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Il tradimento di Troia in Ditti Cretese e Darete Frigio.

In eta tardo-antica si registra una rinnovata vitalita del tema della proditio Troiae, che trova il suo apice nei racconti ampi e articolati di Ditti Cretese e di Darete Frigio. Il motivo affonda ovviamente le sue radici in una tradizione ben piu antica, ma questo non deve indurre a ritenere che la versione dell'Ephemeris e del De excidio Troiae sia una semplice riproposizione di quelle precedents (1). Se e vero, infatti, che Ditti e Darete dovevano attenersi a grandi linee alle versioni che avevano a disposizione per accreditare la loro posizione di storiografi "tucididei", e nondimeno certo che le riplasmarono, introducendo particolari inediti capaci di sorprendere il lettore (2).

Il livello di elaborazione e di originalita di queste due versioni si puo facilmente evincere da una breve rassegna della tradizione precedente. In primo luogo vale la pena ricordare che l'origine della storia del tradimento di Enea e gia in nuce nell'Iliade, laddove Omero sottolinea che l'eroe si sentiva insoddisfatto della considerazione mostrata nei suoi confronti da Priamo (Il. XIII 459 ss.). Il fatto poi che egli fosse riuscito a salvarsi con la sua famiglia non poteva che favorire la leggenda dell'Enea proditor. Poco consona al mito di Enea, quale si sviluppera soprattutto a Roma, era anche la versione della Presa di Ilio di Arctino di Mileto (risalente forse all'VIII secolo a.C.) (3) e del Laocoonte di Sofocle (4), secondo cui l'eroe abbandonava Troia prima che la citta fosse espugnata dai Greci. La prima menzione esplicita del tradimento di Enea si leggeva, come attesta Dionigi di Alicarnasso (FGrHist 769 F 3 = Dionys. I 48, 3), nella Storia della Licia di Menecrate di Xanto (IV-III sec. a.C.), secondo cui l'eroe per il rancore nutrito verso Alessandro spodesto Priamo e consegno la citta agli Achei (5). A questa leggenda si aggiunge poi quella del tradimento di Antenore, attestata con sicurezza nell'Alessandra di Licofrone (v. 340 s.), databile fra il IV e il II sec. a.C. (6), ma forse gia anche in Ellanico (V sec. a.C.), se, come pensa Jacoby (7), l'accenno di Dionys. I 46, 1 (= Hellanic. FGrHist 4 F 31 = 77 Ambaglio) al tradimento degli Antenoridi deriva da questo storiografo. Come per Enea, i prodromi del tradimento di Antenore erano gia presenti nell'Iliade, considerati i suoi rapporti di ospitalita con Odisseo e Menelao (III 207) e il suo consiglio ai concittadini di restituire Elena agli Achei (VII 347-53). Ma Omero non sa nulla degli sviluppi successivi, che, narrati verosimilmente nella Piccola Iliade, furono ripresi da Sofocle (Strabo XIII 1, 53, p. 608), da Virgilio (Aen. I 242-49) e da Livio (I 1, 1-3) (8), vale a dire il salvataggio delleroe da Troia, il suo viaggio in Occidente e il suo approdo nell'alto Adriatico.

In ambito romano la leggenda di Enea e di Antenore fu elaborata, a livello letterario, a partire dal III secolo a.C, verosimilmente per l'influenza esercitata da Timeo di Tauromenio, che pose le basi per la creazione del mito delle origini di Roma (9). Data l'importanza ormai assunta dal mito di Enea in Roma, la tradizione storico-annalistica fu sollecita a cancellare la versione della sua proditio (10), da un lato insistendo sul motivo della pieta, gia lodata in ambito greco da Senofonte (De ven. I 15) e da Licofrone (Alex. VV. 1263-72) (11), dall'altro facendo ricadere la responsabilita del tradimento sul solo Antenore. La pietas, che otteneva a Enea il rispetto e la grazia degli Achei, veniva dunque sottolineata da Cassio Emina, da L. Calpurnio Pisone (12) e da Varrone nelle Antiquitates rerum humanarum (13), mentre nel I sec. a.C. la colpa del tradimento era attribuita al solo Antenore dallo storico filosillano Sisenna (fr. 1 P2 Sisenna tamen dicit solum Antenorem prodidisse) (14). Era una questione non scevra da risvolti ideologici e propagandistici, perche molte eminenti famiglie romane, fra cui in primo luogo la gens Iulia, vantavano ascendenze eneiche, e d'altra parte gli storici filomitridatici venivano diffondendo una tradizione ostile ai Romani (15). Non sorprende quindi che probabilmente in un contesto di polemica antimariana (Mario aveva sposato una Giulia patrizia) Lutazio Catulo, console nel 102 a.C., rispolverasse nelle sue Historiae Communes il motivo di Enea proditor a fianco di Antenore (16).

Il viaggio di Enea e di Antenore verso l'Italia dopo la caduta di Troia veniva trattato congiuntamente da Livio nel I libro, in cui si affermava che i Greci non avevano infierito sui due principi troiani vetusti iure hospitii et quia pacis reddendaeque Helenae semper auctores fuerant (I 1, 1). Ma la versione che risulto piu consona alla dignitas della dinastia Giulia e dei Romani fu ovviamente quella virgiliana, che assolveva entrambi gli eroi dall'accusa di tradimento e esaltava la pietas di Enea non solo erga deos et parentes ma anche erga patriam (17), in quanto leroe non si sarebbe sottratto alla lotta, fuggendo preventivamente dalla citta, come avevano affermato Arctino e Sofocle, ma avrebbe tentato di difenderla fino a quando era ragionevolmente possibile (18). La stessa versione, con alcune varianti, ritornava pochi anni dopo nelle Antichita Romane di Dionigi di Alicarnasso, il quale, per altro, quasi sicuramente non la riprendeva da Virgilio (19), ma la attingeva dal racconto di Ellanico di Lesbo (V secolo a.C.), anch'esso favorevole, per motivi diversi, all'eroe troiano (20).

Tuttavia l'affermarsi della versione virgiliana non comporto la completa eliminazione della leggenda del tradimento dei due eroi troiani e, in particolare, di quello di Enea. Se Seneca nel De Beneficiis si limita ad alludere alla tradizione ostile a Enea (21), decisamente polemica e la presa di posizione di Tertulliano nell'Ad Nationes, che, da un punto di vista ovviamente cristiano, si scaglia contro il culto del Pater Indiges Enea, ironizzando sulla sua pietas e sostenendo senz'altro che egli fu proditor come Antenore (22). Con l'affievolirsi del mito eneico verso la fine del mondo antico, ci si accosta alla versione del tradimento senza intenti celebrativi ma anche senza accenti polemici; il passato remoto di Roma viene indagato in una prospettiva prevalentemente storico-antiquaria. Cosi l'autore dell'Origo gentis Romanae accoglie la versione del tradimento di Enea e di Antenore e contemporaneamente evidenzia la pietas del principe troiano, senza sentirsi in dovere di raffigurare un'immagine piu positiva degli antenati dei Romani (23). Sicura conoscenza della leggenda previrgiliana dimostra anche la tradizione scoliastica, che si impegna a cercare nel testo di Virgilio excusationes rispetto al crimen proditionis di Enea, in quanto, come afferma Servio (ad Aen. I 242), nemo enim excusat nisi rem plenam suspicionis (24). Nelle presunte o effettive allusioni virgiliane al tradimento di Enea Servio mette a frutto la tradizione esegetica precedente non tanto, si direbbe, per salvare l'onore dell'eroe ecista, quanto per sorprendere il lettore con una nutrita serie di particolari inediti. Le sue interpretazioni, a volte fin troppo sottili, sembrano quasi precorrere lo spirito della storiografia romanzata di Ditti e Darete. E indicativa la lettura serviana del passo dell'Eneide in cui Venere rievoca il destino di Antenore, confrontandolo implicitamente con quello apparentemente meno fortunato di Enea (I 242 ss.). Servio attribuisce a Virgilio l'intento di servirsi della stessa leggenda che accomunava i due principi nel tradimento, per liberare il suo eroe dall'accusa, e nel fare questo, come l'autore dell'Origo gentis Romanae, rievoca, combinandoli insieme e non sempre a proposito, elementi meno noti della leggenda (25).

