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Intervista a Tullio Pinelli a cura di Federico Pacchioni.

Notizia biografica: Tullio Pinelli ha iniziato la sua carriera di scrittore teatrale giovanissimo con opere in italiano e in dialetto torinese. Dopo i suoi primi successi I porta (1936), Lo stilista (1938), I padri etruschi (1941), venne assunto alla Lux Film di Roma come sceneggiatore cinematografico abbandonando quindi definitivamente la professione di avvocato che svolgeva a Torino. Ha collaborato con i piu grandi registi italiani tra cui Camerini, Comencini, Germi e Monicelli. E stato il piu stretto collaboratore di Fellini per le sceneggiature dei film: Lo sceicco bianco (1952), I Vitelloni (1953), La Strada (1954), Il Bidone (1955), Le notti di Cabiria (1957), La dolce vita (1960), Otto 1/2 (1963), Il Giulietta degli spiriti (1965), Ginger e Fred (1986) e La Voce della luna (1990). Per il teatro si ricordano anche: Gorgonio (1952), Ciarlatano (1967), Giardino delle sfingi (1975). Nel 2000 ha adattato La strada per il palcoscenico assieme a Bernardino Zapponi riscuotendo successo in tutta Italia e in Grecia. Recentemente ha esordito come narratore pubblicando La casa di Robespierre (Sellerio, 1998) seguito da Innamorarsi (Controluce, 2008). Tra i premi che ha ricevuto vi sono quattro candidature all'Oscar, un David di Donatello alla carriera, cinque Nastri d'Argento e due Premi Flaiano, e nel 2008 il Premio Fondazione Fellini. Sempre nel 2008, anno del centenario di Pinelli, la rivista Fellini-Amarcord gli ha dedicato un fascicolo monografico a cura di Maurizio Giammusso, mentre a cura di Augusto Sainati e uscito un volumetto che contiene alcune lettere di Fellini a Pinelli e che illumina il loro rapporto lavorativo e di amicizia.

PRIMA PARTE. Gli anni alla Lux: America, esplorazioni e favole

Domanda: Sulla rivista Fellini-Amarcord e recentemente apparso un copione che lei e Fellini scriveste per Camerini dal titolo Petrolio in Toscana o Happy Country in cui si narra la vicenda di un ingegnere americano in cerca di petrolio nei terreni di un conte toscano. In una testimonianza degli anni 80, Fellini accenno ad un incontro con il finanziere Riccardo Gualino durante il quale si discusse del copione di Happy Country. Fellini ricorda che Gualino sottolineo come "errore molto grave" il fatto che nella storia l'americano invitato a una nobile villa lasciasse le proprie scarpe fuori dalla porta della camera da letto; per Gualino cio rappresentava una "cafoneria inammissibile" e un'incoerenza narrativa. Cosa ricorda della lavorazione a questo progetto?

Pinelli: Le diro quello che mi pare di ricordare. Ora questo punto di Gualino e vero, ma e stato riferito da Fellini probabilmente per sottolineare che si trattava soltanto di un dettaglio senza importanza e che l'importanza del soggetto non aveva nulla a che fare con le scarpe del gentiluomo. Noi per Petrolio in Toscana abbiamo fatto quello che facevamo sempre in questi casi: una lunga esplorazione. Siamo partiti Camerini, Fellini e io per un lungo giro in Toscana. Siamo stati ospiti di un nobile toscano in una bellissima villa del Seicento, poi siamo stati in montagna dove, siccome faceva freddo, Fellini si e fatto scaldare il letto con quello che si chiamava il prete, lo scaldino. Sono piccoli ricordi. E poi abbiamo lavorato come abbiamo lavorato sempre, raccontando quello che si inventava.

