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In ricordo di Nicolas J. Perella (1927-2015): critico, insegnante e traduttore.

Abstract: A circa un anno dalla scomparsa, questo saggio ricorda i notevolissimi apporti critici e didattici dati da Nicolas J. Perella all'italianistica nordamericana.

Keywords: Perella, Leopardi, Guarini, Ferruolo, Collodi, Palazzeschi, Guidubaldo Bonarelli.

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Il 26 settembre 2015 Nicolas J. Perella, Professore Emerito di Italianistica della University of California, Berkeley, in cui aveva insegnato dal 1957 al 1993, ci ha lasciati dopo una breve degenza ospedaliera nella sua nativa Boston.

Era figlio di immigrati molisani provenienti dal paese di Castel del Giudice, sulle sponde del fiume Sangro, attualmente nella provincia di Isernia. Ha frequentato le scuole medie del Boston Public System, ottenuto il suo B.A. in Studi di lingua, letteratura e cultura italiane e francesi dalla Suffolk University di Boston nel 1952, meritandosi un Fulbright Award per studiare in Francia nell'anno 1953. Ammesso alla Harvard University, vi ha completato il Master nel 1954 e il dottorato di ricerca nel 1957 con una tesi dal titolo The Pastor Fido and Baroque Sensibility, diretta dai suoi piu stimati maestri e mentori Charles S. Singleton e Arnolfo B. Ferruolo. Nel settembre 1957 il giovane "instructor" Perella abbandono la sua amata Boston per trasferirsi a Berkeley e cominciare la sua brillante carriera di docente e studioso stimolato dalla presenza di un eccezionale gruppo di giovani colleghi di formazione europea quali John A. Scott, Franco Fido e Remo Ceserani. Nessuno di noi, allievi e colleghi di quegli anni, potra mai dimenticare il suo contributo di entusiasmo alla ricerca come studioso e l'esperienza acquisita come docente.

Non e certo un caso che Perella abbia dedicato il suo primo libro a un particolare aspetto della fenomenologia e della problematica dell'amore: The Kiss Sacred and Profane: An Interpretative History of Kiss Symbolism and Related Religio-Erotic Themes (1969). Il titolo e i sottotitoli dei capitoli descrivono una specie di storia del tema del bacio e delle tematiche piu o meno tangenti in cui letteratura, arte e idee s'incrociano; una storia che va dall'esegesi teologica e dall'allegoria mistica del primo Cristianesimo alla lirica dei trovatori, alle grandi leggende d'amore del Medio Evo e a Dante; dal concetto dell'amore platonico del Rinascimento a un forte manipolo di poeti dell'eta barocca. Il libro aggiunge all'informazione e alla meticolosita delle esplorazioni la variegata disponibilita di sollecitazioni metodologiche nuove, principalmente quella dall'antropologia culturale, ma e leggibile appunto per la competenza con cui l'autore sa affrontare l'argomento portando a compimento disegni particolari di studio e di illuminazione, come la genesi di certi giudizi, il mutarsi e l'accentuarsi delle prospettive del tema che interessa al saggista; percio la sua impostazione e essenzialmente quella di chi parte da dati ben limitati per risalire ai significati piu complessi di chi tende verso la scoperta del segno distintivo di un fitto sfondo di notazioni critiche e culturali.

Il secondo libro di critica tematica, dal titolo Midday in Italian Literature. Studies on an Archetypal Theme (1979), s'impone con l'intensa convinzione e sicurezza di uno stato di grazia con il nodo critico piu rilevante di tutta la lunga tradizione lirica italiana. Ma il presupposto comune della lettura non e limitato ai testi di autori molto noti, da Leopardi a Carducci o da D'Annunzio a Montale, ma anche di altri meno frequentati (per es., Giovanni Boine, 1887-1917; Vincenzo Cardarelli, 1887-1959; Arturo Onofri, 1885-1928; Clemente Rebora, 1855-1957). Gli Studies on an Archetypal Theme, come si legge nel sottotitolo del volume, fanno riferimento a un metodo d'interpretazione che si fonda, oltre che sull'analisi delle tematiche, anche su una ricognizione delle tecniche della scrittura. Lo studio del meriggio nella poesia moderna italiana diviene, insomma, in questo capolavoro di Perella, un'indagine nei modi di concepire e di atteggiarsi del tema, nei termini formali entro cui ogni testo discusso ha visto la luce.

