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Il sotterfugio della poesia: note di lettura su alcuni testi inediti di Luigi Ballerini.

Abstract: Una breve introduzione critica a una scelta di poesie tratte dalla piu recente raccolta di versi di Luigi Ballerini, ancora inedita, e intitolata Divieto di sosta. Il saggio la contestualizza all'interno della produzione poetica balleriniana, e identifica due dei principali meccanismi di funzionamento della sua poetica.

Keywords: Luigi Ballerini, Divieto di sosta, poesia contemporanea, poetica, politica.

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Cominciamo da un titolo: conviene perche Luigi Ballerini ha sempre avuto il bernoccolo per titoli originali e rivelatori delle idee e dei modi praticati nei testi cui fanno da anticamera. Direi, allora, di guardare a questo: Hic manebimus optime. La poesia che segue parla di New York, una delle basi operative del poeta (che tiene sempre un piede piantato, molto marinettianamente, sul predellino di un treno, o la rampa d'accesso d'un aeroplano), e lo fa con l'ironia consueta, la stessa che anima molti dei suoi testi, sempre pronti a svicolare davanti a pronunciamenti definitivi, sempre pronti alio scarto improwiso e inaspettato che rimette tutto in gioco. Vale anche la pena di ricordare che non troppo tempo fa, nei 2007, insieme a Federica Santini, Ballerini aveva pubblicato un volume dal titolo Perche New York? che in modo piu piano e dettagliato, attraverso alcuni saggi affidati a cittadini notabili della Grande Mela, provava a spiegare come la citta avesse funzionato, negli anni, da improbabile crogiolo in cui individui provenienti da tutto il mondo, Stati Uniti compresi, imparavano ad essere, pensare e comportarsi da americani consapevoli della loro eredita culturale e delle responsabilita che ne conseguono.

L'inclusione del latino non e un elemento inconsueto nella scrittura balleriniana: al contrario, francese, spagnolo, tedesco, milanese, napoletano, toscano, a volte un po' di greco antico, sono ingredient! comuni delle sue ricette poetiche. La scena si apre su uno di quei rari momenti di calma a Gotham City: "primi anni sessanta, sole invernale, domenica mattina," un'indicazione che sembra tratta da un copione cinematografico, una nota di regia che serva ad evocare un'atmosfera un po' melanconica, un po' turistica. E infatti, proseguendo, incontriamo luoghi da cartolina: l'Hudson e la sua contraparte, l'East River, e naturalmente Times Square con la sua fumante redame delle Camel. La nostalgia e temperata dal sollievo per il miglioramento della qualita dell'aria, che fa meglio apprezzare "una brezza fche] promette mari / e monti." Subito dopo questa breve concessione al ricordo sbiadito dal tempo, la penna (o sara la macchina da presa?) prende acuta coscienza di se, e s'affretta a mettere le cose al loro posto:
   Grazie a questa inquadratura Timmaginativa organizza
   la propria passione secondo il ritmo di un'infedelta
   che non tradisce [...].


Ed eccoci gia al punto: quest'idea che in poesia si pratichi un'infedelta che non solo non tradisce, ma anzi e l'unico modo per mostrare lealta verso la lingua, la repubblica, e la missione morale (etica e politica) del letterato e uno dei capisaldi dell'approccio (una parola odiata dal nostro poeta, che preferisce sempre "awicinamento") balleriniano al mestiere di scrivere. E cioe, il "sotterfugio" da usare in poesia consiste nel non abbandonarsi alie consuete, tradizionali, esauste associazioni di immagini, parole, azioni, ma piuttosto nello sconvolgerle per scatenare energia nuova' creare nuovi legami e nuove consuetudini, in un ciclo di rigenerazione che migliora la lingua, rinverdisce chi ascolta, e preserva in salute (fisica, non solo morale!) chi scrive. Questa forma di infedelta, se tradisce le convenzioni linguistiche e letterarie, rimane invece fedele alia missione che da sempre e appartenuta alia poesia: "mantenere in funzione il linguaggio" (1) (Pagliarani 1966: 108), come ha piu volte detto e scritto Pagliarani, un gigante del Novecento e uno dei poeti piu cari a Ballerini, oppure "accrescere la vitalita" (Giuliani 2017: 29) come l'aveva messa giu Leopardi, secondo che ne scrive Giuliani nella citatissima, prima introduzione ai Novissimi (un volume appena riedito da Ballerini e Santini per Agincourt Press) (2).

