec. vengono impartite lezioni ai Tedeschi che commerciano a Venezia e ai commercianti veneziani percio si producono lessici veneziano-tedeschi, il primo risale intorno al 1423 ed e attribuito a maistro Zorzi de Nurmbergo, con esempi di conversazione pratica.

(21) Cf. Tassini 586: dal veneziano schiavo, s'ciavo 'slavo' e 'schiavo', 'servo', da cui, si ricordera, deriva ciao elemento bandiera dell'italiano ma parola formatasi nel veneziano come formula di saluto deferente s'ciao suo letteralmente 'servo suo' (Cortelazzo e Zolli 336).

(22) La "giudecca"veneziana risulta gia nominata nel 1090 in un diploma di donazione del doge Vitale Falier, e "non puo essere considerata in alcun modo prova di una residenza di Ebrei in Venezia" (Fortis e Zolli 55). Giudecca deriva da judaica e il riferimento a conceria riguarda un mestiere tradizionalmente esercitato nel lontano passato dagli Ebrei, poi passato a designare genericamente l'attivita e i luoghi in cui veniva esercitata tale attivita. La denominazione toponomastica si ri pete in altre citta come Zudeca a Padova (testimoniata dal 1067), fudeca a Napoli e Cosenza, judica a Palermo, Judeca a Costantinopoli, ecc., e caso per caso sara da stabilire se si tratti di stanziamento di Ebrei o di concerie.

(23) Cfr. Muazzo: "Nombolo. Ob che nombolo de carne ch m'a manda el mio beccher! Ella se taggia col sculier. Ghe ze el ponte dei Nomboli per andar a San Polo" (728).'

(24) L'italiano tramezzino nel senso di 'panino imbottito' e attestato in italiano dal 1935 (Cortelazzo e Zolli 720).

(25) Manca con questo significato nell'ottocentesco Boerio.

(26) L'italiano cicchetto per 'bicchiere di vino o liquore' e attestato nel 1887 (Cortelazzo e Zolli 337); il termine in uso a Venezia non e, infatti, documentato dal Boerio.

(27) Probabilmente perche "chi veniva chiamato in disparte dal superiore per una strigliata, sara tomato riferendo scherzosamente ai colleghi che il capitano (o chi per esso) gli aveva dato un cicchetto: e cioe offerto da bere" (Cortelazzo e Zolli 337).

(28) https://www.lucianopignataro.it/a/bacari-venezia-migliori/101149/; il dizionario veneziano dei Boerio, 389 registra malvasia solo come nome dei vino.

(29) Frezzaria o Frezzeria si trova nel sestiere di San Marco, un tempo vi si vendevano frezze 'frecce' (Tassini 274).

(30) Cfr. Tassini: "Malvasia (Calle della) a S. Lio. Questa, ed altre strade di Venezia, ripetono il nome dalle <<malvaste>>, che erano botteghe ove vendevansi vini navigati, e specialmente quello proveniente da Malvasia, citta della Morea. Troviamo nelle spese pubbliche, registrate presso il Magistrate delle <<Rason Vechie>>, che di tal vino con semplici biscottini componevansi le colazioni degli stessi elettori dei dogi. E di tal vino usavasi anche pel sacrificio della Messa, e per le comunioni, che un tempo amministravansi sotto ambedue le specie. La malvasia si divideva in <<dolce>>, <<tonda>>, e <<garba>>. I venditori di essa formavano un'arte separata da quella dei venditori d'altri vini, e raccoglievansi in chiesa S. Nicolo dei Frari sotto la Nativita di San Giovanni Battista. Essi non potevano vendere vini nostrani, non far da mangiare, non dare carte da giuoco, ne innalzare insegna, forse perche, non contenti della semplicita, ingombravano le vie, unendovi rami d'alloro, festoni, ed altri ornamenti. Ai medesimi era eziandio proibito d'aprir botteghe nelle strade piu frequentate (<<Capitolare dei VII Savii, Terminazione 12 giugno 1514>>), la qual legge pero ando col tempo in assoluta dimenticanza" (390).

(31) Da castrar 'cimare, spuntare' (Boerio 148).