Ma in una biografia intellettuale del Perella che ne ricostruisca il percorso di studioso bisogna considerare anche quello dello specialista delle vicende del teatro pastorale nella drammaturgia tardo rinascimentale e barocca (in Italia, Francia e Inghilterra) con riguardo particolare al Pastor Fido di Battista Guarini (1538-1612) e al Filli di Sciro di Guidubaldo Bonarelli (1563-1608). Questi studi, iniziati al tempo della sua tesi di dottorato, costituiscono un vigoroso documento di un interesse che copre quasi un ventennio in una serie di saggi, stesi sempre con ineccepibile rigore (cfr. 'The Autonomy of Poetry in Battista Guarini's Polemical Tracts"), e la fondamentale sua monografia The Critical Fortune of Battista Guarini's II Pastor Fido, ripartito nei tre capitoli sull'Italia, sulla Francia e sull'Inghilterra (The Criticai Fortune of Battista Guarini's II Pastor Fido; v. anche Albert N. Mancini). Questa considerevole componente della personalita di ricercatore e storico del Perella ha validamente contribuito ad operare una rottura rispetto alla linea interpretativa che puntava quasi esclusivamente sulla formula del "sensuale idillio" del dramma pastorale. Il Guarini del Pastor Fido fa un passo avanti rispetto al Tasso dell 'Aminta accostando pastori ed eroi, idillico ed eroico per creare un nuovo tipo di pastorale che si puo gia designare tragicommedia. Il Pastor Fido e una tragicommedia "pastorale", egli sostiene, perche si occupa di personaggi pastorali, non di "cittadini". L'unica prova che adduce per mostrare che i pastori nell'antica Arcadia (il tempo e la scena dell'azione del Pastor Fido) non erano quelli che avevano cura delle gregge, visto che anche re, ministri, preti e altri erano in qualche modo "pastori". Guarini sposta l'attenzione interpretativa dallo stile alla favola, dallo schema convenzionale del dramma pastorale come semplice evasione dalla realta agli elementi piu seri del testo. In breve, il Pastor Fido diventa un'opera rappresentativa della spiritualita e della cultura barocca. Nella sua difesa del Verato secondo, ovvero Replica dell'Attizzato accademico ferrarese in difesa del Pastor Fido (1593), il Guarini giustificava un nuovo genere letterario, una peculiare miscela di elementi tragici e comici che potevano avere un valore catartico adatto ai tempi moderni. Se gli si chiedeva che fine fosse quello della poesia tragicomica, rispondeva ch'esso consisterebbe nell'imitare con apparato scenico un'azione finta e mista di tutte quelle parti tragiche e comiche che verosimilmente e con decoro potevano stare insieme, corrette sotto una sola forma drammatica per alleggerire con il diletto la mestizia di chi ascoltava. Nelle animate discussioni dei critici del tardo Rinascimento le pastorali di Guarini erano accusate di peccare contro il decorum non soltanto linguistico e stilistico ma anche morale. Per un simile critico, osservava giustamente Perella, il Guarini aveva un'interessante risposta: "You are linking shepherds and peasants where I find a great difference between the two. Not all shepherds are similar to peasants. It's true that all peasants are indeed lowly, but in antiquity not all shepherds were dirty and crude, as you think. On the contrary, many of them were by birth, behavior and spirit not only noble but grand" (2007: IX-X; cfr. anche Nicolas J. Perella, 1974).

