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Intervista a Gian Piero Brunetta.

A cura di

Antonio Vitti

Vitti

Secondo lei esiste un nuovo cinema italiano?

Brunetta:

Si, nonostante tutto, esiste. E un cinema che si sta rinnovando nei suoi quadri a tutti i livelli: di registi, di sceneggiatori, di attori, di operatori, di montatori. Si sta rinnovando nella logica produttiva, nelle tematiche e nella tecnologia.

In una situazione di grande difficolta, come quella presente, non solo ci sono segni di intelligenza e di vitalita abbastanza diffusi, ma ci sono anche segni di rinnovamento profondo.

Vitti:

Quanto e diverso il nuovo cinema di oggi rispetto al nuovo cinema della fine degli anni '80?

Brunetta:

Il cinema degli anni '80 aveva subito lo shock della scomparsa sia dello spettatore che dei generi. Dall'altra parte, era un cinema che vedeva una galoppante concorrenza della televisione e che aveva visto, negli anni '70, la morte di alcuni grandi maestri e non sembrava rinnovarsi cosi profondamente. Quello di oggi, invece, e un cinema che affronta il presente ed il futuro con una nuova generazione di volti, con una voglia di cambiare le tematiche, ma al tempo stesso con l'esigenza di non tagliare i legami con i padri--questo e uno dei punti di debolezza e di forza del cinema italiano rispetto a tutte le altre cinematografie--e un cinema che sa pensare in piccolo. Bisognerebbe pero, anche riuscire a pensare di nuovo in grande.

Il cinema degli anni '80 era ancora un cinema che poteva permettersi di pensare in grande, anche se ci si rese conto che il pubblico cominciava a disaffezionarsi al cinema italiano. Per fare un esempio il film Capitan Fracassa (il primo che mi viene in mente, perche Bertolucci che pensava in grande, non riusciva a produrre i suoi grandi film in Italia) fece entrare in crisi Scola perche non riscosse il successo che ci si aspettava.

Oggi i registi che hanno cambiato questo cinema si accorgono che devono andare alla conquista del pubblico mondiale. In Italia questo e molto difficile, pero se il regista inizia a pensare con una logica globale, se si pone di fronte ad uno spettatore ideale che consuma il suo film non solo in sala, ma anche attraverso altri circuiti, se inizia a proporre storie che non siano le sue storie private e, quindi, che non abbiano un interesse puramente narcisistico, ma iniziano a rivolgersi a telespettatori di tutto il mondo, allora il margine c'e.

Vitti:

E cambiata anche la cultura cinematografica?

Brunetta:

Si, la cultura cinematografica e cambiata profondamente. E cambiata nel senso che si e perso il rapporto con la sala. Non esiste piu la cinefilia di un tempo, non c'e piu neanche la critica ad orientare perche il pubblico e gia ampiamente informato prima ancora che il film arrivi nelle sale, conosce gia la vita del film, le sue caratteristiche. Oggi puo farsi a meno del giudizio del critico. La critica poi, oltre ad aver perso di carisma e di autorita, oggi e affidata, soprattutto in prossimita di grandi eventi, non al critico di cinema, ma a un critico di costume, ad un giornalista interessato ai problemi politici. In alcuni casi (Il caimano, Il divo, Gomorra, La prima linea) non si chiede l'opinione del critico, ma si interviene con una visione in anteprima affidando all'uomo politico, al giornalista di costume, al figlio di una persona che e stata colpita dal terrorismo, come nel caso del film La prima linea di De Maria, del quale parla Benedetta Tobagi, figlia di Walter Tobagi, su Repubblica. In questi casi il cinema svolge un ruolo sociale che esula dalle sue coordinate specifiche. Il pubblico, pero, non e formato, ascolta l' opinione di un politico su un film e gli basta.

Anche in questi casi ci si rende conto che oggi si puo fare a meno del critico professionale.

Vitti:

Che ruolo hanno avuto le leggi italiane?

Brunetta:

Le leggi di fatto non ci sono state di fatto. Si e molto parlato della c.d. legge di sistema, che e una legge a cui si aspirava qualche tempo fa per introdurre il problema del tax shelter, tasse che potessero portare dei fondi per produrre i giovani sia a livello cinematografico che a livello televisivo.

Queste leggi non sono state mai varate, sono sempre in discussione, per cui si vive in una specie di terra di nessuno da un po' di anni.

Ci sono stati, al contrario, dei profondi tagli alle sovvenzioni per il cinema, in particolare per i film di interesse culturale nazionale. Questi tagli, ovviamente, non sono senza conseguenze. Infatti, nonostante si continuino a produrre film, si evidenziano negli ultimi anni una loro consistente diminuzione sul piano numerico.