La versione del tradimento, per lo piu semplicemente accennata negli autori ora considerati, in Ditti Cretese e in Darete Frigio diviene uno snodo fondamentale della narrazione, come e del resto lecito attendersi in un genere letterario in cui la 'diseroicizzazione' dei protagonisti dellepopea omerica e perseguita come obiettivo, spesso ricorrendo all'insinuazione e al sospetto. L' approccio fantastico e romanzesco alla vicenda troiana, condotto nella prospettiva di "una storia guardata scandalisticamente dal buco della serratura" (26), trova fatalmente in questo soggetto un campo piu che fertile, perche la proditio dimostra in modo evidente il carattere inautentico della proclamata eccezionalita degli eroi omerici e virgiliani (27).

I racconti di Ditti e di Darete si presentano al lettore come traduzioni latine (rispettivamente del IV e del V-VI sec. d.C.) di originali greci: ma, mentre loriginale del primo e sicuramente esistito (28), dubbia e lesistenza di quello del secondo (29). Se per l'origine dell'Ephemeris ci si puo quindi richiamare quasi sicuramente al clima della Seconda Sofistica (30), piu sfumata e difficilmente precisabile rimane la matrice culturale del De excidio Troiae. I due testi vengono spesso letti come un dittico, che rifletterebbe rispettivamente il punto di vista greco e quello troiano sulla guerra di Troia, ma la posizione filo-troiana del frigio Darete e chiaramente un'ennesima finzione, in quanto l'autore tradisce in piu di un'occasione il punto di vista filogreco (31). La priorita cronologica di Ditti e generalmente ammessa, in quanto la tendenza di Darete a sconvolgere i dati della tradizione sembra presupporre la conoscenza dell'Ephemeris. E poiche cio vale ovviamente anche per il racconto della proditio, si puo ragionevolmente supporre che la versione dittiana abbia influenzato quella di Darete (32). Come avremo modo di vedere, Darete sembra comportarsi con Ditti come con Omero, in quanto, pur prendendo come base il suo racconto, introduce una serie di mutamenti che alterano notevolmente tutta la vicenda del tradimento.

I punti di contatto fra le due versioni sono notevoli. In entrambi i racconti la coppia formata da Antenore e da Enea costituisce in Troia un polo di potere politico alternativo, che tenta con la sua azione di assicurare una speranza di salvezza alla citta, condotta alla rovina dal comportamento oltranzista e suicida dei reguli. Nel precipitare della situazione, caduti tutti i principali difensori della citta (Ettore, Troilo, Pentesilea), il tradimento rappresenta la scelta del male minore (33). Sia in Ditti che in Darete l'anima del tradimento e Antenore, che, legato a Ulisse e a Menelao da un rapporto di ospitalita, e in grado di intavolare trattative con i nemici; Enea, invece, entra a far parte della congiura soltanto in un secondo momento e su sollecitazione di Antenore.

Ma sono notevoli anche le differenze, soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione dei due eroi. Ditti descrive il comportamento di Antenore in modo apparentemente distaccato. Gli elementi che introduce, tuttavia, sono abbastanza eloquenti e non consentono, a mio avviso, di definirlo "il personaggio piu 'positivo' fra i Troiani" (34). L'anziano eroe e coerentemente filogreco fin dall'inizio del racconto: come si viene a sapere da Priamo, era stato l'unico ad opporsi al rapimento di Elena (III 26); inoltre, ancor prima dello scoppio della guerra, riesce a scongiurare un'imboscata agli ambasciatori greci e nel successivo colloquio con loro si rammarica della propria impotenza ad arginare l'arroganza e la protervia dei reguli (I 6- I 11) (35). Il tradimento ha inizio con i negoziati per la capitolazione (IV 22), in cui egli stabilisce un'intesa segreta con i Greci, che prevede la meta dei beni di Priamo per se stesso, il regno per uno dei suoi figli, e per Enea una parte del bottino e l'incolumita della sua famiglia. Per porre fine al potere dei Priamidi, Antenore non esita a sottrarre il Palladio dal tempio di Minerva e a consegnarlo agli Achei, dando adempimento alla ben nota profezia (V 8) (36). Nelle scene finali della caduta di Troia Ditti annota perfidamente che i creduli Troiani portano alle stelle l'anziano principe, mentre viene abbattuto il muro per far entrare il cavallo di legno in citta e vengono versate le somme pattuite in argento e oro; ricorda inoltre l'invito a banchetto da lui rivolto ai Greci, dopo i crudeli massacri cui, nonostante i patti (V 16), essi si erano lasciati andare.

Nella rappresentazione dittiana della congiura Enea ha responsabilita minori rispetto ad Antenore, ma la sua figura si discosta comunque notevolmente dal personaggio raffigurato nella tradizione. Il suo comportamento nell'Ephemeris e fluttuante e contraddittorio, la sua stessa incapacita di moderarsi negli interventi pubblici ci presenta un'immagine ben diversa da quella del grande eroe e fondatore di un regno mondiale (37). In una prima fase Enea e schierato decisamente a fianco dei Priamidi: partecipa alla spedizione di Alessandro a Sparta, rendendosi complice del rapimento di Elena (I 3), e si distingue come uno dei piu accaniti sostenitori della guerra, rispondendo in maniera spavalda a Menelao, che esige la restituzione della moglie (II 26). La sua tradizionale pietas sembra affiorare quando decide di ritirarsi dalla battaglia dopo l'assassinio di Achille perpetrato da Alessandro nel tempio di Apollo (IV 17-18). Ditti insinua tuttavia che non fu solo la pietas a indurre Enea a farsi da parte ma anche il timore dell'ira dei Greci (p. 96, 9 Eisenhut: metuens Graecorum iracundiam). Insolito appare anche il comportamento di Enea in occasione del consiglio in cui si decide di negoziare la capitolazione con i Greci (IV 22): l'eroe, che assale con ingiurie il vecchio re Priamo, non ha nulla del personaggio riflessivo e moderato rappresentato dalla tradizione. Sorprendente e anche il comportamento di Enea quando ormai la citta, grazie anche alla proditio, e caduta. Dopo aver tentato invano di strappare il potere ad Antenore, l'eroe e costretto ad allontanarsi dalla Troade, e, dopo aver vagato fra molte genti barbare, giunge nel mare Adriatico, ove fonda la citta di Corcyra Melaena (V 17). Qui Ditti riesce a stupire il lettore vuoi per la sete di potere dimostrata da Enea vuoi per la destinazione finale del suo viaggio, che sembrerebbe corrispondere piuttosto a una delle tappe del viaggio di Antenore.

Non sorprende, del resto, che il ritratto dittiano di Antenore e di Enea risulti complessivamente ambiguo, se non negativo, dal momento che quasi tutti i protagonisti dell'Ephemeris si distinguono per comportamenti fluttuanti e contraddittori in linea con la tendenza antieroica e demitizzante dellopera. Ma se la caratterizzazione negativa di Antenore concerne un episodio minore del mito, quella di Enea investe un personaggio che era divenuto emblematico della superiorita morale e culturale dei Romani, per cui quasi inevitabilmente una simile presa di posizione si connotava come polemica rispetto all'immagine delleroe rappresentata nel Discorso troiano di Dione Crisostomo (38) e nell'Eroico di Filostrato (39).

