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La configurabilita di <> diritti fondamentali nella Chiesa del terzo millennio.

Resumen: Tras un encuadre metodologico, el articulo propone un excursus sobre la configuracion y las enumeraciones existentes de los derechos fundamentales, y brevemente y de modo panoramico, sobre la doctrina contemporanea acerca del tema. Se siguen dos ordenes de cuestiones: las criticas y correcciones a la actual formalizacion de los derechos, y los posibles nuevos ambitos de tutela que estan surgiendo. Junto con las omisiones que se lamentan (falta de sensibilidad para con los carisimas y escasez de medios de defensa de los derechos), se pueden verificar avances en el desarrollo de la comprension juridica esencial del fiel cristiano en dos sectores sociales: el economico y administrativo (con exigencias de transparencia y eficiencia) y el preventivo y penal (con exigencias de custodia y proteccion de la infancia). El analisis se cierra con dos consideraciones epistemologicas: sobre la historicidad de los derechos fundamentales y acerca del realismo en la conformacion del estatuto del fiel.

Palabras clave: Derechos fundamentales del fiel, Transparencia administrativa, Salvaguardia de la infancia.

Abstract: Having set out the content and methodological contexts of the issue to be addressed, this article briefly examines the definition and various enumerations of fundamental rights, with a likewise brief overview of current thinking in the field. The two research trends followed concern critiques and corrections to deficiencies in the current formulation of rights and the emergence of new areas to be safeguarded. In addition to problems that have already been noted (a failure to sensitively respond to charisms and a lack of means to defend rights), progress as regards the development of essential legal understanding concerning the Christian faithful may be discerned in two social fields: the financial/administrative (transparency and efficiency) and the preventative/penal (the custody and protection of children). The analysis concludes with two epistemological considerations: the historicity of the iura fundamentalia and the realism that shapes the nature of the faithful.

Keywords: Fundamental Rights of the Faithful, Administrative Transparency, Protection of Childhood.

The Definition of <<New>> Fundamental Rights in the Church of the Third Millennium

1. UNA DELICATA QUESTIONE DI METODO E DI CONTENUTO

Idiritti del fedele costituiscono probabilmente la pio significativa acquisizione della scienza canonica contemporanea e un'introduzione normativa epocale (1). Al di la dell'annosa questione circa la fondamentalita e la valenza del disposto codiciale (2), la conformazione attuale della legislazione ha suggellato una rivoluzione copernicana nell'approccio alla giuridicita ecclesiale: il recupero della centralita dello statuto ontologico e teologico del battezzato, oscurato dall'influenza dell'autorita e della giurisdizione. Tutti i diritti in Ecclesia (anche quelli legati all'organizzazione e al ministero (3)) derivano in pratica dalla dimensione di giustizia della persona elevata all'ordine soprannaturale. Lo statuto del fedele e divenuto percio la base e il cardine di tutto l'ordinamento ecclesiale.

Il riconoscimento e la promozione degli iura fidelium si pone in linea con l'orientamento popolare e missionario richiamato programmaticamente dal Papa (4). L'attenzione e l'iniziativa personale dei discepoli di Cristo hanno la precedenza sulle prerogative e la responsabilita istituzionale della Chiesa (5). Il fecondo dibattito della <<primavera costituzionale ecclesiale>> (6) sembra essersi pero ormai sopito e arenato nelle secche della formalizzazione positiva e della spiegazione dell'ordine costituito. La spinta apostolica impressa dal Pontefice invita allora a considerare anche le esigenze dei christifideles non come una discussione storica o un risultato raggiunto e consolidate ma come una sfida tuttora aperta e stimolante nell'inderogabile rinnovamento ecclesiale. A cinquant'anni dal Concilio Vaticano II (7) vale la pena dunque porsi quest'interrogativo: sono concepibili nuovi diritti fondamentali delfedele? La domanda posta richiede evidentemente una risposta non solo teorica ma pratica: quali sarebbero dunque questifantomatici idteriori diritti?

Fermo restando il carattere provvisorio e, in parte, provocatorio della presente indagine, prima di entrare nel merito dei quesiti proposti conviene precisare il senso e la portata dell'operazione affrontata.

La questione di metodo riguarda l'esaustivita o meno del catalogo legislativo: i diritti dei fedeli sono un numero chiuso o aperto? Lo statu to fondamentale del fedele e suscettibile di cambiamenti e integrazioni? Emerge immediatamente che il dover essere cristiano e definito e fissato permanentemente dalla volonta fondazionale di Cristo ma richiede una costante opera di individuazione ed esplicitazione e, soprattutto, di adeguamento alia realta storica (8). Il popolo di Dio fino alia consumazione finale sara sempre in cammino nella realizzazione dell'ordine della carita. Bisogna rilevare tuttavia che teoria e prassi della giustizia si intrecciano inscindibilmente ma non sempre in maniera patente. Qualunque giurista non normativista non ha soverchi dubbi nel riconoscere l'imperfezione e contingenza del sistema vigente; un giurista d'impronta legalista al contrario ha maggior difficolta e resistenza nel confrontara con le deficienze della regolamentazione positiva. L'orientamento epistemologico porta pero quasi ad invertire le posizioni. Un atteggiamento latamente positivistico (9), esaltando Paspetto volontaristico della lex, risulta pio rigido nell'interpretazione e conseguentemente pio propenso al mutamento formale; un approccio realista invece, fondandosi sull'essenza della realta regolata, e pio flessibile (ma non meno rigoroso) nell'esegesi e pio attento alla situazione sostanziale. L'argomento d'autorita e l'attaccamento al dettato normativo sarebbe dunque un incentivo alla rivendicazione legislativa e all'innovazione disciplinare. Il criterio razionale riduce viceversa la proliferazione delle istanze e il bisogno di conferme (10). L'apparente incongruenza aiuta allora a comprendere come conservazione e rinnovamento siano concetti ambivalenti e, soprattutto, come l'arte del giurista non debba scadere nel nominalismo del dati e nel letteralismo del testo. La coerenza procedimentale riduce in pratica (ma non annulla) l'incidenza della figura. La questione insomma non puo essere strumentalmente usata per denunciare le insufficienze o i limiti del sistema. L'eventualita della conformazione di nuovi diritti deve partire dunque da un riscontro effettuale e pratico. La certezza e la garanzia delle situazioni giuri-diche palesa chiaramente l'utilita della positivazione (concreta percezione storica) formalizzazione (vigenza ordinamentale) delle spettanze basilari. La pre- ponderanza dello ius sulla lex (11) non significa il disconoscimento del titolo e della misura legale di moite attribuzioni e dell'opportunita del riconoscimento formale del dovuto (12). Il giusrealismo rischia altrimenti di sconfinare nell' uso alternativo (ideologico) o esoterico (gnostico) del diritto.

La questione contenutistica riguarda la consistenza ed estensione dei supposti nova iura fundamentalia. L'abbastanza diffusa coscienza nella dottrina canonistica circa l'integrabilita e perfettibilita della lista normativa (13) si complica in ragione del presupposto e della fonte dell'accertamento richiesto. L'elenco vigente e frutto di una precisa e definita visione ecclesiologica (14). L'assenza di un riconoscimento autoritativo indiscusso e conclamato rende pio difficile procedere a una definizione attendibile e rigorosa delle integrazioni richieste e ad una disposizione organica coll'insieme (15). L'insidia principale sta appunto nel proporre come nuovo o diverso quanto in nuce gia contenuto nell'ampio dettato esistente o far ascendere a un rango primario e basilare quanto ne e solo una derivazione o un'esplicazione. L'enfatizzazione dottrinale di un aspetto o di un profilo della comunione puo infatti compromettere il valore e l'oggettivita della proposta. Al contempo disconoscere il margine di discrezionalita e di apprezzamento tecnico insito in ogni scelta legislativa fa scadere nel fissismo e neH'immobilismo antistorico. La costituzione materiale della Chiesa e il suo nucleo primario (i diritti e doveri dei fedeli) non e un progetto ideale da contemplare e ammirare ma la fedele ricezione del dinamismo salvifico del popolo di Dio (16). Pensare a <<nuovi>> diritti non significa tanto denunziare manchevolezze o inefficienze (diritti precedentemente dimenticati, ignorati o trascurati) quanto migliorare e aggiornare l'apparato di tutela (emersione, affinamento, incremento della sensibilita giuridica).

2. L'APPORTO DELLA DOTTRINA CONTEMPORANEA AL MIGLIORAMENTO DELLO STATUTO DEL FEDELE

La dottrina in materia di iura fidelium, fermo restando la diversita dei generi e degli orientamenti (17), puo essere ricondotta a due finalita principali: l'esposizione e la spiegazione delle prescrizioni codiciali e la sistemazione e la valutazione delle novita e scelte operate dal Legislatore. La schola textus e, in generale, l'indirizzo esegetico ha privilegiato chiaramente la ricostruzione e l'interpretazione del contenuto delle norme. La c.d. scuola laica (18) e, soprattutto, l'approccio sistematico hanno preferito in genere un discorso pio ampio e una visione complessiva e argomentata della ratio delle spettanze dei battezzati. L'analisi letterale ed esegetica del disposto e l'indirizzo divulgativo ed esplicativo della regolamentazione vigente possono ritenersi prevalenti e maggioritari (19). Nell'approccio espositivo l'apporto dottrinale e limitato per lo pio a puntualizzazioni o chiarimenti ermeneutici; l'impostazione razionale del sistema invece contiene anche giudizi di valore, rilievi critici e linee di sviluppo del modello canonico. Cercando di evitare perniciose contrapposizioni o discussioni ideologiche (20), il livello meramente legale e sicuramente utile e significativo per ricostruire una dimensione del bene giuridico ma limita facilmente lo spettro d'osservazione al dato esistente e alla ricognizione dell'ordine costituito, mettendo spesso da parte l'essenza del fenomeno e il dinamismo dell'ordine sociale giusto del popolo di Dio (21). Il contributo innovativo o propositivo sara legato quindi principalmente a interventi che trascendono intenzionalmente la formalizzazione normativa.

La dottrina sui diritti fondamentali ha esposto finora con accuratezza e precisione la portata e la consistenza della regolamentazione vigente-, in alcuni casi, ha illustrato pure con attenzione e sagacia i presupposti e l'inquadramento del disposto. Il criterio di classificazione o di catalogazione seguito ci sembra un indice abbastanza indicativo della capacita di <<decodificazione>> del dover essere essenziale del cristiano (22). La spinta attuale e protesa logicamente verso la presa di coscienza comunitaria e la compiuta attuazione del disegno legislativo pio che verso il ripensamento o l'integrazione dell'apparato di tutela. La constatazione della congenita insufficienza e provvisorieta dello statuto del fedele comunque e abbastanza comune e diffusa tra gli autori (23), all'affermazione di principio non segue in genere alcuna particolare concretizzazione o esemplificazione. La preoccupazione prioritaria sottesa a tale chiarimento in pratica e la precisazione concettuale della valenza umana e storica della <<positivazione>> raggiunta, non la denunzia di qualche grave manchevolezza o imperfezione. E bene dunque anticipare per onesta che non si registra alcun movimento d'idee definito e consistente di sollecitazione di altri riconoscimenti o di rivendicazione di nuovi diritti. In dottrina non mancano peraltro acuti appunti o censure di carattere generale o puntuale, d'impostazione o di dettaglio, di strutturazione sistematica o di formulazione (24). Il benevolo e positivo accoglimento del catalogo dei diritti e doveri non indica dunque un'acritica e indiscussa approvazione del quomodo dell'esecuzione.

