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La Campania phoenix di Michele Sovente.

Abstract: Originario di Cappella, a meta strada tra Bacoli e Monte di Procida, Michele Sovente ha fatto del suo territorio l'ambientazione privilegiata della sua poesia. Tra i luoghi che maggiormente la connotano, figurano i paesaggi tellurici dei Campi Flegrei: tra le acque del lago d'Averno e la "barbarica Pozzuoli" si stagliano spazi arsi animati da memorie, spettri e fantasmi che sorgono dai fumi sulfurei e dagli sciami bradisismici. Accanto al territorio flegreo e presente Napoli, metropoli contemporanea "mai troppo intossicata", brulicante di vita, che presenta rovine e segni del tempo diversi eppure analoghi a quelli della sua provincia. Attraverso la lettura della produzione soventiana si propone una prima indagine sui luoghi in cui si muove questa voce poetica che non si limita a cantare le odi della Campania felix, ma che osserva la devastazione ambientale e culturale in cui versa il territorio.

Keywords: Michele Sovente, Campi Flegrei, Napoli, poesia contemporanea, ecocritica.

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A Napoli mi legano i miei studi, l'insegnamento ormai ventennale presso l'Accademia di Belle Arti, il piccolo borgo dove vivo, Cappella, che non c'e su nessuna carta geografica, ma per me e importante come Cuma, Baia, Pozzuoli, con il loro fascino di tufo, terme, statue romane, spettri che salgono dai numerosi colombari di zolfo, di laghi, che mi esaltano e mi commuovono (Franco 2004).

Cosi, in un dialogo con Mario Franco, Michele Sovente (1) descrive il suo rapporto piu che privilegiato con quella fascia di costiera campana che va dai Campi Flegrei al porto di Napoli, gia al centro di una vasta messe di versi di ogni epoca e secolo (2). Il lettore che abbia familiarita con la sua poesia non fatichera a rintracciare nell'accumidatio di "tufo, terme, statue romane, spettri che salgono dai numerosi colombari di zolfo, di laghi" (Franco 2004), tracce parziali dell'ambiente flegreo, i materiali disseminati nelle sue maggiori raccolte (3). E difficile rinvenire nel Novecento poetico, pur cosi pieno di autori legati alle loro terre d'origine, un rapporto simbiotico tra poesia e geografia che trasformi il territorio in uno dei temi principali di un'intera produzione. Non e un caso che l'unica monografia attualmente esistente su Sovente--se si eccettua il denso fascicolo di Istmi in suo onore (31-32, 2013)--sia Il Territorio dei Versi di Mimmo Grasso, che sin dal titolo sottolinea come il "territorio" sia "l'insieme delle pulsioni di cui la pagina e mappa" (Grasso 8).

Il rilievo dell'area flegrea aumenta di libro in libro, come testimonia anche il suo graduale imporsi sin dallo spazio dei paratesti (ancora una questione di titoli: Cumae e Bradisismo), al punto che si puo parlare di un graduale spostamento "da un'iniziale contrapposizione al corpo sfigurato della societa a un inoltrarsi dentro i piu profondi caratteri del territorio" (Alfano 2010b: 8). Altrove, lo stesso Alfano ha definito Sovente:
   un poeta sismografo, che e invaso, o invasato, haunted, dal
   territorio in cui vive: un territorio tellurico, vibratile, il cui
   movimento verticale palesa e occulta volta a volta la stratigrafia
   geologica e culturale. In questa "zona", irrequieta tra alto e
   basso, tra vita dell'oggi e inabissamento nel passato geologico e
   culturale, il poeta si aggira per recuperare i frammenti, i
   preziosi lapilli di una lingua che e tutt'uno con la terra
   (2013:129).


L'insistenza sull'irrequietezza di questa zona vulcanica, dai movimenti imprevedibili ma ricca di segreti da riscoprire e portare alla luce, aiuta a sgomberare il campo da facili equivoci interpretativi: chi fosse in cerca di loci amoenii resterebbe deluso dalla cartografia poetica di Sovente, che non edulcora l'asprezza delle depressioni naturali tipiche del paesaggio flegreo, ne si effonde piu del necessario sugli squarci che una costa come quella di Miliscola sa donare. La Campania di cui e testimone e vate (4) e piuttosto un singolare campo di forze i cui punti si dividono equamente tra i resti della presenza greco-romana e gli oggetti della vita vissuta, ed e questa compresenza di antico e giornaliero che delinea i profili degli spazi. I Campi Flegrei, culla e casa del poeta, non hanno nulla della cartolina, presentandosi piuttosto come un cumulo di "arse erbe dimenticate / su muri sghembi" (Camminando per i Campi Flegrei, CU: 161-163, w. 5-6), un tempo "abitato da eroi in fuga e divinita / dai nomi sdruccioli o piani, Venere / Demetra Dioniso Diana" (w. 9-11).