Il carattere particolare del racconto della caduta di Troia nel De excidio Troiae si evince da un dettaglio che non puo non sorprendere: se Ditti aveva in parte modificato la funzione del cavallo di legno, eliminando la presenza dei guerrieri nascosti nel suo ventre, in Darete l'unica traccia che rimane di questo simbolo della guerra di Troia e la testa di cavallo scolpita sulle porte Scee (cap. 41) (40). Anche nel De excidio Troiae capo della congiura e Antenore, che tuttavia non ha un passato di pacifista filogreco come l'Antenore di Ditti. E anzi lui che, dopo il fallimento della sua missione diplomatica intesa a ottenere la restituzione di Esione, esorta Priamo a organizzare una spedizione contro i Greci (cap. 5). Solo quando il popolo e dissanguato e la rovina minaccia la citta, egli cambia il suo atteggiamento per impedire la catastrofe finale. Il tradimento a questo punto e veramente l'ultima ratio, e tuttavia Antenore non stabilisce accordi segreti con i Greci, come nell'Efemeride. Dopo la morte di Pentesilea, ultimo baluardo della resistenza troiana, egli con l'appoggio di Enea e di Polidamante tenta di persuadere Priamo a scendere a patti con i Greci (cap. 37). Ma sia Priamo che Anfimaco, suo figlio, reagiscono con insulti e esortano i connazionali a resistere usque dum vincant aut victi pro patria occumbant (p. 45, 17). Inoltre, ottenebrato dall'ira e dall'odio, Priamo progetta con il figlio Anfimaco un complotto per uccidere Antenore ed Enea. Come osserva Beschorner (41), questo piano che introduce una modifica decisiva rispetto alle altre versioni del tradimento di Troia e quasi sicuramente un'innovazione di Darete; essa, per altro, non serve solo ad accrescere la tensione della narrazione, come ritiene lo studioso, ma ha la funzione precipua di precostituire un alibi morale per Antenore e Enea, che, senza via d'uscita, si vedono costretti a tradire la patria. Antenore, Polidamante, Ucalegonte e Dolone si riuniscono in segreto e stringono un patto vincolandosi con un giuramento di fedelta; subito dopo propongono di aderirvi anche ad Enea, poiche, come afferma Antenore, era ormai giunto il momento di tradire la patria per salvare se stessi e la propria famiglia (cap. 39, p. 47, 11).

Anche l'Enea di Darete, quindi, ha un ruolo secondario nella proditio. Il momento in cui egli si espone di piu e quando, insieme ad Antenore, apre le porte Scee, facendo entrare Neottolemo (cap. 41). Ma complessivamente il giudizio del narratore su di lui non sembra negativo (42). Quando Anfimaco assale i fautori della pace malis verbis, Enea, senza lasciarsi intimorire, risponde lenibus mitibusque dictis (cap 37, p. 45, 19). Anche come combattente l'Enea di Darete e assai piu affine alleroe omerico che al corrispettivo dittiano (nell'Ephemeris Enea si distingue solo per l'uccisione di Protesilao): egli si dimostra fortis sia quando marcia alla guida dellesercito troiano accanto a Ettore e a Troilo (cap. 20, 21, 24), sia quando interviene in difesa di Alessandro proteggendolo con il suo scudo (cap. 24). La sua ben nota pietas si rivela in un episodio altrimenti sconosciuto, allorche, dopo la presa della citta da parte degli Achei, nasconde Polissena nella casa del padre Anchise, per sottrarla a Neottolemo, che vuole sacrificarla ai Mani del padre Achille (cap. 43). Il generoso tentativo fallisce, in quanto Antenore, zelante esecutore degli ordini di Agamennone, trova la fanciulla e la consegna ai Greci, decretandone la morte. Enea, quindi, a differenza di Antenore, antepone alla fides verso i Greci la pietas verso i suoi e per questo motivo viene espulso da Troia dall'adirato Agamennone. Il racconto si chiude con la partenza di Enea per lidi che Darete, essendo rimasto a Troia con Antenore, non puo conoscere. Il narratore sottolinea che l'eroe e seguito da un nutrito gruppo di esuli, formato da uomini di tutte le eta e numericamente superiore a quello rimasto con Antenore: quem (sc. Aeneam) omnis aetas hominum secuta est in milibus tribus et quadringentis. Non sembra fuori luogo l'accostamento, proposto da Beschorner (43), di questo passo a Verg. Aen. II 796 ss. Atque hic ingentem comitum adfluxisse novorum / invenio admirans numerum, matresque virosque, / collectam exilio pubem, miserabile volgus.

La caratterizzazione di Enea e arricchita in Darete anche da un ritratto, che figura nel cap. 12 insieme a quello degli altri eroi troiani. Questi ritratti e quelli degli eroi greci nel cap. 13, destinati evidentemente a sottolineare il ruolo dell'autopsia nel racconto, non figurano in Ditti (almeno nel Ditti latino), mentre trovano una precisa rispondenza negli storici bizantini Giovanni Malala (44) e Isacco Porphyrogennetos (45), che indicano in Ditti e nell'altrimenti sconosciuto Sisifo di Cos (46) la loro fonte. Il che rimanda a un'irrisolta vexata quaestio, perche nel testo latino dell'Ephemeris, come detto, non ce traccia di questi ritratti ed e possibile che Sisifo di Cos sia frutto della fantasia di Malala, cui non era estraneo il vezzo di inventare fonti per la sua Chronographia (47). Si puo anche escludere che Malala abbia utilizzato il Darete latino, perche molto probabilmente il cronista siriaco non conosceva il latino (48). Ma tornando a Enea, egli viene descritto mediante un cumulo asindetico di epiteti, in parte relativi a caratteristiche fisiche, in parte concernenti qualita morali: rufum, quadratum, facundum, affabilem, fortem, cum consilio, pium, venustum, oculis hilaribus et nigris. La differenza fra i tratti fisici elencati da Darete e quelli registrati da Malala (49) sembra dimostrare che questi autori, pur basandosi su uno schema comune, soprattutto per quanto concerne lordine di comparizione degli eroi, introducevano varianti piuttosto liberamente, forse per affermare la loro originalita in quanto testimoni oculari: il che, nella fattispecie, era loro consentito dal fatto che non esisteva una tradizione fisionomica consolidata di Enea (50). Se, per esempio, in Malala e in Isacco Porphyrogennetos Enea si presenta come [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII], in Darete si contraddistingue per i suoi oculi hilares et nigri, una particolarita che, secondo Gianotti (51), potrebbe evocare i nigri vegetique oculi di Cesare nel ritratto svetoniano (Caes. 45, 1). Piu interessanti risultano le caratteristiche morali, perche, a differenza di molti dettagli degli altri ritratti daretiani, trovano rispondenza nella narrazione successiva (52) e consentono di risalire all'immagine di Enea che il narratore intendeva proporre. Si tratta di un'immagine che affonda del resto le sue radici nella tradizione precedente, sottolineando qualita ben note delleroe: il coraggio, la saggezza, la prudenza, la pietas. Si sono gia considerati gli episodi in cui Enea si dimostra via via fortis, facundus, cum consilio e pius. Ma e sempre stato lepiteto pius ad attirare l'attenzione degli studiosi, in quanto evocando, almeno apparentemente, l'immagine virgiliana delleroe, e stato attribuito o alla mano del traduttore/redattore latino delloriginale greco o all'autore stesso, se lopera fosse stata scritta direttamente in latino (53). Tuttavia su questo punto non vi e certezza, perche non e escluso che nel presunto originale greco figurasse gia lepiteto eusebes, come del resto farebbe presupporre il ritratto malaliano di Enea. In effetti i due aggettivi non coprono esattamente lo stesso significato, ma un traduttore latino, consapevole del "passato" di questo epiteto, non poteva che ricorrere a plus. Forse qualcosa di piu puo ricavarsi dallesempio di pietas attribuito all'Enea di Darete, che lo distingue dal 'corrispettivo' dittiano. La sola manifestazione ascrivibile alla pietas delleroe nell'Efemeride e il suo risentimento per la profanazione del tempio di Apollo in occasione dell'uccisione di Achille ed e una manifestazione che sembra rientrare piuttosto nel campo semantico della eusebeia greca che in quello della pietas di matrice virgiliana, spesso affine ai concetti di misericordia e di humanitas (54). Certo l'Enea di Darete non e quello di Virgilio, perche comunque tradisce la patria; tuttavia, come si e visto, egli in parte si riscatta col tentativo di salvare Polissena, che gli costa l'esilio. La definizione di proditor et pius sembra per lui la piu calzante.