Riservando al prosieguo della trattazione un pio analitico esame dei motivi di critica o di riserva espressi dai commentatori, conviene soffermarsi anzitutto sulla visione d'insieme. Il panorama della letteratura canonistica attuale riproduce sostanzialmente le posizioni rilevate nella fase costituente e consolidate nella ricezione della codificazione. Nella (non amplissima (25)) valutazione critica generale dello statuto del fedele si possono individuare tre tendenze o, piuttosto, atteggiamenti (26): la contestazione polemica, la parziale insoddisfazione e il moderato compiacimento. L'opposizione e la protesta preconcetta si sono andate sicuramente attenuando e riducendo senza che si possano considerare completamente archiviate e superate (27). Gli altri riscontri segnalati corrispondono ai due principali approcci canonistici moderni (teologico e giuridico). L'apparente profondo contrasto tra il gradimento e la disapprovazione e mitigato invero dal rispetto per l'autorita e dallo spirito di comunione (che non si riscontra nel dissenso polemico) e da una contrapposta forma di riconoscimento o di delusione (28). Ai limiti tecnici e formali denunziati dagli uni si contrappongono quelli contenutistici e sostanziali lamentati dagli altri (29). Il rimpianto da <<conquista dimezzata>> o viceversa da <<occasione perduta>> non cancella minimamente il valore e l'importanza del risultato ottenuto. La posizione di Corecco continua a rappresentare probabilmente il fronte pio autorevole e influente di contenuta delusione (30). Il principale motivo di rammarico di questa linea di pensiero concerne la mancata enfatizzazione e valorizzazione del carisma (31). Il rilievo non denota pero una carenza puntuale e circoscritta ma un difetto d'impostazione pio generale. Un'eco della rimostranza corecchiana e presente an che nella relazione svolta dal prof. Bonnet nel Congresso del 2004 che costituisce una delle pio recenti e specifiche trattazioni del tema dei nuovi diritti fondamentali (32). L'insigne docente, segnalata l'ampia questione pregiudiziale, si limita a presentare, senza pretesa di completezza e speciale approfondimento, un paio di istanze emergenti nella pastorale ecclesiale contemporanea (33).

3. LE POSSIBILI MODIFICHE E CORREZIONI DEL TESTO LEGALE SEGNALATE DAI COMMENTATORI

La ricerca di possibili novita o cambiamenti nello statuto del fedele non puo prescindere dall'attenta valutazione del presente dettato normativo e di quanto vi e gia contenuto. Difficilmente l'invenzione o l'innovazione proposta sara infatti originale in modo assoluto (34). Prima di supporre manchevolezze e introdurre modifiche conviene pertanto esplicitare e ricostruire meglio la portata delle disposizioni vigenti, senza forzarle o snaturarle. Il tema suggerisce anzitutto la ricognizione dei limiti nella formulazione e disposizione dell'esistente e, quindi, l'individuazione dei fronti emergenti o delle linee di sviluppo del sistema. Non abbiamo la pretesa di sintetizzare organicamente i rilievi o gli appunti critici formulati ma cercheremo almeno di indicare le principali tipologie di pretese disfunzioni con alcune esemplificazioni.

3.1. L'erronea qualificazione o classificazione dei diritti

La prima forma di inesattezza concerne la collocazione sistematica dei diritti fondamentali. Un minimo di rigore concettuale implica una chiara differenza tra lo statuto del fedele e quello del laico (35). Come gia rilevato, la gene si del testo legale non ha favorito troppo il chiarimento sull'esatta consistenza degli iurafidelium e ha determinato una certa confusione o sovrapposizione con la posizione del laico. Il desiderio di promuovere e incentivare l'apporto della condizione laicale, recependo le indicazioni conciliari (36), ha determinato l'esigenza di <<creare>> un'apposita normativa assente nella codificazione precedente (37). La considerazione e, in parte, l'intenzionale dilatazione di tale sfera personale in alcuni casi ha attratto o assorbito per ragioni di prevalenza o appropriazione delle spettanze comuni e generali (38). La linea di demarcazione tra cio che e proprio del fedele e cio che e specifico del laico, ancorche chiara nei presupposti e nell'impianto, non e insomma sempre altrettanto chiara e luminosa nella concreta determinazione. Alcuni obblighi e diritti dei fedeli laici dovrebbero essere ascritti agli omnium christifidelium obligationes et iura.

La dottrina ha rilevato un'insufficienza o confusione di questo tipo in diverse fattispecie a seconda dei diversi autori. Corecco, ad esempio, rilevando in generale un'impostazione di politica legislativa di promozione del laicato (39), ha ritenuto estensibili a tutti i fedeli le previsioni dei cann. 225 [seccion] 1, 229 [seccion][seccion] 1-3, 231 [seccion][seccion] 1-2 (40). Le esigenze relative all'impegno apostolico, all'adeguata formazione e agli oneri retributivi non sembrano riconducibili solo alla condizione laicale, anche se acquistano una speciale valenza e connotazione in riferimento all'indole temporale e alla realta familiare (41). In maniera pio rigorosa Hervada ha rilevato come il disposto del can. 227 non possa essere riferito solo allo statuto del laico, ma vada assicurato a tutti i fedeli. La libertas in temporalibus, tra l'altro, circoscrivendo le competenze ecclesiastiche, concerne un aspetto essenziale e caratterizzante della costituzione della Chiesa (42). Il professore di Navarra ritiene comunque che un rilievo primario debba essere riconosciuto anche alle attribuzioni del Titolo II CIC (43). Anche Feliciani e Incitti, pur senza una puntuale esemplificazione, imputano all'attuale codificazione delle deficienze sistematiche (44). L'accorpamento del diritto al rito e alla spiritualita (can. 214) e stato biasimato e criticato. L'abbinamento ingenera infatti equivoci e confusioni e non valorizza sufficientemente tuia manifestazione molto importante del principio di varieta (45).

Una valutazione pio complessa e articolata concerne i diritti umani. L'immediata vigenza del diritto naturale nell'ordinamento canonico, non esclude l'opportunita di riconoscere anche le relative attribuzioni. La ricezione di un limitato fronte di tutela e stata una dimostrazione di sensibilita e al contempo di prudenza (46). In letteratura e stato oggetto di riserve o di contestazioni tanto l'incompletezza ed esiguita dell'attuale previsione (47) tanto la valenza e l'impostazione (giudicata eccessivamente <<civilistica>> o <<naturalistica>>) del vigente quadro normativo (48). Evidentemente il rigore epistemologico porterebbe a separare o differenziare i cann. 220 e 221. Senza entrare nel merito di dispute peraltro piuttosto risalenti, ci sembra tuttavia che l'accentuazione del profilo soprannaturale o un esasperato purismo deontologico non giovi alla percezione delPunitarieta del fenomeno giuridico e alla salvaguardia del bene comune ecclesiale contemporaneo (49). Come e stato giustamente osservato, parecchi diritti naturali assumono una particolare connotazione ed esigenza in Ecclesia e meritano una specifica considerazione (50); non e pertanto ne agevole ne troppo utile pretendere di restringere gli turafidelium alla stretta essenzialita dei beni salvifici (51).

3.2. Le ripetizioni e le puntualizzazioni ridondanti

Un altro settore di appunti critici riguarda le reiterazioni e la prolissita nella formulazione del disposto. L'inesperienza del sistema ecclesiale nella ricezione dei diritti fondamentali ha fatto si che il Codificatore eccedesse talora nel difendere il principio gerarchico e nell'assicurare le prerogative dell'autorita. Il rilievo si riferisce pio alla formulazione e alla tecnica legislativa (appesantimento e ridondanza delle proposizioni) che alla sostanza delle prescrizioni, ad ogni modo evidenzia la viva preoccupazione per la protezione della communio e il rispetto della Gerarchia. La salvaguardia del peculiare assetto della comunione (communio hierarchica), non sembra comunque ostativa al pieno riconoscimento dei diritti di liberta e all'introduzione di un sano garantismo. La percezione di una certa prevenzione e diffidenza puo depotenziare la condizione attiva e partecipativa dei fedeli e la stessa forma mentis dell'interprete. Il clima di contestazione e polemica, molto diffuso negli anni settanta (52), probabilmente ha motivato un atteggiamento accorto e guardingo. Ad una visione serena e distaccata ex post alcune precisazioni o incisi appaiono quindi superflui e poco incoraggianti. L'auspicabile concordia e armonia nel popolo di Dio non e frutto dell'enfasi verbale ma della cultura della condivisione e della giustizia. Il superamento di ogni residuo di concezione dialettica tra liberta e autorita, retaggio del costituzionalismo secolare, e la premessa quindi di un pio maturo assetto legale.

Un esempio emblematico delle preoccupazioni soggiacenti al riconoscimento dello statuto del fedele e il contenuto dal can. 223 (53). La poco felice formulazione del dettato normativo tradisce una prospettiva restrittiva e un po' sfuocata della giuridicita. La clausola generale adoperata, non a caso sottoposta a serrata critica da diversi autori, oltre che ampollosa, manca di una stringente logicita (54). La stessa disgiunzione tra diritto ed esercizio risente di una certa artificiosita. Anche in altri punti emerge comunque un analogo tenore o un'impostazione simile, basti pensare all'enunciazione dei cann. 212 [seccion] 2, 214, 218. Sovente il richiamo alla riverenza e all'ossequio dovuti non fa che ribadire o esplicitare quanto gia sancito dal can. 209. Il timore di perniciose derive democratizzanti non dovrebbe condurre alla falsa impressione di un persistente autoritarismo gerarcologico. Il disposto risente della mentalita e della prassi del governo ecclesiastico pio che di equivoci teorici o speculativi (55).

3.3. Le precisazioni e gli affinamenti lessicali

Un terzo livello di miglioramento del dettato codiciale riguarda gli aggiustamenti e le introduzioni intratestuali (56). La perfettibilita e integrabilita di ogni tentativo di formalizzazione non prescinde infatti dal riscontro della qualita e completezza dell'elaborazione normativa. Sotto questo aspetto l'attenzione si deve appuntare pio sulla fedelta della ricezione o del riflesso degli insegnamenti conciliari, che fungono da falsariga dello statuto del fedele, piuttosto che sul successivo eventuale progresso e approfondimento del tenore delle disposizioni. In merito, fermo restando l'apprezzamento e la soddisfazione per il risultato conseguito, non mancano doglianze o proposte circa la miglior resa o formulazione dei canoni (57). I suggerimenti formali o lessicali comportano in genere anche una certa penetrazione o acquisizione concettuale, che influisce sul piano ermeneutico o direttivo, costituendo i diritti fondamentali il fulcro attorno a cui ruota tutta la costituzione materiale della Chiesa (58).

Talora si e rimproverato in generale al codice vigente una portata troppo dottrinale e magisteriale a scapito della sua consistenza giuridica (59). Il letteralismo di alcune espressioni non avrebbe rappresentato un'adeguata traduzione dei documenti conciliari in linguaggio tecnico-giuridico (60). Neppure la previsione dei diritti fondamentali si sottrae spesso alla censura complessivamente formulata (61), anzi in alcuni casi si sottolinea proprio il taglio morale e non obbligatorio di taluni dettami (62). In un'ottica realista riteniamo peraltro un po' ozioso indagare circa la natura del comando piuttosto che cercare il dover essere essenziale del cristiano che e la fonte ultima di ogni disposizione. La prospettiva segnalata riduce l'incidenza delle supposte imperfezioni. La bonta e accuratezza della formulazione resta ad ogni modo una meta desiderabile anche per la miglior conoscenza e applicazione del disegno legislativo. Sta di fatto che si notano alcune manchevolezze e imprecisioni redazionali. Alcuni autori hanno voluto percio integrare o sottolineare qualche aspetto non del tutto secondario dello statuto del fedele in riferimento principalmente ai beni salvifici e alle garanzie apprestate (63). Il can. 221, come vedremo, ha suscitato non poche perplessita e incertezze circa la sostanzialita del diritto di difesa e la conformita al principio di legalita.

4. L'EVENTUALE AMMODERNAMENTO DELLO STATUTO DEL FEDELE

L'analisi finora proposta, per quanto parziale e lacunosa, evidenzia l'assenza di chiare e definite esigenze di riforma del quadro normativo vigente. La dottrina si e interessata prevalentemente della corretta interpretazione ed esplicitazione della legislazione. La novita stessa della <<acquisizione>> sembra richiedere infatti la maggior comprensione e applicazione delle potenzialita del modello pio che la supposta e incerta riforma o integrazione del contenuto (64). Al di la del perfezionamento tecnico-concettuale del disposto, interessa pero esplorare soprattutto i margini della rispondenza attuale e dell 'evoluzione del sistema. Al riguardo le due possibili linee di ricerca sono date: 1) dalle esclusioni o trascuratezze nelVoriginaria enumerazione e 2) dalla crescita o cambiamento della sensibilita ecclesiale.