Questa speciale forma di "infedelta", continua la poesia, "suscita un mondo che ha smesso / di corrispondere alie sue antiche esalazioni;" e qui, mi pare, e la parola "esalazioni" ad attirare l'attenzione, sottolineata da una sorta di cadenza ad inganno in una frase che, a leggerla, si sarebbe pensata in procinto di dire "immagini", o "impressioni", o forse "rappresentazioni", e invece ci regala delle "esalazioni" che, a differenza di immagini o rappresentazioni, sono emanazioni dirette (e non mediate da lingua, cultura, societa, etc.). E questa la sfida che la storia pone davanti alia poesia: significare un mondo che non corrisponde piu (ma del resto, forse, non l'ha mai fatto) alie sue stesse esalazioni. Non e solo il mondo ad avere i suoi bravi problemi. Il linguaggio vede ridotta la sua efficacia, ed e come neutralizzato da decenni di incuria, dall'abuso e dalla "colonizzazione" (parola, questa, cara a Ballerini) del mercato, del capitale, del potere, di quello che, con una bellissima, folgorante espressione colloquiale americana si puo indicare come "The Man" (il padrone?). E infatti, nei versi successivi, la penna mette i puntini sulle i:
   Siamo al di la del troppo umano, in uno
   spazio dove le parole non hanno ne qualita ne voglie
   insolute, ne proposte simboliche.


Se alle parole hanno tolto qualita, voglie e proposte simboliche, come farle funzionare? Come usarle per creare delle "esalazioni" nuove, che corrispondano al mondo com'e oggi? Si tratta, come si dice nei verso immediatamente precedente, di costruire "un argine / estenuato che trattiene, con un sotterfugio, la propria / immagine." Ma cos'e, in concreto, questo "argine," di quale "sotterfugio" si parla? Per spiegarlo, ritorniamo al titolo.

Hic manebimus optime e espressione proverbiale. E anche questa e una caratteristica comune alia poesia di Ballerini, che nella sua ricerca di esalazioni, di rinnovamenti della lingua e della scrittura, spesso esplora, campiona, include le frasi idiomatiche piu trite e stanche, come a mostrare che nei linguaggio non esiste zona morta: tutto si puo rawivare, riciclare, riattivare. Nei caso di questo titolo, vale la pena ricostruire il contesto originale, perche illustra il "sotterfugio" della poesia balleriniana. Siamo nell'Afa urbe condita di Tito Livio, al libro V, 55; Roma e stata appena saccheggiata dai galli di Brenno e in senato si discute se ricostruire o abbandonare la citta e trasferirsi a Veio, piu facilmente difendibile. Fuori dalla Curia Hostilia un centurione indica a un legionario dove piantare le insegne e fermarsi: "signifer, statue signum; hic manebimus optime," cioe "vessillifero, pianta l'insegna; qui staremo benissimo" Il vento porta queste parole all'interno della curia, e i senatori lo prendono come un presagio; e per buon peso, "plebs circumfusa adprobavit".

Nell'aneddoto si ritrovano due dei meccanismi fondamentali di composizione del verso balleriniano: lo slittamento del significato e l"'infilzamento" (la cesura, il taglio) che isola una sequenza linguistica da un contesto e la risemantizza. Ma prima ancora di entrare in questi dettagli, come fare a non restare incantati davanti alia mansione mirifica (recare il signum) affidata al soldato denominato, poi, "signifer"? Fra i vantaggi offerti dal plurilinguismo, specialmente quando include lingue classiche, sono scoperte come questa, improwise rivelazioni che aprono interi mondi alia contemplazione. E, allora, a chi potremmo associare il ruolo di signifer? Al poeta? Ma non siamo forse noi tutti portatori di segni in quanto parlanti?

Ma dicevamo dello slittamento: cosi come il vento porta le parole del centurione dal foro alia curia, trasformando l'ordine in omen (presagio), alio stesso modo l'orecchio del poeta isola lacerti di lingua apparentemente triviale e, attraverso un'attenta orchestrazione e manipolazione, li investe di nuovi, ambigui, stimolanti significati. Volendo fare una genealogia di questa tecnica si potrebbe risalire indietro di molto, ma ci bastera menzionare, restando in ambito contemporaneo, la Penultieme di Mallarme. (3) Fra i piu immediati antecedenti neoavanguardistici, invece, viene subito alia mente Pagliarani, e specialmente, forse per ragioni sentimentali di chi scrive, i suoi "Temi svolti":
   mi ricordo mio nonno
   che non voleva vedermi giocare
   contento: 'i bambini devono piangere
   gli uomini lavorare' (Pagliarani 206: 73).