Nonostante tutto, negli ultimi anni (come ogni anno negli ultimi 20 anni) e possibile vedere dei film importanti, dei film che lottano per essere riconosciuti non solo come prodotto d'autore, ma anche come senso di ritrovata spinta civile che il nostro cinema ha avuto, che poi e sembrato perdere e che, nel nuovo millennio, sembra ritrovare con grande forza.

Vitti:

Che ruolo hanno avuto gli sceneggiatori in questo rinnovo del cinema italiano?

Brunetta:

In Italia ci sono degli sceneggiatori di grande interesse, ma ci sono anche e soprattutto sceneggiatrici femminili di rilievo, penso a Doriana Leondeff.

A mio parere, al mutamento hanno dato una spinta decisiva gia dagli anni '80 sceneggiatori come Stefano Rulli e Sandro Petraglia, scrittori come Vincenzo Cerami, sceneggiatori piu giovani come Francesco Bruni, i quali hanno portato l'attenzione su temi civili e politici ed hanno ripreso a scavare dentro storie individuali, dentro i sentimenti, dentro quelle zone difficili da percepire che nel cinema italiano hanno avuto una grande tradizione, come nel cinema di Antonioni per esempio.

Vitti:

E cambiato anche l'immaginario collettivo?

Brunetta:

E cambiato l'immaginario nel senso che si e ristretto. Per un verso la gente, ed i giovani in particolare, e piu in rete, e piu connessa con qualcosa. Si sono trasformati in un ibrido che qualcuno ha chiamato "il siubioute", per altro verso pongono meno domande al cinema e al mezzo cinematografico, pretende di meno, si aspetta di meno perche le immagini che consumano sono di qualita inferiore. E come se si assistesse, per un eccesso di immagine, a una riduzione delle possibilita immaginative.

Grazie al cinema, fino ad un certo momento, si aveva l'impressione di andare alla conquista dei mondi. Poi c'e stato un certo rallentamento e adesso quella sensazione si torna ad averla, ma con il 3D, con Avatar, si torna ad averla grazie alla tecnologia, non grazie ad un rinnovamento dei poteri visionari del cinema, salvo pochi esempi. Questo perche quello che viene consumato quotidianamente non e il cinema, ma sono i reality, che non chiedono allo spettatore di interrogare l'oggetto, di espandere il suo immaginario, ma, anzi, di ridurlo, di avere un orizzonte di attese molto limitato e in cui si riesce a prevedere gia quello che succede e lo spettatore e contento per quello.

Vitti:

Che ruolo ha avuto la televisione in questo?

Brunetta:

La televisione ha avuto un ruolo decisivo, ma determinanti in questo senso oggi sono il computer, il web, il telefonino. La rete e molto piu complessa, da autonomia, consente di viaggiare e di avere delle apparenti liberta, ma non arricchisce le proprie conoscenze perche sapendo che queste informazioni sono sempre a portata di mano si e sempre meno propensi ad acquisire e ad arricchirsi culturalmente.

Vitti:

Esistono delle affinita tra i registi o le registe di oggi?

Brunetta:

Direi proprio di si, e si possono anche rintracciare. Possono essere delle affinita tematiche: l'attenzione ai problemi dell'altro, l'attenzione ai problemi della famiglia, l'attenzione ai problemi comunicativi, la grande attenzione al ruolo delle donne nel cinema d'oggi. Non a caso c'e una moltitudine di attrici che non aspirano a diventare dive, ma che posseggono delle caratteristiche di grande interesse, grande personalita e anche grande adattabilita ai registi.

Una delle cose che trovo interessante e che registi giovani e maturi, o maestri come Gianni Amelio, raccontino le loro storie uscendo da quella dimensione provinciale e nazionale: questo da limpressione che il cinema stia riscoprendo anche il cinema italiano e che quest'ultimo stia diventando consapevole delle sue possibilita a livello mondiale.

Cosa sono i film d'interesse culturale nazionale? Quando si ambienta un film in Argentina e si parla dei desaparecidos argentini, si e fatto un film d'interesse culturale nazionale o no? Io ho sempre pensato di si, proprio perche e auspicabile che questo nostro cinema si muova a livello mondiale, si muova con sicurezza e non con spirito d'inferiorita, con capacita di misurarsi e di liberarsi dagli stereotipi della commedia, cercando di non affrontare senza paura grandi problemi come quello dell'immigrazione, che sta diventando sempre piu forte ed importante nella nostra realta nazionale.

Vitti:

Alla fine degli anni '90 si diceva che una delle conquiste del nuovo cinema italiano era stata quella di partire dal presupposto che nel mondo del cinema fare lo sceneggiatore era importante quanto fare il regista. Lei ritiene il contraddittorio che molti sceneggiatori siano passati alla regia?