4.1. Le omissioni lamentate

Occorre puntualizzare subito che, a giudizio dei pio, il dettato vigente ha recepito abbastanza fedelmente le indicazioni conciliari (65). L'elencazione codi dale finale infatti non si e discostata troppo dalle proposte scientifiche formulate sin dalla fine degli anni '60 (66). Il pio ampio catalogo predisposto dal Coetus de laicis ha comunque trovato sostanziale riscontro, senza gravi lacune (67). Le omissioni lamentate non sembrano dunque molto caratterizzanti o determinanti. In genere le lagnanze non derivano dalla pretermissione di spettanze risolutive ma dalla presunta insufficienza dell'inquadramento o della prospettiva tecnico-dogmatica.

Le mancanze denunciate sono riconducibili principalmente a due ambiti: Vassenza di uno specifico rilievo del profilo carismatico e l'insufficiente garanzia procedimentale dei diritti fondamentali. I due fuochi di attenzione peraltro possono essere agevolmente ricondotti ai due indirizzi dottrinali prevalenti (68). Non si tratta comunque tanto di una scontata conseguenza dell'impostazione teorica coltivata e del rifiuto delle proposte all'epoca avanzate quanto della spiccata sensibilita per la componente soprannaturale o prudenziale che integra il fenomeno giuridico ecclesiale (69). I due generi di appunti marcano comunque una non trascurabile differenza nell'approccio epistemologico al tema.

4.1.1. La scarsa sensibilita carismatica

Il codice, com'e noto, ha evitato di menzionare esplicitamente i carismi (70). Al di la della scelta semantica, un settore consistente della canonistica ha denunziato proprio la mancata ricezione ordinamentale primaria del fattore carismatico (71). Uno dei principali riconoscimenti dell'assise conciliare in merito alla diffusione dell'azione dello Spirito nel popolo di Dio sarebbe pertanto stato estromesso o messo in ombra. Il richiamo a tale carenza sistematica e piuttosto frequente e insistente in letteratura, ma non appare troppo pregnante e significativo in termini sostanziali. La presunta manchevolezza non offusca infatti l'ampia ammissione e protezione della sfera di liberta e varieta dei fedeli desumibile dal dettato legislativo. Le resistenze riguardano piuttosto la caratterizzazione del carisma quale autonomo bene salvifico (72). La reclamata introduzione porterebbe evidentemente a ripensare l'assetto del sistema, ma non a stravolgerne o estenderne radicalmente i contenuti. Le contestazioni allora derivano prevalentemente dal mancato accoglimento di un disegno costituzionale e di un orizzonte concettuale decisamente alternativo alla razionalita canonica tradizionale (73).

In epoca relativamente recente Bonnet e tornato a evidenziare la carenza e l'utilita della formalizzazione del diritto-dovere alPesercizio dei propri carismi. La relazione del professore di Teramo riveste particolare interessa per il contesto (74) e la specificita (75) della trattazione, anche se premette il carattere solo paradigmatico e indicativo della riflessione proposta (76). La presentazione sul punto, dopo aver individuato attentamente i passaggi conciliari (LG 12 e AA 3), esamina la varieta e ricchezza dell'orizzonte carismatico attuale della Chiesa, rilevando l'assenza di un quadro normativo di riferimento. Le pio sentite mancanze di un esplicito riconoscimento si riferiscono al piano collettivo (ministerialita non sacramentale, movimenti ecclesiali, nuove forme di vita consacrata, ecc.) pio che a quello individuale. Alla forza e allo slancio della rivendicazione (77) non ci pare pero corrisponda una chiara formulazione della spettanza e soprattutto la dimostrazione dell'esigenza di un'integrazione dello statuto del fedele. La difficolta di inquadramento di diversi fenomeni carismatici e/o comunitari esprime la congenita vivacita della realta ecclesiale pio che un'insufficienza strutturale nell'accoglienza di nuovi messaggi o esperienze di vita cristiana e presenta il non recondito rischio di confondere il piano costituzionale con il diritto della persona o l'organizzazione ecclesiastica. L'istanza di legittimazione del carisma a livello fondamentale si ispira non a caso a una visione complessiva e assorbente del panorama canonico che stempera un po' la radicalita sacramentale dell'assetto gerarchico (78).

L'enfasi circa la mancata assimilazione della categoria carismatica in definitiva e pio teorica e dottrinale che pratica e operativa. L'impostazione in concreto assunta non compromette oltremodo le aperture ecclesiologiche sancite dal Vaticano II. Le esplicitazioni del difetto non hanno troppa rilevanza e consistenza e non giungono dunque ad inficiare la validita del modello di riferimento. Bisogna ammettere peraltro che ima certa diffidenza nei confronti del concorso e dell'iniziativa popolare e l'accentuazione del controllo gerarchico possono minare la crescita intensiva ed estensiva del corpo di Cristo (79). La corretta percezione del principio di varieta sembra sufficiente tuttavia ad assicurare l'adeguata esplicazione personale e comunitaria dei doni dello Spirito (80). Fare del carisma una sorta di fulcro del sistema dei diritti risulta viceversa rischioso e incerto.

4.1.2. La carenza nei mezzi di tutela

Sin dalle prime richieste di introduzione e regolamentazione dei diritti fondamentali si evidenzia lo stretto collegamento tra l'aspetto sostanziale e quello procedimentale, tra il riconoscimento e gli strumenti di difesa, tra la dichiarazione e la garanzia giurisdizionale (81). Il diritto d'altronde e scienza pratica e ogni acquisizione si concreta non neirintellettualistica o formalistica affermazione del dovuto ma nell'effettiva attribuzione del bene. I sostenitori degli iura fundamentalia hanno manifestato non a caso una spiccata sensibilita per la predisposizione dei relativi rimedi giuridici. I cataloghi di proposte insistono ab origine sulla necessita di prevedere una confacente tutela dello statuto del fedele (82), all'epoca piuttosto carente. L'indicazione dottrinale e stata recepita come indicazione direttiva della futura legislazione (83). L'attuazione del principio e stata pero problematica e incompleta. Il clima di dissenso e contestazione nei confronti dell'autorita ecclesiastica ha moderato le ambizioni riformatrici e ridimensionato i progetti iniziali.

La dottrina non ha mancato quindi di rilevare le supposte incongruenze e le limitazioni nei mezzi di tutela degli iurafidelium (84). La comprensione per le motivazioni delle scelte legislative e la necessaria cautela nel proporre le opinioni scientifiche non toglie che ogni insufficienza nell'apparato difensivo comporta un evidente deficit nella sfera giuridica fondamentale dei battezzati: la possibilita e accessibilita della rivendicazione dei diritti e un aspetto caratterizzante dell'effettivita della spettanza. Le rimostranze principali riguardano Vesercizio e il controllo del governo. L'artificiosita e restrittivita del contenzioso amministrativo sminuisce molto il ricorso alla giustizia amministrativa. L'assenza di forme di accertamento in sede locale non lede ma comprime notevolmente il diritto degli amministrati. Nel settore penale si registrano ugualmente lamentele per quanto concerne sia la teoria che la prassi del diritto di difesa nell'irrogazione delle sanzioni. Ha suscitato, com'e noto, vive perplessita e riserve la mancata disposizione del principio di legalita. La compressione del doppio grado di giudizio nei casi, non troppo infrequenti, di dimissione amministrativa dallo stato clericale e indice di una precaria e perniciosa emergenza criminale (85). In generale, lo statuto del fedele non e soggetto a restrizioni o garanzie procedimentali per quanto attiene agli interventi legislativi (86). La maggior formalizzazione e razionalizzazione degli atti di direzione della comunita resta in pratica una sentita carenza nell'ordinamento canonico (87). Il contenimento del garantismo giurisdizionale in genere e processuale in specie non giova insomma alla pratica e alla realizzazione dei diritti fondamentali.

4.2. La possibile emersione di nuovi fronti di garanzia

Occorre a questo punto chiedersi se il tempo trascorso e l'affinamento della sensibilita giuridico-ecclesiale non abbiano portato anche a possibili nuove acquisizioni o formalizzazioni. Gli eventi legati al fluire e, in parte, alla vorticosita della storia sono sicuramente fonte di riflessione ed esperienza, ma non e detto che abbiano rilevanza giuridica primaria e fondamentale. Fermo restando una certa circospezione e cautela nell'ampliare indebitamente lo spettro d'osservazione (88), ci sembra che nella vita della Chiesa si registrino almeno due ambiti di grande spinta e impulso per la coscienza sociale capaci di incidere nello sviluppo dell'autocoscienza del dover essere essenziale del cristiano: il campo economico-amministrativo e quello cautelativo-penale. Poverta e moralita costituiscono da oltre un millennio uno spinoso problema nella disciplina del clero (89), ma ci pare abbiano assunto tratti e caratteristiche di un'esigenza primaria in riferimento alla conformazione di un'organizzazione ecclesiastica al passo coi tempi. Accomuna tali profili la garanzia del buon governo materiale e personale della comunita e la vigilanza e il concorso di tutti i battezzati in linea con l'esplicitazione dello stile evangelico.

4.2.1. La trasparenza e Lefficienza amministrativa

La gestione dei beni temporali ecclesiali oggigiorno richiede probabilmente un supplemento di controllo e di protezione in vista dell'assicurazione dell'effettiva e proficua destinazione ai fini stabiliti (90). Al di la di inevitabili (91) quanto dolorosi scandali e clamori mediatici recenti, l'esemplarita deiramministrazione del patrimonio ecclesiastico deriva dalla speciale funzione di custodia e di affidamento demandata ai responsabili. La rettitudine e la buona volonta degli agenti non bastano ad assicurare la qualita e l'efficienza di un servizio intrinsecamente <<per conto terzi>>. Nell'attuale legislazione, nonostante i notevoli miglioramenti e ammodernamenti apportati (92), si nota comunque un certo deficit di garanzie e riscontri, soprattutto se comparato con i meccanismi e gli standard dei sistemi secolari. Li questo settore, pio che in ogni altro, sembrano peraltro assumibili e importabili l'esperienza e la strumentario maturati negli ordinamenti civili. A parte interventi tecnici pio specifici e puntuali (93), e abbastanza sentita quindi la previsione di risorse e parametri di carattere generale diffusi e condivisi (scadenze contabili, pubblicazione di bilanci, rendicontazione, ecc.). Un dato importante pare l'informazione e la spiegazione della gestione economico-amministrativo agli interessati. Tale profilo involge il principio, attualmente assai sentito, della trasparenza di governo e della chiarezza contabile. Il rispetto per la discrezionalita e la limitata esigibilita del risultato (94), non escludono poi la dimostrazione del rigore e della serieta della condotta. La correttezza si traduce quindi nella giustificazione della funzionalita e rispondenza delle scelte assunte. Quest'ordine di considerazioni riguarderebbe in generale lo svolgimento degli uffici ecclesiastici ma si registra una particolare carenza e impellenza proprio nella materia economico- finanziaria (95). Il riscontro del modo e del contenuto dello svolgimento dell'incarico rientrano in pratica nel dovere di oculata amministrazione.

La razionalizzazione degli organismi economici della Sede Apostolica in atto portera presumibilmente ad una maggior linearita e comprensibilita del settore, sarebbe auspicabile pero che la revisione non riguardasse solo le strutture apicali ma interessasse i principi comuni anche a livello particolare. La capillarita e l'influenza delle condotte minute merita anzi ancor pio attenta considerazione e cautela (si pensi ad esempio al parroco o al rettore di una chiesa). La sensazione e che la maggior correttezza e trasparenza nei criteri dell'attivita patrimoniale ecclesiastica proceda al traino dei parametri manageriali secolari e sia indotta dall'evoluzione della legislazione civile, anziche essere un'autonoma esigenza di onesta e di civilta. Il rischio peraltro e quello di consentire o tollerare un'eccessiva disparita d'azione tra le diverse tradizioni culturali che nuoce all'edificazione dei fedeli soprattutto in un'epoca di globalizzazione e di grande interazione social (96). La fissazione di principi generali d'indirizzo e di requisiti minimi di riscontro appare quindi sempre pio come un'impellente garanzia di probita e d'appartenenza. Il rilievo non a caso e stato gia indicato nella sua rilevanza primaria e costituzionale (97). Fermo restando la sua strumen talita e accessorieta (98), il profilo economico sembra destinato tra l'altro a incrementarsi e ampliarsi nella pastorale della nuova evangelizzazione.