Alle divinita si sono sostituiti gli uomini e le donne di una realta che per composizione sociale puo essere definita, ancora oggi, essenzialmente proletaria (5). Ripensando ai sei anni passati in seminario, Sovente individua il "protagonista assoluto" della sua infanzia nell'"incantato universo del Rione Terra con i suoi pescatori, le sue donne sempre incinte, i suoi bambini seminudi, le sue cavernose casette zeppe di reti, indumenti, legna, masserizie [...]" (Z: 8). Sono proprio operai e ferrovieri, massaie e anziane del paese ad animare Cappella di Monte di Procida, il borgo natio di Sovente, che non esita a rivendicarne l'appartenenza, come afferma in una delle poesie piu autobiografiche di Carbones: "A Cappella, in via Petrara io vivo" (A Cappella, in via Petrara io vivo, CA: 118, v. 1). Anche parlando di Cappella e possibile tessere "ombre e ricordi che s'intrecciano / con leggende di famiglia" (w. 4-5). Ancora una volta, il focolare e la Storia, senza che la seconda sia piu importante del primo. La vicenda di Marco e Consiglia Sovente ha lo stesso peso di quella dei soldati romani di Miseno, le cui "ossa armi / e istoriate pareti ancora affiorano, / se un po' si scava" (Via Mercato di Sabato, lunga e stretta, CA: 145, w. 11-13).

Sebbene vengano attraversati quotidianamente da coppiette e comitive, i Campi Flegrei esibiscono letteralmente i loro scheletri. Cappella "se ne sta accovacciata / tra anfratti e lamiere" (Una casa d'acqua, dalla rubrica "Controluce" de Il Mattino 4 marzo 2007), tra gli onnipresenti cunicula del paesaggio tellurico e i manufatti della fabbrica. L'antico e il moderno non sono in un rapporto di subordinazione dell'uno all'altro, ma di convivenza, esattamente come avviene con le lingue adoperate nella poesia (6). Il processo di "riemersione" della lingua latina, del dialetto cappellese e infine del francese e speculare a quello con cui il passato si manifesta nell'area flegrea. La popolare Cappella sorge su una necropoli romana perfettamente conservata a sei metri di profondita, e basta affondare le mani nelle acque locali per trovare un vaso, un medaglione o addirittura i resti di chi solcava queste spiagge secoli fa (7). Miseno, la leggendaria costa virgiliana, non e ricordata in quanto meta di balneazione, ma piuttosto come sepolcro di "statue smangiate dal vento / e dal tempo" (A Miseno c'e il mare [21], B: 29, w. 7-8) la cui voce emerge dal profondo del mare assieme a "fantaseme 'i sale" (A Milleno ce sto 'u mare [20], B: 28, v. 9), tra i quali vi e forse quello dell'omonimo compagno di Enea che qui si vorrebbe sepolto. Del resto, lo stesso mito eziologico dei Campi Flegrei spiega le solfatare e le fumarole che tanto attirano i turisti come le esalazioni dei corpi in putrefazione dei Giganti rinchiusi da Eracle nelle viscere della terra (8). L'antico e un'entita a un tempo ctonia e terrestre, dotata della possibilita di riemergere senza preavviso e ovunque avvertibile. In una delle citta piu care all'immaginario soventiano, Cuma, possono affacciarsi "tra le antiche / ombre le antiche donne" (Le antiche donne cumane, CU: 122, st. 3, w. 1-2), mentre il vate flegreo puo continuare a interrogare una Sibilla che, se pur non citata esplicitamente, non puo che essere quella locale, ancora in grado di prestare la sua voce ad Apollo: "LOQUITUR DEUS ET NEFAS EST TRANSGREDI" (Sulcos addebat sulcis et verba verbis [4], PSAE: 16, v. 12). Qui, in quella che fu la prima colonia magno-greca della Campania, il tempo sfugge al suo ordinario scorrere, avvolgendo e confondendo quanto attraversa la citta e rinviando la regolarita del presente al distinto avvicendarsi delle nuvole "dall'altra parte del mare" (Le domeniche erano piene [12], B: 18, v. 6).