Anche qui si presentano le parole spontanee, irriflesse di un bambino in una sentenza dal sapore oracolare e quasi biblico.

Fra i versi pubblicati qui per la prima volta se ne contano molti altri esempi: in "divieto di sosta" leggiamo "fuori tempo massimo", "vendette contro ignoti", "inglese degli aereoporti", "a go go", tutti frammenti di discorsi altrui, schegge di lingua consunta e levigata dall'uso; in "giorno dopo giorno" si trovano "Chi arriva ultimo e un rotten egg", che coniuga inglese e italiano, e "camminando / come sulle uova"; in "omaggio a Lev Tolstoj" abbiamo "il domandare per / ottenere e il chiedere per sapere", e cioe la differenza in latino fra petere e quaerere, nozione impressa a fuoco nella mente di ogni buon (ma anche solo mediocre) liceale (4); e cosi via, la lista potrebbe continuare.

Descrivendo questo fenomeno Beppe Cavatorta, nella sua utile e puntuale introduzione alFOscar Mondadori della poesia di Ballerini, parla di "un continuo divenire del dire:" "... nei suoi testi non si assiste mai a una ripetizione pedissequa di formule 'trovate' lungo il cammino, quanto a un continuo divenire del dire" (Cavatorta vii). Ed e un'ottima espressione questa, dal momento che ci ricorda come il "dire" se non etimologicamente, almeno ortograficamente abbraccia il "di(veni)re", quando, invece, di primo acchito, ci si sarebbe aspettati il contrario. La tensione fra dire e divenire, fra l'immobilita presunta del suono affidato alia pagina e la volatilita delle parole non scriptae, puo servire da chiave interpretativa per chi voglia apprezzare l'ideale cui Ballerini si ispira e l'etica della sua poesia.

Rimane da dire dell"'infilzamento", e cioe di quel piantare il sigmim nei terreno perche, come il bastone apocrifo di San Giuseppe, germogli e dia frutto. Abbiamo detto come questo marchi una separazione che isola un certo materiale linguistico dal suo contesto originale preparandolo alia rimessa in circolo in un ambito differente. Tracce dell'infilzamento si trovano in molti luoghi delle poesie che seguono, spesso somatizzate come punture d'insetto o altri simili fastidi che spronano all'azione (e alia reazione). Si vedano "il ronzare" e "l'attrito" in "divieto di sosta"; "l'assillo" in "omaggio a Lev Tolstoj"; "il pungolo" in "die busillis".

Questo rovello, questo spunzonamento della superficie epidermica, linguistica, morale, logica, psicologica (esagero? non credo) marca l'inizio del ciclo. Poi awiene lo slittamento di cui si e detto, la fuga dei significanti, una corsa tra versi e ritmi, suoni e logiche; si inanellano circostanze e riferimenti, si portano attori e testimoni a un ragionamento i cui elementi costitutivi vengono accuratamente tracciati, allineati e disposti sulla pagina, ma per i quali ci si rifiuta coscienziosamente di specificare in termini assoluti il significato, che il lettore non trovi la zuppa pronta, che toglie l'appetito ... Ma c'e di piu: anche Pagliarani diceva "cosi l'azione va negata quando e esibita come coerente manifestazione di un rapporto definite di causa ed effetto, quando vuol essere intesa in pacifica sintonia con la parola" (Pagliarani 1972: 15), e cioe quando il rapporto fra segno e oggetto, parola e mondo e una semplice conferma del gia noto e dello status quo.

Questa traslazione (viene in mente l'operazione geometrica, ma anche il pio movimento del corpo di un santo) del gia detto, poi, e, piu che altro, un'impressione accuratamente orchestrata, un fatto prosodico oltre che contenutistico. Le movenze ritmiche della frase di Ballerini convincono della pienezza delle parole che danno loro vita, ma si tratta di un altro sotterfugio: sono solo delle immagini sonore (ben diverse da quelle esalazioni dirette di cui si diceva piu sopra), che non c'e niente di piano ne pacifico in quello che dicono: bastera guardarei con un po' d'attenzione. Le espressioni non slittano semplicemente, ma sono leggermente modificate, per creare un effetto alia Pierre Menard (Borges 88) che incoraggia una lettura paranoica di questo flusso incessante di fonemi. Ballerini smonta la logica convenzionale, il senso comune e, usando il ritmo dei proverbi, delle espressioni idiomatiche, e delle frasi fatte, ricostruisce un senso alternativo, assolutamente sorprendente, che svetta gagliardo sulle rovine del chiacchiericcio della tribu. (5) E questo processo ciclico, di distruzione e ricostruzione e il lavoro della poesia, un lavoro che occorre proceda "senza sosta": da qui titolo della nuova raccolta dalla quale si traggono queste spigolature.