Il sostegno alla Chiesa costituisce un diritto-dovere del fedele. Nonostante la formulazione legale (99), la dottrina riconosce abbastanza concordemente che il battezzato ha una posizione non solo passiva e debitoria, ma attiva e partecipativa in ordine ai mezzi materiali che integrano la missione del corpo di Cristo (100). L'attuale normativa si limita ad individuare abbastanza sommariamente la doverosita e le finalita del concorso patrimoniale. La successiva regolamentazione settoriale disciplina poi la modalita di amministrazione dei beni ecclesiastici (101). Al di la di una limitata incisivita (102), la disciplina vigente evidenzia soprattutto il controllo gerarchico ma non dedica speciale attenzione alla vigilanza sociale o diffusa. La positiva statuizione del ruolo del fedele apparirebbe pertanto opportuna e significativa. L'affermazione di principio circa i criteri della trasparenza e dell'oculatezza della gestione dei beni temporali in vista del fine spirituale della Chiesa vincolerebbe l'organizzazione ecclesiastica e l'intero popolo di Dio (103). Non si tratta di un mero canone direttivo o ispiratore del sistema ma di una vera e propria spettanza fondamentale soprattutto la dove si riconoscesse il diritto dei fedeli interessati di conoscere la destinazione dei propri contributi e la modalita dell'impiego delle risorse del c.d. patrimonio stabile degli enti ecclesiali d'appartenenza, con le opportune cautele e meccanismi di tutela. Fermo restando la diversita di situazioni e di contesti, appare d'obbligo peraltro il rinvio alle pio specifiche direttive e indicazioni delle rispettive Conferenze episcopali. Per conseguire il bene giuridico comune e condiviso della visibilita e testimonianza della conduzione economica ecclesiale sembra necessario comunque superare tanto l'indifferenza e l'apatia di parecchi fedeli quanto il senso di fastidio e resistenza dell'autorita (104). L'incremento dell'ordine sociale giusto del popolo di Dio d'altronde procede dallo sviluppo della mentalita e del costume pio che dal miglioramento delle forme e delle regole.

4.2.2. L'emergenza penale e la salvaguardia dell'infanzia

In riferimento alla giustizia penale canonica si e verificata ultimamente un'analoga e probabilmente ancor pio grave situazione di preoccupazione e di pericolo per l'integrita Ae\Yimago Ecclesiae. I mezzi di comunicazione sociale e l'opinione pubblica (interna e soprattutto esterna (105)) hanno denunciato, rimarcato --e, in parte, amplificato--la non trascurabile corruzione morale e criminale di membri del clero per gli abusi sessuali nei confronti dei minori. Al di la delle ingenerose accuse e delle strumentalizzazioni mediateche, resta l'urgenza della repressione e della riparazione, l'oggettivita dello scandalo e la serieta dell'allarme. L'energica risposta magisteriale e pastorale in atto ha manifestato la salute e vitalita dell'organismo ecclesiale. Oltre ai numerosi procedimenti sanzionatoti gia conclusi o inoltrati (106), anche la riforma della legislazione e una chiara testimonianza del desiderio di adeguare e affinare gli strumenti di tutela alla luce della scienza e dell'esperienza acquisita. Ci sembra che perfino gli attacchi e le crisi possano risultare salutari e vantaggiosi nella misura in cui si riconoscano gli errori e si contrastino efficacemente le cause. Orbene l'emergenza penale contemporanea ha palesato la debolezza di un punto nevralgico dell'opera di evangelizzazione: la protezione e la cura dei piccoli e dei deboli. L'esposizione dei minori alla prevaricazione dei ministri sacri manifesta evidentemente una stridente e deplorevole contraddizione col messaggio di salvezza. Vale la pena quindi cercare la via per rafforzare a livello primario e fondamentale l'obbligatorieta giuridica della difesa dell'infanzia.

La triste vicenda degli abusi sessuali ha richiesto molta solerzia e determinazione nel predisporre misure e provvedimenti adeguati. Le indicazioni generali della Santa Sede (107) e le linee guida della Congregazione per la Dottrina della Fede e delle singole Conferenze episcopali sono un chiaro indice della gravita della minaccia e della drammaticita dell'attentato alla santita della Chiesa. La sensibilita raggiunta e i risultati conseguiti sono un incoraggiante indice di reazione e fermezza, ma non possono indurre ad alcun cedimento o vacua soddisfazione. La sensazione di emergenza e il clima di provvisorieta che si respira denota una pregressa sconfitta e un limite per l'attuale sicurezza dei rapporti giuridici. Benedetto XVT non ha mancato di rilevare peraltro l'equivoco soggiacente alla crisi della giustizia penale e i fraintendimenti operativi (108). Non a caso, alla Chiesa sono stati imputati, pio dei delitti e delle riprovevoli miserie dei suoi ministri, la carenza di prevenzione e di vigilanza dei Pastori. L'opinione pubblica e rimasta indignata dunque pio dal rilassamento dei supposti "buoni" che dalla malizia dei pochi (!) "cattivi". La responsabilita morale e giuridica della gerarchia viene ricondotta prevalentemente alla culpa in eligendo et in vigilando. Coscienti del fatto che forse si possono allontanare ma non eliminare completamente le "mele marce" (109), il richiamo si riferisce alla consapevolezza e accortezza dell'obbligo di vigilanza e protezione della comunita a difesa specialmente dei soggetti pio deboli, secondo la specificita della propria posizione e attribuzione. Vale la pena ricordare al riguardo che la tempestivita e la premura degli interventi cautelari e normalmente considerata la miglior garanzia di tutela (110). Al contempo alla singolarita della funzione autoritativa di salvaguardia, corrisponde l'obbligo di controllo e di ausilio dell'intero popolo cristiano: nessuno e dispensato dal grave dovere di contrastare gli abusi e le violazioni sui minori. Un ulteriore aspetto concerne l'impostazione affermativa e positiva che dovrebbe assumere la legislazione ecclesiastica, specie in riferimento allo statuto del fedele (111), alla Chiesa sta massimamente a cuore la cura e la sollecitudine verso i "piccoli". (112)

Anche in questo caso puo porsi la questione della configurabilita e del senso di un diritto fondamentale in questa materia. La legislazione attuale evidentemente gia regolamenta i delitti nei confronti dei minori, (113) il problema pero e rappresentato dalla generalizzazione e dalla condivisione della spettanza di salvaguardia. L'anello debole del sistema e rappresentato proprio dalla coscienza e portata dell'obbligo di custodia e di protezione dei battezzati. Una previsione specifica non solo allontanerebbe il paventato rischio che il pendolarismo ricorrente riporti dall'attuale accanimento penale all'indolenza sanzionatoria e special-preventiva precedente, ma individuerebbe meglio l'estensione del bene giuridico e la natura dell'impegno richiesto (114). Alla Chiesa interessa logicamente fattivamente la corretta crescita e formazione dei fanciulli e dei giovani. Pare importante dunque suggellare la svolta intervenuta nella mentalita ecclesiale dall'ambiguo ed equivoco tentativo buonista di segretazione e limitazione degli scandali alla consapevolezza della doverosa repressione del male ed eliminazione del pericolo (115). L'indicazione inoltre non concerne solo i compiti istituzionali dell'autorita ma anche l'attenzione, la sensibilita e il concorso di tutto il popolo cristiano. La scontata aspirazione alla piena moralita e rettitudine dell'ambiente ecclesiale si traduce inoltre nel desiderio di assicurare l'integrita anche degli altri ambiti ove si svolge la personalita dell'infante. La piaga della pedofilia e degli abusi sui minori, nonostante la focalizzazione mediatica, com'e noto, riguarda anche, e in misura non minore, l'ambiente familiare, scolastico, sportivo e ricreativo (116). L'emergenza criminale richiede pertanto una diligenza a tutto campo e un coinvolgimento globale della comunita.

5. Una SOLUZIONE NECESSARIAMENTE PROVVISORIA: CONSIDERAZIONI EPISTEMOLOGICHE

La ricostruzione operata ha cercato di cogliere possibili esigenze di cambiamento e di riforma. Ogni rielaborazione dello statuto del fedele non puo limitarsi pero alla regolamentazione esistente, deve aprirsi pure alle istanze e sollecitazioni emergenti nella vita della Chiesa. La struttura giuridica e necessariamente legata all'evoluzione della materia sociale. Evidentemente il profilo costituzionale ha per "costituzione" un notevole grado di stabilita e resistenza (117), cio non significa tuttavia che sia impermeabile e insensibile ai cambiamenti e alle trasformazioni lungo il cammino della salvezza. La principale notazione di carattere sostanziale concerne dunque la storicita e dinamicita del fenomeno giuridico. Lo statuto del fedele coglie il nucleo essenziale del dover essere cristiano ma non coincide con la mera formalizzazione del diritto divino: e diritto divino e umano ad un tempo (118). Il rapporto degli iura fidelium conlo ius divinum ne segna l'origine e l'indubbia dipendenza e conformita (119) ma non circoscrive la capacita e le potenzialita del sistema. L'emersione di nuovi fronti di tutela, come abbiamo cercato di mostrare, non rappresenta la semplice esplicitazione di un dato preesistente ma l'affinamento della cultura e sensibilita giuridica di un popolo. Il rischio insito in un'eccessiva intraprendenza e audacia riformatrice e quello di presentare come primario e basilare cio che e secondario e accessorio, le perplessita palesate concernono proprio l'essenzialita ed effettiva utilita di supposte previsioni aggiuntive. La garanzia del rigore gnoseologico e deontologico e assicurata ad ogni modo dal ricostruire gli assiomi e i criteri fondamentali a partire dalla concretezza dei fatti e delle vicende del popolo di Dio. La novita e l'originalita, nei casi considerati e presumibilmente negli altri che si potrebbero esaminare o si presenteranno (120), ovviamente e abbastanza relativa e limitata; si tratta per lo pio di una derivazione o determinazione di valori o principi generali gia acquisiti e configurati che richiedono una maggior individuazione e specificazione direttiva. Non e casuale tra l'altro che ci si muova prevalentemente nel contesto dei beni giuridici ecclesiali strumentali e non principali (121). Ci sembra importante tuttavia che la scienza costituzionale per la propria funzione di riferimento, pur con la prudenza e cautela tipiche della propria tecnica (122), si collochi nell'avanguardia e non nelle retrovie del movimento canonistico (123).

Un'altra considerazione riguarda la configurazione dello statuto del fedele. La proficuita del dialogo e del confronto con la cultura secolare non implica un appiattimento ed un'omologazione del sistema canonico con il pensiero e il modello civilistico (124). La deriva formalistica e relativistica degli ordinamenti statuali e fin troppo evidente e palese. Sembra utile dunque mettere in guardia da almeno tre rischi presenti nel costituzionalismo moderno e non esenti dalla forma mentis di molti giuristi, compresi quelli ecclesiali (125).

La prima minaccia e quella del formalismo enunciativo o dichiarativo. Il mero riconoscimento solenne di un valore non assicura la concretezza della spettanza e l'effettiva attribuzione del bene. L'arte del giusto, anche nella dimensione dispositiva e configurativa della regolamentazione, porta dunque a superare la compiacenza nella perfezione teorica della struttura o del modello (126). La principale insidia nell'ambiente ecclesiale, specie a fronte di una limitata rivendicazione e giustiziabilita, e quella di emulare stereotipi mondani o dare soddisfazione alla societa civile e al foro mediatico anziche dare ingresso a sentite esigenze del popolo cristiano. I diritti fondamentali dovrebbero avere sempre una motivazione e giustificazione ad intra pio che una valenza esemplare e dimostrativa ad extra. Non serve inoltre una dichiarazione che resti lettera morta o espressione d'intenti e non si concreti poi nella pratica e nell'attuazione della giustizia. La difficolta principale e sempre la condivisione e la reale partecipazione, per cosi dire, in capite et in corpore delle aspirazioni e delle istanze (127). La sapienza antropologica cristiana insegna che la prima vera riforma o, piuttosto, la premessa di ogni sviluppo istituzionale e un salto di qualita di ordine mentale e comportamentale da parte dei diversi agenti, non esclusa la gerarchia (128).