(32) Il termine si riferisce alia milza degli animali macellati, quella dell'uomo 'dicesi smilza' (Boerio 689).

(33) Bragosso 'barca peschereccia' (Nazari 59).

(34) Feral of faral 'lampione' (Boerio 265).

(35) Garanghelo 'piccola merenda da campagna', 'bevuta fatta all'osteria o altrove tra piu persone' (Boerio 299).

(36) Fritolin 'venditor di pesce fritto' (Nazari 83).

(37) Grafia corrente a Venezia per una pronuncia dialettale venesiana, con s sorda; il grafema x nella tradizione scritta in veneziano puo valere anche s sonora come nel caso di xe terza persona del presente indicativo di 'essere'.

(38) Riprodotta nel sito http://www.identitagolose.it/sito/it/115/5482/mareaperto/la-taglia-giusta.html?p=0; la stessa tabella e esposta anche in Campo Santa Margherita dove si svolge un piccolo mercato del pesce. Per le corrispondenze in italiano si seguono le indicazioni del vocabolario veneziano del Boerio s.v.: barbon e tria sono varieta di triglia, 'sardella e la sardina, sardon l'acciuga, branzin 'spigola', orada 'orata', dental 'dentice', 'corbo 'corvo, specie di ombrina', sparo 'parago', botolo, bosegheta, lotregan, meciato, verzelata sono varieta di cefali (cf. nota 54), soaso varieta di rombo, lovo 'merluzzo o lupo marino', sfogio 'sogliola', passarin 'passerina', rombo, bisato 'anguilla', ostrega 'ostrica', peocio 'muscolo' o 'pidocchio marino', meglio noto oggi come 'cozza'.

(39) Cf. nota precedente.

(40) 'Pesce di mare conosciutissimo, del genere degli Squali, detti Cani di mare' (Boerio 46).

(41) Si tratta delle vongole (cf. Boerio 501 peverazza, bibarazza 'specie di conchiglia marina bivalve [...] ed e buona da mangiare').

(42) Capa longa 'cannolicchio', capa santa 'nicchio da pellegrini' (Boerio 132).

(43) Cagnoleto 'pesce di mare, ed e il piu piccolo del genere de' cani' (Boerio 116).

(44) Molo 'nasello' (Boerio 424).

(45) Canochia 'canocchia' (Boerio 128).

(46) Cf. schila 'squilla, specie di piccolo granchio marino notissimo a coda lunga [...] abbonda nelle nostre lagune, presso la spiaggia del mare e alle foci de' fiumi ed e commestibile, e a un di presso buono come il granchio d'acqua salsa' (Boerio 626).

(47) Cf. Boerio: 'per Granzo, intendono i Pescatori una specie di granchio marino a coda corta [...] Con questo termine vernacolo s'intende tanto il maschio quanto la femmina, ma piu frequentemente il maschio solo, dandosi alla femmina di questa specie il nome di Masaneta. Oltre al servire di cibo, in alcune stagioni cangiano di scorza, ed allora si chiamano volgarmente moleche' (da 'molle') (315).

(48) Bussola e un tipo di ciambella (buzzola), corrisponde all'italiano buccellato (Boerio 112).

(49) Baicoli'pastareale condita da zucchero, spugnosa, biscottata e tagliata in fettucce sottilissime, che s'inzuppa nel caffe o simili bevande. Dicesi Baicolo per similitudine, benche grossolana, alia figura dei piccolissimi Cefali, chiamati appunto Baicoli' (Boerio 56).

(50) Per la grafia con x- cf. nota 37.

(51) 'Sbrega e per lo piu sbreghe in plur. [...] si dicono certi pani lunghi e stretti tagliati a fette e rimessi in forno perche si prosciughin meglio e prendan maggior sapore: sono conditi di burro e zucchero' Boerio 610.

(52) Deriva da buto 'germoglio' (Boerio 111).

(53) Cf. Boerio: castradina 'carne di castrone; ma noi vogliamo intendere di quella, chesalata ed affumicata ci si porta dalla Dalmazia e dall'Albania, e si vende per lo piu dagli Schiavoni' (147).