Resta da chiedersi da quale matrice culturale discenda questa rilettura di Enea, che non ha ne i toni forti e forse polemici di Ditti ne quelli celebrativi di Dione Crisostomo e di Filostrato. Puo essere utile osservare, in questa prospettiva, che la descrizione della caduta di Troia presenta in Darete caratteristiche del tutto particolari rispetto alla versione tradita. Per Dione Crisostomo (11, 29) la presa di Troia e il soggetto privilegiato per la descrizione di quanto vi e di piu terribile e spaventoso; Virgilio nel secondo libro dell'Eneide non perde occasione per mettere in evidenza la brutalita dei Greci e lo stesso Ditti non nasconde la perfidia e la crudelta dei suoi connazionali (55). Darete, invece, accenna ai massacri e alle violenze in una sola frase: tota nocte non cessant Argivi devastare praedasque facere (cap. 41, p. 50, 1). E vero che secondo Schetter il De excidio Troiae potrebbe essere frutto di un lavoro di compendio e che in particolare proprio i capitoli conclusivi dellopera potrebbero aver risentito dell'omissione di dettagli importanti (56). Ma le incongruenze evidenziate da Schetter sono state ridimensionate da Bradley (57) e confutate da Beschorner (58), e soprattutto rimane il fatto che le caratteristiche del tutto particolari della descrizione daretiana della presa di Troia risultano con chiarezza dal testo tradito, indipendentemente dai possibili tagli subiti. Nei capitoli conclusivi, infatti, il presunto punto di vista filotroiano viene, si puo dire, completamente sconfessato. Vediamo cosi Agamennone e tutto il consiglio di guerra dei Greci attenersi fedelmente ai patti, senza abusare della loro posizione di forza (cap. 42). Per intercessione di Antenore viene liberata Cassandra, che nella tradizione subiva violenza da parte di Aiace Oileo nel tempio di Minerva (59) e veniva consegnata come prigioniera a Agamennone (60). Per intercessione di Eleno vengono poi liberate Andromaca, che secondo la tradizione diventava schiava di Neottolemo (61), ed Ecuba, altrimenti destinata a essere consegnata a Odisseo (62). Qui davvero l'attenuazione del pathos tipico di una situazione come la presa di una citta non puo non sorprendere (63). A questo proposito Bretzigheimer suggerisce che Darete, in quanto seguace di Antenore, abbia voluto dimostrare che il tradimento si rivelo alla fine una decisione giusta: da qui la sua scelta di minimizzare la responsabilita morale della proditio e gli orrori dell'excidium (64). Si puo aggiungere che in questi capitoli finali sembra emergere particolarmente l'obiettivo, in fondo perseguito in tutto il De excidio Troiae, di trasmettere un'immagine negativa della guerra e dei toni patetici e retorici ad essa collegati nella tradizione epica. Verosimilmente questo obiettivo accomunava Ditti e Darete, ma mentre la descrizione dittiana della presa di Troia sembra risentire di un razionalismo "tucidideo", non scevro di cinismo, l'autore del De excidio Troiae guarda gli stessi fatti in modo distaccato e non polemico (65). Darete colpisce il lettore per la sovrana indifferenza con cui da una parte combina e altera le varie versioni del tradimento di Troia, dall'altra ricostruisce a suo modo il mito di Enea, pius e impius ad un tempo. Non e facile dire quali siano le ragioni che stanno dietro questa lettura della figura di Enea e della caduta di Troia: avremmo bisogno di sapere di piu sul testo originale di Darete e sulla data in cui fu composto. Se la probabile connessione dell'originale greco di Ditti con la cultura greca del I-II sec. d.C. consente verosimilmente di cogliere le motivazioni della sua connotazione antiromana, in stridente contrasto, per es., con la rappresentazione positiva dei Troiani nell'Eroico di Filostrato (66), per quanto riguarda Darete i dubbi sullesistenza di un originale greco rendono problematico ogni tentativo di inquadramento storico-culturale. Certamente suggestiva e la proposta di Callu di collegare i due romanzi al dibattito fra le due partes dell'Impero negli anni 495-499 d.C. e all'eco suscitata dal sacco di Roma nel 410 d.C (67). L'ostilita fra Oriente e Occidente durante i regni di Onorio e di Arcadio, secondo lo studioso, potrebbe essere aborigine della volonta di gettare fango sul fondatore della pars occidentale dell'impero da parte di autori favorevoli alla corte di Costantinopoli. A dire il vero, tale riferimento potrebbe individuarsi piu facilmente nell'Efemeride, per la sua posizione filogreca, che non nel De excidio Troiae, apparentemente filotroiano, e comunque non particolarmente ostile nei confronti di Enea. Ma, come e noto, l'Efemeride e la traduzione di un originale greco del I-II secolo d.C., un periodo in cui evidentemente non esistevano ancora i presupposti per una polemica fra Roma e la parte orientale dell'impero, almeno nelle modalita in cui ebbe luogo nel IV secolo d.C. Un riferimento al sacco di Roma del 410 d.C., che sembra da escludere per la traduzione latina di Settimio, risalente presumibilmente alla seconda meta del IV secolo a:C. (68), e in linea di ipotesi possibile per il Darete latino, il cui testo viene fatto risalire al V-VI secolo d.C69. A questo proposito, si puo aggiungere che, sempre secondo Callu, la figura di Enea proditor e pius potrebbe evocare la matrona cristiana Proba (70), che fece aprire le porte di Roma ai Visigoti di Alarico per compassione verso i suoi concittadini affamati. Sembra tuttavia condivisibile l'osservazione di Lentano (71), secondo cui: Tantichita della versione relativa al tradimento di Enea, di almeno sei secoli precedente al sacco di Alarico [...], dissuade dal legare troppo strettamente i due romanzi troiani [...] a questa o a quella contingenza politica dell'impero tardo-antico" In assenza di informazioni precise sulla cronologia di Darete, ogni tentativo di collegare i fatti che vi si narrano con gli avvenimenti del IV-V secolo d.C. non puo che risultare vago e inverificabile. A maggior ragione i dubbi sono giustificati, se si ritiene--e gli elementi non mancano (72) --che un originale greco di Darete sia esistito. Certo, e possibile, come si e visto, che il redattore latino abbia in parte modificato il ritratto di Enea, ma e improbabile che abbia introdotto cambiamenti di rilievo nella trama: gli indizi a nostra disposizione sembrano piuttosto suggerire che il testo latino pervenuto sia il risultato di un lavoro di compendio (73). D'altra parte due caratteristiche di questo romanzo--la tendenza alla sintesi estrema, tipica delle epitomi tardo-antiche, e, soprattutto, la rinuncia quasi totale ad ogni intento stilistico letterario (74)--fanno presumere che il testo latino possa essere stato composto anche molti anni dopo il 410 d.C. (75). Allo stato delle nostre conoscenze, a mio avviso, le caratteristiche della proditio Troiae daretiana si possono spiegare con un certo margine di verosimiglianza soltanto facendo riferimento alla strategia narrativa generale del romanzo. In Darete, come ha ben evidenziato Bretzigheimer (76), vige una vocazione alla diminutio, che comporta leliminazione di tutto cio che e accattivante e affascinante, e alla rinuncia di ogni tipo di glorificazione. L'impostazione tucididea, applicata in maniera estrema, riduce i grandi eroi dellepos a figure intercambiabili del meccanismo guerresco (77). Non ci sono eroi in Darete, ma ci sono personaggi ragionevoli e pragmatici, come Antenore ed Enea, che si oppongono alla follia della guerra condotta ad oltranza in nome dellonore. Nella fattispecie, Enea, un personaggio non eroico, ma generoso e altruista, sembra incarnare l'ideale dell'homo daretiano, un personaggio destinato ad avere, in Occidente, piu fortuna del suo corrispettivo dittiano, perche piu vicino all'idea medievale di "quel giusto / figliuol d'Anchise che venne da Troia / poi che 'l superbo Ilion fu combusto" (78).