Se ci si sposta verso il capoluogo, il discorso non cambia. La Napoli di cui scrive Sovente presenta caratteristiche in certo modo simili a quelle di Cappella o di Cuma. Quando il percorso lo porta davanti ai grandi monumenti urbani, come la Chiesa del Gesu Nuovo o Piazza Plebiscito, Sovente non si sofferma a contemplarli e decantarli (10). Piuttosto passa avanti, tira dritto per la sua strada che lo conduce alla stazione della cumana di Montesanto, con la quale si puo tornare in area flegrea, o nella piccola ma vivace Port'Alba (11), via nel cuore del centro storico nota a tutti gli universitari--quale fu Sovente, allievo di Salvatore Battaglia e Giorgio Fulco all'Universita di Napoli--per le numerose librerie. Proprio rievocando le mattine passate a spigolare tra i volumi in esposizione e gli appunti di un "illustre cattedratico", forse proprio il Battaglia a cui chiese la tesi di laurea, il Nostro delinea:

la citta, questa mai troppo intossicata Neapolis, murata nelle sublimi sue rovine, la nostra voce spinge verso la buia feritoia di un palazzo assai glorioso che muffe e larve ingoia (Neapolis, vv. 13-18).

La sua Neapolis e una citta due volte antica. Quella in superficie e fatta di mura di tufo e piperno, costellate di reliquie e altri oggetti di culti popolari nei quali convivono San Gennaro e Diego Armando Maradona (12), che perimetrano l'anarchia delle "vie struppiate" in cui '"a vita 'e sempe / rint' 'u rrevuoto affonna" (Ati vvoce, ati ffacce schizzano [3], S: 99, vv. 2-6). Sotto il caos della metropoli giace invece:

un'altra, non meno voluttuosa, citta--anse e cunicoli--con greche e romane nervature (Sotto i piedi un vuoto ..., vv. 22-25).

In effetti, una traversa di via dei Tribunali nasconde un sottopassaggio che conduce a un acquedotto greco vecchio di 2400 anni; qualora si volesse evitare la catabasi nella Napoli sotterranea, basterebbe arrivare a piazza Bellini per imbattersi in resti dell'antica cinta muraria. Anche Napoli, dunque, fa bella mostra della sua storia plurisecolare, dei rapporti stratigrafici che la collocano insieme nel presente e nel passato. Napoli gioca, in effetti, sulla 'porosita' dei palazzi di tufo che la rendono a sua volta "porosa", nell'accezione del termine fornita da Serenella Iovino:
   Napoli e porosa in vari modi. In primo luogo, lo e a livello
   spazio-temporale: una citta sopra altre citta, dove le tracce degli
   insediamenti greci e romani, conservati negli strati sotterranei,
   traboccano sistematicamente per le strade e i loro angoli,
   condividendo porzioni trasversali dello spazio con tribunali
   medievali, palazzi rinascimentali, o chiese barocche. Napoli e
   porosa a causa della sua aura vulcanica, una forza permeabile
   sempre presente nella sua storia. [...] Tuttavia, a un esame piu
   attento, la porosita di Napoli replica la porosita di tutti i corpi
   considerati come siti di "interscambi e transiti" [...], incroci di
   forze, ed entita "di congregazione" [...] (100).


Direi che non solo Napoli, ma l'intera area partenopeo-flegrea si presenta come un punto d'aggregazione e scambio di culture e linguaggi, di storie e vicende. Porosita e bradisismo sono le caratteristiche geofisiche che trasformano le locazioni soventiane in spazi di presenza e resistenza della memoria, che offre una via di fuga dal pericolo di uno smarrimento e di una perdita d'identita per l'individuo (che pero, come si vedra tra poco, e pericolo gia piuttosto avanzato, come tradisce lo stato del paesaggio). La memoria e quella del passato individuale come di quello collettivo, delle giornate passate alla porta del bar della madre come della grande Storia; una memoria in ogni caso viva, osservabile e udibile. Se l'Agrippina di Carbones parla al tempo presente, come se fosse ancora viva, e perche di fatto la sua presenza--il suo "fantasma di sale" portato dal mare--e piu tangibile che mai.