Con la sua straordinaria capacita di collegare i valori poetici del testo e l'abile sua costruzione nella struttura compositiva, Perella ha contribuito anche alla riscoperta di Guidobaldo Bonarelli (1563-1608), un autore quasi dimenticato, nonostante la pubblicazione di ben trenta edizioni dell'opera nei primi due secoli, passato alla storia letteraria per la tragicommedia Filli di Sciro fi 607), il piu fortunato esemplare di teatro pastorale dopo Y Aminta di Tasso e il Pastor Fido di Guarini. Vi si narra la storia avventurosa di due fanciulli greci, Phillis e Tirsi, promessi sposi, adottati dal re della Tracia che li prende sotto la sua protezione e a cui, in punto di morte, dona la meta di un cerchio d'oro a guisa di collare. Dopo l'invasione della Tracia da parte del re di Smirne, i due fanciulli vengono salvati da un soldato del re che li separa l'uno dall'altro dopo aver cambiato i loro nomi in Niso e Clori. Clori viene affidata al pastore Melisso, che la riconduce nella natia Sciro. Molti anni dopo, una terribile burrasca lascia, sulla spiaggia di Sciro, Niso insieme al suo compagno Aminta. I due riescono a difendere la "ninfa" Clori da un feroce centauro e tutti e due se ne innamorano. Tirsi finisce per innamorarsi di Clori e, tramite un'amica, cerca di regalarle la meta del collare d'oro ricevuto in dono dal re della Tracia. Clori riconosce cosi in Niso il fratello perduto. Aminta, che a sua volta si e innamorato di Clori, puo sposare la fanciulla promessagli nella sua infanzia. Certamente Clori, tornata ora Phillis (o Filli), divenuta la principale protagonista del dramma, e sotto grande pressione e deve ammettere che la sua relazione con Tirsi, suo fratello, implica una passione incestuosa. Clori e sotto grande pressione, ma, come precisa Perella, il suo ragionare e chiaro e preciso. Significativo e il fatto che possa distinguere fra amore ("love") e furore erotico. Questa ultima parola, fury, e ripetuta ossessivamente da Clori, per cui diventa sinonimo della stessa parola "love", come rabbia con il collaterale di rabbiosa frustrazione (atto III, scena 1). Quando confronta per un'ultima volta Tirsi, triste ma sincera, puo augurargli buona fortuna mentre lei si prepara alla propria morte. E quando l'onnipresente vecchio pastore Narete manda a vuoto il suo tentativo di suicidio, Clori lo implora: "O gentle Narete / let me go home alone to / confer with my grief in solitude" (atto V, scena 2). Condannati a morire, Niso e Aminta cercano intanto di salvare l'uno e l'altro confessando a vicenda di essere colpevoli.

Anche Bonarelli fu costretto a difendere il suo poema nei Discorsi del Sig. Conte Guidubaldo de' Bonarelli, detto l'Aggiunto, in difesa del doppio amore della sua Celia (1612). Per il poeta, l'autore deve essere libero di produrre il "meraviglioso", che e la meta della poesia barocca; la verosimiglianza deve essere giudicata sulla base della coerenza; quello che sembra di per se impossibile puo diventare non solo credibile ma necessario: il poeta ha il diritto di occuparsi di cio che e scabroso e imbarazzante nel soggetto scelto. Su questa opera di Perella, cosi si e espresso giustamente Joseph Tusiani, il piu autorevole traduttore in inglese di letteratura italiana, al quale e stato recentemente conferito il titolo di New York State Poet Laureate Emeritus:
   With great sensitivity, indeed, Professor Perella guides us through
   the five Acts of this play, insisting, above all, on the
   psychological subtleties of the main characters, such as 'a
   potentially scabrous situation involving incestuous passion,' and
   at the same time keeping us riveted to the major elements that
   warrant the re-evaluation of this long-forgotten work. Maybe,
   unbeknownst to him, this re-evaluation is strongly recommended by
   the clarity of his translation. (122)


Il dramma pastorale del Bonarelli e quasi eclusivamente in endecasillabi e settenari. Perella ci avverte che la sua traduzione non vuole essere una versione poetica del testo ma una prosa messa in poesia con l'alternanza di versi lunghi e corti per simulare l'originale; e confessa che la sua traduzione non si propone di riprodurre gli endecasillabi e settenari del testo originale, ma solo di trasmettere, per quanto possibile, il flusso della lingua straniera tradotta. A tale proposito Tusiani scrive: "Perella's English rendering is nearly always so close to the beauty of the Italian phrase as to become its natural counterpart". E fornisce, a sostegno della sua affermazione, un breve ma efficace esempio: '"Che ha dovizia d'anni, compra, non vende amore' becomes in Perella's version: 'A woman rich in years / must buy, not sell her love'" (122-123).

