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John Picchione. The New Avant-Garde in Italy. Theoretical Debate and Poetic Practices.

John Picchione. The New Avant-Garde in Italy. Theoretical Debate and Poetic Practices. Toronto: U of Toronto P, 2004.

Questo lavoro di John Picchione rappresenta un primo, importantissimo passo per far luce, in territori anglofoni, su un fenomeno letterario, che non si lascia inquadrare molto facilmente. Non si deve dimenticare che anche in Italia, dove in tempi diversi si e cercato di penetrare nella selva intricatissima della produzione neoavanguardistica, a tutt'oggi i lavori "importanti" su quel periodo si contano sulle dita di una mano: messa in guardia dalle parole di Edoardo Sanguineti che, opponendosi all'idea di una scuola, preferisce, per gli sperimentatori italiani degli anni Sessanta, parlare di un "comune orizzonte di ricerca": "(vorrei ricordare che questo Gruppo non si e costituito sull'accordo intorno ad un certo numero di soluzioni, e nemmeno sul fatto che erano gia stati riconosciuti certi problemi, ma sul puro e semplice fatto che c'era la possibilita di un comune orizzonte di problemi)" (Sanguineti, "Intervento," Malebolge 2 [1964]: 86) la critica si e mossa con cautela preferendo nella maggior parte dei casi dedicarsi a uno specifico autore piuttosto che ad una visione d'insieme. Bisognera, infatti, attendere gli anni ottanta, e piu precisamente il 1982, per un'analisi intelligente e a tutto tondo del dibattito teorico che aveva nutrito le sperimentazioni neoavanguardiste, con lo studio di Francesco Muzzioli (Teoria e critica della letteratura delle neoavanguardie italiane degli anni Sessanta, [Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1982]), naturalmente presente tra le fonti di Picchione.

Il lavoro di quest'ultimo si snoda lungo dieci capitoli, sei dei quali sono dedicati esclusivamente ai cinque poeti che nei primi anni Sessanta, presentandosi in un ormai "famigerata" antologia (I novissimi. Poesie per gli anni '60 [Milano: Rusconi & Paolazzi, 1961]), causarono un vero e proprio terrremoto per le fondamenta del "palazzo" letterario italiano. Dopo aver sviscerato le ragioni di quell'antologia nel capitolo d'apertura, grazie ad una puntualissima registrazione delle voci dei protagonisti (su tutti Alfredo Giuliani che aveva avuto l'onore e l'onere dell'introduzione), Picchione si occupa, nel capitolo piu lungo e piu pregnante dell'intero volume, del dibattito speculativo che aveva accompagnato la nascita e gli sviluppi dell'avanguardia italiana. In esso, infatti, alle indicazioni fornite dai cinque sillogizzati, si alternano quelle di Angelo Guglielmi, Renato Barilli, Umberto Eco, Fausto Curi, e molti altri che, a caldo, avevano cercato di porre le basi teoriche dei nuovi sperimentalisti. Ma Picchione non si ferma alia riproposizione di quelle voci, offrendo sia una chiara ricostruzione della polemica scoppiata proprio a causa delle posizioni novissime tra le maggiori riviste del momento (Officina con Pier Paolo Pasolini, Il menabo con Italo Calvino, ed Il Verri con LucianoAnceschi, quest'ultimo schierato con i giovani "contestatori"), sia un intelligente viaggio alia ricerca delle fondamenta filosofiche dalle quali la neoavanguardia sembra costruire il proprio pensiero e di cui un accenno ci era stato dato nel capitolo iniziale.

Quindi, dal terzo al settimo capitolo, si vanno a sviscerare i temi, le tecniche e le posizioni dei cinque novissimi, sintetizzate chiaramente, seppur limitativo, nei titoli che li precedono: The Gestural and Shizoid Language per Alfredo Giuliani; Collage, Multilingualism, and Ideology per l'epica narrativa di Elio Pagliarani; The Labyrinth of Poetry per Edoardo Sanguinati; The Poetic Nomadism per Antonio Porta; e The Invisibility of the Poetic 'I' per Nanni Balestrini. Fino a qui sembra impossibile fare qualsiasi tipo di appunto al lavoro di Picchione: la ricchezza delle citazioni e la sua agile scrittura rendono piacevole e fruttuosa la lettura credo anche per chi si avventuri in un campo completamente nuovo.