Il tufo in se nasconde i miei sospiri e nella lunga salsedine rinnova la mia rovina ...

[...] Da sempre questa bieca eco mi accompagna mi attanaglia e la dondola per chissa quanto ancora il mare ... il mare ... (Parla Agrippina, CA: 92, vv. 8-21).

Inevitabile, a fronte di questa sensibile messa in ascolto della memoria, la scelta della poesia, che "fa riemergere, porta alla visibilita (alla visione fantastica) cio che abitualmente e sommerso" (Alfano 2013: 126), e in particolare di una poesia spesso connotata formalmente da cantilene metrico-ritmiche, da formulario dei Campi Flegrei, e contenutisticamente dal bagaglio di esperienze e tradizioni di una quotidianita arcaica. Come in ogni realta popolare che sia tale, anche quella flegrea e portatrice di una conoscenza altra da quella promossa dalle istituzioni, a meta strada tra il folklore e il magico, la cui alterita non la rende pero meno valida di quella ufficiale: Sovente ha anzi attinto a piene mani dai ricordi della sua infanzia per recuperare i saperi occulti della sua terra, colti nelle formulazioni linguistiche che costituiscono un altro momento di scavo nella sapienta locale. Uno di questi ricordi e sigillato in un componimento di Carbones. Sovente richiama alla memoria le formule che la madre ripeteva per scongiurare malattie e bruciature. Per guarire le seconde, la formula e "Terra chiara terra scura / 'a carna cotta addiventa crura" (Riti di chiesa. Riti di magia, CA: 135, w. 14-15). Poco importa che il dolore passasse solo dopo molto tempo: "sarebbe d'incanto sparito. / Com'era d'incanto venuto" (w. 19-20), in virtU della modalita d'intervento della magia:

In senso psicologico-protettivo le pratiche magiche hanno sempre successo per coloro che vi sono impegnati, e in senso psicosomatico possono anche facilitare la guarigione: ma cio che la mantiene e la regolarita del successo psicologico-protettivo e non la eccezionalita e la irregolarita delle effettive guarigioni organiche (De Martino 31-32).

Quel che importa, piuttosto, e che la potenza evocata per curare la bruciatura sia la "terra chiara terra scura" dei Campi Flegrei. E questa che, in quanto forgiata dalla potenza del fuoco, consente di guarire quanto il fuoco provoca. Sono la natura e le proprieta del territorio ad aver costituito una vera e propria fonte di conoscenza primordiale della popolazione flegrea, se Sovente stesso puo affermare che "l'odore dello zolfo, oltreche una vera e propria forma d'iniziazione ai segreti dei Campi ardenti, per me ha significato una presa di possesso del senso della vita attraverso i sensi" (Z: 19-20).

Si direbbe che siamo di fronte a una ennesima, contemporanea declinazione della formula pliniana di Campania felix (13), ancora affezionata a una certa visione barocca della bella capitale fondata da Partenope e circondata da coste meravigliose. Invece, la terra delineata da Sovente ricorda piuttosto la fenice, il mitologico uccello di fuoco millenario che, sebbene non faccia parte della ricca voliera dell'autore (14), sara piaciuto al lettore di testi classici. Per molti versi, infatti, questa e una Campania phoenix: e una terra legata al fuoco, bruciata e arsa sin dal nome e come suggeriscono con eloquenza i paesaggi della costa; e portatrice di una memoria antica, attestata da siti archeologici che testimoniano i primi passi della civilta mediterranea; ma, soprattutto, questa memoria antica, proprio come il mitico uccello dopo la sua autocombustione,

ritorna di continuo. Se la potenza dell'immagine e grande, la sostituzione dell'aggettivo felix consente di affrontare un altro aspetto, forse il piu importante, del rapporto tra Sovente e lo spazio. Questa scelta apparentemente innocua comporta la perdita di quella visione arcadica e tutto sommato rassicurante del paesaggio campano. Non lo si fa con leggerezza: al poeta Sovente risultava chiarissimo il dramma di un territorio nel quale, oggi, non c'e felicitas alcuna.