Nel quadro dei suoi vari interessi di studio e d'insegnamento, Perella ha sempre dedicato una privilegiata attenzione alla letteratura dell'Ottocento. La poesia, specialmente, e sempre stata l'area nella quale egli piu si specchiava, facendo opera di scoperta e di sistemazione. La collettanea di saggi sul poeta di Recanati Night and the Sublime in Giacomo Leopardi fu sempre un libro molto caro al suo autore; e per buone ragioni, perche esso presenta davvero un'efficace espressione della sua partecipazione intellettuale e personale. Con perizia di critico e storico, Perella ci ha offerto una ricostruzione esemplare delle fonti filosofiche di Giacomo Leopardi da Vico a Voltaire; delle idee estetiche di studiosi inglesi del Settecento come Joseph Addison, Hugh Blair, Mark Akenside, Edward Young e specialmente Edmund Burke; e della tematica del sublime, che il giovane poeta Leopardi aveva studiato, tradotto e commentato nella ricca biblioteca del Conte Carlo Monaldo, suo padre.

Il primo saggio "Silenzio: La sera del di di festa e due topoi" (1-60), il piu lungo e sostanziale del libro, ci offre una discussione dettagliata di questa maggiore ma spesso incompresa poesia specialmente in relazione ai due topoi: il motivo dello "ubi sunt" e il contrasto della calma della notte e dell'insonne angoscia dell'amante. Il proposito maggiore dell'autore e mostrare che il notturno che apre la poesia e essenziale per lo stato d'animo o l'emozione e per i pensieri della meditazione filosofico-lirica sviluppata piu estesamente nella seconda parte. Particolarmente convincenti sono le parti che esaminano il secondo importante topos letterario (la calma della natura opposta al soffrire dell'irrequieto poeta-amante) che appare nei primi ventiquattro versi (12-39). Secondo Perella, la lunga pausa iniziale e in se stessa un valido contributo di cultura letteraria del poeta. Leopardi e in polemica con precedenti lettori e critici, "who see a gap between the elegiac inspiration and the idyllic aspect of the poem". Lo scopo principale dell'autore consiste nel dimostrare che il notturno che apre il saggio e essenziale all'umore, all'emozione e anche ai pensieri del lettore, alla mediazione filosofico-lirica che si sviluppa nella seconda meta del saggio: il contrasto della notte calma e dell'angoscia dell'amante sveglio. Perella, e evidente, mostra una considerevole maestria nel suo acume e nella sua abilita nel trovare paralleli lessicali e tematici con altri autori contemporanei, specialmente italiani e francesi.

Il secondo saggio, "Nature and the Poetic of the Sublime" (61116), e forse ancora piu ambizioso perche il Leopardi teorico di poesia era di rado riconosciuto. Questo saggio consiste in una ricerca sulle giustapposizioni del sublime, legato alla dimensione allegorica, e del comico, legato alla dimensione satirica. Perella, in questo saggio, si concentra su soggetti piu ampi, quali le questioni di imitazione della natura, l'uso della mitologia, il patetico nella poesia. Il successo di Leopardi, secondo Perella, dipende da questa sua abilita di dar forma ai suoi scritti di schema e situazione, teoria e pratica. Questa specie di prospettiva storica, presente in tutto il libro, e piu ovvia nel suo serio tentativo di distinguere le opinioni del giovane poeta e seguire la progressiva evoluzione delle sue idee estetiche. Nel 1983, Daniela Bini osservava: "The presence of sensationalistic and materialistic ideas in Leopardi has been long recognized by most of the scholars who have been involved in the analysis of his thought". Quello che non hanno tentato, tuttavia, e lo studio di questi due elementi filosofici alla luce di uno sviluppo dialettico che guida a un altro livello della fenomenologia di Leopardi. Nonostante gli innumerevoli attacchi contro di essa, Leopardi non abbandono mai la "ragione", anche a costo della sua stessa felicita. Il suo sistema, come egli scrisse nello Zibaldone, introduce non solo uno scetticismo ragionato e dimostrato, ma "tale che [...] la ragione umana per qualunque progresso possibile non potra mai spogliarsi di questo scetticismo [...] e che non solo il dubbio giova a scoprire il vero [...] ma il vero consiste essenzialmente nel dubbio" (Bini 12-13).

Nei due articoli che seguono, "Night Thoughts" e "The Sun and Midday in Leopardi", speciali aspetti della poetica letteraria di Leopardi, in particolare il sublime, sono discussi per illuminare una parte importante della sua poesia. Benche la prospettiva di Perella sia principalmente letteraria, egli e riuscito, grazie alla sua applicazione della critica tematica, a illustrare altri interessanti problemi estetici ed etici di opere poetiche dello stesso Leopardi. Perella dimostra validamente come nella poesia di Leopardi
   we have anything but panpsychism; [...] we are far removed from the
   thrilling sense of a union with a pulsating universe [...] And yet
   Leopardi so often gazed at the sky and at vast expanses of
   landscapes, both in the azure noon and in the starlit and moonlit
   evening, that it is perhaps this picture of him that most readily
   comes to mind at the mention of his poetry.