Per avvicinarci a una conclusione, allora, ci chiederemo: cosa accade quando si contrawiene a questo divieto? Che genere di multa ci si puo aspettare? Salatissima: torniamo a un libro che Ballerini ha pubblicato diverso tempo fa, Che figurato muore, e in particolare un saggio li raccolto: "Il remo di Ulisse" (6). Come la storia di Livio, contiene un aneddoto cruciale per la sua poesia, quasi una cosmogonia. Ballerini discute la famosa profezia di Tiresia, concentrandosi non tanto sulla vendetta e la sistemazione degli affari a Itaca, quanto sul "secondo viaggio che condurra Ulisse, pellegrino e non piu marinaio, ma recante sulla propria spalla robusta un remo, a una terra senza sale". Ballerini poi cita dall'energica traduzione di Emilio Villa:
   in mezzo a gente che non conosce il mare,
   e che mangiano cibi senza sale, e non conoscono
   le rosse fiancate delle navi, ne i ben levigati
   remi, che son le ali delle navi. Ora ti rivelo
   un chiarissimo segno, il cui senso non ti sfuggira:
   t'imbatterai in un viandante che ti chiedera
   perche tieni sul tuo glorioso omero una pala;
   bene, e allora che tu dovrai celebrare stupendi
   riti sacrificali a Posidone re, con un ariete,
   con un toro e con un cinghiale che monta scrofe;
   e infine conficca in terra il ben levigato remo;
   quindi ritorna a casa a fare le sacre ecatombi
   nell'ordine di rito, a tutti gli immortali dei
   che occupano le distese celesti. Allora si
   che una placida morte verra dall'acqua salsa, e tale
   che ti faccia morire carico di anni lietamente
   vissuti, e circondato da tribu felici. Queste,
   queste sono le verita che io ti predico (Villa 198) (7).


L'interpretazione balleriniana di questo passo e lucida, stratificata, originale e gustosissima: sarebbe un peccato ridurne il piacere e la sorpresa con un riassuntino (non importa quanto competente). Lasceremo a chi non la conosce la possibilita di fame esperienza in santa pace e per conto proprio. Per chi gia la conosce e non la ricorda bene, invece, citeremo un breve passo, vicino alia conclusione, che servira a stimolare la memoria e rendera esplicito il legame con il vessillo romano gia piu volte menzionato:

Nello scambio drammaturgico in cui il viandante e Ulisse si contrappongono, quel che il primo non riconosce e cio che rende remo una sagoma di legno. Egli percepisce tuttavia una forma e sceglie di sottometterla all'attribuzione di una funzione: il battigrano [pala]. Con cio il viandante riconduce l'ignoto a un suo noto, muovendosi riduttivamente nei senso di un'esperienza precedente. Ulisse, dal canto suo, rimanendo estraneo alia tentazione di correggere l'assunto del viandante, e quindi di agire come depositario di significato, come riconoscitore autorizzato, non cura nemmeno la possibile presenza di un significato altro rispetto a un significato originario, in quanto risultano entrambi determinad dall'assegnazione di una funzione (Ballerini 1988: 136-138).

Ne, del resto, Ulisse s'ingegna di volgere la situazione, il fraintendimento col viandante, a suo vantaggio, come aveva fatto innumerevoli altre volte nei corso delle sue avventure. Semplicemente, si limita ad accettare il (falso?) riconoscimento, per poi trame il "chiarissimo segno" di cui gli parla Tiresia. Se, nei caso del legionario, piantare il vessillo (signum) portava al fiorire di un'interpretazione nuova, collettiva, che avrebbe poi generato a sua volta una lunga teoria di interpretazioni e significanti, questo piantare (il remo) da parte di Ulisse assomiglia di piu a un rito funebre (che paradossalmente ha per protagonista proprio il morituro). L'interruzione del ciclo di distruzione e costruzione del senso, il rifiuto di mettere in discussione la risemantizzazione del remo come battigrano, l'accettazione passiva di questa operazione metaforica segna la fine del ciclo di produzione e propagazione della poesia. E allora la morte (la sosta) verra dall'acqua salsa.