Domanda: Continuiamo a parlare delle esplorazioni che venivano intraprese durante le fasi di ideazione dei soggetti per la Lux, e mi riferisco quindi non solo al viaggio per Petrolio in Toscana, ma anche per altri progetti come quello nei bassifondi di Genova per La tratta delle bianche e quello nei nights di Torino per Persiane chiuse. Accostare la genesi di un progetto artistico quale un soggetto o una scenografia ad un'esperienza esplorativa cosi concreta e certamente una pratica lungimirante e affascinate. Potrebbe spiegarci come queste esperienze formavano ed informavano il procedimento creativo?

Pinelli: L'esplorazione e proprio una cosa che in quel tempo si faceva e molto legata al periodo perche era quasi nell'immediato dopoguerra e l'Italia era stata quasi completamente distrutta; c'era tutto da rifare: le ferrovie, i ponti, le industrie e quindi dappertutto si creavano delle situazioni nuove per risolvere i problemi del momento. Cosi abbiamo poi fatto un bel film, Senza pieta, dove abbiamo raccontato la storia di questa ragazza che parte con il soldato di colore, come succedeva sovente per queste ragazze che piovevano addosso ai soldati americani da tutti gli angoli d'Italia, e ce n'erano di quelle che partivano poi con loro. Quindi e tutto riferito a quel periodo, a quel momento specialissimo, un partire per andare a scoprire cos'era successo, cosa stava succedendo. E c'era anche il fatto che ci divertivamo molto. Era una cosa che ci divertiva e ci interessava, partire all'avventura, proprio ci piaceva. Ed era una necessita per mettersi al corrente di quello che stava capitando. Nel complesso, anche se queste erano cose legate proprio a quel momento e a quel lavoro, sono certamente contento di aver visto, osservato e imparato.

Domanda: E stata recentemente resa pubblica l'esistenza di un altro soggetto di lei e Fellini sempre degli anni alla Lux, si tratta di Napoli-New York che ha come protagonista una bambina napoletana che, dopo la morte della vecchia zia nel crollo di una casa, s'imbarca per l'America. Cosa puo dirci attorno alla lavorazione di questo soggetto?

Pinelli: Ecco vede, anche Napoli-New York e proprio legata a quel preciso momento storico: la bambina napoletana che rimane orfana e sola perche c'e un crollo di un vecchio edificio di Napoli e che non trova altra soluzione che imbarcarsi clandestinamente e andare in America. Tutto cio faceva proprio parte dei mito di allora. Saltano fuori adesso una quantita di trattamenti e soggetti cheio avevo perfino dimenticato, certo che puo essere interessante per chi studia, per me sono memorie.

Domanda: L'America accomuna le due storie appena citate, mi chiedo allora quale ruolo essa abbia avuto nell'immaginario del vostro lavoro di allora, ma anche nel lavoro che segui, e penso subito a un film come La dolce vita.

Pinelli: C'erano i grandi attori americani che erano di casa qui a Roma in quel periodo e La dolce vita con il divo e la diva americana non era una novita, era proprio la vita corrente di quel periodo. Questo pero e un altro aspetto di quel problema, di quella situazione del dopoguerra, era un fatto di attrazione verso il cinema italiano che si era rivelato con i film di Rossellini, di Visconti e di tanti altri e che aveva sorpreso tutti quanti nel mondo, non solo in America.

Domanda: Proprio come in Napoli-New York l'America viene descritta in toni favolistici, dal punto di vista della protagonista undicenne, in Happy Country, anche la Toscana e descritta, man mano che l'ingegnere petrolifero americano impara ad apprezzarne il fascino, con tonalita fantastiche. Confermerebbe la tendenza in queste storie a riportare una piu spontanea ed immaginosa apertura al mondo, un ritorno ad un punto di vista infantile?

Pinelli: Inconsapevolmente si. Il nostro sistema di racconto era quello di rendere come favola una realta che avevamo scoperto.