La conoscenza e abilita dell'autore come comparatista servono per un utile proposito critico. Si pensi, in questo caso, ai paralleli fra Leopardi e i poeti inglesi e francesi dell'Ottocento e Novecento. In conclusione, il libro qui esaminato e scrupolosamente basato su ricerche condotte di persona durante una visita a Recanati e l'uso della ben fornita biblioteca del Conte Monaldo. La dimensione dello studioso Perella emerge con evidenza da una semplice e veloce occhiata alle note. I rinvii ad altri studiosi, specialmente italiani, nei testi e nelle note diventano importanti anche perche necessari a questo punto (1970) delle ricerche su Leopardi negli Stati Uniti. La poetica del sublime indefinito e introdotta per illustrare una parte essenziale di tutta la lirica del poeta recatanense. Il punto di vista di Perella puo essere principalmente letterario ma anche efficace per concentrare la sua attenzione sui problemi estetici ed etici imposti dagli scritti del giovane Leopardi conservando le complessita in prospettiva, in un serio tentativo di distinguere i primi punti di vista del poeta dalle piu tarde convinzioni e di seguire la progressiva evoluzione. Seguendo la sua progressiva evoluzione e l'ampliarsi dei precedenti punti di vista da una "poetica delle illusioni", Leopardi accosta le due funzioni di "poet of illusions" a una piu matura teoria del sublime legato all'infinito (159). Gli studi degli anni Ottanta e Novanta di Perella saranno concentrati sulla concezione del sublime. Ricordo: "Leopardi and the Primacy of Desire" (in Giacomo Leopardi. Proceedings of the Congress Held at the University of California) e "Leopardi" (in Dictionary of Italian Literature).

Leopardi scrisse la maggior parte delle sue Operette morali nel 1824. Queste composizioni, per lo piu in forma di dialoghi e scritte in una prosa rilassata, sono capolavori di satira e d'ironia. Perella, per chiudere la prima edizione della raccolta, ha scelto soggetti significativi come il "Dialogo di Timandro e di Eleandro", che, diretto "against the modem philosophers", tratta della riconciliazione di poesia e filosofia (ma non scienza) e ironicamente sostiene che l'ultima conclusione insegnataci dalla vera filosofia e che faremmo meglio a non filosofare. Puo essere meglio considerare la posizione di Leopardi, a questo punto, come ancora ambivalente. Quello che e certo per noi lettori moderni e una profonda crisi, che andava oltre la mancanza di gioia romantica con la reale e storica disillusione che accompagno la Restaurazione, una crisi che sarebbe diventata piu evidente nel mondo occidentale soltanto molto piu tardi. Il necessario legame fra sensazionalismo, materialismo e idealismo era la sua lealta al razionalismo. Per Daniela Bini ogni trattamento del sublime di Leopardi deve tenere conto dell'influenza su di lui del Longinus e degli scrittori inglesi del diciottesimo secolo. Il libro di Perella Night and Sublime in Giacomo Leopardi e un ampio e intelligente studio del tema. I risultati di Perella sono un fondamento necessario per un'analisi delle idee estetiche di Leopardi.