Eugenio De Signoribus ha rilevato che la poesia di Sovente "apre varchi alle profonde dissonanze del nostro tempo, nell'imprescindibile scenario del territorio flegreo". Dissonanze avvertite--spesso subite, talvolta provocate--da un'umanita "a cui viene a mancare (anche letteralmente) la terra sotto i piedi e brancola nella smemoratezza e nell'insensatezza" (S: 7-8; corsivo nostro). Senza affrontare--come pure si dovrebbe affrontare--la questione ancor piu grande e spinosa della perdita d'umanita che produce la condizione di "superstite", si possono ricondurre alle dissonanze di De Signoribus anche quelle ambientali, tanto piu profonde in quanto legate alla terra del Sud, cosi "visceralmente amata, temuta, subita" (S: 10).

La Campania e stata, senza mezzi termini, martoriata e avvilita da una gestione sconsiderata del territorio, prova in piu di una mai risolta questione meridionale. Dietro quest'opera di distruzione, si delineano i contorni del piu becero profitto: "Travolge l'avidita / ogni villa, ogni palazzo" (Al buio, CU: 165-175, w. 44-45). Non si puntera mai abbastanza il dito contro le operazioni di speculazione edilizia che hanno disintegrato il territorio campano, e alle quali hanno risposto non le istituzioni, ma i comitati popolari. L'area flegrea fu a suo tempo teatro di alcune tra le prime battaglie ecologiste dello Stivale, volte a tutelare un patrimonio ambientale vilipeso dagli abusi industriali. Michele Sovente non manco di prendere parte alle lotte per la difesa del territorio che avrebbe poi messo in versi:

sul finire degli anni Settanta [Sovente] partecipa ad incontri e manifestazioni nei Campi Flegrei, tra l'Olivetti e la realta proletaria del Fusaro, di Baia, di Cappella. E tra quelli che occupano gli spazi del Lago Fusaro perche passino ad un uso sociale (Franco 2004).

Le autorita locali, le associazioni e i comitati promossero manifestazioni e iniziative contro lo scempio dei litorali del Fusaro, del Lucrino, dell'Averno e del Maremorto, i grandi laghi flegrei un tempo famosi per la qualita delle acque e della fauna ittica. Tra gli anni Sessanta e Settanta, il Fusaro si ridusse a una vera e propria discarica di liquami e scorie chimiche, mentre l'area circostante, comprensiva di un parco naturale e una palazzina vanvitelliana, venne presto puntata dai lottizzatori (15). Ma destino non diverso ebbe Napoli, il cui "stato di emergenza" e ormai la normalita. Si puo anzi dire che:

Napoli e il mondo flegreo appaiono uniti da una medesima condizione: il conservare, a dispetto della modernita, un'irriducibile anima arcaica e l'essere continuamente fatti oggetto di saccheggio, degrado, barbarie (Franco 2008).

Di questo stupro di lunga durata, mai concluso per una curiosa tendenza dell'immobilismo ad allearsi, non solo per motivi di rima, col bradisismo (16), e testimone e doloroso cantore Sovente. Davanti ai suoi occhi si dipana una natura scomparsa, che ha lasciato il posto al nulla:

Vagano e gemono nude bestiole atterrite, avide di erbe per sempre svanite: deserto e tutto intorno, ormai (Al buio, vv. 23-26).

E se muore la Natura, muore inevitabilmente il suo canto: "Orfeo piu non canta" (v. 27). Ma segnalare la fine del canto di Orfeo vuol dire molto di piu; se l'indicazione di Orfeo e intendere "[i]l conoscere come essenza della vita e come culmine della vita" (Colli 43), a sparire con la Natura e un'intera forma di conoscenza, un modo di dare senso alla vita addirittura ancestrale--le "erbe" sono nel testo latino "antiquas herbas" (In specu, CU: 164-174, v. 25), a sottolinearne una presenza lunga, forse millenaria, che l'uomo e riuscito a distruggere nel giro di pochi anni. Si puo ancora respirare l'odore di zolfo, anche se e piu difficile coglierne i segreti dal momento che, dopo le colate di cemento abusivo degli anni Sessanta-Settanta, la Solfatara di Pozzuoli viene ora soffocata dai rifiuti interrati illegalmente (17).

Sorte analoga per i laghi flegrei, scenari di battaglie giovanili e di passeggiate di riflessione, ai quali viene rivolta una particolare attenzione. Intorno a loro "fluttuano vapori e memorie / con scorie che raccontano / quotidiani squilibri" (Intorno ai laghi flegrei [26], B:33,w. 2-4).