Brunetta:

Si, ma proprio in quegli anni molti attori sono passati alla regia. Si tratta di un'evoluzione naturale. Nasce dall'idea di avere il controllo totale sul proprio prodotto. Non e auspicabile che questo succeda, pero non e neanche auspicabile che uno nasca un regista, che arrivi a voler realizzare un film senza avere nessuna formazione. Io sono ancora dell'idea che bisognerebbe ancora imparare il mestiere come si faceva nel medioevo: se si vuole diventare un buon pittore per sei anni devi imparare a mescolare i colori, se vuoi diventare un buon cuoco per sei anni devi imparare tagliare il pesce. Credo che sia comunque sempre necessario un periodo di formazione. C'e sempre l'eccezione che conferma la regola che puo essere rappresentata dall'autodidatta geniale che inventa storie che raggiungono il pubblico. Ma nella media credo ancora necessaria, soprattutto con il passaggio al digitale, una buona formazione all'interno dei settori di propria competenza.

Proprio il digitale ed il 3D esigeranno una grande consapevolezza tecnica. Per quanto mi riguarda, vorrei che, accanto a questa consapevolezza tecnica e ad una forte consapevolezza morale ed etica, fosse ancora presente questa creativita che ha sempre caratterizzato il nostro cinema e che mi sembra ancora presente.

Vitti:

Sempre negli anni '90 si diceva che la semplicita della messinscena, la riduzione a pochi selezionati elementi di interesse nell'immagine, la linearita narrativa erano le caratteristiche del nuovo cinema italiano. Quali sono oggi le caratteristiche di questo nuovo cinema italiano.

Brunetta:

Questo nuovo cinema italiano non ha paura della complessita, delle sfide con argomenti difficili, dello stile anche molto marcato.

Le preoccupazioni possono sorgere intorno ad alcuni registi che sentono il peso produttivo della televisione nel loro lavoro o che possono avere dei budget molto modesti. Se vogliamo pero l'attenzione verso registi come quelli di Saverio Costanzo o di Alina Marazzi, di Matteo Garrone, ma anche di Gabriele Salvatores o Ferzan Ozpetek, che hanno storie costruite, si vede che non si va alla sperimentazione totale, ma caso per caso si cerca di trovare la propria strada mantenendo il rigore e non tornando alla semplicita assoluta.

Il modello bressoniano delle rinunce non e un modello vincente. E importante il rigore, ma e importante anche quel minimo di creativita che alcune volte puo sconfinare nella follia. Questo mi fa sempre pensare a Tim Burton e alla sua capacita di costruire cinema attingendo da altre arti e pensando di avere a disposizione una possibilita infinita di mondi da creare.

Vitti:

Si parla sempre dell'eredita lasciata del neorealismo e dai suoi grandi maestri. Lei pensa che anche i grandi registi italiani degli anni '60 abbiano lasciato un'eredita ai nuovi registi?

Brunetta:

Si, certamente! Cosi come hanno lasciato una grossa eredita anche i registi degli anni '70 e '80. Pensiamo a Moretti, l'eredita morettiana sul cinema degli anni '90 e stata molto importante nel bene e nel male. Per gli anni '60, pensiamo a Pasolini, a Rosi, a Bertolucci, a Olmi: solo queste quattro figure, senza andare a vedere l'albero genealogico delle discendenze, senza contare che alle loro spalle ci sono Fellini e Antonioni, che pero avevano esordito negli anni '50 e che raggiungono il loro massimo splendore negli anni '60.

I registi che esordiscono negli anni '60 lasciano sicuramente una traccia molto significativa, anche semplicemente nello spirito che portano avanti, come il pensare in grande di Bertolucci. Possiamo pensare anche semplicemente a Sergio Leone, a Dario Argento di fronte al quale ancora oggi Tarantino, prima di fare qualsiasi ripresa dei suoi film, si mette in ginocchio al cospetto delle loro opere. Sembra che Tarantino voglia dire al cinema che lui ne e stato cosi influenzato da volerlo in qualche modo ricordare in ogni momento.

Vitti:

La generazione degli anni '60pero rifiutava ipadri ...

Brunetta:

Il cinema italiano non ha mai sentito il bisogno di uccidere i padri. Questo e piu un problema della Nouvelle Vague, che rifiutava i padri.

Per il cinema italiano, al contrario, li ha tenuti bene in vista, sono stati importanti. Sicuramente il nostro cinema si e trasformato, e voluto andare oltre la superficie visibile, si e posto dei problemi, si e interrogato su cosa ci sia dentro le persone, su cosa non funzioni nei sentimenti, nell'immaginario, nei sogni della gente e quindi ha guardato alla complessita, alla profondita del visibile.

Vitti:

Non ha menzionato la televisione e il ruolo dei registi italiani. Perche non ci ha pensato?