Per dare un esempio, nello Zibaldone di pensieri l'introduzione del tema del "riposo dei desideri", della totale quiete delle passioni, datata 19-22 aprile 1826, e il soggetto dell'inno per i morti cantato dai morti stessi all'inizio del "Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie". Il Ruysch era un medico naturalista olandese (1638-1731) che era riuscito a mummificare i cadaveri in modo che il loro aspetto continuasse a dare l'illusione della vita. L'inno, secondo Perella, era piu vicino alla seconda stanza del canto "La vita solitaria" di quanto non fosse al coro cantato dai morti. Ciononostante, possiamo ancora parlare delle due poesie come illustrazioni del desiderio ridotto a zero che da ad essi il loro arcano senso di pace che deriva dalla perdita del desiderio. Non felicita dunque per i morti o i vivi; almeno i morti possono parlare nei quindici minuti di coscienza a loro concessi senza paura e senza tremare nei versi liturgicamente intonati, liberati definitivamente da speranza e desiderio, e da quella orrenda esperienza che e la noia, e cioe il nostro essere privo dello spirito vitale. Per Perella la visione sensista di Leopardi filosofo, per quanto riguarda le teorie dell'entita spirituale distaccata dalla materia (il discorso teorico dello Pseudo-Longino sul sublime), e profondamente radicata in una filosofia materialistica: la poetica del sublime notturno e la constatazione della solitudine angosciosa dell'uomo si fondano in forma suprema in vari momenti dell'opera del poeta marchigiano, in particolare ne "La sera del di di festa", nel "Canto notturno" e ne "La ginestra" (versi 158-185). Ma la composizione lirica del poeta, secondo Perella, e "La ginestra": in essa filosofia, polemica, contemplazione dell'universo, sentire idillicoelegiaco si uniscono in un compendio di molti dei motivi che figurano nella poesia di Leopardi. E un'affermazione energica del self del poeta. Il riconoscimento della nullita dell'uomo nello schema del vasto universo che lo distrugge ora serve come il necessario e valido terreno sul quale l'umanita insieme puo prevalere sul solo nemico che e la natura, intesa come la forza che e responsabile dell'esistenza (Perella, Dictionary 319). L'abitudine di critico e il privilegio di storico tipici di Perella si possono verificare nei molti altri suoi lavori su Leopardi degli anni Ottanta e Novanta. Ricordo: Midday in Italian Literature: Variations on an Archetypal Theme, "Leopardi and the Primacy of Desire", "Translating Leopardi?" e "Popular Fiction between Italian Unification and World War I". Secondo me, questi saggi forniscono ottimi modelli di confronto e un prezioso contributo alla critica e alle ricerche letterarie leopardiane.

Riconosciuto come un esperto di studi sul Leopardi, Perella fu anche un ben noto traduttore. Che in cio operi la sua salda fede nella parola in contrasto con le correnti esaltazioni dell'inattendibilita del messaggio poetico, non dovrebbe essere in dubbio. Non sorprende che egli, critico letterario nel senso piu profondo per acutezza e sensibilita d'interpretazione e di lettura, era anche traduttore esemplare in italiano, francese e inglese. Nell'ultima trentina d'anni Perella ha provato queste inclinazioni, con successo notevole, su testi complessi, intrisi di ambiguita e umori eversivi, come per esempio Le avventure di Pinocchio, uno dei romanzi italiani piu frequentemente tradotti. Come noto, il Pinocchio di Carlo Collodi, nome di penna di Carlo Lorenzini (18261890), fu pubblicato a puntate dal 1881 al 1883 nel Giornale per i bambini, un periodico settimanale supplemento del quotidiano II Fanfulla, ed edito in volume nel 1883 a Firenze, con il titolo di Avventure di Pinocchio. Storia di un burattino. L'opera divenne subito molto popolare sia in Italia, sia all'estero in numerose traduzioni, come uno dei migliori libri della narrativa per ragazzi. Il film, secondo l'interpretazione dell'americano Walt Disney nel Pinocchio del 1940, contribui ad assicurarne il successo in tutto il mondo fra i classici della letteratura dell'infanzia.