Il lago Maremorto, il "mare" (Il lago Maremorto, a via Miliscola, CA: 122, v. 2) dell'infanzia del poeta, si trasforma da oasi di "grossi/ lupini luccicanti" (w. 6-7) a "scrigno inesauribile / di colibatteri" (w. 8-9), cioe di un batterio indicatore di contaminazione fecale delle acque. Una poesia tratta da Bradisismo puo aiutare a chiarire lo status in cui versano queste acque:

Aperti o invisibili i laghi flegrei parlano tra loro, raccontano intrichi di piante, di voci, si tengono d'occhio, in continuo svariare di tufo, di case spiano le silenziose nubi, resistono a fatica ai tubi di scarico, nei loro segreti pensieri conservano tracce di viaggi e di viaggiatori, osservano con discrezione ogni manifestazione di amore, di sfacelo i laghi flegrei (Aperti o invisibili [8], B: 16).

In Aperti o invisibili, Sovente mostra come i laghi flegrei sintetizzino le contraddizioni di questo territorio. La natura e l'uomo sono accomunati da intrichi e da mutamenti, che nel caso dei secondi producono grandi modifiche anche sui laghi stessi: il "continuo svariare / di tufo, di case", cosi diverso da quello delle nuvole, porta alla costruzione di quei tubi di scarico ai quali "resistono / a fatica". La contrapposizione netta tra Vamore e lo sfacelo, cosi ben marcata nel verso finale della poesia, non impedisce la loro manifestazione in parallelo in un presente diviso tra gite fuori porta e progetti di distruzione dell'ecosistema. La memoria lacustre, pero, conserva pur sempre "tracce di viaggi e di viaggiatori", come quel tal Enea sbarcato sulle coste della futura Miseno per interrogare la Sibilla.

In Sovente, il conflitto non e tra le lingue, ma tra degrado del presente e persistenza della memoria, che si concretizza nelle rovine considerate "il trionfo e la beffa / del tempo, cio che rimane e cio che / assolutamente freddo risuona (Camminando per i Campi Flegrei, w. 14-16).

Il passato che "risuona" non ha nulla a che fare con la retorica del cosiddetto 'rilancio dei mitici Campi Flegrei', che e servita a giustificare il sovrasfruttamento della terra (18) in un sogno irrealizzabile di ricchezza e prosperita. Il passato di Sovente e ancora una volta quello visibile in una realta come quella di Cappella. Un borgo ignoto alle carte geografiche che si rivela altro persino dagli stessi comuni flegrei. "Sogna il turismo / Bacoli, sogna Monte di Procida / l'America" (Immobilismo e bradisismo, vv. 20-22), mentre Cappella, che non e un luogo proiettato a grandi imprese di ristrutturazione economica, desidera solo "l'oblio" (v. 19). Sovente avverte quanto i discorsi sulla "valorizzazione del territorio" siano lontani dalla piu profonda identita dei phlegraei campi: "D'altro parla il tempio / di Serapide a Pozzuoli con le sue / colonne inquiete" (w. 22-24).

"D'altro": di memoria, storia e devozione, misteri, riti e credenze arcaiche, cioe di quanto e costitutivo della poesia di Michele Sovente. Che non e poesia civile--anche se in alcuni momenti il Nostro sembrerebbe tentato di vestire i panni del tribuno--ma che ha in ogni caso una fortissima valenza politica. Il recupero del latino e del dialetto da un punto di vista linguistico, il recupero dei paesaggi campani e delle rovine greco-romane da quello dei contenuti, sono parte di un'operazione di salvataggio di quanto puo agevolare una resistenza all'omologazione imperante, denunciata da Sovente sin dai tempi dell'Uomo al naturale (19). L'omologazione spettacolare, che disumanizza le persone trasformandole in uomini-cane, deteriora le cose riducendole a merci, i luoghi rendendo Napoli e la provincia un unico indefinibile ammasso urbano, identico a tutti gli altri:

Da Calcutta a Manhattan. Da Istanbul a Amsterdam. Dalla Patagonia a Naples. Le metropoli da tempo hanno smesso di sedurre ustionate anime e calamite impazzite attraggono i residui ultimi e minimi di un randagismo superstite (Pensose facce dilagano [1], S: 111-112, w. 24-31).