Non troppo lontano dal primo pericolo e, forse, ancor pio vicino o in linea con la sensibilita ecclesiastica e la confusione degli iura fidelium con un generico richiamo moralistico. I diritti fondamentali hanno un evidente presupposto e portata etica ma vanno al di la dell'appello alla coscienza o dell'ammonimento dottrinale: costituiscono beni dovuti in giustizia con carattere di pregiudizialita e immediatezza. Il costituzionalismo e il convenzionalismo internazionale spesso si lasciano ammaliare da affermazioni ad effetto, vaghe e prive di incidenza. Fermo restando la tendenziale universalita dei c.d. diritti personalissimi (129), i diritti senza chiari doveri costituiscono un evidente equivoco logico e un non senso giuridico. Una delle pio comuni censure mosse alla codificazione vigente concerne lo scarso contenuto giuridico di alcune disposizionie l'indulgere ad eccessive illustrazioni catechetiche (130). L'indole teologica o didascalica non ha risparmiato neppure lo stesso statuto del fedele (131). L'ammissione di nuove figure o ipotesi legislative non coincide con l'eterea formulazione di ideali di condotta o aspirazioni di principio ma con la prescrizione positiva di obblighi e spettanze (132). Le indicazioni e le esortazioni non bastano a configurare il dover essere costitutivo del cristiano.

L'ultima sfida consiste neWevitare la visione strumentale dei diritti. Nella crisi della giuridicita contemporanea e frequente la confusione della ricerca del bene con il rispetto della regola o del procedimento. La perdita di un orizzonte di senso e di valore comune e condiviso ha portato a trovare il consenso e l'accordo nel metodo e nella forma (133). L'esigenza allora non diventa funzionale alla difesa delle persone o al miglioramento dell'azione amministrativa ma a scongiurare l'imputabilita della condotta. La capillarita e minuziosita regolamentare assicurano l'ipotetica vigilanza della collettivita sull'attivita di governo (134). L'emersione dei nuovi fronti di tutela segnalati recepisce proprio rincremento del controllo sociale e diffuso ma deve stare in guardia dal sussumere anche la complicazione e artificiosita dei meccanismi di salvaguardia civili (135). L'invocazione della partecipazione o della comunicazione fine a se stessa rischia di appesantire e intralciare sterilmente l'azione dell'au torita (136). I diritti fondamentali in Ecclesia sono forse meno inclini a fenomeni di scrupolosita e "ostruzionismo" disciplinare ma non sono affatto esclusi dal vizio sottostante: vedere nel diritto un mezzo e non un fine del potere. Occorre pertanto aver ben chiaro che la realizzazione del bene comune ecclesiale richiede necessariamente l'impulso dei diritti dei fedeli (137).

Vale la pena di ricordare che lo "stato di salute" dei diritti fondamentali non e dato tanto dal livello di speculazione o di ricerca degli specialisti quanto dalla pratica e dalla coscienza del dovuto nel popolo di Dio. In merito ci sembra che alla riflessione e spiegazione dottrinale non sia finora corrisposto un eguale sforzo di promozione e applicazione nella prassi di governo e nell' agire dei fedeli (138). Al di la deH'ammissibilita teorica di nuovi diritti, la principale e pio urgente meta resta quindi la piena e consapevole corresponsabilita dei battezzati.

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RECIBIDO: 29 DE ENERO DE 2015 / ACEPTADO: 26 DE MARZO DE 2015

Massimo Del Pozzo

Professore Straordinario di Diritto Costituzionale Canonico

Facolta di Diritto Canonico. Universita della Santa Croce (Roma)

delpozzo@pusc.it

(1) <<La codificazione post-conciliare realizza, rispetto alia precedente, "il cambiamento d'identita del soggetto protagonista", sostituendo al clero il fedele. Il mutamento e tanto radicale da investire tutto l'ordinamento canonico poiche la figura giuridica del fedele trascende sia la figura del laico, vale a dire del fedele che non ha ricevuto il sacramento dell'ordine, sia quella dei ministri ordinati, sia quella di chi ha abbracciato i consigli evangelici di castita, poverta e obbedienza, senza mai identificarsi con nessuna di queste. Si impedisce cosi che uno di questi stati specifici possa essere eretto "a soggetto egemone di tutto il sistema">> (G. FELICIANI, Il popolo di Dio, Bologna 1991, 9-10) cfr. anche M. DEL POZZO, <<Derechos fundamentales>>, in J. Otaduy-- A. VIANA --J. Sedano (eds.), Diccionario General de Derecho Canonico, III, Cizur Menor 2013, 209-212.

(2) Cfr. M. DEL POZZO, L'annosa questione della <<fondamentalita>> e laportata dei diritti dei fedeli, in corso di pubblicazione.

(3) Si parla al riguardo di diritti-funzioni o di poteri-funzioni (cfr. J. HERVADA, Diritto costituzionale canonico, Milano 1989, 226).

(4) Il collegamento tra natura e missione e intrinseco alia realta comunitaria ecclesiale: <<Ma questo soggetto dell'evangelizzazione e ben pio di una istituzione organica e gerarchica, poiche anzitutto e un popolo in cammino verso Dio. Si tratta certamente di un misten che affonda le sue radici nella Trinita, ma che ha la sua concretezza storica in un popolo pellegrino ed evangelizzatore, che trascende sempre ogni pur necessaria espressione istituzionale>> (FRANCESCO, es. ap. post-sinodale Evangeliigaudium, 24-XI-2013, n. 111).

(5) Al Papa sta a cuore soprattutto chiarire l'abilitazione personale e l'avvenuta presa di coscienza magisteriale (ma non sempre sociale e culturale) della dignita e cooperazione di tutti i fedeli nella realizzazione dell'evangelizzazione. L'ottica della <<Chiesa in uscita>> (nn. 20-24) dunque guarda verso l'estemo e la periferia pio che verso l'interno o il centro ma non disconosce certo la rilevanza anche dell'aspetto istituzionale.

(6) Abbiamo altrove qualificato come <<primavera costituzionale ecclesiale>> la decade degli anni '70, ad indicare la freschezza, fecondita e aspettativa che hanno animate la discussione canonistica e teologica in quel complesso e turbolento periodo (cfr. M. DEL Pozzo, Quale futuro per il diritto costituzionale canonico?, Ius Ecclesiae 23 [2011] 587-589).

(7) La riforma della legislazione ecclesiastica e stata ispirata e motivata dalla svolta ecclesiologica del Concilio Vaticano II. Occorre aver sempre presente che l'assetto giuridico e legato costitutivamente alia storicita della condizione umana.

(8) Il Catechismo precisa che la Rivelazione e completa e definitiva, ma aggiunge: <<Tuttavia anche se la Rivelazione e compiuta, non e pero completamente esplicitata; tocchera alia fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli>> (CCE, n. 66). Il rapporto tra natura e cultura dell'ordine della creazione si riproduce nel piano soprannaturale nell'interazione tra grazia e dimensione secolare. Il cristiano e un essere in costante divenire.

(9) La famigerata espressione <<quod non est in Codice non est in mundo!>> per quanto non si possa attribuire al Gasparri non e troppo lontana dalla mens che ha lungamente ispirato l'impostazione degli studi canomsoci: <<Sacra haec Congregatio [...] praecepit ac mandat, ut in schola antehac textus aptissime nuncupata, in qua ius canonicum enitus copioseque praelegitur, ita in posterum eiusmodi disciplina tradatur, ut alumni, non modo Codicis sententia syntetice proposita, sed accurata quoque uniusquisque canonis analysi, ad cognoscendum et intellegendum Codicem veluti manu ducantur: debent scilicet doctores iuris canonici tradendo, ipso Codicis ordine ac titulorum capitumque serie religiosissime servata, singulos canones diligenti explanatione interpretari>> (S. CONGREGATIO DE SEMINARIIS ET DE STUDIORUM UNIVERSITATIBUS, De novo Iuris Canonici Codice in Scholisproponendo, 7-VII-1917, AAS 9 [1917] 439).

(10) La disgiunzione e espressa dal noto aforisma: auctoritas non ratio facit lex, ratio non auctoritas facit ius (cfr. V Turchi, I nuovi volti di Antigone. Le obiezioni di coscienza nell'esperienza giuridica contemporanea, Napoli 2009, 19).

(11) Puo bastare richiamare il noto brocardo: ius quia iustum, non ius quia iussum.

(12) E bene chiarire subito tra l'altro che l'imperfezione e la carenza tecnica non significa ingiustizia o mancanza di obbligatorieta (cfr. anche J. Hervada, Introduzione critica al diritto naturale, Milano 1990, 179-191).

(13) <<Asi las cosas, en este titulo resulta subrayada la igualdad fundamental de los fieles, a traves de la declaracion, no exhaustiva ni sistematica, del derecho ...>> (J. FORNES, Introduccion Titulo I, in

A. Marzoa-J. Miras--R. Rodriguez-OcaNA [eds.], Comentario Exegetico al Codigo de Derecho Canonico, II/1, Pamplona 2002, 54). <<I cann. 208-223 del CIC definiscono la situazione giuridica comune di tutti i fedeli nella Chiesa. [...] Nel suo contenuto riflette la maturazione che si e avuta nella ricerca ecclesiologica e canonistica a partire dal Concilio Vaticano II ...>> (A. MONTAN, Il popolo di Dio e la sua struttura organica. Schemi di lezione sul Codice di diritto canonico [Libro II--<<Il popolo di Dio>>--cann. 204-572], Roma 1988, 26). <<La non esaustivita e dovuta principalmente a due motivi. Innanzitutto la natura storica e contingente del catalogo che riflette la storicita dell'autocomprensione della Chiesa>> (G. INCITO, Il popolo di Dio. La struttura giuridica fonda mentale tra uguaglianza e diversita, Citta del Vaticano 2007, 72).

(14) Le codificazioni riflettono ed esprimono l'ecclesiologia del Concilio Vaticano II: <<Instumentum, quod Codex est, piane congruit cum natura Ecclesiae ...>> (GIOVANNI PAOLO II, cost. ap. Sacrae discipline leges, 25-1-1983, AAS 75 [1983] II, XI).

(15) La reale valenza dei diritti non si comprende isolatamente ma nel reciproco collegamento e nel riferimento ad un insieme definito. In tal senso la premessa concettuale e la classificazione e il presupposto indispensabile di ogni analitica descrizione ed elencazione, cfr. anche M. DEL POZZO, La classificazione dei diritti fondamentali dei fedeli nella dottrina canonistica, Ius Ecclesiae 26 (2014) 535-554.

(16) II concetto di <<costituzione materiale>> e recepito da diversi autori (cfr. ad es. S. GHERRO, Diritto canonico [nozioni e riflessioni], I. Diritto costituzionale, Padova 2011, 33-62 [Cap. II. La costituzione della Chiesa]; O. FUMAGALLI CARULLI, Il governo universale della Chiesa e i diritti della persona, Milano 2003, 95-103 [La struttura costituzionale della Chiesa]). L'assenza di una costituzione formale non esclude infatti l'esistenza di una struttura giuridica primaria e fondamentale dell'ordine sociale giusto del popolo di Dio.

(17) Una panoramica dei diversi apporti dottrinali e svolta da Javier Otaduy (Derechos de los fieles [1980-2000], Fidelium Iura 10 [2000] 57-63), chiarendo: <<Cada uno se acerca a los textos con su propio bagaje doctrinal y con su propio horizonte hermeneutico. Nadie llega desnudo al momento interpretativo e aplicativo>> (58).

(18) Cfr. S. Berlingo, L'insegnamento del diritto canonico nelle Universita Statali italiane. Lo statuto epistemologico di una canonistica laica, Quaderni di Diritto Ecclesiale 10 (1997) 40-66; un inquadramento pio generale e contenuto in: C. Redaelli, Il concetto di diritto canonico nella canonistica postconciliare, in C. J. Errazuriz M.--L. NAVARRO (eds.), Il concetto di diritto canonico. Storia e prospettive, Milano 2000, 71-113.