Negli anni piu recenti il libro ha sollecitato pero anche l'attenzione dei critici per quel carattere di ambiguita, per cui le marachelle dello scavezzacollo Pinocchio finiscono per diventare l'elemento superficiale di un intento satirico, bonario e senza presunzioni. Collodi, mentre pare assumere la parte del benpensante e avvia il suo "discolo" all'educata normalita non puo nascondere la sua simpatia istintiva per quel tanto di gioiosamente anarchico, di libero, di protestatario che si raccoglie nei gesti e nelle parole del suo originalissimo protagonista. E anche questi aspetti hanno contribuito alla fortuna e alla vitalita del racconto. Secondo Perella, contrariamete a quanto avviene nel Cuore del De Amicis, nel Pinocchio di Collodi c'e una ambiguita psicologica: gli ideali di onesta, famiglia e lavoro non sono necessariamente connessi con il patriottismo del post-Risorgimento, ne si fa appello alla solidarieta delle classi sociali. Anche se egli, ragazzo-pupazzo bizzarro e ipercinetico, non evita la societa adulta e la sua ipocrisia. Il lieto fine, nel quale il ragazzoburattino si trasforma in "un buon ragazzo", diventa necessario quando Collodi acconsente alle domande dell'editore e dei piccoli lettori. Soltanto allora, infatti, la Storia di un burattino diventa Le avventure di Pinocchio, con il titolo originario che viene degradato a sottotitolo. Il cambiamento era appropriato e il racconto di Collodi prese il carattere di una storia di avventure che potevano incorporare la prima "storia", facendo intraprendere al protagonista un viaggio dall'innocenza all'esperienza, verso la maturita. Come parte del genere di racconto del "dramma di famiglia" segue il modello delle storie di ragazzi per la loro istruzione in nome della classe media, della loro legge e dell'ordine etico. Ma l'approccio poco ortodosso di Collodi si spinge oltre l'invenzione delle sue ipercinetiche marionette per includere un'ambiguita e ironia che fanno del Pinocchio un libro per adulti oltre che per ragazzi (v. Perella, "Popular Fiction between Italian Unification and World War I", 78-82).

Perella, con il collega Ruggero Stefanini, e anche il traduttore del romanzo II codice di Perela (1911) di Aldo Palazzeschi (pen name, per Aldo Giurlani, 1885-1974): Man of Smoke. Scritto in una combinazione giocosa di realismo e fantasia, Il codice di Perela e una favola il cui tema principale e la tragicomica opposizione fra l'aspirazione alla leggerezza (e liberazione) e la pesantezza dell'esistenza. Letteralmente "un uomo di fumo" un giorno appare per divertire e allarmare gli uomini e le donne della sua citta. Accolto prima come una specie di messia, cui e affidato il difficile compito di prescrivere un nuovo codice di vita, l'uomo di fumo, la cui unica qualita e la leggerezza (i.e., il fumo), con cui causare una distruzione universale. Perela, il quale non puo far parte di una societa che segue un rigido codice di norme e convenzioni, viene condannato a morte e immurato in una cella in cima ad una montagna che, fortunatamente per lui, dispone di un focolare che gli permette di liberarsi degli scarponi di lusso donatigli e ritornare ad essere "un uomo di fumo".

Fra gli altri lavori del Palazzeschi scelti da Perella bisogna menzionare almeno le novelle raccolte nei tre volumi: Il Re Bello (1921), Il palio dei buffi (1937) e II buffo integrale (1966). Con la sua inventivita, ironia e umanita si distingue nella rappresentazione di una vera galleria di speciali tipi di umanita che nel 1957 definisce Buffi: "Buffi are all those persons who, owing to some trait or natural divergence of various kinds, writhe in discomfort [...] This discomfort assumes at one and the same time tones of heightened comedy and deep gloom". Compresa in questo senso, secondo Perella, la designazione di buffi puo essere estesa alla maggior parte dei personaggi (e non soltanto dei protagonisti) che popolano i romanzi palazzeschiani. A conferma di questo giudizio bisogna notare che Perella continuo a interessarsi del Palazzeschi novelliere anche dopo il suo pensionamento nel 1993 con la pubblicazione di traduzioni, come l'antologia di quindici novelle dal titolo A Tournament of Misfits: Tall Tales and Short (2005); e alle collezioni gia menzionate puo essere aggiunto le Bestie del '900, un volume di brevi favole nel quale in una miscela generale di societa gli animali appaiono come la migliore specie.

Non si puo peraltro dimenticare di menzionare un altro rilevante contributo di Perella ai rapporti tra la letteratura italiana e quella di lingua inglese a proposito di poeti molto noti, come Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli, Gabriele D'Annunzio e Umberto Saba (cfr. "Versions of Nine Poems"), o scrittori decisamente meno conosciuti come Arrigo Boito (1842-1918): si vedano, a mo' d'esempio, le novelle pubblicate, nei California Italian Studies (2009), con i titoli The Black Ensign (L'Alfier Nero, 1867), The Clenched Fist (.Iberia 1868) e The Trapezoid (Il Trapezio, 1873-1874).