Chiudendo, torneremo al finale della poesia da cui siamo partiti: "Mezzo secolo dopo: / 'Siamo--avremmo detto--nella perdurante bonaccia / che narcotizza gli spasimi al neon di Lucio Fontana'". E una placida morte quella illuminata dai neon di Fontana, bonaccia che narcotizza gli spasimi? Puo darsi. La scelta e se esorcizzarla o, come ha fatto Ulisse, accettare anche la contraddizione e ricominciare tutto daccapo.
   Da Divieto d i sostn

   divieto di sostn

   prima il ronzare di una mosca: poi vennero gli anni
   dell'obbedienza (il fuori tempo massimo, Tascolto
   inutile) e quasi tutti furono contenti: i cani nel canile,
   il fieno nel fienile, la rena sull'arenile dove i vetri
   diventano sassi di mare

   fu come l'attrito di una colpa: poi vennero gli anni
   del digiuno, la proposta di vendette contro ignoti
   e degli aggiornamenti teologici. Il disappunto, non
   trovando espressioni adeguate, fini col tradursi
   nella lingua inglese degli aereoporti

   fu, in fine, un divieto di sosta: e vennero gli anni
   delle bombe cadute sulle citta degli altri, delle lune
   permalose e dei singhiozzi a meta prezzo di chi,
   scabro ed essenziale, deglutiva grammatiche inevase,
   piccoli calvari a go go

   giorno dopo giorno

   non e difficile, chiunque lo puo fare, o dire
   di averio fatto, una o cento volte, davanti
   ai gabbiani che tengono gli occhi fissi al sole
   che scompare, oppure al suo levarsi dalle
   tettoie di una falesia ipotecata, o infine
   al riquadro sbiadito di un salto nel cerchio,
   nell'impetuosa cerimonia delle tentazioni.
   Chi arriva ultimo e un rotten egg ma non
   desiste dalla sua lotta con Proteo e neppure
   dal mormorio che affida la dignita dell'uomo
   alle ragioni ossessive di una logica deduttiva,
   aH'incauto brillio per cui un pentimento, anche
   parziale, sarebbe segno di un'imperfezione
   nei profilo ineccepibile del male: unica salvezza
   la velata nudita di un corpo che a mezzogiorno
   a stento si sottrae, o si anticipa, camminando
   come sulle uova, fino alie querce di Mamre

   laudato sie, mi Signore cum tucte le Tue creature

   tutti ex di qualche cosa: did, pci, piessei, anche
   di lotta continua e di potere operaio, e proprio
   adesso che l'uomo--che sempre di meno assomiglia
   al suo fattore--gli oggetti se li fa costruire dai robot.
   Ex amanti, ex fuoriusciti, ex piduisti, et spetialmente
   ex messer lo frate sole, immerso in un suo grigiore
   costipato, invalicabile, aggredito dalle volpi di un
   disprezzo che agevola il fecondare e da un'astenia
   della lingua. Per fortuna che ci sei tu disonesta liturgia
   di televendite e inadeguati tormenti, che ci sottoponi
   al vaglio di carezze inaccettabili e languidamente
   ci copri di pan grattato, per farci rosolare in una salsa
   ipostatica, post-hegeliana, e ci allontani dalle gomitate
   di ogni mutevole astio, da ogni sirena di fine giornata

   chaplinesca

   se qualcosa conta, oggi, e l'idea dell'ubi consistam,
   del vestito chiaro, la mattina, fumo di Londra la sera,
   e magari, per cena, lo smoking, come nei film muti, dove
   andirivieni e lo stesso che non ancora, e uno dei pugili
   e nascosto dietro l'arbitro, mentre l'avversario che lo cerca
   per cazzottarlo, gli sta di fronte, e allunga il eolio e tutti
   e tre si muovono all'unisono, un po' a destra e un po'
   a sinistra, fino a quando i contendenti fanno un mezzo
   giro, e le loro posizioni, diametralmente rovesciate, ora
   le sostiene un forte con brio, un tripudio di agilita e paura,
   di grafica e occultismo per cui il riso rifiorisce sulle labbra
   dei neofiti, dei vedovi, dei divorziati, e degli schiavi addetti
   ai lavori agricoli pesanti dai quali, scrive Thomas Jefferson,
   si devono sempre escludere le donne, i vecchi e i bambini