(19) <<La canonistica attuale continua ad essere assai abituata all'uso del metodo esegetico, per cui nell'esporre una materia come i diritti e doveri dei fedeli si attiene di solito all'ordine dei canoni del Codice>> (C. J. ErrAzuriz M., Presentazione sistematica dei diritti e dei doveri fondamentali del fedele secondo i beni giuridici ecclesiali, in M. Blanco--B. CASTILLO--J. A. FUENTES--M. SANCHEZ-Lasheras, lus et iura. Escritos de derecho eclesiastico y de derecho canonico en honor del profesor Juan Fomes, Granada 2010, 393). Illustra la logica di questo fenomeno J. FIervada, Pensieri di un canonista nell'ora presente, Venezia 2007, 75.

(20) Cerca di superare il riduzionismo del pensiero canonico attuale agli indirizzi delle scuole prevalenti: G. ZANNONI, Il diritto canonico nell'ontologia della fede. Il fatto giuridico evento dell'umano, Venezia 2011, 25-118. L'intento ci sembra lodevole, anche se il risultato richiede probabilmente maggiore chiarezza e ulteriore maturazione.

(21) L'esperienza storica insegna che la mancata percezione dello stacco tra essenza ed esistenza ha condotto all'invohizione nominalistica della metafisica e al tramonto della scolastica. Occorre pertanto evitare la concentrazione sul mero dato normativo vigente e la chiusura sul testo. Il popolo di Dio deve sempre essere inteso come comunita vitale in cammino.

(22) Cfr. M. DEL POZZO, Un invito a decodificare il messaggio fondamentale dell'essere, Ius Ecclesiae 19 (2007) 497-509. L'assonanza dell'espressione aiuta a comprendere come sia necessario uscire dalla ristretta logica del Codice.

(23) Supra nt. 13.

(24) Cfr. infra [seccion] 3.

(25) Non esistono troppi tentativi di riformulazione o reimpostazione dello statuto del fedele, cfr. anche M. DEL Pozzo, La classificazione dei diritti dei fedeli ..., cit., 537-540.

(26) Si tratta infatti di riscontri e reazioni pio che di articolate e organiche espressioni scientifiche.

(27) Cfr. ad es. L. ZANNOTTI, La Chiesa e il principio di autorita. Una riflessione sugli elementi essenziali del diritto canonico, Torino 2012.

(28) I due fronti riconducibili a Lombardia e a Corecco hanno trovato motivi di soddisfazione per Faccoglimento di alcune tesi e argomentazioni e delusione per altre, si pensi alla questione della fondamentalita e giustiziabilita dei diritti o alla mancata espressa ricezione del fattore carismatico (ben spiega il contesto storico e i contegni dottrinali assunti J. Otaduy, Derechos de los fieles ..., cit., 45-63).

(29) Ci sembra che i due generi di osservazioni segnalate non stiano sullo stesso piano.

(30) D. Le Toumeau, che riconduce le sistemazioni attuali a tre posizioni, menziona espressamente <<La classification de Corecco>> (Droits et devoirs fondamentaux des fideles et des laics dans l'Eglise, Montreal 2011, 107-108), L'impostazione e stata in parte ripresa da L. Gerosa, Diritto canonico. Fonti e metodo, Milano 1996, 35-39 e G. GHIRLANDA, Il diritto nella Chiesa mistero di comunione, Cinisello Balsamo 2006, 55-62 (La Chiesa come popolo di uguali e ineguali e la sua struttura carismatico-istituzionale).

(31) <<Un raffronto tra il catalogo del Vaticano II e quello del CIC permette di stabilire che il CIC [...] ha recepito tutte le disposizioni enucleate in modo esplicito dal Concilio come doveri-diritti del fedele, ad eccezione di una: quella concernente il diritto dei laici (attribuibile comunque a tutti i fedeli) di esercitare il proprio carisma>> (E. CORECCO, Il catalogo dei doveri-diritti del fedele nel CIC, in E. CORECCO, Ius et Communio. Scritti di diritto canonico, I, Lugano- Casale Monferrato 1997, 498).

(32) Cfr. P. A. Bonnet, I diritti-doveri fondamentali del fedele non formalizzati nella positivita canonica umana, in I diritti fondamentali del fedele. A vent'anni dalla promulgazione del Codice, Citta del Vaticano 2004, 115-173 (spec. 131-143).

(33) Oltre al diritto dovere all'esercizio dei propri carismi, si menziona il diritto-dovere del fedele migrante alla salvaguardia della propria autenticita ecclesiale (ivi, 143-155).

(34) Si trattera presumibilmente di una derivazione o specificazione desumibile dai principi iure divino gia dichiarati o esplicitati.

(35) Cfr. A DEL PORTILLO, Fieles y laicos en la Iglesia. Bases de sus respectivos estatutos juridicos, Pamplona 1969, di cui E. Molano sottolinea l'importanza storica: <<Para un estudio de los principios teologicos y juridicos que habrian de inspirar la nueva legislacion sobre los derechos y obligaciones de los fieles es fundamental el libro de A. DEL PORTILLO, Fieles y laicos en la Iglesia. Bases de sus respectivos estatutos juridicos, Pamplona (3) 1991>> (Derecho Constitucional Canonico, Pamplona 2013, 170, nt. 2).

(36) Cfr. in particolare LG (cap. IV-V) e AA.

(37) Il can. 682 del CIC 1917 si limitava a precisare: <<Laici ius habent recipiendi a clero, ad normam ecclesiasticae disciplinae, spiritualia bona et potissimum adiumenta ad salutem necessaria>>. La condizione del chierico e del religioso invece ricevevano gia un'adeguata considerazione nella legislazione previgente.

(38) L'operazione redazionale legata alPampliamento dei cann. 224-231 non puo considerarsi meramente <<ideologica>> o pedagogica, come pure sostenuto (cfr. ad es. infra nt. 39), ma risponde talora a criteri di riscontro pratico (il matrimonio e la famiglia) otre che teologici.

(39) <<[...] il CIC pio che tentare di fissare con rigore dottrinale e giuridico i doveri-diritti esclusivi dei laici, la cui secolarita cambia secondo che essi vivano nel mondo, o in un Istituto religioso o in un Istituto secolare, ha preferito fare una politica promozionale del laicato, utile nel contesto storico attuale, ma contingente dal profilo dottrinale e tecnico-giuridico>> (E. CORECCO, Il catalogo dei doveri-diritti ..., cit., 498).

(40) Cfr. E. Corecco, Il catalogo dei doveri-diritti ..., cit., 497-498.

(41) L'analisi corecchiana appare forse un po' approssimativa e condizionata dalle osservazioni generali svolte.

(42) Il dualismo cristiano appare come una decisiva e innovativa acquisizione del messaggio evangelico. In merito cfr. anche V. Prieto, Diritto dei rapporti tra Chiesa e societa civile, Roma 2003, 22-24.

(43) <<I diritti ed i doveri dei fedeli enunciati nel CIC--tra cui ricomprendo quelli che nel Codice vengono attribuiti ai laici--sono veri diritti e doveri fondamentali di livello costituzionale, sicche prevalgono sulle norme che non appartengono al livello della legge costituzionale, e tutte tali norme devono essere interpretate secondo i richiamati diritti e doveri>> Q. HERVADA, Pensieri di un canonista ..., cit., 132).

(44) <<[...] contro i progetti dei canoni in questione--originariamente contenuti negli schemi della Legge fondamentale della Chiesa--si sono appuntate diverse critiche. In particolare si e rilevato che le evidenti deficienze di carattere sistematico non consentivano di cogliere i criteri seguiti nella formulazione e si e pure osservato che gli obblighi morali risultavano talvolta confusi con quelli giuridici mentre i diritti dei battezzati non venivano sempre distinti da quelli umani>> (G. Feliciani, Il popolo di Dio, cit., 24); <<Analogamente, la non adeguata sistematica scientifica, che a volte si riscontra e che oltre alla novita e da addebitare al complesso cammino legislativo con le diverse formulazioni in diversi gruppi di studio, e all'origine di una formulazione che si presenta carente dal punto di vista di tecnica legislativa>> (G. INCITTI, Il popolo di Dio, cit., 73; lo stesso A. rileva come ulteriori limiti nella formulazione del catalogo nel codice la non completezza del disposto, la formulazione generica di alcune fattispecie, la non univoca terminologia utilizzata, il linguaggio troppo esortativo, la ripetitivita di alcune tematiche, 72-73).

(45) Cfr. E. CORECCO, Il catalogo dei doveri-diritti ..., cit., 499 e S06; J. Hervada, Diritto costituzionale canonico, cit., 116. La spiritualita sembra una mera derivazione dell'appartenenza rituale.

(46) L'apertura registrata e stata frenata da una cautela e misura forse eccessiva.

(47) G. Lo Castro riguardo all'attuale formalizzazione dei diritti del fedele riscontra una sorta di <<clausola generale di affievolimento>> (I soggetti e i suoi diritti nell'ordinamento canonico, Milano 1985, 238-248).

(48) Cfr. E. CORECCO, Considerazioni sul problema dei diritti fondamentali del cristiano nella Chiesa e nella societa. Aspetti metodologici della questione, in lus et Communio, 260-264.

(49) Come vedremo meglio tra poco (infra [seccion] 4.1.2), il limite principale concerne proprio l'effettivita e incisivita della tutela apprestata.

(50) Si pensi ad es. ai diritti di associazione, di riunione, d'opinione, ecc.

(51) Al di la dei beni strettamente salvifici, la giuridicita ecclesiale riguarda anche beni umani strumentali (cfr. C. J. ErraZURIZM., Presentazione sistematica ..., cit., 404-405).

(52) Questo fenomeno o contesto ci sembra il principale motivo dell'archiviazione della LEF, cfr. anche D. CENALMOR Palanca, La Ley fnndamental de la Iglesia. Historiay andlisis de un proyecto legislativo, Pamplona 1991, 191-242.

(53) <<[seccion] 1. Nell'esercizio dei propri diritti i fedeli, sia come singoli sia riuniti in associazioni, devono tener conto del bene comune della Chiesa, dei diritti altrui e dei propri doveri nei confronti degli altri. [seccion] 2. Spetta all'autorita ecclesiastica, in vista del bene comune, regolare l'esercizio dei diritti che sono propri dei fedeli>> (can. 223 CIC).

(54) <<La formulazione, certamente non troppo felice, da l'impressione che possa esistere un diritto contro il bene comune oppure contro i diritti altrui o i doveri rispetto agli altri (due realta che sono poi coincidenti, giacche i doveri giuridici esistono in funzione del diritto di un altro soggetto), e che il problema riguardi unicamente l'esercizio, essendoci un dovere di tenerne conto. [...] il c. 223 [seccion] 2 stabilisce [...] Questa regolamentazione non puo mai intaccare le esigenze di giustizia della dignita del battezzato, ossia i diritti fondamentali intesi in senso realistico e concreto>> (C. J. ERRAZURIZ M., Corso fondamentale sul diritto nella Chiesa. I. Introduzione. I soggetti ecclesiali di diritto, Milano 2009, 210); <<Si tratta di una formulazione difettosa dei limiti dei diritti, perche tanto il bene comune della Chiesa quanto i diritti altrui non costituiscono solo modi di esercizio, ma veri e propri limiti del diritto (non esiste il diritto di ledere il bene comune ne quello di ledere i diritti altrui). Parlare poi dei doveri nei confronti degli altri e una ridondanza, perche ad un dovere corrisponde il diritto della persona nei cui confronti si ha il dovere; pertanto, il dovere nei confronti degli altri altro non e se non il diritto altrui>> (J. Hervada, Diritto costituzionale canonico, cit., 95); <<Notevoli perplessita suscita anche la disposizione del can. 223 [seccion] 2 [...] la disposizione del can. 223 [seccion] 2 e formulata in termini troppo ampi e generici per poter essere considerata accettabile>> (G. FELICIANI, Il popolo di Dio, cit., 25).

(55) In altro contesto gia rilevavamo: <<Il problema attuale e pio di mentalita e di categorie che di contenuti e conoscenze. [...] L'insidia maggiore soggiacente ai residui della concezione per stati nella Chiesa e quello di supporre un'implicita impronta aristocratica nell'agire dell'autorita>> (M. DEL POZZO, La nozione giuridico-ontologica di gerarchia, Annales Theologici 27 [2013] 414-415).

(56) Non ci riferiamo qui alle omissioni o all'assenza di diritti che esamineremo oltre (infra [seccion] 4.2), ma alla lacunosita o imprecisione nella formulazione del dettato codiciale.