Domanda: Le pongo un'altra domanda su Happy Country, ma ora su cio che ho trovato sul retro delle pagine del dattiloscritto originale conservato alla Lilly Library di Bloomington in Indiana. Sembra infatti che questo sia stato steso su fogli contenenti una lunga sceneggiatura sul processo alla contessa Maria Tarnowska avvenuto nel 1910 a Venezia. In un libro dal titolo Il processo di Maria Tarnoska: Una sceneggiatura inedita pubblicato di recente si tenta di ricostruire la storia di una sceneggiatura di Visconti, Pientrangeli, Antonioni e Piovene del '46. Si accenna anche a una fase in cui Pietrangeli collaboro con lei e con Fellini ad una nuova versione. Cosa ricorda in proposito?

Pinelli: Era nostra abitudine. La carta era scarsissima e molto cara, quindi si utilizzavano i vecchi copioni che non servivano piu per battere a macchina quelli nuovi, era un risparmio di carta. Questo non e il solo caso. In tanti altri casi ci sono dei copioni battuti su pagine di un altro copione. Questa era un'abitudine legata a quel periodo in cui la carta era ancora molto preziosa in Italia. Ricordo benissimo l'episodio della Tarnowska, questa contessa russa che ha avuto un processo clamoroso nel primo Novecento. Era un soggetto che girava da un regista all'altro e da uno sceneggiatore all'altro e si era fatto un nome che portava scalogna perche era un racconto tragico che non si riusciva veramente a raccontare. L'abbiamo raccontato anche noi dopo Pietrangeli e Visconti e comunque neanche la nostra versione non ha poi avuto seguito. Era proprio un soggetto destinato a non essere realizzato.

SECONDA PARTE. Domande senza ritegno: l'aldila, la religione e l'occulto

Domanda: Il Viaggio di G. Mastorna e stato definito come il film incompiuto piu famoso al mondo; mi chiedo se lei sia stato coinvolto da questo progetto di Fellini e nel caso quali impressioni ne abbia avuto.

Pinelli: Io di questo non ne so quasi niente. Federico me l'ha sempre tenuto nascosto, mi ha sempre raccontato confidato tutto, su quello proprio no. Lui me l'ha dato da leggere, senza che lo portassi a casa. L'ho dovuto leggere rapidamente li nel suo studio questo Viaggio di Mastorna di cui lui aveva paura. Aveva paura proprio, era una paura legata tutta a quel modo suo di sentire il mistero. E devo dire che a me aveva proprio affascinato, sentendone tutte le manchevolezze, perche quando uno va a parlare della vita al di la della morte, dire delle cose giuste o che almeno sembrino giuste non e tanto facile.

Domanda: Mi chiedo quali siano state le ragioni dietro questo rapporto di amore e odio di Fellini per il Mastorna, e dietro la mancata realizzazione del film, forse sarebbe utile sapere come si relazionava Fellini alla morte.

Pinelli: Sicuramente non gli piaceva l'idea di morire come non piace a nessuno. Pero lui l'aveva messa su questo tono, proprio la cosa che lui diceva era: "Si dice che la morte cala il sipario, invece e il contrario, e quando il sipario finalmente si apre e si vede cosa c'e di la." Quindi lui era curioso di tutto, curiosissimo della vita ultraterrena, se c'e e che cos'e e come si svolge, e quindi l'aspettava con paura e anche con interesse, con curiosita.

Domanda: La presenza della sfera del religioso e del sacro e cosi forte e complessa in gran parte dell'opera felliniana, come descriverebbe il rapporto che Fellini aveva con questi temi?

Pinelli: Lui non concepiva la vita concreta, la vita di tutti i giorni, a prescindere dalla coesistenza di un soprannaturale che corrispondeva poi molto alla sua immaginazione. Lui era un sognatore che sognava o si inventava le cose. Appunto per questo aveva bisogno di credere in un soprannaturale altrimenti sarebbe stato tutto solo fantasia. Era rispettosissimo per la religione cattolica, ne disapprovava e ne prendeva in giro gli aspetti piu pubblicistici. Rispettava molto i sentimenti che questi fenomeni, queste manifestazioni pubblicitarie della chiesa avevano sulla gente semplice, sul popolo; le processioni mostrano ironia ma molto rispetto. In Cabiria il miracolo che e evocato da tutti, e quel tizio che cade come un sacco vuoto quando cerca di camminare, e nella Strada c'e anche li una processione ... aveva interesse, un interesse critico diciamo, sincero. Non approfittava di questi fatti per deridere. Era per una dimostrazione quasi dolorosa di questi fenomeni comprensibili e incomprensibili. Comprensibili nella accettazione, cosi molto semplice e spontanea del popolo; e incomprensibili in realta, incomprensibili per quanto poteva esserci di vero. Quindi era una cosa molto complessa che poi nel suo caso e girata un po' sulla sua superstizione di non dico complicita, di fiducia in persone che coltivavano scienze occulte, droghe, e allora abbiamo il Viaggio a Tolum ...