   omaggio a Lev Tolstoj

   tutte le aurore felici sono felici alio stesso modo, ogni
   tramonto infelice e infelice a modo suo, e non ci sono
   motivi per supporre che l'intervallo tra i due momenti,
   e soprattutto il cuore della giornata, comporti l'ascolto
   di un messaggio che ne disturbi l'asimmetria. Contro
   siffatta regola si allestiscono quarantene di dubbia
   efficacia e pero garantite da perdite pubbliche con il
   contraccolpo di profitti privati crescenti o, nei casi
   di certificata lungimiranza, da sinecure sans pareil,
   scaglionate lungo l'arco di una vita postuma, solcata
   da inedite palinodie: a chi le arti e i mestieri, a chi
   i servizi, a chi, infine, la cera di una scaltrita non
   meno che orgogliosa manutenzione. Va in malora
   Taraldica delle premesse, l'assillo sgretolante della
   diffidenza con cui si fronteggiano il domandare per
   ottenere e il chiedere per sapere, il digiuno del ripetere
   e l'ostinata compravendita del "chi l'ha visto?"

   die busillis

      per Giorgio F.

   giudica tu, lettore, se una colpa che nessuno pensa
   di imputarti sia meglio tenersela stretta, compagn
   de i tosann de un volta, o se l'insopprimbile voce,
   il pungolo perfettamente subdolo e subalterno di
   una coscienza allenata, non ti laceri a tal punto che,
   come nei film subdolamente realisti, alia Elia
   Kazan, il vivere quotidiano ne risulta sgualcito.
   Secondo Woody Allen si puo faria franca e non
   provare rimorsi perfino nei casi di omicidio,
   purche non efferato. E qui entra in gioco il riso,
   meglio il sorriso, uno spariglio che allontana
   gli esiti di una refrattaria ricostruzione, i freni,
   le angustie di una tetra halakha. Da liberatorio
   il riso si stravolge e unifica in regime, in ludibrio
   (tafferugli televisivi, oscenita autobiografiche:
   favorisca prima di tutto nome e lavoro, quindi
   con l'anulare della mano sinistra--il Filelfo,
   sognando d'infilarsi un anello, lo infilo nella
   vagina di chi gli dormiva accanto--prema
   il bottone della propria scelta sessuale o dello
   sballo preferito). 11 sorriso, invece, si e fatto
   divieto di sosta, precauzione caffeinizzata di
   un incipit in medias res. Non ti sfugga l'invito
   di labbra riproposte, o del cuore turbato da una
   precarieta che in cima ha cocci aguzzi di bottiglia

   hic manebimus optime

      a Cesare D. M.

   primi anni sessanta, sole invernale, domenica mattina.
   Tra l'Hudson e l'East River una brezza promette mari
   e monti. Times Square, sguardo fisso al fumo che esce
   da una bocca gigantesca: la reclame delle Camel.
   Grazie a questa inquadratura l'immaginativa organizza
   la propria passione secondo il ritmo di un'infedelta
   che non tradisce e suscita un mondo che ha smesso
   di corrispondere alie sue antiche esalazioni, un argine
   estenuato che trattiene, con un sotterfugio, la propria
   immagine. Siamo al di la del troppo umano, in uno
   spazio dove le parole non hanno ne qualita ne voglie
   insolute, ne proposte simboliche. Mezzo secolo dopo:
   "Siamo--avremmo detto--nella perdurante bonaccia
   che narcotizza gli spasimi al neon di Lucio Fontana"

   "tu quoque"

   delle due l'una: o pensi a Cesare che, visto Bruto tra i
   congiurati, si lascia uccidere ai piedi della statua di Pompeo, e
   ammetti che chi un padre non ce l'ha, deve cercare altrove
   un'occasione che lo riscatti dal mancato assassinio, oppure, per
   non drammatizzare, pensi a quelli che nascondono la propria
   insipienza dietro un fallace argomentare: "e tu allora?", "e lui?"
   "e loro?", quasi che una magagna in B possa giustificare una
   magagna in A.