(57) In questa linea un punto di riferimento obbligato restano i lavori redazionali in seno prevalentemente al Coetus Spedate Studii de Lege Eccksiae Fundamentate, cfr. ad es. Communicationes 6 (1974) 59-72; 8 (1976) 78-108; 12 (1980) 25-47.

(58) Cfr. D. Le TOURNEAU, Droits et devoirs fondamentaux ..., cit., 1-2 (L'<<e'pine dorsale>> du Code).

(59) Cfr. E. Baura, Parte Generale del Diritto Canonico. Diritto e sistema normativo, Roma 2013, 239-244.

(60) <<Anzi, in un certo senso, questo nuovo Codice potrebbe intendersi come un grande sforzo di tradurre in linguaggio canonistico questa stessa dottrina, cioe la ecclesiologia conciliare>> (GIOVANNI Paolo II, cost. ap. Sacrae disciplinae leges, XI).

(61) Si pensi ad es. al can. 210 (<<Tutti i fedeli, secondo la propria condizione, devono dedicare le proprie energie al fine di condurre una vita santa e di promuovere la crescita della Chiesa e la sua continua santificazione>>).

(62) <<Bisogna tuttavia ricordare che non tutti i contenuti di questi canoni [208-223] hanno indole giuridica; talora, a proposito dei doveri, accanto ad esigenze di stretta giustizia, vi sono obblighi di natura morale>> (P. LombardIa, Lezioni di diritto canonico. Introduzione-- Diritto Costituzionale--Parte generale, Milano 1984, 98). Cfr. anche supra nt. 44.

(63) Hervada a proposito del can. 213 invoca il riferimento testuale a LG 34, fonte della disposizione: <<L'avverbio abundanter e fondamentale>> (Diritto costituzionale canonico, cit., III); si duole inoltre della formulazione, oltre che dei cann. 221 e 223 (Pensieri di un canonista ..., cit., 152; Diritto costituzionale canonico, cit., 95), anche dello stesso can. 208 introduttivo: <<La formula utilizzata non e stata fortunata>> (Pensieri di un canonista ..., cit., 136). Anche Feliciani evidenzia le difficolta redazionali legate ad una formalizzazione prima inesistente (Il popolo di Dio, cit., 24).

(64) La promozione dei diritti dei fedeli costituisce il canone ermeneutico fondamentale per realizzare l'ordine sociale giusto del popolo di Dio. Ci sembra pertanto che pio che affinare o precisare le proposizioni occorra avvedersi pienamente delle potenzialita e delle virtualita dell'uguaglianza e varieta dei battezzati.

(65) Cfr. M. E. Gonzalez Martinez, Libro II del CIC. Pueblo de Dios. I. Los fieles, Valencia 2005, 1932; G. Incetti, Il popolo di Dio, cit., 11-27.

(66) Cfr. J. M. Gonzalez del Valle, Derechos fundamentales y derecho publicos subjetivos en la Iglesia, Pamplona 1971, 265-271.

(67) <<E facile constatare che nella decisione di sopprimere le disposizione dello SCH, la Commissione si sia lasciata guidare non solo dal principio di eliminare doppioni rispetto alla LEF, ma anche di sopprimere le fattispecie che potevano essere gia implicitamente contenute nella LEF stessa>> (E. Corecco, Il catalogo dei doveri-diritti ..., cit., 496).

(68) Il rilievo del difetto del fattore carismatico e in linea con l'orientamento teologico, l'osservazione del limite dell'apparato strumentale risponde pio all'indirizzo giuridico.

(69) Non si tratta insomma di deficienze, per cosi dire, preconcette e pregiudiziali ma della dimostrazione della peculiare focalizzazione dei diversi approcci.

(70) Cfr. G. Incitti, Il popolo di Dio, cit., 44 (nt. 37).

(71) Cfr. E. CORECCO--L. Cerosa, Il diritto della Chiesa, Milano 1995, 28-32 (Il ruolo ecclesiologico-costituzionale del <<Charisma>>).

(72) Cfr. C. J. Errazuriz M., Il diritto e la giustizia nella Chiesa, per una teoria fondamentale del diritto canonico, Milano 2000, 200-203.

(73) Nel pensiero di Corecco il diritto ecclesiale si configura esplicitamente come ordinatio fidei e non come ordinatio rationis, superando cosi l'impostazione tomistica classica.

(74) Il XXXV Congresso Nazionale dell'Associazione Canonistica Italiana fa il punto sulla situazione dei diritti fondamentali a vent'anni dall'entrata in vigore del codice.

(75) Il titolo ricalca da vicino l'oggetto della presente indagine.

(76) Cfr. P. A. BONNET, I diritti-doveri fondamentali ..., cit., 124.

(77) <<Di fronte alla importanza, alla centralita, alla fondamentalita del carisma nella vita del Popolo di Dio e dei fedeli non puo non colpire il silenzio assoluto del codice del 1983 al riguardo, anche per la gravissima obbligatorieta di esercizio che un tale dono dello Spirito necessariamente comporta, cosi da essere del tutto impreteribile pure nella costruzione del cammino dei fedeli medesimi verso Dio, che Egli stesso ha voluto venisse forgiato, anche ma imprescindibilmente, attraverso la pratica del dono dispensato "ad utilitatem">> (P. A. Bonnet, I diritti-doveri fondamentali ..., cit., 142).

(78) Cfr. G. Ghirlanda, <<Istituzione>>, in G. Calabrese--Ph. Goyret--O. F. Piazza, Dizionario di ecclesiologia, Roma 2010, 779-784 (La struttura sacramentale-carismatico- istituzionale della Chiesa). Non a caso l'Autore e quello pio ripreso e citato nel contributo di Bonnet.

(79) Cfr. siipra [seccion] 3.2.

(80) Cfr. M. DEL POZZO, Puntualizzazioni sul principio costituzionale di varieta nel popolo di Dio, Ephemerides Iuris Canonici 54 (2014) 339-373.

(81) <<Non autem sufficit iurium definitio, ad eorum efficaciam. Haec iurium necessaria efficacia requirit ut certis atque ordinatis protectionis mediis sint munita>> (W. ONCLIN, Considerationes de iurium subiectivorum in Ecclesia fundamento ac natura, in Atta Congressus Intemacionalis Iuris Canonici [Romae, in aedibus Pont. Universitatis Gregorianae 25-30 Septembris 1950], Romae 1953, 225).

(82) Lo schema del 1977 ad es. menzionava: <<11. Il diritto di ricorso contro l'abuso di potere (can. 34); 12. Il diritto di difesa nelle cause giudiziarie e amministrative (can. 36 [seccion] 2); 13. Il diritto di conoscere il nome del denunciarne nelle stesse cause (can. 36 [seccion] 3)>> (riportato da E. Corecco, Il catalogo dei doveri-diritti ..., cit., 495).

(83) <<Neque id sufficit ut tutela iurium in iure nostro convenienter vigeat. Agnoscenda enim sunt iura subiectiva vera et propria sine quibus ordinario iuridica societatis vix concipitur. Proclamari idcirco oportet in iure canonico principium tutelae iuridicae aequo modo applicari superioribus et subditis, ita ut quaelibet arbitrarietatis suspicio in administratione ecclesiastica penitus evanescat>> (Sinodo DEI Vescovi, Principium VII. De ordinanda procedura ad tuenda iura subiectiva, Communicationes 1 [1969] 83).

(84) Per alcuni riscontri cfr. anche D. Cito, La tutela dei diritti fondamentali del fedele nell'ordinamento canonico, in I diritti fondamentali ..., cit., 175-176.

(85) Cfr. J. Llobell, Contemperamento tra gli interessi lesi e i diritti dell'imputato: il diritto all'equo-processo, Ius Ecclesiae 16 (2004) 363-386. Lo stato di emergenza attuale e pernicioso per la sbrigativita e sommarieta dei giudizi e per l'incuria precedente che denota; rilevava mestamente Benedetto XVI: <<A partire dalla meta degb anni Sessanta [il diritto penale] semplicemente non e stato pio applicato. Dominava la convinzione che la Chiesa non dovesse essere una Chiesa di diritto, ma una Chiesa dell'amore; che non dovesse punire>> (BENEDETTO XVI, Luce del mondo. Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi. Una conversazione con Peter Seewald, Citta del Vaticano 2010, 47).

(86) Anche lo Schema c.d. monacense (W. Aymans--H. Heinemann--K. Morsdorf--R. A. Strigi), prevedeva solo la limitazione legale dei diritti fondamentali e comunque salva illorum substantia, cfr. can. 25 [seccion] 2, Arkiv fiir katolholisches Kirchenrecht 140 (1971) 435.

(87) Cfr. M. DEL Pozzo, Quale futuro ..., cit., 600-603.

(88) La scienza costituzionale non dovrebbe mai limitarsi al momentaneo e al contingente ma cogliere la struttura essenziale del diritto del popolo di Dio.

(89) La figura del chierico simoniaco e concubinario sono probabilmente gli abusi tramandati con pio frequenza dalla tradizione canonica.

(90) <<I fini propri sono principalmente: ordinare il culto divino, provvedere ad un onesto sostentamento del clero e degli altri ministri, esercitare opere di apostolato sacro e di carita, specialmente a servizio dei poveri>> (can. 1254 [seccion] 2). Il canone esplicita dunque la finalizzazione dell'attivita patrimoniale ecclesiale.

(91) Cfr. Mt 18,7.

(92) Basti pensare all'introduzione dei consigli per gli affari economici (carni. 492, 537, 1280).

(93) L'assetto economico della Santa Sede e in fase di profonda revisione e riordino con l'istituzione del Consiglio per l'Economia (FRANCESCO, m.p. Fidelis dispensator et prudens, 24-11-2014), cfr. anche D. ZaLBIDEA, La reorganizacion economica de la Santa Sede. Balance y prospectivas, Ius Canonicum 54 (2014) 221-251, che individua nella trasparenza e nella professionalizzazione le linee direttive della riforma.

(94) L'informazione e il controllo non possono mai trasformarsi in espedienti per sminuire o paralizzare le attribuzioni e l'iniziativa del responsabile. NeH'amministrazione ecclesiastica, considerati anche gli scopi e i contenuti sociali della gestione, non si richiede certo la massimizzazione del profitto o l'ottimizzazione degli utili ma la coscienziosita e rispondenza della conduzione.

(95) L'attivita amministrativa prowedimentale ha gia parecchie misure e assicurazioni (cfr. ad es. l'obbligo di istruttoria, consultazione, partecipazione, motivazione, ecc.; cann. 50 e 51). Interessan te in questa linea e anche G. Dellavite, Munuspascmeli: autorita e autorevolezza. Leadership e tutela dei diritti dei fedeli nel procedimento di preparazione di un atto amministrativo, Roma 2011.

(96) Si pensi al possibile differente approccio al tema tra le chiese latine o africane e quelle mitteleuropee o anglosassoni (ove in molti casi sono gia statati raggiunti buoni livelli di trasparenza e chiarezza). La Chiesa riconosce e rispetta le diversita ambientali ma non puo ammettere un'eccessiva disparita o squilibrio comportamentale e operativo. Gia a proposito della situazione giudiziaria lamentavamo: "A ben guardare si profila quindi un panorama variegato, come a dire, una "giustizia a due o a tre velocita": accelerata (forse troppo), moderata e, non di rado, rallentata" (M. DEL Pozzo, Statistiche delle cause di nullita matrimoniale: "vecchi" dati e "nuove" tendenze, in H. FRANCESCHI--M. A. Ortiz [eds.], Verita del consenso e capacita di donazione. Temi di diritto matrimoniale e processuale canonico, Roma 2009, 465), considerazioni analoghe possono valere per l'ambito economico.

(97) J.-P. Schouppe nella relazione del 30-X-2013 al Gruppo di ricerca CASE presso la Pontificia Universita della Santa Croce su Diritti fondamentali deifedeli in rapporto alla partecipazione al governo dei beni temporali (Ius Ecclesiae 26 [2014] 397-414) dedica un paragrafo a "Una lacuna da colmare: la formalizzazione del diritto fondamentale dei fedeli alPinformazione" ([seccion] 4), ove, oltre a lamentare la mancata previsione nella LEF e nei codici, sottolinea: "L'urgenza di colmare detta lacuna non puo che aumentare di fronte alla palese crescita di importanza assunta dall'informazione sia nella vita e nel governo della Chiesa sia nella societa tecnologica e globalizzata" (411).