Domanda: A proposito di quest'ultimo progetto, Viaggio a Tolum, nato dall'avventura di Fellini in Yucatan per incontrare Carlos Castaneda, e al quale anche lei, se non mi sbaglio ha collaborato, cosa puo dirmi?

Pinelli: La grande fiducia e sfiducia in Castaneda. Di queste cose Federico era sempre molto schiavo. Ci e andato, e stato molto suggestionato. E poi ha comunicato questa suggestione anche a me che ha incaricato di lavorare con lui alla stesura del soggetto durante il quale io ho avuto delle manifestazioni abbastanza misteriose, di telefonate anonime di persone che si qualificavano quasi come spiriti e davano indicazioni su come dovesse essere fatto il soggetto e davano dimostrazioni di sapere cose che in realta non potevano sapere. Quindi molto misterioso, e questo mistero era per lui, e anche per me, affascinante. Io l'ho sempre visto con piu resistenza direi, lui ci si abbandonava molto, e comunque da parte mia c'era molto sospetto per queste persone a cui lui si affidava completamente.

Domada: Chi erano questi personaggi in cui Fellini aveva come ha detto lei "fiducia"? Le viene in mente il nome di qualche altro personaggio chiave nell'ambito del paranormale che ebbe influenza su Fellini o anche su di lei?

Pinelli: Rol. (1) Un mago, un vero mago, ma non un ciarlatano. Aveva dei poteri che poche persone hanno--ma ci sono le persone che li hanno--dei poteri che lui aveva coltivato, perfezionato e di cui si era reso padrone, in un certo senso. Questi fenomeni straordinari che gli vengono attribuiti non sono invenzioni, li ho visti: questi fogli bianchi che lui copriva di scrittura a distanza. L'ho visto entrare in case dove lui non era mai entrato, un fruscio, e poi lui indicava un certo quadro, specchio e poi diceva: <<guardate la dietro>> e c'era la sua firma, cose di questo genere. Faceva certe invocazioni acerte entita con cui diceva di essere in contatto e sicuramente qualcosa c'era perche gli oggetti perdevano la consistenza come della gelatina, delle onde di calore, e poi l'oggetto veniva ritrovato per esempio sul pianerottolo della scala di casa. Dei giochi con le carte poi non ne parliamo. Potevano accusarlo di essere un giocoliere, uno abile, ma non so come facesse: carte cheio non avevo mai toccato, seduto alle estremita di una tavola lunga, me le ritrovavo in tasca, queste cose sono verissime. Lui diceva che chiunque di noi poteva avere questi poteri, il segreto della vita, della morte e di questi fatti stava nel colore verde. Infatti Federico era chiamato "il verde" da queste voci misteriose che si sono rivelate durante il Viaggio a Tolum. Era simpaticissimo, molto colto, un uomo grande e poi molto religioso. Faceva l'assistenza ai malati gravi in ospedale e aiutava i medici nell'analisi, a individuare la malattia. Era una persona veramente eccezionale, una prova concreta di questo mondo che ci circonda e che noi non conosciamo insomma.

Domanda: Assistere a queste manifestazioni ha avuto un impatto su di lei?

Pinelli: Un impatto di prova. Cioe di prove nella cosa in cui gia credevo, cioe l'esistenza di questi poteri magici, cosiddetti magici, o comunque di questo mondo soprannaturale che in parte e legato alla religione e in parte no, di un'esistenza concreta che puo rivelarsi anche attraverso la religione.