GIOVANNI GARBUGINO

Universita di Genova

giovanni.garbugino@unige.it

* Recebido em 31-12-2014; aceite para publicacao em 27-04-2015.

(1) Come sembrano credere, per es., V. USSANI JUN., "Enea Traditore", SIFC, 22, 1947, 109-123, e E. GABBA, "Sulla valorizzazione politica della leggenda delle origini troiane di Roma fra III e II secolo a. C", in M. Sordi (a cura di), I canali della propaganda nel mondo antico, Milano, Vita e Pensiero, 1976, pp. 84-101.

(2) Cf. S. TIMPANARO, "Sulla composizione e la tecnica narrativa dell'Ephemeris di Ditti-Settimio", in AA.VV., Filologia e forme letterarie. Studi offerti a Francesco Della Corte, IV, Urbino 1987, pp. 169-215, spec. p. 176 e n. 11.

(3) Procl. p. 88 BERNABE (= 62 Davies = 144 West).

(4) Il frammento sofocleo in questione (fr. 373 RADT) e tramandato nelle Antiquitates Romanae di Dionigi di Alicarnasso (I 48, 2).

(5) La datazione di Menecrate e controversa: il dialetto ionico del frammento farebbe pensare al IV sec. a.C. (cf. A. MOMIGLIANO, "How to reconcile Greeks and Trojans", in Settimo Contributo alla Storia degli Studi Classici e del mondo antico, Roma 1984, pp. 437-462, spec. p. 451; F. W. JENKINS, "Menekrates of Xanthus 769". Brill's New Jacoby. Editor in Chief: Ian Worthington, University of Missouri. Brill Online, 2015. Reference. Giovanni Garbugino. 23 March 2015 http://referenceworks.brillonline.com/entries/brill-s-new- jacoby/menekrates-of-xanthus-769-a769), ma alcuni studiosi sono inclini a spostare la cronologia verso il III o il II sec., in base all'ipotesi secondo cui la leggenda del tradimento di Enea sarebbe stata elaborata nel contesto della guerra contro Pirro (cf. E. Gabba, loc. cit., p. 92; L. BRACCESI, La leggenda di Antenore da Troia a Padova, Padova, Signum Edizioni, 1984, p. 115; A. ERSKINE, Troy between Greece and Rome. Local Tradition and Imperial Power, Oxford, Oxford University Press, 2001, p 184).

(6) A. HURST, in M. Fusillo, A. Hurst, G. Paduano (a cura di), Licofrone, Alessandra, Milano, Guerini, 1991, pp. 9-48, spec. pp. 17-27.

(7) "An den direkten Ubernahme aus H[ellanikos], dem auch die Variante c. 46, 1 gehoren wird, ist nicht zu zweifeln" (F. JACOBY, FrGrHist. Ia, p. 444; cf. E. Gabba, loc. cit. p. 91 n. 20). In effetti, Dionigi, concludendo la sua ampia sezione narrativa dedicata alla descrizione dell'Ilioupersis (I 48, 1), afferma che la tradizione piu attendibile sulla fuga di Enea era stata tenuta presente da Ellanico nei suoi Troika (cf. G. VANOTTI, "Egesta ed Esione da Ellanico di Lesbo a Dionisio di Alicarnasso", in A. Aloni, M. Ornaghi, Tra Panellenismo e tradizioni locali: nuovi contributi, Messina, Dipartimento di Scienze dell'Antichita, 2011, p. 329). La dipendenza da Ellanico dei capitoli dionisiani dedicati alla diaspora di Enea e riconosciuta anche da R. L. FOWLER, Early Greek Mythography, II, Oxford, Oxford University Press, p. 564. Piu cauto in proposito il commento di D. Ambaglio nella sua edizione dei frammenti: Lopera storiografica di Ellanico di Lesbo, Pisa, Giardini, 1980, pp. 124-125.

(8) Nell'argumentum degli Antenoridi di Sofocle (p. 160 RADT) citato da Strabone (loc. cit.) si afferma che Antenore nella notte della presa di Troia si salvo grazie a una pelle di leopardo appesa davanti alla sua casa come segno di riconoscimento per gli Achei. Alla Piccola Iliade si ispirava verosimilmente anche il pittore Polignoto in un dipinto della "lesche" degli Cnidi a Delfi descritto da Pausania (10, 27, 3), in cui appunto veniva raffigurata la fuga di Antenore con il medesimo particolare della pelle di leopardo. Come osserva A. COPPOLA, Archaiologhia epropaganda: i Greci, Roma e l'Italia, Roma, L'Erma di Bretschneider, p. 134, il particolare della pelle di leopardo come segno di riconoscimento riconduce inequivocabilmente a un precedente accordo, ma lepisodio probabilmente non era ancora caricato di quella forte valenza polemica che assumera in seguito. Sui rapporti fra Polignoto, Sofocle e la Piccola Iliade, cf. A. DEBIASI, L'epica perduta. Eumelo, il Ciclo, loccidente, Roma, L'Erma di Bretschneider, Roma, 2004, pp. 212-220; sulla successiva ideologizzazione della leggenda cf. R. Scuderi, "Il tradimento d'Antenore (evoluzione di un mito attraverso la propaganda politica)", in M. Sordi, op. cit., pp. 28-49; L. Braccesi, loc. cit., p. 53 ss.

(9) A. ERSKINE, op. cit., p. 179.

(10) Per le motivazioni ideologiche anti-romane della tradizione di Enea proditor vd. L. BRACCESI, "Orazio e la leggenda della proditio Troiae", in AA.VV., Atti del Convegno di Venosa (8-15 novembre 1992), Venosa, Comitato per le celebrazioni del bimillenario della morte di Q. Orazio Flacco, 1993, pp. 79-86.

(11) Sui sospetti di inautenticita che gravano su questi versi cf. N. HORSFALL, s. v. "Enea", Enciclopedia Virgiliana, II, Roma, Treccani, 1985, p. 228.

(12) Schol. Veron. ad Aen. II 717 = PETER, HHR, [I.sup.2], CLXX, fr. 5 di Cassius Hemina; fr. 2 di L. Calpurnius Piso.

(13) Schol. Verg. Veron. Aen. II 717 = fr. 9 Mirsch [liber II]; Serv. Auct. Aen. 2, 636 = fr. 9 MIRSCH. Secondo J. PERRET, Les origines de la legende troyenne de Rome (281-31), Paris, Les Belles Lettres, 1942, pp. 607-620, Varrone ebbe un'influenza decisiva sulla ricostruzione della leggenda eneica tramandata da Dionigi di Alicarnasso; piu cauta in proposito G. VANOTTI, L'altro Enea: la testimonianza di Dionigi di Alicarnasso, Roma, L'Erma di Bretschneider 1995, pp. 68-69.

(14) G. BARABINO, "I frammenti delle Historiae di Lucio Cornelio Sisenna", in F. Bertini, G. Barabino (a cura di), Studi Noniani I, Genova, Istituto di Filol. Class. e Mediev., Genova 1967, pp. 78-79.

(15) E. GABBA, loc. cit., p. 94.