L'ottavo ed il nono capitolo, "Other Poets, Other Subversions" e "Crossing the Boundaries of the Word: The Visual Poets," si occupano rispettivamente degli altri poeti che si muovono, ognuno per la propria strada ovviamente, su posizioni vicine a quelle de Il Verri e di quei poeti che, operando una rottura ancor piu forte nei confronti dei modelli poetici tradizionali, apriranno nuovi spazi alia poesia che, in quegli anni, difficilmente si ritrovera svincolata da un qualche attributo: sonora, visiva o concreta che dir si voglia e solo per restare alla punta dell'iceberg. Coraggioso e corretto mi sembra l'inserimento tra i primi, oltre a Edoardo Cacciatore, Giuseppe Guglielmi, Adriano Spatola, Giorgio Celli, Corrado Costa, Patrizia Vicinelli e Giulia Niccolai, di Amelia Rosselli che, nonostante la forte resistenza della stessa, qualora la si volesse accostare alia neoavanguardia, rientra effettivamente nel panorama di poesia di ricerca che caratterizza quegli anni. Tra quelli che Picchione riunisce sotto l'etichetta di poeti visuali spiccano, invece, i nomi di Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti.

E cosi si arriva ai "Closing remarks" che, oltre far incanalare in un unico percorso logico le diverse vie percorse dalla neoavanguardia e che erano state illustrate nei capitoli precedenti, sfociano nel riconoscimento della grande eredita lasciata dalla neoavanguardia alle generazioni future di poeti e scrittori: "it is equally undeniable that the upheaval caused by the neoavant-garde on the entire Italian literary landscape has had effects whose signs are visible on generations of younger poets and on the critical perspectives through which we approach the literary words" (195-96). La conclusione quindi, arriva: "The linguistic nomadism of the neoavant-garde, together with its renewed tools for scrutinizing literature's intricate territory, reveal that there exist no metahistorical literary models, no transcendent literariness. Literature is an endless project that persistently denies any form of crystallization" (196) attraverso la rivisitazione di certe intuizioni di Elio Pagliarani: "i poeti, gli artisti sono quelli che si buttanoe non c'e da fare gli schizzinosi se chi approda per una sosta--perche si approda solo per momentanee soste, finche si fa, in arte--sara stracciato e rechera magari solo sabbia ed alghe tra le mani." ("Poesia ideologica e poesia oggettiva," Nuova corrente 31 [1963]: 40).

Nonostante io ritenga questo un lavoro in grado di spalancare le porte della neoavanguardia ad un nuovo pubblico che non aveva mai avuto la possibilita di usufruire di strumenti critici in grado di facilitarne l'impresa, non posso fare a meno di sottolineare la leggera delusione che non puo non rimanere nel lettore esperto, una volta arrivato alla fine di questo volume. La promessa del titolo di una "full immersion" nell'universo neo-avanguardia viene dissillusa dal minimo spazio offerto agli autori non inclusi ne I Novissimi, dando cosi l'erronea sensazione che questi ultimi siano, in fondo, da considerare dei minori rispetto ai cinque antologizzati. Adriano Spatola, che avrebbe dovuto di diritto far parte di quell'antologia e al quale non e dedicata che una paginetta, ci informa poi dell'altra grande dimenticanza di questo libro. Se da una parte va riconosciuto a Picchione il merito di aver identificato in Edoardo Cacciatore uno dei "guru" della neoavanguardia italiana, incomprensibile e dall'altra parte la pressoche totale assenza di Emilio Villa che nel lontanissimo 1947 con la raccolta poetica Oramai aveva di fatto aperto la strada alle sperimentazioni neoavanguardiste di fine anni '50. Forse nell'astio dei cinque novissimi verso il poeta milanese, testimoniato da Spatola durante un'intervista concessa a Luigi Fontanella negli Stati Uniti, e nel silenzio con il quale quelli hanno cercato d'isolarlo, saranno da ricercare le ragioni per questa svista: "Emilio Villa, che io considero, sempre nell'ambito dell'avanguardia, forse il piu grande poeta italiano vivente, poeta-critico, legato al grande filone della pittura.... E stato il poeta che ha capito, con la sua maniera cosi allucinata ma sempre estremamente ironica, molto piu di altri, quello che stava avvenendo nella cultura internazionale degli anni Cinquanta. Aveva contatti con tutti: dai post-surrealisti francesi a tutti gli altri. Il mio amore per Emilio Villa e stato ed e una delle costanti della mia vita, anche se abbiamo avuto spesso dei dissapori per ragioni varie, nel senso che lui non voleva che io frequentassi i Novissimi, e i Novissimi non tolleravano che io frequentassi Emilio Villa" ("Intervista concessa a Luigi Fontanella," Adriano Spatola poeta totale, ed. P. L. Ferro [Genova: Costa & Nolan, 1992] 47). Visto il brillante lavoro di Picchione sui cinque novissimi, il mio augurio e che in un immediato futuro egli possa dare alla luce un nuovo volume che, dando lo spazio meritato a Villa, a Spatola, a Guglielmi, a Costa e a tanti altri, venga a colmare gli spazi lasciati parzialmente vuoti da questo libro, per poter cosi riuscire a dire, finalmente, chela mappatura necessaria alla comprensione della neoavanguardia italiana sia stata veramente completata.

BEPPE CAVATORTA

Dartmouth College
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Author:Cavatorta, Beppe
Publication:Italica
Article Type:Book review
Date:Mar 22, 2007
Words:1369
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