Domanda: Eppure di questo aspetto concreto o reale che attraeva Fellini alla religione e oltre di essa, che mi sembra molto intrigante, non credo se ne sia discusso abbastanza o nel modo giusto. Le e capitato di parlare di questi argomenti in passato?

Pinelli: Si qualche volta si, ma in genere alla gente, anche a quelli bravi, interessano molto i pettegolezzi, come ci siamo incontrati, che lavoro abbiamo fatto, com'era Flaino, com'era Fellini. Su questo tema c'e quasi un ritegno ad affrontarlo come se fosse un gioco di superstizione. Io non ritengo proprio che sia superstizione, non l'ho mai creduto. Non avevo bisogno delle conferme. Certo le conferme mi hanno affascinato, interessato vivamente. Tutti ne hanno parlato perche era impossibile non parlarne, pero senza sottigliare. C'e sempre il pericolo in queste materie di cadere nella superstizione o nel congelarci nelle paroline che vanno o cose di questo genere, che sono una falsificazione.

Domanda: E Fellini, si salvaguardava dal cadere nella superstizione? O forse si lasciava prendere dal piacere dello spettacolo?

Pinelli: Non si salvaguardava, non si difendeva affatto. Lui accettava tutto, molto piu di me, e accettava fin quanto questo lo divertiva e colpiva, e quindi aveva, come le ho detto prima, fiducia anche in psicoanalisti, mezzi-maghi, indovini ... cose che per noi sarebbero molto sospette. Era molto complesso in questo senso, aveva una visione molto panica sulla vita e della morte, e siccome lui viveva di fantasia ... e poi dicevano che era bugiardo, era bugiardo in un certo senso, e lo era [ride], ma lui confondeva piu o meno in buona fede la realta e la fantasia, la realta erano le sue fantasie, raccontava cose che gli erano successe e poi scoprivo che non era vero. Ma non era per contar bugie, erano sogni. Infatti lei sa che c'e un libro dei sogni, e un'opera fantastica di finzioni medianiche, straordinarie ... a parte il fatto che lui e un bravo disegnatore.

Mi indica un disegno appeso alla parete dietro la sua scrivania con due ometti in posa vittoriosa in mezzo a un deserto: uno smilzo in tenuta da safari e uno piu grasso in costume da bagno [fig.1]

Siamo noi due, in un'esplorazione. Lo ha schizzato cosi in pochi istanti sul retro di una sceneggiatura che stavamo scrivendo. Come sa, in quel lungo periodo di collaborazione prima che lui diventasse regista, sceneggiatori tutti e due, si partiva per quelle che allora si chiamavano esplorazioni, c'era l'abitudine di andare a vedere i posti e le persone ... Era un modo molto bello di lavorare.

[FIGURE 1 OMITTED]

Mi chiede di me e del mio lavoro, gli parlo di Bloomington. Dice che a volte ha rimpianto di aver mandato parte dei suo archivio la in Indiana. Un poco punto nel mio orgoglio di giovane ricercatore, cerco di rassicurarlo che "la" i materiali sono conservati con cura e che li studieremo e li pubblicheremo tutti con la massima attenzione, sembra convinto. Usciti dai suo ampio studio luminoso mi presenta a sua moglie, lo ringrazio con cuore e ritorno sulla Cassia in attesa di un autobus.

NOTES

(1) Adolfo Gustavo Rol (1903-1994), filosofo torinese e sensitivo di fama internazionale.

* Ringrazio Tullio Pinelli per essersi intrattenuto telefonicamente con me il 13 dicembre 2006 e per avermi poi ricevuto nel suo appartamento a Roma il 14 del luglio seguente. Da queste due occasioni sono state tratte rispettivamente la prima e seconda parte di questa intervista.
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Author:Pacchioni, Federico
Publication:Italica
Article Type:Interview
Geographic Code:4EUIT
Date:Jun 22, 2008
Words:3030
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