(16) Origo gentis Romanae 9, 2: At vero Lutatius non modo Antenorem, sed ipsum Aeneam proditorem patriae fuisse tradit. Poiche i frammenti delle Communes Historiae o Communis Historia sono tutti citati sotto il nome di Lutatius, mentre Lutatius Catulus e generalmente noto sotto il nome di Catulus, si e anche pensato che l'autore non fosse il famoso console collega di Mario, ma il liberto Lutatius Daphnis (cf. A. LA PENNA, "Sulla Communis historia di Lutazio", in Studi su Varrone, sulla retorica, storiografia e poesia latina. Scritti in onore di B. Riposati, Rieti-Milano, Universita cattolica S. Cuore, 1979, pp. 233-236; L. Braccesi, loc. cit, pp. 117-118). Le citazioni dell'Ongo non accolte dal Peter, in quanto ritenute spurie, sono per contro considerate autentiche da A. MOMIGLIANO, "On the Origo Gentis Romanae", in Secondo Contributo alla storia degli Studi Classici, Roma, Storia e Letteratura, 1960, p. 168, n. 53.

(17) In un'ottica virgiliana e verosimilmente da leggere Hor. Carm. Saec. VV. 41-44 cui per ardentem sine fraude Troiam / castus Aeneas patriae superstes / liberum munivit iter, daturus / plura relictis, in cui il poeta allude intenzionalmente alla leggenda della proditio Troiae per scagionare Enea. Come ha evidenziato infatti C. SANTINI, "L'iter di Enea e l'iter di Orazio", Euphrosyne, 28, 2000, 335-346, i versi orazioni presuppongono il testo dell'Eneide. L'incerta collocazione logica dellespressione sine fraude ha dato luogo, gia presso i chiosatori antichi, a difficolta di interpretazione, ma l'orientamento prevalente degli esegeti e quello di connettere sine fraude con ardentem Troiam, traducendo "attraverso Troia incendiata senza inganno" (L. BRACCESI, Orazio e la leggenda, cit., p. 79; C. LONGOBARDI, "Il riuso tardo-antico del motivo di Enea traditore", in E. Amato, E. Gaucher-Remond, G. Scafoglio, La legende de Troie de l'Antiquite Tardive au Moyen Age. Variations, innovations, modifications et reecritures, Atlantide 2, 2014, http://atlantide. univ.nantes.fr).

(18) V. USSANI, loc. cit., p. 113; G. VANOTTI, Lhltro Enea, cit., p. 95.

(19) F. DELLA CORTE, La mappa dell'Eneide, Firenze, La Nuova Italia, 1972, p. 121.

(20) Dionigi di Alicarnasso I 45,4 1 - 48, 1 = Hellanic. FGrHist 4 F 31 = 77 Ambaglio (sulla dipendenza di Dionigi da Ellanico cf. qui n. 7). R. SAMMARTANO ("Frigi in Sicilia? Alcune considerazioni sullo sviluppo delle tradizioni troiane sugli Elimi", in L. Braccesi, a cura di, Hesperia 10. Studi sulla Grecita di Occidente, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2000, pp. 167-183) riconduce il favore dello storico di Lesbo per i Troiani al tentativo di riabilitare i personaggi mitici della casa reale troiana di fronte all'opinione pubblica ateniese.

(21) Sen. De Ben. VI 36, 1: Quis pium dicet Aenean, si patriam capi voluerit, ut captivitati patrem eripiat?

(22) Tert. Ad Nat. II 9: Sed et proditor patriae Aeneas invenitur, tam Aeneas quam Antenor. Alla sua polemica Tertulliano dedica un passo assai ampio, che qui viene estrapolato solo brevemente; per una piu ampia analisi cf. M. LENTANO, "Il mito di Enea", in M. Bettini, M. Lentano, Il mito di Enea. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi, 2013, pp. 199-202.

(23) Cf. S. MERKLE, Die Ephemeris belli Troiani des Diktys von Kreta, Frankfurt am Main, Peter Lang, pp. 279-283.

(24) Per una disamina dei passi di Servio, Servio Danielino e Tiberio Claudio Donato tesi a giustificare Enea cf. C. PASCAL, "Enea traditore", Riv. Filol. Istruz. Class., 32, 1904, 231-236; V USSANI, loc. cit., pp. 116-123; M. SCAFFAI, La presenza di Omero nei commenti antichi a Virgilio, Bologna, Patron, 2006, pp. 187-192; M. LENTANO, loc. cit., pp, 197-199.

(25) Serv. ad Aen. I 242 non sine causa Antenoris posuit exemplum, cum multi evaserint Troianorum periculum., sed propter hoc, ne forte illud occurreret, iure hunc vexari tamquam proditorem patriae, elegit ergo similem personam; hi enim duo Troiam prodidisse dicuntur secundum Livium. Non e esatto, per inciso, che Livio parlasse esplicitamente del tradimento di Enea e di Antenore, perche, come si e visto, lo storico si limitava ad affermare che i due capi troiani furono lasciati liberi per i loro precedenti buoni rapporti con i Greci (M. SCAFFAI, op. cit., p. 188).

(26) F. BRUNI, "Tra Darete-Ditti e Virgilio: fabula e storia, ordo artificialis e ordo naturalis", StudMed, 37. 2, 1996, 753-810, spec. 762.

(27) M. LENTANO, loc. cit., p. 207.

(28) L'esistenza dell'originale greco di Ditti ha trovato conferma nel ritrovamento di frammenti di papiro contenenti brani di un testo greco parallelo alla redazione latina; cf. B. P. GRENFELL, A. S. HUNT (eds.), The Tebtunis Papyri, Part II, n. 268, London-Oxford-New York 1907; N. E. GRIFFIN, "The Greek Dictys", AJPh, 29, 1908, 329-335; S. MERKLE, Die Ephemeris belli Troiani des Diktys, cit., pp. 113-118.

(29) La questione dellesistenza o meno di un modello greco, di cui per altro non e stata trovata alcuna traccia, continua a dividere la critica. Favorevoli a un originale greco sono, fra gli altri : G. KORTING, Dictys und Dares. Ein Beitrag zur Geschichte der Troja-Sage in ihrem Ubergange aus der antiken in die romantische Form, Halle 1874; O. SCHISSEL VON FLESCHENBERG, Dares-Studien, Halle 1908; W. SCHETTER, "Beobachtungen zum Dares Latinus", Hermes, 116, 1988, 94-109; A. BESCHORNER, Untersuchungen zu Dares Phrygius, Tubingen, Gunter Narr, 1992, pp. 231-243; A. PAVANO, "La questione daretiana: problemi ecdotici, esegetici, metodologici", Cassiodorus, 2, 1996, 305-321. Di parere opposto: F. MEISTER, Daretis Phrygii De Excidio Troiae Historia, Leipzig, Teubner, 1873, pp. XIII-XVI; K. Wagener, "Beitrag zu Dares Phrygius", Philologus, 38, 1879, 91-125; W. EISENHUT, "Spatantike Troja-Erzahlungen--mit einem Ausblick auf die mittelalterliche Troja-Literatur", MlatJb, 18, 1983, 1-28; G. Bretzigheimer, "Dares Phrygius: Transformationen des Trojanischen Kriegs", RhM, 152, 2009, 63-95. I sostenitori dell'originale greco si richiamano alle testimonianze di Tolomeo Chenno (Phot. Bibl. 190 p. 147 B.) e di Eliano (V. H. 11, 2) (rispettivamente del I e del II secolo), che attestano l'esistenza di unlliade anteriore a Omero. Tuttavia si e giustamente osservato che in queste testimonianze si parla di un poema e non di un'opera in prosa (cf. JACOBY, FGrHist I 51 T 5; W. EISENHUT, loc. cit., p. 17). Vale la pena pero di osservare che, a parte i giusti rilievi mossigli da W. Schetter, loc. cit., passim, l'analisi di O. Schissel von Fleschenberg dei ritratti del De excidio Troiae sembra dimostrare persuasivamente l'utilizzazione di una fonte greca, per quanto modificata da un redattore latino. Una fonte greca sembra essere presupposta anche dai capitoli introduttivi dell'opera, in cui non solo viene ripresa la narrazione di Diodoro (A. BESCHORNER, op. cit., pp. 218-224), ma ci si serve anche della sua interpretazione in senso evemeristico, secondo un criterio adottato dagli storiografi cristiani (G. ZECCHINI, "La conoscenza di Diodoro nel Tardoantico", Aevum, 61, 1987, 43-52). E da notare che la presenza in Darete dei ritratti, su cui torneremo, sembra costituire una caratteristica tarda, non a caso destinata a divenire un elemento costante nella prosa bizantina (cf. R. LAVAGNINI, "Storie troiane in greco volgare", in F. Montanari, S. Pittaluga, Posthomerica I, Genova, D.AR.FI.CL.ET., 1997 p. 50 n. 6).