In linea non troppo dissimile rileva Gonzalez Martinez: "Puede deducirse -aun cuando no se encuentre formalizado- un derecho a la informacion en la Iglesia. Hay motivos de peso para ello: porque sin la informacion no es factibile participar con cierto conocimiento en la vida de la Iglesia, ni tampoco formarse una adecuada opinion. Es una realidad que se delinea con la participacion real en la vida de la Iglesia. Informar puede considerarse como un deber tambien de la Jerarquia, en la medida que se refiere al bien comun y a las instituciones; y tambien a los demas fieles. Y la materia se compone de las actividades con dimension externa y social en la Iglesia; no es materia lo personal y lo privado y todo lo relativo al secreto en el fuero interno" (Libro li del CIC, cit., 88). Questo A. evidenzia bene la spettanza per quanto ritenga implicito il diritto nel disposto del can. 212.

(98) I beni temporali non rientrano tra i beni salvifici ma sono funzionali all'adempimento della missione evangelizzatrice (cff. supra nt. 51).

(99) "I fedeli sono tenuti all'obbligo di sovvenire alle necessita della Chiesa, affinche essa possa disporre di quanto e necessario per il culto divino, per le opere di apostolato e di carita e per l'onesto sostentamento dei ministri" (can. 222 [seccion/. 1).

(100) Cff. J.-P. SCHOUPPE, Diritti fondamentali dei fedeli ..., 401-406; D. CENALMOR, sub c. 222, in Comentario exegetico ..., II/l, Pamplona 2002, 154; C. Begus, Diritto patrimoniale canonico, Roma 2007, 52-59.

(101) Cff. cann. 1273-1289 (Tit. II. L'amministrazione dei beni).

(102) II tono esortativo talora prevale sulla valenza giuridica delle statuizioni.

(103) Schouppe esplicita la sua richiesta cosi: "La formalizzazione di questo diritto-dovere nel catalogo di entrambi i Codici canonici dovrebbe prendere in considerazione il diritto di tutti fedeli di essere informati in modo generale sul governo ecclesiale sia a livello centrale che locale. Inoltre, tra i fedeli, quelli che partecipano al governo della Chiesa devono essere pio specificamente informati in modo proporzionale al loro "interesse", ossia in funzione della loro presa di responsabilita nel servizio della Gerarchia e a seconda della loro preparazione professionale nonche della personale condizione ecclesiale" (Diritti fondamentali dei fedeli..., cit., 412).

(104) Le lacune e le mancanze nella gestione del patrimonio ecclesiastico spesso sono rinfacciate strumentalmente o polemicamente da coloro che sono lontani o ostili alla Chiesa e sono trascurate o ignorate dai credenti osservanti e praticanti. La richiesta di dati o informazioni non deve essere concepita come un attentato alla fiducia e alla stima nei confronti dei pastori.

(105) Cfr. ad es. il c.d. Rapporto Murphy (http://Tvmv.jiistice.ie/en/JELR/Pages/PB09000504) e BENEDETTO XVI, Lettera pastorale ai cattolici dell'lrlanda, 19-III-2010, in cui tra l'altro il Papa senza mezzi termini dichiara: "Non si puo negare che alcuni di voi e dei vostri predecessori avete mancato, a volte gravemente, nell'applicare le norme del diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini di abusi di ragazzi. Seri errori furono commessi [...] Tutto questo ha seriamente minato la vostra credibilita ed efficacia" (n. 11).

(106) II Rapporto presentato il 5-6-V-2014 dalla Santa Sede all'ONU in riferimento alla Convenzione contro la tortura parla di 848 chierici destituiti dallo stato clericale e di altri 2500 gia sottoposti a sanzioni minori, in http://www.news.va/it/news/mons-tomasi-convenzime-tortura-riconosciuto-impeg (10-VII-2014).

(107) E abbastanza significativa la presenza nella homepage della Santa Sede di una ricca raccolta di testi e documenti su Abuso sui minori. La risposta della Chiesa (http://www.vatican.va/resources/index_it.htm).

(108) Nella stessa occasione sopra riportata (cfr. nt. 85) il Pontefice asseriva: "In quell'epoca anche persone molto capaci hanno subito uno strano oscuramento del pensiero. Oggi dobbiamo imparare nuovamente che l'amore per il peccatore e l'amore per la vittima stanno nel giusto equilibrio per il fatto che io punisco il peccatore nella forma possibile e appropriata: in questo senso nel passato c'e stata un'alterazione della coscienza per cui e subentrato un oscuramento del diritto e della necessita della pena" (Luce del mondo, cit., 45).

(109) L'esperienza del peccato e delle miserie della creaturalita e una costante ineliminabile nel cammino storico del popolo di Dio. La linea di soluzione non puo che passare comunque attraverso l'attento e premuroso discernimento, selezione e formazione dei seminaristi e dei candidati alla vita consacrata.

(110) E utile sottolineare che il deficit nell'applicazione delle misure cautelari e un sentito limite dell'azione di salvaguardia e di governo; cfir. anche G. P. MONTINI, Provvedimenti cautelari urgenti nel caso di accuse nei confronti di ministri sacri. Nota sui canoni 1044 e 1122, Quaderni di diritto ecclesiale 12 (1999) 191-204.

(111) Non si tratta di una questione di "strategia" o di "lifting normativo" ma di riconoscere la bonta del giusto e la necessita della repressione dell'ingiustizia.

(112) Occorre evitare la sensazione di reazione allo stato di accusa o di risposta alle denigrazioni e ai rimproveri provenienti dalla stampa o dagli organismi internazionali.

(113) Cfr. can. 1395 CIC e art. 6 Congregazione per la Dottrina della Fede, Normae de gravioribus delictis, approvate dal Santo Padre il 2 I-V-2010 e promulgate dalla CDF con Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica e agli altri Ordinari e Gerarchi interessati circa le modifiche introdotte nella lettera apostolica motti proprio data "Sacramentorum sanctitatis tutela", 15-V-2010, AAS 102 (2010)424.

(114) La formalizzazione della prescrizione dovrebbe insomma esplicitare che l'opzione preferenziale della Chiesa per i piccoli, i deboli e i malati si concreta nella speciale cura e attenzione nei confronti dell'infanzia e della disabilita. La formazione e la protezione spirituale e morale dei minori e degli infermi e pertanto un impegno e una sollecitudine prioritaria di tutti i fedeli. Ciascuno dunque e tenuto, nella misura delle proprie funzioni e possibilita, a vigilare e contribuire a reprimere ogni genere di violazioni e attentati.

(115) In merito cfr. anche M. DEL Pozzo, Il rapporto tra delitto e peccato nell'attualita del diritto canonico, Ius Canonicum 53 (2013) 214-215.

(116) Fermo restando la positivita dell'orientamento di fondo, l'assenza di uno specifico delitto canonico al di fuori della commissione da parte di un chierico o di un membro di un istituto di vita consacrata non significa l'irrilevanza o trascurabilita del problema sociale. Le realta civili interessano la Chiesa, in modo particolare per quanto attiene alla famiglia e alla scuola.

(117) Precisava ad es. mons. Onclin a proposito della LEF: "Sara un testo dotato della massima stabilita, ma del tutto riformabile secondo le esigenze dei tempi in cosi rapida evoluzione" (L'Osservatore Romano 7-VIII-1971).

(118) Lo statuto del fedele e un portato soprannaturale e culturale. La giustificazione della posizione richiederebbe una analitica argomentazione che trascende le possibilita della presente indagine.

(119) La conformita dei diritti con la volonta fondazionale di Cristo e il presupposto imprescindibile della loro validita.

(120) Si pensi magari alla legalita o giusdziabilita penale, alla formalizzazione degli atti normativi o all'applicazione del principio di sussidiarieta in linea con le aspirazioni di papa Francesco.

(121) Cfr. C. J. Errazuriz M., Presentazione sistematica ..., cit., 393.1 beni salvifici (parola, sacramenti e servizio della carita) ci paiono comprensibilmente meglio delineati ed esplorati e meno suscettibili di precisazioni e integrazioni.

(122) Il rispetto del livello principale e fondamentale della scienza costituzionale implica una certa ponderazione e consolidamento. La prudenza non vuol dire pero lentezza e indecisione ma oculata valutazione e decisione operativa (cfr. J. PIEPER, La prudenza, Brescia-Milano 1999, 42-45).

(123) Il rilievo costituzionale puo scorgersi nello stesso sorgere dei retti cambiamenti sociali (in ipso oriti rerum novarum).

(124) Le resistenze nell'ammissione della categoria dei "diritti fondamentali" palesate nelle discussioni dell'80 derivavano proprio da questa preoccupazione (cfr. A. SCOLA--E. CORECCO--N. Herzog (eds.), Les droits fondamentaux dii chretien dans l'Eglise et dans la societe. Actes du IV. Congres intemational de droit canmique, Fribourg (Suisse), 6-1 l-X-1980--Die Grundrechte des Chrisen in Kirche und Gesellschaft. Akten des IV. Intemationalen Kongresses fur Kirchenrecht -l diritti fondamentali del cristiano nella Chiesa e nella societa. Atti del IV. Congresso intemazionale di Diritto canonico, Fribourg-Freiburg im Breisgau-Milano 1981).

(125) La scienza secolare esercita un ascendente e un influsso abbastanza consistente sulla canonistica soprattutto a livello di teoria generale e di criteri di concettualizzazione, cfr. M. DEL POZZO, Il magistero di Benedetto XVI ai giuristi. Inquadramento, testi e commenti, Citta del Vaticano 2013, 21-23.

(126) Cfr. Baura, Profdi giuridici dell'arte di legiferare nella Chiesa, Ius Ecclesiae 19 (2007) 13-36.

(127) Il riconoscimento dei diritti non e una forma di complicazione o aggravamento nell'esercizio della potesta ma il modo di assicurare il perseguimento del massimo bene della comunita.

(128) "Gli autentici mutamenti sociali sono effettivi e duraturi soltanto se fondati su decisi cambiamenti della condotta personale. Non sara mai possibile un'autentica moralizzazione della vita sociale, se non a partire dalle persone e facendo riferimento ad esse: infatti, "l'esercizio della vita morale attesta la dignita della persona"" (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, Citta del Vaticano 2004, n. 134).

(129) I diritti assoluti e a maggior ragione quelli della personalita sono intrinsecamente erga omnes.

(130) Cfr. supra nt. 59. L'impronta giusrealista, da noi sostenuta e coltivata, porta ad aprirsi alla realta sociale e ad accogliere una certa eterogeneita disciplinare ma richiede comunque un'adeguata traduzione in termini normativi.

(131) Cfr. supra nt. 61.

(132) In questa linea il diritto come principio ispiratore o direttivo presuppone e amplia la portata del bene giuridico in senso stretto ma non puo prescindere dalla sua base sostanziale.

(133) Cfr. J. Hervada, Cos'e il diritto? La moderna risposta del realismo giuridico, Roma 2013, 81-83.

(134) Si puo parlare al riguardo di una sorta di "procedimentalizzazione della responsabilita" piuttosto consueta soprattutto nei paesi di civil lavi.

(135) La semplicita e la flessibilita restano le note caratteristiche tipiche dell'ordinamento canonico.

(136) In ambiti civili l'accesso agli atti o la partecipazione al procedimento si tramutano spesso in incombenze dilatorie e aggravi burocratici.

(137) Cfir. supra nt. 54 a proposito del can. 223. Nella mentalita dei Pastori il rispetto dei diritti e inteso talora come uno spiacevole limite all'esercizio della discrezionalita.

(138) "Despite the presence of specific obligations and rights in the code, difficulties remain in their practical implementation in the life of the Church" Q. H. PROVOST, Introduction to Canons 208223, in J. P. Beal--J. A. Coriden--T. J. Green [eds.], New commentary on the Code of Canon Law, New York-Mahwah [NJ] 2000, 257).
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Title Annotation:texto en italiano
Author:del Pozzo, Massimo
Publication:Ius Canonicum
Article Type:Ensayo
Date:Jun 1, 2015
Words:14817
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