   Anche con "e adesso?" si puo intendere, da un lato, "in questo
   preciso istante" (ipotesi che un'attivita possa svolgersi
   immediatamente, anziche nel giorno e nell'ora per cui era stata
   fissata) e dall'altro lato, "siamo nei guai" (visto che non si puo
   piu fare cio che sarebbe stato necessario). Univoco invece l'incubo
   di chi si chiede come mai per fingere di parlare una lingua
   straniera si ricorra comicamente al dialetto di una regione: veneto
   = spagnolo, ligure = portoghese, piemontese = francese, mentre il
   lombardo puo fungere da cinese. Per dimostrarlo il pittore Rino
   Crivelli recitava il presente indicativo del verbo essere: mi son,
   ti te set, lu a lee, num semm, vialter si, e soprattutto, lor a
   hinn

   17 setiembre

   non fosse stato per la wermacht avrei cucito e scucito,
   ricucito, tagliato e ridefinito, messo in discussione, trattato
   ad nauseam cio che dalla vita puo aspettarsi un manovale,
   un operaio specializzato e perfino un caporeparto

   avrei coltivato ritrosie da orgoglio e da vergogna, e mai
   mi sarei lasciato intortare dalla promessa di una carriera intesa
   non al fare, ma all'orchestrazione, alia vendita di quanto
   viene fatto. Preso a sassate, avrei reagito a male parole.

   Non fosse stato per Via col vento, per l'accorato stupore
   di quel "Frankly, my dear, I don't give a damn", avrei pagato
   con anni di prigionia l'illusione che un amore potesse nascere
   da un ascolto, una sintesi dalla decadenza degli intrecci.

   Avrei tradotto in bilico e divieto di sosta, gli esigui vantaggi
   di una morte a credito, di un sotterfugio incalzato dagli sguardi
   di una sconvolgente appartenenza: in questa fuga di notizie mi
   sarei dissolto, pregustando il sapore di un'antica umiliazione

   coro dei pensanti

      a OM, in memoriam

   Le parole dovrebbero essere un po' selvagge perche con le parole il
   pensiero muove all'nttacco dei pensanti

      John Maynard Keynes

   e vero che ognuno sta solo legato a una colonna, ma piu che
   infilzato come un San Sebastiano, sconfitto da logiche che tendono
   al prosciugamento di ogni disavanzo, all'ignoranza di ogni
   permaloso paralipomeno.

   E stato Andrea Orsini (alias Tyrone Power) nei Principe delle volpi
   a dire "una spada di piu contro Cesare Borgia" (alias Orson Welles,
   assoldato a colpi di dollari, centomila per l'esattezza), e questo
   per amore di una Camilla Verano (alias Wanda Hendrix).

   E anche vero che ogni nuovo pensiero e una ragionata distrazione,
   un fastidio che deprime l'uva immodesta di mille scadenze. Solo se
   goduto in ogni sua macchinazione e postura, se restituito al sogno
   che lo ha generato, che puo sottrarlo alia mortificazione di un
   eros intermitiente, o male informato, potranno i presagi del suo
   dire, del suo ruolo di manna, restituire un senso alie rovine
   affaticate di questo mondo.

   Solo spensando si potra togliergli di dosso il peso di
   un'incallita, ruvida, affabile dimestichezza.

   Distratto (da trahere, disgiungere); distrutto (da struere,
   erigere, costruire, qui pero al negativo).

   E vero: un patimento ci vuole, una caparra, o almeno, sia detto
   senza orgoglio, la riluttante garanzia di un fervore, di un
   contagio dubbioso, incoraggiato da un alito di vento

   fare e disfare per l'Antelami e aiuti e pur sempre

   fare e disfare per l'Antelami e aiuti e stato come
   aprire al buio, inseguire quel plus de jouissance
   che ha per compenso l'esaltante inesattezza
   delle proporzioni, la misura di una compassione
   che alligna nell'occhio e nella mano. Rimbalzano
   dalla lucidita della pietra, sospetti di stregoneria
   di una una rivalsa contro chi faceva domande
   promosse dalla voglia di sapere se potessero mai,
   i guai d i un altro, ammorbidire i propri (anche a
   distanza di anni). Aprile e un re con la corona,
   un ramo di palma nella mano destra e un fiore
   nella sinistra (e uno dei mesi nobili, primaverili:
   per tutti gli altri ci sono contadini intenti ai coltivi
   o a fare legna). E antica, ma incerta, la loro attuale
   collocazione, e anche sulla provenienza non si puo
   dire che gli studiosi abbiano raggiunto un accordo