(30) S. MERKLE, "News from the Past. Dictys and Dares on the Trojan War", in H. Hofmann (ed.), Latin Fiction. The Latin Novel in Context, London-New York, Routledge, 1999, pp. 155-166, spec. pp. 162-163.

(31) Darete chiama "barbari" i Troiani e sopprime avvenimenti sfavorevoli alla fama dei Greci, come l'uccisione di Palamede, l'abbandono di Filottete o lo stupro di Cassandra; cf. S. DIOP, "L'image troyenne et sa fonction narrative chez Dares de Phrygie et Dictys de Crete", in M. Fartzoff, M. Faudot, E. Geny, M.-R. Guelfucci (eds.), Reconstruire Troie: permanence et renaissances dune cite emblematique, Besancon, Presses universitaires de Franche-Comte, 2009, pp. 127-128; G. GARBUGINO, Darete Frigio, La storia della distruzione di Troia, Introduzione, testo, traduzione e note, Alessandria, dell'Orso, 2011, pp. 12-13.

(32) A. BESCHORNER, op. cit., pp. 250-251. Di parere opposto e J. G. FARROW, "Aeneas and Rome: Pseudepigrapha and Politics", CJ, 87 1992, 339-359, secondo cui lEphemeris sarebbe stata scritta in reazione al De excidio Troiae.

(33) G. BRETZIGHEIMER, loc. cit., 86-87.

(34) Cosi lo definisce S. TIMPANARO, loc. cit., p. 196, nel suo per altro penetrante articolo.

(35) Antenore si distingue come pacifista all'inizio dell'Ephemeris, quando ancora i Greci sembravano inclini a risolvere la controversia inviando una delegazione a Troia (I 4). Ditti sottolinea il contrasto fra questa fase iniziale, in cui la Grecia si presenta come una nazione fondamentalmente pacifica, e quella finale, in cui gli animi esasperati degli Achei (specialmente quello di Achille) si lasciano andare ad azioni crudeli e violente (cf. S. MERKLE, "Telling the True Story of the Trojan War", in J. Tatum (ed.), The Search for the Ancient Novel, Baltimore and London, The Johns Hopkins University Press, 1994, p. 189).

(36) In Omero (Od. IV 233- 264) era Odisseo a trafugarlo con l'aiuto di Elena.

(37) S. MERKLE, Die Ephemeris belli Troiani des Diktys, cit., p. 260.

(38) J. F. KINDSTRAND, Homer in der zweiten Sophistik, Uppsala, Univ. Uppsala, 1973, pp. 156, 160-161; P. DESIDERI, Dione di Prusa. Un intellettualegreco nell'impero romano, Messina-Firenze, D'Anna, 1978, pp. 431-434. Meno persuaso del carattere filoromano dellorazione e L. KIM, Homer between History and Fiction in Imperial Greek Literature, Cambridge-New York, Cambridge University Press, 2010, pp. 88-89, 137.

(39) Sulla rappresentazione positiva dei Troiani e prima di tutto di Enea nell'Eroico di Filostrato cf. S. MERKLE, Die Ephemeris belli Troiani des Diktys, cit., p. 258. Del resto e opinione diffusa, a partire dal lavoro di F. HUHN, E. BETHE, "Philostratos Heroikos und Dictys", Hermes, 52, 1917, 613-624, che l'Eroico sia stato scritto da Filostrato anche come reazione polemica alla demitizzazione e alla diseroicizzazione caratteristiche dell'Efemeride.

(40) Il particolare ricorre anche in Serv. ad Aen. II 215; cf. D. VAN MAL-MAEDER, "De la Grece a Rome. Le cheval de Troie selon Virgile et dans les romans de Dictys et de Dares", in Ead. (ed.), Le cheval de Troie. Variations autour dune guerre, Lausanne, Infolio, 2007, pp. 101-128.

(41) A. BESCHORNER, op. cit., pp. 182-183.

(42) Secondo G. BRETZIGHEIMER, loc. cit., p. 90, l'Enea di Darete non puo essere considerato un "proditor perfectus" Di diverso parere L. FAIVRE D'ARCIER, Histoire etgeographie dun mythe. La circulation des manuscrits du De excidio Troiae de Dares le Phrygien (VlIIe-XVe siecles), Paris, Ecole des Chartes, 2006, p. 7, che vede nell'Enea di Darete non solo un traditore, ma anche un vile, perche consegna Polissena ai Greci.

(43) A. BESCHORNER, op. cit., p. 190 n. 459.

(44) Malalas, Chron. pp. 76-79 Thurn. Giovanni Malala (Antiochia, 491--circa 578) nel quinto libro della sua Cronografia traccia una storia della guerra di Troia citando fra le sue fonti appunto Ditti Cretese, ma probabilmente dipende dallo storico altrimenti sconosciuto Domninos, piu volte menzionato nel corso dell'opera; cf. E. JEFFREYS, "Malalas' Sources", in Ead. (ed.), Studies in John Malalas, Sydney, Australian Assoc. for Byzantine Studies, 1990, pp. 176-177.

(45) Is. pp. 82-86 Hinck. Isacco Porphyrogennetos, autore di un Deproprietate et characteribus Graecorum et Troianorum, qui ad Troiam convenerant, e verosimilmente da identificare con Isacco (1093-1151), il terzo figlio di Alessio I Comneno. Isacco cita come fonte dei ritratti Ditti, ma ne riprende il nome quasi sicuramente da Malala; cf. E. JEFFREYS, "The Transmission of Malalas' Chronicle, 1: Malalas in Greek", in Studies, cit, p. 265.

(46) Sisifo di Cos, a noi noto soltanto attraverso Giovanni Malala, sarebbe stato anche lui testimone diretto della guerra di Troia e ne avrebbe scritto un diario per conto di Teucro; cf. D. KAMEN, "Sisyphos of Kos (50)", Brill's New Jacoby. Editor in Chief: Ian Worthington, Brill Online, 2014, http: //www.brillonline. com/entries/brill-s-new-jacoby/ sisyphos-of-kos-50-a50. Sulla Sisyphosfrage cf. P. GAINSFORD, "Dictys of Crete", The Cambr. Class. Journ., 58, 2012, 80-84.

(47) W. TREADGOLD, "The Byzantine World Histories of John Malalas and Eustathius of Epiphania", The International History Review, 29, 2007, 709-745.