Brunetta:

No, non e che non ci ho pensato. Gli italiani hanno un grande ruolo, soprattutto Rossellini, negli sviluppi televisivi. Gli italiani hanno saputo soprattutto porsi, negli ultimi decenni, di fronte a grandi opere letterarie e cercato di interpretarle col massimo rigore e rispetto, leggendone la possibilita di rapportarle alloggi, di interpretarle con l'occhio odierno e di traghettare, come aveva insegnato Rossellini, il cinema verso la televisione mantenendo pero uno spirito e un occhio cinematografico non sentendosi obbligati a dover fare troppi compromessi, non sentendo il peso di dover realizzare un prodotto che nasce gia per la televisione. Questo lo si puo trovare in Marco Tullio Giordana, per esempio, nei registi che fanno dei prodotti che nascono gia per la televisione, ma che vogliono mantenere la propria natura di registi cinematografici e cercano di farlo sentire nel senso dello spazio, nei modi della recitazione, nella valorizzazione delle capacita attoriali.

Vitti:

Lei pensa che i nuovi registi siano stati influenzati piu da un regista piuttosto che da un altro, oppure da tutti?

Brunetta:

Io direi che sono stai influenzati proprio da tutti, nel senso che hanno a disposizione un'eredita ricca da cui attingono. Mi impressiona alquanto l'influenza di Olmi, di Fellini, di Pasolini e di Visconti, quest'ultimo tornato alla grande negli ultimi tempi, penso a Guadagnino in particolare. Fellini e sempre presente, cosi come Antonioni.

Registi vecchi o nuovi che siano, anche se influenzati da registi stranieri o alla ricerca della propria strada che dichiarano di non essere influenzati da nessuno --come nel caso di Moretti--di fatto hanno metabolizzato la lezione dei nonni, dei padri, dei maestri che si sono succeduti, e che non sono pochi. Oltre a quelli che ho ricordato ce ne sono veramente molti altri che varrebbe al pena di portare nell'insieme.

Vitti:

Una volta si diceva che bastava guardare una inquadratura del cinema italiano del dopoguerra per capire che si trattava di cinema italiano. Oggigiorno e intervenuta una certa omologazione o c'e ancora qualcosa che contraddistingue il cinema italiano?

Brunetta:

Sicuramente la grande cura visiva e un sicuro segno di distinzione del cinema italiano. Ci sono degli operatori che hanno lasciato un segno non solo nel cinema italiano, ma anche nel cinema americano e mondiale, per cui si puo sentire la mano o l'intelligenza creativa di alcuni operatori italiani nel cinema americano. Si puo percepire la presenza di Dante Ferretti o di Vittorio Storaro anche se il film non e italiano. C'e quindi una grande qualita che porta alla realizzazione di alcuni prodotti che io ritrovo in molti registi. La cura per la costruzione dell'immagine, l'attenzione ai minimi particolari che si nota nei film storici. Basti pensare a Giorgio Diritti, a come ha ricreato l'atmosfera del 1944 della strage di Marzabotto, ne L'uomo che verra; l'ha ricostruita grazie alla scenografia di Basili che riesce a restituire esattamente quegli odori, quel senso della polvere e delle cose, quella che gli storici francesi chiamano la storia profonda, la storia che non tocca gli eventi piu noti, ma che va alla radice delle cose.

Questa e una delle cose che a me piacciono di piu del cinema e che sento come esigenza comune. Anche i registi che parlano dell'oggi hanno comunque una grande cura, vedi Piccioni che fa La vita che vorrei e immagina un ballo in costume, pur avendo un budget molto modesto, dentro di se pensa al Gattopardo di Visconti. Questa e una lezione che trova oggi purtroppo delle misure di scala piu ridotte, ma che per fortuna non viene del tutto eliminata.

Vitti:

Come piu importante storico e critico del cinema italiano, che cosa consiglia ai giovani per navigare nell'universo cinematografico italiano?

Brunetta:

Intanto guardare tanti e tanti film, ma devono farlo con piacere, senza volersi subito impadronire del mestiere, ma lasciandosi andare al flusso di questa grande storia e vederne le varie possibilita d'uso, che possono andare dal piacere puramente visivo all'utilizzazione di questi film come diari, come fonti storiche, come fonti di cultura, per la storia politica, per la storia collettiva.

Questi giovani hanno possibilita infinite di gran lunga superiori a quelle che hanno avuto le nostre generazioni. Hanno, soprattutto, la fortuna di poter andare a cercare i film in rete. Devono andare in rete quando i film non sono accessibili in altro modo, li troveranno il cinema dalle origini a oggi. Questa e una bella fortuna per chi ci si vuole tuffare e immergersi in questo fantastico mondo e in questa fantastica storia.
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Title Annotation:text in Italian
Publication:Annali d'Italianistica
Article Type:Interview
Geographic Code:4EUIT
Date:Jan 1, 2012
Words:2954
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