   quanti bei traumi

      per il Beps

   quanti bei traumi, quante belle statuine alia finestra,
   con mani giunte, prive della siepe presso cui errare
   o volgere lo sguardo di la da quella, quanti bei rami
   di ulivo per la pace in famiglia e fuori, e nei mondo
   assetato di giustizia ... per cui non c'e da scherzare
   con la storia che l'impossibile, essendo il contrario
   di cio che e meramente possibile, sarebbe il veramente
   attuale. Nei senso del reale che non si vede ma che si
   avverte o della realta che si guarda ma non si tocca? O
   quanti fruscii, quanti accapponamenti di pelle dai quali
   risulta che il possibile (logicamente) non corrisponde
   affatto al plausibile (psicologicamente) e deve piuttosto
   dirsi un fine senza mezzi, un loop to loop che impedisce
   di toccare terra. O quante belle glandole in perenne
   drenaggio, in surrogante attivazione: "Stavo in casa,
   tranquilla, ma e suonato Tallarme e sono corsa giu,
   in cantina, senza chiudere. E chiaro che Toro se Te
   messo in tasca quella poco di buono del secondo piano,
   scesa dopo di me: poca roba comunque: braccialetto,
   catenina, orologio, pendaglio, anello con le iniziali"


Gianluca Rizzo

Colby College

NOTE

(1) Una citazione un po' piu ampia: "[...] ho gia detto altre volte di credere ad una funzione sociale della letteratura, funzione che non esaurisce, beninteso, la letteratura, ma che e verificabile oggettivamente a prescindere da ogni intenzionalita. La funzione e quella di mantenere in efficienza, per tutti, il linguaggio ..."

(2) L'edizione inglese a cura di Luigi Ballerini e Federica Santini include questa e le successive introduzioni.

(3) E a questo proposito vale la pena evidenziare quello straordinario fenomeno descritto da Mallarme riguardo al suono "u/ul", quasi un'ossessione capace di collegare un fonema a una serie di significad, senza passare da una lingua codincata.

(4) Ballerini qui strizza anche l'occhio alia famosa poesia di Alfredo Giuliani, "Azzurro pari venerdi", nella quale si distingue: "domandai per sapere (per avere, / invece, si chiede)..." in Id. Versi e nonversi. Milano: Feltrinelli, 1986. p. 50.

(5) E torna alia mente un altro bel titolo di Ballerini, questa volta in ingleseThe Cadence of a Neighboring Tribe. Los Angeles: Sun & Moon Press, 1997.

(6) Ballerini, Luigi. "Il remo di Ulisse". Chefigurato muore. Milano: All'insegna del pesce d'oro, 1988. pp. 130-139.

(7) Il passo viene dal Canto XI, vv. 122-137.

OPERE CITATE

Ballerini, Luigi. "Il remo di Ulisse". Chefigurato muore. Milano: All'insegna del pesce d'oro, 1988, 130-139. Print.

--. The Cadence of a Neighboring Tribe. Los Angeles: Sun & Moon P 1997. Print.

Ballerini, Luigi e Federica Santini (a cura di). Perche New York? Piacenza-Scritture, 2007. Print.

Borges, Jorge Luis. "Pierre Menard Author of the Quixote." Collected Fictions. Hurley, Andrew (ed.). New York and London: Penguin Books 1999, 88-95. Print.

Cavatorta, Beppe. Introduzione. "'ma sotto c'e un'altra lingua': la poesia di Luigi Ballerini". Luigi Ballerini. Poesie. 1972-2015. Milano: Mondadori 2016, v-xliii. Print.

Giuliani, Alfredo. INovissimi. Poetry for the Sixties. Trans. David Jacobson. Ballerini, Luigi and Federica Santini (eds.). New York: Agincourt Press 2017. Print.

--. Versi e nonversi. Milano: Feltrinelli, 1986. Print.

Livio, Tito. Ab urbe condita. Conwey, Robert Seymour and Charles Flamstead Walters (eds.). London: Oxford UP, 1914. Print.

Mallarme, Stephane. "Le demon de l'analogie". Divagations. Paris: Eugene Fasquelle, 1897, 12-14. Print.

Pagliarani, Elio. "Intervento al convegno dei Gruppo 63". Gruppo 63. Il romanzo sperimentale. Palermo 1965. Balestrini, Nanni (a cura di). Milano: Feltrinelli, 1966, 104-115. Print.

--. Tutte le poesie (1946-2005). Cortellessa, Andrea (a cura di). Milano Garzanti, 2006. Print.

--. "Teatro come verifica". IIfiato dello spettatore. Padova: Marsilio 1972 9-32. Print.

Villa, Emilio (a cura di). Odissea. Roma: Derive e approdi, 2005. Print.
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Author:Rizzo, Gianluca
Publication:Italica
Date:Sep 22, 2018
Words:4986
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