(54) Per esempio all'italiano cefalo corrispondono in veneziano termini diversi che alludono anche alla diversa pezzatura: "I pesci di questa specie sono chiamati da noi con diversi nomi secondo alcune loro varieta, anche secondo la diversa eta" (Boerio 169-170) come arzennn, botalo, detreganiolo, detregan o lotregan, caostelo, bosega, volpina, ecc.

(55) E una sorta di risotto non troppo denso che piu in generale appartiene alla tradizione culinaria veneta; preparazione tipicamente primaverile, veniva servita al banchetto del doge per la festa di San Marco (25 aprile), patrono di Venezia.

(56) Si ricordera che gia nel 1992 Sophia Loren pubblicizzava il prosciutto Parmacotto con un napoletano accattatevill! 'compratelo!'.

(57) Vetrine di un negozio chiuso, che si trova all'angolo del Campo de le Beccarie (vicino a Rialto), sono occupate da scritte in veneziano e in varie altre lingue.

OPERE CITATE

Boerio, Giuseppe. Dizionario del dialetto veneziano. Venezia: Cecchini, 1856 11829], Print.

Ciociola, Claudio (a cura di). Visibile parlare: le scrittnre esposte nei volgari italiani dal Medioevo al Rinascimento. Napoli: Edizioni scientifiche italiane, 1997. Print.

Cortelazzo, Manlio. Parole venete. Vicenza: Neri Pozza, 1994. Print.

Cortelazzo, Manlio e Caria Marcato. Dizionario etimologico dei dialetti italiani. Torino: UTET Libreria, 2005. Print.

Cortelazzo, Manlio e Paolo Zolli. Dizionario etimologico della lingua italiana. Bologna: Zanichelli, 1999 [1979-1988], Print.

Di Biasi, Mario. Toponomastica a Venezia, Venezia: Stamperia di Venezia, 1981. Print.

Fortis, Umberto e Paolo Zolli. La parlata giudeo-veneziana. Roma-Assisi: Carucci, 1979. Print.

Goldoni, Carlo. Teatro. Torino: Einaudi, 1991. Print.

Marcato, Carla. Dialetto, dialetti e italiano. Bologna: Il Mulino, 2007 [2002], Print.

Maturi, Pietro. "Le scritture esposte: dialettalita emultilinguismosui muri a Napoli". La citta e le sue lingue. Repertori linguistici urbani. De Blasi, Nicola e Carla Marcato (a cura di). Napoli: Liguori, 1996,243-251. Print.

Moretti, Lino. "Introduzione". Curiosita veneziane. Tassini, Giuseppe. Venezia: Filippi, 2009, 27-32. Print.

Muazzo, Francesco Zorzi. Raccolta de' proverbii, detti, sentenze, parole efi-asi veneziane, arricchita d'alcuni esempii ed istorielle. Crevatin, Franco (a cura di). Costabissara: Colla, 2008. Print.

Nazari, Giulio. Dizionario veneziano-italiano e regole digrammatica. Bologna: Forni, 1986 [1876]. Print.

Petrucci, Armando. La scrittura. Ideologia e rappresentazione. Torino: Einaudi, 1986. Print.

Sabatini, Francesco. Italia linguistica delle origini. Trepuzzi: Argo, 1996. Print.

Tassini, Giuseppe. Curiosita veneziane. Venezia: Filippi, 2009 [1863]. Print.

CARLA MARCATO

Universita di Udine
COPYRIGHT 2018 American Association of Teachers of Italian
No portion of this article can be reproduced without the express written permission from the copyright holder.
Copyright 2018 Gale, Cengage Learning. All rights reserved.

Article Details
Printer friendly Cite/link Email Feedback
Author:Marcato, Carla
Publication:Italica
Date:Dec 22, 2018
Words:6007
Previous Article:Il filo di Grazia: Deledda, Murgia, Agus e la scrittura pensante "al confine".
Next Article:"Un proverbio al giorno mette l'allegria intorno". Proverbi e tecnologie a incremento della competenza interculturale.

Terms of use | Privacy policy | Copyright © 2020 Farlex, Inc. | Feedback | For webmasters