Perella e stato anche un insegnante di grande qualita. Ha diretto un numero considerevole di tesi dottorali e, con profondo senso di responsabilita, ha posto un forte accento sulla valorizzazione e la formazione di numerosi allievi che hanno avuto carriere di successo. Ed e anche in questo ruolo di insegnante-guida che ha lasciato un contributo rilevante nell'italianistica nordamericana. Bisogna ricordare, accanto ai meriti di studioso e di critico, il giudizio degli alunni e colleghi sull'insegnamento in occasione del collocamento a riposo del Perella nel Festschrift dedicatogli in occasione del suo pensionamento (a cura di Victoria J.R. De Mara e Anthony Julian Tamburri). Nessuno studente che ascoltava Perella leggere e interpretare "Il sabato del villaggio" oppure "La ginestra" riusciva a non uscirne fuori profondamente colpito. Quando entrava nell'aula, si accomodava e apriva il libro dei Canti leopardiani con un'aria di anticipazione e di attesa che coinvolgeva gli studenti anima e corpo. Il Professore si serviva di queste poesie come fossero i suoi migliori amici, intimamente noti, seppur ancora misteriosi. Ma Perella mostrava lo stesso interesse e la stessa attenzione al soggetto o agli autori che insegnava, sia che si trattasse di Dante, Petrarca o Leopardi, sia che si discutesse di Alfieri, Foscolo, Manzoni, Carducci, Verga, Pascoli, D'Annunzio o Montale. Si rivolgeva ai suoi allievi, sia nuovi che "seasoned", con la stessa cura e rispetto. Nelle loro interazioni quotidiane con il Professore, gli studenti sentivano il suo rispetto e interesse nel loro benessere, la sua convinzione nel loro potenziale, l'incoraggiamento nei tempi di difficolta, la cordialita genuina nelle sue congratulazioni per il loro successo.

Durante la sua laboriosa carriera, Perella e riuscito ad abbinare alla ricerca e all'insegnamento un'attiva partecipazione nell'amministrazione del suo College, della sua University e del suo Dipartimento. Ha prestato servizio in numerosi comitati del College e dell'Universita di Berkeley ed e stato membro del prestigioso Council of International Education (Fulbright Awards of Romance Languages and Literatures). Per due volte (1968-1973 e 1980-1984) gli fu conferito anche l'incarico di Chair di uno dei migliori dipartimenti di studi italiani del Paese. Membro dell'American Association of Teachers of Italian dalla fine del 1950, ha prestato servizio, negli anni Settanta e Ottanta, in numerose commissioni per nomine e premi. Ha continuato a far parte del Comitato editoriale di Italica e di altri periodici di letteratura italiana, come L'Anello che non tiene e Forum Italicum, fino al suo rientro a Boston. E stato anche membro del Comitato scientifico della Biblioteca Italiana della University of California Press, collana di edizioni bilingui di opere scelte della letteratura italiana.

Fra i suoi piu importanti premi di studioso ricordiamo: l'American Philosophical Society Award (1960), il John Simon Guggenheim Fellowship Award (1966) e le Humanities Society Fellowships (1969 e 1978). Nel 1980, fu onorato dalla Modem Language Association con il premio Howard R. Marraro, per il suo Midday in Italian Literature: Variations on an Archetypal Theme (Princeton Univ. Press, 1979). Ricevette infine il Triennial Best Article Award dell'American Association of Italian Scholars per il saggio su Pinocchio (1986-1989) e il Distinguished Service Award della American Association of Teachers of Italian nel 2007.

Oltre a opere concrete, che sono per quantita e per intensita di acribia critica fra i migliori contributi all'italianistica nordamericana degli ultimi cinquant'anni, Perella ci ha offerto un esempio vivente di cultura, suscitando intorno a se, in tanti anni di magistero, simpatia e fervore d'operosita, e non solo nei suoi vicini o lontani discepoli. Una testimonianza come questa vuole essere anzitutto un omaggio al suo magistero di docente, ma anche alla sua capacita di coltivare relazioni professionali e personali a ogni livello. Intende, infine, sottolineare le risorse profonde e genuine del suo insegnamento, cosi lontano da ogni forma di protagonismo esibizionistico, come succede, purtroppo spesso, nella nostra professione.

Opere citate

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Albert N. Mancini

The Ohio State University, Columbus
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Title Annotation:in memory of Nicolas J. Perella, UC Berkeley professor of Italian; text in Italian
Author:Mancini, Albert N.
Publication:Italica
Geographic Code:1U9CA
Date:Dec 22, 2016
Words:5684
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