Quello metropolitano e uno scenario di degrado generalizzato, e non occorre individuare la citta di cui si parla, visto che potrebbe essere Luna come l'altra. Le fioriere, ultimi rimasugli dell'Eden perduto nelle metropoli contemporanee, sono preda della cattiva manutenzione e dell'incuria:

Il nuovo arredo esalta lo sfacelo metropolitano. Si cerca ossessi un'oasi ma spuntano fioriere ricche di cicche e scarti (Ci si sente come ci si sente [10], B: 169-170, vv. 9-13).

Di fronte a tutto questo, si potrebbero assumere due atteggiamenti: la totale noncuranza per le "cose del mondo", che porterebbe a una poesia del tutto slegata dalla realta, fatta solo di "parole innamorate", o l'assunzione del quanto di problematico al fine di individuare una diversa prospettiva di permanenza sulla Terra. Vale la pena soffermarsi su pochi ma importanti versi tratti dalla sezione Il racconto dell'acqua, cronaca della traversata di un barcone di migranti che si stempera nel silenzioso lamento di chi vive la realta metropolitana:

(Passare per muffe e detriti credendo che d'un tratto si possa scoprire uno snodo una svolta: questo e un chiodo fisso questo e il fuoco da cui si diramano attese e speranze ... tu dacci cara riproduzione di cellule la forza di continuare ...) (Giornate malferme [14], B: 230-231, vv. 21-28).

La proposta poetica di Sovente, che evita di lanciare messaggi esplicitamente operativi in nome di un invito al recupero del senso del mondo che ci circonda, assume ancora piu valore. Il vate flegreo non indica soluzioni o formule magiche con cui ripristinare i bei tempi di una volta, che peraltro non sono mai esistiti; puo pero porre interrogativi (20), e prospettare la scoperta di qualcosa che possa segnare "una svolta" proprio grazie al ritornare dei e ai resti della nostra memoria; al ritornare di quella fenice ferita, ma destinata a rinascere, che e la Campania (21).

GIUSEPPE ANDREA LIBERTI

Universita degli Studi di Napoli "Federico II"

NOTE

(1) Su Michele Sovente, sono fondamentali gli studi raccolti nel fascicolo monografico di Istmi 31-32 (2013): 89-143; Alfano 2010b; De Blasi 2003: 52-55; Grasso; Leonelli 1234; Testa 385-386.

(2) Per la rappresentazione letteraria di Napoli, si veda almeno Giglio 2008-2010. Per la rappresentazione della citta nella letteratura contemporanea, si veda Giammattei 2003; contributi piu puntuali sono i recenti Alfano 2010a: 91-147, e Ranaldo 2014. Molto utile, non solo per la ricostruzione dell'evoluzione linguistica dei dialetti campani, ma anche come antologia di passi dedicati ai diversi territori regionali, e De Blasi 2009:120-187.

(3) Si adopereranno le seguenti sigle per indicare le opere di Michele Sovente: PS/E = Per specula aenigmatis. Milano: Garzanti, 1990; CU = Cumae. Venezia: Marsilio, 1998; CA = Carbones. Milano: Garzanti, 2002; Z = Zolfo. Napoli: Dante & Descartes, 2004; B = Bradisismo. Milano: Garzanti, 2008; S = Superstiti. Genova: San Marco dei Giustiniani, 2009.

(4) Cfr. La musica degli abeti con faconda leggiadria [3], PS/E: 13-15, vv. 32-37: "Io il vate Sovente, nella sottoluce di questa / sfera, vado da sempre cercando la mia lingua / sepolta nel ghiaccio e un'altra figura: io, / ultimo vate, a voi, selve, i miei turgidi versi / consacro, voi canto da tempo infinito sommerse / nell'enigma delle sottoselve".

(5) Mimmo Grasso li definisce "paria", la cui verita sarebbe da Sovente "imbastita ancora col sogno, 'occhiuto', di una terra mitica" (31).