(48) E. JEFFREYS, "Malalas' World View", in Studies, cit., p. 60. O. SCHISSEL VON FLESCHENBERG, op. cit., pp. 16-96, indica come fonte di Malala il Darete greco, ma per lo piu, in considerazione delle differenze esistenti fra il testo latino del De excidio e Malala, che non menziona mai Darete, si tende ad accreditare l'ipotesi, difficile da dimostrare per altro, che fonte del cronista bizantino possa essere stata una versione rielaborata di Ditti: cf. E. and M. JEFFREYS, "The Language of Malalas, 3: Portraits", in Studies, cit., p. 242; P. GROSSARDT, "Die Kataloge der Troischen Kriegsparteien: Von Dares und Malalas zu Isaak Porphyrogennetos und Johannes Tzetzets--und zuruck zu Diktys und Philostrat?", in E. Amato (ed.), Approches de la troisieme sophistique: hommages a Jacques Schamp, Brussels, 2006, pp. 449-59; cf. contra E. PATZIG, rec. a O. Schissel von Fleschenberg, op. cit., in ByzZ, 20, 1911, 228-239.

(49) Cf. Mal. Chron. 79, 45 THURN (= 106, 35 DINDORF) [TEXT NOT REPRODUCIBLE IN ASCII].

(50) M. GRIFFITH, "What Does Aeneas Look like?", CPh, 80, 1985, 309-319.

(51) F. GIANOTTI, "Le metamorfosi di Omero: il Romanzo di Troia dalla specializzazione delle scholae ad un pubblico di non specialisti", Sigma, 12, 1979, 27, n. 32

(52) Fra gli eroi descritti nei capitoli 12 e 13 si trovano personaggi che non figurano nella narrazione (per es. Briseide) e per contro sono assenti ritratti di personaggi operanti nel racconto (per es. Idomeneo).

(53) Per tutta la questione cf. qui n. 29. G. KORTING, op. cit., pp. 8 e 72, riteneva la rappresentazione daretiana del tutto sfavorevole ad Enea ed era questo uno dei motivi per cui presupponeva l'esistenza di un originale greco.

(54) A. TRAINA, s.v. pietas, in Enciclopedia Virgiliana, IV, cit, pp. 93-101.

(55) G. BRETZIGHEIMER, loc cit., p. 92.

(56) W. SCHETTER, loc. cit., pp. 94-109.

(57) D.R. BRADLEY, "Troy Revisited", Hermes, 119, 1991, 232-246

(58) A. BESCHORNER, op. cit., pp. 193-230.

(59) Apollod. epit. V 22; Lycophr. Alex. 348-364; Quint. Smirn. Posthom. XIII 420-429.

(60) Hom. Od. XI 421; Dict. V 13.

(61) Apollod. epit. V 24; Quint. Smirn. Posthom. XIV 20 ss.

(62) Apollod. epit. V 24; Dict. V 13. S. DIOP, loc. cit., p. 138, ritiene particolarmente strano il perdono accordato a Ecuba, considerato il ruolo da lei avuto nel tradimento di Achille.

(63) Tanto piu sorprendente, il ritegno di Darete, se si considera che le crudelta che accompagnano la presa di una citta erano un motivo ricorrente nellepica e nella storiografia antiche e che, significativamente, il tema della distruzione di Troia costituiva spesso il modello di queste descrizioni (cf. G. M. PAUL, "Urbs capta: Sketch of an Ancient Literary Motif", Phoenix, 36, 1982, 144-155).

(64) G. BRETZIGHEIMER, loc. cit., p. 93. A. BESCHORNER, op. cit., pp. 206-215, ipotizza invece che l'attenuazione degli orrori e delle crudelta in queste scene finali obbedisca alla strategia narrativa di Darete, volta a sorprendere il lettore con l'introduzione di varianti inaspettate.

(65) D. VAN MAL-MAEDER, loc. cit., p. 123 attribuisce questo obiettivo tanto a Ditti quanto a Darete, ma, come dimostra la conclusione delle due operette, i toni sono molto diversi.

(66) S. MERKLE, Die Ephemeris belli Troiani des Diktys, cit., pp. 243-246, inquadra l'originale greco dell'Efemeride fra il 66 d. C. e il II secolo d.C.; a proposito di Filostrato vd. qui n. 39.

(67) J. P CALLU, "Impius Aeneas: echos virgiliens du Bas-Empire", in R. Chevallier (ed.), Presence de Virgile, 1978, pp. 161-174.

(68) Cf. S. MERKLE, Die Ephemeris belli Troiani des Diktys, cit., pp. 263-283.

(69) La datazione proposta da Schissel von Fleschenberg, secondo cui Darete latino andrebbe fatto risalire al periodo compreso fra il 510 e il 530 d.C., e stata giustamente messa in discussione da W. SCHETTER, "Dares und Dracontius uber die Vorgeschichte des trojanischen Krieges", Hermes, 115, 1987, 211-231, che ha dimostrato che Darete non dipende dal De raptu Helenae di Draconzio, ma non e detto, per altro, che, come sostiene Schetter, Draconzio dipenda da Darete, perche i due autori sembrano essere indipendenti uno dall'altro (cf. R. SIMONS, Dracontius und der Mythos: Christliche Weltsicht und pagane Kultur in der ausgehenden Spatantike, Munchen-Leipzig, Saur, 2005, pp. 260-262). A. BESCHORNER, op. cit., p. 255, propende per la fine del V secolo d.C. soprattutto per il carattere tardo del latino di Darete.

(70) Procop. Bell. Vand I 2; Oros. II 19, 15.

(71) M. LENTANO, loc. cit., p. 206.

(72) Cf. qui n. 29.

(73) Se il Darete latino sia o meno un'epitome e una questione controversa su cui si sono confrontati, come si e visto, W. SCHETTER, "Beobachtungen", cit., pp. 94-109, D. R. BRADLEY, loc. cit., pp. 232-246, A. BESCHORNER, op. cit., pp. 193-230. Certo e, comunque, che il Darete latino e un testo molto condensato.

(74) Cf. F. MEISTER, op. cit., p. XVII; G. FRY, Recits inedits sur la guerre de Troie: Iliade latine, Ephemeride de la guerre de Troie, Histoire de la destruction de Troie, Paris, Les Belles Lettres, 1998, p. 238.

(75) BESCHORNER, op. cit., p. 255, riconosce che sarebbe spingersi al di la delle reali intenzioni dell'opera voler vedere nelle descrizione di Darete una trasposizione nel passato del sacco di Roma, ma e disposto a considerare l'ipotesi che lepisodio possa essere stato di stimolo alla traduzione latina, che, a suo avviso, "wohl nicht viel langer als ein oder zwei Generationen vor der Entstehung der lateinische Acta (=De Excidio Troiae Historia) lag".

(76) G. BRETZIGHEIMER, loc. cit., pp. 64-66.

(77) Un esempio significativo e il ridimensionamento del ruolo attribuito alla morte di Ettore (cap. 24), considerata talmente poco degna di attenzione, che Priamo non chiede nemmeno una tregua per rendere gli ultimi onori al figlio.

(78) Dante If. I 72-74. Mentre Ditti ebbe fortuna soprattutto in Oriente, Darete sembra essere stato conosciuto soltanto in Occidente (N. E. GRIFFIN, Dares and Dictys. An Introduction to the Study of Medieval Versions of the Story of Troy, Diss. Baltimore 1907, p. 15). D'altra parte, non essendo piu fruibili le opere di Omero, il De excidio Troiae di Darete fu utilizzato nella tradizione scolastica medievale in funzione di integrazione e di commento all'Eneide. Ci fu, a dire il vero, anche nella cultura del Due e Trecento, una tradizione avversa a Enea in quanto traditore, ma essa dipendeva soprattutto dal Roman de Troie di Benoit de Saint-Maure e dalla Historia desrtructionis Troiae di Guido delle Colonne, che si ispirarono oltre che a Darete anche a Ditti: cf. V. Prosperi, Omero sconfitto. Ricerche sul mito di Troia dall'antichita al Rinascimento, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2013, pp. 47-49.
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Title Annotation:texto en italiano
Author:Garbugino, Giovanni
Publication:Euphrosyne. Revista de Filologia Classica
Article Type:Ensayo
Date:Jan 1, 2015
Words:8719
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