(6) "Gli stessi luoghi in cui Sovente e nato e vissuto, se da un lato, come ogni altro luogo, recano i segni di modificazioni profonde, dall'altro lato manifestano una serie di tracce chi rinviano a una continuita con l'antichita [...] Nella continuita dei luoghi si coglie dunque un accostamento tra passato e presente che si trasmette poi sulla pagina nella contiguita tra latino, italiano e dialetto: tutte e tre in un modo o nell'altro sono lingue a vario titolo vive, anche se e d'obbligo sottolineare che tutte e tre le lingue rispondono in primo luogo a un'esigenza espressiva e di sperimentazione del linguaggio poetico" (De Blasi 2013: 94-95).

(7) Si veda La leggenda del paese: "Pensa, qui dove ti muovi / gli antichi hanno vissuto, se scavi / qualche metro di terra puoi trovarne / le ossa ..." (CU: 119, vv. 1-4).

(8) La fonte storica di questa versione del mito e Diodoro Siculo IV, 21, 5-6; si veda anche Savarino 35-36.

(9) Efficace anche il testo italiano: "e il dio che parla: non trasgredirlo" (Solchi aggiungeva a solchi e parole [4], PSAE: 17, v. 13).

(10) Si veda ad esempio Sotto i piedi un vuoto ..., CU: 111-112, dove i grandi edifici della citta ("GesU Nuovo Castel Sant'Elmo / Santa Chiara", vv. 8-9) vengono passati in rapida rassegna.

(11) Cfr. rispettivamente Sui binari della Cumana [28], B: 187, e Neapolis, CU: 151-152.

(12) Cfr. Sotto i piedi un vuoto ..., vv. 12-19.

(13) Cfr. Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 60: "Hinc felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis. Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani".

(14) Sono molti gli uccelli che planano tra i versi di Sovente; si vedano le prime note di Alfano 2010b: 6 e Cosentino. Per la fortuna della fenice, si veda almeno Zambon-Grossato. Cosi la descrive Artemidoro nel Libro'dei sogni (IV, 47): "Quando la spinge il suo destino, essa giunge non si sa da dove in Egitto, ed essendosi costruita una pira di mirra e di cassia sopra di questa viene a morte. Quando la pira e bruciata, dicono che dopo un certo tempo dalla cenere nasca un verme, il quale cresce e poi si trasforma assumendo di nuovo l'aspetto di fenice; quindi vola via dall'Egitto cola donde venne l'altra fenice esistita prima di essa" (241-242).

(15) Cfr. Mancusi 47-51.

(16) Cfr. Immobilismo e bradisismo: "Diletti miei phlegraei campi / infetti dove shie die l'immobilismo / si allea con il bradisismo!" (CU: 113-114, vv. 29-31).

(17) Si legga quanto scrive Mancusi: "E l'ambiente si degrada: Pozzuoli, scampata al bradisismo, rischia di rimanere soffocata in una morsa d'insediamenti scriteriati" (61). Era il 1977. Quarant'anni dopo, la situazione e persino peggiorata.

(18) A proposito di questa truffa ideologica ai danni dell'area flegrea, si veda Grasso: "Ed ecco un altro intreccio: da un lato i 'Campi Flegrei terra del mito', secondo uno slogan molto diffuso, dall'altro il rendersi conto, dopo averli adottati come emblema del proprio territorio mentale, che 'e un mito che i Campi Flegrei siano la terra del mito'" (10).

(19) "E una lotta incessante, una lotta in nome di quegli elementi di umanita che l'individuo deve continuamente darsi per 'allontanare le stolte / immagini pubblicitarie': il potere delle comunicazioni di massa. C'e un rischio, dice Sovente. E l'abbandonarsi al disimpegno, quando non resta altro che la 'febbre di vita' di cui brucia l'immaginazione. Ma alla fin fine tutto si volge nello smantellarsi delle apparenze che governano il mondo" (Claudi 119).

(20) Claudi nota che Superstiti si conclude proprio con due domande: "Ma, dopotutto, a conclusione del libro l'autore ci lascia con due domande davvero sonore. '[...] Chi sara disposto a aiutarmi a resistere? / Per cosa sara utile e giusto fare il superstite?'" (120).

(21) Piace segnalare che, poco prima di morire, Sovente scrive una poesia intitolata Primavera a Cappella e dintorni, dove si legge che "Nei Campi Flegrei / a primavera la natura / parla la lingua della rinascita". La poesia e leggibile in Famiglia Sovente-Sabatano 22.

OPERE CITATE

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Author:Liberti, Giuseppe Andrea
Publication:Italica
Date:Jun 22, 2018
Words:5527
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